Elisa Rigaudo

L’atleta: il camper per sentirsi a casa

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In America col proprio camper

L’intervista a Silvia Basenghi

Un viaggio di sei mesi di una giovane coppia, con il loro gatto e il proprio camper attraverso gli Stati Uniti. Un’esperienza che tutti vorremmo fare e che Silvia ha raccolto in un libro.

Essere precari nel lavoro qualche volta permette di fare scelte coraggiose. Ora o mai più: e Silvia e Angelo non ci pensano due volte. Prima di impegnarsi nell’ennesima esperienza lavorativa organizzano una partenza al di là dell’oceano. Ecco alcune impressioni. Il resto è sul loro libro.

Viaggiare in camper in un continente che non si conosce non è facile. Quali sono state le complicazioni maggiori?
L’ “impresa” non è assolutamente impossibile, anzi! Ma conoscere un po’ di inglese è d’obbligo, soprattutto per gestire le pratiche doganali. Negli Stati Uniti ci siamo sempre sentiti a casa. Anche portare il gatto non è stato complesso, è bastata una visita dal veterinario per vaccinazione antirabbica e microchip e abbiamo ottenuto il passaporto felino senza difficoltà. Ci chiedono se sia una cosa alla portata di tutti… e la risposta è sì! Un po’ di intraprendenza e un po’ di spirito di avventura, ma assolutamente fattibile.

Ricordate la prima impressione che avete registrato iniziando a guidare sulle strade americane?
È stata la traversata notturna di tutta la Florida, da Miami fino a Brunswick, Georgia, per andare a recuperare il camper al porto. Autostrade amplissime percorse da mezzi imponenti mai visti, città che non ci sembravano neppure città, ma un susseguirsi di negozi e centri commerciali. C’era la stanchezza per il viaggio, l’emozione di essere finalmente riusciti a realizzare un sogno e la speranza di rivedere il nostro camper.

Come si gestiscono le soste notturne negli Stati Uniti?
Le soste notturne non sono mai state un problema. Abbiamo approfittato dei parcheggi dei fast food aperti 24 ore su 24 e sempre frequentati, per cui sicuri. Inoltre era sempre disponibile la connessione a internet gratuita, che ci ha permesso di scrivere il nostro blog usa2011ontheroad.blogspot.it. Basta soltanto abituarsi un po’ al latente odore di fritto che aleggia nell’aria e il gioco è fatto.

I camperisti americani hanno fama di essere una comunità dove spesso ci sono personaggi piuttosto stravaganti. Quale, tra gli incontri fatti, vi ha più impressionato? 
Non solo i camperisti, ma tutti sono estremamente cordiali. Anche stravaganti, a volte. Siamo capitati a New -Orleans durante il Festival del Quartiere Francese e lì davvero di persone strampalate ce n’erano un bel po’. La vita itinerante negli Stati Uniti per tanti è uno stile di vita. Abbiamo conosciuto anziani provenienti dagli Stati settentrionali, che con i loro mega camper superattrezzati andavano a svernare in Florida, per poi rientrare a casa a primavera.

Che impressione avete ricevuto dall’incontro con l’America più profonda? 
L’America è ricca di contraddizioni, si passa dall’ordine dei quartieri residenziali delle cittadine della provincia americana alla solitudine delle riserve, dove qua e là, perse in mezzo al nulla, sorgono abitazioni fatiscenti. Oppure negli Stati settentrionali, come il Wyoming e il Montana, si attraversano centinaia di chilometri di praterie senza centri abitati o servizi, e ogni tanto uno stradello che porta nei campi, segno della presenza di un’abitazione.

Avete attraversato 31 stati e visitato una quarantina di parchi nazionali. Immagino sia difficile stilare una classifica ma…
La Monument Valley. È un luogo che ci è rimasto nel cuore, ci ha emozionato vedere dal camper l’alba che sorgeva dietro ai monoliti, infilati sotto alle coperte con la finestra aperta e un freddo assurdo.

Questo è il vostro primo libro, dove si può acquistare?
Certo, è il primo libro. È stata un po’ una scommessa, che però ci sta dando grandi soddisfazioni. È in vendita su internet: illibrodreamingamerica.blogspot.it  •

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