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Tavoli e sedie da campeggio

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L’inverter secondo noi

  • Dorian Sosi, direttore vendite per il mercato italiano di CBE
    Cbe, Dorian Sosi
  • Inverter Cbe, il pratico AK 150
    Il pratico AK 150
  • Inverter Cbe AK 600
    AK600
  • Inverter Cbe AKP 600
    AKP600
  • Inverter Cbe AKP 300
    AKP300
  • Cbe, inverter AK 130
    AK300

Abbiamo chiesto a Dorian Sosi, direttore vendite per il mercato italiano di CBE, di raccontarci cos’è e come funziona un inverter, come sceglierlo e come utilizzarlo. Un’intervista che lascia da parte la teoria per concentrarsi sugli aspetti pratici 

Testo e foto di Alessio Gabbi

Dorian Sosi, sales manager per il mercato italiano di CBE, è un tecnico che sa rendere interessanti anche le materie più complesse e difficili. L’abbiamo visto in azione durante gli incontri organizzati con il pubblico al Salone del Camper e alla fiera di Novegro e gli abbiamo chiesto di raccontarci gli inverter, a beneficio anche di chi non ha familiarità con le materie tecniche.

Ci racconta qual’è la funzione di un inverter?
L’inverter trasforma la corrente da continua ad alternata in due fasi. La prima fase riguarda il processo di incremento della bassa tensione DC di alimentazione dell’inverter fino a 300 volt circa. La seconda fase è rappresentata dalla trasformazione della corrente continua ad alto voltaggio in corrente alternata a 230 volt, 50 Hz. In questo modo è possibile alimentare strumenti e apparecchiature che funzionano con la corrente a 230 volt anche durante il viaggio o la sosta, inclusi TV a colori, TV/VCR combinati, computer portatili, videocamere, telefoni cellulari, caricabatteria per videocamere e apparecchi elettrici, lampade e molto altro ancora. L’inverter non crea energia ma trasforma l’energia che è già disponibile, quindi, è chiaro, in sosta la preleva dalla batteria. Esistono diversi tipi di inverter e di diverse potenze. In CBE commercializziamo inverter da 150 watt fino a 1500 watt, ad onda sinusoidale pura o modificata.

Ecco una caratteristica che spesso sfugge. Che differenza c’è tra le due tecnologie?
L’onda sinusoidale modificata ha semionde positive e negative non perfettamente arrotondate come sono invece nella tecnologia pura. Questo crea una corrente imperfetta per cui lo switching presente all’interno degli alimentatori come quelli del computer, manifesta problemi di temperatura e si scalda più del dovuto. D’altra parte un inverter da 300 watt con onda sinusoidale pura costa circa tre volte rispetto ad analogo modello con onda modificata. Diciamo che un camperista che non ha esigenze particolari può tranquillamente affidarsi a un inverter con onda sinusoidale modificata. L’onda pura è consigliata per chi deve operare in campo professionale (apparecchiature elettromedicali, termoculle, defribrillatori), chi deve collegare motori elettrici (frigoriferi,condizionatori…) ma anche per chi fa un uso prolungato, per esempio, del computer il cui alimentatore potrebbe surriscaldarsi.

E quali sono le differenze in termini di efficienza e consumi?
Uno switching consuma leggermente di più con un’onda modificata rispetto a un’onda pura. Questo perché non sta lavorando in modo perfetto e ha dei cali di rendimento che si traducono in un maggior consumo. Stiamo parlando comunque di valori nell’ordine del 10%. Il mercato è orientato all’onda modificata e, per ciò che riguarda i nostri prodotti, solo il 10% degli inverter venduti è ad onda pura.

Come si sceglie la potenza di un inverter e come si capisce se la batteria è sufficiente ad alimentarlo?
La maggior parte degli apparecchi elettrici presenta delle etichette che indicano il consumo di energia in ampere o watt. Se l’unità di misura è quella dell’assorbimento in ampere sarà sufficiente moltiplicare il numero di ampere per il numero di volt della tensione (230 volt) per determinare la potenza in watt. Per dimensionare invece l’alimentazione (batteria o altra fonte di energia) e ottenere il numero di ampere assorbiti da un’utenza, si dovrà dividere la potenza in watt per 10. Ad esempio, se un apparecchio consuma 350 watt di corrente alternata, l’impianto deve essere dimensionato per fornire 35 ampere (350/10);la capacità della batteria deve essere -quindi -tale da garantire il funzionamento per il tempo desiderato. Ad esempio una batteria da 100Ah garantisce il funzionamento di un’utenza da 350 watt collegata all’inverter per poco più di due ore. Gli apparecchi a resistenza sono i più indicati per l’utilizzo con l’inverter, ma se hanno grandi dimensioni (stufe elettriche o radiatori) consumano più watt di quelli forniti in modo continuo dall’inverter. E ancor più “voraci” sono gli apparecchi a induzione (televisori e impianti stereo) che richiedono più corrente di quelli a resistenza, a parità di watt indicati. Infine i compressori e le pompe, che hanno consumi superiori a tutto il resto.

A questo proposito, inverter e condizionatori è un binomio efficiente?
Certo, è un binomio possibile, ma non facile da ottimizzare. Per queste applicazioni è fondamentale rivolgersi a un installatore professionista, ma è bene ricordare che tutto l’impianto andrà dimensionato correttamente. I controlli e gli adeguamenti coinvolgeranno necessariamente la sezione dei cavi dell’impianto elettrico, i fusibili, la batteria ma anche il sistema di ricarica, dall’alternatore al caricabatterie. Solo in questo modo sarà possibile avere un impianto effettivamente funzionante. Molto spesso gli utenti, e talvolta anche alcuni rivenditori, non operano le modifiche necessarie. Il risultato è che l’inverter si spegne e i camperisti chiamano il nostro call center, convinti che sia un problema dell’inverter. Ma non è così.

Ci sono rischi per l’inverter e per le batterie se non operiamo correttamente?
I nostri inverter hanno numerosi sistemi di protezione. Per esempio controllano la tensione della batteria e se questa scende sotto i 10,5 volt emettono un segnale acustico d’allarme. Se si continua il prelievo e la tensione scende a 9,5 volt l’inverter si blocca. Se un apparecchio va in corto circuito, si bruceranno i fusibili di alimentazione. E se un apparecchio assorbe in modo continuo più della potenza massima d’uscita l’inverter si spegne automaticamente così come si spegne in caso di surriscaldamento.

Quali sono le soluzioni possibili a bordo di un camper?
La soluzione più diffusa e adottata dalla maggior parte degli utenti, e anche la più economica, è quella di dotarsi di un inverter medio piccolo con presa accendisigari per l’alimentazione e presa da 230 volt integrata nella scocca dell’inverter stesso. Per utenze che consumano più di 100 Watt, però si dovrà collegare l’inverter direttamente alla batteria di servizio tramite i morsetti in dotazione. Molti optano per un’installazione fissa, con l’inverter montato in una cassapanca o un mobile e una presa esterna dedicata esclusivamente all’inverter. Si dovrà montare anche un interruttore esterno per l’accensione oppure dotarsi di comando remoto. Per questo tipo di installazione CBE ha già previsto un kit completo. È anche possibile collegare l’inverter a tutto l’impianto, a patto che questo sia predisposto. Infatti, alcune utenze devono essere separate da questo circuito (frigorifero, caricabatterie) e alimentate unicamente dalla rete elettrica. Inoltre è fondamentale installare un relé di scambio che escluda l’inverter quando ci si allaccia alla colonnina dell’energia elettrica. Naturalmente queste sono installazioni che hanno bisogno di tecnici qualificati e non possono rientrare nelle attività “fai da te”.

Cosa succede se lasciamo l’inverter sempre acceso?
L’inverter assorbe circa tra 0,5A e 1A (a seconda del modello) dalla batteria se non deve erogare corrente ad alcun apparecchio. In generale, si consiglia quindi di non lasciare acceso l’inverter se non utilizzato in quanto potrebbe scaricare la batteria consumando fino a 24 Ah al giorno. •

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