Diario di viaggio: Ascoli Piceno

Alla scoperta di Ascoli Piceno, una città sorprendente a due passi dal mare e dai monti, con una cucina sfiziosa e un centro storico che è uno scrigno di pietra bianca, il travertino. Diario di viaggio tra i tesori racchiusi nelle piazze seducenti e i segreti che le strettissime “rue” raccontano.

Un tuffo nel travertino

“… E se andassimo a visitare Ascoli?” La proposta, buttata lì, non mi entusiasmava affatto. Stavo guidando da ore lungo un’autostrada strapiena, direzione sud. Tra Modena e Bologna code, tra Bologna e Cesena ancora code e incidenti. Quei viaggi estivi che nascono male e che a volte ti fanno pensare che forse stavi meglio nel giardino di casa.

Ascoli è nell’interno, ci porta fuori strada. Lei insiste. Ci si arriva con una breve autostrada gratuita che costeggia la Salaria, non più di mezz’ora, e poi così possiamo dormire al fresco.

Alzo il sopracciglio. La prospettiva di una notte umida e afosa sulla affollata costa adriatica non mi ispira affatto. Metto la freccia e davvero in poche decine di minuti arriviamo ad Ascoli Piceno. Parcheggio il van lungo un viale, tanto per una notte un posto vale l’altro (scoprirò che c’è un parcheggio a pagamento dedicato in Largo Ludovico Cattaneo, comodissimo). Il sole sta calando e già si sente scendere la brezza fresca dalle montagne del vicino Abruzzo. Stanotte mi faccio una dormita da campione!

Primo impatto

Attraversiamo a piedi il Ponte Maggiore e già l’impatto è suggestivo. In alto, imponente, la fortezza Malatesta, a picco sotto al ponte una specie di giungla verdissima attraversata dal fiume Castellano… Sembra una valle giurassica sotto la città. Dall’altra parte del ponte una vista rassicurante: ristorante pizzeria Taverna di Cecco. Ci ispira subito. Tavoli all’aperto, ambiente “rusticone”, molta gente. Avete prenotato? Fortunatamente ci sono due posti per noi. Non chiedete il menu. “Il menu sono io” risponde Marco, il corpulento oste. Gricia, arrabbiata, sughi di carne e ai funghi… e poi le carni alla brace, il miglior agnello scottadito della mia vita. Torno a connettermi con il mondo, le code e la stanchezza sono solo un ricordo sempre più lontano.

La passeggiata dopo cena ci introduce al centro storico, percorriamo corso Vittorio Emanuele fino alla Cattedrale di Sant’Emidio e poi piazza Arringo, dove un banchetto propone cartocci di olive ascolane invitanti, anche nere al tartufo. Siamo pieni come otri ma non resistiamo e ne prendiamo uno da 10 olive, gustosissime. Anche nel resto della piazza le occasioni per fare aperitivi o cene sfiziose non mancano.

Raggiungiamo Piazza del Popolo, bellissima. Ci sediamo a gustarcela a un tavolino del Caffè Meletti dove è nata l’anisetta Meletti, liquore di anice gustosissimo. Sorseggiamo convincendoci che quella che doveva essere una semplice tappa notturna diventerà la prima tappa del viaggio. Un giorno di visita intensa può bastare, ma due giorni sono anche meglio. Una curiosità… I vicoli tra gli antichi palazzi in travertino si chiamano rue, Google Maps non le riporta tutte. E dove non arriva Google comincia sempre l’avventura, quella vera, e con essa anche gli aneddoti! Per esempio, alcuni palazzi di antica nobiltà hanno un angolo smussato.

Si penserebbe a una soluzione per favorire la mobilità, in realtà si tratta dello “sgarro” che le imprese ristrutturatrici facevano quando il signore non pagava la cifra pattuita per il lavoro svolto… Un po’ come quando si taglia l’angolo della carta di credito per invalidarla o si graffia la macchina del vicino che non paga le spese condominiali.

Scopriamo, dalle bandiere esposte alle finestre dal sapore medioevale, che si è appena svolta la Quintana, la gara equestre medioevale dove si fronteggiano i sestieri della città, i rioni. Ognuno è riferito a una delle antiche porte di quando Ascoli era completamente cinta da mura e vi svettavano duecento di torri in pietra in una gara verso il cielo. Simbolo di potenza del signore che le faceva erigere, neanche fossimo stati a Manhattan.

Oggi resta ben poco di quelle torri, le vicende storiche (solo Federico II ne fece abbattere una novantina) hanno modificato un po’ lo “skyline” urbano e i terremoti hanno fatto il resto. Tra l’altro il devastante sisma del 2016, che ha raso al suolo alcuni centri a poche decine di chilometri da Ascoli, ha lasciato vistosi segni anche in città e sono diversi i palazzi puntellati e in ristrutturazione strutturale. Perché Ascoli è stata sempre colpita solo marginalmente dai terremoti? Innanzitutto è protetta da Sant’Emidio, patrono veneratissimo (i cultori del genere potranno informarsi sulla saga del Santo). In secondo luogo perché Ascoli, anche se per poco, rimane fuori dal “cratere” sotterraneo risultato devastante per i centri circostanti.

Sia come sia, ancora oggi, se voi dite Ascoli, qualcuno risponderà: “La città dalle cento torri!”

Ascoli Piceno in camper
Palazzo dei Capitani

Perle in travertino

Torniamo alla città e alle cose “da vedere assolutamente”, specie se davvero l’idea è quella di una tappa veloce. Ecco, il bello di Ascoli è che in mezza giornata puoi dire di averla vista davvero, mentre per conoscerla, apprezzarne le sfumature occorre fermarsi un po’ di più.

Se si ha fretta di proseguire il viaggio, la soluzione migliore è visitare Piazza del Popolo e Piazza Arringo. Non pensiate di cavarvela in due minuti, però, perché su queste due belle piazze si concentrano buona parte degli edifici di interesse storico artistico. Sulla prima si affacciano edifici come la Chiesa di San Francesco o il Palazzo dei Capitani del Popoli, le particolari abitazioni medievali con i portici. Nella seconda il Palazzo dell’Arengo che ospita la Pinacoteca Civica, la Cattedrale di Sant’Emidio, il piccolo Battistero di San Giovanni e il Palazzo Episcopale.

Piazza del Popolo

Vediamo un po’ meglio Piazza del Popolo, una di quelle piazze che sorprendono per la loro particolarità. Personalmente lo stesso effetto lo ho avuto quando ho scoperto a Vigevano Piazza Ducale. La caratteristica di questa piazza, come quella di Vigevano, è che sembra nata da un progetto architettonico unico, e non da edifici costruiti in epoca diversa. E le cose in un certo senso sono andate proprio così. Nel 1507 Raniero de’ Ranieri, governatore della città, ordinò che gli edifici che si affacciavano sulla piazza dovevano essere costruiti in mattoni a vista e colonne in travertino. Non dovevano avere più di un piano ed essere tutti alla stessa altezza, stesso stile per le finestre, stessi mattoni. Insomma un vero piano regolatore per quella che sarebbe stata, e rimasta nei secoli a venire, il biglietto da visita della città.

L’edificio civile più maestoso sulla piazza è Palazzo dei Capitani del Popolo, preesistente al riordino architettonico. Risale infatti al 1200 e incorpora una delle tante torri gentilizie che caratterizzavano la Ascoli medioevale, poi trasformata in campanile. È da sempre il palazzo del potere e ha visto l’alternarsi delle varie forme di governo della città.

Da “Palazzo del Popolo“, dove si incontravano i rappresentanti delle corporazioni cittadine, a “Palazzo del Comune”, quando a governare era il signore della città. Tra questi il Re di Napoli, gli esponenti della famiglia Sforza, il Papa quando Ascoli era sotto lo Stato della Chiesa. E, nel secolo scorso, i podestà, le figure di governo cittadino instaurate dal governo Mussolini che non mancarono di trasformare il palazzo in sede del partito fascista e “Casa del Littorio”. Insomma questo edificio ne ha viste di tutti i colori, e non è mancato perfino un incendio nel 1535, per costringere alla resa alcune famiglie in rivolta che qui si erano barricate. All’interno si possono visitare il cortile rinascimentale, la Sala della Ragione e la Sala degli Stemmi.

Altro edificio imponente è la Chiesa di San Francesco. Quando il Santo si fermò qualche mese ad Ascoli, fece presa su moltissimi giovani che, indossato il saio, diedero vita all’Ordine dei Frati minori conventuali. La Chiesa di San Francesco fu costruita per accogliere questa comunità. Attenzione, la facciata della chiesa è in realtà in Via del Trivio, mentre il portale gotico si affaccia sulla piazza.

Lo abbiamo già accennato, ma vogliamo ricordarvelo. Non lasciate la piazza senza esservi seduti al Caffè Meletti, uno dei 150 caffè storici d’Italia. Sì, oltre ai borghi, alle città, ai castelli, ai siti UNESCO, ho scoperto esserci anche la classifica dei caffè… Dal 1907 vede sedersi ai tavolini generazioni di ascolani che si mettono in mostra. Gli arredi sono quelli da sempre e non è difficile immaginare, seduti ai tavolini, borghesi in doppio petto con paglietta in testa e sigaro in bocca mentre commentano le notizie dei giornali dell’epoca, oppure personaggi illustri come Sartre e Hemingway.

Attenzione! Il Caffè Meletti fa rima con “Anisetta Meletti”, liquore a base d’anice tipico di Ascoli prodotta nel 1870 da Silvio Meletti. Lungi dall’invitarvi a eccedere, vi suggerisco di assaggiarla… Crea dipendenza in pochi sorsi. Se entrate nel tunnel, potete procurarvi qualche bottiglia da portare a casa nelle bottiglierie ma anche nei supermercati cittadini.

Ascoli Piceno in camper
Anisetta Meletti

Piazza Arringo

Una città, due piazze principali. Piazza Arringo, distante pochi passi da Piazza del Popolo, è la sorella rivale di quest’ultima, contendendosi il ruolo di punto di incontro degli ascolani. E non importa se nella passeggiata domenicale sicuramente li vedremo attraversare entrambe le piazze. In questa, chi non si è dissetato alla Fontana dei due cavalli non è ascolano. A dispetto del nome dell’altra piazza, questa è davvero più “popolare”. Il giorno prima della Quintana, la celebre giostra medioevale, è sul sagrato della cattedrale che si sorteggia l’ordine con i quali i cavalieri rappresentanti dei diversi sestieri, lancia in resta, tenteranno di colpire il “moro” (oggi forse non è troppo politicamente corretto chiamarlo così, ma la tradizione affonda in tempi non sospetti). E storicamente qui si concentravano le “arringhe”, cioè le assemblee del popolo. È vasta, soprattutto in lunghezza, e ha una certa armonia stilistica.

A parte i bar e i ristoranti dove intrattenersi, ci sono anche importanti edifici da visitare che si affacciano direttamente sulla piazza. La Cattedrale di Sant’Emidio, tanto per citarne uno, dedicata al santo patrono della città. Immancabile una visita alla cripta dove si conserva il corpo del santo e da ammirare anche il Polittico del Crivelli, dipinto su tavola in tempera e oro. Altro monumento che si raggiunge dalla piazza è il Battistero di S. Giovanni, nella sua tipica forma a poligono dello stile romanico. All’interno è sopravvissuta ai secoli la fonte battesimale a immersione. Tra gli edifici civili il Palazzo dell’Arengo, che ospita al suo interno la Pinacoteca Civica. 15 sale espositive che raccolgono opere realizzate lungo sei secoli, dai dipinti su tela, su tavole, affreschi, disegni e stampe fino a sculture, collezioni numismatiche, ceramiche. Il tutto in un ambiente arredato in stile barocco e in stile Impero.

Mentre lasciamo la piazza, un gruppo di ragazzotti, con braccia scoperte tatuate, si raggruppano al centro e, a vederli così, potrebbero essere una posse di rapper pronti a esibirsi in una performance. Ma qui ha tutto un sapore più antico… sono sbandieratori di qualche quintana che si esercitano… Potevano mettersi in costume tradizionale, però… Ci hanno fatto quasi paura!

Ascoli Piceno in camper
Centro storico

La giostra della tradizione

Si svolge in luglio e in agosto (dunque ormai si pensa a quella del prossimo anno!) la Quintana, un po’ un falso storico, rispetto, per esempio, al palio di Siena che si svolge “da sempre”. Qui la manifestazione è stata fatta rinascere nel 1955, ma è stato amore a prima vista e ora nessuno pensa che ad Ascoli ci siano stati secoli nei quali non si correva nessuna Quintana. Partecipatissimo il Corteo Storico che si svolge lungo il centro cittadino ed emozionante la Giostra cavalleresca che si corre al Campo de’ Giochi, una arena fatta apposta. Per quest’ultima occorre prenotare il biglietto.

Informazioni e soste

Ascoli Piceno si trova nell’entroterra marchigiano ed è facilmente raggiungibile dall’uscita dell’autostrada A14. IAT in Piazza Arringo.

Parcheggio ex Seminario, Largo Cattaneo, con apertura da lunedì a sabato e domenica in caso di eventi.

 

 

 

 

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