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Il Parco dei Mostri di Bomarzo

cascate dell’Acquafraggia

Le cascate dell’Acquafraggia

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Bologna, primavera emiliana

 

  • Bologna al tramonto
    Emilia Romagna, Bologna al tramonto
  • Bologna e le sue ricchezze
    Emilia Romagna, Bologna e le sue ricchezze
  • Bologna, il Palazzo Comunale
    Emilia Romagna, Bologna, il Palazzo Comunale
  • Bologna, Piazza Nettuno
    Emilia Romagna, Bologna, Piazza Nettuno
  • Bologna, scorcio sul centro storico
    Emilia Romagna, Bologna, scorcio sul centro storico
  • Bologna, scorcio all'ora dell'aperitivo
    Emilia Romagna, Bologna, scorcio all'ora dell'aperitivo
  • Bologna, l’anitca scalinata della Torre degli Asinelli
    Emilia Romagna, Bologna, l’anitca scalinata della Torre degli Asinelli
  • Bologna, la mortadella
    Bologna, la mortadella

Bologna la dotta, calorosa e godereccia dà il meglio di se a primavera inoltrata. Di giorno la si apprezza per il piacere di passeggiare sotto i portici ombreggiati e per le visite ai musei. La sera si gode la buona tavola e la vivace vita notturna. Ma è a fine maggio, in quel di Castelfranco Emilia, che la festa impazza nelle vie: giocolieri, trampolieri mangia-fuoco… per una primavera ad altissima intensità.

Per visitare Bologna è sempre il momento giusto, ma ci sono momenti più giusti di altri. E noi vi proponiamo di fare un salto a fine maggio, approfittando magari del ponte tra il week-end e la Festa della Repubblica che vi permetterà di fare tutto con calma e quindi anche di visitare i dintorni del capoluogo emiliano-romagnolo. Il nostro viaggio, infatti, inizia in quella via antica come l’uomo, la Via Emilia, lungo la quale durante due millenni sono sorti paesi e città spesso nati dall’evoluzione di accampamenti militari romani. Ci fermiamo a Castelfranco Emilia, a metà strada tra Bologna e Modena. Il tracciato della Via Emilia ora gira intorno alla cittadina ma un tempo la attraversava e percorrendo la strada principale con le sue antiche case e gli immancabili portici, che portano a piazze ricche di fascino, il pensiero corre a come doveva essere la vita di paese quando le prime auto passavano “sfrecciando” sollevando la polvere tra i passanti sgomenti.

È qui la festa
A Castelfranco Emilia, patria del tortellino, nel mese di maggio c’è la festa degli artisti di strada.

Tutto un’altro paesaggio ora, che la antica Via è un’arteria nevralgica nell’industriosa area emiliana. Da anni la strada principale gira intorno al paese e il centro di Castelfranco è preservato, difatti ancora consente di assaporare l’antica quiete che si percepisce passando tra botteghe, biciclette parcheggiate e il chiacchericcio dei bar. A maggio Castelfranco si anima tra giocolieri e artisti di strada, musica e tanta gastronomia locale, con il tortellino re dei cibi. È l’Hoplà Buskers Festival, appuntamento annuale che il Comune organizza da tempo, per la gioia di grandi e piccini e che coinvolge tutto il centro di Castelfranco. Oggi si chiamano Buskers, in inglese vagabondi, ma gli artisti di strada hanno origini molto antiche. Se ne trova traccia nella civiltà dell’antico Egitto così come tra gli Etruschi: a Tarquinia, è visibile la tomba dei giocolieri risalente al VI secolo a.C. Da sempre gli spettacoli fuori dall’ordinario hanno portato una ventata di allegria quando nei paesi la vita era scandita dai soliti ritmi quotidiani e anche oggi, nell’era di internet e del “tutto e in tempo reale”, il fascino delle “stramberie” dei lanciatori di spade, di abili trampolieri e coraggiosi mangia fuoco è ancora intatto. Personaggi affascinanti che forse oggi ancor più di ieri, ammiriamo anche per lo stile di vita fuori dall’ordinario, con i loro camper un po’ sgangherati, i vestiti alla buona e che ci piace immaginare sempre in viaggio con il sorriso sulle labbra a pensare qualche nuova diavoleria per stupire il prossimo pubblico. Le cose in realtà non stanno proprio così. Gli artisti di strada sono per lo più gente seria che lavora sodo, si allena ogni giorno e deve affrontare burocrazia, tasse e contributi come tutti noi. Ma è bello sognare con loro. Tradizionalmente arrivano da lontano e nell’epoca della globalizzazione, alla tradizione si affianca un interessante focus dedicato all’Africa. I colori, i sapori e naturalmente i ritmi e la musica dal Continente Nero. A rappresentarle ottimamente, tra le altre cose, saranno artisti del calibro di Yakar Sopp e Serigne Fallou, senegalesi, i cui nomi forse dicono poco a chi non segue la musica afro e per costoro saranno una piacevolissima scoperta. Il programma della manifestazione è ricco giocolieri, clown, acrobati, truccatori, trampolieri, mangiafuoco, mimi e il “Ludobus degli Gnomi”, un autobus dedicato ai bimbi, tutto da esplorare e giocare. Vietato annoiarsi, insomma, e per mangiare? Nella patria del tortellino è difficile che facciate la fame! Stand gastronomici permetteranno di assaporare all’aperto e in compagnia le specialità emiliane, e se volete qualcosa di più raccolto, i ristoranti, trattorie e agriturismi in paese e nei dintorni non mancano di certo.

Bologna
Lasciamo Castelfranco e proseguiamo per una ventina di chilometri in direzione Bologna. La cosa migliore da fare è portarsi al seguito le biciclette in modo che parcheggiando in periferia si possa raggiungere e girare per il centro molto agevolmente. Il territorio perfettamente pianeggiante aiuta anche i più pigri o i meno allenati ad una salutare pedalata.

Il centro di Bologna vi accoglie come una madre generosa e vi stupisce subito per la sua bellezza. Percorrendo le strade che conducono verso il centro è impossibile non fare caso alle lunghe vie porticate. Se decidete di percorrerli tutti è consigliabile un serio pre-allenamento: si sviluppano per ben 40 chilometri dei quali 8 si percorrono senza dover mai uscire allo scoperto. Sotto i portici un tempo si svolgevano tutte le attività cittadine: si affacciavano sotto ad essi le botteghe artigiane, commerci, le osterie, le stalle dei cavalli. Ieri come oggi, permettevano ai bolognesi di vivere le attività all’aperto riparati da pioggia e neve in inverno e dal sole in estate.
Oggi si trovano i negozi delle grandi marche uguali un po’ in tutto il mondo, ma anche botteghe originali di artisti, gastronomie con banconi da far leccare i baffi, ristoranti invitanti e le osterie, un po’ trasformate in locali di tendenza dedicati alla numerosa gioventù universitaria, ma anche bar dove sorseggiare un bicchiere di Sangiovese godendo della discreta cortesia dei bolognesi DOC e della loro parlata particolare. Ma il “ portico dei portici” è quello che va fuori città: il Portico di San Luca, 666 arcate disposte su 3,5 chilometri. Da Bologna città il portico porta al colle sul quale sorge il Santuario della Madonna di San Luca. Una passeggiata che con il bel tempo, e ora che non fa molto caldo, si deve assolutamente fare per godere delle vedute della collina bolognese, su ville e antiche case. Qualcuno sicuramente farà caso al fatto che il numero 666 ha un significato demoniaco. E non è casuale: nella storia, infatti, il santo schiaccia e uccide il serpente (associato al diavolo) . Nella simbologia, dunque, il messaggio nemmeno troppo velato è la cristianità che schiaccia il demonio. Volendo si possono fare anche dei paralleli tra il porticato stretto e lungo con il serpente. Una volta i portici erano in legno. Gli statuti comunali ne imponevano altezza e dimensioni, una sorta di piano regolatore antelitterim, mentre a partire dal 1800 sono stati via via sostituiti da strutture in muratura. Ma non tutto è perduto e se volete davvero respirare la Bologna feudale soffermatevi sotto al portico di Casa Isolani in Strada Maggiore, con la sua struttura lignea.

Piazza Maggiore
Un formidabile concentrato di storia e architettura trecentesca si affaccia sulla principale piazza della città.

La passeggiata monumentale della città può iniziare da Piazza Maggiore per una visita alla stupenda basilica di S. Petronio, una delle più belle chiese al mondo. Risale al 1300 e tra i tratti caratterizzanti sicuramente è da segnalare il portale adornato dai bassorilievi di Jacopo della Quercia; all’interno vi sono dipinti dei grandi maestri del tempo e, interessante, all’ingresso della chiesa la meridiana del 1655, realizzata ad opera del Cassini. Vi consigliamo di munirvi di una guida per riuscire a cogliere ed apprezzare tutti i tesori artistici qui conservati. Sulla stessa piazza si affaccia anche il Palazzo del Podestà, risalente agli inizi del XIII secolo, residenza e ufficio della più importante autorità del Comune di allora.
Quasi trecento anni dopo Giovanni II Bentivoglio cominciò a ristrutturare l’edificio in chiave rinascimentale. I lavori furono sospesi a seguito della cacciata del signore a furor di popolo. E ancora sulla piazza c’è Palazzo dei Notai che risale ai secoli XIV e XV e, ancora, Palazzo d’Accursio, o palazzo del Comune, (secoli XIII e XIV) sul cui portale d’ingresso si erige la statua in bronzo di Papa Gregorio XIII, bolognese e celebre per la riforma del calendario. E’ sede del Comune dalla fine del Duecento. Dal cortile si accede alle collezioni comunali d’arte antica e al Museo Morandi. Percorrendo il lato orientale della basilica si raggiunge Palazzo dell’Archiginnasio. È stata la sede dell’Università dal ‘500 all’800, siamo arrivati in Piazza Galvani, dalla quale si vede l’abside incompiuto di S. Petronio. Contigua a Piazza Maggiore c’è Piazza del Nettuno: impossibile sbagliare, al centro troneggia la celebre fontana cinquecentesca del Giambologna da Douay. Dalla piazza, aggirando il Palazzo Re Enzo e imboccando via Rizzoli, si raggiungono le Due Torri simbolo iconografico della bella città emiliana.
La torre degli Asinelli, deve questo nome curioso al cognome della famiglia che la fece costruire tra il 1109 e 1119, così come la sua contemporanea Garisenda. Quest’ultima è la più bassa (è stata ridotta nel 1300) ha la forma inclinata e permette ai 97 metri di quella degli Asinelli di svettare verso il cielo. Volete salire? nessun problema: tenete presente che sono 97 metri di altezza e 500 gradini secolari da superare con tanto di botole e piani in legno. Ma una volta in cima sarete premiati dal bel panorama sulla città e sui colli bolognesi. Se una volta scesi avete ancora energia nelle gambe, andate a visitare il Complesso di S. Stefano, meglio noto come le Sette Chiese di Bologna, sicuramente uno dei luoghi più suggestivi e preziosi della città: cortili e cappelle diversi tra loro e tutti collegati.

Bologna sotterranea
Non tutti sanno che Bologna era una città ricca di canali per il trasporto di merci dall’Adriatico al porto cittadino attraverso il Po.

Bologna era attraversata da canali fluviali, che permettevano la navigazione e il funzionamento dei mulini. Ma dove sono finiti questi corsi d’acqua? Parte della rete fluviale, che non è stata interrata, è ora visitabile. Per l’esplorazione ci si avvale delle guide dell’Associazione Amici delle Acque e dei sotterranei di Bologna (tel. 333 9347122) che con cifre modeste (a partire da sei euro circa) su prenotazione vi porteranno alla scoperta dei segreti della città emiliana. Si potrà percorrere il torrente Aposa, 800 metri che conducono dalla Bologna romana del I secolo avanti Cristo alla Bologna della Seconda Guerra Mondiale, con il relativo carico di storie e leggende. I Bagni di Mario, sono una grande cisterna sotterranea con decori rinascimentali e affascinanti cunicoli con volte a sesto acuto, sorta per alimentare la Fontana del Nettuno… Ecco una città davvero piena di sorprese.

DA VEDERE
A Castelfranco Emilia
• Villa Sorra: una delle più importanti ville storiche del territorio modenese. Nel suo parco troviamo quello che è considerato l’esempio più rappresentativo di giardino “romantico” dell’Ottocento estense ed è da molti ritenuto il più importante tra i giardini informali presenti in Emilia Romagna. Il parco di Villa Sorra è aperto nelle ore diurne tutto l’anno. Il giardino storico è invece visitabile solo accompagnati da personale autorizzato tutte le domeniche e i festivi;
• Monumento al tortellino: un’opera del pavullese Giovanni Ferrari. Il monumento è in bronzo patinato, cemento e travertino. Lo potete vedere in Piazza Aldo Moro;
• Museo Civico: a Palazzo Piella in Corso Martiri, 204. All’interno del percorso espositivo del Museo anche due plastici ricostruttivi. Il primo riproduce a grandezza reale la via Emilia romana: la superficie glareata, la struttura stratigrafica sottostante e le anfore ritrovate durante gli scavi archeologici a Gaggio con le quali viene simulata una bonifica idrica romana. Il secondo mostra una tomba a pozzetto di epoca villanoviana completa di corredo funebre originale. È aperto la domenica dalle ore 10,00 alle 12,00 o lunedì, martedì, giovedì e sabato dalle ore 8,30 alle 12,30.
A Bologna
• Piazza Maggiore: cuore pulsante della città antica. Qui c’è la Fontana del Nettuno di Giambologna (XVI secolo), i maggiori edifici del potere civile e religioso (Basilica di san Petronio, Palazzo del Comune, Palazzo del Podestà e Palazzo di Re Enzo);
• Basilica di San Petronio: edificata nel XIV secolo, conserva opere dei massimi artisti italiani di tutti i secoli, come Jacopo della Quercia, Filippino Lippi, Vignola;
• Palazzo del Comune: eretto in epoca comunale e chiamato anche “d’Accursio” per aver ospitato alcuni membri della ricca famiglia bolognese. Al suo interno il Museo Morandi, in cui sono conservate le opere del grande maestro donate alla città di Bologna;
• Palazzo del Podestà: costruito nel XIII secolo è caratterizzato dalla Torre dell’Arengo e dal Voltone del Podestà, un ampio porticato decorato con le statue dei protettori di Bologna: san Petronio, san Procolo, san Domenico e san Francesco;
• Palazzo di Re Enzo: una costruzione duecentesca che conserva l’archivio cittadino e il Carroccio che veniva usato in guerra per portare le insegne delle città;
• Complesso monumentale di santo Stefano, l’unione tramite cortili e porticati di sette chiese e cappelle, uno degli edifici romanici meglio conservati della città;
• Chiesa di santa Maria della Vita: conserva lo straziante gruppo in terracotta del Compianto su Cristo Morto, realizzato nel XV secolo dallo scultore Niccolò dell’Arca;
• Le due torri simbolo di Bologna, la Torre Garisenda (48.16 metri) e la Torre degli Asinelli (97.20 metri), che con la loro altezza caratterizzano il profilo della città;
• Pinacoteca Nazionale: una delle più importanti istituzioni museali italiane, che ospita nelle sue sale opere di Raffaello, Carracci, Reni e tanti altri artisti legati a Bologna.

COSA MANGIARE
Benvenuti nella capitale della gastronomia: cominciamo dai primi, su tutte le tagliatelle, nella versione classica al ragù o al prosciutto, ma anche in mille altre varianti fu mastro Zafirano, cuoco personale di Giovanni II di Bentivoglio, a crearle in occasione del matrimonio tra Annibale Bentivoglio e Lucrezia D’Este. I tortellini, nascono a Castelfranco, il cui inventore pare prese ispirazione dall’ombelico di Venere. Il tortellino va apprzzato in brodo. Chiederlo alla panna o in sugo è segno di evidente ignoranza culinaria, evitate. E poi le leggendarie lasagne, così famose da essere nei menù di tutti i ristoranti italiani del mondo. ma solo qui troverete la sfoglia nel giusto spessore. E poi il salume bolognese per eccellenza: la mortadella, il cui nome deriva dal mortaio (mortarium in latino) in cui la carne di maiale veniva pestata insieme ad altri ingredienti. Accompagnate tutto con Lambrusco.

SOSTA CAMPER
A Castelfranco Emilia: per la sosta in paese i vigili consigliano le zone artigianali Venturina 2 e Venturina 1 a qualche centinaio di metri dal centro, si può anche pernottare rispettando le regole della sosta in strada.
Tornando verso Modena Sud c’é l’area camper del Club Mutina in strada collegarola 76/ a. Tel. 0594557043.
A Bologna: Camping Città di Bologna, Via Romita, 12
tel. 051325016 – bolognahotel@camping.it www.hotelcamping.com
Zola Predosa (BO) Camper service Via Roma, 65 (presso l’area ecologica), dista circa 3 km dalla A14 uscita Borgo Panigale.

INFORMAZIONI
Servizio Cultura Castelfranco Emilia (Mo)
Tel. 059.959377 / 959395
www.emiliaromagnaturismo.it/it/plein-air
www.amicidelleacque.org
www.bolognawelcome.com

 

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