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Nord Africa: un assaggio di Marocco

Un itinerario in Marocco pensato per un primo approccio “africano” che mescola sapientemente l’autenticità locale alle influenze europee

“Il Marocco non si può realmente descrivere a parole: bisogna viverlo, respirarlo, annusarlo, mangiarselo con gli occhi e con il cuore.È un’esperienza in cui sprofondare, una delizia per noi camperisti che troviamo il coraggio per spingerci fuori dai confini di mondi più familiari, per quel desiderio che ci spinge a respirare qualcosa di diverso dal conosciuto.” Così l’ha descritto Eliseo Oberti, il viaggiatore che abbiamo intervistato nelle prime pagine di questo numero. Nel box seguente il suo suggestivo racconto continua, mentre l’itinerario che abbiamo tracciato per voi parte da Tangeri.

Il mio Marocco

“Il Marocco ha molte anime. C’è un’anima del grande oceano Atlantico che lo lambisce dallo stretto di Gibilterra al Sahara Occidentale, e quella dell’azzurro intenso del mare Mediterraneo; c’è l’anima del deserto nelle sue più diverse modulazioni e persino quella delle montagne innevate; c’è un’anima verde e una che vive di sete e aridità, l’anima dei villaggi semplici e poveri e quella di ricche metropoli con periferie sopravviventi; un’anima di antiche storie e leggende intrise di cultura e una di miseria che pare non abbia soluzioni; e infine l’anima della gente ospitale ricca di umanità e disinteressata amichevolezza e quella di insopportabili venditori di cui fai fatica a liberarti. Il Marocco sono le splendide città imperiali e gli sperduti villaggi costruiti con i nobili colori della terra; gli insostituibili asinelli sovraccarichi di merci, i fastosi palazzi dei re di un ricco passato e di un altrettanto ricco presente.

Il Marocco, crocevia di culture e dominazioni (arabi, spagnoli e francesi su tutti), non a caso divenne uno dei luoghi preferiti dalla beat generation negli anni 50/60, quando artisti, scrittori e intellettuali, ma anche spie, esiliati, speculatori finanziari e personaggi eccentrici di ogni tipo fecero di Tangeri la loro dimora, immettendo nuove energie nel suo universo caotico di variopinta umanità, immerso nei caffè e nei vicoli affollati dei suq.

Per un viaggiatore come me che da molti anni ha scelto la vita libera da fulltimer in camper, il Marocco è una boccata di Africa con i suoi profumi e i suoi spazi, un respiro ampio di paesaggi infiniti con ingredienti e differenze che si possono scoprire lasciandoci alle spalle la vecchia Europa al di là del nostro mare Mediterraneo. Il Marocco vive e si affaccia ancor di più sull’Oceano Atlantico e da esso trae la sua forza.

Lungo la costa si viene accolti, lasciando Tangeri alle spalle, dalle deliziose atmosfere di Asilah e Larache, con i bambi sorridenti ma dalla vena malinconica, intenti a vendere conchiglie lungo il cammino, ai quali sarebbe meglio non dare nulla, affinché le famiglie li lascino a scuola anziché utilizzarli per aiutare il bilancio familiare. Sui monti del Rif le donne si piegano sotto il peso di gerle colme di legna mentre i loro uomini bevono bollenti tè alla menta ai tavoli del bar nelle piazzette dei villaggi.

Passando per Moulay Bousselham e le sue immense spiagge solitarie e le lagune, i giganteschi e saporiti granchi arancio vivo, si giunge a Rabat, alla sua elegante atmosfera di capitale, e ai cimiteri musulmani di Salé dal color pastello. Occhi scuri, sorrisi, saluti accompagnano il cammino tra un’umanità calda e curiosa.

All’interno si passa dalla quasi svizzera Ifrane con la neve e le cicogne, alla nobile Meknès e a Fez con le fontane e le variopinte concerie perdute nella medina infestata da insopportabili venditori.

Mi sono sicuramente dimenticato moltissime cose, ma non posso dimenticare la mia città preferita: Chefchaouen, la città azzurra, che disseta anche il fotografo più esigente, dove camminare per i vicoli è una delle delizie più grandi.” Eliseo Oberti

Un tè a Tangeri

Il suo passato si legge tra le pieghe del suo volto, ed è specchio del futuro: Tangeri è una città cosmopolita, che deve alla sua posizione a cavallo tra due continenti e due mari le influenze di diverse popolazioni che nel corso dei secoli hanno ambito al suo controllo strategico. Per la sua aura internazionale e la luce e i colori caratteristici è stata, ed è ancora, meta di artisti (Matisse e Delacroix, gli scrittori della Beat Generation, ma anche i Rolling Stones) di cui si possono seguire le tracce attraverso le vie strette, dai muri blu e gialli, salendo le scalinate colorate, nel Petit Socco, alla Librairie des Colonnes. L’architettura all’interno della medina vi ricorderà le città andaluse, le ampie e trafficate vie e le spiagge affollate ne fanno una città contemporanea vivace e voi vi ritroverete a osservare il passaggio delle navi attraverso lo stretto e le onde del mare che si incontrano con quelle dell’oceano, proprio come fanno i locali, nella piazza chiamata Sour Al Maâgazine. Al Café Hafa, andate al tramonto ad assaporare il tè alla menta e a scoprire l’atmosfera hippie osservando l’Europa da una nuova prospettiva.
Sosta: camping Miramonte, comodo per il centro città e il porto.

Il rituale del tè

Quando si spalanca la porta di una casa marocchina, inizia il rituale del tè che si prepara davanti all’ospite, come segno di benvenuto, e si assapora seduti, un momento di convivialità che trova la sua espressione anche nel piatto rotondo su cui la bevanda viene servita.
Il rituale segue passaggi ben precisi e inizia con l’inserire le foglie di tè nella teiera e poi un po’ di acqua calda, che viene subito buttata; a questo punto si aggiungono lo zucchero (il tè marocchino è fortemente zuccherato) e l’acqua che si lascia fino all’ebollizione sul fuoco, o meglio ancora sul carbone, metodo che ne rende il gusto ancora più intenso. Spento il fuoco si aggiungono le foglie di menta, che rinfrescano e quindi sono utilizzate preferibilmente in estate, oppure quelle di origano o salvia, che hanno proprietà riscaldanti e sono scelte in inverno. Il liquido viene versato nelle tazze in vetro dall’alto e accompagnato da biscotti e frutta secca.

A scuola d’artigianato a Tétouan

Una cinquantina di chilometri a sud di Tangeri vi sembrerà di trovarvi ancora in Andalusia: tra il mare e il Rif, Tétouan ha infatti accolto molti rifugiati ebrei dopo la caduta di Granada del 1492 e l’architettura della cittadina porta impressa una memoria ispano moresca nelle case dai cortili e giardini interni, che può capitare di incontrare passeggiando senza meta.
La medina dai bastioni su cui si aprono sette porte scolpite è inserita nella lista del Patrimonio Mondiale dell’Unesco e nei mercati si trovano prodotti di artigianato che affondano le radici in tradizioni lontane: l’arte del ricamo e della pittura su legno e la lavorazione delle piastrelle sono ancora vive e perpetuate nella Scuola delle arti e dei mestieri. Non solo, qui trovano ispirazione e sede diversi movimenti e festival artistici.
Sosta: camping Al Boustane, a Martil vicino alla spiaggia, a 10 km circa da Tétouan.

Chefchaouen, nel blu dipinto di blu

Che sia perché richiama il colore del paradiso o perché allontana le zanzare, il motivo per cui questo paesino è stato dipinto nelle diverse sfumature dell’azzurro rimane un mistero. Quello che si sa è che, essendo considerata città sacra, era chiusa agli stranieri e dunque per lungo tempo è rimasta sconosciuta. Ora che il turismo l’ha scoperta, può essere un troppo affollata, soprattutto in quegli angoli che sembrano decorati apposta per lo scatto di una foto. Ma passeggiare tra le sue vie strette, sbirciando nelle porte socchiuse, ascoltando il vivace suono delle voci e immersi nel blu, è la giusta ricompensa.
Sosta: camping Azilan, comodo, con servizi essenziali.

Chefchaouen.

Fez: come la tavolozza di un pittore

Osservando gli sterminati tetti piatti della città, con l’effetto soffocante delle case addossate le une alle altre e la monotonia dei muri dai colori della terra, non si immagina lo splendore che rivelano gli interni di queste abitazioni: fontane e piante rinfrescano i patii interni, piastrelle smaltate e balaustre, legno intagliato e archi ne fanno ricchi palazzi dove è piacevole anche solo gettare uno sguardo.
Fez è ricca e raffinata fin dai tempi della sua nascita in un luogo crocevia di traffici e del suo passato di città imperiale conserva meravigliosi monumenti, come mederse e caravanserragli, una vivacità particolare dovuta alle influenze di diverse popolazioni e una tradizione artigiana di altissima qualità. Tra queste l’arte della lavorazione della pelle, che rende la zona delle concerie una tavolozza di pittore a cielo aperto, con i lavoranti che si immergono nelle vasche colorate e l’aria contaminata dall’odore dei materiali usati.
Sosta: camping Internazionale, con servizi essenziali, fermata dell’autobus per il centro città e possibilità di prenotare una guida turistica locale.

Una ciotola di olive a Meknès

La prima impressione è di trovarsi in una fortezza, perché le mura sono lunghe e imponenti, ma le porte sono di una bellezza raffinata e rimandano ad antichi fasti, a tradizioni artistiche che trasportano in tempi lontani, ricchi di fascino e suggestioni.
Ogni angolo di questa città è una scoperta e induce a una camminata lenta che si prende il tempo di assaporare le decorazioni delle porte maestose, i minareti che svettano verso l’alto, gli archi che portano a giardini lussureggianti, le terrazze che consentono uno sguardo previlegiato. E poi i mercati con l’incredibile varietà di prodotti: l’artigianato dallo stile inconfondibile e i prodotti, qui previlegiati da un terreno fertile, tra tutti le olive che producono un olio vincitore di premi. È l’occasione per una immersione nel gusto, da godersi seduti a un tavolino ombreggiato, osservando il viavai dei locali e ascoltando le sonorità di una lingua sconosciuta.
Sosta: camping Zerhoun Belle Vue, fuori dalla città, che si può raggiungere con servizio autobus o taxi.

La Svizzera in Marocco: Ifrane

Sciare con le bertucce che zampettano nella neve? A Ifrane si può, se visitate questa regione in inverno. La piccola stazione sciistica, fondata all’inizio del XX secolo perché le famiglie francesi potessero trovare ristoro dalla calura delle città e della zona costiera, sembra comparire sui Monti dell’Atlante direttamente dalle Alpi europee per regalare anche a queste latitudini l’ebbrezza di una scivolata tra i boschi. Durante un viaggio estivo Ifrane merita una deviazione per poter fare passeggiate nelle sue foreste di cedri, godendo dell’aria pulita che le vale, anche per la sua attenzione all’ambiente, la nomea di una delle città più pulite al mondo.
Sosta: potete fermarvi all’Euro Camping Emirates Tourist Center, www.morocamping.com

L’elegante Rabat e la corsara Salé

Divise da un fiume la capitale e la cittadina affascinano anche per il loro contrasto.
Da un lato Rabat conserva i fasti del suo passato, in particolare nella medina, dove l’artigianato è un’arte di lunga tradizione (tappeti e ricami sono produzioni tipiche), ma punta anche su uno sviluppo moderno ben evidente nei festival culturali e nelle attività da praticare nella fascia costiera.
Dall’altro Salé mantiene l’anima corsara che la connota da quando divenne nel XVII secolo una repubblica pirata. Camminare e perdersi nel labirinto dei vicoli della medina assume qui il significato di immersione nella autenticità marocchina, di scoperta genuina, nella vivacità dei suq e tra i muri opulenti della medersa, e in quel cimitero affacciato sul’acqua, un ultimo dono ai defunti. Sulla costa, con i venti che soffiano robusti, si ritorna al XXI secolo e si può imparare a surfare sulla spiaggia di Mehdia, dopo aver parcheggiato il mezzo al campeggio.
Sosta: camping Mehdia, a Kenitra, a mezz’ora da Rabat e Salé.

Profumo di mare: Moulay Bousselham, Larache, Asilah

Una costa spruzzata da acqua e vento dal gusto e profumo di salmastro, piccoli borghi non compresi nei tour più classici, la genuinità e la ricchezza delle piccole cose e del sorriso dei bambini: la costa atlantica tra Rabat e Tangeri è un susseguirsi di piccole scoperte e di incontri, di colori e profumi. Primo tra tutti quello del pesce che si può acquistare direttamente dai pescatori oppure gustare in un ristorantino coi tavoli affacciati sull’oceano. Unica regola: lentezza.
A Moulay Bousselham ci si avventura nella laguna per avvistare i fenicotteri: le barche sono colorate, come le case abbarbicate su una collina, rosa, verde, rosso, l’immancabile blu che accompagna da Tangeri.
Larache accoglie con la sua patina spagnoleggiante, non solo nei nomi, ma anche nell’impianto urbano, resti dell’antica dominazione spagnola: dopo una passeggiata nel centro, andate a vedere il tramonto sul mare.
Fortificazioni portoghesi del XIV secolo fuori, murales contemporanei all’interno, ecco le due anime di Asilah, pronte a fondersi per ammaliare il viaggiatore. Le abitazioni bianche hanno persiane colorate nelle sfumature di verde e blu, portoni decorati con batacchi dalle forme insolite e muri decorati da murales perché ogni anno a luglio, dal 1978, un festival artistico ravviva e rinnova la città, dandole un tocco cosmopolita. Un tocco più tradizionale invece lo dona il mezzo di trasporto tipico per raggiungere la spiaggia: il carretto trainato da un asino.
Sosta: camping International a Moulay Bousselham; ad Asilah il camping Echrigui.

Info pratiche

Per un viaggio in Marocco è necessario il passaporto con validità residua di sei mesi anche per i minori, mentre non è obbligatorio il visto per un soggiorno inferiore ai tre mesi (per dimostrarlo bisogna avere un biglietto di ritorno). Per l’entrata del camper servono i seguenti documenti: libretto di circolazione, certificato di proprietà e carta verde, in più delega se il mezzo è a noleggio. Si consiglia di stipulare una assicurazione di viaggio, che comprenda una copertura sanitaria oltre che quella del mezzo: quest’ultima, temporanea, si può stipulare a Tangeri e per tutte le formalità si rimanda al sito ambrabat.esteri.it.

Per un viaggio completamente on the road, si arriva ad Algeciras, in Spagna, dove si traghetta fino a Tangeri Med. In alternativa si traghetta da Genova o da Civitavecchia fino a Barcellona o da Genova fino a Tangeri Med. Qualunque sia l’opzione scelta il tragitto richiederà almeno 48 ore. Con un fly and drive si risparmia tempo: consultate il sito www.campanda.it

I campeggi sono numerosi e consigliabili rispetto alla sosta libera, anche se lo standard non è sempre equivalente a quello europeo.

La moneta è il dirham marocchino, da cambiare solo in loco. Bancomat e carte di credito non sono accettate ovunque.

È piacevole visitare il Marocco in tutte le stagioni, ma in certe zone può fare freddo, soprattutto se si viaggia in inverno nella zona dell’Atlante. La temperatura dell’oceano rimane fresca anche in estate.

Per le informazioni turistiche, oltre alle guide, si può consultare: www.visitmorocco.com. Insieme alla carta stradale si consiglia l’uso di un navigatore satellitare.

 

Testo di C. Ferrando e E. Oberti – Foto D.R. e E. Oberti
Vita in Camper n. 127 Mar/Apr 2020

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