Spoleto, Cattedrale di Santa Maria Assunta

Spoleto: uno sguardo sulla pianura umbra

Palinuro e le meraviglie del Parco del Cilento: mare...

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La Grecia Calcidica: tutta un’avventura in camper

Un viaggio in Grecia toccando mete classiche come Atene o le Meteore e proseguendo verso la Calcidica, una penisola che non tutti conoscono ma che merita sicuramente una vacanza.

Grecia Calcidica, Sithonia

Grecia Calcidica, Sithonia

di Maurizio Todari

1 agosto: percorsi km 274
L’equipaggio di questo viaggio è composto, oltre che dalla mia dolce compagna Marta, anche dalle nostre figlie minori, Clara e Claudia. E proprio per aspettare il ritorno di Claudia da un suo periodo precedente al mare, partiamo la sera alle ore 20.45, con l’intenzione di superare il nodo cruciale autostradale di Bologna, fermandoci a dormire all’autogrill di Sillaro Ovest.

2 agosto: percorsi km 187
Riprendiamo il viaggio, e le ragazze non esprimono grande partecipazione, per fortuna che i loro iPod hanno le batterie cariche! Comprendiamo che per loro questa è solo una prima, di molte altre “levatacce”. Per questo le lasciamo “riposare”, ma sempre con la cintura di sicurezza. Alle ore 12.00 siamo ad Ancona al porto, dove diligentemente ci allineano in colonne di destinazione: Patrasso a destra, Igoumenitza a sinistra. Per tutti noi è la prima volta che affrontiamo questa esperienza. Alle 15 in punto iniziano le operazioni di imbarco. Il personale è molto rigido, tutti vorremmo stare il più possibile a fianco del finestrone, ma decidono loro chi si fermerà in prima o ultima fila; a chi fa finta di non capire, dopo varie urla, gli girano addirittura il volante e non c’è verso. Senza speranza accetto il mio posto, perfettamente centrale ed equidistante dai finestroni. Una volta sistemati ed agganciati alla corrente, decidiamo di esplorare la nave e di attendere la partenza sul ponte esterno. Arriveremo per le ore 15, ora locale greca (1 ora avanti rispetto al fuso italiano) e sistemo subito gli orologi. Tornati al camper mi accorgo che il frigorifero non lavora a dovere; apro la copertura esterna e trovo le ventoline completamente ferme. Do una mossa ad entrambe, ma solo quella di sinistra si muove, l’altra non vuole saperne, così la lascio senza copertura per farla lavorare al meglio: al ritorno a casa ci penseremo.

Acropoli di Atene vista da Aeropago

Acropoli di Atene vista da Aeropago

3 agosto: percorsi Km 235
Verso le ore 7.30 ci accorgiamo che stiamo arrivando ad Igoumenitza; sentiamo i rumori per la preparazione dello sbarco dei veicoli arrivati a destinazione, ma noi proseguiamo volentieri il nostro riposo. Quando ripartiamo dal porto sono circa le 8.30. Prossima fermata Patrasso! Lasciamo Patrasso, sono le ore 16.16 locali e c’è un bel caldino. Impostiamo il navigatore verso Korinthos (Corinto), che sarà la nostra prima meta; viaggiamo con a fianco il mare e la strada è bella ampia. In Grecia il camper è un “animale” strano e particolare: il limite di velocità è di 80 Km/h in autostrada e strade statali, pertanto è bene tenerlo a mente. Viaggiamo sapendo che in Grecia, senza tanto bisogni di cartelli, su tutto il territorio nazionale è vietato dormire in strada nella notte: lo considerano “campeggiare“, anche se con le sole ruote a terra; di notte bisognerebbe quindi andare sempre in campeggio, ma so anche che in alcune zone è tollerato… vedremo! Imbocchiamo l’autostrada in direzione di Atene. Percorrendo l’autostrada si passa sopra il canale senza potersi fermare così, dopo aver pagato il secondo casello, usciamo e torniamo indietro di 16 km per vedere il canale come si deve. Parcheggiamo su un piazzale proprio lì vicino; siamo ammirati da quell’opera umana e Marta ci legge un pò di storia: è incredibile, a guardarlo, quel canale non sembra che abbia potuto avere una storia così lunga e travagliata. Riprendiamo la strada verso Atene. Poco dopo, sulla strada, chiedo ad un distributore di benzina di rifornirmi di acqua, è il primo impatto con la realtà camperistica in suolo greco. Trovo un anziano signore, un po’ allibito per il mio parlare “strano”, “Nerò?” (vuol dire “acqua”), ma vedo che mi indica il negozio di fronte, dall’altro lato della strada. La gestualità tipica italiana mi permette di fargli comprendere che mi serve sì “Nerò”, ma per il camper; “Nerò sas camperò?”, ha capito, e deciso mi indica una pompa in mezzo al cortile a fianco della pompa di benzina. Mi sono fermato in quel posto perché avevo visto quella pompa. Riempiti i due serbatoi chiedo all’anziano signore il giusto compenso. Mi fa un cenno simpatico che indica che non vuole nulla; me ne vado ringraziandolo con una stretta di mano. Arriviamo a Kineta: è una piccola cittadina, sembrerebbe anche carino fermarsi in questo posto, ma gli accessi al mare sono pressoché proibiti per la nostra stazza; sono quasi tutti in discesa e con pini troppo bassi per i nostri 3 mt. A questo punto decidiamo di proseguire verso Atene. Ho l’indirizzo di un camping in città, il Konum. Il campeggio si mostra ben ordinato e non troppo grande, con tanti alberi, tutti i servizi compresa la fermata del bus che porta ad Atene e i cui biglietti si acquistano in reception.

Atene, il teatro

Atene, il teatro

4 agosto Atene
Di buon mattino siamo diretti all’Acropoli, prima con il bus fino al capolinea e poi con la metropolitana. Nonostante arriviamo alle ore 9 alla biglietteria dell’Acropoli troviamo un po’ di coda, ma in compenso scopriamo che le ragazze, in quanto studenti, entrano gratis. Iniziamo subito dall’anfiteatro del Teatro di Dioniso, o meglio da quel poco che ne è rimasto, ma è davvero suggestivo pensare che lì hanno calcato le scene nell’antichità, e che noi, ancora adesso, utilizziamo lo stesso criterio preferenziale nell’attribuzione dei posti, a seconda dell’importanza dello spettatore. L’Eretteo è sempre lì a far da guardia al Partenone, con le sue Cariatidi in bella mostra; due di queste sono Kassandra e Sithonia, da cui dovrebbe essere stato preso il nome per le due dita della penisola Calcidica. Ci fermiamo per una sosta di lettura della guida e per rinfrescarci un attimo sotto uno sparuto alberello, c’è un sole forte e la calca inizia ad essere soffocante; così poco dopo ci spostiamo per scendere. Quando finalmente riusciamo ad uscire, riempiamo le bottigliette che ci eravamo portati appresso con l’acqua del distributore gratuito a disposizione dei visitatori e proseguiamo per la città. Ogni ora c’è il cambio della guardia al Palazzo Presidenziale, mancano 20 minuti e quindi ci dirigiamo verso questa meta. Arriviamo davanti al Palazzo giusto in tempo per assistere alla cerimonia. Le due guardie Euzoni sono ancora posizionate ai loro posti e perfettamente immobili da un’ora nella classica divisa storica, con il caratteristico pom poms sulle scarpe. Dietro di noi compaiono le tre guardie per il cambio. Finita la manovra del cambio guardia, inizia una puntigliosa cura del vestiario e degli accessori da parte del militare che non è di guardia; sistema loro tutto, compreso il ciuffo del berretto, pettinandoglielo e asciugando il sudore dalla fronte del soldato di guardia: per un’altra ora dovrà restare immobile in quella posizione! Proseguiamo seguendo il percorso che Marta ha individuato sulla guida e che ci accompagna a vedere un buon concentrato di siti simbolici della città di Atene, come la statua che rappresenta Lord Byron nelle braccia di Ellas, il Tempio di Zeus e l’arco di Adriano. Lasciamo i siti archeologici e ci inoltriamo nelle viuzze del quartiere di Anafiotika, un pittoresco labirinto di piccole case imbiancate a calce, proprio sotto l’Acropoli. Leggiamo che queste casette sono ciò che rimane delle abitazioni degli immigrati che furono impiegati come forza lavoro per costruire il Palazzo Reale. Il posto è molto tranquillo e pittoresco, con bidoni blu stracolmi di fiori disseminati nei vicoli. Le stradine sono piccole, così come le case, tutto è dipinto di bianco ed in effetti il blu spunta qua e là, del resto il bianco e blu sono il colore ufficiale greco. Non incontriamo nessuno, solo dei gatti che pigramente dormono su una scala a chiocciola. Il percorso non è lungo, gira tutto attorno al colle dell’Acropoli, e in un attimo si arriva dalla parte opposta, senza accorgersene. Siamo un po’ stanchi, ma seguiamo con gusto questo percorso indicato. Proseguendo il percorso si arriva alla Torre dei Venti, un edificio ottagonale con 9 meridiane ed una clessidra interna ad acqua: considerata l’epoca di costruzione, è un raro esemplare di ingegno. Ormai l’ora del tramonto si avvicina, regalandoci dei colori caldi che si diffondono per tutta la città. La stanchezza inizia a farsi sentire. Decidiamo di ritornare al campeggio per la cena.

5 agosto: percorsi Km 658
Ci sposteremo verso Salonicco per poi dirigerci a Kassandra. Alle ore 10.30 lasciamo il campeggio, abbiamo pagato 44 euro a notte, tutto compreso; un termometro per strada indica 39° di temperatura! Attorno a Laria costeggiamo il mare che si insinua in questo lembo di terra; qui il paesaggio è molto particolare e a tratti sembra di essere in una zona lacustre. Dopo Larissa il paesaggio cambia. Prima ci alziamo sul livello del mare e facciamo un tratto nelle colline con la strada ad una corsia per ogni senso di marcia, poi, più avanti, compaiono gli alberi e una vegetazione fitta. All’altezza di Paralia fa capolino un grande castello sul cucuzzolo di una collina. Man mano che si prosegue verso Salonicco, l’autostrada si circonda di una pianura arida, con poco verde e aumenta un po’ il traffico ma nulla di preoccupante. A Salonicco entriamo in città, da qui il navigatore si rifiuta di trovare una qualsiasi meta di Kassandra. Sono circa le 18, il cielo è sereno e il caldo è ancora accettabile; davanti a noi il caos della città inizia a farsi sentire, per fortuna ogni tanto c’è un cartello con l’indicazione “Kalchidiky” che ci rincuora, ma non è facile avvistarli, e dopo un po’ ci troviamo a rigirare per la città a vuoto. Finalmente raggiungiamo un’arteria principale che ci porta in direzione di Kassandra. Nell’ultimo tratto di strada incontriamo l’indicazione per l’Ouzouni Beach. Nel percorso che avevo studiato era mia intenzione fermarmi in quel campeggio una volta percorso tutto il perimetro di Kassandra, prima di passare a Sithonia, ma in questo momento è ancora troppo presto per un campeggio, e quindi lo lasciamo perdere. Alle 21.00 siamo finalmente a Sani, la nostra prima tappa su Kassandra, così come previsto nella pianificazione e seguiamo l’indicazione per il paese. Nel nostro itinerario avevo incluso la pagina di un diario dove si citava una splendida terrazza di terra sul mare sulla quale sarebbe stato possibile parcheggiarsi, ma ormai è buio. Prendiamo una stradina laterale non asfaltata, così come è scritto, mi fermo e decidiamo di ritornare indietro. Ritorniamo sui nostri passi, è davvero troppo buio per inoltrarci negli sterrati, così decidiamo, sfiniti, di fermarci sotto un gruppo di alberi, su uno spiazzo dove sono di vedetta i Vigili del Fuoco; dietro di noi ci sono delle macerie, non sembrerebbe un posto malvagio per dormire, anche se siamo disperatamente distanti dal mare. Sta crescendo il vento e durante la notte ci sorprende la pioggia, probabilmente per questa notte i pompieri possono stare tranquilli, non dovranno intervenire per il fuoco.

Spiaggia a Kassandra, Halkidiki

Spiaggia a Kassandra, Halkidiki

6 agosto: percorsi Km 32
Il tempo sembra stia per rimettersi al bello e cartina alla mano ci rimettiamo in marcia seguendo la parte sinistra della penisola di Kassandra. Alle 13.00 arriviamo a Paliouri Beach: tanta fatica per trovarsi davanti ad una spiaggia, un po’ sporca e caotica, con barche e barchette ovunque, anche a riva. In disparte troviamo posto per il camper, mangiamo, ci riposiamo e mentre le ragazze vanno in spiaggia, con Marta riprendiamo l’esplorazione di quel nuovo sito. Conosciamo un equipaggio di camperisti italiani che diventano nostri vicini. Nel frattempo le auto se ne sono andate e si è creato spazio anche per loro, un po’ di chiacchiere e di gioco insieme ci fa passare il tempo in tutto relax; loro sono diretti verso l’isola di Thassos, ma vorrebbero dare uno sguardo anche alle due penisole di Kassandra e Sithonia, come noi. La serata è calda, ma non afosa, c’è un grande cielo stellato, una grande luna ancora piena che ci fa compagnia, attorno a noi non ci sono più auto: è diventato uno strano paesaggio quasi lunare. Mentre siamo lì a gustarci la situazione, sbuca dal buio un un signore in motorino e con fare subito concitato, in una lingua mista di inglese e greco, ci fa ben capire che se entro 15 minuti non ce ne andiamo, lui chiamerà la polizia. Cerchiamo di spiegargli che ce ne saremmo andati l’indomani e con i ragazzi non potevamo dormire per strada, allora ci informa che lì vicino c’è il campeggio e che in Grecia è vietato dormire all’aperto. Inutile discutere, ritorniamo sulla strada principale e poco dopo ci fermiamo su un grande spiazzo a lato strada; siamo di fronte alla Trattoria della Zia Adelfia. Scendiamo a chiedere alla taverna se possiamo rimanere lì per la notte e il proprietario ci risponde sorridendo che lui ha il suo letto di sopra, noi siamo parcheggiati dall’altra parte della strada e non è la sua terra, ma se vogliamo, possiamo anche stare. Sapevamo che il lato strada non poteva essere suo, ma volevamo accertarci di non avere dei “nemici” che chiamassero la polizia, magari nel cuore della notte, e così per alimentare la complicità ci fermiamo anche a bere una birra (Mythos) e una feta alla griglia, tutti e quattro noi adulti, mentre le ragazze giocano insieme sul camper.

7 agosto: percorsi km 86
Approfittiamo di essere sulla strada principale per fare un po’ di spesa ad un supermercatino vicino e magari anche rifornimento d’acqua. Scopriamo così che non è facile trovare l’acqua per rifornirsi, spesso i distributori usano dell’acqua non potabile, ma noi non vogliamo rischiare e anche se la useremmo solo per cucinare e non per bere non la prendiamo, tanto per ora ne abbiamo a sufficienza. Proprio vicino a dove abbiamo dormito c’è una stradina che si dirige al mare e la percorriamo a piedi con Lino; arriviamo in una radura coperta da alberi, con molta sabbia, proprio in riva al mare. Anche qui troviamo gli immancabili camper italiani, sistemati nei posti migliori. Parliamo con uno di loro che sta sorseggiando il caffè appoggiato al suo camper vista mare, ci informa che non ci sono problemi e da quando loro sono lì nessuno s’è fatto vedere per mandarli via. Torniamo a prendere i nostri equipaggi e ci sistemiamo a dovere. La giornata purtroppo si sta guastando ancora e già si vedono dei lampi sulle colline; ne approfittiamo per pranzare, ma ben presto inizia a piovere forte, tanto da costringerci a stare in camper fino alle 16 circa, con grande disperazione delle fanciulle, mentre noi riposiamo e leggiamo, traendo il meglio da questa sosta. Appena finisce di piovere ci guardiamo attorno, molti ne approfittano per spostarsi, ed anche noi con l’equipaggio di Lino prendiamo questa decisione. Riprendiamo la marcia verso nord e pian piano ritorna il sole; il traffico su queste strade è sempre presente, nulla di impossibile, ma non è proprio libero. Mi fermo a fare gasolio e acqua ad un distributore, ma al momento di ripartire il camper non si accende più! È la batteria che è completamente andata. Per fortuna il distributore ne ha una adatta. Verso le 18 si riprende la marcia. Il traffico sul punto di collegamento tra Kassandra e Sithonia è molto intenso e noi proseguiamo con destinazione Metamorfossi, anche lì ho preso nota di una sistemazione rilevata da un diario, ma non ci piace così proseguiamo inoltrandoci nei paesini, fino ad arrivare ad una strada sul mare, ma strettissima. Chiediamo informazioni per trovare una spiaggetta dove fermarci e una signora ci suggerisce Kastri Beach, che è qualche chilometro avanti. Proseguiamo con Lino, con il quale ci teniamo in contatto. Facciamo qualche avanti – indietro finché non la troviamo: è un bel promontorio e sono le ore 20.30, c’è parecchio spazio e ci sono in sosta alcuni camper. Decidiamo con Lino di fermarci un paio di giorni, siamo carichi di tutto e scarichi di quello che non serve, cosa vogliamo di più per rilassarci un po’? Il posto è tranquillo e la vista sul mare calmo è rilassante: il nostro balcone sulla baia.

8 agosto: stiamo fermi
Davanti a noi c’è un isolotto, sembra sia possibile raggiungerlo anche a piedi oltre che a nuoto, e questo ci spinge a compiere l’esplorazione del periplo. Sotto di noi c’è un piccolo spiazzo che viene usato per entrare più agevolmente in mare; c’è fermento, sembra che “qualcuno” abbia pescato un polpo e quindi la caccia è aperta, per fortuna i polpi sono più veloci! Mentre le ragazze esplorano i fondali con pinne e maschera, Marta ed io vaghiamo per la spiaggia; i due stabilimenti balneari si sfidano a suon di musica, per fortuna dal nostro camper si sente appena, mentre in spiaggia è assordante e non riusciamo a comprendere come quei poveri bagnanti possano resistere a quel frastuono in riva al mare. La sera ci ritroviamo ad ammirare il buio, commentando la giornata e il programma dei prossimi giorni; Lino e famiglia hanno deciso di rimettersi in moto, loro hanno davanti ancora un bel pezzo di strada per arrivare alla loro meta ed anche se hanno più giorni di ferie, le cose da vedere sono molte.

9 agosto: percorsi km 38
Alle 7 Lino e family partono per altre mete. Noi abbiamo deciso di regalarci ancora mezza giornata di relax, il posto è bello ed è un peccato muoversi, anche se la curiosità di proseguire inizia a farsi sentire. Pranziamo ed oziamo ancora un pò, ma alla fine, allungando i preparativi per la partenza, alle ore 16,30 riprendiamo la marcia verso il sud della penisola di Sithonia. La costa è molto frastagliata e dalla strada non si scorge molto, anche se ovviamente proseguiamo lentamente e con attenzione, un po’ come cercando l’ago in un pagliaio. D’un tratto, mentre la strada tende a salire, scorgiamo in basso un ampio pianoro dove vediamo dei camper, ma non sappiamo come arrivarci. Ci arriveremo attraverso un lungo e scosceso stradello. Scopriamo che anche qui, come a Kastri Beach, c’è una struttura fatiscente e distrutta, rimanenza dei servizi di un camping che fu; questo posto ha un’aria selvaggia. La sabbia è a grana grossa e costellata dalle cacchette delle capre che pascolano nei dintorni. Nella parte di spiaggia più lontana dal mare crescono delle sterpaglie spontanee. Sono le ore 18.30 e siamo davvero in un angolo sperduto di Paradiso, c’è poco vento, ma la temperatura è gradevole. La spiaggia è molto ampia e il mare è bello: vedere poi il bosco dietro di noi che ci separa e protegge dal resto del mondo, da tranquillità e sicurezza.

10 agosto: percorsi km 22
La sveglia ce la dà alle ore 8.30 un furgoncino che scende dall’altura alle nostre spalle suonando il clacson a manetta. Da un altoparlante grida: pane!…Bread! Purtroppo il tempo è brutto e sta anche piovigginando; mentre facciamo colazione consultiamo la cartina e decidiamo di muoverci verso nuovi lidi: peccato che non siamo riusciti a gustarci questo angolo sperduto, ma non vale la pena stare qui ad aspettare, tanto più che abbiamo bisogno di una lavatrice. Così alle 10.30 ci allontaniamo da Azapico percorrendo una stradina più corta e comoda rispetto all’andata, che scopriamo seguendo altri camper in movimento. Raggiungiamo l’asfalto e proseguiamo in direzione sud. Passiamo anche dalla cittadina di Toroni, avevo delle buone indicazioni anche per questo posto, ma il maltempo e il bisogno di vuotare i serbatoi ci spinge a continuare. Tra i campeggi segnalati nella lista che abbiamo, scegliamo il Camping Kalamitsi che troviamo ben segnalato anche sulla strada. L’accesso a questo campeggio non è molto comodo, soprattutto per un mezzo ingombrante come il nostro, ma ce ne accorgiamo davanti alla reception, quando siamo costretti a fermarci in doppia fila. Non c’è posto! Proseguiamo per il campeggio successivo affidandoci però alle segnalazioni sulla strada: è il Camping Porto Kalamitsi, con tanto di lavatrice segnata sul cartellone; parcheggio il camper in uno spiazzo per evitare d’infilarmi inutilmente nel minuscolo paesino. La reception ci conferma la possibilità di restare per una notte; chiedo esplicitamente il costo della notte, la risposta è 36,20 euro compreso “l’elettrikò” (la 220); la signora parla solo greco e tedesco. Andiamo in spiaggia nel pomeriggio. Di fronte a noi c’è un bell’isolotto, meta continua per molti bagnanti. Per fortuna nelle ultime ore è ricomparso il sole, giusto per scaldarci un po’, anche se c’è sempre un filo di vento. Purtroppo però Clara ha un orecchio che inizia a farle male e noi scarseggiamo dell’occorrente, dovremo rimediare al più presto. Ceniamo sulla spiaggia, nel verde del ristorantino attiguo al campeggio, molto carino, con tavolini sull’erbetta e candele sul tavolo; il cibo però non è speciale.

11 agosto: percorsi km 66

Vourvourou, Halkidiki

Vourvourou, Halkidiki


Sveglia alle 9, solita colazione: da qualche giorno abbiamo scoperto lo yogurt greco da bere, o meglio sulla confezione c’è scritto “latte fermentato” che è una via di mezzo tra il nostro yogurt ed il nostro latte. Alla fine, alle 11.30 siamo pronti: le ragazze si sono fatte l’ultima vera doccia e ci apprestiamo a lasciare il campeggio, ma… Non abbiamo fatto i conti con la titolare. È tutta la mattina che vedo che ci osserva da lontano, eppure non ritengo di aver fatto nulla per il quale mi possa riprendere; come le chiediamo il conto lei guarda l’orologio e borbotta qualcosa in greco, mentre va alla sua guardiola. Inizia subito parlando in tedesco e greco, ma facendoci capire che lei non parla inglese e che se non capiamo sono fatti nostri; poi prosegue con una serie di sproloqui indecifrabili, ma nell’insieme capiamo che vuole farci pagare due notti anche se noi ci siamo fermati solo per una: farfuglia che abbiamo caricato l’acqua, scaricato le nostre, usato la corrente e insiste che dovremmo pagare due notti. Noi cerchiamo di spiegarle che siamo anche disposti a pagarle un supplemento per l’acqua, ma lei non vuole sentire ragioni: aggiunge che lei ha già mandato via molti camper perché non c’era spazio, per colpa nostra, ed altre cose che non capiamo bene. Insomma per principio lei agli italiani fa pagare due notti perché non sopporta che si faccia campeggio libero e si vada li solo per scaricare. Abbiamo chiamato il consolato e la polizia per spuntarla con la megera. Proseguiamo risalendo la penisola verso Sarti, altra probabile meta per la sosta in spiaggia, in effetti ci sono delle belle coste preziosamente nascoste dalla fitta vegetazione. Cerchiamo di arrivare nei paraggi di Vourvourou, che dovrebbe essere il posto migliore delle due penisole. La strada è un continuo sali e scendi ma si percorre bene, non c’è traffico. Sithonia è molto differente da Kassandra, qui non ci sono grandi locali e divertimenti, ma tante più spiagge e di conseguenza anche il traffico è più calmo. Arriviamo nei pressi di Vourvouroù, ho indicazioni di una bella spiaggia. Entriamo con il camper in una strada che sfocia in una spiaggia, è molto larga e molto frequentata, ma non è poi granché. Qui incontriamo un altro camper, una famiglia italiana (Marco, Natascia ed il piccolo Nicola), che come noi si sono fermati per chiedere informazioni, così decidiamo di perlustrare la zona assieme. Entriamo in un’altra stradina stretta, tra la vegetazione di alcune villette, e sbuchiamo in una lingua di terra sul mare. Dalla strada principale avevamo visto questa posizione interessante e finalmente l’abbiamo trovata: ci troviamo davanti ad una laguna e siamo sulla striscia di terra che la separa dal mare. Ben presto arriviamo dove, guarda caso, sono posizionati dei camper italiani. Ma, sorpresa, è quello di… Lino!
Conosciamo anche gli altri camperisti e si forma una bella compagnia. Troviamo anche nei pressi una fontanella con l’acqua potabile. L’occasione di trovarci così in tanti ci dà lo spunto per organizzare una cena al porto, in un ristorante suggerito da Lino, dove si spende poco e si mangia molto, anche pesce. Il porto è carino, le luci della sera gli danno un fascino particolare; il ristorante poi ha dei tavoli in spiaggia, sotto a degli ombrelloni di bambù che danno un’aria di festa e vacanza, abbiamo i piedi praticamente sulla sabbia, che bello! Purtroppo comincia a lampeggiare e pian piano si alza il vento finché arriva un diluvio; i camerieri sono bravi e mentre scappiamo dalla spiaggia apparecchiano un posto al coperto.

12 agosto: percorsi km 7

Karidi Beach Vourvourou

Karidi Beach Vourvourou

Questa notte ha piovuto molto e forte e da ieri, qui intorno, gira un cane lupo randagio mesto e triste, non sembra pericoloso; questa notte ha dormito sotto il camper, l’abbiamo sentito perché sbatteva la coda da qualche parte  e poi il mattino abbaiava all’arrivo di un’auto, come se fosse il nostro cane da guardia. Dopo la colazione scopriamo che Lino & company si stanno rimettendo in marcia per proseguire il loro percorso, approfittando del tempo brutto. Dopo pranzo ci rimettiamo in marcia. Ci dirigiamo verso sud e seguiamo poco lontano da lì, l’indicazione per Karydi Beach, l’abbiamo letta sulla guida e sembra essere un bel posto. È un paesino piccolissimo fatto in apparenza di sole case per le vacanze, con una vasta pineta in riva al mare; avanziamo passando tra le case e costeggiando un campeggio fino al termine della strada, ed è proprio lì che raggiungiamo il mare, preceduto da un vasto parcheggio sotto la pineta.Il tempo si sta finalmente aprendo. Il posto sembra molto bello e ci addentriamo alla ricerca di un posto per noi; lungo il percorso siamo costretti a fermarci, c’è un grande buco, proprio in mezzo alla strada, ed il camper potrebbe imbucarsi. Quando scendo per vedere meglio, sento che in italiano “qualcuno” mi consiglia di non passare la buca. Guardo meglio ed è Paolo, il camperista conosciuto nella tappa precedente, parcheggiato perpendicolare, verso il mare, che si gode la scena di tutti quelli che arrivano e si imbucano, oltre a chi rimane insabbiato. Questa è davvero una bella pineta, sufficientemente alta per i nostri mezzi. Qui sotto c’è un bellissimo mare dalle sfumature turchesi, poca sabbia, ma con scogli accessibili e comodi; nei giorni che passiamo lì non c’è mai troppa gente e c’è una sabbia molto soffice. Nel pomeriggio decidiamo di arrivare fino in paese con la bici, vogliamo comprare qualcosa per fare una grigliata in spiaggia questa sera. Arriviamo ad un supermarket, in centro al paesino; chiediamo del pesce, ma ci dice che è impossibile trovarlo a quell’ora; se vogliamo mangiare pesce dobbiamo chiederglielo la mattina, prima delle 8, perché lui va a comprarlo su ordinazione. Rimediamo con la carne. Tornando al nostro accampamento passiamo a fianco del campeggio: anche in questo sarebbe impossibile entrarci, gli alberi sono troppo bassi e ci sono roulottes ovunque; da quanto ci hanno riferito i molti camperisti italiani presenti, nessuno si è mai lamentato del nostro “libero campeggiare”. Rientriamo con il tramonto, uno spettacolo bello e particolare, come ormai siamo abituati a vedere in Grecia; all’orizzonte si scorge anche il Monte Athos. In un bel fuoco con i nostri amici, abbrustoliamo oltre alla carne anche del pane. Chiudiamo la serata con una fetta d’anguria offerta da Marco e Natascia; è bello stare lì a mangiare, illuminati solo dalla luce rossa del fuoco!

13 – 15 agosto: stiamo fermi
Questa notte c’è stato movimento tra la spiaggia e la pineta; dei ragazzi hanno pernottato facendo un po’ di casino; un’auto poi è sfrecciata, suonando il clacson, con l’intento palese di disturbare noi camperisti. Marta ed io ci svegliamo presto, verso le 8, del resto qui durante il giorno ci si riposa e quindi non si fa fatica ad alzarsi; il mattino poi, è uno spettacolo poter andare in giro quando tutti dormono. Così, dopo la colazione, decidiamo di andare a farci un giro a piedi verso sud: l’esplorazione per noi è un bel passatempo, siamo sempre curiosi di ciò che ci circonda. Allunghiamo il tratto di strada per arrivare fino al supermarket, così da fare un po’ di spesa. La sera, con Marco, decidiamo di ritornare al ristorante di qualche sera prima, al porto; la scusa è quella di chiedere di poter scaricare la cassetta e poi cenare; purtroppo Marta non si sente bene e decide di restare in camper, noi tre e la mia cassetta siamo ospitati ancora sul camper di Marco e proseguiamo la serata. Nel pomeriggio, parlando anche con Paolo e Grazia che spesso incrociamo, ci informano che ad Atene, in centro e sotto il Partenone, c’è un ottimo parcheggio per i bus, dove in un angolo è possibile sostare con i camper, avendo anche il rubinetto dell’acqua a portata di mano, ovviamente senza campeggiare, ma è totalmente gratuito ed in sicurezza. La seconda sera passeggiando nella pineta incrociamo una famiglia di camperisti, vicini di Paolo; i loro figli hanno adottato una tartaruga per i due giorni di permanenza, la figlia gli sta dando il massimo delle cure e dell’assistenza alimentare possibile, è un esemplare in libertà e ritornerà presto ad esserlo ancora. Nel dopocena, con Marco e famiglia, andiamo a fare una passeggiata a piedi fino al supermercatino, un gelato, qualche parola, loro partiranno l’indomani, hanno ancora molto da vedere per noi invece l’indomani sarà l’ultimo giorno di mare. Parlando con Paolo ed altri camperisti, si è nominata la spiaggia di Stratoni che sembra sia un altro campeggio abbandonato, nel quale l’amministrazione comunale ha deciso di lasciare libero accesso ai camper mettendo addirittura un wc chimico a disposizione, acqua e docce, tutto per incrementare l’afflusso turistico. Cerco di spiegare all’equipaggio il mio desiderio di muoverci verso quella nuova meta, del resto il tempo è quello che è, e poi dista solo una settantina di chilometri, ma di fronte al rifiuto delle tre componenti femminili, non posso fare altro che andare a farmi un giro per gli scogli. Anche Marta viene con me ne approfittiamo per fare ancora un po’ di spesa. Al terzo giorno, prima di cena, notiamo degli strani preparativi nel baracchino delle bibite sulla spiaggia: vendono delle torce da giardino ed hanno fatto il pieno di merce, oggi è ferragosto e forse si festeggerà in spiaggia. Decidiamo allora di portarci con il camper verso l’ingresso della pineta e metterci in posizione per poter uscire facilmente e non trovarci imbottigliati dalle macchine, che immaginiamo si appresteranno ad arrivare per il festeggiamento. Sentiamo che dal baracchino del ristoro arriva una musica a tutto volume. Ceniamo in paese e poi torniamo a piedi in pineta per dare uno sguardo al movimento, ormai sono le 22.30, ma non c’è nessuno! Anche la musica è cessata, solo qualche persona qua e là, qualche gruppo di ragazzi e ragazze, in un perimetro di 4 torce accese, dei pescatori con la lenza con delle torce a pila e noi, seduti sulla sabbia a cercare gli ultimi residui delle stelle cadenti.

Mateora

Mateora

16 agosto: percorsi km 391
Facciamo colazione e ci portiamo alla vicina fontana per il riempimento d’acqua dei serbatoi e delle bottiglie, così da essere belli pronti per la prossima meta, le Meteore; sulla strada però l’itinerario prevede una sosta a Virginia, dove c’è la tomba di Filippo II. Percorriamo a ritroso la strada verso Salonicco. La pianura che porta a Salonicco è un susseguirsi disordinato di campi e casette che sembrano troppo piccole per essere delle villette e troppo grandi e belle per essere dei casotti per gli attrezzi. A Salonicco entriamo in autostrada. Qui la pianura è diversa, più ordinata e coltivata, ci sono vari complessi industriali distribuiti attorno all’autostrada. Poco dopo l’uscita dall’autostrada, percorriamo un ponte su un bacino artificiale. Alle 14 arriviamo a Veira (Verghina), dove incontriamo senza difficoltà un parcheggio comodo per il camper: è a pagamento, ma costa solo 1,50 euro ed è comodo per poter visitare lo scavo archeologico. Prima di scendere dal camper pranziamo comodamente con le finestre aperte. Poco più avanti del parcheggio c’è l’ingresso alle tombe reali. L’atmosfera è strana, l’arredamento del museo è moderno, con luci soffuse e zone di buio; le vetrine sono fortemente illuminate e mettono in forte risalto quanto vi è contenuto. Purtroppo le didascalie sono in Inglese e greco, non c’è nulla a supporto di visitatori di altre lingue. È severamente vietato fotografare, anche senza flash. In una teca sono esposti, tutti perfettamente allineati, dal più piccolo al più grande, degli utensili da tavola e cucina: sono tutti in argento pieno, è incredibile quanto la loro foggia risulti essere perfettamente contemporanea ed elegante. Alle ore 17.15 riprendiamo la marcia verso le Meteore. Vista l’ora e visto che usciremo dall’autostrada, decido di fare rifornimento di gasolio. E’ curioso però, in queste autostrade greche sono rari i distributori, viene invece solitamente indicato il distributore più vicino fuori dall’autostrada e per fortuna che in questo lungo nuovo tratto non si deve pagare, altrimenti sarebbe un continuo pagare per uscire e rifornirsi. A Grevena usciamo e prendiamo una strada statale, più stretta rispetto alla precedente ma agevole; siamo in alta collina ed il panorama è bello. È tutto così diverso da prima, il verde è ovunque e si scorge la pianura, davanti ai colli lontani. Seguiamo le poche indicazioni per Meteore. Per strada ci fermiamo in una delle tante bancarelle che vendono un po’ di tutto ciò che si mangia, dalla frutta alla verdura, dal formaggio ai barattoli di ogni cosa. In poco tempo arriviamo nella zona delle Meteore; passiamo davanti al primo campeggio sulla strada, ma voglio tentare di seguire le indicazioni preziose di Marco e Natascia e quindi proseguo per Kalabaka. La cittadina sembra stia vivendo il periodo pre-cena, c’è movimento pedonale; attorno si vedono perfettamente le montagne che formano le Meteore. In primo piano ci sono le caverne primitive che hanno dato il via a questa tradizione dei monasteri, dove si rifugiavano i primi sacerdoti. Arriviamo alle 20.30 alla Major Meteora, la prima che visiteremo domattina. Mi avvio verso il posto che Marco mi ha indicato sulla cartina e quando lo troviamo ci accorgiamo che è un po’ riparato e da lì non si vede la bellissima vista sui monasteri.

Meteora, le rovine del vecchio eremo di Agios Antonios

Meteora, le rovine del vecchio eremo di Agios Antonios

17 agosto: Km 81
Ci svegliamo presto. Quando scendo dal camper trovo un cucciolotto di cane simpatico ed affamato: s’è portato appresso un teschio di capra ed ogni tanto se lo sgranocchia rumorosamente. Ci spostiamo appena possibile per andare a fare colazione al parcheggio della Grande Meteora, il monastero più grande di tutti, così da trovare posto e visitarla prima dell’arrivo della fiumana di persone che saliranno con i bus. Finiamo la colazione proprio quando stanno aprendo il monastero ai turisti: sono le 9 ma sono già arrivati dei bus, scaricando ognuno una cinquantina di visitatori. In un attimo il piccolo spazio è completo di auto, qualche altro camper è riuscito a parcheggiare, ma ormai non c’è posto neanche per una bici. Entriamo con grande curiosità e, guida alla mano, Marta ci informa che questo è il monastero più antico e più vissuto, oltre che essere il più alto (623 mt/slm). Colpisce dall’esterno la grande torre, utilizzata per far salire le provviste senza fare la lunga scalinata che ci apprestiamo a percorrere. Impossibile non lanciare uno sguardo all’esterno: si notano subito gli altri piccoli monasteri abbarbicati in cima a piccoli cucuzzoli, tanto che sembra che cadano da un momento all’altro. Ci sono locali vietati al pubblico, ma sono molte le stanze dove si può osservare il passato e la storia che hanno coinvolto questo monastero e tutta la Grecia intera. La stanza degli attrezzi da lavoro è la prima che visitiamo: è curioso vedere gli aratri e quanto servì per le coltivazioni, siamo molto lontani dalla pianura e questo vuol dire che c’è chi si faceva parecchia strada per lavorare i campi. Davanti a noi troviamo una stanza che è piccola e chiusa, ma uno sportellino ci permette di vedere il contenuto: uno scaffale con molti teschi, perfettamente allineati. Dovrebbero essere i resti di tutti i monaci che hanno vissuto qui, una vista macabra, ma significativa sulla devozione anche tra loro. C’è una chiesetta, anche questa come altri monasteri, molto adornata ed affrescata con le effige di molti vari personaggi, anche storici, che sono stati riconosciuti importanti per la loro religione. Attraversato il monastero c’è un vasto cortile con una vista stupenda su tutta la zona. Proseguiamo con la visita alla vecchia sala da pranzo e constatiamo che è stata tutta ristrutturata, tranne un tavolo antico, su cui poggiano le stoviglie del tempo che fu. A fianco c’è la vecchia cucina, con ancora tutto così com’era, compreso il forno. Ci apprestiamo a lasciare il monastero: è quasi un’ora che lo stiamo visitando ed è volata in un attimo. Da qui si vede il parcheggio dove siamo sostati, è un delirio di bus ed auto. Arriviamo al camper e, mentre Marta ed io cerchiamo di districarci tra i bus che arrivano, girano e ritornano indietro, le ragazze vanno avanti verso il prossimo monastero che andremo a visitare. Mi accodo ad un bus, così è più facile muoversi e mi parcheggio nel bivio sottostante, così da vedere un altro punto panoramico; non torneremo indietro, pertanto lo dobbiamo vedere ora. Decidiamo di proseguire verso il monastero della Santa Trinità, quello con la seggiovia. Siamo costretti a parcheggiare poco dopo un bivio dove c’è una piccola cappelletta ed il camper ci sta giusto giusto. A piedi ci dirigiamo verso il lungo percorso che si erige per mezzo di una scala verso quel cucuzzolo con in cima la seggiovia; fa molto caldo e c’è davvero tanta gente, nonostante la salita da fare. Visitiamo il monastero e arriviamo ad una piccola cella. Gli ambienti sembrano appena ristrutturati, così come nel monastero precedente: è un peccato perché in questo modo sembra che sia stato cancellato anche il tempo passato. Le misure della cella però sono sempre le stesse di allora, impossibili per noi, con le altezze che abbiamo raggiunto e per quel monaco che abbiamo visto. Le ragazze provano a misurarsi con questi spazi, sentendosi orgogliosamente più grandi. Questo monastero è molto piccolo; c’è all’interno una comitiva con tanto di guida che ci impedisce di entrare nella chiesetta, così ci dirigiamo nel cortile esterno, dove rimaniamo piacevolmente stupiti: un panorama con un altro punto di vista, siamo nel mezzo della vallata e sembra di stare sospesi nell’aria. Su un cucuzzolo lì vicino ci sono delle campane con sotto una schiera di battacchi di ferro di misure diverse,che penzolano nel vento: sarebbe stato proprio bello sentirle suonare, di sicuro si sentiranno benissimo in tutta la vallata, siamo proprio in mezzo. Spostandosi di poco si riesce a salire su un altro grosso sasso che domina la città sottostante e da qui la vista è stupenda! Guardando in avanti, sembra di cadere di sotto, ma senza precipitare, sembra quasi di poter spiccare il volo… Salendo abbiamo trovato l’indicazione che era citata anche dalla guida: c’è un sentiero che parte da quassù e attraverso cespugli e alberi arriva fino giù a Kalambaka, è lungo circa un chilometro, sembra essere una bella passeggiata per chi ama camminare, ma il nostro equipaggio non è di quell’avviso oggi. Visitiamo la chiesetta, piccolina e molto bella. Quando usciamo dal monastero, chiedo al monaco quanti monaci sono presenti lì, la risposta mi ha lasciato basito: 3 monaci soltanto!
Quando torniamo al camper è ora di pranzo, ma per stare più tranquilli ci spostiamo nello spiazzo vicino, dove abbiamo dormito la notte; pranziamo e ci concediamo un po’ di riposo, cosa che nessuno rifiuta. Dopo la pennichella, verso le 16, andiamo a visitare l’ultimo monastero dei tre che volevamo vedere. Si trova sulla strada del ritorno, è il monastero di Santa Barbara, abitato da 16 monache: devo dire che si nota subito il tocco femminile nella cura del giardino. Passiamo da un ponticello che sovrasta un piccolo giardino perfettamente curato con fiori e aiuole ben tenute ed arriviamo nell’atrio del monastero. Le monache controllano il negozietto di souvenir, una di loro con pazienza e pennarelli sta dipingendo dei sassi che poi vende ai turisti. Visitiamo la chiesetta e anche qui gli ambienti sono piccoli e graziosi. A questo punto abbiamo finito con la visita alle Meteore: è stato davvero uno dei punti più affascinanti e suggestivi del nostro tour greco, lo immaginavo, ma non con questa intensità e visione. Sono le 17 e ci incamminiamo verso Metsovo, un paesino montano che ci hanno consigliato Lino e Gabriella. È sulla strada che ci porta verso il ritorno a Patrasso e cediamo volentieri alla curiosità. Uscendo da Kalambaka vediamo sulla parete di una meteora una grande caverna addobbata da stoffe colorate; non riusciamo a dare un significato a questo allestimento, se non forse che sia stato un luogo di culto, per qualche fatto passato, a noi sconosciuto. Arriviamo a Metsovo giusto in tempo per andare a cenare in paese; nell’entrare in paese abbiamo cercato l’area di sosta che Lino ci aveva indicato, ma non l’abbiamo trovata. A quell’ora c’era un gran caos di macchine e persone e si faceva fatica a muoversi con il camper, così ci siamo fermati in una strada secondaria. Siamo entrati con il camper in centro, giusto per dare uno sguardo, la strada è stretta e a doppio senso, con le auto parcheggiate sui lati. Arrivati nella piazza centrale, un omino con la pettorina gialla ci ha fermato e suggerito di uscire perché la strada sarebbe stata ancora più stretta e sulla piazza non sarebbe stato possibile parcheggiare, stava mettendo i coni arancio per impedire la sosta. Entriamo in città a piedi: dalla guida risulta che la cittadina è una meta sciistica invernale e in effetti siamo a oltre 1.400 metri di altitudine. La guida racconta che la popolazione di questo paesino è costituita prevalentemente da valacchi, che parla un dialetto simile al rumeno; si dice che discendessero dai soldati romani e che fossero stati mandati qui a sorvegliare i valichi montani e per questo servizio di vigilanza riuscirono ad ottenere grandi privilegi durante l’era ottomana, e mantennero una lingua locale e delle tradizioni diverse dal resto della Grecia. Arriviamo in un grande giardino con tre alberi plurisecolari dal tronco enorme che lo contornano. Ci sono bambini ovunque che giocano, è bello e insolito vedere così tanti bambini giocare in strada a palla. Il paese è tutto qui, in questo fulcro di attività, dalle commerciali a quelle ludiche, con gli anziani sulle panchine a parlare tra loro. Noi giriamo su e giù un po’ per curiosare e un po’ per vedere come funziona la vita locale. I negozi attorno pullulano di un sacco di cianfrusaglie per turisti; quasi nulla sull’artigianato locale o sui costumi del posto, ci aspettiamo di trovare da un momento all’altro una gondola con i brillantini… ma per fortuna questo non accade! Sulla piazza troviamo un ristorante che ci ispira perché è pieno di gente e all’ingresso c’è un grande spiedo con agnello e maiale che stanno cuocendo: il profumo promette bene. Ormai siamo diventati esperti, non tanto sui vari piatti greci, ma su ciò che ci piace di più, cercando di evitare quello che potrebbe non piacerci. Nel ritornare al camper ci attardiamo ad osservare la vita serale sulla piazza, evidentemente è un buon posto di ritrovo delle varie famiglie, ragazzi compresi. Troviamo un folto gruppo di ragazzini che gioca a “palla prigioniera“, un gioco quasi dimenticato a casa nostra che loro praticano con grande coinvolgimento. Alle 22.30 siamo di nuovo al camper, siamo stanchi ma soddisfatti di quello che anche oggi abbiamo potuto vedere in Grecia.

Il Monastero di Roussanou a Meteora

Il Monastero di Roussanou a Meteora

18 agosto: percorsi Km 224
Proseguiamo con la prua al mare, vogliamo passare gli ultimi 2 giorni su una spiaggia, possibilmente nei pressi di Patrasso, ma non sappiamo trovare la meta giusta. Per fortuna Marta riesce a trovarne una e la seguiamo. Siamo diretti a Mytikas che dalla guida sembra essere un bel posto. La strada costeggia il mare sempre più da vicino. Dal litorale si notano anche degli allevamenti ittici. Arrivati al paesino di Mytikas, sulla piazza della chiesa, ci troviamo davanti alla sbarra che ci impedisce di entrare nella via che porta in centro; accanto a noi c’è anche una fontana, e mentre siamo lì a chiederci sul da farsi, ci passa vicino un anziano signore con un fare giovanile che incrocia il nostro sguardo ed in perfetto toscano, sorridendo, ci chiede se abbiamo bisogno di informazioni: come rifiutare una simile occasione fortunata? In un attimo ci spiega dove trovare una bella spiaggetta, ma trattandosi di una spiegazione un po’ articolata, con uno slancio di gentilezza, sale sulla sua auto e ci porta a destinazione, senza pensarci due volte; arriviamo in un attimo, in effetti non è lontano. La strada di accesso alla spiaggia è veramente difficile da trovare, direi impossibile se non la si conosce e un po’ stretta. Arriviamo sulla spiaggia e vediamo che è bella e ampia, inoltre parallela alla spiaggia passa una strada bianca di acciottolato e ancora all’interno c’è un bello spazio per parcheggiare sulla terra battuta. Il signore toscano ci spiega come possiamo fare per usufruire del parcheggio senza aver noie; ci consiglia di rivolgerci a Vassiliki, il gestore del bar ristorante (che si chiama come la maggior parte dei pochi greci che abbiamo conosciuto) e di consumare qualcosa da bere da lui. Così, ci dice, abbiamo la sosta notturna assicurata nel suo parcheggio privato senza altri pedaggi, dopo essersi prodigato in gentili consigli il toscano ci saluta e ritorna in paese. Non è nostra intenzione sostare direttamente nel suo parcheggio erboso, ma ci mettiamo un po’ più in là, a fianco di una recinzione di una casetta sul mare, in un posto dove di sicuro non diamo fastidio. Scendiamo tutti per farci un giro esplorativo a piedi, anche per sgranchirci le gambe dopo il viaggio: considerando che fin qui abbiamo visto degli appostamenti pietosi, sulle alghe o sulla strada, questo è davvero un bel posto, in ogni caso però è necessario non confrontarlo con la Calcidica, quello è tutto un altro pianeta. Ci facciamo anche un bel bagnetto ristoratore, poi con Marta andiamo a farci una bibita per conoscere il gestore e così scopriamo che possiamo tranquillamente utilizzare la loro doccia che è posta sulla spiaggia, non è calda e chiusa, ma pur sempre una doccia dove ci si può anche lavare con il sapone, magari quando c’è meno gente. Ceniamo e poi ci vediamo dei fuochi artificiali dalla spiaggia: hanno sempre il loro fascino e noi, con le nostre belle sedie, abbiamo una postazione privilegiata. Alle 23 ce ne andiamo a dormire, il posto è tranquillo; quasi subito parte anche qui un innaffiatore meccanico, ma si ferma dopo poco e lascia alle onde del mare il compito di cullarci nel sonno. Alle 9 ci svegliamo e con Marta vogliamo farci un giro in bici fino in paese: primo perché almeno così le usiamo almeno una volta, poi perché il paesino di Mytikas ci incuriosisce non poco. Le ragazze restano in spiaggia, tra sole, bagni e letture varie, noi affrontiamo la strada acciottolata e sconnessa con determinazione. Arriviamo al porticciolo, è di recente costruzione e ben protetto dal mare aperto; di fronte a noi c’è un isolotto grandino che ripara dal mare aperto. Proseguiamo la strada verso il centro, il paese è piccolo e ben presto entriamo nella zona vietata all’accesso delle auto che avevamo già incontrato ieri pomeriggio.Iniziano una serie di casette pittoresche colorate con il tipico blu greco e in qualcuna hanno colorato di blu anche il contatore della luce, il che non stona per nulla. Poi iniziamo a percorrere l’unica strada centrale al paese e decidiamo di fare la spesa; entriamo in una panetteria che curiosamente ha sul retro una porta vetri che da direttamente sul mare. Attorno ci sono negozi soliti di una cittadina di mare, ma quello che mi colpisce è il macellaio; apparentemente è una macelleria normale, ma osservando meglio scopro che il macellaio non serve dal banco che si vede, ma taglia la carne dal ceppo posto in mezzo al negozio, al di qua del banco, mentre i clienti lo guardano e gli stanno attorno. Sul retro di una casa, sempre a ridosso del mare di Mytikas, troviamo appoggiate al muro ad asciugare le valve enormi di chissà quali molluschi che assomigliano a delle cozze gigantesche. Ritorniamo al camper per il pranzo: è stato un bel giro in bici, tanto che proponiamo alle ragazze di ritornarci insieme nel pomeriggio. Nel bar del nostro parcheggio mi apposto vicino al barista per vedere come fanno il caffé: non so se usano una miscela apposita, ma si mette un cucchiaino di questa miscela in un pentolino d’acqua bollente, si aggiunge lo zucchero necessario, lo si fa bollire per un minuto circa e poi lo si versa nelle tazzine. Questo caffè non può essere paragonato al nostro cosiddetto “espresso”; il sapore è buono, ma la polvere di caffè deve sedimentarsi sul fondo prima di berlo. Non parliamo della fine di questo bel periodo in Grecia, ma è un sentire comune; avevamo lasciato il mare prima di andare alle Meteore e non pensavamo di ritrovarci in spiaggia. Alle 18 inforchiamo le bici e arriviamo in paese. Le ragazze si prendono le loro cartoline, ma scopriamo con dispiacere che il bancomat è fuori servizio e così va in fumo anche la cena da Vassiliki di questa sera. Ritornati al camper ci rinfreschiamo con l’anguria, calda, ma dolce e buonissima. Ci attardiamo per la cena, davanti a noi compare il tramonto, l’ultimo sulla terra ferma, e per me è quello che trasmette più sensazioni, non nostalgiche o di dispiacere, ma di una consapevolezza del termine di un periodo bello e piacevole da ricordare. Dopo cena, Marta ed io, ci facciamo ancora una passeggiata, immersi in quel buio e nelle piacevoli sensazioni tra il rumore del mare nella notte ed il silenzio tutto attorno, interrotto solo da alcune musiche lontane e da alcuni animali notturni. Alle 23 andiamo a dormire, proprio quando un pescatore ha deciso di pescare in notturna e si piazza davanti al nostro camper con la sua canna e tanta voglia di relax. Noi pensiamo alla voglia che avremmo di ricominciare proprio adesso le ferie.

Fantastico tramonto sul mare

Fantastico tramonto sul mare

 

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