Il Parco Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna, con le faggete Patrimonio Unesco, è luogo ideale per scoprire la natura in camper. Uno scrigno di tesori, dal punto di vista naturalistico ma anche culturale e storico.
Nel regno della Natura, sulle orme della Storia
Sono strade solcate dall’inizio dei tempi, sentieri e mulattiere che hanno visto le orme dei pellegrini che, da tutta Europa, partivano per raggiungere Roma. Le orme di santi e mistici che, di passaggio, hanno trovato su queste montagne il luogo perfetto in cui stare in solitudine e meditare. Le orme di poeti che, osservando la varietà di questi paesaggi e le manifestazioni della Natura, hanno saputo comporre versi di inimitabile bellezza. E soprattutto le orme di generazioni di popoli che su queste montagne e in queste valli hanno vissuto una vita fatta di lavoro e di contatto con la natura, vi hanno creato usanze e tradizioni portate avanti per secoli.
A tutte queste orme, lasciate sulle vie che formano una rete tra le montagne del Parco Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna, a cavallo di Emilia Romagna e Toscana, possiamo aggiungere le nostre di curiosi viaggiatori del XXI secolo.
Questa rete ci porta alla cascata dell’Acquacheta e al Castello di Poppi sui passi di Dante, all’Eremo di Camaldoli con San Romualdo e a La Verna con San Francesco. In uno dei borghi che punteggiano le vallate, dove lo stile di vita ha un ritmo lento e il sapore genuino dei prodotti del territorio. Oppure tra le rovine di un casale o di un mulino, dove si percepisce ancora la vita di chi se ne è andato.
Questa rete ci porta anche nel fitto delle faggete vetuste. nQui la natura fa il suo corso da millenni senza l’intervento dell’uomo. E la ricchezza è rappresentata da un ragno che tesse la sua tela, dal muschio che ricopre di velluto gli alberi, da un uccello che imbocca i suoi piccoli all’interno di un tronco cavo.
Ogni stagione regala un ambiente e permette un viaggio diverso. Dal paesaggio silenzioso ricoperto di neve che si può ammirare in inverno, si passa al risveglio della natura primaverile. E alla frescura che regalano l’interno delle foreste e le acque delle cascate in estate, per finire con le brumose nebbie autunnali, dove risuona l’inconfondibile bramito del cervo.
Inoltre questa zona è stata per lungo tempo, circa 500 anni, interamente sotto il dominio toscano. Duque anche nell’area emiliano-romagnola si può trovare l’eredità di questa appartenenza politica nella cucina, nell’architettura e nella lingua: un pezzo di toscana oltre confine, tanto che viene denominata Romagna toscana.
Di cascata in cascata
Il nostro itinerario comincia a nord, nel piccolo borgo romagnolo di Premilcuore, dal nome suggestivo e dall’origine misteriosa. Qui le case in pietra e le fortificazioni che rimandano all’epoca medioevale si confondono con le rocce e le pietre su cui scorre il fiume Rabbi; il verde più scuro del fiume si mescola a quello più chiaro del bosco. Un abbraccio della natura, dove il silenzio è rotto dallo scorrere ritmico dell’acqua e dai rintocchi delle campane.
Passeggiare nel borgo è piacevole, ma è nei dintorni che si può assaporare meglio tutto ciò che questo luogo offre. A pochi chilometri dal centro il percorso del fiume genera una spettacolare cascata dal suono roboante, che l’ha fatta battezzare Grotta Urlante. Fare il bagno in una delle pozze dall’acqua cristallina, per chi non ne teme la temperatura bassa, è una esperienza idilliaca.
Si può proseguire l’esplorazione raggiungendo altre cascate oppure fermandosi a Fiumicello al Mulino Mengozzi: attivo per secoli fino agli inizi degli Anni Sessanta, è stato ristrutturato e ora è di nuovo funzionante. Non solo testimone di un passato da non dimenticare, ma luogo dove scoprire la magia delle attività dei nostri avi, legate strettamente alla natura e al ritmo delle stagioni. La magia si sprigiona già dalla costruzione in pietra ai margini di un bosco e sulla riva di un torrente. Un bel luogo dove iniziare a creare un carnet de voyage, schizzando a matita e con i colori i contorni del luogo e facendosi ispirare le parole dalla quiete che si respira.
La cascata dell’Acquacheta e San Benedetto in Alpe
Ai margini settentrionali del Parco, percorrendo la SS67 che congiunge Ravenna e Pisa, vi proponiamo una deviazione di suggestiva bellezza sulle orme di Dante Alighieri. Il poeta passò in questi luoghi e trasse suggestioni per la sua Divina Commedia osservando la cascata dell’Acquacheta. Questa, con un balzo di 70 metri, si butta dalla Piana dei Romiti, in un ambiente dalla natura ancora oggi pressoché incontaminata: fermi, come a teatro davanti a un palcoscenico, la vista dell’acqua e il suo scroscio sono uno spettacolo della natura. La cascata si raggiunge abbastanza facilmente da San Benedetto in Alpe in un bel sentiero per circa una ora e mezza. Questo luogo, complice il silenzio e la lontananza dai centri abitati principali, fu scelto per la fondazione dell’Abbazia di San Benedetto in Alpe.
Sosta al Giardino Botanico di Valbonella
Amanti delle foto, questo è il vostro luogo. Fiori, piante, specie rare e protette, tutta la natura esplode davanti ai vostri occhi, qualsiasi sia il percorso, tra i tre disponibili, che avete scelto di percorrere. Un’oasi naturalistica e una tappa rilassante che spezza il viaggio. Apertura a fine aprile e chiusura a settembre, ingresso gratuito.
Tra prati, laghi e boschi
Ci sono luoghi che racchiudono molte storie, pur non conservando che poche tracce del passaggio dell’uomo. È il caso di San Paolo in Alpe, che si raggiunge dal piccolo borgo di Corniolo con una escursione di circa 5 chilometri. Arrivati sul pianoro si ha una bellissima vista sul territorio circostante, tra cui la Riserva del Sasso Fratino (che non è però accessibile), mentre la diga di Ridracoli rimane nascosta. Si passeggia tra questi prati che, in estate, sono adibiti a pascoli di bestiame e che sono punteggiati di vecchi edifici in rovina mentre, nel fitto della vegetazione, si scoprono ruderi di chiese. Basta sedersi sotto un albero per udire il vento scompigliare l’erba dei prati e le fronde. Chissà che porti anche qualche antica storia legata alla Resistenza partigiana che su questi prati combatté durante la Seconda Guerra Mondiale.
Nello scenario incantevole del lago a Ridracoli (che da Corniolo si raggiunge dirigendosi verso Santa Sofia di Romagna e poi procedendo sulla SP112) tutto ruota intorno all’acqua e ai boschi. Della prima si possono scoprire i segreti grazie all’Ecomuseo e ai suoi racconti e poi andando a esplorare il lago con gite in battello e anche in canoa. Suggestiva la camminata lungo la diga, che offre scenari mozzafiato da entrambi i lati. Tutto intorno al lago una serie di sentieri conduce all’interno dei boschi, dai più semplici ad altri più impegnativi. Si può anche prenotare una visita guidata con guide escursionistiche.
Se a Corniolo si prosegue invece verso ovest e la Toscana si giunge a Campigna. Si trova al centro di una foresta in parte naturale con faggi e abeti e in parte creata dall’uomo per la necessità di legname e quindi composta di abeti. Paradiso degli escursionisti, in ogni stagione la foresta si ammanta di una bellezza diversa e offre l’occasione di gite di diversa difficoltà e con diversi mezzi. Dalle proprie gambe alle biciclette fino alle ciaspole in inverno, dentro questi boschi il silenzio è rotto solo dal proprio respiro e dalle orme che lasciamo sul terreno.
Di pievi e di castelli
Scendendo da Campigna verso la Toscana il panorama è davvero bellissimo. Ampio su tutto il Casentino, è punteggiato di prati, pievi, castelli e piccoli borghi dalla vocazione artigianale, con alle spalle i monti dell’Appennino.
La prima tappa è al Castello di Porciano, che è stato restaurato e oggi presenta un’area museale che ne narra l’importanza storica. La torre in pietra a base quadrangolare, che si salvò da un terremoto a inizio Novecento grazie alla lungimirante messa in sicurezza del proprietario si staglia suggestiva nel panorama del Casentino.
Proseguendo si raggiungono i paesi di Stia e Pratovecchio. Il primo lega la sua importanza alla produzione della lana, di cui si può conoscere l’affascinate storia presso il Museo della Lana. La lavorazione della lana ha nella zona origini molto antiche e portò alla produzione del Panno Casentino. Una volta indossato solo da montanari e monaci, oggi ha invece un largo successo. A Stia vi è anche un Planetario che propone incontri e lezioni ma anche, nel periodo estivo, passeggiate notturne per l’osservazione delle stelle.
Vicino a Pratovecchio sorgono, a poca distanza l’uno dall’altro, il Castello di Romena, di cui si possono visitare i ruderi, maestosi e di grande fascino, e la Pieve di Romena. In quest’ultima, austera e silenziosa, da sempre vocata all’accoglienza dei pellegrini (tra i suoi muri in pietra trovarono asilo Dante e D’Annunzio, per citare i più noti), si può entrare per cercare qualche istante di pausa e tranquillità .
L’itinerario procede verso Poppi e il suo castello con una sala dedicata alla storica battaglia di Campaldini, e Bibbiena, città dall’impianto medioevale caratterizzata da palazzi signorili rinascimentali che ricordano il periodo storico in cui fu legata a doppio filo alla città di Firenze e alla famiglia De’ Medici.
Da qui si può raggiungere, tornando verso le montagne dell’Appennino, Camaldoli. Il monastero e l’eremo rappresentano uno dei luoghi ammantati di misticismo di questa parte di Toscana. Anche se non si è religiosi, è suggestiva e carica di emozione la visita al luogo che all’inizio dell’anno 1000 San Romualdo scelse come ritiro. Inserito in mezzo a boschi, che consentono bellissime passeggiate, ricordate che fu il santo a inserire nelle regole dell’ordine proprio la cura dei boschi. Testimonianza dell’importanza che già mille anni fa veniva data alla natura.
Immersione nel verde
Sia che si venga da Bibbiena o Camaldoli in Toscana, sia che si arrivi da Corniolo in Romagna e si prosegua verso Santa Sofia e poi Bagno di Romagna, le ultime tappe sono avvolte dal silenzio dei luoghi religiosi.
Badia Prataglia è ricordata per la abbazia che, fondata nell’Alto Medioevo, soccombette però di fronte alla potenza di Camaldoli. Ha in realtà una storia molto ricca legata alla produzione di oggetti in legno. Grazie alla presenza di boschi e foreste nel suo territorio, gli abitanti divennero ottimi artigiani e, approfittando della ottima posizione tra due regioni, commercializzarono i loro prodotti con successo. Badia Prataglia è anche luogo privilegiato di villeggiatura dal almeno un secolo. Ed è ora una tappa del Sentiero Italia del Cai, che attraversa l’Italia tra Alpi e Appennini, più di 7000 chilometri di bellezza.
Se volete potete percorrerne il tratto che conduce a La Verna, nei luoghi di preghiera di San Francesco tra faggi e abeti. Sono 13 chilometri che permettono di provare l’esperienza di un piccolo pellegrinaggio. Arrivare al Santuario a piedi, avvolti nel silenzio e nel raccoglimento di un luogo pervaso di sacralità , riserva un fascino del tutto particolare.
Informazioni e soste
Il Parco è accessibile dal lato Romagna attraverso l’autostrada A14 dall’uscita dei caselli di Faenza, Forlì e Cesena. Dal lato Toscana dalla A1 dai caselli di Barberino del Mugello, Firenze e Arezzo. Sul sito del Parco sono fornite precise indicazioni su come proseguire da questi punti stradali.
Si consiglia di informarsi preventivamente riguardo all’accessibilità delle strade, soprattutto in certi periodi dell’anno. Si ricorda che si tratta di strade di montagna per cui occorre prudenza. Prestare sempre attenzione anche per le visite ai borghi: in alcuni casi l’accesso ai centri presenta limitazioni, ma sono segnalati parcheggi limitrofi.
Sul sito del Parco sono segnalate le aree sosta camper. Qui di seguito trovate una selezione di campeggi, da contattare preventivamente per verificare eventuali chiusure.
-San Benedetto in Alpe: campingacquacheta.it
-Ridracoli: campeggio e area sosta presso Idro Ecomuseo
-Poppi: campinglapineta.net
-Camaldoli: campingcamaldoli.it
-Chiusi della Verna: campinglaverna.it
-Pratovecchio Stia: Camping Falterona (la nostra scheda qui)
Crediti fotografici: Depositphotos.com




