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Città e Borghi

  • Un vero paradiso per gli amanti dell’arte e delle tradizioni. Poeti e scrittori ne hanno esaltato il fascino, chiamandola “città di pietra incantata”.

    E in effetti il centro cittadino offre al visitatore la possibilità di addentrarsi in un percorso ricco di chiese, chiostri, palazzi e monumenti che vanno dal Medioevo in avanti e che ruotano intorno a una piazza del Duomo tra le più affascinanti d’Italia. Senza contare che, ai margini della città, si trovano borghi, pievi e castelli fortificati di straordinaria bellezza.
    La presenza di numerose tracce del passato testimonia ancora oggi l’antica origine di Pistoia. Se la sua configurazione planimetrica indica probabilmente un impianto di origine romana, l’attuale tessuto urbano certamente ricalca i limiti segnati dalle tre cerchie murarie. La piazza del Duomo, antico centro civile e religioso della città, è tutt’oggi definita dai principali edifici che nei secoli ne hanno caratterizzato la vita politica e religiosa: il Palazzo Comunale e il Palazzo Pretorio sorgono rispettivamente sul lato est e ovest della piazza, mentre il Duomo, il Palazzo dei Vescovi e il Battistero ne delimitano la porzione meridionale. La vicina piazza della Sala appartiene ugualmente al nucleo più antico della città, che, protendendosi verso settentrione sino a comprendere la chiesa dello Spirito Santo e la Biblioteca Forteguerriana, include numerosi edifici sacri. Questo antico agglomerato urbano è definito da una viabilità anulare che ricalca grossomodo l’andamento della prima cerchia di mura. Su questo circuito si attestano preziose testimonianze dell’architettura cittadina, come l’Ospedale del Ceppo, l’antico monastero benedettino di S.Mercuriale (oggi sede della Pretura) e alcuni palazzi appartenuti alle nobili famiglie pistoiesi. Il tratto di via Cavour, sul quale si affaccia il Palazzo del Balì, è caratterizzato dai marmi bianchi e neri della chiesa di S.Giovanni Fuorcivitas, mentre, procedendo per via Curtatone e Montanara, sulla quale prospettano bei palazzi manieristi, si può raggiungere il complesso della chiesa di S.Filippo Neri e della Biblioteca Fabroniana. Oltre il perimetro della prima cerchia muraria, lungo i principali tracciati viari che uscivano dalla città, si insediarono gli importanti complessi religiosi di S.Bartolomeo, di S.Pier Maggiore, di S.Paolo, della Madonna dell’Umiltà e di S.Andrea, di fronte al quale si trova Palazzo Fabroni, e poi le chiese di S.Benedetto al Monteoliveto, di S.Maria di Ripalta, di S.Lorenzo e di S.Maria delle Grazie. Anche l’andamento della seconda cerchia muraria è facilmente intuibile percorrendo il corso Amendola, il corso Fedi e il corso Gramsci, che si sono a essa sostituiti. Subito fuori la seconda cerchia si insediarono, nel XIV secolo, i conventi degli Ordini Mendicanti: i Francescani , i Domenicani, i Serviti, i Carmelitani e la casa dei Cavalieri del Tau. Lungo corso Gramsci non si può trascurare la presenza di due rilevanti istituzioni: il Teatro Manzoni, maggior ente teatrale cittadino, e la Casa-Museo dell’artista Fernando Melani. Il giro della città può concludersi sul perimetro della terza cerchia muraria, di forma quadrilatera, ai cui vertici si aprivano le quattro porte che immettevano sui principali tracciati viari esterni. In età medicea questa terza cortina difensiva venne munita, sul vertice sud orientale, della Fortezza di S.Barbara. Delle quattro porte, della cui struttura architettonica nulla rimane, sono arrivati sino ai nostri giorni i nomi, che ancora contraddistinguono i relativi quartieri: Porta al Borgo a settentrione, Porta S.Marco a oriente, Porta Carratica a meridione e Porta Lucchese a occidente.

    SOSTA CAMPER
    • Area attrezzata in piazza Dante, a 200 m dal centro. Posti 10, con acqua, pozzetto, illuminazione, raccolta rifiuti, segnalata. Info: Comune
    • Punto sosta camper nella città alta, presso il campo da bocce.

  • Appuntamento autunnale a Monaco di Baviera per la festa della birra più famosa del mondo. La città, la manifestazione e le istruzioni per l’uso per brindare alla birra nuova in ottima compagnia

    A giudicare dal tutto esaurito che registrano i noleggiatori di camper nei giorni corrispondenti all’Oktoberfest, verrebbe da pensare che questa è una festa per camperisti e il colpo d’occhio nell’Oktoberfest Camping a München-Riem lo confermerebbe. In realtà passati i cancelli del Wiesn, il parco che ospita la grande manifestazione, sono oltre sei milioni i visitatori che berranno altrettanti litri di birra e oltre, la metà degli arrivi a Firenze in un’intera annata turistica… Vengono serviti (dati dello scorso anno) 114 buoi e 58 vitelli, mentre il numero dei polli sfugge alle statistiche. Hanno un bel dire i bavaresi, che con una certa nostalgia ricordano quando questa era la festa tutta per loro: si tratta di un affare colossale che muove decine di milioni di euro e promuove l’immagine della Baviera e dei birrifici di Monaco in tutto il mondo. Preparatevi dunque a un grande evento, a emozioni forti, a lunghe attese e a essere testimoni di uno degli eventi più unici al mondo. Se non avete intenzione di sedervi e bere fino allo sfinimento, preparatevi anche a visitare questa bella città, le cose da vedere sono tante e tutte interessanti. Cosa aspettate? La festa inizia il 17 settembre e finisce il 3 ottobre, siamo sicuri che in quel lasso di tempo riuscirete a trovare un posto a sedere anche se non avete prenotato… Proprio così, se avete dimestichezza con il tedesco e contattando le aziende produttrici di birra è possibile avere, con un po’ di fortuna, il vostro posto prenotato. Un consiglio: le grandi compagnie di amici sono quelle che fanno più fatica a sistemarsi. Contenetevi (in tutti i sensi), se possibile, e tutto sarà più semplice.

    Iniziamo dalle informazioni base, perché per chi non è mai stato all’Oktoberfest potrebbero essere preziose. Gli orari innanzitutto: si comincia a bere presto, alle nove o alle dieci del mattino a seconda dei giorni, in compenso alle 22,30 servono l’ultima birra e alle 23 finisce tutto. Se non volete rendervi ridicoli evitate di chiedere una piccola, una media e altri formati strani. Qui si servono boccali da litro al costo di circa 10 euro, l’entrata all’Oktoberfest è invece gratuita. Il litro sembra una grande quantità di birra, ma non conosco nessuno che sia uscito dopo averne bevuto uno solo. Solo l’amore dei tedeschi verso le regole (comprese quelle relative al Codice della strada) ha fatto sì che gli stand di Löwenbräu, Paulaner e Spaten servano anche birra analcolica. Insieme alla birra potete ordinare anche da mangiare: pollo, stinco, bue allo spiedo, crauti… non si sgarra dalla tradizione. Nei tendoni non si entra con zaini e zainetti: chiamatela sindrome da terrorismo, se volete, ma il timore maggiore è che spariscano i boccali (lo scorso anno in ottomila l’hanno comunque fatta franca, tanti sono i boccali che non sono mai tornati alla base). Le ragazze che servono ai tavoli hanno stoica pazienza e teutonica precisione ma aiutatele nel loro lavoro; non accetteranno il vostro bancomat, la carta di credito e nemmeno il pezzo da 500 euro che gli esibirete: portate banconote di piccolo taglio e monete in abbondanza per sveltire la situazione. Siamo all’Oktoberfest, non in paradiso, e le grandi concentrazioni di persone catalizzano borseggiatori da ogni dove: il consiglio è quello di indossare un gilet multitasche dove distribuire telefonino, chiavi, soldi. State tranquilli, ci sono ingenti forze di sicurezza e anche task force internazionali di agenti in borghese (sì, anche italiani) che danno una mano ai colleghi di Monaco per reprimere prontamente reati o, più comunemente, comportamenti molesti da parti di chi ha alzato troppo il gomito: oltre 2.000 interventi lo scorso anno.

    Arrivano gli osti!
    Tutto inizia sabato 17 settembre con l’arrivo degli osti al Wiesen e dura fino a domenica 2 ottobre

    La parata ha dello spettacolare, sono circa un migliaio che alle 10.45 e per un’ora sfileranno per Sonnenstrasse, Schwanthalerstrasse, fino alla Theresienwiese: carrozze decorate trasportano le belle e scollate cameriere, riproduzioni degli antichi carri delle fabbriche di birra monachesi trainati da grandi cavalli o da buoi, guidati da birrai in abiti tradizionali, il tutto accompagnato dalle coloratissime orchestre tradizionali (che non mancheranno di intonare “O’ sole mio” e simili in onore degli ospiti italiani durante le libagioni). In testa il “Münchner Kindl”, il monaco simbolo di Monaco (scusate il bisticcio di parole) che a cavallo guida il corteo. Il fatto che sotto il saio ci sia una bella ragazza rende tutto più gaio. Segue il carro del Borgomastro, il sindaco, che alle dodici in punto con maestria martellerà la spina nella prima botte pronunciando “O’zapft is!”. Da quel momento inizieranno a scorrere fiumi di birra dalle botti verso i boccali per tutti gli stand. Il giorno dopo è la volta della sfilata dei costumi tradizionali e degli “Schützen”, gli sparatori. Inizia alle ore 10.00 e dura un paio d’ore. La parata si svolge per le strade del centro ed è lunga ben 7 chilometri: gruppi folcloristici, uniformi storiche, orchestrine, bande di fanfare e suonatori, sbandieratori, danzatori e carrozze storiche. Peccato che per partecipare alle sfilate occorra munirsi di un biglietto piuttosto costoso (circa 50 euro il sabato e 60 la domenica) che può essere acquistato in prevendita attraverso il sito www.muenchenticket.de.

    Oltre la birra
    Fuori dai tendoni è tutta una festa: il Theresienwiese è pieno di stand e passeggerete accompagnati dal costante profumo dei wurstel fumanti e di irresistibili dolci. 

    Combatterete con la tentazione di acquistare ogni sorta di gadget, dal -copricapo tipo cappellaio magico con i -colori bianco-celeste della baviera all’elmetto per trasportare e bere con un sistema di cannucce due birre contemporaneamente, passando per il tipico cappellaccio in feltro grigio decorato con il nastro bavarese… Vi sentirete parte di una partita più grande di voi. Ovviamente non potrete non -acquistare un boccale commemorativo dell’evento, anche se sapete già destinato a prendere polvere per gli anni a venire. Il Luna Park è un vero spasso: le attrazioni sono adatte sia per chi viene con la famiglia sia per gli spericolati della giostra… Ma la cosa più divertente è osservare gli ubriachi alle prese con improbabili manovre per salire su una giostra, che si sfidano al martello o al tirapugni o che tentano di salire una rampa d’accesso e cadendo fanno cadere tutti quelli dietro di loro: uno spettacolo nello spettacolo. Sazi di birra e di tanto divertimento potreste affrontare una passeggiata in centro. In una ventina di minuti si arriva in Marienplatz, la piazza centrale di Monaco, famosa anche per lo Glockenspiel, l’enorme carillon che tre volte al giorno (alle 11, alle 12 e, da marzo a ottobre, anche alle 17) fa alzare il naso all’in sù per ammirare lo spettacolino del movimento delle statue meccaniche sulla torre del neogotico Neue Rathaus. Il carillon è disposto sui due piani: il movimento nella parte alta rappresenta i festeggiamenti per il matrimonio del duca Guglielmo V con la principessa Renate von Lothringen, mentre in quello inferiore è rievocata l’antica danza dei bottai. Ma la piazza è un tripudio di monumenti e simboli, come la Mariensäule, la colonna di marmo che si erge al centro della piazza sulla cui sommità è sistemata la statua in bronzo dorato della Madonna, patrona della Baviera. Altro edificio è l’Alte Rathaus (Vecchio Municipio), del 1400, nella cui torre è ospitato il Museo del giocattolo. Quindi l’ottocentesca Fischbrunnen, la fontana del pesce: qui è tradizione di buon auspicio sciacquare il portafoglio il mercoledì delle ceneri. Marienplatz è parte della vasta isola pedonale che coinvolge le principali strade del centro storico, perfetto per una passeggiata tra le bellezze -architettoniche della capitale della Baviera e per conoscere, magari in un’atmosfera un po’ più raccolta, le celebri birrerie storiche e di rappresentanza dei birrifici cittadini. Non distante da Marienplatz si incontra la più vecchia chiesa di Monaco, St. Peter, con il campanile dalla caratteristica cupola a lucernario, uno dei simboli della città e dal quale si gode di uno splendido panorama. Nei pressi di Marianplatz c’è il Viktualienmarkt, il mercato coloratissimo che si svolge tutti i giorni dal lunedì al sabato. La Neuhauser e la Kaufinger Strasse sono le strade più animate di Monaco con negozi, ristoranti e spettacoli di strada. In quest’area visitiamo il Duomo Frauenkirche, particolare per i suoi “campanili gemelli”: la cattedrale risale alla fine del ‘400 e una leggenda narra che l’impronta del piede presente sul pavimento all’ingresso sia del piede del diavolo. Bella da vedere anche la chiesa dei frati Teatini, la Theatinerkirche. Altra piazza molto caratteristica è Stachus, chiamata Karlsplatz, con due bei palazzi che la chiudono a semicerchio. Nei pressi c’è il giardino botanico.

    Una lunga e schiumosa storia
    Tutto comincia da una festa di matrimonio nell’ottobre del 1810: roba in grande stile, si intende.

    Gli sposini erano niente meno che il principe ereditario Luigi, il futuro Re Luigi I, con la Principessa Therese di Sachsen-Hildburghausen. Gli invitati furono numerosi. In pratica tutta Monaco, dai nobili alle maestranze. Una corsa di cavalli alla quale assistette anche la famiglia reale concluse le feste nuziali: fu una festa per tutta la Baviera! Reali e cittadini ci presero gusto e si diedero appuntamento per l’anno successivo. Quel giorno nacque l’Oktober-Fest. Se nei primi decenni la festa consisteva nella corsa dei cavalli, una fiera dell’agricoltura, qualche giostrina e alcuni punti dove si serviva birra, già negli ultimi anni dell’Ottocento birrifici e osti cominciarono a far sorgere grandi capannoni perché gli avventori potessero sedersi e bere tranquillamente qualunque fosse l’andamento stagionale. Di pari passo cresceva il Luna Park, che nella seconda metà dell’ottocento cominciò ad essere un vero fenomeno di moda.

    DA VEDERE A MONACO

    PINACOTECHE
    Alte Pinakothek: è dedicata alla pittura europea dal XIV al XVIII secolo. Le opere di Dürer, Rembrandt, Rubens e Leonardo da Vinci ne fanno una fra le più prestigiose gallerie del mondo.
    Neue Pinakothek: raccoglie la pittura europea a partire dal tardo Settecento.
    Pinakothek der Moderne: a livello mondiale è uno dei più grandi musei delle arti figurative del XX e del XXI secolo. Info: Barer Str. 40 – München – Tel. +49 (0)89 238 05 360 – www.pinakothek.de

    MUSEI
    Deutsches Museum – Museo della Scienza e della Tecnologia. Barche a vela, modelli d’atomo, mulini a vento, sonde spaziali, locomotive diesel, robot industriali, organi a canne e tanti altri capolavori della scienza e della tecnica. Con i suoi 50.000 mq di superficie è uno dei musei più grandi in assoluto. Fanno parte del Deutsches Museum anche il Verkehrszentrum, dedicato ai trasporti, inaugurato nel 2003 nei padiglioni della vecchia Fiera, e il Cantiere aeronautico di Oberschleissheim che espone numerosi velivoli. Tel.: +49(0)89/21 79 – 1 – www.deutsches-museum.de
    BMW Museum: il museo della BMW, nel caratteristico edificio avveniristico che somiglia ad una tazza argentea, fa parte dei musei di Monaco di maggior richiamo. La mostra “Zeithorizont” illustra la storia avvincente dell’evoluzione della tecnica: dalle storiche auto sportive ai prototipi scientifici, fino ai progetti futuristici di automobili e motociclette. É possibile infine informarsi anche su temi attuali, come i sistemi di propulsione alternativi, il riciclaggio e la gestione del traffico. Petuelring 130 – München – Tel: +49(0)89/382 25 652. Orario di apertura estivo tutti i giorni dalle 10 alle 22.
    • Hofbräuhaus: una birreria famosa in tutto il mondo nelle cui ampie sale possono trovare ristoro almeno 5.000 clienti. Si trova alla Platzl (Piazzetta) in pieno centro e dal 1852 viene gestita dalla Regione Baviera. Per questo la sua fabbrica di birra oggi si chiama Staatliches Hofbräuhaus in München (Birreria statale di Monaco). È aperta tutti i giorni dalle 9.00 alle 23.30. www.hofbraeuhaus.de
    • Castello e parco di Nymphenburg: il vasto complesso barocco, nei sobborghi occidentali di Monaco, è un significativo esempio di corte barocca e ospita significative collezioni artistiche. I preziosi arredi del castello e i ritratti delle “bellezze” amate dal re Luigi I, fanno di Nymphenburg una delle attrazioni di maggior richiamo di Monaco.
    • Neues Rathaus (Municipio): imponente edificio neogotico. Di grande richiamo e famoso in tutto il mondo è il carillon, nella sporgenza della torre. Lo si può vedere in funzione tre volte al giorno: alle 11, alle 12 e alle 17 (da novembre a febbraio solo alle 11 e alle 12). Dalla cima della torre, alta 85 metri, si gode una bella vista di Monaco. Marienplatz 8.
    • Viktualienmarkt: il più grande mercato della frutta e verdura della città. A mezzogiorno si può fare uno spuntino in una delle invitanti bancarelle e, d’estate, si può bere una birra nel Biergarten ai piedi del famoso albero della cuccagna dagli inconfondibili colori bavaresi. Orario: dal lunedì al sabato fino alle 20.00 – novembre-febbraio fino alle 18.00. •

    SOSTA CAMPER

    Oktoberfest-Camping München-Riem: De-Gasperi-Bogen – München – Tel: +49 (0)89 / 99650706
    Il parcheggio speciale Oktoberfest Camping si raggiunge prendendo l’autostrada A99 fino all’incrocio München-Ost e poi la A94 fino all’uscita Feldkirchen-West, seguendo le indicazioni Messe/ICM (Fiera di Monaco). Da qui l’Oktoberfest si raggiunge in circa 20 minuti con la metropolitana U2 fino a Innsbrucker Ring, poi U5 fino a Theresienwiese.
    www.oktoberfest-camping.com
    • Si segnala un secondo parcheggio per camper, vicino all’area della festa, allestito nella Westendstraβe 208. Da qui l’Oktoberfest si raggiunge con la metropolitana U4/U5 scendendo alla 3° fermata (Theresienwiese).

    Campeggi
    Thalkirchen: Zentralländstraße 49
    The Tent: In den Kirschen 30 – www.the-tent.com
    Nord-West, Auf den Schrederwiesen 3 – www.campingplatz-nord-west.de
    Obermenzing, Lochhausener Straße 59 – www.campingplatz-muenchen.de

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    Il Lago di Garda è davvero unico con i suoi borghi, i suoi vicoli, i suoi pescatori: un gigante d’acqua chiuso tra Alpi e dolci colline moreniche che sa divertire il turista e affascinare il viaggiatore

    Testo Alessio Gabbi Foto D.R.

    A scuola lo abbiamo imparato a memoria. Il Lago di Garda è il più grande d’Italia. Ma solo quando arriviamo al suo cospetto ci rendiamo veramente conto di essere di fronte a qualcosa di unico. Unico per la varietà di offerte che fanno impazzire milioni di nordeuropei che qui trovano un assaggio di clima Mediterraneo, unico per la storia e gli avvenimenti che hanno lasciato segni indelebili, unico per il colore delle sue acque, dorate all’alba, blu cobalto al tramonto, quasi nero quando un temporale sta arrivando. Il Lago di Garda, con la sua posizione centrale, si raggiunge in un momento da ogni parte del Nord Italia, gioia e delizia per i camperisti settentrionali che possono raggiungerlo tanto per una vacanza quanto per un breve weekend a tema. Ma l’eccellente collegamento autostradale permette di arrivare velocemente anche da Roma (540 chilometri a Desenzano) o da Firenze (270 chilometri fino alla stessa località) diventando meta perfetta per un ponte festivo o una breve vacanza. Cosa fare sul lago? Non c’è che l’imbarazzo della scelta. In estate la balneazione è solo un aspetto dell’intrattenimento: ci sono giganteschi parchi divertimento, centri termali invidiabili, per i giovani disco club di fama europea, montagne da esplorare, luoghi storici unici e suggestivi. O semplicemente si possono fare romantiche passeggiate, cenette in raffinati ristoranti o mangiate in compagnia nelle birrerie. L’accoglienza davvero non fa difetto a questo luogo. Anche i campeggi sono numerosissimi, alcuni aperti tutto l’anno. E se cercate sosåte meno impegnative, sono tante le aree più o meno attrezzate che danno ospitalità ai camperisti. Benvenuti sulle sponde che fecero innamorare e ispirarono poeti e scrittori di ogni epoca, da Catullo a Dante Alighieri, da Goethe a Carducci, tutti ammaliati dal fascino di questo “mare” raccolto tra le montagne.

    Un giro intorno al lago
    Un bacino di circa trecentosettanta chilometri quadrati che bagna le sponde di Lombardia, Trentino e Veneto.

    Data un’occhiata alla carta stradale, potremmo decidere di girare in torno, ma parliamo di una distanza ragguardevole, 150 chilometri circa, densi di località dove vale la pena fare una sosta. Partendo come noi da Milano, percorrere la sponda lombarda è la prima tentazione che viene in mente di fare. Il confine settentrionale del lago, tra il Trentino e la Lombardia, è segnato da Limone sul Garda, ed è già il pretesto per una tappa interessante. Si stratta di un piccolo borgo che la sua posizione particolare ha isolato dal resto del mondo fino agli anni quaranta. Anche se apparentemente riconduce agli agrumi, il nome deriva dal latino, dalla parola confine, Limes, appunto. Ma anche il giallo agrume ha trovato qui il suo habitat aiutato dalle -caratteristiche -serre, le limonaie, con struttura in mattoni ed ampie vetrate. Ridiscendendo la sponda, in un susseguirsi di scorci sul lago e gallerie, arriviamo a Gargnano, il tipico borgo di pescatori, dove sulle finestre delle case più vecchie ancora si vedono gli emblemi della Repubblica di Venezia di cui Gargnano era parte. Ma questa località ha avuto rilevanza storica anche nel corso del Novecento: Villa Feltrinelli era infatti sede del governo Mussolini durante il periodo della Repubblica di Salò. Nella vicina frazione di Bogliaco il 6 settembre si svolge la celebre regata Centomiglia. Villa Bettoni è un’altra attrazione del paese, con il suo giardino all’italiana. Scendiamo ancora fino a Toscolano Maderno e ancora ci fermiamo. La località era nota anche ai romani: qui ci sono i resti della villa che fu del generale Marco Nonio Macrino. Dell’attività cartiera che si era sviluppata lungo il corso del torrente Toscolano è restato un interessante Museo della Carta. Se volete cambiare sponda del lago, dal porticciolo di Maderno partono i traghetti che vi trasportano nel veronese. Gardone Riviera è celebre per il Vittoriale, la sorprendente dimora-museo di un grande della letteratura del Novecento, Gabriele d’Annunzio, protagonista anche di clamorose imprese politiche e guerresche durante e dopo la prima guerra mondiale. L’anfiteatro del Vittoriale è ancora sede suggestiva in estate di numerose manifestazioni culturali. Una passeggiata per Gardone è anche un viaggio nei fasti vissuti della borghesia ottocentesca: qui era il ritrovo del “bel mondo” di allora, ne sono testimoni le tante ville, il Grand Hotel che ospitò tra gli altri Churchill e re Giorgio di Sassonia, il giardino botanico fondato dal dentista dello zar di Russia, aperto al pubblico tra marzo ed ottobre. Salò è il centro storicamente più importante della costa occidentale del lago: capitale della Magnifica Patria durante l’epoca veneta, sede di ministeri che diede il nome alla già citata Repubblica Sociale tra il ‘43 e il ‘45 della Repubblica di Salò. Tanti gli eleganti palazzi, pregevole il Duomo, al cui interno si ammirano tele del Romanino e del Moretto. Siamo sulla sponda meridionale, proseguendo in direzione di Desenzano si incontra il paese di San Felice del Benaco: deliziosa la frazione Portese, borghetto di pescatori con un caratteristico porticciolo. Manerba del Garda ci accoglie tra uliveti e vigneti. Qui c’è il Parco della Rocca, un promontorio a picco sul lago che regala vedute magnifiche sullo specchio d’acqua. Moniga si presenta al visitatore con la sua possente cinta muraria, al cui interno il piccolo borgo mostra il suo aspetto rustico di borgo agricolo che è stato per secoli. Moniga è celebre anche come Città del vino, qui si produce il Chiaretto, un rosato molto apprezzato. Quindi arriviamo a Desenzano, vera cittadina veneziana e luogo di stoccaggio e smistamento dei cereali destinati alla Serenissima. Da non perdere una visita alla Villa Romana risalente al primo secolo avanti Cristo: suggestivi i mosaici pavimentali -raffiguranti -scene di vita quotidiana della nobiltà romana, così come il Castello che domina dall’alto e il Duomo con una tela del Tiepolo raffigurante l’Ultima Cena.

    Sirmione, sei unica!
    È un posto diverso da tutti gli altri, forse perché ha vissuto una doppia vita. 

    Da una parte è stato un luogo prediletto e celebrato dai poeti, ideale per soggiorni in perfetto relax in un paesaggio incantato, con il clima più mite di tutta l’Italia padana. Ma poi c’è quella sua rocca formidabile a raccontarci una storia fatta di lotte per il predominio su questa parte d’Italia. In realtà, il duplice destino di Sirmione è tutto scritto nella sua geografia. Quei quattro chilometri di penisola che la proiettano nel Lago le offrono un panorama formidabile, ma nello stesso tempo sono ideali per difendersi dagli attacchi via terra. La scoperta delle sorgenti di acqua solforosa, situate nel fondale a breve distanza dalla punta della penisola, ha poi regalato a Sirmione a fine Ottocento un’attrattiva in più, le terme. L’area di Sirmione è stata abitata fino dal Neolitico. Qui i romani avevano creato una stazione di sosta, e qualcuno tra loro ha investito una montagna di sesterzi (la moneta romana) per costruirsi una villa imponente che copriva una superficie di due ettari, La più grande villa romana pervenuta fino a noi nell’Italia settentrionale. Il nome che gli hanno, “Grotte di Catullo”: un falso storico, nulla fa pensare che qui vivesse il grande poeta romano. Anche le “grotte” in realtà è quel che resta dei due piani inferiori di un edificio in origine di tre piani ricoperto di terra e di vegetazione nel corso dei secoli. Attraversiamo il borgo medievale, elegante e ben conservato, ricco di negozi e di locali allettanti, e visitiamo la principale attrazione di Sirmione, la Rocca Scaligera. Gli Scaligeri, la famiglia che dominava Verona, si impadronirono di Sirmione, fino ad allora libero comune, in seguito a una vicenda con risvolti raccapriccianti. Siamo nel 1267. Papa Clemente IV ha bandito una crociata per estirpare con estrema violenza la setta eretica dei Càtari nella Francia meridionale. Circa 200 di loro si sono rifugiati a Sirmione. Il Papa vuole costringere i veronesi a muovere guerra agli eretici e ci va giù pesante: scomunica la città e tutti i suoi abitanti come amici degli eretici. Una faccenda davvero pesante all’epoca. Un grosso esercito parte da Verona alla volta di Sirmione: i Càtari vengono consegnati in catene ai veronesi e tutti finiscono davanti al tribunale della Santa Inquisizione. Vengono torturati, costretti a confessare, condannati tutti al rogo nell’arena di Verona. Diventati signori di Sirmione, gli Scaligeri avviano la costruzione della Rocca: la torre di avvistamento, alta 46 metri, la darsena interna, che ospitava le imbarcazioni da guerra, ma a dare la forma attuale alla rocca furono più tardi i veneziani.  Fra i monumenti di Sirmione da non perdere c’è la Chiesa di Sant’Anna, presso la Rocca, ornata da affreschi votivi. Della stessa epoca è la Chiesa di Santa Maria Maggiore. Nell’Ottocento Sirmione è luogo di villeggiatura di nobili e grandi borghesi che si fanno costruire belle dimore: un esempio di stile neoclassico è Villa Cortine, con una facciata ispirata alle opere del Palladio e un bel giardino geometrico all’italiana.

    Sulla sponda orientale
    Risalendo lungo la sponda veneta abbiamo sulla destra il massiccio del Monte Baldo, che separa il Lago dalla valle dell’Adige. 

    Incontriamo belle località come Lazise, Garda, San Vigilio, Torri del Benaco, Malcesine. Quest’ultimo è un piccolo centro particolarmente suggestivo. Malcesine si raccoglie intorno al Castello Scaligero che svetta su uno sperone roccioso e allo storico Palazzo dei Capitani, due edifici che restituiscono, almeno in parte, quell’atmosfera tutta medioevale che caratterizza il paese, anche se le origini di questo centro sono ben più remote. Certamente qui già avevano costruito i romani, anche se il ritrovamento di basi di palafitte porta molto indietro le lancette del tempo. Il clima dolce, mitigato da quell’enorme volano -termico che è il lago, fa sì che l’olio d’oliva qui prodotto sia -particolarmente delicato e apprezzato. Ma Malcesine è anche la località guardata a vista da un gigante, il Monte Baldo, sul quale si scia o si cammina (a seconda della stagione) raggiungendo le sue vette con una comoda funivia. La Rocca di Malcesine vale una visita. Le sue origini certe sono ancora un punto di domanda per gli storici. Visitandola recatevi in fondo al cortile: una balconata sporge a picco sul lago ad un’altezza di 24 metri dallo specchio d’acqua, consentendo una suggestiva vista panoramica sul lago e sui monti circostanti. Risalendo una rampa di scale si raggiunge invece la “Sala Goethe”, con esposte le immagini che il poeta tedesco ha tratteggiato del lago e del Castello stesso nel suo celebre “Viaggio in Italia”. Si può salire al secondo cortile, il “Rivellino”. Qui da uno spalto merlato si ammira il paese, il lago e il fianco occidentale del Baldo. Il Castello è anche sede del Museo della Pesca, delle attività del lago e “delle Galere veneziane”. Nel Castello ha anche sede un interessante Museo di Storia naturale, recentemente riprogettato, consigliabile specie se si hanno ragazzi in età scolare. Altro edificio di rilievo a Malcesine è il Palazzo dei Capitani. Un edificio in stile veneziano sontuosamente decorato. Passeggiando per le vie del centro vi imbatterete anche in numerose e pregevoli chiese.

    Alla conquista del Monte Baldo
    Una gita sulla cima dell’”Hortus Europae” per ammirare il panorama, oppure per fare una discesa di 2.000 metri in mountain bike.

    Tranquilli, non vi chiediamo di intraprendere una lunga passeggiata, anche se la cosa è possibile ed estremamente salutare. Potete conquistare la cima del Monte Baldo attraverso la funivia che parte da Malcesine, una struttura moderna in vetro e acciaio con tanto di cabina che ruota su se stessa per offrire ai passeggeri una vista a 360 gradi sul fantastico panorama. Dalla cima del monte partono una moltitudine di sentieri e itinerari percorribili a piedi o in mountain bike. Chi è più propenso ai piaceri della tavola che allo sport può raggiungere uno dei tanti rifugi o una malga e gustare le specialità di formaggi e salumi del posto. Per gli appassionati di mountain bike c’è uno dei percorsi più apprezzati dagli amanti del genere: dalla cima del Monte Altissimo si percorrere una lunghissima discesa, sul sentiero 601, fino a valle. 2.000 metri di dislivello di pura passione!

    LE TERME SUL GARDA
    • Terme di Sirmione – A Sirmione c’è uno tra i più importanti centri termali d’Italia. Da un secolo le Terme di Sirmione si prendono cura dei suoi visitatori. Due sono i centri termali, le terme Catullo, nel centro storico, e le terme Virgilio, all’ingresso della penisola. La struttura si completa col Centro Benessere Termale Aquaria dove sul lago si affacciano le sue grandi piscine. In particolare si apprezza la piscina esterna collegata con quella interna. La temperatura, sempre tra i 34 e i 36 gradi, la rende piacevole anche in inverno. (Info: www.termedisirmione.com)
    • Terme Virgilio – Piazza Virgilio 1 Sirmione (BS)
    • Terme Catullo – via Punta Staffalo 1 Sirmione (BS) Tel. 030 916044 – Per prenotazioni: Tel. 030 9904923; numero verde Tel. 800 802125
    • Aquaria – P.zza Don A. Piatti Sirmione (BS) Tel. 030 916044
    Sosta camper: per Aquaria e Terme Catullo parcheggio Monte Baldo vicino al centro storico a pagamento; presentando il biglietto del centro a i clienti è riconosciuto uno sconto del 30% sulla tariffa oraria del parcheggio; per le terme Virgilio PS comunale comodo nelle vicinanze.
    • Villa dei Cedri – Una villa veneta costruita a cavallo del XVIII e XIX e un parco secolare, il giardino romantico ottocentesco. Le terme sono arrivate dopo: per un caso fortuito trivellando un pozzo in cerca di acqua per l’irrigazione del parco. Da 200 metri di profondità cominciò a sgorgare acqua da due falde, una con acqua a 37°C ed una a 42°C. L’occasione fu presa al balzo attraverso la creazione di laghetti e una moderna piscina alimentata da acqua termale. Caratteristica di Villa dei Cedri è la possibilità di fare le ore piccole nel parco, nuotando nell’acqua calda tra suggestivi giochi di luce.
    Info: www.villadeicedri.it – piazza di Sopra 4 Colà di Lazise (VR) Tel. 045 7590988
    Apertura: tutti i giorni Lun-gio 9-21; Ven-sab e prefestivi 9-2 di notte; Dom e festivi 9-23
    Accesso ai bambini consentito senza limiti d’età
    Sosta camper: area attrezzata dedicata (elettricità, acqua, carico/scarico, docce e WC) al costo di 1 euro all’ora (min. 5 ore). Da esibire all’entrata per ottenere uno sconto sul biglietto d’ingresso.

    IL LAGO DEI DIVERTIMENTI
    Intorno a Lazise si trova la più alta concentrazione di parchi a tema di tutta Italia, per la gioia dei bambini.
    • Gardaland: Il parco dei divertimenti più grande d’Italia, più di 20 attrazioni e spettacoli per tutti i gusti a cavallo tra adrenalina, sogno e fantasia: rapide nella giungla, mari in tempesta, l’emozione di volare a bordo di un jet supersonico.
    www.gardaland.it
    • Accanto a Gardaland, il gigantesco acquario con 37 vasche, un tunnel sottomarino trasparente per sentirsi immersi nell’oceano tra spugne, coralli, pesci martello e squali pericolosi; da quest’anno sono arrivate pure le tartarughe e i leoni marini.
    • Movieland Park: il parco tematico all’interno di CanevaWorld che ricostruisce gli studios holliwoodiani a due passi da casa: stuntmen, sceneggiate western, azioni di guerra, corse automobilistiche… Tutto dal vivo! www.movieland.it
    • A CanevaWorld oltre al Movieland c’è anche il CanevaAquapark : scivoli e piscine per tutti i gusti e per tutti i gradi di coraggio. www.movieland.it/aquapark
    • Altri parchi acquatici sono il parco acquatico Pico Verde a Custoza (www.picoverde.it) e il parco Cavour a Valeggio sul Mincio (www.parcoacquaticocavour.it), celebre per le sue ambientazioni caraibiche.

    Tre idee in più
    • Da Toscolano Maderno parte un sentiero verso la cosiddetta Valle delle Cartiere, esempio di interessante archeologia industriale, ma anche zona dove sorge il Museo della Carta, all’interno di una cartiera ormai in disuso. Questo è un progetto che punta alla rivalutazione dell’intera area, un tempo estremamente attiva. Nel museo è possibile rivivere il ciclo produttivo della carta ottenuta dagli stracci attraverso una accurata ricostruzione. È anche possibile partecipare a laboratori durante i quali vengono prodotti dei fogli di carta riciclata. Lo spazio espositivo si conclude con una panoramica generale sulle cartiere d’Italia.
    Info: www.parcoaltogarda.eu – Tel. 0365 71449
    • È possibile visitare il Parco della Rocca di Manerba con delle guide che vi daranno spiegazioni sulla storia e sulle caratteristiche naturali della zona, ma che vi condurranno anche in crociera sulle sponde del lago per ammirare la zona da una prospettiva diversa.
    Info: www.parcoroccamanerba.net – Tel. 0365 552533
    • Dal porto di Maderno parte il traghetto che permette di raggiungere la sponda veronese anche con il camper; è inoltre possibile ammirare il lago dal battello, quindi senza mezzo al seguito, scegliendo l’itinerario che più interessa. Il servizio ferma in numerosi paesi della costa tra cui Salò, Sirmione, Riva o Torri del Benaco.
    Info: www.navlaghi.it – Tel. 800 551 801

    Cosa assaggiare
    La cucina di questa sponda del Lago di Garda profuma dei limoni e dell’olio delicato che qui viene prodotto un po’ ovunque. Tra i pesci pescati e cucinati sapientemente ricordiamo il coregone, la trota, il cavedano, da gustare macinato sotto forma di polpette (le lische sono veramente tante), le aole de müra, fatte essiccare al sole d’estate. Per chi preferisce i sapori più decisi, piatto tipico delle valli di questa zona è lo spiedo, piccoli pezzi di carne, solitamente di maiale, fatti cuocere lentamente per quattro ore; o ancora le pietanze a base di tartufo nero della Valtenesi. Dall’entroterra gargnanese arriva anche un formaggio tipico, il Tremosine. Immancabile il vino, soprattutto il famoso Chiaretto del Garda, un rosato fermo da bere fresco, oltre al Garda Classico Groppello, Novello o Bianco.

    SOSTA CAMPER
    Malcesine
    • AA in via Campo Sportivo
    Gargnano
    • Parcheggio in via del Ruc
    Toscolano Maderno
    • AA in via Promontorio 73
    Gardone Riviera
    • Parcheggio diurno presso il Vittoriale, a pagamento
    • Parcheggio presso il parco dell’Acqua Pazza (sotto il Vittoriale), libero
    Salò
    • Parcheggio presso la piscina comunale (mercato al sabato)
    San Felice del Benaco
    • Presso la Baia del Vento, diurno a pagamento
    Sirmione
    • AA in via Monte Baldo
    • The Garda Village, via Corti Romane – Loc. Colombare – Tel. 030 9904552  – www.gardavillage.it
    Riva del Garda
    • AA Brione in via Brione
    • Camping Brione, via Brione 32 – Tel. 0464 520885 – GPS: 45.880337 – 10.859138 – www.campingbrione.com
    Desenzano del Garda
    • Camping Village San Francesco, strada Vicinale San Francesco – Tel. 030 9110245  – www.campingsanfrancesco.com
    Lazise
    • Campeggio Amico di Lazise, strada del Roccolo 8, Loc. Fossalta  – Tel. 045 6490146 – www.campingamicidilazise.it
    • Campeggio Du Parc, via Gardesana 110 – Tel. 045 7580127 – GPS: 45.501276 – 10.736726 – www.campingduparc.com
    Ferrara di Monte Baldo
    • Area camper comunale, Tel. 334 8037938 (comune) – www.proloco-ferraradimontebaldo.it

    INFO
    www.visitgarda.com
    www.gardariviera.com
    • La Centomiglia – www.centomiglia.it
    • Vittoriale degli Italiani – Tel. 0365 296511 – www.vittoriale.it 
    • Giardino botanico di Gardone Riviera – Tel. 336410877 – www.hellergarden.com
    • Navigazione sul lago – www.lago-di-garda.net
    • Malcesine Più, via Capitanato 6 – Tel 0457 400044 – www.malcesinepiu.it
    • Funivia Monte Baldo, via Navene Vecchia 12, Malcesine – Tel. 0457 400206 – www.funiviedelbaldo.it
    • Ufficio Turismo Riva del Garda – Tel. 0464 554444 – www.gardatrentino.it 

  • Un viaggio in camper nella regione più piccola di Francia. Un territorio diviso tra Alto Reno e Basso Reno che molto ha da offrire al turista itinerante

    Testo: Marco Fasola 

    Un passato travagliato che gli è valso numerose citazioni sui libri di storia, una terra contesa e ambita da quella che un tempo era la Prussia successivamente identificata come Germania, secoli di guerre e conflitti che hanno segnato quello stretto lembo di terra che traccia il confine. Un susseguirsi di alternate dominanze, dalla devastante guerra franco-prussiana del 1870-1871 alla riannessione alla vicina Lorena alla fine della Prima Guerra Mondiale, l’illusione dell’impenetrabilità della Linea Maginot che di fatto segnò una nuova caduta sino alla pacificazione con il definitivo disegno dei confini come li conosciamo al giorno d’oggi. Divisa in due dipartimenti: il Basso Reno o Bas-Rhin, che per intenderci riguarda la zona di Strasburgo, e l’Haut-Rhin, che è la parte meridionale che da circa metà regione si estende fino al confine elvetico.

    Da subito, e non poteva che essere così, avvertiamo diversi elementi che richiamano la cultura germanica, alcuni particolari architettonici che tanto ricordano quanto avevamo visto nel Baden Württemberg dall’altra sponda del fiume. Percorsa la A35 fino a superare di circa 20 km a nord-ovest Colmar, fissiamo il punto di partenza per poi ridiscendere immergendosi negli spettacolari paesaggi che caratterizzano l’Haut-Rhin, meta dell’itinerario proposto. Percorriamo tratti della Route du Vin, dove sia in pianura sia in collina filari di vite pennellano l’orizzonte donando una colorazione policroma al territorio punteggiato da graziosi villaggi e innumerevoli cantine dove degustare ottimi bianchi e rosati autoctoni. Lungo la strada non è raro imbattersi in cicogne che sorvolano i campi. Ribeauville per chi percorre la strada dei vini è divenuto un “must”, le sue ben conservate case settecentesche rendono ancora più gradevole la passeggiata che parte dall’ufficio del turismo situato di fronte alla Fontana dei viticoltori e si sviluppa con una leggera pendenza lungo la Grand rue, fino a raggiungere la parte alta del paese da cui i camminatori più vogliosi e allenati possono marciare verso le rovine di tre castelli risalenti al XII e XIII secolo St. Ulrich, Giersberg e Haut Ribeaupierre. Al civico 14 della Grand rue vi è la seicentesca Pfifferhus, la casa dei pifferai, mentre a circa metà della via principale si transita sotto i 29 metri della Tour Des Bouchers del XIII e XIV secolo. Imboccando poi la rue Du Temple si arriva alla chiesa protestante e alla cattedrale di St. Gregoire.

    Il paese delle cicogne
    A 5 km di distanza si trova Riquewhir considerata una parente stretta di Ribeauville.

    E in effetti, eccezion fatta per l’aspetto un po’ più medioevale, i due luoghi sono da ritenersi molto simili sia per le architetture sia per la loro bellezza. Tra i due belli d’Alsazia spunta Hunawhir, piccolo villaggio circondato da mura trecentesche divenuto noto per essere sede del Centre De Reintroduction des Cicognes et des Loutres, dove le cicogne svolazzano senza alcun timore dell’uomo. La struttura, oltre a circa 200 esemplari di uccelli, ospita anche lontre, cormorani e una galleria di acquari dove sono presenti le varie specie di pesci che vivono nelle acque dolci di torrenti, fiumi e laghi della zona. Dal 1981, nel pomeriggio, viene allestito uno spettacolo acquatico dove gli animali sfoggiano tutte le loro tecniche di nuoto e pesca. A far letteralmente impazzire i più piccoli è una nursery in cui si possono osservare le cicogne dall’abbandono del guscio ai primi giorni di vita, anche in questo caso ad orari prestabiliti viente fatta una dimostrazione su come si nutrono i nascituri.

    Turckheim e il giro di ronda
    Cullata da filari di vigne spunta Kaysersberg, un paese che fa pensare di essere in Germania.

    A spasso per il centro oltre al ponte fortificato, al bel palazzo municipale e alla chiesa in arenaria rossa eretta tra il XII e il XV secolo, si notano splendide vetrate colorate e imposte decorate come opere d’arte. A Turckheim ogni sera dal 1°maggio al 31 ottobre la spensierata atmosfera del villaggio si tinge di qualcosa di magico. Con appuntamento alle 22 davanti all’edificio del corpo di guardia, un tempo mercato coperto e in seguito casa comunale, un guardiano vestito in abiti tradizionali ripercorre per i turisti il giro di ronda che un suo antenato eseguiva molti anni fa, intrevallando con spiegazioni e filastrocche in francese. Tra un frase compresa e una no, il gruppo segue la guardia lungo il suo cammino con soste davanti ai luoghi simbolo del paese. Il centro viticolo merita una visita anche di giorno: dopo aver varcato la Porta di Francia, uno degli accessi al nucleo storico, imboccate rue Du Conseil fino alla chiesa di Sant’Anna con annesso campanile datato 1190, e proseguite in senso anti orario prendendo Rue Des Vignerons prima, e poi la Grand Rue che conduce al punto di partenza.

    Eguisheim
    Sulla strada per Colmar, ecco l’ennesimo luogo interessante.

    Eguisheim è un grazioso paese di 1.500 anime noto, oltre che per le sue cantine, anche per essere stato il luogo di nascita di Papa Leone XI. Il suo particolare centro storico circolare visto dall’alto ricorda una rotella di liquirizia. Infatti, partendo dall’ufficio del turismo ci si lascia trasportare in un vortice di colori e sapori: vie acciottolate, caratteristiche case con tetto a doppio spiovente e le classiche travi in legno a vista, bellissime finestre adornate di fiori, peluches e cimeli di ogni genere che variano in base periodo, bancarelle di formaggi locali e dolci dal profumo inebriante ci accompagnano durante una bella passeggiata che segue inizialmente rue Du Rempart sud, poi la nord ed infine addentrandosi verso place Du Chateau, che con la sua fontana ed i suoi caffè è il fulcro dell’abitato, a pochi passi vi è la chiesa Delle Vergini.

    Colmar
    Un’armoniosa città a misura d’uomo.

    Il centro storico custodisce numerosi palazzi del tardo Medioevo e del Rinascimento comprese le, seppur restaurate in stile più moderno, classiche case alsaziane. In mezzo a ristoranti e negozi che siamo ormai abituati a trovare in ogni città d’Europa si nascondono perle non indifferenti; talvolta basta alzare lo sguardo per ammirare balconcini in cemento e legno decorarti come vere e proprie tele, oppure la slanciata ed imponente basilica gotica Collegiale St. Martin eretta tra il XIII e il XIV secolo. Sulle rive del fiume Lauch, che attraversa Colmar, sorge l’allegro e antico quartiere dei Pescatori e la zona che in tutte le parti del mondo cercano di imitarci chiamata la “petite Venice”, che anche in questo caso, col sorriso -sulle -labbra, -possiamo dire impropriamente. In rue Kebler tra le mura del museo d’Unterlinden è gelosamente conservata la pala d’altare di Issenheim considerata un’opera d’arte dal carattere assai drammatico.

    Il museo all’aperto
    Una trentina di km a sud, ad Ungersheim, è stato allestito il più grande museo all’aperto di Francia: l’Ecomusee d’Alsace.

    Si tratta di una vera e propria esposizione vivente dove artigiani vestiti in abiti tradizionali svolgono i mestieri e le attività di un tempo ridando vita a un villaggio di case alsaziane autentiche trasportate in loco. Ultima tappa dell’itinerario prima di intraprendere la via di casa è Mulhouse, città industriale che a parte il grazioso nucleo centrale non conserva nulla dell’imperdibile fascino della regione, tuttavia la Citè du Train (museo dei treni) rappresenta un ottimo motivo per trascorrerci qualche ora. Sulle rovine di una vecchia stazione dismessa ha preso forma uno splendido museo che conserva decine di locomotive e vagoni che hanno fatto la storia della ferrovia dagli albori ai giorni nostri. All’interno della struttura si può anche osservare un dettagliatissimo plastico, fare un breve tratto a bordo di una vera motrice e per la gioia dei più piccoli montare su un trenino pilotato da macchinista che li scorrazzerà attraverso rotaie, treni e stazioni.

    La cicogna
    Le cicogne bianche oggi fanno parte a tutti gli effetti del patrimonio turistico alsaziano: non è raro vederle annidate sui tetti o lungo le strade.

    Questi splendidi volatili hanno assunto fin dall’antichità un forte valore simbolico e come tutti ben sappiamo nel credo popolare sono considerate portatrici di buoni auspici e bambini. In natura il loro istinto migratorio le spinge a lasciare le zone di nidificazione europee per trascorrere l’inverno nell’Africa subsahariana, per poi farvi ritorno in primavera. Con l’avvento della modernizzazione questo flusso aveva ridotto ai minimi termini gli esemplari esistenti, e non solo a causa della bonifica di numerose zone paludose in cui trovavano nutrimento e ad altri eventi naturali, ma soprattutto per la massiccia costruzione dei tralicci elettrici in cui sovente terminavano il loro viaggio di ritorno, tant’è che nel 1982 nella regione rimasero solo due coppie. Da qui l’idea di costruire dei centri di riproduzione come quello che abbiamo visitato a Hunawhir, che hanno permesso la ripopolazione della specie.

    La strada dei vini
    La strada dei vini o “Route du vin”rappresenta una delle maggiori attrattive turistiche dell’Alsazia.

    La via si sviluppa in circa 120 km che partono da Marlenheim, in zona Strasburgo, fino a raggiungere Thann, che dista circa una trentina di km da Colmar. Si attraversano numerosi paesi e villaggi più o meno interessanti, case tipiche con travi in legno a vista e vigneti che offrono splendide sfumature di colori. A punteggiare il territorio vi sono diverse caves, cantine, dove ci si può sedere a degustare dell’ottimo vino locale, come il classico Pinot che in Alsazia raggiunge elevatissimi standard qualitativi, il Gewurstraminer dal colore giallo paglierino e gusto dolce e aromatico o il fruttato Riesling in tutte le loro varietà. Per chi intende percorrere sentieri alla ricerca di castelli, oppure tratti di ciclabili, il consiglio è quello di acquistare una guida dettagliata degli itinerari presso gli uffici turistici. •

    SOSTA CAMPER

    Generalmente la sosta libera è tollerata, ma in zona sono comunque presenti diverse aree attrezzate. Di seguito quelle testate durante l’itinerario.

    • Colmar
    Rue de la Cavaleire/rue des Brasseries – GPS: N 48.08218 E 7.35990
    Circa 20 posti su fondo asfaltato lungo la via a pagamento, comoda per la visita della città ma situata in zona poco idonea alla sosta notturna.

    • Eguisheim
    Presso la cantina Bannwarth in rue de Bruxelles 3
    GPS: N 48.04434 E 7.30539
    5/6 posti su sterrato con carico scarico ed elettricità. In alternativa si può utilizzare il parcheggio asfaltato di fronte al cimitero.

    • Kaysersberg aire camping car
    GPS N 48.13565 E 7.26325
    80 posti asfaltati, camper service, wc a pagamento con parchimetro.

    • Ribeauville route de Guèmar
    GPS: 48.19225 E 7.32634 15 posti su ghiaia, camper service a pagamento con parchimetro.

    • Riquewhir avenue Jacques Prèsis
    GPS: N 48.16608 E 7.30175
    Circa 20 posti asfaltati, camper service a pagamento con parchimetro.

    • Turckheim
    GPS: 48.08556 E 7.27084 
    Punto sosta nella via della stazione prima del campeggio, una decina di posti su ghiaia gratuito.

    • Turckheim camping municipale
    Les Cicognes 4 quai del la Gare – GPS: N 48.08539 E 7.27535 – Apertura stagionale.

    • Ungersheim
    Presso il parcheggio dell’ecomuseo d’Alsazia Chemin Grosswald.
    GPS: N 47.85200 E 7.28400
    Sterrato e ombreggiato con camper service nel parcheggio di fianco a pagamento.

    INFO

    www.tourisme-alsace.com
    www.ribeauville.net
    www.tourisme-colmar.com 
    www.turckheim.com
    www.ot-eguisheim.fr
    www.ribeauville-riquewihr.com

    • Cite Du Train, 2 rue Alfred de Glehn Mulhouse – www.citedutrain.com
    • Centre De Reintroduction, Des Cicognes Et Del Loutres, route des Vins Hunawhir
    www.cigogne-loutre.com
    • Ecomusee D’alsace, 
    Grosswald Ungersheim, www.ecomusee-alsace.fr

  • L’Istria e le sue cittadine veneziane, l’isola di Cres con un mare meraviglioso e poi verso l’interno per passeggiare tra le cascate più belle del mondo. Un itinerario di grande soddisfazione a due passi dal confine italiano

    Ci sono strade che paiono costruite apposta per appagare il piacere di guida dei camperisti. Corrono tra verdi boschi di smeraldo, sui crinali delle montagne, o si specchiano nel blu dell’Adriatico, incontrando silenti borghi rurali e piccole perle architettoniche, arroccate su coste frastagliate. Grazie a questo pedigree, ma non solo, la Croazia è diventato un petalo importante nella margherita di destinazioni che il viaggiatore si appresta a sfogliare ogni anno. Non a caso, il paese sta da tempo vivendo una continua crescita, in termini di affluenza turistica, e dai camperisti è spesso designato come meta per le proprie vacanze. Roma annesse l’Illiria, questo all’epoca il nome della regione, ai suoi confini imperiali, prima di venire soppiantata dalle orde croate provenienti dall’Ucraina. Anche la prospiciente Venezia vi piantò i vessilli della Serenissima Repubblica, passando poi il testimone agli Asburgo. Dopo il secondo conflitto mondiale il Maresciallo Tito riuscì a mantenere sotto la bandiera jugoslava le diverse, ed eternamente conflittuali, etnie balcaniche. Degli eventi che hanno martoriato questa regione, negli ultimi vent’anni, ne sono a conoscenza anche le pietre, soprattutto quelle dei cimiteri. Non vi è paese, o in alcuni casi villaggio, dove i segni, emotivamente indelebili dell’ottusità umana, si palesino attraverso pareti sventrate o edifici bucherellati dai proiettili. La gente, invero cordiale, è sempre sorridente, ma nei loro modi traspare, a volte, un certo distacco, più che una diffidenza.

    Il nostro tour prende il via dalla frontiera di Buje, 30 chilometri a sud di Trieste. La si raggiunge attraversando quella striscia di costa che rappresenta l’unico sbocco marittimo della Slovenia. Prendiamo la direzione di Kastel. L’Istria nord occidentale ricorda, morfologicamente, l’Appennino Tosco-Emiliano. Ci sono strade tortuose dove fare un po’ di attenzione, saliscendi che movimentano il paesaggio, ampi tornanti e un asfalto mediamente in buone condizioni; ma offre anche borghi edificati sulla sommità delle colline, ampie vallate e splendidi vigneti. La scarsità del traffico permette di apprezzare al meglio il panorama, senza compromettere la sicurezza della guida. Oltrepassiamo il piccolo borgo di Oprtalj per raggiungere un favoloso punto panoramico da cui possiamo ammirare la pittoresca veduta della valle sottostante e Motovun, arroccata sulla collina di fronte. La cittadina, italiana come del resto tutta l’Istria fino al 1947, ha in Mario Andretti, ex campione del mondo di Formula Uno, il suo figlio più celebre. Una passeggiata per i vicoli è un’occasione ben spesa per sgranchirsi le gambe e per un primo contatto con la cordialità del luogo.
    Continuiamo verso sud per una cinquantina di chilometri. Anche se non è la Norvegia, siamo qui per ammirare un fiordo: lo Limski Zaljev. Dopo Medaki, poco più avanti sulla destra, si apre un piazzale sterrato dove sono in vendita prodotti locali. Dietro le bancarelle, una piccola torre di legno funge da punto di osservazione per ammirare il fiordo. Le sue acque smeraldo ospitano colture di mitili e ostriche, disponibili direttamente dal produttore. Dallo smeraldo del fiordo passiamo a due delle perle incastonate nell’Adriatico: Porec (Parenzo) e Rovinj (Rovigno), la piccola Venezia.

    Parenzo scrigno d’arte
    Situata su una lingua di terra e circondata su tre lati dal mare, Parenzo è uno scrigno ricco di storia, un museo a cielo aperto che racchiude monumenti che vanno dalla storia antica al XX secolo.

    La planimetria della città è quella classica dell’urbe romana: due assi principali ortogonali, il cardo maximus e il decumanus maximus che s’incontrano nel mezzo della città dove si trova il foro, l’attuale piazza Marafor. Passeggiare per il centro è uno spettacolo emozionante per chi ha gli occhi per decifrare le molteplici testimonianze rimaste, ripercorrendo così la storia della città: vie strette che sfociano in piazzette con colonne, templi, resti di pavimentazione originale romana, tracce di fondamenta antiche, palazzi gotico-veneziani ornati da fiori, torri, case romaniche e chiese in tutti gli stili architettonici. Girovagando per le vie arriverete sicuramente al gioiello di Parenzo, la Basilica Eufrasiana, dichiarata Patrimonio Mondiale dell’Umanità dall’Unesco ed eretta nel VI secolo in stile bizantino. Vi si accede attraverso una porta che si apre su un atrio circondato da un loggiato con colonne di marmo e capitelli bizantini. La facciata e il campanile della basilica ci colpiscono subito per la loro armonia. Difficile descriverne la bellezza delle forme e del color oro dei mosaici illuminati dal sole. Ma è all’interno che si trovano quelli meglio conservati, raffiguranti immagini religiose, considerati tra i migliori esempi della pittura monumentale del VI secolo. Cambiamo punto di vista e saliamo sul campanile che offre una bella vista sui tetti di Parenzo e dei suoi dintorni. Se siete sazi di tesori d’arte, potete andare a passeggiare alla “Riva”, magari alle prime luci della sera, per ammirare le bellezze dei moderni yacht “parcheggiati” accanto ai pescherecci e alle batane, le tradizionali barche di legno dei pescatori a fondo piatto dall’aspetto un po’ malandato.

    Che bella Rovigno!
    La perla dell’Adriatico, la città più romantica del Mediterraneo, questi sono i più famosi epiteti che vogliono definire il borgo più blasonato dell’Istria.

    Rovinj in croato è separata dal canale di Leme da Parenzo, e affascina immediatamente il visitatore. Il borgo è un promontorio che si allunga verso il mare dominato dalla cattedrale di Sant’Eufemia. Il suo campanile svetta sopra i tetti rossi delle case e assomiglia a quello di San Marco a Venezia. Infatti la città è stata per 500 anni di dominio dei veneziani, che qui hanno lasciato tracce del loro passaggio un po’ ovunque. Percorrendo le stradine lastricate e strette della città vecchia, soprattutto quelle in riva al mare, il pensiero di essere in un borgo marinaro veneziano non può non venire. In piazza Maresciallo Tito, una delle più vive della città, si erge la torre dell’orologio, alla cui sommità si trova il leone di San Marco; sull’arco dei Balbi, una delle porte d’accesso alla città, troviamo stemmi e leoni veneziani. L’atmosfera, i profumi, le architetture richiamano casa. Ma Rovigno, e l’Istria in generale, sono un mix di culture che ci regalano emozioni speciali. Le vie sono una più bella dell’altra e non si può fare a meno di ammirare i dettagli dei palazzi in stile gotico, rinascimentale, barocco, neoclassico e le case color pastello. I vicoli creano quasi un labirinto, la cui uscita naturale è la cima della collina dove si trova la Cattedrale. Da qui si gode di un’ottima vista su i tetti rossi, sul mare azzurro, sulle isolette dell’arcipelago rovignese e sulla baia di Kurent, un polmone verde protetto affacciato sul mare con piccole calette di ghiaia, molto frequentate dai turisti e dai locali. E ora concedetevi una pausa dal vostro girovagare: seduti in uno dei tanti bar all’aperto, assaporando un bicchiere di vino o mangiando un buon gelato, potrete osservare il via vai di gente che affolla la via Grisia, che d’estate si trasforma in una galleria d’arte a cielo aperto, o le contrattazioni dell’animato e colorato mercato del pesce e della frutta.

    Cres
    La costiera D66 ci porta fino al porto di Brestova, punto d’imbarco per l’isola di Cres.

    Il primo tratto di strada corre interno lungo piatte campagne, per incontrare il mare dopo l’abitato di Plomin, dove il blu intenso dell’Adriatico contrasta col chiarore delle rocce carsiche della vicina isola. In meno di mezz’ora siamo sull’isola. La strada che l’attraversa si dipana sul crinale della collina. Cres, il centro principale dell’isola, è considerata la Portofino della Croazia. Guardando la disposizione del porto, la piazza e i locali, mi rendo conto che ne è la copia spudorata. Però è più curata, pavimentata a nuovo e più spaziosa. In Croazia i costi sono molto contenuti e si apre il portafoglio senza troppi allarmismi, permettendosi vizi che in Italia sarebbero da ponderare con cura! L’isola dispone di molti campeggi, ma attenzione, parecchi sono per naturisti, movimento che qui ha lunga tradizione.
    Il tour ci porta nell’abitato di Valun, piccolo porticciolo con una spiaggia molto carina e quattro locali dove poter pranzare. Lubenice, situata a pochi chilometri di distanza, la si raggiunge percorrendo una strada piuttosto stretta cinta da muri a secco; ricorda le strade d’Irlanda, solo il sole a picco ci rammenta che siamo ad altre latitudini. Lubenice è un paese semi abbandonato, ma negli ultimi tempi si sta ripopolando, grazie al turismo. Un chiosco, in piazza, e un piccolo ristorante, defilato in un cortile. Il panorama che si gode al tramonto dalla sommità della collina, ripaga appieno dei “disagi” per raggiungere la località. Ad Orlec ci concediamo una salutare sudata raggiungendo due spiagge caraibiche, Mali Bok, lungo una strada che aggira il cimitero grazie ad una scarpinata di mezz’ora. Scendiamo verso la vicina isola di Lusini costeggiando il Vransko Jazero, l’invaso idrico fonte di approvvigionamento per tutta l’isola. Mali Losinj è la tappa finale della nostra discesa; da qui risaliremo fino all’estremo nord dell’isola, a Beli, per visitare la clinica dei Grifoni e per gustarci, in riva al mare, una fresca e meritata birra locale. Il consiglio è di accompagnare la gustosa bevanda con dell’ottimo ed economico pesce.
    Ci imbarchiamo a Merag per tornare sulla terra ferma; l’isola di Krk l’attraversiamo velocemente, poiché sentiamo il richiamo delle curve di montagna e vogliamo andare in un luogo magico: Plitvice. La strada costiera è sottoposta a ingenti lavori di manutenzione; in luogo dell’asfalto troviamo sterrato, le piazzuole d’emergenza sono utilizzate come depositi per materiale edile e ruspe. Comunque, l’Adriatico è sempre al nostro fianco col suo profondo blu. Quando la strada è libera dai lavori è un piacere percorrerla; curve perfette per ampiezza e visibilità sono motivo, per noi, di elevata soddisfazione. Ma è dopo Senj, quando ci spingiamo all’interno, che troviamo la strada perfetta. Perfetta in tutto; traffico, asfalto, curve e panorami. Sono ottanta bellissimi chilometri, durante i quali attraversiamo altopiani silenti. Incrociamo, di tanto in tanto, qualche casa o un banchetto che propone formaggio o miele. A Otocac troviamo, infine, i segni cruenti della guerra. Facciate bucherellate, case bombardate e gli sguardi distaccati della gente del posto, impongono rispetto e discrezione nell’uso della fotocamera. Cimiteri improvvisati appaiono ai lati delle strade. Sono il ricordo costante, e angusto, di una tragedia per nulla remota. Siamo all’ingresso del parco nazionale di Plitvice. Quarantasette laghi, posti ad altezze differenti, generano un numero impressionante di cascate molto coreografiche. La natura lussureggiante che le protegge, rimanda ai biblici quadri dell’antico giardino dell’Eden.

    Il parco nazionale di Plitvice
    Il parco copre una superficie di quasi 30mila ettari, attorno a una valle a gradoni lunga circa otto chilometri. 

    Le acque scendono per un dislivello di 156 metri dal lago Proscan, quello situato più in alto, fino ai 483 metri sul livello del mare del fiume emissario, il Korana. Sono alimentate sia da corsi d’acqua superficiali, sia da fonti sotterranee: qui il sottosuolo, come succede nelle zone carsiche, è attraversato da cavità un po’ come una fetta di gruviera. Il fiume più importante è il “nero” (Crna), seguito dal “bianco” (Bijela) e dal Rijecika: naturalmente periodi di precipitazioni intense possono provocare piene e rendere a volte non praticabili alcuni tratti del parco. Lungo tutta la vallata, 92 cascate e cascatelle di varietà incredibile deliziano l’occhio e l’orecchio del visitatore. I percorsi di visita vanno dal livello normale dell’acqua fino a costoni montuosi di altezza anche considerevole e possono essere piuttosto faticosi: è consigliabile procurarsi all’ingresso una mappa dettagliata dei sentieri e fare attenzione ai tempi di percorrenza. Se si vuole visitare tutto il parco non se ne esce prima di sei ore. Parte della visita può essere fatta a bordo del trenino panoramico, che ha le ruote gommate e consente di ammirare alcuni degli scenari più belli nel massimo silenzio, così come è possibile compiere tratti in natanti spinti da silenziosi motori elettrici sui laghi più estesi. Gli automezzi dei visitatori non sono ammessi all’interno. E adesso guardiamoli da vicino, questi celebri laghi: a seconda dei percorsi scelti li vedremo dall’alto o dalla riva, a seconda dell’ora e della limpidezza dell’aria cambieranno di colore, a seconda della stagione cambierà -l’aspetto della vegetazione che si rispecchia nell’acqua. In autunno, soprattutto sul lago Galovac, danno spettacolo i sommacchi con le loro foglie rosso intenso.

    I laghi Superiori
    I laghi situati più in alto, o Superiori, offrono i panorami più selvaggi, in un ambiente di aspetto dolomitico.

    Il primo è il Proscan, che è anche il secondo per grandezza fra tutti, con i suoi 68 ettari di superficie. È alimentato dal fiume Matica, che raccoglie le acque del Bianco e del Nero. Arriva alla profondità di 37 metri e alla larghezza di 400: queste caratteristiche ne fanno una massa d’acqua di colore solitamente verde scuro, che offre una sensazione di grande tranquillità. Le sue acque alimentano il lago di Ciginovac formando una cascata che presenta formazioni rocciose particolarmente belle nell’angolo di sudest. Va tenuto presente che l’acqua continua a depositare calcare su tutto quello che incontra nella sua discesa, in particolare sui muschi e sulla vegetazione acquatica, ma allo stesso tempo erode quello che prima ha costruito. La deposizione del calcare è un processo rapido sui muschi e le piante che vengono così pietrificate: ma perfino certe minuscole chiocciole acquatiche si trovano ricoperte da una corazza bianca che le fa sembrare dei sassolini semoventi. Il prossimo lago è l’Ogrugljak: qui finisce la strada per il bus del parco e può essere un buon punto di partenza per l’escursione a piedi. Qui si apre anche la grotta di Janecikov, lunga 53 metri: era particolarmente apprezzata per le sue sculture naturali interne, ma oggi lo spostamento della cascata di Labudovac, alta circa 20 metri, ne ha parzialmente ostruito l’ingresso. Bella comunque tutta l’area, che consiste in sbarramenti prosciugati incisi da cavità diverse e piccole grotte.

    I laghi: Galovac e Gradinsko
    Prossima tappa il Galovac, forse il più bello, con la serie di laghetti a valle che danno il meglio di sè in primavera, quando l’abbondanza d’acqua alimenta cascate e cascatelle a centinaia in un fragoroso gioco di spruzzi.

    Era stata costruita una scala in calcestruzzo per avvicinare la cascata principale, la Galovacki Buk, ma il progettista non aveva fatto i conti con la potenza dell’acqua calcarea, che ha ricoperto di roccia quell’oggetto intruso assimilandolo al paesaggio. Da non perdere l’imponente cascata di Veliki Prstavci: di pomeriggio i raggi del sole colorano i suoi spruzzi con un arcobaleno. Un tempo era particolarmente bella la cascata del Galovac, alta 20 metri: in seguito alla Guerra Civile (1991-1995: il parco si trovava in una regione di combattimenti fra serbi e croati) l’abbattimento di alberi ha interrotto l’originario afflusso delle acque. Non lontano è il lago di Gradin che presenta un’interessante colorazione: la profondità dell’acqua è minima sul lato est e arriva al suo massimo di 10 metri presso la sponda opposta. In parallelo il colore dell’acqua passa dal biancastro al verde chiaro fino ad arrivare a un verde cupo. Circondato da imponenti formazioni di canne palustri, il prossimo lago, il Gradinsko, è il prediletto dalle anatre selvatiche per nidificare. Abbiamo accennato alla presenza dell’aquila pescatrice e della cicogna, ma fra quelle di passo e le stanziali, in questa zona di specie di uccelli se ne contano 120. Presso le rive del lago di Burget, in un bel bosco, sono visibili i resti di una costruzione industriale: tutto quello che resta di un progetto irresponsabile di sfruttare l’incanto di queste acque per ricavarne forza motrice. E arriviamo al Koziak, che conclude la serie dei Laghi Superiori: è il più esteso di tutti, con una superficie di 83 ettari, una lunghezza di tre chilometri e una larghezza massima di 600 metri e conta pure un’isoletta, Stefania, così chiamata in onore di una regina che la visitò nel 1888. Il lago è celebre per i colori cangianti della sua superficie che variano a secondo dell’ora. Secondo una tradizione popolare, il suo nome deriva da un episodio occorso in un lontano inverno, quando un branco di capre, vistesi circondate dai lupi, tentarono una fuga disperata sulla superficie gelata del lago: ma la crosta di ghiaccio, troppo sottile, cedette e le povere bestie non ebbero scampo.

    Gli inferiori
    Nella serie dei Laghi Inferiori, a valle del Koziak, il panorama cambia.

    Le sponde sono costituite da pareti rocciose ripide nelle quali si aprono cavità e grotte. Il Milanovac dà spettacolo tingendosi di azzurro, celeste e verde smeraldo a seconda dell’inclinazione dei raggi solari. Le acque di questo lago si gettano nel Gavanovaz attraverso una schiera di cascate poderose. Nel Kaluderovaz, merita una gita in battello l’esplorazione della grotta, parzialmente sommersa, che si apre sulla sua sponda: è una vera “grotta azzurra” in tutto lo splendore del turchese. E per concludere in bellezza arriviamo al Novakovica Brod e godiamoci lo spettacolo del fiume Plitvica che vi si precipita con un salto di ben 78 metri, per inciso venti metri in più rispetto le celebri cascate del Niagara. Queste ultime hanno però una portata maggiore.

    C’era una volta un treno…
    78 chilometri di pista ciclabile tra mare e natura lungo la Parenzana, la famosa tratta ferroviaria che univa Trieste a Parenzo ai tempi degli Austriaci, oggi convertita a paradiso cicloturistico.

    Ecco un bell’esempio di recupero di una linea ferroviaria in disuso che dà nuova vita a una parte di storia della penisola. Era il lontano 1902 quando la prima locomotiva a vapore partiva da Buie per arrivare a Trieste, collegando così l’Istria alle altre città dell’impero austroungarico. I 123 chilometri della ferrovia punivano luoghi dell’Istria altrimenti isolati come borghi collinari dell’interno, tratti carsici e paesi marini. Fu un’opera grandiosa che prevedeva 9 tunnel, 11 ponti, 6 viadotti e 35 stazioni ferroviarie, e fu realizzata in soli due anni per il trasporto di passeggeri e di merci. La ferrovia però fu dismessa per gli alti costi di mantenimento solo dopo 33 anni di servizio, nel 1935, ma, nonostante questa breve vita, lasciò un segno indelebile in tutto il territorio. Oggi per una lunghezza di 78 chilometri che si snodano attraverso l’Italia, la Slovenia e la Croazia, la linea ferroviaria è percorribile in bicicletta, lungo un tracciato bellissimo, non solo per gli appassionati ciclisti, ma anche per gli amanti della natura, del silenzio e del turismo slow. Si può decidere di percorrerla integralmente a tappe, fermandosi nei punti ristoro dedicati, oppure di visitarne solo una parte a seconda dei propri interessi e capacità, dato che alcuni tracciati sono abbastanza impegnativi per via dei dislivelli e dei tratti non asfaltati.

    SOSTA CAMPER
    Parenzo

    • Camping Lanterna: Lanterna 1, 52465 Tar – Tel: + 385 (0)52 404 500 – Aperto da aprile http://www.camping-adriatic.com/it/lanterna-campeggio-porec

    • Campeggio Bijela Uvala: Zelena Laguna – Tel. +385 (0)52 410102 – Aperto da aprile
    www.lagunaporec.com

    Rovigno
    • Campeggio Porton Biondi: Aleja Porton Biondi 1 -Tel. +385 (0)52 813557 – Aperto dal 15 marzo
    www.portonbiondi.hr
    • Campeggio Polari: Polari b.b. – Tel. +385 (0) 52 800200 – Aperto da aprile
    www.campingrovinjvrsar.com
    • Campeggio Veštar: Veštar b.b. – Tel. +385 (0)52 800200 – Aperto da aprile
    www.campingrovinjvrsar.com

    Pola
    • Camping Stoja: Stoja 37 – Tel. +385 (0)52 387144  – Aperto dal 27 marzo
    www.arenacamps.com

    Montona
    • Motuvun camping: Rižanske skupštine 1a – Tel. +385 (0) 52 681607 – Sempre aperto – GPS: N 45° 20’ 04,5’’ E 13° 49’ 30,7’’ – www.motovun-camping.com

    KRK

    • Camping KRK: Narodnog Preporoda 80, 51500 Krk – Reception: + 385 (0)51 221 351 – http://www.camping-adriatic.com/it/campeggio-krk-politin

    Cres
    • Camping Slatina: Martinšica 92 – Martinšica – Tel: +385 (0) 51 574 127 – www.camp-slatina.com
    • Camping Cres Losinj Bijar: Osor bb – Osor, GPS 44°41’58’’ N – 14°23’47’’ E – www.camps-cres-losinj.com
    • Plitvice Jezera: Area sosta in Jezerce 28. GPS N 44.86397 – E 15.64153 – www.campertourism.com

    INFORMAZIONI
    Le contravvenzioni sono elevate per la sosta dei camper in luoghi non autorizzati, cioè ovunque all’infuori dei campeggi, che comunque sono numerosissimi. In caso di rifiuto del pagamento della contravvenzione, vengono ritirati i documenti e subito dopo viene celebrato un processo. In caso di incidenti che provochino lesioni personali o danni materiali ingenti è prevista la comparizione di fronte al giudice penale o amministrativo. Ciò può comportare la custodia cautelare nonché il temporaneo ritiro del passaporto.

    • Ente Nazionale Croato per il Turismo Piazzetta Pattari 1/3 – Milano – info@enteturismocroato.it, tel. 02 86 45 44 97

    http://croatia.hr/it-IT/Homepage, sito ufficiale dell’Ente Croato per il turismo. Si trovano tutte le informazioni necessarie su città, parchi nazionali, singole regioni o itinerari. Completo il motore di ricerca dei campeggi nella sezione dove alloggiare. Offre sia una breve descrizione del campeggio sia, cliccandoci sopra, la scheda completa con servizi e recapiti.

    • Croazia Info – www.croaziainfo.it 

  • Lungo un itinerario classico del turismo itinerante: un luogo che stupisce la prima volta che lo si percorre e che permette di scoprire qualcosa di nuovo ogni volta che ci si ritorna

    Testo: Marco Fasola

    L’identità regionale ben radicata, il fascino dell’oceano increspato e le sue coste granitiche, immense distese di sabbia affiancate ad imponenti scogliere, le tipiche case in legno e muratura e le abbazie romaniche, cittadelle fortificate contrapposte ad immense e verdi praterie, i prodotti caseari da una parte e le ostriche dall’altra e ancora, dall’eredità lasciata delle tribù neolitiche alla storia più recente, l’unicità e l’incanto di Le Mont Saint Michel che da solo vale i chilometri percorsi per venire fin qua.

    Tutto ha inizio lungo la D5, poco prima che diventi parallela alla Senna: siamo nel cuore dell’Impressionismo, a pochi passi da Giverny. Qui troviamo l’attuale museo, che ospita -fedeli -riproduzioni, un tempo dimora di Claude Monet: è qui che l’artista ha creato il paesaggio perfetto per alimentare la sua arte, un giardino plurifiorito e un laghetto di ninfee attraversato da un ponticello ricostruito in stile nipponico. Qualche chilometro più a nord ed eccoci a Rouen, capoluogo dell’alta Normandia, conosciuta per la triste vicenda di Giovanna D’Arco, qui processata e arsa viva. Centinaia di irregolari case costruite con telaio di legno a vista e tamponi in mattoni caratterizzano l’acciottolato centro di Rouen. Sorta sulle rive della Senna è dalla parte delle “rive droite”, la zona più vecchia e interessante della città: nel nucleo medioevale le botteghe di antiquari e rigattieri si alternano a ristoranti invitanti. L’attrattiva principale è la cattedrale gotica di Notrè Dame, soggetto più volte studiato e raffigurato da Claude Monet durante i suoi studi sulla luce. Salta all’occhio il contrasto tra l’austera torre Saint-Romain, realizzata agli albori dello stile gotico, e la scintillante Tour De Beurre, custode di un carillon composto da cinquantacinque campane sviluppato sulla destra. All’interno la chapelle De Sainte-Jeanne è dedicata a Giovanna D’Arco. Lungo l’omonima via, il Gros Horloge rappresenta un portafortuna per gli abitanti di Rouen: un’unica lancetta segna l’ora mentre i giorni della settimana sono indicati da figure.

    Lasciando il fiume alla vostra sinistra e utilizzando quando possibile le belle e paesaggistiche strade secondarie, sarete presto a Le Havre, dove per mezzo del famoso ponte di Normandia (a pedaggio), un tempo fiore all’occhiello dell’ingegneria con la sua lunga campata collegata alle due torri alte 215 metri, approderete alla foce della Senna nella suggestiva Honfleur. Le -variopinte facciate in pietra d’ardesia adornano il pittoresco porticciolo turistico del Vieux Bassin, ma è il lato opposto, l’Avant Port, che accoglie le flotte di pescherecci che riforniscono buona parte del Paese di gamberetti e sgombri. In place Sainte-Catherine troviamo una chiesa e un campanile costruiti entrambi in legno ma come strutture distinte. Separate dal fiume Touques e collegate tra loro dal Pont Des Belges troviamo l’esclusiva ed elegante Deuville, che con le sue boutique di alta moda e il casinò ostenta tutta la sua opulenza alla più sobria Trouville.

    Siamo a Caen, ed è da qui che il nostro viaggio si biforca in due filoni: da una parte i verdi pascoli, le spiagge e i -suggestivi paesaggi; dall’altra la memoria e la passione per la storia, tutto quello che accadde il 6 giugno 1944 con lo sbarco in Normandia e il D-Day. L’ingresso al museo avviene per mezzo di una fenditura che taglia la spoglia facciata, quasi a ricordare la breccia che aprirono gli alleati per scacciare le truppe di Hitler, un’ottima mostra ben realizzata con foto complete di didascalie, video, proiezioni, plastici, testimonianze e armi della Seconda Guerra Mondiale. Caen è anche una vivace città universitaria e regale belle vedute camminando sui bastioni della fortezza voluta da Guglielmo il conquistatore. Riprendete la costa, dove ogni paese offre un’affascinante spettacolo sull’oceano e pressochè ovunque potrete trovare piccoli musei del D-Day. Sono ancora presenti i resti degli enormi cassoni di cemento utilizzati dagli alleati per costruire porti prefabbricati, mentre a Lougues Sur Mer sono ancora intatte le casematte e i massicci cannoni da 152mm.

    Spostiamoci ora a Bayeaux, lontana appena sette chilometri. Attraversata dal fiume Aure, con le sue case in pietra dove è ancora visibile un piccolo mulino ad acqua ed arricchita dalla bella cattedrale gotico normanna del XIII secolo, Bayeaux è famosa in tutto il mondo per il suo arazzo ben conservato nel museo De La Tapisserie. L’inestimabile striscia di prezioso tessuto racconta la storia della conquista normanna e degli eventi che la -determinarono. Qui l’American Military Cemetery rappresenta uno dei memoriali più impressionanti al mondo: un’infinita distesa di croci bianche e di David poste l’una accanto all’altra vi toglieranno le parole di bocca. Omaha Beach è una splendida e grandissima spiaggia di sabbia chiara e fine dove il vento soffia forte portando con se il profumo dell’oceano. Oggi non vi è più alcuna testimonianza dello sbarco alleato. Altro sito che gli appassionati di storia non possono perdere è Pointe Du Hoc, appezzamento di terra donato ad uso perpetuo dalla Francia agli Stati Uniti dove tutto è rimasto come allora o quasi: sono ancora visibili i crateri provocati dalle bombe sganciate dall’aviazione! Privilegiando i percorsi litoranei è facile farsi attirare da banchetti che vendono le ostriche qui allevate. Se vi piace il genere, approfittatene, sono freschissime e ottime per un aperitivo!

    Eccoci dove la Bretagna e la Normandia si sfiorano quasi a volersi contendere quell’isolotto tanto bello quanto unico, quella piramide gotica che con la sua guglia svettante riesce a farsi ammirare già da lontano, un luogo in cui il fascino irresistibile è arricchito dalla magia della marea che ad un’ora l’abbraccia e ad un’altra si allontana, un naturale gioco di acqua e colori che rende superfluo ricordare che le Mont Saint Michel fu una delle prime località inserite nella lista dei patrimoni dell’Unesco nel 1979. L’accesso avviene unicamente attraversando la porta arcata con ponte levatoio de L’Avanceè  che vi introduce nella Grand rue pavimentata con sanpietrini. Musei, negozi di souvenir e ristoranti vi accompagneranno fino all’abbazia, la cui chiesa alterna il romanico stile della -navata -maggiore al gotico fiammeggiante del coro. Visitiamo ora l’antica città fortificata di St. Malò: un tempo era un’isola collegata alla terra ferma grazie ad un istmo di sabbia. Passeggiate per le strette vie della cittadella oppure sui più tranquilli bastioni che racchiudono il nucleo più datato; approfittate della bassa marea per fare una piccola escursione sull’Ile Du Gran Bè, ma non dimenticate di tenere d’occhio il livello dell’acqua che sale molto più rapidamente di quanto vi aspettiate, se avete perplessità informatevi all’ufficio del turismo sugli orari delle maree. Leggermente più a sud (45 km), incontriamo Dinan, con le sue case in legno e muratura, la torre dell’orologio e la basilica: una buona veduta si ottiene guardando il porto vecchio dall’alto. Prima di portarci nella zona della costa di granito rosa, una tappa d’obbligo è Cap Frèhel (45 km). Le sue scogliere alte 70 metri e il faro a torre quadrata alto 30 metri che domina il mare regalano emozioni uniche da tanto belle.  Una tragitto di circa 170 chilometri ci porterà ora nella curiosa località di Locronan: qui il tempo sembra si sia fermato al XVIII secolo. Una delle caratteristiche principali del borgo antico è la completa assenza di cavi elettrici e telefonici. La località è stata scelta da molti registi e vi sono stati girati film storici. A circa 45 km troviamo Pointe Du Raz: il promontorio, delimitato da -alte -falesie, si raggiunge per mezzo di un sentiero costiero lungo circa 800 metri, il luogo migliore dove godersi in piena tranquillità un suggestivo tramonto sul mare. Dalla tipica città bretone di Quimper, passando per la fortificata Concarnau ci accingiamo a raggiungere la pittoresca Pont Aven, che con il suo ponte da il nome al paese. Un tempo era un porto costiero ricco di mulini nonché luogo frequentato da artisti squattrinati: uno su tutti Paul Gaugin. Numerose gallerie offrono al turista dai semplici souvenir alle vere e proprie opere d’arte; non mancate di acquistare le inimitabili burrose gallette e concedetevi una romantica escursione in battello.

    Cucina tipica
    Il fiore all’occhiello della regione sono i formaggi: è infatti nella bassa Normandia che nasce il gustoso e cremoso Camembert. I derivati del latte danno vita ad una varietà di salse al burro e panna che sono onnipresenti nell’elaborata cucina locale accompagnando pietanze a base di pesce come la sole normanne, sogliola con salse bianche, ma anche piatti di carne come la trippa e il caneton rouennais, piatto a base d’anatra tipico di Rouen. Piuttosto diffuso anche il sanguinaccio, composto da sangue e grasso di maiale e cipolla. Decisamente più semplice e meno sofisticata è la cucina bretone, basata soprattutto sulla varietà del pescato che è di ottima qualità. Frutti di mare e pesci, ma anche le prelibate ostriche di Cancale o i granchi di St.Malò, un ottimo branzino cotto in crosta di sale accompagnato da la cotriade, zuppa di pesce e molluschi. Celebre piatto è anche l’homard a l’armoricaine, ovvero astice cotto alla fiamma con vino bianco e brandy. Al contrario della maggior parte del resto di Francia da queste parti non viene prodotto vino, le specialità sono l’amato sidro che dopo la fermentazione assume una modesta gradazione alcolica. Di questa zona il focoso Calvados. •

    SOSTA CAMPER

    Di seguito alcune possibilità di sosta con camper service:
    • Arromanches, Rue Francois Carpentier – GPS: N 49.33904 W(E) 0.62553
    • Bayeaux, Place Gauquelin Despalliers – GPS: N 49.28044 W(E) 0.70775
    • Deauville: Blvd Des Sports – GPS: N 49°21’26.09” E 0°05’03.49” (Google Earth)
    • Honfleur: Bassin Carnut – GPS: N 49°24’58.74” E 0°14’45.95” (Google Earth)
    • Concarnau: Av. De La Gare  – GPS: N 47.87864 W(E) 3.92020
    • Locronan: Rue Du Priorè – GPS: N 48.09811 W(E) 4.21245
    • Pont Aven: Rue Louis Comenech – GPS: N 47.85694 W(E) 3.74280
    • Rouen (Deville les Rouen), Camping municipal rue Jules Ferry
    GPS N 49°28’13.03” E 1°02’49.96” (Google Earth)

     
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    Alla scoperta della civiltà etrusca in centro Italia. Non solo archeologia ma anche un magnifico lago e una cucina deliziosa

    di Riccardo Di Genova

    Approfittando di un inizio estate favorevole dal punto di vista meteorologico, decidiamo di trascorrere un fine settimana alla scoperta della civiltà etrusca, scegliendo come meta principale il sito archeologico di Norchia, di cui più volte dei nostri amici camperisti ci hanno parlato con entusiasmo. Avendo la fortuna di partire già nel pomeriggio di venerdì, programmiamo una prima tappa di avvicinamento con sosta a Bracciano, dove sosteremo presso il Camping Azzurro situato in Via Settevene Palo, 16 proprio in riva all’omonimo lago laziale, che da sempre rappresenta una popolare località turistica e balneare ed è noto anche come Lago Sabatino. Il bacino, di origine vulcanica, ha una superficie di circa 60 kmq e una profondità massima di 164 metri. Vista la breve distanza da Rieti (appena 103 km), giungiamo a destinazione intorno alle 16.30 e quindi, dopo aver preso possesso della nostra piazzola, tiriamo giù lo scooter e ci dirigiamo in città per una passeggiata a piedi nel centro storico dominato dall’imponente Castello Orsini – Odescalchi, dalle torri del quale si può godere una bellissima vista su tutto il lago. All’interno del castello si possono ammirare numerosi arredi d’epoca, armature, armi e diverse opere d’arte: in particolare un grande affresco della scuola di Antoniazzo Romano e una serie di reperti archeologici etruschi provenienti dagli scavi di Caere Vetus (la vicina Cerveteri). Dopo una notte tranquilla, favorita dalla quiete del lago e anche dallo scarso affollamento del campeggio dovuto al periodo non ancora di punta, riprendiamo lo scooter e costeggiamo il lago sul lato nord, puntando verso Sutri e successivamente Norchia. Ci ripromettiamo di vedere al ritorno il centro di Trevignano Romano, con la piccola chiesa di San Liberato (IX sec.), ma soprattutto di fermarci in località Vigna di Valle, dove sorge il Museo Storico dell’Aeronautica Militare che ospita numerosi aerei restaurati e conservati che hanno fatto la storia dell’aviazione italiana. Come molti altri paesi della Tuscia, Sutri sorge su un imponente rilievo di tufo che domina la via Cassia. Le sue origini sono molto antiche e offre ai visitatori eccellenti testimonianze del suo passato; tra tutte vale comunque la pena di soffermarsi sull’anfiteatro romano (II-I sec. a.C.), importante monumento archeologico romano costruito in tufo e unico nel suo genere per essere completamente scavato nel tufo, a differenza di tutti gli altri anfiteatri, le cui tribune sono costruite partendo dal terreno. La struttura, di forma ellittica, è composta da tre ordini di gradinate e poteva contenere al suo interno oltre 9000 persone.
    Poco distante, dopo una breve camminata lungo il sentiero pedonale che costeggia la Via Cassia, si giunge alla necropoli etrusca, che costituisce uno dei maggiori esempi di tombe di età romana scavate nel tufo. Attualmente sono visibili complessivamente 64 tombe completamente ricavate nella parete tufacea e disposte su più livelli. Già depredate e saccheggiate nel primo medioevo, le tombe hanno purtroppo subito nel corso dei secoli una serie di manomissioni che ne hanno compromesso l’integrità strutturale e stravolto il significato originario. L’alto strato di terra che in più punti ricopre anche i pavimenti delle camere e la folta vegetazione circostante, nascondono probabilmente altri ingressi, specialmente nella parte più settentrionale, dove la presenza di tagli e cavità lascia pensare ad un proseguimento della necropoli verso questa direzione. Un peccato che lo stato di conservazione generale non sia dei migliori, comunque abbiamo apprezzato questo salto nel passato e, soprattutto, gustato una bella passeggiata all’aperto e in un’atmosfera silenziosa che il luogo ha comunque mantenuto.
    La meta successiva si trova a circa 35 km in direzione nord; decidiamo di partire subito in modo da trovarci a Norchia in tempo per visitare ciò che rimane della città etrusca e quindi fare uno spuntino all’aperto prima del rientro alla base. Percorrendo la SP90 puntiamo verso Vetralla, quindi imbocchiamo l’Aurelia bis per Monteromano e, percorsi alcuni chilometri, in località Cinelli voltiamo a destra; seguendo le indicazioni giungiamo in uno spiazzo dove parcheggiamo lo scooter. Di fatto la strada finisce qui, bisogna quindi proseguire necessariamente a piedi per altri 300 metri circa prima di giungere sul bordo della stretta valletta percorsa dal torrente Biedano. La visita vera e propria prevede la discesa a fondovalle attraverso scalette e sentieri impervi; una “avventura” certamente non pericolosa ma che potrebbe risultare scomoda a molti, pertanto è bene astenersi soprattutto in presenza di problemi motori. Quello di Norchia è un prezioso esempio di tombe etrusche rupestri uniche al mondo, anche se l’insieme riporta alla mente le tombe tipiche della cultura azteca o guatemalteca; davvero singolare avere questa sensazione in provincia di Viterbo! Tornando alle origini, c’è da dire che l’insediamento urbano raggiunse il suo apice tra il IV ed il II secolo a.C. e sorgeva su uno stretto pianoro posto alla confluenza dei torrenti Pile e Acqualta, nel Biedano, dove oggi sono visibili i suggestivi resti della medievale Pieve di San Pietro e del Castello che fu dei Di Vico. La varietà dei tipi architettonici è vastissima; le tombe a facciata sono in due o tre ordini, disposti su gradoni in parte naturali, in parte costruiti, modificando l’aspetto morfologico delle pendici dei pianori. Ben visibili e puntualmente segnalate mediante appositi cartelli sono la Tomba delle Tre Teste, la Tomba Prostila, la Tomba Ciarlanti, la Tomba a Camino ed il complesso delle Tombe Smurinas, sul fosso Pile. Un altro settore monumentale della necropoli, alle spalle del fondovalle del Biedano, è quello che ospita la Tomba Lattanzi, mentre il gruppo delle scenografiche Tombe a Tempio si affaccia sul fosso dell’Acqualta. La tipologia più frequente è quella delle tombe a dado, la cui parte superiore, il dado vero e proprio, reca scolpita la finta porta e culmina con una terrazza che veniva utilizzata per il rito della libagione. Una scala conduceva poi al portico colonnato, dove avveniva il pasto rituale ed i defunti venivano posti nella camera ipogea sigillata da grossi blocchi. In linea generale le tombe si dividono in due periodi: l’Arcaico (in un epoca compresa tra il VI e V secolo a.C.) e l’ellenizzante (tra il Iv e il II sec. a.C.). Sono prevalentemente a facciata, scolpite nel tufo rosso; benché il tempo abbia fatto opera di corrosione, ancora oggi vi si riconoscono i profili tipici dell’arte etrusca. Il tuffo nel passato è stato davvero emozionante: scatto un po’ di foto e risalgo “in superficie” in tempo per un più che meritato spuntino “al sacco”.
    Il pomeriggio è appena iniziato e prima di rientrare in campeggio per la sera, teniamo fede al programma iniziale decidendo di passare qualche ora a Trevignano, rinviando la visita al Museo dell’Aeronautica ad un’altra occasione. Il paesino risulta molto accogliente; si tratta di un piccolo centro situato sul lato nord del lago di Bracciano, il cui centro storico quasi esclusivamente pedonale, offre uno spaccato di vita quotidiana ancora fermo ai ritmi di epoche antiche: lavoratori artigianali, restauratori di mobili e strumenti musicali, alternati a botteghe e negozi di altri tempi, in un dedalo di vicoli e viuzze adornate da piante di ogni tipo disposte sapientemente tra un ingresso e l’altro, come vuole la tradizione della zona che si estende tra Pitigliano (Grosseto) e Ronciglione (Viterbo). Ci colpisce anche la familiarità e l’ospitalità dei residenti, sempre pronti a regalare un sorriso, a dare indicazioni utili e ad intrattenersi piacevolmente in un’atmosfera senza tempo: l’ideale per sentirsi veramente in un luogo a misura d’uomo e del resto il lago infonde sempre tranquillità “in automatico”, non potrebbe essere altrimenti. Domani dedicheremo la giornata al riposo assoluto godendoci l’ozio sul lago prima di rientrare alla base attraversando i paesi di Campagnano Romano, Morlupo e ripercorrendo a ritroso la Via Salaria in direzione Rieti.


  • Una vacanza da re sulle tracce dei monaci o dei cavalieri… I weekend di primavera e d’estate possono essere un’ottima occasione per scoprire da vicino i castelli e le fortificazioni della Valle d’Aosta fra passeggiate a piedi e gite in carrozza.

    Si parte dal Forte di Bard (A5 uscita Pont-Saint-Martin) una suggestiva piazzaforte di primo Ottocento che funge da “porta” della Valle d’Aosta. Sede dello spettacolare e iper-tecnologico Museo delle Alpi ospita in questi giorni la mostra curata da Enrico Crispolti e Pierluigi Carofano “Terra. Materia e simbolo. Arte, video e foto”, che descrive il profondo legame tra la Terra e l’Uomo dal Basso Medioevo sino all’età contemporanea. In esposizione capolavori della storia dell’arte, opere di Donatello e Lucio Fontana, Vincenzo Campi e Gian Lorenzo Bernini, Alberto Burri e Renato Guttuso. All’insegna della contaminazione tra media, epoche e stili, il grande Centro Valdostano di Cultura Alpina ha curato all’interno della stessa mostra installazioni interattive e fotografie realizzate da sei fotografi per proporre un viaggio di conoscenza dell’elemento terra, riscoprirne l’essenza e riflettere su come preservarla. La mostra è aperta dal martedì al venerdì (10-18) Sabato e domenica fino alle 19.
    Proseguendo sulla SR 44 verso Gressoney-Saint-Jean si può visitare il Castel Savoia (10-12/ 13,30-17,30. Festivi 18,30). Il Castel Savoia venne costruito tra il 1899 ed il 1904. La Regina Margherita, vedova di Umberto I, vi abitò per diverse estati, fino al 1925. L’architetto Stramucci, ideatore delle decorazioni neobarocche del Palazzo Reale a Torino e del Quirinale a Roma, ha progettato un castello in stile eclettico, come d’uso in Francia e in Savoia rivestito di pietra grigia proveniente dalle cave di Gressoney, Gaby e Vert. Si articola su tre piani: il pianterreno, con i locali da giorno, il piano nobile, con gli appartamenti reali ed il secondo piano (non visitabile), riservato ai gentiluomini di corte; nei sotterranei troviamo le cantine. Dell’arredo originale restano pochi pezzi; gli altri mobili visibili provengono da Villa Margherita; originali sono invece le tappezzerie in tessuto di lino e cotone, decorate ad effetto chiné. Le pitture ornamentali sono di Cussetti, poi attivo nel Palazzo Reale di Torino. I soffitti a cassettoni, le boiseries e gli arredi sono di Dellera. In un fabbricato poco distante, collegato al castello da una decauville sotterranea, erano collocate le cucine. Altre dipendenze sono: Villa Belvedere, già foresteria e gendarmeria reale, e la casetta nota come Romitaggio Carducci, dedicata al poeta, ammiratore e cantore della regina. Ai piedi del maniero è stato allestito un giardino roccioso che ne riprende il nome, ricco di specie botaniche alpine aperto dal 1 Maggio al 30 Settembre.
    All’uscita di Verrès è possibile visitare il castello di Issogne (9-18,30) e negli stessi orari anche il castello di Verrès. Proprietà dei vescovi di Aosta sino al 1379, restaurato e ampliato verso il 1400 da Ibleto di Challant, il castello di Issogne assunse l’aspetto attuale tra il 1490 e il 1510 per opera di Giorgio di Challant, priore di S. Orso, che lo restaurò e lo trasformò in sontuosa dimora. Dopo vari passaggi di proprietà, nel 1872, fu acquistato dal pittore Vittorio Avondo che lo restaurò e lo donò allo Stato. Entrando nel palazzo si accede al cortile, sul quale s’affacciano gli stemmi della famiglia Challant e delle famiglie ad essa legate, e al centro del quale si trova la celebre fontana del melograno in ferro battuto. Si percorre quindi il portico, le lunette del quale sono decorate da affreschi di scene di vita quotidiana (XVI sec.). I vani del castello visitabili sono: al pianterreno la sala da pranzo, la cucina, e la sala baronale, in cui si possono ammirare pitture e affreschi; al primo piano invece la cappella, dalle volte a ogiva finemente decorate, con affreschi alle pareti e altare gotico di legno intagliato e dorato, adorno di un trittico fiammingo, le camere della contessa e del conte Renato; al secondo piano la stanza “del re di Francia”, con soffitto a cassettoni decorato da gigli e camino con scudo della dinastia francese dei Valois, e la stanza dei “Cavalieri di San Maurizio” con bel soffitto a cassettoni, su cui è dipinta la croce dell’ordine. Un’iscrizione in caratteri gotici attesta che Ibleto di Challant finì di costruire il maniero di Verrès nel 1390. Nel 1536, Renato di Challant rinnovò l’apparato difensivo, ma, alla sua morte, il castello venne incamerato dai Savoia; nel 1661, il duca Carlo Emanuele II fece trasferire gli armamenti al forte di Bard, punto strategico di difesa della regione. Gli Challant tornarono in possesso della rocca dal 1696 fino all’estinzione della casata (inizio XIX sec.); il maniero, ormai abbandonato, venne salvato, come i castelli di Issogne e Fénis, grazie all’interesse di un gruppo di intellettuali piemontesi. Il portale d’ingresso dà accesso al cortile quadrato del castello. Attorno a questo, l’edificio si dispone, ad anello, su 3 piani, collegati da un monumentale scalone in pietra su archi rampanti. La regolarità geometrica della struttura e la decorazione essenziale (pietra verde e bianca lavorata) s’intonano al carattere militare dell’edificio, denotando l’eccellenza delle maestranze locali. Al piano terreno troviamo: due grandi saloni simmetrici, con interessante sala d’armi e cucina. Al primo piano troviamo: locali riservati ai signori, una grande cucina, dotata di 3 camini collegata attraverso un passavivande alla sala da pranzo con volta di pietra a vele multiple. Il castello, ogni anno, è palcoscenico del Carnevale Storico verrezziese, che rievoca, tra storia e leggenda, l’epopea della contessa Caterina di Challant.
    Procedendo nel nostro viaggio, all’uscita di Nus in direzione Aosta, troviamo il castello di Fénis, anch’esso aperto al pubblico fra le 9 e le 18,30. Vera icona medioevale, il maniero è noto per la sua straordinaria architettura e la potenza evocativa delle sue torri e mura merlate. La complessa, armoniosa struttura, organizzata concentricamente attorno al cortile interno, evoca un’immagine quasi fiabesca. Le torri del castello furono aggiunte al torrione preesistente verso la metà del sec. XIV da Aimone di Challant. Il castello appartenne, poi, ai signori di Challant fino al 1716. Seguì un periodo d’abbandono, nel quale il maniero fu trasformato in abitazione rurale. Venne acquistato nel 1895 da Alfredo d’Andrade, che iniziò un’importante campagna di restauri. Il mastio è racchiuso in una doppia cinta muraria, con torrette di guardia e camminamento. Si accede al maniero passando attraverso la torre quadrata. Il cortile interno, con scalone semicircolare e balconate di legno, è decorato da pregevoli affreschi (S. Giorgio che uccide il drago e saggi e profeti recanti cartigli con proverbi e sentenze morali in francese antico); sulla parete orientale sono raffigurati Annunciazione e Santi. I primi due affreschi vengono attribuiti ad un pittore vicino alla scuola di Jaquerio (XV sec.). Al pianterreno troviamo: sale d’armi e da pranzo, dispensa, cucina, studio ed esattoria; al primo piano: la cappella con sala di rappresentanza e le camere dei conti.
    Infine, giungendo ad Aosta (A5 uscita Aosta Ovest-Saint Pierre direzione Frazione Plan de Sarre SR47) troviamo il Castello Reale di Sarre (9-18,30). Costruito nel 1710 sui resti di una casa forte già menzionata nel 1242, dopo vari passaggi di proprietà fu acquistato dal re d’Italia Vittorio Emanuele II, che lo ristrutturò e lo utilizzò come residenza durante le battute di caccia in Valle d’Aosta. Il castello fu abitato per villeggiatura anche da Umberto e dalla regina Maria José. Nel 1989, la Regione Valle d´Aosta ha acquistato il complesso per restaurarlo. L’intervento ha voluto conservare la doppia identità assunta nella storia: residenza alpina e museo della presenza sabauda nella regione. Al piano terra la visita è libera; le sale sono state concepite come “sezioni didattiche”, con lo scopo di introdurre il visitatore alla visita accompagnata (ogni mezz’ora) ai piani superiori. Oltre all’iconografia sabauda (Sala d’accoglienza e Cabinets des gravures), sono rappresentate le cacce reali nelle Alpi (Salles Chasse) e la storia del castello. Ai piani superiori, le stanze sono state riallestite con parte degli arredi ritrovati nel castello. Sono visibili l’Appartamento Reale (primo piano), con la Gran Sala del gioco e la Galleria dei trofei venatori e le stanze private, mai aperte in precedenza. Le stanze del secondo piano riguardano la storia della dinastia sabauda nel XX sec.: Vittorio Emanuele III, Elena di Montenegro, Umberto II e Maria José, figura particolarmente legata alla Valle d’ Aosta.
    Una gita romantica o divertente, specie per i più piccoli, viene proposta dall’Associazione Gruppo Attacchi della valle d’Aosta che organizza passeggiate di uno o più giorni a cavallo o in carrozza tra i castelli. Tel. 0165 251247,  www.gruppoattacchivda.it
    A Saint-Oyen, sulla strada per il Gran San Bernardo (uscita Aosta Est E27), è perfino possibile dormire all’interno di mura millenarie! Costruita fra il X e l’XI secolo, Château-Verdun (1.350 mt.) era una ‘casa forte’ a metà strada tra Aosta e il valico del Gran San Bernardo. Donata da Amedeo III di Savoia ai Canonici dell’Ospizio del Gran San Bernardo nel 1137, fungeva da punto di sosta per i viandanti e cascina per il rifornimento dell’Ospizio. Dal 1991 i quattro canonici (di lingua francese) ospitano i turisti in dodici camere da due o quattro letti e in una camera da dieci.
    Interessanti i prezzi e lo spirito dell’ospitalità. www.gsbernard.ch

  • La Polonia è un Paese bellissimo, che forse sarebbe stato privilegio dei viaggiatori meno pigri e più intraprendenti se non ci fosse stato Giovanni Paolo II che ha trasformato i luoghi della sua giovinezza in mete di pellegrinaggio.

    Entriamo in Polonia dopo aver raggiunto Praga. La prima tappa importante è Breslavia, sulle carte segnata anche come Wroclaw, capitale della cultura 2016. È ricca di splendidi monumenti ben restaurati: la Chiesa di S. Maria sull’Isola di Sabbia; la Cattedrale di S. Giovanni Battista sull’Isola di Ostròw Tumski e il Municipio, vero capolavoro gotico. Suggestive le vecchie case degli artigiani. È conosciuta come la città dei 112 ponti.
    Czestochowa è una tappa obbligata per i credenti che visitano il Santuario di Jasna Gora con l’effige della Madonna Nera.Cracovia, da sola, vale il viaggio. Chi apprezza l’arte e l’architettura riconoscerà nelle sue strade ben conservate Medioevo, Rinascimento, Rococò, Barocco… se siete insensibili a ciò potrete sempre farvi rapire dai suoi festival musicali, dai caffè del quartiere ebraico, oggi zona popolata dagli artisti.
    Comincia il viaggio verso il nord del Paese con una tappa a Lublin, spesso ignorata dagli itinerari classici, ma che è la più grande città dell’est della Polonia, ricca di vita e di cultura (troviamo qui la sede di ben 12 facoltà universitarie). Da non perdere, nella Cappella della SS Trinità situata nel Castello, la volta in stile gotico ricoperta da affreschi bizantini.
    Eccoci finalmente a Varsavia: metropoli laboriosa ma gentile. Nella città vecchia si concentrano i migliori ristoranti tipici, mentre nella “city”, tra i grattacieli, sorgono i pub di tendenza per i giovani. Da vedere la pittoresca Piazza dei Mercato frequentata dagli artisti, il Castello Reale, la Cattedrale gotica di S. Giovanni, la Chiesa di Santa Croce, che custodisce l’urna con il cuore di Fryderyk Chopin, il Palazzo della Cultura e della Scienza, il monumento al Milite Ignoto (dove avviene lo spettacolare cambio della guardia) e quello dedicato al famoso astronomo polacco Nicolò Copernico. E per finire il Castello Ujazdowski.
    Il nostro viaggio verso nord continua fino a Torun, altra meta meno nota al turismo di massa ma da non mancare. È la città di Copernico. Particolarmente suggestivo il suo centro medioevale, risparmiato dalle bombe della 2° guerra mondiale.
    Arriviamo al mare, quello Baltico, e siamo a Danzica, città sull’estuario della Vistola, sempre al centro della storia. Dai suoi cantieri navali, negli anni ‘80 sono cominciati gli scioperi che hanno dato il via ai cambiamenti epocali di fine novecento. Della sua importanza antica si avrà la percezione camminando lungo la Strada Reale sulla quale si affacciano numerosi palazzi antichi. L’ultima tappa polacca è Poznan. Arrivate nella Piazza del Municipio per mezzogiorno, quando sulla torre appaiono i due arieti simbolo della città, caparbia ed intraprendente, un po’ come deve essere il viaggiatore.

    SOSTA CAMPER
    La Polonia è un paese mediamente sicuro: come in ogni luogo occorre fare attenzione alle soste libere in certi quartieri delle aree metropolitane. Non c’è l’ossessione per i camperisti che riscontriamo in Italia e parcheggiare è facile. Nelle aree picnic si trovano i servizi per svuotare la cassetta così come le fontane dell’acqua, lo stesso nelle aree di servizio.
    Le aree camper sono rare ma nelle città si possono sfruttare i numerosi parcheggi a pagamento nei quali si può anche pernottare trattando con i custodi. La Polonia ha una lunga tradizione di vacanze in campeggio, quindi se ne trovano in tutti i principali luoghi di interesse.

    https://polonia.travel/

     

  • Il Salone del Camper ci spinge a Parma. Un weekend impegnativo ma anche un’occasione per conoscere e assaporare un po’ del territorio della bassa parmense, terra verdiana e di eccellenze gastronomiche… Un lembo di Pianura Padana pieno di sorprese.

    Arrivare alla fiera del resto già ci spinge verso quella terra così bassa e dove è ancora così forte il legame con l’agricoltura. Diciamo la verità: i padiglioni della fiera sembrano un po’ una cattedrale nel deserto… Se non fosse per l’adiacente autostrada e la linea ferroviaria dell’alta velocità si potrebbe pensare di aver sbagliato luogo. Mentre cerchiamo l’ingresso giusto per entrare, non è difficile scorgere un trattore che ara il campo a fianco alla strada, sollevando quel caratteristico odore di polvere che ha la terra a fine estate, quando ha dato tutto quello che doveva all’uomo e ora non chiede che essere rovesciata per bere le piogge autunnali che non tarderanno ad arrivare e cullare durante l’inverno i semi germogliati del grano.

    Non occorre fare molti chilometri dalla fiera per scoprire il mondo della bassa parmense: un mondo che porta addosso i segni di un’antica nobiltà ma anche di lavoro duro, di testarda coerenza emiliana che ha trasformato questa terra in oro verde. Qui non si vedono le sterminate distese di mais come a nord del Po: il consorzio del Parmigiano Reggiano parla chiaro in proposito, le vacche che producono il prezioso latte devono mangiare solo fieno e sfarinati di cereali, nessun trinciato fermentato… E non azzardatevi a dire, se non volete essere presi a male parole, che nel cremonese fanno il Grana Padano con qualunque latte. Poi salendo verso il Po ecco la strada del Culatello, prelibatezza della salumeria da accompagnare con qualche pezzo di torta fritta calda, parente stretto dello gnocco fritto reggiano, ma guai a confondere le carte in tavola: qui il campanilismo è qualcosa di profondo, l’identità territoriale è forte, l’originalità anche. Parma Calcio appassiona, certamente, ma intanto sul territorio ci sono quattordici squadre di rugby, nelle altre province emiliane ci sono solidi distretti industriali, qui tutto è legato all’agricoltura e all’alimentare, anche le industrie di trasformazione e le aziende che producono le macchine per l’industria di trasformazione. Insomma, la provincia di Parma è un mondo a parte, cortese e godereccio, dove spesso nelle campagne le case coloniche non hanno, come altrove, alcuna recinzione, semplicemente emergono dai prati in fondo a un vialetto. Esplorate, prendete le strade secondarie, lasciate il camper in uno qualsiasi dei centri della bassa e inforcate le biciclette, assaporate i piatti delle trattorie, godete della erre arrotondata di questa parlata, diventate “parmsen” per uno o due giorni.

    Fontevivo e Fontanellato

    Tra le cose belle da vedere non lontano dalla fiera c’è Fontevivo, oggi celebre per il vastissimo terminal intermodale, ma quasi novecento anni fa per l’abbazia fondata dal monastero di Chiaravalle della Colomba.

    Del complesso la chiesa conserva ancora l’aspetto originale romanico, anche se la facciata venne rifatta nel ‘400. L’interno, molto severo, a tre navate, custodisce il mausoleo di Ferdinando di Borbone, duca di Parma, morto proprio a Fontevivo nel 1802. Dove era il convento c’è l’interessante Villeggiatura del Collegio dei Nobili, una sorta di “resort ante litteram” settecentesco, destinato a ospitare in estate la nobiltà del Ducato. Per vedere affreschi pregevoli, poco distante entrate nella seicentesca chiesa dei Cappuccini.

    Oltrepassiamo l’autostrada e siamo a Fontanellato, grazioso comune con il centro storico caratterizzato dai porticati e al cui centro troneggia la Rocca Sanvitale con il suo fossato pieno d’acqua. La rocca è visitabile tutti i giorni tra le 9.30 e le 11.45 e nel pomeriggio tra le 15 e le 18.15. Attenzione, se ci andate tra ottobre e marzo il lunedì non è visitabile e l’orario pomeridiano finisce alle 17. È uno dei più bei tesori che custodisce la bassa, perfettamente conservata nel suo aspetto medioevale e artisticamente ricca di affreschi, tra i quali spicca un ciclo del Parmigianino. Quattro torri angolari, mura merlate e all’interno la sala d’Armi che custodisce una collezione di armi antiche e i vari ritratti di famiglia. Passando da una sala all’altra ammirerete soffitti e pavimenti pregevoli, cimeli di Maria Luigia, arredi realizzati tra il seicento e l’ottocento, bellissimi affreschi e la curiosa Camera ottica, al cui interno, grazie a un sistema di specchi si vede riflessa la piazza del Paese.

    La rocca ospita diverse manifestazioni. In particolare, nel periodo del Salone del Camper, sabato 13 settembre c’è alle 20.30 Toni d’Antico, la visita guidata a lume di candela con degustazione finale a base di salumi e suggestivo accompagnamento musicale con antichi strumenti. (Prenotazione obbligatoria, 23 euro, tel. 0521 829055, iat@fontanellato.org). Domenica 14 settembre c’è invece una degustazione di mieli (visita e degustazione 12 euro) e intorno alla rocca stand gastronomici. Interessante lo stesso giorno il Gusto del cammino, alla scoperta del centro storico con degustazioni (info tel. 0521 829055). Un’occasione per ritornare con i bambini è il baby halloween che si svolgerà a partire dalle 14.30 il 26 ottobre, (tel.0521.829055).

    Se proseguite per qualche chilometro verso San Secondo, troverete in paese un’altra fortificazione, la Rocca dei Rossi, ridimensionata nella ristrutturazione dei primi del 900 ma comunque molto suggestiva negli interni. Le visite sono guidate, con inizio a ogni ora. È possibile partecipare alla visita guidata notturna ogni ultimo sabato del mese (info tel. 0521 873214 – 0338 2128809 – 0340 7373460). Lascia a bocca aperta la sala delle Gesta Rossiane, interamente affrescata attraverso una dozzina di riquadri che evocano gli episodi gloriosi dei vari membri della famiglia Rossi. San Secondo è celebre anche per un salume spesso interpretato come il parente povero del prosciutto cotto, ma che vi assicuro qui riacquista una dignità regale: la spalla di maiale. Trattorie, ma a volte anche le semplici salumerie, la tagliano calda al coltello; si accompagna con pane, meglio se con la torta fritta, e con un vinello frizzante locale, molto poco impegnativo ma estremamente piacevole, la Fortana o Fortanina.

    Soragna

    Da San Secondo ci spingiamo in direzione Soragna. Passerete da una frazione, Carzeto, dove si invita il visitatore verso una celebre fontana.

    In realtà la scorgerete a malapena lungo la strada, ma fermatevi a riempire qualche bottiglia. Si tratta di una fontana della giovinezza, il cui risultato è garantito a patto di non fermarsi a mangiare nella trattoria adiacente: il cibo è ottimo, ma la tradizione locale in fatto di grassi annulla sicuramente gli effetti dell’acqua appena raccolta. A voi la scelta su quale filosofia di vita seguire. Arrivati a Soragna trovate le indicazioni per il parcheggio camper. Il centro è distante poche centinaia di metri. La passeggiata in paese si risolve in una vasca lungo la via centrale fatta di case basse con il portico. Il gioiello di Soragna è la Rocca dei Meli Lupi, ancora oggi abitata dai discendenti della famiglia che hanno però aperto alle visite buona parte delle sfarzose sale barocche. Infatti, se originariamente nel 1300 era definita “inespugnabile”, assunse con la fine del medioevo l’aspetto di dimora signorile. Questo non la liberò certo dal suo fantasma, quello della povera Cassandra Marinoni, sposa del Marchese Diofebo II, qui uccisa e che non ottenne mai giustizia. Ma state tranquilli: Donna Cenerina, così è chiamata dai soragnesi, appare soprattutto ad annunciare le disgrazie ai suoi discendenti. Per contatti, non con il fantasma ovviamente, tel. 0524 597978, www.roccadisoragna.it

    Prossima tappa verso i luoghi verdiani, ma prima fate una disgressione alla frazione Diolo. Arrivando la splendida chiesa in stile gotico dedicata a Santa Caterina vi apparirà come una “cattedrale nel deserto”, mentre presso la torre campanaria ha sede il piccolo Museo Giovannino Guareschi (Centro del Boscaccio tel. 0521 876671) che ben racconta l’ambito che ispirò il celebre scrittore della bassa celebre per le saghe di Don Camillo e Peppone.

    I luoghi verdiani

    Spostandoci verso Busseto passeremo per Roncole Verdi, una piccolissima frazione dove è visitabile la casa natale di Giuseppe Verdi.

    L’umile dimora del maestro è stata recentemente riaperta dopo lunghi lavori di restauro (tel. 0524 97450 – 0524 92487). Roncole ospita anche un centro studi permanente su Giovanni Guareschi. Quindi, proseguendo la nostra strada eccoci a Busseto, una sorta di capitale “verdiana”. La passeggiata è storicamente interessante: questo centro agricolo, fu infatti nel medioevo capitale del piccolo stato dei Pallavicino. Magari partendo proprio da Piazza Giuseppe Verdi, sulla quale si affaccia la Rocca, la collegiata di S. Bartolomeo, il palazzo del Comune, e con al centro il monumento in bronzo dedicato al musicista. La Rocca risale al 1250 ma fu completamente rifatta nel 1800 a imitazione dello stile gotico. E se un tempo aveva sei torri circolari, oggi ne ha due angolari merlate e al centro l’imponente torre dell’Orologio. Nell’interno hanno sede il Municipio e il Teatro Verdi. Una passeggiata lungo la porticata Via Roma è un vero viaggio nei luoghi verdiani: c’è palazzo Barezzi, casa del suocero di Verdi che fu il suo primo mecenate – al primo piano un salone è arredato con oggetti dell’epoca. Quindi Palazzo Orlandi, che fu proprietà di Verdi e oggi sede del Museo dei Cimeli verdiani. Sulla stessa Via anche il palazzo del Monte di Pietà dove ha sede l’antica biblioteca del Monte con i suoi oltre 35mila volumi, la seconda per importanza della provincia. Fuori dal centro andremo a Villa Pallavicino che ospita il Museo Nazionale Giuseppe Verdi (www.museogiuseppeverdi.it).

    Lungo il Po

    Il nostro viaggio nella bassa continua lungo il Po, o meglio sotto i suoi argini, dove protetti sono sorti nei secoli i villaggi della civiltà del Grande Fiume, a volte veri potentati agricoli.

    Passeremo da Polesine Parmense, un tempo porto commerciale e oggi base per interessanti gite domenicali in battello sul Po (www.vapensieroviaggi.com), Zibello che tutti associano al culatello, lo speciale salume fatto con la parte alta della coscia del maiale (con il resto si fa il fiocchetto) e che stagiona lentamente nelle umide cantine dalla bassa. Ma Zibello conserva ancora segni del suo importante passato, basta andare in piazza Garibaldi per vedere l’imponente palazzo Pallavicini: lungo i capitelli del colonnato è raccontata la storia del paese, dalle pestilenze del 600 alle periodiche piene che hanno portato morte e distruzione. In piazza Mazzini si ammira, invece, la collegiata dei Ss.Gervaso e Protaso, mentre in via Roma nell’ex convento dei domenicani è ospitato il Museo del Territorio e della Civiltà contadina, che apre su appuntamento (tel. 0524 99124). A  settembre e ottobre si svolgono, con partenza da Zibello, numerose iniziative. Al momento della stesura di questo articolo non è ancora stato definito il programma, ma l’associazione Strada del Culatello (www.stradadelculatello.it) pubblicherà a breve sul suo sito i dettagli per la partecipazione. Continuando il nostro viaggio tra argini che seguono i capricci del fiume arriviamo a Roccabianca, altro centro molto carino con la sua bella piazza porticata (Piazza XX settembre) e il suo castello quattrocentesco in parte visitabile con guide (tel. 0521 374065).

    Proseguendo incontriamo Sissa, e anche qui emerge sul profilo di case basse la torre quadrangolare di un castello. Se fate una sosta visitate nel castello in quella che oggi è la sala del consiglio comunale il bell’affresco settecentesco che rappresenta il giorno che scaccia la notte. Inoltre, in una stanza della rocca è custodito un raro esemplare di orologio molto antico in ferro forgiato perfettamente funzionante (info tel. 0521 679119).

    Il nostro viaggio lungo il Po termina a Colorno, la cittadina più importante della bassa parmense e che nel 700 veniva definita la piccola Versailles in quanto residenza estiva dei duchi di Parma. Il maestoso Palazzo Ducale sorge nei pressi di uno dei due ponti sul fiume e affaccia sulla piazza principale. Il Duca Francesco Farnese nel 700 commissionò i grandi lavori che conferirono alla rocca l’attuale aspetto. La visita alla reggia è solo guidata (info e prenotazioni Reggia di Colorno tel. 0521 312545, reggiadicolorno@provincia.parma.it). Prima di lasciare Colorno non perdete una visita all’Aranciaia, edificata dai Farnese nel 1712: era la grande serra dedicata alle piante di agrumi che poi in estate venivano collocate nel parco della reggia. Oggi questo edificio ospita l’originale Museo dell’Ingegno Popolare e della Tecnologia Preindustriale. Monumentali impianti idrovori, antichi strumenti per la caccia e la pesca, macchine tipografiche e molto altro. Il museo è in Piazzale Vittorio Veneto 19 e per visitarlo occorre prenotare allo 0521 816939.

    Un oasi nella bassa

    Lasciamo gli argini del Po e ritorniamo verso la zona della fiera. Ma all’altezza di Torrile c’è qualcosa di davvero interessante per gli amanti della natura: l’Oasi di Torrile.

    L’oasi è gestita dalla Lipu di Parma, l’associazione che si occupa della tutela dei volatili, un’area di 110 ettari ora elevata al rango di Riserva naturale di Torrile e Trecasali, una zona umida dove sono state censite 300 specie di uccelli. La stagione migliore per una visita è la primavera, ma anche in settembre, periodo di migrazioni, sarà interessante perdere un po’ di tempo nell’osservazione dei numerosi uccelli che migrando si fermano qui per una sosta. Nella riserva sono organizzati dei percorsi in terra battuta accessibili anche ai disabili che portano a sei capanni di osservazione. L’oasi è completata da un centro visite con aule didattiche, gazebo in legno e pannelli didattici. Nel tranquillo e grande parcheggio, previa prenotazione, è anche possibile sostare con il camper. L’oasi è visitabile il giovedì, sabato e domenica e nei festivi con orario continuato dalle ore 9 alle ore 18 (info tel. 0521 810606, www.lipu.it/oasi-torrile). Da Torrile in pochi minuti si arriva all’entrata di Parma dell’autostrada A1. Ancora una volta la Fiera di Parma ci ha dato spunto per conoscere a fondo un lembo del nostro straordinario Paese, un angolo di quella ricca Pianura Padana troppe volte vista solo di sfuggita guardando dal finestrino mentre percorriamo l’autostrada del Sole.

    Andar per Parmigiano Reggiano

    Con novecento anni di storia alle spalle, il Parmigiano-Reggiano ha buone ragioni per definirsi un tutt’uno con la terra in cui nasce. Ancora una volta a sviluppare un processo di caseificazione “perfetto” furono i monaci, l’ordine di San Benedetto per la precisione, che con la regola dell’Ora et labora coltivavano misticismo ma allo stesso tempo mantenevano in vita e sviluppavano i processi, diremmo oggi, scientifici che in quei secoli stavano regredendo rispetto all’epoca Classica. Questo formaggio è uno dei pilastri dell’economia locale e un biglietto da visita internazionale (ma lo sapevate che il “Caseus Pamensis” era già esportato nel 1200?). Andar per caseifici è una vera emozione. Ci si aspetta un processo industriale avanzato e invece le caldare di rame dove si scalda il latte sono sempre quelle, come lo sono le tavole sulle quali le forme stagionano. Lungo il percorso attraverso la provincia passerete senz’altro davanti ai cartelli caratteristici che indicano la presenza dei caseifici con vendita diretta. I produttori sono instancabili lavoratori, molto indaffarati, ma anche molto orgogliosi del loro prodotto e difficilmente se andate ad acquistare del formaggio vi negheranno una breve visita alle stanze di produzione e ai monumentali magazzini di stagionatura. Oltre a spuntare buoni prezzi, troverete stagionature difficilmente reperibili nei normali circuiti commerciali, dal freschissimo formaggio da pasto allo stravecchio da meditazione. I pezzi vi verranno tagliati e confezionati sotto vuoto davanti ai vostri occhi e potrete conservarli per voi e per i vostri amici per mesi. Sul sito www.parmigiano-reggiano.it potrete scaricare il pdf di una guida dedicata ai caseifici della bassa parmense con indirizzi, orari e coordinate GPS; inoltre spesso nei loro spacci si vendono anche altri prodotti locali, vini e salumi in particolare.

    Nella bassa in bici

    L’assenza totale di salite e lo scarso traffico sulla viabilità secondaria sono un invito a inforcare le biciclette per scoprire il territorio nella modalità slow per eccellenza. Aiuta la vasta rete di ciclopiste realizzate dall’Amministrazione Provinciale.

    Ciclopista Bici Parma Po: 50 km sull’argine del Po da Polesine Parmense a Mezzani. La ciclopista si snoda sulla pista ciclabile creata sull’argine e lungo la viabilità minore nei pressi di Colorno. Si percorre in 5 ore attraverso i meandri del fiume Taro, dai Boschi di Maria Luigia a Torricella fino alla Riserva Parma Morta nell’antico corso del torrente nel comune di Mezzani. La ciclopista attraversa l’itinerario gustoso della Strada del Culatello di Zibello… Inevitabili gustose soste gastronomiche!

    Ciclopista Percorso Verdi: 17 chilometri tra Polesine Parmense e Soragna attraversando Busseto e Roncole Verdi: ore 1 e 45 di percorrenza su strade secondarie.

    Ciclopista Percorso Guareschi: 22 chilometri tra Soragna e Fontanelle e seguendo l’argine del Taro fino a Roccabianca. Da Soragna a Fontanelle siamo su viabilità minore, mentre tra Fontanelle a Roccabianca su pista ciclabile con fondo brecciato. Occorrono poco più di due ore per compiere questo itinerario nei luoghi guareschiani.

    Ciclopista Ciclotaro: 1 ora per coprire gli 8,5 chilometri di pista ciclabile sull’argine del Taro tra Trecasali a Viarolo. Deviando di pochi chilometri verso Torrile potrete raggiungere l’Oasi LIPU della quale si parla in altra parte del servizio.

    E poi c’è Parma…

    Raffinatamente bella, elegante, nobile, colta e ricca, ma anche sfacciatamente godereccia, popolare, generosa, allegra e disinibita. Parma in una parola. Terra natale di Arturo Toscanini, ultimo lido di Nicolò Paganini, a un passo da Busseto, il comune dove nacque Giuseppe Verdi. Parma vanta un battistero che ha segnato la storia dell’arte medievale, vie di lusso dove fare shopping, quartieri popolari dove perdersi tra le vie, case antiche talvolta perfettamente tenute talvolta al limite della fatiscenza, da girare a piedi o in bicicletta grazie alle numerose piste ciclabili; da vivere in maniera “slow”, senza fretta, assaporando ogni atmosfera. Il cuore della “Parma bene” è piazza Garibaldi intorno alle vie, strade e borghi ideali per lo shopping. Il Duomo di Parma, anima della città, è uno dei migliori esempi di Romanico in Europa, reso ancora più prezioso dall’affresco della cupola, dipinta con eccelsa maestria dal Correggio. Per cogliere tutta la magia del Duomo e dell’adiacente battistero il nostro consiglio è sedervi in piazza di fronte a loro di notte, meglio se con il cielo rischiarato dalla luna… Indimenticabile. Tra gli altri monumenti del centro storico segnaliamo l’Abbazia di San Giovanni Evangelista, con affreschi del Correggio e una Spezieria antica; la chiesa di Santa Maria della Steccata, con la sua pianta a croce greca, realizzata su un progetto che oggi si tende ad attribuire o al Bramante o a Leonardo (osservate il pregevole arco del presbiterio, a firma del Parmigianino); magnifica opera del Correggio anche nel monastero di San Paolo, la “Camera di San Paolo”, realizzata fra 1519 e 1520 per la volta dell’appartamento della Badessa Giovanna Piacenza che rappresenta un pergolato allegorico che ricorda lo stile del Mantegna e Leonardo, segnando un vertice nell’arte del Rinascimento. A poca strada dal monastero, altre perle imperdibili: il palazzo comunale della Pilotta, la Biblioteca Palatina, il Museo Archeologico, la Galleria Nazionale (tra le pinacoteche più importanti dello Stivale) e due teatri eccellenti, quello Farnese (magnifico esempio di teatro barocco in legno) e il Regio, tempio della lirica. Per una pausa rigenerante all’insegna del bello attraversate il torrente Parma su Ponte Verdi fino ad arrivare al parco di Palazzo Ducale: è il parco cittadino più amato dai parmensi, che qui passeggiano, corrono, si rilassano godendo del verde e della magnificenza di Palazzo Ducale, edificio in pieno stile cinquecentesco.

    Sosta Camper

    Fontanellato

    Area attrezzata a Fontanellato tra via Polizzi e via XXIV Maggio, con 240 piazzole.

    Coordinate 44.878153024487986, 10.169895887374878.

    Scheda tecnica dell’Area Camper: sempre aperto, ombra, carico acqua, scarico cassetta WC, pozzetto, presa energia elettrica, servizi Igienici con WC, illuminazione, pista ciclabile.

    Tariffe orarie: ore 1 euro 3,00; ore 8 euro 6,00; ore 24 euro 10,00.

    Busseto

    Piazzale Renzo Martini: ampia area di sosta in asfalto con zone ombreggiate, a pochi passi dal Centro storico.

    Via Donizetti: parcheggio in asfalto, accanto al Centro storico.

    Via Stradivari: area attrezzata per carico-scarico, a 2 km dal Centro storico.

    Via Carlo Verdi, Roncole Verdi: ampia area attrezzata con servizi igienici per uomini, donne e portatori di handicap.

    Informazioni

    Ufficio IAT di Busseto: piazza Verdi 10, tel. 0524 92487, www.bussetolive.com

    Ufficio IAT di Fontanellato Rocca Sanvitale: piazza Matteotti, tel. 0521 829055, www.fontanellato.org

    UIT Ufficio di Informazioni Turistiche di San Secondo Parmense

    Rocca dei Rossi: Piazza Mazzini 12, tel. e fax 0521 872147

    turismo@comune.san-secondo-parmense.pr.it

    Ufficio Comprensoriale Colorno: presso Reggia di Colorno,

    piazza Garibaldi 23, tel. 0521 313790 www.turismo.comune.colorno.pr.it

    Ufficio IAT Parma: Piazza Garibaldi, Parma – tel. 0521 218889, www.turismo.comune.parma.it – http://turismo.parma.it

  • Dai luoghi più noti alle curiosità nascoste all’occhio distratto, scopriamo la città che ospita l’Esposizione Universale

    Expo 2015 è un’occasione ghiotta per scoprire Milano e le sue attrazioni, per superare gli stereotipi della città grigia e poco accogliente e lasciarsi conquistare dai suoi tesori nascosti. Il capoluogo lombardo, infatti, più di ogni altro in Italia negli ultimi tempi ha cambiato volto, proiettandosi verso la modernità, pur rimanendo legato alla sua storia e alle sue tradizioni. I nuovi grattacieli di Porta Nuova hanno ridisegnato lo stile di un intero quartiere, ma le guglie della Grande Fabbrica del Duomo, all’orizzonte, ricordano sempre il passato operoso e una storia ricca di fascino. Dai monumenti ai locali dell’aperitivo e della musica dal vivo, dai parchi cittadini alle novità portate da Expo, partiamo per una città sempre data per scontata dal turismo tradizionale, ma che forse poi così scontata non è.

    1. Duomo di Milano
    Da dove iniziare un viaggio a Milano se non da uno dei simboli, la cattedrale gotica, dedicata a Santa Maria Nascente?

    Con i suoi marmi bianchi scintillanti, la sua sagoma inconfondibile e la Madonnina a dominare la città dall’alto, il Duomo è il simbolo di Milano e con il capoluogo condivide quell’aspetto un po’ severo e austero, che non deve però trarre in inganno. Per scoprire il volto più affabile e suggestivo del Duomo, bisogna infatti varcare le sue soglie. Dopo aver visitato gli interni della chiesa che custodisce alcuni capolavori come la reliquia del Sacro Chiodo della Croce, la meridiana con il simbolo del capricorno, realizzata nel Settecento dagli astronomi di Brera, o come le meravigliose vetrate istoriate e l’impressionante statua di marmo di San Bartolomeo scorticato, si prende la via delle scale, o per chi ha meno fiato dell’ascensore, per salire sulle panoramiche terrazze. Dall’alto la vista non ha eguali. La città sarà completamente ai vostri piedi, mentre all’orizzonte potrete distinguere i nuovi grattacieli che hanno ridisegnato lo skyline cittadino e, nelle giornate più terse, abbracciare con lo sguardo tutto l’arco alpino. Lasciatevi rapire dal gioco intricato delle guglie, che sembrano realizzate in pizzo, ma sono marmo intagliato e poi tornate con i piedi a terra: bisogna fare tappa al Grande Museo del Duomo, situato a pochi passi, in via Arcivescovado 1.
    Se lo si desidera, la Veneranda Fabbrica del Duomo organizza giornalmente delle visite guidate con percorsi diversificati che comprendono, oltre alle terrazze, anche il museo del Duomo di Milano. In circa due ore, con ritrovo davanti al Palazzo Reale, è possibile godere di opere che illustrano la storia della cattedrale e della città attraverso un viaggio nel tempo lungo sei secoli, fatto di vetrate, sculture e capolavori artistici fra i quali spiccano i Miracoli di S. Carlo del Tintoretto, la Madonna dell’Idea di Michelino da Besozzo e le porte bronzee di Luciano Minguzzi.
    Dal sacro al profano, il passo in piazza Duomo è breve. Se si è troppo stanchi per visitare il futuristico Museo del Novecento o una delle tante mostre di Palazzo Reale, ci si prende una pausa di gusto, andando in pellegrinaggio a un altro “tempio” – in questo caso dello street food – di Milano, Luini, che dal 1888 sforna panzerotti caldi dolci e salati. Non fatevi spaventare dalla coda fuori dall’ingresso: vale la pena armarsi di un po’ di pazienza per gustare un classico Luini fritto con mozzarella e pomodoro, o una versione più light, ma saporita, il Luini al forno con acciughe e olive nere.
    Un altro indirizzo per la pausa pranzo è sicuramente Mica, in via Baracchini, che riporta in auge la classica michetta milanese (pane soffiato e fragrante, conosciuto in altre parti d’Italia come rosetta). Assaggiate la Enzo, con gorgonzola e mortadella, è dedicata a Jannacci.

    2. Oltre alla Scala c’è di più
    Il Teatro della lirica italiana vale sicuramente una visita, ancor meglio se di sera per assistere a uno spettacolo: d’altronde in occasione di Expo, per la prima volta nella storia, sarà aperta ininterrottamente dal 1 maggio al 31 ottobre. Nei suoi dintorni, però, si celano anche antichi tesori e nuove attrazioni tutte da scoprire.

    La facciata del Piermarini ci introduce in questo tempio alla musica lirica. Le visite possono essere prenotate sul sito www.teatroallascala.org e comprendono, qualora non vi siano in corso prove o spettacoli, la vista della sala del teatro dal palco. Il Teatro alla Scala è una tappa obbligata se si visita Milano, anche solo per vederla dall’esterno o curiosare nel suo bookshop. Per raggiungerla dal Duomo, bisogna attraversare la Galleria Vittorio Emanuele, un -percorso coperto a pianta cruciforme datato 1865, che si mostra al pubblico con un look completamente rinnovato e una vera novità.
    I lavori di restauro, infatti, hanno progressivamente ridato lustro e luce ai dipinti della galleria, dando risalto alle vetrate e ai mosaici. E se un tempo si era soliti camminare al suo interno tra i caffè e le vetrine delle griffe più blasonate, da quest’anno un accesso segreto vi porterà direttamente sul suo tetto. Grazie all’intervento di Seven Stars, sono infatti state riqualificate le antiche passerelle di servizio per offrire un altro punto panoramico a milanesi e turisti: vi si accede solo con l’ascensore, da prendere in via Silvio Pellico 2, nei pressi di piazza Duomo.
    Se soffrite di vertigini, meglio dedicarsi a un altro passatempo portafortuna. Quello di andare in galleria e di fare un giro su se stessi, piantando il tallone sugli attributi del toro disegnato sul mosaico nell’ottagono centrale, è un rito scaramantico cui nessuno si sottrae… La tradizione è a tal punto rispettata che sul pavimento si è formato un buco!
    Per completare il giro culturale, se lo si desidera è possibile visitare Palazzo Marino, che per Expo apre eccezionalmente al pubblico nuove sale (l’ingresso, da piazza Scala, è gratuito).

    3. Quadrilatero della Moda
    Se il Diavolo veste Prada è uno dei vostri film preferiti, questo quartiere di Milano fa al caso vostro. Qui si concentrano boutique e gioiellerie dei marchi più importanti del made in Italy e della moda.

    Anche se i prezzi non sono proprio alla portata di tutti, vale la pena spingersi fra alcune delle strade più costose del mondo per lasciarsi incantare dal loro raffinato concentrato di lusso, design e moda. Riconoscere il Quadrilatero di Milano è semplice: basta prendere una cartina e individuare la via più famosa, Montenapoleone. Seguitela quindi con lo sguardo, fino a incrociare via Manzoni, quindi, svoltate in via della Spiga e imboccate corso Venezia, fino a tornare al punto di partenza. In questo modo avrete disegnato il perimetro di questo quartiere che ospita altre viuzze tutt’altro che trascurabili dagli appassionati di shopping: via Gesù, via Borgospesso o via Santo Spirito.
    Qui, però, non si trovano solo boutique e gioiellerie, ma anche angoli della Milano “bene”, storica e aristocratica. Lo si capisce visitando le -dimore -appartenenti al circuito delle Case Museo, che comprendono il Poldi Pezzoli, il Museo Bagatti e Valsecchi, il Boschi Di Stefano e Villa Necchi Campiglio. Oppure sedendosi ai tavoli di locali come Bagutta, un’istituzione, più che un semplice ristorante, che tra gli avventori ha avuto letterati del calibro di Gadda, Calvino, Levi e Soldati. Se viaggiate in compagnia dei più piccoli, spingetevi più avanti, fino a raggiungere la Rotonda di via Besana: incontrerete l’innovativo Muba – Museo dei Bambini di Milano, un luogo unico nel suo genere che propone mostre, spazi di gioco, attività ludiche e didattiche, ed è completamente gratuito.

    4. Brera
    Il quartiere bohèmien per eccellenza, la rive gauche dei milanesi: Brera si visita comodamente a piedi per scoprire atelier e botteghe artigiane e posti come la Pinacoteca e l’Orto Botanico.

    Il Quadrilatero della Moda è la porta d’accesso privilegiata al quartiere Brera, uno dei più innovativi di Milano, perché frequentato sin dal XIX secolo da tutti gli artisti che gravitavano intorno all’Accademia di Belle Arti e alla Biblioteca Braidense.  Il nostro itinerario inizia proprio da qui, da questo discreto ed elegante palazzo, che ospita anche la sede della Pinacoteca di Brera, famosa per i capolavori di Hayez, Mantegna, Caravaggio e Raffaello. Per di più, ogni prima domenica del mese, l’ingresso è gratuito (anche se non è possibile effettuare prenotazioni per gruppi). Per prendersi una pausa di relax e una boccata d’aria fresca ci si tuffa invece nel verde dell’Orto Botanico di Brera, voluto nel 1774 dall’imperatrice Maria Teresa d’Austria, unitamente all’osservatorio astronomico. Qui si cammina tra piante officinali, aiuole di salvia e di bulbi primaverili.

    5. Il Castello Sforzesco
    Altro simbolo di Milano, da quest’anno condivide la piazza con l’avveniristica struttura dell’Expo gate. Per un imperdibile connubio di antico e moderno.

    Se i milanesi possono ancor oggi ammirare il Castello Sforzesco, devono ringraziare l’architetto Luca Beltrami che non solo si oppose alla sua demolizione, proposta in seguito all’Unità d’Italia, ma si occupò anche del suo restauro, conclusosi nel 1905. All’interno del Castello trovano spazio diverse e interessanti esposizioni: il Museo d’Arte Antica con la Pietà Rondanini di Michelangelo, il Museo di Arti Decorative, il Museo degli Strumenti Musicali e quello Egizio.
    Ma alle visite tradizionali possono essere abbinati percorsi insoliti e segreti. Come quelli organizzati dall’associazione Ad Artem, la quale ci conduce attraverso un tour delle merlate che consente di scoprire i camminamenti di ronda che collegano le torri del castello. Molto interessante anche il giro sulla Strada coperta della Ghirlanda, un camminamento sotterraneo che svela i sistemi difensivi in uso nel Quattrocento.
    Una curiosità. Sapevate che secondo la tradizione il risotto allo zafferano è stato preparato per la prima volta nelle cucine del Castello Sforzesco? Lo si scopre con la divertente iniziativa Tutti a Tavola, organizzata per famiglie e bambini. Per informazioni: http://adartem.it. Una volta visto il castello, si può fare tappa all’Expo Gate, dove si reperiscono informazioni sull’Esposizione Universale e si partecipa a dibattiti e ad altri eventi legati al tema del cibo e dell’alimentazione. Oppure ci si può concedere una fuga nel verde in uno dei -parchi più importanti di Milano. Vi siete lasciati convincere dal mito della città grigia? Ricredetevi facendo un pic nic al Parco Sempione. I cestini del pranzo possono essere prenotati al telefono e ritirati al punto vendita di California Backery in via San Vittore: al loro interno si trova una coperta, le stoviglie e alcune prelibatezze dolci e salate.

    6. Il Parco Sempione
    Il Parco Sempione fu costruito nel 1893 secondo i canoni dei giardini all’inglese da Emilio Alemagna, sull’area di un’antica piazza d’armi posta fra il castello Sforzesco e l’Arco della Pace. 

    Guardatevi intorno e mischiatevi tra i milanesi che fanno footing o che prendono il sole sdraiati sul prato. La superficie del parco non è -particolarmente estesa, ma la presenza di costruzioni interessanti come l’Acquario Civico (1906), l’Arena Gianni Brera (1806) e il Palazzo dell’Arte (1933), rendono la sua visita estremamente piacevole. Sopra gli alberi svetta la sagoma metallica di Torre Branca, sulla quale si può salire per gustare uno splendido panorama di Milano, mentre il percorso a terra si snoda fra vialetti e aiuole che offrono di tanto in tanto l’incontro con opere dell’arte moderna, fra le quali spiccano i Bagni misteriosi di Giorgio De Chirico. Vicino all’Arena c’è invece la fontana “dell’acqua marcia”, una fonte d’acqua solforosa, mentre presso il laghetto centrale merita una visita il Ponte delle Sirenette, realizzato nel 1842, un tempo collocato su un tratto dei Navigli. La piccola costruzione si fa notare grazie alle quattro statue in ghisa raffiguranti delle belle sirene, ribattezzate in passato dai milanesi come le “Sorelle Ghisini” (per via del materiale con cui furono fuse) o “sorei del pont di ciapp” (sorelle del ponte delle chiappe) per le forme prosperose che esibivano, ritenute un po’ troppo audaci per l’epoca. Un po’ per scherno e un po’ come rito propiziatorio, tra i giovani si diffuse però l’usanza di toccarne i prosperosi seni.

    7. Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci
    L’idea di dotare Milano di un museo dedicato all’evoluzione tecnologica venne all’Ing. Guido Ucelli nel 1930, ma riuscì a realizzarla solo nel 1953.

    Il Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci sorge a pochi passi dal Castello Sforzesco e dal Parco Sempione. Si trova in via San Vittore 21, in un cinquecentesco monastero appartenuto all’ordine degli Olivetani.
    Il patrimonio dell’Istituzione comprende 15.000 fra macchine e impianti, strumenti e apparati tecnico scientifici risalenti dall’era della rivoluzione industriale fino ai giorni nostri; a Leonardo è dedicata l’omonima Galleria, dove sono ricostruite molte idee del genio toscano nei più svariati campi della fisica, della tecnologia e dell’architettura.
    La collezione ferroviaria è invece esposta sotto un ex capannone della Fiera di Milano: al suo interno il “Gamba de Legn”, la prima locomotiva a vapore che sostituì la trazione equina nei trasporti meneghini, oltre a numerose altre motrici costruite a partire dalla seconda metà dell’ottocento. Sul piazzale esterno è stato collocato l’Enrico Toti, primo sottomarino della cantieristica italiana post bellica, visitabile su prenotazione al sito www.museoscienza.org; accanto, alcuni velivoli degli anni ‘50. Il Padiglione Aeronavale si è recentemente arricchito per l’arrivo di Luna Rossa, catamarano finalista di Coppa America 2013, visitabile da metà aprile fino al 2017. La barca è comunque in buona compagnia: l’area custodisce altri natanti come il brigantino Ebe e il ponte di comando del transatlantico Conte Biancamano, mezzi d’assalto, modelli di velieri e oggetti marinari. Al piano superiore troviamo invece ben undici velivoli e altri particolari aeronautici.

    Milano, Basilica di Sant'Ambrogio8. Basilica di Sant’Ambrogio
    Dedicata al Santo protettore della città, è insieme luogo di devozione e scrigno d’arte e cultura.

    Seconda solo al Duomo, la chiesa di Sant’Ambrogio è una fra le più antiche della città. Costruita nel 300 d.C. come Basilica Martyrum per ospitare i resti di alcuni martiri, fu in seguito dedicata al Santo, i cui resti sono conservati nella cripta insieme a quelli di San Protaso e San Gervaso. La salma di San Vittore riposa invece nel Sacello di S. Vittore in Ciel D’oro, sotto una cupola fatta di mosaici preziosi. Fermatevi per assaporare l’atmosfera raccolta e per ammirare l’aspetto sobrio ma incantevole dell’edificio. La chiesa originaria fu riprogettata in stile romanico nell’XI secolo ma rischiò di essere quasi completamente distrutta nel 1943 dai bombardamenti alleati. Ricostruita negli anni ‘50, è oggi visitabile nei giorni feriali, il mattino e pomeriggio; la domenica dalle 15 alle 17. La facciata a capanna è in materiale povero e ricorda gli antichi casali lombardi, mentre i due campanili sono un omaggio allo stile delle doppie torri transalpine. Nella piazza, inoltre, si erge una colonna romana detta del Diavolo, perché legata alla mitica lotta del Santo contro i demoni. All’interno, da non perdere anche l’altare d’oro, un’interpretazione dell’arte carolingia realizzato in legno coperto da lastre d’oro e argento dorato.

    9. Sant’Eustorgio e i Navigli
    Dalla chiesa dei Magi ai Navigli, si scopre la Milano della fede e la Milano da bere.

    Di chiesa in chiesa, arriviamo alla Basilica di Sant’Eustorgio, in zona Porta Ticinese, culla della cristianità. La storia, infatti, narra che Sant’Eustorgio fece erigere una chiesa nel luogo esatto dove il carro di ritorno dall’Oriente, con le reliquie dei Magi, improvvisamente di bloccò. Era il IV secolo e la leggenda di questa chiesa, eretta in realtà sopra una precedente costruzione paleocristiana, è arrivata fino a noi, insieme ai sacri resti dei Magi, che riposano nell’omonima cappella, posta in un transetto laterale. Un ulteriore tributo ai tre re si legge nel campanile che reca, sulla sommità, una stella a otto punte a ricordo della famosa Cometa. Attraverso il portone di sinistra si accede al chiostro dell’ex convento domenicano, e da qui al piccolo Museo di Sant’Eustorgio, dove troviamo le tombe e le iscrizioni funerarie di una necropoli paleocristiana. L’itinerario non può che continuare nel prospicente Parco Giovanni Paolo II, un percorso verde che ci conduce alla chiesa romanica di San Lorenzo, alle sue colonne e da qui, fino ai Navigli.
    Per capire i Navigli bisogna partire dal diciottesimo secolo, quando Milano era una città solcata da numerosi canali regolati da un sistema di chiuse ideate da Leonardo da Vinci, che attraverso i collegamenti ai fiumi lombardi, consentivano scambi commerciali con -tutto il nord. Nel tempo il sistema fu trascurato, sorpassato dalle nuove vie commerciali, fino a quando la Regione Lombardia lanciò nel 1980 un progetto di valorizzazione della zona già in quegli anni ricca di negozi e mercatini. Oggi i Navigli hanno incrementato questi valori fungendo da contrasto a una Milano moderna, capitale del design, della moda e di Expo 2015. Passeggiando accanto alle rive si respira un’atmosfera mondana in un panorama fatto di bar, luci, ristoranti e vicoli che profumano di tradizione. Tra questi, il Vicolo dei Lavandai è sicuramente il più caratteristico e prende il nome da un antico lavatoio, recentemente restaurate e in uso fino agli anni ‘50. La notte ai Navigli milanesi è una frizzante movida con un esorbitante numero di locali dove è possibile trascorrere il tempo ascoltando musica o assistendo ad uno spettacolo di cabaret alla Corte dei Miracoli di via Mortara o gustando cibi etnici al Gaucho del capitano interista Zanetti in via D’Adda. In alternativa si può passeggiare gustando un cono della Rinomata Gelateria di piazza XXV Aprile, bere un buon bicchiere di vino appoggiati alle botti che fanno da tavolino alla Vineria di via Casale, o magari un birra di qualità al BQ o, perché no, facendo sosta alla farmacia alcolica La Sacrestia, in via Conchetta. La mattina, per riprendersi dalle notti brave, consigliamo una rilassante gita in battello attraverso il Percorso Storico dei Navigli Milanesi: 55 minuti di navigazione fra canali, una volta solcati dai barconi che rifornivano la città e la Veneranda Fabbrica del Duomo. Informazioni su orari e prenotazioni su www.navigareinlombardia.it

    10. I GrattacieliMilano, quartiere Porta Nuova e la Torre quadrata Gae Aulenti
    Quasi a fare da contraltare ai Navigli, il quartiere Isola, pullulante di concept store, boutique di nicchia e atelier, rappresenta il quartiere più nuovo della città. 

    Qui si scopre la Milano che sale, che affronta nuove sfide e si protende verso il futuro, come dimostrano i nuovi grattacieli e la bella piazza Gae Aulenti, da cui si può far iniziare un bell’itinerario. La piazza, progettata dall’architetto Cesar Pelli, è racchiusa tra il complesso di uffici della Unicredit Tower, uno dei grattacieli più alti d’Italia, che con il suo gioco di vetri, metalli, specchi e forme sinuose, crea una cornice di grande suggestione. Ai suoi piedi, divertitevi a scoprire il monumento progettato dall’artista Alberto Garutti, Egg. Si tratta di un insieme di 23 tubi in metallo cromato che si sviluppano in verticale, collegando il piano superiore e quello inferiore della piazza: se si appoggia un orecchio all’apertura di un tubo è possibile ascoltare le voci, i rumori e i suoni provenienti dall’altro capo. Dopo aver preso un gelato da Grom o aver fatto un giro all’interno di Red Feltrinelli, la passeggiata prosegue sull’innovativa passerella ciclopedonale che si estende sopra via Melchiorre Gioia e che conduce ai grattacieli di Porta Nuova, il nuovo business district di Milano. Qui si trova il Bosco Verticale, le torri residenziali Solaria, Solea ed Aria e l’avveniristica Diamond Tower. Da non perdere, infine, una sosta alla Casa della Memoria, uno spazio dedicato al ricordo dei deportati di guerra, delle vittime di terrorismo e dei partigiani. L’edificio è molto particolare, perché fonde linee moderne ai materiali della tradizione lombarda, e colpisce per l’incredibile gioco dei mosaici in terracotta che riproducono personaggi e quadri rappresentativi di Milano.

    Da non perdere: una chiesa… da brividi
    Non lasciatevi ingannare dalla sobria facciata. La chiesa di San Bernardino alle Ossa nasconde un volto sinistro.

    Situata nelle vicinanze del Duomo, alle spalle dell’Università degli Studi di Milano (un tempo Ospedale Maggiore), in via Brolo, la chiesa venne ristrutturata nel 1676 da uno degli architetti impegnati nei lavori della Fabbrica del Duomo, Carlo Buzzi, che intervenne anche sull’ossario. Questa parte dell’edificio ha una volta affrescata con un bel ciclo pittorico di Sebastiano Ricci, mentre le pareti sono completamente ricoperte da teschi e ossa appartenute ai pazienti deceduti del vecchio Ospedale del Brolo e provenienti dal suo cimitero. Il macabro si fonde con lo stile rococò creando un ambiente di grande suggestione. Tornando alla navata centrale della chiesa, vale la pena fermarsi nella cappella a destra: qui si trova la tomba di famiglia di alcuni discendenti, in linea materna, di Cristoforo Colombo.

    Nel segno di Leonardo da Vinci
    È nella primavera del 1482 che Leonardo da Vinci arriva a Milano alla corte di Ludovico il Moro e proprio qui realizza alcune delle opere più mirabili: la Vergine delle Rocce, la Dama con l’Ermellino e, soprattutto, l’Ultima Cena dipinta nel refettorio della Chiesa Santa Maria delle Grazie.

    L’itinerario a Milano nel segno di Leonardo inizia proprio da qui, da uno dei più grandi capolavori del Leonardo pittore, dichiarato patrimonio UNESCO: se si desidera ammirarlo è bene prenotare con un buon anticipo telefonando al numero 02 92 800 360 (www.cenacolovinciano.net). Altro luogo legato a Leonardo è la Pinacoteca Ambrosiana, dove fino alla fine di Expo saranno esposti alcuni fogli del Codice Atlantico. Fino al 19 luglio, invece, a Palazzo Reale sarà allestita la mostra Leonardo 1452 – 1519, che porta a Milano alcune opere leonardesche provenienti da collezioni private internazionali. L’allestimento apre la strada ad altri approfondimenti che coinvolgono la Biblioteca Trivulziana al Castello Sforzesco, in cui si tiene la mostra Il Codice Trivulziano e la ricostruzione della Biblioteca di Leonardo.

    Expo 2015, cosa ci aspetta
    Milano apre le sue porte al mondo per ospitare dall’1 maggio al 31 ottobre 2015 Expo, il più grande evento mai realizzato sul tema Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita.

    Una grande manifestazione che si pone l’obiettivo di porre l’attenzione su una delle sfide più importanti che il pianeta deve affrontare: è possibile garantire a tutta la popolazione mondiale cibo e acqua? Come affrontare il tema della sostenibilità ambientale e alimentare? Expo, certo, non vuole dare una risposta univoca a queste domande, ma porsi come piattaforma di incontro e scambio per agevolare riflessioni e discussioni.
    La visita ad Expo2015 si sviluppa lungo cinque percorsi tematici che raccontano storie legate al gusto, alla tavola e alla nutrizione con la possibilità di scoprire nuovi alimenti, di assaggiare piatti tradizionali, di assistere a spettacoli artistici ed eventi culturali, sia nelle aree comuni sia all’interno dei singoli Padiglioni nazionali.
    Vera novità di Expo Milano 2015 sono i Clusters, dei padiglioni tematici dedicati a un singolo alimento o area geografica, dove ogni Paese ha modo di mostrare le proprie eccellenze. Il Cluster Frutta e Legumi, ad esempio, è un grande frutteto che riporta alla mente leggende e tradizioni antiche, mentre il Cluster Riso-Abbondanza e Sicurezza prevede un paesaggio simile ad una risaia; il Cluster Isole, Mare e Cibo, un mix di odori, colori e suoni tipici degli oceani.
    I visitatori accedono al sito espositivo attraverso due assi principali, il Cardo e il Decumano, e vengono indirizzati al Padiglione Zero, dedicato all’uomo e alla sua storia, primo dei grandi spazi tematici della mostra. Le attrazioni esterne sono invece il Lake Arena, posto in uno dei vertici del sito, un bacino d’acqua con gradinate da 3.000 posti sovrastato dall’Albero della Vita e da un sistema di fontane che creeranno suggestivi giochi e, dalla parte opposta, l’Open Air Theater, spazio attrezzato per spettacoli musicali e cerimonie. Cascina Triulza, un’antica costruzione rurale già presente all’interno dell’area, ristrutturata, ha il compito di far riscoprire l’anima contadina di Milano. •

    SOSTA CAMPER
    • Area Sosta Camper Expo
    Via Lainate 94, Rho (MI) – Tel. 02 9306797
    GPS: 45.5422448, 9.0333174
    www.areacamperexpo.it
    A pochi chilometri dall’esposizione Expo 2015, l’area di sosta, sorvegliata 24/24 h, dispone di 40 piazzole in parte elettrificate e di un market. Su richiesta servizi di assistenza meccanica e navetta privata da e per Expo.

    • Camping Village “Città di Milano”
    Via Gaetano Airaghi 61, Milano – Tel. 02 48207017
    GPS: 45.473986, 9.081777
    www.campingmilano.it
    Campeggio a 4 stelle situato a meno di 3 chilometri dallo stadio di San Siro, dispone di 244 piazzole per tende e camper, nonché di sale da gioco, lavanderia e attrezzature sportive. Oltre al ristorante, il campeggio vanta un camper service completo, un servizio fax e collegamenti con la Fiera e il centro città.

    • Nuovo Rimessaggio
    Alzaia Naviglio Grande 198, Milano – Tel. 02 428101
    GPS: 45.444655, 9.13961
    www.nuovorimessaggio.it
    Comoda per raggiungere il centro di Milano, l’area di sosta per caravan e camper è nelle vicinanze della metro M2 Stazione Porta Genova. Nelle immediate vicinanze i famosi Navigli e il quartiere Tortona ricco di atelier di artisti e designer. Oltre a posti al coperto, presso la struttura si effettuano interventi di riparazioni meccaniche, cambio marmitte e altri servizi di manutenzione.

    • Caravan Expo Park
    Parco Esposizioni Novegro
    Via Novegro, Segrate (MI) – Tel. 02 70200022
    GPS: 45.471700, 9.275349
    www.parcoesposizioninovegro.it/news/novegro-per-expo-2015.html
    In occasione di Expo 2015, il Parco Esposizioni Novegro apre ai camperisti con piazzole attrezzate immerse nel verde. A disposizione un bar ristorante e servizio navetta fino alla metrò M2 Lambrate. La struttura dispone di bagni, carico-scarico acque, sorveglianza continua e servizio di assistenza completo.

    • Area Sosta Parcheggio Certosa di Pavia
    Viale della certosa, Certosa di Pavia (PV) – Tel. 0382.936913
    GPS: 45.256972, 9.141614
    Limitrofa alla Certosa di Pavia e a meno di un’ora da Milano, quest’area attrezzata può ospitare 30 veicoli ed è all’interno di un ampio parcheggio pubblico, illuminato di notte, con 2 stalli per carico/scarico e servizi igienici. Nelle vicinanze c’è la stazione ferroviaria che collega la Certosa a Milano in pochi minuti.

    Testo di Alessia Merati – maggio 2015

  • Le alte cime del Monte Disgrazia, del Pizzo Bernina e del Pizzo Scalino cingono in un abbraccio una vallata che sa di libertà, silenzio e voglia di stare bene. Un territorio perfetto per sciare e per passeggiare nella natura, siamo in Valmalenco

    Ti accoglie con le sue montagne, i laghi di origine glaciale, i sentieri e le piste da sci e con una cortesia che ti fa sentire come a casa, in qualunque momento. La Valmalenco è così: si apre nel cuore della Valtellina, a nord di Sondrio, come uno scrigno che custodisce all’interno scenari naturali incantevoli, villaggi dalle caratteristiche abitazioni in pietra, che creano un’atmosfera quasi da fiaba e una tradizione culinaria fatta di sapori forti e del rito dello stare a tavola insieme a godersi un bel piatto di polenta e di sella di capriolo accompagnati dall’immancabile vino rosso. Negli ultimi anni, l’intera zona ha vissuto un incredibile sviluppo turistico, senza però perdere quella naturalezza e quella dimensione a misura d’uomo che la contraddistinguono da sempre. Basti pensare che è sufficiente trascorrere qualche giorno in valle, andare a prendere per un paio di volte il caffè nello stesso bar per diventare una faccia conosciuta e sentirsi davvero uno del posto. L’intera valle si presta ad un turismo a “quattro stagioni”: in inverno, si presenta con gli oltre sessanta chilometri di piste dei comprensori dell’Alpe Palù e di Caspoggio, diventando meta imperdibile per gli appassionati di discesa, che possono contare su impianti moderni e piste sempre innevate. I bambini hanno a disposizione un parco giochi sulla neve e gli amanti della tavola un nuovissimo snow-park, dove cimentarsi in salti e acrobazie con lo snowboard. E chi preferisce lo sci di fondo, non ha che da scegliere tra i 17 chilometri di tracciato a 2.000 metri di quota, nella splendida conca del Lago Palù (ideale da percorrere anche a piedi, per una rilassante passeggiata in alta quota) e gli anelli di San Giuseppe (30 km) e di Lanzada (7 km). E quando, a primavera iniziata, la neve comincia a sciogliersi, la Valmalenco non perde il suo fascino, diventando un’oasi di sentieri e tracciati, differenti per grado di difficoltà, ma che ben sanno soddisfare la voglia di stare all’aria aperta, di avventura e di silenzio. E per chi semplicemente vuole prendersi una boccata d’aria lontano dalle città, vale la pena di fare tappa a Chiesa in Valmalenco o a Caspoggio e camminare nel piccolo centro, tra botteghe di prodotti tipici e ristorantini deliziosi. È sufficiente contare i camper in sosta nelle aree attrezzate della zona per capire che qui i turisti itineranti sono davvero benvoluti.

    Chiesa in Valmalenco
    A mille metri di quota, è il centro principale dell’omonima vallata: a circa mezz’ora in camper da Sondrio, è il punto di partenza ideale per raggiungere le piste da sci e scoprire il fascino di una natura incontaminata.

    Lasciate il camper nell’area attrezzata in località Vassalini, a pochi metri dalla funivia Snow-Eagle, la più grande d’Europa oppure fermatevi (è consentita anche la sosta notturna) nel parcheggio degli impianti. E prendete la funivia fino all’Alpe Palù: in questa stagione, c’è ancora possibilità di sciare. Arrivati in vetta, potete mettervi immediatamente gli sci ai piedi e percorrere la prima pista oppure, e se avete figli piccoli ve lo consigliamo, scendere a piedi con loro e farli divertire nel parco giochi per bambini o sulla pista da slittino. Se siete alle prime esperienze sulla neve potete contare su una validissima scuola di sci, con maestri preparati e assolutamente disponibili, e su un servizio di noleggio delle attrezzature. E poi godetevi le piste adatte sia ai principianti sia ai campioni. Ma se non siete sciatori qui avrete di che divertirvi. Scendete a piedi seguendo le indicazioni per il Lago Palù e fate una prima sosta al chioschetto di hot-dog del Campo Base: ottimi panini caldi (delizioso il Raglio, con bresaola d’asino e crema di zola), vin brulé, cioccolata, buona musica, tanta simpatia dei titolari e la possibilità di mettervi su una sdraio a godervi il sole. Dopo esservi rigenerati, perché la montagna, si sa, fa venire fame, proseguite in direzione del lago fino ad arrivare alla pista da fondo. E da lì raggiungete il Rifugio Palù, altro posto ideale per una sosta, e camminate poi lungo il tracciato che scorre tutto attorno al Lago Palù, ghiacciato e completamente ricoperto di neve: passeggerete per un’ora buona tra silenzio, cumuli di neve fresca e un paesaggio da fiaba. Lo stesso sentiero può essere percorso anche nella bella stagione, quando il lago vi conquisterà per il blu delle sue acque. Portatevi una coperta, stendetela a terra e fermatevi sulla sponda, tra i lievi pendii, per una pausa. Vi si aprirà il cuore, sul serio. E se amate camminare in montagna, segnatevi questo nome: Alta Via della Valmalenco, uno dei percorsi d’alta quota più belli dell’intero arco alpino. Oltre 110 chilometri da percorrere a piedi, tra gli 800 e i 3.000 metri di altitudine, attraversando boschi e alti pascoli, fino a raggiungere le colate dei ghiacciai del Monte Disgrazia, del Pizzo Bernina e del Pizzo Scalino. L’Alta Via è articolata in otto tappe giornaliere e tocca ben quindici rifugi, snodandosi su sentieri ben segnalati. Tornati a Chiesa paese, fatevi una passeggiata lungo la via Roma, raggiungibile a piedi dal parcheggio della funivia. Fate tappa alla rosticceria “Di cotte e di crude”, al civico 156, per una scorta di specialità tipiche da asporto: manfrigole e pizzoccheri giusto per citarne un paio. E non fatevi mancare il pane di segale del panificio Lenatti di via degli Alpini 10: servito caldo, è eccezionale. La frazione di Chiareggio si trova a 1.612 metri d’altezza. È difficile decidere se raggiungerla in estate o in inverno, tanto è carina: nella bella stagione, camminate lungo il torrente Mallero e addentratevi nelle pinete di larici e mughi. Per una giornata davvero insolita, raggiungete il Parco delle Marmotte: un ampio spazio senza alberi, che sembra essere costellato di “buchi”. Si tratta delle tane di questi animali, che oggi si sono abituati alla presenza delle persone, tanto da spingersi a prendere il cibo dalle mani dei visitatori. Lì vicino, c’è anche il Parco Geologico. Tra gli altri itinerari possibili, potete raggiungere Pian del Lupo e Forbesina. Da lì, attraversando un bosco di larici, dove non è escluso avvistare qualche animale selvatico, raggiungete il terrazzo dell’Alpe Sentieri (2.031 mt) con uno splendido panorama sulle cime del Val Sissone. E da qui, salite fino all’Alpe Zocca (2.198 mt) per raggiungere il Sentiero Glaciologico, le cui stazioni documentano l’evoluzione del ghiacciaio del Ventina. In alternativa, percorrete il cosiddetto “Sentiero dei fiori”: da Chiareggio fino all’Alpe dell’Oro, da dove inizia la traversata che conduce alla Val Nevasco, dove si possono notare numerose varietà di flora selvatica. Con una camminata di quattro ore e mezzo, attraverserete i pascoli fino agli alpeggi, per ritornare poi a Chiareggio. Qui fermatevi al ristorante Gembro, in località Pian del Lupo: se c’è ancora le neve, vi verranno a prendere con il gatto delle nevi o la motoslitta, giusto per far salire un po’ l’adrenalina prima di mettervi a tavola. A gestione familiare, è un vero paradiso per gli amanti della buona cucina, dove assaggiare i piatti tipici della valle.

    Caspoggio
    Fascino antico, quiete e un’atmosfera incantata.

    Camminando per gli stretti vicoli di Caspoggio, vi sembrerà di tornare indietro nel tempo. Saranno forse le sculture in legno, posizionate fuori dalle abitazioni e a valle, all’imbocco della strada che vi porta in paese, sotto il cartello di benvenuto. Animali scolpiti, che in inverno vengono addobbati con fiocchi e lucine: quando li sfiori con la mano, ti sembra di vedere gli artigiani che lavorano il legno con una passione che si ritrova solo nei vecchi mestieri. E poi i muri di pietra, che sanno di storia, con i portoni in legno delle case, alcuni così piccoli che per entrarci devi curvare la schiena. Dentro nascondono ambienti accoglienti, caldi anche quando la stufa a legna è spenta. Vi piacerà per questo la Vecchia Osteria di via Dioli 3: ottime pizze, affettati tipici e abbondanti, prezzi onesti e il signor Orazio sempre pronto a fare due chiacchiere. Caspoggio rappresenta anche il secondo polo sciistico della Valmalenco, il cui carosello è opposto rispetto a quello dell’Alpe Palù. Vi si trovano piste per principianti e per famiglie, con naturalmente tracciati a disposizione anche dei più bravi sugli sci. La Vanoni è una delle più belle discese libere della Valtellina, da anni scenario di competizioni anche di respiro internazionale. Qui siete a quota 1.150 metri: un’altitudine che consente, anche nella bella stagione, di fare belle passeggiate a contatto con la natura.

    Lanzada e Spriana
    Pittoresche, quasi da cartolina: località nel cuore della Valmalenco, a cui si aggiunge anche Torre Santa Maria.

    Sono tutte da scoprire, in grado di farvi emozionare. Lanzada è l’ultima località situata sulla via del Bernina e dello Scalino: 17 chilometri di piste da fondo la rendono un vero paradiso per gli amanti di questa disciplina sportiva, a cui si affiancano anche il pattinaggio sul ghiaccio e lo sci d’alpinismo. E nella bella stagione, mettete gli scarponcini da trekking ai piedi e andate alla scoperta di questo bellissimo territorio, circondato dalle vette maestose del Pizzo Scalino e del Pizzo Bernina. A quota 772 metri si trova l’abitato di Torre Santa Maria, località frequentata soprattutto nella bella stagione: gli appassionati di escursionismo la considerano infatti un punto di partenza ideale per risalire il gruppo del Disgrazia dalla parete Sud. Più in basso, a quota 754 metri sul livello del mare, si trova invece Spriana: si tratta di un piccolo agglomerato di abitazioni tipiche, situato a poco più di 8 chilometri da Sondrio, oltre il ponte sul Mallero.

    DA VEDERE
    La Valmalenco si presta anche a itinerari tra arte e cultura. Uno dei più interessanti è quello che vi accompagna attraverso gli antichi borghi rurali dell’intera vallata, attraversando le località di Spriana, Torre Santa Maria, Caspoggio, Lanzada, Chiesa in Valmalenco con la frazione di Primolo. Pur essendo collegati tra loro, ogni itinerario è autonomo e richiede un tempo di percorrenza tra l’una e le quattro ore. Questo consente di programmare uno o più percorsi, ritornando ogni volta al punto di partenza. Si comincia da Scilironi, la frazione di Spriana, una delle località più singolari di tutta la valle: si presenta infatti come un gruppo di case costruite nel senso della massima pendenza su un’antica frana di massi. Le abitazioni, collegate tra loro da ripide gradinate intagliate nella pietra viva, sembrano a volte mimetizzarsi con la montagna, essendo appoggiate a enormi massi. Il più chiaro esempio di questa architettura è la chiesa della Madonna della Speranza, edificata su un enorme e scuro masso erratico nel centro di Spriana. Altrettanto caratteristici sono i borghi di Zarri, Cristini e Scaia, tutte frazioni di Torre Santa Maria, situate vicino al borgo di Melirolo, che venne abbandonato da tutti gli abitanti durante la peste del XVII secolo. Da vedere anche la chiesetta di Sant’Anna, nell’omonima frazione, risalente al 1719 e la cosiddetta “Truna” di Caspoggio: abitazioni disposte su due schiere, che formano un passaggio coperto lungo circa 25 metri. Merita sicuramente una visita Sondrio, che custodisce antichi palazzi nobiliari e monumenti di grande interesse. Si può partire da piazza Garibaldi, di origine ottocentesca, il cuore della città, da cui si diramano le stradine e i vicoli che attraversano la “Sondrio vecchia” e visitare quindi piazza Quadrivio e piazza Carbonera. Raggiungete anche l’antico Palazzo Sassi, oggi sede del Museo Valtellinese di Storia ed Arte: qui potete ammirare un’antica Stüa (termine che indica un soggiorno con pareti, pavimento e soffitto in legno intagliato) che risale al Settecento, dove è raccolta una ricca documentazione storica ed artistica sulla provincia di Sondrio dalla preistoria ai giorni nostri. Da visitare anche Palazzo Pretorio, al cui interno è custodita un’altra Stüa, che risale al XV secolo, decorata interamente con figure ad intarsio. Programmate anche una visita alla biblioteca storica di Villa Quadrio e, proprio all’ingresso della città, al Santuario della Madonna del Sassella, nell’omonima località. La struttura originale fu costruita nel 932, si dice a seguito dell’apparizione della Santa Vergine all’allora arciprete di Sondrio.

    COSA COMPRARE
    Fate ritorno a casa dopo aver fatto una bella scorta di specialità gastronomiche: si inizia dalla bresaola della Valtellina (www.bresaolavaltellina.it), fiore all’occhiello di tutta la valle, e si prosegue con il bitto e il casera, i formaggi tipici della zona (www.ctcb.it). Le gustosissime mele (www.melavi.it) e, per i più golosi, l’ottimo miele (www.apicoltori.so.it) completano la lista della spesa. Non può mancare una bottiglia di buon vino, essendo la Valtellina pregiata terra di nebbiolo: scegliete tra Sassella, Grumello, Inferno, Valgella, Maroggia e Valtellina Superiore Docg (www.vinivaltellina.com). E per cucinare dell’ottima carne, acquistate una pietra ollare: se ne trovano in ogni paese.

    SOSTA CAMPER
    La Valmalenco è un territorio ben disposto nei confronti dei camperisti: nel pieno rispetto delle norme del codice della strada, la sosta è consentita pressoché ovunque. Segnaliamo l’area attrezzata situata a Chiesa in Valmalenco, proprio all’ingresso del paese, arrivando da Sondrio: segnalata, si trova a un centinaio di metri dalla funivia Snow Eagle. È inoltre consentita la sosta, anche notturna, nel parcheggio della stessa funivia, vicino alle piscine comunali.

    INFORMAZIONI
    www.sondrioevalmalenco.it

  • Testo: Alessio Gabbi – Foto: D.R.

    Un viaggio tematico nella Repubblica Ceca a caccia di castelli, residenze rinascimentali nelle più belle città storiche, fortificazioni circondate da foreste avventurose, eventi e cultura, per una vacanza fuori dall’ordinario 

    Conoscere la Repubblica Ceca viaggiando di castello in castello. La Boemia e le altre regioni di questo straordinario paese sono percorse dalla Via delle Rocche. Questa strada tematica – istituita in Germania nel 1954, appena sgretolata la “cortina di ferro”- è stata fatta proseguire fino a Praga. A farla tutta sono oltre 1.000 chilometri di percorso che collegano centinaia di castelli, palazzi e fortezze. È senza dubbio uno dei più suggestivi itinerari turistici dell’Europa Centrale che da Mannheim conduce a Praga. In questo servizio abbiamo scelto di considerare solo il tratto Ceco: scopriamo questo paese migrando sulle orme di re, imperatori, vescovi, duchi, cavalieri per quattordici castelli e un monastero, tutti bellissimi, e che custodiscono la storia degli ultimi secoli di questa turbolenta area d’Europa.

    Cheb, città dell’intrigo
    Cheb è un’antica e preziosa città della Boemia orientale, testimone della più grave congiura della storia ceca ai danni di Albrecht von Wallenstein, che fu eliminato nel clima di sospetto presente presso la corte asburgica dell’imperatore Ferdinando II in una delle fasi più complicate della Guerra dei Trent’anni.

    I tanti monumenti ben conservati e l’atmosfera medievale del centro storico, fanno di Cheb una delle città più belle della Repubblica ceca. La storia della città è indissolubilmente legata alla figura di Albrecht da Wallenstein. Fu commerciante, politico e condottiero militare di successo diventando una delle figure più potenti dell’Europa di allora. Troppo potere, tanto da fare paura anche all’imperatore che lo fece uccidere in piazza come esecuzione esemplare perché sospettato di tramare un “golpe”. Questo avvenne nel 1634 della casa di Pachelbel, nella piazza di Cheb. In questa casa oggi potete ammirare la mostra sulla vita e la morte di quest’importante condottiero. Passeggiando per la piazza medievale di Cheb avrete di fronte agli occhi il simbolo della città, Špalícek, un pittoresco gruppo di case medievali borghesi risalenti al XIII secolo; nelle vicinanze le due alte torri campanarie della chiesa gotica di San Nicola. A pochi minuti a piedi si arriva al complesso del castello, vecchio di 800 anni. Si -potranno vedere ancora parte delle mura di cinta romaniche, con la Torre Nera e la cappella del castello (www.hrad-cheb.cz – sito in tedesco e ceco).

    Sokolov
    Fortezza protagonista nella Guerra dei trent’anni, oggi Sokolov ci appare come un’elegante palazzo nobiliare; le quattro torri agli angoli del quadrilatero ci raccontano però un’altra storia.

    I primi documenti nei quali si parla di Sokolov risalgono al 1279. Scavi archeologici hanno confermato che a quel tempo esisteva in effetti una roccaforte circondata da acqua e utilizzata come sede nobiliare. Una cortina muraria perimetrale proteggeva il palazzo residenziale di pianta rettangolare. La prima t-rasformazione -dell’edificio risale al 1480: la roccaforte diventa un castello di pianta rettangolare con quattro torri angolari, successivamente riutilizzato nella costruzione dell’attuale palazzo. Durante la Guerra dei trent’anni il castello di Sokolov contribuì alla difesa della città. Tra il 1800 e il 1805, l’illuminato conte Bedrich Nostic – Rieneck conferì al palazzo un’impronta classicista. Infine, gli antichi tetti delle torri del palazzo furono sostituiti dalle attuali strutture di forma conica. La storia insistette ancora su questo luogo negli anni 50 del 900 con le devastazioni e i furti da parte dell’esercito cecoslovacco. Finalmente negli anni 90 l’intelligente restauro che lo consegna oggi al visitatore con i musei che ospita (www.omks.cz – sito anche in inglese).

    Loket, il castello degli orrori
    Imponente e ben conservato, era frequentato da Carlo IV. A vederlo così, di colpo in tutta la sua imponenza, viene da pensare che se i muri potessero parlare restituirebbero le voci dei tanti che qui hanno sofferto.

    Qui si ritiravano a riposare ed era base per le battute di caccia del re di Boemia, nonché l’imperatore del Sacro Romano Impero, Carlo IV. Il castello deve il suo nome al luogo in cui il fiume Ohre crea un grazioso meandro a forma di gomito (“loket” vuol dire “gomito” in italiano). Chissà perché Carlo IV amasse così tanto questo luogo, di sicuro non per i ricordi dei mesi di prigionia nel quale quì lo costrinse il padre Giovanni di Lussemburgo… Storie d’altri tempi, ma ancora ben vivibili quando la visita guidata accompagnata da effetti audio arriva nelle stanze dove si torturavano i prigionieri… Roba da far accapponare la pelle. Ci rifaremo il sorriso con la graziosa esposizione di porcellana, una collezione di bottoni e l’affresco romantico quattrocentesco raffigurante il panorama del castello e del suo giardino con frutteto, fiori e uccellini svolazzanti…

    Becov nad Teplou e il suo tesoro
    Degno delle migliori storie di spionaggio, ecco risolto il mistero del reliquario di San Mauro.

    Provate a immaginare la scena: 4 novembre del 1985, la -neve che scende crea la solita magica atmosfera intorno al castello di Becov nad Teplou. All’improvviso il silenzio è rotto dall’arrivo di numerose auto della polizia, scendono gli agenti, aprono i bagagliai e cominciano ad estrarre un metal detector dell’esercito, pale e picconi… Ma cosa sta succedendo? La fase conclusiva di un affascinante giallo senza delitto. Da lì a poche ore gli agenti ritrovano il reliquario di San Mauro, un tesoro, di un valore paragonabile solamente a quello dei gioielli della corona custoditi nella Cattedrale di San Vito, nel castello di Praga. Le indagini iniziarono un anno prima: all’ambasciata ceca di Vienna si presenta un uomo d’affari americano con una strana proposta: 250mila dollari in cambio di un oggetto storico di grande valore, ma non disse né di cosa si trattava né dove fosse… Unica informazione, l’oggetto fu nascosto alla fine della seconda guerra mondiale a circa 150 km da Norimberga… Non era cosa per la Cecoslovacchia, allora governata dal generale Wojciech Jaruzelski. L’ordine dato agli investigatori era di quelli da far tremare i polsi: cercate questo tesoro ma non sappiamo né cosa sia, né dove si trovi… Le indagini si concentrarono su castelli e monasteri e dopo un anno (cercando anche di strappare indizi all’americano con false promesse) si arrivò a Becov nad Teplou, dove il castellano si ricordò di aver incontrato l’erede -degli ultimi signori del castello, che dopo la seconda guerra mondiale dovettero abbandonare i possedimenti di Becov perché collaborazionisti con i nazisti. “Ci fu allora chiaro che, sebbene non sapessimo che cosa, sapevamo almeno dove cercarlo” ricorda uno degli investigatori dell’epoca. Alla fine trovano sotto il pavimento della cappella del castello di Becov nad Teplou un tesoro: uno scrigno d’oro per custodire le reliquie di San Mauro risalente al tredicesimo secolo. Il reliquiario è un cimelio di valore inestimabile, uno degli esempi più belli di lavoro orafo medievale; dopo i gioielli dell’incoronazione il cimelio più prezioso della Repubblica ceca. Il reliquiario, come anche i particolari della sua storia, li troverete proprio al castello di Becov.

    Svihov
    Quello di Švihov è un bellissimo e raro esempio di castello sull’acqua costruito per un ricco signore vanitoso e inebriato dal proprio potere, Puta Švihovský di Rýzmberk.

    Ad ascoltare le leggende, l’eccentrico signore che volle questo castello era una vera carogna: superbo e sadico si dilettava a maltrattare i suoi sudditi e gli artigiani che lavoravano per lui e possiamo solo immaginare che razza di atmosfera si doveva respirare tra i cortigiani e i domestici. La giustizia popolare arrivò anche qui però, o -almeno a sentire le leggende che si tramandano, fu il diavolo in persona che si scomodò per portarselo via. Le prove? Ci sono eccome, sempre a detta di chi sostiene questa leggenda: come si spiega quello strano buco presente sul soffitto della sua camera da letto che non c’è modo di murare? Andate a scoprirlo voi stessi. Ma la cosa che rende unico questo castello è il sistema idraulico che lo protegge: in caso di pericolo si possono allagare in un attimo le vicinanze del castello (compreso il suo cortile interno) e con la stessa velocità si possono svuotare senza danni per la struttura. È considerato l’ultimo vero e proprio castello in Boemia. Successivamente alla sua costruzione vennero edificate solo ville. La visita agli interni, ma anche alle parti del castello destinati al duro lavoro del personale, è un esempio che illustra la vita dei sudditi e della nobiltà nel XVI° secolo (www.hradsvihov.cz – anche in inglese e francese).

    Horovice
    Gli antichi cechi utilizzavano un metodo originale per risolvere le controversie politiche: buttare gli ufficiali impopolari fuori dalle finestre del Castello di Praga.

    Uno di questi disgraziati, governatore crudele, Jaroslav Borita di Martiniz, sopravvisse per miracolo, mentre il proprietario della villa di Horovice, Jan Litvín di Rícany, che gli aveva sbattuto la porta in faccia, fece una brutta fine. Non solo perse la sua residenza nobiliare, che come un confiscato sarebbe aggiudicata ai Martiniz, ma con essa anche tutti i suoi ulteriori beni. L’evento anticipò la Guerra dei trent’anni. Perché visitarla: subito dopo la seconda guerra mondiale la villa, già all’epoca espropriata dallo stato, fu saccheggiata dall’armata rossa stabilitasi qui temporaneamente. Dopodiché la struttura, completamente devastata, fu utilizzata da chiunque, finché non fu chiusa perché pericolante. Nel corso degli ultimi 25 anni la residenza nobiliare ha subito un’incredibile trasformazione che le ha restituito lo splendore e la gloria dei tempi passati. Le camere sono state di nuovo arredate per documentare la ricca storia della villa e le vita privata dei suoi proprietari nobili. La mostra, allestita in una parte dei saloni del palazzo, documenta con quali giochi e giocatoli si divertivano i piccoli aristocratici. Non mancano le marionette e le quinte panoramiche.

    Krivoklàt
    Il castello fantastico come l’abbiamo visto nei libri di favole, esiste davvero.

    Si chiama Krivoklát ed è uno dei palazzi più antichi della Boemia. Il suo nome lo deve probabilmente alle fondamenta storte (krivý vuol dire storto). Il castello monumentale, nascosto in mezzo alle foreste profonde, all’epoca luoghi di caccia, fu residenza rappresentativa dei Re di Boemia. La parte più preziosa del castello, con un’imponente torre rotonda, è la Sala regale, la sala più grande della Boemia dopo quella di Vladislao al Castello di Praga. La biblioteca dei Fürstenberg colpisce i visitatori con quasi trentamila volumi. Si dice che in una delle torri, Huderka, fu imprigionato il famoso -alchimista Edward Kelly, il cui tentativo di fuga senza successo finì con una gamba rotta. Nella grande torre potrete esplorare le vaste collezioni di caccia. Il castello è la location suggestiva di molti eventi culturali e mercatini d’artigianato tradizionale. La residenza regale fu costruita nel ‘200 come un punto d’appoggio della dinastia dei Premislidi. Più avanti, fungeva anche da carcere statale. Per tre anni vi fu recluso l’alchimista della corte dell’imperatore Rodolfo II, Edward Kelley, per scontare la pena inflittagli per l’omicidio di un ufficiale imperiale nel duello proibito. La sua posizione magnifica, tra boschi pieni di animali da caccia, lo rese ricercato da molti sovrani boemi. L’unica stanza a conservare l’arredo originario è la cappella gotica con un altare riccamente decorato con intagli. Le orme dei sovrani boemi e lo sfarzo del loro stile di vita sono visibili ad ogni passo. L’aspetto attuale del palazzo arcivescovile è dovuto anche al lavoro degli addetti alla tutela dei monumenti storici che cercano con molto successo di restituire agli interni i pezzi delle collezioni portate via con il tempo.

    Ruderi romantici di antichi palazzi e personaggi illustri
    L’architettura del gotico culminante è rappresentata dal rudere Krakovec, l’ultimo rifugio dell’eretico Jan Hus dopo la sua espulsione da Praga. 

    Il castello di Tocník, distante pochi metri dal castello di Žebrák distrutto da un incendio, incanta i suoi visitatori con il suo sapiente sistema di edifici con sale di rappresentanza e camere destinate all’uso personale e sicurezza del Re.  Inoltre vi invitiamo nella masseria di Hamous per vedere una tipica struttura popolare in legno con le stalle in muratura. Lì potrete conoscere il modo di lavoro, tradizioni, artigianato e costumi di questa terra. Il Palazzo barocco di Lány, -residenza ufficiale dei presidenti della Repubblica ceca, è situato in mezzo ai boschi -attorno a Krivoklát. Il palazzo è accessibile al pubblico soltanto in occasione della commemorazione della nascita e scomparsa di T. G. Masaryk, il primo presidente cecoslovacco, mentre il parco che la circonda è accessibile tutto l’anno. La regione turistica di Rakovnicko offre anche una straordinaria emozione gastronomica, come la visita al Birrificio regale di Krušovice, con le dimostrazioni della produzione e degustazioni dell’ottima birra ceca. Le zone di “Krivoklátsko” e “Rakovnicko” sono una vera scoperta a 360 gradi: a cavallo, sul fiume, in bicicletta o a piedi; vi consigliamo di visitare il Carso Ceco e il castello di Karlštejn.

    Karlstejn
    Il castello di Karlštejn occupa tra i castelli boemi un posto eccezionale: è nato per volere dell’imperatore del Sacro Romano Impero e re ceco Carlo IV come luogo di custodia dei tesori reali, delle collezioni delle sante reliquie e dei gioielli dell’incoronazione.

    La suggestiva disposizione dei singoli palazzi che costituiscono il castello – dal borgo sottostante fino ai palazzi dell’imperatore e alle torri che si ergono maestose sopra di essi – colpirà ogni visitatore per la sua ingegnosità. Il castello, terminato nel 1365, oltre dalla bellissima decorazione è caratterizzato dalla disposizione graduale a seconda dell’importanza delle singole strutture. In basso vi troverete il borgo sotto il castello con il Burgraviato e un pozzo molto originale; sopra si estende il palazzo dell’imperatore, a due piani, con le relative camere da letto del re e della corte. L’altro piano include la Torre mariana con gli oratori, mentre la Torre maggiore, che doveva custodire il tesoro regale di Boemia, è situata in cima. Salite in alto per vedere l’oro e le pietre preziose! Nella cappella della Santa Croce, situata in cima alla Torre alta, ammirerete con stupore i quadri del Maestro Teodorico. La cappella era talmente rispettata dall’imperatore Carlo IV che ci entrava scalzo, a testa bassa, e all’entrata fece mettere tre porte di ferro corredate da nove serrature. Per decorarla gli autori si ispirarono alla descrizione della Gerusalemme celeste nella Rivelazione. La Cappella fungeva da luogo di custodia dei gioielli dell’incoronazione e della collezione delle reliquie dei Santi. Tra le curiosità un pozzo profondo 80 metri, dal quale l’acqua veniva pompata camminando all’interno di una grande ruota. Venite a vedere il castello più visitato della Repubblica ceca per scoprire i tesori che conserva da secoli!

    Castello di Praga
    È il più grande castello del mondo! Per i suoi palazzi, cortili, musei e giardini potrete girare una settimana intera ammirando le bellezze della storia millenaria della residenza dei re di Boemia, imperatori e presidenti dello Stato.

    Tutta la sua area è dominata dalla monumentale cattedrale gotica di San Vito, fra le più belle d’Europa. Scoprite i segreti di questo simbolo della Repubblica ceca che rende Praga una delle città più belle al mondo. La visita al Castello di Praga non sarebbe completa senza la fermata nel Vicolo d’oro. Questa piccola viuzza aggrappata alle mura vi colpirà con la sua dolcezza pittoresca. La leggenda narra che le minuscole casette erano popolate da alchimisti al servizio dell’imperatore Rodolfo II, impegnati nella ricerca del mitico elisir della giovinezza o della pietra filosofale. Non dovreste dimenticarvi di visitare in particolare la casetta n. 22 in cui, per un certo periodo, visse il famoso scrittore praghese Franz Kafka. Il Castello di Praga sembra essere una dispensa di stili architettonici. Nell’arco di poche ore potete vedere la romanica basilica di San Giorgio con i suoi interni mistici, il gotico Palazzo reale, i vasti cortili barocchi, la rinascimentale residenza estiva della regina Anna e la super moderna serra nei giardini reali. Insomma, c’è qualcosa per ogni gusto.

    Un regno nel regno: la regione di Vysocina
    Il patrimonio di castelli e fortezze della Vysocina, sugli altipiani moravi, varrebbe da solo un viaggio.

    Questo territorio strategico e bellissimo di dolci alture e folti boschi, di terre fertili e miniere d’argento, è stato sempre assai ambito. Ecco perché fin dai tempi antichi fu solcato da importanti vie di comunicazione e strade commerciali e costellato di fortificazioni difensive e regali castelli. Tra questi, quello duecentesco di Ledec nad Sazavou, poi riedificato in stile rinascimentale e barocco; quello di Lipnice nad Sazavou, tra i più imponenti esemplari del territorio; le rovine medievali di Orlik u Humpolce, teatro ogni estate di feste e rievocazioni in costume; quello cinquecentesco di Trebic, edificato sui resti di un grande monastero benedettino del 1101 di cui conserva ancora la basilica; quello di Polna, più volte rimaneggiato e oggi armonica fusione di diversi stili architettonici, nonché prezioso scrigno di una significativa collezione di orologi storici e di un’antica farmacia. Il gioiello più prezioso e rinomato della regione è però certamente il castello di Telc, iscritto insieme al centro storico della città omonima nella Lista del Patrimonio Mondiale dell’Umanità dall’Unesco. Per trasformare l’originaria fortezza gotica dalle chiare funzioni difensive nello straordinario esempio di residenza rinascimentale che è oggi fu chiamato il nostro architetto Baldassarre Maggi, che si avvalse di maestranze del Nord Italia, dai muratori agli stuccatori. I richiami alle correnti venete e fiorentine sono evidenti anche nelle facciate dei palazzi sulla piazza triangolare adiacente il maniero, considerata tra le più belle della Repubblica Ceca e di tutta l’Europa centrale.

    Una lunga estate calda, da brividi
    Del fascino degli antichi castelli fa parte anche il loro lato oscuro: leggende di guerre ed episodi cruenti, ma soprattutto storie di invisibili e inafferrabili presenze…

    Insomma, vanno bene romantici incontri tra principi e principesse, balli mondani ed epiche avventure di cavalieri ma non dimentichiamoci spettri e fantasmi! Per le famiglie con bambini le ville e i castelli cechi hanno preparato una serie di “spaventosi” tour in notturna e tour con i fantasmi. La maggior parte dei castelli e delle ville sarà aperta nelle ore serali durante la Notte dei castelli, in calendario il 30 agosto. I visitatori avranno l’onore di incontrare spettri dispettosi, cavalieri coraggiosi e persino un seducente Casanova. Ogni fortezza, poi, svelerà i suoi misteri e racconterà dei suoi ospiti più noti: il segreto dell’alchimista Edward Kelly e un incontro con i pipistrelli vi attendono al castello di Kivoklát; la vita e l’opera del compositore Antonín Dvoák, nonché una degustazione di vini dei Lobkowitz, invece, al castello di Nelahozeves; mentre le visite notturne al castello di Kost saranno guidate niente meno che dal boia del luogo…

    Grandi feste a palazzo e a castello
    Ogni anno, con la bella stagione, sbocciano nei castelli e nelle ville della Repubblica Ceca occasioni imperdibili di festa, tradizione e cultura. L’anno scorso i visitatori nelle residenze storiche ceche sono stati ben 5,9 milioni.

    E sono destinati a crescere: l’estate 2014 promette di spalancare i portoni su iniziative e appuntamenti per tutti i gusti, dalle mostre alle rassegne gastronomiche, dalle rievocazioni storiche ai tour insoliti.
    Dalla capitale la novità più attesa: apre al pubblico straordinariamente anche la sera la Cattedrale di San Vito, capolavoro all’interno del complesso fortificato del Castello di Praga (visitato nel 2013 da 1,7 milioni di turisti), e soprattutto saranno accessibili anche le sale e i saloni dedicati agli atti cerimoniali, normalmente chiusi. E di cerimonie liturgiche ce ne saranno davvero tante, poiché quest’anno l’arcivescovado di Praga celebra i 670 anni dalla posa della prima pietra della Cattedrale di San Vito, San Venceslao e San Adalberto. Dal 6 al 22 giugno sarà visitabile la mostra “La cattedrale e i suoi santi”, con quadri di Josef Kalousek. Il 15 giugno, giorno di san Vito, la celebrazione del pellegrinaggio sarà officiata dal vescovo di Magdeburgo, Gerhard Feige.
    Il Castello di Lednice, con il parco e il magnifico giardino alla francese, per la nuova stagione ha preparato invece un percorso di visita incentrato sulle innovazioni tecniche dei secoli scorsi. Durante tutta l’estate si svolgeranno al castello vari eventi interessanti e gli amanti del vino apprezzeranno in particolare la gara internazionale di Eiswein (il raro e pregiatissimo vino del ghiaccio, di cui la Repubblica Ceca è produttrice) e vino passito che si terrà ad agosto.
    Il Castello di Ceský Krumlov, città-gioiello sotto l’egida UNESCO, ha allestito una nuova esposizione dei mezzi di trasporto. Tra i pezzi forti in mostra, la carrozza dell’imperatrice Maria Teresa. Ad attendere i visitatori nel giardino ci sarà come sempre il teatro girevole, che anche quest’anno ha preparato un ricco programma culturale. Quanto a celebrazioni storiche, l’appuntamento con cavalieri e spadaccini è alla fine di giugno, con la Festa della rosa a cinque petali: 650 figuranti in costume attraverseranno la città in uno scenografico corteo storico. Spettacolari fuochi d’artificio si alzeranno in cielo dai giardini meridionali del castello e non mancherà nemmeno il gioco degli scacchi viventi.  Non lontano da Praga, il Castello di Konopište commemora il 100mo anniversario dell’attentato al suo proprietario, Francesco Ferdinando d’Este, e dello scoppio, ad esso collegato, della prima guerra mondiale. Al Castello di Karlštejn a giugno apre una mostra di tappeti orientali provenienti da varie parti del mondo; al Castello di Krivoklát, uno dei più antichi di Cechia, oltre a numerosi eventi culturali, in agosto vanno in scena i lavori di intagliatori di tutto il mondo e la fiera dei produttori di birra. La residenza di Sychrov a fine agosto richiama appassionati di musica, danze e whisky scozzesi per la 14ma edizione dei Giochi delle Highland.

    SOSTA CAMPER
    Non molte le aree camper, numerosi e ben distribuiti invece i campeggi. Rispetto le mete indicate i parcheggi consentono spesso la sosta di tappa ai camperisti. Non si registrano problemi di micro criminalità.
    Sul sito web www.myczechrepublic.com, alla sezione alloggi troverete l’elenco completo dei campeggi regione per regione.
    • Pension Camp Prager, V Ladech 3 Praha 4 Šeberov, Praga – Tel. 0420-2-44912854
    Coordinate GPS 50°0’45’’ N, 14°30’42’’ E

     

  • Terra di contrasti, è da quattro millenni il crocevia di rotte e popoli. Affascinate e riservata, è un’isola che quando pensi di conoscerla a fondo ti svela nuove sfaccettature del suo carattere

    Trovare un posto sul traghetto non dovrebbe essere un problema: i collegamenti sono numerosissimi e i tempi di percorrenza di qualche ora possono toglierci dalla difficoltà nel cercare soluzioni open deck o di soggiorno in cabina. Prepariamoci un minimo però, perché la Corsica non è l’Italia (e forse non è nemmeno Francia fino in fondo) e ha regole ben precise. La prima delle quali è che la sosta libera con il camper non è apprezzata e l’esuberante carattere degli isolani ce lo fa notare se va bene con strombazzate di clacson nel cuore della notte. In compenso i campeggi costano meno rispetto i corrispondenti della vicina Sardegna e soprattutto, quasi senza eccezione, accolgono anche i camperisti di passaggio. Quì piccolo è bello: sono piccole le città, i campeggi, le strade… Se avete un camper piccolo tanto meglio: il gigantismo limita parecchio in questo senso. Se siete in coppia e avete al seguito una moto o uno scooter allora siete il target ideale: potrete fare base nei numerosi campeggi e addentrarvi nell’interno o raggiungere le spiagge più difficilmente conquistabili. Se amate la bicicletta, questa è la terra per eccellenza delle mountain bike, a patto di avere buone gambe e ottimi polmoni per affrontare i dislivelli dell’interno e della costa occidentale. Fatte queste premesse siete arrivati nel paradiso terrestre, o l’Ile de Beautè come la definiscono i francesi, una terra di contrasti, caratterizzata da ampie zone a macchia mediterranea, foreste lussureggianti, spiagge dal carattere subtropicale. E poi montagne selvagge il cui profilo innevato nelle giornate limpide invernali si vede fin dalla Liguria, e su questi monti torrenti, cascate, villaggi arroccati tutti da scoprire. Ma se lo scopo del viaggio è una rilassante vacanza al mare, non dovrete che scegliere il vostro angolo preferito lungo i circa mille chilometri di costa tra spiagge bianche, profondi golfi di roccia, cale, calette… In questo caso se avete il gommone portatelo…

    La meta è perfetta per trascorrere le nostre vacanze non lontano dall’Italia, soprattutto se si hanno solo due settimane di ferie.

    Immaginate strade sinuose che si aggrappano alla costa, valichi sulle montagne dell’interno che emozionano il viaggiatore e splendide spiagge bagnate da un mare sorprendente dove rilassarsi. Non è un sogno, è la Corsica, l’isola che c’è. Quarta isola del Mediterraneo, la Corsica ne emerge come una grande catena montuosa ricca di foreste. Circa un terzo del suo territorio è occupato da parchi naturali, e gran parte del litorale è ancora immune dall’invadenza, spesso venefica, dell’uomo. Alcune guide sconsigliano di girare l’isola in senso antiorario a causa della strada stretta, delle scarse protezioni e degli strapiombi. Noi abbiamo fatto l’esatto contrario con un van, ma seguendo il periplo dell’isola qualche manovra difficoltosa è semplicemente da mettere in conto.

    Ci siamo imbarcati a Livorno da dove, in quattro ore di navigazione, raggiungiamo Bastia. Puntiamo a nord, alla scoperta di Cap Corse, “il Dito”. Qui merita una visita la spiaggia del Tamarone, nei pressi di Macinaggio. Altro punto d’interesse è Tollare, adagiata sulla costa; meta poco conosciuta, offre pace e serenità lontano dal caos vacanziero. Scendendo lungo la D80 occidentale si succedono spiagge, torri genovesi e punti panoramici. La strada è un susseguirsi di curve, che molto spesso regalano ottime vedute e stupore. Sostiamo a Saint Florent, per una passeggiata tra viuzze, negozietti e ristoranti della Cittadella. Seguendo la D81 si arriva al villaggio di Casta, dove troviamo l’indicazione per una tra le più note spiagge Corse, ai margini del Desert des Agriates; Saleccia. La pista sterrata può essere percorsa a piedi in quattro ore, oppure con un veicolo in un’ora circa. Il suo stato dipende dalle annate. Noi l’abbiamo affrontata con un Ducato furgonato. A dire la verità il pezzo che ci ha messo più in difficoltà sono le prime decine di metri, quando si è costretti a passare a fianco a una siepe di arbusti che tendono a rigare tutto il rigabile. Dopo si tratta di destreggiarsi tra buche a sequenza continua. Chi ha uno sbalzo significativo non ha speranze. Ma il vero dramma sono le eventuali pozze piene d’acqua. Quanto siano profonde o cosa c’è sul fondo è un mistero che resta irrisolto finché non ci si entra. Intorno a voi – ripeto, se siete più larghi di due metri e più lunghi di sei lasciate perdere – si apre Desert des Agriates, l’unico in Europa, si estende per 35 km tra Cap Corse e la Balagne. Percorrerete 12 Km di guida immersi nel nulla e circondati da un panorama spettacolare, ne vale sicuramente la pena ma non aspettatevi il deserto africano, bensì di un’infinito territorio popolato da arbusti e da macchia mediterranea. C’è stato un periodo nel quale la Francia accarezzava l’idea di fare qui i suoi esperimenti con ordigni nucleari. Alla Saleccia c’è un campeggio estrermamente “basic”, popolato per lo più da tende e pick up con cellula che qui trovano il loro habitat naturale. La spiaggia della Saleccia mantiene la sua promessa sabbia chiarissima e mare cristallino. Si ritorna sulla D81 e, seguendo le indicazioni per Ponte Leccia, raggiungiamo Valle dell’Asco lungo il fiume Stranciacone; qui si trovano numerose gole e piscine naturali. Salendo si raggiunge Haute d’Asco a 1.450 metri. Il panorama è suggestivo: la vista verso l’alto punta ai 2.702 metri del monte Cinto, il tetto della Corsica.

    Tornati sulla D81 attraversiamo l’Ile Rousse, Algajola e Calvi.
    Deviando sulla D351 è possibile seguire il fiume Fango che, incastrato in un vero e proprio Canyon, regala al tramonto un vivido contrasto di colori: le rocce ocra si fondono col blu delle acque, offrendo al contempo calore e refrigerio. Continuiamo verso Les Calanques de Piana, guglie di granito rosso che si elevano sino a 400 metri d’altezza “arredando” una pista tortuosa ma perfetta. Ci sono qua e là piazzole per accostare, ma qui davvero le difficoltà d’incrocio non mancano.
    A questo punto non può certo mancare una sosta nella città di Napoleone Bonaparte: Ajaccio, capoluogo e centro amministrativo dell’isola. Il cuore della città è place Maréchal-Foch con al centro la fontana su cui domina la statua raffigurante il famoso Imperatore Francese. Nell’Hotel de Ville si trovano numerosi documenti e ritratti della famiglia Bonaparte, mentre a pochi passi dalla piazza si giunge a Rue St Charles, dove è possibile visitare la Maison Bonaparte, casa natale di Napoleone, dove tornò per pianificare la campagna d’Egitto. Di sera è gradevole passeggiare in piazza, tra le numerose bancarelle affollate dai turisti, oppure lungo il porticciolo, accompagnati dal rilassante sciabordio del mare che culla le imbarcazioni ormeggiate. Percorrendo la bellissima D111, chiamata Route des Sanguinaries, si può ammirare lo splendore delle Isole Sanguinarie. Formato da quattro isole, l’arcipelago si estende davanti al Golfo di Ajaccio. La loro particolarità sta nel tingersi di rosso al tramonto; uno spettacolo naturale che qui trova uno scenario tra i più belli d’Europa. Spostandoci verso sud percorriamo la D55 e poi la D157, toccando la città di Propriano. Scegliendo Porto Vecchio come “campo base” si ha la possibilità di visitare, nel volgere di pochi chilometri, le migliori località marine e montane, con annesso trekking, che la Corsica meridionale offre. La Cittadelle è racchiusa da mura a forma pentagonale, mentre all’esterno si trova la città moderna. La piazza centrale è dominata dalla chiesa di St Jean-Baptiste. Intorno all’edificio si articolano scalinate, piazzette e vicoli ricchi di ristoranti e locali, attrazioni perfette per i turisti.

    Le Cascate Piscia Di Gallo, raggiungibili seguendo le curve della D368, possono essere la prossima destinazione. Sistemato il camper nell’ampio parcheggio, riforniti di acqua e colazione al sacco, ci si può avviare sul sentiero. Il tempo di percorrenza è di circa un’ora e mezza, il dislivello da superare di 120 metri. Per la maggior parte del cammino si è esposti al sole, ma lungo il tragitto piacevoli piscine naturali, dall’acqua -quasi gelida, permettono di rinfrescarsi. Il sentiero diventa più impegnativo; si aggirano una serie di grandi massi fino alla discesa vera e propria alle cascate. La pendenza è notevole, ma la via ferrata permette di affrontarla in sicurezza. Con l’aumento dell’umidità le pietre possono risultare subdolamente viscide, facendo desistere i meno arditi; ma il panorama che troviamo al termine del cammino ricambia alla grande. Il nostro consiglio è quello di provarci comunque. Terminata l’escursione ritorniamo in sella per andarci a perdere tra le curve del Col de la Bavella a quota 1.200 metri.

    Bonifacio ci accoglie con i suoi suggestivi strapiombi. Dal punto più alto del belvedere, passeggiando tra le antiche mura a picco sul mare, è possibile ammirare le coste di roccia frastagliata alte fino a 60 metri che si tuffano direttamente nell’azzurro di quella porzione di mare che separa la Corsica dalla Sardegna. Bonifacio è tra le più affollate località turistiche dell’isola. Tra le spiagge della zona vanno sicuramente menzionate quelle di Piantarella e dello Sperone. Per gli amanti della natura incontaminata invece possiamo spendere il nome di Carataggio, chiamata anche Thahiti. L’ingresso alla spiaggia si trova sulla Route de Piccovaggia, sotto forma di sentiero percorribile a piedi in circa 45 minuti. L’arenile è veramente un paradiso; sabbia bianca finissima, mare azzurro limpido.

    Puntiamo ora verso il cuore dell’isola; Corte. Seguiamo la veloce N198 sulla costa est sino ad Aleria per puntare verso l’interno, raggiungendo la nostra destinazione dopo 50 chilometri. Qui vi accoglie un camping immerso nella valle, dove prevale il verde della macchia mediterranea e che può fare da campo base. Da Corte si può perlustrare la stupenda Valle della Restonica, caratterizzata da profonde gole dove l’omonimo fiume ha eroso la roccia creando, anche qui, incantevoli piscine naturali. Se avete un van potreste avventurarvi al Lac de Melo, lago di origine glaciale situato a 1.711 metri di altezza. Per raggiungerlo bisogna attraversare la foresta seguendo una strada sinuosa, guardata a vista dalle cime dei monti Corbaia e Rotondo. La carrozzabile termina e comincia il trekking, anche questo impegnativo; un paio d’ore di sgambata tra pietre e pendenze. Arrivare in cima, ammirare la quiete del lago e il volo di una moltitudine di corvi è davvero bello, quasi come aver compiuto un’impresa! Per gli amanti del trekking meno impegnativo, suggeriamo la visita alle Cascate des Anglais, verso Vizzavona. Il sentiero lo si percorre in trenta minuti; un cammino semplice e piacevole attraversa la foresta accompagnato dal fiume, con piccole cascatellele, e le solite ma sempre incantevoli piscine naturali. Di sera ci si può rilassare tra le vie di quella che era la capitale dell’isola, Corte. La Cittadelle, fortificata sull’estremità di uno sperone, si eleva al di sopra della città. Le caratteristiche viuzze conducono sino al belvedere, dove si apre un’incantevole vista panoramica. Per concludere il giro dell’isola lasciamo Corte dirigendoci verso nord, lungo la D18 fino a Ponte de Castirla. Da qui si sale verso la valle del Golo, la quale si restringe fino a formare un canyon lungo 17 chilometri scavato nel granito e chiamato Scala di Santa Regina. La gola lascia poi spazio alla piana di Calacuccia, stesa ai bordi del lago artificiale che alimenta la centrale elettrica di Castirla. Dalla D84, proseguendo poi sulla N197, si giunge a Ponte Leccia e, deviando sulla D5, si succedono i villaggi di Murato, Cinquerue e infine Biguglia. La strada è bellissima, immersa nel silenzio dei pascoli. Qui il tempo sembra essersi davvero fermato! Torniamo infine al punto di partenza, Bastia. A due passi dal porto c’è Place St Nicolas, ariosa e ombreggiata da palme: qui troneggia una statua del Bonaparte in abiti imperiali Romani. Da buoni turisti non resta, prima di imbarcarci, che acquistare souvenir nelle diverse boutique adiacenti.

    … con gli animali
    Le strutture che accettano animali sono espressamente indicate in catalogo con la dicitura “animali ammessi”. Gli animali, laddove ammessi, devono essere tassativamente in possesso di certificato antirabbica, passaporto (ai sensi della legge CE 2003/803/CE), microchip o tatuaggio al fine di essere identificabili. Sono assolutamente vietati: l’importazione di un gatto/cane di età inferiore ai tre mesi; l’importazione dei cani classificati (dalla legge 6 gennaio 1999) d’attacco (tipo: Pitbulls, Boerbulls e i cani appartenenti alla razza tosa). Ai sensi della stessa legge, i cani da guardia e da difesa personale (tipo: Straffordshire, Terrier americano, Rottweiler, ecc.) possono essere importati se in possesso di attestato di nascita, del libretto genealogico, devono indossare la museruola e essere tenuti a guinzaglio. Ricordiamo, infine, che gli animali non sono accettati nei ristoranti e nei locali comuni.

    LE TAPPE
    Tenete presente che le distanze chilometriche sono indicative, nel senso che i tempi di percorrenza su buona parte delle strade sono notevoli. Ricordiamo infine che questo percorso è stato fatto con un camper puro su furgone Ducato e non sempre ce la saremmo sentita di affrontare alcune di queste strade con un veicolo più largo e più lungo del nostro. In ogni caso anche senza una moto al seguito o un veicolo compatto, la Corsica è un’avventura che vale la pena provare almeno una volta nella vita.
    Bastia – St. Florent 130 km
    St. Florent – Valle dell’Asco – Calvi-Galeria 180 km
    Galeria-Manso – Piana – Ajaccio 150 km
    Ajaccio – Propriano-Bonifacio – Porto Vecchio 160 km
    Porto Vecchio – Zonza – Ghisoni – Corte 170 km
    Corte – Ponte Leccia – Bastia 120

    DOVE ANDARE IN BREVE
    • Cap Corse: il “Dito”, come viene denominato Capo Corso, è un promontorio montuoso esteso in direzione nord sul mare per circa 40 chilometri. Lo costeggia una strada panoramica costruita ai tempi di Napoleone III che segue la costa frastagliata. Lungo il percorso si accede a pittoresche spiagge di sabbia o sassi, i villaggi nati in punti strategici per la difesa dagli attacchi dal mare. I fondali rocciosi e il mare limpido e molto pescoso sono apprezzati da chi ama le immersioni. La costa orientale scende dolcemente verso il mare; lungo la costa occidentale, invece, la montagna scende a strapiombo e i centri abitati come Nonza e Pina sono arroccati sulle montagne.

    Costa Occidentale:
    • Saint Florent: fondata dai genovesi, sorge in fondo al golfo che porta lo stesso nome. Del XV secolo la sua antica struttura con le piccole case di pescatori a pelo d’acqua. Dall’animata piazza de Portes si diramano i vicoletti con gli immancabili negozietti di souvenirs e boutique dove un tempo c’erano le botteghe artigianali. Qui si ritrova il bel mondo degli yachts.
    • Calvi / Ile Rousse: la regione della Balagne viene chiamata il giardino della Corsica per la presenza di olivi, cedri, aranci, mandorli e viti. Calvi è su una stupenda baia, sicuramente una delle località marine più belle della Corsica, formata da una città alta, con la cittadella e un antico bastione genovese, e la città bassa con la marina. Ile Rousse è una ricca stazione balneare con belle spiagge animate già dalla primavera grazie a un microclima particolarmente favorevole. La sua storia affonda al tempo degli insediamenti romani sull’isola.
    • Porto: un tratto di costa di 80 chilometri, il più straordinario di tutta l’isola. Il tratto più famoso è quello dei Calanche, che dominano il Golfo di Porto: il blu intenso del mare, la luce irreale, la gamma dei colori arancio e rosa del granito, il profilo maestoso delle creste, le rocce erose che assumono forme di fantasia, di animali e piante e perfino di un monaco con il saio…

    Costa Sud-Ovest
    • Ajaccio / Porticcio: il Golfo di Ajaccio, il più bello della Corsica, è un arco perfetto lambito da un mare di un azzurro intenso. Al centro del golfo la bianca Ajaccio, la città di Napoleone. Dalla città verso nord dodici chilometri di baie e calette con sabbia caraibica fino alle splendide isole sanguinarie che chiudono il golfo a nord. Andando verso sud c’è Porticcio, una delle località più esclusive della costa. Le spiagge di Isolella, Ruppione, Spiaggia d’Argento, Agosta e Portigliolo costituiscono vere meraviglie paesaggistiche ambientali.
    • Bonifacio: città medioevale ben conservata, è isolata dal resto dell’isola da un ampio e arido pianoro calcareo. Bonifacio è famosa per le sue splendide scogliere bianche, alte più di 60 metri. La città è sulla cima di uno stretto promontorio. Stupendo il porticciolo.

    Costa Orientale
    • Portovecchio: è la città più rinomata della Corsica con il suo mare pulitissimo e le sue spiagge di fine sabbia bianca, come a Palombaggio, orlata da bellissimi pini marittimi e incorniciata da rocce rosse, o Santa Giulia, con sabbia bianchissima, mare turchese e ampie baie suggestive. A pochi chilometri a nord da Portovecchio si susseguono piccole insenature perfette per le immersioni e ampie baie caraibiche di sabbia bianca come San Cipriano, Cala Rossa, Pinarello, Faueta, Tarco, Favone, Cannella e Rondinara.
    • Ghinonaccia / Folelli: sono località balneari sempre più richieste per le loro lunghe spiagge orlate di pini marittimi e mete ideali per famiglie con bambini. Molti i campeggi e qui davvero i camper non fanno fatica a circolare!

    DA GUSTARE
    La cucina corsa è un mix di tradizioni francesi e italiane, in particolare con le specialità derivate dalla cucina ligure e toscana. La qualità di ciò che mangerete dipende molto dal ristoratore. Per la nostra esperienza nei ristoranti turistici, a parte le solite mega insalate alla francese, non abbiamo ricordi particolarmente rilevati, se non a volte nel prezzo un po’ esoso o per la peggiore pizza mai mangiata in vita nostra (ma i colpevoli siamo noi per esserne stati tentati). Diverso è il discorso nell’entroterra, magari in qualche “agriturismo”. Qui la carne è onnipresente, a partire da una notevole batteria nel reparto salumeria; in particolare sono pregevoli i salumi ottenuti da suini e cinghiali bradi, alimentati con cibi naturali: provate la coppa, il “figatellu”, il prosciutto, il “lonzu” e il salame. Notevole anche il piatto dei formaggi. Sulla costa, se non si bada a spese, si mangia dell’ottimo pesce: interessante la murena grigliata, le sarde farcite, oltre alle solite grigliate miste. Tra i dolci assaggiate i canistrelli, il fiadone, il pastizzu e le imbrocciate. Buoni i vini, per altro si trovano per strada cantine che vendono eccellente vino sfuso a buon mercato: lo sciacarello, il barbarossa e il nielluccio, Buone anche le birre, in particolare a noi è piaciuta la Pietra, aromatizzata alla castagna.

    SOSTA CAMPER
    Sosta libera sconsigliata, piuttosto cercate parcheggi a pagamento. Ma i campeggi sono la soluzione migliore e hanno tariffe inferiori rispetto quelli italiani. Per pianificare o cercare il campeggio più utile al vostro pernottamento vi consigliamo il sito www.campingcorse.com, disponibile anche come app sull’ Applestore. Fuori stagione ovviamente è tutto più semplice e anche la sosta libera è maggiormente tollerata.

  • Il capoluogo trentino offre al visitatore lo scrigno d’arte e architettura che è il suo centro e uno dei più affascinanti e moderni musei di scienze naturali presenti in Italia. Un’attrazione per grandi e piccini 

    Testo: Marco Fasola – Foto: Museo della Scienza di Trento

    Questa volta vogliamo proporvi qualcosa di diverso, un itinerario che non parte dal monumento più conosciuto o dalla piazza più bella… Mescoliamo le carte e creiamo un percorso al contrario, un modo alternativo per visitare una città. Come si può trasformare la classica gita fuori porta in un fine settimana dal sapore particolare? Tutto è possibile, bastano pochi ingredienti: un team di professionisti della cultura abbastanza lungimirante da creare un’opportunità da una parte, un pizzico di fantasia e la voglia di conoscere dall’altra. Iniziamo col dire che per la prima volta da quando abbiamo scelto per il tempo libero il veicolo ricreazionale come nostro modus vivendi non trascorreremo la notte del venerdì nell’accomodante e pluritestato letto del camper, ma se non lì dove? In albergo no di certo! Sistemato il mezzo nei pressi del nuovo complesso museale, consumata la cena e preparato lo zaino con l’occorrente per la notte compresi i sacchi a pelo, in pochi passi eccoci davanti all’ingresso del Muse, l’avvenieristico museo della scienza di Trento, dalla struttura moderna e slanciata. Aperto da pochi mesi conta all’attivo già più di 400.000 visitatori, un buon esempio di quell’Italia della cultura che funziona e che se ben sfruttata potrebbe ridare preziosa linfa vitale al nostro Paese.

    Tra i vari eventi proposti dall’organizzazione abbiamo deciso di partecipare alla “nanna al museo”, un vero toccasana per l’unione delle famiglie con bambini tra i 5 e 12 anni. La nostra serata magica inizia alle ore 20, orario fissato per il ritrovo con successiva suddivisione in gruppi. L’ausilio di una guida, e prende il via la visita particolare di alcune sezioni della galleria, compresa la serra in versione notturna, allietata da spettacoli e attività didattiche che intrattengono i visitatori fino allo scoccare della mezzanotte, quando una fiaba si accinge a darci la buona notte tra animali imbalsamati, acquari e scheletri di dinosauri e balene: un’esperienza entusiasmante per i piccoli e piacevole per gli adulti. La sveglia del sabato mattina è di buon’ora, qualche minuto per ricomporsi da una notte non proprio confortevole, una buona colazione e il programma prosegue con un’interessante dimostrazione sugli effetti dell’azoto liquido che arricchiscono il nostro bagaglio scientifico. Una scenetta per i saluti e l’evento organizzato giunge a termine. Nella quota di partecipazione è inclusa la visita libera e più approfondita della struttura, usufruibile per l’intera giornata del sabato. Il museo della scienza è disposto su sette livelli, al piano -1, oltre ad uno spazio dedicato alle mostre temporanee, troviamo “tracce della vita”, “dna il piccolo grande segreto della vita”e la ricostruzione di una foresta pluviale afromontana dal clima caldo e umido. Il piano 0, dove sono collocati l’ingresso, il caffè e lo shop, è dedicato alla scoperta dei sensi e alla scienza interattiva. Illusioni ottiche ed esperimenti in versione giocattolo vi intratterranno a lungo. Il primo livello è dedicato alla preistoria alpina, con impressionanti e tanto perfette riproduzioni in cera dei nostri antenati, ad una sezione sulla ricerca, la sostenibilità e l’innovazione. Stampanti in 3D e tanto altro, numerosi workshop e dimostrazioni per le quali è indispensabile la prenotazione, vengono organizzati sistematicamente durante l’anno.

    Una rampa di scale ci porta alla conoscenza del territorio, la geologia, le risorse e i rischi ambientali dovuti alla natura, ma anche alla talvolta sconsiderata mano dell’uomo, evento ben riprodotto da un plastico che rappresenta un paese costruito a ridosso di una diga. Al terzo piano l’area dedicata alle biodiversità alpine e al cambio delle stagioni, una discovery room vi permetterà di conoscere il bosco attraverso i sensi del tatto e dell’olfatto.
    Nell’ultimo livello prima della terrazza panoramica trovano spazio le sezioni sul clima e gli organismi viventi, con tanto di lingua di ghiaccio, l’esplorazione e la ricerca.
    Dal giardino del museo, tramite un sottopasso ferroviario, si raggiunge il centro città in soli dieci minuti a piedi, dove dopo una giornata intensa è quasi d’obbligo sedersi a gustare una cena tipica trentina accompagnata da un buon boccale di birra, magari presso la storica birreria Forst di via Oss Mazzurana.

    Una sana dormita, questa volta nel letto del camper, è quello che ci vuole per recuperare il sonno perso la notte precedente e prepararsi alla visita della Trento in versione classica, quella famosa per il Concilio che tra il 1545 e il 1563 la rese quasi una capitale della cristianità, quella del castello del Buonconsiglio e di piazza del Duomo. Ed è proprio da qua, l’attuale “salotto” della città moderna un tempo utilizzata come mercato, che iniziamo la scoperta del nucleo storico che in epoca romana portava il nome di -Tridentum. Per apprezzarne i particolari più interessanti occorre recarsi nei pressi della fontana di Nettuno (1767-1769) e guardarsi attorno con calma, senza fretta, così come non hanno fretta i ritmi cittadini che scorrono apparentemente tranquilli e rilassati. L’affascinate Casa Rella, i cui portici sono sovrastati da un edificio interamente affrescato. Il medioevale Palazzo Pretorio, che ospita le collezioni del museo Diocesiano Tridentino contenente dipinti raffiguranti le fasi del Concilio con annessa svettante Torre Civica e naturalmente il Duomo, imponente edificio romanico eretto su un’area in cui in origine vi era un antico tempio dedicato a San Viglio. Sede di diverse sessioni del Concilio stesso, i lavori per la messa in opera della cattedrale sono da collocare nel XIII secolo, anche se fu completata solamente nel 1515.

    Tenendo come meta finale il castello, si imbocca via Belenzani passeggiando in mezzo a case di tutto rispetto come il Palazzo Geremia al civico 20, splendido esempio gotico-rinascimentale costruito sul finire del XV secolo che oggi ospita il primo cittadino oltre a numerosi eventi culturali. Incrociamo via Roma dove troviamo il Palazzo Quetta Alberti Colico, che prende il nome dagli omonimi conti, residenza gentilizia con la facciata adornata di affreschi cinquecenteschi. Al fianco della chiesa di San Francesco Saverio, al numero 55 di via Roma, troviamo il complesso dei gesuiti oggi trasformato in biblioteca comunale e archivio storico. Proseguendo per via Manci, la casa della SAT (Società Alpinista Tridentina) è un museo che contiene documenti e immagini dei primi rifugi alpini, nonché la biblioteca della montagna. Dopo una gradevole camminata in mezzo ad edifici ottimamente conservati si giunge al Castello del Buonconsiglio, che può essere considerato un simbolo di Trento. Nonostante sia il più vasto complesso monumentale della regione ostenta anche dall’esterno una certa eleganza. Sorto in posizione leggermente più elevata rispetto all’abitato, la cinta muraria racchiude elementi di differenti epoche storiche. Il Castelvecchio, con la sua Torre Circolare, rappresenta il nucleo più antico; il Magno Palazzo è l’ampliamento voluto da Bernardo Cles e, infine, la barocca Giunta Albertina chiude il ciclo storico sul finire del Seicento. Se l’esterno vi colpirà positivamente, sappiate che l’interno suscita un interesse veramente straordinario: vaste serie pittoriche, come il Ciclo dei Mesi contenuto nella Torre dell’Aquila, e ancora i numerosi affreschi realizzati perlopiù nel periodo tardo medioevale e rinascimentale. All’interno del complesso museale sono conservate anche numerose collezioni di arte e archeologia.

    Beati tra le opere d’arte termina un lungo weekend all’insegna della cultura e del divertimento, un’interessante e consigliabile esperienza che per una volta ci ha fatto trascorrere una notte di vacanza lontana dal nostro amato camper.

    Cucina tipica
    Probabilmente quando pensiamo all’enogastronomia il Trentino non occupa il primo posto nei nostri pensieri, ma in realtà da queste parti nessun palato resterà deluso.

    Il cuore della cucina locale si trova nelle ricette che privilegiano il rapporto con la natura e i suoi prodotti. In perfetta sintonia con lo stile germanico sono numerose le pietanze che propongono crauti, patate, wusterl offerti con svariati accompagnamenti, ma tra i piatti più tradizionali svettano i canederli, grossi gnocchi di pane, latte, uova, farina e prezzemolo amalgamati con lardo e salame serviti sia asciutti offerti con diversi condimenti sia in brodo. Per chi desidera stare più leggero il Patào è un minestrone fatto con farina gialla e crauti. Carne salada con fagiolini bianchi, dai formaggi freschi come la Tosela del Primiero ai tipi più stagionati come la Vezzena, nonché l’ottimo speck dal sapore deciso e dal profumo inebriante. Le famose mele locali, di ottima qualità, sono prelibati ingredienti per creare dolci da leccarsi i baffi, su tutti lo Strudel servito caldo. In alternativa gli amanti della frutta secca possono gustare lo Zelton a base di noci, mandorle e pinoli con canditi. Cosa dire del bere? Ogni valle gode di un clima leggermente differente dall’altro, così da creare vini diversi tra loro. Il Nosiola e il vino Santo sono legati alla zona del Garda; nella piana Rotaliana è il Teroldego a prendere la scena ed ancora i più conosciuti Muller Thurgau e Chardonnay, che in realtà non sono vini autoctoni ma i cui vitigni si sono perfettamente armonizzati col territorio.

    DOVE MANGIARE in maniera informale
    • 
    Ristorante Forst via Oss Mazzurana, 38 – Trento – Tel. 0461 235590
    • Feeling Gastro Lab piazza G.B. Garzetti, 14 – Trento – Tel. 0461 260373

    SOSTA CAMPER
    • 
    Parking San Severino via Sanseverino, cinque stalli gratuiti.
    • Area di sosta Zuffo adiacente uscita ex casello Trento centro, camper service, bus per il centro, a pagamento.
    • Camper Trento Park via Brennero, 181 – Tel. 339 7472000, www.campertrentopark.ea29.com a pagamento.

    INFORMAZIONI
    www.discovertrento.it 
    www.buonconsiglio.it
    www.museodiocesanotridentino.it

    Ufficio del turismo via Manci, 2 – Trento – Tel. 0461 216000 (orario 9-19)

    MUSE Corso del Lavoro e della Scienza, 3 – Trento – Tel. 0461 270311
    (martedì-venerdì 10-18, sabato, domenica e festivi 10-19, lunedì chiuso)
    www.muse.it