In giro per la Penisola Iberica

Tagliolo e il suo Castello

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Sicilia Occidentale da vedere: 20 posti da non perdere

Sicilia Occidentale: isole costiere e promontori spettacolari. Panorami mozzafiato e capolavori d’arte. Porti pescherecci e siti archeologici. Per chi cerca un itinerario stimolante, ecco la Sicilia occidentale da vedere, soprattutto in primavera.

Sicilia Occidentale da vedere

Sicilia Occidentale da vedere, Isola di Levanzo Trapani

Sicilia Occidentale da vedere e da gustare. Si parte da Palermo, come è inevitabile per ragioni logistiche e perché qui c’è la chiave per capire il resto. Ma è anche un po’ rischioso: perché la capitale dell’isola, che offre tante cose da vedere e tanti piaceri da assaporare, rischia di mangiarsi gran parte del tempo destinato al nostro itinerario. Promettiamoci allora di dedicare non più di due giorni a questa tappa d’avvio e guardiamoci attorno. Anzi, affrontiamo subito in macchina la strada tutta curve che in 14 km ci porta ai 606 metri della vetta di Monte Pellegrino e cerchiamo i punti giusti di osservazione. Se la giornata è perfettamente limpida, riusciamo a vedere le Isole Eolie e perfino la cima dell’Etna, dalla parte opposta della Sicilia. Ma in ogni caso guardiamoci Palermo, che è precisamente sotto di noi. Ecco il suo porto, le alture di calcare a strapiombo sulla costa. Ecco la mitica vallata a sud della città chiamata Conca d’Oro per gli aranceti piantati dagli arabi ben più di mille anni fa ma che oggi è largamente invasa dall’area metropolitana (insieme ai comuni vicini, Palermo forma una conurbazione di oltre un milione di abitanti). Ecco le strade lunghe e diritte che tagliano la città, ecco i giardini, che nonostante decenni di intensa attività edilizia riescono pur sempre a dare a Palermo belle pennellate di verde.

Villino Florio, Palermo

Villino Florio, Palermo

Scendiamo a esplorare la città a livello strada. Il centro del centro è piazza Vigliena, meglio conosciuta come “i Quattro Canti”: qui si incrociano i due rettilinei principali che tagliano Palermo, il corso Vittorio Emanuele e via Maqueda. La piazza, ottagonale, risale agli inizi del Seicento, gli edifici che la delimitano sono un bell’esempio di quello stile barocco che ha lasciato una vasta impronta in città durante la dominazione spagnola. Ma gran parte del fascino distintivo, e anche un po’ esotico, di Palermo lo si deve agli edifici lasciati dai domini precedenti, soprattutto da quello degli arabi (che conquistarono la città nell’831) e dei normanni (che la presero nel 1072). Una testimonianza spettacolosa di quello che ha prodotto la fusione fra queste culture diverse e la precedente eredità bizantina è il Duomo di Monreale (a 8 km da Palermo). Eretto nel 1174 da re Guglielmo II il Normanno, è uno dei monumenti più belli e più intatti del medioevo italiano. Stupefacenti sono i mosaici dell’interno su fondo oro: occupano 6340 metri quadrati di bellezza pura. Palermo è una città piena di vita, di giorno e di notte. I suoi tre mercati storici, la Vuccirìa, Ballarò e Il Capo sono una vera esperienza per chi viene da città dove gli acquisti si fanno nei supermercati e le voci che si sentono sono quelle che gracchiano dall’altoparlante. Nei mercati di Palermo sopravvivono le voci, i colori e gli odori della più antica cultura mediterranea. Di sera Palermo ha le sue zone dove si osservano i riti della movida. Il locale storico Champagneria, vicino al Teatro Massimo, dà il nome a una assortita concentrazione di posti per tutti i gusti, tutte le borse e tutte le età, dal disco-pub alla pizzeria. Locali sia tradizionali sia etnici si trovano in via dei Candelai, traversa di via Maqueda. Fortemente caratterizzata dalla presenza giovanile e da una vivace attività musicale è l’antico quartiere della Kalsa, recuperato dopo decenni di degrado. La Palermo borghese si sente a proprio agio nei locali che si incontrano da viale della Libertà fino a piazza dell’Unità d’Italia.

Mondello

Mondello

Lasciamo Palermo lungo la strada costiera che porta all’Arenella e alla spiaggia di Mondello, la più classica per i bagni in mare dei palermitani e, lasciando sulla sinistra le alture che avanzano in mare con Capo Gallo, raggiungiamo il centro peschereccio e balneare di Sferracavallo. Prendiamo la Settentrionale Sicula e raggiungiamo la località La Cala. Le costa è alta e frastagliata. Le pareti calcaree sono ricche di caverne, alcune delle quali hanno conservato resti molto interessanti dei siciliani dell’età della pietra. La Grotta Tonnata mostra l’incisione di due teste di bovidi, la vicina grotta del Piano della Cala è interessante per le sue concrezioni calcaree, a tratti sottilissime e ramificate. Il prossimo paese, Isola delle Femmine, ha una spiaggia molto ampia e frequentata. C’era anche una tonnara, negli anni in cui la pesca del tonno, fatta con reti disposte lungo la costa a intrappolare i pesci durante le migrazioni, era una risorsa importante per le popolazioni costiere. L’isoletta che dà il nome al paese è lì davanti, ma non ha niente a che vedere con il gentil sesso: sembra che in questo caso il termine “Femmine” sia una deformazione dialettale dell’arabo “fim”, cioè imboccatura. La strada prosegue fra il mare e le pendici del monte Colombrina: sul lato orientale dell’altura è stata trovata una grotta “della Za Minica” con resti di elefante e di ippopotamo e testimonianze dell’uomo del paleolitico: la Sicilia di allora doveva essere piuttosto simile all’Africa tropicale.




Carini, affacciata su un’altura che guarda una piana ben coltivata, è una graziosa cittadina che conserva un bel castello medievale dove, nel 1503, fu uccisa la castellana. La sua fine tragica fu immortalata da un famoso poemetto in dialetto siciliano “La Baronessa di Carini”. Proseguiamo sulla statale SS113 lasciando sulla destra l’aeroporto di Punta Raisi e ci affacciamo sul Golfo di Castellammare a Terrasini. I centri che incontriamo, Trappeto, Castellammare, Scopello, hanno tradizione peschereccia, ma l’economia trova importanti risorse nella coltivazione della vite e dell’ulivo. E, ormai da qualche decennio, sul turismo. E in realtà, quando la strada sale sulle modeste alture costiere, è tutto un susseguirsi di marine incantevoli. Chiuse il golfo di Castellammare la pittoresca penisoletta di capo San Vito, con il paese di San Vito lo Capo: sul suo versante orientale è stata istituita la Riserva naturale dello Zingaro, per mettere al riparo dallo “sviluppo turistico” un angolo incantevole di ambiente mediterraneo.

Riserva naturale dello Zingaro

Riserva naturale dello Zingaro

La prossima tappa è uno dei luoghi più visitati e apprezzati della Sicilia: il borgo medievale di Érice. Aggrappato alla vetta della sua montagna (751 metri s.l.m), è stato fino dalla protostoria sede di un santuario celebre dedicato alla dea della fecondità della natura (per i romani era Venere Ericina), fortezza contesa fra cartaginesi e greci, poi fra arabi e normanni. Oggi è il posto ideale per godersi la quiete delle sue tortuose stradine e un panorama che ha pochi eguali su Trapani, la costa e l’arcipelago delle Égadi. Quando l’estate diventa torrida, Érice offre serate deliziosamente fresche. Scendiamo a Trapani. La città vecchia occupa una penisoletta a forma di falce che si allunga fra il mare aperto, il porto e le saline. Il traffico marittimo è vivace: per noi è il punto d’imbarco dei traghetti e degli aliscafi diretti alle isole. Chi la visita nel periodo pasquale non può mancare la spettacolosa processione dei Misteri del Venerdì Santo. Interessante anche il Museo Nazionale Pepoli, soprattutto per le pregevoli opere di pittura di epoche diverse, reperti archeologici, e bei lavori artigianali, in particolare i presepi in corallo, delle botteghe locali del Sette e Ottocento.

Faraglioli a Scopello

Faraglioli a Scopello

Le Egadi sono isole dall’aspetto selvaggio, le scogliere che le circondano sono ricche di grotte dove sono stati ritrovati importanti reperti del paleolitico. Alcune si possono visitare in barca. D’estate le isole sono meta di vacanze, nelle altre stagioni si prestano a escursioni giornaliere, data la vicinanza con la terraferma e la frequenza dei servizi di collegamento. Favignana, forse l’isola più famosa e turistica delle Egadi, ospita un delizioso villaggio situato intorno a un’insenatura naturale dove è strutturato il porto sulle cui sponde sono presenti gli edifici delle antiche tonnare Florio. Le tradizionali piccole costruzioni mediterranee dell’isola di Favignana, caratterizzate da intonaci bianchi e finestre azzurre o verdi sono, specialmente negli ultimi anni, oggetto di riscoperta e valorizzazione.

Favignana

Favignana

Fra Trapani e Marsala si stende una costa bassa, fatta di lagune e saline: sono ambienti umidi preziosi per la conservazione degli uccelli acquatici stanziali e migratori. Così incontriamo, appena lasciata la città, la Riserva naturale delle Saline di Trapani e Pececo, con le acque che assumono colorazioni dal rosa all’indaco a secondo della concentrazione dei sali. Più a sud si trova la riserva delle Isole dello Stagnone di Marsala, che in realtà è una vera laguna. Una di queste isolette, San Pantaleo, ha dato grandi soddisfazioni agli archeologi. Perché hanno scoperto che si trattava di Mozia, l’antichissima colonia dei fenici e poi dei cartaginesi della quale si era persa memoria fin dall’antichità, dopo che era stata distrutta nel 397 avanti Cristo dal tiranno greco di Siracusa, Dionigi il Vecchio. La città occupava tutta l’isoletta: la sua cerchia di mura lunga quasi due chilometri e mezzo, seguiva infatti la linea di costa. Merita una visita: il servizio di traghetto è assicurato dai pescatori, all’interno c’è anche un piccolo museo. È un luogo unico in Italia per le rivelazioni che ci ha fornito sugli antichi fenici di casa nostra. Un posto anche un po’ magico, se si vuole con un risvolto horror: la leggenda (che forse però è verità) dei neonati che venivano offerti in sacrificio agli dei. Davanti a Mozia sono stati ritrovati in acque basse i resti di una nave cartaginese, forse una nave da guerra. Oggi, montati su una struttura metallica, sono esposti al Museo archeologico di Capo Lilibeo a Marsala. I singoli elementi sono marcati con lettere puniche e altri segni: gli archeologi hanno concluso che i cartaginesi costruivano le loro navi assemblando pezzi prefabbricati altrove, come faranno, duemila anni dopo, Veneziani e Genovesi. Nella stiva della nave sono state trovate foglie di Cannabis sativa, probabilmente un genere di conforto per i rematori.

Marsala, Chiesa del Purgatorio

Marsala, Chiesa del Purgatorio

E siamo a Marsala. In passato porto di collegamento fra la Sicilia e l’Africa, è l’antica Lilibeo, piazzaforte cartaginese espugnata dopo dieci anni di assedio dai romani che ne fecero la loro base navale per il controllo del Mediterraneo centrale. Il suo nome attuale deriva dall’arabo (significa “porto di Alì” o forse “porto di Allah”) ed è diventato celebre nel mondo grazie al suo vino liquoroso. La produzione del Marsala a livello industriale fu avviata dagli inglesi a fine Settecento. Nel suo porto sbarcarono i Mille di Giuseppe Garibaldi l’11 maggio 1860. Un Museo Garibaldino ricorda quel fatto d’arme decisivo per l’unificazione dell’Italia.
La SS115 ci porta poi a Mazara del Vallo, il più importante centro peschereccio dell’Isola. Una buona metà degli equipaggi dei pescherecci è formato da immigrati tunisini che, con le loro famiglie, hanno praticamente rioccupato il quartiere medievale creato dai loro antenati 12 secoli fa. Mazara acquistò importanza sotto gli arabi, diventando la capitale di un emirato. Oggi è una cittadina vivace e pittoresca: chi ama i piatti di pesce, può avere la fortuna di trovare al ristorante i grandi gamberi rosa freschi, appena pescati nei fondali attorno a Malta: rispetto al prodotto necessariamente surgelato che si trova in città sono tutta un’altra cosa. Proseguire per Castelvetrano offre l’occasione di prendere contatto con la Sicilia profonda, agricola, che conserva ancora tratti arcaici, battuta d’estate dal vento che arriva dal Sahara. Sono paesaggi visti in TV nella serie “Il commissario Montalbano”. Castelvetrano è un centro soprattutto agricolo (vite, olivo) e ha una cinquecentesca Chiesa Madre, con un bel campanile, di fronte al quale si fa notare la singolare Fontana della Ninfa, del Seicento, a quattro vasche sovrapposte. Una deviazione verso sud ci porta agli scavi di Selinunte, una delle grandi testimonianze di quello che è stata la civiltà greca in Sicilia nel VI e V secolo prima di Cristo. Sono impressionanti le dimensioni del Tempio cosiddetto G, uno dei quattro più grandi nella storia dell’architettura greca. Dall’Acropoli, costruita su un rilievo a precipizio sul mare, si gode una vista di rara suggestione. Selinunte fu distrutta due volte, sempre a opera dei cartaginesi: la prima nel 409 e la seconda nel 250 avanti Cristo. Da allora il sito è rimasto disabitato.

Antiche rovine a Selinunte

Antiche rovine a Selinunte

A est, fra Marinella e Porto Palo, l’ambiente costiero è tutelato dalla Riserva della Foce del Belice e delle dune limitrofe, un prezioso scampolo di natura sottratto all’invadenza del turismo balneare. Seguiamo la strada panoramica per Menfi e ritroviamo il mare a Sciacca, città conosciuta come centro idrotermale fino dall’antichità. Possiede anche bei monumenti come il Duomo, originariamente del 1100 ma poi rinnovato a fondo nel Settecento, e il palazzo detto Steripinto, elegante costruzione del Quattrocento in stile siculo-catalano. Gli stabilimenti termali sono due, uno in paese e l’altro sul vicino Monte San Calogero, o Kronio, secondo il nome antico. L’interno del monte è un labirinto di grotte percorse da vapori e acque sulfuree e con una temperatura ambientale che arriva anche a 42 gradi e oltre. Dal punto di vista chimico, queste acque sono considerate fra le più ricche al mondo per la varietà dei sali che contengono e ai quali vengono attribuite proprietà curative. Nella preistoria erano abitate dall’uomo delle caverne: si ritiene che un movimento tellurico le abbia saturate di vapori sulfurei, costringendo quei nostri antenati a scappare all’aria aperta.

Saline di Marsala

Saline di Marsala

Sicilia Occidentale da vedere: cosa non perdere a Palermo

• Piazza Pretoria con la sua fontana del Cinquecento detta “delle vergogne” per la nudità delle statue che la ornano.
• Piazza Bellini, con la chiesa Martorana che ha parti normanne e mosaici bizantini, e la chiesa di San Cataldo del XII secolo, di aspetto interamente arabo.
• Palazzo dei Normanni, con la stupenda Cappella Palatina, costruita sotto re Ruggero II fra il 1130 e il 1140.
• Catacombe dei Cappuccini, con 8.000 cadaveri mummificati.
• Museo nazionale archeologico, uno dei più importanti d’Italia, con reperti provenienti dalle antiche città greche di Sicilia e altro.
• Chiesa di San Giovanni degli Eremiti, eretta nel 1132 con la collaborazione di architetti arabi, da re Ruggero II.

In cucina

in cucinaLa cucina tradizionale siciliana è estremamente ricca e varia. Qui ricordiamo solo alcuni piatti apprezzati nell’area occidentale dell’Isola. Fra i primi, i “bucatini con le melanzane fritte” (sugo di pomodori freschi e soffritto di cipolla, ricotta salata e pepe) e la “pasta con le sarde”che ha per ingredienti: soffritto di trito di cipolla, pinoli, uva passa, sarde salate e diliscate, finocchio selvatico (foglie e parte tenera del gambo), sarde fresche diliscate, pan grattato e tostato. Fra i secondi, le “sarde al beccafico”, con il pesce che, diliscato, viene farcito con pinoli, aglio, pan grattato brustolito, uva passa e poi viene avvolto in una foglia di alloro e messo a cuocere in forno; i “bruciuluni”, involtini dove una fettina di vitella avvolge uno strato di mortadella e uno di fontina e un trito di carne macinata, uova sode parmigiano, ricotta salata, pinoli, uva passa, cipolla, prezzemolo, menta e basilico. Fra i dolci, classici i “cannoli di ricotta”, la “pasta reale” di mandorle e naturalmente la “cassata”
La parte occidentale della Sicilia produce vini di ottima qualità. A parte il Marsala, primo vino italiano a ricevere l’etichetta DOC (nel 1969) un grande successo ha avuto il Bianco di Alcamo. I vini della provincia di Palermo contano 44 prodotti doc, quella di Trapani 27

Ristoranti

• Trapani. Cooperativa La Tramontana. Via Carolina 4. Telefono: 0923 540876
• San Vito lo Capo. Ristorante dal Cozzaro, Via Savoia 5. Tel.: 0923 972777
• Marsala. Ristorante Pizzeria la Trave, contrada Dammusello, 158. Tel.: 0923 987579
• Favignana. Scialae Via Archimede 24, telefono 327 942 6863
• Mazara del Vallo. Caffè Garibaldi. Via Garibaldi 53-55. Tel. 347 444 0170 e 347 971 6807
• Castelvetrano-Selinunte. Ristorante Boomerang Piazza delle Metope, Marinella di Selinunte, Castelvetrano. Tel: 335 656 3751
• Sciacca. La Lampara Ristorante, Lungomare Cristoforo Colombo, 13. Telefono: 0925 85085

Eventi

• Sciacca, Carnevale di Sciacca, Febbraio
• Palermo, Vampa di San Giuseppe, 19 marzo
• Monreale, Festa della Primavera, Lunedì di Pasquetta
• Palermo, Santa Rosalia, 14 luglio
• Trapani, Misteri di Trapani, Venerdì Santo
• Favignana, Mattanza del tonno, Maggio-Giugno
• Castellammare del Golfo, Processione di barche, 13 luglio
• Marsala, Processione dei Misteri viventi il Giovedì Santo
• Erice, Festa FedEricina a Erice – Rievocazione storica dell’arrivo a Erice di Federico III d’Aragona con la moglie Eleonora. Mercatini di Natale.
• Mazara del Vallo, Festino di San Vito, prima settimana di agosto
• San Vito lo Capo, Sagra del cous-cous, seconda settimana di settembre

Riserva dello Zingaro

Riserva dello Zingaro

One Response to Sicilia Occidentale da vedere: 20 posti da non perdere

  1. Carlo Genga Carlo Genga ha detto:

    Francesca Godemi Catia De Luca

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