Pentedattilo: i fantasmi del borgo

Sulle alture dell’Aspromonte, sotto cinque dita fatte di rocce, un borgo misterioso dalla cultura millenaria mescola tra le sue vie polverose rinascita e abbandono: andiamo alla scoperta di Pentedattilo e dei suoi “fantasmi”.

Il Castello degli Alberti

Una notte buia, con nuvole pesanti a oscurare la luna piena. Le strade avvolte nel silenzio, rotto solo da qualche arbusto calpestato, da qualche sussurro soffocato. Una porta che si apre, ombre che scivolano oltre la soglia. La luna fa capolino per un istante e poi ritorna a oscurarsi, forse vergognandosi di ciò che si sta compiendo dentro quel maniero arroccato sotto quelle cinque dita rocciose.

Una promessa infranta, un cuore infranto, o meglio… un onore calpestato, ed ecco che una strage silenziosa si porta via una famiglia, distrugge le vite di chi rimane. Niente sarà più come prima nel Castello degli Alberti, marchesi di Pentedattilo, e neppure nei cuori di Antonietta e di Bernardino degli Abenavoli, ex feudatari di quel piccolo centro dell’Aspromonte abbarbicato sul Monte Calvario e che affonda le sue radici nella roccia e in un passato dall’anima greca, che il nome evoca subito. Pentedattilo, cinque dita. Quelle dita rocciose che si ergono sopra le case, quasi a proteggerle.

E come niente è stato più come prima per Antonietta e Bernardino, anche Pentedattilo ha dovuto fare i conti con una sorte avversa, che ne ha decretato, tra terremoti e frane, un lento spopolamento. Gli abitanti sono ne sono andati a valle, come quelle pietre che, sfaldandosi dalla montagna, rotolavano giù. E a decretare la fine del borgo, negli Anni Sessanta del Novecento, una ordinanza che ha fatto trasferire anche gli ultimi abitanti per ragioni di sicurezza.

borgo Calabria

Pentedattilo

Pentedattilo sembrava morire con la stessa lentezza che ne aveva decretato lo spopolamento, la tegola di un tetto, il mattone di un muro, una porta di legno che marcisce, un vetro che si rompe… E la natura che si riappropria dei suoi spazi, nelle cucine in disuso, nei giardini silenziosi, tra le strade acciottolate. Deve essere stata questa nuova veste a colpire chi ha riscoperto il borgo, sul finire del XX secolo, giunto qui forse incuriosito dalla storia tragica del luogo.

La bellezza ha strani modi per far breccia nel cuore e così Pentedattilo ha cominciato a rinascere e ora il silenzio del borgo è interrotto da qualche vociare, alcune porte sono state restaurate insieme a muri e tetti per poter dare alloggio ai turisti e ospitare botteghe di artigiani.

Cinque dita

Mentre si sale lungo la strada che dal mare porta alle pendici del monte, il paesaggio è scabro come la roccia e solo man mano che ci si avvicina si colgono i profili delle case abbandonate, quasi fossero state fuse insieme e le aperture – le vecchie porte e finestre delle abitazioni – fossero diventate le bocche degli anfratti dove animali e uccelli hanno creato la loro tana. Nuovi abitanti, nuove case. Vi si passeggia dentro questi resti, si sbircia, si guarda in alto verso la chiesa e i resti del castello, verso le cinque dita che, ancora oggi, si ergono verso il cielo. Qua e là, abbarbicati anche loro, i fichi d’india sono uno sprazzo di colore che incendia la roccia all’alba e al tramonto, fermi anche quando spira il vento.

Un vento che, la sera, cala impetuoso dal cielo e si incanala tra le vie acciottolate sollevando polvere e facendo rotolare il pietrisco. Porta con sé, il vento, suoni misteriosi, inquietanti, quando arriva a risvegliare, nelle notti in cui la luna si nasconde dietro nuvole pesanti, i lamenti degli assassinati e i sibili delle armi. La notte della strage e dei cuori infranti rivive nel buio delle rocce e dei muri abbandonati. Solo i fichi d’india sembrano rimanere imperturbabili a guardia di queste rocce.

borgo Calabria

Il borgo immortale

Prima delle botteghe di artigiani e degli eventi che oggi contribuiscono alla rinascita del borgo fantasma, sono passati da Pentedattilo e ne sono rimasti affascinati due artisti che l’hanno resa immortale con i loro tratti. Il viaggiatore ottocentesco inglese Edward Lear, affascinato dall’Italia, colse la bellezza di Pentedattilo  e di altri luoghi della Calabria reggina che ora si trovano trasformati in disegni e racconti, nel volume “Il diario di un viaggio a piedi”, ma se ne possono anche ripercorrere le tracce lungo il Sentiero dell’Inglese, che vede proprio Pentedattilo come base di partenza- Sette tappe in un paesaggio inconsueto che sembra sbucare fuori da un altro tempo (tutte le info nel sito dedicato: sentierodellinglese.wordpress.com). Anche l’incisore olandese Maurits Cornelis Escher ha colto i tratti suggestivi di Pentedattilo in due suoi disegni.

Informazioni e soste

Pentedattilo si trova a sud di Reggio Calabria, nell’entroterra, e si raggiunge, dopo aver superato il capoluogo, percorrendo la SS 106. Prima di giungere a Melito di Porto Salvo, seguire le indicazioni per il borgo. Info qui.

Parcheggio per la visita al borgo presso l’area lungo la strada, poi si prosegue per un breve tratto a piedi. Per la notte ci si può spostare di qualche chilometro, all’Hotel Villaggio Camping La Zagara, Lungomare dei Mille 148, Frazione Annà, Melito di Porto Salvo (RC).

W: turismo.reggiocal.it

 

 

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