Lunigiana in camper

Un angolo di Toscana bello e poco turistico: la Lunigiana. Borghi pieni di fascino, castelli austeri e misteriosi, infinite foreste, strade che si perdono in strette valli… Si raccomanda di esplorare palmo a palmo, meglio se non si programma un itinerario preciso.

Tra castelli e boschi

Per esplorare a fondo la Lunigiana è consigliabile essere disposti all’avventura. Ossia… ad affrontare qualche difficile incrocio con altri veicoli, a salire su strade di montagna per raggiungere villaggi arroccati, a sostare senza troppi comfort. Meglio ancora, avere una moto o scooter al seguito. E quei camperisti che hanno il van – quindi un veicolo più compatto e agile – non resteranno delusi della scelta fatta. Personalmente ho percorso le strade della Lunigiana in lungo e in largo per lo più in moto e con il furgonato, ma ho sempre visto colleghi camperisti con veicoli ben più impegnativi del mio in località dove non avrei mai giurato riuscissero ad arrivare…

Cartina alla mano, dunque, e si parte! 

Coordinate geografiche

Un accenno per inquadrare la zona che ci accingiamo a esplorare. Si tratta dell’angolo in alto a sinistra della Toscana, quasi un’enclave che dopo le Alpi Apuane si incunea tra Emilia e Liguria. In realtà la Lunigiana è un territorio extraregionale, nel senso che abbraccia, seppur marginalmente, anche porzioni di Liguria e ed Emilia. Amministrativamente è in provincia di Massa Carrara, ma l’impressione è di essere in un vasto entroterra ligure con influenze toscane ed emiliane… Insomma, la Lunigiana!

I più tra noi l’hanno attraversata sicuramente, magari distrattamente,  percorrendo l’autostrada della Cisa, tra Parma e La Spezia. I panorami, visti dall’autostrada,  lasciano intuire che siamo di fronte a un territorio piuttosto selvaggio, puntellato qua e là da borghi, dove il tempo sembra si sia fermato. Ma è inoltrandosi lungo le strade perpendicolari al Fiume Magra che da Pontremoli scorre verso il mar Ligure che scopriremo i luoghi meno noti al turismo di massa e affascinanti. Torrenti che formano gole avventurose da percorrere a piedi, scorci spettacolari sulle Alpi Apuane, sterminate distese di boschi di castagni e rovere e una infinità di borghi arroccati intorno all’immancabile castello medioevale.

Passeggiando fuori stagione per questi paesi non meravigliatevi se i pochi abitanti, per lo più anziani, vi guarderanno come marziani… In estate va un po’ meglio: arrivano i “villeggianti”, coloro che hanno una casa, spesso ereditata dai nonni e ripopolano nel tempo delle vacanze di suoni e gente vicoli e botteghe, piazze e osterie .  

Un libro, un paese 

Esplorando questi borghi non mancano le sorprese: per esempio Montereggio, borgo distante una quindicina di chilometri da Pontremoli o da Villafranca. Il paese è legato ad una antica tradizione libraia ed editoriale. Per secoli, con l’arrivo dell’estate,  gli abitanti di Montereggio si caricavano in spalla la gerla e partivano. Non per vendere fieno, carbone, castagne o gli altri poveri prodotti di queste terre ma libri, libri che qui stampavano e portavano fino alle città della Pianura Padana.

Tutto è iniziato quasi per caso mezzo millennio fa, quando  Sebastiano da Pontremoli, dopo aver imparato l’arte della stampa a Milano, tornò a Montereggio per iniziare la sua attività, poi seguita da altre famiglie del paese. Per farla breve, qui negli anni 50 nacque il celebre concorso libraio  “Premio Bancarella” e ancora oggi in estate si tiene la Festa del Libro, il cui unico limite sono le dimensioni del paese e della relativa capacità di accoglienza.

Il paese in sé ha la classica struttura di borgo sulla cresta di un monte: una strada centrale, le antiche case sui lati e in alto il palazzo dei Malaspina che ha integrato il più antico castello. Immancabile il monumento ai venditori di libri scolpito in un blocco di marmo di Carrara. Il parcheggio, non molto grande, è ai piedi delle mura. Più interessante la visita a Mulazzo, di cui Montereggio è frazione:  lo incontreremo sulla strada verso Montereggio. Un borgo perfettamente conservato e un passato culturale che la ricca casata Malaspina rese particolarmente vivace.  

Lunigiana
Equi Terme

Un salto alle terme?

Altra piccola perla nello scrigno segreto della Lunigiana è Equi Terme: mai sentita? Bene, è ora di scoprirla. Ci spostiamo dalla parte opposta rispetto Montereggio e Mulazzo. Andiamo verso le pendici delle Alpi Apuane, precisamente nella Valle del Lucido, un’area dove i borghi arroccati sulle cime sembrano chiamarci per offrirci suggestioni antiche e viste spettacolari sul candore marmoreo delle Apuane. Vinca (e il suo celebre e gustoso pane), oppure Monzone… Ma fare l’elenco completo è davvero un’impresa e facciamo rotta su Equi, alla scoperta delle sue terme e delle altre sorprese che ci riserva. La prima è un parcheggio dedicato ai camperisti in via della Stazione, con possibilità di carico e scarico delle acque.

Il paese è particolarmente suggestivo in quanto la sua tipica struttura medioevale sorge ai piedi del Pizzo d’Uccello, una severa parete rocciosa a ridosso della quale scopriremo, con una breve passeggiata, una ricca offerta naturalistica e paleontologica. Il Complesso Carsico e Paleontologico delle Grotte di Equi offre diversi percorsi di visita. Per i più scavezzacollo è possibile fare un percorso all’interno delle grotte, con imbragatura, ganci per camminare sui cavi, casco e torcia… E una guida che vi accompagna, ovviamente.  Non mancano nemmeno 200 metri di zip line per volare sopra il torrente…  I più tranquilloni, invece, potranno rilassarsi nel complesso termale. Le acque termo-minerali delle sorgenti di Equi che alimentano lo stabilimento termale, hanno caratteristiche  salso-solfato-alcaline, con temperatura di 24°C circa, fruibili nella piscina o attraverso diversi percorsi curativi. Sono in molti a calarsi in estate direttamente nel torrente che raccoglie le acque in uscita dallo stabilimento. 

Quelle statue fanno paura 

Simbolo stesso della Lunigiana, sono annunciate anche in autostrada dai cartelloni di promozione locale… Quelle teste a mezza luna eccitano la fantasia su chi fossero davvero gli antichi abitanti di queste terre. Ne sono state ritrovate un bel po’ di statue stele ma un gran numero sono state distrutte durante l’affermazione del cristianesimo ma anche nelle epoche precedenti. Il ritrovamento di questi blocchi di pietra è avvenuto un po’ ovunque, tranne dove dovevano averle collocate gli antichi abitanti, per la pessima abitudine di utilizzare qualunque pietra squadrata come materiale da costruzione. Comunque se ne sono recuperate una ottantina e una bella campionatura si può ammirare a Pontremoli nelle sale del Castello del Pignaro.

Sono pietre verticali alte circa un metro scolpite per richiamare le fattezze di uomini o di donne, talvolta armati. Lo stile si fa via via più complesso in quelle più recenti. Si riconosce lo sviluppo delle tecniche dal tempo del rame a quello del ferro. Sicuramente nel corso dei millenni è anche cambiato il significato spirituale di queste strane sculture, anche se la verità è che se ne sa davvero poco su chi le facesse e cosa rappresentassero veramente.

Lunigiana
Pontremoli

Se stiamo visitando il museo vuol dire che ci siamo fermati a Pontremoli, il cui centro strico merita una passeggiata. Risalendo verso nord è l’ultimo centro importante prima di inoltrarsi verso i passi montani del Brattello, della Cisa e del Cirone che portano in Emilia. L’importanza storica della cittadina è anche come tappa del pellegrinaggio lungo la Via Francigena, e ora che questa antica via ha riacquistato nuovo interesse per i pellegrini del 21esimo secolo, Pontremoli vede arrivare ogni giorno turisti per lo più con zaino in spalla e pronti a divorare piatti di testaroli al pesto nelle sue ottime trattorie.

Ma l’importanza di questo centro lo si nota passeggiando lungo la via principale sulla quale si affacciano importanti palazzi seicento-settecenteschi in contrasto con i segni ancora in bella mostra del suo passato medioevale, specie nei vicoli con i caratteristici archi in pietra per stabilizzare gli antichi edifici  Da vedere anche il Campanone oggi campanile ma al tempo delle rivalità tra Guelfi e Ghibellini era parte di una struttura che separava fisicamente i cittadini fan de papa da quelli che preferivano il potere temporale dell’imperatore. A pochi passi, nella stessa piazza, il sontuoso Duomo con facciata ottocentesca in stile neo-rinascimentale, con all’interno elementi di pregio ma che, francamente, non stupisce.

Si apprezzano, invece, i ponti medioevali costruiti in sasso con la caratteristica forma a schiena d’asino e che collegano le due sponde della Magra, le torri medioevali e quanto resta delle severe mura di cinta. Per una buona mangiata di piatti tradizionali della Lunigiana non si sbaglia entrando all’Osteria Bussé in piazza Duomo o alla Trattoria Pelliccia in Via Garibaldi. 

Luni, dove tutto ebbe inizio 

Facciamo un grande salto indietro nel passato percorrendo con il camper la strada verso il mare per andare a Luni, la città romana dalla quale ha preso il nome l’area che abbiamo esplorato. Luni non esiste, o meglio, esiste come territorio sparso di più frazioni, ma la “vera” Luni, non ce ne vogliano gli abitanti del comune di Luni, è un sito archeologico. L’accesso è da Via Appia 9 a Ortonovo (SP) e all’ingresso è presente un comodo parcheggio. Il nome lo si deve al culto della dea Selena-Luna. Ai tempi era una città portuale sulla foce della Magra, prima che cambiasse la morfologia della zona, tanto che il porto è ancora interrato.

La città era importante e al massimo del suo splendore contava 50 mila abitanti. L’importanza di questo porto lo si intuisce guardando lo sfondo marmoreo delle cave presenti. Da qui la preziosa pietra raggiungeva via nave Roma e le altre perle dell’Impero. Insomma una città fiorente e l’occhio attento alle tracce della storia ne riconosce la grandezza passata. Ll’anfiteatro appena fuori dalle mura, i bei mosaici dei pavimenti nella “domus dei mosaici”, i resti del tempio dedicato alla dea Luna, la grande “domus degli affreschi”.

Lunigiana
Luni

La visita si completa nel vicino Museo Archeologico Nazionale dove sono conservati i reperti deperibili trovati negli scavi. Luni nel 300 d.C. fu distrutta da un terremoto, fu quindi ricostruita ma di nuovo abbandonata perché poco difendibile al tempo delle incursioni saracene medioevali. Siamo arrivati al mare. Ora si tratta di scegliere se continuare con le visite, per esempio a Sarzana, andare su qualche spiaggia sul lato toscano o cercare una scogliera accessibile (e soprattutto dove il camper sia parcheggiabile) sul versante ligure. A voi la scelta.

Informazioni e soste 

La Lunigiana è una terra di confine tra Toscana, Emilia e Liguria. Si raggiunge da nord dalla A15, da sud e dalla Liguria dalla A12.

Equi: area attrezzata gratuita

Pontremoli: parcheggi per la visita

W: visitlunigiana.it

Testo di Alessio Gabbi

Articoli Correlati