Pavia, dalla storia millenaria, la Lomellina, con i suoi tramonti che infiammano le risaie a perdita d’occhio, e l’Oltrepò, con i suoi borghi collinari sui quali svetta sempre la torre di un castello e dove la vigna modella il paesaggio.
Prendetevela comoda, perché gli spunti qui davvero non mancano. Visitare il pavese si rivelerà una piacevole sorpresa, scoprendo che il weekend in cui avete deciso di organizzare una visita da queste parti è un tempo decisamente troppo breve. Due le cose da fare: prolungare il tempo della vostra permanenza (il bello del camper, del resto, sono i fuori programma) o venire più volte concentrandosi su aree tematiche.
La posizione centrale di Pavia e della sua provincia le consente di essere raggiunta velocemente, almeno se si parte da qualunque località del Nord Italia. È un territorio vasto, con il fiume Ticino protagonista con il suo ricco e lungo parco fluviale e su cui sorge Pavia, ma che si spinge oltre il Po contendendosi le colline tra Emilia e Piemonte e arrivando a lambire l’alta Val Trebbia. Nella pianura si spinge a nord fino alla splendida Vigevano, dalla quale si srotola come un tappeto verde, orlato dal Ticino, la Lomellina. Sulla riva destra del fiume si arriva invece fino al Lodigiano e al Milanese, incontrando sul percorso la superba Certosa.
Il camper è il veicolo perfetto per esplorare questo territorio: le aree attrezzate non mancano, la sosta è facile. Un consiglio: portate le biciclette. Le ciclovie, specie in pianura, permettono facili pedalate senza sforzo, mentre chi ama passeggiare troverà nei numerosi cammini tematici una guida lungo gli itinerari da gustare passo dopo passo.
Pavia, la città dalle cento torri
Tanto vale cominciare dal capoluogo, uno scrigno d’arte e di vestigia storiche il cui respiro arriva da lontano, ma sono le testimonianze del suo Medioevo tutt’altro che oscuro a rendere particolarmente interessante la città.
Dove sostare: il camper si può sistemare al parcheggio di Via XXV Aprile, gratuito, situato davanti al Parco del Ticino e vicino al Ponte Coperto, quindi al centro storico (non ha camper service). In alternativa, non distante, nel pittoresco Borgo Ticino, in via Fallaci.
Pavia, l’antica Ticinum romana, è stata capitale del Regno Longobardo dal 572; da quel momento e per secoli qui accadevano le cose, si prendevano le decisioni che davano il corso alla storia e a corte vivevano intellettuali e poeti. Qui vennero incoronati personaggi del calibro di Carlo Magno, il primo re franco a sostituirsi in Italia al potere longobardo, e Federico Barbarossa; solo dopo la sottomissione ai Visconti di Milano, nel 1359, l’ago della bilancia politica si spostò verso la metropoli lombarda. Ma Pavia restava comunque il polo culturale per eccellenza grazie alla fondazione dell’Università nel 1361.

Oggi, quel passato regale rivive in un centro storico suggestivo, visitabile con una passeggiata adatta a tutti, racchiuso tra l’imponente fortezza viscontea e le sponde del fiume Ticino. Si parte proprio da Borgo Ticino, dove si lascia il camper, con le vecchie case colorate dei pescatori che raccontano di un passato recente in cui il fiume era il centro della vita economica, per i trasporti e per la pesca. Si entra in città attraversando il Ponte Coperto: con i suoi caratteristici portici e la cappella religiosa centrale, regala la vista più iconica sulla città. Il ponte è stato protagonista suo malgrado della storia recente: bombardato durante il conflitto mondiale, fu ricostruito fedelmente negli anni ’50.

Piazza della Vittoria è il cuore pulsante della vita cittadina, ideale per una sosta caffè seduti sotto i portici trecenteschi. Subito dietro la piazza emerge la maestosa cupola del Duomo di Pavia, una delle più grandi d’Italia. La cattedrale rinascimentale, alla cui progettazione parteciparono Bramante e Leonardo da Vinci, custodisce le spoglie di San Siro, patrono della città.
Proseguendo verso sud, si incrocia la splendida Basilica di San Michele Maggiore, capolavoro assoluto dell’architettura romanica. Qui la suggestione medievale è totale: in questo luogo venivano incoronati i sovrani longobardi e lo stesso Barbarossa nel 1155. La sua facciata in pietra arenaria, decorata con bassorilievi di mostri e figure umane, è iconica di quel tempo.
Ma non c’è Medioevo senza le caratteristiche torri, all’epoca dei Comuni simbolo delle famiglie che contavano in città. A Pavia le tre Torri Medievali sono in piazza Leonardo da Vinci. Pavia era detta “la città dalle cento torri”, che dà un’idea di come dovesse essere il paesaggio urbano un migliaio di anni fa.
Nelle vicinanze si incrocia la sede centrale dell’Università di Pavia, uno degli atenei più antichi d’Europa. Camminando tra i suoi storici cortili neoclassici sembra di sentire la voce di Alessandro Volta, Ugo Foscolo o Camillo Golgi, che qui erano docenti. Quindi è la volta del Castello Visconteo, la maestosa fortezza trecentesca voluta da Galeazzo II Visconti. Superato il fossato, l’ampio cortile interno introduce ai Musei Civici, che custodiscono capolavori scultorei longobardi e romani.

Non c’è Pavia senza Certosa

Prima di avventurarsi in altri percorsi, lasciando la città in direzione Milano, si raggiunge in una decina di chilometri la celebre Certosa di Pavia, presso la quale c’è anche l’area attrezzata per i camperisti.
L’intero complesso è una delle più belle testimonianze dello stile tardo-gotico italiano: uno scrigno di tesori d’arte. Molto più austere, ma è impossibile non curiosare, sono le 24 celle disposte a corona attorno al “chiostro grande” del convento, dove si rinchiudevano in clausura i certosini. Il “chiostro piccolo” è, invece, uno degli ambienti più spettacolari della Certosa, abbellito, al centro, da un prezioso giardino: era il fulcro della vita comunitaria dei frati.
La prima pietra della Certosa fu posata nel 1396 da Gian Galeazzo Visconti, da poco duca di Milano. Il Duca volle costruire la Certosa fra Pavia, dove risiedeva nel Castello Visconteo, e Milano, dove nel frattempo aveva fatto iniziare la costruzione del Duomo. La tomba di Gian Galeazzo Visconti si trova nella chiesa della Certosa, vegliata dall’affresco opera del Bergognone, raffigurante il duca mentre presenta alla Madonna il modello della Certosa: di sicuro non peccava in modestia. Ci sono altre tre opere del Bergognone: la famosa pala di Sant’Ambrogio, quella di San Siro e la stupenda Crocifissione.
Le opere che si ammirano nella Certosa sono il lavoro di quattro secoli, dal Quattrocento al Settecento, finanziati da infinite donazioni e lasciti dei potenti dell’epoca. Vale la pena fare attenzione, oltre alle opere più appariscenti, ai lavori in apparenza minori: intarsi, argenti e vetrate sono spesso opera dei migliori maestri del tempo. Ma la scultura più ammirata è il monumento funebre a Ludovico il Moro e a sua moglie Beatrice d’Este, capolavoro di Cristoforo Solari: la tomba è vuota. Nell’abside di sinistra un affresco di Bergognone rappresenta l’Incoronazione di Maria tra Francesco Sforza e Ludovico il Moro.
Lomellina, tra risaie e borghi sospesi nel tempo
A volte sembra quasi un paesaggio lagunare, ma dipende dalla stagione: come quando le giovani piante del riso sono inondate dall’acqua e il loro colore verde brillante risalta sotto i raggi del sole o si infiamma al tramonto. Altrimenti, dopo la raccolta, il giallo paglia si staglia all’infinito in attesa delle arature.
In qualunque stagione la si visiti, la Lomellina — questo lembo di terra chiuso tra le acque del Po, del Sesia e del Ticino — resta un luogo unico, dove è bello percorrere gli eterni rettilinei lunghi chilometri che fanno da argine tra un appezzamento e l’altro, incrociandosi mille volte con altre strade perfettamente dritte che portano a frazioni dai nomi sconosciuti o verso cascine imponenti i cui silos svettano come torri di un castello. E poi i borghi, distesi lungo la stessa strada che si sta percorrendo, con una fila di case a due piani a destra e una a sinistra, una chiesa e un bar con seduti ai pochi tavolini a bordo strada anziani con il cappello di paglia sponsorizzato da un’azienda di sementi o di mangimi, con le loro biciclette appoggiate ai muri. Borghi sospesi nel tempo.
Tra questi borghi, alcuni sono particolarmente pittoreschi:
- Breme, adagiato vicino alla confluenza tra il Sesia e il Po, dove si può visitare l’ex Abbazia di San Pietro con la sua cripta del X secolo, le sottili colonne e l’atmosfera raccolta
- Gravellona Lomellina, noto come il “paese dell’arte”: le sue vie sono un museo a cielo aperto dove i muri delle case sono decorati da affreschi, le cabine elettriche sono trasformate in opere pop e persino i pali della luce hanno le sembianze di matite colorate o gnomi
- Mortara, tappa storica della Via Francigena
- Il maestoso castello di Scaldasole e quello di Sartirana
Il culmine di questo itinerario non può che essere Vigevano, il “capoluogo” storico della Lomellina.
Dove sostare: area attrezzata in Corso Giuseppe di Vittorio.
Da qui ci si dirige verso il centro, dove si compie un vero e proprio salto nel Rinascimento più geniale. Vigevano è la materializzazione della “città ideale” teorizzata e progettata da Leonardo da Vinci e dall’architetto Donato Bramante, finanziati da Ludovico il Moro. Il tocco di Leonardo è impresso nell’armonia urbanistica, nel disegno e nelle proporzioni di Piazza Ducale, concepita come un sontuoso atrio d’ingresso al monumentale Castello Sforzesco. Leonardo fu anche protagonista dello sviluppo agrario di questa zona, studiando la canalizzazione delle acque e l’agricoltura, e concepì la città come un organismo vivo, dove la bellezza architettonica doveva sposarsi con la funzionalità geometrica.
Da vivere: i portici affrescati della piazza, la prospettiva della Torre del Bramante, il castello, le scuderie ducali e la suggestiva Strada Coperta. Poco fuori dal centro, la Sforzesca, la residenza agricola voluta dal Moro, conserva ancora il sistema di mulini e idrovie progettati da Leonardo.
Oltrepò, mondo “di vino”

Sembra quasi un grosso lembo di terra rubato all’Emilia, ma l’Oltrepò Pavese è il presidio lombardo sulla catena appenninica e scende piuttosto in profondità. Spesso ci si ferma nella prima parte, quella che è un vero distretto del vino. Un tempo per lo più dedito alla produzione di vini commerciali da grande distribuzione, oggi vanta un’offerta molto variegata di vitigni anche di ottima qualità.
Per non sbagliare si può seguire la Strada del Vino e dei Sapori dell’Oltrepò Pavese, che si snoda su circa 60 chilometri di colline, culla del Pinot Nero e di vini iconici come il Metodo Classico, il Bonarda e il Buttafuoco. Le occasioni per degustare, acquistare ma anche pernottare con il camper presso le cantine non mancheranno davvero.

Ma è anche terra di borghi di pietra arroccati e antiche abbazie:
- Fortunago, inserito nel circuito dei Borghi più belli d’Italia, un piccolo gioiello di pietra e cotto completamente restaurato, arroccato su un colle che domina la valle
- Zavattarello, dominato dal maestoso Castello Dal Verme, una rocca interamente in pietra che sovrasta la Val Tidone da uno sperone roccioso, circondata da un parco protetto e visitabile, guidati dalle storie di fantasmi e battaglie che ne animano la leggenda
- Varzi, centro nevralgico dell’alta Valle Staffora, con il suo nucleo medievale intatto tra strette vie porticate, torri e antiche cantine di stagionatura del celebre Salame di Varzi DOP

E poi i cammini
Il successo del cosiddetto turismo lento ha portato anche alla riscoperta delle antiche vie tematiche, degli antichi pellegrini, dei mercanti o dei condottieri che nel corso della storia sono calati sull’Italia. O semplicemente cammini naturalistici. Anche il Pavese ha le sue belle proposte:
- La Via Francigena, il celebre itinerario di Sigerico, l’arcivescovo di Canterbury che andò a Roma dal Papa lasciando un diario dove descrisse le 80 tappe del viaggio. Passa per la Lomellina, per Pavia e si inoltra tra le colline dell’Oltrepò e nell’Appennino come “Francigena di montagna”, ricalcando i passi dei monaci che viaggiavano tra la pianura e l’Abbazia di Bobbio
- Il Cammino di San Colombano, grande itinerario europeo che celebra il monaco irlandese e unisce le valli oltrepadane alla pianura
- La Via di San Martino di Tours, che attraversa il territorio pavese per ricordare il celebre santo della carità
- La Via dei Malaspina, variante della Via Francigena verso la Valle Staffora, che inanella i castelli e i possedimenti della storica famiglia nobiliare
- La Via del Sale Lombarda, che si sviluppa dall’antico borgo di Varzi: la storica rete di mulattiere utilizzata per il trasporto del prezioso elemento verso il mar Ligure
- La Via Verde della Battaglia, un corridoio naturalistico che unisce il centro di Pavia alla Certosa, attraversando i terreni del Parco Visconteo dove nel 1525 si consumò la celebre Battaglia di Pavia tra l’esercito francese e quello di Carlo V d’Asburgo
Naturale bellezza
Si può trovare un’oasi di natura intatta in un territorio agricolo come quello del pavese? Certamente, basta inoltrarsi nella fitta rete di sentieri del Parco del Ticino, l’area protetta che segue il corso del fiume e che accompagna per chilometri di boschi e brughiere percorribili in MTB.
Un punto di grande interesse è il Bosco Siro Negri, riserva naturale integrale che conserva la foresta planiziale originaria del bacino padano e le lanche del fiume, zone umide perfette per il birdwatching. E a proposito di uccelli, da non perdere in piena Lomellina, nel comune di Garlasco, l’Oasi LIPU Bosco del Vignolo: un paradiso per la biodiversità, uno degli ultimi lembi di foresta umida della pianura padana dove, tra risorgive e canali, nidificano aironi, martin pescatori e anfibi rari.
Dove sostare in camper: le aree attrezzate
- Certosa di Pavia — AA Certosa Park, SP 27 angolo Viale Certosa, parcheggio comunale con servizi a pagamento. Tel. 0382 936913
- Vigevano — Area Camper Vigevano, Corso G. Di Vittorio 48, a pagamento
- Torricella Verzate (Oltrepò) — piccola AA nel borgo, gratuita
- Menconico, Loc. Riva 33 (Oltrepò) — AA presso il ristorante “La tana del lupo”
- Pavia — Camping Ticino, Via Mascherpa 16 (campingticino.it)
- Pavia — parcheggio in Via XXV Aprile, sosta non attrezzata, gratuita
- Pavia — parcheggio in via Oriana Fallaci, sosta non attrezzata, gratuita


