Strade di vino e di castelli, l’Alto Monferrato è un territorio vellutato come il suo vino e dolce come le sue colline, nelle cui trame si scorge, evidente, l’influenza ligure.
Di colle in colle
Alto Monferrato, Ovadese, Oltregiogo sono tutte denominazioni che racchiudono una fascia di terra che sia storicamente nel passato sia geograficamente adesso si posizionano a cavallo tra la Pianura Padana e Il Mar Ligure. Queste verdi colline e i piccoli borghi perlopiù fortificati si sono trovati a condividere le vicende che hanno portato un avvicendarsi di varie dominazioni in cui l’influenza più duratura è stata quella genovese.
Questo percorso storico è stato agevolato da una parte dalla vicinanza geografica con la Liguria e dall’altra dall’essere questi territori da sempre luoghi di passaggio cruciali per il commercio fin da epoche remote, come fortezze e castelli testimoniano, ma anche di eserciti e pellegrini. Caratterizzato da strade di collegamento tra il mare e la Pianura Padana, il basso Piemonte, nella sua fascia più ampia, è da sempre punto di passaggio, di incontro e di scontro, di amalgama, luogo che ha avuto una importanza strategica nel corso dei secoli, fino a far parte, nella sua storia più recente, di un triangolo industriale anch’esso di notevole importanza.
Uscendo dall’autostrada a Novi Ligure – dove già il nome è una dichiarazione di appartenenza storica – o, per seguire meglio questo itinerario, a Ovada, si ha subito un assaggio dell’eredità che la storia ha lasciato sul territorio, dall’architettura al dialetto passando per i toponimi – molti castelli del territorio hanno il nome di una famiglia nobiliare genovese. E i sapori, le cui eco genovesi si fondono sapientemente, su una tavola apparecchiata, con certi profumi e gusti piemontesi. Eredità che la vicinanza geografica mantiene viva, regalando a questa zona il fascino particolare dei luoghi la cui anima è sfaccettata in diverse sfumature.
Una meta, quattro stagioni
Suggestiva in inverno, quando la nebbia e il silenzio della natura rendono piacevole andare a rifugiarsi in un ristorante per assaggiare le prelibatezze culinarie innaffiate dal nettare delle vigne, colorata e profumata in primavera ed estate quando la possibilità di fare passeggiate e rinfrescarsi nei fiumi e laghetti conosciuti dai locals rende ghiotta la sosta, l’ovadese regala una particolare atmosfera a settembre e ottobre, quando i vigneti sono in fermento per la vendemmia, i frutti dell’autunno addolciscono i momenti conviviali con sagre e feste all’aperto, e i colori caldi dei tramonti si fondono con quelli delle colline che, simili ma mai uguali, si preparano, di nuovo, al silenzio invernale.
Ovada
Base dell’itinerario è la cittadina di Ovada, il cui centro storico è un piccolo scrigno da gustarsi senza fretta. Nessuna pretesa di ricchi monumenti o esuberanti bellezze, qui l’occhio deve cadere sui dettagli, il portone di una casa, un cortile nascosto, una finestra dipinta. Sarà dunque la curiosità a dettare il percorso, senza una meta precisa o il timore di perdersi. Ci si avvia lungo strette vie fiancheggiate da antichi palazzi i cui colori sono declinati nei rosa antichi o dipinti secondo la tradizione genovese. Sulle facciate si aprono persiane verdi e finestre elegantemente arricchite da fregi e stemmi e più in alto le piccole finestre delle soffitte richiamano le antiche disposizioni dei palazzi nobiliari e gli abbaini sui tetti e le torri dei campanili delineano lo skyline sugli spicchi di cielo che si delineano nei piccoli spazi tra un palazzo e l’altro.
Riportando lo sguardo più in basso si notano antiche insegne di negozi storici, portoni eleganti che, quando aperti, permettono di sbirciare nei cortili silenziosi dove sostano biciclette. Ogni tanto si giunge a una piazza soleggiata dove ai sagrati di chiese si alternano i tavolini di pasticcerie animati dalla parlata locale. Ma quando le campane rintoccano il mezzogiorno, si nota il tipico brulicare di passi affrettati e si annusano i profumi che escono dalle finestre aperte. Questione di mezz’ora e le saracinesche dei negozi verranno abbassate e si consumerà il rito del pasto casalingo.

I sapori
Chissà se i menu sulla tavola saranno innaffiati del vino locale, la cui produzione ha origini che affondano nell’epoca longobarda e che ha recentemente ricevuto il riconoscimento a DOCG con la denominazione di Dolcetto di Ovada Superiore o Ovada DOCG. Per conoscerne le caratteristiche, degustarlo e acquistarlo si può far tappa all’Enoteca Regionale (enotecaregionaleovada.com) ospitata nel Palazzo Comunale oppure sedere ai tavoli di uno dei ristoranti del centro storico, magari dopo aver passeggiato tra le bancarelle del Marcatino dell’Antiquariato, appuntamento caratteristico che si svolge in alcuni appuntamenti annuali.
Tagliolo Monferrato
Da Ovada il nostro itinerario si divide in due percorsi. Seguendo il profumo del vino ci spostiamo a est per raggiungere, dopo una manciata di chilometri, Tagliolo Monferrato, piccolo borgo che sorge su una altura ed è delineato dal profilo del suo antico castello. Maestoso e imponente, con alte torri e i muri in pietra avvolti da rampicanti che con i loro colori dettano il ritmo delle stagioni, questo maniero ha una storia millenaria e una famiglia che da generazioni, grazie alla passione e alla dedizione, porta avanti la produzione vinicola. Una visita alle cantine consente non solo di entrare in contatto con un luogo storico ma anche di apprezzare le qualità dei vini. Intorno al castello un piccolo borgo medioevale è la suggestiva cornice che accompagna tra vie acciottolate e silenziose, case in pietra e giardini nascosti.
Lerma
La strada si snoda tra dolci paesaggi di acqua e vigneti ondulati in direzione di Lerma, piccolo borgo di cui si conserva il primo nucleo abitativo nel ricetto che si sviluppa intorno al castello, raggiungibile attraverso una porta ad arco merlata dove era probabilmente l’antico ponte levatoio. Se i passi da fare per osservare dall’esterno il castello (non visitabile) sono pochi, le emozioni lasciate dalla vista dal belvedere, che affaccia sul fiume Piota e le colline circostanti, possono lasciare senza fiato. Si dice che sia stato da questi panorami che Mogol abbia tratto ispirazione per la canzone Emozioni di Lucio Battisti.
E, a conferma della magia del luogo, una leggenda narra di un dono speciale – tre rose d’oro tempestate di rubini – per una regina di Spagna che la nobile Donna Isabella Corvalan nascose nel giardino del castello e non riuscì a portare a destinazione. Ma in una particolare giornata d’autunno il sole segna per qualche attimo il nascondiglio delle rose avvolgendo il castello di una particolare luce. Chissà che possiate assistere a questa magia!
Casaleggio Boiro
Chissà se avete avuto occasione di vedere, in televisione, la versione del 1967 de I Promessi Sposi. Come set per il Castello dell’Innominato fu scelto il castello, in posizione scenografica e dall’aspetto austero, che ancora oggi domina le colline di Casaleggio Boiro. Tra gli edifici più antichi del territorio, le sue origini risalgono indicativamente al X secolo e, nonostante i numerosi rifacimenti, mantiene l’atmosfera tipica di un maniero medioevale, la cui posizione arroccata ne aumenta il fascino di luogo “imprendibile”.
Da raggiungere a piedi dal centro del paese, per poter godere del panorama circostante (oltre che per l’inaccessibilità della strada ai camper) che spazia sul Parco Naturale delle Capanne di Marcarolo (areeprotetteappenninopiemontese.it), che con i suoi paesaggi permette di fare attività nella natura come trekking, mountain bike e passeggiate a cavallo. Tra le escursioni migliori si consigliano quelle con partenza dai Laghi della Lavagnina che, durante l’estate, sono un ottimo luogo dover cercare un po’ di fresco insieme ai laghetti del Piota.

Il Castello dei Promessi Sposi
Il Castello di Casaleggio Boiro non è l’unico luogo di questo territorio che fu usato come set per la serie tv dei Promessi Sposi. La Pieve di Novi Ligure divenne il convento di Pescarenico e anche, all’interno, la chiesa del matrimonio tra Renzo e Lucia. Il Convento di Nostra Signora delle Grazie a Gavi fece da set alle scene presso il Convento della Monaca di Monza.
Le panchine giganti
Big Bench Community Project, nato nel 2010 da una idea del designer americano Chris Bangle, ha lasciato una traccia anche in questo territorio. A Mornese, dove si può ammirare anche l’antico Castello Doria, ci si inoltra in un percorso di qualche chilometro in una pineta dai profumi che richiamano il mare (che si trova proprio oltre le alture a sud) e si giunge alla panchina dai colori che ricordano i vini del territorio: il Cortese giallo paglierino e il rosso del Dolcetto di Ovada. È di un arancione acceso e ha un bellissimo affaccio sui vigneti circostanti, e con un po’ di fortuna fin sulle Alpi, la panchina di Bosio, pochi chilometri a est di Mornese.

Molare
Si torna indietro a Ovada e si riesce dalla città in direzione ovest verso Molare, anch’esso borgo che si raccoglie intorno al castello. Imponente e in posizione dominante come gli altri manieri del territorio, il suo aspetto è dovuto a una serie di aggiunte e rimaneggiamenti avvenuti nel corso dei secoli, in cui spiccano le torri quadrate e tonde, dai mattoni rossi e, nel giardino, piante secolari.
Passeggiando per le vie del borgo si incontrano le eco dei tempi passati, case antiche che celano cortili e il Palazzo Tornielli dalla bella facciata neoclassica, una fusione di stile che raccontano, più di tante parole, le storie e i volti del paese. Tra questi, fuori dal borgo, vi è un luogo che ricorda una pagina triste, quella del crollo della diga secondaria del lago di Ortiglieto, disastro avvenuto nel 1935: la diga che resistette, posta in un luogo isolato al confine con la Liguria, è ancora oggi raggiungibile con un percorso di trekking da affrontare sotto la supervisione e accompagnata dai racconti di una guida esperta.
Cremolino
Con il castello più alto di tutto l’Alto Monferrato (450 metri sul livello del mare) il borgo di Cremolino ha un fascino dato innanzitutto dall’antica porta di accesso e dalle case ben tenute che si srotolano lungo la via principale, alcune dipinte in rosa antico, altre lasciate a pietra viva, con portoni in legno e fregi decorativi che ne lasciano subito impressa nella memoria l’impressione di sobria eleganza e raffinatezza. La strada acciottolata sale fino a giungere alla cinta muraria del castello, da cui si stacca la torre di guardia, mentre dai belvedere si possono scorgere ampie vedute sul territorio. Se la giornata è nebbiosa vi potrà capitare di trovarvi al di sopra della foschia e di veder spuntare borghi dalle colline circostanti, come se galleggiassero sopra un mare lattiginoso, mentre al tramonto, con il sole a segnare l’occidente, la cornice delle Alpi emerge in evidenza, suggestivo sfondo scenografico.
Trisobbio
Mentre percorrete la strada tra Cremolino e Trisobbio, all’altezza della frazione di Santo Stefano, cercate il noce secolare che è il protagonista di una curiosità e di leggende: sembra infatti che questo albero abbia una fioritura tardiva che lo porta a germogliare nella settimana della festa di San Giovanni (24 giugno) e che, a seconda delle versioni, fosse il luogo dei sabba delle streghe del circondario o il nascondiglio di un tesoro. Arrivati a Trisobbio, con le sue vie che si snodano in cerchi concentrici, fermatevi al belvedere con binocolo panoramico per osservare il panorama: sul cerchio più elevato sorge il castello che, databile almeno al XIII secolo, presenta una torre molto recente (inizio Novecento). Passeggiare nel suo parco, nel silenzio della collina e del borgo, regalo un momento di pausa e di bellezza, prima di riprendere la strada verso casa.
La deviazione: Rocca Grimalda
Prima di tornare a Ovada per imboccare l’autostrada, fate una deviazione a Rocca Grimalda dove si viene accolti dal bel castello, un tempo edificio militare con prigioni e oggi location di eventi con la cantina dove si producono vini del territorio e il giardino panoramico sulla valle del fiume Orba. Non partite senza aver assaggiato la perbureira, piatto tipico e protagonista di una famosa sagra a fine agosto, dove si fondono le consistenze morbide della pasta fresca, la delicatezza del sugo di fagioli e il tocco finale della agliata.
Informazioni e soste
L’Alto Monferrato si trova al confine tra Piemonte e Liguria, in particolare Ovada è posta all’uscita dell’omonimo casello della A26. Tra i castelli citati nell’itinerario alcuni non sono visitabili, altri visitabili su appuntamento o in occasione di eventi e manifestazioni, per cui si consiglia di informarsi prima della partenza. Il territorio propone un ricco ventagli di feste e sagre anche durante l’autunno quando sono disponibili molti prodotti del territorio: sul sito di Ovada sono facilmente consultabili le principali date degli eventi proposti annualmente. Si segnala che, per quanto riguarda i trekking e le escursioni, è preferibile informarsi preventivamente riguardo alla percorribilità dei tratti che si desidera percorrere.
Ovada: Piazzale dei Caduti di Nassiriya.
Tagliolo Monferrato: Strada del Varo.
Casaleggio Boiro: Via Castello.
Trisobbio: SP198 23a.
W: visitovada.com; distrettonovese.it


