Non solo natura e vita montana: visitare l’Alto Adige permette di toccare con mano le caratteristiche di una tradizione gastronomica unica tutta da scoprire. In bilico tra Europa Centrale e mondo mediterraneo, è figlia di un’agricoltura resistente e di un’attenzione alla qualità tipica di questi luoghi!
Il gusto montano conquista i palati del mondo
Partiamo con… Cook the Mountain. Si tratta del progetto creato dallo chef altoatesino Norbert Niederkofler, tristellato dalla guida Michelin e insignito anche della stella verde dedicata dalla Bibbia gourmet agli esponenti dell’alta cucina mondiale, che si distinguono per l’impegno verso la salvaguardia ambientale. Tre parole che sintetizzano una filosofia che sta alla base della sua cucina: la montagna come elemento vivo dal quale ricavare tutte le materie prime. Il talentuoso Niederkofler è il portabandiera e l’ispiratore di un fenomeno più sfaccettato che coinvolge quest’angolo di Italia, piano piano innalzato a regione in evidenza sulla ribalta gastronomia mondiale.
Visitare l’Alto Adige, quindi, non significa più fare una full immersion esclusiva nella natura montana, nello sport, in un ambiente incontaminato, in una cultura alpina antica ma ancora oggi ben radicata e poco folkloristica. Anche la vacanza itinerante condotta su e giù per le valli altoatesine si trasforma inevitabilmente in un’esperienza gourmet.
Alto Adige patria per i foodies
Sia che si tratti dei ristoranti più blasonati e di ricerca (la Guida Michelin ha attribuito la stella sinonimo di alta qualità a 21 locali altoatesini) sia delle “gasthaus”, locande più popolari e tradizionali, l’attenzione alla qualità con un tocco di originale atmosfera traspare inevitabilmente. Anzi, da contorno qual era, oggi il cibo diventa uno degli ingredienti principali della proposta. TasteAtlas, il portale considerato la Bibbia di riferimento per tutti i foodies che viaggiano alla scoperta del cibo di tutto il mondo, ha inserito l’Alto Adige tra le 100 migliori regioni dall’ottima tradizione gastronomica.
“Il futuro dell’alta cucina – ha spiegato Niederkofler in un’intervista – è capire che il vero lusso è conoscere il contadino che mi dà la verdura alle cinque del mattino in modo che io possa mangiarla a mezzogiorno, senza che abbia preso il sole, perché è stata raccolta quando stava ancora dormendo, e ha ancora tutto il sapore dentro. Il lusso è quello, non certo il caviale”. Così questo connubio unico tra territorio incontaminato, lavoro dell’uomo rispettoso della Natura e delle tradizioni, cura del dettaglio in un diffuso sentimento condiviso, dà origine a questa valorizzazione culinaria altoatesina. Senza fronzoli, in modo solido e concreto come usa da queste parti.

Vino che è cultura
Del resto stiamo parlando di un territorio che ha per il 40% della sua superficie collocata al di sopra dei 2.000 metri di altitudine. Numerose cime sono sopra i 3.000, tra cui la vetta dell’Ortles che con i suoi oltre 3.900 metri rappresenta il punto più elevato. E che per il 50% del territorio è ricoperto da boschi. Così l’Alto Adige, grazie alla sua collocazione geografica, passa da un ambiente e un clima alpino a influenze più miti delle sue valli meridionali, che hanno una migliore esposizione solare e permettono, per esempio, la coltura delle vite.
Avendo in mano la bussola gourmet, l’esplorazione del territorio altoatesino con il proprio veicolo può seguire diverse direttrici del gusto. Per esempio immergersi nella cultura enologica locale percorrendo la Strada del Vino Alto Adige, una delle più antiche istituite in Italia. 150 chilometri tra Nalles e Salorno, attraversando 16 comuni tra cui il capoluogo Bolzano, e presentando 70 cantine locali. Tra degustazioni, sentieri dedicati e il Museo del Vino di Caldaro (Bz), il mese di settembre vede una serie di manifestazioni legate alla vendemmia, da queste parti molto sentita. Riservare spazio nei gavoni per rifornirsi di Lagrein, Pinot Nero, Schiava direttamente dai produttori o dai wine shop fornitissimi è un must se si visitano questi luoghi.

Gourmet per turismo itinerante
Questa new wave gastronomica altoatesina non poteva lasciare indifferenti i camping. I ristoranti interni hanno saputo interpretare il cambiamento rivolgendosi a una clientela internazionale: proposte più raffinate e un percorso di ricerca che ha valorizzato tutti gli aspetti della gastronomia e dell’ospitalità altoatesina.
Campeggi come il Caravan Park Sexten in Alta Val Pusteria… Al suo interno un ristorante come il Patzenfeld spazia dalla tradizione rivisitata alle influenze della cucina fusion internazionale. La cantina ha etichette locali, nazionale e internazionali. La Happacher Stube con la proposta Fine Dining fonde l’arte culinaria e la saggezza delle tradizioni alpine secondo una filosofia definita come “Alchimia di Montagna“: l’ispirazione è la connessione profonda tra l‘uomo e l‘ambiente montano. Al Caravan Park Sexten i clienti trovano anche i piatti della Taverna Sextner Almhütte, con la sua immagine dalla forte connotazione locale e il suo menu capace di soddisfare tutti i palati, e l’area BBQ e lounge bar per le serate estive e le grigliate in compagnia.
Sulle rive del lago di Dobbiaco (Bz) il campeggio glamping Toblacher See ha all’interno il ristorante Hebbo, citato nella guida Michelin e premiato da riviste di settore. Cucina improntata sull’utilizzo di materie prime locali ma interpretate e rilette da una forte innovatività. La cantina, curata personalmente dal proprietario della struttura, verte su 500 etichette, dai più grandi vini italiani e francesi alle produzioni locali. Forte attenzione a piccoli produttori biodinamici e biologici. Più semplice, invece, la proposta dell’altro ristorante, il Seeschupfe con i suoi tavoli a bordo lago e le pietanze della tradizione altoatesina.
Sempre a Dobbiaco, all’interno del Camping Olympia, il ristorante Samyr propone una cucina fusion. Partendo dalla tradizione, si guarda ai più moderni trend internazionali per abbinamenti e cura nella presentazione delle pietanze. La Baita è la location estiva per serate che fondono i tepori estivi e le prelibatezze gastronomiche. E la cantina organizza anche degustazioni di vini da cantine non solo del territorio ma anche da diverse parti del mondo.
Infine il Campeggio Sandgold di Campo Tures ha una struttura multifunzionale chiamata The Greenhouse. Nel bar/bistro gli ospiti possono rifocillarsi a colazione con proposte stuzzicanti dolci e salate. E nei diversi momenti della giornata presso il bistrot e la pizzeria con piatti realizzati con prodotti tipici locali. La cornice è unica, affacciata su un lago sorgivo naturale.
3 tappe nelle tradizioni e nel gusto
Il Museo del Vino di Caldaro (Bz) permette ai visitatori di immergersi nella cultura vitivinicola locale. Si scoprono le sue strette connessioni con le tradizioni religiose e l’economia a essa legata, grazie a una mostra permanente di attrezzi storici destinati alla viticoltura e alla tradizione del vino. Una stanza è dedicata alla tradizione della produzione di botti, elemento necessario per la conservazione e il trasporto del prezioso nettare.
Il Museo provinciale degli usi e costumi è un museo etnografico a cielo aperto. Raffigura la quotidianità di un mondo antico ormai scomparso, tra vita agricola, allevamento, scene di vita domestica. Tra attrezzi e dimostrazioni di mestieri artigianali un tempo fiorenti oggi soppiantati dalla modernità.
Il Ristorante 1500 è inserito all’interno del Vigilius Mountain Resort di Lana (Bz), costruito sulle pendici del monte San Vigilio. Prevede una raffinata cucina territoriale, tra stagionalità, ingredienti autoctoni e sostenibilità. Lo chef Daniel Sanin, solida esperienza in Italia e all’estero, propone piatti che esaltano erbe e fiori spontanei raccolti nei prati circostanti. Si garantisce un’esperienza unica. Dimenticate per un attimo il vostro amato veicolo: il Ristorante 1500 può essere raggiunto solo dalla funivia in partenza dal paese di Lana.
Testo di Davide Bernieri
Foto di copertina: Depositphotos.com


