Itinerario provenzale nel Luberon in borghi caratteristici, dove fare una sosta per degustare e acquistare prodotti tipici.
Colori di Provenza
Tra i tanti itinerari proposti per visitare la Provenza, questo è dedicato in particolare agli amanti del turismo slow, sempre alla ricerca di luoghi dove assaporare uno stile di vita genuino, a contatto con la natura.
Il Luberon, parco naturale regionale dal 1977, è protetto da due versanti montuosi. A nord le montagne di Vaucluse, che in parte lo preservano dal potente soffio del Mistral, e, più indietro, la brulla vetta del Monte Ventoso, che con i suoi quasi 2000 metri torreggia maestoso sulla regione. A sud troviamo i monti del Piccolo e del Grande Luberon e nel mezzo una valle di colline, in cui i frutteti si alternano con gli uliveti, i vigneti, i campi di lavanda e di girasoli e i borghi arroccati.
Pietra, terra, acqua
In questa zona, abitata da tempi antichissimi e dove anche i romani hanno lasciato segni del loro passaggio, sono tre gli elementi che rimangono impressi negli occhi dei viaggiatori. La pietra, chiamata bastide, è il materiale con cui sono costruiti i borghi, dalle case alle strade alle fattorie. La sfumatura tendente al giallo dona a questi luoghi una magica atmosfera, soprattutto se visitati nelle prime ore del mattino o al tramonto.
La terra è l’elemento che permette il sostentamento grazie alla coltivazione di ulivi, frutta e della tipica lavanda, che qui è distinta in diverse qualità (quella usata in profumeria è la lavande fine, mentre la lavandine è usata per i detergenti). Ma terra è anche l’ocra, estratta nelle cave. E infine l’acqua, non solo fonte d’ispirazione per Petrarca – che in questi luoghi soggiornò per diversi anni – ma che ha modellato il paesaggio e gli stili di vita degli uomini.
Sport e sapori
Gli appassionati di sport saranno soddisfatti di trovare in tutti e tre gli elementi occasione di svago. Le strade secondarie e di campagna sono perfette per le escursioni in bicicletta, attraverso i vigneti o lungo le rive della Sorgue. Anche i sentieri escursionistici sono numerosi e ben segnalati, ma attenzione alle salite, che possono risultare faticose per chi non è allenato. Sulla Sorgue è possibile anche andare in canoa, mentre gli amanti dell’arrampicata potranno affrontare le famose vie del sito di Buoux.
Se la stanchezza si fa sentire, è piacevole ristorare spirito e corpo con una tartina salata cosparsa di tapenade (salsina a base di olive), accompagnata da un calice di vino di una delle cantine del territorio, sostando in uno dei tanti bistrot con i menu scritti su lavagne, le insegne e i tavolini in ferro battuto, il vasellame in ceramica. La cura per il dettaglio garantisce il piacere di fermarsi. Scegliere, poi, la giusta posizione, magari nella piazza principale del paese, consente di osservare la vita di questi borghi, che scorre sui binari rassicuranti della routine, animata dal gioco della pétanque e, una volta alla settimana, dal mercato.

Fontaine-de-Vaucluse
Nascono qui le chiare, fresche e dolci acque che ispirarono Petrarca. Sgorgano, impetuose in autunno, in maniera meno evidente in altre stagioni, da una risorgiva sotto una falesia a strapiombo, che si raggiunge dopo una piacevole passeggiata dal centro, e vanno a formare il fiume Sorgue.
In questo borgo il colore prevalente è il verde, presente negli alberi che fiancheggiano le strade e si inerpicano sulle rocce, e nelle piante che decorano le ringhiere e le finestre. La sensazione di quiete è assicurata, nonostante la folla in alta stagione, come la frescura, che ristora anche nelle giornate più calde.
Meritano una sosta la cartiera Vallis Clausa, dove si può assistere alla fabbricazione della carta così come avveniva nel 1400, la chiesa dedicata a Saint Véran, che secondo la leggenda liberò la zona da un mostro terribile e ancora i resti del castello dei vescovi di Cavaillon, che ospitò anche Petrarca.
L’Isle-sur-la-Sorgue
Una decina di chilometri a ovest, questa cittadina circondata da canali accoglie il visitatore lungo le rive della Sorgue, con terrazze e ponti, dove spuntano alcune ruote idrauliche ricoperte di muschio, il cui movimento, nel passato, consentiva la produzione nelle cartiere e nei setifici.
La passeggiata nel borgo medievale è particolarmente piacevole la domenica mattina, durante il tradizionale mercato provenzale, quando i colori dominanti dei prodotti tipici – i verdi delle olive e delle erbe aromatiche e i viola della lavanda – si alternano alle tonalità dei tessuti, mentre i profumi degli oli essenziali si mescolano agli odori stuzzicanti dei ristorantini con tavolini all’aperto. La prima domenica d’agosto si svolge anche un mercato sull’acqua: le tipiche barche provenzali dal fondo piatto, chiamate Nègo Chin, si trasformano in bancarelle; un terzo mercato, dedicato all’antiquariato, ha assunto le dimensioni di una fiera internazionale e si svolge a Pasqua e a Ferragosto, attirando venditori e acquirenti dalla Francia e dall’estero. Negozi e spazi dedicati ad arte e brocantage sono aperti, per collezionisti e semplici curiosi, anche negli altri periodi dell’anno.
Gordes
È uno dei villaggi definiti perchés (arroccati), perché, osservandolo dalla pianura o dalle colline circostanti, sembra che le case siano “appollaiate” sulla roccia, con il castello come decoro sulla cima, ma in procinto di cadere da un momento all’altro. Questa sensazione di precarietà aumenta leggendo la storia di Gordes, passata attraverso guerre di religione e saccheggi, un terremoto, le guerre mondiali e il rischio di spopolamento. Solo a partire dagli anni Sessanta, grazie a un nuovo impulso del turismo legato alla presenza di artisti, il borgo è rinato, le case costruite in pietra sono state restaurate, negozi e ristoranti alla moda sono stati aperti.
Nel centro si passeggia senza meta sulle strade acciottolate, tra balconi fioriti, negozi d’arte, bancarelle stuzzicanti e scorci che si aprono sulla vallata; le strette e ripide vie che scendono verso il basso e sembrano perdersi all’orizzonte sono chiamate calades e furono costruite in modo che i muli vi potessero agevolmente transitare con il loro carico. Percorrerle è un sottile gioco di equilibrio, ma i giardini, le finestrelle e i portoncini a misura di gnomo che si scoprono dietro i muri ripagano della fatica
Difficile immaginare che sotto queste strade viva anche una città sotterranea, che in quanto a bellezza non ha nulla da invidiare a quella in superficie, e che fu creata probabilmente per trovare spazio ad attività artigianali che non ne avevano alla luce del sole, a causa della particolare conformazione del territorio. Ed ecco che sotto il palazzo rinascimentale di Saint Firmin si sviluppa una rete di cantine, in parte visitabile grazie a un lungo restauro, dove si trovano frantoi, cisterne, tubature, un forno. Notizie sulle aperture (stagionali) e gli orari di visita sono consultabili qui.ù
Village des Bories
A pochi chilometri dal centro, al Village des Bories si viaggia nel tempo, indietro di diverse centinaia di anni. Questo villaggio, spopolato dal 1800 e restaurato negli anni Settanta, presenta, in una sorta di museo all’aperto, edifici in pietra secca, costruiti secondo un metodo molto antico che richiedeva grande abilità. Si tratta di costruzioni a vocazione agricola, che oggi permettono di ricostruire in maniera fedele la vita della popolazione più umile nei secoli passati.
Roussillon
Roussillon è un altro villaggio le cui case sembrano essere state posate sulla sommità di una collina color ocra che si accende di sfumature diverse a seconda del momento della giornata. Come a Gordes, gli istanti più belli si colgono all’alba e al tramonto. Qui gli edifici sono dipinti delle stesse sfumature rossastre del terreno, creando un insieme armonico di grande bellezza, una sorta di tavolozza di colori naturale, arricchita dalla varietà di turchesi, verdi e rossi delle persiane e dei portoni.
Si passeggia tra gallerie d’arte, atelier, negozi di ceramica, e soprattutto si percorre il Sentier des Ocres, un itinerario all’interno di una vecchia cava dove, attraverso pannelli informativi, viene descritta la geologia di queste terre, la formazione dell’ocra e la storia del suo sfruttamento, che fu intensivo dalla fine del XVIII secolo fino ai primi decenni del XX. In seguito, per evitarne il degrado, il sito è stato chiuso. Lungo il percorso, i colori passano dal giallo al violetto, la vegetazione varia dai lecci alle querce bianche (i terreni acidi e sabbiosi favoriscono infatti una flora particolare), il terreno assume forme peculiari, dovute all’azione del tempo, della natura e dell’uomo.
Per comprendere meglio le fasi di estrazione e lavorazione, a poca distanza dal borgo, si può visitare il Conservatoire des Ocres et de la Couleur, con la possibilità per piccoli e grandi artisti di partecipare a laboratori.

Ménerbes
Situato sul versante opposto rispetto a Gordes e Roussillon, sulle colline del Piccolo Luberon, Ménerbes è buen retiro di artisti (in passato Picasso comprò qui una casa per Dora Maar,in cui è possibile fare una visita in determinate date) e rifugio per chiunque voglia “staccare” dai ritmi di vita metropolitani. Seguendo l’istinto, o un gatto sbucato da un vicolo, lungo vie strette e salite ardite si scoprono case in pietra dalle tipiche persiane azzurre, giardini e terrazzi fioriti, avvolti in un silenzio spezzato solo dai suoni della natura.
Incastonato tra i vigneti, il borgo è il luogo ideale in cui degustare le varietà di vini che si producono nella regione, il tartufo e il miele, ad esempio alla Maison de la truffe e du vin, che ha sede all’Hôtel d’Astier de Montfaucon, edificio storico del XVII secolo affacciato sulla Place de l’horloge. Un’occhiata alla torre campanaria è d’obbligo!
Lacoste
L’itinerario, iniziato con l’amore sublime cantato da Petrarca, si conclude nel villaggio dove soggiornò il Marchese de Sade alla fine del 1700, intrattenendo gli ospiti con scandalosi festini nel castello di proprietà della famiglia.
In realtà il borgo, che conserva molte testimonianze del passato, soprattutto di epoca medievale, ha oggi un’anima puramente artistica, in particolare da quando vi ha sede una scuola americana e molte case sono affittate dagli studenti che si alternano ogni semestre per studiare arti visive, architettura, fotografia. Se si capita qui durante le feste scolastiche si può passeggiare in solitudine negli angoli caratteristici, godendo di una vista sulla valle seduti su una panchina in ferro battuto e annusando le piante aromatiche coltivate nei vasi su una delle tante scalinate in pietra.
Una tappa particolare
L’abbazia di Sénanque si trova in una zona isolata, a pochi chilometri da Gordes, lungo una strada affascinante ma insidiosa per le curve strette. È raggiungibile anche a piedi in un’ora e mezza circa, attraverso un sentiero segnalato.
Il momento di maggior splendore del sito è a luglio, quando i campi di lavanda che lo circondano sono nella massima fioritura e il contrasto cromatico con i muri grigi dell’austero edificio è più evidente, tuttavia il silenzio e la quiete che avvolgono il luogo rendono la visita speciale in ogni momento dell’anno.
Appartenente all’ordine cistercense, che prevede per i monaci una vita dedita al lavoro e alla preghiera, che deve esprimersi anche nell’austerità e semplicità degli edifici, fu fondata nel 1148 ed ebbe il suo momento di massimo splendore nel XIII e XIV secolo, poi iniziò un lento declino che ne minacciò la stessa esistenza. Oggi a Sénanque vive un piccolo gruppo di monaci dediti alla coltivazione della lavanda e degli ulivi e alla produzione del miele, attività che, insieme alle visite e alle vendite del negozio, permettono il sostentamento e il restauro dell’abbazia. Per organizzare la visita si consiglia di consultare preventivamente il sito dedicato.
Consigli utili prima della partenza
Di guide sulla Provenza sono pieni gli scaffali delle librerie. Un approccio più suggestivo può essere leggere uno dei romanzi di Peter Mayle, l’autore inglese che alla fine degli anni Ottanta decise di trasferirsi in una fattoria a Ménerbes e che ha contribuito a far conoscere questo angolo di Francia. “Un anno in Provenza” (EDT) è il racconto del primo anno di una nuova vita, in un paese con usanze da conoscere e a cui abituarsi. Basato su un altro romanzo di Mayle, “Un’ottima annata” è un film girato in alcuni dei villaggi del Luberon, tra cui Gordes.
Per affrontare preparati un possibile incontro con il Mistral, si può seguire l’avventura di Nick Hunt alla ricerca dei quattro venti che impazzano in certe zone d’Europa: “Dove soffiano i venti selvaggi” è edito da Neri Pozza.
Ovviamente si può ricorrere a mezzi più tradizionali, consultando i siti delle singole località da visitare per essere informati di ciò che succede nella regione e per organizzare al meglio il percorso.
Le aree di sosta sono presenti e segnalate in tutte le zone; le strade sono percorribili senza particolari problemi, ma bisogna tenere conto che l’itinerario si snoda lungo una viabilità secondaria che presenta salite e discese. Attenzione: non tutti i borghi sono accessibili nel centro storico ed è sempre importante seguire le opportune indicazioni, soprattutto per il parcheggio.
Non dimenticate di lasciare spazio nel gavone per gli acquisti: tessuti per la casa con stampe e colori caratteristici, ceramiche, oli di oliva e oli essenziali di lavanda, barattoli di tapenade e di confetture e miele di vario tipo.
Come e quando arrivare
L’itinerario più veloce attraversa la frontiera a Ventimiglia, prosegue sull’autostrada A8, s’innesta, subito dopo Aix-en-Provence, sulla A7 in direzione Avignone. All’uscita di Cavaillon a seconda dei gusti personali si può decidere se iniziare il percorso da Ménerbes e Lacoste, da Gordes e Roussillon o da L’Isle-sur-la-Sorgue e Fontaine-de-Vaucluse. Dal confine vanno considerate circa 3 ore.
Un altro possibile tragitto, per chi arriva dal torinese e comunque durante la bella stagione, supera il passo del Monginevro, scende verso Gap, a Lurs svolta verso Apt e i borghi descritti nell’itinerario. I tempi si allungano di circa un’ora.
Gli appassionati di lavanda preferiranno visitare il Luberon nella tarda primavera e all’inizio dell’estate, quando i campi sono nella loro massima espressione viola; gli amanti delle degustazioni sceglieranno settembre e ottobre, quando le temperature cominciano a calare, il paesaggio si veste di colori caldi ed è piacevole sedersi intorno a un tavolo per gustare sapori. Ma in tutte le stagioni un viaggio in questa zona è una sorpresa e le possibilità di visita numerose. Se non amate la folla, meglio evitare i mesi estivi.
L’itinerario proposto prevede 3/4 giorni di permanenza, ma può essere anche parte di un viaggio più lungo in una porzione più ampia della Provenza e della Costa Azzurra.
Sosta camper
Gordes: sosta camper in D15 16.
Fontaine-de-Vaucluse: area sosta in Route de Cavaillon.
L’Isle-sur-la-Sorgue: area sosta in 748 Route de Cavaillon.


