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Capo di Ponte, viaggio nell’alba dell’uomo

C’è un luogo magico dove l’uomo all’inizio dei tempi lasciò i segni della sua arte primordiale. È in Lombardia. Spostate indietro le lancette del tempo e partite.

Capo di Ponte

Capo di Ponte

Non tutti sanno che la Valcamonica lungo il corso dell’Oglio, prima che questo si immetta nel Lago di Iseo, custodisce uno dei più affascinanti segreti della storia del mondo. Un sito archeologico dell’uomo preistorico quasi unico al mondo, tanto che questa zona è stata la prima in Italia ad essere tutelata dall’Unesco. Fare questo viaggio a ritroso nel tempo è facile, in special modo per i camperisti che vivono nel nord Italia. Un’ora da Milano e siamo arrivati a Capo di Ponte. I camperisti sono i benvenuti, l’area attrezzata Concarena (Località Prada – Tel. 036442104 – 3346575628) sarà un’ottimo campo base. Se amate pedalare, un sistema di piste ciclabili vi permetterà di attraversare il territorio in silenzio, così come faceva l’uomo di un tempo quando si spostava a caccia di animali estinti da secoli, ma che vivono ancora incisi sulle rocce che gli “uomini magici” utilizzavano per chissà quali riti propiziatori.

La caccia e il ferro

Scena del fabbro Parco di Naquan

Scena del fabbro Parco di Naquan

Tutto iniziò 6.000 anni fa, quando un popolo di cacciatori scelse quest’area ricca di selvaggina per il proprio insediamento. Una vera e propria Eldorado di quando la storia immutata e immutabile, scandiva tempi e riti sempre uguali, nemmeno lontanamente paragonabili ai mutamenti continui dell’uomo di oggi. Ma qualcosa accadde. Tremila anni dopo l’uomo scoprì le virtù del ferro, una scoperta destinata a mutare per sempre le sue abitudini e ad amplificarne la sua sete di conquista. In quest’area furono scoperti alcuni giacimenti di metallo, che richiamarono altri popoli. La prima area a essere abitata fu quella di Cemmo, la cui collocazione geografica e morfologica doveva sembrare unica. Le rocce e le foreste di questa zona diventarono luoghi magici di rito collettivo, che allora si esprimeva anche attraverso l’attività di incisione. Migliaia di figure incise sulla roccia raccontano i miti di queste antiche popolazioni probabilmente affascinate dallo “Spirito del Monte”, un fenomeno che avviene due volte l’anno, all’inizio della primavera e all’inizio dell’autunno, quando il sole, complici i due monti che sovrastano il territorio Capontino, “Concarena” e “Pizzo Badile”, proietta al mattino (Pizzo Badile) e alla sera (Concarena) un’ombra nel cielo. Oggi i nostri occhi distratti non ci fanno nemmeno caso, ma allora doveva suggestionare non poco l’uomo che si poneva le domande senza riuscire a dare risposte razionali.

Dove sono le tracce dell’uomo

Sono diversi i siti, vicini tra loro ma tutelati da diversi enti. Uno di questi è il Parco Nazionale delle incisioni rupestri di Naquane, situato nella parte bassa del versante sinistro del capoluogo. Troverete oltre cento rocce incise che rappresentano cervi, oranti, duellanti e scene di vita quotidiana, che un sistema di sentieri e passerelle ha reso ben accessibili. Sono documenti fondamentali per la ricostruzione del ciclo culturale camuno, sia per la qualità delle incisioni a dimostrazione che questo era un luogo “speciale”, sia per l’ordine cronologico a iniziare dal Neolitico fino all’età del ferro, abbracciando testimonianze di un periodo che potremmo collocare tra il quarto e il primo millennio avanti Cristo. Negli anni è stato aperto anche il Parco Archeologico Comunale di Seradina e Bedolina. Al suo interno si snodano quattro facili ed agevoli percorsi di visita che consentono al turista di scoprire incisioni rupestri risalenti principalmente all’Età del Bronzo e del Ferro (II-I millennio a.C.). Tra le più importanti si ricorda la Rosa Camuna, ben visibile sull’importante roccia della Mappa di Bedolina (prima mappa topografica individuata in Valle Camonica). Il parco è collocato sul versante destro del fiume Oglio. Oltre che un Parco Archeologico quest’area è una piccola nicchia naturalistica dove un particolare microclima ha permesso a particolari specie vegetali, come l’”Opuntia Compressa” (un fico d’India nano dalle infiorescenze gialle e frutti rossi), di trovare il proprio habitat ideale. I suoi sentieri sono immersi nel tipico bosco dell’arco alpino e offrono molti scorci panoramici.
Per raggiungerlo in camper è possibile parcheggiare presso il Cimitero di Cemmo, poco oltre il Parco Nazionale dei Massi di Cemmo, e raggiungere il Parco a piedi, in 5 minuti, seguendo la relativa segnaletica. Per le persone con difficoltà motorie e/o dotati di carrozzina è possibile visitare comunque alcune aree del parco.
Infine il Parco Nazionale dei Massi di Cemmo, che potremmo definire l’inizio di questa storia appassionante. Qui nel 1909 gli antropologi cominciarono i loro studi: due massi sulla cui superficie sono riportati oltre 200 incisioni risalenti al III millennio a.C.. Possiamo oggi immaginare che la caduta dei massi dallo sperone di roccia sovrastante, deve aver affascinato e intimorito l’uomo preistorico idolatra che non potè che interpretarlo come un segnale divino. Al segno sovrannaturale i sacerdoti/stregoni risposero come sapevano fare allora. Per visitare queste rocce raggiungete la frazione Cemmo; il Parco si trova di fronte al Museo Didattico d’Arte e Vita Preistorica, prima del Parco Archeologico Comunale di Seradina e Bedolina.

Non solo preistoria: il comprensorio di Capo di Ponte

Monastero S. Salvatore

Monastero S. Salvatore

Questa porzione della Valcamonica offre anche spunti naturalistici per una visita più approfondita.
L’esperienza della visita alle scritture rupestri è unica e vale la pena del viaggio. Ma naturalmente, una volta arrivati si può approfittare delle bellezze di questi luoghi per approfondire la visita. In bicicletta ci sono piste e segnaletiche dedicate, e le attrattive di Capo di Ponte sono tutte facilmente raggiungibili.
Partendo per esempio dall’area camper “Concarena”, in località Prada di Capo di Ponte, e dirigendosi verso sud è possibile percorrere un lungo tratto di pista che termina a Breno e ricomincia a Cividate Camuno (attraversando un breve tragitto sulla strada statale che consente il congiungimento dei due tratti) per arrivare sino a Pisogne, sul Lago d’Iseo.
La pista si snoda tra luoghi incontaminati, campi coltivati, costeggiando per la maggior parte del tragitto le rive del fiume Oglio, permettendone la graduale scoperta.
Chi, come l’uomo che qui viveva 6.000 anni fa, preferisce muoversi a piedi, potrà ripercorrere gli stessi sentieri: le montagne, i boschi e le antiche mulattiere che si sviluppano tra Capo di Ponte e le sue frazioni. Questi permetteranno agli appassionati delle passeggiate e del trekking di avere solo l’imbarazzo della scelta per scoprire l’ambiente e la natura circostante. In loco è disponibile la cartografia dei sentieri e dei percorsi tematici da fare a piedi. Tra questi, Sulle Orme degli Antichi Camuni, un itinerario alla scoperta dell’antica civiltà camuna attraverso un percorso agevole. Oppure La Via Pedena l’antica mulattiera che congiungeva il paese di Capo di Ponte con la frazione Pescarzo. Poi ci sono i vari sentieri verso i rifugi delle montagne circostanti.

Chi ama le delizie del palato a Capo di Ponte potrà fare incetta di formaggi, in particolare dello Silter, un formaggio dalla pasta di colore giallo, dolce e, con un leggero retrogusto aromatico e particolare, magari gustandolo con il locale miele del quale le api di Capo di Ponte e della Valcamonica sono instancabili produttrici. Meritano una visita alcuni gioiellini storici, in particolare le chiese sono piuttosto interessanti. Tra queste la Parrocchiale di Capo di Ponte, dedicata a San Martino, ha facciata barocca, mentre il portico del lato sud è di forme tardo cinquecentesche. L’interno, a navata unica, reca nella volta affreschi della Vita di San Martino mentre, nella volta del presbiterio, affreschi raffiguranti la gloria di San Martino e le quattro Virtù cardinali. Nel coro sono rappresentati gli Angeli in preghiera, mentre altri dipinti si trovano sulla pala dell’altare maggiore. Entrate anche nella chiesa parrocchiale di Cemmo, dedicata a Santo Stefano. Fu eretta nel secolo XIV, e la parte più vecchia fu costruita con pietre squadrate e diligentemente lavorate. Anticamente non contava che della parte che attualmente forma il vaso della chiesa, era costituita da un’unica navata con tetto a capanna, ed era circondata da un portico con colonne di porfido e capitelli corinzi. Residui di colonne si trovano oggi nel recinto del sagrato, mentre due colonne intere con i relativi capitelli fanno da cornice alla porta laterale sita a nord.

Informazioni

www.capodiponte.eu

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