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Natura

  • Un viaggio in camper nella regione più piccola di Francia. Un territorio diviso tra Alto Reno e Basso Reno che molto ha da offrire al turista itinerante

    Testo: Marco Fasola 

    Un passato travagliato che gli è valso numerose citazioni sui libri di storia, una terra contesa e ambita da quella che un tempo era la Prussia successivamente identificata come Germania, secoli di guerre e conflitti che hanno segnato quello stretto lembo di terra che traccia il confine. Un susseguirsi di alternate dominanze, dalla devastante guerra franco-prussiana del 1870-1871 alla riannessione alla vicina Lorena alla fine della Prima Guerra Mondiale, l’illusione dell’impenetrabilità della Linea Maginot che di fatto segnò una nuova caduta sino alla pacificazione con il definitivo disegno dei confini come li conosciamo al giorno d’oggi. Divisa in due dipartimenti: il Basso Reno o Bas-Rhin, che per intenderci riguarda la zona di Strasburgo, e l’Haut-Rhin, che è la parte meridionale che da circa metà regione si estende fino al confine elvetico.

    Da subito, e non poteva che essere così, avvertiamo diversi elementi che richiamano la cultura germanica, alcuni particolari architettonici che tanto ricordano quanto avevamo visto nel Baden Württemberg dall’altra sponda del fiume. Percorsa la A35 fino a superare di circa 20 km a nord-ovest Colmar, fissiamo il punto di partenza per poi ridiscendere immergendosi negli spettacolari paesaggi che caratterizzano l’Haut-Rhin, meta dell’itinerario proposto. Percorriamo tratti della Route du Vin, dove sia in pianura sia in collina filari di vite pennellano l’orizzonte donando una colorazione policroma al territorio punteggiato da graziosi villaggi e innumerevoli cantine dove degustare ottimi bianchi e rosati autoctoni. Lungo la strada non è raro imbattersi in cicogne che sorvolano i campi. Ribeauville per chi percorre la strada dei vini è divenuto un “must”, le sue ben conservate case settecentesche rendono ancora più gradevole la passeggiata che parte dall’ufficio del turismo situato di fronte alla Fontana dei viticoltori e si sviluppa con una leggera pendenza lungo la Grand rue, fino a raggiungere la parte alta del paese da cui i camminatori più vogliosi e allenati possono marciare verso le rovine di tre castelli risalenti al XII e XIII secolo St. Ulrich, Giersberg e Haut Ribeaupierre. Al civico 14 della Grand rue vi è la seicentesca Pfifferhus, la casa dei pifferai, mentre a circa metà della via principale si transita sotto i 29 metri della Tour Des Bouchers del XIII e XIV secolo. Imboccando poi la rue Du Temple si arriva alla chiesa protestante e alla cattedrale di St. Gregoire.

    Il paese delle cicogne
    A 5 km di distanza si trova Riquewhir considerata una parente stretta di Ribeauville.

    E in effetti, eccezion fatta per l’aspetto un po’ più medioevale, i due luoghi sono da ritenersi molto simili sia per le architetture sia per la loro bellezza. Tra i due belli d’Alsazia spunta Hunawhir, piccolo villaggio circondato da mura trecentesche divenuto noto per essere sede del Centre De Reintroduction des Cicognes et des Loutres, dove le cicogne svolazzano senza alcun timore dell’uomo. La struttura, oltre a circa 200 esemplari di uccelli, ospita anche lontre, cormorani e una galleria di acquari dove sono presenti le varie specie di pesci che vivono nelle acque dolci di torrenti, fiumi e laghi della zona. Dal 1981, nel pomeriggio, viene allestito uno spettacolo acquatico dove gli animali sfoggiano tutte le loro tecniche di nuoto e pesca. A far letteralmente impazzire i più piccoli è una nursery in cui si possono osservare le cicogne dall’abbandono del guscio ai primi giorni di vita, anche in questo caso ad orari prestabiliti viente fatta una dimostrazione su come si nutrono i nascituri.

    Turckheim e il giro di ronda
    Cullata da filari di vigne spunta Kaysersberg, un paese che fa pensare di essere in Germania.

    A spasso per il centro oltre al ponte fortificato, al bel palazzo municipale e alla chiesa in arenaria rossa eretta tra il XII e il XV secolo, si notano splendide vetrate colorate e imposte decorate come opere d’arte. A Turckheim ogni sera dal 1°maggio al 31 ottobre la spensierata atmosfera del villaggio si tinge di qualcosa di magico. Con appuntamento alle 22 davanti all’edificio del corpo di guardia, un tempo mercato coperto e in seguito casa comunale, un guardiano vestito in abiti tradizionali ripercorre per i turisti il giro di ronda che un suo antenato eseguiva molti anni fa, intrevallando con spiegazioni e filastrocche in francese. Tra un frase compresa e una no, il gruppo segue la guardia lungo il suo cammino con soste davanti ai luoghi simbolo del paese. Il centro viticolo merita una visita anche di giorno: dopo aver varcato la Porta di Francia, uno degli accessi al nucleo storico, imboccate rue Du Conseil fino alla chiesa di Sant’Anna con annesso campanile datato 1190, e proseguite in senso anti orario prendendo Rue Des Vignerons prima, e poi la Grand Rue che conduce al punto di partenza.

    Eguisheim
    Sulla strada per Colmar, ecco l’ennesimo luogo interessante.

    Eguisheim è un grazioso paese di 1.500 anime noto, oltre che per le sue cantine, anche per essere stato il luogo di nascita di Papa Leone XI. Il suo particolare centro storico circolare visto dall’alto ricorda una rotella di liquirizia. Infatti, partendo dall’ufficio del turismo ci si lascia trasportare in un vortice di colori e sapori: vie acciottolate, caratteristiche case con tetto a doppio spiovente e le classiche travi in legno a vista, bellissime finestre adornate di fiori, peluches e cimeli di ogni genere che variano in base periodo, bancarelle di formaggi locali e dolci dal profumo inebriante ci accompagnano durante una bella passeggiata che segue inizialmente rue Du Rempart sud, poi la nord ed infine addentrandosi verso place Du Chateau, che con la sua fontana ed i suoi caffè è il fulcro dell’abitato, a pochi passi vi è la chiesa Delle Vergini.

    Colmar
    Un’armoniosa città a misura d’uomo.

    Il centro storico custodisce numerosi palazzi del tardo Medioevo e del Rinascimento comprese le, seppur restaurate in stile più moderno, classiche case alsaziane. In mezzo a ristoranti e negozi che siamo ormai abituati a trovare in ogni città d’Europa si nascondono perle non indifferenti; talvolta basta alzare lo sguardo per ammirare balconcini in cemento e legno decorarti come vere e proprie tele, oppure la slanciata ed imponente basilica gotica Collegiale St. Martin eretta tra il XIII e il XIV secolo. Sulle rive del fiume Lauch, che attraversa Colmar, sorge l’allegro e antico quartiere dei Pescatori e la zona che in tutte le parti del mondo cercano di imitarci chiamata la “petite Venice”, che anche in questo caso, col sorriso -sulle -labbra, -possiamo dire impropriamente. In rue Kebler tra le mura del museo d’Unterlinden è gelosamente conservata la pala d’altare di Issenheim considerata un’opera d’arte dal carattere assai drammatico.

    Il museo all’aperto
    Una trentina di km a sud, ad Ungersheim, è stato allestito il più grande museo all’aperto di Francia: l’Ecomusee d’Alsace.

    Si tratta di una vera e propria esposizione vivente dove artigiani vestiti in abiti tradizionali svolgono i mestieri e le attività di un tempo ridando vita a un villaggio di case alsaziane autentiche trasportate in loco. Ultima tappa dell’itinerario prima di intraprendere la via di casa è Mulhouse, città industriale che a parte il grazioso nucleo centrale non conserva nulla dell’imperdibile fascino della regione, tuttavia la Citè du Train (museo dei treni) rappresenta un ottimo motivo per trascorrerci qualche ora. Sulle rovine di una vecchia stazione dismessa ha preso forma uno splendido museo che conserva decine di locomotive e vagoni che hanno fatto la storia della ferrovia dagli albori ai giorni nostri. All’interno della struttura si può anche osservare un dettagliatissimo plastico, fare un breve tratto a bordo di una vera motrice e per la gioia dei più piccoli montare su un trenino pilotato da macchinista che li scorrazzerà attraverso rotaie, treni e stazioni.

    La cicogna
    Le cicogne bianche oggi fanno parte a tutti gli effetti del patrimonio turistico alsaziano: non è raro vederle annidate sui tetti o lungo le strade.

    Questi splendidi volatili hanno assunto fin dall’antichità un forte valore simbolico e come tutti ben sappiamo nel credo popolare sono considerate portatrici di buoni auspici e bambini. In natura il loro istinto migratorio le spinge a lasciare le zone di nidificazione europee per trascorrere l’inverno nell’Africa subsahariana, per poi farvi ritorno in primavera. Con l’avvento della modernizzazione questo flusso aveva ridotto ai minimi termini gli esemplari esistenti, e non solo a causa della bonifica di numerose zone paludose in cui trovavano nutrimento e ad altri eventi naturali, ma soprattutto per la massiccia costruzione dei tralicci elettrici in cui sovente terminavano il loro viaggio di ritorno, tant’è che nel 1982 nella regione rimasero solo due coppie. Da qui l’idea di costruire dei centri di riproduzione come quello che abbiamo visitato a Hunawhir, che hanno permesso la ripopolazione della specie.

    La strada dei vini
    La strada dei vini o “Route du vin”rappresenta una delle maggiori attrattive turistiche dell’Alsazia.

    La via si sviluppa in circa 120 km che partono da Marlenheim, in zona Strasburgo, fino a raggiungere Thann, che dista circa una trentina di km da Colmar. Si attraversano numerosi paesi e villaggi più o meno interessanti, case tipiche con travi in legno a vista e vigneti che offrono splendide sfumature di colori. A punteggiare il territorio vi sono diverse caves, cantine, dove ci si può sedere a degustare dell’ottimo vino locale, come il classico Pinot che in Alsazia raggiunge elevatissimi standard qualitativi, il Gewurstraminer dal colore giallo paglierino e gusto dolce e aromatico o il fruttato Riesling in tutte le loro varietà. Per chi intende percorrere sentieri alla ricerca di castelli, oppure tratti di ciclabili, il consiglio è quello di acquistare una guida dettagliata degli itinerari presso gli uffici turistici. •

    SOSTA CAMPER

    Generalmente la sosta libera è tollerata, ma in zona sono comunque presenti diverse aree attrezzate. Di seguito quelle testate durante l’itinerario.

    • Colmar
    Rue de la Cavaleire/rue des Brasseries – GPS: N 48.08218 E 7.35990
    Circa 20 posti su fondo asfaltato lungo la via a pagamento, comoda per la visita della città ma situata in zona poco idonea alla sosta notturna.

    • Eguisheim
    Presso la cantina Bannwarth in rue de Bruxelles 3
    GPS: N 48.04434 E 7.30539
    5/6 posti su sterrato con carico scarico ed elettricità. In alternativa si può utilizzare il parcheggio asfaltato di fronte al cimitero.

    • Kaysersberg aire camping car
    GPS N 48.13565 E 7.26325
    80 posti asfaltati, camper service, wc a pagamento con parchimetro.

    • Ribeauville route de Guèmar
    GPS: 48.19225 E 7.32634 15 posti su ghiaia, camper service a pagamento con parchimetro.

    • Riquewhir avenue Jacques Prèsis
    GPS: N 48.16608 E 7.30175
    Circa 20 posti asfaltati, camper service a pagamento con parchimetro.

    • Turckheim
    GPS: 48.08556 E 7.27084 
    Punto sosta nella via della stazione prima del campeggio, una decina di posti su ghiaia gratuito.

    • Turckheim camping municipale
    Les Cicognes 4 quai del la Gare – GPS: N 48.08539 E 7.27535 – Apertura stagionale.

    • Ungersheim
    Presso il parcheggio dell’ecomuseo d’Alsazia Chemin Grosswald.
    GPS: N 47.85200 E 7.28400
    Sterrato e ombreggiato con camper service nel parcheggio di fianco a pagamento.

    INFO

    www.tourisme-alsace.com
    www.ribeauville.net
    www.tourisme-colmar.com 
    www.turckheim.com
    www.ot-eguisheim.fr
    www.ribeauville-riquewihr.com

    • Cite Du Train, 2 rue Alfred de Glehn Mulhouse – www.citedutrain.com
    • Centre De Reintroduction, Des Cicognes Et Del Loutres, route des Vins Hunawhir
    www.cigogne-loutre.com
    • Ecomusee D’alsace, 
    Grosswald Ungersheim, www.ecomusee-alsace.fr

  • Toscana, Punta Ala

    Toscana • Punta Ala/Castiglione della Pescaia

    Tra Punta Ala e Castiglione della Pescaia: chilometri di spiagge e scogliere con alle spalle la pineta e la suggestiva Maremma etrusca

    C’é chi definisce questa zona come “caraibica” per via delle lunghe spiagge bianche delimitate dal verde… Non sono le palme, però, ma le toscanissime pinete e la macchia mediterranea dai mille profumi e dal costante frinio delle cicale. Zona protetta, ospita diversi campeggi, molti dei quali con accesso sul mare. Pochissimi i posti parcheggio fuori, dunque per spostarsi consigliamo vivamente l’uso delle biciclette, in particolare le MTB, o dello scooter al seguito. La sabbia è fine e ben curata ovunque, i sub e gli amanti dello snorkelling possono contare su splendidi fondali da esplorare. Su 25 chilometri di costa, infatti, 17 sono di sabbia finissima ai margini della pineta e 8 di scoglio sullo sfondo della macchia mediterranea. Buona parte della spiaggia è libera, ma chi ama l’arenile attrezzato troverà 28 stabilimenti balneari oltre a parchi pubblici attrezzati all’ombra della pineta.

    Cosa fare
    Sia Punta Ala sia Castiglione sono due località mondane molto rinomate. Punta Ala in particolare è il ritrovo estivo del jet set e del popolo degli yachts. Per chi ama le attività nella natura, trekking o bici a volontà nei sentieri immersi nel verde alle spalle di Punta Ala con sentieristica segnalata; lo stesso nella Riserva Naturale della Diaccia Botrona che si trova nel territorio dei comuni di Grosseto e Castiglione della Pescaia. La riserva è estesa su 1.273 ettari. È una delle zone umide più integre in Europa. Vi si accede da Castiglione dopo aver attraversato il ponte Giorgini, percorrendo la strada che costeggia l’argine del fiume Bruna. Nel territorio della riserva naturale sono state contate 250 specie di uccelli: un vero paradiso per le attività di birdwatching e fotografia. Per gli amanti dell’archeologia siamo nella zona di importanti siti archeologici etruschi e romani come Roselle, Vetulonia e Populonia. Imperdibili anche le minicrociere con partenza dal porto di Castiglione della Pescaia alla scoperta dei gioielli dell’Arcipelago Toscano.

    SOSTA CAMPER

    • PuntAla Camping Resort, Strada Vicinale di Pian d’Alma, Castiglione della Pescaia, Tel. 0564 922294
    www.campingpuntala.it
    • Stella Del Mare Camping, Strada Provinciale delle Rocchette Castiglione della Pescaia, Tel. 0564 947100
    www.stelladelmarecamping.it
    • Campeggio Maremma Sans Souci, Località Casa Mora – Castiglione della Pescaia (GR), Tel. 0564 933765
    www.maremmasanssouci.it

    INFO
    www.castiglionepescaia.it
    www.turismoinmaremma.it
    www.maremmapromotion.it

  • L’Istria e le sue cittadine veneziane, l’isola di Cres con un mare meraviglioso e poi verso l’interno per passeggiare tra le cascate più belle del mondo. Un itinerario di grande soddisfazione a due passi dal confine italiano

    Ci sono strade che paiono costruite apposta per appagare il piacere di guida dei camperisti. Corrono tra verdi boschi di smeraldo, sui crinali delle montagne, o si specchiano nel blu dell’Adriatico, incontrando silenti borghi rurali e piccole perle architettoniche, arroccate su coste frastagliate. Grazie a questo pedigree, ma non solo, la Croazia è diventato un petalo importante nella margherita di destinazioni che il viaggiatore si appresta a sfogliare ogni anno. Non a caso, il paese sta da tempo vivendo una continua crescita, in termini di affluenza turistica, e dai camperisti è spesso designato come meta per le proprie vacanze. Roma annesse l’Illiria, questo all’epoca il nome della regione, ai suoi confini imperiali, prima di venire soppiantata dalle orde croate provenienti dall’Ucraina. Anche la prospiciente Venezia vi piantò i vessilli della Serenissima Repubblica, passando poi il testimone agli Asburgo. Dopo il secondo conflitto mondiale il Maresciallo Tito riuscì a mantenere sotto la bandiera jugoslava le diverse, ed eternamente conflittuali, etnie balcaniche. Degli eventi che hanno martoriato questa regione, negli ultimi vent’anni, ne sono a conoscenza anche le pietre, soprattutto quelle dei cimiteri. Non vi è paese, o in alcuni casi villaggio, dove i segni, emotivamente indelebili dell’ottusità umana, si palesino attraverso pareti sventrate o edifici bucherellati dai proiettili. La gente, invero cordiale, è sempre sorridente, ma nei loro modi traspare, a volte, un certo distacco, più che una diffidenza.

    Il nostro tour prende il via dalla frontiera di Buje, 30 chilometri a sud di Trieste. La si raggiunge attraversando quella striscia di costa che rappresenta l’unico sbocco marittimo della Slovenia. Prendiamo la direzione di Kastel. L’Istria nord occidentale ricorda, morfologicamente, l’Appennino Tosco-Emiliano. Ci sono strade tortuose dove fare un po’ di attenzione, saliscendi che movimentano il paesaggio, ampi tornanti e un asfalto mediamente in buone condizioni; ma offre anche borghi edificati sulla sommità delle colline, ampie vallate e splendidi vigneti. La scarsità del traffico permette di apprezzare al meglio il panorama, senza compromettere la sicurezza della guida. Oltrepassiamo il piccolo borgo di Oprtalj per raggiungere un favoloso punto panoramico da cui possiamo ammirare la pittoresca veduta della valle sottostante e Motovun, arroccata sulla collina di fronte. La cittadina, italiana come del resto tutta l’Istria fino al 1947, ha in Mario Andretti, ex campione del mondo di Formula Uno, il suo figlio più celebre. Una passeggiata per i vicoli è un’occasione ben spesa per sgranchirsi le gambe e per un primo contatto con la cordialità del luogo.
    Continuiamo verso sud per una cinquantina di chilometri. Anche se non è la Norvegia, siamo qui per ammirare un fiordo: lo Limski Zaljev. Dopo Medaki, poco più avanti sulla destra, si apre un piazzale sterrato dove sono in vendita prodotti locali. Dietro le bancarelle, una piccola torre di legno funge da punto di osservazione per ammirare il fiordo. Le sue acque smeraldo ospitano colture di mitili e ostriche, disponibili direttamente dal produttore. Dallo smeraldo del fiordo passiamo a due delle perle incastonate nell’Adriatico: Porec (Parenzo) e Rovinj (Rovigno), la piccola Venezia.

    Parenzo scrigno d’arte
    Situata su una lingua di terra e circondata su tre lati dal mare, Parenzo è uno scrigno ricco di storia, un museo a cielo aperto che racchiude monumenti che vanno dalla storia antica al XX secolo.

    La planimetria della città è quella classica dell’urbe romana: due assi principali ortogonali, il cardo maximus e il decumanus maximus che s’incontrano nel mezzo della città dove si trova il foro, l’attuale piazza Marafor. Passeggiare per il centro è uno spettacolo emozionante per chi ha gli occhi per decifrare le molteplici testimonianze rimaste, ripercorrendo così la storia della città: vie strette che sfociano in piazzette con colonne, templi, resti di pavimentazione originale romana, tracce di fondamenta antiche, palazzi gotico-veneziani ornati da fiori, torri, case romaniche e chiese in tutti gli stili architettonici. Girovagando per le vie arriverete sicuramente al gioiello di Parenzo, la Basilica Eufrasiana, dichiarata Patrimonio Mondiale dell’Umanità dall’Unesco ed eretta nel VI secolo in stile bizantino. Vi si accede attraverso una porta che si apre su un atrio circondato da un loggiato con colonne di marmo e capitelli bizantini. La facciata e il campanile della basilica ci colpiscono subito per la loro armonia. Difficile descriverne la bellezza delle forme e del color oro dei mosaici illuminati dal sole. Ma è all’interno che si trovano quelli meglio conservati, raffiguranti immagini religiose, considerati tra i migliori esempi della pittura monumentale del VI secolo. Cambiamo punto di vista e saliamo sul campanile che offre una bella vista sui tetti di Parenzo e dei suoi dintorni. Se siete sazi di tesori d’arte, potete andare a passeggiare alla “Riva”, magari alle prime luci della sera, per ammirare le bellezze dei moderni yacht “parcheggiati” accanto ai pescherecci e alle batane, le tradizionali barche di legno dei pescatori a fondo piatto dall’aspetto un po’ malandato.

    Che bella Rovigno!
    La perla dell’Adriatico, la città più romantica del Mediterraneo, questi sono i più famosi epiteti che vogliono definire il borgo più blasonato dell’Istria.

    Rovinj in croato è separata dal canale di Leme da Parenzo, e affascina immediatamente il visitatore. Il borgo è un promontorio che si allunga verso il mare dominato dalla cattedrale di Sant’Eufemia. Il suo campanile svetta sopra i tetti rossi delle case e assomiglia a quello di San Marco a Venezia. Infatti la città è stata per 500 anni di dominio dei veneziani, che qui hanno lasciato tracce del loro passaggio un po’ ovunque. Percorrendo le stradine lastricate e strette della città vecchia, soprattutto quelle in riva al mare, il pensiero di essere in un borgo marinaro veneziano non può non venire. In piazza Maresciallo Tito, una delle più vive della città, si erge la torre dell’orologio, alla cui sommità si trova il leone di San Marco; sull’arco dei Balbi, una delle porte d’accesso alla città, troviamo stemmi e leoni veneziani. L’atmosfera, i profumi, le architetture richiamano casa. Ma Rovigno, e l’Istria in generale, sono un mix di culture che ci regalano emozioni speciali. Le vie sono una più bella dell’altra e non si può fare a meno di ammirare i dettagli dei palazzi in stile gotico, rinascimentale, barocco, neoclassico e le case color pastello. I vicoli creano quasi un labirinto, la cui uscita naturale è la cima della collina dove si trova la Cattedrale. Da qui si gode di un’ottima vista su i tetti rossi, sul mare azzurro, sulle isolette dell’arcipelago rovignese e sulla baia di Kurent, un polmone verde protetto affacciato sul mare con piccole calette di ghiaia, molto frequentate dai turisti e dai locali. E ora concedetevi una pausa dal vostro girovagare: seduti in uno dei tanti bar all’aperto, assaporando un bicchiere di vino o mangiando un buon gelato, potrete osservare il via vai di gente che affolla la via Grisia, che d’estate si trasforma in una galleria d’arte a cielo aperto, o le contrattazioni dell’animato e colorato mercato del pesce e della frutta.

    Cres
    La costiera D66 ci porta fino al porto di Brestova, punto d’imbarco per l’isola di Cres.

    Il primo tratto di strada corre interno lungo piatte campagne, per incontrare il mare dopo l’abitato di Plomin, dove il blu intenso dell’Adriatico contrasta col chiarore delle rocce carsiche della vicina isola. In meno di mezz’ora siamo sull’isola. La strada che l’attraversa si dipana sul crinale della collina. Cres, il centro principale dell’isola, è considerata la Portofino della Croazia. Guardando la disposizione del porto, la piazza e i locali, mi rendo conto che ne è la copia spudorata. Però è più curata, pavimentata a nuovo e più spaziosa. In Croazia i costi sono molto contenuti e si apre il portafoglio senza troppi allarmismi, permettendosi vizi che in Italia sarebbero da ponderare con cura! L’isola dispone di molti campeggi, ma attenzione, parecchi sono per naturisti, movimento che qui ha lunga tradizione.
    Il tour ci porta nell’abitato di Valun, piccolo porticciolo con una spiaggia molto carina e quattro locali dove poter pranzare. Lubenice, situata a pochi chilometri di distanza, la si raggiunge percorrendo una strada piuttosto stretta cinta da muri a secco; ricorda le strade d’Irlanda, solo il sole a picco ci rammenta che siamo ad altre latitudini. Lubenice è un paese semi abbandonato, ma negli ultimi tempi si sta ripopolando, grazie al turismo. Un chiosco, in piazza, e un piccolo ristorante, defilato in un cortile. Il panorama che si gode al tramonto dalla sommità della collina, ripaga appieno dei “disagi” per raggiungere la località. Ad Orlec ci concediamo una salutare sudata raggiungendo due spiagge caraibiche, Mali Bok, lungo una strada che aggira il cimitero grazie ad una scarpinata di mezz’ora. Scendiamo verso la vicina isola di Lusini costeggiando il Vransko Jazero, l’invaso idrico fonte di approvvigionamento per tutta l’isola. Mali Losinj è la tappa finale della nostra discesa; da qui risaliremo fino all’estremo nord dell’isola, a Beli, per visitare la clinica dei Grifoni e per gustarci, in riva al mare, una fresca e meritata birra locale. Il consiglio è di accompagnare la gustosa bevanda con dell’ottimo ed economico pesce.
    Ci imbarchiamo a Merag per tornare sulla terra ferma; l’isola di Krk l’attraversiamo velocemente, poiché sentiamo il richiamo delle curve di montagna e vogliamo andare in un luogo magico: Plitvice. La strada costiera è sottoposta a ingenti lavori di manutenzione; in luogo dell’asfalto troviamo sterrato, le piazzuole d’emergenza sono utilizzate come depositi per materiale edile e ruspe. Comunque, l’Adriatico è sempre al nostro fianco col suo profondo blu. Quando la strada è libera dai lavori è un piacere percorrerla; curve perfette per ampiezza e visibilità sono motivo, per noi, di elevata soddisfazione. Ma è dopo Senj, quando ci spingiamo all’interno, che troviamo la strada perfetta. Perfetta in tutto; traffico, asfalto, curve e panorami. Sono ottanta bellissimi chilometri, durante i quali attraversiamo altopiani silenti. Incrociamo, di tanto in tanto, qualche casa o un banchetto che propone formaggio o miele. A Otocac troviamo, infine, i segni cruenti della guerra. Facciate bucherellate, case bombardate e gli sguardi distaccati della gente del posto, impongono rispetto e discrezione nell’uso della fotocamera. Cimiteri improvvisati appaiono ai lati delle strade. Sono il ricordo costante, e angusto, di una tragedia per nulla remota. Siamo all’ingresso del parco nazionale di Plitvice. Quarantasette laghi, posti ad altezze differenti, generano un numero impressionante di cascate molto coreografiche. La natura lussureggiante che le protegge, rimanda ai biblici quadri dell’antico giardino dell’Eden.

    Il parco nazionale di Plitvice
    Il parco copre una superficie di quasi 30mila ettari, attorno a una valle a gradoni lunga circa otto chilometri. 

    Le acque scendono per un dislivello di 156 metri dal lago Proscan, quello situato più in alto, fino ai 483 metri sul livello del mare del fiume emissario, il Korana. Sono alimentate sia da corsi d’acqua superficiali, sia da fonti sotterranee: qui il sottosuolo, come succede nelle zone carsiche, è attraversato da cavità un po’ come una fetta di gruviera. Il fiume più importante è il “nero” (Crna), seguito dal “bianco” (Bijela) e dal Rijecika: naturalmente periodi di precipitazioni intense possono provocare piene e rendere a volte non praticabili alcuni tratti del parco. Lungo tutta la vallata, 92 cascate e cascatelle di varietà incredibile deliziano l’occhio e l’orecchio del visitatore. I percorsi di visita vanno dal livello normale dell’acqua fino a costoni montuosi di altezza anche considerevole e possono essere piuttosto faticosi: è consigliabile procurarsi all’ingresso una mappa dettagliata dei sentieri e fare attenzione ai tempi di percorrenza. Se si vuole visitare tutto il parco non se ne esce prima di sei ore. Parte della visita può essere fatta a bordo del trenino panoramico, che ha le ruote gommate e consente di ammirare alcuni degli scenari più belli nel massimo silenzio, così come è possibile compiere tratti in natanti spinti da silenziosi motori elettrici sui laghi più estesi. Gli automezzi dei visitatori non sono ammessi all’interno. E adesso guardiamoli da vicino, questi celebri laghi: a seconda dei percorsi scelti li vedremo dall’alto o dalla riva, a seconda dell’ora e della limpidezza dell’aria cambieranno di colore, a seconda della stagione cambierà -l’aspetto della vegetazione che si rispecchia nell’acqua. In autunno, soprattutto sul lago Galovac, danno spettacolo i sommacchi con le loro foglie rosso intenso.

    I laghi Superiori
    I laghi situati più in alto, o Superiori, offrono i panorami più selvaggi, in un ambiente di aspetto dolomitico.

    Il primo è il Proscan, che è anche il secondo per grandezza fra tutti, con i suoi 68 ettari di superficie. È alimentato dal fiume Matica, che raccoglie le acque del Bianco e del Nero. Arriva alla profondità di 37 metri e alla larghezza di 400: queste caratteristiche ne fanno una massa d’acqua di colore solitamente verde scuro, che offre una sensazione di grande tranquillità. Le sue acque alimentano il lago di Ciginovac formando una cascata che presenta formazioni rocciose particolarmente belle nell’angolo di sudest. Va tenuto presente che l’acqua continua a depositare calcare su tutto quello che incontra nella sua discesa, in particolare sui muschi e sulla vegetazione acquatica, ma allo stesso tempo erode quello che prima ha costruito. La deposizione del calcare è un processo rapido sui muschi e le piante che vengono così pietrificate: ma perfino certe minuscole chiocciole acquatiche si trovano ricoperte da una corazza bianca che le fa sembrare dei sassolini semoventi. Il prossimo lago è l’Ogrugljak: qui finisce la strada per il bus del parco e può essere un buon punto di partenza per l’escursione a piedi. Qui si apre anche la grotta di Janecikov, lunga 53 metri: era particolarmente apprezzata per le sue sculture naturali interne, ma oggi lo spostamento della cascata di Labudovac, alta circa 20 metri, ne ha parzialmente ostruito l’ingresso. Bella comunque tutta l’area, che consiste in sbarramenti prosciugati incisi da cavità diverse e piccole grotte.

    I laghi: Galovac e Gradinsko
    Prossima tappa il Galovac, forse il più bello, con la serie di laghetti a valle che danno il meglio di sè in primavera, quando l’abbondanza d’acqua alimenta cascate e cascatelle a centinaia in un fragoroso gioco di spruzzi.

    Era stata costruita una scala in calcestruzzo per avvicinare la cascata principale, la Galovacki Buk, ma il progettista non aveva fatto i conti con la potenza dell’acqua calcarea, che ha ricoperto di roccia quell’oggetto intruso assimilandolo al paesaggio. Da non perdere l’imponente cascata di Veliki Prstavci: di pomeriggio i raggi del sole colorano i suoi spruzzi con un arcobaleno. Un tempo era particolarmente bella la cascata del Galovac, alta 20 metri: in seguito alla Guerra Civile (1991-1995: il parco si trovava in una regione di combattimenti fra serbi e croati) l’abbattimento di alberi ha interrotto l’originario afflusso delle acque. Non lontano è il lago di Gradin che presenta un’interessante colorazione: la profondità dell’acqua è minima sul lato est e arriva al suo massimo di 10 metri presso la sponda opposta. In parallelo il colore dell’acqua passa dal biancastro al verde chiaro fino ad arrivare a un verde cupo. Circondato da imponenti formazioni di canne palustri, il prossimo lago, il Gradinsko, è il prediletto dalle anatre selvatiche per nidificare. Abbiamo accennato alla presenza dell’aquila pescatrice e della cicogna, ma fra quelle di passo e le stanziali, in questa zona di specie di uccelli se ne contano 120. Presso le rive del lago di Burget, in un bel bosco, sono visibili i resti di una costruzione industriale: tutto quello che resta di un progetto irresponsabile di sfruttare l’incanto di queste acque per ricavarne forza motrice. E arriviamo al Koziak, che conclude la serie dei Laghi Superiori: è il più esteso di tutti, con una superficie di 83 ettari, una lunghezza di tre chilometri e una larghezza massima di 600 metri e conta pure un’isoletta, Stefania, così chiamata in onore di una regina che la visitò nel 1888. Il lago è celebre per i colori cangianti della sua superficie che variano a secondo dell’ora. Secondo una tradizione popolare, il suo nome deriva da un episodio occorso in un lontano inverno, quando un branco di capre, vistesi circondate dai lupi, tentarono una fuga disperata sulla superficie gelata del lago: ma la crosta di ghiaccio, troppo sottile, cedette e le povere bestie non ebbero scampo.

    Gli inferiori
    Nella serie dei Laghi Inferiori, a valle del Koziak, il panorama cambia.

    Le sponde sono costituite da pareti rocciose ripide nelle quali si aprono cavità e grotte. Il Milanovac dà spettacolo tingendosi di azzurro, celeste e verde smeraldo a seconda dell’inclinazione dei raggi solari. Le acque di questo lago si gettano nel Gavanovaz attraverso una schiera di cascate poderose. Nel Kaluderovaz, merita una gita in battello l’esplorazione della grotta, parzialmente sommersa, che si apre sulla sua sponda: è una vera “grotta azzurra” in tutto lo splendore del turchese. E per concludere in bellezza arriviamo al Novakovica Brod e godiamoci lo spettacolo del fiume Plitvica che vi si precipita con un salto di ben 78 metri, per inciso venti metri in più rispetto le celebri cascate del Niagara. Queste ultime hanno però una portata maggiore.

    C’era una volta un treno…
    78 chilometri di pista ciclabile tra mare e natura lungo la Parenzana, la famosa tratta ferroviaria che univa Trieste a Parenzo ai tempi degli Austriaci, oggi convertita a paradiso cicloturistico.

    Ecco un bell’esempio di recupero di una linea ferroviaria in disuso che dà nuova vita a una parte di storia della penisola. Era il lontano 1902 quando la prima locomotiva a vapore partiva da Buie per arrivare a Trieste, collegando così l’Istria alle altre città dell’impero austroungarico. I 123 chilometri della ferrovia punivano luoghi dell’Istria altrimenti isolati come borghi collinari dell’interno, tratti carsici e paesi marini. Fu un’opera grandiosa che prevedeva 9 tunnel, 11 ponti, 6 viadotti e 35 stazioni ferroviarie, e fu realizzata in soli due anni per il trasporto di passeggeri e di merci. La ferrovia però fu dismessa per gli alti costi di mantenimento solo dopo 33 anni di servizio, nel 1935, ma, nonostante questa breve vita, lasciò un segno indelebile in tutto il territorio. Oggi per una lunghezza di 78 chilometri che si snodano attraverso l’Italia, la Slovenia e la Croazia, la linea ferroviaria è percorribile in bicicletta, lungo un tracciato bellissimo, non solo per gli appassionati ciclisti, ma anche per gli amanti della natura, del silenzio e del turismo slow. Si può decidere di percorrerla integralmente a tappe, fermandosi nei punti ristoro dedicati, oppure di visitarne solo una parte a seconda dei propri interessi e capacità, dato che alcuni tracciati sono abbastanza impegnativi per via dei dislivelli e dei tratti non asfaltati.

    SOSTA CAMPER
    Parenzo

    • Camping Lanterna: Lanterna 1, 52465 Tar – Tel: + 385 (0)52 404 500 – Aperto da aprile http://www.camping-adriatic.com/it/lanterna-campeggio-porec

    • Campeggio Bijela Uvala: Zelena Laguna – Tel. +385 (0)52 410102 – Aperto da aprile
    www.lagunaporec.com

    Rovigno
    • Campeggio Porton Biondi: Aleja Porton Biondi 1 -Tel. +385 (0)52 813557 – Aperto dal 15 marzo
    www.portonbiondi.hr
    • Campeggio Polari: Polari b.b. – Tel. +385 (0) 52 800200 – Aperto da aprile
    www.campingrovinjvrsar.com
    • Campeggio Veštar: Veštar b.b. – Tel. +385 (0)52 800200 – Aperto da aprile
    www.campingrovinjvrsar.com

    Pola
    • Camping Stoja: Stoja 37 – Tel. +385 (0)52 387144  – Aperto dal 27 marzo
    www.arenacamps.com

    Montona
    • Motuvun camping: Rižanske skupštine 1a – Tel. +385 (0) 52 681607 – Sempre aperto – GPS: N 45° 20’ 04,5’’ E 13° 49’ 30,7’’ – www.motovun-camping.com

    KRK

    • Camping KRK: Narodnog Preporoda 80, 51500 Krk – Reception: + 385 (0)51 221 351 – http://www.camping-adriatic.com/it/campeggio-krk-politin

    Cres
    • Camping Slatina: Martinšica 92 – Martinšica – Tel: +385 (0) 51 574 127 – www.camp-slatina.com
    • Camping Cres Losinj Bijar: Osor bb – Osor, GPS 44°41’58’’ N – 14°23’47’’ E – www.camps-cres-losinj.com
    • Plitvice Jezera: Area sosta in Jezerce 28. GPS N 44.86397 – E 15.64153 – www.campertourism.com

    INFORMAZIONI
    Le contravvenzioni sono elevate per la sosta dei camper in luoghi non autorizzati, cioè ovunque all’infuori dei campeggi, che comunque sono numerosissimi. In caso di rifiuto del pagamento della contravvenzione, vengono ritirati i documenti e subito dopo viene celebrato un processo. In caso di incidenti che provochino lesioni personali o danni materiali ingenti è prevista la comparizione di fronte al giudice penale o amministrativo. Ciò può comportare la custodia cautelare nonché il temporaneo ritiro del passaporto.

    • Ente Nazionale Croato per il Turismo Piazzetta Pattari 1/3 – Milano – info@enteturismocroato.it, tel. 02 86 45 44 97

    http://croatia.hr/it-IT/Homepage, sito ufficiale dell’Ente Croato per il turismo. Si trovano tutte le informazioni necessarie su città, parchi nazionali, singole regioni o itinerari. Completo il motore di ricerca dei campeggi nella sezione dove alloggiare. Offre sia una breve descrizione del campeggio sia, cliccandoci sopra, la scheda completa con servizi e recapiti.

    • Croazia Info – www.croaziainfo.it 

  • Lungo un itinerario classico del turismo itinerante: un luogo che stupisce la prima volta che lo si percorre e che permette di scoprire qualcosa di nuovo ogni volta che ci si ritorna

    Testo: Marco Fasola

    L’identità regionale ben radicata, il fascino dell’oceano increspato e le sue coste granitiche, immense distese di sabbia affiancate ad imponenti scogliere, le tipiche case in legno e muratura e le abbazie romaniche, cittadelle fortificate contrapposte ad immense e verdi praterie, i prodotti caseari da una parte e le ostriche dall’altra e ancora, dall’eredità lasciata delle tribù neolitiche alla storia più recente, l’unicità e l’incanto di Le Mont Saint Michel che da solo vale i chilometri percorsi per venire fin qua.

    Tutto ha inizio lungo la D5, poco prima che diventi parallela alla Senna: siamo nel cuore dell’Impressionismo, a pochi passi da Giverny. Qui troviamo l’attuale museo, che ospita -fedeli -riproduzioni, un tempo dimora di Claude Monet: è qui che l’artista ha creato il paesaggio perfetto per alimentare la sua arte, un giardino plurifiorito e un laghetto di ninfee attraversato da un ponticello ricostruito in stile nipponico. Qualche chilometro più a nord ed eccoci a Rouen, capoluogo dell’alta Normandia, conosciuta per la triste vicenda di Giovanna D’Arco, qui processata e arsa viva. Centinaia di irregolari case costruite con telaio di legno a vista e tamponi in mattoni caratterizzano l’acciottolato centro di Rouen. Sorta sulle rive della Senna è dalla parte delle “rive droite”, la zona più vecchia e interessante della città: nel nucleo medioevale le botteghe di antiquari e rigattieri si alternano a ristoranti invitanti. L’attrattiva principale è la cattedrale gotica di Notrè Dame, soggetto più volte studiato e raffigurato da Claude Monet durante i suoi studi sulla luce. Salta all’occhio il contrasto tra l’austera torre Saint-Romain, realizzata agli albori dello stile gotico, e la scintillante Tour De Beurre, custode di un carillon composto da cinquantacinque campane sviluppato sulla destra. All’interno la chapelle De Sainte-Jeanne è dedicata a Giovanna D’Arco. Lungo l’omonima via, il Gros Horloge rappresenta un portafortuna per gli abitanti di Rouen: un’unica lancetta segna l’ora mentre i giorni della settimana sono indicati da figure.

    Lasciando il fiume alla vostra sinistra e utilizzando quando possibile le belle e paesaggistiche strade secondarie, sarete presto a Le Havre, dove per mezzo del famoso ponte di Normandia (a pedaggio), un tempo fiore all’occhiello dell’ingegneria con la sua lunga campata collegata alle due torri alte 215 metri, approderete alla foce della Senna nella suggestiva Honfleur. Le -variopinte facciate in pietra d’ardesia adornano il pittoresco porticciolo turistico del Vieux Bassin, ma è il lato opposto, l’Avant Port, che accoglie le flotte di pescherecci che riforniscono buona parte del Paese di gamberetti e sgombri. In place Sainte-Catherine troviamo una chiesa e un campanile costruiti entrambi in legno ma come strutture distinte. Separate dal fiume Touques e collegate tra loro dal Pont Des Belges troviamo l’esclusiva ed elegante Deuville, che con le sue boutique di alta moda e il casinò ostenta tutta la sua opulenza alla più sobria Trouville.

    Siamo a Caen, ed è da qui che il nostro viaggio si biforca in due filoni: da una parte i verdi pascoli, le spiagge e i -suggestivi paesaggi; dall’altra la memoria e la passione per la storia, tutto quello che accadde il 6 giugno 1944 con lo sbarco in Normandia e il D-Day. L’ingresso al museo avviene per mezzo di una fenditura che taglia la spoglia facciata, quasi a ricordare la breccia che aprirono gli alleati per scacciare le truppe di Hitler, un’ottima mostra ben realizzata con foto complete di didascalie, video, proiezioni, plastici, testimonianze e armi della Seconda Guerra Mondiale. Caen è anche una vivace città universitaria e regale belle vedute camminando sui bastioni della fortezza voluta da Guglielmo il conquistatore. Riprendete la costa, dove ogni paese offre un’affascinante spettacolo sull’oceano e pressochè ovunque potrete trovare piccoli musei del D-Day. Sono ancora presenti i resti degli enormi cassoni di cemento utilizzati dagli alleati per costruire porti prefabbricati, mentre a Lougues Sur Mer sono ancora intatte le casematte e i massicci cannoni da 152mm.

    Spostiamoci ora a Bayeaux, lontana appena sette chilometri. Attraversata dal fiume Aure, con le sue case in pietra dove è ancora visibile un piccolo mulino ad acqua ed arricchita dalla bella cattedrale gotico normanna del XIII secolo, Bayeaux è famosa in tutto il mondo per il suo arazzo ben conservato nel museo De La Tapisserie. L’inestimabile striscia di prezioso tessuto racconta la storia della conquista normanna e degli eventi che la -determinarono. Qui l’American Military Cemetery rappresenta uno dei memoriali più impressionanti al mondo: un’infinita distesa di croci bianche e di David poste l’una accanto all’altra vi toglieranno le parole di bocca. Omaha Beach è una splendida e grandissima spiaggia di sabbia chiara e fine dove il vento soffia forte portando con se il profumo dell’oceano. Oggi non vi è più alcuna testimonianza dello sbarco alleato. Altro sito che gli appassionati di storia non possono perdere è Pointe Du Hoc, appezzamento di terra donato ad uso perpetuo dalla Francia agli Stati Uniti dove tutto è rimasto come allora o quasi: sono ancora visibili i crateri provocati dalle bombe sganciate dall’aviazione! Privilegiando i percorsi litoranei è facile farsi attirare da banchetti che vendono le ostriche qui allevate. Se vi piace il genere, approfittatene, sono freschissime e ottime per un aperitivo!

    Eccoci dove la Bretagna e la Normandia si sfiorano quasi a volersi contendere quell’isolotto tanto bello quanto unico, quella piramide gotica che con la sua guglia svettante riesce a farsi ammirare già da lontano, un luogo in cui il fascino irresistibile è arricchito dalla magia della marea che ad un’ora l’abbraccia e ad un’altra si allontana, un naturale gioco di acqua e colori che rende superfluo ricordare che le Mont Saint Michel fu una delle prime località inserite nella lista dei patrimoni dell’Unesco nel 1979. L’accesso avviene unicamente attraversando la porta arcata con ponte levatoio de L’Avanceè  che vi introduce nella Grand rue pavimentata con sanpietrini. Musei, negozi di souvenir e ristoranti vi accompagneranno fino all’abbazia, la cui chiesa alterna il romanico stile della -navata -maggiore al gotico fiammeggiante del coro. Visitiamo ora l’antica città fortificata di St. Malò: un tempo era un’isola collegata alla terra ferma grazie ad un istmo di sabbia. Passeggiate per le strette vie della cittadella oppure sui più tranquilli bastioni che racchiudono il nucleo più datato; approfittate della bassa marea per fare una piccola escursione sull’Ile Du Gran Bè, ma non dimenticate di tenere d’occhio il livello dell’acqua che sale molto più rapidamente di quanto vi aspettiate, se avete perplessità informatevi all’ufficio del turismo sugli orari delle maree. Leggermente più a sud (45 km), incontriamo Dinan, con le sue case in legno e muratura, la torre dell’orologio e la basilica: una buona veduta si ottiene guardando il porto vecchio dall’alto. Prima di portarci nella zona della costa di granito rosa, una tappa d’obbligo è Cap Frèhel (45 km). Le sue scogliere alte 70 metri e il faro a torre quadrata alto 30 metri che domina il mare regalano emozioni uniche da tanto belle.  Una tragitto di circa 170 chilometri ci porterà ora nella curiosa località di Locronan: qui il tempo sembra si sia fermato al XVIII secolo. Una delle caratteristiche principali del borgo antico è la completa assenza di cavi elettrici e telefonici. La località è stata scelta da molti registi e vi sono stati girati film storici. A circa 45 km troviamo Pointe Du Raz: il promontorio, delimitato da -alte -falesie, si raggiunge per mezzo di un sentiero costiero lungo circa 800 metri, il luogo migliore dove godersi in piena tranquillità un suggestivo tramonto sul mare. Dalla tipica città bretone di Quimper, passando per la fortificata Concarnau ci accingiamo a raggiungere la pittoresca Pont Aven, che con il suo ponte da il nome al paese. Un tempo era un porto costiero ricco di mulini nonché luogo frequentato da artisti squattrinati: uno su tutti Paul Gaugin. Numerose gallerie offrono al turista dai semplici souvenir alle vere e proprie opere d’arte; non mancate di acquistare le inimitabili burrose gallette e concedetevi una romantica escursione in battello.

    Cucina tipica
    Il fiore all’occhiello della regione sono i formaggi: è infatti nella bassa Normandia che nasce il gustoso e cremoso Camembert. I derivati del latte danno vita ad una varietà di salse al burro e panna che sono onnipresenti nell’elaborata cucina locale accompagnando pietanze a base di pesce come la sole normanne, sogliola con salse bianche, ma anche piatti di carne come la trippa e il caneton rouennais, piatto a base d’anatra tipico di Rouen. Piuttosto diffuso anche il sanguinaccio, composto da sangue e grasso di maiale e cipolla. Decisamente più semplice e meno sofisticata è la cucina bretone, basata soprattutto sulla varietà del pescato che è di ottima qualità. Frutti di mare e pesci, ma anche le prelibate ostriche di Cancale o i granchi di St.Malò, un ottimo branzino cotto in crosta di sale accompagnato da la cotriade, zuppa di pesce e molluschi. Celebre piatto è anche l’homard a l’armoricaine, ovvero astice cotto alla fiamma con vino bianco e brandy. Al contrario della maggior parte del resto di Francia da queste parti non viene prodotto vino, le specialità sono l’amato sidro che dopo la fermentazione assume una modesta gradazione alcolica. Di questa zona il focoso Calvados. •

    SOSTA CAMPER

    Di seguito alcune possibilità di sosta con camper service:
    • Arromanches, Rue Francois Carpentier – GPS: N 49.33904 W(E) 0.62553
    • Bayeaux, Place Gauquelin Despalliers – GPS: N 49.28044 W(E) 0.70775
    • Deauville: Blvd Des Sports – GPS: N 49°21’26.09” E 0°05’03.49” (Google Earth)
    • Honfleur: Bassin Carnut – GPS: N 49°24’58.74” E 0°14’45.95” (Google Earth)
    • Concarnau: Av. De La Gare  – GPS: N 47.87864 W(E) 3.92020
    • Locronan: Rue Du Priorè – GPS: N 48.09811 W(E) 4.21245
    • Pont Aven: Rue Louis Comenech – GPS: N 47.85694 W(E) 3.74280
    • Rouen (Deville les Rouen), Camping municipal rue Jules Ferry
    GPS N 49°28’13.03” E 1°02’49.96” (Google Earth)

     
  • Una vacanza da re sulle tracce dei monaci o dei cavalieri… I weekend di primavera e d’estate possono essere un’ottima occasione per scoprire da vicino i castelli e le fortificazioni della Valle d’Aosta fra passeggiate a piedi e gite in carrozza.

    Si parte dal Forte di Bard (A5 uscita Pont-Saint-Martin) una suggestiva piazzaforte di primo Ottocento che funge da “porta” della Valle d’Aosta. Sede dello spettacolare e iper-tecnologico Museo delle Alpi ospita in questi giorni la mostra curata da Enrico Crispolti e Pierluigi Carofano “Terra. Materia e simbolo. Arte, video e foto”, che descrive il profondo legame tra la Terra e l’Uomo dal Basso Medioevo sino all’età contemporanea. In esposizione capolavori della storia dell’arte, opere di Donatello e Lucio Fontana, Vincenzo Campi e Gian Lorenzo Bernini, Alberto Burri e Renato Guttuso. All’insegna della contaminazione tra media, epoche e stili, il grande Centro Valdostano di Cultura Alpina ha curato all’interno della stessa mostra installazioni interattive e fotografie realizzate da sei fotografi per proporre un viaggio di conoscenza dell’elemento terra, riscoprirne l’essenza e riflettere su come preservarla. La mostra è aperta dal martedì al venerdì (10-18) Sabato e domenica fino alle 19.
    Proseguendo sulla SR 44 verso Gressoney-Saint-Jean si può visitare il Castel Savoia (10-12/ 13,30-17,30. Festivi 18,30). Il Castel Savoia venne costruito tra il 1899 ed il 1904. La Regina Margherita, vedova di Umberto I, vi abitò per diverse estati, fino al 1925. L’architetto Stramucci, ideatore delle decorazioni neobarocche del Palazzo Reale a Torino e del Quirinale a Roma, ha progettato un castello in stile eclettico, come d’uso in Francia e in Savoia rivestito di pietra grigia proveniente dalle cave di Gressoney, Gaby e Vert. Si articola su tre piani: il pianterreno, con i locali da giorno, il piano nobile, con gli appartamenti reali ed il secondo piano (non visitabile), riservato ai gentiluomini di corte; nei sotterranei troviamo le cantine. Dell’arredo originale restano pochi pezzi; gli altri mobili visibili provengono da Villa Margherita; originali sono invece le tappezzerie in tessuto di lino e cotone, decorate ad effetto chiné. Le pitture ornamentali sono di Cussetti, poi attivo nel Palazzo Reale di Torino. I soffitti a cassettoni, le boiseries e gli arredi sono di Dellera. In un fabbricato poco distante, collegato al castello da una decauville sotterranea, erano collocate le cucine. Altre dipendenze sono: Villa Belvedere, già foresteria e gendarmeria reale, e la casetta nota come Romitaggio Carducci, dedicata al poeta, ammiratore e cantore della regina. Ai piedi del maniero è stato allestito un giardino roccioso che ne riprende il nome, ricco di specie botaniche alpine aperto dal 1 Maggio al 30 Settembre.
    All’uscita di Verrès è possibile visitare il castello di Issogne (9-18,30) e negli stessi orari anche il castello di Verrès. Proprietà dei vescovi di Aosta sino al 1379, restaurato e ampliato verso il 1400 da Ibleto di Challant, il castello di Issogne assunse l’aspetto attuale tra il 1490 e il 1510 per opera di Giorgio di Challant, priore di S. Orso, che lo restaurò e lo trasformò in sontuosa dimora. Dopo vari passaggi di proprietà, nel 1872, fu acquistato dal pittore Vittorio Avondo che lo restaurò e lo donò allo Stato. Entrando nel palazzo si accede al cortile, sul quale s’affacciano gli stemmi della famiglia Challant e delle famiglie ad essa legate, e al centro del quale si trova la celebre fontana del melograno in ferro battuto. Si percorre quindi il portico, le lunette del quale sono decorate da affreschi di scene di vita quotidiana (XVI sec.). I vani del castello visitabili sono: al pianterreno la sala da pranzo, la cucina, e la sala baronale, in cui si possono ammirare pitture e affreschi; al primo piano invece la cappella, dalle volte a ogiva finemente decorate, con affreschi alle pareti e altare gotico di legno intagliato e dorato, adorno di un trittico fiammingo, le camere della contessa e del conte Renato; al secondo piano la stanza “del re di Francia”, con soffitto a cassettoni decorato da gigli e camino con scudo della dinastia francese dei Valois, e la stanza dei “Cavalieri di San Maurizio” con bel soffitto a cassettoni, su cui è dipinta la croce dell’ordine. Un’iscrizione in caratteri gotici attesta che Ibleto di Challant finì di costruire il maniero di Verrès nel 1390. Nel 1536, Renato di Challant rinnovò l’apparato difensivo, ma, alla sua morte, il castello venne incamerato dai Savoia; nel 1661, il duca Carlo Emanuele II fece trasferire gli armamenti al forte di Bard, punto strategico di difesa della regione. Gli Challant tornarono in possesso della rocca dal 1696 fino all’estinzione della casata (inizio XIX sec.); il maniero, ormai abbandonato, venne salvato, come i castelli di Issogne e Fénis, grazie all’interesse di un gruppo di intellettuali piemontesi. Il portale d’ingresso dà accesso al cortile quadrato del castello. Attorno a questo, l’edificio si dispone, ad anello, su 3 piani, collegati da un monumentale scalone in pietra su archi rampanti. La regolarità geometrica della struttura e la decorazione essenziale (pietra verde e bianca lavorata) s’intonano al carattere militare dell’edificio, denotando l’eccellenza delle maestranze locali. Al piano terreno troviamo: due grandi saloni simmetrici, con interessante sala d’armi e cucina. Al primo piano troviamo: locali riservati ai signori, una grande cucina, dotata di 3 camini collegata attraverso un passavivande alla sala da pranzo con volta di pietra a vele multiple. Il castello, ogni anno, è palcoscenico del Carnevale Storico verrezziese, che rievoca, tra storia e leggenda, l’epopea della contessa Caterina di Challant.
    Procedendo nel nostro viaggio, all’uscita di Nus in direzione Aosta, troviamo il castello di Fénis, anch’esso aperto al pubblico fra le 9 e le 18,30. Vera icona medioevale, il maniero è noto per la sua straordinaria architettura e la potenza evocativa delle sue torri e mura merlate. La complessa, armoniosa struttura, organizzata concentricamente attorno al cortile interno, evoca un’immagine quasi fiabesca. Le torri del castello furono aggiunte al torrione preesistente verso la metà del sec. XIV da Aimone di Challant. Il castello appartenne, poi, ai signori di Challant fino al 1716. Seguì un periodo d’abbandono, nel quale il maniero fu trasformato in abitazione rurale. Venne acquistato nel 1895 da Alfredo d’Andrade, che iniziò un’importante campagna di restauri. Il mastio è racchiuso in una doppia cinta muraria, con torrette di guardia e camminamento. Si accede al maniero passando attraverso la torre quadrata. Il cortile interno, con scalone semicircolare e balconate di legno, è decorato da pregevoli affreschi (S. Giorgio che uccide il drago e saggi e profeti recanti cartigli con proverbi e sentenze morali in francese antico); sulla parete orientale sono raffigurati Annunciazione e Santi. I primi due affreschi vengono attribuiti ad un pittore vicino alla scuola di Jaquerio (XV sec.). Al pianterreno troviamo: sale d’armi e da pranzo, dispensa, cucina, studio ed esattoria; al primo piano: la cappella con sala di rappresentanza e le camere dei conti.
    Infine, giungendo ad Aosta (A5 uscita Aosta Ovest-Saint Pierre direzione Frazione Plan de Sarre SR47) troviamo il Castello Reale di Sarre (9-18,30). Costruito nel 1710 sui resti di una casa forte già menzionata nel 1242, dopo vari passaggi di proprietà fu acquistato dal re d’Italia Vittorio Emanuele II, che lo ristrutturò e lo utilizzò come residenza durante le battute di caccia in Valle d’Aosta. Il castello fu abitato per villeggiatura anche da Umberto e dalla regina Maria José. Nel 1989, la Regione Valle d´Aosta ha acquistato il complesso per restaurarlo. L’intervento ha voluto conservare la doppia identità assunta nella storia: residenza alpina e museo della presenza sabauda nella regione. Al piano terra la visita è libera; le sale sono state concepite come “sezioni didattiche”, con lo scopo di introdurre il visitatore alla visita accompagnata (ogni mezz’ora) ai piani superiori. Oltre all’iconografia sabauda (Sala d’accoglienza e Cabinets des gravures), sono rappresentate le cacce reali nelle Alpi (Salles Chasse) e la storia del castello. Ai piani superiori, le stanze sono state riallestite con parte degli arredi ritrovati nel castello. Sono visibili l’Appartamento Reale (primo piano), con la Gran Sala del gioco e la Galleria dei trofei venatori e le stanze private, mai aperte in precedenza. Le stanze del secondo piano riguardano la storia della dinastia sabauda nel XX sec.: Vittorio Emanuele III, Elena di Montenegro, Umberto II e Maria José, figura particolarmente legata alla Valle d’ Aosta.
    Una gita romantica o divertente, specie per i più piccoli, viene proposta dall’Associazione Gruppo Attacchi della valle d’Aosta che organizza passeggiate di uno o più giorni a cavallo o in carrozza tra i castelli. Tel. 0165 251247,  www.gruppoattacchivda.it
    A Saint-Oyen, sulla strada per il Gran San Bernardo (uscita Aosta Est E27), è perfino possibile dormire all’interno di mura millenarie! Costruita fra il X e l’XI secolo, Château-Verdun (1.350 mt.) era una ‘casa forte’ a metà strada tra Aosta e il valico del Gran San Bernardo. Donata da Amedeo III di Savoia ai Canonici dell’Ospizio del Gran San Bernardo nel 1137, fungeva da punto di sosta per i viandanti e cascina per il rifornimento dell’Ospizio. Dal 1991 i quattro canonici (di lingua francese) ospitano i turisti in dodici camere da due o quattro letti e in una camera da dieci.
    Interessanti i prezzi e lo spirito dell’ospitalità. www.gsbernard.ch

  • Treno natura siena

    Toscana • Siena

    Una giornata su un vero treno a vapore che fa “ciuf ciuf”? Si può fare! Si parte da Siena…

    Il Treno Natura porta davvero indietro nel tempo: questa è l’impressione che resterà nella mente di chi avrà la possibilità di compiervi almeno un viaggio. È grande l’emozione che si prova salendo a bordo di una carrozza centoporte trainata da una littorina d’epoca o da uno di quegli scuri “giganti fumanti” sui quali i nostri nonni viaggiavano, accompagnati da un sottofondo di fischi, sbuffi, cigolii e soffiare di stantuffi. Gli itinerari sono tanti, inconsueti e tutti irresistibili per la bellezza dei territori attraversati e perché certi paesaggi, alcune prospettive, non sono “godibili” che dal treno. In certi tratti non ci sono strade, oltre alla ferrovia, e si vedono solo colture e greggi: il tempo si è davvero fermato e il Treno Natura ci dà la chiave d’accesso. Sarà possibile scendere in romantiche stazioni per poi avventurarsi lungo sentieri, raggiungere pievi, borghi e castelli, soffermarsi per una degustazione in una fattoria, cogliere l’occasione per partecipare ad una sagra o ad una festa. Il viaggio dura tutta la giornata. C’è un solo orario di partenza e questo è sempre abbinato a un evento speciale, di solito sagre e feste di paese. Insomma una festa nella festa. Il servizio prevede anche il passaggio pullman per raggiungere le feste di paese non toccate dalla ferrovia. Il primo appuntamento è previsto per la seconda metà di marzo in occasione della sagra del tartufo marzuolo di San Giovanni d’Asso. Indicativamente si parte alle 9 da Siena per ritornare in serata.

    Viaggiare su una locomotiva a vapore fa tornare tutti bambini. A oltre 150 anni dalla sua invenzione suscita in noi ancora le stesse emozioni che provarono i nostri trisavoli. 

    Orari/apertura: le uscite durano tutta la giornata. Solitamente si articolano con diverse soste, con il raggiungimento della località dell’evento e dopo qualche ora nel pomeriggio si rientra verso Siena.
    Quale età: adatto a tutti
    Costo: il biglietto costa 29 euro, gratis i bambini sotto i dieci anni accompaganti da due adulti
    Sosta Camper: area attrezzata in Via S. Pertini e vie adiacenti, nelle vicinanze del cimitero. GPS 45.975514 – 12.382911

    Per informazioni più dettagliate sui programmi e la prenotazione necessaria per tempo contattate Agenzia Viaggi Visione Del Mondo 
    Via dei Termini 83 – Siena
    Tel. 0577 281834
    www.terresiena.it


     
  • Centro Recupero Avifauna Tirolo

    Trentino Alto Adige • Tirolo (BZ) 

    Unico nel suo genere in Alto Adige, il Centro Recupero Avifauna di Castel Tirolo accoglie e cura rapaci feriti o in difficoltà

    Il Centro sorge sulla collina di Castel Tirolo, località che garantisce le migliori condizioni climatiche e logistiche per la cura dei rapaci feriti o in difficoltà. Compito del Centro é curare uccelli feriti per reintrodurli in natura. Ogni anno arrivano circa 250 uccelli feriti, la metà dei quali può essere rilasciata, gli altri incapaci di tornare a vivere nel proprio habitat rimangono nel Centro, dove trovano una nuova casa in una delle 24 voliere studiate per le diverse esigenze delle specie presenti. Qui possono essere osservati dai visitatori, che con il loro ingresso contribuiscono al finanziamento del centro. Le voliere, su una superficie di 9.000 mq, sono raggiungibili tramite un sentiero naturalistico di 300 metri. Su questo percorso si possono ammirare l’avifauna locale e la flora della zona attraverso tabelloni che illustrano diversi paesaggi e gli uccelli che ci vivono. La parte più affascinante della visita é la dimostrazione di volo che viene resa possibile grazie alla favorevole posizione collinare. Ogni giorno, alle ore 11.15 e alle 15.15, vengono lasciati volare liberamente sulla collina diversi uccelli sani (nati in cattività e provvisti di regolare certificato). Durante la dimostrazione di volo, circa 40 minuti, i visitatori hanno la possibilità di vedere aquile, avvoltoi, falchi, gufi e poiane in azione, di conoscerli da vicino e di essere informati sulla vita di questi meravigliosi animali, sui pericoli a cui sono esposti attraverso la civilizzazione e sulla protezione delle specie. É bene sapere che gli uccelli, specialmente i rapaci, svolgono un ruolo importante nel ciclo della natura.

    Orari/apertura: il parco è aperto da martedì a domenica dalle 10:30 alle 17:00 – Dimostrazioni alle 11:15 e alle 15:15.
    Quale età: adatto a tutti
    Costo: adulti 9 euro • bambini (6-13) 7 euro
    Sosta Camper: zona a traffico limitato! È consigliabile parcheggiare l’auto a Tirolo in uno dei grandi parcheggi pubblici e intraprendere la passeggiata di ca. 15 minuti verso il castello, peraltro ben segnalata.

    Centro Recupero Avifauna
    Via del Castello 25,  Tirolo (BZ)
    Tel. 0473 221 500
    gufyland@yahoo.de
    www.gufyland.com/it

     
  • Il Salone del Camper ci spinge a Parma. Un weekend impegnativo ma anche un’occasione per conoscere e assaporare un po’ del territorio della bassa parmense, terra verdiana e di eccellenze gastronomiche… Un lembo di Pianura Padana pieno di sorprese.

    Arrivare alla fiera del resto già ci spinge verso quella terra così bassa e dove è ancora così forte il legame con l’agricoltura. Diciamo la verità: i padiglioni della fiera sembrano un po’ una cattedrale nel deserto… Se non fosse per l’adiacente autostrada e la linea ferroviaria dell’alta velocità si potrebbe pensare di aver sbagliato luogo. Mentre cerchiamo l’ingresso giusto per entrare, non è difficile scorgere un trattore che ara il campo a fianco alla strada, sollevando quel caratteristico odore di polvere che ha la terra a fine estate, quando ha dato tutto quello che doveva all’uomo e ora non chiede che essere rovesciata per bere le piogge autunnali che non tarderanno ad arrivare e cullare durante l’inverno i semi germogliati del grano.

    Non occorre fare molti chilometri dalla fiera per scoprire il mondo della bassa parmense: un mondo che porta addosso i segni di un’antica nobiltà ma anche di lavoro duro, di testarda coerenza emiliana che ha trasformato questa terra in oro verde. Qui non si vedono le sterminate distese di mais come a nord del Po: il consorzio del Parmigiano Reggiano parla chiaro in proposito, le vacche che producono il prezioso latte devono mangiare solo fieno e sfarinati di cereali, nessun trinciato fermentato… E non azzardatevi a dire, se non volete essere presi a male parole, che nel cremonese fanno il Grana Padano con qualunque latte. Poi salendo verso il Po ecco la strada del Culatello, prelibatezza della salumeria da accompagnare con qualche pezzo di torta fritta calda, parente stretto dello gnocco fritto reggiano, ma guai a confondere le carte in tavola: qui il campanilismo è qualcosa di profondo, l’identità territoriale è forte, l’originalità anche. Parma Calcio appassiona, certamente, ma intanto sul territorio ci sono quattordici squadre di rugby, nelle altre province emiliane ci sono solidi distretti industriali, qui tutto è legato all’agricoltura e all’alimentare, anche le industrie di trasformazione e le aziende che producono le macchine per l’industria di trasformazione. Insomma, la provincia di Parma è un mondo a parte, cortese e godereccio, dove spesso nelle campagne le case coloniche non hanno, come altrove, alcuna recinzione, semplicemente emergono dai prati in fondo a un vialetto. Esplorate, prendete le strade secondarie, lasciate il camper in uno qualsiasi dei centri della bassa e inforcate le biciclette, assaporate i piatti delle trattorie, godete della erre arrotondata di questa parlata, diventate “parmsen” per uno o due giorni.

    Fontevivo e Fontanellato

    Tra le cose belle da vedere non lontano dalla fiera c’è Fontevivo, oggi celebre per il vastissimo terminal intermodale, ma quasi novecento anni fa per l’abbazia fondata dal monastero di Chiaravalle della Colomba.

    Del complesso la chiesa conserva ancora l’aspetto originale romanico, anche se la facciata venne rifatta nel ‘400. L’interno, molto severo, a tre navate, custodisce il mausoleo di Ferdinando di Borbone, duca di Parma, morto proprio a Fontevivo nel 1802. Dove era il convento c’è l’interessante Villeggiatura del Collegio dei Nobili, una sorta di “resort ante litteram” settecentesco, destinato a ospitare in estate la nobiltà del Ducato. Per vedere affreschi pregevoli, poco distante entrate nella seicentesca chiesa dei Cappuccini.

    Oltrepassiamo l’autostrada e siamo a Fontanellato, grazioso comune con il centro storico caratterizzato dai porticati e al cui centro troneggia la Rocca Sanvitale con il suo fossato pieno d’acqua. La rocca è visitabile tutti i giorni tra le 9.30 e le 11.45 e nel pomeriggio tra le 15 e le 18.15. Attenzione, se ci andate tra ottobre e marzo il lunedì non è visitabile e l’orario pomeridiano finisce alle 17. È uno dei più bei tesori che custodisce la bassa, perfettamente conservata nel suo aspetto medioevale e artisticamente ricca di affreschi, tra i quali spicca un ciclo del Parmigianino. Quattro torri angolari, mura merlate e all’interno la sala d’Armi che custodisce una collezione di armi antiche e i vari ritratti di famiglia. Passando da una sala all’altra ammirerete soffitti e pavimenti pregevoli, cimeli di Maria Luigia, arredi realizzati tra il seicento e l’ottocento, bellissimi affreschi e la curiosa Camera ottica, al cui interno, grazie a un sistema di specchi si vede riflessa la piazza del Paese.

    La rocca ospita diverse manifestazioni. In particolare, nel periodo del Salone del Camper, sabato 13 settembre c’è alle 20.30 Toni d’Antico, la visita guidata a lume di candela con degustazione finale a base di salumi e suggestivo accompagnamento musicale con antichi strumenti. (Prenotazione obbligatoria, 23 euro, tel. 0521 829055, iat@fontanellato.org). Domenica 14 settembre c’è invece una degustazione di mieli (visita e degustazione 12 euro) e intorno alla rocca stand gastronomici. Interessante lo stesso giorno il Gusto del cammino, alla scoperta del centro storico con degustazioni (info tel. 0521 829055). Un’occasione per ritornare con i bambini è il baby halloween che si svolgerà a partire dalle 14.30 il 26 ottobre, (tel.0521.829055).

    Se proseguite per qualche chilometro verso San Secondo, troverete in paese un’altra fortificazione, la Rocca dei Rossi, ridimensionata nella ristrutturazione dei primi del 900 ma comunque molto suggestiva negli interni. Le visite sono guidate, con inizio a ogni ora. È possibile partecipare alla visita guidata notturna ogni ultimo sabato del mese (info tel. 0521 873214 – 0338 2128809 – 0340 7373460). Lascia a bocca aperta la sala delle Gesta Rossiane, interamente affrescata attraverso una dozzina di riquadri che evocano gli episodi gloriosi dei vari membri della famiglia Rossi. San Secondo è celebre anche per un salume spesso interpretato come il parente povero del prosciutto cotto, ma che vi assicuro qui riacquista una dignità regale: la spalla di maiale. Trattorie, ma a volte anche le semplici salumerie, la tagliano calda al coltello; si accompagna con pane, meglio se con la torta fritta, e con un vinello frizzante locale, molto poco impegnativo ma estremamente piacevole, la Fortana o Fortanina.

    Soragna

    Da San Secondo ci spingiamo in direzione Soragna. Passerete da una frazione, Carzeto, dove si invita il visitatore verso una celebre fontana.

    In realtà la scorgerete a malapena lungo la strada, ma fermatevi a riempire qualche bottiglia. Si tratta di una fontana della giovinezza, il cui risultato è garantito a patto di non fermarsi a mangiare nella trattoria adiacente: il cibo è ottimo, ma la tradizione locale in fatto di grassi annulla sicuramente gli effetti dell’acqua appena raccolta. A voi la scelta su quale filosofia di vita seguire. Arrivati a Soragna trovate le indicazioni per il parcheggio camper. Il centro è distante poche centinaia di metri. La passeggiata in paese si risolve in una vasca lungo la via centrale fatta di case basse con il portico. Il gioiello di Soragna è la Rocca dei Meli Lupi, ancora oggi abitata dai discendenti della famiglia che hanno però aperto alle visite buona parte delle sfarzose sale barocche. Infatti, se originariamente nel 1300 era definita “inespugnabile”, assunse con la fine del medioevo l’aspetto di dimora signorile. Questo non la liberò certo dal suo fantasma, quello della povera Cassandra Marinoni, sposa del Marchese Diofebo II, qui uccisa e che non ottenne mai giustizia. Ma state tranquilli: Donna Cenerina, così è chiamata dai soragnesi, appare soprattutto ad annunciare le disgrazie ai suoi discendenti. Per contatti, non con il fantasma ovviamente, tel. 0524 597978, www.roccadisoragna.it

    Prossima tappa verso i luoghi verdiani, ma prima fate una disgressione alla frazione Diolo. Arrivando la splendida chiesa in stile gotico dedicata a Santa Caterina vi apparirà come una “cattedrale nel deserto”, mentre presso la torre campanaria ha sede il piccolo Museo Giovannino Guareschi (Centro del Boscaccio tel. 0521 876671) che ben racconta l’ambito che ispirò il celebre scrittore della bassa celebre per le saghe di Don Camillo e Peppone.

    I luoghi verdiani

    Spostandoci verso Busseto passeremo per Roncole Verdi, una piccolissima frazione dove è visitabile la casa natale di Giuseppe Verdi.

    L’umile dimora del maestro è stata recentemente riaperta dopo lunghi lavori di restauro (tel. 0524 97450 – 0524 92487). Roncole ospita anche un centro studi permanente su Giovanni Guareschi. Quindi, proseguendo la nostra strada eccoci a Busseto, una sorta di capitale “verdiana”. La passeggiata è storicamente interessante: questo centro agricolo, fu infatti nel medioevo capitale del piccolo stato dei Pallavicino. Magari partendo proprio da Piazza Giuseppe Verdi, sulla quale si affaccia la Rocca, la collegiata di S. Bartolomeo, il palazzo del Comune, e con al centro il monumento in bronzo dedicato al musicista. La Rocca risale al 1250 ma fu completamente rifatta nel 1800 a imitazione dello stile gotico. E se un tempo aveva sei torri circolari, oggi ne ha due angolari merlate e al centro l’imponente torre dell’Orologio. Nell’interno hanno sede il Municipio e il Teatro Verdi. Una passeggiata lungo la porticata Via Roma è un vero viaggio nei luoghi verdiani: c’è palazzo Barezzi, casa del suocero di Verdi che fu il suo primo mecenate – al primo piano un salone è arredato con oggetti dell’epoca. Quindi Palazzo Orlandi, che fu proprietà di Verdi e oggi sede del Museo dei Cimeli verdiani. Sulla stessa Via anche il palazzo del Monte di Pietà dove ha sede l’antica biblioteca del Monte con i suoi oltre 35mila volumi, la seconda per importanza della provincia. Fuori dal centro andremo a Villa Pallavicino che ospita il Museo Nazionale Giuseppe Verdi (www.museogiuseppeverdi.it).

    Lungo il Po

    Il nostro viaggio nella bassa continua lungo il Po, o meglio sotto i suoi argini, dove protetti sono sorti nei secoli i villaggi della civiltà del Grande Fiume, a volte veri potentati agricoli.

    Passeremo da Polesine Parmense, un tempo porto commerciale e oggi base per interessanti gite domenicali in battello sul Po (www.vapensieroviaggi.com), Zibello che tutti associano al culatello, lo speciale salume fatto con la parte alta della coscia del maiale (con il resto si fa il fiocchetto) e che stagiona lentamente nelle umide cantine dalla bassa. Ma Zibello conserva ancora segni del suo importante passato, basta andare in piazza Garibaldi per vedere l’imponente palazzo Pallavicini: lungo i capitelli del colonnato è raccontata la storia del paese, dalle pestilenze del 600 alle periodiche piene che hanno portato morte e distruzione. In piazza Mazzini si ammira, invece, la collegiata dei Ss.Gervaso e Protaso, mentre in via Roma nell’ex convento dei domenicani è ospitato il Museo del Territorio e della Civiltà contadina, che apre su appuntamento (tel. 0524 99124). A  settembre e ottobre si svolgono, con partenza da Zibello, numerose iniziative. Al momento della stesura di questo articolo non è ancora stato definito il programma, ma l’associazione Strada del Culatello (www.stradadelculatello.it) pubblicherà a breve sul suo sito i dettagli per la partecipazione. Continuando il nostro viaggio tra argini che seguono i capricci del fiume arriviamo a Roccabianca, altro centro molto carino con la sua bella piazza porticata (Piazza XX settembre) e il suo castello quattrocentesco in parte visitabile con guide (tel. 0521 374065).

    Proseguendo incontriamo Sissa, e anche qui emerge sul profilo di case basse la torre quadrangolare di un castello. Se fate una sosta visitate nel castello in quella che oggi è la sala del consiglio comunale il bell’affresco settecentesco che rappresenta il giorno che scaccia la notte. Inoltre, in una stanza della rocca è custodito un raro esemplare di orologio molto antico in ferro forgiato perfettamente funzionante (info tel. 0521 679119).

    Il nostro viaggio lungo il Po termina a Colorno, la cittadina più importante della bassa parmense e che nel 700 veniva definita la piccola Versailles in quanto residenza estiva dei duchi di Parma. Il maestoso Palazzo Ducale sorge nei pressi di uno dei due ponti sul fiume e affaccia sulla piazza principale. Il Duca Francesco Farnese nel 700 commissionò i grandi lavori che conferirono alla rocca l’attuale aspetto. La visita alla reggia è solo guidata (info e prenotazioni Reggia di Colorno tel. 0521 312545, reggiadicolorno@provincia.parma.it). Prima di lasciare Colorno non perdete una visita all’Aranciaia, edificata dai Farnese nel 1712: era la grande serra dedicata alle piante di agrumi che poi in estate venivano collocate nel parco della reggia. Oggi questo edificio ospita l’originale Museo dell’Ingegno Popolare e della Tecnologia Preindustriale. Monumentali impianti idrovori, antichi strumenti per la caccia e la pesca, macchine tipografiche e molto altro. Il museo è in Piazzale Vittorio Veneto 19 e per visitarlo occorre prenotare allo 0521 816939.

    Un oasi nella bassa

    Lasciamo gli argini del Po e ritorniamo verso la zona della fiera. Ma all’altezza di Torrile c’è qualcosa di davvero interessante per gli amanti della natura: l’Oasi di Torrile.

    L’oasi è gestita dalla Lipu di Parma, l’associazione che si occupa della tutela dei volatili, un’area di 110 ettari ora elevata al rango di Riserva naturale di Torrile e Trecasali, una zona umida dove sono state censite 300 specie di uccelli. La stagione migliore per una visita è la primavera, ma anche in settembre, periodo di migrazioni, sarà interessante perdere un po’ di tempo nell’osservazione dei numerosi uccelli che migrando si fermano qui per una sosta. Nella riserva sono organizzati dei percorsi in terra battuta accessibili anche ai disabili che portano a sei capanni di osservazione. L’oasi è completata da un centro visite con aule didattiche, gazebo in legno e pannelli didattici. Nel tranquillo e grande parcheggio, previa prenotazione, è anche possibile sostare con il camper. L’oasi è visitabile il giovedì, sabato e domenica e nei festivi con orario continuato dalle ore 9 alle ore 18 (info tel. 0521 810606, www.lipu.it/oasi-torrile). Da Torrile in pochi minuti si arriva all’entrata di Parma dell’autostrada A1. Ancora una volta la Fiera di Parma ci ha dato spunto per conoscere a fondo un lembo del nostro straordinario Paese, un angolo di quella ricca Pianura Padana troppe volte vista solo di sfuggita guardando dal finestrino mentre percorriamo l’autostrada del Sole.

    Andar per Parmigiano Reggiano

    Con novecento anni di storia alle spalle, il Parmigiano-Reggiano ha buone ragioni per definirsi un tutt’uno con la terra in cui nasce. Ancora una volta a sviluppare un processo di caseificazione “perfetto” furono i monaci, l’ordine di San Benedetto per la precisione, che con la regola dell’Ora et labora coltivavano misticismo ma allo stesso tempo mantenevano in vita e sviluppavano i processi, diremmo oggi, scientifici che in quei secoli stavano regredendo rispetto all’epoca Classica. Questo formaggio è uno dei pilastri dell’economia locale e un biglietto da visita internazionale (ma lo sapevate che il “Caseus Pamensis” era già esportato nel 1200?). Andar per caseifici è una vera emozione. Ci si aspetta un processo industriale avanzato e invece le caldare di rame dove si scalda il latte sono sempre quelle, come lo sono le tavole sulle quali le forme stagionano. Lungo il percorso attraverso la provincia passerete senz’altro davanti ai cartelli caratteristici che indicano la presenza dei caseifici con vendita diretta. I produttori sono instancabili lavoratori, molto indaffarati, ma anche molto orgogliosi del loro prodotto e difficilmente se andate ad acquistare del formaggio vi negheranno una breve visita alle stanze di produzione e ai monumentali magazzini di stagionatura. Oltre a spuntare buoni prezzi, troverete stagionature difficilmente reperibili nei normali circuiti commerciali, dal freschissimo formaggio da pasto allo stravecchio da meditazione. I pezzi vi verranno tagliati e confezionati sotto vuoto davanti ai vostri occhi e potrete conservarli per voi e per i vostri amici per mesi. Sul sito www.parmigiano-reggiano.it potrete scaricare il pdf di una guida dedicata ai caseifici della bassa parmense con indirizzi, orari e coordinate GPS; inoltre spesso nei loro spacci si vendono anche altri prodotti locali, vini e salumi in particolare.

    Nella bassa in bici

    L’assenza totale di salite e lo scarso traffico sulla viabilità secondaria sono un invito a inforcare le biciclette per scoprire il territorio nella modalità slow per eccellenza. Aiuta la vasta rete di ciclopiste realizzate dall’Amministrazione Provinciale.

    Ciclopista Bici Parma Po: 50 km sull’argine del Po da Polesine Parmense a Mezzani. La ciclopista si snoda sulla pista ciclabile creata sull’argine e lungo la viabilità minore nei pressi di Colorno. Si percorre in 5 ore attraverso i meandri del fiume Taro, dai Boschi di Maria Luigia a Torricella fino alla Riserva Parma Morta nell’antico corso del torrente nel comune di Mezzani. La ciclopista attraversa l’itinerario gustoso della Strada del Culatello di Zibello… Inevitabili gustose soste gastronomiche!

    Ciclopista Percorso Verdi: 17 chilometri tra Polesine Parmense e Soragna attraversando Busseto e Roncole Verdi: ore 1 e 45 di percorrenza su strade secondarie.

    Ciclopista Percorso Guareschi: 22 chilometri tra Soragna e Fontanelle e seguendo l’argine del Taro fino a Roccabianca. Da Soragna a Fontanelle siamo su viabilità minore, mentre tra Fontanelle a Roccabianca su pista ciclabile con fondo brecciato. Occorrono poco più di due ore per compiere questo itinerario nei luoghi guareschiani.

    Ciclopista Ciclotaro: 1 ora per coprire gli 8,5 chilometri di pista ciclabile sull’argine del Taro tra Trecasali a Viarolo. Deviando di pochi chilometri verso Torrile potrete raggiungere l’Oasi LIPU della quale si parla in altra parte del servizio.

    E poi c’è Parma…

    Raffinatamente bella, elegante, nobile, colta e ricca, ma anche sfacciatamente godereccia, popolare, generosa, allegra e disinibita. Parma in una parola. Terra natale di Arturo Toscanini, ultimo lido di Nicolò Paganini, a un passo da Busseto, il comune dove nacque Giuseppe Verdi. Parma vanta un battistero che ha segnato la storia dell’arte medievale, vie di lusso dove fare shopping, quartieri popolari dove perdersi tra le vie, case antiche talvolta perfettamente tenute talvolta al limite della fatiscenza, da girare a piedi o in bicicletta grazie alle numerose piste ciclabili; da vivere in maniera “slow”, senza fretta, assaporando ogni atmosfera. Il cuore della “Parma bene” è piazza Garibaldi intorno alle vie, strade e borghi ideali per lo shopping. Il Duomo di Parma, anima della città, è uno dei migliori esempi di Romanico in Europa, reso ancora più prezioso dall’affresco della cupola, dipinta con eccelsa maestria dal Correggio. Per cogliere tutta la magia del Duomo e dell’adiacente battistero il nostro consiglio è sedervi in piazza di fronte a loro di notte, meglio se con il cielo rischiarato dalla luna… Indimenticabile. Tra gli altri monumenti del centro storico segnaliamo l’Abbazia di San Giovanni Evangelista, con affreschi del Correggio e una Spezieria antica; la chiesa di Santa Maria della Steccata, con la sua pianta a croce greca, realizzata su un progetto che oggi si tende ad attribuire o al Bramante o a Leonardo (osservate il pregevole arco del presbiterio, a firma del Parmigianino); magnifica opera del Correggio anche nel monastero di San Paolo, la “Camera di San Paolo”, realizzata fra 1519 e 1520 per la volta dell’appartamento della Badessa Giovanna Piacenza che rappresenta un pergolato allegorico che ricorda lo stile del Mantegna e Leonardo, segnando un vertice nell’arte del Rinascimento. A poca strada dal monastero, altre perle imperdibili: il palazzo comunale della Pilotta, la Biblioteca Palatina, il Museo Archeologico, la Galleria Nazionale (tra le pinacoteche più importanti dello Stivale) e due teatri eccellenti, quello Farnese (magnifico esempio di teatro barocco in legno) e il Regio, tempio della lirica. Per una pausa rigenerante all’insegna del bello attraversate il torrente Parma su Ponte Verdi fino ad arrivare al parco di Palazzo Ducale: è il parco cittadino più amato dai parmensi, che qui passeggiano, corrono, si rilassano godendo del verde e della magnificenza di Palazzo Ducale, edificio in pieno stile cinquecentesco.

    Sosta Camper

    Fontanellato

    Area attrezzata a Fontanellato tra via Polizzi e via XXIV Maggio, con 240 piazzole.

    Coordinate 44.878153024487986, 10.169895887374878.

    Scheda tecnica dell’Area Camper: sempre aperto, ombra, carico acqua, scarico cassetta WC, pozzetto, presa energia elettrica, servizi Igienici con WC, illuminazione, pista ciclabile.

    Tariffe orarie: ore 1 euro 3,00; ore 8 euro 6,00; ore 24 euro 10,00.

    Busseto

    Piazzale Renzo Martini: ampia area di sosta in asfalto con zone ombreggiate, a pochi passi dal Centro storico.

    Via Donizetti: parcheggio in asfalto, accanto al Centro storico.

    Via Stradivari: area attrezzata per carico-scarico, a 2 km dal Centro storico.

    Via Carlo Verdi, Roncole Verdi: ampia area attrezzata con servizi igienici per uomini, donne e portatori di handicap.

    Informazioni

    Ufficio IAT di Busseto: piazza Verdi 10, tel. 0524 92487, www.bussetolive.com

    Ufficio IAT di Fontanellato Rocca Sanvitale: piazza Matteotti, tel. 0521 829055, www.fontanellato.org

    UIT Ufficio di Informazioni Turistiche di San Secondo Parmense

    Rocca dei Rossi: Piazza Mazzini 12, tel. e fax 0521 872147

    turismo@comune.san-secondo-parmense.pr.it

    Ufficio Comprensoriale Colorno: presso Reggia di Colorno,

    piazza Garibaldi 23, tel. 0521 313790 www.turismo.comune.colorno.pr.it

    Ufficio IAT Parma: Piazza Garibaldi, Parma – tel. 0521 218889, www.turismo.comune.parma.it – http://turismo.parma.it

  • Alla scoperta del Salento e del sud della Puglia. Un puntuale diario di bordo per le vacanze estive tra mare meraviglioso e interessanti spunti culturali

    Testo: Andrea Campanelli – Foto: D.R.

    La Puglia, e il Salento in particolare, stanno conoscendo una grande fortuna turistica negli ultimi anni: moltissimi i camperisti e campeggiatori che scelgono il “tacco d’Italia” per le ferie estive. Le ragioni sono molteplici: il clima, caldo ma con notti ventilate e rarissime giornate di pioggia in estate; il mare, bellissimo, con tratti a scogliera e tratti sabbiosi tutti caratterizzati da acqua cristallina; stupende città, a partire da Lecce, un trionfo del barocco italiano e una miriade di iniziative, festival e sagre. Buona la recettività: ai campeggi “storici” si sono affiancate una miriade di aree attrezzate, più o meno stagionali, a volte con tutta l’aria di essere improvvisate, altre, soprattutto verso il nord della regione, assomigliano più a fortini assediati, con cancelloni e videosorveglianza (molto spesso queste aree sono anche rimessaggio di mezzi pesanti, barche e pullman), ma tant’è. Nonostante questo, il rischio di restare senza posto nei giorni a cavallo di ferragosto è alto, dunque il consiglio è di prenotare o armarvi di pazienza. Ad allietare il soggiorno contribuisce il buon cibo: nei ristoranti lungo la costa la qualità e i prezzi possono essere influenzati dall’affollamento stagionale; diverso il discorso se si esplora l’entroterra o se si compra nei negozi. Eccellenti i fornai e le pasticcerie, dove sperimentare le più gustose ricette popolari. Non resta che augurarvi buon viaggio e invitarvi a ripercorrere le orme dell’instancabile Gigio Blu, il vecchio camper di Andrea e della sua simpaticissima famiglia che, anno dopo anno, ci sorprende con qualche nuova avventura.

    Lecce
    Una visita alla capitale del barocco. 

    Arriviamo a Lecce e ci sistemiamo nel comodo parcheggio vicino porta Napoli, a due passi dal centro storico (euro 2x24h).Vistiamo la stupenda basilica di S.Croce, l’espressione più alta del barocco leccese! La facciata è ricchissima di decorazioni, così come l’interno. Adiacente alla basilica si trova il palazzo del governo, ex convento dei celestini. In piazza S.Oronzo si può ammirare l’anfiteatro Romano che occupa buona parte di essa, la colonna di S.Oronzo dalla cui sommità svetta la statua del Santo, il Sedile detto anche Palazzo del Seggio e la chiesa di S.Marco e del Gesù. Percorrendo Corso Vittorio Emanuele si arriva in Piazza Duomo, dove c’è la Cattedrale, ricca di opere d’arte e del suo bel campanile, il Palazzo Vescovile e il Seminario. Dopo le 20 approfittiamo dell’Open Day per visitare gratuitamente il castello, accompagnati da una guida, e il museo della cartapesta, che abbiamo trovato molto interessante. Finita la visita, ci godiamo il centro storico che con l’illuminazione notturna è molto bello e suggestivo. La domenica mattina partecipiamo alla Santa Messa nella basilica di S.Croce, -visitiamo la chiesa di S.Matteo, altro bellissimo esempio di architettura barocca, e approfittiamo di una fornitissima pasticceria per assaggiare dei golosi “Pasticciotti” (specialità salentina).

    Acaya e Torre dell’Orso
    Nel pomeriggio con un breve tragitto raggiungiamo la città fortificata di Acaya.

    Sostiamo davanti alla porta d’ingresso e visitiamo il castello: molti i reperti archeologici trovati negli scavi di Roca Vecchia (3 euro biglietto ridotto per tutti in occasione della festività). In serata arriviamo a Torre dell’Orso e sostiamo nell’Area Sosta Gran Pashà, a 2 km dal mare (euro 13×24/h senza elettricità). I gestori, gentilissimi, offrono un servizio di navetta gratuito per il mare e ne approfittiamo subito per una passeggiata sul lungomare. Godendo dei bellissimi scorci sulle scogliere, gustiamo un buonissimo gelato alla gelateria Dentoni (per i golosi consiglio il gusto Nutella Fredda). Il mattino, con una breve passeggiata -arriviamo a -vedere le Due Sorelle: due scogli in mezzo al mare che sembrano uscire come per incanto dall’acqua cristallina.

    Otranto
    Partiamo per Otranto, dove sostiamo al parcheggio di via Renis, senza servizi ma non lontano dal centro (euro 6x24h).

    Visitiamo il centro: le belle vie sono affollate di turisti che curiosano tra i negozi. Bella la cattedrale, famosa per il caratteristico mosaico che ricopre tutto il pavimento. Il mattino successivo ritorniamo in centro per la visita della chiesa Bizantina di S.Pietro. Sul lungomare del centro saliamo sul calessino guidato dal simpatico Pino per un tour della città e della costa (euro 40 per 5 persone): giro delle mura, Santa Maria dei Martiri, il faro di Punta Palascia e la Cava di Bauxite, con il suo laghetto dai colori verde smeraldo dove si riflette il rosso delle pareti. Continuiamo nella zona dove è stata innalzata la croce del Papa in occasione della visita di Giovanni Paolo II, la Torre della Serpe simbolo della città di Otranto e divertiti ritorniamo in centro.

    Itinerando nel salento
    Proseguiamo verso S.Maria di Leuca percorrendo la strada costiera.

    Sostiamo lungo il tragitto a S.Cesarea Terme per una veloce passeggiata in centro e una visita alla grotta Zinzulusa (con mare mosso la grotta è chiusa). Vicino al paese di Tricase possiamo ammirare una grandissima quercia Vallonea di circa 700 anni chiamata la “quercia dei 100 cavalieri”: la sua chioma copre una superficie di 700 metri quadrati. Facciamo poi una sosta al ponte del Fiordo del Ciolo alto, sul profondo canalone dove vi è un antico camminamento ancora percorribile che porta fino a Gagliano del Capo. Siamo arrivati così al punto più a sud del nostro viaggio: S. Maria di Leuca. Vistiamo la Basilica, la sua posizione è veramente magnifica. Per la notte ci sistemiamo ai piedi della scalinata che conduce al Faro e alla Basilica vicino al porto. In estate qui è in funzione anche la cascata al centro della scalinata, illuminata di notte (cascata dell’acquedotto Pugliese). Trascorriamo la mattinata visitando la chiesa di Cristo Re e passeggiamo fino a Punta Ristola ammirando ville signorili di diverse epoche.

    Gallipoli
    Ripartiamo verso Gallipoli percorrendo sempre la strada litoranea e facendo sosta per pranzo a Torre S.Giovanni direttamente sul mare.

    Arrivati a Gallipoli troviamo dei divieti di transito per camper che impediscono di raggiungere il porto e il centro storico, così ci sistemiamo all’Area Attrezzata Torre Sabea (19 euro a camper per 3 persone ) a un paio di km dal centro; ma nessun problema perché c’è un bus navetta disponibile in qualunque momento (1 euro a\r a persona). All’ingresso della città vecchia, sulla sinistra prima del ponte, si trova il Santuario di S. Maria del Canneto e la fontana greca, e, oltre il ponte, incontriamo il Castello-Fortezza usato in epoca antica come controllo del porto, mentre sulla destra si trova un fornitissimo mercato del pesce. Raggiunto il centro storico non può mancare una visita alla cattedrale di S.Agata; passeggiamo per le caratteristiche vie piene di turisti e negozi, godendo dei bellissimi panorami sul mare e sul porto e non possiamo fare a meno di gustare delle stupende pucce salentine (caratteristici panini molto farciti). Proseguiamo verso nord facendo sosta a S.Maria al Bagno, S. Caterina, Porto Cesareo, Punta Prosciutto e Torre Colimena, dove termina il nostro tour del Salento.

    Un safari a Fasano
    In serata arriviamo all’ingresso dello Zoo Safari di Fasano, dove ci sistemiamo per la notte.

    Il giro con il camper in mezzo agli animali liberi è veramente emozionante. Lungo il percorso si può acquistare del cibo da offrire agli animali. Divieto assoluto di aprire i finestrini nella zona dei leoni, tigri e orsi. Le più simpatiche in assoluto sono state le giraffe, che con il loro lungo collo entravano fin dentro l’abitacolo in cerca di cibo. Ci siamo divertiti tantissimo e solo questo vale il prezzo del biglietto! Finito il giro del safari abbiamo parcheggiato il camper (2,50 euro) e siamo entrati nella zona pedonale dove si possono vedere orsi polari, rinoceronti, ippopotami, foche, leoni marini e tantissime specie di scimmie. Con un trenino ricoperto di rete entriamo nel villaggio delle scimmie e dei babbuini; loro si fiondano verso di noi in cerca di cibo, ma questa volta siamo noi ad essere in gabbia e loro libere! All’interno del parco ci sono diverse attrazioni a pagamento, noi assistiamo allo spettacolo dei Pinguini e dei Leoni Marini, molto divertente.

    Polignano a Mare
    Dopo pranzo riprendiamo la strada verso casa facendo tappa a Polignano a Mare: sostiamo nell’area Laruccia.

    L’area non è vicinissima al centro, ma ha un efficace servizio navetta svolto dal simpatico custode (euro 15x24h) navetta (5 euro a\r). Pasquale (così si chiama il custode) si offre anche di accompagnarci per un mini tour della costa, da Monopoli al Santuario di San Vito (euro 28×2 persone – 338 348 3191), un’ottima occasione che accettiamo al volo. Bellissimi la cattedrale di Monopoli, il suo castello, il porticciolo e le vie del centro. Facciamo tappa a Cala Incine, la costa di fronte allo scoglio dell’eremita, veramente emozionante. Raggiunta Polignano ci addentriamo per le viuzze del -centro storico da dove si possono ammirare le case sulla scogliera di tufo, a strapiombo sul mare, con le sue innumerevoli grotte scavate nel tempo. Visitiamo la cattedrale di S.Maria Assunta; poi scendiamo la scalinata che parte dalla statua dedicata a Domenico Modugno e ritroviamo la scogliera che tanti anni fa fece da sfondo ad alcune foto di nostro figlio ancora piccolino. Da qui a piedi raggiungiamo il famoso ponte Lama Monachile da dove si può ammirare uno degli scorci più caratteristici di Polignano. Arriviamo all’Abbazia di S.Vito, patrono di Polignano, un luogo davvero bello è magico. Ritorniamo al camper soddisfatti e felici di questo bel tour ringraziando di cuore il nostro accompagnatore. Sabato mattina il tempo è veramente brutto ma ci facciamo accompagnare ugualmente da Pasquale in centro. Ne approfittiamo per acquistare dei buonissimi taralli e ci fermiamo a mangiare un gelato sulla famosa gelateria di Mario Campanella (una tra le cinque gelaterie migliori d’Italia).

    Sulla via del ritorno
    Nel pomeriggio, con un po’ di tristezza, riprendiamo la strada di casa fermandosi per la notte a Petacciato Marina.

    Sostiamo in un parcheggio direttamente sul mare: in primavera è gratuito, mentre in estate è a pagamento con 3 euro al giorno. Passiamo una notte tranquilla. Il mattino ci svegliamo con un bellissimo sole e ne approfittiamo per passeggiare sulla battigia e per prendere un po’ di tintarella. Dopo pranzo non ci rimane che prendere la A 14 direzione casa e durante il viaggio facciamo il resoconto di questi novi giorni trascorsi in Salento: una sola parola, stupendi! Viaggiare fuori stagione non ha uguali, ci si può fermare ovunque, sempre nel rispetto delle più elementari regole del buon senso e del buon camperista. Una sosta su tutte: la notte trascorsa sotto il faro di Santa Maria di Leuca, con vista mare, per noi non ha avuto prezzo da tanto bello, in piena stagione sarebbe stato decisamente impossibile. In compenso chi farà questo viaggio in estate potrà godere appieno del bellissimo mare e di caldi bagni, cosa che noi non abbiamo potuto fare.

    Ci sono piaciute particolarmente…
    Lecce: una città molto elegante, pulita e tranquilla, almeno la parte del centro storico. Il salotto buono della Puglia, un concentrato di monumenti e opere d’arte barocca che meritano una visita.
    Otranto: meravigliosa la posizione sul mare cristallino; da vedere il mosaico della cattedrale e il laghetto verde smeraldo nella vecchia cava di Bauxite.
    Torre dell’ Orso: bella la lunghissima spiaggia dove sul fondo fanno bella mostra i scogli denominati le due sorelle.
    Gallipoli: fate una bella passeggiata con vista mare attorno alle sue mura.
    Zoo di Fasano: qui, con un po’ di fantasia, si può immaginare di fare un vero safari, un’esperienza unica viaggiare con il proprio camper in mezzo agli animali liberi; simpatiche le giraffe che con i loro lunghi colli arrivano fino all’interno dell’abitacolo in cerca di cibo.
    Polignano: un paese bello e magico con le case a picco sul mare, le grotte scavate sotto il centro storico della città e il vecchio ponte sulla Lama Monachile con vista sull’ omonima baia.

    SCHEDA DI VIAGGIO
    KM PERCORSI 1.540
    SPESA BENZINA Euro 0 – Litri 0
    SPESA GAS Euro 216 – Litri 273
    MEDIA KM/LT 5,6
    SPESA AUTOSTRADA Euro 65
    SOSTE Euro 57
    SPESE VARIE Euro 315
    PERIODO Dal 18 aprile al 27 aprile 2014
    EQUIPAGGIO Andrea 47, Enrica 46, Marco 17
    MEZZO Safariways Assuan – Ford 2000 benzina/gas 1991 – Giugio Blu

    SOSTA CAMPER

    Lecce
    • Il principale parcheggio cittadino è il Parcheggio Comunale (ex Carlo Pranzo) sito su Viale dell’Università, a 300 metri da Porta Napoli, uno dei principali accessi al centro storico.
    • Un parcheggio si trova anche all’ingresso nord di Lecce venendo da Brindisi e costituisce un ottimo sistema per lasciare il camper vicino al centro ma senza addentrarvisi. L’area è attrezzata, con prezzi modici (1,50€ per l’intera giornata) e con sistema di bike sharing.

    Torre dell’Orso
    • Area sosta Gran Pashà , SP 297 – Località Torre dell’Orso, Melendugno (LE)
    Tel. 330 692409 – Cell. 320 3659967 – gran.pasha@libero.it 
    Coordinate GPS: 40.276231, 18.404535

    Otranto
    • Parcheggio con sosta notturna sorvegliata in via Renis – Coordinate GPS 40.140344N 18.491347E

    Gallipoli
    • Agricamper Torre Sabea, Litoranea per S. Maria al Bagno – Tel. 0833 298273 – Cell. 346 9473565
    Coordinate GPS: 40º04’22,53”N – 18º00’22,41”E
    www.torresabea.it

    Polignano Al Mare
    • Area Camper Parcheggio Laruccia, Strada Comunale Pozzovivo, SS. 16 Km 838, Polignano a Mare (BA)
    www.parcheggiologisticalaruccia.it

     

     
  • La Riviera del Conero è il tratto più suggestivo della costa marchigiana. A due passi da Ancona tra spiagge turistiche, angoli più solitari e campeggi 

    La Riviera del Conero si caratterizza per un tratto di costa unico nel suo genere in tutto il litorale Adriatico. Tutto merito del Monte Conero, che scendendo in mare ha disegnato un profilo movimentato di spiagge in uno scenario unico dove troviamo calette selvagge e grotte spettacolari, ma anche ampie distese di sabbia o ciottoli per gli amanti della tintarella. Per costoro ci sono gli attrezzati stabilimenti balneari di Numana e Porto Recanati. Altrimenti se siete alla ricerca della natura incontaminata, è meglio puntare le spiagge di Portonovo o le calette raggiungibili solo via mare come quella delle Due Sorelle. La qualità delle acque è totale: la Bandiera Blu è un riconoscimento che arriva puntuale ad ogni stagione.

    Cosa fare
    Numana è una bella cittadina da visitare: nella parte alta conserva la sua origine marinara ed è caratterizzata dal fitto reticolo di vicoli su cui si affacciano le casette colorate, un tempo dei pescatori. Il belvedere di Numana è una terrazza davvero unica che offre il panorama su tutta Riviera del Conero. La parte bassa di Numana è quella più moderna e vivace, dove passare le serate in allegria. Da giugno a settembre a Numana è possibile assistere al rilascio in mare delle tartarughe marine della specie Caretta Caretta, dopo un periodo di riabilitazione presso un’area denominata “caletta” situata nei pressi della spiaggia dei Frati, tra gli stabilimenti “Eden Gigli” e “La Spiaggiola”. I rilasci in mare delle tartarughe riabilitate avvengono nell’area di mare antistante la spiaggia delle “Due Sorelle”, e chi vuole può seguire l’evento raggiungendo la spiaggia a bordo delle motonavi dei Traghettatori della Riviera del Conero. Questa società organizza numerosi viaggi che consentono di esplorare (e fare il bagno) in tutte le località del Conero senza dover spostare il camper dal campeggio.

    SOSTA CAMPER

    • Campeggio Numana Blu, Via Costa Verde 37 – Numana – Tel. 071 7392018 www.numanablu.it.com
    • Camping Riviera, Via Montalbano 20, Numana – Tel. 0719 330521
    www.campingriviera.it
    • Camping Reno, Via Moricone 7 , Sirolo – Tel. 071 7360315
    www.campingreno.eu
    • San Lorenzo Camper Resort, Via Madonnina 1, Sirolo – Tel. 071 7360866
    www.camping-sirolo.it
    • Camping & Club Internazionale, Via S. Michele 10, Sirolo – Tel. 071 9330884 www.campinginternazionale.com

    INFO
    www.conero.it
    www.traghettatoridelconero.it

  • Le alte cime del Monte Disgrazia, del Pizzo Bernina e del Pizzo Scalino cingono in un abbraccio una vallata che sa di libertà, silenzio e voglia di stare bene. Un territorio perfetto per sciare e per passeggiare nella natura, siamo in Valmalenco

    Ti accoglie con le sue montagne, i laghi di origine glaciale, i sentieri e le piste da sci e con una cortesia che ti fa sentire come a casa, in qualunque momento. La Valmalenco è così: si apre nel cuore della Valtellina, a nord di Sondrio, come uno scrigno che custodisce all’interno scenari naturali incantevoli, villaggi dalle caratteristiche abitazioni in pietra, che creano un’atmosfera quasi da fiaba e una tradizione culinaria fatta di sapori forti e del rito dello stare a tavola insieme a godersi un bel piatto di polenta e di sella di capriolo accompagnati dall’immancabile vino rosso. Negli ultimi anni, l’intera zona ha vissuto un incredibile sviluppo turistico, senza però perdere quella naturalezza e quella dimensione a misura d’uomo che la contraddistinguono da sempre. Basti pensare che è sufficiente trascorrere qualche giorno in valle, andare a prendere per un paio di volte il caffè nello stesso bar per diventare una faccia conosciuta e sentirsi davvero uno del posto. L’intera valle si presta ad un turismo a “quattro stagioni”: in inverno, si presenta con gli oltre sessanta chilometri di piste dei comprensori dell’Alpe Palù e di Caspoggio, diventando meta imperdibile per gli appassionati di discesa, che possono contare su impianti moderni e piste sempre innevate. I bambini hanno a disposizione un parco giochi sulla neve e gli amanti della tavola un nuovissimo snow-park, dove cimentarsi in salti e acrobazie con lo snowboard. E chi preferisce lo sci di fondo, non ha che da scegliere tra i 17 chilometri di tracciato a 2.000 metri di quota, nella splendida conca del Lago Palù (ideale da percorrere anche a piedi, per una rilassante passeggiata in alta quota) e gli anelli di San Giuseppe (30 km) e di Lanzada (7 km). E quando, a primavera iniziata, la neve comincia a sciogliersi, la Valmalenco non perde il suo fascino, diventando un’oasi di sentieri e tracciati, differenti per grado di difficoltà, ma che ben sanno soddisfare la voglia di stare all’aria aperta, di avventura e di silenzio. E per chi semplicemente vuole prendersi una boccata d’aria lontano dalle città, vale la pena di fare tappa a Chiesa in Valmalenco o a Caspoggio e camminare nel piccolo centro, tra botteghe di prodotti tipici e ristorantini deliziosi. È sufficiente contare i camper in sosta nelle aree attrezzate della zona per capire che qui i turisti itineranti sono davvero benvoluti.

    Chiesa in Valmalenco
    A mille metri di quota, è il centro principale dell’omonima vallata: a circa mezz’ora in camper da Sondrio, è il punto di partenza ideale per raggiungere le piste da sci e scoprire il fascino di una natura incontaminata.

    Lasciate il camper nell’area attrezzata in località Vassalini, a pochi metri dalla funivia Snow-Eagle, la più grande d’Europa oppure fermatevi (è consentita anche la sosta notturna) nel parcheggio degli impianti. E prendete la funivia fino all’Alpe Palù: in questa stagione, c’è ancora possibilità di sciare. Arrivati in vetta, potete mettervi immediatamente gli sci ai piedi e percorrere la prima pista oppure, e se avete figli piccoli ve lo consigliamo, scendere a piedi con loro e farli divertire nel parco giochi per bambini o sulla pista da slittino. Se siete alle prime esperienze sulla neve potete contare su una validissima scuola di sci, con maestri preparati e assolutamente disponibili, e su un servizio di noleggio delle attrezzature. E poi godetevi le piste adatte sia ai principianti sia ai campioni. Ma se non siete sciatori qui avrete di che divertirvi. Scendete a piedi seguendo le indicazioni per il Lago Palù e fate una prima sosta al chioschetto di hot-dog del Campo Base: ottimi panini caldi (delizioso il Raglio, con bresaola d’asino e crema di zola), vin brulé, cioccolata, buona musica, tanta simpatia dei titolari e la possibilità di mettervi su una sdraio a godervi il sole. Dopo esservi rigenerati, perché la montagna, si sa, fa venire fame, proseguite in direzione del lago fino ad arrivare alla pista da fondo. E da lì raggiungete il Rifugio Palù, altro posto ideale per una sosta, e camminate poi lungo il tracciato che scorre tutto attorno al Lago Palù, ghiacciato e completamente ricoperto di neve: passeggerete per un’ora buona tra silenzio, cumuli di neve fresca e un paesaggio da fiaba. Lo stesso sentiero può essere percorso anche nella bella stagione, quando il lago vi conquisterà per il blu delle sue acque. Portatevi una coperta, stendetela a terra e fermatevi sulla sponda, tra i lievi pendii, per una pausa. Vi si aprirà il cuore, sul serio. E se amate camminare in montagna, segnatevi questo nome: Alta Via della Valmalenco, uno dei percorsi d’alta quota più belli dell’intero arco alpino. Oltre 110 chilometri da percorrere a piedi, tra gli 800 e i 3.000 metri di altitudine, attraversando boschi e alti pascoli, fino a raggiungere le colate dei ghiacciai del Monte Disgrazia, del Pizzo Bernina e del Pizzo Scalino. L’Alta Via è articolata in otto tappe giornaliere e tocca ben quindici rifugi, snodandosi su sentieri ben segnalati. Tornati a Chiesa paese, fatevi una passeggiata lungo la via Roma, raggiungibile a piedi dal parcheggio della funivia. Fate tappa alla rosticceria “Di cotte e di crude”, al civico 156, per una scorta di specialità tipiche da asporto: manfrigole e pizzoccheri giusto per citarne un paio. E non fatevi mancare il pane di segale del panificio Lenatti di via degli Alpini 10: servito caldo, è eccezionale. La frazione di Chiareggio si trova a 1.612 metri d’altezza. È difficile decidere se raggiungerla in estate o in inverno, tanto è carina: nella bella stagione, camminate lungo il torrente Mallero e addentratevi nelle pinete di larici e mughi. Per una giornata davvero insolita, raggiungete il Parco delle Marmotte: un ampio spazio senza alberi, che sembra essere costellato di “buchi”. Si tratta delle tane di questi animali, che oggi si sono abituati alla presenza delle persone, tanto da spingersi a prendere il cibo dalle mani dei visitatori. Lì vicino, c’è anche il Parco Geologico. Tra gli altri itinerari possibili, potete raggiungere Pian del Lupo e Forbesina. Da lì, attraversando un bosco di larici, dove non è escluso avvistare qualche animale selvatico, raggiungete il terrazzo dell’Alpe Sentieri (2.031 mt) con uno splendido panorama sulle cime del Val Sissone. E da qui, salite fino all’Alpe Zocca (2.198 mt) per raggiungere il Sentiero Glaciologico, le cui stazioni documentano l’evoluzione del ghiacciaio del Ventina. In alternativa, percorrete il cosiddetto “Sentiero dei fiori”: da Chiareggio fino all’Alpe dell’Oro, da dove inizia la traversata che conduce alla Val Nevasco, dove si possono notare numerose varietà di flora selvatica. Con una camminata di quattro ore e mezzo, attraverserete i pascoli fino agli alpeggi, per ritornare poi a Chiareggio. Qui fermatevi al ristorante Gembro, in località Pian del Lupo: se c’è ancora le neve, vi verranno a prendere con il gatto delle nevi o la motoslitta, giusto per far salire un po’ l’adrenalina prima di mettervi a tavola. A gestione familiare, è un vero paradiso per gli amanti della buona cucina, dove assaggiare i piatti tipici della valle.

    Caspoggio
    Fascino antico, quiete e un’atmosfera incantata.

    Camminando per gli stretti vicoli di Caspoggio, vi sembrerà di tornare indietro nel tempo. Saranno forse le sculture in legno, posizionate fuori dalle abitazioni e a valle, all’imbocco della strada che vi porta in paese, sotto il cartello di benvenuto. Animali scolpiti, che in inverno vengono addobbati con fiocchi e lucine: quando li sfiori con la mano, ti sembra di vedere gli artigiani che lavorano il legno con una passione che si ritrova solo nei vecchi mestieri. E poi i muri di pietra, che sanno di storia, con i portoni in legno delle case, alcuni così piccoli che per entrarci devi curvare la schiena. Dentro nascondono ambienti accoglienti, caldi anche quando la stufa a legna è spenta. Vi piacerà per questo la Vecchia Osteria di via Dioli 3: ottime pizze, affettati tipici e abbondanti, prezzi onesti e il signor Orazio sempre pronto a fare due chiacchiere. Caspoggio rappresenta anche il secondo polo sciistico della Valmalenco, il cui carosello è opposto rispetto a quello dell’Alpe Palù. Vi si trovano piste per principianti e per famiglie, con naturalmente tracciati a disposizione anche dei più bravi sugli sci. La Vanoni è una delle più belle discese libere della Valtellina, da anni scenario di competizioni anche di respiro internazionale. Qui siete a quota 1.150 metri: un’altitudine che consente, anche nella bella stagione, di fare belle passeggiate a contatto con la natura.

    Lanzada e Spriana
    Pittoresche, quasi da cartolina: località nel cuore della Valmalenco, a cui si aggiunge anche Torre Santa Maria.

    Sono tutte da scoprire, in grado di farvi emozionare. Lanzada è l’ultima località situata sulla via del Bernina e dello Scalino: 17 chilometri di piste da fondo la rendono un vero paradiso per gli amanti di questa disciplina sportiva, a cui si affiancano anche il pattinaggio sul ghiaccio e lo sci d’alpinismo. E nella bella stagione, mettete gli scarponcini da trekking ai piedi e andate alla scoperta di questo bellissimo territorio, circondato dalle vette maestose del Pizzo Scalino e del Pizzo Bernina. A quota 772 metri si trova l’abitato di Torre Santa Maria, località frequentata soprattutto nella bella stagione: gli appassionati di escursionismo la considerano infatti un punto di partenza ideale per risalire il gruppo del Disgrazia dalla parete Sud. Più in basso, a quota 754 metri sul livello del mare, si trova invece Spriana: si tratta di un piccolo agglomerato di abitazioni tipiche, situato a poco più di 8 chilometri da Sondrio, oltre il ponte sul Mallero.

    DA VEDERE
    La Valmalenco si presta anche a itinerari tra arte e cultura. Uno dei più interessanti è quello che vi accompagna attraverso gli antichi borghi rurali dell’intera vallata, attraversando le località di Spriana, Torre Santa Maria, Caspoggio, Lanzada, Chiesa in Valmalenco con la frazione di Primolo. Pur essendo collegati tra loro, ogni itinerario è autonomo e richiede un tempo di percorrenza tra l’una e le quattro ore. Questo consente di programmare uno o più percorsi, ritornando ogni volta al punto di partenza. Si comincia da Scilironi, la frazione di Spriana, una delle località più singolari di tutta la valle: si presenta infatti come un gruppo di case costruite nel senso della massima pendenza su un’antica frana di massi. Le abitazioni, collegate tra loro da ripide gradinate intagliate nella pietra viva, sembrano a volte mimetizzarsi con la montagna, essendo appoggiate a enormi massi. Il più chiaro esempio di questa architettura è la chiesa della Madonna della Speranza, edificata su un enorme e scuro masso erratico nel centro di Spriana. Altrettanto caratteristici sono i borghi di Zarri, Cristini e Scaia, tutte frazioni di Torre Santa Maria, situate vicino al borgo di Melirolo, che venne abbandonato da tutti gli abitanti durante la peste del XVII secolo. Da vedere anche la chiesetta di Sant’Anna, nell’omonima frazione, risalente al 1719 e la cosiddetta “Truna” di Caspoggio: abitazioni disposte su due schiere, che formano un passaggio coperto lungo circa 25 metri. Merita sicuramente una visita Sondrio, che custodisce antichi palazzi nobiliari e monumenti di grande interesse. Si può partire da piazza Garibaldi, di origine ottocentesca, il cuore della città, da cui si diramano le stradine e i vicoli che attraversano la “Sondrio vecchia” e visitare quindi piazza Quadrivio e piazza Carbonera. Raggiungete anche l’antico Palazzo Sassi, oggi sede del Museo Valtellinese di Storia ed Arte: qui potete ammirare un’antica Stüa (termine che indica un soggiorno con pareti, pavimento e soffitto in legno intagliato) che risale al Settecento, dove è raccolta una ricca documentazione storica ed artistica sulla provincia di Sondrio dalla preistoria ai giorni nostri. Da visitare anche Palazzo Pretorio, al cui interno è custodita un’altra Stüa, che risale al XV secolo, decorata interamente con figure ad intarsio. Programmate anche una visita alla biblioteca storica di Villa Quadrio e, proprio all’ingresso della città, al Santuario della Madonna del Sassella, nell’omonima località. La struttura originale fu costruita nel 932, si dice a seguito dell’apparizione della Santa Vergine all’allora arciprete di Sondrio.

    COSA COMPRARE
    Fate ritorno a casa dopo aver fatto una bella scorta di specialità gastronomiche: si inizia dalla bresaola della Valtellina (www.bresaolavaltellina.it), fiore all’occhiello di tutta la valle, e si prosegue con il bitto e il casera, i formaggi tipici della zona (www.ctcb.it). Le gustosissime mele (www.melavi.it) e, per i più golosi, l’ottimo miele (www.apicoltori.so.it) completano la lista della spesa. Non può mancare una bottiglia di buon vino, essendo la Valtellina pregiata terra di nebbiolo: scegliete tra Sassella, Grumello, Inferno, Valgella, Maroggia e Valtellina Superiore Docg (www.vinivaltellina.com). E per cucinare dell’ottima carne, acquistate una pietra ollare: se ne trovano in ogni paese.

    SOSTA CAMPER
    La Valmalenco è un territorio ben disposto nei confronti dei camperisti: nel pieno rispetto delle norme del codice della strada, la sosta è consentita pressoché ovunque. Segnaliamo l’area attrezzata situata a Chiesa in Valmalenco, proprio all’ingresso del paese, arrivando da Sondrio: segnalata, si trova a un centinaio di metri dalla funivia Snow Eagle. È inoltre consentita la sosta, anche notturna, nel parcheggio della stessa funivia, vicino alle piscine comunali.

    INFORMAZIONI
    www.sondrioevalmalenco.it

  • Terra di contrasti, è da quattro millenni il crocevia di rotte e popoli. Affascinate e riservata, è un’isola che quando pensi di conoscerla a fondo ti svela nuove sfaccettature del suo carattere

    Trovare un posto sul traghetto non dovrebbe essere un problema: i collegamenti sono numerosissimi e i tempi di percorrenza di qualche ora possono toglierci dalla difficoltà nel cercare soluzioni open deck o di soggiorno in cabina. Prepariamoci un minimo però, perché la Corsica non è l’Italia (e forse non è nemmeno Francia fino in fondo) e ha regole ben precise. La prima delle quali è che la sosta libera con il camper non è apprezzata e l’esuberante carattere degli isolani ce lo fa notare se va bene con strombazzate di clacson nel cuore della notte. In compenso i campeggi costano meno rispetto i corrispondenti della vicina Sardegna e soprattutto, quasi senza eccezione, accolgono anche i camperisti di passaggio. Quì piccolo è bello: sono piccole le città, i campeggi, le strade… Se avete un camper piccolo tanto meglio: il gigantismo limita parecchio in questo senso. Se siete in coppia e avete al seguito una moto o uno scooter allora siete il target ideale: potrete fare base nei numerosi campeggi e addentrarvi nell’interno o raggiungere le spiagge più difficilmente conquistabili. Se amate la bicicletta, questa è la terra per eccellenza delle mountain bike, a patto di avere buone gambe e ottimi polmoni per affrontare i dislivelli dell’interno e della costa occidentale. Fatte queste premesse siete arrivati nel paradiso terrestre, o l’Ile de Beautè come la definiscono i francesi, una terra di contrasti, caratterizzata da ampie zone a macchia mediterranea, foreste lussureggianti, spiagge dal carattere subtropicale. E poi montagne selvagge il cui profilo innevato nelle giornate limpide invernali si vede fin dalla Liguria, e su questi monti torrenti, cascate, villaggi arroccati tutti da scoprire. Ma se lo scopo del viaggio è una rilassante vacanza al mare, non dovrete che scegliere il vostro angolo preferito lungo i circa mille chilometri di costa tra spiagge bianche, profondi golfi di roccia, cale, calette… In questo caso se avete il gommone portatelo…

    La meta è perfetta per trascorrere le nostre vacanze non lontano dall’Italia, soprattutto se si hanno solo due settimane di ferie.

    Immaginate strade sinuose che si aggrappano alla costa, valichi sulle montagne dell’interno che emozionano il viaggiatore e splendide spiagge bagnate da un mare sorprendente dove rilassarsi. Non è un sogno, è la Corsica, l’isola che c’è. Quarta isola del Mediterraneo, la Corsica ne emerge come una grande catena montuosa ricca di foreste. Circa un terzo del suo territorio è occupato da parchi naturali, e gran parte del litorale è ancora immune dall’invadenza, spesso venefica, dell’uomo. Alcune guide sconsigliano di girare l’isola in senso antiorario a causa della strada stretta, delle scarse protezioni e degli strapiombi. Noi abbiamo fatto l’esatto contrario con un van, ma seguendo il periplo dell’isola qualche manovra difficoltosa è semplicemente da mettere in conto.

    Ci siamo imbarcati a Livorno da dove, in quattro ore di navigazione, raggiungiamo Bastia. Puntiamo a nord, alla scoperta di Cap Corse, “il Dito”. Qui merita una visita la spiaggia del Tamarone, nei pressi di Macinaggio. Altro punto d’interesse è Tollare, adagiata sulla costa; meta poco conosciuta, offre pace e serenità lontano dal caos vacanziero. Scendendo lungo la D80 occidentale si succedono spiagge, torri genovesi e punti panoramici. La strada è un susseguirsi di curve, che molto spesso regalano ottime vedute e stupore. Sostiamo a Saint Florent, per una passeggiata tra viuzze, negozietti e ristoranti della Cittadella. Seguendo la D81 si arriva al villaggio di Casta, dove troviamo l’indicazione per una tra le più note spiagge Corse, ai margini del Desert des Agriates; Saleccia. La pista sterrata può essere percorsa a piedi in quattro ore, oppure con un veicolo in un’ora circa. Il suo stato dipende dalle annate. Noi l’abbiamo affrontata con un Ducato furgonato. A dire la verità il pezzo che ci ha messo più in difficoltà sono le prime decine di metri, quando si è costretti a passare a fianco a una siepe di arbusti che tendono a rigare tutto il rigabile. Dopo si tratta di destreggiarsi tra buche a sequenza continua. Chi ha uno sbalzo significativo non ha speranze. Ma il vero dramma sono le eventuali pozze piene d’acqua. Quanto siano profonde o cosa c’è sul fondo è un mistero che resta irrisolto finché non ci si entra. Intorno a voi – ripeto, se siete più larghi di due metri e più lunghi di sei lasciate perdere – si apre Desert des Agriates, l’unico in Europa, si estende per 35 km tra Cap Corse e la Balagne. Percorrerete 12 Km di guida immersi nel nulla e circondati da un panorama spettacolare, ne vale sicuramente la pena ma non aspettatevi il deserto africano, bensì di un’infinito territorio popolato da arbusti e da macchia mediterranea. C’è stato un periodo nel quale la Francia accarezzava l’idea di fare qui i suoi esperimenti con ordigni nucleari. Alla Saleccia c’è un campeggio estrermamente “basic”, popolato per lo più da tende e pick up con cellula che qui trovano il loro habitat naturale. La spiaggia della Saleccia mantiene la sua promessa sabbia chiarissima e mare cristallino. Si ritorna sulla D81 e, seguendo le indicazioni per Ponte Leccia, raggiungiamo Valle dell’Asco lungo il fiume Stranciacone; qui si trovano numerose gole e piscine naturali. Salendo si raggiunge Haute d’Asco a 1.450 metri. Il panorama è suggestivo: la vista verso l’alto punta ai 2.702 metri del monte Cinto, il tetto della Corsica.

    Tornati sulla D81 attraversiamo l’Ile Rousse, Algajola e Calvi.
    Deviando sulla D351 è possibile seguire il fiume Fango che, incastrato in un vero e proprio Canyon, regala al tramonto un vivido contrasto di colori: le rocce ocra si fondono col blu delle acque, offrendo al contempo calore e refrigerio. Continuiamo verso Les Calanques de Piana, guglie di granito rosso che si elevano sino a 400 metri d’altezza “arredando” una pista tortuosa ma perfetta. Ci sono qua e là piazzole per accostare, ma qui davvero le difficoltà d’incrocio non mancano.
    A questo punto non può certo mancare una sosta nella città di Napoleone Bonaparte: Ajaccio, capoluogo e centro amministrativo dell’isola. Il cuore della città è place Maréchal-Foch con al centro la fontana su cui domina la statua raffigurante il famoso Imperatore Francese. Nell’Hotel de Ville si trovano numerosi documenti e ritratti della famiglia Bonaparte, mentre a pochi passi dalla piazza si giunge a Rue St Charles, dove è possibile visitare la Maison Bonaparte, casa natale di Napoleone, dove tornò per pianificare la campagna d’Egitto. Di sera è gradevole passeggiare in piazza, tra le numerose bancarelle affollate dai turisti, oppure lungo il porticciolo, accompagnati dal rilassante sciabordio del mare che culla le imbarcazioni ormeggiate. Percorrendo la bellissima D111, chiamata Route des Sanguinaries, si può ammirare lo splendore delle Isole Sanguinarie. Formato da quattro isole, l’arcipelago si estende davanti al Golfo di Ajaccio. La loro particolarità sta nel tingersi di rosso al tramonto; uno spettacolo naturale che qui trova uno scenario tra i più belli d’Europa. Spostandoci verso sud percorriamo la D55 e poi la D157, toccando la città di Propriano. Scegliendo Porto Vecchio come “campo base” si ha la possibilità di visitare, nel volgere di pochi chilometri, le migliori località marine e montane, con annesso trekking, che la Corsica meridionale offre. La Cittadelle è racchiusa da mura a forma pentagonale, mentre all’esterno si trova la città moderna. La piazza centrale è dominata dalla chiesa di St Jean-Baptiste. Intorno all’edificio si articolano scalinate, piazzette e vicoli ricchi di ristoranti e locali, attrazioni perfette per i turisti.

    Le Cascate Piscia Di Gallo, raggiungibili seguendo le curve della D368, possono essere la prossima destinazione. Sistemato il camper nell’ampio parcheggio, riforniti di acqua e colazione al sacco, ci si può avviare sul sentiero. Il tempo di percorrenza è di circa un’ora e mezza, il dislivello da superare di 120 metri. Per la maggior parte del cammino si è esposti al sole, ma lungo il tragitto piacevoli piscine naturali, dall’acqua -quasi gelida, permettono di rinfrescarsi. Il sentiero diventa più impegnativo; si aggirano una serie di grandi massi fino alla discesa vera e propria alle cascate. La pendenza è notevole, ma la via ferrata permette di affrontarla in sicurezza. Con l’aumento dell’umidità le pietre possono risultare subdolamente viscide, facendo desistere i meno arditi; ma il panorama che troviamo al termine del cammino ricambia alla grande. Il nostro consiglio è quello di provarci comunque. Terminata l’escursione ritorniamo in sella per andarci a perdere tra le curve del Col de la Bavella a quota 1.200 metri.

    Bonifacio ci accoglie con i suoi suggestivi strapiombi. Dal punto più alto del belvedere, passeggiando tra le antiche mura a picco sul mare, è possibile ammirare le coste di roccia frastagliata alte fino a 60 metri che si tuffano direttamente nell’azzurro di quella porzione di mare che separa la Corsica dalla Sardegna. Bonifacio è tra le più affollate località turistiche dell’isola. Tra le spiagge della zona vanno sicuramente menzionate quelle di Piantarella e dello Sperone. Per gli amanti della natura incontaminata invece possiamo spendere il nome di Carataggio, chiamata anche Thahiti. L’ingresso alla spiaggia si trova sulla Route de Piccovaggia, sotto forma di sentiero percorribile a piedi in circa 45 minuti. L’arenile è veramente un paradiso; sabbia bianca finissima, mare azzurro limpido.

    Puntiamo ora verso il cuore dell’isola; Corte. Seguiamo la veloce N198 sulla costa est sino ad Aleria per puntare verso l’interno, raggiungendo la nostra destinazione dopo 50 chilometri. Qui vi accoglie un camping immerso nella valle, dove prevale il verde della macchia mediterranea e che può fare da campo base. Da Corte si può perlustrare la stupenda Valle della Restonica, caratterizzata da profonde gole dove l’omonimo fiume ha eroso la roccia creando, anche qui, incantevoli piscine naturali. Se avete un van potreste avventurarvi al Lac de Melo, lago di origine glaciale situato a 1.711 metri di altezza. Per raggiungerlo bisogna attraversare la foresta seguendo una strada sinuosa, guardata a vista dalle cime dei monti Corbaia e Rotondo. La carrozzabile termina e comincia il trekking, anche questo impegnativo; un paio d’ore di sgambata tra pietre e pendenze. Arrivare in cima, ammirare la quiete del lago e il volo di una moltitudine di corvi è davvero bello, quasi come aver compiuto un’impresa! Per gli amanti del trekking meno impegnativo, suggeriamo la visita alle Cascate des Anglais, verso Vizzavona. Il sentiero lo si percorre in trenta minuti; un cammino semplice e piacevole attraversa la foresta accompagnato dal fiume, con piccole cascatellele, e le solite ma sempre incantevoli piscine naturali. Di sera ci si può rilassare tra le vie di quella che era la capitale dell’isola, Corte. La Cittadelle, fortificata sull’estremità di uno sperone, si eleva al di sopra della città. Le caratteristiche viuzze conducono sino al belvedere, dove si apre un’incantevole vista panoramica. Per concludere il giro dell’isola lasciamo Corte dirigendoci verso nord, lungo la D18 fino a Ponte de Castirla. Da qui si sale verso la valle del Golo, la quale si restringe fino a formare un canyon lungo 17 chilometri scavato nel granito e chiamato Scala di Santa Regina. La gola lascia poi spazio alla piana di Calacuccia, stesa ai bordi del lago artificiale che alimenta la centrale elettrica di Castirla. Dalla D84, proseguendo poi sulla N197, si giunge a Ponte Leccia e, deviando sulla D5, si succedono i villaggi di Murato, Cinquerue e infine Biguglia. La strada è bellissima, immersa nel silenzio dei pascoli. Qui il tempo sembra essersi davvero fermato! Torniamo infine al punto di partenza, Bastia. A due passi dal porto c’è Place St Nicolas, ariosa e ombreggiata da palme: qui troneggia una statua del Bonaparte in abiti imperiali Romani. Da buoni turisti non resta, prima di imbarcarci, che acquistare souvenir nelle diverse boutique adiacenti.

    … con gli animali
    Le strutture che accettano animali sono espressamente indicate in catalogo con la dicitura “animali ammessi”. Gli animali, laddove ammessi, devono essere tassativamente in possesso di certificato antirabbica, passaporto (ai sensi della legge CE 2003/803/CE), microchip o tatuaggio al fine di essere identificabili. Sono assolutamente vietati: l’importazione di un gatto/cane di età inferiore ai tre mesi; l’importazione dei cani classificati (dalla legge 6 gennaio 1999) d’attacco (tipo: Pitbulls, Boerbulls e i cani appartenenti alla razza tosa). Ai sensi della stessa legge, i cani da guardia e da difesa personale (tipo: Straffordshire, Terrier americano, Rottweiler, ecc.) possono essere importati se in possesso di attestato di nascita, del libretto genealogico, devono indossare la museruola e essere tenuti a guinzaglio. Ricordiamo, infine, che gli animali non sono accettati nei ristoranti e nei locali comuni.

    LE TAPPE
    Tenete presente che le distanze chilometriche sono indicative, nel senso che i tempi di percorrenza su buona parte delle strade sono notevoli. Ricordiamo infine che questo percorso è stato fatto con un camper puro su furgone Ducato e non sempre ce la saremmo sentita di affrontare alcune di queste strade con un veicolo più largo e più lungo del nostro. In ogni caso anche senza una moto al seguito o un veicolo compatto, la Corsica è un’avventura che vale la pena provare almeno una volta nella vita.
    Bastia – St. Florent 130 km
    St. Florent – Valle dell’Asco – Calvi-Galeria 180 km
    Galeria-Manso – Piana – Ajaccio 150 km
    Ajaccio – Propriano-Bonifacio – Porto Vecchio 160 km
    Porto Vecchio – Zonza – Ghisoni – Corte 170 km
    Corte – Ponte Leccia – Bastia 120

    DOVE ANDARE IN BREVE
    • Cap Corse: il “Dito”, come viene denominato Capo Corso, è un promontorio montuoso esteso in direzione nord sul mare per circa 40 chilometri. Lo costeggia una strada panoramica costruita ai tempi di Napoleone III che segue la costa frastagliata. Lungo il percorso si accede a pittoresche spiagge di sabbia o sassi, i villaggi nati in punti strategici per la difesa dagli attacchi dal mare. I fondali rocciosi e il mare limpido e molto pescoso sono apprezzati da chi ama le immersioni. La costa orientale scende dolcemente verso il mare; lungo la costa occidentale, invece, la montagna scende a strapiombo e i centri abitati come Nonza e Pina sono arroccati sulle montagne.

    Costa Occidentale:
    • Saint Florent: fondata dai genovesi, sorge in fondo al golfo che porta lo stesso nome. Del XV secolo la sua antica struttura con le piccole case di pescatori a pelo d’acqua. Dall’animata piazza de Portes si diramano i vicoletti con gli immancabili negozietti di souvenirs e boutique dove un tempo c’erano le botteghe artigianali. Qui si ritrova il bel mondo degli yachts.
    • Calvi / Ile Rousse: la regione della Balagne viene chiamata il giardino della Corsica per la presenza di olivi, cedri, aranci, mandorli e viti. Calvi è su una stupenda baia, sicuramente una delle località marine più belle della Corsica, formata da una città alta, con la cittadella e un antico bastione genovese, e la città bassa con la marina. Ile Rousse è una ricca stazione balneare con belle spiagge animate già dalla primavera grazie a un microclima particolarmente favorevole. La sua storia affonda al tempo degli insediamenti romani sull’isola.
    • Porto: un tratto di costa di 80 chilometri, il più straordinario di tutta l’isola. Il tratto più famoso è quello dei Calanche, che dominano il Golfo di Porto: il blu intenso del mare, la luce irreale, la gamma dei colori arancio e rosa del granito, il profilo maestoso delle creste, le rocce erose che assumono forme di fantasia, di animali e piante e perfino di un monaco con il saio…

    Costa Sud-Ovest
    • Ajaccio / Porticcio: il Golfo di Ajaccio, il più bello della Corsica, è un arco perfetto lambito da un mare di un azzurro intenso. Al centro del golfo la bianca Ajaccio, la città di Napoleone. Dalla città verso nord dodici chilometri di baie e calette con sabbia caraibica fino alle splendide isole sanguinarie che chiudono il golfo a nord. Andando verso sud c’è Porticcio, una delle località più esclusive della costa. Le spiagge di Isolella, Ruppione, Spiaggia d’Argento, Agosta e Portigliolo costituiscono vere meraviglie paesaggistiche ambientali.
    • Bonifacio: città medioevale ben conservata, è isolata dal resto dell’isola da un ampio e arido pianoro calcareo. Bonifacio è famosa per le sue splendide scogliere bianche, alte più di 60 metri. La città è sulla cima di uno stretto promontorio. Stupendo il porticciolo.

    Costa Orientale
    • Portovecchio: è la città più rinomata della Corsica con il suo mare pulitissimo e le sue spiagge di fine sabbia bianca, come a Palombaggio, orlata da bellissimi pini marittimi e incorniciata da rocce rosse, o Santa Giulia, con sabbia bianchissima, mare turchese e ampie baie suggestive. A pochi chilometri a nord da Portovecchio si susseguono piccole insenature perfette per le immersioni e ampie baie caraibiche di sabbia bianca come San Cipriano, Cala Rossa, Pinarello, Faueta, Tarco, Favone, Cannella e Rondinara.
    • Ghinonaccia / Folelli: sono località balneari sempre più richieste per le loro lunghe spiagge orlate di pini marittimi e mete ideali per famiglie con bambini. Molti i campeggi e qui davvero i camper non fanno fatica a circolare!

    DA GUSTARE
    La cucina corsa è un mix di tradizioni francesi e italiane, in particolare con le specialità derivate dalla cucina ligure e toscana. La qualità di ciò che mangerete dipende molto dal ristoratore. Per la nostra esperienza nei ristoranti turistici, a parte le solite mega insalate alla francese, non abbiamo ricordi particolarmente rilevati, se non a volte nel prezzo un po’ esoso o per la peggiore pizza mai mangiata in vita nostra (ma i colpevoli siamo noi per esserne stati tentati). Diverso è il discorso nell’entroterra, magari in qualche “agriturismo”. Qui la carne è onnipresente, a partire da una notevole batteria nel reparto salumeria; in particolare sono pregevoli i salumi ottenuti da suini e cinghiali bradi, alimentati con cibi naturali: provate la coppa, il “figatellu”, il prosciutto, il “lonzu” e il salame. Notevole anche il piatto dei formaggi. Sulla costa, se non si bada a spese, si mangia dell’ottimo pesce: interessante la murena grigliata, le sarde farcite, oltre alle solite grigliate miste. Tra i dolci assaggiate i canistrelli, il fiadone, il pastizzu e le imbrocciate. Buoni i vini, per altro si trovano per strada cantine che vendono eccellente vino sfuso a buon mercato: lo sciacarello, il barbarossa e il nielluccio, Buone anche le birre, in particolare a noi è piaciuta la Pietra, aromatizzata alla castagna.

    SOSTA CAMPER
    Sosta libera sconsigliata, piuttosto cercate parcheggi a pagamento. Ma i campeggi sono la soluzione migliore e hanno tariffe inferiori rispetto quelli italiani. Per pianificare o cercare il campeggio più utile al vostro pernottamento vi consigliamo il sito www.campingcorse.com, disponibile anche come app sull’ Applestore. Fuori stagione ovviamente è tutto più semplice e anche la sosta libera è maggiormente tollerata.

  • Una cittadina nata a fine ‘800 voluta da un “patron” illuminato per i suoi dipendenti. Unico esempio in Italia e Patrimonio dell’Unesco.

    Provvedere come un padre a tutti i bisogni dei dipendenti: dentro e fuori la fabbrica, “dalla culla alla tomba”, anticipando le tutele dello Stato stesso. Questa era l’idea dell’industriale Cristoforo Benigno Crespi, fondatore a fine ‘800 del villaggio di Crespi d’Adda, che da poco aveva qui costruito un moderno cotonificio. Una città modello, ancora oggi perfettamente conservata, dove il tempo si è fermato ai tempi della “rivoluzione industriale”.
    Crespi è un caso quasi unico in Italia, di un paese letteralmente inventato dal nulla per fornire alloggio agli operai, agli impiegati e ai dirigenti dell’azienda. Un rigido schema gerarchico che si esplica prima di tutto nell’organizzazione dello spazio: al centro la fabbrica, da cui si dipartono due assi perpendicolari. Il primo, parallelo al fiume, fiancheggia lo stabilimento fino al cimitero e separa gli spazi del lavoro da quelli della zona di residenza, del tempo libero e dei servizi; il secondo collega il corpo centrale dell’opificio con la piazza alberata antistante la pineta. Gli edifici residenziali sono distribuiti a maglia regolare con una successione di crescente prestigio man mano che ci si allontana dalla fabbrica: in un primo momento, a partire dal 1878, furono costruite alcune grandi case plurifamiliari per gli operai, poi dal 1889 fu il momento delle villette mono e bifamiliari, costruite sul modello dei cottages inglesi.
    Nel 1894 iniziò la costruzione della villa dei Crespi, progettata in forma di castello, con tanto di torri e merli, dall’architetto Pirovano. L’anno prima era terminata l’edificazione della chiesa, su progetto dell’architetto Cavenaghi. Una curiosità: la chiesa di Crespi è perfettamente rinascimentale, ma non è originale. Per volere dei Crespi, infatti, è la copia esatta della chiesa di Busto Arsizio, loro città natale. Per l’eccezionalità e unicità del sito, Crespi d’Adda è stato dichiarato Patrimonio Mondiale dell’Umanità, sotto egida dell’Unesco.
    Altrettanto interessante è il paesaggio che lo contorna, inserito nella cornice del Parco dell’Adda, che è possibile scoprire a piedi o meglio in bicicletta. Il fiume e il territorio circostante, infatti, sono ricchi di significative testimonianze storiche che rimandano alle epoche più diverse e lontane. Il fiume stesso ha segnato il confine tra il Ducato di Milano e la Repubblica di Venezia e ha rappresentato un’importante via di comunicazione culturale e commerciale sia verso Bergamo che verso Milano. Sono numerose lungo il corso dell’Adda le opere di fortificazione, compiute nei secoli. Antichissimo è il castello di Trezzo di cui oggi resta la primitiva rocca longobarda che la tradizione vuole edificata dalla regina Teodolinda. Da quella prima rocca ebbe origine una tormentata storia di lotte, di conquiste e di morti che vide protagonisti Federico Barbarossa, i Torriani, i Visconti. Nelle sue segrete venne rinchiuso fra gli altri il duca di Milano Bernabò Visconti, vittima delle lotte di potere interne ai casati. E ancora il castello di Cassano che fu teatro di numerose battaglie. Anteriore al Mille, secondo la storia, vi soggiornò anche Carlo Magno. Nel territorio di Truccazzano, in frazione di Corneliano Bertario, si trova un altro castello ove si dice soggiornasse Federico Barbarossa durante le lotte con i milanesi del 1164. Ma numerose sono anche le testimonianze di archeologia industriale, come il ponte in ferro di Paderno d’Adda o lo stabilimento Velvis di Vaprio d’Adda, il più antico monumento industriale tra quelli rimasti ancora visibili lungo il fiume.

    SPECIALITA’ D AGUSTARE
    Situata tra Bergamo e Milano, consente di scegliere entrambe le cucine. Spazio dunque ai formaggi dell’Alpe e della Val di Scalve. La polenta accompagna salame, salamelle, brasato, stufato (anche d’asino), coniglio, osei, latte e rane. Minestre, zuppe e risotti o i celeberrimi casonsei e strangolapreti. I secondi di tradizione padana: la coasoela, la trippa, la cacciagione, le lumache, le mortadelle di fegato, i sanguinacci.

    DOVE MANGIARE
    Ristorante “Antica osteria da Mualdo” via privata Crespi 6, tel. 02 90937077
    Bar-tavola calda “Villaggio Cafè”
    via Manzoni 20, tel. 0290980107

    EVENTI
    Crespi e Bergamo città alta.
    Una visita a Crespi la mattina, per proseguire nel pomeriggio spostandosi a Bergamo città alta. Si propone una piacevole passeggiata nella bellissima città vecchia, con un’illustrazione delle principali attrattive.
    Crespi e “L’Ecomuseo Adda di Leonardo”
    Si illustra il tratto di fiume divenuto oggi Ecomuseo che dal celebre ponte in ferro giunge, a ridosso del naviglio di Paderno, fino all’altezza di Porto. Si osservano il funzionamento del naviglio (realizzato a più riprese nei secoli passati per rendere navigabile il tratto più impervio dell’Adda), dei canali e delle chiuse settecentesche, nonché il paesaggio del canyon, con le sue rapide e le sue rocce, che ispirarono i dipinti di Leonardo.

    SOSTA CAMPER
    Nei pressi del villaggio non esistono aree attrezzate. La sosta è consentita nel parcheggio fuori Crespi. Dal parcheggio si raggiunge il villaggio a piedi (800m.) o con la navetta, riservato a coloro che hanno problemi a camminare (telefonare all’Ufficio Informazioni). Da aprile a settembre, nei giorni festivi dalle 13 alle 19, Crespi è chiusa al traffico. Non è permesso transitare nè parcheggiare nel villaggio. Le aree più vicine si trovano a Dalmine in via Tofane, nel parcheggio adiacente alle piscine, laterale alla SP 525 per Milano (acqua, pozzetto, illuminazione). Oppure un presidio ecologico comunale a Treviglio in via Bergamo, nel parcheggio dei campi sportivi.

    INFORMAZIONI
    Ufficio informazioni Tel.02 90987191 info@villaggiocrespi.it È possibile prenotare visite guidate private tutto l’anno. Si accede liberamente solo la domenica e festivi di primavera/autunno, partenza ore 16,00 dall’ufficio informazioni.

     

     

    Aprile 2009

  • Parco Safari della Preistoria

    Lombardia • Rivolta d’Adda (CR)

    A caccia di dinosauri. Siamo nel Jurassic Park della Lombardia, una grande area naturale con un bosco secolare sulla sponda sinistra del fiume Adda, dove svettano le enormi ricostruzioni, a grandezza naturale, di 50 dinosauri per divertirsi a fare i piccoli paleontologi.

    Passeggiando nel bellissimo parco, lungo il suo itinerario intercalato da acque e laghetti, si incontrano circa 50 ricostruzioni a grandezza naturale di 31 specie preistoriche, tra cui artropodi, dinosauri, pesci, anfibi, rettili arcaici, pterosauri, plesiosauri, mammiferi e uomini primitivi. Tra gli alberi, sulle rive del lago e fra i cespugli, spuntano triceratopi, stegosauri, brontosauri e scolosauri; un nuovo ospite ha da poco trovato casa in questo parco, il saltriosauro. Si tratta del più grande dinosauro carnivoro italiano, rinvenuto proprio in Lombardia, a Saltrio in provincia di Varese e ricostruito, in modo interpretativo, a grandezza naturale (8 metri di lunghezza). Il parco offre anche altre attrattive, tra cui un percorso botanico con centinaia di piante segnalate, dove convivono vari ambienti tra cui la palude e il fiume, un museo paleontologico dove Darwin, il dinosauro paleontologo, vi accompagna in un affascinante viaggio alla scoperta della paleontologia e la vista di animali in semilibertà perlopiù cervidi, asini, cavalli, capre, pecore. Aree attrezzate per i pic-nic e adibite a parco giochi, un labirinto e un trenino che porta alla scoperta del parco completano l’offerta. Diversi i laboratori e le visite guidate tematiche proposti ai gruppi (da concordare in anticipo) tra cui il “Viaggio nella preistoria” per bambini dai 3 anni, una visita-gioco che coinvolgerà i bambini in una fiaba a lieto fine o il laboratorio “Il mestiere del paleontologo”.

    Orari/apertura: tutti i giorni 9:00 – 18:00
    Quale età: dai 3 anni
    Durata: 3 ore
    Costo: adulti 11,50 euro, bambini 3-12 anni 9 euro
    Sosta Camper: punto sosta diurno all’ingresso del parco

    Parco Safari della Preistoria
    Via Ponte Vecchio 21 – Rivolta d’Adda (CR)
    Tel. 0363 78184
    info@parcodellapreistoria.it
    www.parcodellapreistoria.it

     

  • Milano vista dall’acqua, battello navigli

    Lombardia • Milano

    In battello per percorrere itinerari d’acqua alla scoperta dei famosi Navigli e delle zone limitrofe tra monumenti storici, parchi agricoli e chiuse

    Sono cinque i navigli sul territorio lombardo che consentirono lo sviluppo del commercio, dei trasporti e dell’agricoltura del territorio. Il Naviglio Grande, navigabile dal 1269, fu la più importante e la prima opera ingegneristica del suo genere in Europa. Nel tratto che parte da Turbigo fino alla Darsena di Milano, per circa 43 km, questo storico canale è interamente navigabile. Andare alla scoperta di queste vie d’acqua e del territorio circostante è molto piacevole e permette di avere una visione di Milano e dei dintorni diversa. Tanti sono gli itinerari percorribili, dai più brevi della durata di circa un’ora, a quelli di tutto il giorno. Moderni battelli e motoscafi trasportano i visitatori lungo la via d’acqua, un tempo percorsa dai barconi adibiti al trasporto di merci, come quelli che trasportarono i marmi del Duomo di Milano. L’itinerario delle Delizie, sulla linea 3 lungo il Naviglio Grande nel tratto esterno a Milano, permette di ammirare le affascinanti ville di Robecco sul Naviglio e Cassinetta di Lugagnano, risalenti al XV e XVI secolo, il borgo di Boffalora sopra Ticino, la Canonica di Bernate Ticino e Villa Clerici a Castelletto di Cuggiono. Navigando verso Milano, lungo la linea dei Fontanili, si attraversa l’incantevole centro storico di Gaggiano, immerso nel suggestivo paesaggio rurale del Parco Agricolo Sud Milano. Le gite di tutto il giorno per gruppi sono disponibili dal 25 aprile, previa prenotazione, e uniscono itinerari in barca e su strada. L’itinerario delle Conche, in città, porta ad ammirare la chiesa di S. Cristoforo, capolavoro del XIV secolo, e Vicolo dei Lavandai, antico lavatoio in uso fino agli anni cinquanta. Il percorso dei battelli dentro la città termina con il passaggio in Darsena, un tempo porto d’interscambio per il commercio con il Lago Maggiore, e l’ingresso nel Naviglio Pavese. Si arriva poi alla “Conchetta”, la chiusa le cui porte vinciane segnano il primo dei 14 salti d’acqua del suo percorso sino alla confluenza con il fiume Ticino a Pavia.

    Orari/apertura: sabato e domenica
    Quale età: tutte le età
    Durata: diversi itinerari, da un’ora a tutto il giorno
    Costo: adulti da 12 euro, sotto i 4 anni gratuito, prenotazione consigliata
    Sosta Camper: punto sosta a pagamento nei pressi della stazione Porta Genova

    Navigare sui Navigli
    Milano – Tel. 02 92273118
    www.navigareinlombardia.it
    www.naviglilombardi.it