Ortona, Il porto

Ortona: storia e tradizioni sul mare

Terrazzi

I giardini botanici di Villa Taranto, bellezza ineguagliabile

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Romagna vera: natura e tradizioni tra Ravenna e Comacchio

Là dove il Po si allarga in un immenso delta, fiume e mare si abbracciano creando un paesaggio unico tra terra e acqua. Questo è il regno dell’anguilla e dell’airone, e l’uomo ha modellato città, paesi e stili di vita intorno ai capricci di una natura generosa e implacabile.

La laguna al tramonto nella riserva naturale di Comacchio

Fermatelo se ci riuscite. Il Grande Fiume scorre, e se lo fermi da una parte, trova un’altra strada. E infatti le Valli di Comacchio sono qualche chilometro al di sotto del delta, o almeno dove è oggi il delta, perché secoli fa il fiume sfociava più a sud. Poi i sedimenti portati dallo stesso hanno modificato il percorso lasciando avvallamenti pieni d’acqua. L’area della quale parliamo si estende tra Ravenna e Comacchio: questi due centri meriterebbero da soli una visita approfondita. Ma siamo a una manciata di chilometri da Ferrara, raggiungibile in pochi minuti percorrendo il raccordo autostradale che va a innestarsi sulla E55, la strada che corre lungo l’Adriatico. Il colpo d’occhio è notevole: la vegetazione boschiva compete con i campi coltivati e dove non ci sono questi due elementi, il loro posto è occupato da distese d’acqua immobile. Per vedere il profilo di un monte qui occorre andare altrove.

Mille anni fa il suolo dove oggi ci sono le valli di Comacchio si abbassò e riempì d’acqua portata dalle alluvioni. Poi il mare ebbe la meglio sull’acqua dolce e il risultato è quel cocktail salmastro che oggi sembra estendersi all’infinito. Per avere un’idea dell’estensione della zona, allora era una palude di 73mila ettari. L’uomo ha fatto la sua parte, e convivendo con la malaria, ha bonificato e incanalato per pttenere terre fertilissime. Ma si è anche dovuto arrendere, lasciando al suo posto quel gigantesco specchio d’acqua che si estende tra Comacchio e la foce del Reno, appena sopra Ravenna. Anzi, ha imparato a convivere con l’acqua attraverso la pesca, la caccia, i trasporti. E fa quasi impressione il contrasto tra natura selvaggia e la grandiosità delle opere umane: dall’Adriatico un canale porta verso Ravenna, un grande canale navigabile. Sulle sue sponde magazzini di ogni genere, aziende di trasformazione e migliaia di container impilati pronti a scendere o a salire dalle navi per passare al rimorchio di un camion o ad appoggiarsi sul vagone di un treno. Appena oltre, dune di sabbia, giganteschi pini domestici con la chioma a cappello, distese d’acqua dalle quali di quando in quando si alza in volo un uccello dalle gambe lunghissime e dal collo sinuoso, grosse libellule mostrano i loro colori brillanti e in estate l’assordante verso delle cicale ci accompagna fino a dove il rumore del mare ha la meglio. Un paesaggio che continua per chilometri verso nord. Siamo ancora a due passi dalla Riviera Romagnola più famosa, quella di Rimini e Riccione, dei palazzoni e degli alberghi, ma qui sembra un altro mondo: è la nostra Camargue. E infatti occorreva la scoperta del “turismo intelligente” per rivalutare quest’area dove c’è spazio per tutti: le grandi spiagge attrezzate, case, alberghi e pensioni, ma anche un’infinità di posti nei campeggi ombreggiati dalle pinete e una natura che ci consente di fare passeggiate a cavallo, escursioni a piedi o in bicicletta, e, se volete entrare nel cuore del cuore delle valli, le gite in motonave in poche ore vi permetteranno di vivere un’esperienza unica.

Pesca nella laguna di Comacchio

Tra tabarre, casoni e saline

Eccoci qui, di fronte a noi una distesa d’acqua delimitata da argini sottilissimi da percorrere in bicicletta.

Cerchiamo di immaginare com’era la vita da queste parti, dove la comunità si era organizzata con casoni e tabarre attraverso le quali pescare. E si pensi che le costruzioni sono cominciate ad essere realizzate in muratura a partire dal 1600. Fino a quel momento erano in canne e paglia, uno stile non troppo diverso rispetto a quello adottato dalle popolazioni lacustri del neolitico. Ma tutto cambia, e avere costruzioni in muratura con più vani serviva tanto all’organizzazione della stazione di pesca quanto alla vigilanza verso la pesca di frodo. Possiamo ammirarne ancora qualcuno. Un intelligente restauro ha permesso di salvare alcuni casoni di appostamento come quello di Foce, di Coccalino, di Donnabona e altri ancora, come due casoni da pesca. Il casone Pegoraro e il casone Serilla, uno dei più importanti per vedere come l’uomo si ingegnò nella pesca attraverso il lavoro tradizionale, una trappola fissa posta in acqua – un tempo costruito con cannette e pali di legno – che consiste in una serie di bacini comunicanti a forma di freccia e che consente di catturare le anguille separatamente da cefali e altri pesci d’acqua salmastra che migrano verso il mare per riprodursi. Del resto, le Valli di Comacchio erano celebri per la pesca all’anguilla come lo sono tutt’ora, anche se le trappole sono in cemento e griglia metallica… ma sfruttano lo stesso antico principio. E quando l’acqua del mare si ferma fa un altro grande regalo all’uomo: il sale. Le saline sono infatti un altro elemento importantissimo delle Valli di Comacchio. Sin dall’antichità l’uomo raccoglieva questo bene preziosissimo (è il più antico conservante per i cibi) nei pressi di dove oggi c’è il canale Logonovo.

Per un bene così prezioso non ci si faceva scrupolo di ricorrere alla guerra per assicurarsi la proprietà delle saline naturali, un po’ come oggi accade per il petrolio. Tant’è che per quest’area lo Stato Pontificio e Venezia non ci pensavano due volte a muovere le rispettive truppe, le une contro le altre. Nel 1810, in epoca napoleonica, fu realizzata una salina moderna per ottimizzare e aumentare la produzione e che continuò fino al 1984. Le saline si estendono per 600 ettari e si articolano in fitti intrecci di canali, specchi d’acqua, con chiuse e impianti di derivazione delle acque e alcuni casoni dismessi lungo il perimetro. Nel mese di agosto, in una salinetta ricavata per scopi turistico-didattici, è possibile assistere alla formazione del cristallo di sale. La salina oggi è una meta ambita dagli appassionati di bird watching, che con i loro tele obiettivi catturano le immagini dei numerosissimi uccelli che vi nidificano, compresi i fenicotteri rosa, in una delle più importanti colonie italiane insediata stabilmente. Se non conoscete la zona, la cosa migliore da fare per una visita interessante è organizzarsi con una guida (www.podeltatourism.it). La passeggiata organizzata è di sette chilometri circa: ha inizio da Stazione di Pesca Foce, si percorre l’argine di Valle Fattibello, poi giunti al ponte di legno sul Canale di Foce si passa all’argine delle Saline tramite cui si arriva nei pressi di Torre Rossa e si prosegue per la Centrale Elettrica delle Saline.

Pesca alle anguille nei canali di Comacchio

Pesca alle anguille nei canali di Comacchio

In bici lungo le valli, percorsi ciclabili per tutti

Pedalare per qualche chilometro su un territorio che è difficile immaginare più piatto di così, è una attività alla portata anche del ciclista più pigro.

Dal Delta del Po fino a Ravenna sono numerosissimi gli itinerari segnati per le biciclette. Partendo dal centro storico di Comacchio, si può percorrere l’argine che costeggia Valle Fattibello fino alla Stazione da Pesca Foce, l’inizio delle Valli di Comacchio: avremo percorso circa quattro chilometri. Voltando a destra, si percorre l’argine Fossa Foce per sei chilometri fino alla Valle Zavelea. Alla torretta di osservazione sui canneti della palude si possono ammirare gli uccelli che vivono in queste acque. Voltando a sinistra, proseguendo lungo l’argine a ridosso di Valle Uccelliera, un percorso lungo tre chilometri vi condurrà sino alla Salina di Comacchio, per un finale a tu per tu con il fenicottero rosa. Alla salina si può arrivare anche partendo da Lido degli Estensi. Infatti, percorrendo la strada che costeggia il porto turistico, si raggiunge il porto canale. Qui, all’altezza del cavalcavia della Strada Statale Romea, si imbocca la ciclovia per le Valli e le Saline di Comacchio. Proseguendo lungo la strada sterrata si arriverà alla chiusa idraulica, dove una torretta d’osservazione offrirà una vista spettacolare sugli specchi d’acqua salmastra. Si noti, durante il percorso, ciò che resta dell’antica Torre Rossa, cinquecentesca architettura posta a difesa del mare lungo l’antica linea di costa. Proseguendo lungo l’argine, si arriverà alla Stazione di Pesca Foce.

La chiesa di Mesola

La chiesa di Mesola

L’Abbazia di Pomposa

Capolavoro dell’arte romanica e bizantina a 12 chilometri da Comacchio.

È un’escursione interessante e sarà molto bello farla in bicicletta partendo da Comacchio per un itinerario tra arte e natura. Il nucleo monastico benedettino si costituì intorno al VII secolo e raggiunse il massimo splendore nell’XI e nel XII secolo, diventando tra i centri spirituali d’Italia più importanti. Visitando la chiesa dell’abbazia potrete ammirare preziosi affreschi del Trecento di scuola giottesca e pavimenti a mosaico, l’Aula Capitolare, il Museo Pompo e il Refrettorio. Poi, letteralmente immersi nelle terre bonificate, si pedala su stradine semideserte fino ad arrivare al Gran Bosco della Mesola, foresta di 1.061 ettari acquistata nel 1490 da Ercole I d’Este e trasformata in grandiosa tenuta di caccia. Oggi è una riserva naturale di grande suggestione, protetta e popolata da cervi e daini. All’uscita del Bosco si trova la Torre dell’abate, antica chiavica legata alla Grande Bonifica intrapresa dal duca Alfonso II d’Este nel XVI secolo. Per i più allenati è consigliata una deviazione fino al Castello della Mesola, costruito nelle forme attuali da Alfonso II alla fine del ‘500. Il grande edificio sorgeva al limite della tenuta di caccia del “Gran Bosco”.
A Gorino Ferrarese, invece, sopravvive uno degli ultimi ponti di barche sul fiume, che lo collega alla sponda veneta. Il fenomeno di avanzamento della costa è testimoniato dalla posizione avanzata del nuovo faro che ha soppiantato più ad est la Lanterna Vecchia, oggi trasformata in osservatorio del birdwtching e ultima meta del nostro itinerario. Ma se non siete stanchi di natura consigliamo anche una puntatina alla Valle Bertuzzi, a cui si arriva percorrendo la Strada Provinciale Acciaioli (Lido Volano – Portogaribaldi). È una delle aree umide più suggestive del Parco del Delta del Po. Ha una superficie totale di circa duemila ettari, composta da tre bacini, le valli Bertuzzi, Cantone e Nuova, che sono a tratti separate da cordoni dunosi emersi dall’acqua. Questo ambiente è privato e utilizzato come valle di pesca e come azienda faunistico-venatoria. La vegetazione è principalmente caratterizzata da canneto e da piante alofile. Al centro, tra Valle Nuova e Valle Bertuzzi, cresce un boschetto di lecci abitato dai cormorani e dalle garzette che vi nidificano. L’avifauna è molto ricca: aironi bianchi e cinerini, sgarze ciuffetto e nitticore, cavalieri d’Italia, sterne e gabbiani. Data l’elevata salinità dell’acqua, specie nei periodi estivi, anche Valle Bertuzzi è diventata zona di sosta dei fenicotteri rosa, in forte aumento. Qui dal mese di aprile a fine ottobre è possibile fare escursioni in barca (per prenotazioni tel. 340 2534267 e vallidicomacchio@parcodeltapo.it).

Comacchio, la città sull’acqua

Comacchio Trepponti

Comacchio è una cittadina dalle splendide architetture, la sua storia e i suoi ponti si riflettono nei canali.

Intersecata dai ponti realizzati con i caratteristici mattoni rossi e che uniscono le isole delle quali è costituito il tessuto urbano, Comacchio è senza dubbio il centro storico più originale e affascinante del Delta del Po. Immancabile quando si viene da queste parti una passeggiata tra le sue chiese antiche, i mercati, i palazzi dei nobili o le case dei pescatori allineate lungo le strade e i canali. Questi, un tempo affollati dalle caratteristiche barche in legno lagunari, ora sono percorsi per lo più dai battelli che portano a spasso i turisti per il parco del Delta e per le valli. Modellata seguendo i capricci dell’eterna lotta tra terra e acqua, la cittadina non ha un vero e proprio centro storico ma una successione dinamica di elementi dislocati, grosso modo, lungo due direttrici principali perpendicolari, una via di terra e una d’acqua. All’incrocio delle due direttrici ci imbattiamo nella piazza della Cattedrale, la piazzetta del mercato e l’antica loggia del grano, la torre civica e la piazza del Comune. Ai due estremi della via di terra i centri religiosi: Santa Maria in Aula Regia con il convento dei frati Cappuccini verso ovest e al capo opposto i resti dell’antico monastero di Sant’Agostino. Tra i due assi si stendono le case allineate e androni dai quali si accede ai canali secondari e alle vecchie rimesse delle barche, un tempo principale mezzo di locomozione.
Il ponte dei Trepponti è il simbolo stesso di Comacchio. Risale al 1638 e costituisce il punto di unione tra il canale navigabile “Pallotta”, proveniente dal mare, e il centro della città. Caratteristico perché sotto la sua volta si dipanano le vie d’acqua interne attraverso una fitta rete di canali. Comprende cinque ampie scale (tre anteriori e due posteriori) ad arco a tutto sesto dalle quali si raggiungere la sommità, in pietra d’Istria. Altro ponte caratteristico è il Ponte degli Sbirri, eretto nello stesso periodo e costituito da tre arcate in mattoni e pietra d’Istria. Il nome piuttosto curioso deriva delle prospicienti carceri che un tempo ospitavano i detenuti di Comacchio. Non che questa città fosse particolarmente pericolosa, ma quando la pesca di frodo era punita con il carcere è facile immaginare il flusso di detenuti che entravano e uscivano. Sul Ponte degli Sbirri si innesta un quadrivio di canali che costituisce lo snodo d’acqua principale della città, da cui era possibile navigare in direzione del mare a est, verso il centro a nord, verso le Valli a sud, attraverso la Porta San Pietro, verso la zona destinata ai mercati a ovest. Da qui si stende verso sud il bellissimo quartiere di San Pietro, rimasto integro nel tempo. Sul quadrivio si affaccia la maggior concentrazione di meraviglie architettoniche. Costeggiando il canale di via Agatopisto si incontra il ponte di San Pietro. Passando sull’altra riva e attraversando un piccolo ponte in cotto (ponte Pizzetti) – girando subito a sinistra – si segue il corso del canale di via Buonafede, arrivando nella parte retrostante dell’ex Ospedale. Da San Pietro, affiancando l’argine “Fattibello” per circa quattro chilometri, si arriva alla Stazione da pesca “Foce” all’interno del Museo delle Valli (centro visita con mostra sulle valli). Qui, oltre al centro di documentazione storico-ambientale, è possibile fruire di percorsi attrezzati con visita ai casoni da pesca e alle valli.

Il centro di Comacchio

Il centro di Comacchio

E per divertirsi…

Escursioni, pedalate, fotografia… E per i giovani in cerca di divertimento?

La formula “Rimini” è un marchio di fabbrica che vende in tutto il mondo… Non poteva non coinvolgere le spiagge vicine di casa. Da Lido degli Estensi a Lido delle Nazioni, da Lido di Pomposa a Porto Garibaldi, per tutta l’estate il divertimento è assicurato tanto di giorno quanto la notte. Infatti, se sotto il sole si consumano i riti della tintarella, dello sport e degli svaghi da spiaggia, appena il sole scende infiammando il cielo di rosso, sale il volume della musica modulando le note di tutti i generi. Così, dopo una cenetta nel ristorante affacciato sulla spiaggia dove, a prezzi di solito ragionevoli, ci siamo gustati il celebre fritto di paranza, lo spaghetto con le vongole o l’anguilla come solo qui la sanno cucinare, per smaltire le libagioni potremmo pensare di ballare in spiaggia fino al mattino, circondati da migliaia di giovani.

Comacchio lidi

Comacchio lidi

Un ponte verso Atene

Dal prosciugamento affiora una necropoli: i resti della città di Spina.
La leggenda vuole che i fondatori della misteriosa città di Spina siano stati i Pelasgi, un popolo proto ellenico spinto nella foce del Po dalle burrasche. Un vero mistero, mentre si sa con certezza che Spina conobbe il massimo splendore a partire dal 540 a.C. con gli etruschi, quando era una città mercantile in rapporti di fiorente scambio con il mondo ellenico. Tra i prodotti che venivano scambiati con le celebri ceramiche greche c’erano i cereali, il vino e altri prodotti agricoli, e la carne di maiale salata, la bisnonna del nostro prosciutto crudo. I romani successivamente (che spostarono i traffici marittimi su Ravenna) misero la parola fine alla città di Spina aiutati dalle numerose alluvioni che modificavano la forma del territorio. Le costruzioni in legno e paglia fecero sparire ogni segno dell’antica città. La sua ricerca fu un vero e proprio giallo che appassionò gli studiosi di storia fin da medioevo. Nel 1922, in modo casuale, durante le opere di bonifica delle valli di Comacchio, affiorarono terracotte e bronzi che riaccesero le speranze degli studiosi. Finalmente! Migliaia di tombe (queste erano in muratura a differenza dell’abitato) e i ricchissimi corredi funebri permisero di scrivere la storia di una città della quale fino ad allora c’erano solo testimonianze scritte di greci e romani dell’epoca. Per scoprire i segreti di questa affascinante città e ammirarne i reperti il posto migliore è però Ferrara, nel Museo di Palazzo Costabili.

Un personaggio celebre

In queste terre si consumò un capitolo della storia del Risorgimento italiano: la morte di Anita Garibaldi.

Vi dice nulla il nome Ana Maria de Jesus Ribeiro da Silva? Era il nome da signorina della meglio conosciuta Anita Garibaldi, donna decisamente intrepida che a fianco dell’eroe dei due mondi affrontò mille battaglie in America prima, e successivamente nel Risorgimento italiano, per morire tra le paludi di Comacchio. Dicono che non fu facile convincere Garibaldi a staccarsi da quel corpo nonostante avesse il fiato sul collo della polizia austriaca ben decisa a mettere la parola fine alla vita dell’eroe nazionale. Anita muore, incinta al quinto mese, per lo stress patito durante la rocambolesca fuga da Roma verso Venezia. Luoghi della memoria per gli appassionati di storia sono l’ex-fattoria Guiccioli a Mandriole, dove è stato allestito un piccolo museo storico dedicato alla sua memoria e alla figura di Giuseppe Garibaldi, e il cippo dove Anita fu sepolta per dieci anni fino al trasferimento dei suoi resti a Nizza nel 1859, e dal 1932 a Roma nel basamento del monumento equestre eretto in suo onore sul Gianicolo. Per arrivarci, percorrendo la Statale Romea verso nord, oltrepassato il Canale di bonifica in Destra Reno, al bivio si gira a sinistra su via Mandriole in direzione di Sant’Alberto. Poco oltre, imboccando sulla destra via Corriera Antica, si giunge in breve al cippo di Anita Garibaldi. Proseguendo su via Mandriole, dopo circa un chilometro, sulla destra è invece la fattoria Guiccioli.

Anguilla marinata

Anguilla marinata

L’Anguilla, la regina delle Valli

Data la conformazione unica della zona, le attività umane hanno lasciato importanti segni connessi alla pesca e alla vita di una civiltà legata all’elemento liquido.

Disseminati lungo tutto il delta, infatti, rimangono a testimonianza gli innumerevoli “casoni”, dedicati alla pesca dell’anguilla. Per il Basso Ferrarese, e per Comacchio in particolare, infatti, l’anguilla non è solo un prelibato primo attore in cucina, ma è soprattutto un importante fattore economico e sociale, perché è proprio in questo paesaggio di ampi specchi vallivi, oggi ridotti dagli imponenti interventi di bonifica, che l’anguilla trova da secoli il suo rifugio. In questo ambiente umido, un tempo ostile alle genti che vi abitavano, l’anguilla è divenuta la principale fonte di sostentamento, capace di creare sviluppo economico e ricchezza. A lungo contesa da vallanti e fiocinini, difesa dai profondi cambiamenti ambientali, l’anguilla continua ad essere pescata seguendo tecniche antiche che sfruttano le maree autunnali e il naturale richiamo che esse esercitano sulle anguille mature. Puntando verso il mare, a centinaia esse finiscono chiuse nei “lavorieri”, sistemi di cattura un tempo di canne e oggi perfezionati con nuovi materiali, da cui sono prelevate poi per essere selezionate e conservate dapprima vive in vasche o in grossi cesti immersi (le bòlaghe), quindi tagliate, arrostite e immerse in salamoia di aceto e sale per essere confezionate e commercializzate. Da una lavorazione artigianale con lunghi spiedi di anguille messi ad arrostire di fronte a enormi camini, si è passati oggi ad un livello industriale con tecniche più consone alle esigenze dell’ampio mercato a cui il pesce viene destinato. L’anguilla resta comunque una specialità tipica comacchiese (la Sagra dell’Anguilla si svolge a inizio ottobre), da gustare in innumerevoli modi: tra i 48 differenti piatti di anguilla, codificati nella regione, niente eguaglia l’odore intenso che sprigiona arrostita alla griglia. Il suo sapore delicato accompagnato dall’aspretto vino doc del Bosco Eliceo, anch’esso tipico dei terreni sabbiosi deltizi, fanno dell’anguilla un vero rito gastronomico a cui riesce difficile resistere.

Da vedere… in breve

Comacchio a Natale

Comacchio a Natale

Comacchio è ricca di pregevoli architetture.

Un ideale itinerario di visita alla città può partire dal Santuario di S.Maria in Aula Regia per proseguire con la Manifattura dei Marinati (centro visita del Parco). Da qui, percorrendo il porticato dei Cappuccini, si arriva al centro della città: ecco la Cattedrale di San Cassiano e l’imponente torre campanaria. Proseguendo verso porta U. Bassi e portandosi – a sinistra – in via Cavour, si accede al Sacrario dei Caduti. Costeggiando il canale – in fondo a destra – si arriva al rione Carmine, dove si può ammirare l’omonima chiesa dedicata alla Madonna. Salendo sul ponte antistante è chiaramente visibile uno scorcio della chiesa del Rosario – in via Sambertolo. Percorrendo piazza Folegatti prima, e via E. Fogli poi, si raggiunge la piccola chiesa di San Pietro, annessa all’ex Ospedale settecentesco San Camillo, ora Museo delle Culture Umane nel Delta del Po. La città sull’acqua si può visitare anche in barca. Diversi i punti di partenza offerti dalle associazioni che svolgono servizio di trasporto sulle caratteristiche “batane”, i cui attracchi sono posti all’ombra del ponte Trepponti. Di qui partono suggestivi itinerari che danno la possibilità di poter ammirare Palazzo Bellini e il contiguo Museo del Carico della Nave Romana. Non meno interessanti sono i dintorni di Comacchio. Percorrendo in auto l’estesa viabilità interna, lungo strade panoramiche, si può già avere un’idea del territorio del Parco. Le motonavi per la navigazione del delta si trovano nei porti di Gorino, Goro e Portogaribaldi: imbarcandosi per mezza giornata si possono ammirare la Sacca di Goro, la Valle di Gorino, l’isola del Mezzanino e altre zone alla foce del Po, mentre nelle valli di Comacchio è attivo un itinerario storico–naturalistico che permette di addentrarsi nello straordinario mondo della “civiltà della palude”.

Cosa assaggiare

La gastronomia si ispira alla ricca fauna ittica delle sue valli occupate da numerose specie di pesce bianco.

Regina indiscussa della tavola tradizionale è sicuramente l’anguilla, che combina foggia e gusto adattandosi amabilmente ai diversi metodi di preparazione: in graticola, a brodetto, a becco d’asino o con le verze, salata, marinata, tagliata a braciolette… Dal centro storico di Comacchio fino a Porto Garibaldi e lungo tutti i sette lidi, è un pullulare di ristoranti e trattorie dove abili cuochi praticano la loro arte creando meravigliose sinfonie di sapori. Nei gustosissimi antipasti abbondano cozze, capesante, astici, canocchie, peveracci, vongole veraci, acquadelle, anguilla marinata, gamberetti… Qui trionfano risotti di mare e alla pescatora, d’anguilla e di pesce, spaghetti al granchio, alle canocchie e le immancabili zuppe di pesce. I secondi privilegiano grigliate di pesce e anguilla squartata spruzzata di limone, anche se gli esperti suggeriscono di gustarla al naturale o accompagnata dalla polenta. Poi ancora sogliole, soasi, passere, cefali, rombi, orate, branzini con seppie ripiene e spiedini di gamberi. Per esaltare i sapori della cucina comacchiese non c’è nulla di meglio dell’ottimo e corposo vino rosso del Bosco Eliceo Doc Uva d’oro, l’unico nettare che si sposa idealmente col pesce.

SOSTA CAMPER

• Spina Camping Village, via Del Campeggio 96, Lido DI Spina, Comacchio
www.spinacampingvillage.com
• Area attrezzata Le Saline, Fraz. Lido di Spina, via Salina 3 – Comacchio. Tel. +39 0533.330885 +39 349.8328963.
GPS: Lat: 44.659738 – Long: 12.227775.
• Area attrezzata Cavallari, Villaggio San Carlo 9, Zona ex zuccherificio. Tel. 338 5408905 – 333 9435044.
• Area attrezzata presso locanda “Il Varano” via Valle Oppio 6, Marozzo di Lagosanto
• Area attrezzata sosta camper, presso Azienda Agrituristica Quieto Vivere, via Raffaello Sanzio 96, Lido di Spina. Tel. 0533 333559.
Area attrezzata Oasi Park, via Cristina 84 – Bosco Mesola, Tel.  340 840 9804.
GPS: N 44°52’06’’ – E 12°14’57’’.

Altre aree sosta provincia di Ravenna

INFORMAZIONI

• Portale Turistico Emilia Romagna: www.emiliaromagnaturismo.it
• Parco Delta del Po:  www.parcodeltapo.it

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