Un luogo dello spirito è quello che ci consente di trovare un angolo di intima corrispondenza con il mondo. Lì possiamo fermarci per una tappa di intima rigenerazione. Tra quelli che stiamo percorrendo con il camper, Subiaco ha una magia particolare.
Intima scoperta
L’orologio dall’elegante e antico stile scandisce le ore, dall’alto della Rocca abbaziale che osserva da secoli lo scorrere dell’Aniene lungo la valle. Con i resti di una villa romana che apparteneva all’imperatore Nerone e le eco dei fasti portati dalla presenza di uno dei papi più famosi del passato, Alessandro VI Borgia, questo luogo poco lontano da Roma avrebbe già tanto di cui parlare.
In realtà il piccolo borgo di Subiaco, parte del circuito delle Bandiere Arancioni del Touring Club Italiano, regala ai visitatori tante storie da ascoltare, tracce di cui andare alla ricerca su antichi percorsi, e “perle nascoste” da scoprire. Ma soprattutto dona il piacere di una pausa in cui godere anche solo della bellezza della natura, ricca di acqua, come i toponimi suggeriscono, e di montagne selvagge.
Lenta scoperta
Luogo impregnato di forte spiritualismo, legato alla personalità di San Benedetto, l’impronta lasciata sul territorio è visibile e tangibile nel Monastero di Santa Scolastica e nel Monastero del Sacro Speco. Ma è anche sottilmente percepibile per chiunque voglia porsi con lo stato d’animo “aperto”. Pronto a cogliere tutte le sottili sensazioni che questa valle percorsa dall’Aniene e abbracciata dai Monti Simbruini dona, concedendo spazio per ritrovare il ritmo lento della scoperta e una profonda connessione con una propria intimità.
Subiaco
Si viene accolti dal silenzio, all’entrata del borgo di Subiaco, il cui toponimo pare rimandare al nome della villa di Nerone e al fatto che si trovasse “sotto una diga”, ossia nei pressi di una opera idraulica sull’Aniene. Il richiamo all’acqua è comunque presente, esattamente come è presente con il suo scorrere placido il fiume che ha modellato questa valle. Ritornando a Nerone, purtroppo non sono rimasti che pochi resti della sua ampia residenza, rifugio dalla calura estiva grazie alle sue grotte, cascate e giochi d’acqua. Si narra però che fu presto abbandonata. Alcuni presagi funesti ne offuscavano la bellezza. Questa superstizione non è riuscita, per fortuna, ha offuscare a lungo questo luogo. Nel VI secolo, Benedetto da Norcia lo scelse come luogo di eremitaggio prima e poi sede dei tredici monasteri da lui fondati.

Pausa
Ci si chiede se è forse la suggestione alla regola “Ora et Labora” composta da San Benedetto che avvolge mentre ci si addentra nel borgo medioevale, ma la sensazione di “pausa” dal mondo si fa subito concreta. Oltre al silenzio che lo ammanta, a formare la trama di cui è costruita Subiaco è la pietra, così simile alla roccia che si fa viva presenza in mezzo ai boschi che caratterizzano la vallata: vicoli e stradine acciottolate, antiche case su cui si aprono cortili e portoni, sottopassi e belvedere, con continui rimandi al passato, come fonti e stemmi, e poi gradinate e scalinate che puntano verso l’alto.
Solidità dei materiali che si fa forza dello spirito, salita che rinforza il corpo, silenzio che concede uno sguardo interiore: sembra questa la magia di Subiaco che, chissà, avrà fatto la stessa impressione a Benedetto da Norcia quando vi giunse? Sappiamo che vi si fermò, scegliendo una grotta per praticare il suo eremitaggio, e non è difficile, osservando il territorio da un belvedere o dalla rocca, immaginarne il motivo, visto il profondo senso di spiritualità, di intimità, di raccoglimento che questo luogo, tra boschi e fiumi, riesce a regalare.
Sacro Speco
Oggi la grotta si trova all’interno del complesso monastico chiamato Sacro Speco che, incastonato in una parete rocciosa e attorniato da colline, è un luogo dove chiunque può passeggiare lasciandosi coinvolgere nel profondo senso di pace che, all’esterno, la natura dona e, se lo si desidera, entrare tra le sale dove godere dell’atmosfera di intimità e ammirare gli affreschi creati tra il Medioevo e il Rinascimento perché i pellegrini potessero conoscere la Bibbia attraverso le immagini. Durante la sua permanenza in questo territorio, San Benedetto fece costruire 13 monasteri. Oltre a quello del Sacro Speco, è giunto fino a noi quello dedicato a Santa Scolastica, ritenuto il più antico in Italia. A questo luogo si lega anche la tradizione della stampa essendovi stato stampato il primo libro italiano a caratteri mobili nel 1465.

Botteghe artigiane
Scendendo verso l’Aniene, nel Borgo medievale degli Opifici (Borgo dei Cartai) si respira ancora l’odore delle botteghe artigiane che qui ebbero larga fortuna nella produzione della carta a partire dal 1587 quando Sisto V fondò la Cartiera destinata a fornire lo Stato Pontificio. Oggi questa zona di Subiaco offre ai visitatori l’esperienza diretta della produzione attraverso laboratori e corsi, immersione in un artigianato che crea un legame tra antico e moderno, tra passato e presente.
Rocca dei Borgia
Prima di lasciare il borgo, ci sono ancora due tappe. La prima è la Rocca abbaziale, che si erge come su un trono in cima alla collina su cui si inerpica Subiaco. Fu accostata già nel nome – Rocca dei Borgia – alla presenza di papa Alessandro VI, che prima di giungere al soglio pontificio fu abate commendatario proprio a Subiaco. Qui nacque almeno uno dei suoi figli, la famosa Lucrezia. La rocca è dunque un testimone della storia millenaria del borgo, che ha vito l’avvicendarsi di diverse famiglie, il cui lascito sono i tesori d’arte, mentre il paesaggio di cui si gode dall’alto è tutto merito di una natura prodiga di doni.
Ultima tappa il ponte medioevale di San Francesco, dalla suggestiva forma a schiena d’asino, che porta al monastero francescano poco lontano.
La Valle dell’Aniene e i Monti Simbruini
Proprio della bellezza del panorama di cui si gode dall’alto della rocca si può andare a fare esperienza nel territorio del Parco Nazionale dei Monti Simbruini, il più grande del Lazio, il cui nome è anch’esso legato a una matrice latina che si riferisce all’acqua, sub imbribus, sotto le piogge. Qui dove l’acqua ha disegnato la storia e la natura di questa valle verdeggiante i cui monti arrivano fino a 2000 metri, i sentieri segnalati portano alla scoperta di 450 chilometri di un territorio ancora selvaggio e dalla bellezza genuina, che vede l’alternarsi di faggete e pascoli e che conserva anche due aree faunistiche, quella del cervo e del capriolo.
Se a piedi si può raggiungere facilmente (dal Monastero di Santa Scolastica) il laghetto di San Benedetto, con relativa cascata, tante sono le attività che si possono praticare tra terra (oltre al trekking, mountain bike e arrampicata) e acqua (rafting, canoa e SUP) e aria, con l’adrenalina regalata da un volo d’angelo sulla valle.
Il cammino di San Benedetto
16 tappe per 300 chilometri, ecco i numeri del Cammino di San Benedetto, che parte da Norcia in Umbria – città natale del santo – e prosegue nel Lazio. Passa anche per Subiaco, su sentieri, carrarecce e strade secondarie, e tocca i luoghi più significativi legati a Benedetto e alla sua regola. Ma non è il solo itinerario tra questi monti: ancora sulle orme di San Benedetto è il Cammino delle Abbazie, su tracce più selvagge il Sentiero dei Lupi, nel cuore del parco si cammina sul Grande Anello del Faito.
Informazioni e soste
Subiaco si trova a una ora di auto da Roma.
Per la sosta, parcheggio presso il Monastero di Santa Scolastica, in Via dei Monasteri 41.
W: subiacoturismo.it; roccadisubiaco.it; parcomontisimbruini.it
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