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Sapori e tradizione

  • C’è sempre una buona ragione per passare un weekend in camper o una breve vacanza sul Lago di Garda. Anche sotto Natale. Ecco cosa succede nel Garda Trentino

    Ora che le acque sono decisamente fredde e le giornate brevi, gli scorci sul lago si fanno struggenti, acquistando un fascino particolare. L’acqua ha cambiato colore e riflette come uno specchio le luci dei paesi che si affacciano sulle sue sponde. Luci che in questo periodo dell’anno si intensificano con le luminarie natalizie e sembrano voler far dimenticare che l’inverno è iniziato, ricordando a tutti che Natale sta arrivando.

    E nella porzione del Garda Trentino tutto è pronto per questa festa particolarmente sentita soprattutto dai bambini. Perché loro lo sanno che, Babbo Natale, c’è. Anzi, anche quest’anno è venuto a prender casa nel Garda Trentino… Una soluzione comoda anche per i genitori che non dovranno spingersi nella lontana Scandinavia per farlo incontrare ai piccoli in un clima magico e fiabesco. Tutti gli orari, i programmi e gli indirizzi sono consultabili sul sito www.gardatrentino.it/inverno

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    La casa di Babbo Natale

    Babbo Natale vi aspetta nella sua casa, dal 2 al 30 dicembre, all’interno della Rocca di Riva del Garda. E le vie di Riva del Garda, fra scenografie di luci e addobbi, completano questa magia. Nella Casa di Babbo Natale i bambini possono curiosare in tutte le stanze, senza esser rimproverati. Anzi, devono. È la principale attrazione del programma natalizio del Garda Trentino, che ogni anno attira bambini e adulti da tutta l’Italia come dai paesi limitrofi. Del resto, giocare nell’officina di Santa Klaus, scrivere la letterina direttamente dal suo ufficio postale e ascoltare da Babbo Natale in persona i racconti dei suoi viaggi in tutto il mondo nel castello fatato di Riva del Garda, è un’esperienza unica. L’ufficio postale – zeppo di buste, timbri e pacchetti – è il posto ideale dove scrivere e imbucare la propria letterina. Dopo una sosta nella camera da letto e un salto nel guardaroba, i piccoli possono liberare la loro fantasia con i giochi e i lavoretti dell’Officina; e poi, assaggiare la merenda di Natalina e conoscere Babbo Natale che li allieta con i suoi racconti: il più bel regalo che potrete fare ai vostri figli.

    Vedi programma completo

    Calendario – La Casa di Babbo Natale è aperta ogni fine settimana di dicembre, in queste date e orari: venerdì 2 (14.00 – 18.30), sabato 3 (14.00 – 18.30), mercoledì 7 (14.00 – 18.30), giovedì 8 (10.00 – 19.00)
    venerdì 9 (12.00 – 19.00), sabato 10 (12.00 – 19.00), domenica 11 (10.00 – 18.30), venerdì 16 (14.00 – 18.30), sabato 17 (14.00 – 18.30), domenica 18(10.00 – 18.30, mercoledì 21 (14.00 – 18.30), giovedì 22 (14.00 – 18.30),venerdì 23 (14.00 – 18.30), martedì 27 (14.00 – 18.30), mercoledì 28 (11.00 – 18.30), giovedì 29 (11.00 – 18.30) e venerdì 30 (11.00 – 18.30).

    Prezzi – Biglietto di entrata: € 4,00
    Ridotto per bambini dai 3 ai 14 anni: € 3,00
    Bambini fino a 2 anni: gratuito
    Speciale biglietto famiglia (due adulti e due bambini): € 15,00

    www.casadibabbonataleriva.it

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    Arrivano i mercatini di Arco!

    E poi gli immancabili tradizionali Mercatini di Natale, luogo ideale per deliziare il palato e acquistare prodotti artigianali per se o per delle idee regalo davvero originali e di qualità.

    Sono diversi quelli che si svolgono nel comprensorio del Garda Trentino, ma il più importante e quello di Arco, che abbina suggestioni nordiche e tipicità locale in un’atmosfera accogliente e festosa. Nelle quaranta casette allestite nelle piazze del centro troverete presepi di ogni genere, candele e i celebri prodotti naturali della zona. E per un’idea regalo davvero originale le comode pantofole in stile tirolese, i maglioni d’alpaca, sciarpe, guanti e cappelli, e poi giocattoli in legno, giochi educativi e di società.

    Se il freddo è pungente sarà un vero piacere sorseggiare un caldo bicchiere di brûlé di mele o scottarsi le dita sbucciando le caldarroste da un cartoccio, o ancora mordendo uno strauben (le grandi frittelle dolci condite con la marmellata o zucchero). Potrete anche fare scorta di formaggi tipici e confetture naturali di frutta. E poi… sorpresa! Per la gioia dei bambini caprette e asinelli che non aspettano altro che farsi accarezzare.
    Durante il fine settimana è possibile partecipare alle visite guidate del centro storico della città, visitare le mostre dei presepi o fare il giro del centro storico a bordo del trenino. La colonna sonora sarà garantita da spettacoli musicali e concerti natalizi che allieteranno ancor di più l’atmosfera. Il 10 dicembre, il mercatino rimane aperto fino alle 21.30 e il Castello di Arco sarà illuminato da un meraviglioso spettacolo pirotecnico.

    Il mercatino nei “Borghi più belli”

    Magiche atmosfere anche a Canale di Tenno e Rango nel Bleggio, due dei “borghi più belli d’Italia”. Dal venerdì alla domenica, tra le suggestioni uniche dei vicoli e piazzette di questi paesi dove il tempo sembra davvero essersi fermato, sono allestite le bancarelle che mettono in mostra l’artigianato locale e le prelibatezze gastronomiche, tra musica, profumi e aromi del Natale. A Canale di Tenno, la magia continua la notte della Vigilia e la giornata di Santo Stefano, con il caratteristico presepe vivente accompagnato da zampognari e canti natalizi.

    A Rango nel Bleggio si celebrano la tradizione e gli antichi riti, i prodotti dell’artigianato, i piatti tipici locali, i profumi e i suoni caratteristici del Natale con zampogne, fisarmoniche e canti di pastori. Visitando entrambi i mercatini e timbrando l’apposita cartolina, si avrà in regalo un gadget natalizio.

    Sosta camper

    Riva del Garda

    Camper Parking, via Brione, tel. 0464 557675 (Altogarda Parcheggi e Mobilità)

    Torbole

    Camper Stop Torbole, via al Cor, 2/A, tel. 0464 548204 – www.camperstoptorbole.com

    Arco

    – Parcheggio al Ponte, via Caproni Maini (Loc. Prabi), tel. 0464 583528 (Polizia Municip.)

    – Camper service, Viale Rovereto (Loc. Caneve), tel. 0464 583528 (Polizia Municip.)

    – Parcheggio San Pancrazio, Viale S. Caterina, tel. 0464 583528 (Polizia Municip.)

    Tenno

    Area Sosta Le Terre del Sole, Loc. Lago di Tenno, tel. 348 8222981- www.garda-terredelsole.it

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    L’Accademia degli Elfi

    Bambini, volete imparare a diventare Elfi, celebri aiutanti di babbo Natale? L’Accademia degli Elfi continuerà a impreziosire l’appuntamento di Riva del Garda con Santa Klaus, richiamando per quattro weekend famiglie da tutta Italia. La partecipazione però è riservata solo a chi alloggerà nelle strutture convenzionate, alberghi e per gli ospiti camperisti del campeggio “Al Lago” di Riva del Garda che aderisce al progetto.

    Ma attenzione, i requisiti che i voi bambini dovrete avere sono severi:

    • esperienza nel settore dei giocattoli;

    • amore per gli animali, in particolare nordici;

    età inferiore ai 12 anni.

    Li avete tutti e tre? Bravi! Dal venerdì sera alla domenica pomeriggio, passerete un intero, coinvolgente fine settimana in compagnia di Elfo, l’Efficiente Leader dei Folletti Operosi, per diventare elfo qualificato e per incontrare di persona Babbo Natale nella sua Casa in riva al Lago di Garda. Nel campeggio riceverete dagli elfi sorprendenti comunicazioni (anche notturne!) sugli appuntamenti del giorno successivo, fino al conseguimento del diploma di “elfo qualificato”, acquisito dopo aver svolto le molteplici attività previste dal programma. 

    http://www.gardatrentino.it/it/accademia-degli-elfi-lago-di-garda/

  • Da nord a sud dello Stivale, i mercatini di Natale sono un’occasione per scoprire e riscoprire città e borghi avvolti da una magica atmosfera e il clima di festa conquista grandi e piccini. Dove trovare i villaggi di Babbo Natale, le tradizioni più suggestive e le bancarelle più gustose?

    Sul prossimo numero di Vita in Camper NOVEMBRE/DICEMBRE 2016 in edicola a fine ottobre troverete tutte le info su: date, approfondimenti e possibilità di sosta dei migliori Mercatini di Natale 2016, non perdetelo…

    L’inconfondibile profumo di vin brûlé e il piacere di stringerne una tazza calda e fumante tra le mani, mentre dal cielo comincia a scendere qualche fiocco di neve. Per non parlare poi della miriade di lucine accese di sera, le bancarelle colorate e i dolci tipici delle feste. I mercatini di Natale sono una festa per tutti, sia per chi cerca di godersi la magia dell’Avvento e delle tradizioni, sia per chi vuole andare a caccia dell’ultimo regalo. Dai piccoli borghi dell’arco alpino alle metropoli e alle città affacciate sul mare, l’offerta è molto varia, a partire dalla Valle d’Aosta.

    VALLE D’AOSTA, ARTIGIANATO E DOLCI EVASIONI

    Si fa shopping tra gli chalet alpini, circondati dalla neve, oggetti d’antan e specialità valdostane

    A fare da apripista è il mercatino di Chambave, un solo giorno, un’unica occasione per trovare l’idea regalo che più fa al caso nostro. L’appuntamento è già fissato in piazza per domenica 27 novembre 2016, dalle 9 alle 17.30. Ad aspettare i visitatori, bancarelle, originali oggetti di artigianato, prodotti tipici della zona, animazione musicale e punti di ristoro allestiti appositamente per l’occasione.

    Il viaggio continua poi verso il capoluogo, Aosta, grazie all’iniziativa Marché Vert Noël. Ogni giorno ci si può aggirare tra gli chalet e le strade della città per scoprire cosa offre l’artigianato locale: si trovano candele, saponi, ceramiche artistiche e utensili in legno, ma anche abiti in lana cotta, prodotti enogastronomici valdostani e gli immancabili addobbi natalizi.

    IN PIEMONTE, TRA RICETTI E VILLAGGI DI NATALE

    La magia dell’Avvento anima borghi e cittadine: si scopre la vera grotta di Babbo Natale a Ornavasso, il Villaggio di Govone e il suggestivo ricetto di Candelo. Senza dimenticare Santa Maria Maggiore…

    La vera grotta di Natale? Si trova a Ornavasso, in provincia di Verbania, nelle immediate vicinanze di Domodossola. Nella stessa provincia di Verbania, nel cuore dalla Valle Vigezzo, un’altra tappa obbligata dell’itinerario dei mercatini, Santa Maria Maggiore.

    Spostandosi in provincia di Cuneo, la ricerca dei più bei mercatini di Natale della Regione ci conduce fino a Govone, Il Magico Paese di Natale, ospitando spettacoli, tradizioni popolari, eventi dedicati ai sapori del territorio e ai bambini.

    Un’atmosfera diversa ma non meno suggestiva si vive a Candelo, uno dei Borghi più Belli d’Italia, Bandiera Arancione del Touring e Meraviglia Italiana, con un Ricetto (fortificazione del tardo Medioevo) tra i meglio preservati in Europa. Borgo di Babbo Natale, interamente pensata per far felici i bambini. Babbo Natale in persona accoglierà i visitatori all’interno del Ricetto medievale raccogliendo le letterine e i desideri dei più piccoli.

    IN LOMBARDIA, NEL SEGNO DELLA TRADIZIONE

    Dagli Obej all’Artigiano in fiera, a Milano si rispetta il rito delle feste. E a Bergamo? La sorpresa si trova in Val Seriana.

    “O bej! O bej!” esclamavano i bambini in dialetto milanese, spinti dalla gioia di vedersi regalare dolciumi e giocattoli. Questo accadeva nel 1510, quando Giannetto Castiglione, inviato papale, decise di distribuire, al suo primo arrivo a Milano, doni per i più piccoli della città. Da allora il rito si ripropone ogni anno: il valore e il significato negli anni sono cambiati, così come la location (da Sant’Ambrogio ci si è spostati davanti al Castello Sforzesco), ma l’appuntamento è rimasto nel cuore dei milanesi. I mercatini della Fiera degli Obei torneranno anche quest’anno nel ponte dell’Immacolata, nel giorno di Sant’Ambrogio, e offriranno dolci, prodotti di ogni genere e provenienza, un carico di luci profumi e colori.

    Da Milano si passa alla provincia di Bergamo, dove nella cittadina di Castione della Presolana, dove vanno in scena i Mercatini di Natale di Castione: tipiche casette in legno degli artigiani, la capanna della Natività, atmosfere magiche, luci sfavillanti, jingle natalizi e specialità di stagione da gustare sotto le stelle.

    IN VENETO, NATALE IN PIAZZA E NEL BORGO

    Tra Verona e la Marca trevigiana alla caccia del regalo giusto, tra mercatini, presepi e alberi addobbati.

    Nell’attesa che arrivino le feste, Verona si trasforma da città di Romeo e Giulietta e teatro di concerti sotto le stelle a città di Natale, fiabesca e suggestiva. Tradizionale appuntamento con i mercatini in piazza a Verona. L’Arena e gli eleganti edifici di piazza dei Signori faranno da cornice alle caratteristiche casette in legno del Christkindlmarkt, che vendono dolci natalizi, prodotti gastronomici, addobbi in legno, vetro e ceramica, illuminate da luminarie mozzafiato, grazie all’iniziativa Verona si Veste di Luce.

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    ALTO ADIGE, NATALE GREEN

    Autenticità e sostenibilità, queste le due parole d’ordine che distinguono i 5 mercatini dell’Alto Adige.

    In Alto Adige si lavora affinché l’Avvento sia vissuto nel pieno rispetto dell’ambiente, obiettivo che si raggiunge avendo un approccio parsimonioso con le risorse, adottando una mobilità sostenibile, gestendo correttamente i rifiuti e utilizzando solo prodotti locali e stagionali. Questo garantisce ai visitatori di trovare pezzi di artigianato artistico altoatesino originali e di poter ammirare dal vivo l’arte degli antichi mestieri. Caratteristiche che si ritrovano nel famoso mercatino di Bolzano.

    Sempre in Alto Adige, da non perdere i Mercatini di Merano, che oltre allo shopping offrono anche l’occasione di rilassarsi alle Terme  www.termemerano.it/it, l’ideale dopo una giornata nel freddo dell’inverno, e di passeggiare tra alberi di Natale d’artista. A Bressanone bancarelle addobbate candele fatte a mano, addobbi di natale e palline di vetro dipinte, statuine del presepe, articoli da regalo e decorazioni tirolesi.

    Il famoso mercatino di Natale di Brunico conquista con un’atmosfera particolare, creata dalle lucine delle luminarie e dalle dolci melodie natalizie. Qui si comprano gli Zelten, i biscotti al panpepato, il vin brûlé, per coccolarsi mentre si passeggia tra gli stand artistici degli artigiani. Da non perdere poi la sfilata dei Krampus, un evento eccezionale

    Il mercatino di Vipiteno, ospitato nella suggestiva cornice del borgo alpino: tra le facciate colorate delle abitazioni e le vie del centro, il profumo di cannella e spezie, di legno e dolci e biscotti fatti in casa, come i “Lebkuchen” (torta della vita), guida i visitatori tra le casette degli artigiani.

    IN TRENTINO, LE TRADIZIONI DEL NATALE ALPINO

    Luci, profumi, presepi e bancarelle: la quint’essenza dei mercatini natalizi si trova qui.

    Quando in inverno si pensa al Trentino, il pensiero non corre solo verso le sue famose piste da sci innevate, ma anche ai suoi numerosi mercatini, punto di riferimento per scoprire le tradizioni e i simboli legati a un particolare luogo. Uno di questi è certamente quello di Trento Città del Natale, il centro storico sarà animato da giochi e laboratori per bambini, da concerti itineranti dei gruppi vocali e bandistici e dei Cori di Montagna.

    Più raccolto e di grande fascino il mercatino di Natale di Rango, uno dei Borghi più Belli d’Italia, situato nelle vicinanze delle Terme di Comano, ad accogliere i visitatori, lanterne colorate, musiche suonate dalle zampogne e un percorso con alberi addobbati secondo le tradizioni degli altri Borghi più Belli d’Italia.

    NELLE MARCHE, IL NATALE CHE NON TI ASPETTI

    Nella provincia di Pesaro e Urbino, da “Candele a Candelara” alla “Festa della Befana” di Urbania, dal castello di Babbo Natale a Frontone e Gradara ai mercatini con nevicate artificiali di Mombaroccio.

    Il Natale nella provincia di Pesaro e Urbino è una cosa seria. Basta vedere il ricco palinsesto di “Il Natale con non ti Aspetti”, che fa di questa zona delle Marche una delle realtà meglio organizzate in Italia sul fronte dei mercatini natalizi e delle tradizioni. La particolarità che contraddistingue ogni evento è l’attenzione nei confronti dell’artigianato artistico e delle tipicità gastronomiche della zona.

    Lasciamoci dunque conquistare dalla magica atmosfera del Natale con Candele a Candelara con l’originale mercatino delle candele che illuminano il borgo ottocentesco di Candelara con una luce morbida e soffusa. Trovarsi circondati da migliaia di fiammelle accese è uno spettacolo emozionante 

    Si prosegue dunque guidando verso Urbino, dove si tiene la Festa del Duca d’inverno. Mercatini, eventi e arte animano anche Fano

    Il Castello fa invece da scenario al Natale di Frontone, dove ci si addentra nel Castello di Babbo Natale, un mercatino di artigianato artistico ospitato nel maniero del XI secolo, e al borgo di Gradara

    A Pesaro l’appuntamento è invece con E’ Natale, con spazi dedicati alla gastronomia del territorio ed eventi pensati per i bambini, mentre per gli amanti della birra, ad Apecchio, con i Mercatini di Natale nella città della birra E per chiudere i festeggiamenti? Si sa, “l’Epifania tutte le feste porta via”; quindi tutti a Urbania per la Festa Nazionale della Befana, che ha il suo culmine con la discesa acrobatica della vecchina dalla torre campanaria del comune. 

    IN BASILICATA, MONTICCHIO IN FESTA

    La vista spettacolare dei due laghi di Monticchio introduce ai mercatini allestiti a Badia di San Michele

    Tutto è già pronto per i mercatini di Natale di Biancabbazia, a Monticchio, nella splendida cornice della Badia di San Michele. Oltre 40 stand permetteranno ai visitatori di provare i sapori originali del Vulture e di testare la qualità dell’oggettistica di artigianato.

    NATALE FUORIPORTA

    Innsbruck

    I mercatini di Natale sono l’occasione per organizzare anche qualche interessante gita fuoriporta. Magari a Innsbruck capoluogo del Tirolo, dove si trovano ben quattro mercatini. Il primo è allestito nel centro storico, collocato sotto il Goldenes Dachl, il tettuccio d’oro. Qui si respira l’atmosfera più autentica e si tocca con mano la tradizione, girovagando tra gli stand che vendono un po’ di tutto: dalle idee regalo di artigianato alla gastronomia, passando per gli immancabili Kiachln, una sorta di ciambelle natalizie. Gli altri mercatini si trovano poi in via Maria Teresa, con bancarelle di cristalli e vetri scintillanti, in piazza Marktplatz, dove si trovano anche le giostre, e al Castello Hungerburg raggiungibile con il “Nordkettenbahn”, un moderno trenino che dal centro città si arrampica in alto sui monti

    Rovereto

    Il Natale come momento di ritrovo, ma anche di accoglienza e Pace, una Pace frutto di conquiste e di una conoscenza che può scaturire solo dall’incontro tra diverse culture e tradizioni. È proprio questo il cuore pulsante del Natale dei Popoli di Rovereto, che coniuga le atmosfere magiche della festa, da sempre sinonimo di incontro, con l’attenzione per i mondi lontani e i temi meno scontati.

    San Marino

    Ambientato nel centro storico di San Marino, è uno dei più suggestivi Natali al mondo, dichiarato patrimonio dell’umanità dall’UNESCO. Il Natale delle Meraviglie è un evento incantevole nel quale il Natale che sarà si fonde con il fascino millenario di un luogo incantato sospeso nel tempo. Un Natale originale, interattivo, sostenibile e visionario.

    Abbadia San Salvatore

    Sul Monte Amiata si prepara un Natale “oltre la neve” “Città delle Fiaccole”, sarà il centro di una serie di eventi che offriranno la possibilità di scoprire una montagna diversa, fatta per sciare ma anche per dedicarsi ad itinerari culturali attraverso i quali scoprire arte, antiche tradizioni, sapori e saperi di altri tempi.

    Foto: Azienda di Soggiorno e Turismo di Bolzano – Innsbruck Turismo – A. Campanile – Fritz Witzig –

  • Appuntamento autunnale a Monaco di Baviera per la festa della birra più famosa del mondo. La città, la manifestazione e le istruzioni per l’uso per brindare alla birra nuova in ottima compagnia

    A giudicare dal tutto esaurito che registrano i noleggiatori di camper nei giorni corrispondenti all’Oktoberfest, verrebbe da pensare che questa è una festa per camperisti e il colpo d’occhio nell’Oktoberfest Camping a München-Riem lo confermerebbe. In realtà passati i cancelli del Wiesn, il parco che ospita la grande manifestazione, sono oltre sei milioni i visitatori che berranno altrettanti litri di birra e oltre, la metà degli arrivi a Firenze in un’intera annata turistica… Vengono serviti (dati dello scorso anno) 114 buoi e 58 vitelli, mentre il numero dei polli sfugge alle statistiche. Hanno un bel dire i bavaresi, che con una certa nostalgia ricordano quando questa era la festa tutta per loro: si tratta di un affare colossale che muove decine di milioni di euro e promuove l’immagine della Baviera e dei birrifici di Monaco in tutto il mondo. Preparatevi dunque a un grande evento, a emozioni forti, a lunghe attese e a essere testimoni di uno degli eventi più unici al mondo. Se non avete intenzione di sedervi e bere fino allo sfinimento, preparatevi anche a visitare questa bella città, le cose da vedere sono tante e tutte interessanti. Cosa aspettate? La festa inizia il 17 settembre e finisce il 3 ottobre, siamo sicuri che in quel lasso di tempo riuscirete a trovare un posto a sedere anche se non avete prenotato… Proprio così, se avete dimestichezza con il tedesco e contattando le aziende produttrici di birra è possibile avere, con un po’ di fortuna, il vostro posto prenotato. Un consiglio: le grandi compagnie di amici sono quelle che fanno più fatica a sistemarsi. Contenetevi (in tutti i sensi), se possibile, e tutto sarà più semplice.

    Iniziamo dalle informazioni base, perché per chi non è mai stato all’Oktoberfest potrebbero essere preziose. Gli orari innanzitutto: si comincia a bere presto, alle nove o alle dieci del mattino a seconda dei giorni, in compenso alle 22,30 servono l’ultima birra e alle 23 finisce tutto. Se non volete rendervi ridicoli evitate di chiedere una piccola, una media e altri formati strani. Qui si servono boccali da litro al costo di circa 10 euro, l’entrata all’Oktoberfest è invece gratuita. Il litro sembra una grande quantità di birra, ma non conosco nessuno che sia uscito dopo averne bevuto uno solo. Solo l’amore dei tedeschi verso le regole (comprese quelle relative al Codice della strada) ha fatto sì che gli stand di Löwenbräu, Paulaner e Spaten servano anche birra analcolica. Insieme alla birra potete ordinare anche da mangiare: pollo, stinco, bue allo spiedo, crauti… non si sgarra dalla tradizione. Nei tendoni non si entra con zaini e zainetti: chiamatela sindrome da terrorismo, se volete, ma il timore maggiore è che spariscano i boccali (lo scorso anno in ottomila l’hanno comunque fatta franca, tanti sono i boccali che non sono mai tornati alla base). Le ragazze che servono ai tavoli hanno stoica pazienza e teutonica precisione ma aiutatele nel loro lavoro; non accetteranno il vostro bancomat, la carta di credito e nemmeno il pezzo da 500 euro che gli esibirete: portate banconote di piccolo taglio e monete in abbondanza per sveltire la situazione. Siamo all’Oktoberfest, non in paradiso, e le grandi concentrazioni di persone catalizzano borseggiatori da ogni dove: il consiglio è quello di indossare un gilet multitasche dove distribuire telefonino, chiavi, soldi. State tranquilli, ci sono ingenti forze di sicurezza e anche task force internazionali di agenti in borghese (sì, anche italiani) che danno una mano ai colleghi di Monaco per reprimere prontamente reati o, più comunemente, comportamenti molesti da parti di chi ha alzato troppo il gomito: oltre 2.000 interventi lo scorso anno.

    Arrivano gli osti!
    Tutto inizia sabato 17 settembre con l’arrivo degli osti al Wiesen e dura fino a domenica 2 ottobre

    La parata ha dello spettacolare, sono circa un migliaio che alle 10.45 e per un’ora sfileranno per Sonnenstrasse, Schwanthalerstrasse, fino alla Theresienwiese: carrozze decorate trasportano le belle e scollate cameriere, riproduzioni degli antichi carri delle fabbriche di birra monachesi trainati da grandi cavalli o da buoi, guidati da birrai in abiti tradizionali, il tutto accompagnato dalle coloratissime orchestre tradizionali (che non mancheranno di intonare “O’ sole mio” e simili in onore degli ospiti italiani durante le libagioni). In testa il “Münchner Kindl”, il monaco simbolo di Monaco (scusate il bisticcio di parole) che a cavallo guida il corteo. Il fatto che sotto il saio ci sia una bella ragazza rende tutto più gaio. Segue il carro del Borgomastro, il sindaco, che alle dodici in punto con maestria martellerà la spina nella prima botte pronunciando “O’zapft is!”. Da quel momento inizieranno a scorrere fiumi di birra dalle botti verso i boccali per tutti gli stand. Il giorno dopo è la volta della sfilata dei costumi tradizionali e degli “Schützen”, gli sparatori. Inizia alle ore 10.00 e dura un paio d’ore. La parata si svolge per le strade del centro ed è lunga ben 7 chilometri: gruppi folcloristici, uniformi storiche, orchestrine, bande di fanfare e suonatori, sbandieratori, danzatori e carrozze storiche. Peccato che per partecipare alle sfilate occorra munirsi di un biglietto piuttosto costoso (circa 50 euro il sabato e 60 la domenica) che può essere acquistato in prevendita attraverso il sito www.muenchenticket.de.

    Oltre la birra
    Fuori dai tendoni è tutta una festa: il Theresienwiese è pieno di stand e passeggerete accompagnati dal costante profumo dei wurstel fumanti e di irresistibili dolci. 

    Combatterete con la tentazione di acquistare ogni sorta di gadget, dal -copricapo tipo cappellaio magico con i -colori bianco-celeste della baviera all’elmetto per trasportare e bere con un sistema di cannucce due birre contemporaneamente, passando per il tipico cappellaccio in feltro grigio decorato con il nastro bavarese… Vi sentirete parte di una partita più grande di voi. Ovviamente non potrete non -acquistare un boccale commemorativo dell’evento, anche se sapete già destinato a prendere polvere per gli anni a venire. Il Luna Park è un vero spasso: le attrazioni sono adatte sia per chi viene con la famiglia sia per gli spericolati della giostra… Ma la cosa più divertente è osservare gli ubriachi alle prese con improbabili manovre per salire su una giostra, che si sfidano al martello o al tirapugni o che tentano di salire una rampa d’accesso e cadendo fanno cadere tutti quelli dietro di loro: uno spettacolo nello spettacolo. Sazi di birra e di tanto divertimento potreste affrontare una passeggiata in centro. In una ventina di minuti si arriva in Marienplatz, la piazza centrale di Monaco, famosa anche per lo Glockenspiel, l’enorme carillon che tre volte al giorno (alle 11, alle 12 e, da marzo a ottobre, anche alle 17) fa alzare il naso all’in sù per ammirare lo spettacolino del movimento delle statue meccaniche sulla torre del neogotico Neue Rathaus. Il carillon è disposto sui due piani: il movimento nella parte alta rappresenta i festeggiamenti per il matrimonio del duca Guglielmo V con la principessa Renate von Lothringen, mentre in quello inferiore è rievocata l’antica danza dei bottai. Ma la piazza è un tripudio di monumenti e simboli, come la Mariensäule, la colonna di marmo che si erge al centro della piazza sulla cui sommità è sistemata la statua in bronzo dorato della Madonna, patrona della Baviera. Altro edificio è l’Alte Rathaus (Vecchio Municipio), del 1400, nella cui torre è ospitato il Museo del giocattolo. Quindi l’ottocentesca Fischbrunnen, la fontana del pesce: qui è tradizione di buon auspicio sciacquare il portafoglio il mercoledì delle ceneri. Marienplatz è parte della vasta isola pedonale che coinvolge le principali strade del centro storico, perfetto per una passeggiata tra le bellezze -architettoniche della capitale della Baviera e per conoscere, magari in un’atmosfera un po’ più raccolta, le celebri birrerie storiche e di rappresentanza dei birrifici cittadini. Non distante da Marienplatz si incontra la più vecchia chiesa di Monaco, St. Peter, con il campanile dalla caratteristica cupola a lucernario, uno dei simboli della città e dal quale si gode di uno splendido panorama. Nei pressi di Marianplatz c’è il Viktualienmarkt, il mercato coloratissimo che si svolge tutti i giorni dal lunedì al sabato. La Neuhauser e la Kaufinger Strasse sono le strade più animate di Monaco con negozi, ristoranti e spettacoli di strada. In quest’area visitiamo il Duomo Frauenkirche, particolare per i suoi “campanili gemelli”: la cattedrale risale alla fine del ‘400 e una leggenda narra che l’impronta del piede presente sul pavimento all’ingresso sia del piede del diavolo. Bella da vedere anche la chiesa dei frati Teatini, la Theatinerkirche. Altra piazza molto caratteristica è Stachus, chiamata Karlsplatz, con due bei palazzi che la chiudono a semicerchio. Nei pressi c’è il giardino botanico.

    Una lunga e schiumosa storia
    Tutto comincia da una festa di matrimonio nell’ottobre del 1810: roba in grande stile, si intende.

    Gli sposini erano niente meno che il principe ereditario Luigi, il futuro Re Luigi I, con la Principessa Therese di Sachsen-Hildburghausen. Gli invitati furono numerosi. In pratica tutta Monaco, dai nobili alle maestranze. Una corsa di cavalli alla quale assistette anche la famiglia reale concluse le feste nuziali: fu una festa per tutta la Baviera! Reali e cittadini ci presero gusto e si diedero appuntamento per l’anno successivo. Quel giorno nacque l’Oktober-Fest. Se nei primi decenni la festa consisteva nella corsa dei cavalli, una fiera dell’agricoltura, qualche giostrina e alcuni punti dove si serviva birra, già negli ultimi anni dell’Ottocento birrifici e osti cominciarono a far sorgere grandi capannoni perché gli avventori potessero sedersi e bere tranquillamente qualunque fosse l’andamento stagionale. Di pari passo cresceva il Luna Park, che nella seconda metà dell’ottocento cominciò ad essere un vero fenomeno di moda.

    DA VEDERE A MONACO

    PINACOTECHE
    Alte Pinakothek: è dedicata alla pittura europea dal XIV al XVIII secolo. Le opere di Dürer, Rembrandt, Rubens e Leonardo da Vinci ne fanno una fra le più prestigiose gallerie del mondo.
    Neue Pinakothek: raccoglie la pittura europea a partire dal tardo Settecento.
    Pinakothek der Moderne: a livello mondiale è uno dei più grandi musei delle arti figurative del XX e del XXI secolo. Info: Barer Str. 40 – München – Tel. +49 (0)89 238 05 360 – www.pinakothek.de

    MUSEI
    Deutsches Museum – Museo della Scienza e della Tecnologia. Barche a vela, modelli d’atomo, mulini a vento, sonde spaziali, locomotive diesel, robot industriali, organi a canne e tanti altri capolavori della scienza e della tecnica. Con i suoi 50.000 mq di superficie è uno dei musei più grandi in assoluto. Fanno parte del Deutsches Museum anche il Verkehrszentrum, dedicato ai trasporti, inaugurato nel 2003 nei padiglioni della vecchia Fiera, e il Cantiere aeronautico di Oberschleissheim che espone numerosi velivoli. Tel.: +49(0)89/21 79 – 1 – www.deutsches-museum.de
    BMW Museum: il museo della BMW, nel caratteristico edificio avveniristico che somiglia ad una tazza argentea, fa parte dei musei di Monaco di maggior richiamo. La mostra “Zeithorizont” illustra la storia avvincente dell’evoluzione della tecnica: dalle storiche auto sportive ai prototipi scientifici, fino ai progetti futuristici di automobili e motociclette. É possibile infine informarsi anche su temi attuali, come i sistemi di propulsione alternativi, il riciclaggio e la gestione del traffico. Petuelring 130 – München – Tel: +49(0)89/382 25 652. Orario di apertura estivo tutti i giorni dalle 10 alle 22.
    • Hofbräuhaus: una birreria famosa in tutto il mondo nelle cui ampie sale possono trovare ristoro almeno 5.000 clienti. Si trova alla Platzl (Piazzetta) in pieno centro e dal 1852 viene gestita dalla Regione Baviera. Per questo la sua fabbrica di birra oggi si chiama Staatliches Hofbräuhaus in München (Birreria statale di Monaco). È aperta tutti i giorni dalle 9.00 alle 23.30. www.hofbraeuhaus.de
    • Castello e parco di Nymphenburg: il vasto complesso barocco, nei sobborghi occidentali di Monaco, è un significativo esempio di corte barocca e ospita significative collezioni artistiche. I preziosi arredi del castello e i ritratti delle “bellezze” amate dal re Luigi I, fanno di Nymphenburg una delle attrazioni di maggior richiamo di Monaco.
    • Neues Rathaus (Municipio): imponente edificio neogotico. Di grande richiamo e famoso in tutto il mondo è il carillon, nella sporgenza della torre. Lo si può vedere in funzione tre volte al giorno: alle 11, alle 12 e alle 17 (da novembre a febbraio solo alle 11 e alle 12). Dalla cima della torre, alta 85 metri, si gode una bella vista di Monaco. Marienplatz 8.
    • Viktualienmarkt: il più grande mercato della frutta e verdura della città. A mezzogiorno si può fare uno spuntino in una delle invitanti bancarelle e, d’estate, si può bere una birra nel Biergarten ai piedi del famoso albero della cuccagna dagli inconfondibili colori bavaresi. Orario: dal lunedì al sabato fino alle 20.00 – novembre-febbraio fino alle 18.00. •

    SOSTA CAMPER

    Oktoberfest-Camping München-Riem: De-Gasperi-Bogen – München – Tel: +49 (0)89 / 99650706
    Il parcheggio speciale Oktoberfest Camping si raggiunge prendendo l’autostrada A99 fino all’incrocio München-Ost e poi la A94 fino all’uscita Feldkirchen-West, seguendo le indicazioni Messe/ICM (Fiera di Monaco). Da qui l’Oktoberfest si raggiunge in circa 20 minuti con la metropolitana U2 fino a Innsbrucker Ring, poi U5 fino a Theresienwiese.
    www.oktoberfest-camping.com
    • Si segnala un secondo parcheggio per camper, vicino all’area della festa, allestito nella Westendstraβe 208. Da qui l’Oktoberfest si raggiunge con la metropolitana U4/U5 scendendo alla 3° fermata (Theresienwiese).

    Campeggi
    Thalkirchen: Zentralländstraße 49
    The Tent: In den Kirschen 30 – www.the-tent.com
    Nord-West, Auf den Schrederwiesen 3 – www.campingplatz-nord-west.de
    Obermenzing, Lochhausener Straße 59 – www.campingplatz-muenchen.de

  • Ogni anno a novembre si tiene la Festa del Torrone, un evento che non celebra solo il famoso dolce cremonese, ma l’intera cultura e tradizione della città. All’ombra del Torrazzo vanno in scena rievocazioni, spettacoli e tanta musica: l’occasione ideale per programmare un viaggetto.

    La patria del torrone non poteva avere un nome più azzeccato: Cremona evoca subito i dolci sapori, i profumi e la pacata morbidezza che contraddistinguono il tipico dolce.
    Per celebrare la tradizione pasticcera della cittadina ogni anno si celebra la Festa del Torrone.
    Torrone & Torroni
    La città si anima grazie a questa grande festa all’insegna del gusto.
    L’evento non è solo un momento di alta gastronomia, è anche un evento culturale che propone un ricco programma fatto di rievocazioni storiche, spettacoli e musica. Non dobbiamo infatti dimenticare che Cremona è anche la capitale mondiale dell’artigianato musicale, la terra di grandi liutai, il luogo dove nascono i magnifici violini Stradivari. L’organizzazione della festa ha cercato quindi di promuovere la città in tutti i suoi aspetti, basandosi su un elemento di forte richiamo come può essere il torrone. La cornice della manifestazione è il centro storico, che nei tre giorni di fiera si riempie di bancarelle, stand, saltimbanchi, musicisti e acrobati, assumendo connotazioni davvero particolari. Tra un pezzo di torrone al cioccolato e uno alla vaniglia vi potrà capitare di incontrare trampolieri in abiti medioevali, dame e valorosi cavalieri che si cimentano in sfide di abilità.

    La città Vecchia
    Piazza del Comune è il centro di Cremona, sede dei principali monumenti e ovviamente della Festa del Torrone.
    Di chiaro stampo medioevale, la piazza raggiunse il suo massimo splendore durante l’età comunale, quando Cremona era diretta concorrente di Milano. Sono stati realizzati nel Duecento i due principali edifici civili: Palazzo del Comune e la Loggia dei Militi. Quest’ultima rappresenta uno dei migliori esempi di architettura civile lombarda. Sotto il suo portico, riportato in auge nel 1871 dopo il restauro dell’architetto Marchetti, è conservato lo stemma marmoreo di Cremona sostenuto da due Ercoli che ricordano la leggenda che vuole l’eroe greco come fondatore della città. Ancora più famoso è però il Torrazzo, l’imponente torre campanaria che coi suoi 111 metri domina l’angolo nord-est della piazza così come il record di più alto campanile in muratura in Italia. Fu realizzato in due fasi successive e questa bipartizioni è chiaramente visibile nella struttura doppia canna, ossia a due torri concentriche inserite una nell’altra tra le quali si sviluppa la scala. La data di realizzazione è perciò difficile da stabilire anche se è sicuro che il Torrazzo venne completato nel 1305. Al suo fianco si erige la Cattedrale di S. Maria Assunta, fondata nel 1107, e il Battistero che nella pianta ricorda quello di Firenze e Parma. Questo lato della piazza viene perciò “affettuosamente” chiamato dai cremonesi piazza Duomo, un po’ a sottolineare la doppia funzione civile e religiosa del centro di Cremona.
    La chiesa mantiene la classica pianta romanica ( la basilica a croce latina) alla quale si sono però sommati nel corso dei secoli dettagli degli stili più diversi, con una forte dominanza di gotico e barocco. Il risultato è tuttavia molto armonico e la cattedrale rappresenta uno dei vanti dell’architettura italiana. Chiude la piazza sul lato sud il Battistero, di cui gli interni costituiscono la parte più interessante. In particolare contrasta col resto dell’arredo il fonte battesimale cinquecentesco realizzato in marmo rosso ad opera di Trotti. Un puro vezzo estetico.

    Violino Stradivari

    Violino Stradivari

    Il museo Stradivariano
    In via Ugolani Dati, 4 ha sede lo spazio espositivo dedicato al grande liutaio, le cui opere si ammirano anche a Palazzo Comunale.
    Essendo a Cremona è impensabile non visitare il museo dedicato al più grande costruttore di violini della storia. Il museo è diviso in tre sezioni di cui la più interessante è sicuramente quella che ospita gli attrezzi di lavoro di Antonio Stradivari provenienti dal suo laboratorio. Ci sono oltre 60 strumenti ad arco esposti (e questi costituiscono la seconda sezione), ma se ne possono ammirare altri anche nella Collezione “Gli Archi di Palazzo Comunale”, dove tra gli altri, si trova il “Cremonese 1715” e il “Vesuvius”.
    Dopo la visita, se la giornata è bella e avete portato con voi la bici, potete rilassarvi con una pedalata lungo il Po. Gli itinerari percorribili sono tre: uno che resta in città e due che esplorano l’immediata provincia. La pista ciclabile cittadina parte dalle Colonie Padane e seguendo la strada alzaia del Po porta in città fino alle ex fornaci Frazzi. Durante il tragitto si attraversa Bosco ex Parmigianino restando sulle vie Bosconcello e Boscone. Vi ci vorranno circa tre ore per completare il giro, ma l’assenza di pendenza vi garantirà una biciclettata davvero soft, adatta anche ai poco allenati o ai bambini. E magari facendo un po’ di moto riuscirete a smaltire un po’ delle calorie accumulate durante la Festa del Torrone!

    Cosa acquistare
    Torrone, torrone e ancora torrone! Il souvenir perfetto è sicuramente questo da scegliere in tutte le possibili varianti: morbido, duro, aromatizzato, ricoperto, in stecche o a “torroncini”. Restando nella tradizione gastronomica potrete anche riempire le dispense con l’ottima mostarda. Molte botteghe abbinano le confezioni al colore del contenuto realizzando dei veri e propri oggetti d’arredo. Se poi siete dei violinisti potrete acquistare dai liutai cremonesi l’arco dei vostri sogni, ma mettete in preventivo di ben pagare l’alta qualità del prodotto.

    Cosa mangiare
    Si dice che il primo libro di cucina, il “De honesta voluptate et veletudine”, fosse stato scritto nel 1475 da un cremonese: Bartolomeo Sacchi detto il Platina. È quindi facile intuire che la cucina di Cremona sia ottima, anche se basata su prodotti semplici ben elaborati. LA fa da padrone ovviamente il torrone la cui ricetta tradizionale si tramanda da generazioni e ogni mastro pasticcere ne dava una personale interpretazione. Ancora oggi le maggiori case dolciarie specializzate su questo prodotto hanno a Cremona la loro sede. Ottimo il bollito misto, la cui preparazione, per ottenere il ricco sapore, richiede l’impiego di tre diverse qualità di carne: manzo, testina di vitello e gallina, a cui viene aggiunta la lingua. Una volta cotta la carne viene accompagnata dalla mostarda di frutta. Quella cremonese ha la particolarità di essere realizzata con frutta intera. Grande attenzione è infine dedicata ai contorni di verdure dell’orto.

    Sosta Camper
    A Cremona c’è un’area attrezzata per camper in piazza Libertà (proseguimento di via Mantova) denominata “Foro Boario”. Gratuita, illuminata, custodita, con camper service e colonnina per rifornimento acqua potabile è aperta tutto l’anno e ha spazio per circa 700 mezzi. Dista circa 500 metri dal Centro Storico, mentre la fermata del bus per raggiungere le altre zone periferiche (San Sigismondo, Zona Porto Canale, Zona Fiera, Fiume Po, ecc.) dista circa 100 metri. L’area è facilmente raggiungibile arrivando dall’autostrada: si percorre via Mantova seguendo per il Centro. Dopo circa 1,7 chilometri si arriva in piazza Libertà. In alternativa si possono seguire le indicazioni per lo Stadio in quanto il parcheggio è proprio attiguo alla struttura sportiva. Per avere ulteriori informazioni si può contattare l’APT di Cremona (tel. 0372 23233).
    Coordinate GPS N 45° 82.570 E 10° 1.8586 .

    INFORMAZIONI
    Cremona è una delle undici provincie della Lombardia, nota come la “città delle tre T”: turòon, Turàs, tetàs ovvero torrone, Torrazzo e tettone appellattivo dato alle prosperose Cremonesi. Nel pieno della pianura Padana, ha un territorio completamente pianeggiante plasmato dall’azione dei fiumi che ne influenzano la vita e l’aspetto. Il Po segna il confine meridionale, ma scorrono nella provincia di Cremona anche l’Adda, l’Oglio, il Serio e il Tormo.
    Museo Stradivariano, via Ugolani Dati 4
    www.museodelviolino.org
    www.turismocremona.it

  • Festa pomodori - Umago Cittanova Verteneglio Buie

    Prodotti tipici e vini, tutti gli eventi enogastronomici di Umago, Cittanova, Verteneglio e Buie.
    Un vero e proprio calendario dei piaceri anima l’estate delle quattro perle dell’Istria nord occidentale, in Croazia: Umago, Cittanova, Verteneglio e Buie. Un territorio vario e ricco di  gusti e sapori, quello istriano, dove trovano spazio da una parte i frutti dell’Adriatico, che caratterizzano soprattutto le località costiere, e dall’altra i prodotti che vengono da coltivazioni e allevamenti dell’entroterra. Dai vini, come il Moscato dolce protagonista a Momiano, al festival dedicato al pesce a Verteneglio, ai pomodori fino al noto Istria Gourmet Festival.

    A fine Luglio la manifestazione gastronomica, unica del suo genere in Croazia, dedicata alla verdura più popolare dell’estate è la Giornata dei pomodori che si tiene il 30 luglio 2015 a Umago. Un’ottima opportunità per assaggiare le diverse varietà di pomodori e per soddisfare qualche curiosità su questo ortaggio. Diversi sono i programmi di divertimento, si possono degustare i piatti a base di pomodoro e la famosa šalša, la popolare salsa di pomodori che abbinata alla pasta è parte integrante di ogni menu mediterraneo. A completare il tutto: mister pomodoro, il concorso di bellezza per premiare la varietà migliore e il più grande pomodoro di tutti.

    Martedì 16 luglio a Carigador, Verteneglio, sarà la volta invece del Carigador Fish Fest. Una rilassante serata estiva in riva al mare, il profumo del pesce fresco cotto alla griglia e la dolce melodia della fisarmonica. Sul piccolo molo, lungo il porticciolo, si svolge l’autentica festa del pesce, con le specialità culinarie, il vino istriano e i prodotti locali, accompagnati dalla musica dal vivo, che animano il romantico e suggestivo borgo di pescatori.

    L’Istria Gourmet Festival
    Col finire di luglio una manifestazione gastronomica di alto livello si accompagna all’appuntamento sportivo per eccellenza. Durante l’ATP Croatia Open di Umago, il torneo di tennis noto a livello internazionale, si tiene infatti l’Istria Gourmet Festival, dal 17 al 26 luglio 2015. Per il sesto anno consecutivo, il Taste Istria Zone presenta selezionati prodotti istriani tra cui vini, oli d’oliva, tartufi, formaggi e prosciutto. Numerosi i punti di degustazione per assaporare le delizie istriane.
    Quest’anno, in un ambiente appositamente progettato, Istria Gourmet Restaurant introdurrà Zigante Ristorante, un ristorante con una lunga tradizione di piatti con tartufo istriano, professionalmente preparati dallo chef Damir Modrušan. Inoltre per la prima volta, una moderna interpretazione di piatti istriani sarà rappresentata da un superbo servizio di catering di LF ristorante, noto al pubblico istriano per la creatività dello chef Robert Perić.

    Non manca l’appuntamento dedicato ai vini con i migliori sommelier internazionali e le degustazioni delle eccellenti etichette autoctone istriane. Tra gli altri sarà presente anche Paolo Basso, sommelier dal palato eccezionalmente sensibile e una grande esperienza in materia di vini rari e pregiati. Otto volte finalista nei concorsi di sommelier internazionali, ha iniziato la sua carriera professionale, vincendo il titolo di miglior sommelier nel 1997 in Svizzera, miglior sommelier europeo nel 2010, miglior sommelier del mondo nel 2013 a Tokio.

    Tutti i colori dell’Istria
    Coste chilometriche e spiagge accarezzate da un mare cristallino, villaggi di pescatori che colorano l’entroterra e affascinanti borghi ricchi di cultura e storia. Siamo in Istria, nella parte nord occidentale, quella più vicina al confine italiano, dove sorgono 4 perle dell’Adriatico: Umago, Cittanova, Verteneglio e Buie. Un territorio ricco di meraviglie naturali, una tradizione culinaria che gode dei prodotti locali, strutture di lusso e comfort con centri benessere all’avanguardia: tutto questo assicura una vacanza all’insegna di cultura, wellness e buona cucina. Un ventaglio di colori, profumi e sapori!

  • Testo: Alessio Gabbi – Foto: D.R.

    Un viaggio tematico nella Repubblica Ceca a caccia di castelli, residenze rinascimentali nelle più belle città storiche, fortificazioni circondate da foreste avventurose, eventi e cultura, per una vacanza fuori dall’ordinario 

    Conoscere la Repubblica Ceca viaggiando di castello in castello. La Boemia e le altre regioni di questo straordinario paese sono percorse dalla Via delle Rocche. Questa strada tematica – istituita in Germania nel 1954, appena sgretolata la “cortina di ferro”- è stata fatta proseguire fino a Praga. A farla tutta sono oltre 1.000 chilometri di percorso che collegano centinaia di castelli, palazzi e fortezze. È senza dubbio uno dei più suggestivi itinerari turistici dell’Europa Centrale che da Mannheim conduce a Praga. In questo servizio abbiamo scelto di considerare solo il tratto Ceco: scopriamo questo paese migrando sulle orme di re, imperatori, vescovi, duchi, cavalieri per quattordici castelli e un monastero, tutti bellissimi, e che custodiscono la storia degli ultimi secoli di questa turbolenta area d’Europa.

    Cheb, città dell’intrigo
    Cheb è un’antica e preziosa città della Boemia orientale, testimone della più grave congiura della storia ceca ai danni di Albrecht von Wallenstein, che fu eliminato nel clima di sospetto presente presso la corte asburgica dell’imperatore Ferdinando II in una delle fasi più complicate della Guerra dei Trent’anni.

    I tanti monumenti ben conservati e l’atmosfera medievale del centro storico, fanno di Cheb una delle città più belle della Repubblica ceca. La storia della città è indissolubilmente legata alla figura di Albrecht da Wallenstein. Fu commerciante, politico e condottiero militare di successo diventando una delle figure più potenti dell’Europa di allora. Troppo potere, tanto da fare paura anche all’imperatore che lo fece uccidere in piazza come esecuzione esemplare perché sospettato di tramare un “golpe”. Questo avvenne nel 1634 della casa di Pachelbel, nella piazza di Cheb. In questa casa oggi potete ammirare la mostra sulla vita e la morte di quest’importante condottiero. Passeggiando per la piazza medievale di Cheb avrete di fronte agli occhi il simbolo della città, Špalícek, un pittoresco gruppo di case medievali borghesi risalenti al XIII secolo; nelle vicinanze le due alte torri campanarie della chiesa gotica di San Nicola. A pochi minuti a piedi si arriva al complesso del castello, vecchio di 800 anni. Si -potranno vedere ancora parte delle mura di cinta romaniche, con la Torre Nera e la cappella del castello (www.hrad-cheb.cz – sito in tedesco e ceco).

    Sokolov
    Fortezza protagonista nella Guerra dei trent’anni, oggi Sokolov ci appare come un’elegante palazzo nobiliare; le quattro torri agli angoli del quadrilatero ci raccontano però un’altra storia.

    I primi documenti nei quali si parla di Sokolov risalgono al 1279. Scavi archeologici hanno confermato che a quel tempo esisteva in effetti una roccaforte circondata da acqua e utilizzata come sede nobiliare. Una cortina muraria perimetrale proteggeva il palazzo residenziale di pianta rettangolare. La prima t-rasformazione -dell’edificio risale al 1480: la roccaforte diventa un castello di pianta rettangolare con quattro torri angolari, successivamente riutilizzato nella costruzione dell’attuale palazzo. Durante la Guerra dei trent’anni il castello di Sokolov contribuì alla difesa della città. Tra il 1800 e il 1805, l’illuminato conte Bedrich Nostic – Rieneck conferì al palazzo un’impronta classicista. Infine, gli antichi tetti delle torri del palazzo furono sostituiti dalle attuali strutture di forma conica. La storia insistette ancora su questo luogo negli anni 50 del 900 con le devastazioni e i furti da parte dell’esercito cecoslovacco. Finalmente negli anni 90 l’intelligente restauro che lo consegna oggi al visitatore con i musei che ospita (www.omks.cz – sito anche in inglese).

    Loket, il castello degli orrori
    Imponente e ben conservato, era frequentato da Carlo IV. A vederlo così, di colpo in tutta la sua imponenza, viene da pensare che se i muri potessero parlare restituirebbero le voci dei tanti che qui hanno sofferto.

    Qui si ritiravano a riposare ed era base per le battute di caccia del re di Boemia, nonché l’imperatore del Sacro Romano Impero, Carlo IV. Il castello deve il suo nome al luogo in cui il fiume Ohre crea un grazioso meandro a forma di gomito (“loket” vuol dire “gomito” in italiano). Chissà perché Carlo IV amasse così tanto questo luogo, di sicuro non per i ricordi dei mesi di prigionia nel quale quì lo costrinse il padre Giovanni di Lussemburgo… Storie d’altri tempi, ma ancora ben vivibili quando la visita guidata accompagnata da effetti audio arriva nelle stanze dove si torturavano i prigionieri… Roba da far accapponare la pelle. Ci rifaremo il sorriso con la graziosa esposizione di porcellana, una collezione di bottoni e l’affresco romantico quattrocentesco raffigurante il panorama del castello e del suo giardino con frutteto, fiori e uccellini svolazzanti…

    Becov nad Teplou e il suo tesoro
    Degno delle migliori storie di spionaggio, ecco risolto il mistero del reliquario di San Mauro.

    Provate a immaginare la scena: 4 novembre del 1985, la -neve che scende crea la solita magica atmosfera intorno al castello di Becov nad Teplou. All’improvviso il silenzio è rotto dall’arrivo di numerose auto della polizia, scendono gli agenti, aprono i bagagliai e cominciano ad estrarre un metal detector dell’esercito, pale e picconi… Ma cosa sta succedendo? La fase conclusiva di un affascinante giallo senza delitto. Da lì a poche ore gli agenti ritrovano il reliquario di San Mauro, un tesoro, di un valore paragonabile solamente a quello dei gioielli della corona custoditi nella Cattedrale di San Vito, nel castello di Praga. Le indagini iniziarono un anno prima: all’ambasciata ceca di Vienna si presenta un uomo d’affari americano con una strana proposta: 250mila dollari in cambio di un oggetto storico di grande valore, ma non disse né di cosa si trattava né dove fosse… Unica informazione, l’oggetto fu nascosto alla fine della seconda guerra mondiale a circa 150 km da Norimberga… Non era cosa per la Cecoslovacchia, allora governata dal generale Wojciech Jaruzelski. L’ordine dato agli investigatori era di quelli da far tremare i polsi: cercate questo tesoro ma non sappiamo né cosa sia, né dove si trovi… Le indagini si concentrarono su castelli e monasteri e dopo un anno (cercando anche di strappare indizi all’americano con false promesse) si arrivò a Becov nad Teplou, dove il castellano si ricordò di aver incontrato l’erede -degli ultimi signori del castello, che dopo la seconda guerra mondiale dovettero abbandonare i possedimenti di Becov perché collaborazionisti con i nazisti. “Ci fu allora chiaro che, sebbene non sapessimo che cosa, sapevamo almeno dove cercarlo” ricorda uno degli investigatori dell’epoca. Alla fine trovano sotto il pavimento della cappella del castello di Becov nad Teplou un tesoro: uno scrigno d’oro per custodire le reliquie di San Mauro risalente al tredicesimo secolo. Il reliquiario è un cimelio di valore inestimabile, uno degli esempi più belli di lavoro orafo medievale; dopo i gioielli dell’incoronazione il cimelio più prezioso della Repubblica ceca. Il reliquiario, come anche i particolari della sua storia, li troverete proprio al castello di Becov.

    Svihov
    Quello di Švihov è un bellissimo e raro esempio di castello sull’acqua costruito per un ricco signore vanitoso e inebriato dal proprio potere, Puta Švihovský di Rýzmberk.

    Ad ascoltare le leggende, l’eccentrico signore che volle questo castello era una vera carogna: superbo e sadico si dilettava a maltrattare i suoi sudditi e gli artigiani che lavoravano per lui e possiamo solo immaginare che razza di atmosfera si doveva respirare tra i cortigiani e i domestici. La giustizia popolare arrivò anche qui però, o -almeno a sentire le leggende che si tramandano, fu il diavolo in persona che si scomodò per portarselo via. Le prove? Ci sono eccome, sempre a detta di chi sostiene questa leggenda: come si spiega quello strano buco presente sul soffitto della sua camera da letto che non c’è modo di murare? Andate a scoprirlo voi stessi. Ma la cosa che rende unico questo castello è il sistema idraulico che lo protegge: in caso di pericolo si possono allagare in un attimo le vicinanze del castello (compreso il suo cortile interno) e con la stessa velocità si possono svuotare senza danni per la struttura. È considerato l’ultimo vero e proprio castello in Boemia. Successivamente alla sua costruzione vennero edificate solo ville. La visita agli interni, ma anche alle parti del castello destinati al duro lavoro del personale, è un esempio che illustra la vita dei sudditi e della nobiltà nel XVI° secolo (www.hradsvihov.cz – anche in inglese e francese).

    Horovice
    Gli antichi cechi utilizzavano un metodo originale per risolvere le controversie politiche: buttare gli ufficiali impopolari fuori dalle finestre del Castello di Praga.

    Uno di questi disgraziati, governatore crudele, Jaroslav Borita di Martiniz, sopravvisse per miracolo, mentre il proprietario della villa di Horovice, Jan Litvín di Rícany, che gli aveva sbattuto la porta in faccia, fece una brutta fine. Non solo perse la sua residenza nobiliare, che come un confiscato sarebbe aggiudicata ai Martiniz, ma con essa anche tutti i suoi ulteriori beni. L’evento anticipò la Guerra dei trent’anni. Perché visitarla: subito dopo la seconda guerra mondiale la villa, già all’epoca espropriata dallo stato, fu saccheggiata dall’armata rossa stabilitasi qui temporaneamente. Dopodiché la struttura, completamente devastata, fu utilizzata da chiunque, finché non fu chiusa perché pericolante. Nel corso degli ultimi 25 anni la residenza nobiliare ha subito un’incredibile trasformazione che le ha restituito lo splendore e la gloria dei tempi passati. Le camere sono state di nuovo arredate per documentare la ricca storia della villa e le vita privata dei suoi proprietari nobili. La mostra, allestita in una parte dei saloni del palazzo, documenta con quali giochi e giocatoli si divertivano i piccoli aristocratici. Non mancano le marionette e le quinte panoramiche.

    Krivoklàt
    Il castello fantastico come l’abbiamo visto nei libri di favole, esiste davvero.

    Si chiama Krivoklát ed è uno dei palazzi più antichi della Boemia. Il suo nome lo deve probabilmente alle fondamenta storte (krivý vuol dire storto). Il castello monumentale, nascosto in mezzo alle foreste profonde, all’epoca luoghi di caccia, fu residenza rappresentativa dei Re di Boemia. La parte più preziosa del castello, con un’imponente torre rotonda, è la Sala regale, la sala più grande della Boemia dopo quella di Vladislao al Castello di Praga. La biblioteca dei Fürstenberg colpisce i visitatori con quasi trentamila volumi. Si dice che in una delle torri, Huderka, fu imprigionato il famoso -alchimista Edward Kelly, il cui tentativo di fuga senza successo finì con una gamba rotta. Nella grande torre potrete esplorare le vaste collezioni di caccia. Il castello è la location suggestiva di molti eventi culturali e mercatini d’artigianato tradizionale. La residenza regale fu costruita nel ‘200 come un punto d’appoggio della dinastia dei Premislidi. Più avanti, fungeva anche da carcere statale. Per tre anni vi fu recluso l’alchimista della corte dell’imperatore Rodolfo II, Edward Kelley, per scontare la pena inflittagli per l’omicidio di un ufficiale imperiale nel duello proibito. La sua posizione magnifica, tra boschi pieni di animali da caccia, lo rese ricercato da molti sovrani boemi. L’unica stanza a conservare l’arredo originario è la cappella gotica con un altare riccamente decorato con intagli. Le orme dei sovrani boemi e lo sfarzo del loro stile di vita sono visibili ad ogni passo. L’aspetto attuale del palazzo arcivescovile è dovuto anche al lavoro degli addetti alla tutela dei monumenti storici che cercano con molto successo di restituire agli interni i pezzi delle collezioni portate via con il tempo.

    Ruderi romantici di antichi palazzi e personaggi illustri
    L’architettura del gotico culminante è rappresentata dal rudere Krakovec, l’ultimo rifugio dell’eretico Jan Hus dopo la sua espulsione da Praga. 

    Il castello di Tocník, distante pochi metri dal castello di Žebrák distrutto da un incendio, incanta i suoi visitatori con il suo sapiente sistema di edifici con sale di rappresentanza e camere destinate all’uso personale e sicurezza del Re.  Inoltre vi invitiamo nella masseria di Hamous per vedere una tipica struttura popolare in legno con le stalle in muratura. Lì potrete conoscere il modo di lavoro, tradizioni, artigianato e costumi di questa terra. Il Palazzo barocco di Lány, -residenza ufficiale dei presidenti della Repubblica ceca, è situato in mezzo ai boschi -attorno a Krivoklát. Il palazzo è accessibile al pubblico soltanto in occasione della commemorazione della nascita e scomparsa di T. G. Masaryk, il primo presidente cecoslovacco, mentre il parco che la circonda è accessibile tutto l’anno. La regione turistica di Rakovnicko offre anche una straordinaria emozione gastronomica, come la visita al Birrificio regale di Krušovice, con le dimostrazioni della produzione e degustazioni dell’ottima birra ceca. Le zone di “Krivoklátsko” e “Rakovnicko” sono una vera scoperta a 360 gradi: a cavallo, sul fiume, in bicicletta o a piedi; vi consigliamo di visitare il Carso Ceco e il castello di Karlštejn.

    Karlstejn
    Il castello di Karlštejn occupa tra i castelli boemi un posto eccezionale: è nato per volere dell’imperatore del Sacro Romano Impero e re ceco Carlo IV come luogo di custodia dei tesori reali, delle collezioni delle sante reliquie e dei gioielli dell’incoronazione.

    La suggestiva disposizione dei singoli palazzi che costituiscono il castello – dal borgo sottostante fino ai palazzi dell’imperatore e alle torri che si ergono maestose sopra di essi – colpirà ogni visitatore per la sua ingegnosità. Il castello, terminato nel 1365, oltre dalla bellissima decorazione è caratterizzato dalla disposizione graduale a seconda dell’importanza delle singole strutture. In basso vi troverete il borgo sotto il castello con il Burgraviato e un pozzo molto originale; sopra si estende il palazzo dell’imperatore, a due piani, con le relative camere da letto del re e della corte. L’altro piano include la Torre mariana con gli oratori, mentre la Torre maggiore, che doveva custodire il tesoro regale di Boemia, è situata in cima. Salite in alto per vedere l’oro e le pietre preziose! Nella cappella della Santa Croce, situata in cima alla Torre alta, ammirerete con stupore i quadri del Maestro Teodorico. La cappella era talmente rispettata dall’imperatore Carlo IV che ci entrava scalzo, a testa bassa, e all’entrata fece mettere tre porte di ferro corredate da nove serrature. Per decorarla gli autori si ispirarono alla descrizione della Gerusalemme celeste nella Rivelazione. La Cappella fungeva da luogo di custodia dei gioielli dell’incoronazione e della collezione delle reliquie dei Santi. Tra le curiosità un pozzo profondo 80 metri, dal quale l’acqua veniva pompata camminando all’interno di una grande ruota. Venite a vedere il castello più visitato della Repubblica ceca per scoprire i tesori che conserva da secoli!

    Castello di Praga
    È il più grande castello del mondo! Per i suoi palazzi, cortili, musei e giardini potrete girare una settimana intera ammirando le bellezze della storia millenaria della residenza dei re di Boemia, imperatori e presidenti dello Stato.

    Tutta la sua area è dominata dalla monumentale cattedrale gotica di San Vito, fra le più belle d’Europa. Scoprite i segreti di questo simbolo della Repubblica ceca che rende Praga una delle città più belle al mondo. La visita al Castello di Praga non sarebbe completa senza la fermata nel Vicolo d’oro. Questa piccola viuzza aggrappata alle mura vi colpirà con la sua dolcezza pittoresca. La leggenda narra che le minuscole casette erano popolate da alchimisti al servizio dell’imperatore Rodolfo II, impegnati nella ricerca del mitico elisir della giovinezza o della pietra filosofale. Non dovreste dimenticarvi di visitare in particolare la casetta n. 22 in cui, per un certo periodo, visse il famoso scrittore praghese Franz Kafka. Il Castello di Praga sembra essere una dispensa di stili architettonici. Nell’arco di poche ore potete vedere la romanica basilica di San Giorgio con i suoi interni mistici, il gotico Palazzo reale, i vasti cortili barocchi, la rinascimentale residenza estiva della regina Anna e la super moderna serra nei giardini reali. Insomma, c’è qualcosa per ogni gusto.

    Un regno nel regno: la regione di Vysocina
    Il patrimonio di castelli e fortezze della Vysocina, sugli altipiani moravi, varrebbe da solo un viaggio.

    Questo territorio strategico e bellissimo di dolci alture e folti boschi, di terre fertili e miniere d’argento, è stato sempre assai ambito. Ecco perché fin dai tempi antichi fu solcato da importanti vie di comunicazione e strade commerciali e costellato di fortificazioni difensive e regali castelli. Tra questi, quello duecentesco di Ledec nad Sazavou, poi riedificato in stile rinascimentale e barocco; quello di Lipnice nad Sazavou, tra i più imponenti esemplari del territorio; le rovine medievali di Orlik u Humpolce, teatro ogni estate di feste e rievocazioni in costume; quello cinquecentesco di Trebic, edificato sui resti di un grande monastero benedettino del 1101 di cui conserva ancora la basilica; quello di Polna, più volte rimaneggiato e oggi armonica fusione di diversi stili architettonici, nonché prezioso scrigno di una significativa collezione di orologi storici e di un’antica farmacia. Il gioiello più prezioso e rinomato della regione è però certamente il castello di Telc, iscritto insieme al centro storico della città omonima nella Lista del Patrimonio Mondiale dell’Umanità dall’Unesco. Per trasformare l’originaria fortezza gotica dalle chiare funzioni difensive nello straordinario esempio di residenza rinascimentale che è oggi fu chiamato il nostro architetto Baldassarre Maggi, che si avvalse di maestranze del Nord Italia, dai muratori agli stuccatori. I richiami alle correnti venete e fiorentine sono evidenti anche nelle facciate dei palazzi sulla piazza triangolare adiacente il maniero, considerata tra le più belle della Repubblica Ceca e di tutta l’Europa centrale.

    Una lunga estate calda, da brividi
    Del fascino degli antichi castelli fa parte anche il loro lato oscuro: leggende di guerre ed episodi cruenti, ma soprattutto storie di invisibili e inafferrabili presenze…

    Insomma, vanno bene romantici incontri tra principi e principesse, balli mondani ed epiche avventure di cavalieri ma non dimentichiamoci spettri e fantasmi! Per le famiglie con bambini le ville e i castelli cechi hanno preparato una serie di “spaventosi” tour in notturna e tour con i fantasmi. La maggior parte dei castelli e delle ville sarà aperta nelle ore serali durante la Notte dei castelli, in calendario il 30 agosto. I visitatori avranno l’onore di incontrare spettri dispettosi, cavalieri coraggiosi e persino un seducente Casanova. Ogni fortezza, poi, svelerà i suoi misteri e racconterà dei suoi ospiti più noti: il segreto dell’alchimista Edward Kelly e un incontro con i pipistrelli vi attendono al castello di Kivoklát; la vita e l’opera del compositore Antonín Dvoák, nonché una degustazione di vini dei Lobkowitz, invece, al castello di Nelahozeves; mentre le visite notturne al castello di Kost saranno guidate niente meno che dal boia del luogo…

    Grandi feste a palazzo e a castello
    Ogni anno, con la bella stagione, sbocciano nei castelli e nelle ville della Repubblica Ceca occasioni imperdibili di festa, tradizione e cultura. L’anno scorso i visitatori nelle residenze storiche ceche sono stati ben 5,9 milioni.

    E sono destinati a crescere: l’estate 2014 promette di spalancare i portoni su iniziative e appuntamenti per tutti i gusti, dalle mostre alle rassegne gastronomiche, dalle rievocazioni storiche ai tour insoliti.
    Dalla capitale la novità più attesa: apre al pubblico straordinariamente anche la sera la Cattedrale di San Vito, capolavoro all’interno del complesso fortificato del Castello di Praga (visitato nel 2013 da 1,7 milioni di turisti), e soprattutto saranno accessibili anche le sale e i saloni dedicati agli atti cerimoniali, normalmente chiusi. E di cerimonie liturgiche ce ne saranno davvero tante, poiché quest’anno l’arcivescovado di Praga celebra i 670 anni dalla posa della prima pietra della Cattedrale di San Vito, San Venceslao e San Adalberto. Dal 6 al 22 giugno sarà visitabile la mostra “La cattedrale e i suoi santi”, con quadri di Josef Kalousek. Il 15 giugno, giorno di san Vito, la celebrazione del pellegrinaggio sarà officiata dal vescovo di Magdeburgo, Gerhard Feige.
    Il Castello di Lednice, con il parco e il magnifico giardino alla francese, per la nuova stagione ha preparato invece un percorso di visita incentrato sulle innovazioni tecniche dei secoli scorsi. Durante tutta l’estate si svolgeranno al castello vari eventi interessanti e gli amanti del vino apprezzeranno in particolare la gara internazionale di Eiswein (il raro e pregiatissimo vino del ghiaccio, di cui la Repubblica Ceca è produttrice) e vino passito che si terrà ad agosto.
    Il Castello di Ceský Krumlov, città-gioiello sotto l’egida UNESCO, ha allestito una nuova esposizione dei mezzi di trasporto. Tra i pezzi forti in mostra, la carrozza dell’imperatrice Maria Teresa. Ad attendere i visitatori nel giardino ci sarà come sempre il teatro girevole, che anche quest’anno ha preparato un ricco programma culturale. Quanto a celebrazioni storiche, l’appuntamento con cavalieri e spadaccini è alla fine di giugno, con la Festa della rosa a cinque petali: 650 figuranti in costume attraverseranno la città in uno scenografico corteo storico. Spettacolari fuochi d’artificio si alzeranno in cielo dai giardini meridionali del castello e non mancherà nemmeno il gioco degli scacchi viventi.  Non lontano da Praga, il Castello di Konopište commemora il 100mo anniversario dell’attentato al suo proprietario, Francesco Ferdinando d’Este, e dello scoppio, ad esso collegato, della prima guerra mondiale. Al Castello di Karlštejn a giugno apre una mostra di tappeti orientali provenienti da varie parti del mondo; al Castello di Krivoklát, uno dei più antichi di Cechia, oltre a numerosi eventi culturali, in agosto vanno in scena i lavori di intagliatori di tutto il mondo e la fiera dei produttori di birra. La residenza di Sychrov a fine agosto richiama appassionati di musica, danze e whisky scozzesi per la 14ma edizione dei Giochi delle Highland.

    SOSTA CAMPER
    Non molte le aree camper, numerosi e ben distribuiti invece i campeggi. Rispetto le mete indicate i parcheggi consentono spesso la sosta di tappa ai camperisti. Non si registrano problemi di micro criminalità.
    Sul sito web www.myczechrepublic.com, alla sezione alloggi troverete l’elenco completo dei campeggi regione per regione.
    • Pension Camp Prager, V Ladech 3 Praha 4 Šeberov, Praga – Tel. 0420-2-44912854
    Coordinate GPS 50°0’45’’ N, 14°30’42’’ E

     

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    Venti giorni in Norvegia, tra natura selvaggia e paesini romantici. Un diario di viaggio puntuale per ricalcare l’itinerario di un camperista instancabile e della sua famiglia a bordo di un vecchio mansardato a GPL.

    Direzione Nord! Il nove agosto il nostro Safariways, affettuosamente ribattezzato Gigio Blu, è pronto per l’ennesima avventura. Si parte questa volta verso la terra di Norvegia.
    In barba agli anni e alla tecnologia superata, riempito il bombolone del Gpl, controllati i livelli e la pressione delle ruote, alle ore 18.00 pieni di entusiasmo inforchiamo un’autostrada ancora rovente: destinazione Norvegia, alla scoperta di città e paesi romantici e allo stesso tempo selvaggi. A mezzanotte ci fermiamo a dormire all’uscita di Rovereto Nord nel parcheggio di un caseificio. Qualche ora di sonno, per ripartire all’alba in direzione nord. Scavalcato il Brennero, è una lunga discesa fin quasi a Monaco di Baviera, dove troviamo i primi rallentamenti, per traffico intenso. In serata siamo nei pressi di Gottingen e poco dopo usciamo a Seesen, un piccolo paesino, dove trascorriamo la notte in un parcheggio di un parco giochi acquatico.

    Scandinavia, arriviamo!
    Sveglia ancora all’alba, vogliamo arrivare all’estremo nord della Germania per l’ora di pranzo e c’è ancora un po’ di strada da fare.

    I calcoli sono giusti, arriviamo al porto di Puttgarden e per pranzo siamo sul traghetto che rapidamente ci porta in Danimarca, precisamente a Rødby, sull’isola di Lolland. La pioggia ininterrotta gela un poco il nostro entusiasmo. Da un ponte all’altro attraversiamo l’arcipelago fino a Helsingør. Dal suo porto sembra che la Svezia si possa raggiungere a nuoto. Ci imbarchiamo di nuovo, per Helsingbørg, la cittadina svedese sulla sponda opposta. Per l’ora di cena arriviamo a Jorlanda un paesino vicino Göteborg e qui rimaniamo a dormire in un parcheggio molto tranquillo all’entrata del paese. Alle sette del mattino del terzo giorno di viaggio ripartiamo verso il confine con la Norvegia, dove finalmente spunta il sole, il miglior auspicio per il nostro viaggio!

    Oslo, la capitale
    Arriviamo a Oslo e, prima di sistemarci in campeggio, andiamo con il camper a Holmenkollen; qui si trova il trampolino di lancio dove si sono svolti i mondiali di sci nel 1952.

    Con il biglietto del Museo dello Sci è compresa la visita della torre. Appena saliti sulla torre inizia un terribile acquazzone, tale da farla oscillare. Dopo cena, da una terrazza del campeggio, ammiriamo il panorama davvero bellissimo di Oslo bay night. Un cielo azzurrissimo saluta il risveglio nel quarto giorno di viaggio. Di buon mattino, lasciati i camper nell’area di sosta, prendiamo l’autobus 74 per andare in centro e con un altro tram arriviamo al Vigeland Park (abbiamo acquistato un biglietto per tutti i mezzi di trasporto valido 24 ore e che costa 60 Corone a persona). Il parco è immenso con ampi prati ben curati, ma l’attrazione principale sono le oltre 200 opere in bronzo e granito dello scultore norvegese Gustan Vigeland, che rappresentano scene di vita umana nelle più svariate situazioni. Con il tram ritorniamo verso il centro, dove visitiamo la corte del Palazzo Reale, l’Università, tutta la via principale Karl Johans Gate, il Parlamento, la Cattedrale e il Municipio: non bello ma caratteristico con le sue due torri gemelle in mattoni rossi. Con il bus n. 30 andiamo nella penisola di Bydoy dove si trovano diversi musei; decidiamo di visitare quello delle navi vichinghe e il Fram dove si trova la goletta omonima usata per diverse spedizioni, sia al Polo Sud sia al Polo Nord. Per tornare in centro prendiamo il battello pubblico che ci riporta davanti al municipio e dopo un veloce giro al Akrbrygge un moderno centro commerciale, ritorniamo in campeggio.
    Partita di pesca in… camper!… verso la Strada Atlantica.
    Al mattino del quinto giorno lasciamo il bel camping Ekeberg (piazzola 240 corone, 50 di elettricità, 10 le docce) e ci dirigiamo percorrendo la E6 verso Lilleammer, e in serata arriviamo a Vevang dove inizia la strada atlantica. Otto ponti che collegano 17 isole in uno scenario davvero mozzafiato, soprattutto se si percorre al tramonto. La mattina del sesto giorno, con una pioggerellina e un vento molto freddo caliamo in acqua ancora le nostre lenze. Belli coperti riproviamo a pescare, e questa volta, dopo vari tentativi, il nostro amico Roberto componente dell’altro equipaggio, riesce a prendere un sey (un tipo di merluzzo) di quasi due chili! In poco tempo prendiamo circa 4 chili di pesce. Smettiamo di pescare quando non sappiamo più dove riporre il pesce e ci divertiamo a pulirlo sugli scogli, tra i gabbiani che litigano per prendere gli scarti. In serata ci spetta una ricca grigliata. Mentre ceniamo il cielo si apre e le nuvole lasciano spazio a squarci di sereno, così godiamo di un bel tramonto in questo luogo che noi riteniamo davvero magnifico.

    Visita ad Alesund
    Settimo giorno. Oggi il tempo è bellissimo e possiamo godere del bel panorama che con il sole risalta in maniera particolare.

    Lasciamo a malincuore questo posto e arriviamo per pranzo ad Alesund dove sistemiamo il camper nell’area attrezzata vicino al porto. L’area è facilissima da trovare perché molto ben segnalata (140 corone x 24 ore), in una posizione davvero splendida proprio sul mare. Con un bel pranzo festeggiamo il ferragosto, poi ci apprestiamo a visitare questa cittadina. Distrutta da un incendio nel 1904, è stata ricostruita in stile Art Noveu. Molti gli edifici dai colori pastello adornati da guglie e torrette. Le vie più caratteristiche sono Kongensgata, Lovenuvolgata ma soprattutto Aportegata e Kirkergata; molto particolari sono i 418 gradini che saliamo lungo la collina di Aksla e che portano al belvedere da dove è possibile ammirare Alesund dall’alto, le montagne e le isole circostanti. Assistiamo a un bellissimo tramonto e quando andiamo a dormire, quasi a mezzanotte, il cielo è ancora chiaro.

    La strada dei Troll
    Ottavo giorno. Partiamo da Alesund percorrendo la E 39.

    Arriviamo ad Andalsnes dove, dopo pochi chilometri con una deviazione, parte la famosa Strada dei Troll (Trollstigen Pass 850 m). Questa strada, che qualcuno considera da brivido, è formata da 11 tornati con una pendenza del 10% ad una sola corsia per entrambi i sensi di marcia per tutta la sua lunghezza. Lungo il tragitto ci fermiamo diverse volte per fotografare sia le vette circostanti che la roboante cascata che si ammira di continuo durante il percorso. Arrivati al passo ci fermiamo per godere del panorama e della vista da capogiro della vallata sottostante. Ripartiamo dirigendoci al Geirangerfjord, ammirando panorami sempre più belli e suggestivi. Traghettiamo da Valldal a Linge e poi via verso il fiordo. Negli ultimi chilometri in discesa per arrivare al Geiranger la strada ha una pendenza pazzesca e viene chiamata “La strada delle aquile “ perché si ha la sensazione di andare giù in picchiata. Inutile dirlo, le soste per le foto sono continue. Prendiamo il traghetto per Hellesylt e ci godiamo una bella mini-crociera ammirando torreggianti pareti e meravigliose cascate del fiordo più visitato della Norvegia. Per la sera arriviamo a Hornidal, dove pernottiamo in un tranquillo parcheggio di un supermercato.

    Il ghiacciaio Birksdalbreen
    Nono giorno. Oggi il cielo è di un azzurro stupendo, proprio la giornata ideale per un escursione al ghiacciaio Birksdalbreen.

    Partiamo da Hornindal e arriviamo al parcheggio di Birksdal verso le 10,30 (parcheggio 50 corone). Lungo il percorso facciamo diverse soste per scattare foto, soprattutto sul ponte sopra una scrosciante cascata. Dopo un’ora e mezza, raggiungiamo il punto dove il ghiaccio, sciogliendosi, forma un lago di colore verde-azzurro. Il percorso per arrivare al ghiacciaio è facile e la pendenza lieve. Per chi volesse ci sono comode automobili che portano quasi al laghetto. Ripresa la strada arriviamo per la notte nel parcheggio di una stazione di servizio vicino al porto di imbarco di Lavik, anche qui, canna alla mano, ci procuriamo la cena in mare.
    Il decimo giorno lo dedichiamo al relax, ci dirigiamo al camping Botnen di Brekke, abbastanza spartano ma con una meravigliosa vista sul Sognefjorden.

    Berger, Il porto

    Berger, Il porto

    Visita a Bergen
    È l’undicesimo giorno di questa bella vacanza e ci dirigiamo verso Bergen percorrendo la E39 fino all’area di sosta che si trova in via Damsgarsveien, sotto il ponte Puddefiordsboroen (N.60.22.56,2 E 5.19.3,2.).

    Le tariffe sono di 170 corone per 24 ore e 25 per l’elettricità. Il centro si raggiunge in 20 minuti a piedi. Approfittiamo della bella giornata di sole, piuttosto raro a Bergen, per salire con la funicolare Floibane (175 corone 2 adulti e un bambino) fino al belvedere del monte Floyen. Da quassù la visuale spazia fino alle isole davanti alla città, ed è un vero spettacolo! Tornati in centro facciamo un bel giro lungo il Bryggen, un insieme di edifici in legno che ospita musei, ristoranti e negozi di souvenir molto colorati e caratteristici, che nel XIII secolo, erano sede di attività commerciali della lega Anseatica. Arriviamo fino al Torget, (mercato del pesce) dove le bancarelle, oltre a pesci di tutti i tipi, vendono anche gustosi panini con gamberetti e salmone. Il mercato è una vera esplosione di colori dove poter acquistare souvenir, magliette, frutta e verdura. Dopo una bella passeggiata lungo Torgalmenningen e vie vicine ritorniamo al camper. Durante la cena ci fa compagnia un grandioso tramonto sul mare mentre, verso l’interno, si forma un bellissimo arcobaleno. La mattina del dodicesimo giorno il cielo è coperto da nuvole leggere, ma non sembra promettano pioggia. Ritorniamo al centro di Bergen per fare di nuovo una passeggiata al Fisketorgen, il mercato del pesce, per fare scorte di salmoni e gamberetti. Ritornando all’area di sosta passiamo al distributore in via Lar Millgate, per pagare il pedaggio d’ingresso alla città del giorno precedente. La procedura è curiosa: occorre dare il numero di targa, il giorno d’ingresso, dire le volte che si è oltrepassati sotto le telecamere e pagare il totale. Sicuramente è una cosa poco pratica e abbiamo dovuto perdere un sacco di tempo. Nel primo pomeriggio lasciamo l’area e ci dirigiamo a Halhjem per traghettare fino a Sandvikvag, e per la notte ci fermiamo a Fijar in un bellissimo posto sul molo dietro ad un supermercato Spar molto fornito. Prima di andare a letto, la consueta pesca miracolosa.
    Ci svegliamo, piove: peschiamo! La quantità di pesce che peschiamo comincia ad essere imbarazzante e, da quei galantuomini che siamo, regaliamo la bellezza di quindici sgombri ad una signora norvegese che con la sua bella barca è attraccata sul molo dietro ai nostri camper. Il nostro gesto di generosità è ripagato: spunta il sole e sembra si prospetti una bellissima giornata. Così in tarda mattinata riprendiamo la 545 e, dopo aver percorso il tunnel sottomarino che va Langedal a Valevag lungo circa 8 km, ci fermiamo nel molo dismesso di Valevag, in disuso dopo la costruzione del tunnel. Trascorriamo due ore nella tranquillità più assoluta in un contesto davvero bello e, dopo pranzo, riprendiamo la strada verso Stavanger, traghettiamo da Saesvagen a Mortavika, per arrivare verso sera a Vikevag dove sostiamo per la notte, anche qui sul molo. Durante l’ultimo tratto di strada abbiamo ammirato panorami davvero stupendi soprattutto nella zona dopo l’isola di Ognoy.

    Trekking sul Preikestolen
    Quattordicesimo giorno: direzione Preikestolen

    Soprannominato “Pulpito”, è uno sperone di roccia a picco sul mare a 600 metri di altitudine. Il sentiero per raggiungerlo è a tratti pianeggiante e a tratti in salita. E’ piuttosto impegnativo e lungo (circa due ore di marcia). Si raccomandano scarpe molto comode, meglio se da trekking. Arrivati al punto tanto sognato, qualche nuvolone non ci fa godere appieno del sole che bacia la roccia, ma il panorama è davvero magnifico e stupendo soprattutto sul Liseyfiorden. Ci godiamo per un paio d’ore questo panorama, quindi ritorniamo al parcheggio. La discesa è quasi più difficile della salita. Nel parcheggio ci sono i servizi con le docce e ne approfittiamo (10 corone).
    Ripartiamo verso Tau dove, una volta arrivati, ci sistemiamo nel parcheggio sopra il porticciolo. Da qui il mattino successivo prenderemo il traghetto per attraversare il fiordo andare a visitare Stavanger, questa volta senza camper.

    Visita a Stavanger
    Quindicesimo giorno: sbarchiamo a Stavanger nel sabato mattina del 23 agosto e la città è deserta!

    Iniziamo la visita dal porticciolo turistico, poi il mercato del pesce, il Duomo e passeggiando piacevolmente arriviamo alla Gamle Stavanger (città vecchia) ad ovest del porto. Qui vediamo diverse file di case in legno imbiancate del XVII secolo, molto caratteristiche e affacciate su stradine acciottolate con molti fiori. In questo quartiere visitiamo anche il museo dell’inscatolamento di sardine norvegesi chiamate “Brisling”. Qui da fine ottocento a metà novecento, l’Atlantico ha regalato il passaggio in massa di questo pesce e l’enorme quantità ha fatto inventare l’affumicatura, la conservazione in scatola e l’esportazione in tutto il mondo. Una grande avventura industriale, con 70 fabbriche in tutta la città, dove lavorava il 50% della popolazione. In questa fabbrica/museo (Hermetikmuseet) si possono vedere i macchinari, l’affumicatoio e l’inscatolamento.
    Acquistiamo alcune scatole e torniamo in centro per fare compere al mercato del pesce. A mezzogiorno la città ha cominciato a vivere, le strade sono piene di gente e il porticciolo è pieno di vita e colori. Riprendiamo il traghetto e ritornati a Tau saliamo sul camper per arrivare al campeggio Borestrand a Bore. Situato sul mare dietro a dune di sabbia molto alte, è la patria dei surfisti. Il campeggio è pieno di gente che pratica questo sport (180 corone con elettricità e docce a pagamento). Godiamo di un bellissimo tramonto sul mare e con questa incantevole immagine andiamo al letto.

    Comincia il rientro
    La mattina successiva restiamo in campeggio per le solite operazioni di riassetto.

    Come prevedibile il vento inizia a farsi sempre più intenso e fastidioso. Del resto, se questo posto piace ai surfisti, ci sarà pure una ragione. Nel primo pomeriggio lasciamo il campeggio per avvicinarci ad Ergesund, dove, lunedì mattina, vogliamo prenotare il traghetto che dovremmo prendere verso metà settimana a Kristiansand per Hanstolm in Danimarca. In serata ci fermiamo presso il porto di Sirevag, un paesino davvero pittoresco. La mattina successiva arriviamo a Egersund e troviamo posto sul traghetto soltanto per giovedì . Dopo un veloce giro per la cittadina arriviamo in serata a Flekkefjord. Sostiamo in un bel parcheggio sul molo, il paesaggio in questa zona e molto sassoso e arido, richiama un pò il paesaggio lunare molto suggestivo.
    L’unico disturbo alla tranquilla nottata è stato il ticchettio della pioggia sul tetto del camper, e la mattina siamo immersi in una coltre di nebbia che fortunatamente pian piano si dirada e lascia il posto al sole. Riprendiamo la strada verso Farsund percorrendo la E 39 poi, dopo Feda, oltrepassiamo due gallerie e un ponte e prendiamo la 465 per arrivare fino al paesino di Loshamn. Negli ultimi due chilometri troviamo una stradina molto stretta, ma il paesino è molto carino e caratteristico con le sue casine bianche con i tetti rossi. Per pranzo ci fermiamo su un bel parcheggio sul molo a Farsund.

    Il faro di Lindesness

    Il faro di Lindesness

    Nel pomeriggio rriviamo al faro di Lindesness: il punto più meridionale della Norvegia. Il faro odierno è stato costruito nel 1915 di un bianco e rosso che risalta in maniera particolare sull’azzurro del mare e del cielo. Per la notte ci fermiamo nel paesino di Svennevik. In direzione di Kristiansand facciamo una tappa a Mandal, dove sostiamo in un parcheggio vicino alla spiaggia di Sjosanden considerata la Copacabana della Norvegia. Nel pomeriggio siamo a Kristiansand, ma qui è stata dimessa l’area attrezzata e dopo alcuni giri ci fermiamo in un parcheggio a pagamento vicino al Fiskebrygga, dove si trova anche un mercato del pesce e diversi ristorantini tipici e suggestivi. È l’ultimo giorno di permanenza in Norvegia. Visitiamo il centro di Kristiansand iniziando dal duomo, il più grande della Norvegia, che può contenere fino a 1800 posti a sedere, costruito in stile neogotico nel 1885. Continuiamo con la visita alla fortezza di Christiansholm, la fontana di Nupen e una parte del Posebjen (la città vecchia). Pranziamo al parcheggio e dopo aver acquistato molto salmone e gamberetti da poter regalare come souvenir, ci avviciniamo al porto per fare il chek-in e, nell’attesa, facciamo una bella doccia presso l’ufficio doganale della Color line. Ci imbarchiamo in perfetto orario e alle 18.30 con un catamarano della Fjord linee partiamo per Hanstolm (euro 179). La traversata dura soltanto due ore ma la grande velocità mette a dura prova il nostro stomaco. Riusciamo a malapena a fare un giro al tax free per spendere le ultime corone. Sbarcati in terra danese arriviamo a Vejle dove ci fermiamo a dormire in un area di servizio. Gli ultimi due giorni sono senza storia, dedicati solo alla trasferta con la bussola ben piantata in direzione sud. Pernottiamo in Germania a Gesenfeld nei pressi di un supermercato.
    Il bentornati in Italia è una coda interminabile tra Vipiteno e Trento. Immancabili i commenti sugli spazi immensi della Norvegia, i suoi paesaggi spesso incontaminati dove l’uomo sembra solo un ospite in un paesaggio ricco e severo al tempo stesso.

    Conclusioni
    In effetti questo è il nostro secondo viaggio in Norvegia con il vecchio fedele “Gigio Blu”, ma in questa puntata siamo partiti in compagnia dei nostri amici Roberto e Leondina, a bordo del loro camper “Robin Hood”. Abbiamo privilegiato la zona dei fiordi e giù fino a Kristansand senza fretta, pescando dove possibile molte volte con successo, così da garantirci otto cene di squisito pesce.
    Dopo la vacanza del 2002 con destinazione Capo Nord siamo stati colpiti dal “mal di Norvegia”.

     Preikestolen, la falesia di granito

    Preikestolen, la falesia di granito

    Questa nazione ci ha affascinati a tal punto che appena ritornati a casa, anche questa volta avevamo già la voglia di ritornarvi. Possiamo anche dire che siamo stati molto fortunati con il tempo, il quale ci ha regalato stupende giornate di sole e, alla sera, c’ha fatto godere di meravigliosi tramonti. I luoghi che secondo noi meritano senza ombra di dubbio una visita sono la Strada Atlantica, così particolare con i suoi ponti e i tramonti da togliere il fiato; Geiranger, una bomboniera in fondo al fiordo più famoso del mondo; il ghiacciaio Birksdalbreen, una lingua di ghiaccio che scende dallo Jostedalsbreen, il ghiacciaio più esteso d’Europa; Bergen, con le sue case e il mercato del pesce molto caratteristico; “Preikestolen”, il cosidetto “Pulpito”, che da solo vale un viaggio con i suoi panorami indescrivibili sul Lysefjorden; Lindesness, la punta più estrema della Norvegia, e il suo faro di un colore rosso fuoco, ed infine non potevamo dimenticarci di Kristansand, con le sue vie piene di fiori e il suo caratteristico porticciolo Fiskebrygga, stupendo di notte perchè tutto illuminato. In questo racconto abbiamo cercato di trasmettere le nostre sensazioni di fronte a questi paesaggi, ma non potranno mai essere abbastanza suggestive rispetto ciò che il viaggiatore prova in questi luoghi.

    E SE PROVASSI A PESCARE ANCH’IO…?
    Nel mare norvegese si pesca (parlo di pesca che si fa dalla riva) con cucchiaino e canna spinning di lunghezza che può andare da 180 cm a 270 cm, quindi di facile trasporto. Io usavo come esca il Rapala (o pesce finto di piombo) con ami in fondo. Si trovano dappertutto, anche nei market, costa da 20-50 NOK. Sembrano piccole alici colorate in blu, verde, argento, rosso, e si usano senza alcun piombo aggiuntivo. I pesi vanno da 15 a 100 o più grammi, io usavo normalmente quelli di 25, 50 o 75 grammi. Il filo di diametro 0.30 o 0.40. Quando il cucchiaino cade a una distanza di 35-50 metri, bisogna attendere che scenda un po’, e poi girare il mulinello non tropo velocemente, tanto per non farlo cadere sul fondo dove si incaglia senza speranza di recupero. Bisogna stare attenti anche alle alghe: ce ne sono tante e anche quelle non perdonano. Dove c’è una striscia di alghe, larga anche 3 metri, è molto difficile pescare con le canne corte (fino ad 1,5 m), perché il pesce, se non sei molto veloce, ti porta il cucchiaino sotto le alghe e allora saluti pesce ed esca. Ho usato anche dei fili a cui erano attaccati degli ami (4 o 5) con piume artificiali e con delle palline colorate e fosforescenti con in fondo attaccato il Rapala. Anche questo sistema funziona molto bene. Con questi piccoli suggerimenti chiunque può provare a pescare e vedrete: i risultati non tarderanno ad arrivare!
    Divieti e licenze per la pesca.
    In mare si può pescare dalla riva senza nessun tipo di permesso o licenza. Nei fiumi e nei laghi, specialmente per la pesca al salmone, occorre un permesso da richiedere in loco.

    SOSTA CAMPER
    La presenza dei camper service, soprattutto all’estremo Nord, è piuttosto rara, ma decisamente buona al centro e al sud. Al sud spesso presso i distributori vi sono pozzetti usufruibili gratuitamente. Sono tutti (o quasi) del tipo “sanistation” e a pagamento (mediamente 20-30 Nok). Se compiuta con attenzione e gran rispetto dell’ambiente e delle persone eventualmente presenti, chi ha il WC a cassetta, può utilizzare le aree Pic-nic dotate (quasi tutte) di WC. Nel caso dei nautici è opportuno, per non avere problemi, dotarsi di un serbatoio supplementare da poter trasportare.

    INFORMAZIONI
    Chilometri percorsi: 6.500
    Spesa benzina: euro 410 (Litri 266)
    Spesa GPL: euro 620 (Litri 833)
    Media Km/Lt: 5.91
    Spese autostrada: euro 97
    Traghetti: euro 508
    Campeggi: euro 245
    Spese varie: euro 1.422
    Documenti: carte d’identità valida per l’espatrio per gli adulti, i minori di 15 anni sprovvisti di documento proprio valido per l’espatrio, devono essere iscritti sul passaporto di un genitore. Per l’assistenza medica gratuita è necessario esibire la tessera sanitaria o, in mancanza, il modulo sostitutivo da richiedere alla propria ASL
    Guide: noi abbiamo usato Lonely Planet, ben dettagliata, mentre come atlante stradale consigliamo l’acquisto in loco con scala minimo 1:325.000, in modo trovare anche i più piccoli paesi.
    Gpl: buona reperibilità di gas in Germania, più difficoltosa in Danimarca e Norvegia.
    Norsk Caravan Club

    www.nocc.no/
    www.visitnorway.com
    www.amb-norvegia.it

  • La Scozia è un continuo gioco di contrasti, dove è bello lasciarsi sorprendere dalla miriade di sfaccettature di questo paese. Dalle colline del Dumfries e Galloway, al sud, ai paesaggi solitari e selvaggi delle Highlands al nord. Anche le due città principali non mancano di stupire per i loro contrappunti in architettura: Edimburgo con i vicoli medievali e gli edifici settecenteschi della New Town. Capitale dell’eleganza, è una delle città più famose d’Europa per il suo stile di vita. A Glasgow, invece, gli edifici vittoriani restaurati e le officine trasformate in negozi o ristoranti fanno da sfondo a uno scenario moderno dal fascino irresistibile.

    La Scozia è una terra molto generosa sotto parecchi punti di vista: natura, storia, cultura, folclore, carattere degli abitanti, strutture turistiche e opportunità di divertimento. Nella terra del kilt e delle cornamuse è veramente difficile annoiarsi, anche se le condizioni meterologiche mutano in fretta e spesso il vento strapazza le brughiere e costringe a far sosta in un pub.
    Se l’Europa possiede ancora una natura selvaggia allo stato puro, bisogna cercarla nelle Highlands. La bellezza aspra delle montagne, il silenzio delle distese di eriche, i panorami, che non ci sono parole per descriverli, la costa imprevedibile con le piccole baie sorprendenti, i tranquilli villaggi di pescatori, e il fascino strano delle isole a fare da sfondo… Senza dimenticare ‘Nessie’, il leggendario mostro del Loch Ness, e le diverse migliaia di altri spiriti e fantasmi, che un bicchiere di whisky vi darà il coraggio di affrontare. Tutti dovrebbero vedere con i propri occhi questo straordinario paese almeno una volta nella vita.

    Edimburgo, capitale dell’eleganza
    La Old Town è mossa da pittoresche viuzze, che si staccano dal Royal Mile, la strada principale. Da vedere è anche la New Town, di chiara intonazione georgiana.

    Da Londra, inboccata l’autostrada nord, seguiamo le indicazioni per Edimburgo, la capitale. Oltrepassato il mitico vallo di Adriano che anticamente segnava il confine dell’impero romano, si entra nei Borders, ai confini con l’Inghilterra. È una regione prevalentemente pastorale, dagli splendidi paesaggi punteggiati da sontuose abbazie (Jedburgh, Melrose, Kelso, Dryburgh).
    Adagiata su un’insenatura del Mare del Nord, Edimburgo non è soltanto la capitale, una delle città più antiche (circa 2000 anni) e affascinanti d’Europa, sede di uno dei festival culturali più famosi al mondo, ma è anche il simbolo della “scottishness”. Di spicco, nella Old Town, è il castello, che si erge su una spettacolare rupe vulcanica. Il Palazzo Reale, costruito in puro stile rinascimentale scozzese, si trova sulla Crown Square e ospita i favolosi gioielli della corona, gli appartamenti di Maria Stuarda e la Great Hall, sede originaria del parlamento scozzese. La spina dorsale della città vecchia, che collega il castello al Palazzo Reale di Holyrood, è il Royal Mile (circa 3 km), punteggiato da edifici antichi e prestigiosi, come la Cattedrale di St.Giles, con all’interno la Cappella dell’Ordine del Cardo, il più alto ordine cavalleresco scozzese, e il Parlamento. Punto nevralgico della georgiana New Town, la città nuova, sorta nel XVIII secolo, è invece Princes Street, la strada commerciale più famosa, con i bellissimi giardini e The Mound, una strada caratteristica, che la collega alla Old Town, sulla quale si affacciano la National Gallery of Scotland e la Royal Scottish Academy. Visitata la città, si può proseguire per la penisola del Fife a est, attraversando il ponte sull’estuario del Forth e perlustrando i pittoreschi villaggi di pescatori dell’East Neuk, che schiudono invitanti ristorantini, con specialità di mare. Il Fife è la penisola che sporge nel mare del nord, tra Perth ed Edimburgo, disegnata da due fiordi spettacolari come il Firth of Tay, a nord, e il Firth of Forth, a sud. Vanta insediamenti antichissimi e suggestivi, villaggi di pescatori, perennemente in lotta col mare. Ma la fortuna turistica del Fife è legata al golf: con i suoi 40 circuiti, tra cui quello di fama mondiale di St.Andrew, è infatti la piccola mecca degli amanti del green.
    Deliziosa anche l’antica cittadina medievale, appollaiata su uno spuntone roccioso e nota fin dall’antichità per la prestigiosa università.

    Tra whisky e castelli
    A nord di Aberdeen si stagliano le cime dei monti Grampians, porta d’ingresso per il paradiso degli amanti del pregiato liquore: vi sorgono più della metà delle distillerie del paese.

    Approfittando del ponte sul fiume Tay, si può raggiungere Dundee e proseguire verso nord-ovest sulla A90, arrivando nella regione dei Grampians, famosa per il whisky e i castelli. La strada A97 propone una sosta alla Strathisla Distillery, una tipica distilleria di whisky, nei pressi di Keith, fondata nel 1786 e considerata la più antica di quelle ancora operanti nelle Highlands. Infine si giunge ad Aberdeen. Affacciata sul Mare del Nord e resa inconfondibile dagli edifici in lucido granito locale, la città è, per grandezza, la terza della Scozia. Il petrolio e la pesca l’hanno resa ricca e vivace, e i suoi oltre 200mila abitanti sono da sempre orgogliosi di questa “splendida autosufficienza”.
    Il nucleo più antico, Old Aberdeen, disegnato da stradine in ciottoli, si trova a nord del centro, sulle rive del fiume Don e conserva edifici suggestivi, come St.Machar’s Cathedral (VI sec.), la costruzione in granito più vecchia della città; King’s College, la prima università, fondata nel 1495, e il Brig O’Balgownie, il ponte sul Don, del XIII secolo. Il centro ruota attorno a Union Street, costruita agli inizi del 1800; mentre, nella vicina Broad Street, merita uno sguardo il Marischal College, la cui facciata neogotica è uno strabiliante intarsio di pinnacoli (dopo l’Escorial di Madrid, è il secondo edificio in granito più grande del mondo). A nord della città, si stagliano le cime ardite dei Grampians, porta d’ingresso allo Speyside, paradiso degli amanti del whisky: si trovano infatti qui più della metà delle distillerie di whisky al malto visitabili nel Paese, grazie a un percorso chiamato “Malt Whisky Trail”.

    Nelle incontaminate Higlands
    Una visita al Loch Ness, abitato dal famoso mostro, per poi immergersi tra fiordi e paesaggi verdi, scogliere a picco sul mare, dove giocano foche e delfini: sembra di essere alla fine del mondo.

    Seguendo la costa sulla A96 si arriva rapidamente a Inverness, capitale delle Terre Alte, da dove si può puntare anche al vicino Loch Ness, per spiare Nessie, l’inossidabile mostro del lago. Inverness, la capitale delle Highlands, dalla storia turbolenta e sanguinosa, in cui Shakespeare ambientò il Macbeth, vanta una posizione strategica sul fiume Ness e può essere un comodo punto di partenza per visitare le località più famose della regione. A dominare il fiume e l’abitato è un poderoso castello in arenaria, ricostruito in buona parte nel XIX secolo. Più interessante il Museo Civico, che racconta le antiche tradizioni legate all’artigianato dell’argenteria, della concia delle pelli, la fabbricazione di violini e cornamuse, e conserva una pietra pittica del VII secolo raffigurante un lupo. A nord della città, si apre la penisola di Black Isle, disegnata da due fiordi spettacolari, l’Inverness Firth e il Cromarty Firth, punteggiata da boschi e fattorie e immersa in una tranquillità assoluta. Al porto di Cromarty si organizzano piacevoli escursioni in barca per vedere i delfini tursiopi, tra i più grossi esisitenti al mondo, e le foche (sia grigie sia comuni). Proseguendo sulla A9, tra spettacolari fiordi, si raggiunge l’estremo nord. La vista lascia senza parole: scogliere altissime a picco sul mare, paesaggi verdi e incontaminati, dove il mondo sembra finire. Il porto di Scrabster, a nord, dove ci si imbarca per le Orcadi, isole dalla natura intatta e ospitale, ricche di siti archeologici (Skara Brae, Maes Howe…) risalenti all’età della pietra.

    Skye, l’isola a piovra
    È considerata l’angolo più spettacolare delle Higlands: vi si alternano catene montuose spettacolari e vallate selvagge. Ideale punto di partenza per vedere le balene.

    Tornati sulla terraferma, si punta verso sud. Prendiamo la A87 per tornare sulla costa occidentale a Kyle of Lochalsh e poter rimirare il bellissimo Eilean Donan Castle (famoso per le scene del film Highlander) e dirigerci verso l’Isola di Skye, considerata l’angolo più spettacolare delle Highlands, mossa da catene montuose, come quella dei monti Cuillin e da vallate selvagge, come la Glen Brittle. Skye, dalla frastagliatissima forma a piovra (80 km di lunghezza, 50 di larghezza), è ritenuta la più bella e romantica isola scozzese. La si raggiunge comodamente dall’imbarco di Kyle of Localsh oppure da Mallaig, sulla costa ovest, e si assapora un mondo dove sono ancora vive le tradizioni e la cultura dei clan. Qui, si può osservare una nutrita colonia di lontre selvagge presso il Kylerhea Otter Haven e si può partire per emozionanti escursioni in barca, che consentono di avvistare balene e una fauna ittica molto varia. Oppure si può puntare verso Carbost, dove sorge la famosa Talisker Distillery, rinomata perché il suo malto ha (secondo alcuni) un sentore di mare e un aroma torbato e affumicato.
    Seguendo poi le indicazioni per Broadford, si riguadagna la Scozia continentale attraverso lo Skye Bridge, per poi virare su Fort Williams, cittadina acquattata ai piedi del massiccio del Ben Nevis (1343 metri), considerata la capitale scozzese della vita all’aria aperta: d’inverno le falde del monte diventano entusiasmanti piste da sci e, d’estate, si snoda da queste parti il più lungo tracciato di discesa per mountain bike di tutta la Gran Bretagna.

    Glasgow, città d’avanguardia
    I vecchi e decadenti edifici hanno lasciato il posto a musei e gallerie che tutto il mondo invidia, a scintillanti centri commerciali, a locali di tendenza e ad avveniristici progetti di design.

    Puntando ancora a sud, sulla A82, si arriva speditamente tra le pieghe del Parco Nazionale del Loch Lommond e delle Trossachs, dove si può fare l’ennesimo “pieno” di natura, prima di fare rotta sulla dinamica, colta e raffinata Glasgow, che in pochi decenni ha saputo rilanciare il suo profilo, convertendo gli edifici più fatiscenti in musei, gallerie e locali di tendenza. Archiviata, infatti, la fama di città dell’industria pesante, dai sobborghi squallidi e degradati, Glasgow vive oggi un ruolo di protagonista nel mondo della cultura, dell’arte e del design. I vecchie e decadenti edifici hanno lasciato il posto a musei e gallerie che tutto il mondo invidia, a scintillanti centri commerciali, a locali di tendenza e ad avveniristici progetti di recupero del lungofiume. La visita della città non può prescindere dal centro storico, il cui perno è la settecentesca George Square, con al centro la colonna su cui campeggia la statua di Sir Walter Scott; il più famoso romanziere scozzese. O dalla maestosa Cattedrale gotica di S.Mungo, con il magnifico coro, alle cui spalle si estende un cimitero panoramico e spettacolare. Il nostro itinerario termina più a sud, sull’isola di Arran, chiamata la “Scozia in miniatura” per il contrasto tra il paesaggio montuoso dell’estremità settentrionale e quello più dolce dell’estremità meridionale.

    DA VEDERE
    Royal Deeside è una vallata spettacolare, a ovest di Aberdeen, solcata dal fiume Dee, che le dà il nome e punteggiata da borghi millenari intatti, pascoli e prati di erica e, naturalmente da castelli fiabeschi (alcuni provvisti di fantasma), come il duecentesco Drum Castle, nei pressi di Banchory; o Crathes Castle, con una curiosa torre in pietra rossa; oppure Craigievar Castle, vicino ad Alford, considerato il più bel castello in stile baronale scozzese e il mastodontico Balmoral Castle, alle porte di Craithie, residenza estiva della casa reale inglese. Nella vicina Braemar vale la pena fare una puntata per immergersi in un’atmosfera tipicamente vittoriana; fu proprio la regina a fare le fortune di questo borgo minuscolo che, ogni settembre, in occasione dell’Highland Gathering, vede folle di turisti e curiosi accalcarsi per assistere a giochi e gare tradizionali, come il lancio del tronco d’abete e alle suggestive danze scozzesi. Il whisky è l’oro della Scozia e non esiste angolo di paese, isole comprese, che sia privo di una distilleria. La zona cruciale è la Valle dello Spey, sul versante di nord-est delle Highland settentrionali, dove ha sede anche il consorzio del Malt Whisky Trail, l’unione a scopo promozionale di alcune distillerie storiche che, come dice il nome, praticano da secoli la versione “più scozzese” del whisky: Glennfiddick a Dufftown, Strathisla nei pressi di Keith, Macallan a Craigellachie, Glen Grant a Rothes. Loch Ness, probabilmente il più noto e citato dei laghi scozzesi, vanta dimensioni di tutto rispetto (38 km di lunghezza, uno e mezzo di larghezza e ben 200 metri di profondità) e un’inossidabile storia di mostri. Insieme al Loch Linhe e al Loch Locky, disegna il Canale di Caledonia, scorciatoia tra il Mare del Nord e l’Atlantico. In estate è possibile fare una piccola crociera a bordo dei numerosi battelli (alcuni dotati di apparecchiature per foto e riprese sott’acqua) che ne solcano le acque e, in assenza di mostri, immortalare le spettacolari rovine del castello di Unquart, uno dei più fotografati della Scozia; prima di visitare l’Official Loch Ness Monster Exhibition Centre, a Drumnadrochit, il museo in cui sono riunite tutte le memorabilia di Nessie: foto, sequenze di filmati, testimonianze…e tutto quanto può servire a suggestionare anche i più scettici, oltre ad alcuni modernissimi percorsi multimediali, che consentono di ripercorrere 500 milioni di anni di storia.

    COSA MANGIARE
    Il salmone, i crostacei, le aringhe affumicate, i merluzzetti di Arbroath, la carne Angus di Aberdeen, l’agnello dei Borders, la selvaggina e le conserve sono soltanto alcune delle leccornie, che questa terra riserva a tavola. Uno dei piatti tipici per eccellenza è l’haggis, lo stomaco di pecora riempito con interiora di ovino, cipolla, farina d’avena e accompagnato dalle bashed neeps, sottilissime fettine di rapa, e dalle chappit tatties, patate schiacciate. Altri piatti scozzesi sono poi lo sheperd’s pie, manzo tritato con purea di patate e il cock-a-leekie, lo stufato di pollo e porri. Ottimi anche i formaggi, tra i quali primeggiano il Lanark Blu di sapore molto deciso, il Caboc, ricoperto di farina d’avena e quelli delle isole Orcadi. Tra i dessert trionfa invece l’apple pie, la classica torta di mele servita con custard, una crema di vaniglia calda. Per quanto riguarda le bevande, eccellente è la birra scozzese, servita a temperatura ambiente e piuttosto corposa.

    SOSTA CAMPER
    Forse non tutti sanno che il campeggio è un’invenzione britannica e che il Regno Unito riserva servizi diffusi e di buon livello a chi si sposta in camper o roulotte. Tutti gli anni, l’Ente Nazionale per il Turismo (British Tourist Authority) pubblica un’utile e dettagliata guida, “Camping and Caravans parks in Britain”, che si può richiedere all’ufficio di Milano (tel. 02 8808151 www.visitbritain.com).
    Un altro strumento prezioso è il sito www.ukcampsite.co.uk
    Ecco alcuni suggerimenti:
    • A Edimburgo, nella cintura, c’è il Mortonhall Caravan Park, tel. 0044 131 6641533, www.meadowhead.co.uk, nella cintura di Edimburgo, attrezzato camping 4 stelle con ristorante.
    • Alle porte di Inverness, si trova l’Auchnahillin Caravan and Camping Park, tel. 0044 1463 772286, www.auchnahillin.co.uk, 4 stelle, incastonato tra foreste e brughiere, per chi ama il golf e l’equitazione.
    • Nei pressi di Fort William, il Linnee Lochside Holiday, tel. 0044 1397 772376, www.linnhe-lochside-holidays.co.uk , curatissimo camping 5 stelle, incorniciato da un parco botanico e affacciato su un romantico lock, dove, oltre che su comode e attrezzate piazzole, si può contare anche su assistenza meccanica, lavanderia, spazi gioco per bambini, negozio, possibilità di andare a pesca e in bicicletta.
    • Altra zona d’elezione per camperisti sono le sponde del Loch Lomond, nella Scozia centrale, dove sorge, presso Balloch, il Lomond Woods Holiday Park, tel. 0044.1389.755000, www.holiday-parks.co.uk, una base ottimale per rilassarsi e praticare gli sport d’acqua e di terra.
    • Quasi inesistenti sono invece le aree di sosta (solo ai margini delle grandi città è possibile trovarne qualcuna); per cui, prima di concedersi una pausa anche di poche ore, è necessario il permesso del proprietario del terreno o della polizia municipale. Di notte è vietato sostare nelle rientranze o lungo i cigli erbosi delle strade.

    INFORMAZIONI
    Valuta: sterlina inglese (circa 0,61 €) e sterlina scozzese (circa 0,61 €)
    Prefisso internazionale: +44
    Corsia di guida: sinistra
    Documenti di ingresso: carta d’identità o passaporto, carta verde per il camper
    Corrente elettrica: 240V, 50Hz
    Fuso orario: – 1 ora

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    Bologna la dotta, calorosa e godereccia dà il meglio di se a primavera inoltrata. Di giorno la si apprezza per il piacere di passeggiare sotto i portici ombreggiati e per le visite ai musei. La sera si gode la buona tavola e la vivace vita notturna. Ma è a fine maggio, in quel di Castelfranco Emilia, che la festa impazza nelle vie: giocolieri, trampolieri mangia-fuoco… per una primavera ad altissima intensità.

    Per visitare Bologna è sempre il momento giusto, ma ci sono momenti più giusti di altri. E noi vi proponiamo di fare un salto a fine maggio, approfittando magari del ponte tra il week-end e la Festa della Repubblica che vi permetterà di fare tutto con calma e quindi anche di visitare i dintorni del capoluogo emiliano-romagnolo. Il nostro viaggio, infatti, inizia in quella via antica come l’uomo, la Via Emilia, lungo la quale durante due millenni sono sorti paesi e città spesso nati dall’evoluzione di accampamenti militari romani. Ci fermiamo a Castelfranco Emilia, a metà strada tra Bologna e Modena. Il tracciato della Via Emilia ora gira intorno alla cittadina ma un tempo la attraversava e percorrendo la strada principale con le sue antiche case e gli immancabili portici, che portano a piazze ricche di fascino, il pensiero corre a come doveva essere la vita di paese quando le prime auto passavano “sfrecciando” sollevando la polvere tra i passanti sgomenti.

    È qui la festa
    A Castelfranco Emilia, patria del tortellino, nel mese di maggio c’è la festa degli artisti di strada.

    Tutto un’altro paesaggio ora, che la antica Via è un’arteria nevralgica nell’industriosa area emiliana. Da anni la strada principale gira intorno al paese e il centro di Castelfranco è preservato, difatti ancora consente di assaporare l’antica quiete che si percepisce passando tra botteghe, biciclette parcheggiate e il chiacchericcio dei bar. A maggio Castelfranco si anima tra giocolieri e artisti di strada, musica e tanta gastronomia locale, con il tortellino re dei cibi. È l’Hoplà Buskers Festival, appuntamento annuale che il Comune organizza da tempo, per la gioia di grandi e piccini e che coinvolge tutto il centro di Castelfranco. Oggi si chiamano Buskers, in inglese vagabondi, ma gli artisti di strada hanno origini molto antiche. Se ne trova traccia nella civiltà dell’antico Egitto così come tra gli Etruschi: a Tarquinia, è visibile la tomba dei giocolieri risalente al VI secolo a.C. Da sempre gli spettacoli fuori dall’ordinario hanno portato una ventata di allegria quando nei paesi la vita era scandita dai soliti ritmi quotidiani e anche oggi, nell’era di internet e del “tutto e in tempo reale”, il fascino delle “stramberie” dei lanciatori di spade, di abili trampolieri e coraggiosi mangia fuoco è ancora intatto. Personaggi affascinanti che forse oggi ancor più di ieri, ammiriamo anche per lo stile di vita fuori dall’ordinario, con i loro camper un po’ sgangherati, i vestiti alla buona e che ci piace immaginare sempre in viaggio con il sorriso sulle labbra a pensare qualche nuova diavoleria per stupire il prossimo pubblico. Le cose in realtà non stanno proprio così. Gli artisti di strada sono per lo più gente seria che lavora sodo, si allena ogni giorno e deve affrontare burocrazia, tasse e contributi come tutti noi. Ma è bello sognare con loro. Tradizionalmente arrivano da lontano e nell’epoca della globalizzazione, alla tradizione si affianca un interessante focus dedicato all’Africa. I colori, i sapori e naturalmente i ritmi e la musica dal Continente Nero. A rappresentarle ottimamente, tra le altre cose, saranno artisti del calibro di Yakar Sopp e Serigne Fallou, senegalesi, i cui nomi forse dicono poco a chi non segue la musica afro e per costoro saranno una piacevolissima scoperta. Il programma della manifestazione è ricco giocolieri, clown, acrobati, truccatori, trampolieri, mangiafuoco, mimi e il “Ludobus degli Gnomi”, un autobus dedicato ai bimbi, tutto da esplorare e giocare. Vietato annoiarsi, insomma, e per mangiare? Nella patria del tortellino è difficile che facciate la fame! Stand gastronomici permetteranno di assaporare all’aperto e in compagnia le specialità emiliane, e se volete qualcosa di più raccolto, i ristoranti, trattorie e agriturismi in paese e nei dintorni non mancano di certo.

    Bologna
    Lasciamo Castelfranco e proseguiamo per una ventina di chilometri in direzione Bologna. La cosa migliore da fare è portarsi al seguito le biciclette in modo che parcheggiando in periferia si possa raggiungere e girare per il centro molto agevolmente. Il territorio perfettamente pianeggiante aiuta anche i più pigri o i meno allenati ad una salutare pedalata.

    Il centro di Bologna vi accoglie come una madre generosa e vi stupisce subito per la sua bellezza. Percorrendo le strade che conducono verso il centro è impossibile non fare caso alle lunghe vie porticate. Se decidete di percorrerli tutti è consigliabile un serio pre-allenamento: si sviluppano per ben 40 chilometri dei quali 8 si percorrono senza dover mai uscire allo scoperto. Sotto i portici un tempo si svolgevano tutte le attività cittadine: si affacciavano sotto ad essi le botteghe artigiane, commerci, le osterie, le stalle dei cavalli. Ieri come oggi, permettevano ai bolognesi di vivere le attività all’aperto riparati da pioggia e neve in inverno e dal sole in estate.
    Oggi si trovano i negozi delle grandi marche uguali un po’ in tutto il mondo, ma anche botteghe originali di artisti, gastronomie con banconi da far leccare i baffi, ristoranti invitanti e le osterie, un po’ trasformate in locali di tendenza dedicati alla numerosa gioventù universitaria, ma anche bar dove sorseggiare un bicchiere di Sangiovese godendo della discreta cortesia dei bolognesi DOC e della loro parlata particolare. Ma il “ portico dei portici” è quello che va fuori città: il Portico di San Luca, 666 arcate disposte su 3,5 chilometri. Da Bologna città il portico porta al colle sul quale sorge il Santuario della Madonna di San Luca. Una passeggiata che con il bel tempo, e ora che non fa molto caldo, si deve assolutamente fare per godere delle vedute della collina bolognese, su ville e antiche case. Qualcuno sicuramente farà caso al fatto che il numero 666 ha un significato demoniaco. E non è casuale: nella storia, infatti, il santo schiaccia e uccide il serpente (associato al diavolo) . Nella simbologia, dunque, il messaggio nemmeno troppo velato è la cristianità che schiaccia il demonio. Volendo si possono fare anche dei paralleli tra il porticato stretto e lungo con il serpente. Una volta i portici erano in legno. Gli statuti comunali ne imponevano altezza e dimensioni, una sorta di piano regolatore antelitterim, mentre a partire dal 1800 sono stati via via sostituiti da strutture in muratura. Ma non tutto è perduto e se volete davvero respirare la Bologna feudale soffermatevi sotto al portico di Casa Isolani in Strada Maggiore, con la sua struttura lignea.

    Piazza Maggiore
    Un formidabile concentrato di storia e architettura trecentesca si affaccia sulla principale piazza della città.

    La passeggiata monumentale della città può iniziare da Piazza Maggiore per una visita alla stupenda basilica di S. Petronio, una delle più belle chiese al mondo. Risale al 1300 e tra i tratti caratterizzanti sicuramente è da segnalare il portale adornato dai bassorilievi di Jacopo della Quercia; all’interno vi sono dipinti dei grandi maestri del tempo e, interessante, all’ingresso della chiesa la meridiana del 1655, realizzata ad opera del Cassini. Vi consigliamo di munirvi di una guida per riuscire a cogliere ed apprezzare tutti i tesori artistici qui conservati. Sulla stessa piazza si affaccia anche il Palazzo del Podestà, risalente agli inizi del XIII secolo, residenza e ufficio della più importante autorità del Comune di allora.
    Quasi trecento anni dopo Giovanni II Bentivoglio cominciò a ristrutturare l’edificio in chiave rinascimentale. I lavori furono sospesi a seguito della cacciata del signore a furor di popolo. E ancora sulla piazza c’è Palazzo dei Notai che risale ai secoli XIV e XV e, ancora, Palazzo d’Accursio, o palazzo del Comune, (secoli XIII e XIV) sul cui portale d’ingresso si erige la statua in bronzo di Papa Gregorio XIII, bolognese e celebre per la riforma del calendario. E’ sede del Comune dalla fine del Duecento. Dal cortile si accede alle collezioni comunali d’arte antica e al Museo Morandi. Percorrendo il lato orientale della basilica si raggiunge Palazzo dell’Archiginnasio. È stata la sede dell’Università dal ‘500 all’800, siamo arrivati in Piazza Galvani, dalla quale si vede l’abside incompiuto di S. Petronio. Contigua a Piazza Maggiore c’è Piazza del Nettuno: impossibile sbagliare, al centro troneggia la celebre fontana cinquecentesca del Giambologna da Douay. Dalla piazza, aggirando il Palazzo Re Enzo e imboccando via Rizzoli, si raggiungono le Due Torri simbolo iconografico della bella città emiliana.
    La torre degli Asinelli, deve questo nome curioso al cognome della famiglia che la fece costruire tra il 1109 e 1119, così come la sua contemporanea Garisenda. Quest’ultima è la più bassa (è stata ridotta nel 1300) ha la forma inclinata e permette ai 97 metri di quella degli Asinelli di svettare verso il cielo. Volete salire? nessun problema: tenete presente che sono 97 metri di altezza e 500 gradini secolari da superare con tanto di botole e piani in legno. Ma una volta in cima sarete premiati dal bel panorama sulla città e sui colli bolognesi. Se una volta scesi avete ancora energia nelle gambe, andate a visitare il Complesso di S. Stefano, meglio noto come le Sette Chiese di Bologna, sicuramente uno dei luoghi più suggestivi e preziosi della città: cortili e cappelle diversi tra loro e tutti collegati.

    Bologna sotterranea
    Non tutti sanno che Bologna era una città ricca di canali per il trasporto di merci dall’Adriatico al porto cittadino attraverso il Po.

    Bologna era attraversata da canali fluviali, che permettevano la navigazione e il funzionamento dei mulini. Ma dove sono finiti questi corsi d’acqua? Parte della rete fluviale, che non è stata interrata, è ora visitabile. Per l’esplorazione ci si avvale delle guide dell’Associazione Amici delle Acque e dei sotterranei di Bologna (tel. 333 9347122) che con cifre modeste (a partire da sei euro circa) su prenotazione vi porteranno alla scoperta dei segreti della città emiliana. Si potrà percorrere il torrente Aposa, 800 metri che conducono dalla Bologna romana del I secolo avanti Cristo alla Bologna della Seconda Guerra Mondiale, con il relativo carico di storie e leggende. I Bagni di Mario, sono una grande cisterna sotterranea con decori rinascimentali e affascinanti cunicoli con volte a sesto acuto, sorta per alimentare la Fontana del Nettuno… Ecco una città davvero piena di sorprese.

    DA VEDERE
    A Castelfranco Emilia
    • Villa Sorra: una delle più importanti ville storiche del territorio modenese. Nel suo parco troviamo quello che è considerato l’esempio più rappresentativo di giardino “romantico” dell’Ottocento estense ed è da molti ritenuto il più importante tra i giardini informali presenti in Emilia Romagna. Il parco di Villa Sorra è aperto nelle ore diurne tutto l’anno. Il giardino storico è invece visitabile solo accompagnati da personale autorizzato tutte le domeniche e i festivi;
    • Monumento al tortellino: un’opera del pavullese Giovanni Ferrari. Il monumento è in bronzo patinato, cemento e travertino. Lo potete vedere in Piazza Aldo Moro;
    • Museo Civico: a Palazzo Piella in Corso Martiri, 204. All’interno del percorso espositivo del Museo anche due plastici ricostruttivi. Il primo riproduce a grandezza reale la via Emilia romana: la superficie glareata, la struttura stratigrafica sottostante e le anfore ritrovate durante gli scavi archeologici a Gaggio con le quali viene simulata una bonifica idrica romana. Il secondo mostra una tomba a pozzetto di epoca villanoviana completa di corredo funebre originale. È aperto la domenica dalle ore 10,00 alle 12,00 o lunedì, martedì, giovedì e sabato dalle ore 8,30 alle 12,30.
    A Bologna
    • Piazza Maggiore: cuore pulsante della città antica. Qui c’è la Fontana del Nettuno di Giambologna (XVI secolo), i maggiori edifici del potere civile e religioso (Basilica di san Petronio, Palazzo del Comune, Palazzo del Podestà e Palazzo di Re Enzo);
    • Basilica di San Petronio: edificata nel XIV secolo, conserva opere dei massimi artisti italiani di tutti i secoli, come Jacopo della Quercia, Filippino Lippi, Vignola;
    • Palazzo del Comune: eretto in epoca comunale e chiamato anche “d’Accursio” per aver ospitato alcuni membri della ricca famiglia bolognese. Al suo interno il Museo Morandi, in cui sono conservate le opere del grande maestro donate alla città di Bologna;
    • Palazzo del Podestà: costruito nel XIII secolo è caratterizzato dalla Torre dell’Arengo e dal Voltone del Podestà, un ampio porticato decorato con le statue dei protettori di Bologna: san Petronio, san Procolo, san Domenico e san Francesco;
    • Palazzo di Re Enzo: una costruzione duecentesca che conserva l’archivio cittadino e il Carroccio che veniva usato in guerra per portare le insegne delle città;
    • Complesso monumentale di santo Stefano, l’unione tramite cortili e porticati di sette chiese e cappelle, uno degli edifici romanici meglio conservati della città;
    • Chiesa di santa Maria della Vita: conserva lo straziante gruppo in terracotta del Compianto su Cristo Morto, realizzato nel XV secolo dallo scultore Niccolò dell’Arca;
    • Le due torri simbolo di Bologna, la Torre Garisenda (48.16 metri) e la Torre degli Asinelli (97.20 metri), che con la loro altezza caratterizzano il profilo della città;
    • Pinacoteca Nazionale: una delle più importanti istituzioni museali italiane, che ospita nelle sue sale opere di Raffaello, Carracci, Reni e tanti altri artisti legati a Bologna.

    COSA MANGIARE
    Benvenuti nella capitale della gastronomia: cominciamo dai primi, su tutte le tagliatelle, nella versione classica al ragù o al prosciutto, ma anche in mille altre varianti fu mastro Zafirano, cuoco personale di Giovanni II di Bentivoglio, a crearle in occasione del matrimonio tra Annibale Bentivoglio e Lucrezia D’Este. I tortellini, nascono a Castelfranco, il cui inventore pare prese ispirazione dall’ombelico di Venere. Il tortellino va apprzzato in brodo. Chiederlo alla panna o in sugo è segno di evidente ignoranza culinaria, evitate. E poi le leggendarie lasagne, così famose da essere nei menù di tutti i ristoranti italiani del mondo. ma solo qui troverete la sfoglia nel giusto spessore. E poi il salume bolognese per eccellenza: la mortadella, il cui nome deriva dal mortaio (mortarium in latino) in cui la carne di maiale veniva pestata insieme ad altri ingredienti. Accompagnate tutto con Lambrusco.

    SOSTA CAMPER
    A Castelfranco Emilia: per la sosta in paese i vigili consigliano le zone artigianali Venturina 2 e Venturina 1 a qualche centinaio di metri dal centro, si può anche pernottare rispettando le regole della sosta in strada.
    Tornando verso Modena Sud c’é l’area camper del Club Mutina in strada collegarola 76/ a. Tel. 0594557043.
    A Bologna: Camping Città di Bologna, Via Romita, 12
    tel. 051325016 – bolognahotel@camping.it www.hotelcamping.com
    Zola Predosa (BO) Camper service Via Roma, 65 (presso l’area ecologica), dista circa 3 km dalla A14 uscita Borgo Panigale.

    INFORMAZIONI
    Servizio Cultura Castelfranco Emilia (Mo)
    Tel. 059.959377 / 959395
    www.emiliaromagnaturismo.it/it/plein-air
    www.amicidelleacque.org
    www.bolognawelcome.com

     

  • Nel mondo del wafer Loacker austria

    Austria • Heinfels

    Nella sede austriaca, Loacker apre le porte del Mondo Bontà: il celebre biscotto lo potrete realizzare con le vostre mani!

    Chi non ha mai fatto merenda con i wafer alzi la mano… Loacker, azienda italiana fondata nel 1925 da Alfons Loacker, strizza l’occhio ancora una volta alla tecnologia. Dopo giochi e applicazioni per il web, attività di couponing digitale e la community on line arriva la “pasticceria interattiva”, una modalità tutta nuova e innovativa per coinvolgere i numerosi visitatori della sede di Heinfels in Austria, nel Tirolo Orientale. Attraverso attività dinamiche e divertenti, gli ospiti potranno scoprire le origini della bontà e della qualità Loacker, un entusiasmante “dietro alle quinte” per curiosare sulla storia della famiglia Loacker e scoprire le materie prime di qualità , selezionate con cura e attenzione, che rendono così buoni e unici i prodotti. Questo è solo l’inizio; la grande novità è la possibilità di diventare pasticceri e comporre i propri wafer Loacker con l’aiuto di una guida esperta. Ognuno potrà portare a casa le proprie realizzazioni. L’offerta è dedicata a piccoli gruppi, il miglior modo per essere seguiti con attenzione e poter vivere un’esperienza esclusiva e indimenticabile. Un’occasione davvero imperdibile per tutti gli amanti del wafer e per chi è cresciuto – e sta crescendo – sgranocchiando questi prodotti. Nel 2013 hanno visitato Heinfels circa 400mila persone con un picco di 120mila nel solo mese di agosto.

    Loacker Mondo Bontà sorge in un luogo incantevole nel cuore delle Dolomiti, lungo una pista ciclabile, la San Candido – Lienz, facile da percorrere con tutta la famiglia.

    Orari/apertura: tutti i giorni dalle ore 9 alle ore 17. Per gruppi con meno di 10 persone effettuare la registrazione scegliendo uno degli appuntamenti disponibili nel calendario online sul sito web. La prenotazione per gruppi è da effettuarsi esclusivamente via telefono al numero 0471 344 000  (in italiano).
    Quale età: adatto a tutti, dai 3 ai 100 anni
    Costo: adulti euro 5 (4 euro gruppo di adulti) – ragazzi fino ai 14 anni 3 euro – bambini fino a 6 anni gratuito
    Sosta Camper: ampio parcheggio anche per pullman

    Loaker
    Panzendorf 196 – A-9919 Heinfels – Tirol / Österreich
    Tel. +43 4842 6060-0
    konfekt@loacker.com
    www.loacker.it


     
  • Meta ideale per le vacanze di tutta la famiglia, la Carinzia offre un vasto ventaglio di destinazioni e attrazioni per le esigenze di tutti, grandi e piccini. Dalla torre Pyramidenkogel e il suo scivolo di ben 150 metri (il più lungo d’Europa!) al parco avventura sul lago Klopeiner See, dallo scoprire i segreti del lavoro dei minatori a Villach, al pedalare nella storia del medioevo mentre viene costruito un vero e proprio castello: proposte stimolanti, divertenti e istruttive per una vacanza ricca e indimenticabile, tra escursioni, divertimento e scoperta in compagnia di mamma e papà.

    Torre panoramica Pyramidenkogel
    Si chiama torre Pyramidenkogel, la nuova piattaforma panoramica sospesa a oltre 100 metri d’altezza, da dove si gode di una vista mozzafiato su tutto il territorio carinziano, dalle maestose vette degli Alti Tauri alla catena delle Caravanche e ai monti che segnano il confine con Italia e Slovenia. Ovunque si volga lo sguardo, si resterà colpiti dai colori della regione austriaca caratterizzata dal verde brillante dei suoi monti e dell’azzurro dei numerosi laghi di cui è disseminata e dalle acque cristalline, pulitissime e di qualità potabile. Tra tutti spicca il lago Wörthersee, il più grande e che si estende ai piedi della torre panoramica. Alla torre si sale con un ascensore panoramico, mentre i turisti più sportivi potranno conquistare la cima tramite le scale. Un divertimento speciale attende tutti i bambini d’altezza superiore ai 130 cm: lo scivolo più lungo d’Europa, oltre 120 metri e con un dislivello di 52 metri. La discesa dura circa 20 secondi durante i quali si raggiunge una velocità massima di 25 km/h. Un’esperienza assolutamente indimenticabile per grandi e piccini! www.pyramidenkogel.info

    Piccoli minatori a Villach
    A Bad Bleiberg, presso i centri didattici Terra Mystica e Terra Montana, ancora oggi si può imparare tutto sull’antico lavoro dell’estrazione del ferro e scoprire i misteri del sottosuolo. Attraverso i percorsi didattici i bambini impareranno quanto era pericoloso e faticoso il lavoro in miniera svolto agli inizi del secolo scorso e accompagnati da una guida andranno alla scoperta del “labirinto sotterraneo”. Dopo aver indossato pantaloni, giacca ed elmetto scivoleranno su uno scivolo da minatore di ben 68 metri (il più lungo scivolo sotterraneo d’Europa!) e arriveranno nel cuore del mondo sotterraneo di Bad Bleiberg. Percorrendo le varie gallerie l’attenzione verrà catturata da antichi strumenti e macchine. Inoltre spettacoli multimediali anche in lingua italiana, suoni, colori e luci faranno rivivere le emozioni e la quotidianità di chi in passato svolgeva il lavoro del minatore. Vengono organizzate anche cacce al tesoro (per bambini dai quattro anni in poi) di piccoli minerali raccolti e che resteranno uno dei ricordi di questa giornata trascorsa nel sottosuolo.
    www.terra-mystica.at

    In bici nel Medioevo
    Vivere la storia in maniera divertente si può! Lo dimostra la pista ciclabile “Mittelkärntner Kulturradweg” che da St. Veit an der Glan raggiunge Friesach, la più antica cittadina della Carinzia centrale. Molti edifici di epoca medievale sono ancora oggi ben conservati: imponenti fortificazioni, una possente cinta muraria e un fossato intatto rendono la città una vera e propria opera d’arte per un tuffo nella storia. Nell’ambito del progetto “Burgbau”, a Friesach si sta erigendo una roccaforte medievale su un’area di circa 4000 mq. La particolarità della costruzione consiste nell’uso esclusivo di metodi e strumenti medievali. Vengono impiegati solo materiali naturali (legno, pietra, sabbia ecc.) e non vi sono macchinari azionati da motori o elettricità. Ciò che conta è la forza dell’uomo. I visitatori possono osservare gli artigiani durante le loro faticose attività, riscoprire un sapere che si credeva perduto e imparare così dal passato.
    www.mittelkaernten-ebiken.at

    Escursione al Lago Klopeiner See
    Il Klopeiner See è il lago balneabile più caldo d’Europa, con oltre 1.200 chilometri di piste ciclabili e 800 chilometri di sentieri escursionistici. Numerose e per tutti i gusti le mete turistiche adatte alle famiglie attorno alle sue sponde: il parco avventura “Walderlebniswelt” con 75 attrazioni, il parco ornitologico “Vogelpark” sul lago Turnersee, la possibilità di navigare in battello sulla Drava, il programma “Momenti Magici” che quest’anno prevede anche un corso di prova di arrampicata per famiglie.
    www.vogelpark.at
    www.walderlebniswelt.at

    Kärnten Card
    La Kärnten Card apre la porta ad oltre 100 mete turistiche carinziane che potete visitare liberamente, gratis e anche più volte. Inoltre, i partner selezionati – più di 50 – concedono riduzioni esclusive, per cui conviene sempre e vi aiuterà a risparmiare! La stagione della carta va da aprile a ottobre, dura una settimana e costa 36 euro per gli adulti e 16 per i bambini; gratuita per bambini sotto ai 6 anni e a partire dal terzo figlio.
    www.kaerntencard.at/it

    GLI EVENTI
    La Carinzia è nota per il gran numero di eventi, eccone alcuni:
    • primi di settembre, European Bike Week al Faaker See, grandioso raduno di Harley Davidson
    • primi di settembre, Festa del Gulasch a Feldkirchen
    • metà settembre, Festa del grano saraceno a Schwabegg bei Neuhaus
    • metà settembre, Classic Rallye Alpina a Bad Kleinkirchheim – www.alpenfahrt.com
    • metà settembre, Festival della Commedia a Velden am Wörthersee
    • metà settembre, Festival dell’Alpe a Nockalm a Millstatt
    • fine settembre, Festa del Formaggio a Kötschach-Mauthen
    • primi di ottobre, Festa della Polenta a Nötsch im Gailtal

    Informazioni
    www.carinzia.at

  • In Valle Camonica e in Valle Rossa tra testimonianze storiche millenarie, antichi magli idraulici e candide caprette a stretto contatto con tradizione e natura, ideale per un weekend

    Testo Roberto Poli Foto Glauco Santagostino

    Nel cuore della Valle Camonica, a Ceto, sotto il massiccio dell’Adamello (www.parcoadamello.it), sorge la piana di San Faustino. Da queste parti vivevano i Camuni, che hanno lasciato numerose testimonianze della loro cultura nelle incisioni rupestri, visibili anche nella “Riserva Naturale Incisioni Rupestri di Ceto, Cimbergo e Paspardo”. Questa Riserva è l’area archeologica protetta più grande della Valcamonica, con oltre 400 rocce incise (www.vallecamonicaunesco.it). In questo suggestivo scenario storico e naturalistico si colloca l’Azienda Agricola San Faustino. Alleva capre, cavalli, maiali allo stato brado, conigli e galline, e produce formaggi, salumi e confetture di piccoli frutti. Un grande giardino e un castagneto secolare incorniciano l’agriturismo, in una costruzione in legno e granito che ospitava un’antica stalla e un fienile. L’agriturismo propone una cucina naturale basata su prodotti sani, genuini e freschi, provenienti dalla stessa azienda, con una filiera corta e controllata che garantisce la massima qualità. Nel menù, che varia in base alla stagione, si trovano piatti tipici della Valle Camonica come i “Casoncelli”, il capretto, la selvaggina con polenta e funghi, un’ampia scelta di salumi e formaggi e il sorprendente gelato fatto con latte di capra. Abbiamo avuto la fortuna di assaggiare lo “Spiedo bresciano”: pezzi di pollo, coniglio, capretto e maiale sono lasciati per cinque o sei ore a cuocere lentamente davanti al fuoco, acquistando così un sapore e una morbidezza particolari. I prodotti dell’azienda si possono acquistare sia nello spaccio, sempre aperto, sia in varie fiere e mercati. Particolare è il formaggio di latte di capra nelle sue appetitose varianti (fresco, stagionato, erborinato, affumicato).
    A pochi chilometri si trova Bienno, il paese del ferro, che fa parte del club “I borghi più belli d’Italia”. Grazie al combustibile fornito dai boschi e alla forza motrice fornita dall’acqua, Bienno ha sviluppato una fiorente attività economica legata alla lavorazione e al commercio dei manufatti di ferro. Dal Medio Evo il “Vaso Re”, un canale artificiale, convoglia le acque per far muovere sia i pesanti magli utilizzati per forgiare il ferro, sia i mulini, sia le segherie. Antichi palazzi, torri, chiese, stretti vicoli e scalinate caratterizzano il paese.
    Andiamo “Alla scoperta del Vaso Re, lungo il racconto disegnato dall’acqua”. Seguendo questo intrigante itinerario risaliamo via Artigiani. Ripercorriamo così la storia -industriale dell’antico borgo dei magli, incontrando le antiche fucine trasformate in “Scuola di Fucinatura”, “Ludoteca del Ferro” e “Fucina Museo”. -La -fucina museo, che risale al Seicento, è in un locale molto suggestivo, annerito dal fumo, con pavimentazione in terra battuta. All’esterno, l’acqua del canale fa girare una grossa ruota che, tramite un albero, trasmette il movimento al grande maglio interno. Accanto al maglio si trova il forno per riscaldare il ferro, con un soffio costante di aria per ravvivare il fuoco. Con gesti lenti e misurati, alcuni attempati artigiani compiono i secolari e immutabili gesti necessari a forgiare spade o attrezzi agricoli. Siamo positivamente fuori dal tempo. Continuiamo il percorso: una scalinata in selciato scende da via Ripa al seicentesco “Mulino Museo”, capace di produrre, con le macine di pietra mosse dall’acqua, dell’ottima farina da polenta. Arriviamo infine ad un antico lavatoio e ad una fucina che ancora utilizza il maglio ad acqua. 14 recenti installazioni consentono, risalendo il canale, di ricostruire le tappe della storia del borgo. Un secondo itinerario, “Il racconto delle pietre”, si sviluppa nel centro storico di Bienno. Salendo lungo via Contrizio ammiriamo il quattrocentesco Palazzo Simoni Fè, la Torre Avanzini del 1075 e la chiesa di Santa Maria Annunciata. Costruita nel Quattrocento, è stata affrescata da Giovan Pietro da Cemmo, dal Romanino e dal Fiamminghino. Incontriamo altre torri e altri palazzi, fino ad arrivare alla chiesa parrocchiale, dedicata ai santi Faustino e Giovita (www.borghitalia.it). Torniamo alle capre: in una cinquantina di chilometri, dopo aver toccato i laghi di Iseo e di Endine, si raggiunge Cene (BG). Da qui, salendo per la Valle Rossa, si arriva all’“Azienda Agricola Comunità Valle Rossa”, che produce caprini, ricotta, caciotta e stracchino, tutti rigorosamente di latte di capra. Siamo rimasti colpiti dal sapore delicato del latte e dei formaggi. Il signor Giovanni, il titolare, ci ha spiegato che i formaggi di capra assumono spesso un sapore deciso perché questi animali sono soliti mangiare anche le cortecce degli alberi, che contengono tannino. In questa azienda, invece, le capre, che vivono in stalle pulitissime, sono libere di muoversi all’aperto, ma solo nei prati. In un contesto naturalistico molto bello, è possibile visitare l’allevamento, assistere alla lavorazione dei prodotti caseari ed effettuare splendide passeggiate lungo i sentieri della zona. Le capre, di razza “Saanen”, dal mantello candido e dal pelo corto e fine, sono davvero belle e simpatiche. A chiamarle per nome, si avvicinano. Heidi ne sarebbe felice. •

    CHI E’ FATTORE AMICO
    È una rete di numerose aziende agricole italiane che ospitano gratuitamente per una notte i camper. Per accedere al circuito bisogna essere soci di Fattore Amico.
    Per tutte le informazioni e per il modulo di iscrizione:
    info@fattoreamico.com –  www.fattoreamico.com

    Per questa zona Fattore Amico è convenzionato con:

    • Agriturismo San Faustino
    Loc. San Faustino, Ceto (BS)
    Tel. 3281932486
    Sulla SS 42 a Ceto prendere direzione Cimbergo – Paspardo. Dopo 1,5 Km sulla sinistra indicazione aziendale.

    • Comunità Valle Rossa
    Via Valle Rossa 51, Cene (BG)
    Tel. 3356317997
    Da Cene in direzione Valle Rossa per 3.7 Km. Alla chiesetta siete arrivati.

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    In Alta Provenza lungo le gole che il fiume Verdon ha scavato nei millenni. Paesaggi mozzafiato ma anche tanti spunti per un divertimento assicurato nelle acque del più avventuroso tra i fiumi di Francia

    Un paesaggio fatto di roccia, acqua e foreste: queste sono le Gorges du Verdon, canyon spettacolari e altissimi, e sul fondo di questi un fiume, il Verdon, che nella bella stagione si anima di mille attività, dalla semplice balneazione nelle spiaggette create dalle anse del fiume alla discesa in Kajak, in canotto o con i loro derivati (ciambelle e altre diavolerie che si sono inventati da queste parti per attirare il turismo). Strade panoramiche – alcune da percorrere con un po’ di attenzione – vi permetteranno di godere di viste mozzafiato. Molti paesini sono caratteristici e ben restaurati. Molti i campeggi spesso economici. Di seguito un itinerario che si può svolgere nell’arco di tre giorni. La nostra prima tappa è Gréoux les Bains, terza stazione termale di Francia. Qui, il paesaggio agricolo lascia spazio a un più selvaggio e naturale territorio boscoso che disegna il dolce saliscendi delle strade scivolando, lieve, lungo le sue curve sinuose sino alla spettacolare magia delle acque verdi del fiume Verdon e dei suoi laghi.

    Gréoux les Bains
    È un piccolo villaggio che apre le porte alle Gole del Verdon e agli splendidi laghi.

    Gréoux è dominata dalle rovine del suo castello e caratterizzata dalla sua fervente attività che ruota intorno alle Terme Troglodite Gallo-Romane. Qui gli appassionati del genere potranno fare una tappa all’insegna della salute. Dal momento in cui l’uomo ha messo piede su questo territorio, si è accorto delle virtù dell’acqua che sgorga a 42° centigradi, sulfurea e ricca di calcio, sodio, magnesio e oligo elementi. Un toccasana per chi ha problemi di reumatismi, alle articolazioni o alle vie respiratorie, e un vero benessere anche per chi è sano come un pesce. Il centro termale (di fronte c’è un piazzale dove mettere il camper), offre esercizi di acqua gym, massaggi rilassanti con le essenze provenzali o i bagni di fango. Insomma, il miglior benvenuto nelle gole del Verdon! Una passeggiata per il paese vi -consentirà di visitare i bastioni del XIII e XIV secolo. Non perdetevi una visita a Le Petit Monde d’Emilie, Museo delle miniature e dei giocattoli con ricostruzioni della vita del paese, in Avenue des Alpes al 16. Abbiamo anche un consiglio per mangiare: La Terrasse des Marroniers in Avenue des Marroniers, dove si mangia con 14 -18 euro mentre per bere una bottiglia di vino locale si spendono circa 15 euro.

    Quinson
    Proseguendo lungo il nostro itinerario per la Route de Esparron Sur Verdon D82 arriviamo a Quinson.

    È un piccolo villaggio medioevale posto in posizione assolutamente strategica. Bagnato dalle acque del Verdon, è abitato sin dall’alba dell’umanità per via della particolare conformazione fisica con le falesie di roccia calcarea che permettevano all’uomo primitivo di trovare riparo nelle grotte e avere abbondante acqua. Il ritrovamento di numerosi reperti archeologici risalenti l’età della pietra lo portano a essere un centro di rilevante importanza storico geologica e sede del Museo della Preistoria delle Gole del Verdon, la cui visita non bisogna assolutamente mancare. Il più importante ritrovamento è stato fatto nella grotta di “La Baume Bonne”. Il paese attira gli appassionati degli sport d’acqua ma anche i rocciatori che si cimentano nelle diverse discipline di arrampicata. Se non avete un’imbarcazione da fiume vostra, potrete noleggiare a Quinson Kayac, canoe, pedalò o piccole barche con motore elettrico e percorrere otto chilometri di canyon lungo il quale si aprono grotte che hanno offerto rifugio al celebre brigante Gaspard de Besse e che oggi offrono rifugio agli uccelli acquatici. Pagaiando potreste anche imbattervi nelle tartarughe d’acqua. Alla fine del percorso il fiume si aprirà sul lago d’Esparron. Tornati in paese riprendete la strada che svolta a sinistra, la D11 in direzione di Riez, che vi porterà sul Plateaux de Valendole regalandovi una splendida vista sulla valle coltivata di Quinson.

    Riez
    È un’attiva cittadina tipicamente provenzale in cui il sabato e il mercoledì si tiene un vivace mercato locale.

    È il posto giusto dove fare incetta di prodotti tipici della zona, tra cui ottimi saponi artigianali ottenuti con le tipiche essenze provenzali di lavanda e olio d’oliva. Profumi che vi accompagneranno per tutta la permanenza in Alta Provenza. Troverete anche tessitori che vi propongono tovaglie dai colori vivaci con disegni floreali o artigiani di splendide maioliche, o semplicemente agricoltori che vi offriranno il loro fresco raccolto per salubri minestre profumate. Tutto ciò contornato dalla splendida cornice storica di questa città all’interno di uno spazio verde nel quale svetta il colonnato del tempio romano dedicato probabilmente ad Apollo. Del resto questa città, fondata nel I secolo d.C., è la più antica della Provenza. Poco lontano, il Battistero e le rovine della Cattedrale per la quale il Ministero della Cultura sta finanziando il recupero. Di fianco al Battistero e ai resti del Tempio di Apollo, costituito dalle quattro colonne, si trova un campo in terra battuta e prato dove molti camperisti si fermano a passare la notte. Non è una sosta ufficiale, ma sembra esserne permesso l’uso. Altrimenti all’interno del parcheggio principale della cittadina si trovano sette posti riservati ai camper con pozzetto per lo scarico. Anche qui abbiamo da consigliare un ristorante nel quale ci siamo trovati bene: Le Rempart , in Rue du Marchè 17 con-piatti da 6 a 24 euro. Trasferta a Moustiers S.te Marie, passando per S.te Coix du Verdon per farci rapire dal verde-blu dell’acqua del lago artificiale di Sainte Croix. A questo punto il nostro consiglio è di rilassarvi sulle sue acque facendo un giro in pedalò sul lago ammirando lo splendido Villaggio di Ste Croix che si affaccia sullo specchio d’acqua da un promontorio roccioso.

    Moustiers-Sainte-Marie
    Splendida città famosa per le sue maioliche, è un gioiellino incastonato ai piedi delle montagne. 

    Difficilissimo resistere alla tentazione offerta delle botteghe artigiane che si affacciano nelle stradine del centro medioevale che espongono le loro preziose maioliche, ancora lavorate nel modo più artigianale. La chiesa di Nostra Signora è un bell’esempio di lombardo romanico e vale una visita. Il paese è avvolto da una misteriosa leggenda. Chi collocò la stella di un cavaliere appesa a 227 metri di altezza tra due “piton” di roccia? Riprendiamo il viaggio passando per Castellane sino a raggiungere Entrevaux percorrendo una delle più suggestive e spettacolari strade della Provenza, la D952 Route de Crêtes. Un tragitto di 23 chilometri circa con ben 14 belvedere a indicarne l’estremo interesse paesaggistico. I belvedere, ampi e posizionati in strategiche posizioni, permettono di godere dei colori e dello spettacolo offerto dal Canyon, che con le sue grigie pareti verticali precipita lo sguardo verso lo splendido verde del fiume Verdon. Arrivati a Castellane prendiamo la D955 per Entravaux. Il piccolo villaggio, abbracciato dal fiume così come a volerne sottolinearne il valore nel caso passando per distrazione dovesse sfuggirvi, vi accoglie con un ponte ad arco collegato da una Porta Muraria accompagnandovi nei viottoli in salita sino alla Cittadella (XVII-XVIII Sec.) e al Museo che dominano dall’alto del promontorio la cittadina e la sua Cattedrale. Il percorso, tra il Museo e la Cittadella, dura circa venti minuti ed è un itinerario facile: è possibile effettuarlo solo a piedi, il dislivello e di 160 metri.

    Sapori di Provenza
    Ricca di profumi e di sole, la cucina provenzale risente delle influenze italiane e mediterranee.

    Come la cucina nostrana, sa proporre sia i piatti più semplici sia quelli elaborati, anche a felici reinterpretazioni da parte dei giovani cuochi più intraprendenti. Tra i piatti che strappano l’applauso sicuramente troviamo i crostini con la tapenade e l’omelette, la zuppa di asparagi selvatici di Pourcelles, charlotte ai tre peperoni, faraona con le spezie e i fichi, stufato d’agnello alla crema d’aglio, rana pescatrice al finocchio, sogliole arrosto alla salvia, funghi farciti con la ricotta e il pesto, gnocchi di patate con il timo e il rosmarino, gelato alla verbena, charlotte con le pere e il pan di spezie, crème brûlée ai calissons, soufflé di pane ai fiori di arancio. Se cercate qualcosa di veloce ed economico i ristoranti propongono sempre (di solito anche quelli più distinti) uno o più menù a prezzo fisso che difficilmente vi deluderanno. Ottimo anche il concetto di insalata che preparano nelle tavole calde: ricchissime e sostanziose sostituiscono un pasto completo senza problemi.

    Voglia di Shopping
    Moustiers-Sainte-Marie è la patria delle maioliche realizzate in modo artigianale. Sono oggetti perfetti anche per regali importanti.

    Tutto quanto è legato alla lavanda qui trova spazio nelle botteghe e nei mercati. Dai sacchetti di grani da mettere in armadi e cassetti (perfetti anche per quelli del camper o da appendere allo specchietto al posto dei profumi chimici) alle boccette di olio essenziale. I saponi naturali eccellenti per le pelli delicate, l’olio d’oliva, il vino e il miele non devono mancare nel cestino della spesa. Gli amanti delle minestre troveranno in questa zona anche il piccolo farro, un cereale antico e molto nutriente che qui ha un marchio Dop. •

    COSA MANGIARE
    Ricca di profumi e di sole la cucina provenzale risente delle influenze italiane e mediterranee. Come la cucina nostrana sa proporre sia i piatti più semplici sia in quelli elaborati e si prestano anche a felici reinterpretazioni da parte dei giovani cuochi più intraprendenti. Tra i piatti che strappano l’applauso sicuramente troviamo i Crostini con la tapenade e l’omelette, la Zuppa di asparagi selvatici di Pourcelles, Charlotte ai tre peperoni, Faraona con le spezie e i fichi, Stufato d’agnello alla crema d’aglio, Rana pescatrice al finocchio, Sogliole arrosto alla salvia, Funghi farciti con la ricotta e il pesto, Gnocchi di patate con il timo e il rosmarino, Gelato alla verbena, Charlotte con le pere e il pan di spezie, Crème brûlée ai calissons, Soufflé di pane ai fiori di arancio. Se cercate qualcosa di veloce ed economico i ristoranti propongono sempre (di solito anche quelli più distinti) uno o più menù a prezzo fisso che difficilmente vi deluderanno. Ottimo anche il concetto di insalata che preparano nelle tavole calde: ricchissime e sostanziose sostituiscono un pasto completo senza problemi.

    SOSTA CAMPER

    • Camping Le Verseau (apr.-ott.) Gréoux Les Baines, Route de Saint-Pierre
    • Yelloh-Village Verdon Parc (mar.-ott.) Gréoux Les Baines, Domaine de la Plaudette
    • Camping La Pinéde (mar.-nov.) Gréoux Les Baines, Route de Saint Pierre BP34
    • Camping Les Pres Du Verdon (apr.-set.) Quinson – www.village-center.com
    • Camper service Camping Le Soleil (apr.-set.) Esparron De Verdon
    • Camping Rose De Provence (apr.-set.) Riez, Rue Edouard Dauphin
    • Camping Municipal Les Roches (mar.-set.) Sainte Croix Du Verdon
    • Aire Naturelle Les Roux (apr.-set.) Sainte Croix Du Verdon, Hameau des Roux
    • Aire Naturelle Les Truffiéres (mag.-set.) Sainte Croi x Du Verdon, Departementale D111
    • Camping Saint-Jean (apr.-ott.) Moustiers Sainte Marie, Route de Riez
    • Domaine Du Petit Lac (apr.-ott.) Moustiers Sainte Marie Route du Lac, www.lepetitlac.com
    • Aire Naturelle De Camping Du Mont Denier (apr.-ott.), Moustiers Sainte Marie

    INFO
    www.alpes-haute-provence.com
    www.parcduverdon.fr
    www.museeprehistoire.com

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    In camper sulle strade della “bassa”, nel cuore della Pianura Padana tra fattorie che producono cereali antichi e altre specialità. E poi Cremona, tra botteghe di maestri liutai e grandi monumenti

    Testo: Roberto Poli – Foto: Concetta Patanè

    La “Strada del Gusto Cremonese” offre numerosi percorsi specifici: la via dei formaggi, dei dolci, della mostarda, del salame (www.stradadelgustocremonese.it). A Pessina Cremonese, nel verde del “Parco Oglio Sud”, lungo questo itinerario si incontra l’agriturismo “Il Campagnino”, convenzionato con Fattore Amico. L’azienda produce soprattutto cereali, tra i quali spicca l’antichissimo “Grano Monococco”. Il “Triticum Monococcum” ha più di 10mila anni e in tempi lontani, insieme al farro e all’orzo, rappresentava la base della dieta della popolazione europea. Tracce di questo rustico cereale sono state reperite persino nello stomaco della mummia di Similaun, restituita nel 1991 dai ghiacci della Val Senales. Ma perché salvarlo dall’oblio e coltivarlo ancora? Contiene poco glutine, e quindi è adatto a chi ha intolleranze alimentari, non richiede molte cure, si adatta bene a sistemi di produzione biologici ed è ricco di carotenoidi. Tutti i cereali prodotti dal “Campagnino” (grano monococco, mais rosso da polenta, grano saraceno) vengono macinati in proprio in un molino a pietra dove nascono le farine, poi trasformate in pane, focacce, biscotti e crostate. Si coltivano anche ortaggi e frutta di stagione e vengono allevati animali da cortile. Ne consegue che a tavola, accanto al fuoco del camino, è possibile assaporare un autentico menù a chilometro zero, appetitosa vetrina di quanto può offrire la “Strada del Gusto Cremonese”. I prodotti sono in vendita direttamente in azienda e in alcune botteghe e mercati di “Campagna Amica”, a Cremona, a Crema e alla “Cascina Cuccagna” di Milano. “Avere le mani in pasta” ormai quasi per tutti è solo una metafora con connotazioni negative, ma qui , nella “Fattoria didattica”, i bambini ne recuperano il senso letterale, divertendosi a impastare il pane da infornare. La visita della fattoria e una passeggiata lungo il verde argine dell’Oglio coronano degnamente l’esperienza di un’ospitalità sicuramente calorosa (www.agriturismoilcampagnino.it). Cremona è una città che comunica una sensazione di tranquillo benessere. Sulla piazza principale si affacciano la Cattedrale, il “Torrazzo”, il Battistero, la Loggia dei Militi e il palazzo del Comune. Prevale il colore del cotto, tipico materiale di costruzione del romanico lombardo, che ben si abbina al candore dei marmi della facciata della chiesa. Sull’imponente struttura della torre campanaria campeggia un enorme orologio -corredato dai -segni zodiacali. I più arditi, con 487 scalini guadagnano la possibilità di ammirare dall’alto uno splendido panorama. L’interno della cattedrale dona una inaspettata sorpresa: una ricca decorazione pittorica, opera dei più famosi artisti che hanno operato a Cremona dal Cinque al Settecento, attenua le severe strutture architettoniche medievali. Se si ha la fortuna di entrare in chiesa nel primo pomeriggio di una giornata di sole, l’effetto è incredibilmente suggestivo. Cremona ha un centro relativamente piccolo: non è faticoso passeggiare alla ricerca delle sue molteplici bellezze. Si incontrano molte “botteghe storiche”: a poche decine di metri dalla Piazza del Comune, appare la vetrina della “Sperlari”, trionfo di torroni e di mostarde in un’atmosfera che riporta indietro nel tempo. Persino il grande mercato del mercoledì e del sabato, che risale al 1339, ha la qualifica di “mercato storico e di tradizione”. Quando ci si allontana dalle vie dello shopping, sembra di entrare in un altro mondo: mentre cammini sui ciottoli delle strade, non avverti il consueto rumore del traffico, dai portoni aperti fanno capolino logge e cortili, da muri di antichi giardini spuntano le cime degli -alberi, -nell’aria aleggia il suono di qualche violino. Tra la bellezza dei signorili palazzi e delle chiese medievali o rinascimentali, si trova anche qualche piccolo tesoro. Nella gotica Sant’Agostino, che si affaccia su una suggestiva e silenziosa piazzetta, si ha la fortuna di ammirare una Madonna del Perugino; nella vicina chiesa rinascimentale di Santa Margherita e Pelagia, un sapiente restauro ha di recente riportato agli antichi splendori gli affreschi di Giulio e Antonio Campi; all’interno della pinacoteca del -Museo -Civico, tra mille altre interessanti proposte, si trova uno splendido “San Francesco in meditazione” attribuito al Caravaggio.
    Cremona, però, è soprattutto la capitale mondiale della liuteria. Più di cento botteghe continuano ancora oggi la tradizione degli Stradivari, degli Amati e dei Guarneri, mentre una prestigiosa “Scuola internazionale” accoglie ogni anno studenti provenienti da tutto il mondo. Tutto in città parla di violino e di musica. Per assistere alle fasi della costruzione e del restauro degli strumenti ad arco è possibile visitare, su prenotazione, alcune botteghe (www.violini.net). Di recente è stato inaugurato il “Museo del violino”, una struttura tecnologicamente all’avanguardia, che consente di conoscere e approfondire tutto ciò che ruota intorno al mondo del violino e di goderne il suono in locali dall’acustica perfetta (www.museodelviolino.org). Ogni anno, per tutto maggio, al teatro Ponchielli si tiene il Festival di Monteverdi. Stradivari, Guarneri del Gesù, Ponchielli, Monteverdi: Cremona è la patria di tanti grandissimi musicisti, ma la tradizione musicale non è finita… anche Mina ha origini cremonesi. •

    CHI E’ FATTORE AMICO
    È una rete di numerose aziende agricole italiane che ospitano gratuitamente per una notte i camper. Per accedere al circuito bisogna essere soci di Fattore Amico.
    Per tutte le informazioni e per il modulo di iscrizione:
    info@fattoreamico.com –  www.fattoreamico.com

    Per questa zona Fattore Amico è convenzionato con:

    • Azienda Agricola “Il Campagnino”
    Strada esterna Campagnino 9 – Pessina Cremonese (CR)
    Tel. 0372 87020 – Cell. 347 4445607
    Sulla SS 10 CR – MN, superare Cicognolo. Dopo 3 Km, a S. Antonio a sinistra per Ostiano. Vicino al cimitero di Pessina, seguire le indicazioni aziendali.

     

  • Là dove il Po si allarga in un immenso delta, fiume e mare si abbracciano creando un paesaggio unico, fatto di sabbia, alberi e distese d’acqua. Qui è il regno dell’anguilla e dell’airone, e l’uomo ha modellato città, paesi e stili di vita introno ai capricci di una natura generosa e implacabile.

    Fermatelo se ci riuscite. Il Grande Fiume scorre, e se lo fermi da una parte, trova un’altra strada. E infatti le Valli di Comacchio sono qualche chilometro al di sotto del delta, o almeno di dove è oggi il delta, perché secoli fa il fiume sfociava più a sud. Poi i sedimenti da lui stesso portati hanno modificato il percorso lasciando avvallamenti pieni d’acqua. L’area della quale parliamo si estende tra Ravenna e Comacchio: questi due centri meriterebbero da soli una visita approfondita. Ma siamo a una manciata di chilometri da Ferrara, peraltro raggiungibile in pochi minuti percorrendo il raccordo autostradale che va a innestarsi sulla E55, la strada che corre lungo l’Adriatico, qui come Statale, più a sud integrandosi con la A 14, e a nord perdendosi in Austria dopo aver attraversato il Veneto e il Friuli Venezia Giulia. Il colpo d’occhio è notevole: la vegetazione boschiva compete con i campi coltivati e dove non c’è ne l’una ne gli altri, distese d’acqua immobile. Per vedere il profilo di un monte qui occorre andare altrove.

    Mille anni fa il suolo dove oggi ci sono le valli di Comacchio si abbassò e riempì d’acqua portata dalle alluvioni. Poi il mare ebbe la meglio sull’acqua dolce e il risultato è quel cocktail salmastro che oggi sembra estendersi all’infinito. Per avere un’idea dell’estensione della zona, allora era una palude di 73mila ettari. L’uomo ha fatto la sua parte, convivendo con la malaria ha bonificato e incanalato ottenendo terre fertilissime. Ma si è anche -dovuto -arrendere l-asciando al suo posto quel gigantesco specchio d’acqua che si estende tra Comacchio e la foce del Reno, appena sopra Ravenna. Anzi, ha imparato a convivere con l’acqua attraverso la pesca, la caccia, i trasporti. E fa quasi impressione il contrasto tra natura selvaggia e la grandiosità delle opere umane: dall’Adriatico un canale porta verso Ravenna, un grande canale navigabile. Sulle sue sponde magazzini di ogni genere, aziende di trasformazione e migliaia di conteiner impilati pronti a scendere o a salire dalle navi per passare al rimorchio di un camion o ad appoggiarsi sul vagone di un treno. Appena oltre, dune di sabbia, giganteschi pini domestici con la chioma a cappello, distese d’acqua dalle quali di quando in quando si alza in volo un uccello dalle gambe lunghissime e dal collo sinuoso, grosse libellule mostrano i loro colori brillanti e in estate l’assordante verso delle cicale ci accompagna fino a dove il rumore del mare ha la meglio. Un paesaggio che continua per chilometri verso nord. Siamo ancora a due passi dalla Riviera Romagnola più famosa, quella di Rimini e Riccione, dei palazzoni e degli alberghi, ma qui sembra un altro mondo, è la nostra Camargue. E infatti occorreva la scoperta del “turismo intelligente” per rivalutare quest’area dove c’è spazio per tutti: le grandi spiagge attrezzate, case, alberghi e pensioni, ma anche un’infinità di posti nei campeggi ombreggiati dalle pinete e una natura che ci consente di fare passeggiate a cavallo, escursioni a piedi o in bicicletta, e, se volete entrare nel cuore del cuore delle valli, le gite in motonave in poche ore vi permetteranno di vivere un’esperienza unica.

    Tra tabarre, casoni e saline
    Eccoci qui, di fronte a noi una distesa d’acqua delimitata da argini sottilissimi da percorrere in bicicletta.

    Cerchiamo di immaginare com’era la vita da queste parti, dove la comunità si era organizzata con casoni e tabarre attraverso le quali pescare. E si pensi che le costruzioni sono cominciate ad essere realizzate in muratura a partire dal 1600. Fino a quel momento erano in canne e paglia, uno stile non troppo diverso rispetto a quello adottato dalle popolazioni lacustri del neolitico. Ma tutto cambia, e avere costruzioni in muratura con più vani serviva tanto all’organizzazione della stazione di pesca quanto alla vigilanza verso la pesca di frodo. Possiamo ammirarne ancora qualcuno. Un intelligente restauro ha permesso di salvare alcuni casoni di appostamento come quello di Foce, di Coccalino, di Donnabona e altri ancora, come due casoni da pesca: il casone Pegoraro e il casone Serilla, uno dei più importanti per vedere come l’uomo si ingegnò nella pesca attraverso il lavoriero tradizionale, una trappola fissa posta in acqua – un tempo costruito con cannette e pali di legno – che consiste in una serie di bacini comunicanti a forma di freccia e che consente di catturare le anguille separatamente da cefali e altri pesci d’acqua salmastra che migrano verso il mare per riprodursi. Del resto, le Valli di Comacchio erano celebri per la pesca all’anguilla come lo sono tutt’ora, anche se le trappole sono in cemento e griglia metallica… ma sfruttano lo stesso antico principio. Ma quando l’acqua del mare si ferma fa un altro grande regalo all’uomo: il sale. Le saline sono infatti un altro elemento importantissimo delle Valli di Comacchio. Sin dall’antichità l’uomo raccoglieva questo bene preziosissimo (è il più antico conservante per i -cibi) nei pressi di dove oggi c’è il canale Logonovo. Per un bene così prezioso non ci si faceva scrupolo di ricorrere alla guerra per assicurarsi la proprietà delle saline naturali, un po’ come oggi accade per il petrolio. Tant’è che per quest’area lo Stato Pontificio e Venezia non ci pensavano due volte a muovere le rispettive truppe, le une contro le altre. Nel 1810, in epoca napoleonica, fu realizzata una salina moderna per ottimizzare e aumentare la produzione e che continuò fino al 1984. Le saline si estendono per 600 ettari e si articolano in fitti intrecci di canali, specchi d’acqua, con chiuse e impianti di derivazione delle acque e alcuni casoni dismessi lungo il perimetro. Nel mese di agosto, in una salinetta ricavata per scopi turistico-didattici, è possibile assistere alla formazione del cristallo di sale. La salina oggi è una meta ambita dagli appassionati di bird watching, che con i loro tele obiettivi catturano le immagini dei numerosissimi uccelli che vi nidificano, compresi i fenicotteri rosa, in una delle più importanti colonie -italiane -insediata stabilmente. Se non conoscete la zona, la cosa migliore da fare per una visita interessante è organizzarsi con una guida (tel. 0533 81302 – 346 5926555 – info@podeltatourism.it). La passeggiata organizzata è di sette chilometri circa: ha inizio da Stazione di Pesca Foce, si percorre l’argine di Valle Fattibello, poi giunti al ponte di legno sul Canale di Foce si passa all’argine delle Saline tramite cui si arriva nei pressi di Torre Rossa e si prosegue per la Centrale Elettrica delle Saline.

    In bici lungo le valli, percorsi ciclabili per tutti
    Pedalare per qualche chilometro su un territorio che è difficile immaginare più piatto, è una cosa alla portata anche del ciclista più pigro.

    Dal Delta del Po fino a Ravenna sono numerosissimi gli itinerari segnati per le biciclette. Partendo dal centro storico di Comacchio, si può percorrere l’argine che costeggia Valle Fattibello fino alla Stazione da Pesca Foce, l’inizio delle Valli di Comacchio: avremo percorso circa quattro chilometri. Voltando a destra, si percorre l’argine Fossa Foce per sei chilometri fino alla Valle Zavelea: alla torretta di osservazione sui canneti della palude si possono ammirare gli uccelli che vivono in queste acque. Voltando a sinistra, proseguendo lungo l’argine a ridosso di Valle Uccelliera, un percorso lungo tre chilometri vi condurrà sino alla Salina di Comacchio, per un finale a tu per tu con il fenicottero rosa. Alla salina si può arrivare anche partendo da Lido degli Estensi. Infatti, percorrendo la strada che costeggia il porto turistico, si raggiunge il porto canale. Qui, all’altezza del cavalcavia della Strada Statale Romea, si imbocca la ciclovia per le Valli e le Saline di Comacchio. Proseguendo lungo la strada sterrata si arriverà alla chiusa idraulica, dove una torretta d’osservazione offrirà una vista spettacolare sugli specchi d’acqua salmastra. Si noti, durante il percorso, ciò che resta dell’antica Torre Rossa, cinquecentesca architettura posta a difesa del mare lungo l’antica linea di costa. Proseguendo lungo l’argine, si arriverà alla Stazione di Pesca Foce.

    L’Abbazia di Pomposa
    Capolavoro dell’arte romanica e bizantina a 12 chilometri da Comacchio.

    È un’escursione interessante e sarà molto bello farla in bicicletta partendo da Comacchio per un itinerario tra arte e natura. Il nucleo monastico benedettino si costituì intorno al VII secolo e raggiunse il massimo splendore nell’XI e nel XII secolo, diventando tra i centri spirituali d’Italia più importanti. Visitando la chiesa dell’abbazia potrete ammirare preziosi affreschi del Trecento di scuola giottesca e pavimenti a mosaico, l’Aula Capitolare, il Museo Pompo e il Refrettorio. Poi, letteralmente immersi nelle terre bonificate, si pedala su stradine semideserte fino ad arrivare al Gran Bosco della Mesola, foresta di 1.061 ettari acquistata nel 1490 da Ercole I d’Este e trasformata in grandiosa tenuta di caccia. Oggi è una riserva naturale di grande suggestione, protetta e popolata da cervi e daini. All’uscita del Bosco si trova la Torre dell’abate, antica chiavica legata alla Grande Bonifica intrapresa dal duca -Alfonso II d’Este nel XVI secolo. Per i più allenati è consigliata una deviazione fino al Castello della Mesola, costruito nelle forme attuali da Alfonso II alla fine del ‘500. Il grande edificio sorgeva al limite della tenuta di caccia del “Gran Bosco”.
    A Gorino Ferrarese, invece, sopravvive uno degli ultimi ponti di barche sul fiume, che lo collega alla sponda veneta. Il fenomeno di avanzamento della costa è testimoniato dalla posizione avanzata del nuovo faro che ha soppiantato più ad est la Lanterna Vecchia, oggi trasformata in osservatorio del birdwtching e ultima meta del nostro itinerario. Ma se non siete stanchi di natura consigliamo anche una puntatina alla Valle Bertuzzi, a cui si arriva percorrendo la Strada Provinciale Acciaioli (Lido Volano – Portogaribaldi). È una delle aree umide più suggestive del Parco del Delta del Po. Ha una superficie totale di circa duemila ettari, composta da tre bacini, le valli Bertuzzi, Cantone e Nuova, che sono a tratti separate da cordoni dunosi emersi dall’acqua. Questo ambiente è privato e utilizzato come valle di pesca e come azienda faunistico-venatoria. La vegetazione è principalmente caratterizzata da canneto e da piante alofile. Al centro, tra Valle Nuova e Valle Bertuzzi, cresce un boschetto di lecci abitato dai cormorani e dalle garzette che vi nidificano. L’avifauna è molto ricca: aironi bianchi e cinerini, sgarze ciuffetto e nitticore, cavalieri d’Italia, sterne e gabbiani. Data l’elevata salinità dell’acqua, specie nei periodi estivi, anche Valle Bertuzzi è diventata zona di sosta dei fenicotteri rosa, in forte aumento, tanto da lasciar credere una imminente loro nidificazione. Qui dal mese di aprile a fine ottobre è possibile -fare -escursioni in barca (per prenotazioni tel. 340 2534267 e vallidicomacchio@parcodeltapo.it).

    Comacchio, la città sull’acqua
    Comacchio è una cittadina dalle splendide architetture, la sua storia e i suoi ponti si riflettono nei canali.

    Intersecata dai ponti realizzati con i caratteristici mattoni rossi e che uniscono le isole delle quali è costituito il tessuto urbano, Comacchio è senza dubbio il centro storico più originale e affascinante del Delta del Po. Immancabile quando si viene da queste parti una passeggiata tra le sue chiese antiche, i mercati, i palazzi dei nobili o le case dei pescatori allineate lungo le strade e i canali. Questi, un tempo affollati dalle caratteristiche barche in legno lagunari, ora sono percorsi per lo più dai battelli che portano a spasso i turisti per il parco del Delta e per le valli. Modellata seguendo i capricci dell’eterna lotta tra terra e acqua, la città non ha un vero e proprio centro storico ma una successione dinamica di elementi dislocati, grosso modo, lungo due direttrici principali perpendicolari, una via di terra e una d’acqua. All’incrocio delle due direttrici ci imbattiamo nella piazza della Cattedrale, la piazzetta del mercato e l’antica loggia del grano, la torre civica e la piazza del Comune. Ai due estremi della via di terra i centri religiosi: Santa Maria in Aula Regia con il convento dei frati Cappuccini verso ovest e al capo opposto i resti dell’antico monastero di Sant’Agostino. Tra i due assi si stendono le case allineate e androni dai quali si accede ai canali secondari e alle vecchie rimesse delle barche, un tempo principale mezzo di locomozione.
    Il ponte dei Trepponti è il simbolo stesso di Comacchio. Risale al 1638 e costituisce il punto di unione tra il canale navigabile “Pallotta”, proveniente dal mare, e il centro della città. Caratteristico perché sotto la sua volta si dipanano le vie d’acqua interne attraverso una fitta rete di canali. Comprende cinque ampie scale (tre anteriori e due posteriori) ad arco a tutto sesto dalle quali si raggiungere la sommità, in pietra d’Istria. Altro ponte caratteristico è il Ponte degli Sbirri, eretto nello stesso periodo e costituito da tre arcate in mattoni e pietra d’Istria. Il nome piuttosto curioso deriva delle prospicienti carceri che un tempo ospitavano i detenuti di Comacchio. Non che questa città fosse particolarmente pericolosa, ma quando la pesca di frodo era punita con il carcere è facile immaginare il flusso di detenuti che entravano e uscivano. Sul Ponte degli Sbirri si innesta un quadrivio di canali che costituisce lo snodo d’acqua principale della città, da cui era possibile navigare in direzione del mare a est, verso il centro a nord, verso le Valli a sud, attraverso la Porta San Pietro, verso la zona destinata ai mercati a ovest. Da qui si stende verso sud il bellissimo quartiere di San Pietro, rimasto integro nel tempo. Sul quadrivio si affaccia la maggior concentrazione di meraviglie architettoniche. Costeggiando il canale di via Agatopisto si incontra il ponte di San Pietro; passando sull’altra riva e attraversando un piccolo ponte in cotto (ponte Pizzetti) – girando subito a sinistra – si segue il corso del canale di via Buonafede, arrivando nella parte retrostante dell’ex Ospedale. Da San Pietro, affiancando l’argine “Fattibello” per circa quattro chilometri, si arriva alla Stazione da pesca “Foce” all’interno del Museo delle Valli (centro visita con mostra sulle valli). Qui, oltre al centro di documentazione storico-ambientale, è possibile fruire di percorsi attrezzati con visita ai casoni da pesca e alle valli.

    E per divertirsi…
    Escursioni, pedalate, fotografia… E per i giovani in cerca di divertimento?

    La formula “Rimini” è un marchio di fabbrica che vende in tutto il mondo… Non poteva non coinvolgere le spiagge vicine di casa. Da Lido degli Estensi a Lido delle Nazioni, da Lido di Pomposa a Porto Garibaldi, per tutta l’estate il divertimento è assicurato tanto di giorno quanto la notte. Infatti, se sotto il sole si consumano i riti della tintarella, dello sport e degli svaghi da spiaggia, appena il sole scende infiammando il cielo di rosso, sale il volume della musica modulando le note di tutti i generi. Così, dopo una cenetta nel ristorante affacciato sulla spiaggia dove, a prezzi di solito ragionevoli, ci siamo gustati il celebre fritto di paranza, lo spaghetto con le vongole o l’anguilla come solo qui la sanno cucinare, per smaltire le libagioni potremmo pensare di ballare in spiaggia fino al mattino, circondati da migliaia di giovani. La località più “in” è il Lido di Spina, ma anche Lido delle Nazioni, Lido degli Estensi e Porto Garibaldi non scherzano affatto.

    Un ponte verso Atene
    Dal prosciugamento affiora una necropoli: i resti della città di Spina.

    La leggenda vuole che i fondatori della misteriosa città di Spina siano stati i Pelasgi, un popolo proto ellenico spinto nella foce del Po dalle burrasche. Un vero mistero, mentre si sa con certezza che Spina conobbe il massimo splendore a partire dal 540 a.C. con gli etruschi, quando era una città mercantile in rapporti di fiorente scambio con il mondo ellenico. Tra i prodotti che venivano scambiati con le celebri ceramiche greche c’erano i cereali, il vino e altri prodotti agricoli, e la carne di maiale salata, la bisnonna del nostro prosciutto crudo. I romani successivamente (che spostarono i traffici marittimi su Ravenna) misero la parola fine alla città di Spina aiutati dalle numerose alluvioni che modificavano la forma del territorio. Le costruzioni in legno e paglia fecero sparire ogni segno dell’antica città. La sua ricerca fu un vero e proprio giallo che appassionò gli studiosi di storia fin da medioevo. Nel 1922, in modo casuale, durante le opere di bonifica delle valli di Comacchio, affiorarono terracotte e bronzi che riaccesero le speranze degli studiosi. Finalmente! Migliaia di tombe (queste erano in muratura a differenza dell’abitato) e i ricchissimi corredi funebri permisero di scrivere la storia di una città della quale fino ad allora c’erano solo testimonianze scritte di greci e romani dell’epoca. Per scoprire i segreti di questa affascinante città e ammirarne i reperti il posto migliore è però Ferrara, nel Museo di Palazzo Costabili.

    Un personaggio celebre
    In queste terre si consumò un capitolo della storia del Risorgimento italiano: la morte di Anita Garibaldi.

    Vi dice nulla il nome Ana Maria de Jesus Ribeiro da Silva? Era il nome da signorina della meglio conosciuta Anita Garibaldi, donna decisamente intrepida che a fianco dell’eroe dei due mondi affrontò mille battaglie in America prima, e successivamente nel Risorgimento italiano, per morire tra le paludi di Comacchio. Dicono che non fu facile convincere Garibaldi a staccarsi da quel corpo nonostante avesse il fiato sul collo della polizia austriaca ben decisa a mettere la parola fine alla vita dell’eroe nazionale. Anita muore, incinta al quinto mese, per lo stress patito durante la roccambolesca fuga da Roma verso Venezia. Luoghi della memoria per gli appassionati di storia sono l’ex-fattoria Guiccioli di Mandriole, dove è stato allestito un piccolo museo storico dedicato alla sua memoria e alla figura di Giuseppe Garibaldi, e il cippo dove Anita fu sepolta per dieci anni fino al trasferimento dei suoi resti a Nizza nel 1859, e dal 1932 a Roma nel basamento del monumento equestre eretto in suo onore sul Gianicolo. Per arrivarci, percorrendo la Statale Romea verso nord, oltrepassato il Canale di bonifica in Destra Reno, al bivio si gira a sinistra su via Mandriole in direzione di Sant’Alberto. Poco oltre, imboccando sulla destra via Corriera Antica, si giunge in breve al cippo di Anita Garibaldi. Proseguendo su via Mandriole, dopo circa un chilometro, sulla destra è invece la fattoria Guiccioli.

    L’Anguilla, la regina delle Valli
    Data la conformazione unica della zona, le attività umane hanno lasciato importanti segni connessi alla pesca e alla vita di una civiltà legata all’elemento liquido.

    Disseminati lungo tutto il delta, infatti, rimangono a testimonianza gli innumerevoli “casoni”, dedicati alla pesca dell’anguilla. Per il Basso Ferrarese, e per Comacchio in particolare, infatti, l’anguilla non è solo un prelibato primo attore in cucina, ma è soprattutto un importante fattore economico e sociale, perché è proprio in questo paesaggio di ampi specchi vallivi, oggi ridotti dagli imponenti interventi di bonifica, che l’anguilla trova da secoli il suo rifugio. In questo ambiente umido, un tempo ostile alle genti che vi abitavano, l’anguilla è divenuta la principale fonte di sostentamento, capace di creare sviluppo economico e ricchezza. A lungo contesa da vallanti e fiocinini, difesa dai profondi cambiamenti ambientali, l’anguilla continua ad essere pescata seguendo tecniche antiche che sfruttano le maree autunnali e il naturale richiamo ch’esse esercitano sulle anguille mature. Puntando verso il mare, a centinaia esse finiscono chiuse nei “lavorieri”, sistemi di cattura un tempo di canne e oggi perfezionati con nuovi materiali, da cui sono prelevate poi per essere selezionate e conservate dapprima vive in vasche o in grossi cesti immersi (le bòlaghe), quindi tagliate, arrostite e immerse in salamoia di aceto e sale per essere confezionate e commercializzate. Da una lavorazione artigianale con lunghi spiedi di anguille messi ad arrostire di fronte a enormi camini, si è passati oggi ad un livello industriale con tecniche più consone alle esigenze dell’ampio mercato a cui il pesce viene destinato. L’anguilla resta comunque una specialità tipica comacchiese (la Sagra dell’Anguilla si svolge a inizio ottobre, info tel. 0533 310161), da gustare in innumerevoli modi: tra i 48 differenti piatti di anguilla, codificati nella regione, niente eguaglia l’odore intenso che sprigiona arrostita alla griglia. Il suo sapore delicato accompagnato dall’aspretto vino doc del Bosco Eliceo, anch’esso tipico dei terreni sabbiosi deltizi, fanno dell’anguilla un vero rito gastronomico a cui riesce difficile resistere.

    Da vedere… in breve
    Comacchio è ricca di pregevoli architetture.

    Un ideale itinerario di visita alla città può partire dal Santuario di S.Maria in Aula Regia per proseguire con la Manifattura dei Marinati (centro visita del Parco). Da qui, percorrendo il porticato dei Cappuccini, si arriva al centro della città: ecco la Cattedrale di San Cassiano e l’imponente torre campanaria. Proseguendo verso porta U. Bassi e portandosi – a sinistra – in via Cavour, si accede al Sacrario dei Caduti; costeggiando il canale – in fondo a destra – si arriva al rione Carmine, dove si può ammirare l’omonima chiesa dedicata alla Madonna. Salendo sul ponte antistante è chiaramente visibile uno scorcio della chiesa del Rosario – in via Sambertolo. Percorrendo piazza Folegatti prima, e via E. Fogli poi, si raggiunge la piccola chiesa di San Pietro, annessa all’ex Ospedale settecentesco San Camillo, ora Museo delle Culture Umane nel Delta del Po. La città sull’acqua si può visitare anche in barca. Diversi i punti di partenza offerti dalle associazioni volontarie che svolgono servizio gratuito di trasporto sulle caratteristiche “batane”, i cui attracchi sono posti all’ombra del ponte Trepponti. Di qui partono suggestivi itinerari che danno la possibilità di poter ammirare Palazzo Bellini e il contiguo Museo del Carico della Nave Romana. Non meno interessanti sono i dintorni di Comacchio. Percorrendo in auto l’estesa viabilità interna, lungo strade panoramiche, si può già avere un’idea del territorio del Parco. Le motonavi per la navigazione del delta si trovano nei porti di Gorino, Goro e Portogaribaldi: imbarcandosi per mezza giornata si possono ammirare la Sacca di Goro, la Valle di Gorino, l’isola del Mezzanino e altre zone alla foce del Po, mentre nelle valli di Comacchio è attivo un itinerario storico–naturalistico che permette di addentrarsi nello straordinario mondo della “civiltà della palude”.

    Cosa assaggiare
    La gastronomia si ispira alla ricca fauna ittica delle sue valli occupate da numerose specie di pesce bianco.

    Regina indiscussa della tavola tradizionale è sicuramente l’anguilla, che combina foggia e gusto adattandosi amabilmente ai diversi metodi di preparazione: in graticola, a brodetto, a becco d’asino o con le verze, salata, marinata, tagliata a braciolette… Dal centro storico di Comacchio fino a Porto Garibaldi e lungo tutti i sette lidi, è un pullulare di ristoranti e trattorie dove abili cuochi praticano la loro arte creando meravigliose sinfonie di sapori. Nei gustosissimi antipasti abbondano cozze, capesante, astici, canocchie, peveracci, vongole veraci, acquadelle, anguilla marinata, gamberetti… Qui trionfano risotti di mare e alla pescatora, d’anguilla e di pesce, spaghetti al granchio, alle canocchie e le immancabili zuppe di pesce. I secondi privilegiano grigliate di pesce e anguilla squartata spruzzata di limone, anche se gli esperti suggeriscono di gustarla al naturale o accompagnata dalla polenta. Poi ancora sogliole, soasi, passere, cefali, rombi, orate, branzini con seppie ripiene e spiedini di gamberi. Per esaltare i sapori della cucina comacchiese non c’è nulla di meglio dell’ottimo e corposo vino rosso del Bosco Eliceo Doc Uva d’oro, l’unico nettare che si sposa idealmente col pesce.

    SOSTA CAMPER
    • Spina Camping Village, via Del Campeggio 96, Lido DI Spina, Comacchio Tel. 0533 330179
    www.spinacampingvillage.com
    • Area attrezzata Le Saline, Fraz. Lido di Spina, via Salina 3 – Comacchio. Tel. 0533 330885 – 349 8328963.
    GPS: Lat: 44.659738 – Long: 12.227775.
    • Area attrezzata Cavallari, Villaggio San Carlo 9, Zona ex zuccherificio. Tel. 338 5408905 – 333 9435044.
    • Area attrezzata presso locanda “Il Varano” via Valle Oppio 6, Marozzo di Lagosanto, www.locandailvarano.it
    • Area attrezzata sosta camper, presso Azienda Agrituristica Quieto Vivere, via Raffaello Sanzio 96, Lido di Spina. Tel. 0533 318189.
    • Area attrezzata Oasi Park, via Cristina 84 – Bosco Mesola, Tel. 366 339 3859 – 0533 794386.
    GPS: N 44°52’06’’ – E 12°14’57’’.

    INFORMAZIONI
    • Manifattura dei Marinati: centro visite del Parco e laboratorio di lavorazione dell’Anguilla marinata tradizionale delle Valli di Comacchio, via Mazzini 200, tel. 0533 81742, manifatturadeimarinati@parcodeltapo.it 
    • Museo del carico della Nave Romana: via della Pescheria 2, Comacchio, tel. 0533 311316, musei@comune.comacchio.fe.it 
    • Parco Delta del Po: da aprile a fine ottobre è possibile fare escursioni in barca all’interno delle Valli. Per prenotazioni: tel. 340 2534267 – vallidicomacchio@parcodeltapo.itwww.parcodeltapo.it