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Parchi e Giardini

  • L’Istria e le sue cittadine veneziane, l’isola di Cres con un mare meraviglioso e poi verso l’interno per passeggiare tra le cascate più belle del mondo. Un itinerario di grande soddisfazione a due passi dal confine italiano

    Ci sono strade che paiono costruite apposta per appagare il piacere di guida dei camperisti. Corrono tra verdi boschi di smeraldo, sui crinali delle montagne, o si specchiano nel blu dell’Adriatico, incontrando silenti borghi rurali e piccole perle architettoniche, arroccate su coste frastagliate. Grazie a questo pedigree, ma non solo, la Croazia è diventato un petalo importante nella margherita di destinazioni che il viaggiatore si appresta a sfogliare ogni anno. Non a caso, il paese sta da tempo vivendo una continua crescita, in termini di affluenza turistica, e dai camperisti è spesso designato come meta per le proprie vacanze. Roma annesse l’Illiria, questo all’epoca il nome della regione, ai suoi confini imperiali, prima di venire soppiantata dalle orde croate provenienti dall’Ucraina. Anche la prospiciente Venezia vi piantò i vessilli della Serenissima Repubblica, passando poi il testimone agli Asburgo. Dopo il secondo conflitto mondiale il Maresciallo Tito riuscì a mantenere sotto la bandiera jugoslava le diverse, ed eternamente conflittuali, etnie balcaniche. Degli eventi che hanno martoriato questa regione, negli ultimi vent’anni, ne sono a conoscenza anche le pietre, soprattutto quelle dei cimiteri. Non vi è paese, o in alcuni casi villaggio, dove i segni, emotivamente indelebili dell’ottusità umana, si palesino attraverso pareti sventrate o edifici bucherellati dai proiettili. La gente, invero cordiale, è sempre sorridente, ma nei loro modi traspare, a volte, un certo distacco, più che una diffidenza.

    Il nostro tour prende il via dalla frontiera di Buje, 30 chilometri a sud di Trieste. La si raggiunge attraversando quella striscia di costa che rappresenta l’unico sbocco marittimo della Slovenia. Prendiamo la direzione di Kastel. L’Istria nord occidentale ricorda, morfologicamente, l’Appennino Tosco-Emiliano. Ci sono strade tortuose dove fare un po’ di attenzione, saliscendi che movimentano il paesaggio, ampi tornanti e un asfalto mediamente in buone condizioni; ma offre anche borghi edificati sulla sommità delle colline, ampie vallate e splendidi vigneti. La scarsità del traffico permette di apprezzare al meglio il panorama, senza compromettere la sicurezza della guida. Oltrepassiamo il piccolo borgo di Oprtalj per raggiungere un favoloso punto panoramico da cui possiamo ammirare la pittoresca veduta della valle sottostante e Motovun, arroccata sulla collina di fronte. La cittadina, italiana come del resto tutta l’Istria fino al 1947, ha in Mario Andretti, ex campione del mondo di Formula Uno, il suo figlio più celebre. Una passeggiata per i vicoli è un’occasione ben spesa per sgranchirsi le gambe e per un primo contatto con la cordialità del luogo.
    Continuiamo verso sud per una cinquantina di chilometri. Anche se non è la Norvegia, siamo qui per ammirare un fiordo: lo Limski Zaljev. Dopo Medaki, poco più avanti sulla destra, si apre un piazzale sterrato dove sono in vendita prodotti locali. Dietro le bancarelle, una piccola torre di legno funge da punto di osservazione per ammirare il fiordo. Le sue acque smeraldo ospitano colture di mitili e ostriche, disponibili direttamente dal produttore. Dallo smeraldo del fiordo passiamo a due delle perle incastonate nell’Adriatico: Porec (Parenzo) e Rovinj (Rovigno), la piccola Venezia.

    Parenzo scrigno d’arte
    Situata su una lingua di terra e circondata su tre lati dal mare, Parenzo è uno scrigno ricco di storia, un museo a cielo aperto che racchiude monumenti che vanno dalla storia antica al XX secolo.

    La planimetria della città è quella classica dell’urbe romana: due assi principali ortogonali, il cardo maximus e il decumanus maximus che s’incontrano nel mezzo della città dove si trova il foro, l’attuale piazza Marafor. Passeggiare per il centro è uno spettacolo emozionante per chi ha gli occhi per decifrare le molteplici testimonianze rimaste, ripercorrendo così la storia della città: vie strette che sfociano in piazzette con colonne, templi, resti di pavimentazione originale romana, tracce di fondamenta antiche, palazzi gotico-veneziani ornati da fiori, torri, case romaniche e chiese in tutti gli stili architettonici. Girovagando per le vie arriverete sicuramente al gioiello di Parenzo, la Basilica Eufrasiana, dichiarata Patrimonio Mondiale dell’Umanità dall’Unesco ed eretta nel VI secolo in stile bizantino. Vi si accede attraverso una porta che si apre su un atrio circondato da un loggiato con colonne di marmo e capitelli bizantini. La facciata e il campanile della basilica ci colpiscono subito per la loro armonia. Difficile descriverne la bellezza delle forme e del color oro dei mosaici illuminati dal sole. Ma è all’interno che si trovano quelli meglio conservati, raffiguranti immagini religiose, considerati tra i migliori esempi della pittura monumentale del VI secolo. Cambiamo punto di vista e saliamo sul campanile che offre una bella vista sui tetti di Parenzo e dei suoi dintorni. Se siete sazi di tesori d’arte, potete andare a passeggiare alla “Riva”, magari alle prime luci della sera, per ammirare le bellezze dei moderni yacht “parcheggiati” accanto ai pescherecci e alle batane, le tradizionali barche di legno dei pescatori a fondo piatto dall’aspetto un po’ malandato.

    Che bella Rovigno!
    La perla dell’Adriatico, la città più romantica del Mediterraneo, questi sono i più famosi epiteti che vogliono definire il borgo più blasonato dell’Istria.

    Rovinj in croato è separata dal canale di Leme da Parenzo, e affascina immediatamente il visitatore. Il borgo è un promontorio che si allunga verso il mare dominato dalla cattedrale di Sant’Eufemia. Il suo campanile svetta sopra i tetti rossi delle case e assomiglia a quello di San Marco a Venezia. Infatti la città è stata per 500 anni di dominio dei veneziani, che qui hanno lasciato tracce del loro passaggio un po’ ovunque. Percorrendo le stradine lastricate e strette della città vecchia, soprattutto quelle in riva al mare, il pensiero di essere in un borgo marinaro veneziano non può non venire. In piazza Maresciallo Tito, una delle più vive della città, si erge la torre dell’orologio, alla cui sommità si trova il leone di San Marco; sull’arco dei Balbi, una delle porte d’accesso alla città, troviamo stemmi e leoni veneziani. L’atmosfera, i profumi, le architetture richiamano casa. Ma Rovigno, e l’Istria in generale, sono un mix di culture che ci regalano emozioni speciali. Le vie sono una più bella dell’altra e non si può fare a meno di ammirare i dettagli dei palazzi in stile gotico, rinascimentale, barocco, neoclassico e le case color pastello. I vicoli creano quasi un labirinto, la cui uscita naturale è la cima della collina dove si trova la Cattedrale. Da qui si gode di un’ottima vista su i tetti rossi, sul mare azzurro, sulle isolette dell’arcipelago rovignese e sulla baia di Kurent, un polmone verde protetto affacciato sul mare con piccole calette di ghiaia, molto frequentate dai turisti e dai locali. E ora concedetevi una pausa dal vostro girovagare: seduti in uno dei tanti bar all’aperto, assaporando un bicchiere di vino o mangiando un buon gelato, potrete osservare il via vai di gente che affolla la via Grisia, che d’estate si trasforma in una galleria d’arte a cielo aperto, o le contrattazioni dell’animato e colorato mercato del pesce e della frutta.

    Cres
    La costiera D66 ci porta fino al porto di Brestova, punto d’imbarco per l’isola di Cres.

    Il primo tratto di strada corre interno lungo piatte campagne, per incontrare il mare dopo l’abitato di Plomin, dove il blu intenso dell’Adriatico contrasta col chiarore delle rocce carsiche della vicina isola. In meno di mezz’ora siamo sull’isola. La strada che l’attraversa si dipana sul crinale della collina. Cres, il centro principale dell’isola, è considerata la Portofino della Croazia. Guardando la disposizione del porto, la piazza e i locali, mi rendo conto che ne è la copia spudorata. Però è più curata, pavimentata a nuovo e più spaziosa. In Croazia i costi sono molto contenuti e si apre il portafoglio senza troppi allarmismi, permettendosi vizi che in Italia sarebbero da ponderare con cura! L’isola dispone di molti campeggi, ma attenzione, parecchi sono per naturisti, movimento che qui ha lunga tradizione.
    Il tour ci porta nell’abitato di Valun, piccolo porticciolo con una spiaggia molto carina e quattro locali dove poter pranzare. Lubenice, situata a pochi chilometri di distanza, la si raggiunge percorrendo una strada piuttosto stretta cinta da muri a secco; ricorda le strade d’Irlanda, solo il sole a picco ci rammenta che siamo ad altre latitudini. Lubenice è un paese semi abbandonato, ma negli ultimi tempi si sta ripopolando, grazie al turismo. Un chiosco, in piazza, e un piccolo ristorante, defilato in un cortile. Il panorama che si gode al tramonto dalla sommità della collina, ripaga appieno dei “disagi” per raggiungere la località. Ad Orlec ci concediamo una salutare sudata raggiungendo due spiagge caraibiche, Mali Bok, lungo una strada che aggira il cimitero grazie ad una scarpinata di mezz’ora. Scendiamo verso la vicina isola di Lusini costeggiando il Vransko Jazero, l’invaso idrico fonte di approvvigionamento per tutta l’isola. Mali Losinj è la tappa finale della nostra discesa; da qui risaliremo fino all’estremo nord dell’isola, a Beli, per visitare la clinica dei Grifoni e per gustarci, in riva al mare, una fresca e meritata birra locale. Il consiglio è di accompagnare la gustosa bevanda con dell’ottimo ed economico pesce.
    Ci imbarchiamo a Merag per tornare sulla terra ferma; l’isola di Krk l’attraversiamo velocemente, poiché sentiamo il richiamo delle curve di montagna e vogliamo andare in un luogo magico: Plitvice. La strada costiera è sottoposta a ingenti lavori di manutenzione; in luogo dell’asfalto troviamo sterrato, le piazzuole d’emergenza sono utilizzate come depositi per materiale edile e ruspe. Comunque, l’Adriatico è sempre al nostro fianco col suo profondo blu. Quando la strada è libera dai lavori è un piacere percorrerla; curve perfette per ampiezza e visibilità sono motivo, per noi, di elevata soddisfazione. Ma è dopo Senj, quando ci spingiamo all’interno, che troviamo la strada perfetta. Perfetta in tutto; traffico, asfalto, curve e panorami. Sono ottanta bellissimi chilometri, durante i quali attraversiamo altopiani silenti. Incrociamo, di tanto in tanto, qualche casa o un banchetto che propone formaggio o miele. A Otocac troviamo, infine, i segni cruenti della guerra. Facciate bucherellate, case bombardate e gli sguardi distaccati della gente del posto, impongono rispetto e discrezione nell’uso della fotocamera. Cimiteri improvvisati appaiono ai lati delle strade. Sono il ricordo costante, e angusto, di una tragedia per nulla remota. Siamo all’ingresso del parco nazionale di Plitvice. Quarantasette laghi, posti ad altezze differenti, generano un numero impressionante di cascate molto coreografiche. La natura lussureggiante che le protegge, rimanda ai biblici quadri dell’antico giardino dell’Eden.

    Il parco nazionale di Plitvice
    Il parco copre una superficie di quasi 30mila ettari, attorno a una valle a gradoni lunga circa otto chilometri. 

    Le acque scendono per un dislivello di 156 metri dal lago Proscan, quello situato più in alto, fino ai 483 metri sul livello del mare del fiume emissario, il Korana. Sono alimentate sia da corsi d’acqua superficiali, sia da fonti sotterranee: qui il sottosuolo, come succede nelle zone carsiche, è attraversato da cavità un po’ come una fetta di gruviera. Il fiume più importante è il “nero” (Crna), seguito dal “bianco” (Bijela) e dal Rijecika: naturalmente periodi di precipitazioni intense possono provocare piene e rendere a volte non praticabili alcuni tratti del parco. Lungo tutta la vallata, 92 cascate e cascatelle di varietà incredibile deliziano l’occhio e l’orecchio del visitatore. I percorsi di visita vanno dal livello normale dell’acqua fino a costoni montuosi di altezza anche considerevole e possono essere piuttosto faticosi: è consigliabile procurarsi all’ingresso una mappa dettagliata dei sentieri e fare attenzione ai tempi di percorrenza. Se si vuole visitare tutto il parco non se ne esce prima di sei ore. Parte della visita può essere fatta a bordo del trenino panoramico, che ha le ruote gommate e consente di ammirare alcuni degli scenari più belli nel massimo silenzio, così come è possibile compiere tratti in natanti spinti da silenziosi motori elettrici sui laghi più estesi. Gli automezzi dei visitatori non sono ammessi all’interno. E adesso guardiamoli da vicino, questi celebri laghi: a seconda dei percorsi scelti li vedremo dall’alto o dalla riva, a seconda dell’ora e della limpidezza dell’aria cambieranno di colore, a seconda della stagione cambierà -l’aspetto della vegetazione che si rispecchia nell’acqua. In autunno, soprattutto sul lago Galovac, danno spettacolo i sommacchi con le loro foglie rosso intenso.

    I laghi Superiori
    I laghi situati più in alto, o Superiori, offrono i panorami più selvaggi, in un ambiente di aspetto dolomitico.

    Il primo è il Proscan, che è anche il secondo per grandezza fra tutti, con i suoi 68 ettari di superficie. È alimentato dal fiume Matica, che raccoglie le acque del Bianco e del Nero. Arriva alla profondità di 37 metri e alla larghezza di 400: queste caratteristiche ne fanno una massa d’acqua di colore solitamente verde scuro, che offre una sensazione di grande tranquillità. Le sue acque alimentano il lago di Ciginovac formando una cascata che presenta formazioni rocciose particolarmente belle nell’angolo di sudest. Va tenuto presente che l’acqua continua a depositare calcare su tutto quello che incontra nella sua discesa, in particolare sui muschi e sulla vegetazione acquatica, ma allo stesso tempo erode quello che prima ha costruito. La deposizione del calcare è un processo rapido sui muschi e le piante che vengono così pietrificate: ma perfino certe minuscole chiocciole acquatiche si trovano ricoperte da una corazza bianca che le fa sembrare dei sassolini semoventi. Il prossimo lago è l’Ogrugljak: qui finisce la strada per il bus del parco e può essere un buon punto di partenza per l’escursione a piedi. Qui si apre anche la grotta di Janecikov, lunga 53 metri: era particolarmente apprezzata per le sue sculture naturali interne, ma oggi lo spostamento della cascata di Labudovac, alta circa 20 metri, ne ha parzialmente ostruito l’ingresso. Bella comunque tutta l’area, che consiste in sbarramenti prosciugati incisi da cavità diverse e piccole grotte.

    I laghi: Galovac e Gradinsko
    Prossima tappa il Galovac, forse il più bello, con la serie di laghetti a valle che danno il meglio di sè in primavera, quando l’abbondanza d’acqua alimenta cascate e cascatelle a centinaia in un fragoroso gioco di spruzzi.

    Era stata costruita una scala in calcestruzzo per avvicinare la cascata principale, la Galovacki Buk, ma il progettista non aveva fatto i conti con la potenza dell’acqua calcarea, che ha ricoperto di roccia quell’oggetto intruso assimilandolo al paesaggio. Da non perdere l’imponente cascata di Veliki Prstavci: di pomeriggio i raggi del sole colorano i suoi spruzzi con un arcobaleno. Un tempo era particolarmente bella la cascata del Galovac, alta 20 metri: in seguito alla Guerra Civile (1991-1995: il parco si trovava in una regione di combattimenti fra serbi e croati) l’abbattimento di alberi ha interrotto l’originario afflusso delle acque. Non lontano è il lago di Gradin che presenta un’interessante colorazione: la profondità dell’acqua è minima sul lato est e arriva al suo massimo di 10 metri presso la sponda opposta. In parallelo il colore dell’acqua passa dal biancastro al verde chiaro fino ad arrivare a un verde cupo. Circondato da imponenti formazioni di canne palustri, il prossimo lago, il Gradinsko, è il prediletto dalle anatre selvatiche per nidificare. Abbiamo accennato alla presenza dell’aquila pescatrice e della cicogna, ma fra quelle di passo e le stanziali, in questa zona di specie di uccelli se ne contano 120. Presso le rive del lago di Burget, in un bel bosco, sono visibili i resti di una costruzione industriale: tutto quello che resta di un progetto irresponsabile di sfruttare l’incanto di queste acque per ricavarne forza motrice. E arriviamo al Koziak, che conclude la serie dei Laghi Superiori: è il più esteso di tutti, con una superficie di 83 ettari, una lunghezza di tre chilometri e una larghezza massima di 600 metri e conta pure un’isoletta, Stefania, così chiamata in onore di una regina che la visitò nel 1888. Il lago è celebre per i colori cangianti della sua superficie che variano a secondo dell’ora. Secondo una tradizione popolare, il suo nome deriva da un episodio occorso in un lontano inverno, quando un branco di capre, vistesi circondate dai lupi, tentarono una fuga disperata sulla superficie gelata del lago: ma la crosta di ghiaccio, troppo sottile, cedette e le povere bestie non ebbero scampo.

    Gli inferiori
    Nella serie dei Laghi Inferiori, a valle del Koziak, il panorama cambia.

    Le sponde sono costituite da pareti rocciose ripide nelle quali si aprono cavità e grotte. Il Milanovac dà spettacolo tingendosi di azzurro, celeste e verde smeraldo a seconda dell’inclinazione dei raggi solari. Le acque di questo lago si gettano nel Gavanovaz attraverso una schiera di cascate poderose. Nel Kaluderovaz, merita una gita in battello l’esplorazione della grotta, parzialmente sommersa, che si apre sulla sua sponda: è una vera “grotta azzurra” in tutto lo splendore del turchese. E per concludere in bellezza arriviamo al Novakovica Brod e godiamoci lo spettacolo del fiume Plitvica che vi si precipita con un salto di ben 78 metri, per inciso venti metri in più rispetto le celebri cascate del Niagara. Queste ultime hanno però una portata maggiore.

    C’era una volta un treno…
    78 chilometri di pista ciclabile tra mare e natura lungo la Parenzana, la famosa tratta ferroviaria che univa Trieste a Parenzo ai tempi degli Austriaci, oggi convertita a paradiso cicloturistico.

    Ecco un bell’esempio di recupero di una linea ferroviaria in disuso che dà nuova vita a una parte di storia della penisola. Era il lontano 1902 quando la prima locomotiva a vapore partiva da Buie per arrivare a Trieste, collegando così l’Istria alle altre città dell’impero austroungarico. I 123 chilometri della ferrovia punivano luoghi dell’Istria altrimenti isolati come borghi collinari dell’interno, tratti carsici e paesi marini. Fu un’opera grandiosa che prevedeva 9 tunnel, 11 ponti, 6 viadotti e 35 stazioni ferroviarie, e fu realizzata in soli due anni per il trasporto di passeggeri e di merci. La ferrovia però fu dismessa per gli alti costi di mantenimento solo dopo 33 anni di servizio, nel 1935, ma, nonostante questa breve vita, lasciò un segno indelebile in tutto il territorio. Oggi per una lunghezza di 78 chilometri che si snodano attraverso l’Italia, la Slovenia e la Croazia, la linea ferroviaria è percorribile in bicicletta, lungo un tracciato bellissimo, non solo per gli appassionati ciclisti, ma anche per gli amanti della natura, del silenzio e del turismo slow. Si può decidere di percorrerla integralmente a tappe, fermandosi nei punti ristoro dedicati, oppure di visitarne solo una parte a seconda dei propri interessi e capacità, dato che alcuni tracciati sono abbastanza impegnativi per via dei dislivelli e dei tratti non asfaltati.

    SOSTA CAMPER
    Parenzo

    • Camping Lanterna: Lanterna 1, 52465 Tar – Tel: + 385 (0)52 404 500 – Aperto da aprile http://www.camping-adriatic.com/it/lanterna-campeggio-porec

    • Campeggio Bijela Uvala: Zelena Laguna – Tel. +385 (0)52 410102 – Aperto da aprile
    www.lagunaporec.com

    Rovigno
    • Campeggio Porton Biondi: Aleja Porton Biondi 1 -Tel. +385 (0)52 813557 – Aperto dal 15 marzo
    www.portonbiondi.hr
    • Campeggio Polari: Polari b.b. – Tel. +385 (0) 52 800200 – Aperto da aprile
    www.campingrovinjvrsar.com
    • Campeggio Veštar: Veštar b.b. – Tel. +385 (0)52 800200 – Aperto da aprile
    www.campingrovinjvrsar.com

    Pola
    • Camping Stoja: Stoja 37 – Tel. +385 (0)52 387144  – Aperto dal 27 marzo
    www.arenacamps.com

    Montona
    • Motuvun camping: Rižanske skupštine 1a – Tel. +385 (0) 52 681607 – Sempre aperto – GPS: N 45° 20’ 04,5’’ E 13° 49’ 30,7’’ – www.motovun-camping.com

    KRK

    • Camping KRK: Narodnog Preporoda 80, 51500 Krk – Reception: + 385 (0)51 221 351 – http://www.camping-adriatic.com/it/campeggio-krk-politin

    Cres
    • Camping Slatina: Martinšica 92 – Martinšica – Tel: +385 (0) 51 574 127 – www.camp-slatina.com
    • Camping Cres Losinj Bijar: Osor bb – Osor, GPS 44°41’58’’ N – 14°23’47’’ E – www.camps-cres-losinj.com
    • Plitvice Jezera: Area sosta in Jezerce 28. GPS N 44.86397 – E 15.64153 – www.campertourism.com

    INFORMAZIONI
    Le contravvenzioni sono elevate per la sosta dei camper in luoghi non autorizzati, cioè ovunque all’infuori dei campeggi, che comunque sono numerosissimi. In caso di rifiuto del pagamento della contravvenzione, vengono ritirati i documenti e subito dopo viene celebrato un processo. In caso di incidenti che provochino lesioni personali o danni materiali ingenti è prevista la comparizione di fronte al giudice penale o amministrativo. Ciò può comportare la custodia cautelare nonché il temporaneo ritiro del passaporto.

    • Ente Nazionale Croato per il Turismo Piazzetta Pattari 1/3 – Milano – info@enteturismocroato.it, tel. 02 86 45 44 97

    http://croatia.hr/it-IT/Homepage, sito ufficiale dell’Ente Croato per il turismo. Si trovano tutte le informazioni necessarie su città, parchi nazionali, singole regioni o itinerari. Completo il motore di ricerca dei campeggi nella sezione dove alloggiare. Offre sia una breve descrizione del campeggio sia, cliccandoci sopra, la scheda completa con servizi e recapiti.

    • Croazia Info – www.croaziainfo.it 

  • Il Lago Maggiore con le sue acque azzurre offre natura, parchi, monumenti, giardini e isole, racchiusi da una corona di montagne. Il nostro itinerario costeggia la sponda piemontese, resa famosa dalla presenza delle Isole Borromee, facendo tappa lungo le incantevoli cittadine rivierasche, tra musei, panorami mozzafiato, sontuose ville e splendidi giardini sorti tra Ottocento e Novecento e che ancora conservano l’inconfondibile stile liberty. Fino ad arrivare in Svizzera.

    Le atmosfere romantiche delle sue acque e l’imponenza delle montagne fanno del Lago Maggiore una delle mete più amate dal turismo internazionale, ispirazione di scrittori e poeti tra cui Dickens, Stendhal, Flaubert ed Hemingway. È difficile trovare un paesaggio altrettanto ricco di storia e testimonianze artistiche quanto questo grande specchio d’acqua. Culla dei Borromeo che qui profusero tutta la loro raffinatezza, le rive lacustri che si estendono da Sesto e Stresa fino alla svizzera Locarno, sono ancora oggi testimonianza del loro prestigio. Qui rimangono i sontuosi palazzi sulle isole, i prestigiosi giardini all’italiana e l’imponente rocca di Angera.
    Meta di questo nostro viaggio, però, è la sponda piemontese del lago – da Arona alla svizzera Locarno – caratterizzata da lievi colline che degradano progressivamente fino alla riva, dove alternano spiagge sabbiose e pareti rocciose. In un contesto di vegetazione lussureggiante, le insenature offrono uno spettacolo da godere nel migliore dei modi con le escursioni in battello.

    Si parte da Arona
    La bella cittadina di vocazione turistica è la base del nostro itinerario: da qui parte la statale del Sempione che costeggia il lago fino in Svizzera.

    Arona città antica, insediamento ligure di migliaia di anni fa. I reperti archeologici testimoniano il passaggio di molte popolazioni antiche, fra le quali i celti, i romani e longobardi. Oggi Arona è una bella cittadina di vocazione turistica: si presenta composta, ordinata e molto frequentata. La sua posizione strategica incastonata nel “Basso Lago” e il collegamento autostradale e ferroviario con la vicina Milano la rendono base ideale per visitare il comprensorio del Lago Maggiore. Da Arona parte, infatti, la statale del Sempione che, costeggiando tutti i paesi del Lago Maggiore, arriva sino alla vicina Svizzera. Dall’alto, la rocca Borromea veglia sul lago: teatro di innumerevoli battaglie fin dai tempi più lontani, offre al visitatore sensazioni antiche, anche se purtroppo dal 2002 non è più visitabile. Da vedere e visitare, invece, è la gigantesca statua di San Carlo, una delle più grandi e particolari del mondo, sia per sue maestose dimensioni (35 metri) sia per la tecnica d’esecuzione. È situata sulle pendici di Arona e precisamente sul sacro Monte di San Carlo. Antistante la statua vi è la chiesa di San Carlo, un grande parcheggio e, sotto di noi, Arona con il suo golfo e la parte terminale del Lago Maggiore prima che esso diventi il fiume Ticino. Dall’altra sponda si erge a custode di tutto ciò la Rocca Borromea di Angera con il suo Castello. La visita alla statua richiede pochi minuti dopodiché sarà possibile ritornare ad Arona e continuare la gita verso Stresa toccando tutti i paesini rivieraschi del lago.

    Stresa e le Isole Borromee
    È il trionfo dello stile liberty nei grand hotel di lusso e nelle ville nobiliari. Da qui partono i battelli per la visita al lago e ai famosi isolotti.

    La bellezza che distingue Stresa, oltre alle rinomate isole del golfo Borromeo, è data anche dalla presenza dei grand hotel posti sulle sue rive. Hotel di lusso a cinque stelle che hanno visto agli inizi del secolo l’esplosione dell’Art-Nouveau della quale conservano ancora lo stile e il sapore. Ma anche delle sue ville nobiliari, spesso circondate da sontuosi parchi. Come quello di Villa Pallavicino (Ufficio informazioni : tel 0323.32407-31533 ), oggi trasformato in un giardino botanico e zoologico, molto curato e ricco di una varietà notevole di piante e fiori. Copre un area di 20 ettari ed è l’ideale per chi vuole passare una giornata in relax, adatto soprattutto ai bambini, i quali potranno vedere e toccare diverse specie animali. Chi vuole ammirare le antiche abitazioni può recarsi alla Villa Ducale di Stresa, nel cui giardino erano soliti passeggiare Antonio Rosmini e Alessandro Manzoni.
    La funivia Stresa-Alpino-Mottarone consente, invece, di avere un’intera panoramica della zona. Dal Mottarone, infatti, chiamata la montagna dei due laghi, si può godere di una vista che spazia dal Maggiore al Lago d’Orta. Se la giornata non promette bel tempo, c’è il Museo dell’ombrello e del parasole di Gignese, l’unico al mondo dedicato alla storia dei parapioggia, che ne ospita più di mille (salire da Stresa ,passando per Vezzo). Immancabile l’escursione alle Isole Borromee che si estendono fra Stresa e Verbania: l’Isola Bella (info tel. 0323 30556 ), con la dimora dei Borromeo e i suoi giardini barocchi all’italiana; l’Isola Madre (info tel. 0323 31261 ), parco botanico all’inglese con un palazzo del Cinquecento che ospita un’esposizione di antichi teatrini delle marionette e, infine, l’Isola dei Pescatori dove abbondano ristoranti in cui il pesce, ovviamente, la fa da padrone. Vanno infine citati, l’Isolino di San Giovanni di fronte a Verbania, famoso perché fu per molti anni residenza, nel seicentesco Palazzo Borromeo, del compositore Arturo Toscanini; l’isolotto La Malghera, detto anche Isola delle Bambole, e l’Isolino Partegora nel piccolo golfo di Angera.

    Baveno, Feriolo e Verbania
    Oltrepassando piccoli centri, ricchi di storia, si arriva al capoluogo della provincia del Verbano, detta il giardino sul lago, per la sua felice posizione.

    Lasciata Stresa troviamo Baveno. Paese di notevole antichità, come testimonia l’iscrizione romana, murata sulla facciata della chiesa parrocchiale: un edificio del XII secolo a una navata di blocchi di granito rosa. In età barocca, la chiesa subì molte variazioni, perciò, della romanica struttura conserva solo la facciata e una parte di un muro laterale. Affiancano la chiesa il battistero, un portichetto settecentesco e il maestoso campanile romanico. Una veduta d’assieme unica e imperdibile, soprattutto dalla scalinata che parte dalla strada che arriva dal lago. Da vedere, inoltre, l’imbarcadero in puro stile Art-Nouveau. Percorrendo la litoranea che costeggia il lago, appena dopo Stresa e Baveno, ci si trova davanti la frazione di Feriolo, adagiata in questa bella ansa naturale del Golfo Borromeo. Paesino di origine antica – citato sin dal XIII secolo in documenti vescovili – vale una visita alla chiesa di San Carlo, abbellita da affreschi e decori policromi, e alla Torre di Guardia, edificata nel Basso Medioevo. Adagiata su un terrazzo naturale del Golfo Borromeo, si presenta poi Verbania, detta “giardino sul lago”. Giardini e parchi, infatti, sono la principale attrattiva turistica della zona.
    La città (info turistiche: 0323.503249), oggi capoluogo della provincia del Verbano Cusio Ossola, è nata nel 1939 dall’unificazione dei preesistenti Comuni di Intra e Pallanza e relative frazioni. È composta da diverse località, lacustri e collinari, che offrono opportunità di itinerari diversificati: è infatti punto di partenza per numerose escursioni sul lago, nell’entroterra, nel Parco Nazionale Val Grande, sul Monte Rosa e nelle Valli Ossolane.

    Dai castelli di Cannero al Lido di Cannobio per le vie del Lido
    Ovvero, dalla rocca di Ludovico Borromeo, che sorge dalle acque, al Lido più famoso del lago, paradiso degli appassionati di vela.

    Appollaiato sul cono dei detriti che il rio ha portato, si incontra Cannero Riviera. Ville dalla lussureggiante vegetazione mediterranea (cedri, limoni, ulivi) e antiche case padronali; viuzze tipicamente medioevali; chiese e cappelle votive; terra di fiori e di camelie. Scavato nella roccia, un pittoresco porticciolo. Davanti, un po’ scostati, due isolotti e uno scoglio, sovrastati da suggestivi castelli cinquecenteschi. I Castelli di Cannero sono, o meglio sono stati visto che ormai ne rimangono solo delle tracce, testimoni di antiche battaglie e scorribande piratesche, fortificati sulla dura roccia, sembrano uscire quasi per incanto dalle acque del Lago Maggiore. Quasi al confine svizzero si trova poi Cannobio, cittadina famosa per il suo Lido. È infatti il più conosciuto e frequentato del Lago Maggiore, sia per la bellezza, sia per lo spazio disponibile, sia per il vento che caratterizza questa zona, tanto da essere riconosciuta come il luogo ideale per la pratica di sport a vela in tutto il Piemonte.
    Una valida alternativa, oltre a quella di visitare qualche spiaggia sarebbe quella di proseguire sulla strada, unica e principale, della Val Cannobina e “scollinare” in Val Vigezzo, denominata la valle dei pittori, passando dal lago alla montagna. Fra l’altro, vi è un percorso ciclabile che, partendo dal Lido, segue il corso del fiume sino ad arrivare all’orrido di S. Anna. Immerso nella natura permette a ciclisti e non di godere di uno dei percorsi più belli della zona circostante Cannobio. L’orrido di Sant’Anna è la fine di una lunga corsa che il torrente Cannobino percorre nella sua valle omonima. Situato vicino al Santuario, è una stretta gola colma d’acqua, cristallina e fredda anche in estate, profondo più di 20 metri, dimora incontrastata della trota fario.

    La Svizzera del Canton Ticino
    Ascona e Locarno accolgono il visitatore con le loro passeggiate lungolago e la dolcezza del clima mediterraneo.

    Vista la vicinanza con la Svizzera, si può prolungare la gita sino a Locarno (ricordate di portare con voi la carta verde aggiornata e l’assicurazione del mezzo in ordine e non scaduta!). Dapprima ci accoglie Ascona, antico villaggio di pescatori, in un’affascinante baia soleggiata. Lo storico quartiere di Borgo si concentra attorno alla chiesa di San Pietro e Paolo, una basilica con colonnato XVI secolo, il cui campanile è il simbolo della città. Le viuzze aggrovigliate con negozi di qualsiasi genere portano tutte alla piazza, dove vi attende una magnifica veduta sul Lago Maggiore: la passeggiata del lago, con le sue case patrizie e le loro arcate aperte sull’acqua, le soleggiate terrazze dei caffè, è una delle più belle del Lago Maggiore. Ultima nostra meta è la “Signora delle camelie”, vale a dire Locarno, così soprannominata per il suo fascino meridionale, il clima mediterraneo e la vegetazione subtropicale: il periodo di fioritura di camelie, mimose e magnolie inizia spesso dal mese di febbraio. Piazza Grande, nel cuore della città, è incorniciata dalle eleganti facciate delle case, dalle arcate e dalle terrazze dei caffè. Le antiche chiese e le residenze patrizie di un tempo, in città e nei dintorni di Locarno, meritano di essere visitate, così come l’imponente castello Visconteo. Locarno è dominata dalla silhouette del famoso santuario della Madonna del Sasso che sorge sul promontorio roccioso a Orselina: offre una fantastica veduta sulla città, il lago e le montagne circostanti. C’è quindi di che sfamarsi di cultura e bellezze paesaggistiche alternando gite lacustri a passeggiate fra il verde più rigoglioso e gli antichi manieri. Ma anche la gola qui troverà soddisfazione nei tanti locali e ristoranti dove si respira ancora l’atmosfera dei secoli andati.

    DA VEDERE
    Affascinanti sono i percorsi e le escursioni che si possono intraprendere, alla scoperta delle vallate che si aprono sul Lago Maggiore: la Val Formazza, con la sua Cascata del Toce; la Val Vigezzo, soprannominata “Valle dei Pittori”; la Valle Anzasca, che culmina con l’abitato walser di Macugnaga e la Valle Antrona, costellata di affascinanti laghetti alpini. Tra questi scrigni della natura, nell’area dell’Alto Lago Maggiore, si trova il Parco Nazionale della Val Grande, l’area selvaggia più estesa del centro Europa. Nella frazione di Mercurago adiacente ad Arona (e vicino ad un’altra importante zona umida, il Parco Faunistico La Torbiera di Agrate Conturbia) si trova il Parco dei Lagoni di Mercurago (tel. 0322 240239). Il parco, si estende su di un’area di 500 ettari ed è una delle zone umide più significative del nostro paese. Oltre a numerose specie di piccoli animali, di piante e di flora acquatica, i laghetti che delimitano le zone umide sono state teatro di ritrovamenti archeologici, databili intorno al IV secolo. Per chi, invece, è a caccia di monumenti ad Arona si possono visitare il Palazzo di Giustizia (secolo XV), la Collegiata di Santa Maria (secolo XV), la chiesa dei Martiri (secolo XVI), la chiesa di Loreto o di Santa Maria (secolo XVI) e il Museo Archeologico. Dopo Arona si incontra la cittadina di Meina con la chiesa parrocchiale di Santa Margherita (secolo XVIII), la bella villa Faraggiana (secolo XIX) e palazzo Bedone (secolo XVIII). A Lesa si trova la chiesa di San Sebastiano (secolo XII) e la chiesa San Martino (secolo XIII), oltre al museo Manzoniano. Belgirate vale una visita per la chiesa della Purificazione e la chiesa di Santa Maria (il campanile è del XII secolo). Nella cittadina di Intra si può vedere la collegiata di San Vittore (secolo XVIII), l’oratorio di Santa Maria (secolo XVI), la chiesa di San Rocco (secolo XVII), palazzo Peretti (secolo XVII) e il bell’imbarcadero in Art-Nouveau. La vicina Pallanza ospita la chiesa di Santo Stefano (secolo XVI), la chiesa parrocchiale di San Leonardo (secolo XVI), la chiesa della Madonna di Campagna (secolo XV) e Villa Taranto. Presso la città di Ghiffa sorgono il Santuario della Trinità (secolo XVI) e la chiesa di Santa Croce (secolo XVIII). A Oggebbio, in località Novaglio, sorge invece l’anico Oratorio di Sant’Agata (secolo XII). A Cannobio si trovano la colleggiata di San Vittore (secolo XVIII), la chiesa di Santa Marta (secolo XVI) e il santuario della Pietà (secolo XVI). Chi volesse visitare la Valle Vigezzo, una bellissima valle ossolana soprannominata “La Valle dei Pittori”, può spingersi fino a Santa Maria Maggiore (in direzione Domodossola), dove vi è un museo dedicato allo Spazzacamino che vuole essere una testimonianza, storica e sociale, di quell’antica professione. È sito in piazza Risorgimento, in centro al paese (info: tel. 0324 95091). Proprio in fondo alla Valle Vigezzo, dopo Druogno, Santa Maria Maggiore e Malesco, si arriva a Re, solo pochi chilometri prima di passare il confine per la Svizzera. Nei giorni 29 e 30 Aprile c’è la festa della Madonna e del Patrono S. Maurizio. Ad Ascona è consigliata una visita al museo di belle arti, dove sono esposte opere di artisti che hanno vissuto qui (Jawlensky, Werefkin, Klee). Oppure ci si può immergere nella natura della Valle Maggia, un paesaggio fluviale naturale, bei sentieri per escursioni nella valle trasversale ticinese con circa 40 laghi di montagna e una fauna e una flora molto ricche. Accessibile con una ferrovia a scartamento ridotto; l’incantevole zona delle “100 Valli” è situata tra Domodossola e Locarno, presenta gole profonde, cascate, castagneti e pittoreschi villaggi. Ronco sopra Ascona è uno dei siti più popolari affacciati sul Lago Maggiore, incantevole panorama sul lago e le montagne; una pittoresca scalinata di 800 gradini vi condurrà fin sulla riva del lago. A Locarno, si può raggiungere Cima Cardada-Cimetta con la teleferica progettata dal famoso architetto Mario Botta che trasporta i visitatori al paradiso dell’escursionismo. La Val Verzasca e Valle Maggia sono due valli romantiche nel retroterra di Locarno che hanno saputo preservare il loro carattere autentico.

    COSA MANGIARE
    Il dualismo lago-montagna di questo territorio è ben rappresentato dalla sua gastronomia: da un lato i piatti tipicamente lacustri con il pesce d’acqua dolce, tra cui il persico dalle carni tenere e delicate, alborelle, trote, lucci, salmerini, dall’altro invece i prodotti della montagna, con i saporiti formaggi d’alpeggio tra cui quello che viene definito l’”oro bianco”, ovvero il Bettelmatt, e la toma ossolana. Tra i salumi poi, come non citare il lardo al ginepro e i salamini di capra da servire con pane nero di segale o di grano saraceno o con la polenta, senza dimenticare la cacciagione, i funghi e i mieli. Tra i dolci, i più noti sono le “Margheritine” di Stresa, il Pan Dolce di Coimo e quello di Cannobio, la “Fugascina” di Mergozzo e le “Imperialine” del Lago d’Orta. Prelibatezze da abbinare ai pregiati vini delle Colline Novaresi.

    SOSTA CAMPER
    • Arona: area attrezzata Camper Idea, via Ribot 18, località Dormelletto (tel. 348 4813273). Con acqua, pozzetto, illuminazione, elettricità, si cani.
    • Stresa: sosta possibile presso la funivia per il Mottarone.
    • Baveno: area attrezzata comunale, con servizi, gratuita, in viale Roma; venendo da Stresa all’uscita del paese dopo Hotel Simplon e prima del fiume. Con acqua, scarico a pozzetto e a cassetta, servizi con docce, illuminazione, pavimentata, tranquilla ma vicina alla ferrovia, ad 8 minuti dal centro. Market e imbarco Isole Borromee. Info Municipio 0323 924632.
    • Verbania: punto sosta in località Intra, presso l’imbarco per Laveno. Punto sosta in località Suna, sul lungolago. Punto sosta presso parcheggio antistante l’ingresso di Villa Taranto. Area attrezzata tra viale S. Anna e via Massara (uffici Asl). Gratuita: 39 piazzole, acqua, pozzetto, illuminazione, centrale, annuale. Info tel. 0323 542311.
    • Cannobio: sulla riva del torrente Cannobino, distante solo 300 mt dal centro storico, si trova l’area camper comunale gestita dalla Pro Loco di Cannobio. L’area può ospitare fino a 55 camper, è dotata di zona barbecue, servizi igienici e zona per lo scarico dei wc chimici. La sosta è consentita per un max di 3 giorni e il costo giornaliero è di 12 euro/camper. L’area é aperta tutto l’anno. Per raggiungere l’area camper bisogna girare a destra dalla strada provinciale (provenendo dalla Svizzera) in prossimità della Sala Multiuso (nuovo edificio bianco) nel centro di Cannobio.

    INFORMAZIONI
    www.lagomaggiore.com
    www.lagomaggioreonline.it
    www.lagomaggiore.net
    Per informazioni sulla navigazione interna: biglietteria di Arona tel. 0322 242352.

     

    aprile 2009

  • Parco dei Mostri di Bormazo

    Lazio • Bomarzo (VT)

    Il sacro Bosco di Bomarzo nell’alto Lazio ci trasporta in un mondo fatto di creature mostruose e statue gigantesche: una passeggiata in un luogo singolare dove l’atmosfera che si respira è magica e misteriosa.

    Bomarzo, in Lazio, possiede un’opera unica nel suo genere: il Sacro Bosco comunemente chiamato Parco dei Mostri. Lo volle il principe Pier Francesco Orsini “sol per sfogare il core”. Lo ideò il grande architetto Pirro Ligorio (quello che completò San Pietro dopo la morte di Michelangelo) e grazie alla sua immaginazione e maestria ne uscì un capolavoro che dura nel tempo. Entrando nel Parco dei Mostri sarete accolti dalle due sfingi, poi, quasi all’improvviso, appariranno animali e figure di pietra: l’elefante che uccide un guerriero, draghi che lottano, l’orco, Ercole e Caco, orsi in agguato, animali a tre teste, Nettuno e, infine, vi aspetterà una maschera demoniaca con la bocca spalancata, sormontata da un globo con un castello, simbolo araldico del ramo orsiniano cui appartenne Pier Francesco Orsini. Sono tutte sculture risalenti al 1552, scolpite nei grossi blocchi di pietra che sembrano sorti dal suolo. In seguito alla morte di Orsini nessuno si curò più di questo gioiello di arte manieristica; dopo secoli di abbandono fu fortunatamente salvato dall’oblio e restaurato per la gioia di tutti, primi fra tutti dei bambini.

    Orari/apertura: tutti i giorni 8:30 – 19:00
    Quale età: tutte le età
    Durata: a piacimento
    Costo: adulti 10 euro, bambini (4 – 13 anni) 8 euro.
    Sosta Camper: punto sosta all’ingresso del parco

    Parco dei Mostri
    Località Giardino, Bomarzo (VT)
    Tel. 0761 924029
    www.parcodeimostri.com

     

  • La Galbusera Bianca

    Lombardia • Rovagnate (LC)

    Nel Parco Regionale di Montevecchia e della Valle del Curone, a soli 40 km da Milano, un borgo agricolo circondato da colline si trasforma in un’oasi per bambini con il progetto “I bambini e la Madre Terra”.

    Per la sua biodiversità, la Galbusera Bianca è la prima oasi privata a essere stata affiliata al Sistema Oasi di WWF Italia. Qui la natura ha conservato la sua armonia di un tempo: ci sono prati, boschi, colline e ruscelli, terrazze e frutteti, prati e orti e siamo solo a 40 km da Milano. L’oasi, tutte le domeniche, si mette a disposizione dei bambini, offrendo esperienze in cui i piccoli sono accompagnati e sostenuti nello scoprire il loro rapporto con la natura attraverso attività ludiche e animate. Si parte al mattino con una passeggiata nel Parco del Curone con un’educatrice che guida e racconta la storia degli alberi e del parco; si passa poi nella serra per imparare a conoscere e ad amare la natura e il mondo agricolo. Nel pomeriggio, invece, il Grande Gufo presenta diversi laboratori tra cui “La danza e il movimento creativo” per giocare con la musica e il corpo (dai 3 anni), l’”Atelier dei pittori” (dai 3 anni), “La scuola tagliacucincolla” (dai 3 anni), “La bottega del feltro”, laboratorio manuale creativo (dai 6 anni), “La scuola dei costruttori di meraviglie” in cui si costruiscono le campane del vento (dai 4 anni) e “La cucina dei minichef” dove si preparano lasagne fatte in casa (dai 4 anni). Per i genitori tante sono le possibilità di svago: massaggi plantari On Zon Su© (2° e 4° domenica del mese), degustazione di vino nella cantina del parco, passeggiate tra i vigneti, l’Osteria Bio per pranzare e seminari tra cui, ad aprile, “La camminata sul fuoco”.

    Orari/apertura: domenica
    Quale età: tutte le età, per i laboratori dai 3 anni
    Durata: 2 ore per i laboratori
    Costo: bambini 8 euro (mattina), 10 euro (pomeriggio), 25 euro (tutto il giorno con pranzo).
    Sosta Camper: punto sosta diurno in località Monte e loc. Spiazzo oppure c/o l’Osteria Galbusera Bianca. Divieto di pernottamento nel parco

    Oasi Galbusera Bianca


    – Rovagnate, (LC)
    Tel. 039 570351 – 335 284174
    info@oasigalbuserabianca.it
    www.oasigalbuserabianca.it

  • Parco Faunistico La Torbiera

    Piemonte • Agrate Conturbia (NO) 

    Nell’ambiente della torbiera, un bosco paludoso rifugio ideale per diversi animali: si ammirano da vicino gibboni, tigri e lupi

    Il Parco Faunistico La Torbiera di Agrate Conturbia nasce e si sviluppa al centro di un’area circondata da un bosco paludoso, un lembo di terra che si è salvato dall’azione dell’uomo. È composta da una parte aperta al pubblico e di un’area protetta, rifugio di animali e piante. L’area protetta copre un’estensione di circa 40 ettari, dove il bosco si apre in radure frequentate da caprioli, volpi, faine, rettili, falchi e altre specie ornitologiche. Le zone umide sono popolate da anfibi e rettili. L’ambiente naturale protetto facilita non solo la sopravvivenza e la riproduzione degli animali residenti, ma anche quella di specie migratorie in transito. La vegetazione del lago del parco, nella zona accessibile al pubblico, offre rifugio a varie specie durante i diversi periodi dell’anno, l’airone cenerino è una delle più presenti. Quest’area è visitabile attraverso un percorso a piedi di circa due chilometri che si snoda attorno al lago. Si incontrano voliere con ibis, gru e cicogne. Non mancano i felini, come la tigre e il leopardo dell’Amur, il ghepardo e i cervidi: il cervo pudu, il capriolo, il cervo mosco e muntjak, il panda, le lontre, i lupi e tanti altri animali.

    Orari/apertura: dal 1° Aprile al 30 Settembre aperto tutti i giorni 10:00 – 18:00 (festivi sino alle 19:00); Marzo, Ottobre e Novembre aperto sabato e festivi dalle 10:00 alle 17:00; Dicembre, Gennaio e Febbraio chiuso. L’ingresso è possibile sino ad un’ora prima della chiusura. In caso di maltempo apertura e orari potrebbero subire variazioni.
    Quale età: tutte le età
    Durata: minimo 2 ore
    Costo: intero 11 euro; ridotto (4 – 11 anni) 9 euro
    Sosta Camper: punto sosta all’ingresso del parco

    Parco Faunistico La Torbiera
    Via Borgoticino 19 – Agrate Conturbia (NO)
    Tel. 0322 832135-6; Tel. 340 3610539; Cell. 340 3610539
    www.latorbiera.it

     

  • 170 km di emozioni in MTB: è questa la promessa del “Dolomiti di Brenta Bike”, una proposta per gli amanti della natura da scoprire in sella alla bici. Un percorso ad anello che consente di compiere l’intero giro delle Dolomiti di Brenta attraverso luoghi incantevoli e godendo di panorami mozzafiato.

    L’anello lambisce per tutta la sua lunghezza il territorio del Parco Naturale Adamello Brenta, la più vasta area protetta del Trentino. Ma torniamo ai numeri: 171 km e 7.700 metri di dislivello totale per il percorso “Dolomiti di Brenta MTB” dedicato ai bikers più esigenti; sono invece 136 i km del percorso “Family Bike”, un tracciato più facile, adatto anche a chi non ha un grande allenamento, che riduce il dislivello a 4.600 metri dando la possibilità di superare i tratti più impegnativi con i servizi di mobilità, individuando percorsi alternativi e sfruttando la rete di piste ciclabili esistenti. La lunghezza del percorso ne consiglia la suddivisione in tappe; ogni biker nel sito potrà perciò costruirsi un suo personale itinerario grazie ad uno speciale programma che utilizza un sistema integrato con Google Maps & Earth. Digitando il punto di partenza e il punto di arrivo desiderati il sistema fornirà il road book e le tracce gps dell’itinerario su misura. Ma soprattutto indicherà, oltre alle caratteristiche tecniche, le informazioni di carattere storico, artistico e naturalistico dei luoghi attraversati. L’invito è infatti quello di soffermarsi ad osservare, a visitare, ad ammirare e a respirare l’atmosfera dei luoghi.

    Il Dolomiti di Brenta Bike vuole infatti essere un’occasione per scoprire questa parte di Trentino; le località più note ma soprattutto quelle più lontane dai tradizionali flussi del turismo montano.

    L’offerta degli amanti delle due ruote comunque non si limita esclusivamente al percorso completo attorno alle Dolomiti di Brenta, ma si arricchisce di numerose varianti che daranno la possibilità agli sportivi più esperti di scegliere dei passaggi più tecnici e ai cicloturisti delle varianti più soft per scoprire con calma la ricchezza del territorio.

    Tutti i biker avranno la possibilità visitando il sito www.dolomitibrentabike.it di costruire degli itinerari personalizzati in base alle esigenze di ogni singolo, scaricare le mappe gps dell’intero percorso, le tracce, le altimetrie, le schede tecniche così come i road book. Lungo il tracciato il biker è aiutato dalla segnaletica che fornisce tutte le informazioni utili. Inoltre, è disponibile una cartina completa anche delle informazioni di servizio: punti di ristoro, servizi di assistenza e hotel specializzati. Proprio sull’ospitalità a misura di biker c’è stato un impegno particolare. Sono una settantina le strutture, distribuite nei sei ambiti turistici attraversati dal percorso, pronte ad accogliere i turisti in bicicletta. Tutte sono dotate di locali attrezzati per il ricovero delle bici, con officina equipaggiata per le piccole riparazioni e che si sono impegnate in un’ospitalità su misura.

    Il Dolomiti di Brenta Bike è un progetto inserito nella Carta Europea del Turismo Sostenibile adottata nel 2006 dal Parco Naturale Adamello Brenta e sottoscritta dagli enti turistici impegnati nel progetto interambito: Madonna di Campiglio – Pinzolo – Val Rendena, Giudicarie Centrali, Terme di Comano – Dolomiti di Brenta, Altopiano della Paganella, Val di Non e Val di Sole. Questo la dice lunga sugli obiettivi che il progetto si propone: promuovere un turismo rispettoso dell’ambiente, che sappia apprezzare e rispettare il patrimonio naturalistico. Un’ottima occasione per scoprire le bellezze del territorio e vivere nuove emozioni immersi in una natura ancora amica, da gustare lungo innumerevoli itinerari tra suggestivi borghi rurali e castelli, malghe e rifugi.

    Un turismo slow, amante della montagna non solo quella “estrema” delle cime dolomitiche; Il DBB è infatti caratterizzato da una grande varietà di paesaggi:

    partendo dai dolci altopiani del Bleggio e del Lomaso che degradano verso il Garda attraverso foreste e laghetti alpini, antiche vie acciottolate, forre, cascate, malghe e pascoli, l’intero percorso offre scorci ancora intatti che conducono alla scoperta di orizzonti sempre nuovi.

    Ogni singolo territorio si propone inoltre con una ricca offerta turistica che lungo i numerosi itinerari locali per MTB regala inaspettate bellezze, impronte di storia, villaggi rurali, malghe e alpeggi di un ambiente vissuto e da vivere in un territorio dove la natura è sempre sull’uscio: un’occasione per rallentare la corsa e vivere appieno questi angoli di Trentino.

    “Dolomiti di Brenta Bike”: una soluzione ottimale per chi è alla ricerca di una vacanza attiva piena di emozioni!

    Il Parco Naturale Adamello Brenta

    Il Parco Naturale Adamello Brenta è la più vasta area protetta del Trentino, situato nella parte occidentale, con i suoi 620 kmq comprende i gruppi montuosi dell’Adamello e del Brenta, separati dalla Val Rendena e compresi tra le valli di Non, di Sole e Giudicarie. Lungo tutto il percorso Dolomiti di Brenta Bike si incontrano numerose “Case del Parco” tra le quali “Il mistero del Lago Rosso” in val di Tovel, “C’era una volta…” a San Lorenzo in Banale, la “Casa dell’Orso” a Spormaggiore, la “Casa della Flora” a Stenico, la Foresteria a San Antonio di Mavignola. www.pnab.it

    Scorci da scoprire
    Le fatiche della MTB saranno appagate da scenari mozzafiato e borghi incantati: Iron il paese fantasma, le cascate di Vallesinella e di Rio Bianco, i meleti della Val di Non, Monclassico il paese delle meridiane, la segheria veneziana e il lago di Molveno.

    Una finestra sul passato
    Numerose sono le testimonianze storiche sul territorio che sono rappresentate dai castelli sparsi lungo tutto l’anello: Castel Stenico nei pressi delle Terme di Comano, Castel Caldes in Val di Sole, Castel Belfort e molti altri in Val di Non.

    INFORMAZIONI
    www.dolomitibrentabike.it

     

    Febbraio 2009

     

  • Parchi & Giardini • Veneto

    Se c’è un paradiso terrestre, sicuramente assomiglia al Giardino di Sigurtà: una passeggiata alla portata di tutti, tra colori e profumi

    Siamo a due passi dal Lago di Garda, 25 chilometri da Verona e circa la stessa distanza da Mantova. Le origini di questo parco risalgono al 1600 come giardino di Villa Maffei. Nel corso della storia fu quartier generale di Napoleone III. Il merito della bellezza del parco come lo vediamo oggi va però a Carlo Sigurtà, proprietario dal 1941, e da suo nipote Enzo che ne ha continuato lo sviluppo. L’apertura al pubblico risale al 1978. Non lo si direbbe mai che varcato il suo ingresso si entri in un vero “Paradiso terrestre” nel quale potersi immergere in una natura che ospita centinaia di specie di piante collocate in un susseguirsi di suggestioni e scorci che lasciano senza fiato. La comunità dei botanici non ha dubbi al riguardo: siamo in uno dei parchi botanici tra i più ricchi e suggestivi al mondo che da marzo a novembre è possibile visitare. Sono centinaia di migliaia i visitatori che decidono di immergersi in questa stupenda passeggiata, ciononostante anche nei momenti di maggiore afflusso turistico non avrete mai l’impressione di essere in un luogo affollato. Perfetto per un pomeriggio di relax con la famiglia, qualche ora di contemplazione, divertirsi a scattare fotografie… C’è sempre una buona ragione per perdersi nei 600.000 metri quadrati che ospitano la moltitudine di varietà di fiori e alberi. La bellezza di questo luogo riceve anche numerosi riconoscimenti: nel 2011 il primo premio tra i Grandi Giardini Italiani, nel 2013 il premio Parco più bello d’Italia. I 60 ettari del parco collocati ai margini delle colline moreniche, nelle vicinanze del Lago di Garda, offrono un’esperienza su misura per il visitatore attraverso le diverse proposte previste per le visite: una rilassante passeggiata tra piante e specchi d’acqua o una comoda esplorazione grazie ai golf-cart elettrici, completi di sistema di rilevamento satellitare GPS, o ancora con i simpatici trenini panoramici che in mezz’ora circa vi porteranno in giro per un percorso di sette chilometri. I vialetti sono aperti anche a chi si porta la propria bicicletta, nessun problema nemmeno se volete noleggiarne una all’ingresso. Se poi desiderate una visita più approfondita potrete contare su uno shuttle elettrico e su una guida esperta che vi accompagnerà per circa un’ora.

    Vivaio delle rose
    Lungo un chilometro, nel viale sbocciano ogni primavera più di 30 mila selezionatissime rose Queen Elizabeth e Hybrid Polyantha & Floribunda. Il Viale delle Rose è il fiore all’occhiello con cui il Parco Giardino Sigurtà si è fatto conoscere nel mondo.
    Il labirinto
    Sarà un divertimento per grandi e piccini riuscire a raggiungere al centro del labirinto una torre, ispirata a quella del
    parco di Bois de Boulogne di Parigi: dall’alto si potrà godere di una vista che spazia sul Giardino e le sue attrazioni.
    Il grande tappeto erboso
    La verde e soffice distesa è la più vasta di tutto il Parco: nel mezzo i Laghetti Fioriti circondati da un romantico Salice Piangente tra le cui acque affiorano placide ninfee e ibischi acquatici.
    La meridiana orizzontale
    La Meridiana è caratterizzata da un simbolo, un tracciato geometrico inciso elettronicamente sul quadrante. Gli elementi che lo costituiscono vogliono rappresentare simbolicamente il “Sole sorgente di vita”.
    Le piante officinali
    Non manca una piccola area dove la famiglia Sigurtà ha deciso di coltivare circa 40 diverse piante dalla preziose proprietà terapeutiche: è il Giardino delle Piante Officinali. Al centro la scultura di un leone realizzata da Giuseppe Brigoni (1901-1960) sembra vegliare sulle antiche erbe che la circondano.
    I giardini acquatici
    Sembrano un quadro i Giardini Acquatici che portano per colori e suggestioni ai paesaggi ritratti nelle tele dei maestri impressionisti. Suggestivo l’effetto del riflesso del torrione del Castello Scaligero negli specchi d’acqua dove galleggiano delicate ninfee rustiche e tropicali di rara bellezza.
    La Fattoria di Ta’
    Destinata ai bambini e alle famiglie, la Fattoria di Tà vi aspetta nell’antica fattoria del parco: asini, pecore, caprette, galline, tacchini e anatre in un’area ludico-didattica.
    L’eremo
    L’Eremo di Laura, nome originario, fu fatto costruire nel 1792 dal Marchese Antonio Maffei. Attraverso la facciata si può accedere alla contemplazione della statua raffigurante la Madonna.
    La pietra della giovinezza
    Nel Parco, un inno alla giovinezza di spirito e di cuore, il “credo” della famiglia Sigurtà e di Albert Bruce Sabin Dietro, grande scienziato spesso ospite: un lastrone di roccia dove si possono leggere le parole di vita e speranza scritte dal poeta americano Samuel Ullman.
    Il Castelletto
    Il Castelletto è invece un edificio merlato costruito dal Marchese Antonio Maffei inizialmente adibito a “Sala d’Armi”. Nel secolo scorso è stato luogo di tavole rotonde e di incontri scientifici e letterari. Alcuni scienziati e Premi Nobel furono ospiti della famiglia Sigurtà come Gerhard Domagk, Alexander Fleming, Selman Abraham Walksman…

    COME VISITARE IL PARCO
    • A piedi, seguendo i percorsi consigliati o la propria curiosità;
    • Con il trenino attraverso l’Itinerario degli Incanti (35 minuti circa; euro 3,00 a persona; gratis per i bambini inferiori al metro di altezza e per i disabili al 100%);
    • In bicicletta (noleggio: euro 3,00 all’ora);
    • A bordo di comodi golf cart, un innovativo compagno di viaggio che offre ai visitatori tutte le informazioni sul Parco e le curiosità relative alle attrazioni naturali che si snodano lungo il percorso. Costi: 4 persone max per mezzo; noleggio euro 16,00 orari nei giorni feriali, euro 18,00 orari nei giorni festivi e tutto il mese di agosto);
    • Con lo shuttle elettrico alla scoperta della storia e delle curiosità del Parco accompagnati da una guida professionista (1 ora circa, massimo 10 persone; adulti euro 5,50; ragazzi 5-14 anni euro 3,90; gratis per i bambini inferiori al metro di altezza) visita guidata solo in italiano.

    SOSTA CAMPER
    • All’esterno del Parco parcheggi comunali gratuiti (non custoditi) per la sola sosta diurna. Vietato il pernottamento.
    • AA di Monzambano (a 7 km), Via degli Alpini – Monzambano –  Tel. 334 1580937 – www.camperistidimonzambano.it

    PARCO SIGURTA’
    Orari:
     Da marzo a novembre tutti i giorni con orario continuato. Ingresso dalle ore 9.00 alle ore 18.00, chiusura ore 19.00. Nei mesi di Marzo, Ottobre e Novembre ingresso fino alle ore 17.00, chiusura ore 18.00.
    Prezzi: Adulti euro 12; Ragazzi 5-14 anni euro 6,50; Bambini 0-4 anni gratuito; Over 65 euro 9,50; Disabili 100% (con certificazione) Gratis – accompagnatore euro 9,50
    Cani & Animali: È vietato l’accesso agli animali al Parco, ad eccezione dei cani guida che accompagnino i non vedenti. Per i padroni di cani che non vogliono rinunciare alla visita del Parco, è attiva la convenzione con la pensione per gli amici a 4 zampe, Dog Resort, con le seguenti tariffe: 1 giornata (esclusa notte) 14 euro. www.dogresort.it
    Dove: via Cavour 1, Valeggio sul Mincio (VR) – Tel. 045 6371033

    www.sigurta.it

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    La nostra prima volta in camper: un sogno finalmente realizzato che ci ha visto partire senza una meta precisa, verso Austria e Slovenia. Ma il grosso dell’itinerario si è svolto in Croazia

    di Carla e Germano

    Io e mio marito, abbiamo sempre avuto il pallino del camper, è sempre stato uno dei nostri sogni. Nel luglio 2010 non riuscivamo a decidere dove andare in vacanza, tutto d’un tratto ecco l’illuminazione: compriamo il camper e partiamo. E così, dopo dieci giorni di ricerche l’abbiamo trovato, o meglio, lui ha trovato noi! Due giorni per lavarlo-sterilizzarlo-prepararlo-caricarlo, comprare cavo-tubo-cunei-tavolo-sedie e partiamo …si partiamo, ma dove andiamo? …non lo so, intanto partiamo!!!

    1 agosto
    Il camper è pronto, noi pure! Partiamo da Teramo alla volta di Ortona per salutare i parenti e soprattutto per caricare le provviste della mamma! Dopo prendiamo l’A14 direzione Nord …senza meta! Che bella sensazione.

    2 agosto: Ortona – Dobbiaco
    Durante la notte ci siamo fermati per riposarci un paio d’ore in un autogrill vicino a Faenza. Al risveglio abbiamo trovato una spiacevole sorpresa: approfittando del luogo rumoroso qualcuno si è intrufolato nel camper rubandoci dei soldi (per fortuna non ha preso documenti e altre cose essenziali: ladro gentiluomo!). Ma non ci demoralizziamo, non sarà un ladruncolo a rovinare la nostra avventura, ma impariamo la lezione. Ci dirigiamo verso Bardolino del Garda per pranzare sul lago, purtroppo è superaffollato e non riusciamo a trovare parcheggio, quindi ci rimettiamo in cammino e decidiamo di dirigerci verso Dobbiaco. Siamo fortunati. Troviamo posto nel camping sul lago (www.toblachersee.com), ci sistemiamo, scarichiamo le bici e montiamo in sella per fare il giro del lago: che meraviglia, le montagne si specchiano nel lago, qui la calma regna sovrana; quest’atmosfera surreale accompagna le nostre pedalate fino a quasi notte. Alle 21.00 torniamo in camper, ceniamo con una buonissima focaccia presa al ristorante del camping “Il Fienile” e andiamo a dormire con sottofondo di pioggia, tanta pioggia!

    3 agosto: Dobbiaco – Postumia
    Brrr che freddo: 8 gradi! Il tempo non è dei migliori, decidiamo quindi di spostarci e di andare in Slovenia per visitare le grotte di Postumia, passando per l’Austria. Prima però ci cimentiamo nelle classiche operazioni di carico-scarico: per noi è la prima volta… Insomma dopo mezz’ora di fatica tra tubi, posizionamenti sul piccolo tombino e cavoli vari ci accorgiamo che si è creata una bella coda di camper che devono utilizzare il camper service: scusateci, siamo novellini. Superiamo San Candido senza poterci fermare – non troviamo parcheggio – entriamo in Austria e facciamo una breve sosta a Silian; presi dall’entusiasmo decidiamo di non prendere l’autostrada per raggiungere la Slovenia, tanto abbiamo il navigatore (le ultime parole famose!). Il paesaggio Austriaco è bellissimo, abbiamo percorso una strada alpina stretta e tortuosa, con tanti paesini e tante mucche – sembrava di stare a casa di Heidi! Dopo esserci praticamente persi e dopo che si era perso anche il navigatore (ovviamente non avevamo nemmeno una cartina, altrimenti che avventura sarebbe?) riusciamo a trovare una strada “amica”: il passo di Monte Croce Carnico. Il camper è stato messo a dura prova, ma il pilota è stato super e ce la siamo cavata egregiamente. Ripassiamo in Italia e passando per Trieste entriamo in Slovenia. Arriviamo a Postumia alle 20:00 (c’è 1 ora di fuso), fortunatamente troviamo un posticino nell’area attrezzata delle grotte (Autocamp Postojna java). N.B. memori dell’esperienza austriaca, compriamo le cartine di Croazia e Slovenia e passiamo la serata a fantasticare sul nostro itinerario… fuori diluvia!

    4 agosto: Postumia – Plitvice
    La mattina visitiamo le grotte, sono lunghe 22 km e si estendono su 3 livelli, belle, molto particolari, con delle sale molto grandi; vi si accede con un trenino, sul quale fa freddissimo! A ora di pranzo ripartiamo, meta Croazia, destinazione Laghi di Plitvice. Finalmente c’è il sole, ci gustiamo tutto il paesaggio Sloveno e al confine con la Croazia prendiamo l’autostrada. Dopo Riejka decidiamo di uscire per ammirare meglio il paesaggio; morale: il paesaggio è molto bello, si vedono la penisola istriana e le varie isole, ma noi non riusciamo più a riprendere l’autostrada, la segnaletica è inesistente. Dopo circa 5 ore di viaggio arriviamo a Plitvice e sostiamo al camping Korana. Il camping è enorme ma disordinatissimo, praticamente un accampamento. Ci lasciamo coinvolgere dall’atmosfera e ci piace comunque! La notte, manco a dirlo, diluvia!

    5 agosto: Plitvice
    Lasciato il camping (N.B. il camper service del Korana è veramente pessimo, poco agevole e notevolmente sporco) ci dirigiamo verso il parco. Il parco è costituito da 16 laghi collegati tra loro da cascate, nel 1979 è stato dichiarato Patrimonio dell’umanità dall’Unesco. Parcheggiato al P 2, compriamo la cartina e decidiamo di seguire il percorso H (6 ore). Questo percorso alterna tratti a piedi a tratti con il battello o con il trenino e ci permette di ammirare tutti i laghi, da quello più in alto a quello più a valle. Da subito rimaniamo affascinati dalle meraviglie che ci circondano: i laghi sono degli specchi d’acqua limpida che cambiano colore ad ogni raggio di sole; le cascate sono numerose e imponenti e le passerelle sull’acqua ci permettono di vivere appieno questi luoghi magici; anche il tempo è dalla nostra parte, scompaiono le nuvole e arriva il sole che ci accompagnerà per quasi tutta la giornata. Il parco è veramente bellissimo, siamo soddisfattissimi della nostra scelta. Tornati al parcheggio assaggiamo alcune specialità del posto: delle more giganti a un ottimo strudel. Delusi dal Korana decidiamo di cambiare camping, andiamo al Borje: un paradiso! Oltre che pulito è anche dotato di lavanderia e wi-fi gratuito ed è dotato di un comodo camper service. Questa sera non piove, ne approfittiamo e decidiamo di provare “per la prima volta” tendalino, tavolo, sedie e… ah, ora si che ci sentiamo in campeggio!!!

    6 agosto: Plitvice – Spalato – Trogir
    Questa mattina siamo riusciti a partire un po’ prima, stiamo diventando bravini con le operazioni di routine! Ovviamente partiamo senza meta. Ci dirigiamo verso la costa e poi, vista la strada scorrevole, decidiamo di arrivare fino a Spalato. Parcheggiamo vicino al porto turistico, in un parcheggio grande e gratuito. Scarichiamo le bici e raggiungiamo il centro (si può andare anche a piedi, è vicinissimo); ammiriamo le bellezze di Split: il palazzo di Diocleziano, il lungomare, il corso e gli antichi vicoli. Soddisfatti, ripartiamo, questa volta con una meta: vogliamo andare a Trogir. Beh, l’indomani sarà il mio compleanno e vorrei che fosse speciale. Strada facendo proviamo a cercare il liquido per il wc perché inizia a scarseggiare, ma non riusciamo a trovarlo. Strano che non si trovi il liquido a Spalato (eravamo ignari del fatto che in Croazia non l’avremmo mai trovato!), comunque ripartiamo e iniziamo a trovare traffico, tantissimo traffico. Ma la nostra destinazione è Trogir e non ci fermerà nessuno. Finalmente arrivati, iniziamo la ricerca di un posto in cui dormire: tutti i campeggi sono pieni; iniziamo, quindi, la lunga coda di traffico per tornare indietro in una strada a doppio senso strettissima, ma il mio pilota anche questa volta non mi delude. Intanto si è fatta notte e, finalmente, troviamo posto nel parcheggio di un camping a qualche chilometro da Trogir, molto desolante, ma non c’è scelta visto che in Croazia il campeggio libero è vietato.

    7 agosto: Trogir – Primosten Sibenik – Biograd
    Partiamo presto per andare a fare colazione a Trogir, vogliamo rifarci per la serata di ieri e festeggiare bene il mio compleanno; la città è bellissima, il centro storico è un isolotto circondato dal mare, ora capiamo perché è definita “la perla dell’Adriatico”. È davvero valsa la pena tornare indietro per visitarla, facciamo anche degli ottimi acquisti al mercatino, la frutta è deliziosa. Ripartiamo e torniamo indietro a Kastela, per comprare il liquido disgregante; cerchiamo un fantomatico “dalmatian caravan” (trovata una vecchia pubblicità nel campeggio), purtroppo introvabile, forse inesistente. Ripartiamo sconsolati, per fortuna ci tirano su il morale Primosten e Sibenik; sono entrambe meritevoli ma Primosten ci è rimasta nel cuore con i suoi colori e le viuzze piccole, si estende su due penisole gemelle protese verso il mare, la prima ospita l’antico centro cittadino, la seconda le strutture alberghiere: è una vera chicca. A Sibenik, oltre che il bel lungomare, è degno di nota il complesso della Cattedrale di S. Giacomo. Con grande gioia di Germano a Sibenik abbiamo incontrato un gruppo di moto d’epoca, era una tappa della “Zara-Spalato”. È stata dura convincerlo ad andare via. Ripartiamo alla volta di Biograd, dove intendiamo fermarci qualche giorno per rilassarci un po’. Sembra andare tutto liscio. Immaginiamo, una volta giunti in campeggio, di proseguire i festeggiamenti con una bella pedalata e poi un bagno al tramonto. Così raggiungiamo il camping Soline (www.campsoline.com/ita/) e troviamo una bella piazzola: ci sistemiamo e prendiamo le bici, scoprendo sia di aver bucato sia di aver perso le chiavi dei lucchetti. Germano sostituisce la camera d’aria, taglia la catena e ci avviamo finalmente verso il centro. Dopo aver girato tutti i negozi di Biograd ci rendiamo conto che, oltre al liquido per il wc, in Croazia sono introvabili anche le catene. Allora facciamo alla meglio, ci accontentiamo di un guinzaglio per cani e di una sottospecie di lucchetto comprato in un negozio cinese. Ormai esausti non abbiamo più tempo per fare il bagno: ci consoliamo con una bella cenetta di pesce!

    8 agosto: Biograd
    Oggi giornata di relax tra sole, mare e bici; il nostro campeggio è collegato al centro di Biograd da una passeggiata di 3 chilometri che costeggia il mare, sia di giorno che di sera ci sono numerose bancarelle e localini sempre pieni di gente.

    9 agosto: Kornati
    Oggi gita in barca alle isole Kornati, con ottima grigliata di carne e pesce in barca. La sera cena alla Taverna Konoba: tutto buonissimo ma agliosissimo!

    10 agosto: Biograd – Zara – Krk – Njivice
    Dopo un risveglio malaticcio per Germano (il sole preso in barca è stato un po’ troppo!), riusciamo a partire e ci fermiamo a Zadar, capitale della Dalmazia. Parcheggiamo facilmente in centro, vicino l’imbarcadero dei traghetti. Bellissima città, pulita, accogliente e a misura di turista, la chiesa di S.Donato con l’imponente campanile dominano nel cuore della città. Ripartiamo a malincuore, ma siamo subito consolati dalla splendida costa Zaratina che fino a Senji regala dei panorami mozzafiato, a nostro giudizio il più bel tratto di costa Croata da Spalato verso nord. Proseguiamo con destinazione Krk; dopo aver passato il ponte che collega l’isola alla città iniziamo a pregustare il campeggio Jezevac che sognavamo da tre giorni. Purtroppo l’isola è stracolma e non ci sono posti nei campeggi. Germano sta sempre peggio, ma grazie all’aiuto di una hostess dello Jezerac riusciamo a trovare una sistemazione di fortuna nel campeggio Njivice. Il campeggio è pienissimo ed è il peggiore che abbiamo trovato fin’ora ma Germano sta troppo male e ha bisogno di riposare, quindi ci sistemiamo fortunosamente per la notte.

    11 agosto: Njivice – Opatija – Pula
    Non abbiamo dormito quasi niente, Germano ha avuto la febbre altissima tutta la notte. Al risveglio, se non altro, c’è il fornaio che passa tra i camper: cornetti freschi e pane caldo e fragrante per colazione. Oggi guiderò io! Dopo pochi chilometri mi accorgo che mio marito non sta poi così male poiché commenta in continuazione la mia guida, fino a quando, finalmente, si addormenta!  Ci fermiamo per una sosta a Opatjia: la cittadina ci ricorda molto Montecarlo con casinò, giardini curatissimi e tanti ricconi. Lasciamo la regione del Quarnero per percorrere parte della penisola Istriana, fino ad arrivare a Pola; questa volta siamo fortunati e troviamo una splendida piazzola nel camping Stoja. Il camping si estende su una piccola penisola e offre dei meravigliosi panorami di alba e tramonto, oltre che un mare da favola e ottimi servizi. Unico neo l’attacco della corrente è diverso dal nostro e dopo aver gironzolato l’intero pomeriggio per tutti i negozi di Pola nella vana ricerca di un adattatore, siamo costretti a cambiare la spina (in compenso abbiamo trovato catena e lucchetto per le bici!). Finalmente funziona tutto, facciamo un giro con le bici nel camping e per curiosare un po’ entriamo nel market del camping, e che ti troviamo? L’adattatore!!! E liquido per il wc, finalmente. N.B.: questo liquido in realtà aveva un’efficacia pari all’acqua fresca, morale: se andate in Croazia portatevene una bella scorta!

    12 agosto: Pola
    Oggi riposo e cultura: la mattina mare e il pomeriggio gita a Pola con il comodissimo autobus n°1 che in 10 minuti ci ha portati in centro; abbiamo visitato la Fortezza Veneta, l’Anfiteatro Romano, il Tempio di Augusto e i bei negozietti per comprare qualche regalino.

    13 agosto: Pola – Premantura – Medulin Rovinji – Muggia
    A malincuore lasciamo Pola con destinazione Premantura, ma a causa del brutto tempo e dell’intenso traffico non riusciamo ad ammirarne appieno la bellezza, stesso discorso vale per Medulin; partiamo, dunque, alla volta di Rovinji, parcheggiamo alle porte della città. La pioggia ci dà un po’ di tregua, riusciamo così a visitare questo splendido posto gremito di gente. La città è davvero un gioiellino, ci sono dei vicoli che si aprono sul mare dando luogo a scorci meravigliosi. Ripartiamo alla volta di Porec, ma inizia a diluviare, e quindi dobbiamo tirare dritto verso l’Italia. Grazie al nostro navigatore che si è perso di nuovo, abbiamo sbagliato strada e casualmente abbiamo evitato la lunga coda al confine passando per una strada secondaria: non tutti i mali vengono per nuocere. In serata raggiungiamo il Camping S. Bartolomeo a Muggia (www.campeggiosanbartolomeo.it) e dalla posizione in prima linea ci gustiamo un suggestivo tramonto sul mare.

    14 agosto: Muggia – Trieste – Duino Punta Sabbioni
    Non ce l’aspettavamo ma c’è il sole. Parcheggiamo a Trieste sul lungomare vicino l’acquario. Abbiamo apprezzato le bellezze del capoluogo passeggiando lungo le sue strade e salendo verso la Fortezza, dopodiché ci siamo immersi nella magnifica atmosfera del Castello Miramare; ci è talmente piaciuto, che la visita al Castello di Duino, poco dopo, ci ha un po’ delusi. La pioggia sta prendendo di nuovo il sopravvento, allora di nuovo a bordo: si va a Venezia. Ci dirigiamo a Punta Sabbioni e troviamo una persona gentile e disponibile che ci permette di sostare solo per una notte, presso la “locanda da Scarpa” (www.dascarpa.it)… intanto la pioggia è diventata diluvio.

    15 agosto:  Venezia-Riccione
    Evviva c’è il sole! Con le bici arriviamo all’imbarcadero e ci lasciamo trasportare nella magica atmosfera di Venezia. Essendo Ferragosto c’è più gente del solito ma non importa, è sempre meravigliosa; visitiamo il Palazzo Ducale, che nelle precedenti occasioni avevamo perso, e nel pomeriggio ci spostiamo a Burano. Torniamo a Punta Sabbioni e decidiamo di ripartire: fortunatamente non incontriamo traffico, percorriamo la Romea e in meno di 4 ore siamo a Coriano. Segue una giornata a Oltremare, affascinati da rapaci, delfini e tanto altro ancora e in serata andiamo a trovare gli zii che vivono a Coriano. Quindi l’ultima tappa. È stata un’esperienza meravigliosa. Quello che può sembrare un arrivo è per noi un nuovo inizio: l’inizio di una vita da camperisti!

    NOTA SPESE  (7 kn = 1 euro)
    Camping Dobbiaco 33,40 €
    Vignette Slovenia 15,00 €
    Autocamp grotte di Postumia 15,00 €
    Ingresso grotte Postumia x2 = 40,00 €
    Autocamp Korana 28,00 €
    Ingresso plitvice x2 = 220 kn
    Parcheggio plitvice 70 kn
    Autocamp Borje 188kn
    Camping Vranjica 160kn
    Camping Solina 580kn (3 notti)
    Camping Njivice 138kn
    Camping Stoja 542kn (2 notti)
    Parcheggio Rovinji 25kn/h
    Camping S.Bartolomeo 27 €
    AA “locanda da Scarpa” 20 €
    Camper: Rimor Sloop 560 su ford 2500 aspirato del’91 detto Rino (il campeRino). Km percorsi: 3.420

  • Per apprezzare la Brianza, il tempo di una vacanza non basta, ma si possono visitare alcuni luoghi, sia in brevi momenti di passaggio oppure optando per una sosta. Individuando alcune zone, che si riferiscono a sei macro-aree caratterizzanti la Brianza, sarà possibile scoprire le valenze artistiche, culturali e paesaggistiche più importanti, da approfondire eventualmente, per chi desidera conoscere e capire qualcosa di più di questa splendido e particolare territorio.

    “Renato Ornaghi, autore di questo servizio, è un profondo conoscitore del territorio brianzolo al quale ha dedicato diverse pubblicazioni. A lui abbiamo chiesto di selezionare per i nostri lettori le località più interessanti, spesso disperse in questa terra, a tratti altamente industrializzata ma non per questo priva di luoghi di grandissimo interesse storico o paesaggistico”

    Una terra senza confini
    L’origine della Brianza

    Etimologicamente parlando, il nome Brianza ha origine celtica, deriva dal termine brig, collina. E parlando di Brianza nel descriverla è necessario definirne i suoi confini. Compito questo alquanto difficile, considerando che confini definiti non esistono e che ogni brianzolo, se interpellato, vi dirà la sua sulla base di proprie convinzioni del tutto personali. I “miei” confini della Brianza possono dunque tranquillamente differire da quelli di un altro brianzolo: non c’è da farne una tragedia, lo dico giusto per farvi comprendere come l’essere brianzolo sia, prima che un fatto geografico, innanzitutto uno stato d’animo. La mia Brianza, è un entità geografica tondeggiante che a nord confina con le Prealpi del triangolo lariano, sino ai Comuni di Canzo e Valmadrera, a ovest col fiume Seveso, a sud con il Canale Villoresi, a est con il fiume Adda e a seguire con un piccolo torrente, denominato Rio Vallone. Si tratta di un territorio per la gran parte collinare, con qualche monte nella parte nord (ove si trovano le cime più alte della Brianza, il Cornizzolo e i Corni di Canzo) che supera i 1.200 metri: se non è montagna, davvero poco ci manca.
    La parte meridionale della Brianza è la più antropizzata e edificata: potremmo dire che per una ampia fascia di quindici chilometri a partire al confine sud è la continuazione verso nord della fascia metropolitana milanese. Con tuttavia delle eccezioni verdi importanti, rappresentate dai parchi regionali che già qui si trovano, in primis il Parco di Monza, poi i Parchi del Rio Vallone, del Molgora, Adda Nord e delle Groane, ampissime zone verdi che consentono al turista, per lunghi tratti, di riconoscere anche in questa zona più cementificata la vecchia Brianza agricola del buon tempo che fu. La parte centro-settentrionale, viceversa, conserva ancora oggi quei notevoli scorci paesaggistici che strapparono esclamazioni ammirate a più di un letterato e artista: Leonardo da Vinci, Stendhal, Foscolo, Parini, Fogazzaro, Schiapparelli trovarono in questi luoghi quella tranquillità agreste che nella Milano già tentacolare secoli e secoli fa non esisteva più. Allo stesso modo, in quel lungo periodo storico tra il XV e XIX secolo nel quale farsi un viaggio era una operazione faticosa, nonché lunga e pericolosa e ben poco da camperista, famiglie reali, nobiliari o anche semplici cittadini milanesi benestanti trovarono degno costruirsi in Brianza il loro buen retiro vacanziero, la villa di delizia nella quale fuggire dalla pazza folla milanese. Queste testimonianze immobiliari (con i loro relativi splendidi giardini) resistono tutt’oggi e rappresentano uno dei maggiori elementi di attrattiva turistica del territorio: non v’è paese brianzolo che non conservi almeno una di queste stupende ville, che spaziano dal tardo medioevo al rinascimentale, dal barocco al neoclassico e al liberty.
    E se davvero il camper è lo strumento ideale per scoprire questo tesoro culturale stratificato sul territorio brianzolo nell’arco di cinque secoli, questo articolo vuole proporre al camperista almeno una sintesi di quella lunga teoria di edifici storici il cui numero completo credo non sia stato mai censito, ma che senz’altro supera le duecento unità. Dal punto di vista amministrativo, la Brianza è divisa su tre Province: quella di Como, quella di Lecco e la nuova provincia di Monza e Brianza. Questa frammentazione non ha certo giovato alla Brianza onde potersi dare una identità sociale solida e continua, ciò nonostante lo spirito brianzolo – la brianzolitudine come la chiamo io – sussiste innata in ogni indigeno che vede e riconosce, nelle colline che lo circondano, una parte di se e della propria storia. A beneficio del camperista che non avrà probabilmente tutto il tempo per conoscere l’intero territorio di Brianza, ma vorrà approfondirne alcuni aspetti in funzione del tipo di visita, con qualche arbitrarietà schematica possiamo evidenziare sei zone caratterizzanti la Brianza, per trovare rapidamente gli elementi primari e turistici di interesse che consentano al viaggiatore di non perdere tempo e scoprire gli spunti artistici, culturali e paesaggistici più importanti.
    Una maniera semplice per scoprire una terra curiosa, che colpisce per il suo sconfinato verde e le inquietanti presenze cementifere.

    Monza e la “bassa” Brianza
    La millenaria città di Monza rappresenta la porta naturale della Brianza, il primo luogo turistico e storico di importanza che il camperista proveniente da sud, da Milano o tramite l’autostrada A4 Torino-Milano-Venezia si trova a incontrare.

    Città imperiale, dall’anima Longobarda, Monza è soprattutto nota al grande pubblico per il Gran Premio di Monza, evento sportivo che si svolge da decenni nella pista collocata all’interno dello storico Parco. Un tracciato ormai mitico (secondo esistente al mondo per data di costruzione, dopo la pista di Indianapolis), che fu disegnato e realizzato in pochissimi mesi nel 1922.
    Questa pista è l’emblema dello spirito brianzolo, collocata com’e è in un punto dove convivono i paesaggi più arcaici e rurali del Parco di Monza e la velocità estrema del tracciato automobilistico (la pista di Monza è in assoluto la più veloce dell’intero circuito della Formula 1, con velocità in fine rettilineo che sfiorano i 350 km/h). La pista e il Parco sono luoghi qui non a caso citati prima di altri a beneficio dei camperisti, soprattutto perché all’interno del Parco e prospicente l’ingresso del tracciato si trova l’unico camping permanente oggi esistente sul territorio brianzolo.
    Altri riferimenti tuttavia meritano una visita non distratta nella nuova provincia della Lombardia (Monza e Brianza), partendo dall’assunto che i personaggi storici più noti della città, sono due donne: la regina longobarda Teodolinda e la manzoniana Monaca di Monza.
    La memoria della prima suggerisce tutto un percorso di visita del centro storico della città, che porta inevitabilmente al bellissimo Duomo e al nuovo museo cosiddetto ipogeo (cioè collocato sottoterra). Quest’ultimo ospita, in un’atmosfera fatta di suggestive penombre la famosa Corona di Ferro o Ferrea, cosiddetta per via della lamina interna in tale metallo, che si dice ricavata da un chiodo utilizzato per la crocefissione di Cristo sul Calvario, e che servì per l’incoronazione delle più importanti teste reali europee dell’ultimo millennio (celeberrima la frase di Napoleone: Dio me l’ha data, guai a chi la tocca).
    Ma sono numerose e da non perdere le altre reliquie di periodo longobardo e medioevale qui custodite, che impongono una degna visita a questo bellissimo e originale museo sotterraneo.
    Trovandosi nel centro di Monza, si suggerisce poi una visita ad altre due chiese vicine, che richiamano l’atmosfera secentesca legata alla dominazione spagnola e il ricordo della Signora de Leyva: Santa Maria in Strada e la Chiesa di San Pietro martire, gioielli architettonici unici che si trovano a sole poche centinaia di metri dal Duomo. Nel passare dal Duomo alla chiesa di San Pietro martire si incontra l’Arengario, cuore e vivo simbolo “civico” della città.
    Appena fuori dalla cinta muraria è infine imperdibile la Villa Reale del Piermarini, gioiello neoclassico collocato sul bordo meridionale del Parco. Nelle altre località della cosiddetta “Brianza bassa” segnalo innanzitutto la vicina Vimercate, immediatamente a est, ove visitare il Convento Francescano della frazione di Oreno e il Santuario della Madonna del Rosario, nel pieno del centro storico (anch’esso da visitare a piedi con attenzione). A ovest del capoluogo monzese meritano menzione le località di Desio (la locale Villa Tittoni Traversi rivaleggia con la Villa di Monza, in quanto a nitore neoclassico) e Seregno, ma soprattutto le città di Cesano Maderno (ove visitare la storica Villa Arese-Borromeo e il parco annesso) e di Meda, la cui piazza centrale Vittorio Veneto conserva tutta una serie di gioielli architettonici e religiosi (in particolare Villa Antoni Traversi e la Chiesa di San Vittore) che impongono almeno una breve sosta.
    Per gli amanti della cucina, suggerisco infine due kermesse che valorizzano la produzione agricola del territorio: la sagra della patata nella frazione di Oreno (settembre) e la sagra dell’asparago di Mezzago (fine maggio).

    La Brianza canturina
    Terra del mobile, questa zona orientale della Brianza si caratterizza innanzitutto per uno dei più grandi lasciti romanici della Lombardia: la millenaria chiesa con battistero di San Vincenzo in Galliano (frazione di Cantù).

    Un’architettura dallo stile sobrio e severo, un luogo mistico su una verdissima collina che parla al cuore attraverso i secoli.
    Sempre in quest’area della Brianza segnalo un amplissimo numero di ville di delizia: la Rotonda del Cagnola e Villa Crivelli a Inverigo (da cui si diparte uno stupendo viale di cipressi alberato, che porta al Santuario di Santa Maria della Noce), Villa Perego a Cremnago di Inverigo, la Tenuta di Pomelasca, Villa Dugnani a Verzago, le ville Kroft-Castelli e Luraschi a Capiago Intimiano, villa Orombelli a Fecchio di Cantù, Villa Barbavara a Montorfano (ove visitare anche il lago omonimo).
    Notevoli inoltre altri lasciti religiosi del territorio, tra i quali meritano doverosa menzione il Santuario della Madonna dei Miracoli di Cantù, il già citato Santuario della Noce a Inverigo, il Santuario di Monguzzo e la Chiesa di San Pietro ad Albese con Cassano. In ultimo, una visita è doverosa al ciclo degli affreschi conservati nell’Oratorio di Santo Stefano, a Lentate sul Seveso, il confine occidentale della Brianza.

    La Brianza erbese, lacustre e prealpina
    Salendo a nord-ovest verso Erba e le Prealpi del triangolo lariano si trova una piccola costellazione di laghetti che caratterizzano il territorio, creando una ambientazione unica nel contrasto tra collina, montagna e specchi d’acqua.

    Una impeccabile conformazione orografica che a suo tempo colpì profondamente nell’animo ‘il malato del bello’ per eccellenza, lo scrittore francese Stendhal, che diede il nome alla famosa “sindrome”. Parlo cioè dei laghi di Alserio, del Segrino, di Pusiano, di Annone e di Oggiono. Piccoli specchi d’acqua posti a fianco di ancora oggi – nonostante tutto – verdissime colline che meritano una sosta del camper per una rilassante contemplazione del bello naturale che ne promana. Salendo verso le alture e attraversando Erba, si incontrano lo splendido ex-Convento di San Salvatore e il Santuario di San Calocero a Caslino d’Erba; ancor più su, verso il confine nord della Brianza, ecco il lago del Segrino dalla forma di fiordo, poi la caratteristica località di Canzo e tutto il ramo della valle di Gajum, che sale verso le tre vette dei Corni e la Chiesa di San Miro.
    Al di là del costone a est di questa valle, si segnalano le località di Valmadrera e Civate (la prima per il Santuario della Madonna di San Martino, la seconda per un gioiello di arte e architettura romanica di valenza assoluta in ambito europeo: San Pietro al Monte, luogo unico a metà montagna, che da solo vale una visita da parte del camperista che fosse interessato a questo stile architettonico). Ancora prospicente i laghetti, meritano menzione le località di Annone (da visitare assolutamente gli affreschi della Chiesetta di San Giorgio) e di Oggiono, per il Battistero affrescato da uno degli allievi prediletti di Leonardo da Vinci, Marco da Oggiono. In ultimo, al camperista che volesse mettere alla prova la versatilità e la generosità del proprio mezzo consiglio di salire fino alla località di Galbiate, e poi ancora più su, fin quasi al culmine della cima del monte Barro: qui, sulla cima è possibile contemplare una vista incomparabile su tutta la Brianza alta, i laghi e i laghetti Brianzoli.

    La valle del fiume Lambro
    Il fiume Lambro “segna” culturalmente tutta la Brianza, dividendola verticalmente a metà come due pagine di un libro.

    Lungo il suo corso sono notevoli i lasciti religiosi, architettonici e d’archeologia rurale e industriale. Il corso della media valle del Lambro (da Rogeno a Monza) è quasi interamente percorribile a piedi o in mountain bike, cosa che è davvero il modo migliore per conoscere più da vicino le tante risorse ambientali e culturali di questo tratto di fiume. Segnalo, tra i tanti luoghi meritevoli di una visita, l’oasi naturalistica di Baggero, la restaurata torre di Camisasca a Costa Masnaga, il Mulino Peregallo a Briosco (tuttora perfettamente conservato), la splendida Villa Taverna nel borgo di Canonica a Triuggio, a ridosso del fiume.
    Poi, ancora, splendidi luoghi di culto: la Rotonda di Tregasio, notevole esempio di architettura religiosa neoclassica, il Santuario della Madonna Assunta a Rancate (il cosiddetto museo-santuario, con opere dei fratelli Campi e dell’Appiani) e poi – last but not least – un formidabile esemplare architettonico di romanico DOC, che davvero impone una lunga fermata del camper: la Basilica di Agliate, frazione di Carate Brianza. Uno tra gli edifici storici più belli dell’intera Brianza, una gemma in puro stile romanico che si è miracolosamente conservata sulle rive del Lambro, edificata per la massima parte con ciottoli del fiume. Questa Basilica, dedicata ai Santi Pietro e Paolo, fu fondata secondo la tradizione dal Vescovo Ansperto. La struttura muraria è come si diceva molto povera, alterna ciottoli e pietrischi disposti a spina di pesce, mentre nel corpo centrale si nota anche l’utilizzo di materiali da costruzioni precedenti, probabilmente d’epoca tardo-romana. Ciò fa pensare che già fra il V e VI secolo dovesse già qui esistere un edificio di culto paleocristiano.
    L’edificio che oggi si ammira non può invece risalire a prima del IX secolo e anzi, più credibilmente, fu costruito fra il X e l’XI secolo. A quest’epoca, infatti, rimandano le sue somiglianze con la Basilica di Sant’Ambrogio a Milano, evidenti nella struttura del presbiterio e dell’abside. Gli affreschi interni ricordano la “mano” di chi ha affrescato la Basilica di San Pietro al Monte, a Civate.

    La Brianza collinare centro-orientale
    Parliamo qui di un ampio territorio che ha in passato rappresentato il nucleo primo della Brianza: un ambito tipicamente collinare talmente ricco di testimonianze artistiche, monumentali e ville di delizia che da solo meriterebbe non solo un articolo, ma la redazione di un’apposita guida.

    Menzionandole rapidamente, vi segnalo almeno da sud a nord le seguenti: la Chiesa di Brugora a Besana Brianza, il monastero della Misericordia a Missaglia, Villa Greppi a Monticello Brianza, la chiesa di San Salvatore a Barzanò, le ville di delizia a Cernusco Lombardone, il Santuario della Madonna del Carmelo e Villa Agnesi a Montevecchia, il Santuario e il Convento Francescano di Sabbioncello, e la chiesa del Botta a Merate.
    Ancora: lo splendido parco regionale del Curone e di Montevecchia, il Castello di Teodilinda a Castello Brianza, l’Oratorio romanico dei Santi Nazaro e Celso a Garbagnate Monastero, le vestigie della villa romana che ospitò Sant’Agostino a Cassago Brianza, il borgo rurale di Campsirago, il Convento di San Genesio e il Campanone a Colle Brianza, la frazione di Mondonico a Olgiate Molgora, il Convento della Bernaga a Perego, Villa Amman a Ello.
    Ma a citare alcuni luoghi si farebbe torto ad altri, in particolare le innumerevoli ville di delizia che sono immancabili in tutti i Comuni di questa zona di Brianza, ragion per cui mai come per questa zona suggerisco al camperista più curioso di dotarsi di una guida ad hoc, ad esempio quella appena pubblicata del Touring Club Italiano e dedicata, per l’appunto, alla Brianza.

    La Brianza sul fiume Adda
    Una menzione finale a parte merita questo lungo e stretto spicchio di terra prospicente la riva lecchese sul medio corso del fiume Adda, partendo dalla località di Airuno giù fino alla centrale idroelettrica di Trezzo d’Adda.

    Un territorio che in passato fece per secoli da confine tra la cosiddetta “terra di San Marco” (ovvero la Repubblica di Venezia) e il Granducato di Milano. E che venne, verso il finire del XV secolo, lungamente “esplorato” da Leonardo da Vinci, quando egli qui studiò il comportamento delle acque del fiume e trasse spunti artistici da quei magnifici paesaggi, che avrebbero poi fatto da sfondo a capolavori assoluti della pittura di tutti i tempi: la Vergine delle Rocce e la Gioconda.
    Partendo da nord, la prima località che segnalo è Airuno, un piccolo paese che merita una sosta per il notevole Santuario mariano collocato in cima a una rocca, appunto per questo definito “Santuario della Rocchetta”. Un punto magnifico di osservazione che consente di godere la vista del corso del fiume e su tutta la valle del fiume Adda. Più a valle, è possibile incamminarsi sulla passeggiata lungo il fiume, che arriva nel Comune di Brivio, mentre sottostante la passeggiata, si può visitare la chiesa di Arlate (frazione di Calco), costruita in epoca medievale dai vicini frati della comunità benedettina di Pontida, e il cui disegno della facciata presenta evidentissimi riferimenti alla cosiddetta “Sezione Aurea” tanto cara ai pitagorici e soprattutto a Leonardo da Vinci. Un edificio davvero simbolico, risalente al XI secolo, la cui facciata non dovette sfuggire allo stesso Leonardo, che frequentò a lungo questo luogo e che, probabilmente, studiò intensamente proprio a causa di questa arcana forma geometrica, di così ‘divine’ proporzioni. Scendendo ancora più a sud, si incontra il bellissimo paese di Imbersago, immerso tra le colline in una verde boscaglia di castagneti, che segnalo sia per l’importante santuario mariano Madonna del Bosco, noto per la scoscesa scalinata e assai frequentato da pellegrini e fedeli; sia per l’antico traghetto fluviale installato su un tratto dell’Adda a poca distanza dal santuario, e che si muove grazie alla forza della corrente dell’acqua. Da vedere sia perchè il disegno originale si trova nel Codice Atlantico di Leonardo (cui si deve il brevetto intellettuale dell’idea), e eventualmente da provare, per attraversare il largo letto del fiume a bordo della propria auto, o in bici, o a piedi. Al camperista che avesse a disposizione una mountain bike e un pomeriggio di bel tempo, suggerisco di parcheggiare presso l’imbarcadero del traghetto leonardesco e avventurarsi in una magnifica pedalata lungo l’alzaia del fiume Adda.
    Questa discesa in bicicletta consente di apprezzare in presa diretta il più bel tratto del fiume, accanto a luoghi perfettamente conservati grazie anche alla presenza di un Parco Regionale (Adda Nord) che ha tutelati luoghi storici in cui la mano dell’uomo si è perfettamente integrata con la natura incontaminata. Come il monumentale ponte in ferro a Paderno d’Adda, il museo leonardesco, e le storiche centrali idroelettriche Bertini ed Esterle, il dominante Santuario della Rocchetta a Cornate d’Adda posto sul tratto più selvaggio e impetuoso del fiume.
    La pedalata, in verità, potrebbe senza problemi proseguire ancora ben più a lungo sino alla Centrale elettrica fluviale di Trezzo e al Santuario della Madonna della Concesa, luogo da cui prende origine il naviglio della Martesana, la cui alzaia arriva sino a Milano.Una pedalata che, anche ad avere tempo per farla, sarebbe ormai una avventura tutta milanese, con la Brianza collinare ormai ben dietro le proprie spalle.

    DA SAPERE
    A chi si fosse ormai innamorato del territorio, suggerisco un’ultima chicca: un cammino a piedi di 350 km per i 25 santuari mariani della Brianza. Una lunga sgambata o biciclettata che permette di ammirare il meglio di questa ingiustamente trascurata parte d’Italia. Chi volesse cimentarsi in questa impresa, può parcheggiare il camper a Monza, nei pressi del Santuario di Santa Maria delle Grazie, e iniziare a camminare (o a pedalare).
    Ulteriori informazioni, per chi fosse interessato a compiere questo “Cammino di Compostela” brianzolo, si trovano sul sito ufficiale:
    www.camminodiagostino.it

    COSA MANGIARE
    Una cucina semplice, povera, di buona tradizione contadina, a base di verdure e carni di manzo o maiale. Nota e apprezzata la gustosa cassola o verzata, i cui ingredienti principali sono verze, cotiche e costine di maiale. La busecca o trippa, con trippe bianche, cipolle e prezzemolo servita con crostini e parmigiano. I risotti, alla maniera brianzola, con burro e pancetta; alla monzese con la luganega o le frattaglie di pollo. Semplice e gustosa la selezione di carni bollite: gallina, lingua o cotechino, e il salame, accompagnati con salsa verde e mostarda. Dolce tipico è la torta di pane, detta paesana, fatta con pane raffermo ammorbidito nel latte e cacao, e impastato con uvetta e pinoli; delicatamente alcoliche le fragole col vino; rustica la rusumada (sbattuto) d’uovo fresco con il vino rosso. Stuzzichevole il classico tagliere di salumi e formaggi freschi, solitamente offerto con i vini rossi come il nustranell, il pincianell o il Cruel, gli antichi vini di Brianza.

    SOSTA CAMPER
    In linea generale non ci sono grandi problemi per la sosta nelle località brianzole, anche se non sono molto diffuse le aree attrezzate. In particolare segnaliamo per la sosta diurna il parcheggio della Villa Reale del Parco di Monza, ottima sia per visitare il parco, sia per visitare la città, magari con l’ausilio delle biciclette.
    Area attrezzata comunale di Merate (LC): Via Papa Giovanni Paolo, I Tel. 03959151. È un’area piccola in posizione tranquilla fornita anche di elettricità gratuita oltre che di acqua e pozzetto di scarico. Sosta gratuita.
    Area attrezzata comunale di Biassono (MB): Via Brenno, angolo via Parco, Tel. 0392201031. È vasta e fornita di acqua e scarico. Sosta gratuita.
    Area attrezzata comunale di Nova Mil (MI): Via Brodolini, Tel. 0362241588 (comune) – 036241588 (Gruppo Campeggiatori Itineranti). Area cittadina fornita di acqua e scarico. Sosta gratuita.

     

  • Un comprensorio turistico per tutta la famiglia dove benessere, natura, storia e divertimento si fondono in una suggestiva cornice.

    In un angolo di Trentino sconosciuto ai più, nelle Valli Giudicarie, alle spalle del Lago di Garda e all’entrata del Parco dell’Adamello sorge il complesso turistico delle Terme di Comano, zona famosa per le sorgenti di acqua bicarbonato-calcio-magnesiaca unica in Europa e formidabile nelle cure dermatologiche. Recarsi a Comano però, al contrario di quello che si crede, non significa solo stabilimenti termali, cure e centri benessere. Già la strada per arrivare al complesso lascia di stucco: all’ombra delle Dolomiti del Brenta scoprirete verdi boschi e ridenti vallate che in primavera si riempiono di fiori profumati e coloratissimi o ammirerete bianche distese di neve. È un luogo in cui tutta la famiglia troverà il modo di divertirsi aderendo a una delle numerose iniziative organizzate dalle terme o creandosi propri itinerari che possono spaziare tra specialità gastronomiche, storia, sport e attività artigianali. Il fiore all’occhiello del complesso è rappresentato dai VillaggiNatura, pittoreschi paesini che ancora oggi vivono di attività agricole e silvestri, immersi nel verde e dove rumore, traffico e fretta sono banditi. Il sommo esempio è Rango, entrato nei “borghi più belli d’Italia”. Fermandosi in uno di questi villaggi, tutti i camperesti potranno scoprire il folklore locale trovando massima assistenza per i bimbi che avranno la possibilità di conoscere Gino, lo scoiattolo mascotte delle Terme di Comano, e preparati animatori. I borghi possono divenire il “campo base” da cui intraprendere escursioni nel Parco dell’Adamello sulle orme dell’orso bruno o esplorare l’oasi protetta sul lago di Nembia. Giunti da queste parti è d’obbligo un tour dei manieri che costellano la valle, tra cui spiccano per importanza e conservazione Castel Stènico nell’omonimo villaggio (del XIII sec., aperto al pubblico) e Castel Spine a Vigo Lomaso. L’itinerario più suggestivo parte da Stènico e passando dai resti di Castel Mani e Restor porta a Castel Spine e si conclude al cospetto di Castel Campo. Per gli amanti dello sport ci sarà l’imbarazzo della scelta: palestre all’aperto per fare arrampicata, percorsi vita, sentieri di varia difficoltà da percorrere in mountain-bike, passeggiate a cavallo organizzate dai due maneggi del comprensorio e per chi ama sport meno “attivi” c’è la possibilità di pescare (avendo la licenza). Ci sono poi piscine coperte e un centro sportivo a San Lorenzo in Banale. E dopo la fatica ci si può rilassare nelle vasche di acqua termale o facendo un massaggio in uno dei centri benessere. Ma a Comano la vacanza è studiata per la famiglia e tutte le attività sono pensate anche per i bambini, a partire dalle terme, dove ai più piccoli sono dedicate vasche, spazi relax e un’intera sala decorata come se fosse un grosso acquario. Il termine noia viene bandito da questo luogo magico. Ai camperisti non resta che mettere in moto il camper.

    DA GUSTARE
    È prodotta solo in questa particolare zona la ciuìga, un gustoso salame preparato con un impasto di carne di maiale e rape cotte, retaggio di un passato umile ed oggi presidio Slow Food. Ci sono poi i formaggi, come la Spressa delle Giudicarie e i formaggi di malga e le noci del Bleggio e le ottime patate “montagnine”. Infine le leccornie della Strada del Vino, tra cui spicca il Vin Santo Trentino.

    DOVE MANGIARE
    • Trattoria Alla Rosa,
    Loc. Cavrasto 124, Bleggio Superiore, tel. 0465 779829
    • Maso Maroc Agriturismo, via Maso Marocc 90, Lomaso, tel. 0465 702098

    SOSTA CAMPER
    Per i fruitori del complesso termale è disponibile un’area sosta riservata con tanto di camper service. Per tutti gli altri camperisti invece è possibile sostare nei paesi adiacenti al comprensorio come Molveno (vedi scheda Area Attrezzata su questo numero).

    INFORMAZIONI
    www.visitacomano.it
    www.termecomano.it

  • Un paese circondato dalla natura lussureggiante della Pianura Padana che conserva in sé pregevoli opere artistiche, testimoni di una lunga e illustre storia.

    Una posizione invidiabile nel pieno della Pianura Padana, a poca distanza da due grandi centri come Verona e Mantova e appoggiato sul fiume. Questa è Valeggio sul Mincio, un paese dalla grande suggestione naturalistica che, però, non dimentica di essere stato protagonista di una lunga e gloriosa storia legata a personaggi di grande spessore e gloria. Nel settecentesco Palazzo Guarienti soggiornò, il 30 aprile 1796 durante la campagna d’Italia, l’imperatore di Francia Napoleone Bonaparte, mentre nella vicina Salionze si dice sia avvenuto l’incontro tra Attila, re degli Unni, e Papa Leone Magno.
    La visita alla città comincia già nella zona periferica del centro. In località Borghetto, infatti, si trovano alcune delle attrazioni più interessanti della zona. La prima la si incontra immancabilmente se ci si reca a Valeggio provenendo dalla Lombardia. Vale la pena fermare il camper è ammirare l’impressionante Ponte Visconteo, una diga fortificata costruita nel 1393 per volere di Gian Galeazzo Visconti, duca di Milano. Questa costruzione ci fa capire come la zona di Valeggio fosse di straordinaria importanza, trovandosi vicino a uno dei più importanti guadi del fiume. Il ponte fu terminato nel 1395 e in seguito collegato con il sovrastante Castello Scaligero e integrato in un complesso fortificato detto “Serraglio”, che si estese per ben 16 chilometri. Il castello presenta alcune interessantissime testimonianze architettoniche, come la torre Tonda, risalente al XII secolo, mentre il resto del complesso è databile intorno al XIV secolo. È ancora visibile uno dei tre ponti levatoi che un tempo proteggevano la fortezza. Sempre a Borghetto è da visitare la piccola chiesa dedicata a San Marco Evangelista. Costruita nel Settecento sopra i resti di una pieve romanica del secolo XI dedicata a Santa Maria, conserva ancora al suo interno due pregevoli affreschi appartenenti alla costruzione originale. Appena usciti dalla chiesa, prima di attraversare il Ponte San Marco, osservate le mura antiche. In esse è incastonata una statua di San Giovanni Nepumoceno, che protegge chi cade nel fiume dall’annegamento.
    Nel centro di Valeggio merita una visita la chiesa di San Pietro in Cattedra, risalente al 1753. Anche questo luogo sacro fu edificato sopra i resti di una chiesa precedente, risalente al Seicento, anche se esistono testimonianze che descrivono una pieve romanica risalente al 1145. Sotto la navata neoclassica di questa chiesa sono conservate alcune pregevoli opere: sopra il portale d’ingresso si trova un affresco del Settecento, raffigurante la cacciata dei mercanti dal tempio, mentre sulla sinistra si trova un organo a canne completamente restaurato e perfettamente funzionante del 1812, opera di G. B. Sona, appartenente alla scuola veneto-gardesana del XVIII secolo.
    In via Murari, infine, si trova il già citato Palazzo Guarienti, costruito nel XVII secolo in un rigoroso e severo stile neoclassico. Una targa ricorda come Napoleone, fermatosi a riposare nelle stanze del palazzo, fu quasi catturato dagli Austriaci, che attaccarono inaspettatamente il paese.
    Una delle attrazioni più rinomate di Valeggio sul Mincio, infine, è il Parco Sigurtà. Questi è una spettacolare oasi di natura creata nel 1617 come tenuta di Villa Maffei ed è stato visitato da personaggi illustri come Napoleone III e il premio Nobel per la medicina e la fisiologia Konrad Lorenz. Trasformato dal conte Carlo Sigurtà in un parco lussureggiante e ricco di rarità botaniche, l’opera è stata proseguita dal figlio Giuseppe e dal nipote Enzo, fino a farlo diventare un parco-giardino. Su una superficie di 560.000 metri quadrati si può ammirare lo spettacolo di flora e fauna che ha reso il Parco Sigurtà, a detta di molti, uno dei cinque giardini più straordinari del mondo.

    SPECIALITÀ DA GUSTARE
    Il primo piatto irrinunciabile con cui iniziare un pasto valeggese è costituito dai celebri tortellini di Valeggio, fatti a mano e cucinati con burro e salvia, ma speciali anche in brodo. Questo particolare tortellino, tra l’altro, ha una tragica storia alle spalle. Viene anche chiamato “nodo d’amore”, perché ricorderebbe il nodo di un fazzoletto di seta, intrecciato da due amanti prima di gettarsi nel Mincio. Infine, con il fiume così vicino, i secondi piatti non potevano non essere dominati dal pesce: luccio in salsa, trota e anguilla. Da provare anche i vini Doc della zona: il Bianco di Custoza e il Bardolino.

    DOVE MANGIARE
    • Trattoria da Oscar, Via Bastia, 14
    • Ristorante Alla Borsa, Via Goito 2, www.ristoranteborsa.it
    • Ristorante La Lanterna, Via Circonvallazione Sud 13, www.lalanternavaleggio.com

    SOSTA CAMPER
    • Parcheggio a pagamento in località Borghetto.
    • Area attrezzata di Monzambano, www.camperistidimonzambano.it
    • Altrimenti l’Acquapark Altomincio a Salionze mette a disposizione un camping con Camper Service gratuito.

    INFORMAZIONI
    www.valeggio.com
    www.camperistidimonzambano.it
    www.sigurta.it

  • Cuore elegante e prezioso del trentino si lascia scoprire in autunno, quando la natura si mette a riposo e colora il Giardino Botanico del Monte Boldone.

    Bisogna approfittare della bassa stagione per apprezzare la montagna anche dal punto di vista artistico e culturale. A fine estate, prima dell’inverno e delle abbondanti nevicate che renderanno questo angolo di dolomiti trentine un paradiso degli sport invernali, si crea l’atmosfera giusta per conoscere Trento. Restituita dai turisti alla caratteristica quiete delle alte quote, la città si lascia scoprire, svelando un carattere da vera a propria città d’arte con le vie e i palazzi dalla forte impronta rinascimentale. Uno splendore culturale frutto di un passato storico segnato da importanti eventi politici. Trento fu fondata dai romani col nome di “Tridentum” nella seconda metà del primo secolo a.C., dopo che le legioni militari dell’Impero la percorsero alla conquista dei territori transalpini. Un glorioso capitolo della storia tridentina, poi, si aprì nel 1027, quando il potere di governare la città fu conferito ai vescovi. Da allora, per otto secoli, Trento visse un’epoca di espansione che la portò a divenire sede di uno dei più importanti concili ecumenici della chiesa cattolica, che si insediò nel 1545 e terminò nel 1563. I percorsi turistici nel centro storico di Trento, solitamente, prendono come punto di partenza il Castello del Buonconsiglio, il monumento simbolo della città che ci riporta a un’altra epoca di grande splendore: il Cinquecento. In quel periodo a guidare il principato arrivò un cardinale umanista che si distinse per una profonda e raffinata passione per le arti. Il generoso mecenate si chiamava Bernardo Cesio e grazie ai suoi interventi, nel periodo di governo tra il 1485 e il 1539, Trento fu ”vestita” di un nuovo stile rinascimentale. Le case già esistenti furono affrescate e vennero erette nuove costruzioni, come il Magno Palazzo, uno scrigno d’arte che andò ad aggiungersi alla parte più antica del castello costruito nei del Duecento. Oggi l’intero palazzo è conosciuto come Castello del Buonconsiglio ed è arrivato ai giorni nostri in splendida forma. La parte antica, detta “Castelvecchio”, è riconoscibile dalla Torre Grande o Torre d´Augusto, le merlature a coda di rondine, le finestre gotiche e la loggia gotico-veneziana, e il Magno Palazzo conserva uno straordinario patrimonio in stucchi, sculture e affreschi. Inoltre, nella Torre dell’Aquila, è conservato uno dei più significativi esempi della pittura cavalleresca medievale. Proseguendo verso il Duomo si incontrano altri imponenti edifici che prendono il nome di Torre Verde (torre medievale dalla caratteristica cuspide eretta nel 1450) e Palazzo Trautmannsdorf, edificato sul finire del 1600 sulla Via del Suffragio, nota per i caratteristici portici che un tempo ne facevano il quartiere degli artigiani e dei commercianti di lingua tedesca. Per accedere alla Piazza Duomo si percorre via Belenzani, una delle più belle e colorate vie della città, su cui si affacciano suntuosi palazzi del rinascimento. Ecco, quindi, il salotto di Trento, Piazza Duomo, dove si svolgono importanti manifestazioni e dove scroscia l’acqua della barocca Fontana del Nettuno risalente al 1767, opera dello scultore Francesco Antonio Giongo. Lungo è l’elenco di architetture, monumenti e spazi museali che arredano la città e meritano attenzione. Perciò, non rimane che dedicare a Trento un weekend, con sosta del camper presso l’area di sosta appena fuori Trento centro. Giardino in alta quota ma, visto che siamo sulle Dolomiti e rinomata è la bellezza naturalistica di questi luoghi, non sarebbe sbagliato ritagliare una mezza giornata nel corso del weekend per raggiungere l’area naturalistica del Monte Bordone. Il promontorio sorge a pochi chilometri dalla città e ospita un Giardino Botanico Alpino, considerato tra i più antichi e più grandi delle Alpi. Il parco si trova a un’altitudine di 1.500 metri, ha un’estensione di oltre dieci ettari e fu fondato verso la fine degli anni ’30. Attualmente ospita una raccolta di oltre 1.000 specie di piante di alta quota delle Alpi e dei principali gruppi montuosi del Pianeta. Il giardino Botanico si trova sul Monte Bondone, in località Viote, ed è raggiungibile da Trento in poco più di mezz’ora utilizzando la strada statale 45 bis in direzione Riva del Garda e seguendo le successive indicazioni per il Monte Bondone.

    DA GUSTARE
    Si sposano così, di solito, i formaggi e i salumi con i vini trentini: formaggio Casolét della Val di Sole, con il Müller Thurgau; carne salada con il Marzemino; lucanica Trentina con il Marzemino; spressa delle Giudicarie e del Trentingrana con il Trento D.O.C. metodo classico; puzzone di Moena e i formaggi di Cavalese con il Teroldego Rotaliano. I dessert sono principalmente a base di frutta come lo strudel di mele della Val di Non e i Piccoli Frutti della cooperativa Sant’Orsola. Questa Cooperativa Agricola ha aperto un centro visitatori dove si svolgono visite per conoscere le tecniche di coltivazione, acquistare e degustare fragole, lamponi, mirtilli, ribes…
    Cooperativa Agricola Sant’Orsola , via Lagorai 131, Pergine Valsugana (TN), tel. 0461 518111

    DOVE MANGIARE
    • Antica Trattoria al Volt,
    via Santa Croce 16, tel. 046 983776.
    • Locale del centro storico, vicino piazza Fiera, offre esclusivamente piatti e tipicità della tradizione trentina. Chiuso giovedì.

    SOSTA CAMPER
    Area attrezzata all’uscita di Trento Centro dell’A 22, camper service e sosta 24 ore.

    INFORMAZIONI
    www.apt.trento.it

     

     

  • Arquà è uno dei quindici comuni del parco Regionale dei Colli Euganei. Il paesaggio ispirò il Petrarca e molti altri poeti. Ottime possibilità di sosta.

    Vi piace la poesia? E il vino? Amate le passeggiate a piedi e in bicicletta? Vi affascina ammirare i fiori che crescono spontaneamente, colorati e rigogliosi, nel loro ambiente naturale? Buoni motivi per visitare il Parco Regionale dei Colli Euganei. Il Parco sorge a sud-ovest di Padova ed è finalizzato alla tutela di  120 colli, sui quali svetta il Monte Venda con i suoi 601 m s.l.m. Francesco Petrarca, lo affermano numerosi studiosi, scrisse alcuni passi del Canzoniere ispirandosi proprio al paesaggio collinare euganeo, durante il suo soggiorno ad Arquà, nella seconda metà del 1300. Fu grazie all’esempio del sommo poeta che Arquà e i Colli Euganei, dal Cinquecento in poi, divennero luogo di “pellegrinaggio” letterario che ispirò liriche e lettere appassionate di poeti e scrittori romantici: Ugo Foscolo (Ultime lettere di Jacopo Ortis); Percy Bysshe Shelley, uno dei maggiori poeti inglesi che compose Julian and Maddalo e Prometeo Liberato presso Villa Cappuccini a Este intorno al 1818; Dino Buzzati dedicò ai Colli il testo de I gatti vulcanici, anche Gabriele D’Annunzio e Antonio Fogazzaro descrissero in maniera poetica questo territorio.

    Il Castello di Valbona

    Il Castello di Valbona

    Quindi, visitare Arquà e i Colli conviene anche per trovare nuove ispirazioni poetiche! e se anche l’estro artistico dovesse tardare ad arrivare, poco male avrete comunque conosciuto  un bel borgo, coi suoi scorci, le strade lastricate, le case e le chiese di pietra chiara. Avrete visitato la tomba in marmo rosso di Verona del Petrarca, che sorge sul sagrato della chiesa di S. Maria Assunta e, poco lontana dall’arca voluta dallo stesso Petrarca, la fontana dove il poeta certamente veniva da attingere acqua. Nel borgo alto si trova la piazza dedicata allo scrittore e, attraverso i tortuosi vicoli che si inerpicano tra palazzi risalenti ai tempi della Serenissima Repubblica di Venezia (1405-1797), si arriva alla dimora dove il poeta visse dal 1369 al 1374, fino alla morte. La casa è visitabile sia all’interno sia all’esterno, dove ancora oggi verdeggiano gli orti che furono curati dallo stesso Petrarca. Il Parco Regionale dei Colli Euganei si estende su circa 18.694 ettari di superficie collinare disseminata di 15 comuni, tra i quali Arquà Petrarca,  e tante orchidee. I vigneti e gli uliveti non sono da sottovalutare, per gli ottimi prodotti che sanno far fruttare, ma i fiori sono una curiosità che va segnalata. A primavera, infatti, la natura regala uno spettacolo sorprendente ovvero la fioritura spontanea di numerose varietà di orchidee. Questi fiori, di rara bellezza e presenza sul nostro territorio italiano, qui crescono abbondantemente con forme bizzarre  e variopinte, come  variopinto,come stravaganti sono i nomi che identificano le diverse specie: orchidea farfalla, la vesparia, la maggiore, la scimmia, il barbone, la manina rosa, il fior di legna… Le orchidee, insieme ad altre numerose tipologie floreali, spuntano nelle zone prative di un’isola naturalistica composta da boschi di quercia  e castagno, alberi secolari che ad ogni stagione colorano il panorama di magiche tinte, come i rossi autunnali delle querce e il bianco-verde scintillante dei castagni durante la fioritura primaverile. Non resta che munirsi di scarpe comode o bicicletta per scoprire questo territorio attraversato da oltre 200 sentieri, uno dei quali allestito con un particolare fondo per l’utilizzo da parte di visitatori diversamente abili, anche in carrozzina (vedi notizie utili).

    Chiesa di San Giovanni Evangelista

    Chiesa di San Giovanni Evangelista

    Una terra, quella euganea, che accoglie  prestigiosi vigneti da cui nascono 13 pregiati vini D.O.C. Le tante denominazioni vanno scoperte direttamente sul luogo, percorrendo la strada del vino Colli Euganei disseminata di aziende e locali dove il vino si gusta in abbinamento a uno piatti principe della robusta cucina veneta: i bigoli al ragù ovvero spaghettoni all’uovo conditi con manzo, vitello, maiale, funghi e pomodoro. A chiusura del pasto non perdete l’occasione per assaggiare il famoso “brodo di giuggiole” il raro distillato che tutti, almeno una volta, abbiamo nominato per sottolineare uno particolare stato di soddisfazione, ma pochi hanno avuto l’occasione di assaporare. I rossi frutti da cui si ricava questo liquore, ma anche marmellata, sono rari, crescono in poche aree e la maggiore è proprio quella intorno ad Arquà Petrarca.

    SPECIALITA’ DA GUSTARE
    Moscato bianco, dal sapore dolce e intenso, più o meno vivace, ottimo da abbinare a dessert, dolci con fragole, strudel e biscotteria.
    Colli Euganei Bianco Superiore, ha sapore secco o amabile, sapido, morbido, fine, vellutato; è da abbinare a tutto il pasto, piatti di pesce e uova, salumi.
    Colli Euganei Rosso Superiore, ha sapore secco o amabile, sapido, morbido, fine vellutato; è da abbinare a tutto il pasto, piatti a base di carni leggere.
    Cabernet Superiore, rosso dal sapore secco, di corpo, erbaceo; è da abbinare ad arrosti di carne, cacciagione, carni alla griglia o spiedo.
    Merlot Superiore, dal sapore secco o abboccato; è rosso ed è da abbinare ad arrosti di carni bianche o rosse.
    Pinot Bianco Superiore, dal sapore secco o abboccato; è da abbinare ad antipasti magri, minestre, zuppe di pesce.
    Tocai Italico, dal sapore secco o abboccato; è bianco ed è da abbinare ad antipasti magri, pesce.

    SOSTA CAMPER
    • 
    Campeggio Albergo Termale Camping Sporting Center, Via Roma 123/125, Montegrotto Terme (PD), tel. 049 793400.
    • Area di sosta “Monte Croce”, via degli Alpini, Battaglia Terme (PD)
    • 
    Agricampeggio Alba, via Madonnetta delle Ave 14, Baone (PD), Tel. 0429 4480, www.agriturismoalba.it

    Sosta notturna (solo parcheggio). Nei parcheggi pubblici dove non sia segnalato il divieto e nelle seguenti aree di sosta realizzate dal Parco Regionale dei Colli Euganei:
    Belvedere Maganza, vicino al cimitero, Calaone, fraz. di Baone;
    • Via Prossima, via Prossima, Cinto Euganeo; “Parco Villa Draghi”, laterale Via Circonvallazione Ovest – Montegrotto Terme;
    • Passo Fiorine, via Monte Madonna, Telo

  • Buona cucina, il Parco Fluviale del Taro, la riserva del Monte Prinzera, la Via Francigena e un curioso museo della civiltà contadina.

    Fornovo Taro, un nome che a tanti ricorda qualcosa. Nulla di più facile: ci si passa ogni volta che si percorre l’autostrada Parma La Spezia o percorrendo la bellissima Statale della Cisa.
    Una volta tanto meriterebbe una visita più approfondita, gli spunti interessanti per una tappa o per un weekend non mancano di certo. Non tanto per il paese che non è particolarmente preservato nella sua integrità, visto che qui la storia ha colpito piuttosto duramente: 144 incursioni aeree. Tante ne meritò il paese per ospitare la Società Petrolifera, raffineria evidentemente strategica nello scacchiere dell’ultimo conflitto. Ma una visita alla Pieve Romanica, il cosiddetto Duomo di Fornovo, non può mancare.

     Fornovo, museo Guatelli

    Fornovo, museo Guatelli

    Ci sono almeno altri quattro buoni motivi per fermarsi. Il primo di questi è una visita al Museo Guatelli che il suo creatore Ettore Guatelli, amava definire “museo dell’ovvio” o “museo del quotidiano”. Una raccolta di oggetti di un’umiltà commovente, consumati o rotti da chi li ha indossati e utilizzati fino a farli diventare parte di se stesso. Gli oggetti sono disposti lungo le pareti, sui mobili, ovunque e raccontano storie vere e danno, proprio nella pretesa non didattica del museo, un’impressione netta di quella che doveva essere la dura vita contadina preindustriale. E poi il tutto ha un gusto naif che colpirà profondamente il visitatore.
    Il Parco del Taro è l’altra perla che custodisce Fornovo. Perfettamente pianeggiante, è eccellente per piacevoli escursioni in bicicletta. Tutela circa 20 chilometri del fiume e copre oltre 3.000 ettari di territorio, fra il ponte stradale di Fornovo e quello sulla via Emilia, nei pressi di Pontetaro. La sede del Parco è alla Corte di Giarola. Qui, presso il Centro Visite, viene proposto un percorso denominato “Sotto il segno dell’acqua”, alla scoperta della vita del fiume Taro. Passeggiare oggi lungo il fiume permette di riscoprire tutti i tesori che flora e fauna offrono: salici, pioppi, ontani e la rara tamerice germanica, sono solo un esempio delle 700 specie di piante catalogate nell’intera area.

    Sentiero nel Parco Taro

    Sentiero nel Parco Taro

    Ma la caratteristica più nota del Parco è indubbiamente la grande varietà di uccelli che lo abitano. Occhioni e starne nei pressi del greto, nitticore ed aironi cenerini nelle garzaie, l’airone bianco maggiore nei campi di inverno, il raro tarabuso fra i canneti e poi i moriglioni, le folaghe e i germani reali alle Chiesuole e ai laghetti di Medesano. Non scordatevi il binocolo.
    Il Parco regionale dei Boschi di Carrega è stato il primo Parco istituito dalla Regione Emilia Romagna nel 1982; il Parco interessa anche il Comune di Fornovo in località Cafragna. All’interno dell’area protetta sono inseriti diversi insediamenti, sia artigianali che agricoli e residenziali. Sono inoltre presenti diverse emergenze artistiche: la Pieve Romanica di Talignano, costruita nel XIII° secolo sul tratto della Strada Romea che attraversa la Val Taro, e le ville Ducali del Casino dei Boschi e del Ferlaro. Di notevole interesse è la vegetazione che alterna boschi di querce e castagni a viali di cedri, conifere secolari ai faggi, rari a trovarsi in zone di pianura o precollinari. Uccelli e mammiferi, tra i quali i caprioli, sono facilmente avvistabili nelle prime ore del mattino o al tramonto.
    La Riserva Orientata di Monte Prinzera è un uno dei più significativi affioramenti ofiolitici dell’Emilia Romagna. Un blocco roccioso di 180 milioni di anni posto tra la Pianura Padana e l’Alto Appennino. Domina Fornovo e si raggiungono le sue pendici percorrendo per pochi chilometri la Statale della Cisa in direzione La Spezia. Le ofioliti, dette anche “rocce verdi” per frequenti screziature verdastre dovute a particolari minerali, sono complessi di rocce di origine “magmatica” ricchi in ferro e magnesio provenienti dai fondali di antichi Oceani. Arrampicandosi sul Monte Prinzera in una giornata limpida si godrà di eccezionali scorci. Il microclima e il particolare terreno ha trasformato il Prinzera in un laboratorio naturale a cielo aperto dove trovano ospitalità numerose specie vegetali e animali esclusive, rare, localizzate, rappresentative talora di alte montagne talaltra delle zone mediterranee, spesso dai nomi curiosi: alisso, silene, biscutella, lino delle fate, cardo pallottola coccodrillo, linaiola, verbasco, minuartia, stregonella, monachella, alcifrone, luscengola, ascalafo, biancone, falco e pernice rossa.

    SPECIALITÀ DA GUSTARE
    Tortelli di patatate, ossia ravioli con ripieno di pasta di patate e parmigiano reggiano, conditi con burro fuso e grana; la bomba di riso, piatto a base di riso e carne di piccioni; la torta fritta, pasta salata, lievitata e fritta nello strutto servita bollente insieme a salumi vari, da accompagnare con bonarda o lambrusco. Tra i dolci le crostate con la “brusca”, marmellata di susine selvatiche.
    I porcini: in stagione, in insalata, fritti o deliziosi sughi a condire primi o carni.

    DOVE MANGIARE
    • Baraccone,
    Piazza Mercato 2
    • Impero, via Nazionale 64/66
    • Boschetto, Località Riolo, la Salita, 16
    • Nieppi, Località Salita 21

    SOSTA CAMPER
    A Fornovo manca l’area attrezzata ma vi sono diverse possibilità di sosta in zona piscina, nell’ampio parcheggio antistante il cimitero (dir. Calestano) o in località Respiccio raggiungendo il greto del fiume.
    A Collecchio area attrezzata in via Aldo Moro nei pressi del Centro commerciale.

    INDIRIZZI UTILI
    Boschi di Carrega, Via Olma 2, Sala Baganza
    Museo Ettore Guatelli, Via Nazionale 130 Ozzano Taro Collecchio www.museoguatelli.it
    Parco del Taro. Strada Giarola 11, 43044 Collecchio www.parcotaro.it
    Monte Prinzera. Sede Operativa e Centro Visite: strada Rocchetta 1, Case Sparse di Piantonia, Fornovo Taro.

     

  • Cosa vi piace di più, passare la giornata su una spiaggia deserta e incontaminata? Camminare tra sentieri che attraversano vegetazioni fitte? Passeggiare sul lungomare di un pittoresco paesello ligure? Scoprire borghi dove il tempo si è fermato e degustare del buon vino? Ecco una proposta in grado di accontentare tutti questi desideri (ma manche molto di più) in un solo fine settimana e senza particolari “tour de force”.

    La zona da noi visitata è il promontorio a cavallo tra il Golfo di La Spezia e la sponda destra del Fiume Magra che ospita il parco Naturale Regionale di Montemarcello – Magra, con sosta nelle località di Montemarcello (dove abbiamo pernottato) e Lerici.
    Sull’altra sponda del Magra ci siamo fermati a Sarzana e Castelnuovo Magra. Il punto d’incontro tra Liguria e Toscana, tra le province di La Spezia e Massa Carrara.

     Sarzana, torre della Cittadella

    Sarzana, torre della Cittadella

    La prima tappa è Sarzana per una breve visita nel primo importante centro di quella terra un po’ misteriosa che è la Lunigiana. Chi ama i castelli qui potrà visitare la Cittadella, una fortezza del XV secolo fatta costruire da Lorenzo De Medici dopo aver strappato il controllo di Sarzana ai genovesi. Il castello è visitabile il sabato pomeriggio tra le 15 e le 18 e la domenica dalle 9,30 e le 12,30 e tra le 15 e le 18. Dello stesso periodo il forte di Sarzanello sulla vicina altura, visibile dalla Cittadella. Altra costruzione interessante di Sarzana è la Cattedrale di Santa Maria Assunta. Ma oltre alla cultura, il centro di Sarzana ospita anche alcune botteghe di specialità alimentari tipiche di questa terra di confine: testaroli, pesto, pane o focaccia e lardo di Colonnata, sono il minimo che il buongustaio metterà nella dispensa del camper.
    Proseguendo in direzione Lerici si devia a sinistra per Serra e Montemarcello. Quest’ultima località, arroccata sul promontorio del Caprione, offre deliziosi scorci sul Golfo di La Spezia e sulle Alpi Apuane. La sua origine è antichissima e in tutta la zona del Caprione si ha la sensazione di muoversi attraverso i secoli. Tra le passeggiate consigliate, quella lungo la strada romana, ancora lastricata di pietra in molti punti, per arrivare a Bocca di Magra. Al XV secolo risalgono invece le fortificazioni del paese e la costruzione della bellissima chiesa dedicata a San Pietro. Montemarcello ha origine probabile come avamposto fortificato dei Liguri Apuani, e lo si nomina nel 155 a.C. quando il console romano Claudio Marcello qui sconfisse i liguri. La sua posizione strategica mise il borgo al centro della storia nei secoli. L’ultima devastazione risale al 13 dicembre 1944 per mano dei bombardieri alleati. L’attuale piazza principale è testimonianza del danno subito.
    In bassa stagione vi consigliamo il sentiero che porta alla spiaggia di Punta Corvo, 700 gradini ripidi e irregolari percorribili in 45 minuti che permettono di raggiungere un angolo di paradiso in riva al mare con tanto di doccia naturale sorgiva. Da evitare in agosto, per il gran numero di bagnanti qui “scaricati” dai battelli turistici.
    Proseguendo, in pochi minuti è possibile raggiungere Lerici, che non si può definire un centro amico dei camperisti. Sul suo territorio vige infatti il divieto di circolazione per caravan e autocaravan, Se non altro ha il merito di segnalare chiaramente il divieto riservando ai veicoli ricreazionali un parcheggio a pagamento che difficilmente può contenere più di una decina di mezzi. Se si ha la fortuna di trovare un posto (meglio il sabato mattina, la domenica è una vera lotteria) si potrà passeggiare in quella che giustamente è definita” la perla del Golfo”. Interessante la visita al castello che ospita il museo dei fossili e dei dinosauri locali. Nel porticciolo i pescherecci indirizzano il pescato verso l’attiguo e piccolo Mercato del Pesce, dove acquistare le delizie stagionali del mare nostrum.
    Un’ultima sosta l’abbiamo riservata a Castelnuovo Magra, un borgo raggiungibile percorrendo la statale da Sarzana verso Carrara e deviando a sinistra seguendo le indicazioni per la località. Si trova da parcheggiare lungo le mura o in prossimità dell’antico lavatoio. Gli edifici di interesse storico sono la facciata in stile rinascimentale dell’Oratorio dei Bianchi edificato intorno al 1500, la Chiesa tardo rinascimentale dedicata a Santa Maria Maddalena al cui interno conserva sculture in marmo realizzate da marmorai di Carrara e antichi bassorilievi. Sulla piazza del Municipio i resti del castello dei vescovi-conti di Luni. Per chi alla storia preferisce il presente e il buon vino consigliamo di fare un salto all’enoteca pubblica presso il Palazzo Civico Ingolotti-Cornelio dove in stanze sotterranee con soffitto a volta si possono sorseggiare calici di vino o acquistare bottiglie tra un vasto assortimento di vini liguri. Durante la nostra visita era in corso, Tipico, mercatino di prodotti e artigianato locale.

    La Val di Magra

    È un territorio dalla storia antichissima, a partire dai primi insediamenti dei Liguri Apuani, popolo di pastori autori delle misteriose statue stele (visitabili presso il museo nel castello del Piagnaro a Pontremoli tel. 0187831439), che rappresentano ancora oggi il vero simbolo di tutta la valle. Il fiume Magra è stato teatro di mitiche lotte ed imprese come quelle di Annibale, il cartaginese che ha dato per un ventennio del filo da torcere ai romani e alla loro espansione imperiale. In questa valle si possono trovare interessanti insediamenti romani, uno per tutti il sito archeologico di Luni. Durante il periodo bizantino questo territorio ha guadagnato importanza per la sua posizione strategica tra mare e montagne. Nel Medioevo la Val di Magra è testimone delle frequenti lotte tra feudatari, tra questi i Malaspina, passati alla storia anche per aver ospitato Dante nel suo periodo di esilio. In questo periodo, sorgono centri come Aulla, Bagnone, Villafranca, Zeri e altre città che saranno sempre più importanti nella storia di questa zona di confine contesa tra potenze locali e straniere fino all’annessione Regno d’Italia.

    Il parco di Montemarcello – Magra

    Terra e mare accumunate da bellezze naturalistiche e spunti storci sulle colline che dividono le acque del Golfo di La Spezia da quelle del fiume Magra.

    La costa è alta e frastagliata, poche spiagge tutte con sabbia grossa dal colore grigio scuro, e molte scogliere dalle godere di paesaggi mozza fiato. Le colline che scendono verso il mare sono rivestite da timo, elicrisi e ruta, mirto, corbezzolo e lentisco, lecci, pungitopo e asparagi selvatici, e boschi di pino d’aleppo e rovella. Verso il fiume invece i querceti caducifogli, folti di cerri, noccioli e carpini, pinete di pino marittimo, felci aquiline, eriche e ginestre. Tra i numerosi pregi floristici sono degni di nota il cisto bianco, il bucaneve, il ciclamino, l’iris nano e il narciso. La fauna che popola il parco è la più varia: tra i rettili si segnala il ramarro, il geco e l’orbettino e poi cinghiali, tassi, volpi, donnole, faine e ricci. Gli appassionati di ornitologia potranno sorprendere cormorani, gabbiani, aironi cinerini e anatre sulle zone costiere, mentre usignoli, pettirossi e passeri di varie specie insieme a rapaci quali il gheppio, la poiana e il falco vivono nell’ entroterra. Di notte poi non è per niente rado imbattersi in civette, barbagianni e altri predatori notturni. All’interno del parco merita una visita l’Orto Botanico di Montemarcello che sorge sulla cima del Monte Murlo a 365 metri sul livello del mare, in posizione panoramica tra il mare stesso e le Alpi Apuane e raggiungibile attraverso un sentiero ben segnalato. Ma gli amanti del trekking potranno intraprendere marce lungo un gran numero di sentieri percorribili anche con MTB.

    DA GUSTARE, DA COMPRARE

    Olio di oliva: gli oli locali sono in prevalenza ottenuti con la varietà di olive Lavagnina e Razzola che conferiscono al prodotto un sapore dolce e fruttato. Differente il gusto delle Leccine e degli “Oivastri”, che crescono sul versante marino: l’olio che se ne ottiene è più aspro, forte e deciso.
    Vini: sono prodotte due tipologie di vini. Il bianco si ottiene da uve di Trebbiano e Vermentino e ha sapore secco e morbido. Il rosso viene prodotto con uve di Sangiovese e Ciliegiolo nero. Più raro il passito dorato simile allo Sciachetrà delle Cinqueterre.
    Erbe aromatiche: timo, maggiorana, rosmarino, origano in un intreccio di profumi e sapori che caratterizza tutta la Liguria. Un’importanza particolare l’assume, poi, il basilico, dal greco “erba del re” componente fondamentale del famoso pesto alla genovese.
    Sgabeo: pasta lievitata fritta, accompagna salumi e formaggi.
    Lardo di Colonnata: salume da gustare senza pensare troppo al colesterolo, di antica tradizione e stagionato in vasche di marmo.
    Farinata: pastella di farina di ceci, acqua, olio e sale cotto al forno.
    Paniza: bastoncini di farina di ceci ottenuti previa cottura in acqua e successiva frittura.
    Trofie (o trenette) al pesto: pasta caratteristica ligure con fagiolini e patate e condita con il pesto
    Mesciùa: consumata anche ai tempi dei romani è una zuppa a base di farro e legumi.
    Ravioli di magro: il ripieno di questi ravioli è composto da borragine, erbette e pesce magro arrosto. Il condimento più in uso è un sugo di cozze e pomodori.
    Panigaccio o testaroli: impasto di acqua e farina di frumento cotto sui tradizionali testi. La sottile pasta rotonda viene condita con olio e parmigiano, pesto o ragù.
    Brodetto di pesce: al sugo di pomodoro vengono aggiunte svariati pesci, cicale, polpi, seppie, rana pescatrice cotte con l’aggiunta di aceto. Il tutto servito su di un letto di pane tostato.
    Torta pasqualina: bietole, formaggi e uova avvolte in uno strato di pasta frolla.
    Pattona: impasto di farina di castagne cotto su testi ricoperti da foglie di castagno. Si consuma con salsiccia e ricotta.
    Focaccia sarzanese: dolce utilizzato un tempo dai marinai genovesi durante i lunghi viaggi. Nella variante lunigianese una farcitura di canditi, pinoli e noci.
    Spongata: torta di miele, canditi, mandorle, uva sultanina, pinoli fra due sfoglie di pasta frolla e cotto al forno.

    DOVE MANGIARE

    • Montemarcello – La cucina del francese
    • Castelnuovo Magra –  Trattoria Armanda, p.zza Garibaldi
    • Castelnuovo Magra – La Casetta Rosa, via Caprignano
    • Sarzana – Osteria il Glicine, Via Torrione Genovese

    SOSTA CAMPER

    Lerici
    Limitate possibilità per i camperisti ma, almeno, ben indicate. A fine novembre e per tutto l’inverno, il sabato e la domenica il traffico è interdetto ai non residenti e occorre sostare necessariamente negli ampi e ben costruiti parcheggi a circa un km dal centro. Solo il primo tra questi è riservato a camper e caravan e ha la capienza per 10 mezzi. Niente acqua ne servizi, ma per chi non vuole fare a piedi il tratto di strada l’autobus che passa ogni mezz’ora.
    Montemarcello
    C’è un vasto parcheggio gratuito e facilmente individuabile nel piccolo borgo.
    A poche decine di metri, verso il paese, una fontanella di acqua potabile. Attenzione: una parte di questo parcheggio è riservato ai residenti.
    Parco naturale
    Lungo la strada tra Lerici e Montemarcello ci sono spiazzi di sosta in prossimità dei sentieri seganti del parco.
    Sarzana
    Intorno al centro vi sono diverse possibilità: una di queste è il parcheggio della stazione, dove è reperibile l’acqua.
    Castelnuovo di Magra
    Alcuni parcheggi intorno alle mura. Un piccolo parcheggio presso il lavatoio alimentato da una fontana di acqua sorgiva (dichiarata quindi non potabile perché non controllata dall’acquedotto).

    INFORMAZIONI

    www.castellodilerici.it