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Parmense e Lunigiana, tra la Via Emilia e il Mare

  • Parma, Piazza del Duomo
    Emilia, Parma, Piazza del Duomo
  • Emilia, Castello di Torrechiara
    Emilia, Castello di Torrechiara
  • Emilia, Castell’Arquato
    Emilia, Castell’Arquato
  • Emilia, un tratto di fiume nell’Appennino Emiliano
    Emilia un tratto di fiume nell’Appennino Emiliano
  • Pontremoli, scorcio dal Ponte a schiena d’asino
    Toscana, Pontremoli, scorcio dal Ponte a schiena d’asino
  • Villafranca, una panoramica
    Toscana, Villafranca
  • Sarzana, la cattedrale
    Liguria, Sarzana, la cattedrale

Alla scoperta di quel pezzo di Appennino che separa l’Emilia dalla Toscana, tra castelli antichi, fiumi dalle acque pulite e invitanti, borghi pieni di leggende e le terre della Lunigiana dove vissero popolazioni dalle usanze misteriose

Ci sono viaggi nati per caso, quasi per sbaglio. Come questo, nel Parmense e nella Lunigiana.
Siamo partiti da Milano un sabato mattina presto per un weekend al mare. Un’interruzione dell’autostrada ci ha fatto cambiare programma, improvvisando un itinerario abbiamo scoperto luoghi che non avevamo mai considerato. Isoradio e il fedele CB confermano: uscita obbligata Fiorenzuola. La fila di auto, camion e camper, paziente, lascia l’autostrada e va a ingrossare come un fiume la Via Emilia. È troppo: la giornata è calda e non abbiamo nessuna intenzione di fare i pecoroni. Al mare, del resto, non ci aspetta nessuno e ci facciamo cogliere dall’istante: un cartello indica Castell’Arquato, il nome ci piace e quella sarà la prima tappa di questo tour verso l’ignoto. Lasciamo anche la Via Emilia sulla circonvallazione di Fiorenzuola. Addio coda, andiamo verso le colline!

Un salto nel passato
Appoggiato sulle prime colline tra Piacenza e Parma Castell’Arquato è un borgo medioevale praticamente intatto.
Sfogliamo rapidamente la nostra guida per non arrivare completamente impreparati. Il paese e il castello meritano una sosta e il comune ha organizzato dei parcheggi lungo il torrente Arda dove è possibile lasciare il camper. C’è anche l’acqua. Le guide cartacee spesso enfatizzano un po’ troppo i luoghi ma non in questo caso. L’effetto “macchina del tempo” funziona a meraviglia ed è sufficiente rimuovere con l’immaginazione le antenne dai tetti e qualche auto parcheggiata in centro per fare un salto di cinquecento anni indietro nel tempo. Le mura merlate del castello Stradivari danno il benvenuto al visitatore. Un’ala del castello ospita il ristorante nelle stesse stanze dove tre secoli fa in un laboratorio di Stradivari prendevano forma i legni pregiati dei suoi violini. È presto per mangiare e la passeggiata continua passando sotto il portale del castello. A sinistra c’è la Cappella Ducale di S. Stefano, ma noi ci fermiamo solo in cima alla strada che termina in Piazza della Rocca, con la tipica struttura medioevale situata sul punto più alto del colle. Bellissima e suggestiva, vale da sola il viaggio! Qui c’è la Rocca, a strapiombo sul torrente sottostante, risalente al 1343, il Palazzo del Podestà e una bellissima basilica romanica vera protagonista della piazza costruita in pietra arenaria locale. La sua storia è antecedente agli altri edifici. Risale infatti al 758, anche se a seguito di un terremoto ha preso la forma che vediamo oggi nel XII secolo. All’interno ci sono 14 pilastri anch’essi in arenaria e alcune opere d’arte interessanti come la cappella affrescata di S.Caterina del 1300, la cappella centrale del 1630 in stile barocco ed il Battistero con al centro una vasca circolare in tufo. Nel Chiostro del 1300 alcune sale sono adibite a museo con testimonianze delle epoche passate del paese: reliquie religiose, libri antichi, resti di tombe, anfore e affreschi di varie epoche. Nella parte bassa del paese, il Palazzo Ducale risalente al 1292 ed il torrione costruito interamente in mattoni di laterizio. La bella improvvisata volge al termine, ma non torniamo sulla strada maestra.
Preferiamo continuare in direzione di Bore, quindi, passato il passo del Pellizzone a circa 1000 metri di altitudine, ridiscendiamo verso Bardi. La strada è superba, le colline dolci con i casolari costruiti in sasso e mattoni pieni sono dolci visioni come la quiete dei paesi che attraversiamo. Bardi ci propone un altro castello imponente, ma preferiamo ridiscendere lungo il Ceno. Il fiume forma delle anse attraenti, alcune sono raggiungibili anche in camper e la visione di alcuni bagnanti ci inducono a imitare l’esempio: bagno e merenda sul fiume! Non sarà il mare ma ci divertiamo moltissimo a nuotare controcorrente per farci trasportare poi da una corrente flebile. Dopo il bagno ristoratore e il sole preso sui piatti ciottoli di fiume riprendiamo la marcia. Abbandonata definitivamente l’idea della riviera, prende corpo l’idea di un giro per approfondire questi luoghi. Per la serata puntiamo su Parma, città che conosciamo ma che rivisitiamo sempre volentieri. Le biciclette che abbiamo portato con noi sono provvidenziali per una passeggiata nella nobile città emiliana. E infatti lasciato il camper in un parcheggio alla periferia lungo la Via Spezia, in pochi minuti raggiungiamo il centro. Sarà una visita breve che ci vedrà ripercorrere le strette vie, detti “borghi”, i portici e le piazze e infine gustare un gelato in Piazza Garibaldi, godendoci la vivacità della “vita di provincia”, un po’ invidiata dai milanesi.

Parma, scorcio

Parma, scorcio

Parma
Qualità della vita, indiscussa bellezza, vivacità culturale
Parma ha mille volti: è ricca ma godereccia, antica e industriosa, un po’ chiusa in se stessa forse, e lentamente anche i suoi abitanti stanno perdendo quella genuinità che un tempo li caratterizzava. Ma al visitatore si presenta come una città vitale attraversata da migliaia di biciclette che passano accanto a monumenti maestosi, a case signorili. Era la città di Maria Luigia d’Austria, moglie di Napoleone I, la quale governò il “Ducato” tra il 1816 e il 1847. Ancora oggi è venerata dai parmensi come una sorta di Lady D. Applicò un buon governo, fu saggia, mantenne il Codice napoleonico, tollerante verso i patrioti dell’Italia unita e protesse e incoraggiò le arti in città. Fu durante quegli anni felici per la città che si inaugurò il celebre Teatro Regio (ai tempi chiamato Ducale), ancora oggi orgoglio cittadino. Quando morì, le successe Carlo Ludovico di Borbone, che dopo solo un anno abdicò spinto dalle sommosse popolari, e Parma entrò a far parte del Regno di Sardegna, preludio all’unità. È la città di Verdi, dei festival teatrali e musicali. Se avete poche ore fate un giro in centro e godetevi il bellissimo Duomo e sulla stessa piazza il Battistero. Il primo è tra gli edifici ecclesiastici romanici più belli d’Italia, fu costruito nel 1059 e completato il secolo successivo. Il campanile, al contrario richiama lo stile gotico. Se all’esterno è avvincente, l’interno vi meraviglierà. La cupola è affrescata dal Correggio, mentre sulla navata sinistra ammirerete una sublime “Deposizione” di Benedetto Antelami, il bassorilievo capolavoro di questo artista da scoprire con grande attenzione per i minuscoli particolari. Antelami fu anche l’architetto del Battistero che troneggia come una torre tronca a pochi metri dal Duomo. All’interno si apprezza la cupola affrescata con sedici nervature che vanno a finire su altrettante colonne. Chi ama l’arte non può perdersi la Galleria Nazionale di Parma presso il palazzo della Pilotta anch’esso a pochi minuti dal Duomo. Qui sono conservate opere di personaggi del calibro di Leonardo da Vinci, del Correggio e del Parmigianino. Una pedalata per la città vi porterà anche nel Parco Ducale ma vi consiglio pure di perdervi nei dedali di viuzze respirando l’aria di “Parma di una volta”. A giornata conclusa partiamo verso la collina, in direzione Langhirano, terra di prosciutti ma ci fermiamo a Torrechiara a vedere un castello a dir poco da fiaba. Anche qui hanno previsto i parcheggi per i camperisti. Ne approfitteremo per pernottare all’ombra del maniero!

Torrechiara
Un castello suggestivo e perfettamente conservato risalente al XV secolo
Visto da lontano sembra finto. Torri e torrioni armonici tra loro. Assomiglia moltissimo alle fortezze giocattolo che a Natale fanno la felicità dei nostri figli, e dissanguano il nostro portafoglio.Il paesaggio circostante di dolci colline verdeggianti rende l’atmosfera davvero fiabesca. Credo che questo castello sia tra i più belli da noi visitati per il fatto di avere il fascino della fortezza militare antica con i suoi ingegnosi sistemi difensivi, e, al tempo stesso, il suo interno non è austero come spesso accade per i forti militari. Fu costruito dal conte Pier Maria Rossi a metà del 1400 per dominare la Val Parma con le sue guarnigioni ma anche come sua residenza. La visita all’esterno piacerà ai vostri ragazzi: tra cinta murarie e torri ci si aspetta che spunti da un momento all’altro un armigiero a chiederci conto della nostra intrusione. Le sale interne sono deliziose, in particolare la “Camera d’Oro”, affrescata da Benedetto Bembo, in onore dell’amore tra il Conte Rossi e la sua sposa Bianca Pellegrini, ma anche per rappresentare la potenza del casato attraverso la raffigurazione di tutti i castelli del feudo. Il nostro viaggio si è svolto nell’estate precedente al terremoto di questo inverno. Le sale interne sono state danneggiate e chiuse al pubblico in attesa che si rendano di nuovo agibili. Ma la visita del sistema difensivo vale ugualmente la visita e i ragazzi tireranno un sospiro di sollievo.

Liguria, Arenzano, Frazione Terrarossa

Arenzano, Frazione Terrarossa

Pontremoli e le altre
Entriamo nell’affascinante Lunigiana, un angolo di Toscana ancora poco visitata
Lasciamo la fortezza e ci inoltriamo verso il cuore dell’Appennino seguendo il corso del fiume Parma. Arriviamo allo spartiacque, il crinale che separa l’Emilia e la Toscana. Qui c’è il parco dei Cento Laghi, in questa occasione non ci fermiamo ma consigliamo vivamente il trekking facile e praticabile da tutti alla scoperta dei bei laghi di montagna. Noi proseguiamo verso Berceto dove imbocchiamo la Statale della Cisa che dopo l’omonimo passo ci porta a Pontremoli, nel cuore della Lunigiana. Anche questa terra è caratterizzata dalla presenza di tanti castelli e di borghi suggestivi. Le montagne sono boscose, spesso a castagno, e oltre al gustoso frutto autunnale rendono questa terra celebre per i suoi porcini. Chi ama la storia antica troverà qui tracce di un antico popolo fiero e guerriero. Hanno lasciato misteriose statue stele, raccolte nel castello del Piagnaro di Pontremoli. Nell’ultima fase della loro storia, gli Apuani lottarono tenacemente contro l’espansone di Roma. Si allearono anche con Annibale e quando, alla fine dovettero arrendersi per la loro esiguità numerica, furono deportati in massa nel Sannio, quella regione interna che ora abbraccia Molise, Abruzzo, Puglia e Lucania. La Lunigiana fu riconolizzata dai romani e da altre genti. A quel periodo risale anche il nome del territorio, vale a dire da Luni, la colonia fondata dai Romani nel 177 a.C. alla foce del fiume Magra. Siamo già nella zona delle cave del marmo e si capisce il motivo di tanta attenzione da parte dei romani per questa area che forniva in abbondanza la nobile pietra, oltre a garantire il passaggio verso la Liguria e la Gallia. Un aneddoto rende bene l’idea: Luni era così riccamente decorata di marmi che quando calarono i Normanni si dice che questi pensassero di essere già arrivati a Roma. Pontremoli è oggi il centro più importante della Lunigiana, il camper si parcheggia facilmente nel parcheggio sul greto del Magra, e da li si inizia una piacevole passeggiata per il paese sino a salire nel Castello del Piagnaro. Questo ospita il museo delle statue stele e permette di documentarsi su quanto è stato scoperto delle antiche genti. Purtroppo prima le rappresaglie romane e poi l’accanimento dei cristiani verso l’idolatria, hanno distrutto moltissime di queste opere d’arte antiche. Altro monumento interessante da vedere in centro è la Torre di Castruccio, detta il Campanone. Oggi è una torre campanaria, ma un tempo (nel 1300) divideva la città in due perché dilaniata dai fatti di sangue tra guelfi e ghibellini. La torre divide Piazza della Repubblica, da Piazza del Duomo. Da qui raggiungiamo anche il suggestivo antico ponte della Cresa con la caratteristica struttura a schiena d’asino. La Lunigiana era attraversata dalla via Francigena e molte sono le testimonianze storiche: abbazzie, ostelli, badie sparse per le sue campagne. Ma il tempo a disposizione è poco e sono almeno una ventina solo le rocche che meritano un po’ di attenzione. Ci ripromettiamo di tornare in questa zona per approfondire quanto lasciato in sospeso, ma abbiamo ancora il tempo di fermarci a Villafranca, sempre lungo la statale della Cisa. È un piccolo centro dove si conservano ancora parti dell’antico borgo medioevale sviluppato lungo la Via Francigena. Si può immaginare come doveva essere un tempo attraverso i ruderi del Castello dei Malaspina, della chiesa di San Francesco e quella di San Nicolò, contemporanea del castello ma di quei tempi è sopravvissuto solo il campanile. Da Villafranca proseguiamo lungo la Statale della Cisa in direzione di La spezia e poco prima di Aulla, in località Terrarossa, siamo attirati da un altro centro che promette di svelarci un altro pezzetto di storia. Le aspettative non sono deluse: troviamo un imponente castello costruito nel XVI, attorno al quale furono costruite successivamente le abitazioni del borgo circostante.
Il tempo stringe, qualche foto e siamo di nuovo in viaggio, verso Sarzana, dove finalmente troviamo il profumo del mare, anche se il week end balneare è rimandato a data da destinarsi. Ci consoliamo visitando la bellissima cattedrale, rivestita di marmo bianco. Risale al 1200 quando Sarzana divenne sede vescovile. A Sarzana vale la pena andare a vedere un ultimo castello, è la cittadella e fu voluta da Lorenzo il Magnifico. Negli ultimi anni è stata restaurata ed è un bellissimo esempio di architettura militare. Il sole sta per tramontare e portiamo il camper fino a Montemarcello, sopra Lerici. Qui ci godiamo la vista dall’alto sul Golfo di La Spezia, poi sarà solo autostrada.

DA VEDERE
Castell’Arquato

Nel borgo: il “Torrione Farnesiano” del XVI secolo, il “palazzo del Duca” del XIII-XIV secolo, la “Fontana a Cannelle multiple” del 1292, la Chiesa di San Pietro del XV secolo, il Castello Stradivari in stile neogotico, piazza Alta con il Palazzo Pretorio, del 1293, la collegiata romanica di Santa Maria del XII secolo, la Rocca del 1343. Per informazioni, Comune tel. 0523806491
Parma
Il Duomo, eretto a partire dal 1059, decorato dai massimi artisti dell’epoca e la cupola affrescata, nel corso del XVI secolo, dal Correggio. Il Battistero, edificato tra il XIII e il XIV, realizzato in marmo rosa di Verona. Il Monastero di San Giovanni Evangelista, del X secolo, costituito dalla Chiesa, dal Convento e dalla Farmacia di San Giovanni. Il Parco Ducale, grandioso parco cittadino, con il Palazzo Ducale. La Chiesa della Madonna della Steccata, con affreschi del Parmigianino. Il Teatro Regio, uno dei più importanti d’Italia in stile neoclassico. La Galleria Nazionale di Parma, all’interno del Palazzo della Pilotta con opere d’arte di Leonardo da Vinci, Correggio, Parmigianino e Annibale Carracci.
Torrechiara
Il Castello costruito da Pier Maria Rossi, dopo l’ultimo terremoto visitabile solo all’esterno
Pontremoli
Il Castello nel borgo medievale del Pignaro risalente al Mille e al suo interno il “Museo delle Statue Stele lunigianesi”, monumenti preistorici in pietra. La Torre di Castruccio, detta il Campanone, la chiesa di San Francesco, che custodisce una Madonna col Bambino di Agostino di Duccio, e la Chiesa dalla SS. Annunziata, del XV secolo, con all’interno un tempietto marmoreo del 1527.
Villafranca
Il Museo etnografico della Lunigiana.
Sarzana
La cattedrale dell’assunta, il Palazzo Comunale e la chiesa di San Francesco del XIII secolo.
Parco dei Cento Laghi
È una riserva naturale sul crinale tra Emilia e Toscana. È possibile fare escursioni naturalistiche tra laghi di montagna lungo il sentiero 00 che percorre la linea del crinale.

COSA MANGIARE
I buon gustai potranno apprezzare la cucina di questa parte d’Italia particolarmente fortunata. I prodotti della cucina parmigiana sono arcinoti. Il prosciutto di Parma, per esempio. Passando da Langhirano l’incredibile numero di prosciuttifici da la misura di questa cultura. Nei prosciuttifici, spesso, è presente anche lo spaccio aziendale che permette di acquistare il prelibato prodotto ma anche i celebri salami di Felino, compagni ideali per uno spuntino sul camper accompagnandoli con scheggie di Parmigiano Reggiano che negli spacci dei caseifici potrete trovare anche con la poco diffusa stagionatura a 36 mesi. Il Culatello di Zibello, la Spalla cotta di San Secondo, sono altre prelibatezze però più diffuse nella bassa parmense. Se trovate un buon ristorante con i piatti della tradizione, non perdetevi i Cappelletti o anolini in brodo, Tortelli di Erbette, Gnocchi di Patate e Bomba di Riso. Verso la montagna vere prelibatezze sono i tortelli di patate o quelli di castagne. Sempre in zona appenninica, specie nel periodo dei porcini, potrete fare scorpacciate del nobile fungo, ottimo in insalata, fritto o in sugo o a condimento delle carni. Come secondi piatti tipici si possono citare tra i più importanti: Stracotto di Manzo o Cavallo, Trippa parmigiana, Duchessa di Parma ripiena del famoso Parmigiano Reggiano, Vécia peperonata con patate e carne. Celebri dolci di questa zona sono: Scarpette di Sant’Ilario, dolci di pasta frolla a forma di scarpa, e Violette di Parma glassate. I nomi dei vini DOC del Parmense sono preceduti dall’indicazione Colli di Parma, denominazione che raccoglie i bianchi Malvasia (secco o amabile, anche spumante) e Savignon, nonché il rosso chiamato semplicemente Colli di Parma. Vini senza troppe pretese ma che ben si accompagnano con la cucina locale. Passando sull’altro versante dell’Appennino, la presenza dei funghi porcini viene affiancata da altri piatti più in odor di Liguria e di Toscana. Tra questi, i testaroli al pesto, una pastella prima cotta nei “testi” e poi tagliata a quadrati e bollita. Gnocchi di farina di grano e di castagno, ripieni di erbe, torte di erbe, di porri, di riso e cipolle, di patate e porri; funghi ripieni nei tradizionali testi. Pontremoli, ma in generale tutt la Lunigiana è ricca di trattorie con i menù della tradizione.

SOSTA CAMPER
Per le nostre soste non ci siamo avvalsi di aree attrezzate per i camper. Tutte le località percorse non ostacolano la sosta purché si rispetti il codice della strada. Abbiamo passato la notte nel parcheggio di Torrechiara, ma sono infinite le possibilità di sosta lungo il cammino. A Castell’Arquato, uno dei parcheggi è provvisto di fontanella dell’acqua. Sulla via del ritorno siamo usciti a Fidenza sulla A1 e fuori dall’autostrada abbiamo svoltato a destra in direzione Soragna. Qui è ben indicato dalla segnaletica un parcheggio provvisto di camper service gratuito, che ci ha consentito di ritornare a casa “puliti”.

 

Marzo 2009

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