Patrimonio Mondiale dell’Umanità dal 2015, il Castello della Zisa è un gioiello di Palermo che risale al XII secolo e costituisce una delle più belle testimonianze della presenza normanno-araba in Sicilia. Se siete in vacanza in Sicilia, non perdetelo. E se state pensando a una vacanza sull’isola, ideale come meta autunnale, segnate questa meta come imperdibile!
Le origini
Il Palazzo della Zisa è un piccolo gioiello che già da solo vale la visita a Palermo. Concepito durante la dominazione normanna in Sicilia, deve la sua fondazione al re Guglielmo I d’Altavilla, ma venne concluso soltanto sotto il regno di Guglielmo II, intorno al 1170. All’epoca, sorgeva fuori dalle mura di Palermo e, grazie alla sua posizione tranquilla e immersa nel verde del grande parco reale di caccia del Genoard, fu la residenza estiva preferita dai re e dalla loro corte per il riposo e lo svago.
Come altre residenze reali, venne realizzato in pietra arenaria alla maniera araba da architetti e maestranze di origine musulmana, che presero a modello i palazzi dell’Africa settentrionale. I sovrani normanni, subentrati agli emiri arabi nella dominazione dell’isola, erano infatti fortemente attratti dalla cultura dei loro predecessori. Tanto da emulare le loro residenze ricche e fastose e persino la vita di corte con tanto di cerimonia e costumi arabeggianti.
Il palazzo risulta così un suggestivo connubio di arte e architettura normanna con il gusto decorativo arabo, a testimonianza di quanto fossero ancora forti i legami tra i due popoli, e prende anche il nome da un termine arabo, al-Azîz, “il glorioso” o “lo splendido”, vocabolo che si trovava nell’iscrizione a coronamento all’edificio. Era infatti uso islamico attribuire un nome agli edifici civili più importanti, in modo da contraddistinguerli. Anche il parco del Genoard deriva dall’arabo e significa “paradiso sulla terra”.
Il castello dei diavoli
Il Palazzo della Zisa si presenta con una forma rettangolare, suddivisa in tre ordini orizzontali corrispondenti ai tre piani. Le sale al piano terra erano destinate alle manifestazioni di corte, come feste, cerimonie e balli. Quelle del primo e del secondo piano erano appartamenti residenziali. Al primo piano, più piccolo e chiuso all’esterno, quello destinato alle donne. Nel piano alto si aprivano invece le finestre del belvedere.
Al piano terra si trova la Sala della Fontana, attorno alla quale ruotano gli appartamenti delle ali meridionali e settentrionali. Questo è certamente l’ambiente più significativo e affascinante del Palazzo, dove il sovrano riceveva la corte. Il pavimento è attraversato da una canaletta che forma due vasche, in cui scorreva l’acqua versata dalla fontana, posta sulla parete di fondo. La sala è interamente coperta da un rivestimento in marmo sovrastato da una fascia a mosaico a motivi naturalistici. Sull’arco di ingresso, invece, è stato collocato un affresco barocco detto “diavoli della Zisa”. Una serie di figure e personaggi mitologici che secondo la tradizione custodiscono il tesoro nascosto dentro il castello e sono impossibili da contare per la loro disposizione in senso rotatorio.
Le trasformazioni e il restauro
La Zisa delle origini subì nei secoli numerose trasformazioni. Nel Trecento, tra le modifiche apportate, si aggiunse una merlatura, che distrusse parte dell’iscrizione in lingua araba che correva lungo la cornice dell’edificio, tuttora visibile nel muretto d’attico del Palazzo. I cambiamenti più rilevanti avvennero però nel Seicento, in epoca barocca, a opera di Don Giovanni Sandoval, che rilevò il castello, all’epoca in pessime condizioni. Furono modificati alcuni ambienti interni, soprattutto all’ultimo piano, con nuovi vani sul tetto a terrazza, la costruzione di un grande scalone e la modifica delle finestre sui prospetti esterni. Anche lo stemma in marmo raffigurante due leoni, posto sopra l’ingresso, si deve a lui.
Nel 1808, con la morte dell’ultimo Sandoval, la Zisa passò ai Notarbartolo, principi di Sciara, che utilizzarono il Palazzo per usi residenziali fino agli anni ’50, quando la Regione Sicilia lo espropriò. Il restauro partì in realtà diversi anni dopo, negli anni Settanta, purtroppo solo dopo il crollo di una parte dell’ala Nord. Il restauro ha però restituito il Palazzo della Zisa alla pubblica fruizione e ha permesso di raggiungere traguardi importanti. Tra questi l’allestimento del Museo d’arte islamica nel 1991 e il riconoscimento dell’Unesco nel 2015.
La visita
Nelle sale sono esposti alcuni significativi manufatti di matrice artistica islamica dell’XI-XII secolo, provenienti da paesi del bacino del Mediterraneo. Tra questi sono di particolare rilevanza le eleganti musciarabia (dall’arabo masrabiyya). Si tratta di paraventi lignei a grata. Sono composti da centinaia di rocchetti incastrati fra di loro a formare, come merletti, disegni e motivi ornamentali raffinati e leggeri. Tanti anche gli utensili di uso comune o talvolta di arredo come anfore, candelieri, ciotole, bacini, mortai, realizzati prevalentemente in ottone con decorazioni incise e spesso impreziosite da fili e lamine sottili in oro e argento.
Una curiosità è il fatto che tutto il Castello presenta una sorta di impianto di climatizzazione naturale. Canne di ventilazione e finestre sono infatti sapientemente collocate per garantire un continuo flusso d’aria proveniente dal mare nelle torride giornate estive.
A completare la visita non può mancare una passeggiata anche nello splendido giardino della Zisa, completamente restaurato, con l’imponente vasca d’acqua e i suoi caratteristici zampilli.
Informazioni e sosta
Le informazioni per la visita si trovano sul sito dedicato al turismo a Palermo. Aree di sosta presso AA Greencar Palermo, oppure Camping degli Ulivi.
Testo di Veronica Merlo




