È il paese più variegato d’Africa dove a dune di sabbia rispondono montagne maestose e coste mozzafiato capaci di creare, in un unico territorio, una natura sbalorditiva. Ecco un lungo itinerario in camper da percorrere, anche a tappe, fra luoghi più e meno noti in un incredibile Marocco!
Viaggio in Marocco
Il rosso delle città, l’ocra del deserto e l’azzurro del mare. Un viaggio in Marocco è anzitutto un tuffo nei colori, come insegnano le gradazioni di sfumature, create con pigmenti vegetali, per tingere le pelli nelle concerie marocchine. Ci sono l’oro delle spezie, il verde smeraldo dei tetti e l’indaco delle foglie fermentate di Indigofera tinctoria, in questo itinerario alla scoperta di una terra straordinariamente accogliente, che conquista e seduce.

Il Marocco ne ha per tutti i gusti. Per chi predilige le città ricche di storia e chi i villaggi più autentici, le zone costiere o i pendii montuosi. Si possono scoprire moschee e minareti, mercanteggiare prezzi (è una pratica diffusa e ordinaria). E assaggiare specialità della cucina (se vi va, abbandonate forchetta e coltello e accompagnate il cibo alla bocca con del pane tradizionale). Che lo si guardi da nord a sud, da est a ovest, questo immenso territorio magico e misterioso affascina sempre. Pronti a scoprirlo a bordo di un camper? “Yalla Yalla!” come si dice in arabo che, in italiano, suona come “andiamo!”.
Tangeri, Rabat e Casablanca: la strategica, la culturale e la religiosa
Il tour in Marocco parte da quella città che ha saputo influenzare scrittori della generazione beat e artisti del calibro di Matisse e Bowles. Tangeri, con il suo porto, è il principale collegamento fra Africa ed Europa. Se si ha un po’ di tempo a disposizione se ne possono visitare la medina, cuore storico, e la kasbah (cittadella fortificata), anima per eccellenza, passeggiando fra stradine e lungomare.
Dalla città forgiata dal mare e dalla sua posizione strategica sullo stretto di Gibilterra, 250 chilometri piuttosto scorrevoli sulla A5 portano a Rabat. Affacciata sull’Atlantico, la capitale politica e amministrativa del Marocco è un piacevole insieme di minareti, cupole, viali e terrazze dalla splendida vista. La pittoresca medina con i vicoli stretti e acciottolati è solo uno dei tanti luoghi da visitare. Fra gli altri, la kasbah Oudaïa racchiusa da imponenti mura di cinta, il mausoleo di Mohammed V (accessibile ai non musulmani), il museo archeologico. E ancora la necropoli merinide di Chellah e la moschea di Hassan. Per chi è appassionato di musica poi, Rabat sarà una piacevole scoperta. La città celebra quest’arte come nessun’altra, infatti da anni ospita il Mawazine World Music Festival, uno degli eventi culturali più famosi al mondo.
Da Rabat, dove i tesori del passato s’intrecciano con architetture moderne, proiettate anche alla sostenibilità ambientale, l’itinerario prosegue per Casablanca, costeggiando per lunghi tratti l’oceano. A “Casà”, come la chiamano in molti, dove i grattacieli creano un contrasto stridente con le botteghe del suk (mercato), la moschea di Hassan II è un inno all’architettura e all’arte decorativa marocchina. Stucchi, piastrelle zellij, pavimenti in cedro e dettagli in marmo e travertino la rendono un’opera d’arte. Così come il minareto che s’innalza per 210 metri – il più alto al mondo – e si riflette sulle acque dell’Atlantico.

Vento… d’Europa
Le stradine bianche e strette della sua medina sono punteggiate di elementi architettonici che ricordano la dominazione portoghese. Azemmour (il suo nome originale berbero significa “Le Olive”) è forse la meno turistica fra le località lungo la costa che da Casablanca scende a sud. Ma le sue spiagge sono fra le più apprezzate da chi pratica surf e kitesurf. Altri venti chilometri o poco più e si arriva a El Jadida (la Magazan dei portoghesi e, per qualche tempo, anche del protettorato francese). La sua favolosa miscela di influenze fra cultura marocchina ed europea ne hanno fatto uno dei Patrimoni Unesco, con la cisterna di epoca coloniale, adibita dapprima ad arsenale e armeria, e i bastioni.
Ancora più a sud, percorsi altri 280 km, ecco apparire l’antica Mogador. Il bianco brillante delle sue mura intonacate e le donne avvolte nel caratteristico e ampio haik (indumento femminile di cotone o lana) rendono Essaouira uno dei luoghi più incantevoli del Marocco. Adagiata in un lembo di costa atlantica, questa cittadina in cui gli alisei soffiano quasi tutto l’anno gode di un clima piacevole che la rende, complici i venti, fra le preferite dai surfisti. Dalle sue terrazze lungo le mura di cinta (dove vennero girate anche alcune scene dell’Otello di Orson Welles) si ha un’incantevole vista sull’oceano.

Prima di ripartire in direzione di Marrakech e affrontare la strada panoramica che s’inoltra nelle montagne e conduce a Ouarzazate, merita ancora fare una passeggiata al porto di Essaouira per acquistare il pesce fresco direttamente dai pescatori al loro rientro dal mare con le barche di legno blu.
Dai monti ai… set cinematografici
Da Marrakech si raggiunge il Tizi-n-Tichka che, con i suoi 2.260 metri, è il passo più alto del Marocco. I panorami che si ammirano da questa strada tortuosa tolgono davvero il fiato. Un viaggio on the road fatto di tornanti impressionanti, montagne imponenti e cime dipinte di rosso. Raggiunto il passo, si procede attraversando il villaggio di Telouet, con la kasbah di cui oggi rimangono solo un mucchio di pietre e argilla, e di Anmiter, prima di dirigersi a sud.
Lungo il percorso, su una collina di arenaria rosata, appare lo ksar (villaggio fortificato) di Aït Benhaddou che si raggiunge a piedi dal villaggio nuovo situato sulla sponda opposta del fiume Mellah (il corso d’acqua è in secca tranne che in inverno e primavera ma lo si può attraversare piuttosto agevolmente su un ponticello fatto di sassi). Patrimonio Unesco, questo luogo un tempo fortificato conserva oggi un granaio (igherm in arabo) in rovina e diverse kasbah, alcune restaurate. Le torri merlate sono decorate da disegni geometrici in rilievo che creano bizzarri giochi di luci e ombre.
Da qui poco più di 30 km portano a Ouarzazate, antica sede della Legione straniera, situata lungo la principale via di collegamento fra le montagne e il deserto. Questa tranquilla cittadina di provincia è nota soprattutto per gli Atlas Film Studios, 30mila metri quadrati di studi dove sono state girate centinaia di film fra cui “Il tè nel deserto” di Bernardo Bertolucci. Percorrendo la Avenue Mohammed V, la sola strada principale, si arriva alla Valle del Dadès.

Nelle gole dell’Alto Atlante
La terra coltivata sulle rive del wadi (fiume) Dadès è circondata da mandorli, fichi e noci. Costeggiato da una vegetazione rigogliosa, questo corso d’acqua si staglia in un paesaggio roccioso con incredibili formazioni geologiche ricoperte di roccia calcarea. Partendo dal villaggio di Boumalne du Dadès, dopo un paio di chilometri si può svoltare per la cittadella di Aït Mouted, un tempo appartenuta alla tribù dei Glaoui. Man mano che la strada sale si oltrepassano rocce dalle forme singolari e fortificazioni in rovina, alcune con torri slanciate che paiono le dita di una mano.
Si procede sino a Msemrir, una sessantina di km a nord di Boumalne du Dadès, accompagnati, nell’ultimo tratto, da un paesaggio più aspro e selvaggio prima di tornare al punto di partenza e dirigersi verso la gola di Todra (che da Boumalne dista una settantina di km). Il miglior momento per ammirare questa impressionante formazione rocciosa, meta anche di esperti scalatori, è senz’altro il mattino, quando i raggi del sole illuminano i dirupi da entrambi i lati. Il letto del Todra scorre nel mezzo di questa faglia geologica per poi gettarsi nel palmeto di Tinerhir, cittadina conosciuta per le miniere d’argento (e i gioielli fabbricati con questo metallo prezioso) situate nei dintorni.
Per chi desidera inerpicarsi ancora alla scoperta di questo itinerario (prima di puntare in direzione del deserto sahariano) il pittoresco villaggio di Tamtattouchte, una ventina di km più avanti, è uno dei luoghi autentici e poco turistici da non perdere. Le case in terra battuta si confondono con le pareti ocra delle montagne mentre piccoli appezzamenti coltivati spiccano fra il paesaggio roccioso. Ritornati a Tinerhir si procede sulla N10 fino a Tawrirt N’Ghlil da dove scegliere se percorrere ancora la stessa strada sino a Erfoud (circa 215 km) oppure imboccare dapprima la R113 e successivamente, ad Alnif, la N12 in direzione di Rissani (235 km). Entrambe le strade sono suggestive e portano all’oasi di Merzouga, ai piedi delle dune dell’Erg Chebbi.

Alle porte del Sahara
Situata ai bordi del deserto, Rissani è la cittadina che segna l’inizio delle piste verso il mare di sabbia. Costruita sulle rovine di Sijilmassa (le cui origini sono misteriose così come il suo declino), questa località sorge nel palmeto di Tafilalt, una striscia di verde un tempo ambita meta di sosta per le carovane.
Il suk di Rissani è uno dei più suggestivi della regione. Fra gli stretti vicoli dai muri d’argilla, bancarelle d’ogni genere vendono tappeti, gioielli, cesti di palma intrecciati, datteri, verdure, spezie e oggetti in ceramica. Parcheggiato il camper poco fuori l’area del mercato (una piccola mancia a qualche ragazzino è sufficiente affinché il veicolo venga custodito, senza preoccupazioni, per il tempo della visita), ci si può perdere fra le viuzze di questo suk dall’atmosfera autentica, dove gli stranieri sono pochissimi e la gente locale s’incontra per far acquisti e chiacchierare. Il glorioso passato di Rissani lo si percepisce dal mausoleo di Moulay Ali Cherif, chiuso però ai non musulmani. Dalle rovine dello ksar Abbar, antica residenza dei principi alawiti. Dalla porta in pisé (tecnica costruttiva in cui la terra cruda viene compattata dentro delle casserature) di Serghine.

Procedendo per una quarantina di km si arriva alla piccola oasi sahariana di Merzouga dove dune spettacolari s’innalzano in un deserto di sabbia e roccia. Per ammirare queste formazioni che si estendono per una trentina di km, raggiungendo (alcune) l’altezza di 250 metri, l’alba e il tramonto sono i momenti migliori per via delle sfumature di colore che la luce dona alla sabbia. Merzouga è una delle località più visitate del sud del Marocco. Seppur non ci siano monumenti o edifici storici (il villaggio ha qualche manciata di case e una “via” principale con ristorantini, caffè e botteghe di souvenir), da qui partono trekking a piedi, a dorso di dromedario oppure in fuoristrada.
Un’escursione nel deserto è un’esperienza assolutamente consigliata se si vuole tornare a seguire i ritmi della natura, mangiando dallo stesso piatto – per chi desidera farlo – come si usa fra i beduini del deserto e con gli occhi rivolti a un cielo fitto di stelle (vedrete anche quelle cadenti!). Per trascorrere qualche giorno in paese si può scegliere una delle strutture ricettive (campeggi, riad, guesthouse e hotel) che mettono a disposizione dei viaggiatori tutte le comodità necessarie al soggiorno. Molte si trovano anche nel vicino villaggio di Hassilabied (5 km da Merzouga) che fra le varie attività commerciali accoglie anche una minuscola bottega di erboristeria (se volete acquistare erbe e fragranze è il luogo ideale: Abdlah Baati ve ne spiegherà tutti i segreti).
Da qui, una cinquantina di km verso nord, sulla R702, portano alla cittadina di Erfoud, che con la sua disposizione a scacchiera ricorda ancora oggi il passato militare. Venne fondata nel 1917 dai francesi che proprio qui crearono un posto di guardia per sorvegliare la valle del Tafilalt. Ogni anno, a ottobre, questa tranquilla località è invasa da ogni varietà di dattero. Al termine del raccolto, il suk ospita infatti tre giorni di festa religiosa e laica, evento che richiama gente da ogni dove. Passeggiare fra i vicoli e le piazze del mercato, accompagnati dai sapori dei datteri (davvero deliziosi) è un’esperienza da non perdere, così come visitare una bottega d’intaglio del marmo che viene lavorato con i fossili.
Pentole, cascate e… bertucce
Da Erfoud diverse strade (R702 + N12; N13 + R706; N12) portano a Imilchil. Qualsiasi itinerario si scelga, è necessario calcolare almeno 5 ore per percorrere i circa 270 km che conducono a questo paesino nel cuore di un altopiano. A dominare il villaggio c’è una kasbah con torri merlate decorate da elementi che paiono pentole rovesciate. Si racconta che queste decorazioni servirebbero come protezione da fulmini e malocchio. Credenze a parte, un consiglio è quello di assaggiare le specialità della cucina locale. La via centrale del paese, in salita, ospita su entrambi i lati ristoranti che preparano zuppe di ogni sorta e carne alla brace.
L’itinerario prosegue per altri 240 km (anche in questo caso non meno di 5 ore) su una strada (N12 + R306 oppure solo N12), a tratti tortuosa, per raggiungere Ouzoud. Qui, a sud-ovest del Medio Atlante, si trova uno dei luoghi naturali più spettacolari del Marocco. Dalla cima di dirupi rossastri, magnifiche cascate rimbalzano su una serie di cornici rocciose per tuffarsi nel canyon del fiume el-Abid, un centinaio di metri più in basso. Percorrendo il sentiero in terra battuta che contorna l’area, ci si può fermare su piattaforme panoramiche per ammirare la successione dei salti dell’acqua e lo splendido arcobaleno permanente creato dall’umidità.
Qui, dove crescono fichi e carrubi, l’habitat è perfetto per le scimmie. Non sarà difficile scorgere esemplari di bertucce dalla livrea beige e gli occhi cerchiati di nero crogiolarsi al sole in attesa dei visitatori. Si raccomanda di non nutrire le scimmie se non con arachidi che si possono anche acquistare nelle botteghe locali. Al punto di partenza delle cascate alcune aree adibite a parcheggio e sosta sono adatte ai camper. Si può inoltre pernottare in camping ecosostenibili con capanne in bambù e assaporare la cucina berbera.

Concerie e dighe: dove scorre la vita
Dalle cascate un itinerario di 355 km (R309, R310 e R716) permette di raggiungere, in almeno 6 ore di viaggio, la più antica città imperiale del Marocco, patrimonio Unesco. Adagiata fra le fertili terre del Saïs e i boschi del Medio Atlante, Fès è una meraviglia di arte e architettura. Racchiusa da mura difensive, la sua medina el-Bali è un mare di tetti da cui emergono minareti e cupole. A Fès el-Jedid, costruita su un’altura a sud del centro storico, si trovano il palazzo reale e l’antico quartiere ebraico.
Passeggiare senza meta nel cuore di Fès è il modo migliore per andare alla sua scoperta. Alle concerie, splendida tavolozza di colori nei pressi del fiume Fès, si possono osservare gli artigiani lavorare le pelli – di pecora, capra, mucca e dromedario – prima di farle essiccare al sole. Al quartiere dei conciatori, dove si arriva facilmente anche per via degli odori persistenti dovuti alle reazioni chimiche all’interno delle vasche di lavorazione del pellame, è d’uso offrire ai visitatori dei rametti di menta dal profumo fresco e aromatico.
Da non perdere in città neppure la medersa (scuola coranica) El-Attarine, capolavoro di architettura moresca. La moschea andalusa (per i non musulmani ne è visitabile solo l’esterno). La moschea Karaouiyine, ancora oggi sede dell’università islamica di Fès (talvolta, se si è fortunati, si può dare un’occhiata attraverso la porta aperta). Le tombe dei Merinidi i cui resti spiccano fra ulivi, cactus e agavi azzurre. Prima di dirigersi verso Tangeri, un’ultima tappa (circa 65-70 km) è in direzione del Barrage Idriss I, diga di gravità sul fiume Inaouen, affluente del Sebou. In questo territorio della provincia di Taza e Taounate si trova anche il parco nazionale Jbel Tazzeka, creato a protezione delle foreste di cedri. Da non perdere le cascate di Ras el-Oued (in cui l’acqua scorre tra novembre e aprile) nel bel mezzo di una valle di fichi, ciliegi e mandorli.

Campeggi
Abbastanza numerosi in tutto il Marocco, sono consigliati rispetto alla sosta libera. Anche se lo standard non sempre equivale a quello europeo, offrono sempre più spesso servizi di corrente, carico e scarico, connessione Internet e ristorazione. I prezzi sono molto economici anche nelle località turistiche. Qualche consiglio:
- Camping L’Ocean Bleu a Mohammedia (25 km da Casablanca): buoni servizi, affacciato sull’oceano.
- Camping Le Calme a Bouzama (15 km da Essaouira): buoni servizi.
- Camping Atlas View a Aït Benhaddou: buoni servizi con splendida vista sull’Atlas.
- Auberge Camping Le Lac a Tinerhir: buoni servizi.
- Ksar Sania a Merzouga: ottimi servizi, ai piedi delle dune.
- Camping Auberge Zebra a Ouzoud: ottimi servizi.
- Camping Echrigui a Assilah (sulla costa atlantica a 300 km dal parco Jbel Tazzeka e 50 da Tangeri): buoni servizi.
Moneta
Dirham marocchino acquistabile solo in loco, in banche e uffici di cambio. Carte di credito e bancomat permettono di prelevare denaro direttamente dagli sportelli automatici di banconote. Nei luoghi meno frequentati dai percorsi turistici, i pagamenti elettronici potrebbero non essere accettati. Se possibile, è bene munirsi di monete e valuta di piccola taglia per gli acquisti nei mercati e nei villaggi.
Periodo
I mesi da marzo a maggio e settembre-ottobre sono quelli di maggior turismo per via delle ore di sole e della quasi mancanza di pioggia. L’estate è perfetta per visitare la costa atlantica e quella mediterranea, meno adatta invece per il sud dove le temperature possono raggiungere anche i 50-55°. Gli inverni nelle zone di montagna sono piuttosto freddi e caratterizzati, ad alta quota, da nevicate anche abbondanti, tanto da richiedere la chiusura di alcuni passi.
Documenti
Passaporto con validità residua di sei mesi dalla data di ritorno. Per i soggiorni di oltre 90 giorni è necessario il visto. Per il camper sono richiesti libretto di circolazione, certificato di proprietà (eventuale delega se il mezzo non lo è) e carta verde. L’assicurazione del veicolo (se quella per il Marocco non è compresa in quella posseduta) può essere stipulata all’arrivo in loco in base al periodo necessario. Consigliato anche stipulare un’assicurazione che prevede una copertura sanitaria.

Viaggio
Si può raggiungere il Marocco traghettando da Genova e Civitavecchia sino a Tangeri (Tanger Med) con scalo a Barcellona (non si può tuttavia scendere dal traghetto se la destinazione finale è il porto marocchino). La traversata, della durata di almeno 53-54 ore, è effettuata dalla compagnia marittima Grandi Navi Veloci. L’alternativa è la rotta da Francia (Sète) e Spagna (Barcellona) a Tangeri, Ceuta e Melilla (quest’ultime due enclave spagnole in Marocco). Chi ha meno giorni a disposizione, può optare per un fly & drive. Diverse compagnie aeree collegano Marocco e Italia anche a prezzi convenienti se prenotati per tempo.
Guidare in Marocco
La rete stradale è in costante miglioramento. Le strade di questo itinerario sono quasi tutte in buone condizioni. In alcune zone del paese, soprattutto a sud e in quelle rurali, è ancora poco efficiente . Cavarsela nel traffico locale a volte non è così semplice per via del grande numero (e varietà) di veicoli che circolano sulla strada. Meglio non guidare di notte (tranne che nelle vicinanze delle grandi città, l’illuminazione è pressoché inesistente). E prestare attenzione soprattutto nelle strade più tortuose di montagna. Il codice stradale è basato su quello della Francia e la segnaletica riporta indicazioni in arabo e francese. Prestare attenzione anche al transito improvviso di animali (greggi di pecore e capre, asini e dromedari).
Testo Sonja Vietto Ramus
Crediti fotografici: Despositphotos.com


