Parco Safari della Preistoria

Trento e il Museo della Scienza

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Itinerari nel Piceno

  • Acquasanta Terme, Castel di Luco
  • Tipico paesaggio collinare del medio Piceno
  • Ascoli Piceno, Piazza del Popolo
  • Ascoli Piceno, il loggiato in Piazza del Popolo
  • Veduta di Smerillo
  • Veduta di Petritoli
  • Marche area sosta attrezzata a Moresco
    Marche area sosta attrezzata a Moresco

Accattivanti strade di crinale, itinerari  poco conosciuti per “entrare” nel cuore del Piceno, graziosi borghi dal sapore medioevale e piacevoli panorami aperti su un mare di colline. Escursioni a piedi per ammirare in plein air le bellezze del territorio. Questi gli ingredienti degli itinerari nel Piceno.

Lo scopo di questo articolo è di offrire al camperista la possibilità di conoscere itinerari dettagliati in questo meraviglioso territorio Piceno. Per questione di spazio, abbiamo selezionato alcuni itinerari che pur non essendo esaustivi di tutta la zona, sono molto utili e possono essere presi quasi come un road-book. Grazie alle ricerche e alle informazioni avute da parte degli Uffici del Turismo locali, abbiamo completato gli itinerari e sono state realizzate, inoltre, alcune schede pratiche sulle possibili escursioni da fare. I percorsi sono stati scelti con l’intento di andare a scovare, anche in funzione delle strade e del paesaggio, quei borghi meno noti al turismo di massa, comunque attraenti.
L’itinerario è stato messo in pratica con ritmi e tempi che si prestano al gusto del viaggio, pertanto si raccomanda di pianificarlo, almeno cinque giorni prima di partire. Non ci sono periodi consigliati, poiché il territorio si sviluppa dal mare ai monti e si presta ad essere visitato in qualsiasi stagione dell’anno.

Fermo, una via del centro storico

Fermo, una via del centro storico

Il punto di partenza del nostro itinerario è Fermo, uno dei più caratteristici borghi medioevali del Piceno. Varcando le sue antiche mura si entra nel centro storico formato da un dedalo di viuzze, piazzette e antichi edifici. Dopo qualche ora trascorsa a visitare la città è il momento di mettersi in viaggio, si lascia alle spalle Fermo, scendendo verso la valle del Tenna, per poi risalire sulle prime alture, in direzione di Torre S.Patrizio e Monte S.Pierangeli. Da Francavilla d’Ete la strada (SP37) inizia a snodarsi lungo i crinali e il panorama è fin dall’inizio molto affascinante, grazie ai piacevoli scorci che si aprono sul morbido paesaggio collinare con in lontananza i Monti Sibillini.
Superati Montegiorgio e Monte Vidon Corrado, si arriva a Falerone un’altro grazioso borgo medioevale. Qui è consigliata una breve sosta per “perdersi” fra antiche case e viuzze acciottolate, che salgono molto ripide verso il centro del paese. Merita anche un colpo d’occhio il palazzo delle Loggette dei Mercanti, affacciato sulla Piazza Libertà, un’antica costruzione i cui portici, secoli fa, davano riparo ai pellegrini. Falerone inoltre, insieme al vicino Montappone, è stato fin dall’antichità il maggior centro per la produzione artigianale d’oggetti in paglia, tanto che quasi l’intera popolazione era dedita alla raccolta, selezione e lavorazione delle trecce, per realizzare soprattutto cappelli e borse. Oggi non è rimasto molto di questa tradizione ma, se si giunge a Falerone la seconda domenica d’agosto, si potrà assistere alla rievocazione della festa dei carri votivi del grano che, ornati nei modi più svariati, sfilano per le vie del paese.Smerillo, le mura
Da Falerone la strada (SP29) torna a scendere decisa verso la valle del Tenna fino ad arrivare a Servigliano, per poi risalire in direzione di S.Vittoria in Matenano, altro borgo medioevale adagiato in posizione dominante sulla cresta di un colle, fondato dai monaci Farfensi. Poco oltre, il percorso si fa ancora più tortuoso e, superando Montefalcone Appennino, si giunge infine a Smerillo. Arroccato sulla cima di una rupe strapiombante, questo piccolo borgo in pietra, immerso nella tranquillità e nel silenzio, offre vastissime vedute. Con una breve passeggiata si raggiunge la sommità dell’antica fortezza diroccata, che domina l’abitato e proprio da quassù si può godere il panorama che spazia tutt’intorno: dal caratteristico paesaggio ondulato delle colline, fino a scorgere in lontananza i maestosi Monti con le cime innevate fino a primavera inoltrata. Infine, chi ha voglia di camminare ancora un po’, può scendere nel sentiero della “Fessa”, all’interno del bosco di Smerillo, in una spaccatura nella roccia.

Verso Comunanza
Ripartendo da Smerillo un’altra discesa conduce a Comunanza, nel fondovalle dell’Aso.

Proseguendo verso Amandola, si svolta poi sulla provinciale subappennina (SP83) in direzione del grazioso borgo medioevale di Montefortino. Da qui la strada inizia a salire e poco dopo si trova la deviazione per il santuario della Madonna Dell’Ambro, il più antico delle Marche, costruito mille anni fa al termine della solitaria valle dell’Ambro. Poco oltre un’altra deviazione porta alle Gole dell’Infernaccio, raggiungibili con una escursione di mezza giornata. Proseguendo a mezza costa con la subappennina, si può notare lo scenario paessaggistico stavolta aperto sulle boscose vallate da una parte e sulla catena dei Sibillini dall’altra, un vero spettacolo.La Fessa, scorcio suggestivo
Superata la frazione di Isola di S. Biagio, si apre sulla destra una strada sterrata molto tortuosa che “scala” il versante del Monte Sibilla fino all’omonimo rifugio (1540 m. di quota). Quest’ultimo è raggiungibile a piedi o con una moutainbike oppure con mezzi a trazione integrale.
L’itinerario principale prosegue verso il borgo di Montemonaco, altro balcone panoramico sul Piceno e sulla catena dei Monti Sibillini, la quale vanta di avere cime oltre i duemila metri di quota. Fra queste c’è il Monte Sibilla da sempre avvolto da un alone di mistero e leggenda. Secondo l’antica credenza popolare qui avrebbe avuto dimora la Sibilla, una strega maliarda circondata da altre avvenenti compagne che, nel suo antro conosciuto oggi come la Grotta della Sibilla, prediceva il futuro e richiamava schiere di persone ansiose di consultarla. Da Montemonaco si prosegue sulla provinciale (SP83) in direzione di Montegallo e ci si trova fin dall’inizio a percorrere una bella strada che scende sinuosa con ampie curve. Raggiunta la località Pignotti si segue la deviazione per Foce. Superato Montegallo si continua a salire sulla strada provinciale SP 89 (Valfluvione) che si srotola alle pendici del Monte Vettore fino a raggiungere lo spartiacque. Giunti in quota, si può approfittare di fare una sosta gastronomica e visto che c’è la possibilità, perché non apparecchiare un tavolino all’aperto per ammirare un altro stupendo paesaggio? Con altre cento curve, si scende fino ad arrivare ad Arquata del Tronto un’altro caratteristico paesino, singolare per la disposizione ad arco degli edifici del centro storico e per la sua bella Rocca medioevale, abbarbicata sopra uno sperone di roccia. Proseguendo lungo l’antica via Salaria (SS4), dopo un paio di chilometri s’arriva al borgo di Acquasanta Terme.
A questo il nostro itinerario devia a destra per immettersi successivamente sulla SP 7 (Boscomartese). Si percorre in salita la sinistra orografica della valle e, oltrepassando il grazioso borgo di Paggese, si raggiunge Castel di Luco, altra vera perla di questo itinerario. Costruito sulla sommità da una solitaria rupe di travertino, un tempo era ritenuto un luogo sacro chiamato “Lucus” (ovvero il luogo della luce dove si celebravano riti pagani). Questo maniero, con le mura dall’insolito andamento circolare e con alla base le abitazioni dell’antico borgo, è particolare per la sua singolare forma e posizione. Laura e Francesco Amici, sono i discendenti degli antichi proprietari, che hanno voluto far rivivere quest’angolo di Medioevo. Così, superata la scala nella roccia che si arrampica verso il portone d’accesso, si possono esplorare i raffinati saloni d’onore, sapientemente trasformati in luogo di ristoro.
Lasciato Castel di Luco, si segue ancora l’unica strada, che con poche curve giunge in prossimità del Santuario di Arola. Qui dovete deviare per Arola seguendo un altro piacevole tracciato, che offre un ultimo bel colpo d’occhio al castello, per poi inoltrarsi sempre più tortuoso nel bosco. Più avanti una discesa ripida e delle curve a volte molto strette, che ci impegnano nella guida, ci conducono in un luogo fuori dal mondo: Villa Piedicava, una manciata di casette in pietra strette le une dalle altre, che formano un minuscolo borgo semidisabitato. Anche se il luogo è deserto, non sarà comunque facile trovare uno spiazzo per posteggiare il camper, specie se si sta viaggiando in gruppo, (meglio se ci si organizza dal Castel di Luco con mezzi alternativi). Con una bella passeggiata, di una decina di minuti, si giunge all’antico mulino ad acqua di Piedicava, risalente al 1700, l’unico della zona ancora perfettamente funzionante. Anche se oggi non è più in attività, contattando il sig. Ernesto, è possibile visitare anche gli interni, dove le stanze e gli arredi sono rimasti com’erano nel 1914. E’possibile anche scendere nella suggestiva stanza delle macine e poi ancora più in basso in quella delle pale, dove c’è l’instancabile “motore” del mulino. Ma l’emozione più grande è vedere come oggi il sig. Ernesto, così come faceva suo nonno, con pochi ed abili gesti, riesce a mettere in movimento, fra rombi e scricchiolii, tutto l’ingegnoso meccanismo delle macine vecchie di secoli.
L’itinerario riprende dal bivio per Arola continuando a salire sulla provinciale Boscomartese in direzione di S.Martino. Così, quasi senza accorgercene, s’arriva fino a mille metri di quota per poi ridiscendere, verso Morrice e Valle Castellana. Da qui la strada diventa più lineare e pianeggiante e lo sguardo non potrà non cogliere le sfumature dello specchio d’acqua del lago di Talvacchia, che nelle giornate di sole risplende fra la vegetazione. Si percorrono una decina di chilometri in completo relax, per poi giungere ad un altro gioiello medioevale, il borgo di Castel Trosino, ancora cinto da mura e temerariamente abbarbicato su uno sperone di roccia a strapiombo sulla valle del torrente Castellano.
Parcheggiato il camper, si entra a piedi in questo minuscolo borgo tutto in pietra, strade comprese, e varcando ancora oggi come un tempo l’unica porta, come per incanto i rumori si pacano e si gode di una tranquillità surreale.
L’ultimo tratto di strada infine scende rapidamente verso Ascoli Piceno e dopo essersi riposati delle fatiche della giornata ci si può concedere una piacevole serata fra le piazzette e le viuzze del suo centro storico.
La più importante fra tutte è quella di Piazza del Popolo, contornata da portici e palazzi rinascimentali messi in risalto dalle calde luci della sera. Lasciata alle spalle Ascoli Piceno, si prosegue lungo la Salaria Superiore (SS4), che s’inoltra veloce attraverso la valle del Tronto e, dopo circa 7 chilometri, si devia a destra in direzione di Comunanza, raggiungibile con la N° 78. Seguendo la Provinciale (SP 104) in direzione Ponte Ortezzano e superato l’abitato di Aso, si devia verso il borgo di Ortezzano, il quale è dominato da una svettante torre a pianta pentagonale. Si continua percorrendo le colline del Fermano dirigendosi verso Monte Vidon Combatte e Petritoli. Anche quest’ultimo paese medioevale merita sicuramente una breve visita soprattutto per vedere la Porta dei Tre Archi, chiusa fra due possenti torrioni.Moresco, la torre
Ma il vero “gioiellino” di questo ’itinerario è Moresco, classificato fra i borghi più belli d’Italia. Arroccato sulla sommità di un colle ed ancora completamente cinto dalle sue mura originarie, ancora oggi come un tempo si possono percorrere le strette vie, ammirare le antiche case in cotto, gli archi, le porte e la piazza triangolare dove salendo sulla possente torre, si ha l’ennesimo panorama a 360°.

ESCURSIONI A PIEDI

Escursione alle Gole dell’Infernaccio
• Tempo previsto: mezza giornata, con partenza da Montemonaco.
Questa profonda gola scavata dal torrente Tenna fra i monti Sibilla e Priora, è uno dei luoghi più scenografici della catena dei Sibillini e merita sicuramente una visita.

Per raggiungerla occorre deviare su uno sterrato facile e ben battuto (percorribile con qualsiasi camper) che si stacca dalla strada proveniente da Montefortino e prosegue per circa cinque chilometri, fino ad un parcheggio dove un divieto impedisce di proseguire. Dovrete perciò prepararvi ad una bella passeggiata, continuando sulla strada che scende attraverso un suggestivo paesaggio di montagne selvagge dalle pareti scoscese. Arriverete quindi in prossimità di alcune piccole cascate, note come “pisciarelle”, che sgorgano dalle fessure di una parete a strapiombo. Da qui la sterrata lascia il posto al sentiero vero e proprio che superato il torrente Tenna s’inerpica nella gola attraverso ponticelli, passerelle e tratti scavati nella roccia. Dopo circa un’ora di cammino dal parcheggio arriverete nella parte più affascinante. Circondati da uno scenario imponente, dove le pareti s’innalzano altissime stringendosi fino a lasciare una fessura di pochi metri, si percorre il sentiero che costeggia l’impetuoso e fragoroso torrente. Proseguendo un passaggio molto stretto e suggestivo fra le rocce fa da porta ad un nuovo ambiente più aperto. Da qui, chi ha buone gambe, potrà infine proseguire, fiancheggiando il letto del torrente, per l’Eremo di S. Leonardo e le sorgenti del Tenna.

Escursione al Lago di Pilato
• Tempo previsto: una giornata.

Quest’escursione a piedi, cui va dedicata un’intera giornata e che richiede un buon allenamento, vi porterà al Lago di Pilato, un grazioso specchio d’acqua d’origine glaciale incastonato in splendida posizione fra le montagne, a 2000m di quota, sotto la cima del Monte Vettore. Nelle sue acque gelide, che nelle giornate soleggiate risplendono come un gioiello fra le rocce, vive un microscopico crostaceo rosso (chiamato Chirocefalo del Marchesone) il quale, nei mesi estivi, tinge l’intero lago. Da Montemonaco proseguite verso la località di Tofe e da qui, prima attraversando un’ampia vallata e poi insinuandovi nei meandri di un suggestivo canyon, giungerete al piccolo abitato di Foce. L’asfalto termina in questo punto, ma chi ha un piccolo camper può proseguire ancora risparmiandosi un paio di chilometri a piedi, lungo un facile sterrato che attraversa il Piano della Gardosa. Un divieto d’accesso segna quindi la fine della strada e l’inizio del sentiero che in circa tre ore di salita vi condurrà al Lago di Pilato.

Escursione a La Fessa
• Tempo previsto: 1 ora.

È senza dubbio la principale curiosità naturale di tutto l’itinerario, una strettissima spaccatura – “Fessa” in dialetto- apertasi nello sperone roccioso a causa di un antico terremoto, su cui sorge il paese. Per raggiungerla si parte dalla Porta Nord del paese (nei pressi del ristorante Le Logge) seguendo il sentiero che scende a zig zag nel bosco e in breve si arriva all’ingresso segnalato della Fessa. Per alcune decine di metri si cammina in un ambiente davvero insolito, ovvero all’interno della roccia, insinuandosi, con un po’ d’inquietudine, fra due pareti che s’innalzano vicinissime dove anche i raggi del sole faticano ad entrarvi. All’interno ci sono ancora fossili risalenti al periodo Pliocenico e con (molta) fortuna potreste magari “scovarne” qualcuno. Molti di quelli rinvenuti qui, insieme ad altri, sono comunque custoditi nell’interessante Museo dei Fossili e dei Minerali, allestito nel centro di educazione ambientale di Smerillo. Infine usciti dalla Fessa il sentiero, proseguendo ancora nel bosco, risale fino alle mura della rocca.

Escursione a Le gole del Garrafo
• L’itinerario in numeri: giorni consigliati 5, percorso totale di km 333

Per i più avventurosi questa è un’escursione certamente da non trascurare. Inizialmente si presenta come una passeggiata molto tranquilla fattibile da tutti poi invece, per raggiungere le gole, occorrono stivali di gomma e caschetto speleologico, necessari per risalire il torrente Montagna; per questo vi consigliamo di rivolgervi all’ ASA, il Gruppo Spleleologico di Acquasanta, che oltre a fornire l’attrezzatura ( casco e stivali impermeabili) mette a disposizione anche una guida per visitare le gole in completa sicurezza. Per gli appassionati di speleo, l’ASA organizza corsi di vari livelli ed escursioni in grotta.

COSA MANGIARE

Agriturismo Oasi Belvedere
Ricavato dalla ristrutturazione di una vecchia casa colonica posta sul culmine di una collina, di fronte ad uno scenario che si apre a perdita d’occhio, l’agriturismo Oasi Belvedere mantiene fede al proprio nome. Circondati dalla natura e dal silenzio è quindi possibile rilassarsi, nonché apprezzare anche la buona cucina casalinga.
C.da San Rustico 49, Monte San Pietrangeli (AP)
www.oasibelvedere.com

Agriturismo Cittadella
Situato sulla sommità di un poggio panoramico, alle falde del Monte Sibilla e circondato da un folto bosco, l’agriturismo la Cittadella vi farà sentire piacevolmente un po’ fuori del mondo. La struttura è dotata di tutte le comodità, inclusa la piscina. La cucina è prettamente casalinga, a base di specialità regionali, combinati secondo tradizione: davvero gustosa. Inoltre, c’è la possibilità di pernottare con il camper nel parcheggio dell’agriturismo.
Presso Montemonaco.
www.cittadelladeisibillini.it

INFORMAZIONI
• Comunità Montana dei Sibillini. tel. 0736 844379 www.smerillo.com
• Ufficio Turismo Provincia di Ascoli Piceno. Tel. 0736 277924 www.provincia.ap.it
• Castel di Luco, visita su prenotazione, famiglia Amici tel. 0736 802319  www.casteldiluco.com
• Mulino di Piedicava, visita su prenotazione, Sig. Ernesto Angelini. tel. 0736 261503 o 0736 800004. Visita con offerta libera.

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