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Valvestino, wilderness italiana

Assaporare la bellezza dei tempi andati e di una natura quasi incontaminata in Valvestino

Viaggiando lungo la costa occidentale del Lago di Garda, sarete ammaliati dalle sue rive dove si intrecciano divertimento, cultura, mondanità. Fate una deviazione, abbandonata queste acque e inerpicatevi lungo i fianchi della montagna che le costeggia.
Non è un itinerario da tutti, un po’ perché la strada richiede una certa attenzione e poi perché dovrete vestire i panni dei pionieri. Questa terra è tutta da scoprire dal punto di vista turistico e potreste ritrovarvi a essere tra i primi “mappare” il territorio, e poi starà a voi diffonderne la notizia o tenerla tutta per voi, ritornando tra questi colli ogni volta che avrete desiderio di silenzio e natura. Dietro le alte rive del Garda si nasconde infatti una piccola valle che sembra aprirsi al visitatore uscendo da un lungo sonno e ricordare, già dalle vie dei piccoli borghi e nello sguardo degli abitanti, un tempo che fu. Questo stretto territorio costituito da sette paesi è rimasto a lungo sotto il dominio austriaco e, per la sua natura morfologica, è incastonato in una lingua che unisce i laghi di Garda e Idro, un accesso un po’ difficoltoso che ne ha preservato la genuinità.
Dunque, lettori di Vita in Camper, è l’occasione per una scoperta a ritmo lento della wilderness lombarda!

Valvestino, vista sulla valle.

Antiche memorie

La prima tappa vi porta in sosta a Moerna, al Colle di San Rocco, dove godrete di un punto panoramico di eccezionale bellezza sulla valle. Tra prati verdi, boschi e il cielo sopra di voi, coglierete subito il leit motiv della Valvestino, la scarsa presenza dell’uomo: raggruppati in piccoli villaggi, raccolti intorno alla chiesa e sviluppati in una manciata di strade, gli abitanti mantengono il ritmo lento scandito dalle stagioni. Qui l’accoglienza è calorosa e gli incontri permettono di entrare in contatto con una piccola realtà dove riti, tradizioni e l’eredità del passato, da tramandare di generazione in generazione, ha un grande valore. Per questo il territorio conserva alcune strutture che rimandano echi dei tempi andati e sono state adattate a luoghi dove perpetuare la conoscenza di antichi mestieri e storie.
A Persone il caseificio costruito a inizio 1900 – e in uso fino a fine secolo – è prezioso testimone, con gli oggetti conservati, di come si procedeva alla produzione e trasformazione dei prodotti del latte. I soci allevatori, in proporzione al bestiame posseduto, avevano a disposizione materiali e manodopera e, con il diritto di turno, di fare il formaggio in proporzione al latte fornito.
Spostandoci un poco, si va alla scoperta della segheria veneziana che, nel corso della storia della sua attività, ha segnato un importante passaggio per la valle. L’impianto fu infatti usato durante la realizzazione della strada che permise il collegamento con Gargnano nel 1934, togliendo questo territorio dall’isolamento. Un poco più antico il Mulino di Turano, di cui si hanno attestazioni a partire dal 1860, e che permette di conoscere come era la vita del mugnaio e quali erano le regole dell’utilizzo del mulino, quando ancora le famiglie portavano il grano a macinare per poter produrre i beni di prima necessità, come pane e pasta. Tra i luoghi della memoria vi è anche la Calchera, dove si cuocevano le pietre per produrre la calce.
L’ecomuseo, che raggruppa i diversi musei locali, ha un calendario di attività in alta stagione (quest’anno fino al 12 settembre), per il resto dell’anno bisogna contattare l’ufficio del turismo per conoscere aperture e attività.

Silenzio di natura

La seconda tappa vi porta a Cima Rest. Ci si arriva godendo di un panorama di prati dove ruminano placide mucche in alpeggio. Se avete voglia di intraprendere uno dei tanti sentieri che si dipanano in valle potreste essere fortunati e cogliere un fruscio o un’ombra di alcuni degli animali che sono di casa qui: caprioli, stambecchi e cervi di cui, in autunno epica degli amori, si può sentire il bramito. Sono circa 150 le specie di cui è stata accertata la presenza. Camminare, in Valvestino, è anche l’occasione per poter percorrere quei sentieri e mulattiere che erano gli unici collegamenti tra i paesi e che conservano ancora segni del loro uso: casolari abbandonati, radure nei boschi o muretti ormai nascosti nella vegetazione assolvevano a funzioni precise e oggi a quella del ricordo.
Tra i “segni” del passato, a Cima Rest, i fienili sono quelli più tipici: caseggiati sparsi tra i prati e dalla inconfondibile struttura ristrutturati per offrire al viaggiatore l’inusuale esperienza di trascorrervi una o più notti. Per scoprirne storia e funzione si va al Museo Etnografico dove sono stati recuperati ed esposti oggetti che raccontano la vita della comunità della valle nel passato.
A fare da contraltare e segnare il passaggio del tempo anche in questo territorio così legato al passato, si erge la cupola dell’Osservatorio Astronomico, piccola e ben integrata nel territorio. Le attività per il pubblico si svolgono su prenotazione fino a settembre, ma la qualità del cielo permette di osservare un cielo stellato privo di inquinamento luminoso durante tutte le notti dell’anno. Scegliete un weekend di bel tempo e lo spettacolo è assicurato!

 

Valvestino, fienili a Cima Rest.

Eventi e curiosità

Tra i motivi per una visita in Valvestino vi sono le specialità gastronomiche da assaggiare, da gustare in uno dei ristoranti o rifugi della zona e preparati secondo le antiche ricette. Altre prelibatezze potete portarle a casa e continuare a sentire l’odore dei prati della valle nel formaggio Tombea, presidio Slow Food, dal sapore delicato con leggero aroma di vaniglia: sono pochi i produttori e le forme hanno una stagionatura che può durare anche 10 anni. Una prelibatezza da non lasciarsi sfuggire e acquistabili in alcune aziende agricole e alimentari. Anche il fagiolo, dall’origine antica e geograficamente lontana (l’America Centrale), è prodotto molto ricercato e peculiare. A tutti coloro che si vogliono assicurare il ritorno in Valvestino e una assicurazione sul proprio futuro alimentare si consiglia l’adozione di una mucca. L’iniziativa è promossa dall’Ecomuseo per valorizzare la tipicità della Valvestino e consente di andare a trovare la mucca durante l’alpeggio e di portarsi a casa i prodotti realizzati con il suo latte.
Qual è il momento giusto per una visita in Valvestino? Voi che leggete questo numero di Vita in Camper segnatevi questo appuntamento: la seconda domenica di settembre si celebra la Sagra del Formaggio a borgo Cima Rest. Altri eventi da tenere presente sono i mercatini di Natale di Armo, i fuochi artificiali a Turano il penultimo sabato di agosto e, evento che rimanda echi del passato, la rievocazione storica in costumi d‘epoca il 18 agosto, quando cade il genetliaco dell’imperatore Francesco Giuseppe.

A memoria del tempo: sulle sponde del Lago di Valvestino appare, secondo il capriccio del destino, un rudere in pietra dalla forma suggestiva.

Estrema pendice dell’impero austro-ungarico, fino alla fine della Prima Guerra Mondiale, la Valvestino conserva memoria del suo passato anche nell’edificio della vecchia dogana, per lungo tempo luogo imprescindibile di transito di merci e di uomini tra stati, e nella targa che si trova poco distante, in località Lignago e che ricorda la posizione dell’antico confine.
Per vederla si deve essere prima di tutto fortunati e capitare in questi luoghi, lungo la SP9 che sala dal Garda, in uno dei momenti in cui le acque del lago si ritirano lasciando riemergere questa testimonianza dalle acque blu o turchesi (il loro colore dipende dalla stagione): di solito ciò che ricompare è la parte alta della struttura, ma può capitare, come quest’anno, che a venire alla luce sia l’intero edificio. Occasione che, per la sua eccezionalità, ha portato “alla ribalta” questa zona e i suoi tesori nascosti. I punti di osservazione migliori per cogliere la bellezza senza tempo dell’edificio sono il primo ponte, a 13 km da Gargnano, il secondo ponte e, a 600 metri da quest’ultimo, lo spiazzo con il parapetto in legno. Si può immaginare l’impressione fiabesca che si deve provare a osservare la dogana dal lago o durante una immersione, con l’acqua a deformarne l’aspetto e facendola così assomigliare quasi a un miraggio.
Il Lago della Valvestino è un bacino artificiale creato da una diga costruita negli anni Sessanta, dunque da allora l’edificio, ormai da anni in disuso, è scomparso alla vista. Il suo riemergere periodico sulle rive rocciose contribuisce al perpetuarsi di una eco del passato e a rendere ancora più suggestivo il panorama di un lago che, incuneato tra strette pendici, assume quasi l’aspetto di un fiordo scandinavo, complici anche i colori assunte dalle sue acque.
Dall’edificio in pietra, che l’erosione delle acque ha reso simile allo scheletro di un castello, si può immaginare di veder uscire una colonna di persone, magari accompagnate da animali adibiti al trasporto di merci: ognuna con la sua storia personale sulle spalle, intere famiglie avranno superato questo luogo magari alla ricerca di una vita migliore oppure uomini alla ricerca di un lavoro. Quante storie sono rimaste intrappolate tra queste mura: storie di sogni e speranze, di fame e fatica, magari di amori e tragedie. Sarebbe bello poter scendere, sedersi su un masso e rimanere in ascolto. Chissà che il silenzio porti i primi timidi sussurri e poi, come un fiume in piena, un concerto di voci, tutte da ascoltare prima che l’acqua sommerga tutto, prima che l’acqua, tra qualche anno, termini la sua opera e si porti via tutto e lo seppellisca, con il suo carico prezioso, sul letto del lago.
Per (sperare di) vedere la vecchia dogana bisogna risalire la SP9 da Gargnano.

Info

La Valvestino si trova tra il Lago di Garda e il Lago d’Idro nella parte orientale della Lombardia. Può essere raggiunta da entrambi i laghi: dal Garda occidentale da Gargnano salendo per la SP9, una strada che richiede una certa attenzione alla guida perché stretta in alcuni punti (si segnala comunque la presenza di frequenti slarghi a bordo strada); dal Lago d’Idro si percorrono la SP237, SP56 e 58. Lungo le strade della valle, anche queste strette in alcuni tratti, come quello che conduce alla Cima Rest, si deve prestare una grande attenzione alla guida e informarsi preventivamente della percorribilità nel caso si avesse un mezzo di grandi dimensioni. La Valvestino, lontana dai principali centri del turismo di massa, è anche poco affollata, in particolare se visitate la valle fuori stagione la circolazione dei mezzi è piuttosto bassa, agevolando così la percorribilità delle strade. Per informazioni turistiche: visitvalvestino.it

Sosta

A Moerna presso lo Chalet San Rocco, in Località San Rocco di Moerna, T. 334 2525276, ristorante, bar e campeggio. GPS: N 45.75548 E 10.58531.
A Cima Rest parcheggio senza servizi, GPS: N 45.78210, E 10.62781.
Per la vecchia dogana: se non si prosegue verso la Valvestino, potete scendere verso il Garda e fermarvi a Navazzo di Gargnano al Camping Giglio (Via Feltrinelli 163, Gargnano), oppure usufruire di uno dei numerosi campeggi o aree di sosta presenti sul lungolago.

 

Testo Cristina Ferrando – Foto D.R. e Visit Val Vestino – Ufficio Turistico Infopoint in Lombardia Val Vestino
Rivista Vita in Camper n. 136 Set/Ott 2021

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