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Emilia Romagna

  • Comacchio, detta “la città sull’acqua”, è meta privilegiata per quanti amano coniugare un viaggio nella cultura e nella natura. Le sue splendide architetture, la sua storia e i suoi ponti che si riflettono nei canali, infatti, sorgono nel mezzo della natura incontaminata del Parco del Delta del Po, paradiso del birdwatching e delle escursioni in bicicletta o in motonave. Un ambiente unico, da molti definito la Camargue italiana. La cittadina è anche la capitale della pesca all’anguilla, qui cucinata in ben 48 modi diversi.

    Comacchio

    Comacchio

    Sorta in mezzo al blu delle sue lagune, intersecata dai ponti rosso mattone che uniscono le sue isole, Comacchio è il centro storico più originale e affascinante del Delta del Po. Chiese antiche e luoghi di mercato, palazzi eleganti e modeste case di pescatori si allineano lungo le strade oppure si specchiano nell’acqua dei canali.
    Una storia antichissima la cui memoria si stempera nell’atmosfera senza tempo di un luogo legato indissolubilmente all’ambiente unico che lo circonda. Comacchio in mezzo alle sue Valli un tempo sembrava una nave, come Venezia dall’alto sembra un pesce. La bonifica ha modificato il territorio, ma la città conserva la sua forma allungata e molta parte del suo fascino. L’acqua ha creato e modellato le sue terre e ha condizionato in maniera determinante la sua vita. La città sorge fin dalla sua origine su una serie di dossi creati dall’azione congiunta del Po e del mare.

    Vie di acqua, vie di terra

    La “città sull’acqua” di origini alto medievali, propone angoli e scorci di grande interesse. Non ha un vero e proprio centro, ma piuttosto una successione dinamica di elementi salienti che si snodano a grandi linee lungo due direttrici principali perpendicolari. Una via di terra e una d’acqua, che in qualche misura si riavvolge su sé stessa e si collega alle valli in una direzione e al mare in un’altra. All’incrocio delle due direttrici, lungo la via di terra, si snodano il centro religioso, con la piazza della Cattedrale, il centro commerciale, con la piazzetta e l’antica loggia del grano, il centro civile, con la torre civica e la piazza del Comune. Ai due estremi della via di terra due antichi centri religiosi: verso ovest Santa Maria in Aula Regia con il convento dei frati Cappuccini, e verso est quello che resta dell’antico monastero di Sant’Agostino. Lungo i due assi si dipana il tessuto urbano, fatto di case in linea e anche di parecchi androni, attraverso i quali si raggiungono le vecchie aree urbane di servizio che davano sui canali secondari e dove si tenevano le rimesse delle barche, un tempo principale mezzo di locomozione.
    Comacchio i canali

    In cammino sui ponti

    Veri gioielli architettonici, sono la principale via di collegamento della città d’acqua. Autentico emblema di Comacchio, voluto dal Cardinale legato Giovan Battista Pallotta, è il ponte dei Trepponti. Il manufatto di laterizio, innalzato intorno al 1638 dal cappuccino Giovanni Pietro da Lugano su disegno dell’architetto Luca Danese di Ravenna, costituisce il punto di unione tra il canale navigabile “Pallotta”, proveniente dal mare, e il centro della città, in quanto sotto la sua unica volta si distribuiscono le vie d’acqua interne, per mezzo di una fitta rete di canali. Comprende cinque ampie scale (tre anteriori e due posteriori) ad arco a tutto sesto, che consentono di raggiungere la sommità, in pietra d’Istria. Dal monumentale Ponte Trepponti si arriva al ponte degli Sbirri. Eretto nel 1631-1635, è costituito da tre arcate in mattoni e pietra d’Istria. Il “ponte delle Carceri o degli Sbirri” prende il nome dalle prospicienti carceri mandamentali, che un tempo ospitavano i detenuti di Comacchio, per la maggior parte pescatori di frodo o “fiocinini”. Sul Ponte degli Sbirri si innesta un quadrivio di canali che costituisce lo snodo d’acqua principiale della città, da cui era possibile navigare in direzione del mare a est, verso il centro a nord, verso le Valli a sud, attraverso la Porta San Pietro, verso la zona destinata ai mercati a ovest. Da qui si stende verso sud il bellissimo quartiere di San Pietro, rimasto integro nel tempo. Sul quadrivio si affaccia la maggiore concentrazione di meraviglie architettoniche. Costeggiando il canale di via Agatopisto si incontra il ponte di San Pietro. Passando sull’altra riva e attraversando un piccolo ponte in cotto (ponte Pizzetti) – girando subito a sinistra – si segue poi il corso del canale di via Buonafede.

    Ponte dei Trepponti

    Ponte dei Trepponti

    In bicicletta tra arte e natura

    Un itinerario ciclistico dall’abbazia di Pomposa fino Mesola, meta di numerosi birdwatcher.
    Le Valli di Comacchio, dopo le grandi bonifiche operate tra la fine dell’800 e l’inizio del secolo scorso, fino alle più recenti realizzate intorno al 1960, conservano specchi d’acqua con un’estensione complessiva di oltre 13mila ettari. Sono il regno di gabbiani e sterne e di molte altre rarissime specie che hanno eletto il comprensorio lagunare quale habitat ideale per riprodursi (spatola, fenicottero, avocetta, cavaliere d’Italia, pernice di mare), svernare o trovare accoglienza durante il passo migratorio.
    Agli amanti delle escursioni sulle due ruote, suggeriamo di non perdere una visita alla vicina Abbazia di Pomposa, ideale punto di partenza per una gita tra arte e natura. L’Abbazia (dista circa 12 km da Comacchio) è un capolavoro dell’arte romanica e bizantina. Il nucleo monastico benedettino si formò qui introno al VII secolo e raggiunse il massimo splendore nell’XI e nel XII secolo, quando divenne uno dei centri culturali e spirituali d’Italia. Dell’Abbazia è possibile ammirare la chiesa, con i preziosi affreschi trecenteschi di scuola giottesca e pavimenti a mosaico, l’Aula Capitolare, il Museo Pompo e il Refrettorio. Poi, letteralmente immersi nelle terre bonificate, si pedala su stradine semideserte fino ad arrivare al Gran Bosco della Mesola, foresta di 1.061 ettari, acquistata nel 1490 da Ercole I d’Este e trasformata in grandiosa tenuta di caccia. Oggi è una riserva naturale di grande suggestione, protetta e popolata da cervi e daini. All’uscita del Bosco, si trova la Torre dell’abate, antica chiavica legata alla Grande Bonifica intrapresa dal duca Alfonso II d’Este nel XVI secolo. Per i più allenati è consigliata una deviazione fino al Castello della Mesola, costruito nelle forme attuali da Alfonso II alla fine del ‘500. Il grande edificio sorgeva al limite della tenuta di caccia del “Gran Bosco”.
    A Gorino Ferrarese, invece, sopravvive uno degli ultimi ponti di barche sul fiume, che lo collega alla sponda veneta. Il fenomeno di avanzamento della costa è testimoniato dalla posizione avanzata del nuovo faro, che ha soppiantato più ad est la Lanterna Vecchia, oggi trasformata in osservatorio del birdwtching e ultima meta del nostro itinerario.
    Comacchio birdwatching
    Ma se non siete stanchi di natura consigliamo anche una puntatina alla Valle Bertuzzi, a cui si arriva percorrendo la Strada Provinciale Acciaioli (Lido Volano – Portogaribaldi). È una delle aree umide più suggestive del Parco del Delta del Po. Ha una superficie totale di circa 2mila ettari, composta da tre bacini, le valli Bertuzzi, Cantone e Nuova, che sono a tratti separate da cordoni dunosi emersi dall’acqua. La vegetazione è principalmente caratterizzata da canneto e da piante alofile. Al centro, tra Valle Nuova e Valle Bertuzzi, cresce un boschetto di lecci, abitato dai cormorani e dalle garzette che vi nidificano. L’avifauna è molto ricca: aironi bianchi e cinerini sgarze ciuffetto e nitticore, cavalieri d’Italia, sterne e i gabbiani. Data l’elevata salinità dell’acqua, specie nei periodi estivi, Valle Bertuzzi è divenuta zona di sosta dei fenicotteri rosa, che sono in forte aumento, tanto da lasciar credere una imminente loro nidificazione. Qui dal mese di aprile a fine ottobre è possibile fare escursioni in barca (per info infotur@provincia.fe.it).

    L’Anguilla, la regina delle Valli

    Data la conformazione unica della zona, le attività umane hanno lasciato importanti segni connessi alla pesca e alla vita di una civiltà legata all’elemento liquido. Disseminati lungo tutto il delta, infatti, rimangono a testimonianza gli innumerevoli “casoni”, dedicati alla pesca dell’anguilla. Per il Basso Ferrarese, e per Comacchio in particolare, infatti, l’anguilla non è solo un prelibato primo attore in cucina, ma è soprattutto un importante fattore economico e sociale, perché è proprio in questo paesaggio di ampi specchi vallivi, oggi ridotti dagli imponenti interventi di bonifica, che l’anguilla trova da secoli il suo rifugio. In questo ambiente umido, un tempo ostile alle genti che vi abitavano, l’anguilla è divenuta la principale fonte di sostentamento, capace di creare sviluppo economico e ricchezza. A lungo contesa da vallanti e fiocinini, difesa dai profondi cambiamenti ambientali, l’anguilla continua a essere pescata seguendo tecniche antiche che sfruttano le maree autunnali e il naturale richiamo ch’esse esercitano sulle anguille mature.
    Puntando verso il mare, a centinaia esse finiscono chiuse nei “lavorieri”, sistemi di cattura un tempo di canne e oggi perfezionati con nuovi materiali, da cui sono prelevate poi per essere selezionate e conservate dapprima vive in vasche o in grossi cesti immersi (le bòlaghe), quindi tagliate, arrostite e immerse in salamoia di aceto e sale per essere confezionate e commercializzate. Da una lavorazione artigianale con lunghi spiedi di anguille messi ad arrostire di fronte a enormi camini, si è passati oggi ad un livello industriale con tecniche più consone alle esigenze dell’ampio mercato a cui il pesce viene destinato. L’anguilla resta comunque una specialità tipica comacchiese (la Sagra dell’Anguilla si svolge a inizio ottobre, info Sagra dell’Anguilla), da gustare in innumerevoli modi: tra i 48 differenti piatti di anguilla, codificati nella regione, niente eguaglia l’odore intenso che sprigiona arrostita alla griglia. Il suo sapore delicato accompagnato dall’aspretto vino doc del Bosco Eliceo, anch’esso tipico dei terreni sabbiosi deltizi, fanno dell’anguilla un vero rito gastronomico a cui riesce difficile resistere.
    anguilla Comacchio

    DA VEDERE
    Comacchio è ricca di pregevoli architetture. Un ideale itinerario di visita alla città può partire dal Santuario di S.Maria in Aula Regia, per proseguire con la Manifattura dei Marinati (centro visita del Parco). Da qui, percorrendo il porticato dei Cappuccini si arriva al centro della città: ecco la Cattedrale di San Cassiano e l’imponente torre campanaria. Proseguendo verso porta U. Bassi e portandosi – a sinistra– in via Cavour, si accede al Sacrario dei Caduti; costeggiando il canale – in fondo a destra – si arriva al rione Carmine, dove si può ammirare l’omonima chiesa dedicata alla Madonna. Salendo sul ponte antistante è chiaramente visibile uno scorcio della chiesa del Rosario – in via Sambertolo. Percorrendo piazza Folegatti prima, e via E. Fogli poi, si raggiunge la piccola chiesa di San Pietro, annessa all’ex Ospedale settecentesco San Camillo, ora Museo delle Culture Umane nel Delta del Po. La città sull’acqua si può visitare anche in barca. Diversi i punti di partenza offerti per il trasporto sulle caratteristiche “batane”, i cui attracchi sono posti all’ombra del ponte Trepponti. Di qui partono suggestivi itinerari che danno la possibilità di poter ammirare Palazzo Bellini e il contiguo Museo del Carico della Nave Romana.
    Non meno interessanti sono i dintorni di Comacchio. Percorrendo in auto l’estesa viabilità interna, lungo strade panoramiche, si può già avere un’idea del territorio del Parco, ma per entrare veramente in contatto con le sue ricchezze naturali e storiche è consigliabile visitarlo a piedi, in bicicletta (molto diffusi, soprattutto durante il periodo estivo, sono i noleggi di biciclette e numerosi i percorsi ciclabili), oppure in barca con un’escursione in motonave. Il territorio del Parco del Delta del Po è punteggiato da torrette di avvistamento e capanni per gli amanti del birdwatching. Passeggiate a cavallo partono da diverse aziende e dalle principali località balneari. Le motonavi per la navigazione del delta si trovano nei porti di Gorino, Goro e Portogaribaldi: imbarcandosi per mezza giornata si possono ammirare la Sacca di Goro, la Valle di Gorino, l’isola del Mezzanino e altre zone alla foce del Po, mentre nelle valli di Comacchio è attivo un itinerario storico–naturalistico che permette di addentrarsi nello straordinario mondo della “civiltà della palude”.

    COME ARRIVARE
    Da Milano: A1 fino a Bologna, poi A13 (direzione Padova) fino a Ferrara Sud. Proseguire sulla superstrada Ferrara-Porto Garibaldi fino a Comacchio oppure proseguire fino all’uscita sulla S.S. 309 Romea che collega i 7 Lidi di Comacchio.
    Da Padova: A13 (direzione Bologna) fino a Ferrara Sud. Poi Superstrada Ferrara-Porto Garibaldi fino a Comacchio oppure proseguire fino all’uscita sulla S.S. 309 Romea che collega i 7 Lidi di Comacchio. Da Roma: E 45 fino a Ravenna, poi S.S. 309 Romea (direzione Venezia) fino ai Lidi di Comacchio.

    Comacchio canali

    Comacchio canali

    SOSTA CAMPER
    Nel Parco Regionale Delta del Po:
    Area attrezzata Le Saline, SS 27,288. Info 0533.330885 – 349.8328963. A pagamento. Acqua, pozzetto, elettricità, servizi con docce, barbecue, noleggio bici.

    Area attrezzata Cavallari – Villaggio San Carlo, 9 – Zona ex zuccherificio – Info gestore 338.5408905 / 333.9435044. A pagamento. Acqua, pozzetto, bagni con acqua calda, illuminazione, circa 80 posti camper, spazio tende, si cani, annuale.

    Area attrezzata presso Locanda “Il Varano”, via Valle Oppio 6, Marozzo di Lagosanto, www.locandailvarano.it.

    Comacchio pesca

    COSA MANGIARE
    La gastronomia di Comacchio si ispira alla ricca fauna ittica delle sue valli occupate da numerose specie di pesce bianco. Regina indiscussa della tavola tradizionale è sicuramente l’anguilla che combina foggia e gusto adattandosi amabilmente ai diversi metodi di preparazione: in graticola, a brodetto, a becco d’asino o con le verze, salata, marinata, tagliata a braciolette… Dal centro storico di Comacchio fino a Porto Garibaldi e lungo tutti i sette lidi, è un pullulare di ristoranti e trattorie dove abili cuochi praticano la loro arte creando meravigliose sinfonie di sapori.
    Nei gustosissimi antipasti abbondano cozze, capesante, astici, canocchie, peveracci, vongole veraci, acquadelle, anguilla marinata, gamberetti… Qui trionfano risotti di mare e alla pescatora, d’anguilla e di pesce, spaghetti al granchio, alle canocchie e le immancabili zuppe di pesce. I secondi privilegiano grigliate di pesce e anguilla squartata spruzzata di limone, anche se gli esperti suggeriscono di gustarla al naturale o accompagnata dalla polenta. Poi ancora sogliole, soasi, passere, cefali, rombi, orate, branzini con seppie ripiene e spiedini di gamberi. Per esaltare i sapori della cucina comacchiese non c’è nulla di meglio dell’ottimo e corposo vino rosso del Bosco Eliceo Doc Uva d’oro, l’unico nettare che si sposa idealmente col pesce.

    Comacchio lidi

    Comacchio lidi

    Delta senza barriere: turismo etico

    La domanda di turismo accessibile, ovvero senza barriere per chi ha problemi di deambulazione, è in crescita. Un’opportunità che la costa romagnola ha saputo cogliere.

    C’è il turismo responsabile, quello sostenibile, poi l’etico e l’accessibile, voci diverse ma unite da un’unica parola: il rispetto. Nel nome di questo rispetto, soprattutto per chi ha problemi di deambulazione, dai disabili alle persone anziane alle famiglie con figli piccoli da trasportare in passeggino, il network “Village for All ” è una organizzazione che è un marchio di garanzia nel settore, patrocinato da Fiata Federcamping, Federazione italiana Superamento Handicap e dell’Associazione Si Può, portale multilingue dedicato alle informazioni sul turismo accessibile nei campeggi e villaggi.

    Holiday Village Florenz di Lido degli Scacchi

    La struttura ha investito con grande sensibilità e spirito imprenditoriale nelle vacanze per tutti.
    Il villaggio è tra le destinazioni più gradite dei turisti diversamente abili, che ne apprezzano l’efficienza dei servizi.
    In mezzo alle dune di sabbia, nascoste tra i pini, mescolate a lussuosi bungalow, le 17 case mobili, tecnologicamente equipaggiate per i navigatori della rete, diverse l’una dall’altra per meglio rispondere alle differenti esigenze economiche, rappresentano una delle eccellenze del villaggio, vero e proprio tempio della vita all’aria aperta. Tutto è predisposto per gli ospiti diversamente abili: sentieri resti piani, siaggia attrezzata di rotolò, passerelle speciali per facilitare l’accesso ai bagnanti con problemi deambulatori e disponibilità di carrozzine che permettono di immergersi nell’acqua. Holiday Village Florenz sorge su un’area di 80mila mq. con bellissime dune naturali ed è dotato di un’ampia spiaggia privata, a 500 mt dal centro di Lido degli Scacchi, in provincia di Ferrara.
    Per informazioni potete visitare il sito Holiday Village Florenz

    Testo Teresa Capodimonte

  • Il Salone del Camper ci spinge a Parma. Un weekend impegnativo ma anche un’occasione per conoscere e assaporare un po’ del territorio della bassa parmense, terra verdiana e di eccellenze gastronomiche… Un lembo di Pianura Padana pieno di sorprese.

    Arrivare alla fiera del resto già ci spinge verso quella terra così bassa e dove è ancora così forte il legame con l’agricoltura. Diciamo la verità: i padiglioni della fiera sembrano un po’ una cattedrale nel deserto… Se non fosse per l’adiacente autostrada e la linea ferroviaria dell’alta velocità si potrebbe pensare di aver sbagliato luogo. Mentre cerchiamo l’ingresso giusto per entrare, non è difficile scorgere un trattore che ara il campo a fianco alla strada, sollevando quel caratteristico odore di polvere che ha la terra a fine estate, quando ha dato tutto quello che doveva all’uomo e ora non chiede che essere rovesciata per bere le piogge autunnali che non tarderanno ad arrivare e cullare durante l’inverno i semi germogliati del grano.

    Non occorre fare molti chilometri dalla fiera per scoprire il mondo della bassa parmense: un mondo che porta addosso i segni di un’antica nobiltà ma anche di lavoro duro, di testarda coerenza emiliana che ha trasformato questa terra in oro verde. Qui non si vedono le sterminate distese di mais come a nord del Po: il consorzio del Parmigiano Reggiano parla chiaro in proposito, le vacche che producono il prezioso latte devono mangiare solo fieno e sfarinati di cereali, nessun trinciato fermentato… E non azzardatevi a dire, se non volete essere presi a male parole, che nel cremonese fanno il Grana Padano con qualunque latte. Poi salendo verso il Po ecco la strada del Culatello, prelibatezza della salumeria da accompagnare con qualche pezzo di torta fritta calda, parente stretto dello gnocco fritto reggiano, ma guai a confondere le carte in tavola: qui il campanilismo è qualcosa di profondo, l’identità territoriale è forte, l’originalità anche. Parma Calcio appassiona, certamente, ma intanto sul territorio ci sono quattordici squadre di rugby, nelle altre province emiliane ci sono solidi distretti industriali, qui tutto è legato all’agricoltura e all’alimentare, anche le industrie di trasformazione e le aziende che producono le macchine per l’industria di trasformazione. Insomma, la provincia di Parma è un mondo a parte, cortese e godereccio, dove spesso nelle campagne le case coloniche non hanno, come altrove, alcuna recinzione, semplicemente emergono dai prati in fondo a un vialetto. Esplorate, prendete le strade secondarie, lasciate il camper in uno qualsiasi dei centri della bassa e inforcate le biciclette, assaporate i piatti delle trattorie, godete della erre arrotondata di questa parlata, diventate “parmsen” per uno o due giorni.

    Fontevivo e Fontanellato

    Tra le cose belle da vedere non lontano dalla fiera c’è Fontevivo, oggi celebre per il vastissimo terminal intermodale, ma quasi novecento anni fa per l’abbazia fondata dal monastero di Chiaravalle della Colomba.

    Del complesso la chiesa conserva ancora l’aspetto originale romanico, anche se la facciata venne rifatta nel ‘400. L’interno, molto severo, a tre navate, custodisce il mausoleo di Ferdinando di Borbone, duca di Parma, morto proprio a Fontevivo nel 1802. Dove era il convento c’è l’interessante Villeggiatura del Collegio dei Nobili, una sorta di “resort ante litteram” settecentesco, destinato a ospitare in estate la nobiltà del Ducato. Per vedere affreschi pregevoli, poco distante entrate nella seicentesca chiesa dei Cappuccini.

    Oltrepassiamo l’autostrada e siamo a Fontanellato, grazioso comune con il centro storico caratterizzato dai porticati e al cui centro troneggia la Rocca Sanvitale con il suo fossato pieno d’acqua. La rocca è visitabile tutti i giorni tra le 9.30 e le 11.45 e nel pomeriggio tra le 15 e le 18.15. Attenzione, se ci andate tra ottobre e marzo il lunedì non è visitabile e l’orario pomeridiano finisce alle 17. È uno dei più bei tesori che custodisce la bassa, perfettamente conservata nel suo aspetto medioevale e artisticamente ricca di affreschi, tra i quali spicca un ciclo del Parmigianino. Quattro torri angolari, mura merlate e all’interno la sala d’Armi che custodisce una collezione di armi antiche e i vari ritratti di famiglia. Passando da una sala all’altra ammirerete soffitti e pavimenti pregevoli, cimeli di Maria Luigia, arredi realizzati tra il seicento e l’ottocento, bellissimi affreschi e la curiosa Camera ottica, al cui interno, grazie a un sistema di specchi si vede riflessa la piazza del Paese.

    La rocca ospita diverse manifestazioni. In particolare, nel periodo del Salone del Camper, sabato 13 settembre c’è alle 20.30 Toni d’Antico, la visita guidata a lume di candela con degustazione finale a base di salumi e suggestivo accompagnamento musicale con antichi strumenti. (Prenotazione obbligatoria, 23 euro, tel. 0521 829055, iat@fontanellato.org). Domenica 14 settembre c’è invece una degustazione di mieli (visita e degustazione 12 euro) e intorno alla rocca stand gastronomici. Interessante lo stesso giorno il Gusto del cammino, alla scoperta del centro storico con degustazioni (info tel. 0521 829055). Un’occasione per ritornare con i bambini è il baby halloween che si svolgerà a partire dalle 14.30 il 26 ottobre, (tel.0521.829055).

    Se proseguite per qualche chilometro verso San Secondo, troverete in paese un’altra fortificazione, la Rocca dei Rossi, ridimensionata nella ristrutturazione dei primi del 900 ma comunque molto suggestiva negli interni. Le visite sono guidate, con inizio a ogni ora. È possibile partecipare alla visita guidata notturna ogni ultimo sabato del mese (info tel. 0521 873214 – 0338 2128809 – 0340 7373460). Lascia a bocca aperta la sala delle Gesta Rossiane, interamente affrescata attraverso una dozzina di riquadri che evocano gli episodi gloriosi dei vari membri della famiglia Rossi. San Secondo è celebre anche per un salume spesso interpretato come il parente povero del prosciutto cotto, ma che vi assicuro qui riacquista una dignità regale: la spalla di maiale. Trattorie, ma a volte anche le semplici salumerie, la tagliano calda al coltello; si accompagna con pane, meglio se con la torta fritta, e con un vinello frizzante locale, molto poco impegnativo ma estremamente piacevole, la Fortana o Fortanina.

    Soragna

    Da San Secondo ci spingiamo in direzione Soragna. Passerete da una frazione, Carzeto, dove si invita il visitatore verso una celebre fontana.

    In realtà la scorgerete a malapena lungo la strada, ma fermatevi a riempire qualche bottiglia. Si tratta di una fontana della giovinezza, il cui risultato è garantito a patto di non fermarsi a mangiare nella trattoria adiacente: il cibo è ottimo, ma la tradizione locale in fatto di grassi annulla sicuramente gli effetti dell’acqua appena raccolta. A voi la scelta su quale filosofia di vita seguire. Arrivati a Soragna trovate le indicazioni per il parcheggio camper. Il centro è distante poche centinaia di metri. La passeggiata in paese si risolve in una vasca lungo la via centrale fatta di case basse con il portico. Il gioiello di Soragna è la Rocca dei Meli Lupi, ancora oggi abitata dai discendenti della famiglia che hanno però aperto alle visite buona parte delle sfarzose sale barocche. Infatti, se originariamente nel 1300 era definita “inespugnabile”, assunse con la fine del medioevo l’aspetto di dimora signorile. Questo non la liberò certo dal suo fantasma, quello della povera Cassandra Marinoni, sposa del Marchese Diofebo II, qui uccisa e che non ottenne mai giustizia. Ma state tranquilli: Donna Cenerina, così è chiamata dai soragnesi, appare soprattutto ad annunciare le disgrazie ai suoi discendenti. Per contatti, non con il fantasma ovviamente, tel. 0524 597978, www.roccadisoragna.it

    Prossima tappa verso i luoghi verdiani, ma prima fate una disgressione alla frazione Diolo. Arrivando la splendida chiesa in stile gotico dedicata a Santa Caterina vi apparirà come una “cattedrale nel deserto”, mentre presso la torre campanaria ha sede il piccolo Museo Giovannino Guareschi (Centro del Boscaccio tel. 0521 876671) che ben racconta l’ambito che ispirò il celebre scrittore della bassa celebre per le saghe di Don Camillo e Peppone.

    I luoghi verdiani

    Spostandoci verso Busseto passeremo per Roncole Verdi, una piccolissima frazione dove è visitabile la casa natale di Giuseppe Verdi.

    L’umile dimora del maestro è stata recentemente riaperta dopo lunghi lavori di restauro (tel. 0524 97450 – 0524 92487). Roncole ospita anche un centro studi permanente su Giovanni Guareschi. Quindi, proseguendo la nostra strada eccoci a Busseto, una sorta di capitale “verdiana”. La passeggiata è storicamente interessante: questo centro agricolo, fu infatti nel medioevo capitale del piccolo stato dei Pallavicino. Magari partendo proprio da Piazza Giuseppe Verdi, sulla quale si affaccia la Rocca, la collegiata di S. Bartolomeo, il palazzo del Comune, e con al centro il monumento in bronzo dedicato al musicista. La Rocca risale al 1250 ma fu completamente rifatta nel 1800 a imitazione dello stile gotico. E se un tempo aveva sei torri circolari, oggi ne ha due angolari merlate e al centro l’imponente torre dell’Orologio. Nell’interno hanno sede il Municipio e il Teatro Verdi. Una passeggiata lungo la porticata Via Roma è un vero viaggio nei luoghi verdiani: c’è palazzo Barezzi, casa del suocero di Verdi che fu il suo primo mecenate – al primo piano un salone è arredato con oggetti dell’epoca. Quindi Palazzo Orlandi, che fu proprietà di Verdi e oggi sede del Museo dei Cimeli verdiani. Sulla stessa Via anche il palazzo del Monte di Pietà dove ha sede l’antica biblioteca del Monte con i suoi oltre 35mila volumi, la seconda per importanza della provincia. Fuori dal centro andremo a Villa Pallavicino che ospita il Museo Nazionale Giuseppe Verdi (www.museogiuseppeverdi.it).

    Lungo il Po

    Il nostro viaggio nella bassa continua lungo il Po, o meglio sotto i suoi argini, dove protetti sono sorti nei secoli i villaggi della civiltà del Grande Fiume, a volte veri potentati agricoli.

    Passeremo da Polesine Parmense, un tempo porto commerciale e oggi base per interessanti gite domenicali in battello sul Po (www.vapensieroviaggi.com), Zibello che tutti associano al culatello, lo speciale salume fatto con la parte alta della coscia del maiale (con il resto si fa il fiocchetto) e che stagiona lentamente nelle umide cantine dalla bassa. Ma Zibello conserva ancora segni del suo importante passato, basta andare in piazza Garibaldi per vedere l’imponente palazzo Pallavicini: lungo i capitelli del colonnato è raccontata la storia del paese, dalle pestilenze del 600 alle periodiche piene che hanno portato morte e distruzione. In piazza Mazzini si ammira, invece, la collegiata dei Ss.Gervaso e Protaso, mentre in via Roma nell’ex convento dei domenicani è ospitato il Museo del Territorio e della Civiltà contadina, che apre su appuntamento (tel. 0524 99124). A  settembre e ottobre si svolgono, con partenza da Zibello, numerose iniziative. Al momento della stesura di questo articolo non è ancora stato definito il programma, ma l’associazione Strada del Culatello (www.stradadelculatello.it) pubblicherà a breve sul suo sito i dettagli per la partecipazione. Continuando il nostro viaggio tra argini che seguono i capricci del fiume arriviamo a Roccabianca, altro centro molto carino con la sua bella piazza porticata (Piazza XX settembre) e il suo castello quattrocentesco in parte visitabile con guide (tel. 0521 374065).

    Proseguendo incontriamo Sissa, e anche qui emerge sul profilo di case basse la torre quadrangolare di un castello. Se fate una sosta visitate nel castello in quella che oggi è la sala del consiglio comunale il bell’affresco settecentesco che rappresenta il giorno che scaccia la notte. Inoltre, in una stanza della rocca è custodito un raro esemplare di orologio molto antico in ferro forgiato perfettamente funzionante (info tel. 0521 679119).

    Il nostro viaggio lungo il Po termina a Colorno, la cittadina più importante della bassa parmense e che nel 700 veniva definita la piccola Versailles in quanto residenza estiva dei duchi di Parma. Il maestoso Palazzo Ducale sorge nei pressi di uno dei due ponti sul fiume e affaccia sulla piazza principale. Il Duca Francesco Farnese nel 700 commissionò i grandi lavori che conferirono alla rocca l’attuale aspetto. La visita alla reggia è solo guidata (info e prenotazioni Reggia di Colorno tel. 0521 312545, reggiadicolorno@provincia.parma.it). Prima di lasciare Colorno non perdete una visita all’Aranciaia, edificata dai Farnese nel 1712: era la grande serra dedicata alle piante di agrumi che poi in estate venivano collocate nel parco della reggia. Oggi questo edificio ospita l’originale Museo dell’Ingegno Popolare e della Tecnologia Preindustriale. Monumentali impianti idrovori, antichi strumenti per la caccia e la pesca, macchine tipografiche e molto altro. Il museo è in Piazzale Vittorio Veneto 19 e per visitarlo occorre prenotare allo 0521 816939.

    Un oasi nella bassa

    Lasciamo gli argini del Po e ritorniamo verso la zona della fiera. Ma all’altezza di Torrile c’è qualcosa di davvero interessante per gli amanti della natura: l’Oasi di Torrile.

    L’oasi è gestita dalla Lipu di Parma, l’associazione che si occupa della tutela dei volatili, un’area di 110 ettari ora elevata al rango di Riserva naturale di Torrile e Trecasali, una zona umida dove sono state censite 300 specie di uccelli. La stagione migliore per una visita è la primavera, ma anche in settembre, periodo di migrazioni, sarà interessante perdere un po’ di tempo nell’osservazione dei numerosi uccelli che migrando si fermano qui per una sosta. Nella riserva sono organizzati dei percorsi in terra battuta accessibili anche ai disabili che portano a sei capanni di osservazione. L’oasi è completata da un centro visite con aule didattiche, gazebo in legno e pannelli didattici. Nel tranquillo e grande parcheggio, previa prenotazione, è anche possibile sostare con il camper. L’oasi è visitabile il giovedì, sabato e domenica e nei festivi con orario continuato dalle ore 9 alle ore 18 (info tel. 0521 810606, www.lipu.it/oasi-torrile). Da Torrile in pochi minuti si arriva all’entrata di Parma dell’autostrada A1. Ancora una volta la Fiera di Parma ci ha dato spunto per conoscere a fondo un lembo del nostro straordinario Paese, un angolo di quella ricca Pianura Padana troppe volte vista solo di sfuggita guardando dal finestrino mentre percorriamo l’autostrada del Sole.

    Andar per Parmigiano Reggiano

    Con novecento anni di storia alle spalle, il Parmigiano-Reggiano ha buone ragioni per definirsi un tutt’uno con la terra in cui nasce. Ancora una volta a sviluppare un processo di caseificazione “perfetto” furono i monaci, l’ordine di San Benedetto per la precisione, che con la regola dell’Ora et labora coltivavano misticismo ma allo stesso tempo mantenevano in vita e sviluppavano i processi, diremmo oggi, scientifici che in quei secoli stavano regredendo rispetto all’epoca Classica. Questo formaggio è uno dei pilastri dell’economia locale e un biglietto da visita internazionale (ma lo sapevate che il “Caseus Pamensis” era già esportato nel 1200?). Andar per caseifici è una vera emozione. Ci si aspetta un processo industriale avanzato e invece le caldare di rame dove si scalda il latte sono sempre quelle, come lo sono le tavole sulle quali le forme stagionano. Lungo il percorso attraverso la provincia passerete senz’altro davanti ai cartelli caratteristici che indicano la presenza dei caseifici con vendita diretta. I produttori sono instancabili lavoratori, molto indaffarati, ma anche molto orgogliosi del loro prodotto e difficilmente se andate ad acquistare del formaggio vi negheranno una breve visita alle stanze di produzione e ai monumentali magazzini di stagionatura. Oltre a spuntare buoni prezzi, troverete stagionature difficilmente reperibili nei normali circuiti commerciali, dal freschissimo formaggio da pasto allo stravecchio da meditazione. I pezzi vi verranno tagliati e confezionati sotto vuoto davanti ai vostri occhi e potrete conservarli per voi e per i vostri amici per mesi. Sul sito www.parmigiano-reggiano.it potrete scaricare il pdf di una guida dedicata ai caseifici della bassa parmense con indirizzi, orari e coordinate GPS; inoltre spesso nei loro spacci si vendono anche altri prodotti locali, vini e salumi in particolare.

    Nella bassa in bici

    L’assenza totale di salite e lo scarso traffico sulla viabilità secondaria sono un invito a inforcare le biciclette per scoprire il territorio nella modalità slow per eccellenza. Aiuta la vasta rete di ciclopiste realizzate dall’Amministrazione Provinciale.

    Ciclopista Bici Parma Po: 50 km sull’argine del Po da Polesine Parmense a Mezzani. La ciclopista si snoda sulla pista ciclabile creata sull’argine e lungo la viabilità minore nei pressi di Colorno. Si percorre in 5 ore attraverso i meandri del fiume Taro, dai Boschi di Maria Luigia a Torricella fino alla Riserva Parma Morta nell’antico corso del torrente nel comune di Mezzani. La ciclopista attraversa l’itinerario gustoso della Strada del Culatello di Zibello… Inevitabili gustose soste gastronomiche!

    Ciclopista Percorso Verdi: 17 chilometri tra Polesine Parmense e Soragna attraversando Busseto e Roncole Verdi: ore 1 e 45 di percorrenza su strade secondarie.

    Ciclopista Percorso Guareschi: 22 chilometri tra Soragna e Fontanelle e seguendo l’argine del Taro fino a Roccabianca. Da Soragna a Fontanelle siamo su viabilità minore, mentre tra Fontanelle a Roccabianca su pista ciclabile con fondo brecciato. Occorrono poco più di due ore per compiere questo itinerario nei luoghi guareschiani.

    Ciclopista Ciclotaro: 1 ora per coprire gli 8,5 chilometri di pista ciclabile sull’argine del Taro tra Trecasali a Viarolo. Deviando di pochi chilometri verso Torrile potrete raggiungere l’Oasi LIPU della quale si parla in altra parte del servizio.

    E poi c’è Parma…

    Raffinatamente bella, elegante, nobile, colta e ricca, ma anche sfacciatamente godereccia, popolare, generosa, allegra e disinibita. Parma in una parola. Terra natale di Arturo Toscanini, ultimo lido di Nicolò Paganini, a un passo da Busseto, il comune dove nacque Giuseppe Verdi. Parma vanta un battistero che ha segnato la storia dell’arte medievale, vie di lusso dove fare shopping, quartieri popolari dove perdersi tra le vie, case antiche talvolta perfettamente tenute talvolta al limite della fatiscenza, da girare a piedi o in bicicletta grazie alle numerose piste ciclabili; da vivere in maniera “slow”, senza fretta, assaporando ogni atmosfera. Il cuore della “Parma bene” è piazza Garibaldi intorno alle vie, strade e borghi ideali per lo shopping. Il Duomo di Parma, anima della città, è uno dei migliori esempi di Romanico in Europa, reso ancora più prezioso dall’affresco della cupola, dipinta con eccelsa maestria dal Correggio. Per cogliere tutta la magia del Duomo e dell’adiacente battistero il nostro consiglio è sedervi in piazza di fronte a loro di notte, meglio se con il cielo rischiarato dalla luna… Indimenticabile. Tra gli altri monumenti del centro storico segnaliamo l’Abbazia di San Giovanni Evangelista, con affreschi del Correggio e una Spezieria antica; la chiesa di Santa Maria della Steccata, con la sua pianta a croce greca, realizzata su un progetto che oggi si tende ad attribuire o al Bramante o a Leonardo (osservate il pregevole arco del presbiterio, a firma del Parmigianino); magnifica opera del Correggio anche nel monastero di San Paolo, la “Camera di San Paolo”, realizzata fra 1519 e 1520 per la volta dell’appartamento della Badessa Giovanna Piacenza che rappresenta un pergolato allegorico che ricorda lo stile del Mantegna e Leonardo, segnando un vertice nell’arte del Rinascimento. A poca strada dal monastero, altre perle imperdibili: il palazzo comunale della Pilotta, la Biblioteca Palatina, il Museo Archeologico, la Galleria Nazionale (tra le pinacoteche più importanti dello Stivale) e due teatri eccellenti, quello Farnese (magnifico esempio di teatro barocco in legno) e il Regio, tempio della lirica. Per una pausa rigenerante all’insegna del bello attraversate il torrente Parma su Ponte Verdi fino ad arrivare al parco di Palazzo Ducale: è il parco cittadino più amato dai parmensi, che qui passeggiano, corrono, si rilassano godendo del verde e della magnificenza di Palazzo Ducale, edificio in pieno stile cinquecentesco.

    Sosta Camper

    Fontanellato

    Area attrezzata a Fontanellato tra via Polizzi e via XXIV Maggio, con 240 piazzole.

    Coordinate 44.878153024487986, 10.169895887374878.

    Scheda tecnica dell’Area Camper: sempre aperto, ombra, carico acqua, scarico cassetta WC, pozzetto, presa energia elettrica, servizi Igienici con WC, illuminazione, pista ciclabile.

    Tariffe orarie: ore 1 euro 3,00; ore 8 euro 6,00; ore 24 euro 10,00.

    Busseto

    Piazzale Renzo Martini: ampia area di sosta in asfalto con zone ombreggiate, a pochi passi dal Centro storico.

    Via Donizetti: parcheggio in asfalto, accanto al Centro storico.

    Via Stradivari: area attrezzata per carico-scarico, a 2 km dal Centro storico.

    Via Carlo Verdi, Roncole Verdi: ampia area attrezzata con servizi igienici per uomini, donne e portatori di handicap.

    Informazioni

    Ufficio IAT di Busseto: piazza Verdi 10, tel. 0524 92487, www.bussetolive.com

    Ufficio IAT di Fontanellato Rocca Sanvitale: piazza Matteotti, tel. 0521 829055, www.fontanellato.org

    UIT Ufficio di Informazioni Turistiche di San Secondo Parmense

    Rocca dei Rossi: Piazza Mazzini 12, tel. e fax 0521 872147

    turismo@comune.san-secondo-parmense.pr.it

    Ufficio Comprensoriale Colorno: presso Reggia di Colorno,

    piazza Garibaldi 23, tel. 0521 313790 www.turismo.comune.colorno.pr.it

    Ufficio IAT Parma: Piazza Garibaldi, Parma – tel. 0521 218889, www.turismo.comune.parma.it – http://turismo.parma.it

  • Emilia Romagna • Savio di Ravenna (RA)

    Oltre 700 animali selvatici di più di 100 specie diverse in totale libertà: un luogo di incontro tra natura, uomo e animali, ideale per tutta la famiglia!

    Trovare il parco Safari Ravenna non è difficile: l’ingresso è di fronte a un altro tempio del divertimento romagnolo del divertimento romagnolo: Mirabilandia. Vanto del parco è quello di essere il primo parco faunistico d’Europa a “impatto zero”, che permette di vedere da vicino e senza barriere animali selvatici che vivono in totale libertà. Un luogo d’incontro fra l’uomo, gli animali e l’ambiente che va ben oltre alla concezione della natura a disposizione per il divertimento dei visitatori. Qui si crea conoscenza, contatto ed emozione. I 45 ettari di superficie del parco sono stati studiati per offrire il massimo benessere degli animali, oltre che per la salvaguardia e il ripopolamento delle specie a rischio di estinzione.

    Il parco è articolato in tre grandi aree. La prima è “Il Safari”, dove il visitatore potrà incontrare leoni, tigri, giraffe, zebre, ippopotami, bisonti, cammelli, struzzi, lama, antilopi e molte altre specie selvatiche ed esotiche. Il percorso di quattro chilometri può essere fatto a bordo del camper. Se sceglierete di effettuare la visita con il trenino del Parco, guide esperte vi consentiranno di approfondire la vostra conoscenza e il contatto con gli animali selvatici. C’è quindi l’”Area Pedonale – Gli animali insegnano” dove poter passeggiare tra   animali comuni (mucche, capre, pony o cavalli) o più esotici e rari come le tartarughe leopardo, asini dell’Asinara, canguri… Nell’area Pedonale si trova inoltre l’isola dei babbuini, da ammirare a bordo di un trenino a rotaie,  l’isola dei lemuri, la dimora delle uistiti e il Polo didattico comprendente il Rettilario e le aule didattiche “Aula Celli” e “Piccola Fauna”, dove è possibile ammirare piccoli mammiferi. L’isola dei lemuri è un’area creata per ospitare le dispettosissime scimmiette rese celebri dal cartone “Madagascar”. Avete mai visto i serpenti più pericolosi della terra? Beh, li vedrete nel rettilario dove vivono un’ottantina di questi animali, tra i quali una trentina di -serpenti a sonagli, un cobra corallo, quattro pitoni, alcuni coccodrilli nani e le tartarughe alligatore.

    Da quest’anno, in quest’area vi aspetta inoltre una straordinaria novità: l’OASI DEGLI SCIMPANZE’ Un’area di 1500 mq tutta adibita per ospitare i nostri cugini scimpanzè ed ammirarne il comportamento. Tutti potranno  interagire con loro attraverso il vetro oppure osservarle dall’alto come dalle colline della Tanzania.

    E se alla fine della visita volete fare uno spuntino o i vostri bambini non sono ancora stanchi c’è il Safari Village, l’area giochi per bambini e ragazzi di tutte le età con un grande gonfiabile gratuito, tanti altri giochi per divertirsi in sicurezza e… SafariLandia: il più grande parco gonfiabili di tutta la Riviera. Sotto lo spazio coperto da un’immensa tettoia di pannelli fotovoltaici troverete tutti i servizi del parco, fra cui il punto ristoro (dispone anche di menù senza glutine) e l’area picnic.

     

    Safari Ravenna
    Via Dei Tre Lati, 2x – Loc. Mirabilandia
    Savio di Ravenna (RA)
    Tel. 0544 690020
    www.safariravenna.it

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    Emilia Romagna • Rivazzurra di Rimini (RN)

    Tra Rimini e Riccione 150mila metri quadrati di divertimento puro dedicato ai bambini, dove anche mamma e papà trascorreranno una giornata davvero speciale. Il primo parco dei divertimenti italiano, nato nel 1965, accoglie grandi e piccini con giostre sempre nuove a tema fiabesco, anche sull’acqua. 

    Non lasciatevi ingannare dal nome: Fiabilandia è certamente un luogo magico dove il mondo delle favole e quello reale si incontrano, ma gli adulti non credano di annoiarsi. Solo una parte delle attrazioni sono concepite espressamente per i bambini più piccoli, mentre la maggior parte di queste sono per tutta la famiglia. Il contesto è perfetto, un luogo verdissimo, tanto che viene definito “la riserva naturale del divertimento”, a due passi dal mare al cui centro il lago Bernardo ospita anatre, pesci e tartarughe. Fra le attrazioni più adrenaliniche lo Space Mouse, un moderno ottovolante con vetture a quattro posti che ruotano lungo un percorso mozzafiato. I più piccolini apprezzeranno invece il BorgoMagico – Il villaggio del Babau, una maxi-area con ben sei giostre a tema. E poi Castoria, Il Bosco dei Tronchi Galleggianti, Capitan Nemo Adventure dove cimentarsi nella “battaglia degli spruzzi”, il magico Castello di Mago Merlino, la misteriosa Baia di Peter Pan, la Valle degli Gnomi con i suoi buffi abitanti, lo spericolato Scivolone Gigante, l’avventuroso Gran Canyon, il Cinema 4D con filmati emozionanti tutti da vivere e tanto altro. E poi spettacoli dal vivo che si rinnovano stagionalmente. Per la stagione 2015 hanno preparato “Buffalo Bill”, “La Piccola Sirena” e “Dove i Sogni Son Desideri”: spettacoli che emozioneranno tanto i grandi quanto i più piccoli. All’interno naturalmente è possibile pranzare: hot dog e patatine al Saloon, pranzo self service a La Pagoda – anche con cibi per celiaci, e poi snack e gelati un po’ ovunque. Il parcheggio -ospita -anche i camper. Nel mese di luglio il parco è aperto tutti i giorni dalle 10 alle 18 e in agosto dalle 10 alle 19; e se non avete fatto in tempo a visitare tutte le attrazioni potrete entrare gratis il giorno dopo richiedendo il braccialetto un’ora prima della chiusura del parco e conservando i biglietti d’ingresso. Interessanti le promozioni, come il biglietto cumulativo scontato Fiabilandia + Safari Park Ravenna. •

    Orari/apertura: aperto da marzo a novembre; nel mese di aprile sabato e domenica 10:00 – 18:00; dal 24 aprile al 5 maggio tutti i giorni 10:00 – 18:00
    Quale età: dai 3 anni
    Durata: a piacimento
    Costo: adulto 23 euro, da 3 anni e fino a 130 cm 16 euro, sotto i 3 anni gratis, il giorno successivo si entra gratis.
    Sosta Camper: punto sosta all’ingresso del parco

    Fiabilandia
    Via Cardano 15 – Rivazzurra di Rimini (RN)
    Tel. 0541 372064
    www.fiabilandia.it

     

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    Bologna la dotta, calorosa e godereccia dà il meglio di se a primavera inoltrata. Di giorno la si apprezza per il piacere di passeggiare sotto i portici ombreggiati e per le visite ai musei. La sera si gode la buona tavola e la vivace vita notturna. Ma è a fine maggio, in quel di Castelfranco Emilia, che la festa impazza nelle vie: giocolieri, trampolieri mangia-fuoco… per una primavera ad altissima intensità.

    Per visitare Bologna è sempre il momento giusto, ma ci sono momenti più giusti di altri. E noi vi proponiamo di fare un salto a fine maggio, approfittando magari del ponte tra il week-end e la Festa della Repubblica che vi permetterà di fare tutto con calma e quindi anche di visitare i dintorni del capoluogo emiliano-romagnolo. Il nostro viaggio, infatti, inizia in quella via antica come l’uomo, la Via Emilia, lungo la quale durante due millenni sono sorti paesi e città spesso nati dall’evoluzione di accampamenti militari romani. Ci fermiamo a Castelfranco Emilia, a metà strada tra Bologna e Modena. Il tracciato della Via Emilia ora gira intorno alla cittadina ma un tempo la attraversava e percorrendo la strada principale con le sue antiche case e gli immancabili portici, che portano a piazze ricche di fascino, il pensiero corre a come doveva essere la vita di paese quando le prime auto passavano “sfrecciando” sollevando la polvere tra i passanti sgomenti.

    È qui la festa
    A Castelfranco Emilia, patria del tortellino, nel mese di maggio c’è la festa degli artisti di strada.

    Tutto un’altro paesaggio ora, che la antica Via è un’arteria nevralgica nell’industriosa area emiliana. Da anni la strada principale gira intorno al paese e il centro di Castelfranco è preservato, difatti ancora consente di assaporare l’antica quiete che si percepisce passando tra botteghe, biciclette parcheggiate e il chiacchericcio dei bar. A maggio Castelfranco si anima tra giocolieri e artisti di strada, musica e tanta gastronomia locale, con il tortellino re dei cibi. È l’Hoplà Buskers Festival, appuntamento annuale che il Comune organizza da tempo, per la gioia di grandi e piccini e che coinvolge tutto il centro di Castelfranco. Oggi si chiamano Buskers, in inglese vagabondi, ma gli artisti di strada hanno origini molto antiche. Se ne trova traccia nella civiltà dell’antico Egitto così come tra gli Etruschi: a Tarquinia, è visibile la tomba dei giocolieri risalente al VI secolo a.C. Da sempre gli spettacoli fuori dall’ordinario hanno portato una ventata di allegria quando nei paesi la vita era scandita dai soliti ritmi quotidiani e anche oggi, nell’era di internet e del “tutto e in tempo reale”, il fascino delle “stramberie” dei lanciatori di spade, di abili trampolieri e coraggiosi mangia fuoco è ancora intatto. Personaggi affascinanti che forse oggi ancor più di ieri, ammiriamo anche per lo stile di vita fuori dall’ordinario, con i loro camper un po’ sgangherati, i vestiti alla buona e che ci piace immaginare sempre in viaggio con il sorriso sulle labbra a pensare qualche nuova diavoleria per stupire il prossimo pubblico. Le cose in realtà non stanno proprio così. Gli artisti di strada sono per lo più gente seria che lavora sodo, si allena ogni giorno e deve affrontare burocrazia, tasse e contributi come tutti noi. Ma è bello sognare con loro. Tradizionalmente arrivano da lontano e nell’epoca della globalizzazione, alla tradizione si affianca un interessante focus dedicato all’Africa. I colori, i sapori e naturalmente i ritmi e la musica dal Continente Nero. A rappresentarle ottimamente, tra le altre cose, saranno artisti del calibro di Yakar Sopp e Serigne Fallou, senegalesi, i cui nomi forse dicono poco a chi non segue la musica afro e per costoro saranno una piacevolissima scoperta. Il programma della manifestazione è ricco giocolieri, clown, acrobati, truccatori, trampolieri, mangiafuoco, mimi e il “Ludobus degli Gnomi”, un autobus dedicato ai bimbi, tutto da esplorare e giocare. Vietato annoiarsi, insomma, e per mangiare? Nella patria del tortellino è difficile che facciate la fame! Stand gastronomici permetteranno di assaporare all’aperto e in compagnia le specialità emiliane, e se volete qualcosa di più raccolto, i ristoranti, trattorie e agriturismi in paese e nei dintorni non mancano di certo.

    Bologna
    Lasciamo Castelfranco e proseguiamo per una ventina di chilometri in direzione Bologna. La cosa migliore da fare è portarsi al seguito le biciclette in modo che parcheggiando in periferia si possa raggiungere e girare per il centro molto agevolmente. Il territorio perfettamente pianeggiante aiuta anche i più pigri o i meno allenati ad una salutare pedalata.

    Il centro di Bologna vi accoglie come una madre generosa e vi stupisce subito per la sua bellezza. Percorrendo le strade che conducono verso il centro è impossibile non fare caso alle lunghe vie porticate. Se decidete di percorrerli tutti è consigliabile un serio pre-allenamento: si sviluppano per ben 40 chilometri dei quali 8 si percorrono senza dover mai uscire allo scoperto. Sotto i portici un tempo si svolgevano tutte le attività cittadine: si affacciavano sotto ad essi le botteghe artigiane, commerci, le osterie, le stalle dei cavalli. Ieri come oggi, permettevano ai bolognesi di vivere le attività all’aperto riparati da pioggia e neve in inverno e dal sole in estate.
    Oggi si trovano i negozi delle grandi marche uguali un po’ in tutto il mondo, ma anche botteghe originali di artisti, gastronomie con banconi da far leccare i baffi, ristoranti invitanti e le osterie, un po’ trasformate in locali di tendenza dedicati alla numerosa gioventù universitaria, ma anche bar dove sorseggiare un bicchiere di Sangiovese godendo della discreta cortesia dei bolognesi DOC e della loro parlata particolare. Ma il “ portico dei portici” è quello che va fuori città: il Portico di San Luca, 666 arcate disposte su 3,5 chilometri. Da Bologna città il portico porta al colle sul quale sorge il Santuario della Madonna di San Luca. Una passeggiata che con il bel tempo, e ora che non fa molto caldo, si deve assolutamente fare per godere delle vedute della collina bolognese, su ville e antiche case. Qualcuno sicuramente farà caso al fatto che il numero 666 ha un significato demoniaco. E non è casuale: nella storia, infatti, il santo schiaccia e uccide il serpente (associato al diavolo) . Nella simbologia, dunque, il messaggio nemmeno troppo velato è la cristianità che schiaccia il demonio. Volendo si possono fare anche dei paralleli tra il porticato stretto e lungo con il serpente. Una volta i portici erano in legno. Gli statuti comunali ne imponevano altezza e dimensioni, una sorta di piano regolatore antelitterim, mentre a partire dal 1800 sono stati via via sostituiti da strutture in muratura. Ma non tutto è perduto e se volete davvero respirare la Bologna feudale soffermatevi sotto al portico di Casa Isolani in Strada Maggiore, con la sua struttura lignea.

    Piazza Maggiore
    Un formidabile concentrato di storia e architettura trecentesca si affaccia sulla principale piazza della città.

    La passeggiata monumentale della città può iniziare da Piazza Maggiore per una visita alla stupenda basilica di S. Petronio, una delle più belle chiese al mondo. Risale al 1300 e tra i tratti caratterizzanti sicuramente è da segnalare il portale adornato dai bassorilievi di Jacopo della Quercia; all’interno vi sono dipinti dei grandi maestri del tempo e, interessante, all’ingresso della chiesa la meridiana del 1655, realizzata ad opera del Cassini. Vi consigliamo di munirvi di una guida per riuscire a cogliere ed apprezzare tutti i tesori artistici qui conservati. Sulla stessa piazza si affaccia anche il Palazzo del Podestà, risalente agli inizi del XIII secolo, residenza e ufficio della più importante autorità del Comune di allora.
    Quasi trecento anni dopo Giovanni II Bentivoglio cominciò a ristrutturare l’edificio in chiave rinascimentale. I lavori furono sospesi a seguito della cacciata del signore a furor di popolo. E ancora sulla piazza c’è Palazzo dei Notai che risale ai secoli XIV e XV e, ancora, Palazzo d’Accursio, o palazzo del Comune, (secoli XIII e XIV) sul cui portale d’ingresso si erige la statua in bronzo di Papa Gregorio XIII, bolognese e celebre per la riforma del calendario. E’ sede del Comune dalla fine del Duecento. Dal cortile si accede alle collezioni comunali d’arte antica e al Museo Morandi. Percorrendo il lato orientale della basilica si raggiunge Palazzo dell’Archiginnasio. È stata la sede dell’Università dal ‘500 all’800, siamo arrivati in Piazza Galvani, dalla quale si vede l’abside incompiuto di S. Petronio. Contigua a Piazza Maggiore c’è Piazza del Nettuno: impossibile sbagliare, al centro troneggia la celebre fontana cinquecentesca del Giambologna da Douay. Dalla piazza, aggirando il Palazzo Re Enzo e imboccando via Rizzoli, si raggiungono le Due Torri simbolo iconografico della bella città emiliana.
    La torre degli Asinelli, deve questo nome curioso al cognome della famiglia che la fece costruire tra il 1109 e 1119, così come la sua contemporanea Garisenda. Quest’ultima è la più bassa (è stata ridotta nel 1300) ha la forma inclinata e permette ai 97 metri di quella degli Asinelli di svettare verso il cielo. Volete salire? nessun problema: tenete presente che sono 97 metri di altezza e 500 gradini secolari da superare con tanto di botole e piani in legno. Ma una volta in cima sarete premiati dal bel panorama sulla città e sui colli bolognesi. Se una volta scesi avete ancora energia nelle gambe, andate a visitare il Complesso di S. Stefano, meglio noto come le Sette Chiese di Bologna, sicuramente uno dei luoghi più suggestivi e preziosi della città: cortili e cappelle diversi tra loro e tutti collegati.

    Bologna sotterranea
    Non tutti sanno che Bologna era una città ricca di canali per il trasporto di merci dall’Adriatico al porto cittadino attraverso il Po.

    Bologna era attraversata da canali fluviali, che permettevano la navigazione e il funzionamento dei mulini. Ma dove sono finiti questi corsi d’acqua? Parte della rete fluviale, che non è stata interrata, è ora visitabile. Per l’esplorazione ci si avvale delle guide dell’Associazione Amici delle Acque e dei sotterranei di Bologna (tel. 333 9347122) che con cifre modeste (a partire da sei euro circa) su prenotazione vi porteranno alla scoperta dei segreti della città emiliana. Si potrà percorrere il torrente Aposa, 800 metri che conducono dalla Bologna romana del I secolo avanti Cristo alla Bologna della Seconda Guerra Mondiale, con il relativo carico di storie e leggende. I Bagni di Mario, sono una grande cisterna sotterranea con decori rinascimentali e affascinanti cunicoli con volte a sesto acuto, sorta per alimentare la Fontana del Nettuno… Ecco una città davvero piena di sorprese.

    DA VEDERE
    A Castelfranco Emilia
    • Villa Sorra: una delle più importanti ville storiche del territorio modenese. Nel suo parco troviamo quello che è considerato l’esempio più rappresentativo di giardino “romantico” dell’Ottocento estense ed è da molti ritenuto il più importante tra i giardini informali presenti in Emilia Romagna. Il parco di Villa Sorra è aperto nelle ore diurne tutto l’anno. Il giardino storico è invece visitabile solo accompagnati da personale autorizzato tutte le domeniche e i festivi;
    • Monumento al tortellino: un’opera del pavullese Giovanni Ferrari. Il monumento è in bronzo patinato, cemento e travertino. Lo potete vedere in Piazza Aldo Moro;
    • Museo Civico: a Palazzo Piella in Corso Martiri, 204. All’interno del percorso espositivo del Museo anche due plastici ricostruttivi. Il primo riproduce a grandezza reale la via Emilia romana: la superficie glareata, la struttura stratigrafica sottostante e le anfore ritrovate durante gli scavi archeologici a Gaggio con le quali viene simulata una bonifica idrica romana. Il secondo mostra una tomba a pozzetto di epoca villanoviana completa di corredo funebre originale. È aperto la domenica dalle ore 10,00 alle 12,00 o lunedì, martedì, giovedì e sabato dalle ore 8,30 alle 12,30.
    A Bologna
    • Piazza Maggiore: cuore pulsante della città antica. Qui c’è la Fontana del Nettuno di Giambologna (XVI secolo), i maggiori edifici del potere civile e religioso (Basilica di san Petronio, Palazzo del Comune, Palazzo del Podestà e Palazzo di Re Enzo);
    • Basilica di San Petronio: edificata nel XIV secolo, conserva opere dei massimi artisti italiani di tutti i secoli, come Jacopo della Quercia, Filippino Lippi, Vignola;
    • Palazzo del Comune: eretto in epoca comunale e chiamato anche “d’Accursio” per aver ospitato alcuni membri della ricca famiglia bolognese. Al suo interno il Museo Morandi, in cui sono conservate le opere del grande maestro donate alla città di Bologna;
    • Palazzo del Podestà: costruito nel XIII secolo è caratterizzato dalla Torre dell’Arengo e dal Voltone del Podestà, un ampio porticato decorato con le statue dei protettori di Bologna: san Petronio, san Procolo, san Domenico e san Francesco;
    • Palazzo di Re Enzo: una costruzione duecentesca che conserva l’archivio cittadino e il Carroccio che veniva usato in guerra per portare le insegne delle città;
    • Complesso monumentale di santo Stefano, l’unione tramite cortili e porticati di sette chiese e cappelle, uno degli edifici romanici meglio conservati della città;
    • Chiesa di santa Maria della Vita: conserva lo straziante gruppo in terracotta del Compianto su Cristo Morto, realizzato nel XV secolo dallo scultore Niccolò dell’Arca;
    • Le due torri simbolo di Bologna, la Torre Garisenda (48.16 metri) e la Torre degli Asinelli (97.20 metri), che con la loro altezza caratterizzano il profilo della città;
    • Pinacoteca Nazionale: una delle più importanti istituzioni museali italiane, che ospita nelle sue sale opere di Raffaello, Carracci, Reni e tanti altri artisti legati a Bologna.

    COSA MANGIARE
    Benvenuti nella capitale della gastronomia: cominciamo dai primi, su tutte le tagliatelle, nella versione classica al ragù o al prosciutto, ma anche in mille altre varianti fu mastro Zafirano, cuoco personale di Giovanni II di Bentivoglio, a crearle in occasione del matrimonio tra Annibale Bentivoglio e Lucrezia D’Este. I tortellini, nascono a Castelfranco, il cui inventore pare prese ispirazione dall’ombelico di Venere. Il tortellino va apprzzato in brodo. Chiederlo alla panna o in sugo è segno di evidente ignoranza culinaria, evitate. E poi le leggendarie lasagne, così famose da essere nei menù di tutti i ristoranti italiani del mondo. ma solo qui troverete la sfoglia nel giusto spessore. E poi il salume bolognese per eccellenza: la mortadella, il cui nome deriva dal mortaio (mortarium in latino) in cui la carne di maiale veniva pestata insieme ad altri ingredienti. Accompagnate tutto con Lambrusco.

    SOSTA CAMPER
    A Castelfranco Emilia: per la sosta in paese i vigili consigliano le zone artigianali Venturina 2 e Venturina 1 a qualche centinaio di metri dal centro, si può anche pernottare rispettando le regole della sosta in strada.
    Tornando verso Modena Sud c’é l’area camper del Club Mutina in strada collegarola 76/ a. Tel. 0594557043.
    A Bologna: Camping Città di Bologna, Via Romita, 12
    tel. 051325016 – bolognahotel@camping.it www.hotelcamping.com
    Zola Predosa (BO) Camper service Via Roma, 65 (presso l’area ecologica), dista circa 3 km dalla A14 uscita Borgo Panigale.

    INFORMAZIONI
    Servizio Cultura Castelfranco Emilia (Mo)
    Tel. 059.959377 / 959395
    www.emiliaromagnaturismo.it/it/plein-air
    www.amicidelleacque.org
    www.bolognawelcome.com

     

  • Baby snow park  SEstola

    Emilia Romagna • Sestola (MO)

    Fantasie sulla Neve: uno dei primi baby snow park d’Italia, perfetto per una giornata o un weekend sulla neve senza dover raggiungere le Alpi

    La vetta appenninica del Monte Cimone non sarà spettacolare o di grido come le cugine dolomitiche, ma sa regalare tutte le suggestioni paesaggistiche della montagna in inverno. Ha anche il vantaggio, in particolare per gli emiliani e per i toscani, di poter essere raggiunto con facilità, senza affrontare lunghe e costose trasferte autostradali. Già dal 2002, la stazione sciistica modenese ha allestito Cimonelandia, una struttura a misura di bambino collocata nelle immediate vicinanze del lago della Ninfa. Nei pressi c’è anche il Cimoncino, stessa organizzazione e migliori possibilità di sosta per i camper. Il parco accoglie i bambini dai 4 anni fino ai 10 e permette loro di passare una giornata scatenandosi in diverse attività e giochi, il modo migliore per prendere confidenza sulla neve o muovere i primi passi sugli sci in tutta sicurezza: giochi gonfiabili, un serpentone, gommoni su cui scendere a rotta di collo, uno scivolo e uno spazio giochi, gli slittini e il tapis roulant per tornare in cima alla discesa. I maestri di sci daranno le prime lezioni ai bambini che decidono di indossare gli sci ai piedi e cominciare a fare sul serio. E per i genitori o i nonni? Scegliete voi se passare la giornata a scattare fotografie ai piccoli durante una giornata particolarmente divertente o se godere degli impianti di risalita e farvi qualche discesa. I bimbi restano sorvegliati e in buona compagnia.

    Orari/apertura: aperto da dicembre ad aprile. Orario feriale dalle 9.00 alle 16.30, weekend e festivi dalle 8.30 alle 16.30
    Quale età: dai 4 ai 10 anni
    Costo: info in loco
    Sosta Camper: sosta libera alla partenza degli impianti. Il parcheggio è condiviso con le auto, dopo le 17.00 si svuota e si resta padroni della montagna. Chi non ama la solitudine troverà l’area attrezzata a Sestola in piazza Guidellina.

    Baby snow park 
    Località Cimoncino – Sestola (MO)
    Tel. 0536 62489
    www.cimonesci.com


     
  • Parco tematico dell’Aviazione

    Emilia-Romagna • Rimini 

    Un parco disseminato con gli aeroplani che hanno fatto la storia dell’aviazione: divertimento per tutta la famiglia

    Un parco che siamo pronti a scommettere piacerà tanto ai papà quanto ai figli, per lo più maschietti. Passeggiando ci troveremo a tu per tu con quei modelli che abbiamo visto in mille film di guerra e che magari ci hanno fatto sognare sui fumetti in stile Supereroica che in passato conobbero grande fortuna. Con oltre 50 velivoli in mostra, è la più grande struttura di questo genere in Italia, una delle maggiori d’Europa. La sistemazione sul fianco di una collina rende piacevole la passeggiata. Il parco si raggiunge facilmente: sorge lungo la superstrada Rimini-San Marino e può essere un simpatico diversivo per chi trascorrerà le vacanze sulla Riviera romagnola. Entrando nel parco si incontra prima il Museo dell’Aviazione: nelle bacheche sono esposte le divise e le tute da volo usate dai nostri piloti a partire dai primi anni del 900 sino a giungere alle tute da volo degli attuali piloti delle Frecce Tricolori, di F-104 e Tornado. E ancora ricostruzioni di modelli di aerei antichi, filmati d’epoca del periodo eroico dell’aviazione. Per i più piccolini c’è un’area verde attrezzata. All’esterno troviamo invece i velivoli, anche già in parte citati, come lo storico Saiman 202, i Republic F-84F ed RF, gli A.B. 47G2 e G3, i G.91 P.A.N., R e T, i Piaggio P.148 e 166, gli altri Fiat G.46, G.222, North American F-86K e T-6, Lochkeed T-33, Aermacchi MB.326, Grumman e DC-3 (Aeromisure, in fase di restauro), 18 differenti esemplari tutti appartenuti ai vari reparti dell’A.M.I.. Inoltre è in mostra la rassegna quasi completa delle armi contraeree (dal Bofors 40 mm., alla Flak 8,8 cm, al 3,7 inch. inglese della II Guerra Mondiale, al moderno Sam-2) ed una ancor più significativa rivista di motori d’aviazione, da quelli in linea, ai radiali, ai boxer (elicottero) a pistoni, per finire con i vari tipi di turbine. Completano infine la mostra svariati mezzi di servizio all’aviazione: dalle postazioni radar mobili, ai camion antincendio, ai rifornitori d’ossigeno e tanto d’altro.

    Orari/apertura:
    Dal 01/04 al 30/06 9:00 – 18:00
    Dal 01/07 al 31/08 9:00 – 19:00
    Dal 01/09 al 16/10 9:00 – 18:00
    Periodo invernale aperto la domenica ore 10/16
    Quale età: bambini e ragazzi in età scolare
    Costo: intero euro 12 – ridotto euro 8
    Sosta Camper: ampio parcheggio gratuito
    Info servizi: visite guidate, accoglienza diversamente abili, consentito l’ingresso ai cani, bar tavola calda, area ristoro, area verde per bambini

    Parco tematico dell’Aviazione
    Via S. Aquilina, 58 – Rimini
    Superstrada Rimini – San Marino Km. 8.500
    Tel. 0541756696
    www.museoaviazione.com

  • Parco Avventura Forestavventura, Prato Spilla, bambini

    Emilia-Romagna • Prato Spilla (PR)

    Immerso nel bosco, il Parco propone diversi percorsi sugli alberi differenziati in base all’età e… al coraggio

    Prato Spilla è una stazione turistica e sciistica sull’Appennino parmense al confine tra le province di Massa Carrara e Reggio Emilia, nel Parco dei Cento Laghi. Seguendo la segnaletica con il simpatico procione, la mascotte del Parco, si arriverà al Parco Avventura Forestavventura in un bosco a un centinaio di metri dagli impianti. Forestavventura è anche un’ottima base di partenza per passeggiate con tutta la famiglia o per un’escursione naturalistica guidata accompagnati da personale esperto. Il Parco è dotato di un’area attrezzata per il pic-nic e di uno spazio gioco bimbi. La sosta in camper è consentita anche per il pernottamento. Il parco è organizzato con sistemi di sicurezza al 100% di ultima generazione ed è composto da quattro percorsi per ragazzi con statura superiore a 1,40 mt e da tre percorsi per bambini compresi tra 1,00 mt e 1,40 mt, oltre ad una zona giochi recintata per i più piccoli con scivoli e altalene e un’ampia zona ristoro con tavoli e panchine. Gli adulti e i ragazzi hanno solo l’imbarazzo della scelta: volteggiare tra gli alberi fra tirolesi e tronchi oscillanti, ponte tibetano, tubi sospesi, passerelle a pioli o a tavole, travi o ponte nepalese. Per i più temerari altalene, ponti a due e tre cavi, fino al volo finale sulla torbiera con tirolese di quasi 100 metri, una delle più lunghe d’Italia. All’interno del parco un’area dedicata ai piccoli avventurosi dai 3 ai 5 anni in cui fare un piccolo percorso avventura a terra.

    Orari/apertura:
    1-31 giugno: sab.-dom. e festivi ore 10.00-19.00
    Dal 1 luglio al 15 settembre ore 10.00-19.00
    Aperto tutti i giorni tranne i lunedì di luglio
    Quale età: da un metro di altezza (altri giochi anche per i più piccoli)
    Costo: bambini di altezza tra 1 m e 1,40 m euro 10  – Ragazzi e adulti oltre 1,40 m. di altezza euro 15 – I bambini di altezza tra 1 m e 1,40 m dovranno utilizzare i percorsi “baby 1” e “baby 2”, progettati appositamente. – I bambini di altezza inferiore ad 1 m non potranno accedere ai percorsi
    Sosta Camper: sosta gratuita anche notturna nel parcheggio
    Parco Avventura Forestavventura
    Prato Spilla – Monchio delle Corti (PR)
    Tel. 337 1111757
    www.forestavventura.com

  • Il Museo  della Figurina di Modena

    Emilia Romagna • Modena

    Un viaggio imperdibile tra memoria e fantasia. Il museo ospita una straordinaria collezione di figurine e di altri piccoli oggetti che per affinità sono assimilabili (scatole di fiammiferi, piccole stampe, album…). 

    È unico per quantità e qualità dei pezzi esposti, data la rarità di molti esemplari presenti. È l’azienda Panini, famosa per avere prodotto le prime figurine come le intendiamo noi oggi, ad aver iniziato questa collezione, donata poi al comune di Modena, capitale mondiale della figurina moderna. Dopo un suggestivo “tunnel delle meraviglie”, si accede alla sala espositiva allestita con 6 espositori concepiti come grandi album da sfogliare. Il museo ha 5 sezioni diverse: gli Antecedenti, che raccoglie incisioni d’epoca, matrici originali e riproduzioni; la sezione La cromolitografia, che fa luce su questo metodo di stampa che rivoluzionò il mondo delle arti grafiche; la sezione La nascita e la diffusione, che ripercorre l’esordio francese della figurina nella seconda metà dell’Ottocento sino all’avventura italiana dei concorsi a premio negli anni Trenta del XX secolo; la sezione Liebig, che mostra la collezione storica più famosa del mondo. La parte Non solo figurine espone cigarette card, calendarietti, bolli chiudilettera, segnaposto ed altre collezioni minori. Si conclude con la sezione La figurina moderna con le figurine sportive e gli album dal secondo dopoguerra. Fino al 24 febbraio potrete visitare anche l’adiacente mostra temporanea Cose da niente: il fascino discreto degli oggetti con una collezione di oggetti di uso comune, cose cadute in disuso, strumenti rari e inventati.

    Orari/apertura: mer-gio-ven 10:30-13:00 e 15:00-18:00; sab, dom e festivi 10:30-19:00
    Quale età: per tutte le età
    Durata: 1 ora e 30
    Costo: gratuito
    Sosta Camper: punto sosta tra via Puccini e via Rossini, a 15 minuti a piedi dal museo

    Museo della figurina
    Corso Canal Grande, 103 – Modena
    Tel. 059 2033090 –  059 2033090
    info@museodellafigurina.it
    www.museodellafigurina.it

  • Non sono molte le città che possono vantare di essere state “capitale” in ben tre occasioni: dell’Impero Romano d’Occidente (402 – 476), del Regno degli Ostrogoti (493 – 553) e dell’Esarcato bizantino (568 – 751).

    Ravenna è una città unica. Sì, d’accordo, è una bella cittadina ricca di spunti per una passeggiata domenicale o per un sabato immersi nel suo “provincialismo intelligente”, Romagna in odor di Veneto, belle strade e il mare a due passi che quasi si sente il frangersi delle onde. Ravenna è anche città industriale e di porto, un nodo nevralgico tra l’adriatico e il Nord Italia. Ma Ravenna è molto di più e i suoi monumenti vanno apprezzati e interpretati conoscendone la storia che c’è dietro. Ma dobbiamo tornare indietro di parecchio – al VI secolo dopo Cristo, al tempo dell’impero di Giustiniano – per accorgerci che qui ci sono cose uniche, a meno di non voler fare un salto a Istanbul, che a quel tempo era Costantinopoli. Qui sono evidenti le tracce che l’arte bizantina ha lasciato, un giro di boa epocale nella rappresentazione della realtà, e in definitiva di come l’uomo si pone di fronte al mondo, rispetto alla Roma classica. Se prima di allora si cercava di riprodurre fedelmente la natura, adesso si cerca di andare oltre. Lo spazio non ha più profondità, non ci sono più figure a tre dimensioni, cose e persone diventano ultrapiatte. Niente più movimento, i gesti sono cristallizzati e ripetitivi. L’espressione dei volti è grave e solenne. Lo sfondo è uniforme, d’oro abbagliante. Le figure non poggiano su nulla, sembrano galleggiare nell’aria. L’arte parla per simboli e rimanda a esperienze che non sono di questo mondo.

    Chi arriva da sud lungo la costa adriatica con la statale n.16 incontra nella pineta, a cinque chilometri da Ravenna, quel gioiello d’arte bizantina che è la basilica di Sant’Apollinare in Classe. “Classe”, nel senso di “flotta”, è il nome dato alla città dai romani al tempo di Augusto, quando Ravenna era la base operativa per il controllo militare dell’Adriatico e del Mediterraneo orientale. L’interno del tempio è dominato dai mosaici dell’abside che hanno colori vivaci e luminosi, a contrasto con le pareti spoglie del resto dell’ambiente. In alto, la figura di Cristo appare nel centro di un medaglione circolare. Ai lati, in un mare di nubi stilizzate, appaiono i simboli alati degli evangelisti: l’Aquila (San Giovanni), l’Uomo alato (San Matteo), il Leone (San Marco), il Vitello (San Luca). La simbologia prosegue nella zona sottostante: ai lati, due città circondate da mura di pietre preziose -rappresentano -Betlemme e Gerusalemme. Ne escono dodici bianchi agnelli: sono gli apostoli. Altri simboli sono le due palme, a rappresentare la giustizia, mentre dalla volta del cielo spunta una mano: quella di Dio. Questo gioco di significati nascosti potrebbe apparire un’esercitazione arida se l’artista non fosse riuscito a infondere in tutta l’opera una straordinaria suggestione mistica. Da non dimenticare che opere come questa basilica hanno trasmesso il modo bizantino di fare arte ad altri centri italiani, in primo luogo a Venezia. L’arte italiana, comunque, avrebbe preso nel Medioevo tutt’altra strada con il ritorno all’imitazione della natura: forse è per questo che i -capolavori dell’arte greco-bizantina di Ravenna possono apparirci non solo antichi, ma anche piuttosto esotici.

    Risale allo stesso periodo la basilica di San Vitale, che offre al visitatore la vista di splendidi mosaici. Quello più celebre rappresenta la corte imperiale, con Giustiniano e l’imperatrice Teodora. La basilica è situata non lontano dal mausoleo di Galla Placidia. Tornando a questo monumento, di circa un secolo anteriore, i suoi mosaici segnano il passaggio fra l’arte romana e quella bizantina, e forse sono opera sia di artisti greci, sia di romani. Di gusto romano sono, per esempio, le figure non appiattite né stilizzate di San Lorenzo e del Buon Pastore: Cristo è rappresentato senza barba e circondato da pecore tutte rivolte verso di lui. È probabile che Placidia abbia fatto costruire l’edificio come parte di una chiesa in seguito demolita. Non è considerato attendibile invece che l’Augusta sia stata sepolta nel suo mausoleo: tra l’altro, poco prima di morire, aveva fatto trasferire da Milano a Roma i resti del padre per collocarli in una cappelletta sotto San Pietro. È verosimile che lì abbia trovato riposo anche quanto restava di una vita travagliata come la sua.

    Un monumento unico nel suo genere è il mausoleo di Teodorico il Grande, re degli Ostrogoti, il cui dominio si estendeva su tutta l’Italia e oltre. A pianta ottagonale, è costruito con blocchi di pietra d’Istria. Le decorazioni derivano da motivi -dell’oreficeria germanica. L’elemento più sorprendente è la copertura: una calotta ricavata da un singolo, gigantesco blocco di pietra, di undici metri di diametro e del peso di 300 tonnellate, trasportato via mare da Aurisina, presso Trieste, fino a Ravenna. Un simbolo di forza titanica, apprezzato nell’ambiente militare germanico del tempo.

    Piace soprattutto ai ravennati, la Rocca Brancaleone, per l’occasione che offrono i suoi magnifici giardini di fare passeggiate nel verde, ricco di alberi secolari. Si tratta di un formidabile complesso difensivo costruito dal 1457 al 1470 dalla Repubblica di Venezia che aveva conquistato Ravenna nel 1441. Consiste in una cittadella cinta da mura, a protezione degli alloggiamenti per la truppa, magazzini, officine degli armieri, scuderie e quanto altro avrebbe consentito di sostenere un lungo assedio. All’interno, il ridotto, formato da quattro torrioni collegati da una seconda cerchia di mura protette da un fossato, costituiva una seconda linea di difesa, nel caso la prima avesse ceduto. Nel primo decennio del Cinqucento la -Rocca fu teatro di due fatti d’arme: le cose si misero male per i veneziani che perdettero Ravenna. Nel Seicento la Rocca, ormai superata dallo sviluppo dell’artiglieria, venne lasciata in abbandono. Per i ravennati diventò una risorsa non trascurabile: una generosa cava di mattoni.

    La figlia dell’ultimo imperatore
    Si rimane lì, a bocca aperta e con il naso all’aria, a contemplare quelle 570 stelle d’oro che brillano nel cielo blu cobalto della cupola. 

    Siamo nel luogo più magico di Ravenna, il mausoleo di Elia Galla Placidia. Che di mausoleo ha il nome, certo non l’imponenza. Visto dall’esterno, anzi, è un piccolo edificio di mattoni senza pretese. Dentro ti avvolge in un’atmosfera di sensazioni rare. Ma chi era Placidia, la donna che ha dato il nome a un luogo così fascinoso? Di certo era una persona intelligente e di forte carattere, come ce la mostra il ritratto arrivato fino a noi. Era anche una cristiana devota: lo provano le monete coniate in suo onore che portano sempre il simbolo della croce. Della sua vita non sappiamo tutto, ma ce n’è abbastanza per ricavarne un serial televisivo di venti puntate. Era nata nella reggia imperiale, “nella porpora” come si diceva allora, figlia di Teodosio I il Grande, l’ultimo a riunire sotto il suo scettro l’Impero romano d’Oriente e quello d’Occidente. A 15 anni è a Milano, dove assiste alla morte del padre. Tre anni dopo è a Roma, assediata dai goti. Qui vive un’esperienza dolorosa: il senato condanna a morte Serena, sua cugina prima e compagna d’infanzia, accusata di avere cospirato con i nemici. I senatori chiedono l’assenso di Placidia, membro della famiglia imperiale. La giovane principessa lo dà e manda la sua diletta Serena al patibolo. Prima che Roma venga espugnata e saccheggiata, Placidia viene catturata dai barbari che se la portano prigioniera in giro per mezza Europa. È una preda preziosa: il re dei goti, Ataulfo, se la sposa. Hanno un bambino che però muore a un anno di età. Subito dopo Placidia perde anche il marito, ucciso in una congiura. Il nuovo re, Sigerico, la oltraggia costringendola a percorrere a piedi 20 chilometri mentre lui la segue trionfante a cavallo. Sigerico assassina poi i cinque figli di primo letto, e ancora in tenera età, di Ataulfo, strappandoli dalle braccia di un vescovo presso il quale si erano rifugiati. È troppo anche per i goti: che lo ammazzano e poi si liberano di Placidia spedendola all’imperatore (che adesso è Onorio, suo fratellastro) in cambio di una grossa quantità di granaglie e di un trattato di pace. Onorio costringe Placidia a sposare Costanzo III, comandante in capo dell’esercito romano e poi associato al trono dell’impero di Occidente. A lei viene conferito il titolo di Augusta, cioè imperatrice. Costanzo III muore nel 421 e lei diventa reggente dell’impero per conto del loro figlio, Valentiniano III, che ha quattro anni. Parte per Ravenna con il bambino, una figlioletta e una flotta da guerra per liberare la città dagli usurpatori che se ne sono impadroniti. Fa naufragio in Adriatico. Lei e i bambini si salvano per miracolo: come ringraziamento, farà costruire a Ravenna la chiesa di San Giovanni Evangelista. Non tutti le hanno voluto bene: una volta fu allontanata da Roma perché accusata di rapporti incestuosi con il fratellastro imperatore. Gli storici ritengono che sia stata una calunnia. Riuscì a tenere lontani dall’Italia gli unni versando loro una forte somma di denaro: morì nel 450, un anno prima che quel popolo barbaro, temuto più di ogni altro, piombasse come una catastrofe al di qua delle Alpi. Vicende di ferro e di sangue che ci illustrano meglio dei trattati di storia che cosa era Ravenna capitale dell’Impero romano d’Occidente: lo fu dal 402 al 476, per diventare poi la capitale del regno degli Ostrogoti, prima di essere la sede del governo bizantino in Italia fino al 751, a capo di quella che fu chiamata la Pentapoli. Poi Ravenna fu contesa da longobardi e franchi, e questi ultimi la cedettero al papa nel 796. Ma a quel -punto, privata del porto ormai interrato dalle piene dei fiumi, con i suoi tesori saccheggiati e dispersi, Ravenna era ridotta a poca cosa.

    Oggi possiamo soltanto immaginare il periodo del suo massimo splendore attraverso i monumenti superstiti, otto dei quali sono stati dichiarati dall’Unesco patrimonio dell’umanità. Quei secoli di sconvolgimenti e di violenze ci parlano oggi attraverso opere d’arte che ispirano solo armonia, concordia, serenità: certo fanno riferimento a una realtà ultraterrena, quella terrena era meglio non rappresentarla. •

  • Là dove il Po si allarga in un immenso delta, fiume e mare si abbracciano creando un paesaggio unico, fatto di sabbia, alberi e distese d’acqua. Qui è il regno dell’anguilla e dell’airone, e l’uomo ha modellato città, paesi e stili di vita introno ai capricci di una natura generosa e implacabile.

    Fermatelo se ci riuscite. Il Grande Fiume scorre, e se lo fermi da una parte, trova un’altra strada. E infatti le Valli di Comacchio sono qualche chilometro al di sotto del delta, o almeno di dove è oggi il delta, perché secoli fa il fiume sfociava più a sud. Poi i sedimenti da lui stesso portati hanno modificato il percorso lasciando avvallamenti pieni d’acqua. L’area della quale parliamo si estende tra Ravenna e Comacchio: questi due centri meriterebbero da soli una visita approfondita. Ma siamo a una manciata di chilometri da Ferrara, peraltro raggiungibile in pochi minuti percorrendo il raccordo autostradale che va a innestarsi sulla E55, la strada che corre lungo l’Adriatico, qui come Statale, più a sud integrandosi con la A 14, e a nord perdendosi in Austria dopo aver attraversato il Veneto e il Friuli Venezia Giulia. Il colpo d’occhio è notevole: la vegetazione boschiva compete con i campi coltivati e dove non c’è ne l’una ne gli altri, distese d’acqua immobile. Per vedere il profilo di un monte qui occorre andare altrove.

    Mille anni fa il suolo dove oggi ci sono le valli di Comacchio si abbassò e riempì d’acqua portata dalle alluvioni. Poi il mare ebbe la meglio sull’acqua dolce e il risultato è quel cocktail salmastro che oggi sembra estendersi all’infinito. Per avere un’idea dell’estensione della zona, allora era una palude di 73mila ettari. L’uomo ha fatto la sua parte, convivendo con la malaria ha bonificato e incanalato ottenendo terre fertilissime. Ma si è anche -dovuto -arrendere l-asciando al suo posto quel gigantesco specchio d’acqua che si estende tra Comacchio e la foce del Reno, appena sopra Ravenna. Anzi, ha imparato a convivere con l’acqua attraverso la pesca, la caccia, i trasporti. E fa quasi impressione il contrasto tra natura selvaggia e la grandiosità delle opere umane: dall’Adriatico un canale porta verso Ravenna, un grande canale navigabile. Sulle sue sponde magazzini di ogni genere, aziende di trasformazione e migliaia di conteiner impilati pronti a scendere o a salire dalle navi per passare al rimorchio di un camion o ad appoggiarsi sul vagone di un treno. Appena oltre, dune di sabbia, giganteschi pini domestici con la chioma a cappello, distese d’acqua dalle quali di quando in quando si alza in volo un uccello dalle gambe lunghissime e dal collo sinuoso, grosse libellule mostrano i loro colori brillanti e in estate l’assordante verso delle cicale ci accompagna fino a dove il rumore del mare ha la meglio. Un paesaggio che continua per chilometri verso nord. Siamo ancora a due passi dalla Riviera Romagnola più famosa, quella di Rimini e Riccione, dei palazzoni e degli alberghi, ma qui sembra un altro mondo, è la nostra Camargue. E infatti occorreva la scoperta del “turismo intelligente” per rivalutare quest’area dove c’è spazio per tutti: le grandi spiagge attrezzate, case, alberghi e pensioni, ma anche un’infinità di posti nei campeggi ombreggiati dalle pinete e una natura che ci consente di fare passeggiate a cavallo, escursioni a piedi o in bicicletta, e, se volete entrare nel cuore del cuore delle valli, le gite in motonave in poche ore vi permetteranno di vivere un’esperienza unica.

    Tra tabarre, casoni e saline
    Eccoci qui, di fronte a noi una distesa d’acqua delimitata da argini sottilissimi da percorrere in bicicletta.

    Cerchiamo di immaginare com’era la vita da queste parti, dove la comunità si era organizzata con casoni e tabarre attraverso le quali pescare. E si pensi che le costruzioni sono cominciate ad essere realizzate in muratura a partire dal 1600. Fino a quel momento erano in canne e paglia, uno stile non troppo diverso rispetto a quello adottato dalle popolazioni lacustri del neolitico. Ma tutto cambia, e avere costruzioni in muratura con più vani serviva tanto all’organizzazione della stazione di pesca quanto alla vigilanza verso la pesca di frodo. Possiamo ammirarne ancora qualcuno. Un intelligente restauro ha permesso di salvare alcuni casoni di appostamento come quello di Foce, di Coccalino, di Donnabona e altri ancora, come due casoni da pesca: il casone Pegoraro e il casone Serilla, uno dei più importanti per vedere come l’uomo si ingegnò nella pesca attraverso il lavoriero tradizionale, una trappola fissa posta in acqua – un tempo costruito con cannette e pali di legno – che consiste in una serie di bacini comunicanti a forma di freccia e che consente di catturare le anguille separatamente da cefali e altri pesci d’acqua salmastra che migrano verso il mare per riprodursi. Del resto, le Valli di Comacchio erano celebri per la pesca all’anguilla come lo sono tutt’ora, anche se le trappole sono in cemento e griglia metallica… ma sfruttano lo stesso antico principio. Ma quando l’acqua del mare si ferma fa un altro grande regalo all’uomo: il sale. Le saline sono infatti un altro elemento importantissimo delle Valli di Comacchio. Sin dall’antichità l’uomo raccoglieva questo bene preziosissimo (è il più antico conservante per i -cibi) nei pressi di dove oggi c’è il canale Logonovo. Per un bene così prezioso non ci si faceva scrupolo di ricorrere alla guerra per assicurarsi la proprietà delle saline naturali, un po’ come oggi accade per il petrolio. Tant’è che per quest’area lo Stato Pontificio e Venezia non ci pensavano due volte a muovere le rispettive truppe, le une contro le altre. Nel 1810, in epoca napoleonica, fu realizzata una salina moderna per ottimizzare e aumentare la produzione e che continuò fino al 1984. Le saline si estendono per 600 ettari e si articolano in fitti intrecci di canali, specchi d’acqua, con chiuse e impianti di derivazione delle acque e alcuni casoni dismessi lungo il perimetro. Nel mese di agosto, in una salinetta ricavata per scopi turistico-didattici, è possibile assistere alla formazione del cristallo di sale. La salina oggi è una meta ambita dagli appassionati di bird watching, che con i loro tele obiettivi catturano le immagini dei numerosissimi uccelli che vi nidificano, compresi i fenicotteri rosa, in una delle più importanti colonie -italiane -insediata stabilmente. Se non conoscete la zona, la cosa migliore da fare per una visita interessante è organizzarsi con una guida (tel. 0533 81302 – 346 5926555 – info@podeltatourism.it). La passeggiata organizzata è di sette chilometri circa: ha inizio da Stazione di Pesca Foce, si percorre l’argine di Valle Fattibello, poi giunti al ponte di legno sul Canale di Foce si passa all’argine delle Saline tramite cui si arriva nei pressi di Torre Rossa e si prosegue per la Centrale Elettrica delle Saline.

    In bici lungo le valli, percorsi ciclabili per tutti
    Pedalare per qualche chilometro su un territorio che è difficile immaginare più piatto, è una cosa alla portata anche del ciclista più pigro.

    Dal Delta del Po fino a Ravenna sono numerosissimi gli itinerari segnati per le biciclette. Partendo dal centro storico di Comacchio, si può percorrere l’argine che costeggia Valle Fattibello fino alla Stazione da Pesca Foce, l’inizio delle Valli di Comacchio: avremo percorso circa quattro chilometri. Voltando a destra, si percorre l’argine Fossa Foce per sei chilometri fino alla Valle Zavelea: alla torretta di osservazione sui canneti della palude si possono ammirare gli uccelli che vivono in queste acque. Voltando a sinistra, proseguendo lungo l’argine a ridosso di Valle Uccelliera, un percorso lungo tre chilometri vi condurrà sino alla Salina di Comacchio, per un finale a tu per tu con il fenicottero rosa. Alla salina si può arrivare anche partendo da Lido degli Estensi. Infatti, percorrendo la strada che costeggia il porto turistico, si raggiunge il porto canale. Qui, all’altezza del cavalcavia della Strada Statale Romea, si imbocca la ciclovia per le Valli e le Saline di Comacchio. Proseguendo lungo la strada sterrata si arriverà alla chiusa idraulica, dove una torretta d’osservazione offrirà una vista spettacolare sugli specchi d’acqua salmastra. Si noti, durante il percorso, ciò che resta dell’antica Torre Rossa, cinquecentesca architettura posta a difesa del mare lungo l’antica linea di costa. Proseguendo lungo l’argine, si arriverà alla Stazione di Pesca Foce.

    L’Abbazia di Pomposa
    Capolavoro dell’arte romanica e bizantina a 12 chilometri da Comacchio.

    È un’escursione interessante e sarà molto bello farla in bicicletta partendo da Comacchio per un itinerario tra arte e natura. Il nucleo monastico benedettino si costituì intorno al VII secolo e raggiunse il massimo splendore nell’XI e nel XII secolo, diventando tra i centri spirituali d’Italia più importanti. Visitando la chiesa dell’abbazia potrete ammirare preziosi affreschi del Trecento di scuola giottesca e pavimenti a mosaico, l’Aula Capitolare, il Museo Pompo e il Refrettorio. Poi, letteralmente immersi nelle terre bonificate, si pedala su stradine semideserte fino ad arrivare al Gran Bosco della Mesola, foresta di 1.061 ettari acquistata nel 1490 da Ercole I d’Este e trasformata in grandiosa tenuta di caccia. Oggi è una riserva naturale di grande suggestione, protetta e popolata da cervi e daini. All’uscita del Bosco si trova la Torre dell’abate, antica chiavica legata alla Grande Bonifica intrapresa dal duca -Alfonso II d’Este nel XVI secolo. Per i più allenati è consigliata una deviazione fino al Castello della Mesola, costruito nelle forme attuali da Alfonso II alla fine del ‘500. Il grande edificio sorgeva al limite della tenuta di caccia del “Gran Bosco”.
    A Gorino Ferrarese, invece, sopravvive uno degli ultimi ponti di barche sul fiume, che lo collega alla sponda veneta. Il fenomeno di avanzamento della costa è testimoniato dalla posizione avanzata del nuovo faro che ha soppiantato più ad est la Lanterna Vecchia, oggi trasformata in osservatorio del birdwtching e ultima meta del nostro itinerario. Ma se non siete stanchi di natura consigliamo anche una puntatina alla Valle Bertuzzi, a cui si arriva percorrendo la Strada Provinciale Acciaioli (Lido Volano – Portogaribaldi). È una delle aree umide più suggestive del Parco del Delta del Po. Ha una superficie totale di circa duemila ettari, composta da tre bacini, le valli Bertuzzi, Cantone e Nuova, che sono a tratti separate da cordoni dunosi emersi dall’acqua. Questo ambiente è privato e utilizzato come valle di pesca e come azienda faunistico-venatoria. La vegetazione è principalmente caratterizzata da canneto e da piante alofile. Al centro, tra Valle Nuova e Valle Bertuzzi, cresce un boschetto di lecci abitato dai cormorani e dalle garzette che vi nidificano. L’avifauna è molto ricca: aironi bianchi e cinerini, sgarze ciuffetto e nitticore, cavalieri d’Italia, sterne e gabbiani. Data l’elevata salinità dell’acqua, specie nei periodi estivi, anche Valle Bertuzzi è diventata zona di sosta dei fenicotteri rosa, in forte aumento, tanto da lasciar credere una imminente loro nidificazione. Qui dal mese di aprile a fine ottobre è possibile -fare -escursioni in barca (per prenotazioni tel. 340 2534267 e vallidicomacchio@parcodeltapo.it).

    Comacchio, la città sull’acqua
    Comacchio è una cittadina dalle splendide architetture, la sua storia e i suoi ponti si riflettono nei canali.

    Intersecata dai ponti realizzati con i caratteristici mattoni rossi e che uniscono le isole delle quali è costituito il tessuto urbano, Comacchio è senza dubbio il centro storico più originale e affascinante del Delta del Po. Immancabile quando si viene da queste parti una passeggiata tra le sue chiese antiche, i mercati, i palazzi dei nobili o le case dei pescatori allineate lungo le strade e i canali. Questi, un tempo affollati dalle caratteristiche barche in legno lagunari, ora sono percorsi per lo più dai battelli che portano a spasso i turisti per il parco del Delta e per le valli. Modellata seguendo i capricci dell’eterna lotta tra terra e acqua, la città non ha un vero e proprio centro storico ma una successione dinamica di elementi dislocati, grosso modo, lungo due direttrici principali perpendicolari, una via di terra e una d’acqua. All’incrocio delle due direttrici ci imbattiamo nella piazza della Cattedrale, la piazzetta del mercato e l’antica loggia del grano, la torre civica e la piazza del Comune. Ai due estremi della via di terra i centri religiosi: Santa Maria in Aula Regia con il convento dei frati Cappuccini verso ovest e al capo opposto i resti dell’antico monastero di Sant’Agostino. Tra i due assi si stendono le case allineate e androni dai quali si accede ai canali secondari e alle vecchie rimesse delle barche, un tempo principale mezzo di locomozione.
    Il ponte dei Trepponti è il simbolo stesso di Comacchio. Risale al 1638 e costituisce il punto di unione tra il canale navigabile “Pallotta”, proveniente dal mare, e il centro della città. Caratteristico perché sotto la sua volta si dipanano le vie d’acqua interne attraverso una fitta rete di canali. Comprende cinque ampie scale (tre anteriori e due posteriori) ad arco a tutto sesto dalle quali si raggiungere la sommità, in pietra d’Istria. Altro ponte caratteristico è il Ponte degli Sbirri, eretto nello stesso periodo e costituito da tre arcate in mattoni e pietra d’Istria. Il nome piuttosto curioso deriva delle prospicienti carceri che un tempo ospitavano i detenuti di Comacchio. Non che questa città fosse particolarmente pericolosa, ma quando la pesca di frodo era punita con il carcere è facile immaginare il flusso di detenuti che entravano e uscivano. Sul Ponte degli Sbirri si innesta un quadrivio di canali che costituisce lo snodo d’acqua principale della città, da cui era possibile navigare in direzione del mare a est, verso il centro a nord, verso le Valli a sud, attraverso la Porta San Pietro, verso la zona destinata ai mercati a ovest. Da qui si stende verso sud il bellissimo quartiere di San Pietro, rimasto integro nel tempo. Sul quadrivio si affaccia la maggior concentrazione di meraviglie architettoniche. Costeggiando il canale di via Agatopisto si incontra il ponte di San Pietro; passando sull’altra riva e attraversando un piccolo ponte in cotto (ponte Pizzetti) – girando subito a sinistra – si segue il corso del canale di via Buonafede, arrivando nella parte retrostante dell’ex Ospedale. Da San Pietro, affiancando l’argine “Fattibello” per circa quattro chilometri, si arriva alla Stazione da pesca “Foce” all’interno del Museo delle Valli (centro visita con mostra sulle valli). Qui, oltre al centro di documentazione storico-ambientale, è possibile fruire di percorsi attrezzati con visita ai casoni da pesca e alle valli.

    E per divertirsi…
    Escursioni, pedalate, fotografia… E per i giovani in cerca di divertimento?

    La formula “Rimini” è un marchio di fabbrica che vende in tutto il mondo… Non poteva non coinvolgere le spiagge vicine di casa. Da Lido degli Estensi a Lido delle Nazioni, da Lido di Pomposa a Porto Garibaldi, per tutta l’estate il divertimento è assicurato tanto di giorno quanto la notte. Infatti, se sotto il sole si consumano i riti della tintarella, dello sport e degli svaghi da spiaggia, appena il sole scende infiammando il cielo di rosso, sale il volume della musica modulando le note di tutti i generi. Così, dopo una cenetta nel ristorante affacciato sulla spiaggia dove, a prezzi di solito ragionevoli, ci siamo gustati il celebre fritto di paranza, lo spaghetto con le vongole o l’anguilla come solo qui la sanno cucinare, per smaltire le libagioni potremmo pensare di ballare in spiaggia fino al mattino, circondati da migliaia di giovani. La località più “in” è il Lido di Spina, ma anche Lido delle Nazioni, Lido degli Estensi e Porto Garibaldi non scherzano affatto.

    Un ponte verso Atene
    Dal prosciugamento affiora una necropoli: i resti della città di Spina.

    La leggenda vuole che i fondatori della misteriosa città di Spina siano stati i Pelasgi, un popolo proto ellenico spinto nella foce del Po dalle burrasche. Un vero mistero, mentre si sa con certezza che Spina conobbe il massimo splendore a partire dal 540 a.C. con gli etruschi, quando era una città mercantile in rapporti di fiorente scambio con il mondo ellenico. Tra i prodotti che venivano scambiati con le celebri ceramiche greche c’erano i cereali, il vino e altri prodotti agricoli, e la carne di maiale salata, la bisnonna del nostro prosciutto crudo. I romani successivamente (che spostarono i traffici marittimi su Ravenna) misero la parola fine alla città di Spina aiutati dalle numerose alluvioni che modificavano la forma del territorio. Le costruzioni in legno e paglia fecero sparire ogni segno dell’antica città. La sua ricerca fu un vero e proprio giallo che appassionò gli studiosi di storia fin da medioevo. Nel 1922, in modo casuale, durante le opere di bonifica delle valli di Comacchio, affiorarono terracotte e bronzi che riaccesero le speranze degli studiosi. Finalmente! Migliaia di tombe (queste erano in muratura a differenza dell’abitato) e i ricchissimi corredi funebri permisero di scrivere la storia di una città della quale fino ad allora c’erano solo testimonianze scritte di greci e romani dell’epoca. Per scoprire i segreti di questa affascinante città e ammirarne i reperti il posto migliore è però Ferrara, nel Museo di Palazzo Costabili.

    Un personaggio celebre
    In queste terre si consumò un capitolo della storia del Risorgimento italiano: la morte di Anita Garibaldi.

    Vi dice nulla il nome Ana Maria de Jesus Ribeiro da Silva? Era il nome da signorina della meglio conosciuta Anita Garibaldi, donna decisamente intrepida che a fianco dell’eroe dei due mondi affrontò mille battaglie in America prima, e successivamente nel Risorgimento italiano, per morire tra le paludi di Comacchio. Dicono che non fu facile convincere Garibaldi a staccarsi da quel corpo nonostante avesse il fiato sul collo della polizia austriaca ben decisa a mettere la parola fine alla vita dell’eroe nazionale. Anita muore, incinta al quinto mese, per lo stress patito durante la roccambolesca fuga da Roma verso Venezia. Luoghi della memoria per gli appassionati di storia sono l’ex-fattoria Guiccioli di Mandriole, dove è stato allestito un piccolo museo storico dedicato alla sua memoria e alla figura di Giuseppe Garibaldi, e il cippo dove Anita fu sepolta per dieci anni fino al trasferimento dei suoi resti a Nizza nel 1859, e dal 1932 a Roma nel basamento del monumento equestre eretto in suo onore sul Gianicolo. Per arrivarci, percorrendo la Statale Romea verso nord, oltrepassato il Canale di bonifica in Destra Reno, al bivio si gira a sinistra su via Mandriole in direzione di Sant’Alberto. Poco oltre, imboccando sulla destra via Corriera Antica, si giunge in breve al cippo di Anita Garibaldi. Proseguendo su via Mandriole, dopo circa un chilometro, sulla destra è invece la fattoria Guiccioli.

    L’Anguilla, la regina delle Valli
    Data la conformazione unica della zona, le attività umane hanno lasciato importanti segni connessi alla pesca e alla vita di una civiltà legata all’elemento liquido.

    Disseminati lungo tutto il delta, infatti, rimangono a testimonianza gli innumerevoli “casoni”, dedicati alla pesca dell’anguilla. Per il Basso Ferrarese, e per Comacchio in particolare, infatti, l’anguilla non è solo un prelibato primo attore in cucina, ma è soprattutto un importante fattore economico e sociale, perché è proprio in questo paesaggio di ampi specchi vallivi, oggi ridotti dagli imponenti interventi di bonifica, che l’anguilla trova da secoli il suo rifugio. In questo ambiente umido, un tempo ostile alle genti che vi abitavano, l’anguilla è divenuta la principale fonte di sostentamento, capace di creare sviluppo economico e ricchezza. A lungo contesa da vallanti e fiocinini, difesa dai profondi cambiamenti ambientali, l’anguilla continua ad essere pescata seguendo tecniche antiche che sfruttano le maree autunnali e il naturale richiamo ch’esse esercitano sulle anguille mature. Puntando verso il mare, a centinaia esse finiscono chiuse nei “lavorieri”, sistemi di cattura un tempo di canne e oggi perfezionati con nuovi materiali, da cui sono prelevate poi per essere selezionate e conservate dapprima vive in vasche o in grossi cesti immersi (le bòlaghe), quindi tagliate, arrostite e immerse in salamoia di aceto e sale per essere confezionate e commercializzate. Da una lavorazione artigianale con lunghi spiedi di anguille messi ad arrostire di fronte a enormi camini, si è passati oggi ad un livello industriale con tecniche più consone alle esigenze dell’ampio mercato a cui il pesce viene destinato. L’anguilla resta comunque una specialità tipica comacchiese (la Sagra dell’Anguilla si svolge a inizio ottobre, info tel. 0533 310161), da gustare in innumerevoli modi: tra i 48 differenti piatti di anguilla, codificati nella regione, niente eguaglia l’odore intenso che sprigiona arrostita alla griglia. Il suo sapore delicato accompagnato dall’aspretto vino doc del Bosco Eliceo, anch’esso tipico dei terreni sabbiosi deltizi, fanno dell’anguilla un vero rito gastronomico a cui riesce difficile resistere.

    Da vedere… in breve
    Comacchio è ricca di pregevoli architetture.

    Un ideale itinerario di visita alla città può partire dal Santuario di S.Maria in Aula Regia per proseguire con la Manifattura dei Marinati (centro visita del Parco). Da qui, percorrendo il porticato dei Cappuccini, si arriva al centro della città: ecco la Cattedrale di San Cassiano e l’imponente torre campanaria. Proseguendo verso porta U. Bassi e portandosi – a sinistra – in via Cavour, si accede al Sacrario dei Caduti; costeggiando il canale – in fondo a destra – si arriva al rione Carmine, dove si può ammirare l’omonima chiesa dedicata alla Madonna. Salendo sul ponte antistante è chiaramente visibile uno scorcio della chiesa del Rosario – in via Sambertolo. Percorrendo piazza Folegatti prima, e via E. Fogli poi, si raggiunge la piccola chiesa di San Pietro, annessa all’ex Ospedale settecentesco San Camillo, ora Museo delle Culture Umane nel Delta del Po. La città sull’acqua si può visitare anche in barca. Diversi i punti di partenza offerti dalle associazioni volontarie che svolgono servizio gratuito di trasporto sulle caratteristiche “batane”, i cui attracchi sono posti all’ombra del ponte Trepponti. Di qui partono suggestivi itinerari che danno la possibilità di poter ammirare Palazzo Bellini e il contiguo Museo del Carico della Nave Romana. Non meno interessanti sono i dintorni di Comacchio. Percorrendo in auto l’estesa viabilità interna, lungo strade panoramiche, si può già avere un’idea del territorio del Parco. Le motonavi per la navigazione del delta si trovano nei porti di Gorino, Goro e Portogaribaldi: imbarcandosi per mezza giornata si possono ammirare la Sacca di Goro, la Valle di Gorino, l’isola del Mezzanino e altre zone alla foce del Po, mentre nelle valli di Comacchio è attivo un itinerario storico–naturalistico che permette di addentrarsi nello straordinario mondo della “civiltà della palude”.

    Cosa assaggiare
    La gastronomia si ispira alla ricca fauna ittica delle sue valli occupate da numerose specie di pesce bianco.

    Regina indiscussa della tavola tradizionale è sicuramente l’anguilla, che combina foggia e gusto adattandosi amabilmente ai diversi metodi di preparazione: in graticola, a brodetto, a becco d’asino o con le verze, salata, marinata, tagliata a braciolette… Dal centro storico di Comacchio fino a Porto Garibaldi e lungo tutti i sette lidi, è un pullulare di ristoranti e trattorie dove abili cuochi praticano la loro arte creando meravigliose sinfonie di sapori. Nei gustosissimi antipasti abbondano cozze, capesante, astici, canocchie, peveracci, vongole veraci, acquadelle, anguilla marinata, gamberetti… Qui trionfano risotti di mare e alla pescatora, d’anguilla e di pesce, spaghetti al granchio, alle canocchie e le immancabili zuppe di pesce. I secondi privilegiano grigliate di pesce e anguilla squartata spruzzata di limone, anche se gli esperti suggeriscono di gustarla al naturale o accompagnata dalla polenta. Poi ancora sogliole, soasi, passere, cefali, rombi, orate, branzini con seppie ripiene e spiedini di gamberi. Per esaltare i sapori della cucina comacchiese non c’è nulla di meglio dell’ottimo e corposo vino rosso del Bosco Eliceo Doc Uva d’oro, l’unico nettare che si sposa idealmente col pesce.

    SOSTA CAMPER
    • Spina Camping Village, via Del Campeggio 96, Lido DI Spina, Comacchio Tel. 0533 330179
    www.spinacampingvillage.com
    • Area attrezzata Le Saline, Fraz. Lido di Spina, via Salina 3 – Comacchio. Tel. 0533 330885 – 349 8328963.
    GPS: Lat: 44.659738 – Long: 12.227775.
    • Area attrezzata Cavallari, Villaggio San Carlo 9, Zona ex zuccherificio. Tel. 338 5408905 – 333 9435044.
    • Area attrezzata presso locanda “Il Varano” via Valle Oppio 6, Marozzo di Lagosanto, www.locandailvarano.it
    • Area attrezzata sosta camper, presso Azienda Agrituristica Quieto Vivere, via Raffaello Sanzio 96, Lido di Spina. Tel. 0533 318189.
    • Area attrezzata Oasi Park, via Cristina 84 – Bosco Mesola, Tel. 366 339 3859 – 0533 794386.
    GPS: N 44°52’06’’ – E 12°14’57’’.

    INFORMAZIONI
    • Manifattura dei Marinati: centro visite del Parco e laboratorio di lavorazione dell’Anguilla marinata tradizionale delle Valli di Comacchio, via Mazzini 200, tel. 0533 81742, manifatturadeimarinati@parcodeltapo.it 
    • Museo del carico della Nave Romana: via della Pescheria 2, Comacchio, tel. 0533 311316, musei@comune.comacchio.fe.it 
    • Parco Delta del Po: da aprile a fine ottobre è possibile fare escursioni in barca all’interno delle Valli. Per prenotazioni: tel. 340 2534267 – vallidicomacchio@parcodeltapo.itwww.parcodeltapo.it

  • A tu per tu con il Rinascimento italiano: questa è Ferrara, una città “monumento” ma anche un centro vitale e una città perfettamente a misura d’uomo. La bicicletta è il veicolo più naturale per spostarsi nelle sue strade sentendosi parte del tessuto urbano.

    Ferrara è una città straordinaria e simpatica. Ricca delle testimonianze del suo glorioso passato, ma ben proiettata nel suo tempo attraverso le numerose iniziative per promuovere arte e cultura e, perché no, il divertimento fine a se stesso. Del resto il popolo degli studenti della sua Università sono un bel motore in questo senso. Perdersi a Ferrara è difficile anche per il più imbranato dei viaggiatori: Il centro storico cittadino si concentra attorno alla Cattedrale. Accanto al Duomo sorgono i simboli del periodo comunale, i palazzi degli Estensi e un denso raggruppamento di monumenti storici dichiarato Patrimonio Mondiale dell’Umanità dall’UNESCO nel 1995. Per spostarsi in città oggi il comune promuove molto l’utilizzo della bicicletta attraverso piste e vie ciclabili e con la chiusura al traffico di ampie porzioni del centro storico. Ma l’amore o se preferite l’abitudine dei ferraresi a spostarsi in città in bicicletta affonda le sue radici sin dal tempo dell’invenzione del veicolo più ecologico pensato dall’uomo.

    Le sue strade prive di qualunque pendenza, in questo senso sono un prezioso alleato. In bicicletta si può affrontare un piacevole itinerario che dalle mura che circondano il centro storico, costituite da una rossa cortina di mattoni che si staglia contro il verde dei terrapieni alberati, porta fino al fiume Po, attraverso un facile percorso di circa 17 chilometri. Dal Castello Estense, si arriva alla Porta degli Angeli, si ammira il Torrione del Barco e si prosegue per il Giardino delle Capinere, gestito dalla LIPU. Si attraversano Porta Paola, risalente al sec. XVII, e Porta di S. Pietro, che conduce verso una delle zone monumentali più importanti della città. Dal Torrione S. Giovanni, la cui struttura circolare è tipica dell’architettura militare rinascimentale, si gode di una vista molto suggestiva. Bisogna, però, salire sul terrapieno, un vero e proprio viale alberato di tigli, per scorgere il Cimitero Ebraico e la Certosa. Una parte del percorso ciclabile si svolge nel Parco Urbano e nella tranquilla campagna ferrarese, fino a raggiungere la meta del percorso, ovvero l’argine del Po presso il Centro visite dell’Oasi dell’Isola Bianca.

    L’Isola Bianca è una delle più antiche isole fluviali del Po: esiste dal XV-XVI secolo e in estate e primavera offre un panorama di ricca vegetazione -abitata da oltre 76 specie di uccelli, patrimonio naturalistico gestito dalla LIPU. L’accessibilità all’oasi è garantita anche ai disabili per mezzo di un natante e di sentieri appositamente attrezzati, in ogni caso le visite vanno prenotate con anticipo. Ma restiamo in città e concentriamoci sulle sue strade. Sì, perché qui c’è qualcosa di diverso rispetto il solito centro di origine romana a strade che si inetrsecano o di origine medioevale a cerchi concentrici. Buona parte dei riconoscimenti che l’Unesco ha conferito alla città derivano dall’Addizione Erculea, il progetto urbanistico voluto da Ercole I d’Este e realizzato da Biagio Rossetti: un’area monumentale nella parte nord della città che termina con una prospettiva architettonica compresa tra il Castello Estense e la Porta degli Angeli. Queste due Opere sono unite dal lungo Viale degli Angeli – oggi Corso Ercole I d’Este – che andando a intersecarsi con un altro viale disposto in -direzione est-ovest crea il Quadrivio degli Angeli formato da Palazzo dei Diamanti, Palazzo Prosperi-Sacrati e Palazzo Turchi di Bagno. Il centro storico della città è un vero inno all’architettura medioevale per il gran numero di edifici e centri storici. Il simbolo dei simboli di questa città è il suo castello, che davvero ci riporta indietro alle battaglie di un tempo attraverso una struttura difensiva che sembra creata a Hollywood con tanto di fossato difensivo ancora pieno d’acqua. Per altro non sono molti i castelli in Europa che possono vantare questo tipo di integrità. Inevitabilmente è il primo edificio che si va a visitare quando si arriva a Ferrara. Realizzato in mattoni e a pianta quadra, ha quattro torri difensive con altane. Fu costruito alla fine del trecento dagli Este, non tanto per difendersi da chissà quale esercito nemico, ma per le rivolte popolari mosse da parte dei ferraresi stufi delle continue tasse e gabelle che la casata imponeva al popolo. Peraltro in una di queste rivolte Nicolò II d’Este fu costretto a consegnare alla folla il suo “consigliere finanziario” Tommaso da Tortona (ma si provvide a conferirgli i sacramenti prima di “liberarlo dai suoi obblighi”). La gente amava così tanto il riscossore del marchese che di lui non restò più nulla. Nei primi anni del 2000 è stato completato il restauro del castello che oggi è aperto per buona parte al pubblico ed è diventato il centro degli eventi culturali in città. Non distante dal castello c’è la Cattedrale di San Giorgio, sede dell’Arcidiocesi di Ferrara e Comacchio. Risale al 1100 e fu realizzata con facciata principale e laterali in stile romanico. Più tardivo il campanile costruito nella seconda metà del 1400 incarnando nello stile lo spirito rinascimentale dell’epoca, opera che tuttavia restò incompleta. Di fronte alla cattedrale ecco il Palazzo della Ragione, altro secolo altro stile. Risale infatti alla prima metà del 1300 ed è realizzato in mattoni che disegnano lo stile gotico. Quello che vediamo oggi è purtroppo un restauro poco attento eseguito dopo la Seconda guerra mondiale a seguito di un incendio. Non distante c’è la sede dell’Università. Questa un tempo era nel trecentesco Palazzo Paradiso che oggi ospita la Biblioteca comunale Aristotea, che ha tra i suoi volumi la più completa raccolta di edizioni dell’Orlando Furioso di Ludovico Ariosto che qui visse e morì nel 1533, alcune lettere del Tasso e una copia della bibbia appartenuta niente meno che al severo predicatore domenicano Girolamo Savonarola. L’Università di Ferrara ha una storia antichissima. Nasce alla fine del 1300 e vide laurearsi sui suoi banchi personaggi del calibro di Niccolò Copernico, quel signore, per intenderci, che intuì che probabilmente non era la terra al centro del Sistema solare ma il sole stesso. Del resto erano anni favorevoli alle nuove idee e alle arti umanistiche e la corte estense ospitava i migliori poeti dell’epoca come Matteo Maria Boiardo, Ludovico Ariosto e Torquato Tasso, e veri giganti della pittura, la cosiddetta “officina ferrarese”, come Andrea Mantegna, Giovanni Bellini, Tiziano, Dosso, Scarsellino e molti altri le cui opere si possono ammirare alla Pinacoteca nazionale a Palazzo dei Diamanti.

    Ferrara ha anche le sue pagine buie: dal 1200 fu un importante centro ebraico che prosperò e la cui comunità contribuì a rendere ricca e culturalmente vivace la città. Un sorriso che si spense con le persecuzioni del Novecento ad opera del governo fascista e che culminarono con l’eccidio accanto al fossato del castello. Si ispirano a questa vicenda due celebri romanzi di Giorgio Bassani, Il Giardino dei Finzi Contini e la Lunga Notte del 43. •

  • Testo: Roberto Poli • Foto: Gabriella Moscardini

    Appoggiandoci a un fattore “poeta” che si è specializzato nella produzione di zafferano andiamo a visitare Forlì, che a giugno ospita una grandiosa mostra sul Liberty italiano, e poi a Faenza

    Cominciamo con una grande opportunità da cogliere in zona Cesarini. Fino al 15 giugno, ai “Musei San Domenico” di Forlì, è aperta la mostra “Liberty, uno stile per l’Italia Moderna”. In Italia non c’è mai stato un evento in grado di esplorare a fondo questo movimento, ma finalmente ci viene offerta questa possibilità. Nella mostra, infatti, vengono evidenziate in modo esauriente e suggestivo tutte le peculiarità del Liberty italiano: le sue origini, i suoi rapporti con l’arte europea, la sua multiforme produzione (architettura, pittura, scultura, ceramiche, arredi, tessuti, gioielli, manifesti pubblicitari e cartelloni teatrali). Tra esotismo, simbolismo e donne fatali, possiamo conoscere tanti artisti collegati allo Stile Floreale che, tra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento, ha rappresentato in tutta Europa una radicale e polemica tendenza al rinnovamento dell’arte e del gusto. Era la stagione della “Belle Epoque”, c’era molto ottimismo e un gran desiderio di godersi la vita, ma strisciava anche una sottile inquietudine: tra belle donne e champagne, si ballava sul baratro dell’ormai incombente “Grande Guerra”. Il complesso di San Domenico si affaccia su un piazzale alberato di ampio respiro: è stato restaurato di recente e ci saprà di sicuro offrire ancora altre stimolanti proposte.

    In corso Garibaldi 10 è possibile ammirare la vetrina liberty di una cartoleria, poi, svoltato l’angolo, proprio nel cuore di Forlì, ecco l’animata Piazza Aurelio Saffi. Il campanile della medievale basilica di San Mercuriale contribuisce ad ampliare la già vasta prospettiva scenografica. Accanto a palazzi antichi, si notano imponenti testimonianze architettoniche del Ventennio fascista. L’effetto complessivo è tutt’altro che sgradevole. In Forlì è molto evidente la presenza dell’”Architettura razionalista”, diffusa a piene mani dal fascismo un po’ in tutte le città italiane, ma qui particolarmente imponente: Mussolini era nato da queste parti. Il Razionalismo aveva il compito di creare uno stile architettonico monumentale e celebrativo, con planimetrie squadrate, rivestimenti in lastre di marmo, porticati, colonne e archi. In molte città tutto ciò ha portato al discutibile sventramento di interi quartieri, ma a Forlì il risultato è vasto, omogeneo e, inserito nel contesto storico dell’epoca, sicuramente interessante. Il percorso tra Piazza Saffi e la stazione ferroviaria, anch’essa risalente a quel periodo, è tutto all’insegna dello stile razionalista.

    È ora di andare alla ricerca di un Fattore. Sulle prime colline di Faenza, a Oriolo dei Fichi, si trova l’”Azienda Agricola Montepiano”. Una torre quattrocentesca domina la scena. Da una parte si stende la pianura, dall’altra le colline si perdono in una dolce fuga: il paesaggio è ricco di fascino. Qui abbiamo conosciuto un appassionato coltivatore, Nino Tini, che, dopo aver insegnato per anni pratica agricola in una scuola professionale, ha creato un’azienda particolarissima. Accanto alla coltura biologica della vite e degli alberi da frutta, sulla base di antichi documenti rinvenuti in un vicino convento, il signor Nino ha reintrodotto in Romagna la coltivazione dello zafferano. D’autunno, i petali viola dei crochi colorano le colline circostanti. La signora Biancarosa si impegna nel recupero delle tradizioni culinarie del territorio: occorre però prenotare in anticipo, perché tutto quello che arriva sulla tavola non si può improvvisare al momento.

    Il vino, “Rosso Oriolo IGP”, è prodotto in limitata quantità (5.000 bottiglie all’anno), a riprova di una visione del mondo a misura d’uomo, fatta per apprezzare e per godere con serena parsimonia il bello della vita nel rispetto assoluto dell’ambiente. Nino Tini, cortese e simpatico affabulatore, è anche poeta: la “Strada della Poesia”, un lungo sentiero collinare da San Mamante a Castrocaro, è ombreggiata da piante sui cui tronchi sono affissi i suoi versi. I camper vengono ospitati vicino al “Solarium”, un terreno in posizione panoramica proprio sotto la torre
    (www.torredioriolo.it ; www.ninotini.com).

    Scendiamo a Faenza. Il centro della città è caratterizzato dalle contigue piazze della Cattedrale e del Comune, diventate rispettivamente della Libertà e del Popolo. Le due piazze, in realtà, si presentano come un’unica lunga struttura, divisa a metà dall’incrocio del cardo e del decumano romani. La prima è dominata dall’imponente facciata (incompiuta ma forse anche per questo molto suggestiva) del Duomo, che sorge su una scenografica e rilevante scalinata. Di fianco c’è la barocca Fontana Monumentale. Barocca è pure la ricostruita Torre civica (l’originale fu minato dai Tedeschi in ritirata nel dicembre 1944). Seicentesca è anche la caratteristica loggia antistante il Duomo, detta “dei Signori” o “degli Orefici”. Eleganti palazzi del primo ‘900 ostentano decori liberty in ceramica e in ferro battuto. I diversissimi stili degli edifici di Piazza della Libertà formano comunque un insieme ben armonizzato. In Piazza del Popolo, invece, si fronteggiano con elegante simmetria il palazzo comunale e il palazzo del Podestà, entrambi forniti di un loggiato a due piani. Faenza è la città della ceramica. Il “Museo Internazionale delle Ceramiche” ne espone di ogni epoca e di ogni parte del mondo, ma numerose risalgono al Liberty (www.micfaenza.org). E così si chiude il cerchio sullo Stile Floreale in Romagna. •

    CHI E’ FATTORE AMICO
    È una rete di numerose aziende agricole italiane che ospitano gratuitamente per una notte i camper. Per accedere al circuito bisogna essere soci di Fattore Amico.
    Per tutte le informazioni e per il modulo di iscrizione:
    info@fattoreamico.com –  www.fattoreamico.com

    Per questa zona Fattore Amico è convenzionato con:

    • Azienda Agricola “Montepiano”
    Via San Mamante 126
    Faenza Oriolo Fichi (RA)
    Tel. 0546 642075

    A 14 uscita Faenza; dalla città 8 Km in direzione Torre di Oriolo. L’azienda è sotto la torre.

  • La Roccaccia, dimora della potente famiglia dei Guidi, la leggenda del baratto a Palazzo Borghi e le belle tradizioni romagnole: un borgo da scoprire

    C’è un centro storico testimone del dominio della potente famiglia dei Conti Guidi, che ne fecero la loro residenza principale fino al passaggio, nel 1377, ai fiorentini. Ci sono colline e paesaggi tipici di questa parte di Romagna che si affaccia sulla Toscana. C’è tutta la serenità di un borgo che ha fatto del “saper vivere bene” il suo biglietto da visita. Modigliana è così, sospesa a metà tra storia e leggenda, incastonata nella media valle del Tramazzo, dove scorre il fiume Marzeno. Simbolo della città è la Rocca dei Conti Guidi, detta Roccaccia, il cui nucleo originario è datato tra il XII e il XIII secolo. Ben visibile dalla strada che conduce a Dovadola attraverso il monte Trebbio, è ancora ben conservata dal lato est, mentre dalla parte ovest presenta un suggestivo spaccato, che mostra l’interno del grande torrione. A rendere Modigliana interessante dal punto di vista storico e culturale contribuiscono anche la Tribuna e Piazza Pretorio. La Tribuna è una singolare costruzione composta da due campaniletti e da un’edicola con la statua della Madonna con Bambino, eretta sopra il grande torrione semicircolare, databile tra il XV e il XVII secolo. Nel torrione si apre la porta principale d’ingresso alla seconda cerchia di mura, attraverso la quale si accede al centro storico della città. Considerata la più bella piazza medievale dell’intera provincia di Forlì Cesena, Piazza Pretorio è raggiungibile dalla porta ad arco che introduce nel Borgo Vecchio. Vi si affacciano Palazzo Pretorio, riconoscibile dalla pietra a vista di tipo toscano, che fu sede del Podestà fino dal 1377: oggi ospita la Pinacoteca Comunale Silvestro Lega (1826-1895), considerato tra i maggiori esponenti del movimento dei Macchiaioli, con un’interessante esposizione di opere otto-novecentesche. Sempre da Piazza Pretorio, è possibile ammirare l’ex chiesa dei SS. Sebastiano e Rocco (1550), sede dei Padri Scolopi, che oggi ospita attività culturali. Ruota attorno alla leggenda del “baratto” la storia di Palazzo Borghi: tradizione vuole che Filippo d’Orléans, pretendente al trono di Francia, sostando a Modigliana ebbe dalla moglie una bimba chiamata Maria Stella, poi scambiata con il figlio maschio del carceriere Chiappini per non pregiudicare la successione al trono. Da visitare il Museo Civico Don Giovanni Verità (1807-1885), il sacerdote patriota che nell’agosto del 1849 ospitò a casa sua Giuseppe Garibaldi durante la fuga in Romagna, con una sezione risorgimentale e un’ala dedicata alla cantante lirica Pia Tassinari (1903-1995). Interessanti il Duomo, l’antica Pieve di S. Stefano in Juviniano e l’Oratorio di Gesù Morto, ricavato nella cripta della Pieve, dove ammirare il Compianto su Cristo Morto, un gruppo di legno dipinto del XV secolo raffigurante la deposizione di Cristo. In periferia, in direzione Faenza, si trova il ponte di San Donato detto della Signora: un imponente manufatto a schiena d’asino formato da tre archi, di cui quello centrale molto alto sul fiume.

    SPECIALITA’ DA GUSTARE
    Si inizia con cappelletti, passatelli, tortelli e tagliatelle, tutti preparati a mano. Consigliata l’ottima carne di Razza Bovina Romagnola, accompagnata dal Sangiovese. Da assaggiare anche il Casatella, formaggio a pasta bianca , il Raviggiolo, formaggio di mucca con presidio Slow Food e il Pecorino. A condire il tutto, l’olio d’oliva di frantoio. Per chiudere in bellezza, assaggiate il Dolce al cioccolato Rocca dei Guidi.

    DOVE MANGIARE
    • Ristorante Tre La Cantina dei Conti
    , via Saffi 14
    • Agriturismo Cento Tigli, via Tredoziese, 7 – www.centotigli.it
    • Agriturismo Terre di Tossino, via Provinciale Faentina 37, tel. 054 6942124

    SOSTA CAMPER
    • AA
    presso l’Azienda Agricola Il Pratello in via Morana 14 a Modigliana
    Tel. 0546942038 – 3351358728 – www.ilpratello.net
    Vi aspetta un’area dove potervi fermare in totale tranquillità, approfittando della buona cucina dell’agriturismo.

     

  • Faenza e le sue ceramiche: dal Rinascimento la cittadina romagnola è un riferimento per queste forme d’arte. Ma la città offre anche interessanti spunti storici e gastronomici: portate con voi le biciclette.

    Faenza è uno di quei luoghi che trasmettono un’atmosfera positiva sin dal primo momento che ci si arriva. Lasciato il camper in uno dei diversi parcheggi appena fuori le mura ci si addentra per i corsi tra centinaia di biciclette che, in centro, prevalgono nettamente rispetto i mezzi motorizzati. Se ci si capita di sabato, il mercato coinvolge una buona parte del centro storico, riempiendo la città di vivace allegria. Palazzi, piazze porticati e una Cattedrale si concentrano nelle due piazze principali contigue: Piazza del Popolo, delimitata dai due porticati a doppio ordine, e Piazza della Libertà.

    Faenza, Piazza del Popolo

    Faenza, Piazza del Popolo

    Nella prima c’è il Palazzo del Podestà e del Municipio, entrambi di origine medievale ma trasformati profondamente. Lungo il lato orientale di Piazza della Libertà si erge la splendida Cattedrale, espressione dell’arte rinascimentale di influenza toscana. La sua costruzione, fu iniziata nel 1474, e il paramento marmoreo della facciata è rimasto incompiuto. L’interno custodisce numerose opere d’arte del periodo rinascimentale. Di fronte alla Cattedrale, il loggiato detto Portico degli Orefici, la Fontana monumentale, i cui bronzi risalgono ugualmente al XVII secolo. Davanti all’ingresso della Piazza, la Torre dell’Orologio, ricostruzione postbellica di una torre seicentesca. Tra gli altri beni monumentali del centro storico, Palazzo Milzetti, il più ricco e significativo palazzo neoclassico della regione, e il Teatro Masini (1780-1787), uno dei più bei teatri italiani.

    Emilia, Faenza, teca con ceramiche

    Faenza, teca con ceramiche

    Andando a Faenza è d’obbligo una visita a una delle raccolte d’arte più belle e complete del mondo: quella conservata presso il Museo Internazionale della Ceramica, che raccoglie pezzi di ogni provenienza geografica ed epoca. Altre raccolte d’arte presso la Pinacoteca Comunale, il Museo Diocesano, il Museo Bendandi e la Biblioteca Manfrediana. La produzione storica delle maioliche faentine è riconosciuta ovunque nel mondo. In città si è consolidata questa tradizione attorno alla quale si raccolgono i migliori artigiani e artisti e le scuole per formare le nuove generazioni che continueranno la tradizione. Le 60 botteghe attualmente in attività, concentrate soprattutto nel centro storico, offrono al turista la possibilità di acquisti unici, introvabili altrove.
    Apprezzabile, infine, il Museo di Scienze Naturali “Malmerendi”, immerso nel verde di un Giardino Botanico. Entrambi meritano una visita. Nel Giardino Botanico, in particolare, si potrà prendere contatto con oltre 170 specie di piante spontanee presenti in Romagna. Nel museo raccolte di uccelli, insetti, minerali, fossili locali, tra i quali un imponente cranio di elefante preistorico.
    Faenza sa essere generosa con i buongustai. Che si voglia restare in centro o che si preferisca una disgressione verso i colli circostanti, sono molti i ristoranti che vanno fieri della tradizionale genuinità dei loro piatti. Tagliatelle, cappelletti, lasagne, strozzapreti e l’immancabile ricco ragù di carne romagnolo.
    Ma a Faenza è bello anche semplicemente passeggiare immergendosi nelle atmosfere cittadine, tra vicoli antichi, viali verdeggianti gustarsi i parchi incastonati nel tessuto urbano, sedersi a un bar e divertirsi ad ascoltare i discorsi in dialetto o, per chi viene da città piuttosto indifferenti verso il prossimo, sorprendersi per la facilità con la quale si entra a far parte di un capannello di discussione. Faenza, posta ai piedi delle prime colline preappenniniche, gode di una felice posizione paesaggistica suggestiva: vigneti a monte, e fertili orti in pianura. Nelle vallate del Samoggia e del Lamone, sorgono diverse ville gentilizie del Settecento e Ottocento circondate da parchi e raggiungibili da lunghi viali di cipressi. Una visita interessante potrebbe essere fatta nella vicina area carsica della Vena del Gesso, percorrendo i crinali di selenite emergente, alla scoperta delle straordinarie morfologie di doline, forre, inghiottitoi. Di grande interesse sono le visite guidate al Parco carsico della grotta Tanaccia e al Parco naturale Carnè. Un altro suggestivo percorso, tra boschi e ruderi di fortificazioni medievali, si svolge da Croce S.Daniele a Ca’ Malanca, nell’alta Valle del Sintria.

    SPECIALITÀ DA GUSTARE
    La cucina faentina risente di tutta l’influenza dell’interno emiliano romagnolo ed è già in odor di mare. Tra le specialità, Maccheroncini alla crema di scalogno, Strozzapreti, Gnocchetti di ricotta, Tacchinella alla melagrana, Oca arrosto (con contorno di cavolo rosso), Agnello con piselli alla Romagnola, Galantina di pollo, Arrosto al latte e nocciole, Agnello trippato, Crostini di caviale e acciughe, Crostini ai fegatini e prosciutto, Piadina Romagnola, Crostini alle mandorle, Torta salata di carne, Pizza fritta. Tra i vini i classici di Romagna, Sangiovese in testa.

    DOVE MANGIARE
    • La Cantina di Sarna
    . Specialità della Romagna rigorosamente fatte in casa. Via Sarna, 221, Ronco di Faenza www.lacantinadisarna.it
    • Osteria del Gallo.
    Specialità della Romagna. Corso Garibaldi 2/A, Faenza

    SOSTA CAMPER
    Non ci sono proibizioni particolari per la sosta dei camper purché si rispettino le regole del Codice (divieto di campeggio).
    Possibilità di sosta anche nei pressi del rinnovato camper service comunale di via dei Pioppi angolo via Proventa, fuori città lungo la via Granarolo.

    INFORMAZIONI
    • Comune di Faenza
    www.comune.faenza.ra.it
    • Pro Loco Faenza www.prolocofaenza.it
    • Terre di Faenza www.terredifaenza.it

    Bici pubbliche
    Le biciclette sono a disposizione in alcuni parcheggi di interscambio. Le chiavi sono distribuite negli uffici comunali dell’URP (Ufficio Relazioni col Pubblico – Piazza Nenni, 19 – Tel. 0546 691444). È previsto un costo simbolico di 8 euro – www.centroinbici.it

    MIC Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza, Viale Baccarini 19, Faenza www.micfaenza.org/it