Quante sfumature ha il mare? Lo scopriamo in questo viaggio on the road in Salento. Dalla costa tarantina a quella brindisina, alla ricerca delle spiagge più belle. Tra riserve naturali, grotte marine e leggende!
Selvaggio blu
È la terra del vento, di scirocco e tramontana. Delle coste inondate di sole, bagnate da due mari. “Lu Salentu: lu sule, lu mare, lu jentu”, dice il famoso detto dei salentini che con tre parole riescono a racchiudere l’essenza del Tacco d’Italia. Il sole accecante e caldo del Sud, che accende l’acqua di bagliori di cristallo e plasma il paesaggio mutandone i colori con il trascorrere delle ore. La calura smorzata dal vento che sferza i litorali, ma che non toglie mai il piacere del mare: perché con oltre 300 chilometri di costa è impossibile non trovare la propria oasi tranquilla.
Taranto
Definire i confini del Salento non è facilissimo: si può dire che inglobi tutta la provincia leccese, più parte di quella di Brindisi e Taranto, seguendo la linea di demarcazione della Soglia Messapica che congiunge Taranto a Ostuni. A est l’Adriatico, a ovest lo Ionio, che regala le prime sorprese.
Il suono sincopato, insistente e coinvolgente della taranta ci introduce nel cuore di questa terra. Le innumerevoli torri di avvistamento raccontano un passato tumultuoso e sembrano vegliare sulla bellezza delle lunghe spiagge sabbiose o scrutare l’orizzonte dalle alte scogliere di tufo e arenaria.
Si parte da Taranto e ci si gode la Città Vecchia affacciata sul mare. Lo spettacolo dei pescherecci che rientrano all’alba preceduti dall’odore di salmastro portato dal vento. Di fronte al Castello Aragonese, si osservano le navi che entrano nel Mar Piccolo, aprendo il ponte. E poi non può mancare una visita al MARTA, Museo Archeologico Nazionale di Taranto.
La costa Ionica-Tarantina: il Salento che non ti aspetti
La costa che si estende a est della “Città dei Due Mari” è un susseguirsi di dune sabbiose, spiagge dorate e basse scogliere che fanno da contorno ad un mare che qui, grazie ad una salinità particolarmente bassa, raggiunge una limpidezza difficile da riscontrare altrove. La mancanza di ripari dona al paesaggio una luminosità accecante e una bellezza straripante. Le prime spiagge sono quelle del comune di Marina di Pulsano. In un viaggio da ovest verso est, ecco sfilare le spiagge di Luogovivo, della Fontana, Le Canne, Montedarena, Baia Serrone, giù fino al Lido Silvana, forse un antico porto commerciale famoso per la sua Torre di avvistamento, per la sabbia finissima e, ovviamente per il suo mare turchese. In questa zona furono rinvenuti numerosi reperti archeologici. Oggi, è una piacevole tappa di villeggiatura, dove fermarsi a pranzo in una trattoria vista mare e scegliere tra le pietanze di un menu dove il pesce la fa da padrone. Ci sono le immancabili cozze alla tarantina, ma bisogna provare anche le minuscole chiocciole di terra, raccolte sulle foglie delle piante e cucinate con un sugo di pomodoro piccantissimo: una vera prelibatezza, tipica di questa terra.
La Torre dell’Ovo si staglia alta sul promontorio e pare nascondere l’arenile successivo, dal nome alquanto singolare: è la spiaggia di Piri Piri, un susseguirsi di lunghi tratti sabbiosi, non attrezzati, protetti da brevi scogliere.
I Caraibi vicini
A est, ecco i “Caraibi di Manduria”. A metà strada tra Acquadolce Cirenaica e Campomarino di Maruggio, sempre verso sud, si trova la spiaggia della Commenda, la meno accessibile ma forse la più seducente tra tutti i lidi del litorale tarantino. C’è solo un modo per raggiungerla: attraversare la folta pineta d’Ayala.
Nove chilometri di spiaggia, mare splendente, piante aromatiche che spuntano tra le dune fanno di Campomarino di Maruggio una delle tappe più belle. Il litorale è dominato dalla Torre delle Moline, usata in passato per avvistare i pirati: si tratta di una delle più belle spiagge della Puglia ed è apprezzata anche dalle tartarughe Caretta Caretta che negli ultimi anni sono tornate a nidificare.
Al largo del litorale, un altro tesoro per gli amanti delle immersioni: davanti a San Pietro in Bevagna, affondò una nave romana con 23 sarcofagi marmorei che oggi riposano sul fondo sabbioso. È la seconda principale attrazione della zona. La prima è la spiaggia del Chidro, dove le fredde e limpide acque del fiume Chidro sfociano nello Ionio e offrono il divertente diversivo di un bagno tonificante nelle sue acque dolci. La sagoma della Torre Colimena segna l’ultima frontiera dell’alta costa ionica. La fortificazione, della fine del XV secolo, sorveglia la vicina Salina dei Monaci, una riserva naturale ideale per il birdwatching.
Siamo ormai nel territorio di Manduria, la terra del rosso Primitivo, vino sontuoso e avvolgente, che profuma di frutti maturi e spezie. Era anche la città dei Messapi, come dimostra il Parco Archeologico delle Mura messapiche di Manduria, che custodisce il Fonte Pliniano (parcoarcheologicomanduria.it). Oltre inizia il Salento leccese, un’altra fetta di paradiso.

Il Salento leccese: le meraviglie di Porto Cesareo
Il vento fa correre in superficie i granelli di sabbia multicolore, che variano dall’ocra al bianco, dal rosa al panna. E disegna le dune che scendono dolci fino al mare di un intenso azzurro turchese. La spiaggia di Punta Prosciutto segna il confine fra la provincia di Taranto e quella di Lecce. È all’interno della Riserva naturale regionale orientata Palude del Conte e Duna Costiera – Porto Cesareo che preserva il suo fascino selvaggio: neppure gli stabilimenti balneari o i ristorantini affacciati sul mare che si alternano alle lunghe zone libere riescono a incrinare il fascino. Non sorprende quindi che nel 2017 la rivista britannica Telegraph la incluse tra le spiagge più belle al mondo. Sempre nel comune di Porto Cesareo, un altro gioiello. Si tratta della Baia di Torre Lapillo, appena a nord di Torre Chianca, una falce di sabbia bianca che scivola dolce nell’acqua di cristallo.
Per le escursioni nella natura, niente di meglio del Parco Naturale Regionale di Porto Selvaggio, 300 ettari di pineta e circa 7 chilometri di roccia e calette segrete. Uno degli accessi è in corrispondenza di Torre Uluzzo, dove solitamente è attivo un servizio navetta che permette di raggiungere agevolmente la Baia di Porto Selvaggio, l’unica spiaggia del parco, ombreggiata dai pini.
Gallipoli e l’isola di Sant’Andrea
Seguendo la litoranea SP108, si giunge in vista del promontorio di Gallipoli, la città più importante della costa ionica leccese. Chiamata anche “Perla dello Ionio”, ha origini lontane: oggi è una delle mete imprescindibili per una vacanza nel Salento. Pulsante di vita notturna, la città offre stupende spiagge attrezzate a ridosso del centro storico, da quelle di Rivabella e Baia Verde, dove si concentra la movida giovanile, a quelle appena più discrete, seppur sempre affollate, di Punta Suina e Baia del Pizzo, protette da pinete secolari e caratterizzate da tratti sabbiosi alternati a scogliere di tufo. Ma nel centro di Gallipoli è bello passeggiare anche al tramonto, quando la temperatura si fa più sopportabile e permette di apprezzare meglio i tesori storici come il Castello e la cinta muraria, praticamente intatta. In mare aperto, l’isola di Sant’Andrea affiora sul pelo dell’acqua dominata dal grande faro bianco. Un tempo era usata dagli abitanti per far pascolare le greggi, ora è un’oasi naturalistica completamente disabitata, che dà riparo al gabbiano corso.
La costa si fa rocciosa, con scogliere basse orlate di calette e isolotti che spuntano appena lontano, contornati da fondali ricchi di pesci da osservare con maschera e boccaglio. Si raggiunge con una nuotata l’Isola della Fanciulla, a Torre Pali, isolotto dal fascino selvaggio, semi deserto anche d’estate, la cui bellezza ha ispirato nel tempo leggende e racconti.

Estremo sud: Santa Maria di Leuca
Non siamo ormai lontani da Santa Maria di Leuca, punta estrema della penisola salentina. Prima, però, i due chilometri di costa conosciuti come le “Maldive del Salento” vi indurranno a fermarvi per concedervi un tuffo rinfrescante. La zona è frequentatissima d’estate. In cerca di posti tranquilli, c’è il Parco Naturale Regionale Litorale di Ugento, da esplorare in bicicletta, pedalando tra zone umide, spiagge selvagge e ulivi secolari.
Siamo comunque alla fine del Mar Ionio, qualche onda più in là e inizia il Mar Adriatico. Le acque si fondono con i loro colori cangianti davanti a Santa Maria di Leuca, case bianche intonacate a calce sulla punta più meridionale del Tacco d’Italia. Tra la roccia chiara qui tutto risplende: leukos, in greco, vuol dire proprio bianco. Non rimane altro che godersi lo spettacolo. Poi, si esplora la città con alcune belle ville ottocentesche, e si passeggia sul lungomare, dove ci sono alcuni ristoranti di pesce, o si visita la Basilica Santuario di Santa Maria de Finibus Terrae, costruita sopra un tempio romano dedicato alla dea Minerva, come testimonia l’ara che si trova all’interno della chiesa.
In viaggio verso nord
Da Santa Maria di Leuca in poi il tratto di costa è molto frastagliato e roccioso, il turchese delle spiagge ioniche lascia il posto al blu intenso dei fondali profondi. Dal mare, magari a bordo di una piccola imbarcazione, si potrebbe godere l’incanto delle strette insenature che si incuneano fra alte pareti rocciose. Alcune agenzie offrono escursioni tra le insenature e le grotte più belle. Tra queste ultime, la Grotta Zinzulusa, al centro del Parco Naturale Otranto – S. Maria di Leuca. Con la barchetta si approda nei saloni ornati da enormi stalagmiti e stalattiti che pendono dal soffitto come panni stesi. Li chiamano zinzuli, in dialetto, e hanno forme bizzarre. Ci si inoltra a piedi nel Corridoio delle Meraviglie, passando accanto a un laghetto sotterraneo, per raggiungere la Cripta, una caverna di 25 metri che accoglie il laghetto Cocito dalle acque limpidissime e salmastre.

Otranto e lo spettacolo dei Faraglioni delle due Sorelle
A Otranto si respira l’anima del vero Salento e della Puglia più tradizionale. Tanti gli scorci e le bellezze da vedere, tra cui il Castello Aragonese. Nei ristoranti, il meglio della tradizione salentina: ciceri e tria, fave e cicorie, le sagne ‘ncannulate, la taieddha salentina, i pasticciotti, senza dimenticarsi mai del vino del posto, il Negramaro. Per fare il bagno si va tra le acque del selvaggio quanto attrezzato litorale della Baia dei Turchi o della laguna formata dai Laghi Alimini. Poco più a nord, in corrispondenza delle Marine di Melendugno, calette e strette insenature si aprono dietro i faraglioni. Basta imboccare uno dei tanti sentieri che si inoltrano fra gli alberi per rimanere presto incantati dalla visione dall’alto della spiaggia di Torre dell’Orso, una mezzaluna di sabbia bianca che il mare accarezza con onde lunghe e spumeggianti. Lontano, fra la macchia mediterranea, riprende la scogliera, e l’occhio corre fino a incontrare i faraglioni delle Due Sorelle. In località Roca Vecchia la Grotta della Poesia è un antico anfratto – luogo di culto – il cui tetto, crollando, ha regalato una delle dieci più belle piscine naturali al mondo.
San Foca e Le Cesine
Il piccolo borgo di pescatori di San Foca oggi tenta di resistere all’onda del turismo di massa aggrappandosi alle sue tradizioni più vive. Cresciuta sotto la sua torre e intorno al porticciolo turistico, è circondato da una costa bassa dove minuscoli isolotti emergono dal mare. Il periplo del Salento porta a seguire la strada ancora verso nord. Le Cesine, a sud di San Cataldo, è l’ultimo tratto superstite delle vaste paludi costiere che un tempo caratterizzavano il litorale da Brindisi ad Otranto. È un’area protetta, da scoprire con le visite guidate del WWF. In bici o a piedi, si pedala all’ombra di pini d’Aleppo e lecci, respirando il profumo della macchia mediterranea, fino a raggiungere gli otto chilometri di distesa sabbiosa, quasi deserta.
Brindisi
Nel viaggio on the road, Brindisi si raggiunge seguendo la SP613. Non consideratela solo come una tappa di passaggio da attraversare senza attenzione. La città regala sorprese: il Castello Aragonese detto anche Castello a Mare, il Castello Svevo, detto anche Castello di Terra o Castello Grande. E poi il centro storico, con la Chiesa di San Sepolcro, costruita sui resti di un’antica domus romana, di cui si vedono ancora le mura e alcuni mosaici pavimentali. Piazza Duomo è la più scenografica e si apre all’improvviso davanti agli occhi sbucando dai vicoli. Passata la cattedrale, ci sono le Colonne Romane che si pensa segnassero la fine dell’antica Via Appia.
Ancora natura a nord. L’Area Marina Protetta Torre Guaceto è una delle ultime tappe di questo nostro itinerario nel Salento. La Riserva fa parte della rete dei Parchi Blu, un’eccellenza e il suo ecosistema è considerato uno dei più ricchi di biodiversità di tutto il Mediterraneo. Il paesaggio è disegnato da dune costiere, alcune delle quali sfiorano i 15 metri d’altezza. Ma ci sono anche falesie argillose, bassi litorali in corrispondenza di Punta Penna Grossa, piccole insenature. Interessante visitare il Centro Al Gawsit a Carovigno. Nelle classifiche dei mari più puliti si legge spesso il nome del Parco Naturale Regionale delle Dune Costiere, che si estende più a nord, superata Specchiolla e le sue spiagge. Spiagge attrezzate, parcheggi a pagamento e un po’ di folla nei mesi di punta, ma vale una sosta.
Insolito
Uno dei luoghi più insoliti del Salento è cava di bauxite nelle vicinanze del Faro di Punta Palascia e del Monte Sant’Angelo. Si raggiunge guidando lungo la SP87 (da Otranto o da Punta Palascia), una delle strade più suggestive della zona: fichi d’india, torri di avvistamento, mare turchese preannunciano la vista di un verdissimo specchio d’acqua che brilla al centro di una voragine rossa fuoco. Qui un tempo si estraeva la bauxite. Il sito fu dismesso negli anni ’70 e l’area è accessibile senza restrizioni, ma attenzione: il lago non è balneabile. Per rinfrescarsi, meglio la vicina Baia dell’Orte, solo cicale, mare e lingue di sabbia tra gli anfratti rocciosi. Da visitare nelle vicinanze la bella Santa Cesarea Terme, arricchita di ville ottocentesche e novecentesche in stile eclettico, oltre che di sorgenti termali.
Soste
Crediti fotografici: Depositphotos.com
Testo di Alessia Merati


