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In bici

  • Il 2017 si preannuncia ricco di celebrazioni per il Land tedesco. In particolare, occhi puntati sugli eventi per i 200 anni dall’invenzione del primo velocipede, che deve la sua creazione al barone Karl von Drais, proprio a Mannheim nel giugno 1817.

    Baden-Württemberg 200 anni della bici

    Baden-Württemberg 200 anni della bici

    Il prototipo in legno, ribattezzato con il nome Draisine, riscontrò subito enorme successo in Germania e in Francia. Per festeggiare questa importante invenzione, nel Baden-Württemberg è previsto un ricco calendario di eventi e manifestazioni all’insegna del mezzo più ecologico dei nostri giorni. Ma, con uno sguardo rivolto al passato, il Baden Württemberg guarda soprattutto al futuro e si candida a diventare il Land della bicicletta, in un’epoca in cui la consapevolezza di una mobilità sostenibile si fa sempre più forte ed urgente. Tra gli eventi in calendario, la mostra “2 Räder-200 Jahre” (200 anni di 2 ruote), presso il Technoseum di Mannheim fino a giugno; un grande raduno di ciclisti in costume e su biciclette storiche, in programma dal 24 al 28 maggio 2017 al castello di Karlsruhe; e ancora feste e festival locali, esposizioni e persino un musical a tema; un particolarissimo cinema itinerante su ruote, alimentato con dinamo a pedali e naturalmente non possono mancare gare e competizioni in sella a bici storiche e moderne.

    Ma non finisce qui. Cadono infatti nel 2017 altri anniversari che riguardano la storia e la cultura del Baden-Württemberg. Si festeggiano con eventi a tema i 250 anni della produzione orafa della città-gioiello di Pforzheim, al limitare della Foresta Nera.
    Quest’anno si celebrano anche i 500 anni della riforma protestante con iniziative che riguardan tour nei luoghi di Lutero e dei suoi seguaci.

    Per maggiori informazioni sulla regione tedesca e sulla sua offerta turistica visitate il sito Tourism BW

    Schloß Crediti -Baden-Württemberg

    Schloß Crediti -Baden-Württemberg

  • Toscana, Punta Ala

    Toscana • Punta Ala/Castiglione della Pescaia

    Tra Punta Ala e Castiglione della Pescaia: chilometri di spiagge e scogliere con alle spalle la pineta e la suggestiva Maremma etrusca

    C’é chi definisce questa zona come “caraibica” per via delle lunghe spiagge bianche delimitate dal verde… Non sono le palme, però, ma le toscanissime pinete e la macchia mediterranea dai mille profumi e dal costante frinio delle cicale. Zona protetta, ospita diversi campeggi, molti dei quali con accesso sul mare. Pochissimi i posti parcheggio fuori, dunque per spostarsi consigliamo vivamente l’uso delle biciclette, in particolare le MTB, o dello scooter al seguito. La sabbia è fine e ben curata ovunque, i sub e gli amanti dello snorkelling possono contare su splendidi fondali da esplorare. Su 25 chilometri di costa, infatti, 17 sono di sabbia finissima ai margini della pineta e 8 di scoglio sullo sfondo della macchia mediterranea. Buona parte della spiaggia è libera, ma chi ama l’arenile attrezzato troverà 28 stabilimenti balneari oltre a parchi pubblici attrezzati all’ombra della pineta.

    Cosa fare
    Sia Punta Ala sia Castiglione sono due località mondane molto rinomate. Punta Ala in particolare è il ritrovo estivo del jet set e del popolo degli yachts. Per chi ama le attività nella natura, trekking o bici a volontà nei sentieri immersi nel verde alle spalle di Punta Ala con sentieristica segnalata; lo stesso nella Riserva Naturale della Diaccia Botrona che si trova nel territorio dei comuni di Grosseto e Castiglione della Pescaia. La riserva è estesa su 1.273 ettari. È una delle zone umide più integre in Europa. Vi si accede da Castiglione dopo aver attraversato il ponte Giorgini, percorrendo la strada che costeggia l’argine del fiume Bruna. Nel territorio della riserva naturale sono state contate 250 specie di uccelli: un vero paradiso per le attività di birdwatching e fotografia. Per gli amanti dell’archeologia siamo nella zona di importanti siti archeologici etruschi e romani come Roselle, Vetulonia e Populonia. Imperdibili anche le minicrociere con partenza dal porto di Castiglione della Pescaia alla scoperta dei gioielli dell’Arcipelago Toscano.

    SOSTA CAMPER

    • PuntAla Camping Resort, Strada Vicinale di Pian d’Alma, Castiglione della Pescaia, Tel. 0564 922294
    www.campingpuntala.it
    • Stella Del Mare Camping, Strada Provinciale delle Rocchette Castiglione della Pescaia, Tel. 0564 947100
    www.stelladelmarecamping.it
    • Campeggio Maremma Sans Souci, Località Casa Mora – Castiglione della Pescaia (GR), Tel. 0564 933765
    www.maremmasanssouci.it

    INFO
    www.castiglionepescaia.it
    www.turismoinmaremma.it
    www.maremmapromotion.it

  • Lungo l’argine maestro del Po sulla sponda lombarda, l’attraversamento dell’Adda e il canale Cremona-Milano. Comodo il ritorno in treno con bici al seguito. Per tutti

    Ciclovia Cremona Piacenza

    Un itinerario facile lungo strade a bassa intensità di traffico e, in minima parte (circa sette chilometri), su strada chiusa al traffico. In ogni caso, sia per la distanza impegnativa, sia per l’esposizione al traffico, lo consigliamo ad adulti e ragazzi, mentre i bambini più piccoli potranno fare i passeggeri. Una sgambata per una full immersion nel paesaggio agricolo fluviale e delle golene, con due eccellenze – Piacenza e Cremona in particolar modo – che ci permettono di associare alla pedalata la visita ai tesori di questi due centri. La logistica ci consiglia di arrivare con il camper nei pressi della stazione di una di queste due città in modo da poter tornare comodamente in treno con le bici al seguito. Per comodità di parcheggio, partendo da Piacenza, possiamo anche scegliere di fermarci al centro commerciale Auchan, sul lato lombardo del ponte del Po; da qui inizia infatti l’itinerario. La stazione al ritorno è nei pressi dell’altro capo del ponte, a poche centinaia di metri.

    ciclovia

    Dunque partiamo lungo la strada tra la ferrovia e il centro commerciale in direzione Piacenza, quindi passiamo sotto la ferrovia all’inizio del ponte ferroviario e la ricosteggiamo per un breve tratto. Infine voltiamo a destra lungo l’argine maestro del fiume che seguiremo per buona parte del percorso, superando l’Impianto Idrovoro di Chiavicone nei pressi di Santo Stefano Lodigiano. Dopo circa 28 chilometri di argine arriviamo in prossimità di Castelnuovo Bocca d’Adda, dove ci immettiamo sulla SP 27 per un breve tratto, ed entriamo in paese seguendo le indicazioni per la cinquecentesca cappella di S. Giovanni Battista, a pianta ottagonale, e l’adiacente Palazzo Stanga, un buon pretesto per una breve e tirare il fiato. Seguiamo quindi l’argine dell’Adda imboccando via Cascina Brevia e, in località Brevia, possiamo fare una breve deviazione per arrivare al punto di confluenza dell’Adda in Po (indicazioni in loco). Arrivati al ponte di Crotta d’Adda, prima di attraversare il fiume, s’impone un’altra breve deviazione per ammirare il vicino Castello di Maccastorna. Una piacevole sorpresa. La storia di questo castello è particolare: lo chiamano ancora il «Castello dei settanta fantasmi» per il gran numero di morti ammazzati al suo interno per vendette consumate e smanie di onnipotenza, un bell’esempio architettonico del feudalesimo e un simbolo immortale di ferocia umana per possederlo. In particolare, la notte del 24 luglio del 1406, in un pozzo all’interno del castello vennero gettati settanta uomini capeggiati da Carlo Cavalcabò, che di ritorno da Milano con i fratelli si fermò alla rocca. Accolti nelle camere come ospiti, nella notte furono massacrati a pugnalate o strozzati su ordine del padrone di casa. Subito dopo il ponte sull’Adda, entriamo a Crotta d’Adda per vedere Villa Stanga, prima di seguire la SP 196 per un breve tratto fino a raggiungere il Canale navigabile Milano-Cremona, grande opera incompiuta, che seguiremo fino alle porte della città, nota in tutto il mondo per l’arte liutaria, la sua cucina, la cattedrale, e finire la nostra pedalata in una delle più belle perle della Lombardia. •

    Itinerario in breve

    ciclovia Cremona Piacenza

    Partenza          Piacenza

    Arrivo              Cremona

    Lunghezza totale         53.6 km

    Tipo di bicicletta         City bike

    Tempo di percorrenza            3-3,5 ore

    Dislivello in salita       47 m

    Dislivello in discesa    43 m

    Quota massima           53 m

    Difficoltà in bicicletta Facile

    Pavimentato    81 %

    Strade sterrate 19 %

    Ciclabilità        100 %

    Su percorso protetto   15 %

    Segnaletica       Presente nel lodigiano

    L’itinerario si sviluppa prevalentemente su strade arginali tra il basso lodigiano, il Parco Adda Sud e la città di Cremona. Al di fuori dei centri abitati non è possibile rifornirsi di acqua.

     

    Da vedere

    Villa Stanga a Crotta d’Adda, il castello di Maccastorna, il centro storico di Cremona, il centro storico di Piacenza.

     

    Sosta camper

    CS Via Mantova – Cremona

    GPS: 45.138234,10.034873

    +45° 8’ 17.64”, +10° 2’ 5.54”

    A Piacenza parcheggio secondo codice.

     

    Quando percorrerlo

    Tutto l’anno.

     

    Meccanici per bici

    Vendita e Riparazioni Biciclette

    Corso Vittorio Emanuele 222

    Piacenza – Tel. 0523 325635

    Mata Store Cicli e Accessori

    Via S. Tommaso 9

    Cremona – Tel. 0372 457483a

     

    Informazioni

    www.lecicloviedelpo.movimentolento.it

     

     

     

     

     

     

  • Il Salone del Camper ci spinge a Parma. Un weekend impegnativo ma anche un’occasione per conoscere e assaporare un po’ del territorio della bassa parmense, terra verdiana e di eccellenze gastronomiche… Un lembo di Pianura Padana pieno di sorprese.

    Arrivare alla fiera del resto già ci spinge verso quella terra così bassa e dove è ancora così forte il legame con l’agricoltura. Diciamo la verità: i padiglioni della fiera sembrano un po’ una cattedrale nel deserto… Se non fosse per l’adiacente autostrada e la linea ferroviaria dell’alta velocità si potrebbe pensare di aver sbagliato luogo. Mentre cerchiamo l’ingresso giusto per entrare, non è difficile scorgere un trattore che ara il campo a fianco alla strada, sollevando quel caratteristico odore di polvere che ha la terra a fine estate, quando ha dato tutto quello che doveva all’uomo e ora non chiede che essere rovesciata per bere le piogge autunnali che non tarderanno ad arrivare e cullare durante l’inverno i semi germogliati del grano.

    Non occorre fare molti chilometri dalla fiera per scoprire il mondo della bassa parmense: un mondo che porta addosso i segni di un’antica nobiltà ma anche di lavoro duro, di testarda coerenza emiliana che ha trasformato questa terra in oro verde. Qui non si vedono le sterminate distese di mais come a nord del Po: il consorzio del Parmigiano Reggiano parla chiaro in proposito, le vacche che producono il prezioso latte devono mangiare solo fieno e sfarinati di cereali, nessun trinciato fermentato… E non azzardatevi a dire, se non volete essere presi a male parole, che nel cremonese fanno il Grana Padano con qualunque latte. Poi salendo verso il Po ecco la strada del Culatello, prelibatezza della salumeria da accompagnare con qualche pezzo di torta fritta calda, parente stretto dello gnocco fritto reggiano, ma guai a confondere le carte in tavola: qui il campanilismo è qualcosa di profondo, l’identità territoriale è forte, l’originalità anche. Parma Calcio appassiona, certamente, ma intanto sul territorio ci sono quattordici squadre di rugby, nelle altre province emiliane ci sono solidi distretti industriali, qui tutto è legato all’agricoltura e all’alimentare, anche le industrie di trasformazione e le aziende che producono le macchine per l’industria di trasformazione. Insomma, la provincia di Parma è un mondo a parte, cortese e godereccio, dove spesso nelle campagne le case coloniche non hanno, come altrove, alcuna recinzione, semplicemente emergono dai prati in fondo a un vialetto. Esplorate, prendete le strade secondarie, lasciate il camper in uno qualsiasi dei centri della bassa e inforcate le biciclette, assaporate i piatti delle trattorie, godete della erre arrotondata di questa parlata, diventate “parmsen” per uno o due giorni.

    Fontevivo e Fontanellato

    Tra le cose belle da vedere non lontano dalla fiera c’è Fontevivo, oggi celebre per il vastissimo terminal intermodale, ma quasi novecento anni fa per l’abbazia fondata dal monastero di Chiaravalle della Colomba.

    Del complesso la chiesa conserva ancora l’aspetto originale romanico, anche se la facciata venne rifatta nel ‘400. L’interno, molto severo, a tre navate, custodisce il mausoleo di Ferdinando di Borbone, duca di Parma, morto proprio a Fontevivo nel 1802. Dove era il convento c’è l’interessante Villeggiatura del Collegio dei Nobili, una sorta di “resort ante litteram” settecentesco, destinato a ospitare in estate la nobiltà del Ducato. Per vedere affreschi pregevoli, poco distante entrate nella seicentesca chiesa dei Cappuccini.

    Oltrepassiamo l’autostrada e siamo a Fontanellato, grazioso comune con il centro storico caratterizzato dai porticati e al cui centro troneggia la Rocca Sanvitale con il suo fossato pieno d’acqua. La rocca è visitabile tutti i giorni tra le 9.30 e le 11.45 e nel pomeriggio tra le 15 e le 18.15. Attenzione, se ci andate tra ottobre e marzo il lunedì non è visitabile e l’orario pomeridiano finisce alle 17. È uno dei più bei tesori che custodisce la bassa, perfettamente conservata nel suo aspetto medioevale e artisticamente ricca di affreschi, tra i quali spicca un ciclo del Parmigianino. Quattro torri angolari, mura merlate e all’interno la sala d’Armi che custodisce una collezione di armi antiche e i vari ritratti di famiglia. Passando da una sala all’altra ammirerete soffitti e pavimenti pregevoli, cimeli di Maria Luigia, arredi realizzati tra il seicento e l’ottocento, bellissimi affreschi e la curiosa Camera ottica, al cui interno, grazie a un sistema di specchi si vede riflessa la piazza del Paese.

    La rocca ospita diverse manifestazioni. In particolare, nel periodo del Salone del Camper, sabato 13 settembre c’è alle 20.30 Toni d’Antico, la visita guidata a lume di candela con degustazione finale a base di salumi e suggestivo accompagnamento musicale con antichi strumenti. (Prenotazione obbligatoria, 23 euro, tel. 0521 829055, iat@fontanellato.org). Domenica 14 settembre c’è invece una degustazione di mieli (visita e degustazione 12 euro) e intorno alla rocca stand gastronomici. Interessante lo stesso giorno il Gusto del cammino, alla scoperta del centro storico con degustazioni (info tel. 0521 829055). Un’occasione per ritornare con i bambini è il baby halloween che si svolgerà a partire dalle 14.30 il 26 ottobre, (tel.0521.829055).

    Se proseguite per qualche chilometro verso San Secondo, troverete in paese un’altra fortificazione, la Rocca dei Rossi, ridimensionata nella ristrutturazione dei primi del 900 ma comunque molto suggestiva negli interni. Le visite sono guidate, con inizio a ogni ora. È possibile partecipare alla visita guidata notturna ogni ultimo sabato del mese (info tel. 0521 873214 – 0338 2128809 – 0340 7373460). Lascia a bocca aperta la sala delle Gesta Rossiane, interamente affrescata attraverso una dozzina di riquadri che evocano gli episodi gloriosi dei vari membri della famiglia Rossi. San Secondo è celebre anche per un salume spesso interpretato come il parente povero del prosciutto cotto, ma che vi assicuro qui riacquista una dignità regale: la spalla di maiale. Trattorie, ma a volte anche le semplici salumerie, la tagliano calda al coltello; si accompagna con pane, meglio se con la torta fritta, e con un vinello frizzante locale, molto poco impegnativo ma estremamente piacevole, la Fortana o Fortanina.

    Soragna

    Da San Secondo ci spingiamo in direzione Soragna. Passerete da una frazione, Carzeto, dove si invita il visitatore verso una celebre fontana.

    In realtà la scorgerete a malapena lungo la strada, ma fermatevi a riempire qualche bottiglia. Si tratta di una fontana della giovinezza, il cui risultato è garantito a patto di non fermarsi a mangiare nella trattoria adiacente: il cibo è ottimo, ma la tradizione locale in fatto di grassi annulla sicuramente gli effetti dell’acqua appena raccolta. A voi la scelta su quale filosofia di vita seguire. Arrivati a Soragna trovate le indicazioni per il parcheggio camper. Il centro è distante poche centinaia di metri. La passeggiata in paese si risolve in una vasca lungo la via centrale fatta di case basse con il portico. Il gioiello di Soragna è la Rocca dei Meli Lupi, ancora oggi abitata dai discendenti della famiglia che hanno però aperto alle visite buona parte delle sfarzose sale barocche. Infatti, se originariamente nel 1300 era definita “inespugnabile”, assunse con la fine del medioevo l’aspetto di dimora signorile. Questo non la liberò certo dal suo fantasma, quello della povera Cassandra Marinoni, sposa del Marchese Diofebo II, qui uccisa e che non ottenne mai giustizia. Ma state tranquilli: Donna Cenerina, così è chiamata dai soragnesi, appare soprattutto ad annunciare le disgrazie ai suoi discendenti. Per contatti, non con il fantasma ovviamente, tel. 0524 597978, www.roccadisoragna.it

    Prossima tappa verso i luoghi verdiani, ma prima fate una disgressione alla frazione Diolo. Arrivando la splendida chiesa in stile gotico dedicata a Santa Caterina vi apparirà come una “cattedrale nel deserto”, mentre presso la torre campanaria ha sede il piccolo Museo Giovannino Guareschi (Centro del Boscaccio tel. 0521 876671) che ben racconta l’ambito che ispirò il celebre scrittore della bassa celebre per le saghe di Don Camillo e Peppone.

    I luoghi verdiani

    Spostandoci verso Busseto passeremo per Roncole Verdi, una piccolissima frazione dove è visitabile la casa natale di Giuseppe Verdi.

    L’umile dimora del maestro è stata recentemente riaperta dopo lunghi lavori di restauro (tel. 0524 97450 – 0524 92487). Roncole ospita anche un centro studi permanente su Giovanni Guareschi. Quindi, proseguendo la nostra strada eccoci a Busseto, una sorta di capitale “verdiana”. La passeggiata è storicamente interessante: questo centro agricolo, fu infatti nel medioevo capitale del piccolo stato dei Pallavicino. Magari partendo proprio da Piazza Giuseppe Verdi, sulla quale si affaccia la Rocca, la collegiata di S. Bartolomeo, il palazzo del Comune, e con al centro il monumento in bronzo dedicato al musicista. La Rocca risale al 1250 ma fu completamente rifatta nel 1800 a imitazione dello stile gotico. E se un tempo aveva sei torri circolari, oggi ne ha due angolari merlate e al centro l’imponente torre dell’Orologio. Nell’interno hanno sede il Municipio e il Teatro Verdi. Una passeggiata lungo la porticata Via Roma è un vero viaggio nei luoghi verdiani: c’è palazzo Barezzi, casa del suocero di Verdi che fu il suo primo mecenate – al primo piano un salone è arredato con oggetti dell’epoca. Quindi Palazzo Orlandi, che fu proprietà di Verdi e oggi sede del Museo dei Cimeli verdiani. Sulla stessa Via anche il palazzo del Monte di Pietà dove ha sede l’antica biblioteca del Monte con i suoi oltre 35mila volumi, la seconda per importanza della provincia. Fuori dal centro andremo a Villa Pallavicino che ospita il Museo Nazionale Giuseppe Verdi (www.museogiuseppeverdi.it).

    Lungo il Po

    Il nostro viaggio nella bassa continua lungo il Po, o meglio sotto i suoi argini, dove protetti sono sorti nei secoli i villaggi della civiltà del Grande Fiume, a volte veri potentati agricoli.

    Passeremo da Polesine Parmense, un tempo porto commerciale e oggi base per interessanti gite domenicali in battello sul Po (www.vapensieroviaggi.com), Zibello che tutti associano al culatello, lo speciale salume fatto con la parte alta della coscia del maiale (con il resto si fa il fiocchetto) e che stagiona lentamente nelle umide cantine dalla bassa. Ma Zibello conserva ancora segni del suo importante passato, basta andare in piazza Garibaldi per vedere l’imponente palazzo Pallavicini: lungo i capitelli del colonnato è raccontata la storia del paese, dalle pestilenze del 600 alle periodiche piene che hanno portato morte e distruzione. In piazza Mazzini si ammira, invece, la collegiata dei Ss.Gervaso e Protaso, mentre in via Roma nell’ex convento dei domenicani è ospitato il Museo del Territorio e della Civiltà contadina, che apre su appuntamento (tel. 0524 99124). A  settembre e ottobre si svolgono, con partenza da Zibello, numerose iniziative. Al momento della stesura di questo articolo non è ancora stato definito il programma, ma l’associazione Strada del Culatello (www.stradadelculatello.it) pubblicherà a breve sul suo sito i dettagli per la partecipazione. Continuando il nostro viaggio tra argini che seguono i capricci del fiume arriviamo a Roccabianca, altro centro molto carino con la sua bella piazza porticata (Piazza XX settembre) e il suo castello quattrocentesco in parte visitabile con guide (tel. 0521 374065).

    Proseguendo incontriamo Sissa, e anche qui emerge sul profilo di case basse la torre quadrangolare di un castello. Se fate una sosta visitate nel castello in quella che oggi è la sala del consiglio comunale il bell’affresco settecentesco che rappresenta il giorno che scaccia la notte. Inoltre, in una stanza della rocca è custodito un raro esemplare di orologio molto antico in ferro forgiato perfettamente funzionante (info tel. 0521 679119).

    Il nostro viaggio lungo il Po termina a Colorno, la cittadina più importante della bassa parmense e che nel 700 veniva definita la piccola Versailles in quanto residenza estiva dei duchi di Parma. Il maestoso Palazzo Ducale sorge nei pressi di uno dei due ponti sul fiume e affaccia sulla piazza principale. Il Duca Francesco Farnese nel 700 commissionò i grandi lavori che conferirono alla rocca l’attuale aspetto. La visita alla reggia è solo guidata (info e prenotazioni Reggia di Colorno tel. 0521 312545, reggiadicolorno@provincia.parma.it). Prima di lasciare Colorno non perdete una visita all’Aranciaia, edificata dai Farnese nel 1712: era la grande serra dedicata alle piante di agrumi che poi in estate venivano collocate nel parco della reggia. Oggi questo edificio ospita l’originale Museo dell’Ingegno Popolare e della Tecnologia Preindustriale. Monumentali impianti idrovori, antichi strumenti per la caccia e la pesca, macchine tipografiche e molto altro. Il museo è in Piazzale Vittorio Veneto 19 e per visitarlo occorre prenotare allo 0521 816939.

    Un oasi nella bassa

    Lasciamo gli argini del Po e ritorniamo verso la zona della fiera. Ma all’altezza di Torrile c’è qualcosa di davvero interessante per gli amanti della natura: l’Oasi di Torrile.

    L’oasi è gestita dalla Lipu di Parma, l’associazione che si occupa della tutela dei volatili, un’area di 110 ettari ora elevata al rango di Riserva naturale di Torrile e Trecasali, una zona umida dove sono state censite 300 specie di uccelli. La stagione migliore per una visita è la primavera, ma anche in settembre, periodo di migrazioni, sarà interessante perdere un po’ di tempo nell’osservazione dei numerosi uccelli che migrando si fermano qui per una sosta. Nella riserva sono organizzati dei percorsi in terra battuta accessibili anche ai disabili che portano a sei capanni di osservazione. L’oasi è completata da un centro visite con aule didattiche, gazebo in legno e pannelli didattici. Nel tranquillo e grande parcheggio, previa prenotazione, è anche possibile sostare con il camper. L’oasi è visitabile il giovedì, sabato e domenica e nei festivi con orario continuato dalle ore 9 alle ore 18 (info tel. 0521 810606, www.lipu.it/oasi-torrile). Da Torrile in pochi minuti si arriva all’entrata di Parma dell’autostrada A1. Ancora una volta la Fiera di Parma ci ha dato spunto per conoscere a fondo un lembo del nostro straordinario Paese, un angolo di quella ricca Pianura Padana troppe volte vista solo di sfuggita guardando dal finestrino mentre percorriamo l’autostrada del Sole.

    Andar per Parmigiano Reggiano

    Con novecento anni di storia alle spalle, il Parmigiano-Reggiano ha buone ragioni per definirsi un tutt’uno con la terra in cui nasce. Ancora una volta a sviluppare un processo di caseificazione “perfetto” furono i monaci, l’ordine di San Benedetto per la precisione, che con la regola dell’Ora et labora coltivavano misticismo ma allo stesso tempo mantenevano in vita e sviluppavano i processi, diremmo oggi, scientifici che in quei secoli stavano regredendo rispetto all’epoca Classica. Questo formaggio è uno dei pilastri dell’economia locale e un biglietto da visita internazionale (ma lo sapevate che il “Caseus Pamensis” era già esportato nel 1200?). Andar per caseifici è una vera emozione. Ci si aspetta un processo industriale avanzato e invece le caldare di rame dove si scalda il latte sono sempre quelle, come lo sono le tavole sulle quali le forme stagionano. Lungo il percorso attraverso la provincia passerete senz’altro davanti ai cartelli caratteristici che indicano la presenza dei caseifici con vendita diretta. I produttori sono instancabili lavoratori, molto indaffarati, ma anche molto orgogliosi del loro prodotto e difficilmente se andate ad acquistare del formaggio vi negheranno una breve visita alle stanze di produzione e ai monumentali magazzini di stagionatura. Oltre a spuntare buoni prezzi, troverete stagionature difficilmente reperibili nei normali circuiti commerciali, dal freschissimo formaggio da pasto allo stravecchio da meditazione. I pezzi vi verranno tagliati e confezionati sotto vuoto davanti ai vostri occhi e potrete conservarli per voi e per i vostri amici per mesi. Sul sito www.parmigiano-reggiano.it potrete scaricare il pdf di una guida dedicata ai caseifici della bassa parmense con indirizzi, orari e coordinate GPS; inoltre spesso nei loro spacci si vendono anche altri prodotti locali, vini e salumi in particolare.

    Nella bassa in bici

    L’assenza totale di salite e lo scarso traffico sulla viabilità secondaria sono un invito a inforcare le biciclette per scoprire il territorio nella modalità slow per eccellenza. Aiuta la vasta rete di ciclopiste realizzate dall’Amministrazione Provinciale.

    Ciclopista Bici Parma Po: 50 km sull’argine del Po da Polesine Parmense a Mezzani. La ciclopista si snoda sulla pista ciclabile creata sull’argine e lungo la viabilità minore nei pressi di Colorno. Si percorre in 5 ore attraverso i meandri del fiume Taro, dai Boschi di Maria Luigia a Torricella fino alla Riserva Parma Morta nell’antico corso del torrente nel comune di Mezzani. La ciclopista attraversa l’itinerario gustoso della Strada del Culatello di Zibello… Inevitabili gustose soste gastronomiche!

    Ciclopista Percorso Verdi: 17 chilometri tra Polesine Parmense e Soragna attraversando Busseto e Roncole Verdi: ore 1 e 45 di percorrenza su strade secondarie.

    Ciclopista Percorso Guareschi: 22 chilometri tra Soragna e Fontanelle e seguendo l’argine del Taro fino a Roccabianca. Da Soragna a Fontanelle siamo su viabilità minore, mentre tra Fontanelle a Roccabianca su pista ciclabile con fondo brecciato. Occorrono poco più di due ore per compiere questo itinerario nei luoghi guareschiani.

    Ciclopista Ciclotaro: 1 ora per coprire gli 8,5 chilometri di pista ciclabile sull’argine del Taro tra Trecasali a Viarolo. Deviando di pochi chilometri verso Torrile potrete raggiungere l’Oasi LIPU della quale si parla in altra parte del servizio.

    E poi c’è Parma…

    Raffinatamente bella, elegante, nobile, colta e ricca, ma anche sfacciatamente godereccia, popolare, generosa, allegra e disinibita. Parma in una parola. Terra natale di Arturo Toscanini, ultimo lido di Nicolò Paganini, a un passo da Busseto, il comune dove nacque Giuseppe Verdi. Parma vanta un battistero che ha segnato la storia dell’arte medievale, vie di lusso dove fare shopping, quartieri popolari dove perdersi tra le vie, case antiche talvolta perfettamente tenute talvolta al limite della fatiscenza, da girare a piedi o in bicicletta grazie alle numerose piste ciclabili; da vivere in maniera “slow”, senza fretta, assaporando ogni atmosfera. Il cuore della “Parma bene” è piazza Garibaldi intorno alle vie, strade e borghi ideali per lo shopping. Il Duomo di Parma, anima della città, è uno dei migliori esempi di Romanico in Europa, reso ancora più prezioso dall’affresco della cupola, dipinta con eccelsa maestria dal Correggio. Per cogliere tutta la magia del Duomo e dell’adiacente battistero il nostro consiglio è sedervi in piazza di fronte a loro di notte, meglio se con il cielo rischiarato dalla luna… Indimenticabile. Tra gli altri monumenti del centro storico segnaliamo l’Abbazia di San Giovanni Evangelista, con affreschi del Correggio e una Spezieria antica; la chiesa di Santa Maria della Steccata, con la sua pianta a croce greca, realizzata su un progetto che oggi si tende ad attribuire o al Bramante o a Leonardo (osservate il pregevole arco del presbiterio, a firma del Parmigianino); magnifica opera del Correggio anche nel monastero di San Paolo, la “Camera di San Paolo”, realizzata fra 1519 e 1520 per la volta dell’appartamento della Badessa Giovanna Piacenza che rappresenta un pergolato allegorico che ricorda lo stile del Mantegna e Leonardo, segnando un vertice nell’arte del Rinascimento. A poca strada dal monastero, altre perle imperdibili: il palazzo comunale della Pilotta, la Biblioteca Palatina, il Museo Archeologico, la Galleria Nazionale (tra le pinacoteche più importanti dello Stivale) e due teatri eccellenti, quello Farnese (magnifico esempio di teatro barocco in legno) e il Regio, tempio della lirica. Per una pausa rigenerante all’insegna del bello attraversate il torrente Parma su Ponte Verdi fino ad arrivare al parco di Palazzo Ducale: è il parco cittadino più amato dai parmensi, che qui passeggiano, corrono, si rilassano godendo del verde e della magnificenza di Palazzo Ducale, edificio in pieno stile cinquecentesco.

    Sosta Camper

    Fontanellato

    Area attrezzata a Fontanellato tra via Polizzi e via XXIV Maggio, con 240 piazzole.

    Coordinate 44.878153024487986, 10.169895887374878.

    Scheda tecnica dell’Area Camper: sempre aperto, ombra, carico acqua, scarico cassetta WC, pozzetto, presa energia elettrica, servizi Igienici con WC, illuminazione, pista ciclabile.

    Tariffe orarie: ore 1 euro 3,00; ore 8 euro 6,00; ore 24 euro 10,00.

    Busseto

    Piazzale Renzo Martini: ampia area di sosta in asfalto con zone ombreggiate, a pochi passi dal Centro storico.

    Via Donizetti: parcheggio in asfalto, accanto al Centro storico.

    Via Stradivari: area attrezzata per carico-scarico, a 2 km dal Centro storico.

    Via Carlo Verdi, Roncole Verdi: ampia area attrezzata con servizi igienici per uomini, donne e portatori di handicap.

    Informazioni

    Ufficio IAT di Busseto: piazza Verdi 10, tel. 0524 92487, www.bussetolive.com

    Ufficio IAT di Fontanellato Rocca Sanvitale: piazza Matteotti, tel. 0521 829055, www.fontanellato.org

    UIT Ufficio di Informazioni Turistiche di San Secondo Parmense

    Rocca dei Rossi: Piazza Mazzini 12, tel. e fax 0521 872147

    turismo@comune.san-secondo-parmense.pr.it

    Ufficio Comprensoriale Colorno: presso Reggia di Colorno,

    piazza Garibaldi 23, tel. 0521 313790 www.turismo.comune.colorno.pr.it

    Ufficio IAT Parma: Piazza Garibaldi, Parma – tel. 0521 218889, www.turismo.comune.parma.it – http://turismo.parma.it

  • 170 km di emozioni in MTB: è questa la promessa del “Dolomiti di Brenta Bike”, una proposta per gli amanti della natura da scoprire in sella alla bici. Un percorso ad anello che consente di compiere l’intero giro delle Dolomiti di Brenta attraverso luoghi incantevoli e godendo di panorami mozzafiato.

    L’anello lambisce per tutta la sua lunghezza il territorio del Parco Naturale Adamello Brenta, la più vasta area protetta del Trentino. Ma torniamo ai numeri: 171 km e 7.700 metri di dislivello totale per il percorso “Dolomiti di Brenta MTB” dedicato ai bikers più esigenti; sono invece 136 i km del percorso “Family Bike”, un tracciato più facile, adatto anche a chi non ha un grande allenamento, che riduce il dislivello a 4.600 metri dando la possibilità di superare i tratti più impegnativi con i servizi di mobilità, individuando percorsi alternativi e sfruttando la rete di piste ciclabili esistenti. La lunghezza del percorso ne consiglia la suddivisione in tappe; ogni biker nel sito potrà perciò costruirsi un suo personale itinerario grazie ad uno speciale programma che utilizza un sistema integrato con Google Maps & Earth. Digitando il punto di partenza e il punto di arrivo desiderati il sistema fornirà il road book e le tracce gps dell’itinerario su misura. Ma soprattutto indicherà, oltre alle caratteristiche tecniche, le informazioni di carattere storico, artistico e naturalistico dei luoghi attraversati. L’invito è infatti quello di soffermarsi ad osservare, a visitare, ad ammirare e a respirare l’atmosfera dei luoghi.

    Il Dolomiti di Brenta Bike vuole infatti essere un’occasione per scoprire questa parte di Trentino; le località più note ma soprattutto quelle più lontane dai tradizionali flussi del turismo montano.

    L’offerta degli amanti delle due ruote comunque non si limita esclusivamente al percorso completo attorno alle Dolomiti di Brenta, ma si arricchisce di numerose varianti che daranno la possibilità agli sportivi più esperti di scegliere dei passaggi più tecnici e ai cicloturisti delle varianti più soft per scoprire con calma la ricchezza del territorio.

    Tutti i biker avranno la possibilità visitando il sito www.dolomitibrentabike.it di costruire degli itinerari personalizzati in base alle esigenze di ogni singolo, scaricare le mappe gps dell’intero percorso, le tracce, le altimetrie, le schede tecniche così come i road book. Lungo il tracciato il biker è aiutato dalla segnaletica che fornisce tutte le informazioni utili. Inoltre, è disponibile una cartina completa anche delle informazioni di servizio: punti di ristoro, servizi di assistenza e hotel specializzati. Proprio sull’ospitalità a misura di biker c’è stato un impegno particolare. Sono una settantina le strutture, distribuite nei sei ambiti turistici attraversati dal percorso, pronte ad accogliere i turisti in bicicletta. Tutte sono dotate di locali attrezzati per il ricovero delle bici, con officina equipaggiata per le piccole riparazioni e che si sono impegnate in un’ospitalità su misura.

    Il Dolomiti di Brenta Bike è un progetto inserito nella Carta Europea del Turismo Sostenibile adottata nel 2006 dal Parco Naturale Adamello Brenta e sottoscritta dagli enti turistici impegnati nel progetto interambito: Madonna di Campiglio – Pinzolo – Val Rendena, Giudicarie Centrali, Terme di Comano – Dolomiti di Brenta, Altopiano della Paganella, Val di Non e Val di Sole. Questo la dice lunga sugli obiettivi che il progetto si propone: promuovere un turismo rispettoso dell’ambiente, che sappia apprezzare e rispettare il patrimonio naturalistico. Un’ottima occasione per scoprire le bellezze del territorio e vivere nuove emozioni immersi in una natura ancora amica, da gustare lungo innumerevoli itinerari tra suggestivi borghi rurali e castelli, malghe e rifugi.

    Un turismo slow, amante della montagna non solo quella “estrema” delle cime dolomitiche; Il DBB è infatti caratterizzato da una grande varietà di paesaggi:

    partendo dai dolci altopiani del Bleggio e del Lomaso che degradano verso il Garda attraverso foreste e laghetti alpini, antiche vie acciottolate, forre, cascate, malghe e pascoli, l’intero percorso offre scorci ancora intatti che conducono alla scoperta di orizzonti sempre nuovi.

    Ogni singolo territorio si propone inoltre con una ricca offerta turistica che lungo i numerosi itinerari locali per MTB regala inaspettate bellezze, impronte di storia, villaggi rurali, malghe e alpeggi di un ambiente vissuto e da vivere in un territorio dove la natura è sempre sull’uscio: un’occasione per rallentare la corsa e vivere appieno questi angoli di Trentino.

    “Dolomiti di Brenta Bike”: una soluzione ottimale per chi è alla ricerca di una vacanza attiva piena di emozioni!

    Il Parco Naturale Adamello Brenta

    Il Parco Naturale Adamello Brenta è la più vasta area protetta del Trentino, situato nella parte occidentale, con i suoi 620 kmq comprende i gruppi montuosi dell’Adamello e del Brenta, separati dalla Val Rendena e compresi tra le valli di Non, di Sole e Giudicarie. Lungo tutto il percorso Dolomiti di Brenta Bike si incontrano numerose “Case del Parco” tra le quali “Il mistero del Lago Rosso” in val di Tovel, “C’era una volta…” a San Lorenzo in Banale, la “Casa dell’Orso” a Spormaggiore, la “Casa della Flora” a Stenico, la Foresteria a San Antonio di Mavignola. www.pnab.it

    Scorci da scoprire
    Le fatiche della MTB saranno appagate da scenari mozzafiato e borghi incantati: Iron il paese fantasma, le cascate di Vallesinella e di Rio Bianco, i meleti della Val di Non, Monclassico il paese delle meridiane, la segheria veneziana e il lago di Molveno.

    Una finestra sul passato
    Numerose sono le testimonianze storiche sul territorio che sono rappresentate dai castelli sparsi lungo tutto l’anello: Castel Stenico nei pressi delle Terme di Comano, Castel Caldes in Val di Sole, Castel Belfort e molti altri in Val di Non.

    INFORMAZIONI
    www.dolomitibrentabike.it

     

    Febbraio 2009

     

  • Meta ideale per le vacanze di tutta la famiglia, la Carinzia offre un vasto ventaglio di destinazioni e attrazioni per le esigenze di tutti, grandi e piccini. Dalla torre Pyramidenkogel e il suo scivolo di ben 150 metri (il più lungo d’Europa!) al parco avventura sul lago Klopeiner See, dallo scoprire i segreti del lavoro dei minatori a Villach, al pedalare nella storia del medioevo mentre viene costruito un vero e proprio castello: proposte stimolanti, divertenti e istruttive per una vacanza ricca e indimenticabile, tra escursioni, divertimento e scoperta in compagnia di mamma e papà.

    Torre panoramica Pyramidenkogel
    Si chiama torre Pyramidenkogel, la nuova piattaforma panoramica sospesa a oltre 100 metri d’altezza, da dove si gode di una vista mozzafiato su tutto il territorio carinziano, dalle maestose vette degli Alti Tauri alla catena delle Caravanche e ai monti che segnano il confine con Italia e Slovenia. Ovunque si volga lo sguardo, si resterà colpiti dai colori della regione austriaca caratterizzata dal verde brillante dei suoi monti e dell’azzurro dei numerosi laghi di cui è disseminata e dalle acque cristalline, pulitissime e di qualità potabile. Tra tutti spicca il lago Wörthersee, il più grande e che si estende ai piedi della torre panoramica. Alla torre si sale con un ascensore panoramico, mentre i turisti più sportivi potranno conquistare la cima tramite le scale. Un divertimento speciale attende tutti i bambini d’altezza superiore ai 130 cm: lo scivolo più lungo d’Europa, oltre 120 metri e con un dislivello di 52 metri. La discesa dura circa 20 secondi durante i quali si raggiunge una velocità massima di 25 km/h. Un’esperienza assolutamente indimenticabile per grandi e piccini! www.pyramidenkogel.info

    Piccoli minatori a Villach
    A Bad Bleiberg, presso i centri didattici Terra Mystica e Terra Montana, ancora oggi si può imparare tutto sull’antico lavoro dell’estrazione del ferro e scoprire i misteri del sottosuolo. Attraverso i percorsi didattici i bambini impareranno quanto era pericoloso e faticoso il lavoro in miniera svolto agli inizi del secolo scorso e accompagnati da una guida andranno alla scoperta del “labirinto sotterraneo”. Dopo aver indossato pantaloni, giacca ed elmetto scivoleranno su uno scivolo da minatore di ben 68 metri (il più lungo scivolo sotterraneo d’Europa!) e arriveranno nel cuore del mondo sotterraneo di Bad Bleiberg. Percorrendo le varie gallerie l’attenzione verrà catturata da antichi strumenti e macchine. Inoltre spettacoli multimediali anche in lingua italiana, suoni, colori e luci faranno rivivere le emozioni e la quotidianità di chi in passato svolgeva il lavoro del minatore. Vengono organizzate anche cacce al tesoro (per bambini dai quattro anni in poi) di piccoli minerali raccolti e che resteranno uno dei ricordi di questa giornata trascorsa nel sottosuolo.
    www.terra-mystica.at

    In bici nel Medioevo
    Vivere la storia in maniera divertente si può! Lo dimostra la pista ciclabile “Mittelkärntner Kulturradweg” che da St. Veit an der Glan raggiunge Friesach, la più antica cittadina della Carinzia centrale. Molti edifici di epoca medievale sono ancora oggi ben conservati: imponenti fortificazioni, una possente cinta muraria e un fossato intatto rendono la città una vera e propria opera d’arte per un tuffo nella storia. Nell’ambito del progetto “Burgbau”, a Friesach si sta erigendo una roccaforte medievale su un’area di circa 4000 mq. La particolarità della costruzione consiste nell’uso esclusivo di metodi e strumenti medievali. Vengono impiegati solo materiali naturali (legno, pietra, sabbia ecc.) e non vi sono macchinari azionati da motori o elettricità. Ciò che conta è la forza dell’uomo. I visitatori possono osservare gli artigiani durante le loro faticose attività, riscoprire un sapere che si credeva perduto e imparare così dal passato.
    www.mittelkaernten-ebiken.at

    Escursione al Lago Klopeiner See
    Il Klopeiner See è il lago balneabile più caldo d’Europa, con oltre 1.200 chilometri di piste ciclabili e 800 chilometri di sentieri escursionistici. Numerose e per tutti i gusti le mete turistiche adatte alle famiglie attorno alle sue sponde: il parco avventura “Walderlebniswelt” con 75 attrazioni, il parco ornitologico “Vogelpark” sul lago Turnersee, la possibilità di navigare in battello sulla Drava, il programma “Momenti Magici” che quest’anno prevede anche un corso di prova di arrampicata per famiglie.
    www.vogelpark.at
    www.walderlebniswelt.at

    Kärnten Card
    La Kärnten Card apre la porta ad oltre 100 mete turistiche carinziane che potete visitare liberamente, gratis e anche più volte. Inoltre, i partner selezionati – più di 50 – concedono riduzioni esclusive, per cui conviene sempre e vi aiuterà a risparmiare! La stagione della carta va da aprile a ottobre, dura una settimana e costa 36 euro per gli adulti e 16 per i bambini; gratuita per bambini sotto ai 6 anni e a partire dal terzo figlio.
    www.kaerntencard.at/it

    GLI EVENTI
    La Carinzia è nota per il gran numero di eventi, eccone alcuni:
    • primi di settembre, European Bike Week al Faaker See, grandioso raduno di Harley Davidson
    • primi di settembre, Festa del Gulasch a Feldkirchen
    • metà settembre, Festa del grano saraceno a Schwabegg bei Neuhaus
    • metà settembre, Classic Rallye Alpina a Bad Kleinkirchheim – www.alpenfahrt.com
    • metà settembre, Festival della Commedia a Velden am Wörthersee
    • metà settembre, Festival dell’Alpe a Nockalm a Millstatt
    • fine settembre, Festa del Formaggio a Kötschach-Mauthen
    • primi di ottobre, Festa della Polenta a Nötsch im Gailtal

    Informazioni
    www.carinzia.at

  • Ciclovia Levanto-Framura • Liguria

    Alla portata di tutti, lungo il tracciato di un’antica ferrovia tra gallerie con volte in mattoni e scorci sul mare con accessi a piccole spiagge deliziose. Perfetto in ogni stagione

    C’era una volta un treno… Potrebbe iniziare così questa storia, e davvero c’era una volta un treno che sbuffava fumo sporcando i volti dei passeggeri che dovevano sopportarlo quando il convoglio si infilava nelle buie gallerie. Primissimi anni del 900, era l’epoca ruggente per le locomotive, e per costruire le gallerie si usava la dinamite e poi si costruivano le volte posando un mattone pieno dietro l’altro. Coprire la tratta tra Genova e Pisa era ora solo questione di ore e non più di giorni. Poi i treni sono diventati più grandi, veloci, frequenti e la linea ferroviaria fu ricostruita più in là con altri criteri e, nel 1970, questa opera d’ingegno è andata in disuso, a volte riconvertita in sede stradale, lasciata alla mercé della natura che l’ha riassorbita. Pochi anni fa, la nuova sensibilità degli amministratori nei confronti del cicloturismo permise ai comuni di Levanto e Bonassola di accordarsi per ripristinare come ciclovia il tracciato ferroviario tra i due comuni, circa due chilometri di buon senso e lungimiranza. L’anno successivo, e siamo nel 2011, la pista da Bonassola raggiunge Framura, altri tre chilometri! Non solo, a Framura un ascensore collega la “ferrovia” con il porticciolo del centro levantino. Ma il sogno continua… Si aspettano i fondi per collegare, sfruttando lo stesso tracciato ferroviario, Levanto a Monterosso, mentre il sogno di estendere la pista da Framura verso Deiva Marina si è infranto contro le frane e i crolli del 2013. Il camper si parcheggia a Levanto, di fronte alla stazione ferroviaria: inforcate le biciclette si raggiunge la zona Valle Santa nell’area del rinnovato frontemare. Qui inizia l’avventura verso Bonassola in un tracciato quasi totalmente in galleria che di quando in quando si apre sul mare, come in corrispondenza del villaggio turistico La Francesca. Raggiunta Bonassola la pista attraversa il borgo sempre seguendo il vecchio tracciato ferroviario per terminare a Framura, in corrispondenza della stazione e dove incontra la nuova ferrovia. Il percorso è tutto asfaltato, protetto, perfetto anche con i bambini e con qualunque tipo di bicicletta. La segnaletica orizzontale divide tanto i due sensi di marcia, quanto la corsia riservata ai pedoni. Le gallerie sono illuminate e restaurate, con aperture e balconate in corrispondenza degli scorci più belli. Vi sono inoltre accessi al mare raggiungibili esclusivamente dalla galleria e altrimenti inaccessibili se non in barca. Un buon pedalatore copre la distanza in una ventina di minuti. Per coloro che volessero raggiungere Levanto o le altre località del percorso in treno, ricordiamo che la regione Liguria permette il trasporto gratuito delle biciclette sui convogli con carrozza attrezzata.

    Cosa vedo, cosa trovo
    Levanto ha una storia molto antica, come testimoniano le tombe a cassetta risalenti all’età del ferro. I primi abitanti del territorio furono presumibilmente i Liguri cui seguirono i Romani. Nel 1164 Federico Barbarossa cedette Levanto alla famiglia dei Malaspina che dominò fino al 1211. Successivamente il borgo aderì alla Repubblica di Genova. La dominazione napoleonica accompagnò Levanto fino alla creazione del Regno d’Italia. In ogni epoca questa piccola perla si è caratterizzata per la ricchezza dei commerci che le hanno permesso di espandersi, come dimostrano i palazzi e le ville signorili disseminate su tutto il territorio. Da un punto di vista naturalistico Levanto deve la sua fama al fatto di essere posta al centro di una suggestiva valle, le cui dorsali, il promontorio del Mesco e la punta di Levanto, finiscono in mare creando uno splendido scenario ricco di boschi, ulivi e vigne. A ciò si aggiunga che il Promontorio del Mesco è stato inserito nel Parco Nazionale delle Cinque Terre e che la bellezza dei fondali ha reso il tratto di mare antistante il promontorio il cuore della Riserva Marina delle Cinque Terre. •

    Quando percorrerlo
    Il percorso è adatto a tutte le stagioni. Perfetto in primavera e autunno; in estate consente anche la balneazione. Ma è bello anche in inverno nelle giornate di sole.

    Sosta Camper
    Area Camper dietro la stazione ferroviaria in direzione autostrada. GPS: N 44.17503, E 9.61842

    Meccanici per bici
    • Cicli Raso, via Garibaldi 63 – Levanto – Tel. 0187 802511  – www.cicliraso.com
    • Senzafreni Bike Shop, Piazza del Popolo 1 – Levanto –  Tel. 0187 807128

    www.comune.levanto.sp.it


  • Superba in ogni stagione, la Valsugana si apre al visitatore come uno scrigno pieno di segreti: dalla celebre Levico, inoltratevi lungo la valle tra borghi, tradizioni, sentieri e testimonianze della Grande Guerra

    Testo Alessio Gabbi Foto D.R. e Arte Sella

    Arrivarci è semplice. Da Trento in pochi chilometri seguendo per Levico Terme siamo già in valle. Non è chiaro per quale ragione la Valsugana, rispetto altri luoghi del Trentino come il confinante Veneto (l’altopiano di Asiago è lì a guardare dall’alto), sia in qualche modo una valle meno alla moda tra i turisti della montagna. Ma forse non ci interessa nemmeno scoprirlo. Sta di fatto che tolte alcune località celeberrime, nella valle si respira un atmosfera più “popolare”, autentica. Anche in alta stagione non si ha la percezione della presenza di quel turismo un po’ “elitario”, che può piacere o non piacere ma di sicuro non fa parte del paesaggio naturale dei monti. In Valsugana è sempre un buon momento per una vacanza ristoratrice, breve o lunga che sia, potrete rilassarvi ma sicuramente non avrete occasione di annoiarvi. Le passeggiate in ottobre, quando gli alberi cambiano colore, sono di straordinaria bellezza. In questo periodo si celebrano le castagne con feste e sagre e nel weekend di fine ottobre Roncegno diventa il centro del mondo in questo senso. Ci sono i laghi di Levico Terme e Caldonazzo sempre piacevoli, divertenti in estate e che in inverno si preparano ad accogliere i mercatini di Natale. Le loro acque balneabili da maggio a settembre sono tra le più pulite d’Italia, sulle loro sponde sport e relax, vegliati dalla catena del Lagorai. “Quando saremo fora fora dalla Valsugana”… Sono passati esattamente cento anni dall’inizio della Grande Guerra e la Valsugana era uno dei luoghi dove maggiormente si è combattuto: forti, trincee, musei a tema sono un’occasione per dare una lezione su una pagina fondamentale della storia ai nostri figli. E poi a Borgo Valsugana un inaspettato incontro con un parco di arte contemporanea: Arte Sella è un’esperienza unica per tutta la famiglia. Ma la Valsugana è anche patria del cicloturismo: 80 chilometri di ciclopista lungo il Brenta sono un invito per tutta la famiglia. 
    Levico e Caldonazzo
    Più piccolo il primo, più esteso il secondo, sono tra i laghi più caldi dell’Europa del sud.

    Il lago di Levico è una vera perla sugellata dalla Bandiera Blu assegnatagli dalla FEE (Foundation for Environmental Education) per le sue acque limpide, le sponde e per la gestione da parte del comune di Levico terme in chiave turistico-ambientale ecosostenibili. Si estende per più di un chilometro quadrato, ha una profondità di 38 metri nel punto più alto e per la sua forma allungata ricorda i fiordi norvegesi. Le sue sponde, che ospitano boschi verdeggianti, sono un invito a passeggiare lungo i sentieri ben curati; se amate la pesca, fermarvi per pescare le trote o le tante specie ittiche che popolano il lago. Per i naturalisti consigliamo una visita al Biotopo Canneto di Levico, un’ansa protetta ricca di vegetazione perilacuale lungo le rive meridionali del lago. Sulla sponda est del lago si affaccia Levico Terme, che ospita nella bella stagione i due stabilimenti balneari attrezzati oltre alla spiaggia libera. Levico Terme è anche attrezzata di campeggi e se avete amici con voi non attrezzati davvero non mancano sistemazioni, dal bed and breakfast all’hotel multistellato. Levico è anche cittadina termale: le attività termali sono usufruibili da aprile a tutto ottobre dietro prenotazione e prescrizione medica (www.termedilevico.it). Una passeggiata per Levico Terme ha un po’ il sapore ottocentesco attraverso le ville un tempo della nobiltà di tutta Europa che qui veniva a villeggiare. A pochi chilometri di distanza c’è il più grande lago di Caldonazzo, esteso per oltre cinque chilometri quadrati a 450 metri sul livello del mare. Piuttosto caldo, è balneabile nelle stagioni buone dal mese di maggio a tutto settembre. Nel 2014 anche le spiagge del lago di Caldonazzo (S. Cristoforo-Pergine Valsugana, Calceranica, Caldonazzo, Tenna) hanno potuto fregiarsi della Bandiera Blu. Lungo le rive del Lago sono presenti numerose spiagge libere e degli stabilimenti balneari attrezzati e dotati di bar, sala giochi e aree per bambini. Non mancano poi i locali e i ristoranti che animano le serate estive con buona cucina, musica e divertimento. Sulle sue sponde si affacciano il paese di Caldonazzo da cui prende il nome il lago, Calceranica al Lago, la frazione San Cristoforo al Lago e Tenna. Come per Levico non mancano i campeggi affacciati direttamente sulle sponde del lago. Il Lago di Caldonazzo è considerato il centro principale del Trentino (a eccezione della porzione trentina del Lago di Garda) per gli sport acquatici: vela, windsurf, canoa e passando dal noleggio al circolo nautico anche sci acquatico. Sono ammessi anche natanti con motori di modeste potenze. Durante la stagione estiva vengono organizzati numerosi eventi sportivi che portano in Valsugana atleti di diverse discipline: da non perdere le gare tra le imbarcazioni “Dragonboat”, e poi gare di nuoto mezzofondo, regate e, in settembre, le Finali Nazionali di Canoa Giovani. Per la pesca il lago è celebre per la pesca al coregone.

    In bicicletta lungo la valle
    Una lunga ciclabile per tutti e percorsi più impegnativi per mountain bikers

    La Valsugana segue il corso del fiume Brenta che nasce dai laghi di Levico e Caldonazzo e che va a “morire” 175 chilometri dopo nella laguna di Venezia. Una importante via di comunicazione da sempre tra le montagne e il mare lungo la quale si sono fermati e incontrati popoli che hanno lasciato testimonianze della loro sosta o del presidio quando le intenzioni erano bellicose. In questo contesto si sviluppa la pista ciclabile della Valsugana che collega il Lago di Caldonazzo con Bassano del Grappa, turismo lento per meglio assaporare gli intrecci di cultura, storia e paesaggio lungo gli 80 km fino Bassano e che abbracciano Trentino e Veneto. Il percorso è facile e alla portata di tutti e la possibilità di utilizzare il treno locale o il bus con carrello bici per ritornare alla base semplifica la vita a chi ha bambini o preferisce percorrere il percorso a tappe. Ma non solo. Lungo il percorso vi sono numerosi punti di assistenza e noleggio, e a Levico e Tezze addirittura ci sono i Bicigrill che assicurano ristoro e fungono da punti d’informazione. Due le società che noleggiano e forniscono assistenza ai -ciclisti: -potete -contattarle attraverso i siti www.valsuganarentbike.it e www.inbikevalsugana.it. I punti di assistenza lungo il percorso prevedono anche il noleggio di bici elettriche e di stazioni per la ricarica. Se avete gambe buone e una MTB preparatevi a percorrere almeno una piccola parte dei 300 chilometri nel circuito Dolomiti Lagorai Bike.

    I castelli della valle
    Da non perdere una visita al castello di Pergine: di origine longobarda sorge sulla sommità del colle Tegazzo

    Dalla sua posizione domina una buona porzione dell’Alta Valsugana. Probabilmente sorge su un forte di epoca romana, ma le prime tracce storiche del castello risalgono a documenti del 1215. Il forte seguì le vicissitudini delle signorie che si susseguivano nel medioevo e a metà del Quattrocento, sotto la dominazione tirolese, il castello fu ricostruito nella forma gotica e residenziale che troviamo oggi; tre corpi murari: il Mastio che è la parte più antica, il Palazzo Baronale con torrione angolare e la Cinta Esterna con torri e bastioni. Seguendo la cinta muraria si arriva alla torre rotonda, detta anche torre delle torture, qui si dice c’erano la stanza e gli strumenti dei supplizi. Unica consolazione per gli sciagurati di allora e delizia per i fortunati visitatori di oggi è l’eccezionale panorama su Pergine e dintorni: Civezzano e le guglie delle Dolomiti di Brenta, i monti del Pinetano e la Valle dei Mocheni. All’interno sono visitabili parte delle sale (info tel. 0461 531158 – www.castelpergine.it).

    La Grande Guerra
    Le drammatiche testimonianze della storia del Novecento

    All’inizio per le truppe italiane sembrava una passeggiata: dalla fine di maggio del 1915 risalivano la Valsugana quasi senza sparare un colpo. Ad agosto i soldati stazionavano a Borgo Valsugana e puntavano verso Roncegno Terme e Novaledo. Ma nel maggio del 1916 la musica cambiò: iniziò la controffensiva austriaca che costrinse i nostri bisnonni arruolati (per lo più loro malgrado) negli alpini e nella fanteria a ripiegare sui rilievi ad oriente del torrente Maso e sulla linea di Ospedaletto costringendoli nella logorante guerra di posizione conclusasi con la disfatta di Caporetto nel 1917. Da quel momento, Valsugana e Tesino divennero retrovia di riposo e riorganizzazione per le forze austriache impegnate tra il Grappa, la Valbrenta e gli Altipiani. Di quel tempo restano le imponenti testimonianze delle fortificazioni, veri e propri tratti a cielo aperto sulle tecniche di guerra dell’epoca. Tra le più grandi fortificazioni c’è Forte Belvedere, www.fortebelvedere.org, si raggiunge con la SS 47 della Valsugana, Calceranica e quindi seguire per Vigolo Vattaro; da qui in direzione Lavarone e quindi si seguono le indicazioni per il forte. Ci sono parcheggi e l’ultimo tratto si percorre a piedi in un quarto d’ora di passeggiata. Realizzato tra il 1908 e il 1912, Forte Belvedere – Gschwent è una tra le più grandi fortezze austro-ungariche che adottò soluzioni nuove e sperimentali, con diversi fortini per il combattimento ravvicinato collegati da corridoi e gallerie in roccia. Forte Belvedere era costruito e collaudato per resistere anche ai bombardamenti più pesanti e rappresenta un’opera moderna e razionale dove il cemento e il ferro sono stati sapientemente amalgamati con la roccia. La sua unicità dopo la guerra è che non fu distrutto, come molti altri, per recuperarne il ferro, e oggi è proprietà del comune di Lavarone. Il complesso, che funge anche da museo della guerra, dal 2008 è stato arricchito con installazioni multimediali che propongono ai visitatori la quotidianità della vita all’interno della fortezza. Questa è la fortificazione più “fruibile” dal -punto di vista turistico, ma sono molti i forti che troverete esplorando il territorio. A Borgo Valsugana, all’interno dell’ex Mulino Spagolla, in uno degli angoli fluviali più suggestivi del centro storico di Borgo, è ospitata la Mostra Permanente della Grande Guerra in Valsugana e sul Lagorai che raccoglie le testimonianze materiali, bibliografiche, archivistiche e fotografiche relative alla Grande Guerra nell’area compresa tra l’Altopiano dei Sette Comuni, la Valsugana e la catena del Lagorai-Cima d’Asta. L’evolversi delle operazioni militari è illustrato con immagini fotografiche dei campi di battaglia in quota e delle distruzioni subite dai paesi della valle. Anche il contemporaneo progredire dell ’“arte della guerra” si dipana progressivamente, spaziando dall’evoluzione del copricapo (dal berretto all’elmo metallico) alle trasformazioni dell’uniforme da combattimento, dal modernizzarsi delle armi da fuoco individuali alla progressiva perdita d’importanza della baionetta e all’apparizione del pugnale da trincea. (www.mostradiborgo.it – tel. 0461 754052)

    La Grotta di Castello Tesino
    Scoperta nel 1927 è l’unica grotta del Trentino attrezzata per la visita dei turisti.

    Se soffrite di claustrofobia evitate la visita: la grotta è situata sulla riva destra del torrente Senaiga e penetra nella montagna per circa 400 metri. Si tratta di una cavità di natura carsica caratterizzata da gallerie, arabeschi, stalattiti e stalagmiti. La temperatura costante, l’altissima umidità e la possibilità di nutrimento legate alla presenza di acqua, hanno favorito una ricca flora e fauna sotterranee. In vari punti la roccia è segnata da un suo antico abitante, l’orso delle caverne, contemporaneo all’uomo preistorico del Quaternario. La grotta è visitabile a pagamento (10 euro) solo con guida e prenotandosi entro le 18.00 del giorno precedente presso APT Valsugana – Ufficio di Castello Tesino, tel. 0461 593322. L’età minima per accedere alla grotta è di 6 anni. La visita all’interno della grotta dura circa un’ora e mezza, a cui aggiungere quaranta minuti di sentiero per arrivare all’ingresso della grotta. Si tenga presente che la temperatura all’interno è sempre di 8 gradi, dunque occorre vestirsi per tale temperatura e munirsi di scarponcini e impermeabile da tasca (www.grottedicastellotesino.it).

    Trekking ad arte
    Sono infinite le possibilità per gli amanti dello scarponcino di passare delle giornate memorabili sui sentieri della Valsugana, sulle sue valli laterali e sugli altopiani.

    Intorno al fondovalle, la cornice di montagne che si sviluppa per decine di chilometri sono una continua tentazione verso incontri ravvicinati con limpidi laghi alpini. Di fronte a Levico, degradando dolcemente verso l’altopiano dei Sette Comuni, sovrasta la Valsugana lo sconfinato altopiano di Vezzena, il più esteso del Trentino, una verde distesa di prati e pascoli, delimitata da fitti boschi e punteggiata di tipiche malghe alpine, antiche costruzioni per il ricovero del bestiame all’alpeggio, utilizzate anche per trasformare il latte appena munto nello squisito formaggio “Vezzena”, uno dei formaggi più antichi e ricercati della tradizione casearia trentina. E così, disseminato di malghe e dalle rovine delle fortezze della Grande Guerra, l’altopiano si popola di escursionisti, anche quando la neve cade copiosa attirando con le sue piste da fondo e per ciaspole. L’altopiano di Vezzena si raggiunge dalla stretta strada provinciale che parte da Caldonazzo in direzione Monterovere oppure da Calceranica al Lago, collegandosi da Vattaro alla strada statale 349 in direzione Lavarone – Vezzena. Altro luogo amato dagli escursionisti è la Val Campelle, attraversata dal Torrente Maso di Spinelle, che raccoglie le limpidissime acque degli oltre trenta laghetti d’alta quota e famosa per i numerosi sentieri di diversa difficoltà che portano fino alle cime più alte.
    Sul Lagorai, dal Passo Brocon o dal Passo Manghen, potete imboccare uno dei tanti sentieri, tutti bellissimi, tra questi il Trodo dei Fiori, da cui ammirare il panorama dalle Pale di San Martino fino alle vette Feltrine.
    Alle spalle di Levico Terme si trovano i Monti Panarotta e Fravort. Panarotta è la porta occidentale del Lagorai: valli, montagne, laghetti alpini, baite, natura intatta per giornate di cammino in quota ed escursioni in mountain bike. Dal Monte Fravort sgorgano le sorgenti dell’acqua termale di Levico Terme e si gode di un incomparabile panorama sulle Dolomiti di Brenta e sulle montagne circostanti. Da Borgo Valsugana in direzione sud potete imboccare attraverso la SP 40 la Val di Sella, una valle che è qualcosa di davvero speciale. C’è chi s’addentra tra le sue guglie, chi ne è attirato dalle preziosità geologiche, dai tanti animali e dalla grande varietà di piante che ci crescono o chi semplicemente dai suggestivi panorami che offre guardando verso valle. Una valle che ha ispirato e tutt’ora ispira poeti e pittori. Percorrendo la valle vi imbatterete in un luogo davvero speciale: ArteNatura. •

    SOSTA CAMPER

    • Area attrezzata Via Temanza a Borgo Valsugana (TN), a pagamento, vicina al centro e nelle vicinanze della ciclovia della Valsugana. Coordinate GPS N 46.05444, E 11.46361
    • Area attrezzata Via al lago 23/a a Pergine Valsugana (TN) – Tel. 348 2625887
    • Camping Punta Indiani Loc. Valcanover a Pergine Valsugana (TN)- Tel. 0461 548062 – www.campingpuntaindiani.it
    • Campeggio San Cristoforo Via dei pescatori 49 – S.Cristoforo al Lago – Pergine Valsugana (TN) – Tel. 0461 512707 – www.campingclub.it
    • Camping Fleiola Via Trento 42 – Calceranica al Lago (TN) – Tel. 0461 723153 – www.campingfleiola.it
    • Camping al Pescatore Via dei Pescatori 1 – Calceranica al Lago (TN) – Tel. 0461 723062 – www.campingpescatore.it
    • Camping Belvedere Viale Venezia 6 – Calceranica al Lago (TN) – Tel. 0461 723239 – www.campingbelvedere.it
    • Camping Riviera Viale Venezia 10 – Calceranica al Lago (TN) – Tel. 0461 724464 – www.camping-riviera.net
    • Camping Penisola Verde Via Penisola Verde 5 – Calceranica al Lago (TN) – Tel. 0461 723272 – www.penisolaverde.it
    • Camping Spiaggia Viale Venezia 14 – Calceranica al Lago (TN) Tel. 0461 723037 – www.campingspiaggia.net
    • Camping Village Val Malene Loc. Val Malene – Pieve Tesino (TN) – Tel. 0461 594214 – Cel. 3891411555
    • Area Attrezzata Area 47 Presso Camping 2 Laghi, Levico Terme – Tel. 0461 706290
    www.areacamper.info (Stesso indirizzo per il Camping 2 Laghi –www.campingclub.it)
    • Camping Lago di Levico Loc. Pleina 1 – Levico Terme (TN) – Tel. 0461 706491 – www.campinglevico.com
    • Camping Jolly Loc. Pleina 6 – Levico Terme (TN) – Tel. 0461 706491 – www.campingjolly.com
    • Camping Mario Village Via Lungolago 4 – Caldonazzo (TN) – Tel. 0461 723341 – www.campingmario.com

     

    Vedi anche focus ArteNatura

  • Ciclovia del Collio • Friuli Venezia Giulia

    Natura intatta, montagne incontaminate, sapori genuini, antiche tradizioni: le Dolomiti Friulane sono state dichiarate Patrimonio dell’Umanità. Scopriamole in bicicletta attraverso la ciclovia del Collio

    Le Dolomiti Friulane, in provincia di Pordenone, sono protagoniste del Giro d’Italia 2014, che riserva in coda una delle sue sfide più appassionanti. Sono infatti partner ufficiali del 97° Giro e il 31 maggio saranno teatro della penultima tappa “ Maniago-Monte Zoncolan”, che partirà dalla scenografica piazza di Maniago, la capitale italiana dei coltelli, e si chiuderà con la mitica salita dello Zoncolan. 167 km, alta montagna, una gara che si preannuncia spettacolare e che può essere l’occasione per scoprire queste splendide e incontaminate montagne del Friuli Venezia Giulia, dichiarate dall’Unesco Patrimonio dell’Umanità. Selvagge per natura, con un grado di wilderness (selvatichezza) difficilmente riscontrabile in altre zone dell’arco alpino, hanno paesaggi incontaminati di rara bellezza. Montagna vera, natura intatta, come vere e intatte sono le antiche tradizioni, il senso dell’ospitalità, i cibi rustici e genuini, le austere architetture in pietra con ballatoi in legno che le sue genti hanno preservato con ostinazione e passione.
    Per chi vuol pedalare sulle strade dei campioni del Giro, per i cicloturisti e le famiglie alla ricerca di fantastiche e divertenti piste ciclabili, per i più sportivi che amano cimentarsi su percorsi impegnativi, ma anche per gli appassionati di mountain-bike, le Dolomiti Friulane sono il luogo ideale dove ciascuno può praticare la propria passione. Vi si snodano infatti chilometri e chilometri di strade panoramiche che risalgono le Valli Pordenonesi fino alle vette dolomitiche e piste ciclabili lungo i fiumi della zona pedemontana e nei Magredi: percorsi di vario genere di difficoltà e lunghezza, adatti a soddisfare sia le esigenze dei più sportivi che quelle dei turisti appassionati di due ruote che amano pedalare in tutto relax, assaporando paesaggi, scoprendo antichi e caratteristici borghi, sostando in rustiche trattorie dove possono gustare piatti e prodotti tipici.
    Sulle due ruote si arriva ovunque, dalle aspre terre pianeggianti -dei-Magredi solcate dal Tagliamento e dai suoi affluenti, alle radure d’alta montagna dominate dalle vette dolomitiche. In queste terre il ciclismo è una vera, grande passione di vecchia data, raccontata addirittura in un -museo, il Museo del ciclismo di Caneva, realizzato in un edificio voluto dal Comune per raccogliere la grande collezione di Toni Pessot, noto appassionato e amico dei più grandi campioni del ciclismo dal periodo anteriore alla seconda guerra mondiale, fino agli anni Ottanta. Grazie ai continui saliscendi su colli e montagne, Caneva e dintorni sono uno dei paradisi del ciclismo internazionale che ospita periodicamente ciclisti e competizioni di alto livello.

    Ciclovia del Collio
    Si tratta di un percorso che nella sua interezza copre 164 km, definito di difficoltà media, con quote che variano dai 48 m.s.l.m. di Gorizia fino ai 380 m.s.l.m. di Sedilis. Nella grande rete dei cuircuiti cicloturistici si inserisce nell’Itinerario n.12 della Fiab, il leggendario Torino-Trieste che segue le strade pedemontane delle Alpi. Il tratto che ci interessa si snoda per lo più su strade aperte al traffico ma secondarie, non ci sono strappi particolari, per lo più falsopiani quindi con alternanza di pendenze positive e negative.  Qualche salita in più la troviamo nel tratto tra Nimis e Gemona. Tratti di pista ciclabile segnalati li percorreremo tra Montereale Budoia.

    Cosa vedo, cosa trovo
    L’area pedemontana del Fruli è un territorio di cultura, storia e arte secolari. Soffermatevi lungo i numerosi castelli, le pievi affrescate, i borghi medievali, i punti panoramici: gli ambienti sono molto vari e piuttosto inusuali in Italia. Gorizia e le famose alture del Collio, colline coltivate a vigneto. Tocai, Sauvignon, Cabernet, Merlot, Picolit, Verduzzo sono venduti lungo il cammino nelle numerose cantine private: prendete nota e poi tornate con il camper a fare rifornimento. •

    SOSTA CAMPER
    • Area Sosta Montereale Valcellina, via dell’Omo – Montereale Valcellina
    • Area Sosta Grizzo, Grizzo – Montereale Valcellina

    Quando percorrerlo
    Il percorso è percorribile durante tutto l’anno

    Meccanici per bici
    • Zanette Moto Aviano, Via Roma 57, Aviano, Tel. 0434 651832
    • Pontello Sergio Cicli Moto, Via Roma 32, Maniago, Tel. 0427 71472

    Informazioni
    Dolomiti Friulane, Tel. 0427 71775
    www.dolomitifriulane.info

     

  • Parchi & Giardini • Veneto

    Se c’è un paradiso terrestre, sicuramente assomiglia al Giardino di Sigurtà: una passeggiata alla portata di tutti, tra colori e profumi

    Siamo a due passi dal Lago di Garda, 25 chilometri da Verona e circa la stessa distanza da Mantova. Le origini di questo parco risalgono al 1600 come giardino di Villa Maffei. Nel corso della storia fu quartier generale di Napoleone III. Il merito della bellezza del parco come lo vediamo oggi va però a Carlo Sigurtà, proprietario dal 1941, e da suo nipote Enzo che ne ha continuato lo sviluppo. L’apertura al pubblico risale al 1978. Non lo si direbbe mai che varcato il suo ingresso si entri in un vero “Paradiso terrestre” nel quale potersi immergere in una natura che ospita centinaia di specie di piante collocate in un susseguirsi di suggestioni e scorci che lasciano senza fiato. La comunità dei botanici non ha dubbi al riguardo: siamo in uno dei parchi botanici tra i più ricchi e suggestivi al mondo che da marzo a novembre è possibile visitare. Sono centinaia di migliaia i visitatori che decidono di immergersi in questa stupenda passeggiata, ciononostante anche nei momenti di maggiore afflusso turistico non avrete mai l’impressione di essere in un luogo affollato. Perfetto per un pomeriggio di relax con la famiglia, qualche ora di contemplazione, divertirsi a scattare fotografie… C’è sempre una buona ragione per perdersi nei 600.000 metri quadrati che ospitano la moltitudine di varietà di fiori e alberi. La bellezza di questo luogo riceve anche numerosi riconoscimenti: nel 2011 il primo premio tra i Grandi Giardini Italiani, nel 2013 il premio Parco più bello d’Italia. I 60 ettari del parco collocati ai margini delle colline moreniche, nelle vicinanze del Lago di Garda, offrono un’esperienza su misura per il visitatore attraverso le diverse proposte previste per le visite: una rilassante passeggiata tra piante e specchi d’acqua o una comoda esplorazione grazie ai golf-cart elettrici, completi di sistema di rilevamento satellitare GPS, o ancora con i simpatici trenini panoramici che in mezz’ora circa vi porteranno in giro per un percorso di sette chilometri. I vialetti sono aperti anche a chi si porta la propria bicicletta, nessun problema nemmeno se volete noleggiarne una all’ingresso. Se poi desiderate una visita più approfondita potrete contare su uno shuttle elettrico e su una guida esperta che vi accompagnerà per circa un’ora.

    Vivaio delle rose
    Lungo un chilometro, nel viale sbocciano ogni primavera più di 30 mila selezionatissime rose Queen Elizabeth e Hybrid Polyantha & Floribunda. Il Viale delle Rose è il fiore all’occhiello con cui il Parco Giardino Sigurtà si è fatto conoscere nel mondo.
    Il labirinto
    Sarà un divertimento per grandi e piccini riuscire a raggiungere al centro del labirinto una torre, ispirata a quella del
    parco di Bois de Boulogne di Parigi: dall’alto si potrà godere di una vista che spazia sul Giardino e le sue attrazioni.
    Il grande tappeto erboso
    La verde e soffice distesa è la più vasta di tutto il Parco: nel mezzo i Laghetti Fioriti circondati da un romantico Salice Piangente tra le cui acque affiorano placide ninfee e ibischi acquatici.
    La meridiana orizzontale
    La Meridiana è caratterizzata da un simbolo, un tracciato geometrico inciso elettronicamente sul quadrante. Gli elementi che lo costituiscono vogliono rappresentare simbolicamente il “Sole sorgente di vita”.
    Le piante officinali
    Non manca una piccola area dove la famiglia Sigurtà ha deciso di coltivare circa 40 diverse piante dalla preziose proprietà terapeutiche: è il Giardino delle Piante Officinali. Al centro la scultura di un leone realizzata da Giuseppe Brigoni (1901-1960) sembra vegliare sulle antiche erbe che la circondano.
    I giardini acquatici
    Sembrano un quadro i Giardini Acquatici che portano per colori e suggestioni ai paesaggi ritratti nelle tele dei maestri impressionisti. Suggestivo l’effetto del riflesso del torrione del Castello Scaligero negli specchi d’acqua dove galleggiano delicate ninfee rustiche e tropicali di rara bellezza.
    La Fattoria di Ta’
    Destinata ai bambini e alle famiglie, la Fattoria di Tà vi aspetta nell’antica fattoria del parco: asini, pecore, caprette, galline, tacchini e anatre in un’area ludico-didattica.
    L’eremo
    L’Eremo di Laura, nome originario, fu fatto costruire nel 1792 dal Marchese Antonio Maffei. Attraverso la facciata si può accedere alla contemplazione della statua raffigurante la Madonna.
    La pietra della giovinezza
    Nel Parco, un inno alla giovinezza di spirito e di cuore, il “credo” della famiglia Sigurtà e di Albert Bruce Sabin Dietro, grande scienziato spesso ospite: un lastrone di roccia dove si possono leggere le parole di vita e speranza scritte dal poeta americano Samuel Ullman.
    Il Castelletto
    Il Castelletto è invece un edificio merlato costruito dal Marchese Antonio Maffei inizialmente adibito a “Sala d’Armi”. Nel secolo scorso è stato luogo di tavole rotonde e di incontri scientifici e letterari. Alcuni scienziati e Premi Nobel furono ospiti della famiglia Sigurtà come Gerhard Domagk, Alexander Fleming, Selman Abraham Walksman…

    COME VISITARE IL PARCO
    • A piedi, seguendo i percorsi consigliati o la propria curiosità;
    • Con il trenino attraverso l’Itinerario degli Incanti (35 minuti circa; euro 3,00 a persona; gratis per i bambini inferiori al metro di altezza e per i disabili al 100%);
    • In bicicletta (noleggio: euro 3,00 all’ora);
    • A bordo di comodi golf cart, un innovativo compagno di viaggio che offre ai visitatori tutte le informazioni sul Parco e le curiosità relative alle attrazioni naturali che si snodano lungo il percorso. Costi: 4 persone max per mezzo; noleggio euro 16,00 orari nei giorni feriali, euro 18,00 orari nei giorni festivi e tutto il mese di agosto);
    • Con lo shuttle elettrico alla scoperta della storia e delle curiosità del Parco accompagnati da una guida professionista (1 ora circa, massimo 10 persone; adulti euro 5,50; ragazzi 5-14 anni euro 3,90; gratis per i bambini inferiori al metro di altezza) visita guidata solo in italiano.

    SOSTA CAMPER
    • All’esterno del Parco parcheggi comunali gratuiti (non custoditi) per la sola sosta diurna. Vietato il pernottamento.
    • AA di Monzambano (a 7 km), Via degli Alpini – Monzambano –  Tel. 334 1580937 – www.camperistidimonzambano.it

    PARCO SIGURTA’
    Orari:
     Da marzo a novembre tutti i giorni con orario continuato. Ingresso dalle ore 9.00 alle ore 18.00, chiusura ore 19.00. Nei mesi di Marzo, Ottobre e Novembre ingresso fino alle ore 17.00, chiusura ore 18.00.
    Prezzi: Adulti euro 12; Ragazzi 5-14 anni euro 6,50; Bambini 0-4 anni gratuito; Over 65 euro 9,50; Disabili 100% (con certificazione) Gratis – accompagnatore euro 9,50
    Cani & Animali: È vietato l’accesso agli animali al Parco, ad eccezione dei cani guida che accompagnino i non vedenti. Per i padroni di cani che non vogliono rinunciare alla visita del Parco, è attiva la convenzione con la pensione per gli amici a 4 zampe, Dog Resort, con le seguenti tariffe: 1 giornata (esclusa notte) 14 euro. www.dogresort.it
    Dove: via Cavour 1, Valeggio sul Mincio (VR) – Tel. 045 6371033

    www.sigurta.it

  • Sulla punta più estrema della penisola Lignanese, Riviera propone vacanze alternative: spiagge, natura e strutture, dalle ciclabili ai campi da golf

    Gli standard sono quelli di Lignano: il suo mare Bandiera Blu e servizi con standard ai vertici: non mancano l’animazione per i bambini e le attività per i grandi come acquagym, pilates, body sculpture e tanto altro ancora. Ma Lignano Riviera è il lato “Slow” delle vacanze marittime in questa parte del Friuli Venezia Giulia. Sembra incredibile ma a poca distanza dal “divertimentificio” di Lignano è possibile fare una vacanza rilassante e silenziosa, immersa nella ricca vegetazione di una pineta secolare a fianco del fiume Tagliamento, attraversata da diversi chilometri di piste ciclabili e dotata di parchi, un campeggio, due porticcioli turistici e un golf club dove gli appassionati di questa disciplina sportiva possono contare su lunghi fairways e ampi green circondati da ostacoli d’acqua. A Riviera, punta estrema della penisola lignanese, il fiume Tagliamento si abbraccia alle acque del mar Adriatico regalando un paesaggio suggestivo, se non a tratti selvaggio. Chi ha il gommone troverà proprio sul fiume i due porti turistici, il Punta Verde e il Marina Uno, il cui nome si riferisce al fatto di essere il primo porto turistico dell’Adriatico.

    Cosa fare
    Il contesto ambientale di Riviera la rende ideale per la collocazione di parchi divertimento immersi nella natura, come il Parco Avventura Unicef, dedicato a tutti i bambini del mondo e attrezzato con otto percorsi installati a varie altezze sui pini, in totale sicurezza e in completa armonia con l’ambiente. Nei quattro ettari di parco ci sono inoltre una piscina scoperta, una pista di pattinaggio e il minigolf. Habitat ideale anche per gli animali, a Riviera è collocato anche il Parco Zoo Punta Verde, una delle migliori strutture del genere a livello europeo: in un giardino botanico di 10 ettari, tra flora locale e piante esotiche, si trovano più di 1.500 mammiferi, uccelli e rettili appartenenti a oltre 200 specie.

    SOSTA CAMPER
    • Camping Village Pino Mare, Lungomare R. Riva 15, Lignano Sabbiadoro (UD) – Tel. 0431 424424-5
    www.campingpinomare.it
    • Per brevi soste c’è un parcheggio con camper service in Viale Europa (zona Luna Park)

    INFO
    www.parcozoopuntaverde.it
    www.parcoavventuralignano.it
    www.golflignano.it

  • Là dove il Po si allarga in un immenso delta, fiume e mare si abbracciano creando un paesaggio unico, fatto di sabbia, alberi e distese d’acqua. Qui è il regno dell’anguilla e dell’airone, e l’uomo ha modellato città, paesi e stili di vita introno ai capricci di una natura generosa e implacabile.

    Fermatelo se ci riuscite. Il Grande Fiume scorre, e se lo fermi da una parte, trova un’altra strada. E infatti le Valli di Comacchio sono qualche chilometro al di sotto del delta, o almeno di dove è oggi il delta, perché secoli fa il fiume sfociava più a sud. Poi i sedimenti da lui stesso portati hanno modificato il percorso lasciando avvallamenti pieni d’acqua. L’area della quale parliamo si estende tra Ravenna e Comacchio: questi due centri meriterebbero da soli una visita approfondita. Ma siamo a una manciata di chilometri da Ferrara, peraltro raggiungibile in pochi minuti percorrendo il raccordo autostradale che va a innestarsi sulla E55, la strada che corre lungo l’Adriatico, qui come Statale, più a sud integrandosi con la A 14, e a nord perdendosi in Austria dopo aver attraversato il Veneto e il Friuli Venezia Giulia. Il colpo d’occhio è notevole: la vegetazione boschiva compete con i campi coltivati e dove non c’è ne l’una ne gli altri, distese d’acqua immobile. Per vedere il profilo di un monte qui occorre andare altrove.

    Mille anni fa il suolo dove oggi ci sono le valli di Comacchio si abbassò e riempì d’acqua portata dalle alluvioni. Poi il mare ebbe la meglio sull’acqua dolce e il risultato è quel cocktail salmastro che oggi sembra estendersi all’infinito. Per avere un’idea dell’estensione della zona, allora era una palude di 73mila ettari. L’uomo ha fatto la sua parte, convivendo con la malaria ha bonificato e incanalato ottenendo terre fertilissime. Ma si è anche -dovuto -arrendere l-asciando al suo posto quel gigantesco specchio d’acqua che si estende tra Comacchio e la foce del Reno, appena sopra Ravenna. Anzi, ha imparato a convivere con l’acqua attraverso la pesca, la caccia, i trasporti. E fa quasi impressione il contrasto tra natura selvaggia e la grandiosità delle opere umane: dall’Adriatico un canale porta verso Ravenna, un grande canale navigabile. Sulle sue sponde magazzini di ogni genere, aziende di trasformazione e migliaia di conteiner impilati pronti a scendere o a salire dalle navi per passare al rimorchio di un camion o ad appoggiarsi sul vagone di un treno. Appena oltre, dune di sabbia, giganteschi pini domestici con la chioma a cappello, distese d’acqua dalle quali di quando in quando si alza in volo un uccello dalle gambe lunghissime e dal collo sinuoso, grosse libellule mostrano i loro colori brillanti e in estate l’assordante verso delle cicale ci accompagna fino a dove il rumore del mare ha la meglio. Un paesaggio che continua per chilometri verso nord. Siamo ancora a due passi dalla Riviera Romagnola più famosa, quella di Rimini e Riccione, dei palazzoni e degli alberghi, ma qui sembra un altro mondo, è la nostra Camargue. E infatti occorreva la scoperta del “turismo intelligente” per rivalutare quest’area dove c’è spazio per tutti: le grandi spiagge attrezzate, case, alberghi e pensioni, ma anche un’infinità di posti nei campeggi ombreggiati dalle pinete e una natura che ci consente di fare passeggiate a cavallo, escursioni a piedi o in bicicletta, e, se volete entrare nel cuore del cuore delle valli, le gite in motonave in poche ore vi permetteranno di vivere un’esperienza unica.

    Tra tabarre, casoni e saline
    Eccoci qui, di fronte a noi una distesa d’acqua delimitata da argini sottilissimi da percorrere in bicicletta.

    Cerchiamo di immaginare com’era la vita da queste parti, dove la comunità si era organizzata con casoni e tabarre attraverso le quali pescare. E si pensi che le costruzioni sono cominciate ad essere realizzate in muratura a partire dal 1600. Fino a quel momento erano in canne e paglia, uno stile non troppo diverso rispetto a quello adottato dalle popolazioni lacustri del neolitico. Ma tutto cambia, e avere costruzioni in muratura con più vani serviva tanto all’organizzazione della stazione di pesca quanto alla vigilanza verso la pesca di frodo. Possiamo ammirarne ancora qualcuno. Un intelligente restauro ha permesso di salvare alcuni casoni di appostamento come quello di Foce, di Coccalino, di Donnabona e altri ancora, come due casoni da pesca: il casone Pegoraro e il casone Serilla, uno dei più importanti per vedere come l’uomo si ingegnò nella pesca attraverso il lavoriero tradizionale, una trappola fissa posta in acqua – un tempo costruito con cannette e pali di legno – che consiste in una serie di bacini comunicanti a forma di freccia e che consente di catturare le anguille separatamente da cefali e altri pesci d’acqua salmastra che migrano verso il mare per riprodursi. Del resto, le Valli di Comacchio erano celebri per la pesca all’anguilla come lo sono tutt’ora, anche se le trappole sono in cemento e griglia metallica… ma sfruttano lo stesso antico principio. Ma quando l’acqua del mare si ferma fa un altro grande regalo all’uomo: il sale. Le saline sono infatti un altro elemento importantissimo delle Valli di Comacchio. Sin dall’antichità l’uomo raccoglieva questo bene preziosissimo (è il più antico conservante per i -cibi) nei pressi di dove oggi c’è il canale Logonovo. Per un bene così prezioso non ci si faceva scrupolo di ricorrere alla guerra per assicurarsi la proprietà delle saline naturali, un po’ come oggi accade per il petrolio. Tant’è che per quest’area lo Stato Pontificio e Venezia non ci pensavano due volte a muovere le rispettive truppe, le une contro le altre. Nel 1810, in epoca napoleonica, fu realizzata una salina moderna per ottimizzare e aumentare la produzione e che continuò fino al 1984. Le saline si estendono per 600 ettari e si articolano in fitti intrecci di canali, specchi d’acqua, con chiuse e impianti di derivazione delle acque e alcuni casoni dismessi lungo il perimetro. Nel mese di agosto, in una salinetta ricavata per scopi turistico-didattici, è possibile assistere alla formazione del cristallo di sale. La salina oggi è una meta ambita dagli appassionati di bird watching, che con i loro tele obiettivi catturano le immagini dei numerosissimi uccelli che vi nidificano, compresi i fenicotteri rosa, in una delle più importanti colonie -italiane -insediata stabilmente. Se non conoscete la zona, la cosa migliore da fare per una visita interessante è organizzarsi con una guida (tel. 0533 81302 – 346 5926555 – info@podeltatourism.it). La passeggiata organizzata è di sette chilometri circa: ha inizio da Stazione di Pesca Foce, si percorre l’argine di Valle Fattibello, poi giunti al ponte di legno sul Canale di Foce si passa all’argine delle Saline tramite cui si arriva nei pressi di Torre Rossa e si prosegue per la Centrale Elettrica delle Saline.

    In bici lungo le valli, percorsi ciclabili per tutti
    Pedalare per qualche chilometro su un territorio che è difficile immaginare più piatto, è una cosa alla portata anche del ciclista più pigro.

    Dal Delta del Po fino a Ravenna sono numerosissimi gli itinerari segnati per le biciclette. Partendo dal centro storico di Comacchio, si può percorrere l’argine che costeggia Valle Fattibello fino alla Stazione da Pesca Foce, l’inizio delle Valli di Comacchio: avremo percorso circa quattro chilometri. Voltando a destra, si percorre l’argine Fossa Foce per sei chilometri fino alla Valle Zavelea: alla torretta di osservazione sui canneti della palude si possono ammirare gli uccelli che vivono in queste acque. Voltando a sinistra, proseguendo lungo l’argine a ridosso di Valle Uccelliera, un percorso lungo tre chilometri vi condurrà sino alla Salina di Comacchio, per un finale a tu per tu con il fenicottero rosa. Alla salina si può arrivare anche partendo da Lido degli Estensi. Infatti, percorrendo la strada che costeggia il porto turistico, si raggiunge il porto canale. Qui, all’altezza del cavalcavia della Strada Statale Romea, si imbocca la ciclovia per le Valli e le Saline di Comacchio. Proseguendo lungo la strada sterrata si arriverà alla chiusa idraulica, dove una torretta d’osservazione offrirà una vista spettacolare sugli specchi d’acqua salmastra. Si noti, durante il percorso, ciò che resta dell’antica Torre Rossa, cinquecentesca architettura posta a difesa del mare lungo l’antica linea di costa. Proseguendo lungo l’argine, si arriverà alla Stazione di Pesca Foce.

    L’Abbazia di Pomposa
    Capolavoro dell’arte romanica e bizantina a 12 chilometri da Comacchio.

    È un’escursione interessante e sarà molto bello farla in bicicletta partendo da Comacchio per un itinerario tra arte e natura. Il nucleo monastico benedettino si costituì intorno al VII secolo e raggiunse il massimo splendore nell’XI e nel XII secolo, diventando tra i centri spirituali d’Italia più importanti. Visitando la chiesa dell’abbazia potrete ammirare preziosi affreschi del Trecento di scuola giottesca e pavimenti a mosaico, l’Aula Capitolare, il Museo Pompo e il Refrettorio. Poi, letteralmente immersi nelle terre bonificate, si pedala su stradine semideserte fino ad arrivare al Gran Bosco della Mesola, foresta di 1.061 ettari acquistata nel 1490 da Ercole I d’Este e trasformata in grandiosa tenuta di caccia. Oggi è una riserva naturale di grande suggestione, protetta e popolata da cervi e daini. All’uscita del Bosco si trova la Torre dell’abate, antica chiavica legata alla Grande Bonifica intrapresa dal duca -Alfonso II d’Este nel XVI secolo. Per i più allenati è consigliata una deviazione fino al Castello della Mesola, costruito nelle forme attuali da Alfonso II alla fine del ‘500. Il grande edificio sorgeva al limite della tenuta di caccia del “Gran Bosco”.
    A Gorino Ferrarese, invece, sopravvive uno degli ultimi ponti di barche sul fiume, che lo collega alla sponda veneta. Il fenomeno di avanzamento della costa è testimoniato dalla posizione avanzata del nuovo faro che ha soppiantato più ad est la Lanterna Vecchia, oggi trasformata in osservatorio del birdwtching e ultima meta del nostro itinerario. Ma se non siete stanchi di natura consigliamo anche una puntatina alla Valle Bertuzzi, a cui si arriva percorrendo la Strada Provinciale Acciaioli (Lido Volano – Portogaribaldi). È una delle aree umide più suggestive del Parco del Delta del Po. Ha una superficie totale di circa duemila ettari, composta da tre bacini, le valli Bertuzzi, Cantone e Nuova, che sono a tratti separate da cordoni dunosi emersi dall’acqua. Questo ambiente è privato e utilizzato come valle di pesca e come azienda faunistico-venatoria. La vegetazione è principalmente caratterizzata da canneto e da piante alofile. Al centro, tra Valle Nuova e Valle Bertuzzi, cresce un boschetto di lecci abitato dai cormorani e dalle garzette che vi nidificano. L’avifauna è molto ricca: aironi bianchi e cinerini, sgarze ciuffetto e nitticore, cavalieri d’Italia, sterne e gabbiani. Data l’elevata salinità dell’acqua, specie nei periodi estivi, anche Valle Bertuzzi è diventata zona di sosta dei fenicotteri rosa, in forte aumento, tanto da lasciar credere una imminente loro nidificazione. Qui dal mese di aprile a fine ottobre è possibile -fare -escursioni in barca (per prenotazioni tel. 340 2534267 e vallidicomacchio@parcodeltapo.it).

    Comacchio, la città sull’acqua
    Comacchio è una cittadina dalle splendide architetture, la sua storia e i suoi ponti si riflettono nei canali.

    Intersecata dai ponti realizzati con i caratteristici mattoni rossi e che uniscono le isole delle quali è costituito il tessuto urbano, Comacchio è senza dubbio il centro storico più originale e affascinante del Delta del Po. Immancabile quando si viene da queste parti una passeggiata tra le sue chiese antiche, i mercati, i palazzi dei nobili o le case dei pescatori allineate lungo le strade e i canali. Questi, un tempo affollati dalle caratteristiche barche in legno lagunari, ora sono percorsi per lo più dai battelli che portano a spasso i turisti per il parco del Delta e per le valli. Modellata seguendo i capricci dell’eterna lotta tra terra e acqua, la città non ha un vero e proprio centro storico ma una successione dinamica di elementi dislocati, grosso modo, lungo due direttrici principali perpendicolari, una via di terra e una d’acqua. All’incrocio delle due direttrici ci imbattiamo nella piazza della Cattedrale, la piazzetta del mercato e l’antica loggia del grano, la torre civica e la piazza del Comune. Ai due estremi della via di terra i centri religiosi: Santa Maria in Aula Regia con il convento dei frati Cappuccini verso ovest e al capo opposto i resti dell’antico monastero di Sant’Agostino. Tra i due assi si stendono le case allineate e androni dai quali si accede ai canali secondari e alle vecchie rimesse delle barche, un tempo principale mezzo di locomozione.
    Il ponte dei Trepponti è il simbolo stesso di Comacchio. Risale al 1638 e costituisce il punto di unione tra il canale navigabile “Pallotta”, proveniente dal mare, e il centro della città. Caratteristico perché sotto la sua volta si dipanano le vie d’acqua interne attraverso una fitta rete di canali. Comprende cinque ampie scale (tre anteriori e due posteriori) ad arco a tutto sesto dalle quali si raggiungere la sommità, in pietra d’Istria. Altro ponte caratteristico è il Ponte degli Sbirri, eretto nello stesso periodo e costituito da tre arcate in mattoni e pietra d’Istria. Il nome piuttosto curioso deriva delle prospicienti carceri che un tempo ospitavano i detenuti di Comacchio. Non che questa città fosse particolarmente pericolosa, ma quando la pesca di frodo era punita con il carcere è facile immaginare il flusso di detenuti che entravano e uscivano. Sul Ponte degli Sbirri si innesta un quadrivio di canali che costituisce lo snodo d’acqua principale della città, da cui era possibile navigare in direzione del mare a est, verso il centro a nord, verso le Valli a sud, attraverso la Porta San Pietro, verso la zona destinata ai mercati a ovest. Da qui si stende verso sud il bellissimo quartiere di San Pietro, rimasto integro nel tempo. Sul quadrivio si affaccia la maggior concentrazione di meraviglie architettoniche. Costeggiando il canale di via Agatopisto si incontra il ponte di San Pietro; passando sull’altra riva e attraversando un piccolo ponte in cotto (ponte Pizzetti) – girando subito a sinistra – si segue il corso del canale di via Buonafede, arrivando nella parte retrostante dell’ex Ospedale. Da San Pietro, affiancando l’argine “Fattibello” per circa quattro chilometri, si arriva alla Stazione da pesca “Foce” all’interno del Museo delle Valli (centro visita con mostra sulle valli). Qui, oltre al centro di documentazione storico-ambientale, è possibile fruire di percorsi attrezzati con visita ai casoni da pesca e alle valli.

    E per divertirsi…
    Escursioni, pedalate, fotografia… E per i giovani in cerca di divertimento?

    La formula “Rimini” è un marchio di fabbrica che vende in tutto il mondo… Non poteva non coinvolgere le spiagge vicine di casa. Da Lido degli Estensi a Lido delle Nazioni, da Lido di Pomposa a Porto Garibaldi, per tutta l’estate il divertimento è assicurato tanto di giorno quanto la notte. Infatti, se sotto il sole si consumano i riti della tintarella, dello sport e degli svaghi da spiaggia, appena il sole scende infiammando il cielo di rosso, sale il volume della musica modulando le note di tutti i generi. Così, dopo una cenetta nel ristorante affacciato sulla spiaggia dove, a prezzi di solito ragionevoli, ci siamo gustati il celebre fritto di paranza, lo spaghetto con le vongole o l’anguilla come solo qui la sanno cucinare, per smaltire le libagioni potremmo pensare di ballare in spiaggia fino al mattino, circondati da migliaia di giovani. La località più “in” è il Lido di Spina, ma anche Lido delle Nazioni, Lido degli Estensi e Porto Garibaldi non scherzano affatto.

    Un ponte verso Atene
    Dal prosciugamento affiora una necropoli: i resti della città di Spina.

    La leggenda vuole che i fondatori della misteriosa città di Spina siano stati i Pelasgi, un popolo proto ellenico spinto nella foce del Po dalle burrasche. Un vero mistero, mentre si sa con certezza che Spina conobbe il massimo splendore a partire dal 540 a.C. con gli etruschi, quando era una città mercantile in rapporti di fiorente scambio con il mondo ellenico. Tra i prodotti che venivano scambiati con le celebri ceramiche greche c’erano i cereali, il vino e altri prodotti agricoli, e la carne di maiale salata, la bisnonna del nostro prosciutto crudo. I romani successivamente (che spostarono i traffici marittimi su Ravenna) misero la parola fine alla città di Spina aiutati dalle numerose alluvioni che modificavano la forma del territorio. Le costruzioni in legno e paglia fecero sparire ogni segno dell’antica città. La sua ricerca fu un vero e proprio giallo che appassionò gli studiosi di storia fin da medioevo. Nel 1922, in modo casuale, durante le opere di bonifica delle valli di Comacchio, affiorarono terracotte e bronzi che riaccesero le speranze degli studiosi. Finalmente! Migliaia di tombe (queste erano in muratura a differenza dell’abitato) e i ricchissimi corredi funebri permisero di scrivere la storia di una città della quale fino ad allora c’erano solo testimonianze scritte di greci e romani dell’epoca. Per scoprire i segreti di questa affascinante città e ammirarne i reperti il posto migliore è però Ferrara, nel Museo di Palazzo Costabili.

    Un personaggio celebre
    In queste terre si consumò un capitolo della storia del Risorgimento italiano: la morte di Anita Garibaldi.

    Vi dice nulla il nome Ana Maria de Jesus Ribeiro da Silva? Era il nome da signorina della meglio conosciuta Anita Garibaldi, donna decisamente intrepida che a fianco dell’eroe dei due mondi affrontò mille battaglie in America prima, e successivamente nel Risorgimento italiano, per morire tra le paludi di Comacchio. Dicono che non fu facile convincere Garibaldi a staccarsi da quel corpo nonostante avesse il fiato sul collo della polizia austriaca ben decisa a mettere la parola fine alla vita dell’eroe nazionale. Anita muore, incinta al quinto mese, per lo stress patito durante la roccambolesca fuga da Roma verso Venezia. Luoghi della memoria per gli appassionati di storia sono l’ex-fattoria Guiccioli di Mandriole, dove è stato allestito un piccolo museo storico dedicato alla sua memoria e alla figura di Giuseppe Garibaldi, e il cippo dove Anita fu sepolta per dieci anni fino al trasferimento dei suoi resti a Nizza nel 1859, e dal 1932 a Roma nel basamento del monumento equestre eretto in suo onore sul Gianicolo. Per arrivarci, percorrendo la Statale Romea verso nord, oltrepassato il Canale di bonifica in Destra Reno, al bivio si gira a sinistra su via Mandriole in direzione di Sant’Alberto. Poco oltre, imboccando sulla destra via Corriera Antica, si giunge in breve al cippo di Anita Garibaldi. Proseguendo su via Mandriole, dopo circa un chilometro, sulla destra è invece la fattoria Guiccioli.

    L’Anguilla, la regina delle Valli
    Data la conformazione unica della zona, le attività umane hanno lasciato importanti segni connessi alla pesca e alla vita di una civiltà legata all’elemento liquido.

    Disseminati lungo tutto il delta, infatti, rimangono a testimonianza gli innumerevoli “casoni”, dedicati alla pesca dell’anguilla. Per il Basso Ferrarese, e per Comacchio in particolare, infatti, l’anguilla non è solo un prelibato primo attore in cucina, ma è soprattutto un importante fattore economico e sociale, perché è proprio in questo paesaggio di ampi specchi vallivi, oggi ridotti dagli imponenti interventi di bonifica, che l’anguilla trova da secoli il suo rifugio. In questo ambiente umido, un tempo ostile alle genti che vi abitavano, l’anguilla è divenuta la principale fonte di sostentamento, capace di creare sviluppo economico e ricchezza. A lungo contesa da vallanti e fiocinini, difesa dai profondi cambiamenti ambientali, l’anguilla continua ad essere pescata seguendo tecniche antiche che sfruttano le maree autunnali e il naturale richiamo ch’esse esercitano sulle anguille mature. Puntando verso il mare, a centinaia esse finiscono chiuse nei “lavorieri”, sistemi di cattura un tempo di canne e oggi perfezionati con nuovi materiali, da cui sono prelevate poi per essere selezionate e conservate dapprima vive in vasche o in grossi cesti immersi (le bòlaghe), quindi tagliate, arrostite e immerse in salamoia di aceto e sale per essere confezionate e commercializzate. Da una lavorazione artigianale con lunghi spiedi di anguille messi ad arrostire di fronte a enormi camini, si è passati oggi ad un livello industriale con tecniche più consone alle esigenze dell’ampio mercato a cui il pesce viene destinato. L’anguilla resta comunque una specialità tipica comacchiese (la Sagra dell’Anguilla si svolge a inizio ottobre, info tel. 0533 310161), da gustare in innumerevoli modi: tra i 48 differenti piatti di anguilla, codificati nella regione, niente eguaglia l’odore intenso che sprigiona arrostita alla griglia. Il suo sapore delicato accompagnato dall’aspretto vino doc del Bosco Eliceo, anch’esso tipico dei terreni sabbiosi deltizi, fanno dell’anguilla un vero rito gastronomico a cui riesce difficile resistere.

    Da vedere… in breve
    Comacchio è ricca di pregevoli architetture.

    Un ideale itinerario di visita alla città può partire dal Santuario di S.Maria in Aula Regia per proseguire con la Manifattura dei Marinati (centro visita del Parco). Da qui, percorrendo il porticato dei Cappuccini, si arriva al centro della città: ecco la Cattedrale di San Cassiano e l’imponente torre campanaria. Proseguendo verso porta U. Bassi e portandosi – a sinistra – in via Cavour, si accede al Sacrario dei Caduti; costeggiando il canale – in fondo a destra – si arriva al rione Carmine, dove si può ammirare l’omonima chiesa dedicata alla Madonna. Salendo sul ponte antistante è chiaramente visibile uno scorcio della chiesa del Rosario – in via Sambertolo. Percorrendo piazza Folegatti prima, e via E. Fogli poi, si raggiunge la piccola chiesa di San Pietro, annessa all’ex Ospedale settecentesco San Camillo, ora Museo delle Culture Umane nel Delta del Po. La città sull’acqua si può visitare anche in barca. Diversi i punti di partenza offerti dalle associazioni volontarie che svolgono servizio gratuito di trasporto sulle caratteristiche “batane”, i cui attracchi sono posti all’ombra del ponte Trepponti. Di qui partono suggestivi itinerari che danno la possibilità di poter ammirare Palazzo Bellini e il contiguo Museo del Carico della Nave Romana. Non meno interessanti sono i dintorni di Comacchio. Percorrendo in auto l’estesa viabilità interna, lungo strade panoramiche, si può già avere un’idea del territorio del Parco. Le motonavi per la navigazione del delta si trovano nei porti di Gorino, Goro e Portogaribaldi: imbarcandosi per mezza giornata si possono ammirare la Sacca di Goro, la Valle di Gorino, l’isola del Mezzanino e altre zone alla foce del Po, mentre nelle valli di Comacchio è attivo un itinerario storico–naturalistico che permette di addentrarsi nello straordinario mondo della “civiltà della palude”.

    Cosa assaggiare
    La gastronomia si ispira alla ricca fauna ittica delle sue valli occupate da numerose specie di pesce bianco.

    Regina indiscussa della tavola tradizionale è sicuramente l’anguilla, che combina foggia e gusto adattandosi amabilmente ai diversi metodi di preparazione: in graticola, a brodetto, a becco d’asino o con le verze, salata, marinata, tagliata a braciolette… Dal centro storico di Comacchio fino a Porto Garibaldi e lungo tutti i sette lidi, è un pullulare di ristoranti e trattorie dove abili cuochi praticano la loro arte creando meravigliose sinfonie di sapori. Nei gustosissimi antipasti abbondano cozze, capesante, astici, canocchie, peveracci, vongole veraci, acquadelle, anguilla marinata, gamberetti… Qui trionfano risotti di mare e alla pescatora, d’anguilla e di pesce, spaghetti al granchio, alle canocchie e le immancabili zuppe di pesce. I secondi privilegiano grigliate di pesce e anguilla squartata spruzzata di limone, anche se gli esperti suggeriscono di gustarla al naturale o accompagnata dalla polenta. Poi ancora sogliole, soasi, passere, cefali, rombi, orate, branzini con seppie ripiene e spiedini di gamberi. Per esaltare i sapori della cucina comacchiese non c’è nulla di meglio dell’ottimo e corposo vino rosso del Bosco Eliceo Doc Uva d’oro, l’unico nettare che si sposa idealmente col pesce.

    SOSTA CAMPER
    • Spina Camping Village, via Del Campeggio 96, Lido DI Spina, Comacchio Tel. 0533 330179
    www.spinacampingvillage.com
    • Area attrezzata Le Saline, Fraz. Lido di Spina, via Salina 3 – Comacchio. Tel. 0533 330885 – 349 8328963.
    GPS: Lat: 44.659738 – Long: 12.227775.
    • Area attrezzata Cavallari, Villaggio San Carlo 9, Zona ex zuccherificio. Tel. 338 5408905 – 333 9435044.
    • Area attrezzata presso locanda “Il Varano” via Valle Oppio 6, Marozzo di Lagosanto, www.locandailvarano.it
    • Area attrezzata sosta camper, presso Azienda Agrituristica Quieto Vivere, via Raffaello Sanzio 96, Lido di Spina. Tel. 0533 318189.
    • Area attrezzata Oasi Park, via Cristina 84 – Bosco Mesola, Tel. 366 339 3859 – 0533 794386.
    GPS: N 44°52’06’’ – E 12°14’57’’.

    INFORMAZIONI
    • Manifattura dei Marinati: centro visite del Parco e laboratorio di lavorazione dell’Anguilla marinata tradizionale delle Valli di Comacchio, via Mazzini 200, tel. 0533 81742, manifatturadeimarinati@parcodeltapo.it 
    • Museo del carico della Nave Romana: via della Pescheria 2, Comacchio, tel. 0533 311316, musei@comune.comacchio.fe.it 
    • Parco Delta del Po: da aprile a fine ottobre è possibile fare escursioni in barca all’interno delle Valli. Per prenotazioni: tel. 340 2534267 – vallidicomacchio@parcodeltapo.itwww.parcodeltapo.it

  • A tu per tu con il Rinascimento italiano: questa è Ferrara, una città “monumento” ma anche un centro vitale e una città perfettamente a misura d’uomo. La bicicletta è il veicolo più naturale per spostarsi nelle sue strade sentendosi parte del tessuto urbano.

    Ferrara è una città straordinaria e simpatica. Ricca delle testimonianze del suo glorioso passato, ma ben proiettata nel suo tempo attraverso le numerose iniziative per promuovere arte e cultura e, perché no, il divertimento fine a se stesso. Del resto il popolo degli studenti della sua Università sono un bel motore in questo senso. Perdersi a Ferrara è difficile anche per il più imbranato dei viaggiatori: Il centro storico cittadino si concentra attorno alla Cattedrale. Accanto al Duomo sorgono i simboli del periodo comunale, i palazzi degli Estensi e un denso raggruppamento di monumenti storici dichiarato Patrimonio Mondiale dell’Umanità dall’UNESCO nel 1995. Per spostarsi in città oggi il comune promuove molto l’utilizzo della bicicletta attraverso piste e vie ciclabili e con la chiusura al traffico di ampie porzioni del centro storico. Ma l’amore o se preferite l’abitudine dei ferraresi a spostarsi in città in bicicletta affonda le sue radici sin dal tempo dell’invenzione del veicolo più ecologico pensato dall’uomo.

    Le sue strade prive di qualunque pendenza, in questo senso sono un prezioso alleato. In bicicletta si può affrontare un piacevole itinerario che dalle mura che circondano il centro storico, costituite da una rossa cortina di mattoni che si staglia contro il verde dei terrapieni alberati, porta fino al fiume Po, attraverso un facile percorso di circa 17 chilometri. Dal Castello Estense, si arriva alla Porta degli Angeli, si ammira il Torrione del Barco e si prosegue per il Giardino delle Capinere, gestito dalla LIPU. Si attraversano Porta Paola, risalente al sec. XVII, e Porta di S. Pietro, che conduce verso una delle zone monumentali più importanti della città. Dal Torrione S. Giovanni, la cui struttura circolare è tipica dell’architettura militare rinascimentale, si gode di una vista molto suggestiva. Bisogna, però, salire sul terrapieno, un vero e proprio viale alberato di tigli, per scorgere il Cimitero Ebraico e la Certosa. Una parte del percorso ciclabile si svolge nel Parco Urbano e nella tranquilla campagna ferrarese, fino a raggiungere la meta del percorso, ovvero l’argine del Po presso il Centro visite dell’Oasi dell’Isola Bianca.

    L’Isola Bianca è una delle più antiche isole fluviali del Po: esiste dal XV-XVI secolo e in estate e primavera offre un panorama di ricca vegetazione -abitata da oltre 76 specie di uccelli, patrimonio naturalistico gestito dalla LIPU. L’accessibilità all’oasi è garantita anche ai disabili per mezzo di un natante e di sentieri appositamente attrezzati, in ogni caso le visite vanno prenotate con anticipo. Ma restiamo in città e concentriamoci sulle sue strade. Sì, perché qui c’è qualcosa di diverso rispetto il solito centro di origine romana a strade che si inetrsecano o di origine medioevale a cerchi concentrici. Buona parte dei riconoscimenti che l’Unesco ha conferito alla città derivano dall’Addizione Erculea, il progetto urbanistico voluto da Ercole I d’Este e realizzato da Biagio Rossetti: un’area monumentale nella parte nord della città che termina con una prospettiva architettonica compresa tra il Castello Estense e la Porta degli Angeli. Queste due Opere sono unite dal lungo Viale degli Angeli – oggi Corso Ercole I d’Este – che andando a intersecarsi con un altro viale disposto in -direzione est-ovest crea il Quadrivio degli Angeli formato da Palazzo dei Diamanti, Palazzo Prosperi-Sacrati e Palazzo Turchi di Bagno. Il centro storico della città è un vero inno all’architettura medioevale per il gran numero di edifici e centri storici. Il simbolo dei simboli di questa città è il suo castello, che davvero ci riporta indietro alle battaglie di un tempo attraverso una struttura difensiva che sembra creata a Hollywood con tanto di fossato difensivo ancora pieno d’acqua. Per altro non sono molti i castelli in Europa che possono vantare questo tipo di integrità. Inevitabilmente è il primo edificio che si va a visitare quando si arriva a Ferrara. Realizzato in mattoni e a pianta quadra, ha quattro torri difensive con altane. Fu costruito alla fine del trecento dagli Este, non tanto per difendersi da chissà quale esercito nemico, ma per le rivolte popolari mosse da parte dei ferraresi stufi delle continue tasse e gabelle che la casata imponeva al popolo. Peraltro in una di queste rivolte Nicolò II d’Este fu costretto a consegnare alla folla il suo “consigliere finanziario” Tommaso da Tortona (ma si provvide a conferirgli i sacramenti prima di “liberarlo dai suoi obblighi”). La gente amava così tanto il riscossore del marchese che di lui non restò più nulla. Nei primi anni del 2000 è stato completato il restauro del castello che oggi è aperto per buona parte al pubblico ed è diventato il centro degli eventi culturali in città. Non distante dal castello c’è la Cattedrale di San Giorgio, sede dell’Arcidiocesi di Ferrara e Comacchio. Risale al 1100 e fu realizzata con facciata principale e laterali in stile romanico. Più tardivo il campanile costruito nella seconda metà del 1400 incarnando nello stile lo spirito rinascimentale dell’epoca, opera che tuttavia restò incompleta. Di fronte alla cattedrale ecco il Palazzo della Ragione, altro secolo altro stile. Risale infatti alla prima metà del 1300 ed è realizzato in mattoni che disegnano lo stile gotico. Quello che vediamo oggi è purtroppo un restauro poco attento eseguito dopo la Seconda guerra mondiale a seguito di un incendio. Non distante c’è la sede dell’Università. Questa un tempo era nel trecentesco Palazzo Paradiso che oggi ospita la Biblioteca comunale Aristotea, che ha tra i suoi volumi la più completa raccolta di edizioni dell’Orlando Furioso di Ludovico Ariosto che qui visse e morì nel 1533, alcune lettere del Tasso e una copia della bibbia appartenuta niente meno che al severo predicatore domenicano Girolamo Savonarola. L’Università di Ferrara ha una storia antichissima. Nasce alla fine del 1300 e vide laurearsi sui suoi banchi personaggi del calibro di Niccolò Copernico, quel signore, per intenderci, che intuì che probabilmente non era la terra al centro del Sistema solare ma il sole stesso. Del resto erano anni favorevoli alle nuove idee e alle arti umanistiche e la corte estense ospitava i migliori poeti dell’epoca come Matteo Maria Boiardo, Ludovico Ariosto e Torquato Tasso, e veri giganti della pittura, la cosiddetta “officina ferrarese”, come Andrea Mantegna, Giovanni Bellini, Tiziano, Dosso, Scarsellino e molti altri le cui opere si possono ammirare alla Pinacoteca nazionale a Palazzo dei Diamanti.

    Ferrara ha anche le sue pagine buie: dal 1200 fu un importante centro ebraico che prosperò e la cui comunità contribuì a rendere ricca e culturalmente vivace la città. Un sorriso che si spense con le persecuzioni del Novecento ad opera del governo fascista e che culminarono con l’eccidio accanto al fossato del castello. Si ispirano a questa vicenda due celebri romanzi di Giorgio Bassani, Il Giardino dei Finzi Contini e la Lunga Notte del 43. •


  • È la principale isola dell’Arcipelago Pontino. Fuori stagione è una meta molto apprezzata da escursionisti in cerca di luoghi autentici.

    L’Arcipelago Ponziano è composto da due gruppi di isole di origine vulcanica, il primo dei quali comprende oltre a Ponza Gavi, Zan-none e Palmarola, mentre il secondo comprende Ventotene e S. Stefano. La conquista da parte dei romani ha lasciato ancora oggi tracce indelebili, come le mura in opus reticulatum, le grotte seminaturali adattate a piscina-vivaio o a serbatoio, i resti di ville e le rovine di un anfiteatro. Ponza ha la forma di una lingua di terra vulcanica che si restringe fino a 200 metri tra Cala dell’Inferno e Cala dell’Acqua. Possiede 41 km di coste frastagliate e ricche di bellezze naturali. Per la sua formazione ci sono voluti almeno 500 mila anni e a tutt’oggi è una terra in continuo movimento e incessantemente modellata dal mare. Da un punto di vista ambientale, l’isola offre infinite opportunità non solo legate alla balneazione e, fuori stagione, è una meta molto ambita dagli escursionisti. Molte sono le opportunità combinate bici e trekking o gite in barca. L’isola un tempo viveva di agricoltura e particolarmente pregiato era il suo vino. Nonostante sull’isola ci sia ancora molto verde, oggi sono rimasti pochi terreni coltivati. At-tual-men-te l’isola vive di turismo, commercio e pesca; a quest’ultima, un tempo, partecipavano anche le donne, abili quanto gli uomini nel remare. In passato le principali attività erano la pesca dicorallo, e aragoste e la vendita di queste ultime vive nel porticciolo.
    Il fascino dell’isola raccolto in pochi km di strade asfaltate che collegano i diversi paesi.
    Non c’è una estesa rete di strade ma in pochi km si può compiere un vero viaggio sulla cresta dell’isola. Magnifica pedalata sulla dorsale della maggiore tra le isole Ponziane che fuori dai periodi di alta stagione diventa un’oasi di pace tutta da “navigare” esplorandola in bicicletta. La strada che attraversa l’isola collega i centri di Ponza e Le Forna ed è interamente asfaltata. L’itinerario non è lungo: infatti, tra andata e ritorno non supera i 17 km, e può essere facilmente percorso in bicicletta. I tratti più impegnativi sono la strada Panoramica tra Ponza e Campo Inglese che si sviluppa in 5 km per un dislivello di 170 m e, sulla strada del ritorno, il tratto tra Le Forna e Campo Inglese per un dislivello di 125 metri in 2,2 km. Con una mountain bike o una buona bici da turismo dotata di tripla moltiplica, le pendenze imposte dalle strade dell’isola sono superabili in agilità anche da cicloturisti non troppo allenati. La formula migliore per scoprire l’isola prevede l’uso della bici per gli spostamenti su strada e il prolungamento a piedi su magnifici sentieri per avere una percezione completa dell’isola. In particolare la prima delle due escursioni a piedi consigliate è quella verso la Punta Incenso, attraversando l’omonima piana, partendo dal ristorante Angelino: meraviglioso il panorama sulle pareti tufacee della Punta Incenso e sull’isolotto di Gavi. L’altra passeggiata suggerita è quella che parte dal porto di Ponza e raggiunge il Faro della Guardia passando per la Scarrupata, affacciandosi sui faraglioni del Calzone Muto. Periodo consigliato: tutto l’anno, esclusi i mesi caldi e affollati di luglio ed agosto.

    DA NON PERDERE
    • La Baia Chiaia di Luna
    • Il porticciolo di Cala Fonte
    • Il Giro dell’isola in barca
    • Festa di San Silverio a Le Forna, Festa della Madonna della Civita, della Santissima Maria Assunta
    • Museo Etnografico Gerardo Gazzella

    INFORMAZIONI
    www.comune.ponza.lt.it
    www.prolocodiponza.it
    www.infoponza.it
    www.ponza.it
    www.ponza.com
    www.vetor.it
    www.caremar.it
    www.snapnavigazione.it

    NEGOZI BICI
    • Tuttociclo – tel. 0771.267608, via Tacito, 13 – Formia (LT)

    GUIDE MTB
    • Rocco Gallo – tel. 338.7433795
    Maggio 2009

  • Una conca di dolci pendii protetti dalle aspre montagne bellunesi, terreno speciale per pedalare su percorsi alternativi tra fitti boschi e paesi.

    Teatro dei campionati europei marathon di mountain bike 2006, Chies d’Alpago, principale centro dell’omonima valle, è posizionato a 718 m di altitudine nella provincia di Belluno, e dominato a nord da una lunga catena di aspri rilievi, dal Teverone (2.347 m) al Cavallo (2.251 m.), proprio in zona di confine con il vicino Friuli.
    L’estensione territoriale di Chies è in gran parte occupata da una fitta vegetazione boschiva, talora intervallata da piccole valli e da conche laterali.
    Un’altra importante località è Tambre d’Alpago, ai piedi del Monte Cavallo in una zona di boschi e prati che diradano dolcemente, a valle, verso il Lago di Santa Croce e, a monte, verso la Foresta del Cansiglio: un piccolo centro molto apprezzato dagli sportivi soprattutto perché è un punto di partenza eccezionale per molteplici itinerari da fare a piedi, a cavallo o in bicicletta; la sua vicinanza al lago di santa Croce, dove è possibile praticare windsurf, lo rende ottimo per gli amanti degli sport acquatici. Il monte Dolada è un trampolino di lancio molto frequentato da chi pratica parapendio e d’inverno, quando il Cansiglio si copre di bianco, le piste della ski area offrono grandi emozioni agli amanti dello sci di fondo e dello sci alpinismo.
    Una citazione anche per Puos d’Alpago, tra lo splendido bacino di S. Croce e le dolci e soleggiate colline prealpine, che gode di buona fama per la posizione turisticamente allettante durante la bella stagione, e per Pieve d’Alpago, il cui territorio è sempre stato sede di presidio per l’ottima visuale che offre sull’area lacustre di S. Croce e sulla vicina foresta del Cansiglio, ma che grazie al rapporto privilegiato con la vicina montagna, ha oggi enormemente incentivato la sua connotazione sportiva diventando meta degli amanti di sci, escursionismo, parapendio e deltaplano. Molte escursioni immerse nei boschi sono accessibili da qualsiasi paese della conca. Posizionata al confine con il Friuli, la conca di Alpago è una palestra ideale per la mountain bike grazie ai due versanti posti a lato del fiume Tesa, con Pieve, Chies e San Martino a fare da punto di partenza per salire verso il rifugio Dolada a sinistra del versante e quello di destra, in direzione del rifugio d’Alpago, che si prende ancora da Chies o dai paesi Lavina-Tambre. Il giro circolare completo in entrambi i sensi è possibile con una parte asfaltata (da Pieve a Lavina-Tambre o viceversa).
    Per pedalare su strada, a parte i saliscendi che uniscono i paesi della conca, è consigliabile scendere a Ponte nelle Alpi per poi risalire nel Cadore, oppure andare verso il Nevegal affiancando il lago Santa Croce che tra l’altro è possibile pedalare per l’intero periplo.
    Molto bella, per natura e tranquillità. la salita che arriva ai 1.565 m slm di Monte Pizzoc dopo aver “sconfinato” nel friulano Cansiglio che si prende poco sotto Tambre passando prima dal pian d’Osteria.

    DA NON PERDERE
    • Museo di Storia Naturale a Chies
    • Sagra delle Sciosele a Chies
    • Villa Patt-De Manzoni a Sedico
    • Museo Civico Archeologico a Mel
    • Necropoli Paleolitica a Mel

    Periodo consigliato: da aprile a settembre.

    INFO TURISTICHE
    • APT Tambre, tel. 0437 49277, Tambre (BL)
    • APT, tel. 0437 7470193, Località Lamosano (BL)

    INFORMAZIONI
    www.infodolomiti.it
    www.alpago.bl.it
    www.provincia.belluno.it

    Bike hotel
    • Albergo all’Alba, tel. 0437 439700, Tambre (BL)
    • Sant’Osvaldo, tel. 0438 585353, Farra d’Alpago (BL)

    Negozi bici
    • Campeggio Sarathei, tel. 0437 46996, Farra d’Alpago (BL)
    • Genzianella, tel. 0438 581962, Tambre (BL)
    • Eurovelo, tel. 0438 57176, viale Matteotti 89, Vittorio Veneto (TV)

    Guide mtb
    • Luca De Cia tel. 347 2229118