Il Castello della Pietra, nell’entroterra ligure, è una fortezza in equilibro su una valle remota e sfida il visitatore alla conquista più ardita.
Nel nido dei rapaci
La strada provinciale 8 si insinua in una stretta valle incappucciata di verde dove scorre, sinuoso, il torrente Vobbia, mentre in alto il cielo si ritaglia una fetta di spazio, che si allarga e si restringe a seconda del movimento delle curve disegnate dalla strada. Lo sguardo rimane catturato dalla (quasi) totale assenza di presenza umana: qualche cartello arrugginito, qualche casa che sembra abbandonata da tempo, qualche sparuta auto che viaggia in senso opposto. Chiudendo per qualche istante gli occhi, potremmo sostituire le ruote del camper con le gambe di un cavallo, l’asfalto con uno sterrato che si perde nella vegetazione, e il salto in un tempo passato sarebbe fatto.
Queste colline, linea di separazione naturale e nello stesso tempo di unione tra la costa ligure e l’entroterra padano, non dovevano essere così diverse secoli fa, quando erano luogo di continuo passaggio di uomini, commercianti, soldati, pellegrini, che si spostavano lungo la via del Sale e la via Postumia. Per questo l’apparire improvviso di un edificio antico non deve suscitare troppo stupore: un presidio tra queste valli aveva una grande importanza per la sicurezza e la tutela del territorio. Ciò che lascia a bocca aperta, dunque, non è la sua presenza, solitaria opera dell’uomo in mezza a una natura selvaggia, ma la sua posizione stretta tra due spuntoni rocciosi.
A guardarlo dal basso il Castello della Pietra sembra sfidare la forza di gravità e rimanere in un eterno e precario equilibrio tra i due lati che affacciano sui versanti della valle. La prima domanda non è come raggiungerlo ma se si supererà la sensazione di vertigine che coglie già dal basso, mentre si cerca il giusto punto di osservazione tra una curva e l’altra della strada, nel tentativo di cogliere l’effettiva portata della costruzione di un simile ardito edificio.
Tracce di storia
Della sua storia, questo castello è parco di informazioni, come se tra le mura in pietra, protette da altra pietra, si nascondessero segreti, si custodissero misteri. Eretto in un qualche remoto anno del Medioevo, probabilmente intorno al 1000, è passato tra le mani di nobili famiglie genovesi finché a fine 1700, con il termine dell’epoca dei feudi imperiali, fu abbandonato. Donato poi, dopo quasi due secoli, al comune di Vobbia dall’ultimo proprietario, fu sottoposto a un lungo restauro prima di poter essere aperto al pubblico, all’interno dell’area del Parco Naturale Regionale dell’Antola.
Lasciato il mezzo in un piccolo parcheggio ricavato tra le rocce, si prosegue per un breve tratto lungo la provinciale fino all’ingresso dell’itinerario: il percorso per arrivare all’entrata del castello dura una ventina di minuti all’interno della fitta boscaglia, inerpicandosi in una salita che può far rimpiangere di non avere le ali. In realtà la frescura delle piante, i tavolini da pic nic e il silenzio invogliano a prendere il percorso con le giuste cautele e non come un cavaliere medioevale all’assalto del castello. L’unico modo per affrontarlo è regalarsi una esperienza in una natura dalla ricca biodiversità, dove i silenzi sono rotti da fruscii nel terreno e da cinguettii sui rami; dove il verde che sembra avvolgere tutto è, a un occhio attento ai particolari, punteggiato di piccoli fiori e tra i rami si aprono piccoli squarci sul cielo.
La fortezza
Appena il paesaggio si apre anche sulla fortezza, si stenta a capire quale sarà, tra le piccole aperture che sembrano adatte giuste a un nido di rapaci, quella che accoglierà il visitatore. Infine, quando si entra – e per farlo sembra di sfidare la forza di gravità – e con un ultimo sforzo di sale la ripida scala che porta ai piani di visita, allora l’effetto di vertigine si smorza e sembra di trovarsi in un castello medioevale dei più classici, dove i muri parlano di epoche ormai fuse tra loro, dove si fa difficile distinguere tra la pietra più vecchia e quella più nuova, dove cisterne per la raccolta dell’acqua e camini per il riscaldamento dei saloni narrano di storie di vita quotidiana, di esigenze basilari di chi qui ha davvero vissuto.
Davanti al visitatore si aprono piccoli pertugi sui muri, dove l’orizzonte non riesce ad aprirsi un varco ma rimane ridotto sulle colline più vicine, smorzando l’inquietudine della salita nel bosco, e poi scalinate che sembrano volersi inerpicare fino al cielo e che si “fermano” al torrione: qui finalmente l’occhio può inebriarsi di una vista più ampia, mentre la prospettiva torna a capovolgersi in quella sensazione di precarietà che un luogo così in bilico tra due rocce trasmette. Un po’ come dovevano sentirsi gli uomini in quei secoli bui dove nulla era certo, e allora si cercava di trovare un riparo. Il più in alto possibile.
Il Sentiero dei Castellani
Un suggestivo percorso alternativo è quello che conduce a piedi al castello a partire da Vobbia: 4 km circa di immersione nella storia del luogo alla scoperta di antiche produzioni del carbone da legna e dell’utilizzo del castagno, circondati da un paesaggio che riesce a trasmettere una vibrante emozione.
Informazioni e sosta
Il Castello della Pietra si trova lungo la SP8 che da Isola del Cantone (uscita autostrada A7) porta a Vobbia, in provincia di Genova. Il parcheggio è piccolo e più adatto a un van e a un camper di lunghezza inferiore ai 7 metri. La strada per raggiungere il castello è in salita ma può essere percorsa anche da chi non è allenato, mentre non è adatta a carrozzine. La visita al castello, guidata, si effettua tutte le domeniche e festivi da aprile a ottobre a orari programmati. Nel 2025 apertura fino al 26 ottobre. Per ogni informazione e prenotazione è preferibile telefonare ai numeri indicati sul sito.
Area camper presso il Serravalle Outlet, uscita A7 Serravalle Scrivia.




