Mentre alla fiera di Parma si svolge il Salone del Camper, la città e i suoi dintorni sono meta irresistibile da percorrere in lungo e in largo per un weekend (o più). Dalla montagna alle rive del Po, un tripudio di paesaggi diversi, cose da vedere e da fare e, alla fine, mettere le gambe sotto al tavolo.
Sazi alla meta
Volete una motivazione forte per dirigere le ruote del Van verso questa porzione di Emilia? Paesaggi stupendi e vari dalle rive del Po al crinale appenninico, mete storiche, curiosità, siti naturalistici, attività sportive.
E poi a tavola… Roba davvero da buongustai. Certo, la cucina tradizionale è la cosa più distante che si possa immaginare dalle tendenze vegan e salutiste in genere predicate in questa epoca. Qui il maiale è il re e viene celebrato in pompa magna soprattutto attraverso dei raffinatissimi salumi (Crudo di Parma, Salame di Felino, Culatello di Zibello, Spalla cotta di Roccabianca…).
Ma se si va in montagna nella zona di Borgotaro è il porcino il vero protagonista, mentre nella zona di Calestano, a Fragno, un discreto tartufo nero insaporisce le pietanze. Sui vini Parma non è granché: ci sono produzioni locali che stanno diventando interessanti, ma ci si affida volentieri ai vicini piacentini per il Gutturnio e al reggiano per il Lambrusco. Finiamola qui, altrimenti l’acquolina finisce per bagnare le pagine della rivista… Cominciamo allora a vedere cosa offre la provincia di Parma.
Una provincia, cento paesaggi
Restando in tema culinario, immaginate le province emiliane come pezzi di carne infilzati da uno spiedo. Lo spiedo, romanticamente, potrebbe essere la via Emilia fatta costruire intorno al 200 a.C. dal console Emilio Lepido, affiancata poi dalla ferrovia, e poi ancora dall’autostrada e infine dall’alta velocità. Il parmense, stretto tra il piacentino e il reggiano, si estende tra le rive meridionale del Po, fino allo spartiacque appenninico oltre il quale inizia la Lunigiana (potete leggere il nostro articolo qui), e arriva in Liguria attraverso il passo del Bocco, dal quale si sente già l’odore del mare essendo a soli 10 chilometri in linea d’aria da Chiavari (ma se volete andare a bagnare i piedi in acqua diventano una trentina e con molti tornanti).
Tappa in Appennino
La zona collinare e montuosa è dapprima dolce con boschi che si alternano a prati o campi coltivati a cereali, qui e là uno stupendo casolare di sasso e mattoni addomestica il paesaggio con suggestioni tipiche del centro Italia. Un paesaggio godibile soprattutto a maggio e giugno, quando il verde è al massimo della sua intensità. Salendo verso la montagna, l’Appennino si fa selvaggio. Boschi e ancora boschi di cerri, ontani, castagni interrotti dalle gole che scavano i fiumi Ceno, Taro, Baganza, Parma e Enza, con quest’ultimo che fa da confine con il reggiano.
Seguire a ritroso il corso di questi fiumi è già una buona idea per un viaggio nel paesaggio, con i loro letti ampi apparentemente quasi sempre in secca fatti da distese di ciottoli che poi si stringono diventando vivaci fiumi di montagna con anse calme e profonde alla base di roccioni, dove i pescatori cercano la loro giornata fortunata e in estate è bello fare il bagno e tuffarsi. Tra una valle e l’altra capita di inciampare nei Salti del diavolo, olofiti rocciosi che sbucano maestosi dal terreno per decine di metri e intorno ai quali nel tempo sono nate le più colorite leggende.
La montagna di Parma
Ma la parte più spettacolare è l’ampia fascia del crinale compresa tra il Passo della Cisa e il confine con il reggiano al Passo del Lagastrello: qui il territorio è tutelato in un sistema di parchi con diversi laghi glaciali spettacolari, specialmente in autunno quando il rosso delle foglie si riflette sullo specchio d’acqua. Tra questi, Lagdei si raggiunge anche con il van salendo da Corniglio o da Berceto verso il Passo del Cirone, con qualche limitazione in alta stagione per i camper durante i fine settimana. Lagdei è la base per numerose passeggiate, anche su un percorso attrezzato per passeggini o carrozzine per disabili motori. Una seggiovia, che però funziona saltuariamente, permette di coprire in tutto comfort i 250 metri di dislivello che portano al Lago Santo, da dove si raggiunge con una breve passeggiata il crinale.
L’area del crinale è luogo ideale per ogni genere di escursione, in estate, bellissima in autunno con i colori rosso e oro del fogliame che si riflette sull’acqua dei laghi, e in inverno, quando la neve copre i boschi e, ciaspole o sci di fondo ai piedi, si percorrono i sentieri dove è facile incontrare l’impronta del capriolo e, sempre più spesso, quella del lupo. Il re di questi sentieri è lo 00. Il doppio zero idealmente percorre tutto lo Stivale da nord a sud e in provincia di Parma passa grosso modo sul confine tra Toscana ed Emilia con vedute da un lato sul piano padano e sull’altro sul versante toscano.

Colline, castelli e Medioevo
Il paesaggio collinare e architettonico del parmense è semplicemente sorprendente. Dove meno te lo aspetti, villaggi, pievi, castelli richiamano a un medioevo particolarmente ricco di testimonianze. Fare un elenco completo dei siti di interesse è quasi impossibile. Consiglio semplicemente di esplorare lentamente, entrare nel centro di frazioni o piccoli comuni, guardarsi attorno. Così, per fare un esempio, se usciamo dall’autostrada a Fornovo Taro, passato il ponte sul fiume, entreremo a Fornovo, il cui duomo è una bellissima pieve romanica.
Torniamo verso il casello dell’autostrada e giriamo a sinistra verso Varano, località nota agli appassionati di motori perché ospita il circuito automobilistico e per il polo tecnologico motoristico: viene definita Motor Valley non per nulla. Prima di arrivare a Varano, fate caso alla frazione di Viazzano, resta un po’ defilata sulla destra, ma presenta un’architettura antica intatta. A Varano troverete il solito castello, ma per restare a bocca aperta spingetevi fino a Bardi: qui il maestoso castello richiede una visita approfondita, un vero tuffo nelle strategie difensive antiche e una posizione che permette vedute straordinarie sulla valle del Ceno.
Se invece da Fornovo salite verso il passo della Cisa, dopo una decina di chilometri una deviazione a sinistra vi porta rapidamente a Terenzo e a Bardone: anche in queste località ci sono suggestive tracce di Medioevo, bella in particolare la Pieve di Bardone. Il simbolo stesso dei castelli parmensi è però il castello di Torrechiara, sulla strada per Langhirano. Il suo profilo maestoso e fiabesco attira visitatori a frotte. A differenza del più austero castello di Bardi, quello di Torrechiara è talmente suggestivo fuori che rischia di deludere un po’ una volta all’interno. Ovviamente si tratta di un parere personale.
Fascino di pianura
Non tutti sanno apprezzare la bellezza della Pianura Padana. A onor del vero, l’intensa attività agricola industriale ha fatto di tutto per rendere la parte più fertile della Nazione turisticamente poco interessante: monocoltura di mais, meccanizzazione estrema delle lavorazioni che hanno portato alla rimozione delle antiche siepi o dei filari di gelso, immense stalle prefabbricate e silos in cemento hanno deturpato in massima parte gli antichi cascinali a corte chiusa che erano dei piccoli villaggi dove vivevano intere comunità.
La bassa parmense è stata in parte salvata da questo scempio grazie, anche, al Parmigiano Reggiano (del quale vi consiglio di fare scorta presso i numerosi caseifici con spaccio in cui vi imbatterete: ottima qualità e prezzi decisamente più bassi che al supermercato). Proprio così, il severo disciplinare che ne regola la produzione vieta di nutrire le vacche che forniranno il latte con insilato di mais fermentato. Di conseguenza il paesaggio agrario è ancora prevalentemente coltivato a foraggio e a cereali. Ci sono più alberi, siepi e strade sinuose dalle quali si scorge il profilo degli antichi borghi con alti campanili in mattoni rossi, le case basse con il tetto di coppi e, manco a farlo apposta, il solito castello.
Diciamolo chiaramente: l’autunno e l’inverno non sono il periodo più bello per apprezzare il paesaggio della bassa parmense, l’onnipresente nebbiolina può anche essere suggestiva, ma quando infittisce è una vera seccatura per chi guida. Eppure, potrebbe valere la pena dedicare una giornata ai suggestivi castelli che incontriamo, attraverso un percorso di una trentina di chilometri.

Un giro nella “bassa”
Idealmente potremmo uscire dall’autostrada a Fidenza per andare in direzione Soragna dove visitare la rocca dei Meli Lupi. Edificata nel 1385 con velleità difensive, nel corso del 600 è stata trasformata in fastosa residenza principesca (abitata ancora dalla famiglia Meli Lupi). All’interno mobili e arredi del primo periodo Barocco, pareti affrescate e, ovviamente, un fantasma. Proprio così, si tratta di Donna Cenerina, al tempo Cassandra Marinoni sposa del marchese Diofebo II Meli Lupi, assassinata insieme alla sorella Lucrezia dal cognato Giulio Anguissola nel 1573. Un delitto che fece scalpore, tanto da scomodare anche il Governatore di Milano: ma il delitto restò impunito e il fantasma della poveretta torna di quando in quando ad annunciare le disgrazie in arrivo per gli abitanti del castello. La Rocca si affaccia su un parco con piante secolari, laghetto e statue settecentesche.
Prossima tappa San Secondo passando dalla frazione di Carzeto dove c’è una celeberrima fontanella. Secondo la leggenda l’acqua che ne sgorga fa miracoli nel preservare la giovinezza: tanto vale riempire il serbatoio del van e tutte le bottiglie a disposizione. A San Secondo ecco la Rocca dei Rossi, altra potente famiglia della zona. Vale il tour delle sale per gli affreschi riportanti le gesta della famiglia Rossi nei secoli o la sala dell’Asino d’Oro che racconta il romanzo di Apuleio in 17 riquadri.
Fontanellato è la terza tappa. Il suggestivo borgo ospita la Rocca Sanvitale circondata da un ampio fossato, nelle cui acque vivono carpe gigantesche che fanno più paura dei fantomatici coccodrilli. Tra i tanti affreschi, lo straordinario ciclo del Parmigianino del 1524 raffigurante il mito di Diana ed Atteone. Nella “Camera Ottica” il Grande Fratello dell’epoca: un raffinato sistema di lenti e prismi, che consentiva di osservare segretamente la vita della piazza.
A tavola!
Bene, siamo arrivati all’ora di pranzo, il periodo invita a sedersi ai tavoli di un ristorante o di una trattoria dove gustare qualche tipicità. Non aspettatevi di spendere poco, i cappelletti sono fatti a mano, così come i tortelli di erbetta, e i salumi sono tutt’altro che dozzinali così come gli stracotti o i bolliti accompagnati da salse le cui ricette sono gelosamente conservate da ogni brava cuoca o cuoco. Il difficile, piuttosto, è trovare il posto giusto, visto che la giovane generazione di chef tende a proporre rivisitazioni spesso troppo azzardate.
Ma se non temete, per una volta, di affrontare la grassa e autentica cucina parmense, il consiglio è quello di sempre: in centro al paese andate al bar, avvicinate il solito gruppetto di anziani, magari offrite un bicchiere di Malvasia e chiedete a loro. Seguirà una breve e accesa discussione tra gli interpellati ma quasi sempre arrivano a un verdetto comune: un sistema molto meno manipolabile di Trip Advisor!

Informazioni e soste
L’itinerario descritto si snoda lungo la provincia di Parma e le località sono facilmente raggiungibili dalle autostrade A1 e A15. Ogni stagione in questa zona riserva sorprese per cui è un viaggio da poter pianificare quando lo si desidera e che può essere declinato per un weekend oppure prendendosela più comoda.
Camping Europa in Via Stradella 22 a Borgotaro; ad Albareto Area Tarolli in Frazione Gotra 63/A ; AA in Via Saragat 16 a Berceto; AA in Via G. Di Vittorio a Sala Baganza; a Bardone area camper in Largo della Pieve; a Soragna area sosta in Via Matteotti 11/A e a Fontanellato in Via XXIV Maggio.
W: emiliaromagnaturismo.it; turismovaltaro.it; parcoappennino.it; castellidelducato.it; parmawelcome.it


