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Visitare Toledo e i mulini a vento della Mancia

Visitiamo l’antica capitale di Spagna, un capolavoro di città nato dalla fusione di tre culture. E poi seguiamo l’ombra di un cavaliere errante, don Chisciotte, su un altopiano popolato di castelli e mulini.

visitare Toledo

Si va alla scoperta di una Spagna fuori dai luoghi comuni, una regione esotica ma accogliente, dove troviamo gioielli d’arte e un passato fatto di borghi medievali, piazze antiche, castelli e mulini a vento. Gli stessi contro i quali si era lanciato, lancia in resta, scambiandoli per giganti, il mitico personaggio creato dalla fantasia di Miguel de Cervantes. La Mancia (in spagnolo La Mancha, ma si pronuncia come in italiano) è una regione storica della Spagna, oggi inglobata nella Comunità Autonoma Castilla-La Mancha. Al capoluogo, Toledo, si arriva in meno di un’ora da Madrid, ma ci si trova subito in un mondo diverso.

Le dimensioni sono quelle di una città di provincia (ha 82 mila abitanti), ma l’eleganza, la quantità di cose belle, la varietà di stili nelle architetture, sono quelle di un’antica capitale. Il centro di Toledo, dichiarato dall’Unesco “Patrimonio dell’Umanità”, sorge su un’altura circondata per tre quarti da un’ansa del fiume Tago: una posizione facilmente difendibile nei tempi passati, che ha fatto la fortuna e la disgrazia della città. La fortuna quando è stata scelta come capitale della Spagna, prima dai re visigoti, e poi dai re cattolici (nell’intervallo fra queste dinastie, nella Spagna musulmana, Toledo è stata capoluogo di un territorio con larga autonomia). La sua posizione strategica è stata invece una disgrazia quando Toledo si è vista al centro delle tante guerre che hanno travagliato la regione.

Il modo migliore di visitare Toledo è di passeggiare tranquilli nel centro, cedendo alle tante suggestioni offerte dal suo ambiente pieno di cose antiche e raffinate. Ci si perde nei dedali di stradine curve e di vicoletti ciechi, testimoni di un passato moresco durato 374 anni, dal 711 al 1085. Al centro della città antica c’è la Plaza del Ayuntamento (municipio) da cui parte la Calle de Comercio, sempre vivace e animata. Chi ama l’arte trova di che appagare gli occhi. Da non perdere la grande cattedrale gotica di Santa Maria: risale al Duecento, ma nei tre secoli che hanno impiegato per portarla a termine sono stati aggiunti elementi mudéjar (lo stile che combina la tradizione araba con elementi romanici e gotici), poi elementi barocchi e infine neoclassici. In sacrestia ci sono belle sorprese: dipinti di Tiziano, Van Dyck e naturalmente di El Greco. Il suo vero nome era Domenico Teotocopulos: re Filippo II non si rese conto del favore che faceva a Toledo quando cacciò il pittore dalla tetra reggia dell’Escurial. Dal 1579 all’anno della sua morte nel 1614, El Greco arricchì la città di capolavori. Il più famoso (e in alta stagione c’è da mettersi in coda per vederlo) è “El Entierro del Conde de Orgaz” (la Sepoltura del Conte di Orgaz) nella chiesa di Santo Tomè, una costruzione mudéjar che sorge nell’omonima via.

Toledo panoramica

Il panorama di Toledo è dominato dal celebre Alcàzar, nome arabo che significa “castello”. Costruito sulla roccia, nel terzo secolo era stato un palazzo romano. Ha assunto l’aspetto attuale nel 1535, durante il regno di Carlo I. Diventò celebre nel 1936, all’inizio della guerra civile spagnola, quando fu occupato da un colonnello che si era ribellato al governo repubblicano. I lealisti assediarono per 70 giorni l’Alcàzar, riducendolo in macerie a colpi di cannone, ma senza riuscire a espugnarlo. L’assedio fu rotto dall’arrivo di truppe spagnole dall’Africa fedeli al generale Francisco Franco. L’episodio fu esaltato dalla propaganda franchista come una prova di eroismo, se ne fece un film celebre, “L’assedio dell’Alcàzar”. In realtà la battaglia fu preceduta e seguita da atrocità compiute dalle due parti contro civili, uomini e donne, feriti e prigionieri, da scoraggiare qualunque glorificazione.

Toledo Alcazar

Toledo Alcazar

Toledo conobbe il suo periodo d’oro sotto la dominazione araba quando le tre comunità presenti in città, cristiana, ebraica e musulmana, riuscirono a convivere e a prosperare pacificamente. Questa situazione felice durò anche dopo la riconquista cristiana nel 1085. Per due secoli la città fu la capitale dell’ebraismo spagnolo, con una popolazione ebraica di circa 12 mila anime. Questa situazione finì nel Trecento quando un’ondata di antisemitismo cancellò otto delle dieci sinagoghe della città. A fine Quattrocento furono cacciati dalla Spagna tutti gli ebrei (seguiti poi dai musulmani convertiti al cristianesimo, i “moriscos”). L’epoca d’oro di Toledo era finita: l’ultimo colpo lo diede il trasferimento della capotale spagnola a Madrid nel 1536. Restava a Toledo l’ultima gloria, quella di essere la città dove si produceva l’acciaio migliore del mondo: spade e coltelli di Toledo non avevano l’eguale. Le ultime lame prodotte dalla Real Fàbrica de Armas (fondata da Re Carlo III nel 1761) servivano ormai solo per le alte uniformi e le parate militari. Negli anni Ottanta del Novecento la produzione cessò. Oggi l’edificio ospita il Politecnico di Toledo.
A sud-est della città si estende La Mancia, un altopiano di grandi solitudini, vasto come una grossa regione italiana (circa 20 mila chilometri quadrati) e che finisce contro le catene montuose oltre le quali c’è il Levante spagnolo, la regione mediterranea frequentata dai vacanzieri di mezzo mondo. Gli studiosi dicono che il nome La Mancia deriva dall’arabo al Mansha che significa “il deserto”. Be’, gli arabi che di deserti se ne intendono, sapevano benissimo che questo altopiano non era proprio un pezzo di Sahara: alludevano verosimilmente al suo spopolamento. In effetti era una regione dominata dalla pastorizia, a clima molto asciutto, più continentale che mediterraneo. Oggi La Mancia, per lo meno dove si è affermata un’agricoltura moderna, non si presenta più come una steppa arida.

La terra rossa si copre di verde pallido quando i cereali crescono e poi di biondo dorato quando maturano, è pennellata del giallo squillante dei girasoli, offre a contrasto il verde tenero delle viti e quello argentato degli oliveti. Il territorio è diviso fra una novantina di comuni, per gran parte antichi borghi piccoli e piccolissimi, più qualche cittadina. Paradossalmente, questa terra da sempre povera e spopolata, è la regione spagnola più conosciuta nel mondo almeno di nome, perché associata al protagonista di un classico fra i più amati della letteratura mondiale.

L’idea di attrezzare una “Ruta de Don Quijote”, un percorso turistico dedicato a don Chisciotte, è stata irresistibile per gli spagnoli e ha ottenuto l’avallo ufficiale dalla Comunità europea. Forse si è esagerato con la lunghezza del percorso (siamo sui duemila chilometri) e con il numero dei posti da visitare. Noi qui ci limitiamo a un assaggio della “Ruta” ufficiale: poi sta a ciascuno decidere quanto viaggiare fra castelli incantati e mulini a vento che agitano minacciosamente braccia da giganti. Oppure, cosa che avrebbe apprezzato Sancio Panza, lo scudiero di Don Chisciotte che alla poesia preferiva la prosa, quanto tempo dedicare alle soste in borghi e vecchie fattorie per gustare la saporita cucina della Mancia: che offre una buona scelta di arrosti, cacciagione, formaggi, verdure, vino generoso e niente fast food.

Consuegra, Castile-La Mancha

Consuegra, Castile-La Mancha

Andiamo intanto a fare la conoscenza di Cervantes e dei personaggi del suo romanzo. A Esquivias in provincia di Toledo, comarca di La Sagra (a 43 km da Madrid e da Toledo, la si raggiunge dalla A42 Madrid-Toledo e A4 Madrid- Còrdoba) c’è una Casa museo intitolata allo scrittore. Si tratta di una grande dimora nobiliare tipica della regione, perfettamente restaurata e riportata al suo aspetto seicentesco: apparteneva allo zio della moglie di Cervantes, Catalina de Palacios. Lo zio, don Alonso Quijada, non solo aveva assegnato un appartamento alla nipote e al suo sposo subito dopo le nozze, ma è stato l’ispiratore del personaggio di don Chisciotte. Era un tipo stravagante, sognatore, totalmente immerso nella lettura di romanzi cavallereschi e da ultimo si fece frate, proprio come il protagonista del romanzo. Anche il personaggio di Sancio Panza è stato identificato con un servitore della casa: lo “ zio Zancas”, che aveva sposato, guarda caso, una Panza. Gli ambienti e gli arredi della casa sono molto interessanti, a cominciare dalla grande cucina, che era anche il posto dove si pranzava e ci si intratteneva in conversazione: molte cose del romanzo sono nate qui, nelle conversazioni attorno alla tavola. Da non perdere la sala delle armi, immancabile nella casa di un nobile, la camera degli sposi, la cantina: insomma c’è tutto quello che può darci un’idea di come fosse la vita allora in questo angolo di Spagna.
A El Toboso (sulla ap36, a nord-ovest di Mota del Cuervo), troviamo “La casa de Dulcinea e Museo Cervantino”. Dulcinea del Toboso era il nome che don Chisciotte aveva dato a una tranquilla contadina, dona Ana Martìnez Zarco de Morales, la “dolce Ana”, facendone l’indispensabile nobildonna alla quale lui, cavaliere errante, avrebbe dedicato tutte le vittorie conquistate a rischio della vita. In questo caso l’identificazione della casa è puramente tradizionale, ma la visita si rivela molto interessante. E’ stato ricostruito con grande fedeltà l’ambiente di una casa di agricoltori, con i mobili del Seicento e tutte le suppellettili d’epoca, come pure gli attrezzi di lavoro. Nella cantina si vede tutto quello che serviva per fare il vino, e poi ci sono il mulino, il frantoio per l’olio, l’orto, quanto serviva per i cavalli da tiro.
Un luogo che ha avuto un ruolo cruciale nella vita di Cervantes e nella creazione di don Chisciotte è la Cueva de Medrano, a Argamasilla de Alba (Ciudad Real). Si tratta di un sotterraneo (oggi parte della Casa della cultura) dove Cervantes fu imprigionato per una “questione di donne”: la bella si chiamava Magdalena de Pacheco e sarebbe stata lei l’ispiratrice del romanzo. E proprio in questa Cueva claustrofobica Cervantes avrebbe buttato giù la prima traccia della sua opera. Nella stessa località c’è una fortezza ben conservata, il Castillo de Penarroya: apparteneva a un ordine religioso ospedaliero (ma anche militare) che aveva nella Mancia la sua base operativa.
I mulini a vento sono sempre affascinanti ma qui sono anche il collegamento più forte fra il romanzo e il paesaggio. Li troviamo ancora in funzione in almeno tre posti: a Campo de Criptana (sulla n.420, a est di Alcazar de San Juan), a Consuegra (Toledo) e a Mota del Cuervo (Cuenca). Molti altri se ne trovano lungo gli innumerevoli tratti della “Ruta”. Fermo restando che conviene farsi un itinerario su misura cercando di ottimizzare distanze e interessi, qui suggeriamo un percorso ragionevole. Partendo da Toledo si può puntare, passando per Orgaz, su Ciudad Real (molti edifici interessanti, come la Puerta de Toledo, magnifico esempio di arte militare del Trecento, la Cattedrale, il Museo del Quijote, con le opere d’arte dedicate al personaggio di Cervantes) .

Mulini a ventoDa Ciudad Real si può proseguire verso est per Daimiel e il suo Parco Nazionale Tablas de Daimiel, ultime esempio rimasto di un ambiente acquatico un tempo comune nella Mancia, formato dalle periodiche esondazioni dei fiumi e dall’afflusso di acque provenienti dal sottosuolo, e che non trovano sbocco verso il mare. Il parco è importantissimo per gli uccelli acquatici, di passo e stanziali, che sono presenti in abbondanza. Presso il centro visitatori, sei sale sono dedicate a questo raro ecosistema. Si prosegue per Manzanares (Casa Mirador de Azuer, esempio di casa ottocentesca affacciata sul fiume, chiese, castello), Argamasilla de Alba (prigione di Cervantes, fortezza), poi Tomelloso (interessante la Posada de Los Portales, un albergo dei Seicento perfettamente restaurato, con la cucina originale e il resto), Villa Robledo, San Clemente, e poi si risale verso nord per Mota del Cuervo (mulini a vento) e si va a ovest per Alcazar de San Juan (famosa la sua produzione artigianale di ceramica, cuoio, legno), Puerto Làpice (nel Seicento punto d’incontro di mercanti, con molte locande: Cervantes lo cita come teatro di avventure di don Chisciotte), Villarubia de Los Ojos. Poi si torna verso nord passando per Consuegra (mulini) e ritornare infine a Toledo.

GASTRONOMIA
La cucina tradizionale della Mancha è una varietà regionale della più vasta cultura pastorale e agricola della Meseta, l’altopiano che occupa la parte centrale della Spagna. Secoli di convivenza con la popolazione di origine araba e berbera, presente su gran parte del territorio, hanno influenzato molte ricette tradizionali: ad esempio la pasta dolce di mandorle pestate, zucchero e albume d’uovo, cioè il marzapane: Toledo, per il suo “mazapan” ha ottenuto il marchio Dop, ma la ricetta è stata portata dagli arabi. Alla cultura dei pastori appartengono i piatti di agnello (“cordero”): arrostito (“asado”), in umido (“guisado”), in padella (“cuchifrito”). Apprezzata la cacciagione, a cominciare dallo stufato di pernice (“perdiz estofada”), popolare specialmente a Toledo, e la pernice con fagioli (“alubias con perdiz”). Un piatto un tempo diffuso fra pastori e contadini è la “migas”, pane sbriciolato e inumidito fritto nell’olio in padella per farne una frittata. Le “gachas manchegas” sono farinate preparate con sapori diversi. C’è poi la versione “a la magra” della classica “tortilla”, la frittata spagnola. Fra i formaggi, apprezzato è il “queso manchego”, il formaggio tipico della Mancia.

AREA SOSTA 

Camping El Greco: Ronda del Olivar de los Pozos, Toledo. Tel. 0034 925220090. Sul fiume Tajo a 3 km dal centro città.

Parking Central: Area sosta gratuita a Avenida de Castilla la Mancha 2, sotto le mura del centro di Toledo.

strade di Toledo

strade di Toledo

INFORMAZIONI

Instituto de Turismo de España – Tourespaña
Milano, Via Broletto 30. Tel. 199906082
Roma, Piazza di Spagna 55, Tel. 199906082
Web: www.spain.info
E-mail: spaininfo@tourspain.es

Per il turismo in Castilla-La Mancha
www.turismocastillalamancha.com

Per Toledo
Patronato Municipal de Turismo
Plaza del Concistoro, 1. Tel. 925 254 030; Web: www.toledo-turismo.com
E-mail: info@toledo-turismo.com
COME ARRIVARE

Per chi arriva dalla costa mediterranea, un percorso comodo per La Mancia va da Valencia ad Albacete, che è l’accesso di sud-est alla regione (210 km). Più veloce il percorso da Valencia se si prende l’Autostrada per Madrid (A3) fino al bivio per la N310e si prosegue per San Clemente. Da Madrid si arriva all’accesso di nord-est, cioè a Toledo, con 70 km di autostrada.

Toledo scorcio dall'alto

Toledo scorcio dall’alto

DA NON PERDERE A TOLEDO

Castillo de San Servando: castello medievale sulla riva del Tago.
Museo de El Greco. E’ una casa-museo, scelta in sostituzione di quella dove visse il pittore, distrutta secoli fa. Ricostruzione fedele degli ambienti d’epoca, molte opere del Maestro.
Chiesa di Santa Maria la Blanca. Era una sinagoga, adottata poi per il culto cristiano. Stile mudéjar, secolo XII.
Sinagoga del Trànsito. Nel quartiere ebraico, ospita il museo Sefardita.
El Cristo de la Luz. Piccola moschea costruita nel 999, poi trasformata in chiesa con l’aggiunta di un abside in stile mudéjar.
Puerta del Sol. In stile mudéjar costruita dai Cavalieri dell’Ordine Ospedaliero.
Puente de Alcàntara. Sul Tago, con bel panorama sull’Alcàzar.
San Romàn, con il Museo della cultura visigota.
Monastero di San Juan de los Reyes, del Quattrocento, di stile gotico isabellino.

EVENTI TRADIZIONALI A TOLEDO
Primavera. Settimana Santa: e’ stata dichiarata di interesse turistico nazionale e comprende diverse processioni, particolarmente suggestive nello scenario della città, e altri eventi di carattere religioso o culturale. Il clou delle celebrazioni è il Venerdì Santo. Vengono aperte alle visite per l’occasione le chiese dei conventi di clausura, normalmente chiuse agli estranei, e i pati adorni di ricche decorazioni delle dimore private. Suggestive le processioni notturne a lume di candela.
Maggio-Giugno. Corpus Christi (Corpus Domini) Due processioni spettacolari, la prima il giovedì e la seconda la domenica, lungo un percorso di due chilometri, lungo vie riccamente adornate. Una trentina i gruppi in costume.
Seconda settimana di Agosto. Virgen del Sagrario. Riti religiosi e divertimenti profani, concerti in piazza.

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