Lucania: viaggio nel gusto

Capire una cultura dalla sua cucina tipica tradizionale è un esercizio interessante in tutt’Italia, ancor più in Basilicata. Terra di cerniera, dalla storia antica e dai prodotti eccellenti, è ancora oggi fuori dalle rotte del turismo di massa e capace di offrire agli equipaggi un’esperienza vera e toccante, papille gustative comprese: pronti per un viaggio nel gusto in Lucania?

Lucania da amare

Lucano non è il nome proprio di un popolare liquore amaro che dagli schermi e dalla carta stampata ha contrassegnato un piccolo pezzetto dell’immaginario alcolico nazionale. È un aggettivo che pertiene alla Basilicata, angolo del Mezzogiorno d’Italia compreso tra due mari e “tagliato fuori” dalla narrazione stereotipata del nostro Sud, come sempre a trazione siculo-campana con il recente ingresso della Puglia come luogo trendy nel quale trascorrere le vacanze estive.

Lucano deriva dal nome degli antichi abitanti di queste zone, i lucani, popolo piuttosto oscuro, dedito alla pastorizia, sottomesso da Roma e romanizzato… ovvero la loro cultura si stemperò in quella del potente dominatore, svanendo. Oggi, oltre alle tante vestigia archeologiche che punteggiano la Basilicata e che testimoniano la storia antica, tracce importanti del passato rimangono nella cultura popolare e, soprattutto, nella cucina, l’espressione più diretta, tramandata dalle generazioni in un flusso continuo e ininterrotto nei secoli.

Oggi guardare alla Basilicata dal punto di vista dei suoi prodotti tipici, e delle ricette di una cucina povera e contadina, significa per il viaggiatore curioso che l’attraversa scoprire qualcosa dell’antico e poco noto passato, con nomi che tradiscono le tante influenze storiche, un po’ come in tutto il Mezzogiorno, e la sua cultura mediterranea come crocevia dei popoli. Viaggiare su e giù per la Basilicata significa immergersi in paesaggi meravigliosi, godendo della sincera ospitalità locale, lontani dalla pazza folla delle riviere più conosciute, per scoprire un’Italia minore ma più vera e genuina.

Un consiglio di carattere generale: se partite per la Basilicata lasciate uno spazio di stivaggio vuoto per gli acquisti, per riportare nelle vostre città un assaggio-souvenir della ricchissima gastronomia lucana che non finirà mai di sorprendervi, di paese in contrada.

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Grappoli di vitigno Aglianico

Vino vulcanico

Uno dei prodotti più conosciuti della Basilicata è il vino Aglianico, portabandiera della tradizione enologica locale e della sua storia millenaria. Secondo gli studiosi il nome del vitigno-vino sarebbe una storpiatura di “ellenico”, ossia proveniente dalla Grecia. Proprio i greci avrebbero introdotto quest’uva rossa che qui, in particolare nell’entroterra collinoso dell’area del Vulture, un antico vulcano ormai spento, avrebbe trovato il suo habitat ideale. Aglianico del Vulture è la denominazione ufficiale di questo vino oggi, protetto dal marchio Doc dal 1971 e prodotto nella provincia di Potenza. Citato dai Romani, amato nelle corti antiche, questo rosso da invecchiamento esprime al meglio il suo carattere dopo una maturazione piuttosto lunga e si rivela morbido e alcolico, adatto ad accompagnare la ricca cucina locale, i ragù, le carni, la selvaggina, i formaggi stagionati e i salumi che certo non mancheranno sulla vostra tavola nelle puntate gastronomiche lucane.

Cuore della produzione di Aglianico è Rionero in Vulture, centro agricolo dalla lunga e travagliata storia: una visita al produttore Cantine del Notaio (cantinedelnotaio.it) permette di immergersi nel significato di questo vino per le tradizioni locali. Particolarmente impressionante il sistema di cantine sotterranee scavate nel tufo che già dal 1600 ospitavano la maturazione in botte del rosso nettare di Bacco. Da una sorta di piazzetta ipogea centrale si irradiano le singole “stanze” laterali, a forma di ferro di cavallo e con un sistema per il deflusso delle acque piovane. Disponibili a visite guidate con tour e relativi assaggi, scendendo nelle umide e sempre fresche grotte sotterranee è possibile toccare più da vicino quanto questa antica cultura enologica abbia contribuito a creare e rafforzare un’identità lucana e oggi sia ancora importante in tempi nei quali il vino è un prodotto passepartout esportato e apprezzato in tutto il mondo.

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Rionero

Città cattedrale

Fatta la scorta di Aglianico, ma anche di altri vini locali con interessanti bianchi spumantizzati che rinfrescheranno le serate passate lungo la costa jonica, è tempo di muoversi e di visitare Acerenza, la città cattedrale, considerato uno dei borghi più belli d’Italia con il suo sviluppo verticale arroccato sulle pendici di un colle a oltre 800 metri di altitudine e dalla forte impronta architettonica ecclesiastica. La ripida salita che porta nel centro storico non è adatta a un veicolo ricreazionale, ma una volta giunti in cima la vista ripaga di tutte le fatiche, spaziando su tutta la valle del fiume Bradano.

Curiosità culinarie

Acerenza è anche terra di lagane, sfoglie di farina di grano duro e acqua introdotte localmente dai greci e considerate, sotto certi aspetti, progenitrici della pasta. Qui sono condite con spezie e vino cotto, in un cortocircuito tra primo piatto e dessert, ma in tutta la Basilicata si sprecano i condimenti differenti, tra ragù di vari tipi e ortaggi.

Un’altra curiosità lucana legata alla tavola riguarda la salsiccia. Qui, appunto, i romani impararono l’uso di insaccare le carni macinate dando vita alla “lucanica” che poi divenne la luganega che ancor oggi conosciamo. Il più antico documento scritto che riguarda la cucina della Basilicata è della prima metà del 1500, ma solo nel XVII secolo gli Spagnoli introdussero in questi luoghi le specie orticole che portarono dalle Americhe, in primis pomodori, fagioli e peperoni. Proprio questi ultimi trovarono un habitat ideale e divennero ben presto uno dei prodotti tipici lucani, uno dei capisaldi della cucina locale.

Ancor oggi le ricette a base di peperoni “cruschi”, una varietà dolce e a basso contenuto in acqua, punteggiano i menu di tanti ristoranti e trattorie lucane dedite alla cucina tipica, in particolare come condimento della pasta. Gli abitanti della Basilicata possono essere considerati dei veri “pasta lovers”, visto che da queste parti se ne consumano 42 kg anno pro capite, il doppio della media nazionale che si arresta a 24 kg a testa. Sarete stupefatti dall’incredibile varietà di formati differenti che entrano nelle varie ricette: provarne il più possibile è una sfida da accettare!

Tra mare e storia

Se l’entroterra è luogo della scoperta della cultura rurale, le coste della Basilicata permettono un’esperienza marina di livello, senza troppi stress per noi camperisti. Parliamo di coste, al plurale, perché la Basilicata ha lo sbocco su due mari: il Tirreno, con un affaccio di 32 chilometri tra Campania e Calabria, e lo Ionio più a est. Proprio quest’ultima zona, con i suoi spazi più ampi e con le spiagge sabbiose, meno inclini a una massiccia pressione turistica anche nei periodi di maggior affluenza, garantisce più tranquillità agli equipaggi dei veicoli ricreazionali che amano la vita di mare e i suoi riti e ritmi lenti, in pieno relax.

Maratea

Più movimentata Maratea, località che si affaccia sulla costa tirrenica, con il suo centro storico labirintico dominato dal Monte San Biagio con la sommitale statua del Cristo Redentore, come una Rio de Janeiro in scala minore, che attira turisti e visitatori anche per una vita notturna che si svolge nei pressi del porto, con ristoranti e locali. Naturalmente anche Maratea ha una forte impronta ecclesiastica tanto da essere definita “città delle 44 chiese”, mentre tutta la zona circostante, fatta di calette e discese al mare, evoca giornate assolate in spiaggia o gite in gommone per bagnarsi in luoghi poco affollati.

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La costa di Maratea

Costa ionica

Sull’altro versante di questo “Basilicata coast to coast” (la citazione del film di Papaleo è obbligata quando si scrive di questa regione) lo Ionio ha ritmi più rilassati. Perla “mondana” di quest’angolo di Basilicata è Policoro Lido, con i suoi localini lungo la spiaggia. Ma l’offerta ai vacanzieri non si esaurisce qui, comprendendo sport e cultura, magari con una pedalata nella pineta o una visita ai musei archeologici che riuniscono reperti di varie epoche. Anche Metaponto ha questa duplice anima, località famosa per il suo parco archeologico, testimonianza della presenza greca in zona, ma anche località marina tradizionale, tra struscio serale e cena coi ristoranti affacciati sul lungomare. Sia che scegliate il montuoso e fertile entroterra, sia le coste con la loro dimensione più raccolta, la Basilicata non tradirà mai il suo Dna di luogo di accoglienza, soprattutto per tutti coloro che con curiosità si approcceranno a questo territorio.

La Gioconda in Basilicata?

Tra i tanti misteri che avvolgono il capolavoro di Leonardo esposto al museo Louvre di Parigi, l’identità della modella dal sorriso enigmatico rimane uno dei più affascinanti. Secondo lo storico russo Merezkowskij, la Gioconda si chiamerebbe Lisa Gherardini e sarebbe stata sepolta a Lagonegro perché colpita da malore mentre era in viaggio col marito di ritorno in Toscana dalla Calabria nel 1506. Leggenda o realtà?

Terra di acqua

Secondo alcune stime, la Basilicata deterrebbe il 30% delle risorse idriche nazionali, un bacino di estrema importanza in un Mezzogiorno sempre più assetato. Tra le fonti, molte delle quali imbottigliate e vendute da gruppi industriali in tutt’Italia, le acque effervescenti naturali, cariche di materiali di natura vulcanica.

Informazioni e soste

Itinerario percorribile tutto l’anno, la Basilicata offre ancora scorci lontani dai flussi turistici di massa. Solo in alcune zone (costiera tirrenica) è possibile trovare difficoltà legate al traffico durante il mese di agosto e nelle festività. Attenzione alle strade strette e, talvolta, con forti pendenze: i possessori dei mezzi più grandi dovranno verificare in loco la percorribilità. Sulle strade secondarie, specialmente nelle zone montuose, è possibile trovare presenza di animali.

Si consiglia di verificare sempre l’apertura delle strutture.

Ad Atella, vicino a Rionero nel Vulture: Camping Parco Naturale Europa.

Ad Acerenza: Area sosta camper in Via Antonio Gramsci, ampio parcheggio senza servizi.

A Maratea parcheggio in Via Santavenere.

A Policoro AutoGManolio: area sosta camper.

Al Lido di Metaponto, Camping Village Internazionale.

W: basilicataturistica.it

 

Testo di Davide Bernieri

 

 

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