Mare in Croazia: la guida per la tua vacanza

 

Una striscia di terra che si perde nel mare frammentandosi in un arcipelago di mille isole. Qui il mare Adriatico offre il meglio di sé attraverso fondali trasparenti in una catena continua di baie e calette. Piccoli borghi di pescatori e città che hanno fatto la storia.

Guardandola sulle mappe la Croazia appare quanto meno curiosa: uno stato sottilissimo che presiede la fascia costiera di quella che fino a pochi anni fa era la Federazione Iugoslava, e che al nord penetra profondamente a oriente con le due regioni Slavonia e Barania, affiancandosi ai confini dell’Ungheria fino quasi al meridiano di Budapest. Una conformazione che permette a questo paese di essere molto vario, con l’Istria dal profumo ancora tutto italiano fino in fondo, oltre Dubrovnik attigua ai Balcani più veri.

Non è una nazione molto facile da girare in camper, almeno per come siamo abituati a farlo fermandoci spesso fuori dalle strutture organizzate. La sosta libera non è tollerata e la polizia ci tiene a precisarlo ogni volta che un camperista si ferma dopo il tramonto in riva al mare.

Un mare meraviglioso

Che il mare di Croazia abbia ben pochi concorrenti in Europa lo sanno tutti. Il suo piatto forte è l’incredibile quantità di spiagge riparate e di calette invitanti, di fiordi spettacolari e di scogliere mozzafiato.

Il contorno offre qualcosa come 1.185 isole, le più invitanti raggiungibili in traghetto o con una barchetta senza pretese. Ma quello che molti non sanno è che questa è solo la metà delle portate che la Croazia mette in tavola a beneficio del visitatore. Le altre sono i tesori dell’arte e dell’archeologia, i preziosi parchi naturalistici (basti pensare a Plitvice, dichiarato dall’Unesco patrimonio dell’umanità), i borghi antichi che più romantici non si può, le città storiche di grande personalità. Senza contare una buona scelta di vini e di liquori e una gastronomia valida e variata. E non stiamo parlando di quelle polpettine di carne mista che qui chiamano “Cevapcici” e di quegli spiedini detti “ražnjici”: quelli in Croazia li trovate senza problemi e siete liberi di apprezzarli, ma non è cucina croata, vengono dalla Bosnia e dalle sue tradizioni pastorali.

Dubrovnik
Dubrovnik

L’Istria, che storia!

Per chi arriva dall’Italia la porta della Croazia è l’Istria. Da Trieste, superati i pochi chilometri di litorale sloveno attorno a Capodistria (Koper), siamo in territorio croato a Buie (Buje).

Fino alla Seconda guerra mondiale la costa occidentale della penisola istriana, e anche in parte la costa dalmata, avevano una consistente minoranza italiana, circa 300 mila persone, discendenti di quei veneti attivi soprattutto nei centri urbani ai tempi della repubblica di Venezia. Oggi gli italiani sono poco più di 30 mila, ma formano nuclei consistenti e orgogliosi della nostra cultura in molti centri della costa. Ma da dove viene la stragrande maggioranza della popolazione, cioè i croati? Bisogna tornare indietro di 1400 anni, al tempo che sul trono di Costantinopoli sedeva l’imperatore Eraclio (610-641).
Armeno di origine, Eraclio era molto più interessato all’Asia che all’Europa. Passò i trent’anni del suo regno combattendo i persiani, e sua somma gloria fu la riconquista di Gerusalemme e del Santo Sepolcro. All’Europa invasa dai barbari germanici e percorsa da incursori che venivano dalle steppe dell’Est dedicò soprattutto l’attività diplomatica. Convinse una tribù slava, che dall’odierna Ucraina si era spostata verso i Carpazi, a occupare un ampio tratto del suo impero: la pianura fra i fiumi Sava e Drava per estendersi da lì l’Adriatico. Secondo lui questi slavi, i croati, abili contadini e valorosi guerrieri, sarebbero stati per l’impero di Costantinopoli un argine contro le turbolenze dell’Europa centro occidentale. La scelta di Eraclio doveva segnare il destino della Croazia per tutti i secoli a venire: quello di essere terra di incontro e di scontro fra Oriente e Occidente, cattolici romani e greco ortodossi, germani e greci, latini e slavi, veneziani e turchi. E questo aspetto di “paese fra due mondi” è ben visibile anche oggi.
Così, già a Buie, con il suo borgo fortificato del Quattrocento e la piazza centrale con le sue architetture gotico veneziane, l’impronta della città di San Marco, ci dà il benvenuto. Proseguiamo a ovest per raggiungere la litoranea a Umago (Umag), bel centro balneare, e proseguiamo per Cittanova (Novi Grad), che nelle sue stradine tortuose mostra una netta impronta veneziana.
Più avanti Parenzo (Porec), costruita su una penisoletta, ci offre un ambiente urbano incantevole: la pianta della cittadina risale all’epoca romana, mentre il gioiello architettonico più celebre è la Basilica Eufrasiana, costruita nel 539. Fra le più eminenti e meglio conservate architetture bizantine dell’Adriatico, la basilica, alla maniera delle sue consorelle di Ravenna, offre un interno di mosaici sfolgoranti d’oro e di squisita fattura. Parenzo vanta anche vivaci attività di intrattenimento per tutti i mesi dell’anno: la più nota è il Carnevale che richiama in piazza gran parte della popolazione e frotte di visitatori.

Rovigno (Rovinj), ricostruita dai veneziani nel 1283 sulle rovine dell’antica città romana rasa al suolo dai barbari, è un importante centro per il commercio ittico: da non perdere l’occasione di gustare pesce freschissimo sbarcato in giornata e cucinato nella grande tradizione istriana. Una curiosità è il campanile del 1667, che appare come una copia fedele di quello romanico di San Marco a Venezia, a dimostrazione che, per i signori veneziani del tempo, la nostalgia per la città d’origine faceva premio sul loro buon diritto di lasciare ai posteri un’opera d’arte originale. Lungo la strada per Pola (Pula) abbiamo l’occasione di osservare un fiordo spettacoloso, il Canale di Leme (Limski Kanal). Qui l’Adriatico si inoltra per più di 10 chilometri dentro una spaccatura della roccia carsica, fra pareti a picco che arrivano anche a 120 metri di altezza. Il fiordo, largo in media 600 metri, è molto pescoso. Anche questa è una buona occasione per gustare pesce fresco. Ed eccoci a Pola, la città numero uno dell’Istria. Sorge in posizione strategica, là dove i primi abitanti della regione di cui si ha notizia, gli illiri, avevano costruito nel secondo millennio avanti Cristo un complesso fortificato, un castellare.

Pula
Pula

La sua splendida posizione è stata la fortuna e la disgrazia della città. I romani, che se ne impadronirono nel 177 avanti Cristo, l’abbellirono con monumenti spettacolosi: da non perdere l’Anfiteatro, lungo 132 metri, largo 105, alto fino a 30 metri. Costruito in bianchissima pietra locale, miracolosamente intatto all’esterno, fa dire a tre visitatori su quattro: “Ma questo si è conservato meglio del Colosseo!”. E’ la verità, almeno all’esterno: le gradinate all’interno (che potevano contenere 23 mila spettatori) furono invece usate come cava di pietra in epoca bizantina, e ne resta ben poco. Altri due monumenti romani fra i meglio conservati dell’antichità sono l’Arco dei Sergi, di straordinaria eleganza, e il Tempio di Roma e Augusto.
Da Pola proseguiamo per Fiume (Rijeka). E’ il porto principale della Croazia e una città industriale di prim’ordine. Il suo golfo offre agli amanti del mare una serie di isole ricche di spiagge e insenature per tutti i gusti, alcune solitarie, altre attrezzate per il turismo.
Le maggiori, Veglia (Krk), Cherso (Cres) e Lussino (Lošinj) sono vicinissime alla costa e vi si traghetta senza problemi. Quanto al clima, basta dare un occhiata alla vegetazione per rendersi conto che di climi in realtà in queste isole ce ne sono due: i versanti esposti a sud-ovest godono di un mitissimo clima mediterraneo, che fa crescere una vegetazione lussureggiante. Al contrario, i versanti che guardano a nord-est appaiono brulli. Colpa della bora, che in inverno li investe con raffiche gelide di violenza micidiale.

Losinj
Losinj

Una corsa a Zagabria

Un’autostrada veloce ci porta a Zagabria, la capitale. E siamo nella pianura della Sava, affluente del Danubio.

Questa è la faccia continentale del Paese completamente diversa dalla costa. Clima centroeuropeo, campagne monotone dove a tratti si scorgono scorci cari ai pittori naif di mezzo secolo fa, con branchi di oche al pascolo nelle fattorie. Zagabria è una città moderna, di aspetto gradevole, ricca di verde e di importanti istituzioni culturali, musei, gallerie d’arte: se il tempo lo consente, da non perdere è la visita alla Galleria degli Antichi Maestri (Strossmayerova Galerija Starih Majstora), dedicata all’arte europea, con preziosi dipinti di pittori italiani, fra i quali un Santi Francesco e Pietro Martire del Beato Angelico. Chi è interessato al folklore popolare trova una ricchissima collezione di costumi tradizionali, strumenti, oggetti di artigianato presso il Museo Etnografico (Etnografski Muzej), che si trova nel quartiere antico della città (Gornji Grad), fatto di stradine tortuose fiancheggiate da palazzi barocchi.

Samobor, vicino Zagabria
Samobor, vicino Zagabria

Una cascata di emozioni

Il nostro itinerario ci porta adesso a visitare il terzo aspetto fisico della Croazia, la catena montuosa delle Alpi Dinariche, che si interpone fra la costa adriatica e la Pianura Danubiana.

Da Zagabria puntiamo su Karlovac e qui prendiamo a sinistra per Slunji e Plitvice. Entriamo nell’incanto del Parco nazionale dei laghi di Plitvice (Plitvicka Jezera), uno degli angoli più romantici d’Europa. Ed eccoli, in una cornice di pini, betulle, faggi e abeti, i sedici specchi smeraldini, che discendono a gradinata da 630 a 450 metri di altitudine seguendo il corso del fiume Crna Rijeka.

Si percorrono i sentieri del parco e si gusta l’emozione di vedere comparire tra una vegetazione lussureggiante di volta in volta cascate sempre diverse. Sono una novantina: la più piccola non supera i tre metri, ma la più alta arriva a 78. I laghi, di acqua cristallina, popolati di trote e gamberi di fiume, sono profondi da 5 a 46 metri. Sulle sponde del più vasto, il Kozyak (lungo tre chilometri per 600 metri, con in mezzo un’isoletta), c’è un campeggio attrezzato. Qui si possono fare anche gite in barca.

Plitvice

Di nuovo verso il mare

Nelle Alpi Dinariche, che hanno la vetta più alta nei 1913 metri del monte Troglav, si trovano anche stazioni per gli sport invernali. Attraversiamo la catena in direzione di Udbina e di qui ritroviamo il mare a Zara.

La città è molto bella e ha una storia e un patrimonio artistico di prim’ordine. Nacque come Idassa, città della tribù illlirica dei Viburni: protetta da un triplice cordone di isole, costruita su una penisola stretta e lunga, era il posto ideale per essere un grande emporio marittimo, oppure una base per esercitare la pirateria. Fu tutte e due le cose. I Viburni hanno dato il nome a un tipo di nave da guerra particolarmente veloce, dotata di sperone, albero, una poppa allungata, un duplice ordine di remi.

I romani lottarono a lungo contro di loro per assicurarsi il controllo dell’Adriatico e renderlo libero dai pirati con l’occupazione della Dalmazia. Rimasero però affascinati dalle qualità delle navi nemiche e adottarono le liburne per le loro flotte. Zara, colonia romana dal 33 avanti Cristo, conserva ancora l’antico impianto urbanistico a maglie quadrate. Fece poi parte dell’Impero d’Oriente e infine di Venezia, che la tenne fino alla guerre napoleoniche. Poi fu assegnata all’Austria. Fra i numerosi monumenti si impone all’attenzione la cattedrale, uno dei più insigni esempi di romanico italiano di stile pisano-pugliese. La facciata risale al 1324. Una produzione tradizionale di Zara è il maraschino, liquore ottenuto dalla distillazione delle amarasche, una varietà di ciliegie dal sapore dolce-acidulo.
Scendendo verso sud lungo l’autostrada adriatica, ci accompagna la vista delle infinite isole che fanno da corona alla costa, che adesso è aspra e a tratti scoscesa: le montagne del Velebit incombono dall’alto. Quando soffia la bora, vediamo il mare calmissimo sotto di noi ma, poco più in là, è tutto spruzzato della schiuma delle onde che fuggono verso il largo. Arriviamo a Sebenico (Šibenik). Qui merita una visita la Cattedrale di San Giacomo, considerata il capolavoro del Quattrocento italiano in Dalmazia.
Curiosa la cornice sopra il basamento delle tre absidi: è fatta con 72 teste pregevolmente scolpite, una vera collezione di tipi umani: barbari, greci, turchi, personaggi della storia, figure femminili e di fanciulli colti nelle più diverse espressioni.

Aggiriamo Capo Ploja, pochi chilometri ancora e ci aspetta un pezzo di medioevo magicamente conservato, Traù (Trogir). La cittadina è piccolissima, tutta circondata dall’acqua. Con una tranquilla passeggiata possiamo vedercela tutta, perdendoci nelle sue stradine tortuose. La cattedrale di San Lorenzo è considerata il massimo capolavoro dell’arte romanica in Dalmazia, l’interno offre pitture, sculture e arredi che incantano.
Altre architetture di pregio non mancano, a Traù, ma quello che incanta è l’insieme. Si passeggia indietro in uno scenario di 600 anni, al tempo in cui Traù entrò a far parte del dominio veneziano. Era stata fondata dai greci di Siracusa nel 380 avanti Cristo (i greci avevano creato sulla costa dalmata alcuni empori per gli scambi commerciali con gli illiri), diventò romana nel 78 dopo Cristo, poi bizantina, indipendente, ungherese, quindi veneziana, austriaca, italiana, iugoslava, infine croata. Una storia movimentata, che non le ha impedito di conservare intatto l’antico incanto.

Spalato e Ragusa

Spalato
Spalato

Spalato (Split) nasce dalla mania di grandezza di un soldato dalmata che, nato da un’umile famiglia del posto, a 41 anni diventa imperatore romano a coronamento di una brillante carriera militare.

A 60 anni, sconfitti i nemici esterni, riorganizzato l’impero da cima a fondo, decide che è ora di andarsene in pensione. A titolo di liquidazione si fa costruire una delle regge più grandiose dell’antichità, una fortezza che oggi ospita parte del centro storico di Spalato, e vi si ritira per trascorrervi gli ultimi anni della sua vita (morì attorno al 313). Della reggia di Gaio Aurelio Valerio Diocleziano resta oggi intatto il perimetro delle mura, alte da 24 a 28 metri: formano un rettangolo di 215 per 180 metri. Restano intatte anche tre delle 16 torri d’angolo originali e quattro porte. Nei tre ettari di superficie del palazzo si ammira ancora, fra l’altro, lo splendido peristilio, con 16 colonne corinzie. Il grandioso mausoleo di Diocleziano nel Duecento fu trasformato in cattedrale con tanto di campanile romanico: bizzarro destino per la tomba di un imperatore che era stato l’ultimo persecutore dei cristiani.
Il nostro itinerario dalmata ci riserva un grandioso finale a Ragusa (Dubrovnik). Percorrendo l’autostrada che segue il percorso della storica Strada maestra adriatica, la Magistrala, sfilano all’orizzone isole che meritano una visita per le loro bellezze paesistiche, naturalistiche e per l’occasione di fare bagni stupendi. Se si ha tempo, non si dovrebbero trascurare Brazza (Brac), Lésina (Hvar) e specialmente la deliziosa Cùrzola (Korcula), tutte collegate alla terraferma con servizi di traghetto.

Hvar panorama
Hvar panorama

Ed eccoci a Ragusa. Per gustare a dovere questa bellissima città è bene seguire la classica indicazione delle vecchie guide. Superata Porta Pile, non inoltrarsi nello Stradun (Placa) che taglia in due il centro storico, ma prendere a sinistra e salire sul cammino di ronda delle formidabili mura, per poi proseguire a destra. Dall’alto del sistema difensivo si gode una vista stupenda della città e dei suoi edifici più notevoli. Si lascia il cammino di ronda e si ridiscende a livello strada in corrispondenza di piazza della Loggia (Luža), centro della vita cittadina fin dai tempi antichi. Ragusa venne fondata nel 615 dai profughi della non lontana città di Epidaurum (Cavtat), che era stata distrutta da un’incursione di Avari, un popolo di ceppo turco-mongolo che dall’Asia centrale aveva esteso il suo dominio fino ai Balcani. Ragusa conobbe il suo periodo più glorioso quando si resse come repubblica indipendente, dal 1382 al 1808. Fra il Quattrocento e il Cinquecento armava 500 navi, aveva fondaci nei paesi dell’Oriente turco, intratteneva relazioni diplomatiche con le grandi potenze e attirava artisti e uomini di scienza, oltre a far prosperare scuole d’arte locali di prim’ordine.
Questo brillante passato ci ha lasciato monumenti insigni inseriti in un tessuto urbano di grande fascino. Ragusa vuole un paio di giornate tutte per sé. Non si può trascurare il Palazzo del Rettore (Knežev Dvor) affacciato sul porto, né la vicina Cattedrale (Gospa Velika) che all’interno custodisce un prezioso “tesoro” con 138 reliquari, fra i quali finissime opere bizantine in oro e smalto. Molto bello il convento dei Frati Cappuccini (Mala braca) con il suo prezioso chiostro del 1317, che ha elementi di transizione dal romanico al gotico. Una splendida collezione di ceramiche italiane, olandesi, siriane ed egiziane è custodita nella antica sala capitolare. Un altro bellissimo chiostro gotico si trova all’interno del convento dei Domenicani (Bijeli Fratri) che risale al 1315, ma ha subito nel tempo rimaneggiamenti e restauri: di grande interesse il tesoro conservato nella sala capitolare, con opere di oreficeria, di alabastro e quadri di antichi maestri, come “La Maddalena fra San Biagio e l’Arcangelo Gabriele” di Tiziano.
Ma forse la soddisfazione più grande che può dare Ragusa al visitatore è quella di vagare senza una meta precisa fra lo Stradùn, il porto e la cerchia delle fortificazioni, assaporando questa città unica, incastonata fra un monte verdissimo e uno splendido mare.

Da Vedere

Istria
L’Arena, Pula (Pola).
La Basilica Eufrasiana,Porec (Parenzo).
Rt Kamenjak (Punta Corrente), il promontorio più meridionale della penisola istriana.
Labin (Albona), borgo medievale le cui vie, d’estate, sono ricche di eventi.
Le mura e le porte romane – la Porta Erculea a Pula (Pola).
Quarnero
Il Parco Nazionale del Risnjak.
Il Parco Naturale dell’Uka.
Le riserve ornitologiche sulle isole di Cres (Cherso), Krk (Veglia) e Prvi.ć
Lubenice, (isola di Cres/Cherso) – borgo di pietra su una rupe a 378 m sul livello del mare.
Osor (Ossero), città di storia agitata, ma anche di serate musicali.
La torre turca a Perušić – l’unica torre turca superstite della Lika, risalente al XV sec.
Zagabria
La Città alta (Gornji grad) e della Città bassa (Donji grad).
La cattedrale dell’Ascensione di Maria.
La chiesa di San Marco – chiesa romanico-gotica del XIV/XV sec.
La Porta di pietra (“Kamenita vrata”) e la Torre. Zara
La collezione “L’oro e l’argento di zara”.
La chiesa di San Donato, simbolo della città.
Spalato
Il Palazzo di Diocleziano.
La più piccola via del mondo, chiamata “Pusti me proçi” (“Lasciami passare”).
Ragusa
Le facciate di pietra degli edifici del centro storico ed il selciato dello Stradun, le mura.
La chiesa del patrono della città San Biagio (Vlaho).

COSA MANGIARE

Il pesce, prima di tutto: da un itinerario sulla costa croata c’è da aspettarsi il meglio che può offrire un mare pescoso, disteso fra innumerevoli insenature e dotato dei più diversi fondali. Naturalmente, è molto più facile trovare un grande astice preso in giornata nel ristorante di un centro peschereccio su un’isola piuttosto che in città: in ogni caso sulla costa, ma non solo, il pesce fresco non manca mai. In Dalmazia si dà la preferenza alla cottura a fuoco basso, ritenuta più salubre. Si usano molto le grigliate. Con crostacei, frutti di mare e pesce si fanno gustose zuppe (“brodet”).
La cucina tradizionale croata è molto varia, sia perché nasce su territori del tutto diversi fra loro per risorse naturali (la costa, la fascia alpina, la pianura interna) e che quindi producono alimenti del tutto differenti; sia perché si sviluppa in un paese aperto ai più vari influssi gastronomici: ungherese, tedesco, italiano, turco, francese. Tutto questo è variamente sovrapposto a una base antica pre-slava, in buona sostanza mediterranea. Così alcuni preferiscono parlare, più che di una cucina nazionale, di diverse cucine regionali croate.
Fra gli antipasti, accompagnati da olive in salamoia, capperi e cipolline, da non perdere il prosciutto di Drnis, affumicato e poi essiccato esponendolo alla bora, vento particolarmente asciutto. Fra i formaggi caprini stagionati, ottimi quelli di Ragusa e dell’isola di Pago (Pag). Delle carni, è molto apprezzata quella essiccata di pecora, la “kastradina”. Molto facile da trovare in ristorante è anche la “pastikada”, piatto di gnocchi conditi con il ragù alla dalmata. La “manestra” è una pasta servita con carne macinata. Le foglie della vite vengono usate per farne involtini ripieni, gli “arambasici”. Dall’isola di Brazza viene il “vitalac”, fegato di agnello avvolto nell’intestino e cotto ai ferri.
Grandissima è la varietà di vini prodotti sia sulla costa sia nell’interno e molti sono decisamente di ottimo livello: le denominazioni di origine protette sono centinaia, non è facile orientarsi. Fra le acquaviti, la celebre sljivovica (distillato di prugne) si trova in versioni più o meno leggere a seconda della provenienza. Bevande da dessert sono il “prosecco” e il maraschino.

Hvar

SOSTA CAMPER

In Croazia è proibito il campeggio libero, la polizia è solerte nel fare contravvenzioni salatissime da pagare all’istante; la sosta dei camper è consentita, di solito, tra le 7 e le 22. I campeggi sono numerosi e alcuni dispongono di un’area a se stante per permanenze brevi in camper davanti all‘ingresso. Presso gli uffici del turismo è facile reperire mappe locali e indirizzi dei campeggi.

INFORMAZIONI

Ente Nazionale Croato per il Turismo
Piazzetta Pattari, 1/3 – 20122 Milano
Tel. 0286454497
info@enteturismocroato.it

Ente Nazionale Croato per il Turismo
Via dell’Oca, 48 – 00186 Roma
Tel. 0632110396
officeroma@ enteturismocroato.it

Sito web: www.croatia.hr/it-IT

Attenzione: camper o roulotte a traino:
80 km/h, anche in autostrada

COME ARRIVARE

Via terra la starda più pratica è attraverso Trieste.
Via mare le rotte dei traghetti sono
Zadar – Ancona
Korula – Stari Grad/Hvar – Split -Ancona
Split – Ancona
Split – Stari Grad/Hvar – Pescara
Split – Pescara
Rijeka – Split – Stari Grad (Hvar) – Korula – Sobra (Mljet) – Dubrovnik – Bari
Dubrovnik-Bari (linea diretta)
Vis-Ancona.
Sono diverse le compagnie che fanno questo servizio, tra queste Snav (www.snav.it), Bluline (www.blueline-ferries.com), Traghetti Lines, Amatori.

Testo: Giorgio Gabbi – Foto: D.R.

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