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Montevecchia: nel verde a due passi da Milano

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Dolce Carinzia: viaggio in camper nel verde

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Affascinante Lucania: un viaggio all’estremità della nostra Penisola

Un viaggio che porta all’estremità della nostra Penisola alla scoperta di una terra che dai suoi antichi abitanti veniva definita Liki, terra di luce, e Lucus, terra di boschi.

Lucania, Castelmezzano

La Basilicata, per lungo tempo è stata oscurata dallo splendore delle coste Pugliesi e dalla fama delle bronzee statue di Riace. Ma oggi sta piano piano recuperando la sua fama di “Terra di Luce” e sono molti gli itinerari per scoprire questo territorio ricco di natura e cultura.
Abbiamo iniziato il nostro viaggio da Milano per un totale di 2.200 km. Durata nove giorni. L’itinerario in Basilicata inizia con la visita dei Territori Federiciani e il suo splendido Castello a Melfi da cui derivano le famose “Costituzioni di Melfi” che avviarono l’idea di uno stato centralizzato, stabilendo fra le tante innovazioni, per il prestito di denaro, un tasso d’interesse fisso: una sorta di prima “lotta” all’usura. Provenendo da Nord dalla s.s. 658, seguite le indicazioni sino al Castello e parcheggiate lungo la strada, (non ci sono parcheggi utili per i veicoli ricreazionali in prossimità del Castello). Il Castello Normanno di Melfi che ospita con i suoi reperti risalenti al IX-V secolo a.C. anche il Museo Nazionale del Melfese è un ottimo punto di partenza per visitare e capire questo splendido territorio.

Il profilo di Melfi e del suo Castello

Il profilo di Melfi e del suo Castello

Usciti da Melfi seguendo le indicazioni per Rampolla e poi Lavello, in pochi chilometri troverete l’indicazione per Venosa, prendetela e proseguite lungo la stradina e lo splendido paesaggio fatto di saliscendi sino a Venosa, attraversate la cittadina nuova, per arrivare allo spiazzo di fronte all’“Incompiuta” e la S.S. Trinità. Incontriamo Maria, una guida che ci racconterà e farà scoprire la Venosa nascosta che nel 65 a.C. diede i natali a Orazio. Iniziamo dalla Basilica della S.S. Trinità, edificata tra il V e VI secolo d.C., tre navate con pavimento a lastre originale e su un livello più basso, parte in mosaico con testa di Medusa (IV secolo d.C.) risalente a strutture abitative antecedenti e su cui si edificò la Basilica. Dalla particolare presenza di pietre con scritte si può dedurre che la Basilica fu edificata utilizzando mattoni di recupero provenienti dal vicino anfiteatro, che si dice potesse contenere ben 10mila persone.
Proseguendo con la visita al Parco Archeologico si accede all’Incompiuta. Doveva essere il progetto d’ampliamento dei Benedettini che vivevano presso la Basilica ma, non fu mai portata a termine per conflitti di potere con Papa Bonifacio VIII. Una curiosità: si notino anche qui le pietre di recupero che riportano incisioni ebraiche e romane sparse qua e là a comporre le mura. Usciti dal Parco Archeologico fate un giro per le stradine di Venosa e scopritene le bellezze nascoste ed il Castello “Pirro del Balzo” abitato nel 1550 da Carlo Gesualdo da Venosa, compositore del Madrigale. Il centro storico di Venosa non è accessibile ai camper, per le strade troppo strette ma, passeggiare per le sue vie lastricate a pavè è senz’altro piacevole: potrete scoprire angoli nascosti, scorci e far quattro chiacchiere con la gente del luogo. Passiamo la notte presso il parcheggio pubblico della scuola elementare della cittadina suggeritoci dalla polizia locale.

Venosa, la Basilica dell'Incompiuta

Venosa, la Basilica dell’Incompiuta

Al mattino imbocchiamo la s.p. 620 direzione Ripacandida; ci spostiamo attraverso Rionero sulle pendici del Monte-Vulcano Vulture e le sue coltivazioni di vite, che in buona parte diventeranno Aglianico del Vulture. Prendiamo la “Basentana” s.s. 658 verso Lagopesole. In posizione strategica, ad 800 metri d’altezza sorge il Castello (1100-1242), riserva di caccia di Federico II (terminato poco prima della sua morte) e ceduto dalla Famiglia Doria nel 1969 al Ministero delle Foreste. Nelle sale del castello, recuperate da un sapiente restauro (1990-1995), si possono ammirare raccolte di reperti e vasellami ritrovati in zona e risalenti al V secolo a.C. Oggi il maniero rappresenta la cornice di prestigiose iniziative culturali, in particolare “Il Mondo di Federico II”, che grazie ad un Museo Narrante e ad una multivisione dagli effetti scenici straordinari racconta la vita di corte al tempo dell’Imperatore Svevo.
Riprendiamo la s.s. 658 “Basentana”, che taglia in due da nord a Sud la Basilicata, per dirigerci sui pendii delle Dolomiti Lucane e più precisamente a Castelmezzano (750 Mt.) e Pietrapertosa (1088), due splendidi paesini arroccati sui Monti del Parco Naturale di Gallipoli Cognato. Ottima base anche per la visita al Parco Storico Rurale Foresta Grancia che nel periodo estivo – luglio, agosto e settembre – si attiva con diverse manifestazioni.
Il primo, Castelmezzano, ci ospita anche per la notte. Per arrivare, dalla s.s. 658 al cartello per Castelmezzano prendiamo la strada a destra che subito con ripide salite ci porta a scoprire splendidi e indimenticabili paesaggi. Ci fa scoprire i boschi di quercia e ci costringe a soste contemplanti la lussureggiante natura che ci circonda. Qua e là nei prati i pastori con greggi di pecore che al tramonto volgono verso i ripari, lontano all’orizzonte si immagina il mare. Dopo qualche chilometro, ci ritroviamo a Castelmezzano, dove sostiamo nell’unico grande parcheggio all’ingresso del paese. Vi consigliamo comunque di sostare qui anche se desiderate fare soltanto una visita veloce dell’abitato, in quanto oltre, con i nostri mezzi non è possibile andare. È un paesino che si visita a piedi, dove la gente per strada, saluta incondizionatamente, curiosa di scambiare quattro chiacchiere con i passanti, il tipico paese di montagna dove all’imbrunire ci trova nella piazza della chiesa, si parla, si commentano gli eventi del giorno, e poi ci si avvia verso casa per la cena e si accendono le stufe a legna o ancor meglio i camini. L’odore acre del legno che arde si diffonde fra le piccole vie, le luci appena accese delle case creano la magia, il cielo blu sopra di noi dona un tocco romantico al panorama, le vette si colorano di rosa e tutto, d’incanto, si ferma e voi senza accorgervene, contemplerete incantati la magnificenza di madre natura. Al mattino sarete svegliati di buon ora dagli ambulanti, il fruttivendolo, il pescivendolo e da tutti gli altri venditori che verranno a reclamare il posto a parcheggio pubblico. Ma non vi preoccupate nessuno di loro oserà cacciarvi, aspetteranno con la gentilezza che distingue questi luoghi che glielo cediate, anche perché il giorno di mercato è un altro.

Castelmezzano, panoramica

Castelmezzano, panoramica

Pronti per continuare il viaggio, seguiamo il consiglio datoci dal panettiere e facciamo una splendida strada panoramica che avvolge Castelmezzano da sotto, passiamo un tunnel scavato nella roccia, ad una corsia ed eccoci nell’altro versante, direzione Pietrapertosa (16 Km circa). All’ingresso del paese ci consigliano di parcheggiare, di fronte al comune dove un ampio spazio ci permette di lasciare il nostro mezzo. Qui incontriamo Teresa che ci farà da guida per scoprire la storia di questo paesino. A piedi incominciamo a risalire per le vie strette, qua e là si saluta, poi incontriamo qualche artigiano al lavoro. Luigi scolpisce la pietra ed il ciabattino, tra una riparazione e l’altra si diletta nell’intaglio del legno. Arrivati alla Cappella, costruita su una moschea saracena, ammirerete al suo interno un altare in pietra locale adornato da un’opera in ferro battuto. Poi l’ultimo sforzo, per salire sino al Castello scavato nella roccia e da li, godere dello splendido panorama. Pietrapertosa, per la posizione strategica fu luogo ideale di vedetta, si pensa abbia avuto origini intorno al 1088, fondata dai Saraceni e per la precisione da Lucas Lapostata, greco, convertito all’Islam. In questa piccola cittadina, si può notare nel centro storico, la “Rabata”, un agglomerato di alloggi civili a formare strade strette come la “casba”, che rendono il luogo sicuro, fresco ed impenetrabile al nemico in quanto labirintico.
Lasciamo il paese e riprendiamo la “Basentana” sino al bivio del raccordo 7 per Matera. Decidiamo, per motivi tecnici di sistemarci all’Agriturismo Pantaleone, dove troviamo tutto ciò che serve per rimettere in piena autonomia il mezzo, ma non si può definire una posizione pratica per raggiungere la città. E di conseguenza l’indomani ci spostiamo presso l’area di sosta Chiese Rupestri. L’area-parcheggio con pozzetto e acqua per carico e scarico di giorno è sorvegliata. A Matera le guide ci accompagnano lungo i suoi vicoli. Ci portano per un primo approccio a uno dei molti terrazzi che s’aprono sui Sassi (Barisano e Caveoso), per lasciarci basiti in ammirazione. I Sassi di Matera, Patrimonio dell’Umanità dal 1993, hanno un fascino ammaliante, è una città che si presenta in bianco e nero ma, che man mano si conosce attraverso i suoi abitanti, si trasforma in colore. La discreta cortesia della sua gente, il colore della terra e della pietra che riaffiora dalle case ristrutturate, il colore della cartapesta, il rosso dell’aglianico e del peperone “crusco”, il colore degli abiti delle donne anziane, quello del cielo e degli splendidi affreschi delle chiese rupestri (circa 100 chiese rupestri sparse sulle gravine circostanti).

Matera, Chiesa di San Pietro Barisano

Matera, Chiesa di San Pietro Barisano

Nei Sassi entrateci lasciando fuori dai vicoli, chi siete e respirate l’odore dell’aria fresca ed umida, scoprite i “Vicinati”, lasciatevi cogliere dalla suggestione e incontrate i suoi abitanti senza remore, parlate con loro, fatevi raccontare la storia di questa città da chi l’ha vissuta, vivrete una visita indimenticabile. E se siete appassionati di artigianato non fatevi mancare una visita ai laboratori: opere nella pietra locale, cartapesta, lavorazione del tufo, vasai. Non mancate di visitare il Museo della “Casa Grotta” per capire effettivamente come si viveva qui non più di 60 anni or sono, la Cattedrale del XIII secolo in stile Romanico-Pugliese, dal rosone asimmetrico e il presepe in pietra, le Chiese Rupestri nel Caveoso, la Chiesa Santa Lucia alle Malve con affreschi si pensa risalenti all’età bizantina e la Chiesa, Madonna delle Tre Porte nell’altopiano Murgico, di fronte al Sasso Caveoso sotto al parcheggio-belvedere.

Matera, vista panoramica della Cattedrale

Matera, vista panoramica della Cattedrale

L’indomani riprendiamo il nostro viaggio verso sud. Dir. Raccordo 7 sino l’imbocco della s.p. 380 che diventa più a sud 175 per Metaponto. In questa località si può fare una sosta ristoratrice in spiaggia, altrimenti l’unica attrattiva è il Parco Archeologico di Metaponto, la Magna Grecia, che racchiude reperti risalenti VIII secolo a.C. Il teatro, il tempio di Apollo Licio di Hera e di Afrodite le necropoli di Crucinia e soprattutto le Tavole Palatine, 15 colonne doriche perfettamente conservate.
Passiamo la notte a Lido di Metaponto presso l’Autoparking Sortiero. Proseguiamo verso ovest sulla s.s. 106 direzione Policoro, che sorge sulle rovine dell’antica Eraclea, colonia della Magna Grecia. Qui ci dedichiamo esclusivamente alla visita dello splendido Museo Nazionale della Siritide, che custodisce una splendida e ottimamente indicata, collezione di reperti delle popolazioni indigene Enotri e Lucani, nonché delle colonie greche sul territorio di Siris ed Herakleia.
Proseguiamo il viaggio con direzione Santa Maria d’Anglona. Uscendo dal parcheggio del Museo, prendete la strada a destra per circa 15 chilometri, vi porterà fra i campi e le coltivazioni, passando per uno strano territorio dalle sembianze quasi lunari, fatto di rilievi di terre bianche e brulle e parte dell’oleodotto della Valle d’Agri.

Il paesaggio quasi lunare dei calanchi

Il paesaggio quasi lunare dei calanchi

Poco dopo questo insolito paesaggio appena dopo una curva, fate attenzione all’indicazione che sulla destra, imboccate la strada che vi porterà in cima alla collina dove sorge isolata, la Basilica di Santa Maria d’Anglona. Risale al XI secolo a tre navate con al suo interno splendidi affreschi. Dopo aver ammirato questo gioiello dell’arte religiosa e lo splendido panorama che la posizione ottimale consente riprendete il percorso procedendo lungo la strada che avete lasciato per raggiungere la Basilica e seguite per Tursi. Piccolo paese arroccato fra il Monte Mararosa e il Monte San Martino, con un particolare luogo dal fascino controverso e che vi consigliamo di visitare, la catacomba. Posta sopra il grande parcheggio all’ingresso alto del paese. Da qui Tursi si sviluppa sul costone della collina mostrando ai visitatori la tipica struttura a “Rabatana”, viottoli piccoli e stretti impenetrabili al moderno traffico automobilistico. In parte recuperato ed in parte ancora pericolante il piccolo centro abitato non manca di ricevere i visitatori con la solita e piacevole accoglienza tipica di questi luoghi.
Lasciata la simpatia degli abitanti di Tursi ci si dirige verso la s.s. 653 che dalla costa ionica taglia verso l’interno per poi sbucare sul Golfo di Policastro, nel Mar Tirreno. Dopo pochi chilometri percorsi sulla s.s. 653 vi troverete già a costeggiare il Parco Nazionale del Pollino, dove vi consigliamo di fare delle escursioni guidate alla scoperta dei pini loricati ormai presenti solo in questa zona e, purtroppo, quasi estinti. Inoltre non mancate una tappa a Valsinni, antico feudo, oggi sede del parco letterario dedicato ad Isabella Morra, poetessa lucana (XVI secolo, riscoperta da Benedetto Croce), uccisa dai fratelli (dalla parte dei Francesi) per motivi d’onore politico, perché invaghitesi del poeta spagnolo Diego Sandoval de Castro allora signore dell’attuale Nova Siri. Nel periodo estivo potrete partecipare ai coinvolgenti viaggi cultural- sentimentali, animati ed in costume, dei luoghi Morriani. Per salire al borgo dove potrete sostare in un parcheggio terrazza, al bivio vi consigliamo di tenere la vostra sinistra, la strada è più agevole. Li potrete passarvi anche la notte, altrimenti se lo desiderate poco oltre il paese (5 km) al Parco Crisciuni (340 2443195) c’è una area attrezzata. Riprendiamo la via lungo la s.s. 653 per Maratea e la sua splendida costa, unico sbocco della Basilicata sul Mar Tirreno e ottimale conclusione del nostro itinerario Lucano.

maratea

Maratea, panaramica

SPECIALITÀ DA GUSTARE

Da gustare, Minestra del brigante maritata

Da gustare, Minestra del brigante maritata

Minestra del brigante maritata (verdure campestri) e Cafato (pasta con peperone crusco) Cuturieddo (agnello).

SOSTA CAMPER
• Venosa: Autolavaggio Venusia, Località Piani di Camera Primo, Venosa tel. +39 329 6124825 – +39 380 3449309. Servizi: area videosorvegliata, aree per scarico camper, carico acqua potabile, corrente elettrica, lavaggio auto, parcheggio camper, punto sosta camper.
GPS: Lat: 40.959722 – Long: 15.8275
• Castelmezzano: grande parcheggio all’ingresso del paese.
• Matera: Agriturismo Pantaleone, camper service e sosta, Contrada Chiancalata, 27 Uscita Matera Sud. In parking Chiese Rupestri, sul ciglio di Gravina, lato opposto ai Sassi. In via Lanera, prima di salire al castello, davanti alle scuole, parcheggio ombreggiato ai bordi della strada, frequentato da camper, a 150 m dal centro, in pendenza. Area sosta nel Parco della Murgia Materana. Dalla SS7 prendere il bivio al km 583.
• Lido di Metaponto: Autoparking Sortiero, Viale Magna Grecia in prossimità del mare, area attrezzata a pagamento.

INFORMAZIONI
Basilicata Turistica

 

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