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Itinerario in Spagna per raggiungere la Fiesta di Alcoy

Tre giorni di festa immersi in un’atmosfera magica. È puro medioevo rivissuto con una celebrazione che non teme confronti per sfarzo di costumi, teatralità di azione e numero di figuranti. Che fra cavalieri e fanti, signori feudali ed emiri moreschi sono ben cinquemila, con tanto di spade e scimitarre, scudi e armature scintillanti, mantelli e turbanti coloratissimi. Processioni religiose, assedi e combattimenti, musica e fuochi d’artificio. “Moros y Cristianos” è una “fiesta” che si celebra da cinque secoli per ricordare una battaglia del 1276: è in programma dal 22 al 24 aprile 2018 nella storica città di Alcoy, un centinaio di chilometri di strada a sud di Valencia, in bella posizione a 500 metri di altitudine fra le aspre montagne della Sierra de Moncabrer.

El Paìs Valenciano
La “fiesta” cade in una stagione felice per apprezzare i paesaggi del Paìs Valenciano, che sfoggia in questa stagione le sue più belle fioriture.

Il nostro itinerario per Alcoy passa nell’interno, ci porta oltre i mille metri di quota e ci offre la vista di cittadine antiche e di bei castelli, edifici d’arte e bellezze naturali. All’origine di “Moros y Cristianos” c’è la lunghissima vicenda della Reconquista, quella serie di guerre alternate a pause di pace durata 774 anni, cominciata con l’invasione araba del 718 e terminata nel 1492 con la caduta del regno di Granata, ultima roccaforte dell’Islam in terra iberica. Non fu, come si direbbe oggi, uno “scontro di civiltà” fra Occidente e Oriente. Tutt’altro. Fu semmai un “travaso di civiltà”: i cristiani di Spagna, imbarbariti dopo secoli di dominio di Vandali e Goti, assimilarono i progressi della superiore cultura araba in tutti i campi del sapere e della tecnologia. Decisiva, quest’ultima, per la produzione di acciaio di altissimo livello per le armi con le quali gli spagnoli conquisteranno nel Cinquecento un impero mondiale. Non fu neanche guerra di popolo ma piuttosto un complicato confronto fra due aristocrazie guerriere. E se certamente la religione vi ebbe una parte centrale, è vero che spesso fu messa da parte. Grandi e piccoli “signori della guerra” lottavano contro i propri vicini, cristiani o musulmani che fossero, per ingrandire i propri domini, intrecciando alleanze che non tenevano conto della fede del partner. Perfino il più celebre dei condottieri cristiani, il mitico Cid Campeador dei poemi cavallereschi, combattè lunghi anni al servizio di emiri mori contro eserciti cristiani e nessuno si sognò di dargli del rinnegato. In tempo di pace i cristiani lavoravano senza problemi fianco a fianco con musulmani ed ebrei. La cacciata dei non cristiani dal suolo spagnolo, che ebbe conseguenze nefaste per l’economia, avverrà a Reconquista conclusa, dopo la trasformazione del regime feudale in una monarchia assoluta, bigotta e intollerante. Ad Alcoy cristiani e mori sono presentati oggi come contendenti di pari dignità cavalleresca, così come lo erano stati al tempo della battaglia. La celebrazione è in onore di San Giorgio per un particolare della battaglia che lascia un po’ perplessi gli storici. Perché considerano improbabile che lo scontro finale sia stato deciso dall’intervento sul campo di San Giorgio in persona, armato di tutto punto e sceso dall’alto dei Cieli in groppa al suo destriero. Ma la prosa degli storici cede il passo alla poesia della tradizione popolare. Così, alla fine della battaglia di Alcoy, un San Giorgio apparirà, luminosissimo nella notte, sul punto più alto del castello a proclamare la pace. Evviva.

La Fiesta

Moros y Cristianos

Tutti gli anni, la città si trasforma in un borgo medievale per celebrare la sua festa più importante. Il primo giorno si tiene la spettacolare sfilata in costume degli schieramenti dei mori e cristiani: i membri dei reparti di entrambi gli eserciti, con portamento regale e abiti lussuosi, marciano per le strade di Alcoy. Alla manifestazione, grande e imponente, prendono parte circa 5000 persone. Il 23 Aprile si svolgono i solenni festeggiamenti in onore di San Giorgio, mentre, il 24 Aprile si rappresenta la grande battaglia del castello, il monumento simbolo della città che si affaccia su piazza España. Fin lì si recano le truppe musulmane sperando nella resa dei cristiani, ma la richiesta è rifiutata e così scoppia una lotta furibonda che termina con l’occupazione della fortezza da parte degli arabi. Di pomeriggio l’esercito cristiano, tornato alla carica, riconquista il castello. Dopo aver inutilmente cercato di negoziare la resa degli occupanti, si scatena la lotta finale che si conclude con la sconfitta dei mori. Poi, a notte inoltrata, l’apparizione di San Giorgio mette fine ai tre giorni di festa fino all’anno successivo. Il patrono della città si mostra dal punto più alto del castello, in groppa a un destriero e scagliando frecce che, chi lo desidera, può tenere per ricordo.

 

Partire da Valencia per raggiungere Alcoy
Per raggiungere Alcoy da Valencia il percorso più interessante è offerto dalla strada 340.

Cocentaina

Cocentaina

Lasciata la città, si attraversa la fertilissima Huerta che fornisce frutta e verdura a tutta la Spagna e non solo. È una pianura costiera irrigata da un millenario impeccabile sistema di canali che risale al tempo del dominio arabo: nella sua sterminata geometria spiccano gli aranceti. La strada sale poi a Jàtiva, bella cittadina che conserva un aspetto antico, soprattutto guardandola dai due castelli eretti sulle vette del monte Bernisa. Una passeggiata lungo il Carrer de Montcada offre scorci pittoreschi di palazzi e fontane. Se si ha tempo, vale la pena di ammirare i bei dipinti delle chiese della Colegiada e di San Pedro. Un eccellente panorama sui dintorni lo offre il Castell Major, che in antico fu prigione di personaggi illustri. Lasciata Jàtiva, si entra in un paesaggio di rupi e vigneti e, scavalcato il Puerto (valico) de Albaida a 628 metri di altezza, la strada panoramica ci porta all’antica Cocentaina, protetta dalle sue torri medievali. Qui ci sono resti romani, mura e porta di epoca moresche, un quattrocentesco Palacio Condal. Sette chilometri ancora e siamo ad Alcoy che, a parte la “fiesta”, offre anche la possibilità di visitare il vicino Parque Natural del Carrascal de la Font Roja (Parco naturale della lecceta della Fonte Rossa): prende il nome dal santuario che ricorda una miracolosa apparizione della Vergine nel 1563. Sono 2500 ettari di montagna calcarea e concentra gli aspetti naturalisti dei monti Betici. I versanti settentrionali sono coperti dalla foresta ad alto fusto mentre, i versanti esposti a sud, presentano una rada steppa mediterranea ricca di piante aromatiche. In auto si arriva fino ai 1050 metri del santuario, da dove partono i sentieri naturalistici, che portano fino alle vetta più alta del parco, i 1352 metri della Sierra del Menador. La fauna comprende il coloratissimo ramarro ocellato, lungo fino a 80 centimetri.

Proseguendo per Alicante
Se vogliamo proseguire per Alicante, attraversiamo la Sierra de Carrascal al Puerto la Carrasqueta (1020 metri) dove conviene sostare per ammirare un panorama mozzafiato che spazia fino alla costa.

Alicante

Alicante

L’antico borgo di Jijona ci accoglie con il suo castello e la fama della sua produzione di torroni. Con una deviazione di una decina di chilometri a sud-est si raggiunge, a 700 metri di altitudine, la Cueva (caverna) de Canalobre, che offre un ricco assortimento di sculture naturali carsiche nella sua grande sala in pendenza lunga 150 metri. La strada 340 ci riporta sulla costa a San Juan e di qui, lungo la litoranea, raggiungiamo Alicante. Bella città moderna, offre l’occasione di passeggiare lungo la Esplanada de Espagna, un magnifico viale di palme lungo il porto, fiancheggiato da alberghi, ristoranti e ritrovi. Soprattutto d’estate è il centro della “movida” cittadina. A fine viale, si prosegue lungo il molo da dove si gusta un bel panorama della città, dominata dalla mole del Castillo de Santa Barbara, situato a un’altezza di 160 metri. Con una mezz’ora di cammino (o anche con l’ascensore a pagamento) si arriva al castello, e da lassù la veduta sulla città, la baia e la piana costiera fino alle alture è qualcosa da non perdere. Alicante non offre moltissimo come arte e storia: chi ama il barocco più esasperato per fantasia di ornamenti (stile “churrigueresco”) apprezzerà la facciata settecentesca dell’Ayuntamento (Municipio). Lì a fianco c’è la secentesca chiesa di San Nicolàs de Bari, interessante per i dipinti all’interno e per il bel chiostro. Il Museo Arqueològico espone fra l’altro pregiati reperti preistorici e iberici preromani.

Palmeral de Elche

Palmeral de Elche

Verso sud, a 23 chilometri da Alicante, c’è una delle attrazioni paesistiche più singolari di tutta la Spagna, l’immenso Palmeral de Elche, che conta 300.000 palme da datteri ed è stato dichiarato dall’Unesco patrimonio dell’umanità. La cittadina di Elche entra nel palmizio con le sue casette basse a tetto piatto che ricordano un oasi sahariana. Quasi inutile aggiungere che il palmizio è stato creato al tempo dell’occupazione araba: i Moros hanno voluto trasferire in Europa un pezzetto della loro Africa. Ci sono riusciti, o quasi. L’estate di Elche è in effetti la più rovente di tutta la Spagna tanto che i datteri arrivano a maturare: ma la loro qualità non è pari a quella dei datteri sahariani.
All’estrema periferia sud di Alicante, poco più di quattro chilometri al largo del Capo di Santa Pola, merita una gita in motobarca l’isoletta di Tabarca, che racconta storie di pirati e di pescatori genovesi. Nei secoli passati i pirati nordafricani facevano periodicamente di questa striscia di terra allora disabitata la base per le loro scorrerie contro i centri della Costa Blanca.
Nel 1768 re Carlo III di Spagna decise di fortificarla e la popolò con gente che i pirati li conoscevano bene: vi trasferì infatti 69 famiglie di pescatori genovesi riscattati dalla schiavitù in cui erano caduti quando l’isola che abitavano dal Cinquecento, la Tabarca originaria, al largo delle coste tunisine, era stata occupata dai pirati algerini. La loro storia è parallela a quella dei “tabarchini” trasferiti in Sardegna da re Carlo Emanuele III di Savoia e che hanno dato vita ai comuni di Carloforte e Calasetta, dove si parla ancora il genovese. Nella nuova Tabarca di Alicante si parla valenciano, ma i cognomi degli abitanti (Parodi, Pianello, Luccioro…) ne rivelano l’origine ligure. L’isoletta, che si raggiunge dal porto di Santa Pola, attrae molti visitatori soprattutto d’estate per la bellezza del paesaggio.

Rientro a Valencia
Per un rientro veloce a Valencia è consigliabile l’autostrada costiera A7. Se si ha tempo si può uscire per dare un’occhiata a qualcuna delle stazioni balneari e ai numerosi campeggi della Costa Blanca, anche in vista di un eventuale soggiorno estivo.

Valencia

Valencia

Nelle località costiere si possono fare acquisti di prodotti tipici e di oggetti artigianali di buona fattura. A metà percorso, all’altezza della zona panoramica di Cabo de la Nao, una sosta a Gata de Gorgos invoglia all’acquisto di simpatici oggetti artigianali fatti intrecciando canne, sparto e vimini. A Orba si producono pregevoli pezzi di ceramica. In ogni caso questo tratto del Levante spagnolo non ha una produzione di artigianato di qualità paragonabile a quella di Baleari, Siviglia o Toledo. Ma ad Alicante e naturalmente a Valencia si trovano comunque ottimi prodotti di tutta la Spagna. Valencia, terza città del Paese dopo Madrid e Barcellona, ha attrazioni tali da meritare un soggiorno prolungato. Città moderna con un cuore antico, vanta una Città delle arti e delle scienze, creata a partire dal 1996 nel letto prosciugato del fiume Turia: è un esempio impressionante di urbanistica e architettura contemporanea, opera dell’architetto valenciano di fama mondiale Santiago Calatrava. L’attrazione numero uno è il parco marino L’Oceanogràfic che occupa dieci ettari e conta 45.000 esemplari di animali appartenenti a 500 specie diverse. Suggestivo il suo tunnel sottomarino di 70 metri e il ristorante che offre l’occasione di mangiare sul fondo dell’oceano. Il cuore antico di Valencia è attorno a Plaza de Saragoza: da vedere la Cattedrale, eretta nel duecento, il grandioso e vivacissimo Mercato central, la vicina Lonja (Borsa) de la Seda del Quattrocento, dichiarata dall’Unesco patrimonio dell’umanità. E poi ancora monumenti, musei locali. Ma, anche se il tempo stringe, non si può lasciare Valencia senza aver gustato i suoi piatti tradizionali, nati della sua fertilissima Huerta e del mare che la lambisce.

COSA MANGIARE
I piatti tradizionali del Paìs Valenciano sono una varietà piuttosto pesante della cucina mediterranea. Alla base ci sono prodotti locali, in primo luogo riso e verdure, e poi carni, pesce, crostacei e molluschi delle lagune costiere e del mare aperto. Al primo posto la “paella valenciana”, tanto celebre quanto maltrattata e resa irriconoscibile man mano che, a partire dalla fine dell’Ottocento, conquistava il resto della Spagna e poi il vasto mondo. Gli ingredienti della versione originale sono riso, pollo, coniglio, fagiolini verdi, fagioli bianchi, pomodoro, olio d’oliva, zafferano, peperone rosso (non piccante) in polvere, sale, rosmarino, acqua. Nella Huerta la guarniscono con qualche chiocciola. In stagione sono ammessi pezzetti di carciofo, ma nient’altro.
Delusi per la mancanza di frutti di mare? Allora ordiniamo la “fideuá”, dove al posto del riso ci sono gli spaghetti e al posto delle carni ci sono pesce, calamari, una varietà locale di cozze e altri frutti di mare: per il resto è un piatto abbastanza simile alla paella. A fine pasto, ottimi gli agrumi regionali. Fra i dolci il torrone di Jijona a base di mandorle. Come bevanda analcolica la “horchada de chufas”, un’orzata di dolcichini, che sono i tuberi dello zigolo dolce, una pianta coltivata in terreno sabbioso da queste parti: va sorseggiata gelata intingendovi due biscotti lunghi, detti “fartons”.

DA VEDERE
Le cose da vedere sono davvero tante. Alcoy, dove si svolge la festa è un comune situato nella comunità autonoma Valenciana, nella provincia di Alicante al centro di una depressione (la hoya de Alcoy) circondata dalle montagne ai piedi della Sierra de Moncabrer e solcata da fiumi minori che si uniscono fuori dal centro urbano formando un unico fiume, il rio Serpis detto anche rio de Alcoy.
Benidorm, è la città turistica più completa del Mediterraneo. Già dalla primavera, il clima favorevole permette di godere delle splendide spiagge dalla sabbia fine e dorata della costa di Levante e Ponente. Vita notturna e locali di ogni tipo per cene indimenticabili e divertimento fino alle ore piccole.
Ad Alicante è suggestiva la passeggiata panoramica lungo l’Explanada, la visita al Castello di Santa Barbara, il quartiere di Santa Cruz e il Museo Archeologico.
Per chi ama il mare, da Denia fino a Pilar de la Horadada incontrerete un susseguirsi di magnifiche spiagge e le “calle”della Costa Blanca ideali per giornate di sole.
Immancabile una visita al complesso di arte gotica, rinascimentale e barocca di Orihuela.
Navigando fino all’isola di Tabarca o per la Marina godendo della bellezza del paesaggio si ricordano: Denia, Xàbia Teulada, Moraira, Calpe, Altea, La Vila Joiosa.
Esuberante la natura dei Parchi Naturali, della Font Roja ad Alcoy o del Peñón de Ifach a Calpe.
A mille metri di altezza accanto al mare, indimenticabili le escursioni a piedi per la Sierra di Bernia. Unici i pezzi di ceramica di Agost, Orba o Biar come gli oggetti di fattura artigianale in canna, vimini o sparto a Gata de Gorgos.
Ad Elx, piú di 300.000 palme occupano il piú vasto palmeto d’Europa dichiarato Patrimonio dell’Umanità. Per ascoltare le nostalgiche “habaneras” il casinò di Torrevieja sarà pronto ad ospitarvi dopo la visita delle saline e una tappa alle splendide spiaggie della costa.
Valencia merita una lunga sosta. La visita alla città inizia a Plaza Porta de la Mar, quindi si prosegue verso il quartiere di Sant Francesc, incontrando sul cammino il Palacio de Justicia, la sede dell’Universidad e il Palazzo de Dos Aguas, da visitare assolutamente anche in quanto sede del Museo Nazionale della Ceramica. Poco distante, nell’omonima e bella piazza si trova la sede dell’Ayutamento (Municipio) di Valencia. Il cuore pulsante della città è il quartiere del Mercat. Avvincente è qui il Mercato Central, costruito all’inizio dello scorso secolo e la superba La Lonja, uno degli edifici più belli della città, dichiarato patrimonio mondiale da parte dell’UNESCO. Plaza de la Virgen è invece il cuore architettonico di Valencia. Vi si trova il il bellissimo Palau de la Generalitat. Nella stessa piazza si trovano la Torre del Miguelete (simbolo di Valencia) e la Cattedrale de la Virgen de los Desamparados, principale chiesa della città. Poco distanti da vedere la Torres de Serranos e il Palacio di Benicarlò. Il quartiere della Seu, dietro la Plaza della Virgen, ospita la bella Cattedrale e il Museo de la Ciudad. El Carmen è il quartiere degli artisti di strada e della gioventù universitaria. È il posto giusto dove finire la serata.

SOSTA CAMPER
• Barcellona: Camping 3 Esstrellas: Carretera C-31, km. 186,2 (Autovía de Castelldefels)
08850 Gavà – www.camping3estrellas.com
• Sulla costa valenciana: sono numerosissimi i campeggi, molti aprono da marzo
• Valencia: Camping Coll Vert Spiagga di Pinedo. 46012-PINEDO Valenza (Spagna)
www.collvertcamping.com

Informazioni www.alcoyturismo.com

Nei dintorni: Sorprendente Terres de l’Ebre

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