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Civita di Bagnoregio, la città che muore

Civita di Bagnoregio, un borgo dalla fragile bellezza, simbolo di una possibile rinascita.

L’appellativo ne decreterebbe l’irreversibile abbandono, eppure, a dispetto dello spopolamento e dell’erosione della roccia su cui è posta, il borgo, uno dei più belli d’Italia, appare più vivo che mai, al centro di una attenzione sul turismo di prossimità che ne potrebbe fare una delle mete più gettonate dell’estate.

Sito nell’Alto Lazio, vicino al Lago di Bolsena, Civita di Bagnoregio affonda le sue radici nel periodo etrusco ma il suo aspetto attuale risale all’epoca medioevale e rinascimentale: case in pietra e un dedalo di vie strette, con la chiesa e la piazza che fanno da centro della vita del paese, alcuni palazzi rinascimentali… il tutto stretto su una roccia di tufo in una valle, chiamata dei Calanchi, creata da materiale fragile sottoposto non solo all’erosione ma anche all’attività sismica. E sono proprio questi due aspetti ad aver segnato la storia di Civita, che nel corso dei secoli ha vista scomparire case, come quella di San Bonaventura, interi rioni di cui rimangono ruderi, come la cappella della Madonna del Carcere, già tomba etrusca, le porte di accesso. Delle cinque originarie, infatti, rimane solo quella di Santa Maria, da cui accedono turisti e visitatori, ora servita da un ponte pedonale moderno, costruito al posto della mulattiera su cui si inerpicavano i muli, destinati al trasporto nei secoli passati, e di cui rimane l’eco negli anelli in pietra fissi ai muri delle case e nelle stalle riconvertite ad alloggi per turisti.

È proprio dal turismo che il borgo sta cercando di partire. Durante il giorno le stradine acciottolate sono animate dalle voci dei visitatori, attratti dall’aspetto intatto, immobile nel tempo, che Civita offre: da ogni angolo, dove ora sono posti vasi di fiori, da ogni muro, su cui si arrampicano l’edera o il gelsomino, da ogni giardino che si pare inaspettatamente allo sguardo meravigliato si possono sentire gli echi delle epoche passate, cogliere quei particolari che si sono stratificati nel tempo.

Un percorso di visita può essere fatto passeggiando e lasciandosi guidare dai colori e dai suoni, magari ascoltando anche una delle audioguide (si trovano nel negozio Euriade) che tracciano le tappe della storia del borgo. Di sicuro non si può tralasciare il bel Palazzo Alemanni, dove è stato allestito il Museo Geologico e delle Frane: qui si è ricomposto il filo della storia e si racconta Civita anche partendo dalla geologia, un punto di vista importantissimo in questo luogo.

Il fascino di Civita è anche nella sua precarietà, nella fragilità delle sue fondamenta, che però non si percepisce nello sguardo dei suoi ultimi abitanti, una manciata che si contano giusto sulle dita delle mani. Ciò che si scorge nei loro occhi è piuttosto l’amore per i muri fragili che si sgretolano ma che loro abbelliscono di fiori, per il silenzio che li avvolge di sera, rotto solo dallo scandire del tempo delle campane della chiesa, dal miagolio dei gatti che hanno scelto il borgo a loro dimora. Allora viene voglia di vederla nella sua versione naturale, quando le luci della ribalta si abbassano e sembra di passeggiare in un’altra epoca.

Fuori dal tempo, sì, ma completamente al centro del tempo, si può pensarla così Civita di Bagnoregio, soprattutto quando la guardi dall’inizio del ponte, a 300 metri di distanza, brulla ma rigogliosa e tenace come la vegetazione che riesce a far presa sulla roccia. Fragile e solida allo stesso tempo.

Prima di ripartire si può fare una escursione nella Valle del Calanchi, non solo per il punto di osservazione alternativo su tutta la zona, ma anche per scoprire dove sta scomparendo, piano piano, Civita, in mezzo a queste fessure che inghiottono, loro stesse sottoposte alla fragilità a causa delle piogge e del vento che non lasciano scampo, lavano via, strato dopo strato. Qualcosa del passato resta sempre e il tunnel detto del Bucaione ne è l’esempio: attualmente non agibile, fu scavato per il passaggio dei carri ma ebbe anche la funzione di ricovero durante la Seconda Guerra Mondiale. Per informazioni e consigli sulle escursioni con guide esperte si può contattare l’infopoint della biglietteria di Civita.

Info

Il borgo è raggiungibile dalla A1, uscita Orvieto, e poi seguendo le indicazioni. L’accesso è regolamentato da un ticket e in questo momento anche da disposizioni di contenimento del flusso turistico. Per tutte le informazioni, anche relative alla sosta camper (attenzione, vige il divieto di circolazione per camper all’interno del centro storico di Bagnoregio), che sono in fase di aggiornamento, si rimanda ai siti dedicati. Il costo del biglietto è di 5 € ma con categorie ad accesso gratuito (tra cui, per questa estate, medici e infermieri): il telefono della biglietteria è 3248660940; e-mail: casacivita2019@gmail.com. A disposizione anche un servizio di trasporto per chi ha disabilità motorie. Possibilità di scaricare gratuitamente l’App dedicata con tutte le informazioni per organizzare la visita. Il Museo geologico e delle frane è aperto venerdì, sabato e domenica in orario 10-18.

W: casacivitabagnoregio.it; civitadibagnoregio.cloud.

Sosta: Area sosta a Lubriano con servizio navetta sia pubblico che privato (GPS: N 42.635060, E 12.104830).

Testo Cristina Ferrando – Foto D.R.
Rivista Vita in Camper n. 129 Lug/Ago 2020

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