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Queyras: una regione dove i camper sono i benvenuti

 

Oltre 2300 ettari di riserva tra i 1800 e i 3300 m. d’altitudine, tra il comune di Ristolas e le pendici del Monviso. Una flora alpina eccezionale con più di 800 specie vegetali, la regione possiede una delle parti più antiche delle Alpi, che furono aperte al turismo solo verso la fine del XIX secolo.

QueyrasDecouverte

Grazie a questo, il Queyras fu in grado di proteggersi dal turismo di massa. Nel Queyras si possono praticare tutte le attività sportive legate alla montagna: cicloturismo, mountain bike, parapendio, slitta estiva, arrampicata, rafting, passeggiate ed escursioni. Oppure semplicemente lasciarsi coccolare al sole delle Alpi meridionali o godere di piacevoli trattamenti termali. Ecco il racconto di tre giorni all’insegna dello sport e del relax, in una regione dove i camper sono i benvenuti.

C’è una regione, appena oltrepassato il Monginevro, da poco nota al turismo. Una regione che si è conservata intatta nella natura e nello spirito accogliente dei suoi abitanti. Il Queyras, nel dipartimento delle Alte Alpi, presenta un territorio eccezionale, inondato dal sole delle montagne meridionali della Francia, uno spazio preservato, lontano dal tumulto e dalla ressa, un angolo di pace da condividere tra amici e dove il camperista è ben accolto, sia che decida di fermarsi nei tanti campeggi sia che preferisca sostare semplicemente nei parcheggi dei villaggi, dotati comunque di servizi igienici e fontane per il carico dell’acqua. A fare da cornice, paesaggi dolci e selvaggi, protetti dal Parco naturale regionale. Nel Queyras si può decidere di fare tutto o semplicemente di non fare niente. Cambiare ritmo, lasciarsi coccolare, sognare su una terrazza ai bordi del bosco, ammirare la fauna, praticare attività sportive, andare a zonzo da un villaggio all’altro.

Tra i paesaggi lunari

A ridosso della frontiera del Monginevro si inerpica la strada che conduce al passo dell’Izoard. Uno spettacolo suggestivo tra rocce grigie e vette scoscese che rendono il paesaggio da fantascienza.

Appena superata la frontiera del Monginevro, si prende la direzione Briançon-Guillestre. La via che consigliamo, più tortuosa, ma sicuramente più spettacolare è quella che passa dal colle dell’Izoard. Superata Briançon, la strada sale verso il passo per raggiungere quota 2.360 m (chiuso da ottobre a maggio, a seconda dell’innevamento). Paesaggi lunari e montagne a strapiombo rendono la strada suggestiva, fino a quasi far perdere il senso dell’orientamento. Man mano che la strada scende, però, e ritorna la vegetazione, il panorama si fa più dolce e si gode la vista su tutto il territorio del Queyras e le sue cinque vallate. Incastonato tra le Alpi francesi, ai confini con l’Italia e il colle dell’Agnello, è una regione montana di eccezionale bellezza. Rappresenta l’estensione geografica del fiume Guil, un affluente del Durance. Chiamata, appunto, anche valle del Guil, il Queyras ospita un immenso Parco naturale regionale, caratterizzato da montagne che raggiungono i 2.000 metri, fino a superare in alcuni casi i 3.000 metri di altitudine. Una palestra ideale per tutti gli appassionati di trekking e alpinismo. La varietà del suo territorio, comunque, offre la possibilità di praticare innumerevoli attività all’aria aperta, rafting, parapendio, alpinismo e non solo, che soddisfano le esigenze della famiglia come di chi desidera andare in montagna per staccare la spina dalla vita di tutti i giorni e perdersi negli infiniti e selvaggi spazi di questa regione.
Giunti a valle, il primo paese che s’incontra è Arvieux (1.551 m), caratterizzato da edifici che si aprono verso sud, attraverso una serie di arcate e logge sovrapposte. Decidiamo di fare base qui, presso il Camping de l’Izoard e ristorarci un po’ dal viaggio prima di iniziare la nostra vacanza all’insegna dello sport. Il campeggio si trova all’interno di una pineta di 5 ettari.

Il battesimo del rafting

Meülanie Brodeur

Meülanie Brodeur

Lungo il percorso del fiume Guil, un itinerario acquatico tra emozionanti rapide e pause per l’osservazione della natura. Adatto a principianti ed esperti.

Il nostro ‘battesimo del rafting’ avverrà sulle acque del Guil. La partenza è a Château-Ville-Vieille, presso la scuola Quey’Raft. Per scoprire il fiume e le sue acque tumultuose si può scegliere tra rafting, canoa, kayak, e tutti i livelli di difficoltà. Non per niente, la discesa delle Gorges del Guil, con le loro pareti vertiginose, è uno degli itinerari tra i più famosi d’Europa. Da restare con il fiato sospeso, soprattutto quando si raggiungono le rapide di Chateau Queyras, o dell’Ange Gardien, o della triplice caduta: innumerevoli passaggi che ritmeranno la discesa lasciando un ricordo indimenticabile. Siccome, però, noi non siamo né particolarmente sportivi né molto in allenamento optiamo per un percorso più tranquillo, ma comunque emozionante.
Nei pressi della scuola di rafting scopriamo che c’è una comoda area di parcheggio dotata di servizi igienici e fontana di montagna per il carico dell’acqua, nonché panche e tavoli per il pic nic. Ideale per chi i camper che non vogliono fermarsi in campeggio.
Ai piedi del castello medievale, il fiume incantato ci porta nel suo universo. Qui il sito isolato si presta a fare un’immersione nella natura vergine che ci svela i tesori dissimulati in questo luogo magico. Man mano che si procede lungo il percorso d’acqua, si susseguono diverse e molteplici sensazioni, dalla contemplazione dell’acqua impetuosa, all’emozione della discesa, alla fatica dei tratti più impegnativi. Tutto sotto lo sguardo esperto dell’istruttore. I percorsi possono durare da un’ora alle 5 ore, a seconda del grado di difficoltà e preparazione degli equipaggi. Ma in ogni caso, la conquista del Gueil costituisce comunque una sfida e un rapporto privilegiato con l’elemento primordiale per eccellenza. Le scogliere incassate, infatti, donano un carattere d’avventura e di spaesamento totale anche alle discese più semplici. Il tempo non ha più riferimento. A pelo d’acqua gli uccelli sembrano giocare con noi per mostrarci il loro territorio.

Relax in alta quota

La regione è specializzata anche in trattamenti termali da godere alla fine di una dura giornata trascorsa tra i sentieri o le numerose attività. La sera poi i ristoranti tipici deliziano gli affamati sportivi.

Con le braccia e le gambe un po’ affaticate per il poco allenamento, si torna poi alla base. È stato un pomeriggio impegnativo, ma indimenticabile per le forti emozioni vissute. Prima di cena è possibile concedersi un momento di relax e di serenità negli spazi benessere: la fatica se ne va e il corpo si rigenera.
Rilassati e rinfrescati, siamo pronti per fare la conoscenza delle meraviglie gastronomiche del territorio. Ci consigliano di provare le ricette della tradizione rivisitate in chiave creativa dell’Hotel Chalet de Lanza ad Abriès. Formaggi, miele, cereali e liquori, assieme alle carni sono il trionfo della tavola.
Il giorno seguente è dedicato alla scoperta dei tesori paesaggistici e territoriali. Numerose sono infatti le escursioni praticabili, dalle semplici passeggiate nei boschi ai trekking di più giorni. Uno di questi consigliato per chi ha almeno una settimana a disposizione è il famoso giro del Queyras, da rifugio a rifugio. La fitta rete di sentieri offre, comunque, una moltitudine di paesaggi diversi: laghi, torrenti, praterie, alpeggi, colli e cime. Anche gli amanti della mountain bike troveranno soddisfazione (possibilità di affitto in loco). Il Queyras con i suoi innumerevoli sentieri e i chilometri di piste forestali è un vivaio infinito di escursioni in mtb: salite agevoli, discese tecniche, alpeggi, sottobosco, sentieri-balcone, per poter pedalare ogni giorno senza mai ripetere lo stesso itinerario. Se avete passione per la fauna, durante le escursioni cercate la famosa salamandra di Lanza, simbolo del parco. La Salamandra lanzai, dal nome dallo scienziato fiorentino Benedetto Lanza, è stata scoperta nel 1988 alle pendici del Monviso sul Pian del Re; si tratta di un piccolo anfibio dalla luminosa livrea nera, vertebrato terrestre endemico dell’arco alpino. Molto simile alla salamandra nera (Salamandra atra), ne differisce per la maggiore lunghezza, la forma del capo e l’estremità della coda, che è arrotondata. Con un po’ di fortuna è possibile vederla al crepuscolo nei pressi di qualche piccolo lago di montagna. La sua pelle delicata, infatti, non le permette di esporsi ai raggi solari.

Saint-Véran: la tradizione rimasta intatta

La visita al comune più alto d’Europa svela un’architettura unica nel suo genere e una storia di indipendenza della regione. Le tipiche fontane in larice e le meridiane punteggiano la regione.

Il pomeriggio è dedicato alla visita del paesino di Saint-Véran, il comune più alto d’Europa: sorge infatti a 2.040 m d’altitutdine su un promontorio che domina vaste distese di neve in inverno e prati d’estate. All’ingresso della zona pedonale è situato un ampio parcheggio riservato solo ai camper (circa una ventina di posti). Il villaggio, pedonale, è tra i più tipici con i suoi chalet di fuste, le sue meridiane, le fontane in larice, le croci e gli oratori, i suoi forni ‘banal’ e i suoi musei. L’architettura rustica e tradizionale è unica nel suo genere.
Disseminate sulle facciate delle case, poi, si trovano numerose meridiane (in tutto il Queyras ce ne sono 70). Di stile e forma diversa, unendo un sottile melange di colori, volute, fiori, animali, i quadranti solari sono oggi gli ultimi testimoni di una tradizione, di un’immaginazione popolare e di un’arte pittorica che risale solitamente, per il territorio in questione, al XVIII secolo. Il pittore gnomonista più popolare nel XIX secolo si chiamava Francesco Zarbula, di origini piemontesi. Realizzò innumerevoli quadranti solari tra il 1833 e il 1870.

La via ferrata sul Guil

L’ultima avventura ci vede appesi alla parete di roccia salire su un percorso facile ed emozionante a strapiombo sul fiume. Per godere di forti emozioni, senza pericolo.

L’ultimo giorno è dedicato ai più coraggiosi: si affronterà, infatti, la via ferrata a Château-Ville-Vieille. Per tutti è la prima esperienza e non pochi sono i timori. Dopo una breve spiegazione e l’imbragatura, accompagnati da un istruttore di scalata, intraprendiamo il percorso d’iniziazione del Fort-Queyras. Un itinerario per principianti, senza grandi difficoltà, molto ludico, accessibile a tutti e adatto addirittura alle famiglie (bambini a partire da 8/10 anni). L’esperienza, infatti, è davvero divertente e poco faticosa: a metà strada tra la passeggiata e la scalata, la via ferrata che sale lungo il promontorio del Forte offre pochi passaggi difficili, ma una vista mozzafiato sulla gola del Guil. Appesi alla roccia con il fiume che ruggisce dal basso si sale fino alla fortezza, sentinella imponente e maestosa che veglia sul Queyras dall’alto di uno sperone. Al ritorno, ci accoglie una ricca grigliata di carne.
Dopo aver vissuto in tanta meraviglia e aver degustato tante prelibatezze, la vacanza non può finire senza un souvenir che ricordi questa esperienza. La visita del Queyras termina quindi alla Maison de l’Artisanat , dove oltre ad assistere a una dimostrazione d’intaglio del legno (solo per gruppi e su prenotazione), possiamo fare incetta di formaggi, miele e liquori alle erbe tipici della zona. Vere prelibatezze che ci accompagneranno al rientro in Italia.

Les granges

Les granges

Cosa vedere

Il Queyras è formato da otto villaggi, ognuno caratterizzato da una differente particolarità architettonica.
Aiguilles (1.474 m), per esempio, è detto il ‘villaggio sudamericano’. Gli abitanti, infatti, partirono per l’Argentina, il Brasile, la Colombia, il Cile in cerca di fortuna. Accanto alle case a vocazione agricola, sorgono abitazioni borghesi ispirate all’architettura sudamericana, risalenti all’inizio del XIX secolo. Abriès (1.550 m) è il villaggio mercantile, perché fu particolarmente prospero nel commercio. Dedicato ai mercati e alle fiere, è il più vicino all’Italia. A partire dal XIX secolo fu la capitale dell’alpinismo del Queyras e dei grandi hotel. Arvieux (1.551 m) è costituito da 13 quartieri. Gli edifici si aprono verso sud attraverso una serie di arcate e legge sovrapposte. Château-Ville-Vieille (1.349 m) fu la capitale del Queyras all’epoca della Repubblica degli Escartons. Vi sorge il Fort-Queyras. La fortezza era nel 1265 un castello del Delfinato. Nel Medio Evo godette di momenti di celebrità, accogliendo tra le sue mura i Delfini. Un’ombra nefasta scese, però, sulla roccaforte quando qui vennero tenuti i processi contro le streghe. Nel XVI secolo il castello fu al centro delle guerre di religione, nel 1695 resistette agli assalti delle truppe dei Savoia, mentre il villaggio sarà in parte distrutto. Al seguito dell’ultima invasione Vauban, chiamato a ispezionare la frontiera delle Alpi, elaborò un piano per rendere il castello inviolabile. Progettò di estendere la cinta sul fronte ovest e dotò il forte di una nuova cerchia muraria, con scarpata, fosso, controscarpata e mezzaluna (nel 1700). Alla fine del XVIII secolo, l’opera fu rinforzata con la costruzione di batterie da caserma. Dal 1940 al 1944 il forte fu smantellato e dal 1967 è un edificio civile. Presso la Maison de l’Artisanat è possibile ammirare i pregevoli mobili in legno intagliato. L’artigianato del legno tra XVIII e XIX secolo era parte integrante della vita dei queirassini. Il legno era l’elemento principale, utilizzato in architettura, per i mobili e per tutti gli oggetti quotidiani, come ad esempio le saliere. Armadi, cassepanche, tavole e sedie sono in pino cembro, decorati da uno o più membri della famiglia. I disegni rappresentati dagli intagli simbolizzano il quotidiano della gente del Queyras (sole, rosoni, margherite, canali di partizione delle acque…). Questa tradizione è trasmessa di padre in figlio.
Ceillac (1.640 m) rappresenta un villaggio a sé. Posto a sud della vallata del Guil, è molto affascinante, circondato da cime elevate. Con una escursione è possibile arrivare fino alla cascata della Prisse e ai laghi St. Anne e Miroir. Molines (1.760 m), ripartito su sei quartieri, invita a gironzolare per le vie strette e a scoprire le fuste, ovvero case in tondelli di larice, alcune risalenti al XVII secolo. L’architettura è sicuramente la più conosciuta del Queyras per il suo aspetto tradizionale e rustico. È il primo paese che s’incontra arrivando dal colel dell’Agnello e dalla Valle Varaita.
Ristolas (1.595 m) è l’ultimo comune dell’Alta Vallata del Guil, posto nei contrafforti del maestoso Monviso, nel cuore della nuova riserva naturale. Particolarmente esposto ai rischi naturali, il villaggio venne distrutto in seguito all’esondazione del Guil nel 1957. La sua architettura, quindi, si presenta oggi sotto forma di ampi fabbricati. Da non perdere la vista dal Belvedere del Monviso, la Motta e l’Echalp. A Saint-Véran (2.040 m), formato da tre frazioni e sei quartieri, l’architettura è autentica come a Molines, con edifici costruiti in pietra e larice. Vi si trova il Museo Le Soum, dove è ricostruita un’abitazione tipica ai tempi della gloriosa repubblica degli Escartons, nata nel 1343 con l’acquisizione di diritti nobiliari dal Delfino Umberto II e la firma della Grande Charte, una vera e propria costituzione. Ma la Rivoluzione Francese mise fine ai privilegi acquisiti durante la Repubblica. Ancora oggi, però ci rimane testimonianza del ricco patrimonio, soprattutto religioso, dell’antico Queyras. L’architettura religiosa è piuttosto semplice, varia e legata al quotidiano (marmi, ardesie, legno). Purtroppo molti edifici sono scomparsi o sono in rovina. Altri sono stati censiti grazie agli accatastamenti del 1831.

fort queyras cbrunet

fort queyras cbrunet

Informazioni
Uffici del turismo:
Aiguilles en Queyras

Attività
Rafting: Queyraft
La haute montagne et le ski de randonnée
La randonnée
Via ferrata: da Château Queyras, Arvieux et Ceillac

Come arrivare
Da Torino dista circa 146 km. Autostrada A55 direzione Frejus. Al casello di Bruere, prendere l’A32/E70 direzione Oulx. Uscire a Oulx est. Prendere la SS24 verso la Francia. Raggiunere la frontiera al Monginevro poi direzione Briançon-Guillestre. Un’altra strada è quella di percorrere la A6 Torino-Savona. Uscire a Marene, poi raggiungere Savigliano con la S20. Seguire per Saluzzo, Verzuolo poi prendere per la Valle Varaita, seguire Venasca, Sampeyre, Casteldelfino, oltrepassare il Colle dell’Agnello, seguire Fontgillarde, Molines en Queyras.

Dove sostare
– Abries: Queyras Caravaneige, – www.queyras-caravaneige.com.
Valpréveyre, https://it.queyras-montagne.com/camping-municipal-de-valpreveyre.html area di bivacco a 6 km dal paese (1.900m)
Aiguilles: Camping Municipal du Gouret, tel +33.4.92467461. Ombreggiato, sorge in una foresta di larici ai bordi del fiume. Piscina municipale e negozi a 800 m. Servizi con acqua calda, lavatrice, area giochi, mini golf, servizio di pane al mattino, alimentari, bar.
– Arvieux: Camping de l’Izoard, http://campingdelizoard.com/
– Ceillac: Camping les Mélèzes, http://www.campingdeceillac.com/ Possibilità ombra o sole. Sanitari riscaldati, docce calde gratuite, elettricità, lavatrice. Pane al mattino. Area giochi.
Camping municipal les Moutets – officedutourisme@ceillac.com. Aperto dal 1/07 al 30/09. Con camper service.
Chateau-Ville-Vieille: Camping Municipal de l’Iscle . Nei pressi della via ferrata e dal rafting.
– Molines en Queyras: Camping de Chanterane – www.chanterane.net
– Ristolas: Camping Municipal le Chardonnet – www.camping-queyras.com

 

Testo di Lavinia Marconi

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