Sardegna: la costa sud in camper. Un viaggio per scoprire una delle coste più belle d’Italia. Da Costa Rei a Sant’Antioco, passando per Villasimius, Cagliari e Chia, il fascino selvaggio dei “Caraibi” dietro l’angolo. E a settembre e ottobre tutta da scoprire con lentezza!
Sogno tropicale
L’acqua di cristallo e le spiagge bianchissime, le dune modellate dal vento, la sabbia morbida come il velluto sotto i piedi, il sapore del sale sulla pelle e il profumo di ginepro e pino d’Aleppo che si sparge nell’aria. Il sud della Sardegna è un mondo a parte. È per chi ama il mare, le coste selvagge, la vita schietta e senza sovrastrutture. Non che da queste parti non manchino i locali alla moda, gli eleganti resort sulla spiaggia, i festival e le occasioni per fare il pieno di cultura. Ma certo la natura regna sovrana e regala lo spettacolo di una delle coste più belle d’Italia.
Cagliari, colta e sbarazzina
Per iniziare a conoscere quest’angolo di Sardegna non si può che partire da Cagliari. Città piena di vita e di storia, capace di conquistare con un mix di attrazioni naturali e tranquilla vita balneare. Occorre fermarsi almeno un paio di giorni per imparare ad apprezzarne l’atmosfera. Visitare le chiese rococò, rilassarsi sulla popolare spiaggia del Poetto, godersi un caffè all’aperto sotto i portici di Marina e camminare tra i tortuosi vicoli del Castello.
Meglio iniziare proprio da qui, dal quartiere medievale con le torri pisane, le cupole e i palazzi dai toni pastello. È tra le mura dell’antica città che si svela la cattedrale di Santa Maria, con il Santuario dei Martiri scolpito nella roccia da visitare nei sotterranei. E poi ci sono la Torre dell’Elefante, che dalla cima regala una delle viste panoramiche più belle di Cagliari, e i musei. Tra tutti, da non perdere l’Archeologico in piazza Arsenale, con una collezione di manufatti che spazia dal Neolitico all’epoca romana e fenicia, raccontando la storia dell’isola. Ma a dispetto dell’architettura e del suo passato, il Castello è anche uno dei quartieri più vivi, dal momento che ospita l’università: ecco allora i bar e i locali dove fare l’aperitivo o tirare tardi la sera.
Dal Castello si scende all’ottocentesco quartiere di Villanova percorrendo la scalinata del bastione di Saint Remy. L’atmosfera cambia ancora. Eleganti boutique si alternano a tesori dell’arte. I più smaglianti di tutti: il chiostro di san Domenico, la chiesa di san Saturnino e la basilica di Nostra Signora di Bonaria. Si trova in cima a una collina ed è frequentata dai pellegrini che rendono omaggio alla statua della Vergine con il Bambino: stando alla leggenda, salvò l’equipaggio di una nave durante una tempesta.
Ai piedi del Castello inizia Stampace, un quartiere di saliscendi, tradizionale, con la necropoli punica di Tuvixeddu, la chiesa di Santa Restituta, l’Orto Botanico, l’Anfiteatro romano e i ristorantini per cene romantiche lungo Corso Vittorio Emanuele. La Marina inizia invece con via Roma e i suoi portici eleganti. È il posto dove tirare tardi la sera e ritrovarsi con i giovani seduti ai tavolini dei bar e delle gelaterie all’aperto che animano piazza Yenne.

Il Poetto e il Parco Naturale Regionale Molentargius
Dal porto di Cagliari bastano una ventina di minuti in bicicletta su pista ciclabile per ritrovarsi davanti ai chilometri di sabbia chiara del Poetto. Il paesaggio cambia drasticamente: la città cede il passo ai pantani orlati di canneti del Parco Naturale Regionale Molentargius. Gli specchi d’acqua salmastra luccicano al sole ed è facile avvistare al tramonto fenicotteri rosa, aironi rossi, garzette e falchi di palude.
Mare turchese, sabbia fine e vento: le acque del Poetto, poco più avanti, sono un richiamo per chi pratica kitesurf e surf e per chi cerca un po’ di movida. Ci sono stabilimenti balneari attrezzati, chioschi e bar aperti anche di sera, scuole per gli sport acquatici. La zona più frequentata è sicuramente a sud, in corrispondenza del porticciolo. Alle sue spalle, il Promontorio di Sant’Elia, noto anche come Sella del Diavolo, avvolto nella macchia mediterranea, offre un panorama da cartolina: basta percorrere un sentiero ed ecco apparire Cagliari da un lato, il mare dall’altro. Blu infinito, fino alle coste africane a 100 miglia marine di distanza.
Un paese di colori e musica
A pochi chilometri da Cagliari, San Sperate è un paese museo. Niente di immobile o polveroso, però: qui l’arte colora le strade, la creatività si respira in ogni angolo e si possono, addirittura, sentire le pietre “cantare”. Tutto ebbe inizio nel Sessantotto, quando il giovane artista Pinuccio Sciola, di ritorno nel suo paesino natale dai suoi viaggi in Europa, in occasione della festa religiosa del Corpus Domini, convinse i suoi amici a ricoprire i muri delle case fatti di fango con strati di calce.
Il bianco abbacinante fu presto decorato da murales, molti dei quali di carattere antropologico e politico, e San Sperate divenne un laboratorio di creazione e confronto tra artisti. Oggi se ne contano un centinaio, coloratissimi: alcuni hanno tratti surreali, altri sembrano opere di pop art, riprendono la vita della campagna o evocano la città. In via Sassari c’è ancora Storia di San Sperate, di Pinuccio Sciola, ma è bello girare tra le vie del centro per scoprire gli ultimi nati grazie all’iniziativa “Il fiume dei writers”, workshop internazionale di arte urbana, che ha chiamato nel borgo giovani writers da tutto il mondo per riqualificare artisticamente l’alveo del fiume Rio Concias.
Poi, ci si lascia conquistare da “Il Giardino Sonoro”, l’ultima grande opera di Sciola: un museo-giardino all’aperto, dove è possibile far suonare delle pietre-sculture. I monoliti, infatti, incisi con tagli profondi fino a creare delle lamine che vibrano al tocco dell’uomo, “cantano” e suonano la musica della pietra (psmuseum.it).
Il richiamo del mare: Villasimius e Capo Carbonara
Man mano che si guida, il paesaggio muta e si fa più selvaggio. Spuntano i profili verdi delle montagne del Sarrabus, dominate dalle vette del Monte dei Sette Fratelli, il punto più elevato. Lungo i suoi fianchi, distese di querce da sughero, lecci, ginepri e oleandri rinfrescano le estati e danno riparo al raro cervo sardo. Una zona perfetta se siete degli esploratori appassionati di trekking e camminate: si parte da Muravera, ma prima di incamminarsi meglio chiedere informazioni alla stazione forestale di Castiadas.
Resistere al richiamo del mare però è dura. Soprattutto quando si pensa che a qualche minuto di strada le splendide spiagge di Villasimius aspettano di essere scoperte. Certo, siamo di fronte a una delle località più frequentate e rinomate della Sardegna – addio relax penseranno i più -, ma la fama è più che meritata e una sosta obbligata. Dal paese si può camminare fino ai litorali di Simius. Oppure ci si può spostare a sud, per la fotografatissima Porto Giunco: dune, ginepri secolari e una striscia di sabbia chiara a dividere il mare turchese dallo stagno dei Notteri, una laguna dai riflessi scuri, che d’inverno ospita diversi esemplari di fenicotteri. È un sogno.
D’altronde la spiaggia fa parte dell’area marina protetta di Capo Carbonara, insieme all’Isola dei Cavoli, la Secca dei Berni e l’Isola di Serpentara. Non si pesca e i fondali popolosi sono uno spettacolo per gli amanti del diving e dello snorkeling. Sulla secca di Cala Caterina, sul versante sud del promontorio, si avvistano cernie e orate di grossa taglia. I più esperti inoltre possono praticare la caccia fotografica al relitto sommerso nell’area che si estende da Capo Boi all’isola di Serpentara (per escursioni, è bene sapere che nel parco marino operano una decina di centri diving con diverse specializzazioni).
Per il relax, meglio invece le spiagge bianche e caramello di Costa Rei, la meta a misura di famiglie. Il litorale si estende per oltre 10 chilometri da Cala Sinzias fino a Capo Ferrato. Il tuffo da non perdere? Alla spiaggia di Piscina Rei, dalle acque che raccolgono tutte le sfumature dell’azzurro.
Antiche memorie
Cagliari è lo spartiacque. Se a est si scoprono meraviglie, a ovest i panorami e il mare non sono da meno. Continua il sogno tropicale di spiagge bianche infinite, dune morbide, acque dai colori incredibili. Ma si arricchisce di stazzi, cave minerarie abbandonate e avvolte nel silenzio, scheletri di miniere e tesori archeologici.
La prima scoperta è Nora, sito archeologico di epoca fenicia a 4 chilometri da Pula. Quella che secoli fa era una delle città più fiorenti della Sardegna, fondata dai Fenici nel VIII secolo, è ora una rovina di pietre bruciate dal sole. Con le visite guidate si scoprono i resti del teatro romano affacciato sul mare, delle terme e di una villa patrizia che ancora mostra frammenti di preziosi mosaici. Ci sono le rovine dei templi, la Torre di guardia del Coltellazzo. E poi la natura seducente. Sul versante occidentale del promontorio di Nora si avvistano i fenicotteri e si può fare il bagno alla bella spiaggia di Su Guventeddu.
La Costa del Sud
Per il mare, però, è meglio tirare dritto perché non distante la Costa del Sud è pronta a svelare le sue perle più belle. Il tratto di costa che va da Chia a Teulada, infatti, è uno dei più seducenti. A Chia si trovano campeggi, case di villeggiatura sparse tra le colline color ruggine. E spiagge che richiamano ogni anno gli appassionati di windsurf, come Sa Colonia e Su Portu. Una buona base per fermarsi, riposare ed esplorare i dintorni. Da seguire, le indicazioni che portano a Cala Cipolla e alla spiaggia di Su Giudeu.
Se però non resistete al richiamo dell’on the road, la SP71 è una di quelle strade panoramiche che difficilmente si dimenticano. L’asfalto grigio inanella un tesoro dopo l’altro: a ogni curva una torre, uno squarcio di mare, di costa selvaggia, di baie segrete. Lo smeraldo e il turchese sono i colori distintivi della spiaggia di Piscinnì e di Cala Tuerredda, che si trova in un’insenatura protetta tra Capo Malfatano e Capo Spartivento. Sempre calma, perché riparata dai venti, è caratterizzata dalla presenza di un isolotto che si può raggiungere a nuoto. Mentre la spiaggia, di sabbia d’oro, è in parte libera e in parte attrezzata.
Addentrandosi nel Sulcis, la costa si modella su spiagge lunghe, dune e lagune abitate da fenicotteri. Porto Pino, nel comune di Sant’Anna Arresi, vale la sosta. Il litorale, lungo circa quattro chilometri, è diviso in due parti. Un tratto di spiaggia più vicina ai parcheggi, più dolce e comoda. L’altro protetto da dune, lagune e pinete, che confina con Is Arenas Biancas e le alte “colline” sabbiose di Tuelada. Sembra quasi un deserto: atmosfera lunare, acqua che sfuma dal cristallo al turchese, sabbia morbida e chiara. Piace a tutti: ai bagnanti in cerca di ozio, ai surfisti e a chi pratica diving, per questo in alta stagione è piuttosto affollata.
Per una gita, l’isola di San Pietro, oltre Sant’Antioco, è l’ideale per passeggiare e gustare tonno fresco. Qui c’è infatti Carloforte, uno dei Borghi più belli d’Italia, dall’atmosfera ligure (non a caso è comune onorario di Genova), che ogni anno ospita Girotonno, manifestazione gastronomica che si tiene nel periodo della mattanza, tra maggio e giugno.

Miniere e mare
Si punta a Nord attraversando Iglesias, cuore minerario dell’isola. L’entroterra è disseminato di miniere, cave, ex villaggi minerari ora spettrali e deserti, che raccontano una storia di fatica e duro lavoro. Si scoprono anche a piedi, percorrendo il cammino di Santa Barbara, ma vale la pena anche ritagliarsi del tempo per il mare della Costa Verde.
Portixeddu, ad esempio, è una spiaggia lontano da tutto, perfetta per il relax. Ai piedi di una scogliera, una lingua di sabbia orlata da una pineta che offre riparo dal sole cocente, si tuffa in un mare dai coloro sgargianti (ma attenzione alle correnti), increspato dal Maestrale. Le onde qui sono la gioia dei surfisti. La spiaggia si trova a nord di Buggerru e della spiaggia di San Nicolò, un’altra meta per gli amanti del surf, che qui trovano anche scuole specializzate.
Siamo sempre sulla Costa delle miniere, quindi, seguendo i sentieri che portano verso l’entroterra, si possono scoprire la grotta di Su Mannau, miniere fantasma, ma anche testimonianze storiche, come il tempio di Sardus Pater, nell’area archeologica di Antas. E, ancora, canyon, le sorgenti carsiche di Pubusinu, i boschi del Marganai, le cascate di Piscina Irgas.
Più a nord di Portixeddu, invece, dopo aver percorso una sterrata, si arriva alla spiaggia di Piscinas: 10 chilometri di dune, alte fino a 60 metri, e un’acqua dalle sfumature caraibiche. Intorno, regna il silenzio. È il simbolo della Costa Verde: mare magico ma selvaggio, vento che plasma la costa e vele al largo che si divertono con acrobazie.
A piedi è più bello
Voglia di mare, di sole, di salsedine e di coste assolate. Ma anche di mettersi gli scarponi e piedi ed esplorare una terra dal fascino selvaggio. Il Sud della Sardegna d’altronde regala dei trekking panoramici che conquistano camminatori appassionati di storia e natura. E uno di questi porta “Al centro della Terra”, come titola la nuova guida al Cammino Minerario di Santa Barbara di Fabrizio Ardito, edito da Ediciclo.
Questo itinerario nel cuore del Sulcis-Iglesiente e Arburese Guspinese conta 30 tappe e 500 chilometri. Porta infatti alla scoperta di spiagge sconfinate, borghi fantasma e miniere abbandonate. Intorno, l’orizzonte blu, il vento che accarezza la terra arsa e il profumo della macchia mediterranea. Si cammina lungo i sentieri antichi percorsi nei secoli passati dai minatori. Si segue un anello che dalla città di Inglesias porta a scoprire storie di uomini e donne, siti di archeologia mineraria, come le miniere dismesse di Ingurtosu e Montevecchio. E poi il bel mare di Piscinas, la spettacolare laveria Lamarmora affacciata sul blu, la pianura del Campidano, punteggiata da mandorli e ulivi, distese di pascoli e boschi (per info sul Cammino Minerario di Santa Barbara: camminominerariodisantabarbara.org).
Spostandosi a sudest, è un paradiso la baia di Chia: 7 chilometri di sabbia chiara e fine, il mare cobalto. Si può camminare da Domus de Maria fino al sentiero che porta alla Torre Aragonese, oppure, più impegnativo, raggiungere Capo Spartivento che accoglie la spiaggia della Tuerredda.
Sardegna: la costa sud in camper. Informazioni e soste
Per il vostro itinerario in Sardegna: la costa sud in camper, si può raggiungere l’isola in nave (con compagnie come Moby e Sardinia Ferries) o in aereo. E si può noleggiare un mezzo sul posto, ad esempio attraverso le piattaforme on line: campersardegna.net e yescapa.it
Ecco una selezione di campeggi nelle zone di cui vi abbiamo parlato nell’articolo. Si consiglia di verificare sempre l’apertura fuori stagione:
Camper Cagliari Park a Cagliari
Villaggio Camping Spiaggia del Riso a Villasimius
Flumendosa Camping Village a Pula
Campeggio Torre Chia a Domus de Maria
Camping Sciopadroxiu a Piscinas
W: Sardegna
Testo di Alessia Merati
Crediti fotografici: Depositphotos.com


