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Diari di viaggio

  • Toccata e fuga in Toscana: Siena, San Gimignano, Volterra e Pisa. Un breve tour perfetto per chi ha pochi giorni a disposizione. Le impressioni e i consigli di un lettore e della sua numerosa famiglia

    Tutto è pronto: il nuovo super mezzo è in ottime condizioni e pronto per la nostra prima uscita “seria”: tre notti in Toscana. La meta è un classico e non si discute: i ragazzi, unanimi, vogliono vedere la torre di Pisa, e come dargli torto? Preparo quindi un itinerario ad hoc per sfruttare al meglio il lungo week-end. Alle 14.15 in perfetto orario il “MaC” (Louis) è carico e impaziente di macinare chilometri. Recuperiamo l’amica Teresa (il viaggio è per lei, il suo regalo di Cresima) e poco dopo siamo in autostrada: il traffico intenso frena il nostro entusiasmo, in cima all’Appennino siamo in coda e procediamo incolonnati fin dopo Firenze, all’uscita per Siena. Decidiamo visto l’orario di fermarci per la cena e parcheggiamo in un autogrill lungo la superstrada; il tempo è buono, la fame molta, l’emozione per la vacanzina sempre effervescente. Ci accorgiamo che poco alla volta i camper in fila dietro di noi sono quasi una decina…

    Ripartiamo che è quasi buio e in circa un’ora raggiungiamo il luogo della nostra prima sosta notturna: il monastero di Monte Uliveto Maggiore, nel comune di Asciano (SI). Parcheggiamo nell’area di fianco alla strada per le soste degli autobus o pulmini: siamo da soli! La location è davvero notevole: un camper in mezzo al bosco, non c’è anima viva, solo i versi degli animali notturni. Mac e il suo equipaggio in silenzio si addormentano nel buio della notte, sotto lo sguardo rassicurante della luna piena.

    Venerdì: Asciano – San Gimignano

    Alle 7 sono in piedi, l’aria frizzante, bella la vista verso le colline a sud, con la nebbiolina nel fondo valle che fa emergere le cime delle colline: sembra un lago! Il tempo un po’ grigio promette di migliorare…

    Mi avvio in perlustrazione verso il monastero che è proprio a cinque minuti: silenzio totale, nessuno in vista, un monaco su un auto esce dal cancello e si allontana. Arrivo all’ingresso dei visitatori che apre alle 9.15. Provo ad entrare in chiesa da una porticina laterale che risulta aperta e mi intrufolo con nonchalance: un monaco prepara l’altare, un altro compare da non so dove, mi vede e mi saluta con un sorriso. È ora di tornare al camper per dare la sveglia alla truppa… Colazione ed eccoci tutti fuori, pronti per iniziare la visita, libera e gratuita. Il pezzo forte è senza dubbio il chiostro grande, interamente affrescato tra il 1495 e il 1505 dal Signorelli e dal Sodoma in maniera pregevole, illustrando la vita di San Benedetto. Il complesso monastico è molto bello e caratterizzato dalle costruzioni in mattoni rossi ed è inserito in una cornice naturale davvero armoniosa.

    Tornati al camper partiamo alla volta di Siena attraversando le stupende colline denominate “Crete senesi”, paesaggi da cartolina e strada “da guidare” che è un piacere per il mezzo e l’autista! Fatichiamo a trovare parcheggio a Siena, sono tutti molto lontani dal centro e poco forniti dai bus; intanto scorgo un bel camper parcheggiato lungo una strada secondaria e mi ci piazzo davanti, meglio mangiare qualcosa mentre pensiamo al da farsi… Nel mentre arriva la proprietaria del camper, una signora gentilissima che abita lì, facciamo conoscenza, e con mia grande sorpresa si offre di accompagnarci tutti in centro con la sua auto: troppa grazia, questa sì che è solidarietà tra camperisti!

    Entriamo a piedi nella città vecchia e dopo alcuni minuti ecco scorgere la torre civica del Palazzo Pubblico che ci guida nella famosissima Piazza del Campo: che spettacolo! È proprio vero che certe cose le abbiamo solo in Italia!!

    Anche i ragazzi percepiscono di essere in un luogo speciale, e mi stupisco nel vederli ascoltare senza sbuffare il racconto della storia del Palio: sono giustamente incuriositi da questo evento così strano e bizzarro. Gli racconto delle contrade, dei cavalli che corrono, dei fantini che cadono, del “meccanismo” della partenza col gioco delle alleanze, del cavallo vincente che viene portato in trionfo fin dentro la Chiesa… insomma una favola in piena regola, che qui però è realtà. Proseguiamo fino all’imponente Duomo con il caratteristico “facciatone” incompiuto ed entriamo per ammirare le bellezze di questa chiesa stupenda, massima espressione dello stile romanico-gotico italiano. Passeggiamo per le vie del centro concedendoci un ottimo gelato e ben due calamite-ricordo del luogo. È ora di ripartire e il sottoscritto si deve macinare quasi tre chilometri a piedi per recuperare il MaC, ma quello che conta è che poco dopo siamo ancora tutti a bordo in viaggio per la prossima meta, l’altrettanto famosa San Gimignano.

    Arriviamo verso le 18, il tempo sta peggiorando; andiamo a colpo sicuro al parcheggio attrezzato di S. Chiara, molto affollato ma ottimo per struttura e dotazioni, con bagni, risto-bar, servizio navetta e un bel campo da calcetto a disposizione di tutti. Siamo un po’ stanchi e optiamo per visitare la città l’indomani, adesso un po’ di gioco/relax e poi la cena.

    Sabato: San Gimignano – Volterra – Pisa

    Ci svegliamo tardi ma alle 9 in punto siamo pronti per prendere la navetta per il centro: peccato che l’orario giusto sia alle 9.30! Poco male però, perché c’è già un gruppettino di persone in attesa e la navetta è uno scassatissimo Transit 9 posti… In poco tempo il nugolo di persone cresce notevolmente, ma il pulmino non ne vuol sapere di anticipare la partenza. Fortunatamente prendiamo il secondo “giro” e alle 9.45 stiamo per varcare la bella e antica porta d’accesso alla città. San Gimignano è davvero splendida nella sua integrità medievale, sembra di essere in un film! La piazza, il duomo, il palazzo comunale e le famose torri donano all’antica città un’impronta davvero unica.

    Peccato si debba però pagare per qualsiasi cosa! Optiamo per i musei civici (siti nel palazzo comunale), perché Paola vuole vedere un dipinto riportato nel suo libro di storia: sta proprio studiando l’epoca dei primi comuni! Inoltre è possibile salire sulla torre grossa, la più alta di tutte, e subito ci lanciamo alla sua conquista; Marco però non è dell’idea, e dopo averlo trascinato sulle prime due rampe di scale si blocca, non ne vuol sapere di proseguire. Aspetto con lui mentre gli altri continuano la scalata. Dopo 10 minuti le ragazze scendono entusiaste contando i gradini… Ora è il mio turno, e arrivato in cima mi godo lo stupendo panorama sulla città e il bellissimo paesaggio collinare che ha reso la Toscana celebre nel mondo. Anche la Pinacoteca non tradisce le attese, con bellissime pale dipinte con maestria e colori vivaci anche dal celebre Pinturicchio. Paola non trova il “suo” quadro (San Gimignano che tiene tra le mani il modellino della città) ma qui subentra super papi, che risolve brillantemente la situazione identificando l’oggetto in un battibaleno: era proprio quello davanti ai miei occhi! Bravura o fortuna? Decidete voi… Infine la sala Dante, interamente affrescata e suggestiva. Rientriamo contenti al camping e ci prepariamo un bel pranzetto.

    Si riparte per Volterra attraversando paesaggi molto belli e pressoché disabitati. Anche Volterra non ci delude con la stupenda piazza dei Priori e l’omonimo palazzo che visitiamo, ma la caratteristica tipica della città sono le botteghe che vendono (e producono) oggetti in alabastro davvero notevoli: entriamo anche in un piccolo laboratorio, dove due artigiani sono intenti a modellare la morbida pietra bianca semitrasparente.

    Tornati al camper ripartiamo per l’ultima tappa del nostro viaggio: Pisa. Arriviamo prima di cena e ci fermiamo nell’aera di sosta attrezzata di via del Pratale, che è un grande parcheggio asfaltato con camper service ed elettricità a richiesta.

    Domenica: Pisa – Treviso

    Alle 9 siamo pronti per andare in centro; ci incamminiamo e dopo 15 minuti varchiamo le mura medievali e raggiungiamo la bella chiesa di S. Caterina che visitiamo velocemente. Proseguiamo verso il pezzo forte, la mitica torre pendente, simbolo della città nel mondo, che compare dopo poco ai nostri occhi in tutto il suo splendore: che emozione!

    Non sono ancora le 10 ma c’è già molta gente in giro. Ci informiamo per salire e sinceramente rimaniamo male nello scoprire il costo del biglietto: ben 18 euro a persona: pazzesco! Ovviamente mi passa subito la voglia, ma quando guardo i visi delusi del trio devo cambiare idea: almeno loro devo farle salire, siamo venuti fin qui apposta. Prenoto la visita delle 12.00 così che abbiamo due ore per goderci la stupenda Piazza dei Miracoli e assistere alla messa nel grandioso Duomo. Alle 12 entriamo nella torre (alle fine son dovuto andare pure io) e finalmente iniziamo la salita nell’unica scala a chiocciola che si avvita all’interno della sua struttura circolare. Salendo si perde il senso dell’orientamento e fa effetto sentirsi cambiare continuamente la pendenza dei gradini sotto i piedi: sembra di essere un po’ ubriachi! Eccoci in cima, con le belle campane e le foto di rito. Individuiamo anche la mamma e Marco che ci salutano dal basso, due puntini tra la folla.

    Bene, tutto è compiuto, torniamo a piedi verso il parcheggio per l’ultimo pranzo e poi alle 14.30 siamo pronti per il rientro. MaC in moto, nei nostri occhi le immagini vive delle tante bellezze ammirate in questi giorni e nei cuori la consapevolezza di aver potuto, ancora una volta, godere di quella straordinaria dimensione che è il “Viaggio”.

    BOX

    Le nostre soste

    Asciano, strada provinciale di Monte Uliveto Maggiore; gratuita; coordinate GPS: 43.179013, 11.547239

    San Gimignano, sosta camper Santa Chiara; 22 euro/24 ore; coordinate GPS: 43.45555,11.034700

    Pisa Area camper Pratale; notte + camper service euro 12; coordinate GPS: 43.72127,10.42077

    Road book

    Durata: 4 giorni

    Km percorsi: 980

    Consumo medio: 10,4 l/100 km

    Camper: Mc Louis Steel 540 su Ducato 2.3 130 cv

    Equipaggio: famiglia Colombo (Riccardo, Chiara, Paola, Silvia, Marco) + Teresa B.

  • Lungo un itinerario classico del turismo itinerante: un luogo che stupisce la prima volta che lo si percorre e che permette di scoprire qualcosa di nuovo ogni volta che ci si ritorna

    Testo: Marco Fasola

    L’identità regionale ben radicata, il fascino dell’oceano increspato e le sue coste granitiche, immense distese di sabbia affiancate ad imponenti scogliere, le tipiche case in legno e muratura e le abbazie romaniche, cittadelle fortificate contrapposte ad immense e verdi praterie, i prodotti caseari da una parte e le ostriche dall’altra e ancora, dall’eredità lasciata delle tribù neolitiche alla storia più recente, l’unicità e l’incanto di Le Mont Saint Michel che da solo vale i chilometri percorsi per venire fin qua.

    Tutto ha inizio lungo la D5, poco prima che diventi parallela alla Senna: siamo nel cuore dell’Impressionismo, a pochi passi da Giverny. Qui troviamo l’attuale museo, che ospita -fedeli -riproduzioni, un tempo dimora di Claude Monet: è qui che l’artista ha creato il paesaggio perfetto per alimentare la sua arte, un giardino plurifiorito e un laghetto di ninfee attraversato da un ponticello ricostruito in stile nipponico. Qualche chilometro più a nord ed eccoci a Rouen, capoluogo dell’alta Normandia, conosciuta per la triste vicenda di Giovanna D’Arco, qui processata e arsa viva. Centinaia di irregolari case costruite con telaio di legno a vista e tamponi in mattoni caratterizzano l’acciottolato centro di Rouen. Sorta sulle rive della Senna è dalla parte delle “rive droite”, la zona più vecchia e interessante della città: nel nucleo medioevale le botteghe di antiquari e rigattieri si alternano a ristoranti invitanti. L’attrattiva principale è la cattedrale gotica di Notrè Dame, soggetto più volte studiato e raffigurato da Claude Monet durante i suoi studi sulla luce. Salta all’occhio il contrasto tra l’austera torre Saint-Romain, realizzata agli albori dello stile gotico, e la scintillante Tour De Beurre, custode di un carillon composto da cinquantacinque campane sviluppato sulla destra. All’interno la chapelle De Sainte-Jeanne è dedicata a Giovanna D’Arco. Lungo l’omonima via, il Gros Horloge rappresenta un portafortuna per gli abitanti di Rouen: un’unica lancetta segna l’ora mentre i giorni della settimana sono indicati da figure.

    Lasciando il fiume alla vostra sinistra e utilizzando quando possibile le belle e paesaggistiche strade secondarie, sarete presto a Le Havre, dove per mezzo del famoso ponte di Normandia (a pedaggio), un tempo fiore all’occhiello dell’ingegneria con la sua lunga campata collegata alle due torri alte 215 metri, approderete alla foce della Senna nella suggestiva Honfleur. Le -variopinte facciate in pietra d’ardesia adornano il pittoresco porticciolo turistico del Vieux Bassin, ma è il lato opposto, l’Avant Port, che accoglie le flotte di pescherecci che riforniscono buona parte del Paese di gamberetti e sgombri. In place Sainte-Catherine troviamo una chiesa e un campanile costruiti entrambi in legno ma come strutture distinte. Separate dal fiume Touques e collegate tra loro dal Pont Des Belges troviamo l’esclusiva ed elegante Deuville, che con le sue boutique di alta moda e il casinò ostenta tutta la sua opulenza alla più sobria Trouville.

    Siamo a Caen, ed è da qui che il nostro viaggio si biforca in due filoni: da una parte i verdi pascoli, le spiagge e i -suggestivi paesaggi; dall’altra la memoria e la passione per la storia, tutto quello che accadde il 6 giugno 1944 con lo sbarco in Normandia e il D-Day. L’ingresso al museo avviene per mezzo di una fenditura che taglia la spoglia facciata, quasi a ricordare la breccia che aprirono gli alleati per scacciare le truppe di Hitler, un’ottima mostra ben realizzata con foto complete di didascalie, video, proiezioni, plastici, testimonianze e armi della Seconda Guerra Mondiale. Caen è anche una vivace città universitaria e regale belle vedute camminando sui bastioni della fortezza voluta da Guglielmo il conquistatore. Riprendete la costa, dove ogni paese offre un’affascinante spettacolo sull’oceano e pressochè ovunque potrete trovare piccoli musei del D-Day. Sono ancora presenti i resti degli enormi cassoni di cemento utilizzati dagli alleati per costruire porti prefabbricati, mentre a Lougues Sur Mer sono ancora intatte le casematte e i massicci cannoni da 152mm.

    Spostiamoci ora a Bayeaux, lontana appena sette chilometri. Attraversata dal fiume Aure, con le sue case in pietra dove è ancora visibile un piccolo mulino ad acqua ed arricchita dalla bella cattedrale gotico normanna del XIII secolo, Bayeaux è famosa in tutto il mondo per il suo arazzo ben conservato nel museo De La Tapisserie. L’inestimabile striscia di prezioso tessuto racconta la storia della conquista normanna e degli eventi che la -determinarono. Qui l’American Military Cemetery rappresenta uno dei memoriali più impressionanti al mondo: un’infinita distesa di croci bianche e di David poste l’una accanto all’altra vi toglieranno le parole di bocca. Omaha Beach è una splendida e grandissima spiaggia di sabbia chiara e fine dove il vento soffia forte portando con se il profumo dell’oceano. Oggi non vi è più alcuna testimonianza dello sbarco alleato. Altro sito che gli appassionati di storia non possono perdere è Pointe Du Hoc, appezzamento di terra donato ad uso perpetuo dalla Francia agli Stati Uniti dove tutto è rimasto come allora o quasi: sono ancora visibili i crateri provocati dalle bombe sganciate dall’aviazione! Privilegiando i percorsi litoranei è facile farsi attirare da banchetti che vendono le ostriche qui allevate. Se vi piace il genere, approfittatene, sono freschissime e ottime per un aperitivo!

    Eccoci dove la Bretagna e la Normandia si sfiorano quasi a volersi contendere quell’isolotto tanto bello quanto unico, quella piramide gotica che con la sua guglia svettante riesce a farsi ammirare già da lontano, un luogo in cui il fascino irresistibile è arricchito dalla magia della marea che ad un’ora l’abbraccia e ad un’altra si allontana, un naturale gioco di acqua e colori che rende superfluo ricordare che le Mont Saint Michel fu una delle prime località inserite nella lista dei patrimoni dell’Unesco nel 1979. L’accesso avviene unicamente attraversando la porta arcata con ponte levatoio de L’Avanceè  che vi introduce nella Grand rue pavimentata con sanpietrini. Musei, negozi di souvenir e ristoranti vi accompagneranno fino all’abbazia, la cui chiesa alterna il romanico stile della -navata -maggiore al gotico fiammeggiante del coro. Visitiamo ora l’antica città fortificata di St. Malò: un tempo era un’isola collegata alla terra ferma grazie ad un istmo di sabbia. Passeggiate per le strette vie della cittadella oppure sui più tranquilli bastioni che racchiudono il nucleo più datato; approfittate della bassa marea per fare una piccola escursione sull’Ile Du Gran Bè, ma non dimenticate di tenere d’occhio il livello dell’acqua che sale molto più rapidamente di quanto vi aspettiate, se avete perplessità informatevi all’ufficio del turismo sugli orari delle maree. Leggermente più a sud (45 km), incontriamo Dinan, con le sue case in legno e muratura, la torre dell’orologio e la basilica: una buona veduta si ottiene guardando il porto vecchio dall’alto. Prima di portarci nella zona della costa di granito rosa, una tappa d’obbligo è Cap Frèhel (45 km). Le sue scogliere alte 70 metri e il faro a torre quadrata alto 30 metri che domina il mare regalano emozioni uniche da tanto belle.  Una tragitto di circa 170 chilometri ci porterà ora nella curiosa località di Locronan: qui il tempo sembra si sia fermato al XVIII secolo. Una delle caratteristiche principali del borgo antico è la completa assenza di cavi elettrici e telefonici. La località è stata scelta da molti registi e vi sono stati girati film storici. A circa 45 km troviamo Pointe Du Raz: il promontorio, delimitato da -alte -falesie, si raggiunge per mezzo di un sentiero costiero lungo circa 800 metri, il luogo migliore dove godersi in piena tranquillità un suggestivo tramonto sul mare. Dalla tipica città bretone di Quimper, passando per la fortificata Concarnau ci accingiamo a raggiungere la pittoresca Pont Aven, che con il suo ponte da il nome al paese. Un tempo era un porto costiero ricco di mulini nonché luogo frequentato da artisti squattrinati: uno su tutti Paul Gaugin. Numerose gallerie offrono al turista dai semplici souvenir alle vere e proprie opere d’arte; non mancate di acquistare le inimitabili burrose gallette e concedetevi una romantica escursione in battello.

    Cucina tipica
    Il fiore all’occhiello della regione sono i formaggi: è infatti nella bassa Normandia che nasce il gustoso e cremoso Camembert. I derivati del latte danno vita ad una varietà di salse al burro e panna che sono onnipresenti nell’elaborata cucina locale accompagnando pietanze a base di pesce come la sole normanne, sogliola con salse bianche, ma anche piatti di carne come la trippa e il caneton rouennais, piatto a base d’anatra tipico di Rouen. Piuttosto diffuso anche il sanguinaccio, composto da sangue e grasso di maiale e cipolla. Decisamente più semplice e meno sofisticata è la cucina bretone, basata soprattutto sulla varietà del pescato che è di ottima qualità. Frutti di mare e pesci, ma anche le prelibate ostriche di Cancale o i granchi di St.Malò, un ottimo branzino cotto in crosta di sale accompagnato da la cotriade, zuppa di pesce e molluschi. Celebre piatto è anche l’homard a l’armoricaine, ovvero astice cotto alla fiamma con vino bianco e brandy. Al contrario della maggior parte del resto di Francia da queste parti non viene prodotto vino, le specialità sono l’amato sidro che dopo la fermentazione assume una modesta gradazione alcolica. Di questa zona il focoso Calvados. •

    SOSTA CAMPER

    Di seguito alcune possibilità di sosta con camper service:
    • Arromanches, Rue Francois Carpentier – GPS: N 49.33904 W(E) 0.62553
    • Bayeaux, Place Gauquelin Despalliers – GPS: N 49.28044 W(E) 0.70775
    • Deauville: Blvd Des Sports – GPS: N 49°21’26.09” E 0°05’03.49” (Google Earth)
    • Honfleur: Bassin Carnut – GPS: N 49°24’58.74” E 0°14’45.95” (Google Earth)
    • Concarnau: Av. De La Gare  – GPS: N 47.87864 W(E) 3.92020
    • Locronan: Rue Du Priorè – GPS: N 48.09811 W(E) 4.21245
    • Pont Aven: Rue Louis Comenech – GPS: N 47.85694 W(E) 3.74280
    • Rouen (Deville les Rouen), Camping municipal rue Jules Ferry
    GPS N 49°28’13.03” E 1°02’49.96” (Google Earth)

     
  • Norvegia: istruzioni per l’uso 

    La prima volta in Norvegia. Una coppia di camperisti alle prese con il grande nord. Un viaggio divertente, con piccole incomprensioni e grandi soddisfazioni 

    Con coraggio abbiamo deciso di rinunciare alle vacanze protetti dal sole del Mediterraneo per dirigerci decisamente a nord per lasciarci affascinare dai celebri fiordi del Sud-Ovest della Norvegia. Un mucchio di chilometri, ma non abbastanza per i tanti amici che subito hanno sentenziato: “ma come, visto che andate fin lassù perché non andate anche a Capo Nord?”. Sì, insomma: come chiedere a un turista norvegese in vacanza sulle Dolomiti di proseguire per la Sicilia visto che ormai è in Italia… L’intenzione poi è quella di concentrarci soprattutto sulle bellezze paesaggistiche, quindi rinunceremo a visitare grosse città come Oslo, Copenaghen e Stoccolma.

    Lunedì 16 Giugno

    Caselette (TO) – Amtzell Km 473

    Partiamo alle 15. Percorriamo la Torino – Milano e poi verso Como – Chiasso, il San Bernardino, Bregenz e arriviamo ad Amtzell, in Germania, dove conosciamo un’ottima area camper in un luogo collinare ameno e non troppo lontana dall’uscita dell’autostrada in direzione Ravensburg. È sera e non c’è il traffico che normalmente si incontra nell’attraversamento di Bregenz. Prima di entrare in Germania facciamo in Austria il rifornimento di gasolio perché è più conveniente.

    Martedì 17 Giugno

    Amtzell – Flensburg Km 943 (tot. 1.416)

    Oggi una lunga tappa di trasferimento: Wurzburg, Fulda, Hannover, Hamburg e finalmente Flensburg. Non conoscendo le regole danesi in fatto di sosta notturna decidiamo di pernottare in Germania, scelta che si rivelerà azzeccata in quanto in Danimarca, da come capiremo poi, non sempre è possibile sostare liberamente di notte. A Flensburg, cittadina sul mare al confine con la Danimarca, seguiamo i cartelli che indicano il parcheggio camper, ma la cosa è più complessa di quanto si potrebbe supporre. I lavori in corso ci indirizzano su deviazioni che potremmo definire poco intuitive e ci ritroviamo con altri camper a girare come i matti. Alla fine, bruciando sul filo di lana un camperista spagnolo, riusciamo a parcheggiare nell’ultimo punto che offre la possibilità di avere la parabola libera da alberi… Una questione di vita o di morte: ci sono i Mondiali di calcio. Il parcheggio è gratuito, è in riva al mare, non ha carico e scarico, ma per una notte di passaggio va più che bene.

    Mercoledì 18 Giugno

    Flensburg – Hirtshals Km 404 (tot. 1.820)

    Pieno di gasolio in Germania (più conveniente della Danimarca). Poco dopo essere entrati in Danimarca, invece, facciamo carico e scarico in un’area di sosta in autostrada. Ci dirigiamo verso Nord lungo la E 45 per deviare sulla E 29 arrivando a Hirtshals intorno a mezzogiorno, porto di imbarco per Kristiansand in Norvegia. Sorpresa: alla biglietteria della compagnia Fjord Line impariamo che si pagano 16 euro in più rispetto all’acquisto on-line. L’impiegata allo sportello mi consiglia di collegarmi col mio PC alla rete wi-fi della biglietteria spiegandomi come ottenere la password progressiva dall’apposita macchinetta appesa alla parete: questa modalità ci permetterà di risparmiare… Efficienza scandinava! La traversata è per l’indomani; ne approfittiamo per visitare la graziosa Hirtshals. Una passeggiata ci porta sulla spiaggia a est del porto e a sud del faro con una visita al Bunker Museum, dedicato alle linee difensive durante l’occupazione tedesca.

    Per la sosta notturna c’è uno spiazzo vicino al porto ed è possibile fare lo scarico presso la stazione di servizio all’ingresso del paese. Approfittatene anche per fare il pieno. Il gasolio in Norvegia è più caro!

    Giovedì 19 Giugno

    Hirtshals – Kristiansand (traghetto) Km 20 (tot. 1.840)

    L’imbarco è nel pomeriggio, un forte vento non ci annuncia nulla di buono, di passare la mattinata sulla spiaggia non se ne parla nemmeno. In attesa dell’ora di imbarco andiamo a parcheggiare in prossimità del faro visto ieri.

    Nel pomeriggio traghettiamo. Il mare è parecchio mosso, tanto che al check-in ci danno delle compresse per il mal di mare… Andiamo bene: le prendiamo per non rischiare di soffrire durante la traversata. Le poltrone sono comode e riusciamo persino ad appisolarci un po’.

    Arrivati a Kristiansand ci parcheggiamo in via Blokkhusgata, in una bellissima zona residenziale sul lungomare. Incredibile: la fila di camper parcheggiati è piuttosto lunga ma nessuno dei residenti si lamenta e non ci sono vigili a multarci. Dopo aver cenato, dal momento che è ancora giorno, ci facciamo un giro a piedi in centro dove c’è musica in piazza, birra e allegria diffusa.

    Venerdì 20 Giugno

    Kristiansand – Flekkefjord Km 186 (tot. 2.026)

    Appena usciti da Kristiansand, sulla E39 c’è una stazione di servizio con carico e scarico. Sosta a Mandal; qui in una banca cambiamo cento euro in Corone Norvegesi per le piccole spese. Solo dopo capiremo che è possibile pagare ovunque con la carta di credito, anche tra le bancarelle del mercato molte hanno il POS. In banca, invece, ci pelano: ci sono stati trattenuti ben venticinque euro di commissioni!

    Ci dirigiamo verso il faro della cittadina di Lindesnes, considerato il punto più a sud della Norvegia. Il biglietto d’ingresso costa 70 corone (7,40 euro) per adulti, 50 (5,30 euro) per i senior. I capelli brizzolati, mi consentono di pagare la tariffa più bassa. È compreso anche un caffè al bar.

    Il luogo è veramente suggestivo, tant’è che decidiamo di visitare anche il successivo faro a Lista. A questo punto impostando la destinazione di Flekkefjord, il navigatore ci porta su una strada sterrata. L’unica anima viva presente ci consiglia di tornare indietro per prendere la strada giusta. Decisamente migliore, ma anche questa si restringe e diventa sterrata. Proseguiamo per una decina di chilometri con il terrore di incrociare qualcuno e finalmente, ritorniamo sulla E39 dove ci troviamo subito a transitare sotto la porta automatica di un “pedaggio volante”. Non abbiamo capito bene il criterio con cui vengono posizionati, sembrano disposti a casaccio, a parte agli ingressi delle città più importanti.

    Arriviamo a Flekkefjord, dove abbiamo programmato di pernottare. Ci parcheggiamo sul molo, dove ci sostano già parecchi altri camper. Il parcheggio è a pagamento dalle 9 alle 17 al costo di 11 corone (1,16 euro) all’ora pagabili con carta di credito al parchimetro senza bisogno di impostare il pin. Le istruzioni sono in norvegese. Il centro del paese è caratteristico con tutte le casette bianche in legno. Il paese sembra addormentato ma scopriremo che ci sarà musica in piazza fino a tardi per festeggiare anche qui l’inizio dell’estate.

    Sabato 21 Giugno

    Flekkefjord – Camping Preikestolen Km 254 (tot. 2.280)

    Prendiamo la 44 fino a Stavanger. Entusiasti dei fari visti il giorno prima, ci dirigiamo verso il faro di Eigeroya, ma la strada si restringe sempre più. Rinunciamo e torniamo indietro ma la disavventura continua con una pecora che ci blocca la strada e non ne vuol sapere di spostarsi…

    Strada facendo visiteremo il faro di Obrestad.

    Arriviamo a Stavanger dove litighiamo col parchimetro che ci addebita la tariffa senza rilasciare lo scontrino. Lasciamo un messaggio sul cruscotto e andiamo a fare un giro in città. È il 21 giugno, un momento dell’anno molto sentito, c’è musica in piazza e festa grande.

    Dopo la passeggiata in centro e un pranzo veloce, torniamo indietro ripercorrendo un tratto di strada già effettuato all’andata, riusciamo anche fare scarico e carico presso una stazione di servizio, per poi proseguire verso Lauvvik, all’imbarco del traghetto che ci porta a Oanes all’imbocco del Lysefjord. All’arrivo, sull’altra sponda troviamo un parcheggio dove si potrebbe pernottare, ma decidiamo di proseguire: per domani abbiamo in programma la salita al celebre Preikestolen, la roccia a picco sul fiordo. In serata siamo al Camping Preikestolen.

    Domenica 22 Giugno

    Camping Preikestolen – Sand Km 115 (tot. 2.395)

    Lasciamo il campeggio e andiamo a parcheggiare nel primo parcheggio, gratuito, per fare un minore percorso a piedi in salita. La camminata è più faticosa del previsto, due le ore necessarie per il percorso definito “facile”. Arriviamo al Preikestolen percorrendo nell’ultimo tratto il “cliff trail” anziché lo “hill trail” che avrebbe imposto un po’ più di salita, ma che permette di arrivare al pulpito dall’alto godendone di una migliore vista. Trascorriamo un’oretta ad ammirare il magnifico paesaggio con l’ansia nel guardare i turisti seduti con le gambe penzoloni sul baratro di 600 metri. Consigliamo di andarci al mattino presto quando c’è meno gente. Anche il parcheggio si è riempito di auto e camper.

    Riprendiamo il viaggio sulla 13 in direzione Nord. La costa, estremamente frastagliata, costringe a prendere diversi traghetti. Ad Ardal ci fermiamo a fare carico-scarico presso una stazione di servizio. Copriamo in traghetto la tratta Hjelmeland – Nesvik per continuare sempre sulla 13 fino ad arrivare a Sand. Qui ci capita una piccola disavventura. In una strettoia, incrociando un altro camper, tocchiamo una staccionata di una casa staccando alcune assicelle di legno. Immediatamente esce la proprietaria a cui, dopo essermi profuso in infinite scuse, devo riparare la recinzione seduta stante. Nel frattempo lei divertita fotografa il mio intervento.

    Lunedì 23 Giugno

    Sand – Arna Km 255 (tot. 2.650)

    Proseguiamo sulla 13. Qui la strada si dirige nell’interno e abbiamo un primo assaggio delle montagne norvegesi. Raggiungiamo una stretta gola dove l’antica strada scavata nella roccia a picco sul torrente è stata sostituita dalle gallerie. A pranzo ci fermiamo in corrispondenza della bellissima cascata Latefossen.

    A Odda proseguiamo sulla 550. A Utne la strada diventa parecchio stretta, ci conforta che prima di noi un autobus ci faccia strada. Qui ci sono molte coltivazioni di ciliegi. Lungo la strada ci sono chioschi che le vendono, ma non c’è fisicamente nessuno. Scopriremo poi che è tutto “self service”, nel senso che si prendono i cestini e si lasciano le monete nella scatola sul banco!!! Chissà se questo sistema funzionerebbe anche sul suolo patrio… A Jondal prendiamo il traghetto per Torvikbygd per dirigerci verso Norheimsud. Vediamo dei graffiti preistorici che dimostrano che queste terre erano abitate fin dall’antichità. Poco dopo Norheimsud ci fermiamo alla cascata di Steindalfossen dove è possibile vedere la caduta d’acqua dalla parte posteriore. Qui all’ufficio turistico ci viene dato un suggerimento che si dimostrerà utilissimo: anziché arrivare direttamente a Bergen ci consigliano di fermarci ad Arna, parcheggiare e raggiungere la città col treno che ha il vantaggio di essere veloce (dieci minuti) e di costare poco, di evitarci i pedaggi per l’ingresso in città e i successivi parcheggi e, soprattutto, consente di arrivare direttamente in centro. Seguiamo il consiglio, ma prima, vista l’ora, pernottiamo ad Arna nel parcheggio del centro commerciale direttamente con vista mare.

    Martedì 24 Giugno

    Arna – Aurland Km 163 (tot. 2.813)

    Dopo aver spostato il camper nel vicino parcheggio della stazione (gratuito), saliamo sul primo treno. Le corse sono frequenti e Bergen si raggiunge con un percorso tutto in galleria. In città sono approdate diverse navi da crociera che hanno scaricato torme di turisti. Visitiamo il quartiere anseatico e il mercato del pesce. Davanti al Bryggen, lo storico quartiere lungomare della città, la strada è trafficata e rumorosa, camion e autobus vanno avanti e indietro. Al rinomato mercato del pesce non ci facciamo mancare un assaggio di salmone.

    Tornati in treno al nostro camper, prendiamo la E16 in direzione Voss. Strada facendo facciamo una sosta alla cascata di Tvindefossen. Vogliamo fermarci a Flam, ma non è possibile pernottare. Proseguiamo fino a Aurland dove ci parcheggiamo per la notte vicino al molo.

    Mercoledì 25 Luglio

    Aurland – Area parcheggio strada 15 Km 252 (tot. 3.065)

    Torniamo a Flam, parcheggiamo (ora di giorno si può) e acquistiamo un biglietto per una gita sul fiordo, andata di due ore fino a Gudvangen con la barca e ritorno in autobus, rivelatasi una bellissima navigazione. L’alternativa potrebbe essere quella di prendere direttamente il traghetto col camper al seguito da Gudvangen per Kaupanger, considerando che il ramo più suggestivo del fiordo è appunto quello di Gudvangen che presenta dei tratti molto stretti. Ritorniamo a Flam giusto in tempo per il pranzo. Scegliamo di non fare il viaggio turistico consigliato sulla ferrovia Flamsbana, considerata la più spettacolare della Norvegia, e riprendiamo la strada. Poco dopo ci infiliamo nel Laerdalstunnelen, una galleria di ben 24,5 chilometri. Prendiamo poi il traghetto fra Fodnes e Kaupanger. Qui all’imbarco un ragazzo vende cestini di fragole. Sono un po’ care ma decisamente buone. Breve sosta alla chiesetta di Kaupanger, poi sulla 55 verso Lom. Ad un certo punto la strada si inerpica e diviene improvvisamente stretta. Incrociamo subito due camper in senso inverso e dobbiamo fare una lunga retromarcia per farli passare. In cima il paesaggio è innevato e ci sono i fondisti di alcune squadre nazionali europee che si allenano.

    Scendiamo fino a Lom, dove visitiamo una chiesa antica in legno. Proseguendo sulla 15 giungiamo in un’area. Un cartello indica che quella è un’area di riposo e “invita” a scegliere uno dei numerosi campeggi della zona per pernottare; poco dopo arriva pure un’auto con targa francese e gli occupanti montano addirittura la tenda sul prato… e dire che noi ci stavamo creando dei problemi!

    Giovedì 26 Luglio

    Area parcheggio strada 15 – Skjelbostad Km 280 (tot. 3.345)

    Svoltiamo sulla 63 in direzione Geiranger. La strada sale e raggiungiamo nuovamente la neve. Sopra di noi la nebbia: peccato, avremmo potuto visitare il ghiacciaio Dalsnibba.

    Arriviamo a Geirangen. La strada consente di vedere il paesino dall’alto e la visione d’insieme è molto bella. Anche qui ci sono un paio di navi da crociera ormeggiate in rada. Col senno di poi sarebbe valsa la pena rimanere una notte qui, nel locale camping con vista sul fiordo, ma decidiamo su due piedi una variante al programma: anziché proseguire via strada, prendiamo il traghetto che ci porterà direttamente ad Hellesylt. Anche se caro (780 NOK pari a circa 93 euro) ci consente di effettuare una crociera sul fiordo facendoci risparmiare un lungo tratto di strada di montagna. Peccato sia un po’ nuvoloso, ma comunque il fiordo è molto bello e ne valeva veramente la pena.

    Ci dirigiamo lungo la 60 per poi prendere il traghetto per quello che sarà l’ultimo degli attraversamenti di fiordi a Sykkylven, alla volta di Magerholm. Arriviamo infine ad Alesund: il parcheggio camper è sul mare con docce e corrente, peccato che ci batta un vento fortissimo da Nord, pure freddo. Si paga al parchimetro con carta di credito. Intuisco, da quello che è scritto, che è sufficiente pagare qualcosa, poi se si sfora l’orario la macchinetta ha comunque memorizzato il numero della carta e fa pagare la differenza. In un’oretta facciamo il giro del centro, se così lo si può chiamare, tant’è vero che chiediamo informazioni se il centro sia proprio quello o se sia da un’altra parte. Le case sono molto belle, in stile art decò, però sono solo le 18 e non c’è praticamente nessuno in strada nel centro. A differenza dei nostri i centri storici, quelli delle cittadine norvegesi non sembrano avere una funzione di aggregazione e anche i negozi sono pochi e poco appariscenti. Ritorniamo al parcheggio, giusto il tempo per farci una doccia e decidiamo di proseguire per trovare un luogo meno ventoso. Proseguiamo sulla 111 e poi sulla E136 in direzione di Andalsnes. Poco prima di arrivarvi vediamo altri camper parcheggiati vicino ad una piccola darsena e ci fermiamo anche noi per la notte in riva al mare.

    Venerdì 27 Giugno

    Skjelbostad – Hamar Km 343 (tot. 3.688)

    Partiamo al mattino che non c’è una nuvola. Ad Andalsnes continuiamo sulla E136 che si dirige nell’interno in direzione di Lillehammer. Il primo tratto di strada è estremamente panoramico. Facciamo un paio di soste per fotografare rapide e cascatelle. Poi il paesaggio si fa meno interessante e il tempo diviene brutto, a tratti piove. Giunti a Lillehammer parcheggiamo vicino al centro, una sola via con casette e negozietti. Strada facendo ci fermiamo alla chiesetta di Sor Fron. Per la sera giungiamo ad Hamar dove troviamo posto insieme ad altri numerosi camper nei pressi del centro nautico al porto turistico sul lago.

    Sabato 28 Giugno

    Hamar – Kristinehamn (S) Km 315 (tot. 4.003)

    Partiamo dopo aver scaricato e rifornito. Spendiamo le ultime corone norvegesi rimaste facendo gasolio. Qualche chilometro più tardi rimpiangiamo di non averne più: diverse bancarelle vendono delle deliziose fragole. Procediamo sulla 24 e poi sulla 2. Facciamo una breve sosta a Kongvinger per una rapida visita alla fortezza. Pranziamo nell’area di sosta posta sul confine della Svezia. Subito dopo il traffico ci rallenta: è sabato e i norvegesi vanno a far compere nei centri commerciali posti dopo il confine, evidentemente più convenienti dei loro. Nel pomeriggio arriviamo a Kristinehamn. Seguendo i cartelli, cercando un posto per la notte, arriviamo fino alla statua di Picasso richiamata da tutte le indicazioni stradali. Alla fine troviamo un sosta camper in riva al canale dietro al supermercato Lidl (175 corone svedesi, 18 euro, con elettricità, docce e wi-fi).

    Domenica 29 Giugno

    Kristinehamn – Jonkoping Km 247 (tot. 4.280)

    Il tempo è brutto, ma le previsioni per i giorni successivi danno miglioramento per cui decidiamo di dirigerci verso Jonkoping, dove avevamo individuato un camping sul lago Vatten per trascorrere qualche giorno di relax. Tra uno scroscio di pioggia e l’altro riusciamo anche a farci una piccola passeggiata in riva al lago.

    Lunedì 30 Giugno

    Jonkoping – Arild Km 280 (tot. 4.560)

    Ripartiamo verso il mare in direzione Halmstad. Subito dopo Ljungby pranziamo in una graziosa area di sosta in riva ad un laghetto ameno. Arrivati sul mare sosta breve a Tyosand, un posto di case chic. Ci fermiamo per pernottare ad Arild, nei pressi del porticciolo. Il paesino è molto carino.

    Martedì 1 Luglio

    Arild – Helsingborg Km 80 (tot. 4.640)

    Proseguiamo verso la punta della penisola dove c’è il faro Kullens e un bel parcheggio. Visitiamo il promontorio, compresa la silver grotte, quindi proseguiamo verso Hoganas. Dopo una breve visita al parco botanico Krapperup ci dirigiamo a Helsingborg in modo da visitare città.

    Mercoledì 2 Luglio

    Helsingborg – Trelleborg Km 167 (tot. 4.807)

    Facciamo scarico e scarico presso il camping a Raa e ci dirigiamo verso Malmo costeggiando il mare. Ci fermiamo a Landskrona. Al chiosco informazioni della piazza centrale ci forniscono tutte le indicazioni turistiche sul posto. Dopo un breve giro a piedi secondo l’itinerario consigliato, visitiamo il locale museo (ingresso dalle ore 12, gratuito) che si rivela un’autentica sorpresa. Qui sono stati raccolti reperti legati alla vita di tutti i giorni della popolazione locale, dalla preistoria ad oggi. Pranziamo sul lungomare a Nord di Landskrona vicino al porticciolo e alla belle casine caratteristiche di pescatori fronte mare. Dopo diverse soste giungiamo infine a Trelleborg, dove ci parcheggiamo in un posteggio a Nord della città, sul mare. L’indomani ci aspetta il traghetto.

    Giovedì 3 Luglio

    Trelleborg – Pelzerhaken Km 63 (tot. 4.870)

    Iniziamo la giornata con una levataccia, il traghetto parte infatti alle 6:30 e bisogna presentarsi un’ora prima all’imbarco. Pur essendo una traversata lunga si scorge quasi sempre la costa. Arriviamo a Travemunde infilandoci nel golfo di Lubecca. Ne approfittiamo per una rapida visita alla bella città tedesca e raggiungiamo il punto sosta di Penzerhaken dove abbiamo programmato di trascorrere il giorno successivo sulla spiaggia. I prossimi giorni saranno tappe di trasferimento, con una sosta in una cittadina termale tedesca e un po’ di riposo e shopping in quota a Livigno.

    Considerazioni finali

    Il percorso seguito si è ispirato all’itinerario “numero tre” contenuto sul depliant ricevuto dall’ente turistico norvegese dopo averne fatta richiesta su internet. La carta stradale, ricevuta anch’essa col depliant, si è dimostrata più che sufficiente per il viaggio insieme al nostro vecchio navigatore. Stupenda la parte norvegese per merito delle bellezze paesaggistiche incontrate, bella ed interessante quella svedese. Forse non sarebbe stato male percorrerlo in senso inverso per finire con un vero e proprio crescendo di bellezze.

    Questo non è un viaggio economico, i chilometri da percorrere sono parecchi e il costo del carburante è la spesa che incide di più sul totale finale. Per le autostrade norvegesi occorre fare la registrazione preventiva sul sito www.autopass.no che comporta un pagamento anticipato di 300 NOK (35,95 euro) con restituzione a posteriori della cifra non utilizzata. Attenzione alla scelta della compagnia di navigazione quando si traghetta: abbiamo verificato la notevole differenza di prezzo fra le varie compagnie. Sono comunque cari i traghetti interni in Norvegia che consentono di attraversare i fiordi facendo in alcuni casi risparmiare anche centinaia di chilometri. Si pagano direttamente al momento dell’imbarco dichiarando la lunghezza del mezzo. La differenza fra sotto e sopra i sei metri è consistente. In Norvegia è tutto carissimo, alimenti e bevande compresi. Partire con la cambusa ben fornita è un bel risparmio. Per pernottare nei campeggi occorrerebbe la carta internazionale dei camping o in alternativa quella scandinava da fare sul posto al costo di circa 13 euro. In Norvegia e Svezia, salvo specifiche restrizioni, si può pernottare ovunque col camper. Parecchie stazioni di servizio dislocate all’ingresso delle città hanno possibilità gratuita di carico e scarico, qualche difficoltà in più è presente in Svezia.

    Tabella riepilogativa spese

    Carburante: 976 euro per 674 litri (prezzo medio 1,45 euro/litro)

    Spese viaggio (pedaggi e traghetti): 584 euro

    Pernottamenti: 134 euro

    Varie: 120 euro

    Totale: 1.814 euro

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    Alla scoperta della civiltà etrusca in centro Italia. Non solo archeologia ma anche un magnifico lago e una cucina deliziosa

    di Riccardo Di Genova

    Approfittando di un inizio estate favorevole dal punto di vista meteorologico, decidiamo di trascorrere un fine settimana alla scoperta della civiltà etrusca, scegliendo come meta principale il sito archeologico di Norchia, di cui più volte dei nostri amici camperisti ci hanno parlato con entusiasmo. Avendo la fortuna di partire già nel pomeriggio di venerdì, programmiamo una prima tappa di avvicinamento con sosta a Bracciano, dove sosteremo presso il Camping Azzurro situato in Via Settevene Palo, 16 proprio in riva all’omonimo lago laziale, che da sempre rappresenta una popolare località turistica e balneare ed è noto anche come Lago Sabatino. Il bacino, di origine vulcanica, ha una superficie di circa 60 kmq e una profondità massima di 164 metri. Vista la breve distanza da Rieti (appena 103 km), giungiamo a destinazione intorno alle 16.30 e quindi, dopo aver preso possesso della nostra piazzola, tiriamo giù lo scooter e ci dirigiamo in città per una passeggiata a piedi nel centro storico dominato dall’imponente Castello Orsini – Odescalchi, dalle torri del quale si può godere una bellissima vista su tutto il lago. All’interno del castello si possono ammirare numerosi arredi d’epoca, armature, armi e diverse opere d’arte: in particolare un grande affresco della scuola di Antoniazzo Romano e una serie di reperti archeologici etruschi provenienti dagli scavi di Caere Vetus (la vicina Cerveteri). Dopo una notte tranquilla, favorita dalla quiete del lago e anche dallo scarso affollamento del campeggio dovuto al periodo non ancora di punta, riprendiamo lo scooter e costeggiamo il lago sul lato nord, puntando verso Sutri e successivamente Norchia. Ci ripromettiamo di vedere al ritorno il centro di Trevignano Romano, con la piccola chiesa di San Liberato (IX sec.), ma soprattutto di fermarci in località Vigna di Valle, dove sorge il Museo Storico dell’Aeronautica Militare che ospita numerosi aerei restaurati e conservati che hanno fatto la storia dell’aviazione italiana. Come molti altri paesi della Tuscia, Sutri sorge su un imponente rilievo di tufo che domina la via Cassia. Le sue origini sono molto antiche e offre ai visitatori eccellenti testimonianze del suo passato; tra tutte vale comunque la pena di soffermarsi sull’anfiteatro romano (II-I sec. a.C.), importante monumento archeologico romano costruito in tufo e unico nel suo genere per essere completamente scavato nel tufo, a differenza di tutti gli altri anfiteatri, le cui tribune sono costruite partendo dal terreno. La struttura, di forma ellittica, è composta da tre ordini di gradinate e poteva contenere al suo interno oltre 9000 persone.
    Poco distante, dopo una breve camminata lungo il sentiero pedonale che costeggia la Via Cassia, si giunge alla necropoli etrusca, che costituisce uno dei maggiori esempi di tombe di età romana scavate nel tufo. Attualmente sono visibili complessivamente 64 tombe completamente ricavate nella parete tufacea e disposte su più livelli. Già depredate e saccheggiate nel primo medioevo, le tombe hanno purtroppo subito nel corso dei secoli una serie di manomissioni che ne hanno compromesso l’integrità strutturale e stravolto il significato originario. L’alto strato di terra che in più punti ricopre anche i pavimenti delle camere e la folta vegetazione circostante, nascondono probabilmente altri ingressi, specialmente nella parte più settentrionale, dove la presenza di tagli e cavità lascia pensare ad un proseguimento della necropoli verso questa direzione. Un peccato che lo stato di conservazione generale non sia dei migliori, comunque abbiamo apprezzato questo salto nel passato e, soprattutto, gustato una bella passeggiata all’aperto e in un’atmosfera silenziosa che il luogo ha comunque mantenuto.
    La meta successiva si trova a circa 35 km in direzione nord; decidiamo di partire subito in modo da trovarci a Norchia in tempo per visitare ciò che rimane della città etrusca e quindi fare uno spuntino all’aperto prima del rientro alla base. Percorrendo la SP90 puntiamo verso Vetralla, quindi imbocchiamo l’Aurelia bis per Monteromano e, percorsi alcuni chilometri, in località Cinelli voltiamo a destra; seguendo le indicazioni giungiamo in uno spiazzo dove parcheggiamo lo scooter. Di fatto la strada finisce qui, bisogna quindi proseguire necessariamente a piedi per altri 300 metri circa prima di giungere sul bordo della stretta valletta percorsa dal torrente Biedano. La visita vera e propria prevede la discesa a fondovalle attraverso scalette e sentieri impervi; una “avventura” certamente non pericolosa ma che potrebbe risultare scomoda a molti, pertanto è bene astenersi soprattutto in presenza di problemi motori. Quello di Norchia è un prezioso esempio di tombe etrusche rupestri uniche al mondo, anche se l’insieme riporta alla mente le tombe tipiche della cultura azteca o guatemalteca; davvero singolare avere questa sensazione in provincia di Viterbo! Tornando alle origini, c’è da dire che l’insediamento urbano raggiunse il suo apice tra il IV ed il II secolo a.C. e sorgeva su uno stretto pianoro posto alla confluenza dei torrenti Pile e Acqualta, nel Biedano, dove oggi sono visibili i suggestivi resti della medievale Pieve di San Pietro e del Castello che fu dei Di Vico. La varietà dei tipi architettonici è vastissima; le tombe a facciata sono in due o tre ordini, disposti su gradoni in parte naturali, in parte costruiti, modificando l’aspetto morfologico delle pendici dei pianori. Ben visibili e puntualmente segnalate mediante appositi cartelli sono la Tomba delle Tre Teste, la Tomba Prostila, la Tomba Ciarlanti, la Tomba a Camino ed il complesso delle Tombe Smurinas, sul fosso Pile. Un altro settore monumentale della necropoli, alle spalle del fondovalle del Biedano, è quello che ospita la Tomba Lattanzi, mentre il gruppo delle scenografiche Tombe a Tempio si affaccia sul fosso dell’Acqualta. La tipologia più frequente è quella delle tombe a dado, la cui parte superiore, il dado vero e proprio, reca scolpita la finta porta e culmina con una terrazza che veniva utilizzata per il rito della libagione. Una scala conduceva poi al portico colonnato, dove avveniva il pasto rituale ed i defunti venivano posti nella camera ipogea sigillata da grossi blocchi. In linea generale le tombe si dividono in due periodi: l’Arcaico (in un epoca compresa tra il VI e V secolo a.C.) e l’ellenizzante (tra il Iv e il II sec. a.C.). Sono prevalentemente a facciata, scolpite nel tufo rosso; benché il tempo abbia fatto opera di corrosione, ancora oggi vi si riconoscono i profili tipici dell’arte etrusca. Il tuffo nel passato è stato davvero emozionante: scatto un po’ di foto e risalgo “in superficie” in tempo per un più che meritato spuntino “al sacco”.
    Il pomeriggio è appena iniziato e prima di rientrare in campeggio per la sera, teniamo fede al programma iniziale decidendo di passare qualche ora a Trevignano, rinviando la visita al Museo dell’Aeronautica ad un’altra occasione. Il paesino risulta molto accogliente; si tratta di un piccolo centro situato sul lato nord del lago di Bracciano, il cui centro storico quasi esclusivamente pedonale, offre uno spaccato di vita quotidiana ancora fermo ai ritmi di epoche antiche: lavoratori artigianali, restauratori di mobili e strumenti musicali, alternati a botteghe e negozi di altri tempi, in un dedalo di vicoli e viuzze adornate da piante di ogni tipo disposte sapientemente tra un ingresso e l’altro, come vuole la tradizione della zona che si estende tra Pitigliano (Grosseto) e Ronciglione (Viterbo). Ci colpisce anche la familiarità e l’ospitalità dei residenti, sempre pronti a regalare un sorriso, a dare indicazioni utili e ad intrattenersi piacevolmente in un’atmosfera senza tempo: l’ideale per sentirsi veramente in un luogo a misura d’uomo e del resto il lago infonde sempre tranquillità “in automatico”, non potrebbe essere altrimenti. Domani dedicheremo la giornata al riposo assoluto godendoci l’ozio sul lago prima di rientrare alla base attraversando i paesi di Campagnano Romano, Morlupo e ripercorrendo a ritroso la Via Salaria in direzione Rieti.


  • Alla scoperta del Salento e del sud della Puglia. Un puntuale diario di bordo per le vacanze estive tra mare meraviglioso e interessanti spunti culturali

    Testo: Andrea Campanelli – Foto: D.R.

    La Puglia, e il Salento in particolare, stanno conoscendo una grande fortuna turistica negli ultimi anni: moltissimi i camperisti e campeggiatori che scelgono il “tacco d’Italia” per le ferie estive. Le ragioni sono molteplici: il clima, caldo ma con notti ventilate e rarissime giornate di pioggia in estate; il mare, bellissimo, con tratti a scogliera e tratti sabbiosi tutti caratterizzati da acqua cristallina; stupende città, a partire da Lecce, un trionfo del barocco italiano e una miriade di iniziative, festival e sagre. Buona la recettività: ai campeggi “storici” si sono affiancate una miriade di aree attrezzate, più o meno stagionali, a volte con tutta l’aria di essere improvvisate, altre, soprattutto verso il nord della regione, assomigliano più a fortini assediati, con cancelloni e videosorveglianza (molto spesso queste aree sono anche rimessaggio di mezzi pesanti, barche e pullman), ma tant’è. Nonostante questo, il rischio di restare senza posto nei giorni a cavallo di ferragosto è alto, dunque il consiglio è di prenotare o armarvi di pazienza. Ad allietare il soggiorno contribuisce il buon cibo: nei ristoranti lungo la costa la qualità e i prezzi possono essere influenzati dall’affollamento stagionale; diverso il discorso se si esplora l’entroterra o se si compra nei negozi. Eccellenti i fornai e le pasticcerie, dove sperimentare le più gustose ricette popolari. Non resta che augurarvi buon viaggio e invitarvi a ripercorrere le orme dell’instancabile Gigio Blu, il vecchio camper di Andrea e della sua simpaticissima famiglia che, anno dopo anno, ci sorprende con qualche nuova avventura.

    Lecce
    Una visita alla capitale del barocco. 

    Arriviamo a Lecce e ci sistemiamo nel comodo parcheggio vicino porta Napoli, a due passi dal centro storico (euro 2x24h).Vistiamo la stupenda basilica di S.Croce, l’espressione più alta del barocco leccese! La facciata è ricchissima di decorazioni, così come l’interno. Adiacente alla basilica si trova il palazzo del governo, ex convento dei celestini. In piazza S.Oronzo si può ammirare l’anfiteatro Romano che occupa buona parte di essa, la colonna di S.Oronzo dalla cui sommità svetta la statua del Santo, il Sedile detto anche Palazzo del Seggio e la chiesa di S.Marco e del Gesù. Percorrendo Corso Vittorio Emanuele si arriva in Piazza Duomo, dove c’è la Cattedrale, ricca di opere d’arte e del suo bel campanile, il Palazzo Vescovile e il Seminario. Dopo le 20 approfittiamo dell’Open Day per visitare gratuitamente il castello, accompagnati da una guida, e il museo della cartapesta, che abbiamo trovato molto interessante. Finita la visita, ci godiamo il centro storico che con l’illuminazione notturna è molto bello e suggestivo. La domenica mattina partecipiamo alla Santa Messa nella basilica di S.Croce, -visitiamo la chiesa di S.Matteo, altro bellissimo esempio di architettura barocca, e approfittiamo di una fornitissima pasticceria per assaggiare dei golosi “Pasticciotti” (specialità salentina).

    Acaya e Torre dell’Orso
    Nel pomeriggio con un breve tragitto raggiungiamo la città fortificata di Acaya.

    Sostiamo davanti alla porta d’ingresso e visitiamo il castello: molti i reperti archeologici trovati negli scavi di Roca Vecchia (3 euro biglietto ridotto per tutti in occasione della festività). In serata arriviamo a Torre dell’Orso e sostiamo nell’Area Sosta Gran Pashà, a 2 km dal mare (euro 13×24/h senza elettricità). I gestori, gentilissimi, offrono un servizio di navetta gratuito per il mare e ne approfittiamo subito per una passeggiata sul lungomare. Godendo dei bellissimi scorci sulle scogliere, gustiamo un buonissimo gelato alla gelateria Dentoni (per i golosi consiglio il gusto Nutella Fredda). Il mattino, con una breve passeggiata -arriviamo a -vedere le Due Sorelle: due scogli in mezzo al mare che sembrano uscire come per incanto dall’acqua cristallina.

    Otranto
    Partiamo per Otranto, dove sostiamo al parcheggio di via Renis, senza servizi ma non lontano dal centro (euro 6x24h).

    Visitiamo il centro: le belle vie sono affollate di turisti che curiosano tra i negozi. Bella la cattedrale, famosa per il caratteristico mosaico che ricopre tutto il pavimento. Il mattino successivo ritorniamo in centro per la visita della chiesa Bizantina di S.Pietro. Sul lungomare del centro saliamo sul calessino guidato dal simpatico Pino per un tour della città e della costa (euro 40 per 5 persone): giro delle mura, Santa Maria dei Martiri, il faro di Punta Palascia e la Cava di Bauxite, con il suo laghetto dai colori verde smeraldo dove si riflette il rosso delle pareti. Continuiamo nella zona dove è stata innalzata la croce del Papa in occasione della visita di Giovanni Paolo II, la Torre della Serpe simbolo della città di Otranto e divertiti ritorniamo in centro.

    Itinerando nel salento
    Proseguiamo verso S.Maria di Leuca percorrendo la strada costiera.

    Sostiamo lungo il tragitto a S.Cesarea Terme per una veloce passeggiata in centro e una visita alla grotta Zinzulusa (con mare mosso la grotta è chiusa). Vicino al paese di Tricase possiamo ammirare una grandissima quercia Vallonea di circa 700 anni chiamata la “quercia dei 100 cavalieri”: la sua chioma copre una superficie di 700 metri quadrati. Facciamo poi una sosta al ponte del Fiordo del Ciolo alto, sul profondo canalone dove vi è un antico camminamento ancora percorribile che porta fino a Gagliano del Capo. Siamo arrivati così al punto più a sud del nostro viaggio: S. Maria di Leuca. Vistiamo la Basilica, la sua posizione è veramente magnifica. Per la notte ci sistemiamo ai piedi della scalinata che conduce al Faro e alla Basilica vicino al porto. In estate qui è in funzione anche la cascata al centro della scalinata, illuminata di notte (cascata dell’acquedotto Pugliese). Trascorriamo la mattinata visitando la chiesa di Cristo Re e passeggiamo fino a Punta Ristola ammirando ville signorili di diverse epoche.

    Gallipoli
    Ripartiamo verso Gallipoli percorrendo sempre la strada litoranea e facendo sosta per pranzo a Torre S.Giovanni direttamente sul mare.

    Arrivati a Gallipoli troviamo dei divieti di transito per camper che impediscono di raggiungere il porto e il centro storico, così ci sistemiamo all’Area Attrezzata Torre Sabea (19 euro a camper per 3 persone ) a un paio di km dal centro; ma nessun problema perché c’è un bus navetta disponibile in qualunque momento (1 euro a\r a persona). All’ingresso della città vecchia, sulla sinistra prima del ponte, si trova il Santuario di S. Maria del Canneto e la fontana greca, e, oltre il ponte, incontriamo il Castello-Fortezza usato in epoca antica come controllo del porto, mentre sulla destra si trova un fornitissimo mercato del pesce. Raggiunto il centro storico non può mancare una visita alla cattedrale di S.Agata; passeggiamo per le caratteristiche vie piene di turisti e negozi, godendo dei bellissimi panorami sul mare e sul porto e non possiamo fare a meno di gustare delle stupende pucce salentine (caratteristici panini molto farciti). Proseguiamo verso nord facendo sosta a S.Maria al Bagno, S. Caterina, Porto Cesareo, Punta Prosciutto e Torre Colimena, dove termina il nostro tour del Salento.

    Un safari a Fasano
    In serata arriviamo all’ingresso dello Zoo Safari di Fasano, dove ci sistemiamo per la notte.

    Il giro con il camper in mezzo agli animali liberi è veramente emozionante. Lungo il percorso si può acquistare del cibo da offrire agli animali. Divieto assoluto di aprire i finestrini nella zona dei leoni, tigri e orsi. Le più simpatiche in assoluto sono state le giraffe, che con il loro lungo collo entravano fin dentro l’abitacolo in cerca di cibo. Ci siamo divertiti tantissimo e solo questo vale il prezzo del biglietto! Finito il giro del safari abbiamo parcheggiato il camper (2,50 euro) e siamo entrati nella zona pedonale dove si possono vedere orsi polari, rinoceronti, ippopotami, foche, leoni marini e tantissime specie di scimmie. Con un trenino ricoperto di rete entriamo nel villaggio delle scimmie e dei babbuini; loro si fiondano verso di noi in cerca di cibo, ma questa volta siamo noi ad essere in gabbia e loro libere! All’interno del parco ci sono diverse attrazioni a pagamento, noi assistiamo allo spettacolo dei Pinguini e dei Leoni Marini, molto divertente.

    Polignano a Mare
    Dopo pranzo riprendiamo la strada verso casa facendo tappa a Polignano a Mare: sostiamo nell’area Laruccia.

    L’area non è vicinissima al centro, ma ha un efficace servizio navetta svolto dal simpatico custode (euro 15x24h) navetta (5 euro a\r). Pasquale (così si chiama il custode) si offre anche di accompagnarci per un mini tour della costa, da Monopoli al Santuario di San Vito (euro 28×2 persone – 338 348 3191), un’ottima occasione che accettiamo al volo. Bellissimi la cattedrale di Monopoli, il suo castello, il porticciolo e le vie del centro. Facciamo tappa a Cala Incine, la costa di fronte allo scoglio dell’eremita, veramente emozionante. Raggiunta Polignano ci addentriamo per le viuzze del -centro storico da dove si possono ammirare le case sulla scogliera di tufo, a strapiombo sul mare, con le sue innumerevoli grotte scavate nel tempo. Visitiamo la cattedrale di S.Maria Assunta; poi scendiamo la scalinata che parte dalla statua dedicata a Domenico Modugno e ritroviamo la scogliera che tanti anni fa fece da sfondo ad alcune foto di nostro figlio ancora piccolino. Da qui a piedi raggiungiamo il famoso ponte Lama Monachile da dove si può ammirare uno degli scorci più caratteristici di Polignano. Arriviamo all’Abbazia di S.Vito, patrono di Polignano, un luogo davvero bello è magico. Ritorniamo al camper soddisfatti e felici di questo bel tour ringraziando di cuore il nostro accompagnatore. Sabato mattina il tempo è veramente brutto ma ci facciamo accompagnare ugualmente da Pasquale in centro. Ne approfittiamo per acquistare dei buonissimi taralli e ci fermiamo a mangiare un gelato sulla famosa gelateria di Mario Campanella (una tra le cinque gelaterie migliori d’Italia).

    Sulla via del ritorno
    Nel pomeriggio, con un po’ di tristezza, riprendiamo la strada di casa fermandosi per la notte a Petacciato Marina.

    Sostiamo in un parcheggio direttamente sul mare: in primavera è gratuito, mentre in estate è a pagamento con 3 euro al giorno. Passiamo una notte tranquilla. Il mattino ci svegliamo con un bellissimo sole e ne approfittiamo per passeggiare sulla battigia e per prendere un po’ di tintarella. Dopo pranzo non ci rimane che prendere la A 14 direzione casa e durante il viaggio facciamo il resoconto di questi novi giorni trascorsi in Salento: una sola parola, stupendi! Viaggiare fuori stagione non ha uguali, ci si può fermare ovunque, sempre nel rispetto delle più elementari regole del buon senso e del buon camperista. Una sosta su tutte: la notte trascorsa sotto il faro di Santa Maria di Leuca, con vista mare, per noi non ha avuto prezzo da tanto bello, in piena stagione sarebbe stato decisamente impossibile. In compenso chi farà questo viaggio in estate potrà godere appieno del bellissimo mare e di caldi bagni, cosa che noi non abbiamo potuto fare.

    Ci sono piaciute particolarmente…
    Lecce: una città molto elegante, pulita e tranquilla, almeno la parte del centro storico. Il salotto buono della Puglia, un concentrato di monumenti e opere d’arte barocca che meritano una visita.
    Otranto: meravigliosa la posizione sul mare cristallino; da vedere il mosaico della cattedrale e il laghetto verde smeraldo nella vecchia cava di Bauxite.
    Torre dell’ Orso: bella la lunghissima spiaggia dove sul fondo fanno bella mostra i scogli denominati le due sorelle.
    Gallipoli: fate una bella passeggiata con vista mare attorno alle sue mura.
    Zoo di Fasano: qui, con un po’ di fantasia, si può immaginare di fare un vero safari, un’esperienza unica viaggiare con il proprio camper in mezzo agli animali liberi; simpatiche le giraffe che con i loro lunghi colli arrivano fino all’interno dell’abitacolo in cerca di cibo.
    Polignano: un paese bello e magico con le case a picco sul mare, le grotte scavate sotto il centro storico della città e il vecchio ponte sulla Lama Monachile con vista sull’ omonima baia.

    SCHEDA DI VIAGGIO
    KM PERCORSI 1.540
    SPESA BENZINA Euro 0 – Litri 0
    SPESA GAS Euro 216 – Litri 273
    MEDIA KM/LT 5,6
    SPESA AUTOSTRADA Euro 65
    SOSTE Euro 57
    SPESE VARIE Euro 315
    PERIODO Dal 18 aprile al 27 aprile 2014
    EQUIPAGGIO Andrea 47, Enrica 46, Marco 17
    MEZZO Safariways Assuan – Ford 2000 benzina/gas 1991 – Giugio Blu

    SOSTA CAMPER

    Lecce
    • Il principale parcheggio cittadino è il Parcheggio Comunale (ex Carlo Pranzo) sito su Viale dell’Università, a 300 metri da Porta Napoli, uno dei principali accessi al centro storico.
    • Un parcheggio si trova anche all’ingresso nord di Lecce venendo da Brindisi e costituisce un ottimo sistema per lasciare il camper vicino al centro ma senza addentrarvisi. L’area è attrezzata, con prezzi modici (1,50€ per l’intera giornata) e con sistema di bike sharing.

    Torre dell’Orso
    • Area sosta Gran Pashà , SP 297 – Località Torre dell’Orso, Melendugno (LE)
    Tel. 330 692409 – Cell. 320 3659967 – gran.pasha@libero.it 
    Coordinate GPS: 40.276231, 18.404535

    Otranto
    • Parcheggio con sosta notturna sorvegliata in via Renis – Coordinate GPS 40.140344N 18.491347E

    Gallipoli
    • Agricamper Torre Sabea, Litoranea per S. Maria al Bagno – Tel. 0833 298273 – Cell. 346 9473565
    Coordinate GPS: 40º04’22,53”N – 18º00’22,41”E
    www.torresabea.it

    Polignano Al Mare
    • Area Camper Parcheggio Laruccia, Strada Comunale Pozzovivo, SS. 16 Km 838, Polignano a Mare (BA)
    www.parcheggiologisticalaruccia.it

     

     
  • Terra di contrasti, è da quattro millenni il crocevia di rotte e popoli. Affascinate e riservata, è un’isola che quando pensi di conoscerla a fondo ti svela nuove sfaccettature del suo carattere

    Trovare un posto sul traghetto non dovrebbe essere un problema: i collegamenti sono numerosissimi e i tempi di percorrenza di qualche ora possono toglierci dalla difficoltà nel cercare soluzioni open deck o di soggiorno in cabina. Prepariamoci un minimo però, perché la Corsica non è l’Italia (e forse non è nemmeno Francia fino in fondo) e ha regole ben precise. La prima delle quali è che la sosta libera con il camper non è apprezzata e l’esuberante carattere degli isolani ce lo fa notare se va bene con strombazzate di clacson nel cuore della notte. In compenso i campeggi costano meno rispetto i corrispondenti della vicina Sardegna e soprattutto, quasi senza eccezione, accolgono anche i camperisti di passaggio. Quì piccolo è bello: sono piccole le città, i campeggi, le strade… Se avete un camper piccolo tanto meglio: il gigantismo limita parecchio in questo senso. Se siete in coppia e avete al seguito una moto o uno scooter allora siete il target ideale: potrete fare base nei numerosi campeggi e addentrarvi nell’interno o raggiungere le spiagge più difficilmente conquistabili. Se amate la bicicletta, questa è la terra per eccellenza delle mountain bike, a patto di avere buone gambe e ottimi polmoni per affrontare i dislivelli dell’interno e della costa occidentale. Fatte queste premesse siete arrivati nel paradiso terrestre, o l’Ile de Beautè come la definiscono i francesi, una terra di contrasti, caratterizzata da ampie zone a macchia mediterranea, foreste lussureggianti, spiagge dal carattere subtropicale. E poi montagne selvagge il cui profilo innevato nelle giornate limpide invernali si vede fin dalla Liguria, e su questi monti torrenti, cascate, villaggi arroccati tutti da scoprire. Ma se lo scopo del viaggio è una rilassante vacanza al mare, non dovrete che scegliere il vostro angolo preferito lungo i circa mille chilometri di costa tra spiagge bianche, profondi golfi di roccia, cale, calette… In questo caso se avete il gommone portatelo…

    La meta è perfetta per trascorrere le nostre vacanze non lontano dall’Italia, soprattutto se si hanno solo due settimane di ferie.

    Immaginate strade sinuose che si aggrappano alla costa, valichi sulle montagne dell’interno che emozionano il viaggiatore e splendide spiagge bagnate da un mare sorprendente dove rilassarsi. Non è un sogno, è la Corsica, l’isola che c’è. Quarta isola del Mediterraneo, la Corsica ne emerge come una grande catena montuosa ricca di foreste. Circa un terzo del suo territorio è occupato da parchi naturali, e gran parte del litorale è ancora immune dall’invadenza, spesso venefica, dell’uomo. Alcune guide sconsigliano di girare l’isola in senso antiorario a causa della strada stretta, delle scarse protezioni e degli strapiombi. Noi abbiamo fatto l’esatto contrario con un van, ma seguendo il periplo dell’isola qualche manovra difficoltosa è semplicemente da mettere in conto.

    Ci siamo imbarcati a Livorno da dove, in quattro ore di navigazione, raggiungiamo Bastia. Puntiamo a nord, alla scoperta di Cap Corse, “il Dito”. Qui merita una visita la spiaggia del Tamarone, nei pressi di Macinaggio. Altro punto d’interesse è Tollare, adagiata sulla costa; meta poco conosciuta, offre pace e serenità lontano dal caos vacanziero. Scendendo lungo la D80 occidentale si succedono spiagge, torri genovesi e punti panoramici. La strada è un susseguirsi di curve, che molto spesso regalano ottime vedute e stupore. Sostiamo a Saint Florent, per una passeggiata tra viuzze, negozietti e ristoranti della Cittadella. Seguendo la D81 si arriva al villaggio di Casta, dove troviamo l’indicazione per una tra le più note spiagge Corse, ai margini del Desert des Agriates; Saleccia. La pista sterrata può essere percorsa a piedi in quattro ore, oppure con un veicolo in un’ora circa. Il suo stato dipende dalle annate. Noi l’abbiamo affrontata con un Ducato furgonato. A dire la verità il pezzo che ci ha messo più in difficoltà sono le prime decine di metri, quando si è costretti a passare a fianco a una siepe di arbusti che tendono a rigare tutto il rigabile. Dopo si tratta di destreggiarsi tra buche a sequenza continua. Chi ha uno sbalzo significativo non ha speranze. Ma il vero dramma sono le eventuali pozze piene d’acqua. Quanto siano profonde o cosa c’è sul fondo è un mistero che resta irrisolto finché non ci si entra. Intorno a voi – ripeto, se siete più larghi di due metri e più lunghi di sei lasciate perdere – si apre Desert des Agriates, l’unico in Europa, si estende per 35 km tra Cap Corse e la Balagne. Percorrerete 12 Km di guida immersi nel nulla e circondati da un panorama spettacolare, ne vale sicuramente la pena ma non aspettatevi il deserto africano, bensì di un’infinito territorio popolato da arbusti e da macchia mediterranea. C’è stato un periodo nel quale la Francia accarezzava l’idea di fare qui i suoi esperimenti con ordigni nucleari. Alla Saleccia c’è un campeggio estrermamente “basic”, popolato per lo più da tende e pick up con cellula che qui trovano il loro habitat naturale. La spiaggia della Saleccia mantiene la sua promessa sabbia chiarissima e mare cristallino. Si ritorna sulla D81 e, seguendo le indicazioni per Ponte Leccia, raggiungiamo Valle dell’Asco lungo il fiume Stranciacone; qui si trovano numerose gole e piscine naturali. Salendo si raggiunge Haute d’Asco a 1.450 metri. Il panorama è suggestivo: la vista verso l’alto punta ai 2.702 metri del monte Cinto, il tetto della Corsica.

    Tornati sulla D81 attraversiamo l’Ile Rousse, Algajola e Calvi.
    Deviando sulla D351 è possibile seguire il fiume Fango che, incastrato in un vero e proprio Canyon, regala al tramonto un vivido contrasto di colori: le rocce ocra si fondono col blu delle acque, offrendo al contempo calore e refrigerio. Continuiamo verso Les Calanques de Piana, guglie di granito rosso che si elevano sino a 400 metri d’altezza “arredando” una pista tortuosa ma perfetta. Ci sono qua e là piazzole per accostare, ma qui davvero le difficoltà d’incrocio non mancano.
    A questo punto non può certo mancare una sosta nella città di Napoleone Bonaparte: Ajaccio, capoluogo e centro amministrativo dell’isola. Il cuore della città è place Maréchal-Foch con al centro la fontana su cui domina la statua raffigurante il famoso Imperatore Francese. Nell’Hotel de Ville si trovano numerosi documenti e ritratti della famiglia Bonaparte, mentre a pochi passi dalla piazza si giunge a Rue St Charles, dove è possibile visitare la Maison Bonaparte, casa natale di Napoleone, dove tornò per pianificare la campagna d’Egitto. Di sera è gradevole passeggiare in piazza, tra le numerose bancarelle affollate dai turisti, oppure lungo il porticciolo, accompagnati dal rilassante sciabordio del mare che culla le imbarcazioni ormeggiate. Percorrendo la bellissima D111, chiamata Route des Sanguinaries, si può ammirare lo splendore delle Isole Sanguinarie. Formato da quattro isole, l’arcipelago si estende davanti al Golfo di Ajaccio. La loro particolarità sta nel tingersi di rosso al tramonto; uno spettacolo naturale che qui trova uno scenario tra i più belli d’Europa. Spostandoci verso sud percorriamo la D55 e poi la D157, toccando la città di Propriano. Scegliendo Porto Vecchio come “campo base” si ha la possibilità di visitare, nel volgere di pochi chilometri, le migliori località marine e montane, con annesso trekking, che la Corsica meridionale offre. La Cittadelle è racchiusa da mura a forma pentagonale, mentre all’esterno si trova la città moderna. La piazza centrale è dominata dalla chiesa di St Jean-Baptiste. Intorno all’edificio si articolano scalinate, piazzette e vicoli ricchi di ristoranti e locali, attrazioni perfette per i turisti.

    Le Cascate Piscia Di Gallo, raggiungibili seguendo le curve della D368, possono essere la prossima destinazione. Sistemato il camper nell’ampio parcheggio, riforniti di acqua e colazione al sacco, ci si può avviare sul sentiero. Il tempo di percorrenza è di circa un’ora e mezza, il dislivello da superare di 120 metri. Per la maggior parte del cammino si è esposti al sole, ma lungo il tragitto piacevoli piscine naturali, dall’acqua -quasi gelida, permettono di rinfrescarsi. Il sentiero diventa più impegnativo; si aggirano una serie di grandi massi fino alla discesa vera e propria alle cascate. La pendenza è notevole, ma la via ferrata permette di affrontarla in sicurezza. Con l’aumento dell’umidità le pietre possono risultare subdolamente viscide, facendo desistere i meno arditi; ma il panorama che troviamo al termine del cammino ricambia alla grande. Il nostro consiglio è quello di provarci comunque. Terminata l’escursione ritorniamo in sella per andarci a perdere tra le curve del Col de la Bavella a quota 1.200 metri.

    Bonifacio ci accoglie con i suoi suggestivi strapiombi. Dal punto più alto del belvedere, passeggiando tra le antiche mura a picco sul mare, è possibile ammirare le coste di roccia frastagliata alte fino a 60 metri che si tuffano direttamente nell’azzurro di quella porzione di mare che separa la Corsica dalla Sardegna. Bonifacio è tra le più affollate località turistiche dell’isola. Tra le spiagge della zona vanno sicuramente menzionate quelle di Piantarella e dello Sperone. Per gli amanti della natura incontaminata invece possiamo spendere il nome di Carataggio, chiamata anche Thahiti. L’ingresso alla spiaggia si trova sulla Route de Piccovaggia, sotto forma di sentiero percorribile a piedi in circa 45 minuti. L’arenile è veramente un paradiso; sabbia bianca finissima, mare azzurro limpido.

    Puntiamo ora verso il cuore dell’isola; Corte. Seguiamo la veloce N198 sulla costa est sino ad Aleria per puntare verso l’interno, raggiungendo la nostra destinazione dopo 50 chilometri. Qui vi accoglie un camping immerso nella valle, dove prevale il verde della macchia mediterranea e che può fare da campo base. Da Corte si può perlustrare la stupenda Valle della Restonica, caratterizzata da profonde gole dove l’omonimo fiume ha eroso la roccia creando, anche qui, incantevoli piscine naturali. Se avete un van potreste avventurarvi al Lac de Melo, lago di origine glaciale situato a 1.711 metri di altezza. Per raggiungerlo bisogna attraversare la foresta seguendo una strada sinuosa, guardata a vista dalle cime dei monti Corbaia e Rotondo. La carrozzabile termina e comincia il trekking, anche questo impegnativo; un paio d’ore di sgambata tra pietre e pendenze. Arrivare in cima, ammirare la quiete del lago e il volo di una moltitudine di corvi è davvero bello, quasi come aver compiuto un’impresa! Per gli amanti del trekking meno impegnativo, suggeriamo la visita alle Cascate des Anglais, verso Vizzavona. Il sentiero lo si percorre in trenta minuti; un cammino semplice e piacevole attraversa la foresta accompagnato dal fiume, con piccole cascatellele, e le solite ma sempre incantevoli piscine naturali. Di sera ci si può rilassare tra le vie di quella che era la capitale dell’isola, Corte. La Cittadelle, fortificata sull’estremità di uno sperone, si eleva al di sopra della città. Le caratteristiche viuzze conducono sino al belvedere, dove si apre un’incantevole vista panoramica. Per concludere il giro dell’isola lasciamo Corte dirigendoci verso nord, lungo la D18 fino a Ponte de Castirla. Da qui si sale verso la valle del Golo, la quale si restringe fino a formare un canyon lungo 17 chilometri scavato nel granito e chiamato Scala di Santa Regina. La gola lascia poi spazio alla piana di Calacuccia, stesa ai bordi del lago artificiale che alimenta la centrale elettrica di Castirla. Dalla D84, proseguendo poi sulla N197, si giunge a Ponte Leccia e, deviando sulla D5, si succedono i villaggi di Murato, Cinquerue e infine Biguglia. La strada è bellissima, immersa nel silenzio dei pascoli. Qui il tempo sembra essersi davvero fermato! Torniamo infine al punto di partenza, Bastia. A due passi dal porto c’è Place St Nicolas, ariosa e ombreggiata da palme: qui troneggia una statua del Bonaparte in abiti imperiali Romani. Da buoni turisti non resta, prima di imbarcarci, che acquistare souvenir nelle diverse boutique adiacenti.

    … con gli animali
    Le strutture che accettano animali sono espressamente indicate in catalogo con la dicitura “animali ammessi”. Gli animali, laddove ammessi, devono essere tassativamente in possesso di certificato antirabbica, passaporto (ai sensi della legge CE 2003/803/CE), microchip o tatuaggio al fine di essere identificabili. Sono assolutamente vietati: l’importazione di un gatto/cane di età inferiore ai tre mesi; l’importazione dei cani classificati (dalla legge 6 gennaio 1999) d’attacco (tipo: Pitbulls, Boerbulls e i cani appartenenti alla razza tosa). Ai sensi della stessa legge, i cani da guardia e da difesa personale (tipo: Straffordshire, Terrier americano, Rottweiler, ecc.) possono essere importati se in possesso di attestato di nascita, del libretto genealogico, devono indossare la museruola e essere tenuti a guinzaglio. Ricordiamo, infine, che gli animali non sono accettati nei ristoranti e nei locali comuni.

    LE TAPPE
    Tenete presente che le distanze chilometriche sono indicative, nel senso che i tempi di percorrenza su buona parte delle strade sono notevoli. Ricordiamo infine che questo percorso è stato fatto con un camper puro su furgone Ducato e non sempre ce la saremmo sentita di affrontare alcune di queste strade con un veicolo più largo e più lungo del nostro. In ogni caso anche senza una moto al seguito o un veicolo compatto, la Corsica è un’avventura che vale la pena provare almeno una volta nella vita.
    Bastia – St. Florent 130 km
    St. Florent – Valle dell’Asco – Calvi-Galeria 180 km
    Galeria-Manso – Piana – Ajaccio 150 km
    Ajaccio – Propriano-Bonifacio – Porto Vecchio 160 km
    Porto Vecchio – Zonza – Ghisoni – Corte 170 km
    Corte – Ponte Leccia – Bastia 120

    DOVE ANDARE IN BREVE
    • Cap Corse: il “Dito”, come viene denominato Capo Corso, è un promontorio montuoso esteso in direzione nord sul mare per circa 40 chilometri. Lo costeggia una strada panoramica costruita ai tempi di Napoleone III che segue la costa frastagliata. Lungo il percorso si accede a pittoresche spiagge di sabbia o sassi, i villaggi nati in punti strategici per la difesa dagli attacchi dal mare. I fondali rocciosi e il mare limpido e molto pescoso sono apprezzati da chi ama le immersioni. La costa orientale scende dolcemente verso il mare; lungo la costa occidentale, invece, la montagna scende a strapiombo e i centri abitati come Nonza e Pina sono arroccati sulle montagne.

    Costa Occidentale:
    • Saint Florent: fondata dai genovesi, sorge in fondo al golfo che porta lo stesso nome. Del XV secolo la sua antica struttura con le piccole case di pescatori a pelo d’acqua. Dall’animata piazza de Portes si diramano i vicoletti con gli immancabili negozietti di souvenirs e boutique dove un tempo c’erano le botteghe artigianali. Qui si ritrova il bel mondo degli yachts.
    • Calvi / Ile Rousse: la regione della Balagne viene chiamata il giardino della Corsica per la presenza di olivi, cedri, aranci, mandorli e viti. Calvi è su una stupenda baia, sicuramente una delle località marine più belle della Corsica, formata da una città alta, con la cittadella e un antico bastione genovese, e la città bassa con la marina. Ile Rousse è una ricca stazione balneare con belle spiagge animate già dalla primavera grazie a un microclima particolarmente favorevole. La sua storia affonda al tempo degli insediamenti romani sull’isola.
    • Porto: un tratto di costa di 80 chilometri, il più straordinario di tutta l’isola. Il tratto più famoso è quello dei Calanche, che dominano il Golfo di Porto: il blu intenso del mare, la luce irreale, la gamma dei colori arancio e rosa del granito, il profilo maestoso delle creste, le rocce erose che assumono forme di fantasia, di animali e piante e perfino di un monaco con il saio…

    Costa Sud-Ovest
    • Ajaccio / Porticcio: il Golfo di Ajaccio, il più bello della Corsica, è un arco perfetto lambito da un mare di un azzurro intenso. Al centro del golfo la bianca Ajaccio, la città di Napoleone. Dalla città verso nord dodici chilometri di baie e calette con sabbia caraibica fino alle splendide isole sanguinarie che chiudono il golfo a nord. Andando verso sud c’è Porticcio, una delle località più esclusive della costa. Le spiagge di Isolella, Ruppione, Spiaggia d’Argento, Agosta e Portigliolo costituiscono vere meraviglie paesaggistiche ambientali.
    • Bonifacio: città medioevale ben conservata, è isolata dal resto dell’isola da un ampio e arido pianoro calcareo. Bonifacio è famosa per le sue splendide scogliere bianche, alte più di 60 metri. La città è sulla cima di uno stretto promontorio. Stupendo il porticciolo.

    Costa Orientale
    • Portovecchio: è la città più rinomata della Corsica con il suo mare pulitissimo e le sue spiagge di fine sabbia bianca, come a Palombaggio, orlata da bellissimi pini marittimi e incorniciata da rocce rosse, o Santa Giulia, con sabbia bianchissima, mare turchese e ampie baie suggestive. A pochi chilometri a nord da Portovecchio si susseguono piccole insenature perfette per le immersioni e ampie baie caraibiche di sabbia bianca come San Cipriano, Cala Rossa, Pinarello, Faueta, Tarco, Favone, Cannella e Rondinara.
    • Ghinonaccia / Folelli: sono località balneari sempre più richieste per le loro lunghe spiagge orlate di pini marittimi e mete ideali per famiglie con bambini. Molti i campeggi e qui davvero i camper non fanno fatica a circolare!

    DA GUSTARE
    La cucina corsa è un mix di tradizioni francesi e italiane, in particolare con le specialità derivate dalla cucina ligure e toscana. La qualità di ciò che mangerete dipende molto dal ristoratore. Per la nostra esperienza nei ristoranti turistici, a parte le solite mega insalate alla francese, non abbiamo ricordi particolarmente rilevati, se non a volte nel prezzo un po’ esoso o per la peggiore pizza mai mangiata in vita nostra (ma i colpevoli siamo noi per esserne stati tentati). Diverso è il discorso nell’entroterra, magari in qualche “agriturismo”. Qui la carne è onnipresente, a partire da una notevole batteria nel reparto salumeria; in particolare sono pregevoli i salumi ottenuti da suini e cinghiali bradi, alimentati con cibi naturali: provate la coppa, il “figatellu”, il prosciutto, il “lonzu” e il salame. Notevole anche il piatto dei formaggi. Sulla costa, se non si bada a spese, si mangia dell’ottimo pesce: interessante la murena grigliata, le sarde farcite, oltre alle solite grigliate miste. Tra i dolci assaggiate i canistrelli, il fiadone, il pastizzu e le imbrocciate. Buoni i vini, per altro si trovano per strada cantine che vendono eccellente vino sfuso a buon mercato: lo sciacarello, il barbarossa e il nielluccio, Buone anche le birre, in particolare a noi è piaciuta la Pietra, aromatizzata alla castagna.

    SOSTA CAMPER
    Sosta libera sconsigliata, piuttosto cercate parcheggi a pagamento. Ma i campeggi sono la soluzione migliore e hanno tariffe inferiori rispetto quelli italiani. Per pianificare o cercare il campeggio più utile al vostro pernottamento vi consigliamo il sito www.campingcorse.com, disponibile anche come app sull’ Applestore. Fuori stagione ovviamente è tutto più semplice e anche la sosta libera è maggiormente tollerata.

  • Dalla Sicilia al nord della Scozia? Si può fare. Non scordatevi l’ombrello però: noi non abbiamo mai visto tanta pioggia, ma davvero è valsa la pena perdersi in quei paesaggi sconfinati

    di Annibale, Mariadina e Alberto

    7 agosto
    Finalmente è il giorno della partenza con il nostro Arca 407. Alle 18.00 salutiamo casa e ci dirigiamo al porto di Palermo. Ci imbarchiamo sulla Motonave Superba della GNV (400 euro x 2 adulti, 1 bambino ed un camper, in cabina) direzione Genova. Alle 21.00 salpiamo. La serata scorre piacevolmente girando per la nave, giocando a carte e guardando la tv che abbiamo in cabina.

    8 agosto
    Giornata tranquilla di navigazione, anche se alle 15.00 mentre dormivamo in cabina è entrato un addetto al piano per dirci che dovevamo lasciarla in quanto la dovevano pulire. Abbiamo protestato giacché era impensabile che qualcuno entrasse in cabina mentre noi eravamo li e secondo me la dovevamo lasciare a Genova. In ogni modo alle17.15 eravamo al porto di Genova dove abbiamo sbarcato intorno alle 18.00. Raggiungiamo Villafranca d’Asti dove andremo ad incontrare Roberto e Raffaella, una coppia di camperisti che abbiamo conosciuto su Facebook.

    9 agosto: Km 313
    Partiamo alla volta di Druento (TO) per andare a trovare Graziella, Michele e Simona i nostri amici torinesi incontrati nel Viaggio in Germania dell’anno scorso. Nel pomeriggio iniziamo il nostro viaggio che ci porterà in Gran Bretagna. Cominciamo così i circa 70 Km che ci separano dal Frejus (Bardonecchia) dove arriveremo per le 19.10. Costo del passaggio 46,40 euro; continuiamo il nostro viaggio lungo le autostrade francesi, che come è noto sono carissime, ma utilissime! Ci fermiamo intorno alle 21.00 in un’area di servizio (aire De Guires). Cena e nanna.

    10 agosto: Km 818
    Lunga tappa di avvicinamento. Lungo il tragitto abbiamo fatto diverse soste e alle 22.00 circa eravamo a Calais “Car Ferries”. Il nostro autista/papà oggi ha percorso 818 km… Memorabile! Giunti nel parcheggio Ticket Office decidiamo di andare a chiedere i prezzi del traghetto nei 2 box office presenti. Ci dirigiamo dapprima alla “P & O Ferries” e apprendiamo che il costo della traversata è di 150 euro per x 2 adulti, 1 bambino e 1 camper: annotiamo i prezzi e ci dirigiamo alla “Seafrance”, e scopriamo che i prezzi cambiano a seconda se si vuole fare la traversata di giorno o di notte (di notte l’abbattimento del prezzo è di circa il 50%), ma noi siamo interessati a fare la traversata di giorno per poter ammirare le famose bianche scogliere di Dover. Quindi decidiamo di fare il biglietto – A/R al costo di 260,00 euro per 2 adulti, 1 bambino ed 1 camper (costo di sola andata 146,00 euro). La partenza è prevista per domani mattina alle 7.05, ma come sempre si deve essere all’imbarco 1 ora prima. Rientriamo in camper. Fuori piove e c’è molto freddo.

    11 agosto: Km 20 circa
    Alle 7.05 puntuali salpiamo per l’Inghilterra. Per me è un ritornare indietro nel tempo, a quando, bambina venni in Inghilterra per la prima volta con la macchina. Da allora tante altre volte ci sono tornata, ma mai più via terra. Intorno alle 8.15 scorgiamo le famose “bianche scogliere di Dover”e a me, che sono un’inguaribile romantica, fa un bell’effetto. Alle 8.30 sbarchiamo ed iniziamo questa nuova avventura con la guida a sinistra, non prima di aver posizionato il nostro orologio indietro di un’ora. Alla prima rotonda Annibale, come tutti, guarda nella direzione sbagliata, ma si ravvede subito e con tanta tensione percorriamo i pochi chilometri che ci separano da Canterbury. Arrivati nella cittadina troviamo posto in un parcheggio per bus vicinissimo al centro, dove è possibile passare la notte (paghiamo £. 5.00 x 12 ore). Scarichiamo le nostre bici e ci avventuriamo lungo un sentiero ciclabile che costeggia il fiume, sino ad arrivare davanti alla famosa Cattedrale. Dalla piazzetta non sembra un granché…ma basta passare l’arco dove è posizionato il ticket office per vederla nella sua immensità e maestosità. Paghiamo il biglietto (£ 22,50 x 2 adulti ed 1 bambino) ed entriamo. Il piano su cui poggia la Cattedrale è circondato da uffici dell’entourage dell’Arcivescovado. Dopo aver visto la Cattedrale cominciamo la visita attraverso le strade acciottolate di questa cittadina sino ad arrivare al Castello Normanno, diroccato ma pieno di fascino. Prima di rientrare in camper passiamo dal supermercato davanti il nostro posteggio. Alle 17.30 riprendiamo le bici e ritorniamo in centro. Che strano vedere le strade che stamattina brulicavano di turisti, deserte. Ma è un qualcosa a cui ci dovremo abituare. Sarà sempre cosi! Alle 17.30 tutte le cittadine è come se smettessero di vivere. I negozi chiudono e la gente si rinchiude in casa, salvo poi uscire alle 21.00 per recarsi nei pub dove fra una chiacchiera e un bicchiere di birra si intratterranno sino alle 23.00, orario in cui chiudono. Comunque è molto suggestiva. Alle 21.00 ritorniamo al camper per cenare, stasera pasta con piselli.

    12 agosto: Km 230
    La mattina è dedicata alla ricerca di un negozio che venda batterie. Annibale ieri sera si è accorto di un’anomalia della batteria del camper, e per evitare spiacevoli inconvenienti abbiamo deciso di cambiarla. Alle 13.00, dopo il pranzo, ci dirigiamo alla volta di Oxford, dove arriveremo alle ore 15.30 circa. Il tempo di trovare un Park & Ride libero e sono le 16. Abbiamo trovato posto al “Redbridge P & R”, vi si accede non dall’entrata principale ma dalla parte laterale, quasi di fronte all’entrata del campeggio, che stranamente si trova lì, ed inoltre si deve alzare una barra. Se trovate la barra chiusa basta andare alla reception del posteggio e chiedere al personale di aprirla. Fuori c’è freddo e pioviggina. Decidiamo di berci un bel thè caldo (non per niente siamo in Inghilterra) e dopo di andare a vedere un negozio di articoli da campeggio che c’è proprio vicino al parcheggio.

    13 agosto: Km 90
    Stamattina colazione e via con le bici alla scoperta di Oxford e dei suoi College. Percorriamo la St. Aldates road e dopo circa 7 chilometri incrociamo il maestoso “Christ church College”. Posteggiamo le bici ed entriamo. Facciamo il biglietto family (£ 12.00 ) ed iniziamo la visita. Terminata la visita usciamo dal retro e vediamo dall’esterno l’Oriel College, di stile tardo-gotico; alla fine della strada c’è Hight Street, una grande strada piena di negozi. La mia guida ci segnalava da vedere Covered market, ma dopo esserci stati posso dire che non è un granchè. Ritorniamo sulla St.Aldates Rd per riprendere le bici e ci incamminiamo sino al semaforo, poi proseguiamo per Cornmarket St. (all’angolo si può vedere la Torre Sassone, punto d’incontro in città); proseguiamo la nostra passeggiata per andare a vedere la famosa Radcliffe Camera e la Bodleine library a cui è unita tramite un tunnel sotterraneo. Di fronte alla Bodleian si vede un piccolo ponte, versione minuscola del Ponte di Rialto; oltrepassato questo ponte, una stradina tra alte mura conduce al Bridge of Sight, una copia del famoso ponte dei sospiri di Venezia, da quì si accede al “New College”. Evitiamo di entrare al college (entrata gratuita) e ci dirigiamo attraverso Hight St., Queen St.(graziosa strada pedonale) e New Rd per andare a vedere il Castello di Oxford… che delusione!  Per alleviare tale delusione ci fermiamo al “Westgate Shopping Centre” per fare degli acquisti…..Fuori pioviggina. Riprese le bici ritorniamo al camper; sono le 15.00 e decidiamo di spostarci a Woburn, dove domani dovremmo vedere lo Zoo Safari. Giungiamo a Woburn che sono le 18.50 e vediamo un parcheggio dove già sosta un altro camper. Mentre io cucino Annibale va a fare un giro di perlustrazione e Alberto dorme. Il parcheggio è ampio e un po’ isolato. C’è un divieto per la sosta notturna scritto molto piccolo e non ben visibile e nessun divieto per i camper. Ceniamo con minestrone caldo. La temperatura è di quindici gradi e piove. Dimenticavo, prima di entrare nel parcheggio siamo andati a vedere l’entrata del Safari Park che dista circa 1 Km e lungo la strada abbiamo visto centinaia di cerbiatti e cervi, che spettacolo!

    14 agosto: Km 81
    Stamattina la temperatura era di 12 gradi e continua a piovere. Ci prepariamo per andare a vedere lo Zoo Safari. Lungo la strada intravediamo la maestosa Woburn Abbey, una residenza signorile appartenente al Conte di Bedford. È visitabile ma noi non andiamo. Alle 10 aprono i cancelli e dopo avere pagato i biglietti (£.55.50 compresa la guida) iniziamo il percorso con i rinoceronti e le giraffe. Poi continuando il percorso si accede alla zona degli animali feroci. Le tigri o i leoni sono a un passo da noi… senza recinzione ne gabbie. Alberto è entusiasta. Ma il bello deve ancora venire. Appena entriamo nella zona delle scimmie le vediamo arrampicarsi sulle altre macchine, spostando spazzole, specchietti e noi ridiamo. Poi due si arrampicano sul nostro camper e cominciano a giocare con l’antenna del CB. Annibale cerca di frenare per farle scendere ma loro non demordono. Ci penserà il guardiano alla fine del giro a farle scendere con un turbo dell’acqua. Pranziamo dentro lo zoo e poi ripartiamo in direzione di Cambridge. Sappiamo che è impossibile sostare per la notte a Cambridge e quindi ci dirigiamo a Cherry Hinton dove c’è un campeggio del Caravan Club Site. Appena arrivati, dopo avere convinto i gestori a farci entrare non essendo caravan e non essendo iscritti al Club, facciamo scarico e carico e dopo ci sistemiamo. Il prezzo è caro, £ 29.00 per una notte. Annibale scarica le bici e ci facciamo un giro in cerca di un supermercato che troviamo a circa 1,5 Km dal campeggio. Scorte di pane e frutta, e si ritorna.

    15 agosto: Km 168
    Questa mattina dopo colazione spostiamo il camper in un Park & Ride. Dapprima eravamo andati al “Madingley”, che è il più vicino al centro, ma non accettano i camper e ci inviano al “Trumpington”, che dista circa 7 Km dal centro. Arrivati al parcheggio Annibale scarica le bici e, anche se sono dubbiosa sulla distanza, ci incamminiamo. La strada è sempre diritta e per niente faticosa. Lungo la strada incrociamo il Fitzwilliam Museum: è un imponente edificio di stile neoclassico ed è stato uno dei primi musei inglesi aperti al pubblico. Noi non lo visitiamo anche se gratuito. Continuiamo la nostra passeggiata ed incrociamo il primo dei tanti College il St. Catherine. Poi a seguire il Kings’s College, che decidiamo di visitare. Be’, che delusione… Paghiamo £ 10.00 per vedere la famosa Cappella, che devo essere sincera è superlativa con le grandi vetrate dipinte ed il tetto a ventaglio; ma non ci fanno visitare il College all’interno. Chi non volesse vedere la cappella ma solo il college dall’esterno lo potrà fare gratuitamente… Usciamo e ci dirigiamo speranzosi verso il Trinity College, famoso tra l’altro perché fu frequentato dal principe Carlo. Lo abbiamo trovato chiuso. Continuiamo la nostra passeggiata e andiamo ad ammirare la Round Church, una chiesa circolare fatta costruire dai Templari. Dopo pranzo gironzoliamo nel mercatino di Market Place e ci dirigiamo per una bella passeggiata lungo i famosi Backs: i vari sentieri che scorrono paralleli al fiume ci consentono di ammirare i college dal retro e di attraversare alcuni ponti, tra cui il Bridge of Sight e il Mathematical Bridge, un ponte in legno che sembra fragilissimo ma che resiste da più di 300 anni. Terminata la visita riprendiamo la strada che ci porta al Park & Ride. Una mezz’oretta di cammino piacevolissimo. Decidiamo di ripartire per Edwingstowe (paese reso celebre dalla leggenda di Robin Hood) dove arriveremo per le 19.30. È un bel paesino! Troviamo un parcheggio e ci sistemiamo. Domani mattina andremo a vedere la famosa Foresta di Sherwood, dove l’eroe leggendario trovava rifugio con la sua banda di ribelli.

    16 agosto: Km 114
    Ci dirigiamo verso la Foresta di Sherwood che dista appena 1 Km. Posteggiamo il camper nel parcheggio (£ 3,00) e ci dirigiamo al Visitors Center, dove ci danno una piccola guida del parco. Nel negozio di souvenirs Alberto si fa comprare un arco e delle frecce. Qui conosciamo una famiglia di Lamezia. Loro sono sulla via del ritorno. Ci incamminiamo insieme per andare a vedere la famosa “Major Oak” (Quercia grande) che ha più di 800 anni e che leggenda vuole fosse rifugio di Robin Hood. Arrivati li la si vede, immensa. Si narra che erano tre querce che si sono unite in una sola. In effetti è maestosa ed è ormai così vecchia che i rami sono sorretti con dei sostegni per mantenerla diritta. Foto di rito e poi si va verso gli stands, dove Alberto al costo di £. 2 può cimentarsi con il tiro con l’arco. Nel pomeriggio, dopo aver salutato la coppia di Lamezia, proseguiamo il nostro viaggio in direzione di York dove arriveremo intorno alle 18.00 posteggiando al St. George in Fields, un parcheggio vicino al fiume e vicino al centro storico. Non possiamo stare per la notte ma noi non abbiamo avuto problemi. Con le bici prendiamo il sentiero che costeggia il fiume fino alla maestosa Cattedrale, che qui viene chiamata Minstral. Girovaghiamo per le strade di York e ci dirigiamo verso la famosa Shamblas, una stradina medievale piccolissima, i cui tetti sembrano toccarsi. È deserta ed è facile immaginare come doveva essere in origine.

    17 agosto: Km 189
    Appena svegli, siamo andati a mettere subito il ticket giornaliero. Quindi inforcate le bici ci dirigiamo alla Cattedrale per visitarla. Il biglietto è £. 8,00 a testa ed Alberto non paga. C’è anche la possibilità con un ulteriore biglietto di £. 5,00 di salire sulla torre, ma soprassediamo. La visita alla Cattedrale è molto interessante. È seconda per importanza a quella di Canterbury. Di stile gotico, ha delle bellissime vetrate colorate ed è immensa. Nella cripta c’è un museo di vestigia romane e normanne. Alle 14.30 partiamo in direzione Alnwick, piccola cittadina nota per un castello dove hanno girato diverse scene di Harry Potter. Al castello c’è un posteggio dove si può sostare. Qui incontriamo un camper di spagnoli che avevamo già incontrato a Oxford. Soliti saluti e piccola conversazione in cui apprendiamo che loro hanno preso la multa nel posteggio di York dove siamo stati noi (£. 70 pagabili in 28 giorni oppure £. 35 se paga entro 14 giorni).

    18 agosto: Km 160
    Visita al castello. Il biglietto costa £.12,50 per gli adulti e £.5,50 bambini, ma ne vale la pena, specie per i bambini. Il castello è tutt’ora abitato. Oltre alle stanze di rappresentanza si possono visitare la sala da pranzo, la biblioteca del duca con quadri del Canaletto e la sala delle guardie. Il personale sa come trattare i bambini e nelle varie stanze fanno guardare o prendere oggetti ai bimbi. Finita la visita assistiamo a uno spettacolo di “Falconeria” e visitiamo gli stands dove gratuitamente puoi indossare le divise complete di maglia di ferro, elmo e spade dei soldati inglesi e i bambini possono partecipare a diversi laboratori gratuiti. Alle 13.30, stanchi ma soddisfatti, ritorniamo in camper per proseguire per Edimburgo. Lungo la strada, al confine tra Inghilterra e Scozia, su un grande cartello è scritto “Failte Gu Alba”, benvenuti in Scozia. Arrivati a Edimburgo ci rechiamo al Caravan Club Site, ma non avevano posto e ci dirottano verso il “Mortonhall Caravan & Camping Park”. Durante lo spostamento abbiamo modo di ammirare il centro di Edimburgo che ci fa un’ottima impressione, anche se non potremo usare le nostre bici essendoci molte salite. Arrivati al campeggio ci dicono che per stasera non c’è posto, ma domattina sarà possibile entrare. Ci fanno sistemare nel “Late arrivals” per £. 27,00 (carissimo!!!) con elettricità. Io ne approfitto subito per usare la lavanderia (lavabiancheria £. 2,50/ asciugatrice £. 2,00).

    19 agosto
    La fermata dell’autobus è a circa 200 metri dal campeggio. Scendiamo in Princess Street, una grande strada che divide in due Edimburgo; da un lato è piena di negozi e dall’altra costeggia il parco. Ci inerpichiamo lungo un sentiero che sale sul colle dalla cui sommità vediamo il castello. Sulla piana del castello è stata montata un’impalcatura in acciaio per la “Edinburgh Military Tattoo”, il celebre festival con parate militari in costume con tanto di cornamuse. Facciamo i biglietti (£. 44,00 per tutti) ed entriamo. Questo Castello è stato costruito su un vulcano spento e si erge alto su tutta la città. È bellissimo, ben tenuto e per girarlo tutto abbiamo impiegato circa 3 ore. Tra l’altro abbiamo visto la piccola Cappella di santa Margherita in stile normanno, la Great Hall, gli Appartamenti Reali con la piccola stanza in cui la Regina Maria Stuarda diede alla luce il figlio, le prigioni e i gioielli della corona. Ma soprattutto una splendida vista su tutta Edimburgo. È stata una bella mattinata. Abbiamo giusto il tempo di finire la visita ed entrare in un negozio di souvenirs, che fuori si scatena un diluvio. Apriamo l’ombrello e ci dirigiamo verso la Camera Obscura, un edificio di quattro piani alla cui sommità – con un sistema di specchi – si riesce a vedere tutta la città circostante ed i suoi abitanti. Nella dimostrazione sembrava che con dei piccoli foglietti di carta si riuscisse a prendere un pedone e alzarlo. Nelle altre stanze giochi vari in 3D, ologrammi e specchi deformanti. Ci siamo divertiti molto! Finita la visita usciamo e iniziamo a percorrere il famoso Royal Mill fra tanti negozi e tantissima gente. Lungo il percorso abbiamo visitato la Cattedrale di St. Gilles con splendide vetrate: in questa chiesa si riuniscono, ogni anno, i cavalieri nominati dalla regina. Lungo il viale molti gli spettacoli che gli artisti di strada improvvisavano.

    20 agosto
    Lasciamo il campeggio intorno alle 10 e ci spostiamo in città sostando al parcheggio del Palazzo reale, vietato ai camper. È venuto un custode e gli abbiamo spiegato che non c’era un altro parcheggio per il nostro camper, essendo abbastanza lungo, e che comunque volevamo stare solo 2 ore (gli abbiamo mostrato il ticket) giusto il tempo della visita ai dintorni. Ci ha dato il permesso. Visto il poco tempo a disposizione abbiamo visitato il Palazzo reale (Palace of Holyroodhouse) dall’esterno. È molto bello e nei giardini c’era una banda di suonatori di cornamuse. Accanto al Palazzo reale c’è il Parlamento Scozzese. Una costruzione moderna. Ci sarebbe piaciuto entrare, le visite sono consentite e gratuite, ma avevamo poco tempo. Risaliamo sino al Royal Mill e vediamo dapprima la White Horse Close, l’antica locanda e stazione di posta e la casa del famoso riformatore scozzese John Knox poi. Alle 13,30 torniamo al camper e ripartiamo subito per Rosslyn per andare a vedere la famosa cappella; infatti, sia io sia Annibale avendo letto “Il codice da Vinci” siamo curiosi di vederla dal vivo. Seguiamo le indicazioni per la Cappella e ci fanno posteggiare nel parcheggio dei pullman. Il tempo di mangiare un panino e fuori si scatena un diluvio. Vento e pioggia orizzontale. Dopo un’ora di attesa in cui il tempo non cambiava, a malincuore proseguiamo in direzione di Lock Ness. Attraversiamo Forth Bridge, un ponte lunghissimo di circa 3 km. Il paesaggio cambia. Le montagne sono coperte da erica. Lungo il tragitto attraversiamo Perth, in passato capitale della Scozia. Continuiamo il nostro viaggio lungo una strada che non consente di andare oltre i 60 km/h, a tratti si riuscivano a sfiorare i 90… Finalmente alle 19,30 siamo a Inverness. Da qui cominciamo a circumnavigare il lago di Ness. Sarà il forte vento che increspava le onde, sarà l’orario oppure tutti i racconti che ho sempre sentito, ma trovarmi a Lock Ness è un’emozione grandissima. Sono super felice. Un altro tassello si è messo nel mio quadro dei posti da vedere!  Lungo il percorso ci sono diverse piazzole panoramiche e noi ne approfittiamo per scattare foto. Arriviamo a Drumnadrochit dove c’è il visitor’s center. Facciamo qualche acquisto e ci informiamo per trovare un campeggio. Ce ne indicano uno in fondo alla strada. Il campeggio è una fattoria e i posti camper sono attaccati alle stalle. Il tutto per £ 17.00, “profumo” di campagna compreso nel prezzo.

    21 agosto: Km 225
    Si parte direzione Urquart Castle, un castello in rovina con una bellissima vista sul lago. Il posteggio del castello è pieno di macchine e autobus, quindi ci accontentiamo di vederlo e fotografarlo dal di fuori approfittando di un posto disabili e dell’autorizzazione del custode. Proseguiamo in direzione di Dunrobin Castle. Riattraversiamo Inverness e saliamo su un ponte che la collega alla Black Isle e su di un altro che collega quest’ultima alla terraferma. Molto suggestivo! Raggiungiamo il Castello di Dunrobin che sono le 17.30 e lo troviamo chiuso. Riusciamo a vedere i meravigliosi giardini e un matrimonio. Che carini nei loro abiti tradizionali!!!
    Continuiamo la nostra strada e a Wick ci fermiamo in un Tesco (famosa catena alimentare inglese) per fare acquisti. Proseguiamo attraversando un paesaggio brullo, pochissime case e moltissime pecore, sino ad arrivare a John O’Groat’s, il paese più a nord della Scozia. Ci dirigiamo al campeggio vicino alle imbarcazioni e in riva al mare: il posto è bellissimo e si riescono a vedere le Isole Orcadi, un arcipelago di circa 70 isole. Il campeggio è minimalista, ma la posizione è strategica per chi vuole effettuare l’escursione alle isole. Noi non andremo per mancanza di tempo! Una curiosità: i bagni e la cucina sono chiusi a chiave che ti consegnano all’entrata.

    22 agosto: km 321
    Questa mattina lasciamo il campeggio e posteggiamo a circa 200 metri. La scelta del campeggio è stata obbligata. Qui in Scozia, come Inghilterra, è vietato dormire fuori. Andiamo a vedere “l’ultima casa Scozzese” al cui interno c’è un museo un po’ strano. Ci sono foto di naufragi e qualche oggetto strano. Foto di rito sotto il segnale che indica le distanze dal Polo Nord e da Londra. Fatte le foto e con un vento terribile ci dirigiamo verso “Duncarsby Head”, un promontorio a picco sul mare con un faro. Il vento è fortissimo. Facciamo una passeggiata e andiamo ad ammirare i famosi “Faraglioni”. Da qua ci dirigiamo, percorrendo delle “single Truck” in mezzo al niente più assoluto, a Dunnet Head, un altro promontorio con relativo faro da cui si vede un panorama bellissimo. Facciamo le solite foto di rito e ritorniamo a Dunnet per andare a vedere la famosa Dunnet Bay, una spiaggia con sabbia bianca e finissima. Quando arriviamo, a causa della bassa marea, lo spettacolo della spiaggia è ancora più bello. Il mare è distante circa 700/800 m. Alberto ed io ci incamminiamo per andare a mettere i piedi nelle acque del mare del Nord. Pochi secondi di immersione e già non li sentiamo più. Ho notato che gli Scozzesi dove ci sono posti d’interesse turistico mettono un campeggio con i servizi essenziali e divieti “No Overnight” nei posteggi vicini. Furbi!!!
    Da qua proseguiamo per Thurso e poi in parte rifacciamo la stessa strada del giorno precedente sino a Dingwall, dove giriamo e tagliamo passando nel mezzo delle Highlands. Percorriamo delle “single truck” sino a Dornie. La strada nel primo tratto è brulla per poi diventare una foresta fitta di abeti e betulle. Non abbiamo incontrato nemmeno una macchina per circa 90 km. Che strana sensazione, il silenzio più assoluto. Nessun essere umano, nessun rumore, solo noi ed il nostro camper… Finalmente arriviamo a Dornie e troviamo posto proprio di fronte al Castello di Eilain Doyle, vicino ad un pub. Che magnifica vista! Io aspettavo questo momento! Avevo visto questo castello tantissime volte raffigurato nei depliants e quindi lo fotografo subito in versione notturna. Questo è il castello in cui hanno girato le scene di “Highlander”. È tardi! Fuori comincia a piovere. Ceniamo e stanchi andiamo a nanna. In realtà abbiamo fatto solo 300 chilometri, ma le single trucks mettono a dura prova il guidatore.

    23 agosto: km 294
    Apriamo gli oscuranti e la vista del castello è meravigliosa!! Ci rechiamo subito al posteggio del castello e andiamo a fare i biglietti (il family costa £. 17). Attraversiamo il ponte di pietra ed entriamo nella corte del castello dove si possono visitare diverse sale. Finita la visita ritorniamo al camper e ci dirigiamo sull’Isola di Skye. Attraversiamo un ponte e il paesaggio che ci troviamo davanti ci lascia senza fiato. Camminiamo tra valli brulle, incrociamo cascate, laghetti e poi quasi sempre il nulla. Il tutto sotto una pioggia incessante e la nebbia che avvolge alcuni monti. Che spettacolo per i nostri occhi, meglio che essere in un film!!!  Arriviamo a Dunvegan con un certo languorino e decidiamo di andare a mangiare in un localino tipico dei panini, patatine e zuppa per £. 23.50. Fuori continua a piovere! Finito il pranzo, ci dirigiamo verso il castello, ma la forte pioggia ci ha fatto desistere dal visitarlo. Così a malincuore decidiamo di lasciare l’isola e di incamminarci verso Fort Williams, sperando che il tempo migliori. Arriviamo a Fort Williams che sono le 19,30. Piove ancora. In un parcheggio, alla fine del paese, incontriamo dei camperisti di Brescia con cui dopo cena ci intratteniamo a conversare. Il parcheggio è “No Overnight”, ma noi decidiamo di restare.

    24 agosto: km 400
    Ha continuato a piovere per tutta la notte. Annibale va a fare il biglietto per il parcheggio (£. 1.50 per tutto il giorno). Alle 8.10 un addetto ci bussa alla porta per dirci che è illegale dormire qua. Andiamo a vedere le Neptune’s Staircase, un gruppo di 8 chiuse costruite per compensare il dislivello tra 2 laghi. Terminata la visita, decidiamo di partire per Chester. Per far ciò dovremo percorrere un bel po’ di chilometri. Percorriamo la A82, una strada tra valli verdi! All’inizio è una normale strada, poi si restringe perché passiamo tra alte rocce con cascate, e poi di nuovo immense distese di verde con fiumiciattoli e qualche sporadica casa molto isolata. Di alberi neanche l’ombra! Lungo il percorso ci sono delle piazzole soste per ammirare il paesaggio. La strada prosegue e dopo Crianlarich il paesaggio comincia a cambiare. Attraversiamo la Argyll Forest, una foresta di pini. Si iniziano ad intravedere piccole frazioni. Da Ardul a Tarbet la strada è strettina ma ben segnalata. Dopo Tarbet la strada ricomincia ad essere negli standard del posto. Entriamo dentro Glasgow (che decidiamo di non visitare) e prendiamo l’autostrada. Ci fermeremo verso le 19.00 in un autogrill a Penrith. Finalmente non piove più. Dopo un po’ parlando con uno scozzese scopriamo che per sostare qua per la notte occorre pagare £. 18,00… Da pazzi!!! Decidiamo quindi di andare in un campeggio a 20 chilometri da qui, il Wild Rose Park. La strada per raggiungerlo è piccolina e piena di dossi. Arriviamo e ci sistemiamo al Late arrivals con luce.

    25 agosto: km 190
    Questa mattina ci siamo diretti alla reception per pagare la notte: grande è stata la sorpresa quando ci hanno detto che non dovevamo pagare niente e che potevamo utilizzare sia i servizi che fare scarico e carico acqua. È la prima volta che ci succede! Finite le operazioni per il camper si parte per Chester, dove arriveremo intorno alle 14.30. Ci dirigiamo al Little Roodee Park (costo £. 4,90 x 6 ore poi £. 1,50 per la notte). Chester è una bella cittadina il cui centro storico è racchiuso da mura. Ci dirigiamo da Lower Bridge verso la Cattedrale, una magnifica opera di struttura medievale. Era un’abbazia benedettina. Per raggiungere la cattedrale rimaniamo colpiti dai negozi che si trovano al primo piano di abitazioni in stile tutor (si chiamano Rows) e che si snodano per le quattro vie principali. Dopo la visita alla Cattedrale andiamo a vedere l’orologio più famoso d’Inghilterra dopo il Big Ben. Si trova sopra la Eastgate, la porta orientale della grande cinta muraria. Foto di rito e poi continuiamo il nostro giro in bici per le vie acciottolate del centro storico. Entriamo in alcuni negozi e poi con molta calma, e sempre assaporando la gioia di questo viaggio, ritorniamo in camper. Durante questa pedalata per le vie del centro, abbiamo notato diverse sculture di rinoceronti, colorati in modo diverso. Mi sono informata ed ho scoperto che si tratta di una mostra estiva per divertire i turisti, con tanto di Merchandise, il cui ricavato sarà devoluto in beneficenza.

    26 agosto: km 197
    Lasciamo Chester in direzione Stratford upon Avon, famosa in tutto il mondo per aver dato i natali a William Shakespeare. Abbiamo perso tempo per attraversare Birmingham (caotica), comunque alle 14.45 arriviamo e ci sistemiamo in un posteggio per caravan e camion. Si può sostare la notte al costo di £. 3,00. Piove sempre. Non prendiamo le bici e andiamo a piedi, dirigendoci a vedere la casa natale di Shakespeare, solo dal di fuori, ed il centro cittadino. Continuiamo il nostro giro e ci rechiamo alla Holy Trinity Church per vedere la Tomba di Shakespeare.

    27 agosto: km 197
    Partenza per Stonehenge, dove arriveremo alle 13.30. Troviamo posto in una stradina adiacente i Menhir e pranziamo con vista sui megaliti. Già da fuori si possono vedere e fotografare, ma noi abbiamo preferito fare il biglietto (£. 17,30) ed entrare. Abbiamo preso le audio guide in italiano comprese nel prezzo ed abbiamo iniziato il percorso. È una bella sensazione “starci dentro”… Forse mi sono fatta suggestionare, ma provo una strana sensazione. Alle 18.00 ripartiamo per Winchester, dove arriveremo alle 19, e ci dirigiamo in un posteggio Long Stay vicino ad un Tesco. Winchester si pensa fosse l’antica Camelot.

    28 agosto: km 249
    Questa mattina paghiamo £. 3,50 per 4 ore. Con le bici ci dirigiamo alla Great Hall, per vedere la famosa “tavola rotonda” di Re Artù. È una grande tavola appesa al muro in cui ci sono scritti i nomi di re Artù e dei cavalieri. Alberto è felice. Inoltre all’interno c’è una mostra di filati ed una signora gentilmente ha spiegato ad Alberto e a noi, come dalla lana di pecora già lavata si fanno i gomitoli. Interessantissimo! Inoltre in esposizione ci sono diversi “fusi”, telai e il nostro “tombolo”, un particolare telaio. Finita la visita, ci dirigiamo a vedere la Cattedrale, che è nota per essere la più bella dell’Inghilterra del sud. Paghiamo £. 6,00 a testa ed entriamo. Dopo pranzo partenza per Dover. Il nostro viaggio sta per terminare e oggi un bel sole ci da il suo saluto e il suo arrivederci alla prossima volta che torneremo e che sicuramente ci sarà. Perché l’Inghilterra, ma soprattutto la Scozia, meritano di essere riviste.

    maggio 2011


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    Venti giorni in Norvegia, tra natura selvaggia e paesini romantici. Un diario di viaggio puntuale per ricalcare l’itinerario di un camperista instancabile e della sua famiglia a bordo di un vecchio mansardato a GPL.

    Direzione Nord! Il nove agosto il nostro Safariways, affettuosamente ribattezzato Gigio Blu, è pronto per l’ennesima avventura. Si parte questa volta verso la terra di Norvegia.
    In barba agli anni e alla tecnologia superata, riempito il bombolone del Gpl, controllati i livelli e la pressione delle ruote, alle ore 18.00 pieni di entusiasmo inforchiamo un’autostrada ancora rovente: destinazione Norvegia, alla scoperta di città e paesi romantici e allo stesso tempo selvaggi. A mezzanotte ci fermiamo a dormire all’uscita di Rovereto Nord nel parcheggio di un caseificio. Qualche ora di sonno, per ripartire all’alba in direzione nord. Scavalcato il Brennero, è una lunga discesa fin quasi a Monaco di Baviera, dove troviamo i primi rallentamenti, per traffico intenso. In serata siamo nei pressi di Gottingen e poco dopo usciamo a Seesen, un piccolo paesino, dove trascorriamo la notte in un parcheggio di un parco giochi acquatico.

    Scandinavia, arriviamo!
    Sveglia ancora all’alba, vogliamo arrivare all’estremo nord della Germania per l’ora di pranzo e c’è ancora un po’ di strada da fare.

    I calcoli sono giusti, arriviamo al porto di Puttgarden e per pranzo siamo sul traghetto che rapidamente ci porta in Danimarca, precisamente a Rødby, sull’isola di Lolland. La pioggia ininterrotta gela un poco il nostro entusiasmo. Da un ponte all’altro attraversiamo l’arcipelago fino a Helsingør. Dal suo porto sembra che la Svezia si possa raggiungere a nuoto. Ci imbarchiamo di nuovo, per Helsingbørg, la cittadina svedese sulla sponda opposta. Per l’ora di cena arriviamo a Jorlanda un paesino vicino Göteborg e qui rimaniamo a dormire in un parcheggio molto tranquillo all’entrata del paese. Alle sette del mattino del terzo giorno di viaggio ripartiamo verso il confine con la Norvegia, dove finalmente spunta il sole, il miglior auspicio per il nostro viaggio!

    Oslo, la capitale
    Arriviamo a Oslo e, prima di sistemarci in campeggio, andiamo con il camper a Holmenkollen; qui si trova il trampolino di lancio dove si sono svolti i mondiali di sci nel 1952.

    Con il biglietto del Museo dello Sci è compresa la visita della torre. Appena saliti sulla torre inizia un terribile acquazzone, tale da farla oscillare. Dopo cena, da una terrazza del campeggio, ammiriamo il panorama davvero bellissimo di Oslo bay night. Un cielo azzurrissimo saluta il risveglio nel quarto giorno di viaggio. Di buon mattino, lasciati i camper nell’area di sosta, prendiamo l’autobus 74 per andare in centro e con un altro tram arriviamo al Vigeland Park (abbiamo acquistato un biglietto per tutti i mezzi di trasporto valido 24 ore e che costa 60 Corone a persona). Il parco è immenso con ampi prati ben curati, ma l’attrazione principale sono le oltre 200 opere in bronzo e granito dello scultore norvegese Gustan Vigeland, che rappresentano scene di vita umana nelle più svariate situazioni. Con il tram ritorniamo verso il centro, dove visitiamo la corte del Palazzo Reale, l’Università, tutta la via principale Karl Johans Gate, il Parlamento, la Cattedrale e il Municipio: non bello ma caratteristico con le sue due torri gemelle in mattoni rossi. Con il bus n. 30 andiamo nella penisola di Bydoy dove si trovano diversi musei; decidiamo di visitare quello delle navi vichinghe e il Fram dove si trova la goletta omonima usata per diverse spedizioni, sia al Polo Sud sia al Polo Nord. Per tornare in centro prendiamo il battello pubblico che ci riporta davanti al municipio e dopo un veloce giro al Akrbrygge un moderno centro commerciale, ritorniamo in campeggio.
    Partita di pesca in… camper!… verso la Strada Atlantica.
    Al mattino del quinto giorno lasciamo il bel camping Ekeberg (piazzola 240 corone, 50 di elettricità, 10 le docce) e ci dirigiamo percorrendo la E6 verso Lilleammer, e in serata arriviamo a Vevang dove inizia la strada atlantica. Otto ponti che collegano 17 isole in uno scenario davvero mozzafiato, soprattutto se si percorre al tramonto. La mattina del sesto giorno, con una pioggerellina e un vento molto freddo caliamo in acqua ancora le nostre lenze. Belli coperti riproviamo a pescare, e questa volta, dopo vari tentativi, il nostro amico Roberto componente dell’altro equipaggio, riesce a prendere un sey (un tipo di merluzzo) di quasi due chili! In poco tempo prendiamo circa 4 chili di pesce. Smettiamo di pescare quando non sappiamo più dove riporre il pesce e ci divertiamo a pulirlo sugli scogli, tra i gabbiani che litigano per prendere gli scarti. In serata ci spetta una ricca grigliata. Mentre ceniamo il cielo si apre e le nuvole lasciano spazio a squarci di sereno, così godiamo di un bel tramonto in questo luogo che noi riteniamo davvero magnifico.

    Visita ad Alesund
    Settimo giorno. Oggi il tempo è bellissimo e possiamo godere del bel panorama che con il sole risalta in maniera particolare.

    Lasciamo a malincuore questo posto e arriviamo per pranzo ad Alesund dove sistemiamo il camper nell’area attrezzata vicino al porto. L’area è facilissima da trovare perché molto ben segnalata (140 corone x 24 ore), in una posizione davvero splendida proprio sul mare. Con un bel pranzo festeggiamo il ferragosto, poi ci apprestiamo a visitare questa cittadina. Distrutta da un incendio nel 1904, è stata ricostruita in stile Art Noveu. Molti gli edifici dai colori pastello adornati da guglie e torrette. Le vie più caratteristiche sono Kongensgata, Lovenuvolgata ma soprattutto Aportegata e Kirkergata; molto particolari sono i 418 gradini che saliamo lungo la collina di Aksla e che portano al belvedere da dove è possibile ammirare Alesund dall’alto, le montagne e le isole circostanti. Assistiamo a un bellissimo tramonto e quando andiamo a dormire, quasi a mezzanotte, il cielo è ancora chiaro.

    La strada dei Troll
    Ottavo giorno. Partiamo da Alesund percorrendo la E 39.

    Arriviamo ad Andalsnes dove, dopo pochi chilometri con una deviazione, parte la famosa Strada dei Troll (Trollstigen Pass 850 m). Questa strada, che qualcuno considera da brivido, è formata da 11 tornati con una pendenza del 10% ad una sola corsia per entrambi i sensi di marcia per tutta la sua lunghezza. Lungo il tragitto ci fermiamo diverse volte per fotografare sia le vette circostanti che la roboante cascata che si ammira di continuo durante il percorso. Arrivati al passo ci fermiamo per godere del panorama e della vista da capogiro della vallata sottostante. Ripartiamo dirigendoci al Geirangerfjord, ammirando panorami sempre più belli e suggestivi. Traghettiamo da Valldal a Linge e poi via verso il fiordo. Negli ultimi chilometri in discesa per arrivare al Geiranger la strada ha una pendenza pazzesca e viene chiamata “La strada delle aquile “ perché si ha la sensazione di andare giù in picchiata. Inutile dirlo, le soste per le foto sono continue. Prendiamo il traghetto per Hellesylt e ci godiamo una bella mini-crociera ammirando torreggianti pareti e meravigliose cascate del fiordo più visitato della Norvegia. Per la sera arriviamo a Hornidal, dove pernottiamo in un tranquillo parcheggio di un supermercato.

    Il ghiacciaio Birksdalbreen
    Nono giorno. Oggi il cielo è di un azzurro stupendo, proprio la giornata ideale per un escursione al ghiacciaio Birksdalbreen.

    Partiamo da Hornindal e arriviamo al parcheggio di Birksdal verso le 10,30 (parcheggio 50 corone). Lungo il percorso facciamo diverse soste per scattare foto, soprattutto sul ponte sopra una scrosciante cascata. Dopo un’ora e mezza, raggiungiamo il punto dove il ghiaccio, sciogliendosi, forma un lago di colore verde-azzurro. Il percorso per arrivare al ghiacciaio è facile e la pendenza lieve. Per chi volesse ci sono comode automobili che portano quasi al laghetto. Ripresa la strada arriviamo per la notte nel parcheggio di una stazione di servizio vicino al porto di imbarco di Lavik, anche qui, canna alla mano, ci procuriamo la cena in mare.
    Il decimo giorno lo dedichiamo al relax, ci dirigiamo al camping Botnen di Brekke, abbastanza spartano ma con una meravigliosa vista sul Sognefjorden.

    Berger, Il porto

    Berger, Il porto

    Visita a Bergen
    È l’undicesimo giorno di questa bella vacanza e ci dirigiamo verso Bergen percorrendo la E39 fino all’area di sosta che si trova in via Damsgarsveien, sotto il ponte Puddefiordsboroen (N.60.22.56,2 E 5.19.3,2.).

    Le tariffe sono di 170 corone per 24 ore e 25 per l’elettricità. Il centro si raggiunge in 20 minuti a piedi. Approfittiamo della bella giornata di sole, piuttosto raro a Bergen, per salire con la funicolare Floibane (175 corone 2 adulti e un bambino) fino al belvedere del monte Floyen. Da quassù la visuale spazia fino alle isole davanti alla città, ed è un vero spettacolo! Tornati in centro facciamo un bel giro lungo il Bryggen, un insieme di edifici in legno che ospita musei, ristoranti e negozi di souvenir molto colorati e caratteristici, che nel XIII secolo, erano sede di attività commerciali della lega Anseatica. Arriviamo fino al Torget, (mercato del pesce) dove le bancarelle, oltre a pesci di tutti i tipi, vendono anche gustosi panini con gamberetti e salmone. Il mercato è una vera esplosione di colori dove poter acquistare souvenir, magliette, frutta e verdura. Dopo una bella passeggiata lungo Torgalmenningen e vie vicine ritorniamo al camper. Durante la cena ci fa compagnia un grandioso tramonto sul mare mentre, verso l’interno, si forma un bellissimo arcobaleno. La mattina del dodicesimo giorno il cielo è coperto da nuvole leggere, ma non sembra promettano pioggia. Ritorniamo al centro di Bergen per fare di nuovo una passeggiata al Fisketorgen, il mercato del pesce, per fare scorte di salmoni e gamberetti. Ritornando all’area di sosta passiamo al distributore in via Lar Millgate, per pagare il pedaggio d’ingresso alla città del giorno precedente. La procedura è curiosa: occorre dare il numero di targa, il giorno d’ingresso, dire le volte che si è oltrepassati sotto le telecamere e pagare il totale. Sicuramente è una cosa poco pratica e abbiamo dovuto perdere un sacco di tempo. Nel primo pomeriggio lasciamo l’area e ci dirigiamo a Halhjem per traghettare fino a Sandvikvag, e per la notte ci fermiamo a Fijar in un bellissimo posto sul molo dietro ad un supermercato Spar molto fornito. Prima di andare a letto, la consueta pesca miracolosa.
    Ci svegliamo, piove: peschiamo! La quantità di pesce che peschiamo comincia ad essere imbarazzante e, da quei galantuomini che siamo, regaliamo la bellezza di quindici sgombri ad una signora norvegese che con la sua bella barca è attraccata sul molo dietro ai nostri camper. Il nostro gesto di generosità è ripagato: spunta il sole e sembra si prospetti una bellissima giornata. Così in tarda mattinata riprendiamo la 545 e, dopo aver percorso il tunnel sottomarino che va Langedal a Valevag lungo circa 8 km, ci fermiamo nel molo dismesso di Valevag, in disuso dopo la costruzione del tunnel. Trascorriamo due ore nella tranquillità più assoluta in un contesto davvero bello e, dopo pranzo, riprendiamo la strada verso Stavanger, traghettiamo da Saesvagen a Mortavika, per arrivare verso sera a Vikevag dove sostiamo per la notte, anche qui sul molo. Durante l’ultimo tratto di strada abbiamo ammirato panorami davvero stupendi soprattutto nella zona dopo l’isola di Ognoy.

    Trekking sul Preikestolen
    Quattordicesimo giorno: direzione Preikestolen

    Soprannominato “Pulpito”, è uno sperone di roccia a picco sul mare a 600 metri di altitudine. Il sentiero per raggiungerlo è a tratti pianeggiante e a tratti in salita. E’ piuttosto impegnativo e lungo (circa due ore di marcia). Si raccomandano scarpe molto comode, meglio se da trekking. Arrivati al punto tanto sognato, qualche nuvolone non ci fa godere appieno del sole che bacia la roccia, ma il panorama è davvero magnifico e stupendo soprattutto sul Liseyfiorden. Ci godiamo per un paio d’ore questo panorama, quindi ritorniamo al parcheggio. La discesa è quasi più difficile della salita. Nel parcheggio ci sono i servizi con le docce e ne approfittiamo (10 corone).
    Ripartiamo verso Tau dove, una volta arrivati, ci sistemiamo nel parcheggio sopra il porticciolo. Da qui il mattino successivo prenderemo il traghetto per attraversare il fiordo andare a visitare Stavanger, questa volta senza camper.

    Visita a Stavanger
    Quindicesimo giorno: sbarchiamo a Stavanger nel sabato mattina del 23 agosto e la città è deserta!

    Iniziamo la visita dal porticciolo turistico, poi il mercato del pesce, il Duomo e passeggiando piacevolmente arriviamo alla Gamle Stavanger (città vecchia) ad ovest del porto. Qui vediamo diverse file di case in legno imbiancate del XVII secolo, molto caratteristiche e affacciate su stradine acciottolate con molti fiori. In questo quartiere visitiamo anche il museo dell’inscatolamento di sardine norvegesi chiamate “Brisling”. Qui da fine ottocento a metà novecento, l’Atlantico ha regalato il passaggio in massa di questo pesce e l’enorme quantità ha fatto inventare l’affumicatura, la conservazione in scatola e l’esportazione in tutto il mondo. Una grande avventura industriale, con 70 fabbriche in tutta la città, dove lavorava il 50% della popolazione. In questa fabbrica/museo (Hermetikmuseet) si possono vedere i macchinari, l’affumicatoio e l’inscatolamento.
    Acquistiamo alcune scatole e torniamo in centro per fare compere al mercato del pesce. A mezzogiorno la città ha cominciato a vivere, le strade sono piene di gente e il porticciolo è pieno di vita e colori. Riprendiamo il traghetto e ritornati a Tau saliamo sul camper per arrivare al campeggio Borestrand a Bore. Situato sul mare dietro a dune di sabbia molto alte, è la patria dei surfisti. Il campeggio è pieno di gente che pratica questo sport (180 corone con elettricità e docce a pagamento). Godiamo di un bellissimo tramonto sul mare e con questa incantevole immagine andiamo al letto.

    Comincia il rientro
    La mattina successiva restiamo in campeggio per le solite operazioni di riassetto.

    Come prevedibile il vento inizia a farsi sempre più intenso e fastidioso. Del resto, se questo posto piace ai surfisti, ci sarà pure una ragione. Nel primo pomeriggio lasciamo il campeggio per avvicinarci ad Ergesund, dove, lunedì mattina, vogliamo prenotare il traghetto che dovremmo prendere verso metà settimana a Kristiansand per Hanstolm in Danimarca. In serata ci fermiamo presso il porto di Sirevag, un paesino davvero pittoresco. La mattina successiva arriviamo a Egersund e troviamo posto sul traghetto soltanto per giovedì . Dopo un veloce giro per la cittadina arriviamo in serata a Flekkefjord. Sostiamo in un bel parcheggio sul molo, il paesaggio in questa zona e molto sassoso e arido, richiama un pò il paesaggio lunare molto suggestivo.
    L’unico disturbo alla tranquilla nottata è stato il ticchettio della pioggia sul tetto del camper, e la mattina siamo immersi in una coltre di nebbia che fortunatamente pian piano si dirada e lascia il posto al sole. Riprendiamo la strada verso Farsund percorrendo la E 39 poi, dopo Feda, oltrepassiamo due gallerie e un ponte e prendiamo la 465 per arrivare fino al paesino di Loshamn. Negli ultimi due chilometri troviamo una stradina molto stretta, ma il paesino è molto carino e caratteristico con le sue casine bianche con i tetti rossi. Per pranzo ci fermiamo su un bel parcheggio sul molo a Farsund.

    Il faro di Lindesness

    Il faro di Lindesness

    Nel pomeriggio rriviamo al faro di Lindesness: il punto più meridionale della Norvegia. Il faro odierno è stato costruito nel 1915 di un bianco e rosso che risalta in maniera particolare sull’azzurro del mare e del cielo. Per la notte ci fermiamo nel paesino di Svennevik. In direzione di Kristiansand facciamo una tappa a Mandal, dove sostiamo in un parcheggio vicino alla spiaggia di Sjosanden considerata la Copacabana della Norvegia. Nel pomeriggio siamo a Kristiansand, ma qui è stata dimessa l’area attrezzata e dopo alcuni giri ci fermiamo in un parcheggio a pagamento vicino al Fiskebrygga, dove si trova anche un mercato del pesce e diversi ristorantini tipici e suggestivi. È l’ultimo giorno di permanenza in Norvegia. Visitiamo il centro di Kristiansand iniziando dal duomo, il più grande della Norvegia, che può contenere fino a 1800 posti a sedere, costruito in stile neogotico nel 1885. Continuiamo con la visita alla fortezza di Christiansholm, la fontana di Nupen e una parte del Posebjen (la città vecchia). Pranziamo al parcheggio e dopo aver acquistato molto salmone e gamberetti da poter regalare come souvenir, ci avviciniamo al porto per fare il chek-in e, nell’attesa, facciamo una bella doccia presso l’ufficio doganale della Color line. Ci imbarchiamo in perfetto orario e alle 18.30 con un catamarano della Fjord linee partiamo per Hanstolm (euro 179). La traversata dura soltanto due ore ma la grande velocità mette a dura prova il nostro stomaco. Riusciamo a malapena a fare un giro al tax free per spendere le ultime corone. Sbarcati in terra danese arriviamo a Vejle dove ci fermiamo a dormire in un area di servizio. Gli ultimi due giorni sono senza storia, dedicati solo alla trasferta con la bussola ben piantata in direzione sud. Pernottiamo in Germania a Gesenfeld nei pressi di un supermercato.
    Il bentornati in Italia è una coda interminabile tra Vipiteno e Trento. Immancabili i commenti sugli spazi immensi della Norvegia, i suoi paesaggi spesso incontaminati dove l’uomo sembra solo un ospite in un paesaggio ricco e severo al tempo stesso.

    Conclusioni
    In effetti questo è il nostro secondo viaggio in Norvegia con il vecchio fedele “Gigio Blu”, ma in questa puntata siamo partiti in compagnia dei nostri amici Roberto e Leondina, a bordo del loro camper “Robin Hood”. Abbiamo privilegiato la zona dei fiordi e giù fino a Kristansand senza fretta, pescando dove possibile molte volte con successo, così da garantirci otto cene di squisito pesce.
    Dopo la vacanza del 2002 con destinazione Capo Nord siamo stati colpiti dal “mal di Norvegia”.

     Preikestolen, la falesia di granito

    Preikestolen, la falesia di granito

    Questa nazione ci ha affascinati a tal punto che appena ritornati a casa, anche questa volta avevamo già la voglia di ritornarvi. Possiamo anche dire che siamo stati molto fortunati con il tempo, il quale ci ha regalato stupende giornate di sole e, alla sera, c’ha fatto godere di meravigliosi tramonti. I luoghi che secondo noi meritano senza ombra di dubbio una visita sono la Strada Atlantica, così particolare con i suoi ponti e i tramonti da togliere il fiato; Geiranger, una bomboniera in fondo al fiordo più famoso del mondo; il ghiacciaio Birksdalbreen, una lingua di ghiaccio che scende dallo Jostedalsbreen, il ghiacciaio più esteso d’Europa; Bergen, con le sue case e il mercato del pesce molto caratteristico; “Preikestolen”, il cosidetto “Pulpito”, che da solo vale un viaggio con i suoi panorami indescrivibili sul Lysefjorden; Lindesness, la punta più estrema della Norvegia, e il suo faro di un colore rosso fuoco, ed infine non potevamo dimenticarci di Kristansand, con le sue vie piene di fiori e il suo caratteristico porticciolo Fiskebrygga, stupendo di notte perchè tutto illuminato. In questo racconto abbiamo cercato di trasmettere le nostre sensazioni di fronte a questi paesaggi, ma non potranno mai essere abbastanza suggestive rispetto ciò che il viaggiatore prova in questi luoghi.

    E SE PROVASSI A PESCARE ANCH’IO…?
    Nel mare norvegese si pesca (parlo di pesca che si fa dalla riva) con cucchiaino e canna spinning di lunghezza che può andare da 180 cm a 270 cm, quindi di facile trasporto. Io usavo come esca il Rapala (o pesce finto di piombo) con ami in fondo. Si trovano dappertutto, anche nei market, costa da 20-50 NOK. Sembrano piccole alici colorate in blu, verde, argento, rosso, e si usano senza alcun piombo aggiuntivo. I pesi vanno da 15 a 100 o più grammi, io usavo normalmente quelli di 25, 50 o 75 grammi. Il filo di diametro 0.30 o 0.40. Quando il cucchiaino cade a una distanza di 35-50 metri, bisogna attendere che scenda un po’, e poi girare il mulinello non tropo velocemente, tanto per non farlo cadere sul fondo dove si incaglia senza speranza di recupero. Bisogna stare attenti anche alle alghe: ce ne sono tante e anche quelle non perdonano. Dove c’è una striscia di alghe, larga anche 3 metri, è molto difficile pescare con le canne corte (fino ad 1,5 m), perché il pesce, se non sei molto veloce, ti porta il cucchiaino sotto le alghe e allora saluti pesce ed esca. Ho usato anche dei fili a cui erano attaccati degli ami (4 o 5) con piume artificiali e con delle palline colorate e fosforescenti con in fondo attaccato il Rapala. Anche questo sistema funziona molto bene. Con questi piccoli suggerimenti chiunque può provare a pescare e vedrete: i risultati non tarderanno ad arrivare!
    Divieti e licenze per la pesca.
    In mare si può pescare dalla riva senza nessun tipo di permesso o licenza. Nei fiumi e nei laghi, specialmente per la pesca al salmone, occorre un permesso da richiedere in loco.

    SOSTA CAMPER
    La presenza dei camper service, soprattutto all’estremo Nord, è piuttosto rara, ma decisamente buona al centro e al sud. Al sud spesso presso i distributori vi sono pozzetti usufruibili gratuitamente. Sono tutti (o quasi) del tipo “sanistation” e a pagamento (mediamente 20-30 Nok). Se compiuta con attenzione e gran rispetto dell’ambiente e delle persone eventualmente presenti, chi ha il WC a cassetta, può utilizzare le aree Pic-nic dotate (quasi tutte) di WC. Nel caso dei nautici è opportuno, per non avere problemi, dotarsi di un serbatoio supplementare da poter trasportare.

    INFORMAZIONI
    Chilometri percorsi: 6.500
    Spesa benzina: euro 410 (Litri 266)
    Spesa GPL: euro 620 (Litri 833)
    Media Km/Lt: 5.91
    Spese autostrada: euro 97
    Traghetti: euro 508
    Campeggi: euro 245
    Spese varie: euro 1.422
    Documenti: carte d’identità valida per l’espatrio per gli adulti, i minori di 15 anni sprovvisti di documento proprio valido per l’espatrio, devono essere iscritti sul passaporto di un genitore. Per l’assistenza medica gratuita è necessario esibire la tessera sanitaria o, in mancanza, il modulo sostitutivo da richiedere alla propria ASL
    Guide: noi abbiamo usato Lonely Planet, ben dettagliata, mentre come atlante stradale consigliamo l’acquisto in loco con scala minimo 1:325.000, in modo trovare anche i più piccoli paesi.
    Gpl: buona reperibilità di gas in Germania, più difficoltosa in Danimarca e Norvegia.
    Norsk Caravan Club

    www.nocc.no/
    www.visitnorway.com
    www.amb-norvegia.it

  • La Scozia è un continuo gioco di contrasti, dove è bello lasciarsi sorprendere dalla miriade di sfaccettature di questo paese. Dalle colline del Dumfries e Galloway, al sud, ai paesaggi solitari e selvaggi delle Highlands al nord. Anche le due città principali non mancano di stupire per i loro contrappunti in architettura: Edimburgo con i vicoli medievali e gli edifici settecenteschi della New Town. Capitale dell’eleganza, è una delle città più famose d’Europa per il suo stile di vita. A Glasgow, invece, gli edifici vittoriani restaurati e le officine trasformate in negozi o ristoranti fanno da sfondo a uno scenario moderno dal fascino irresistibile.

    La Scozia è una terra molto generosa sotto parecchi punti di vista: natura, storia, cultura, folclore, carattere degli abitanti, strutture turistiche e opportunità di divertimento. Nella terra del kilt e delle cornamuse è veramente difficile annoiarsi, anche se le condizioni meterologiche mutano in fretta e spesso il vento strapazza le brughiere e costringe a far sosta in un pub.
    Se l’Europa possiede ancora una natura selvaggia allo stato puro, bisogna cercarla nelle Highlands. La bellezza aspra delle montagne, il silenzio delle distese di eriche, i panorami, che non ci sono parole per descriverli, la costa imprevedibile con le piccole baie sorprendenti, i tranquilli villaggi di pescatori, e il fascino strano delle isole a fare da sfondo… Senza dimenticare ‘Nessie’, il leggendario mostro del Loch Ness, e le diverse migliaia di altri spiriti e fantasmi, che un bicchiere di whisky vi darà il coraggio di affrontare. Tutti dovrebbero vedere con i propri occhi questo straordinario paese almeno una volta nella vita.

    Edimburgo, capitale dell’eleganza
    La Old Town è mossa da pittoresche viuzze, che si staccano dal Royal Mile, la strada principale. Da vedere è anche la New Town, di chiara intonazione georgiana.

    Da Londra, inboccata l’autostrada nord, seguiamo le indicazioni per Edimburgo, la capitale. Oltrepassato il mitico vallo di Adriano che anticamente segnava il confine dell’impero romano, si entra nei Borders, ai confini con l’Inghilterra. È una regione prevalentemente pastorale, dagli splendidi paesaggi punteggiati da sontuose abbazie (Jedburgh, Melrose, Kelso, Dryburgh).
    Adagiata su un’insenatura del Mare del Nord, Edimburgo non è soltanto la capitale, una delle città più antiche (circa 2000 anni) e affascinanti d’Europa, sede di uno dei festival culturali più famosi al mondo, ma è anche il simbolo della “scottishness”. Di spicco, nella Old Town, è il castello, che si erge su una spettacolare rupe vulcanica. Il Palazzo Reale, costruito in puro stile rinascimentale scozzese, si trova sulla Crown Square e ospita i favolosi gioielli della corona, gli appartamenti di Maria Stuarda e la Great Hall, sede originaria del parlamento scozzese. La spina dorsale della città vecchia, che collega il castello al Palazzo Reale di Holyrood, è il Royal Mile (circa 3 km), punteggiato da edifici antichi e prestigiosi, come la Cattedrale di St.Giles, con all’interno la Cappella dell’Ordine del Cardo, il più alto ordine cavalleresco scozzese, e il Parlamento. Punto nevralgico della georgiana New Town, la città nuova, sorta nel XVIII secolo, è invece Princes Street, la strada commerciale più famosa, con i bellissimi giardini e The Mound, una strada caratteristica, che la collega alla Old Town, sulla quale si affacciano la National Gallery of Scotland e la Royal Scottish Academy. Visitata la città, si può proseguire per la penisola del Fife a est, attraversando il ponte sull’estuario del Forth e perlustrando i pittoreschi villaggi di pescatori dell’East Neuk, che schiudono invitanti ristorantini, con specialità di mare. Il Fife è la penisola che sporge nel mare del nord, tra Perth ed Edimburgo, disegnata da due fiordi spettacolari come il Firth of Tay, a nord, e il Firth of Forth, a sud. Vanta insediamenti antichissimi e suggestivi, villaggi di pescatori, perennemente in lotta col mare. Ma la fortuna turistica del Fife è legata al golf: con i suoi 40 circuiti, tra cui quello di fama mondiale di St.Andrew, è infatti la piccola mecca degli amanti del green.
    Deliziosa anche l’antica cittadina medievale, appollaiata su uno spuntone roccioso e nota fin dall’antichità per la prestigiosa università.

    Tra whisky e castelli
    A nord di Aberdeen si stagliano le cime dei monti Grampians, porta d’ingresso per il paradiso degli amanti del pregiato liquore: vi sorgono più della metà delle distillerie del paese.

    Approfittando del ponte sul fiume Tay, si può raggiungere Dundee e proseguire verso nord-ovest sulla A90, arrivando nella regione dei Grampians, famosa per il whisky e i castelli. La strada A97 propone una sosta alla Strathisla Distillery, una tipica distilleria di whisky, nei pressi di Keith, fondata nel 1786 e considerata la più antica di quelle ancora operanti nelle Highlands. Infine si giunge ad Aberdeen. Affacciata sul Mare del Nord e resa inconfondibile dagli edifici in lucido granito locale, la città è, per grandezza, la terza della Scozia. Il petrolio e la pesca l’hanno resa ricca e vivace, e i suoi oltre 200mila abitanti sono da sempre orgogliosi di questa “splendida autosufficienza”.
    Il nucleo più antico, Old Aberdeen, disegnato da stradine in ciottoli, si trova a nord del centro, sulle rive del fiume Don e conserva edifici suggestivi, come St.Machar’s Cathedral (VI sec.), la costruzione in granito più vecchia della città; King’s College, la prima università, fondata nel 1495, e il Brig O’Balgownie, il ponte sul Don, del XIII secolo. Il centro ruota attorno a Union Street, costruita agli inizi del 1800; mentre, nella vicina Broad Street, merita uno sguardo il Marischal College, la cui facciata neogotica è uno strabiliante intarsio di pinnacoli (dopo l’Escorial di Madrid, è il secondo edificio in granito più grande del mondo). A nord della città, si stagliano le cime ardite dei Grampians, porta d’ingresso allo Speyside, paradiso degli amanti del whisky: si trovano infatti qui più della metà delle distillerie di whisky al malto visitabili nel Paese, grazie a un percorso chiamato “Malt Whisky Trail”.

    Nelle incontaminate Higlands
    Una visita al Loch Ness, abitato dal famoso mostro, per poi immergersi tra fiordi e paesaggi verdi, scogliere a picco sul mare, dove giocano foche e delfini: sembra di essere alla fine del mondo.

    Seguendo la costa sulla A96 si arriva rapidamente a Inverness, capitale delle Terre Alte, da dove si può puntare anche al vicino Loch Ness, per spiare Nessie, l’inossidabile mostro del lago. Inverness, la capitale delle Highlands, dalla storia turbolenta e sanguinosa, in cui Shakespeare ambientò il Macbeth, vanta una posizione strategica sul fiume Ness e può essere un comodo punto di partenza per visitare le località più famose della regione. A dominare il fiume e l’abitato è un poderoso castello in arenaria, ricostruito in buona parte nel XIX secolo. Più interessante il Museo Civico, che racconta le antiche tradizioni legate all’artigianato dell’argenteria, della concia delle pelli, la fabbricazione di violini e cornamuse, e conserva una pietra pittica del VII secolo raffigurante un lupo. A nord della città, si apre la penisola di Black Isle, disegnata da due fiordi spettacolari, l’Inverness Firth e il Cromarty Firth, punteggiata da boschi e fattorie e immersa in una tranquillità assoluta. Al porto di Cromarty si organizzano piacevoli escursioni in barca per vedere i delfini tursiopi, tra i più grossi esisitenti al mondo, e le foche (sia grigie sia comuni). Proseguendo sulla A9, tra spettacolari fiordi, si raggiunge l’estremo nord. La vista lascia senza parole: scogliere altissime a picco sul mare, paesaggi verdi e incontaminati, dove il mondo sembra finire. Il porto di Scrabster, a nord, dove ci si imbarca per le Orcadi, isole dalla natura intatta e ospitale, ricche di siti archeologici (Skara Brae, Maes Howe…) risalenti all’età della pietra.

    Skye, l’isola a piovra
    È considerata l’angolo più spettacolare delle Higlands: vi si alternano catene montuose spettacolari e vallate selvagge. Ideale punto di partenza per vedere le balene.

    Tornati sulla terraferma, si punta verso sud. Prendiamo la A87 per tornare sulla costa occidentale a Kyle of Lochalsh e poter rimirare il bellissimo Eilean Donan Castle (famoso per le scene del film Highlander) e dirigerci verso l’Isola di Skye, considerata l’angolo più spettacolare delle Highlands, mossa da catene montuose, come quella dei monti Cuillin e da vallate selvagge, come la Glen Brittle. Skye, dalla frastagliatissima forma a piovra (80 km di lunghezza, 50 di larghezza), è ritenuta la più bella e romantica isola scozzese. La si raggiunge comodamente dall’imbarco di Kyle of Localsh oppure da Mallaig, sulla costa ovest, e si assapora un mondo dove sono ancora vive le tradizioni e la cultura dei clan. Qui, si può osservare una nutrita colonia di lontre selvagge presso il Kylerhea Otter Haven e si può partire per emozionanti escursioni in barca, che consentono di avvistare balene e una fauna ittica molto varia. Oppure si può puntare verso Carbost, dove sorge la famosa Talisker Distillery, rinomata perché il suo malto ha (secondo alcuni) un sentore di mare e un aroma torbato e affumicato.
    Seguendo poi le indicazioni per Broadford, si riguadagna la Scozia continentale attraverso lo Skye Bridge, per poi virare su Fort Williams, cittadina acquattata ai piedi del massiccio del Ben Nevis (1343 metri), considerata la capitale scozzese della vita all’aria aperta: d’inverno le falde del monte diventano entusiasmanti piste da sci e, d’estate, si snoda da queste parti il più lungo tracciato di discesa per mountain bike di tutta la Gran Bretagna.

    Glasgow, città d’avanguardia
    I vecchi e decadenti edifici hanno lasciato il posto a musei e gallerie che tutto il mondo invidia, a scintillanti centri commerciali, a locali di tendenza e ad avveniristici progetti di design.

    Puntando ancora a sud, sulla A82, si arriva speditamente tra le pieghe del Parco Nazionale del Loch Lommond e delle Trossachs, dove si può fare l’ennesimo “pieno” di natura, prima di fare rotta sulla dinamica, colta e raffinata Glasgow, che in pochi decenni ha saputo rilanciare il suo profilo, convertendo gli edifici più fatiscenti in musei, gallerie e locali di tendenza. Archiviata, infatti, la fama di città dell’industria pesante, dai sobborghi squallidi e degradati, Glasgow vive oggi un ruolo di protagonista nel mondo della cultura, dell’arte e del design. I vecchie e decadenti edifici hanno lasciato il posto a musei e gallerie che tutto il mondo invidia, a scintillanti centri commerciali, a locali di tendenza e ad avveniristici progetti di recupero del lungofiume. La visita della città non può prescindere dal centro storico, il cui perno è la settecentesca George Square, con al centro la colonna su cui campeggia la statua di Sir Walter Scott; il più famoso romanziere scozzese. O dalla maestosa Cattedrale gotica di S.Mungo, con il magnifico coro, alle cui spalle si estende un cimitero panoramico e spettacolare. Il nostro itinerario termina più a sud, sull’isola di Arran, chiamata la “Scozia in miniatura” per il contrasto tra il paesaggio montuoso dell’estremità settentrionale e quello più dolce dell’estremità meridionale.

    DA VEDERE
    Royal Deeside è una vallata spettacolare, a ovest di Aberdeen, solcata dal fiume Dee, che le dà il nome e punteggiata da borghi millenari intatti, pascoli e prati di erica e, naturalmente da castelli fiabeschi (alcuni provvisti di fantasma), come il duecentesco Drum Castle, nei pressi di Banchory; o Crathes Castle, con una curiosa torre in pietra rossa; oppure Craigievar Castle, vicino ad Alford, considerato il più bel castello in stile baronale scozzese e il mastodontico Balmoral Castle, alle porte di Craithie, residenza estiva della casa reale inglese. Nella vicina Braemar vale la pena fare una puntata per immergersi in un’atmosfera tipicamente vittoriana; fu proprio la regina a fare le fortune di questo borgo minuscolo che, ogni settembre, in occasione dell’Highland Gathering, vede folle di turisti e curiosi accalcarsi per assistere a giochi e gare tradizionali, come il lancio del tronco d’abete e alle suggestive danze scozzesi. Il whisky è l’oro della Scozia e non esiste angolo di paese, isole comprese, che sia privo di una distilleria. La zona cruciale è la Valle dello Spey, sul versante di nord-est delle Highland settentrionali, dove ha sede anche il consorzio del Malt Whisky Trail, l’unione a scopo promozionale di alcune distillerie storiche che, come dice il nome, praticano da secoli la versione “più scozzese” del whisky: Glennfiddick a Dufftown, Strathisla nei pressi di Keith, Macallan a Craigellachie, Glen Grant a Rothes. Loch Ness, probabilmente il più noto e citato dei laghi scozzesi, vanta dimensioni di tutto rispetto (38 km di lunghezza, uno e mezzo di larghezza e ben 200 metri di profondità) e un’inossidabile storia di mostri. Insieme al Loch Linhe e al Loch Locky, disegna il Canale di Caledonia, scorciatoia tra il Mare del Nord e l’Atlantico. In estate è possibile fare una piccola crociera a bordo dei numerosi battelli (alcuni dotati di apparecchiature per foto e riprese sott’acqua) che ne solcano le acque e, in assenza di mostri, immortalare le spettacolari rovine del castello di Unquart, uno dei più fotografati della Scozia; prima di visitare l’Official Loch Ness Monster Exhibition Centre, a Drumnadrochit, il museo in cui sono riunite tutte le memorabilia di Nessie: foto, sequenze di filmati, testimonianze…e tutto quanto può servire a suggestionare anche i più scettici, oltre ad alcuni modernissimi percorsi multimediali, che consentono di ripercorrere 500 milioni di anni di storia.

    COSA MANGIARE
    Il salmone, i crostacei, le aringhe affumicate, i merluzzetti di Arbroath, la carne Angus di Aberdeen, l’agnello dei Borders, la selvaggina e le conserve sono soltanto alcune delle leccornie, che questa terra riserva a tavola. Uno dei piatti tipici per eccellenza è l’haggis, lo stomaco di pecora riempito con interiora di ovino, cipolla, farina d’avena e accompagnato dalle bashed neeps, sottilissime fettine di rapa, e dalle chappit tatties, patate schiacciate. Altri piatti scozzesi sono poi lo sheperd’s pie, manzo tritato con purea di patate e il cock-a-leekie, lo stufato di pollo e porri. Ottimi anche i formaggi, tra i quali primeggiano il Lanark Blu di sapore molto deciso, il Caboc, ricoperto di farina d’avena e quelli delle isole Orcadi. Tra i dessert trionfa invece l’apple pie, la classica torta di mele servita con custard, una crema di vaniglia calda. Per quanto riguarda le bevande, eccellente è la birra scozzese, servita a temperatura ambiente e piuttosto corposa.

    SOSTA CAMPER
    Forse non tutti sanno che il campeggio è un’invenzione britannica e che il Regno Unito riserva servizi diffusi e di buon livello a chi si sposta in camper o roulotte. Tutti gli anni, l’Ente Nazionale per il Turismo (British Tourist Authority) pubblica un’utile e dettagliata guida, “Camping and Caravans parks in Britain”, che si può richiedere all’ufficio di Milano (tel. 02 8808151 www.visitbritain.com).
    Un altro strumento prezioso è il sito www.ukcampsite.co.uk
    Ecco alcuni suggerimenti:
    • A Edimburgo, nella cintura, c’è il Mortonhall Caravan Park, tel. 0044 131 6641533, www.meadowhead.co.uk, nella cintura di Edimburgo, attrezzato camping 4 stelle con ristorante.
    • Alle porte di Inverness, si trova l’Auchnahillin Caravan and Camping Park, tel. 0044 1463 772286, www.auchnahillin.co.uk, 4 stelle, incastonato tra foreste e brughiere, per chi ama il golf e l’equitazione.
    • Nei pressi di Fort William, il Linnee Lochside Holiday, tel. 0044 1397 772376, www.linnhe-lochside-holidays.co.uk , curatissimo camping 5 stelle, incorniciato da un parco botanico e affacciato su un romantico lock, dove, oltre che su comode e attrezzate piazzole, si può contare anche su assistenza meccanica, lavanderia, spazi gioco per bambini, negozio, possibilità di andare a pesca e in bicicletta.
    • Altra zona d’elezione per camperisti sono le sponde del Loch Lomond, nella Scozia centrale, dove sorge, presso Balloch, il Lomond Woods Holiday Park, tel. 0044.1389.755000, www.holiday-parks.co.uk, una base ottimale per rilassarsi e praticare gli sport d’acqua e di terra.
    • Quasi inesistenti sono invece le aree di sosta (solo ai margini delle grandi città è possibile trovarne qualcuna); per cui, prima di concedersi una pausa anche di poche ore, è necessario il permesso del proprietario del terreno o della polizia municipale. Di notte è vietato sostare nelle rientranze o lungo i cigli erbosi delle strade.

    INFORMAZIONI
    Valuta: sterlina inglese (circa 0,61 €) e sterlina scozzese (circa 0,61 €)
    Prefisso internazionale: +44
    Corsia di guida: sinistra
    Documenti di ingresso: carta d’identità o passaporto, carta verde per il camper
    Corrente elettrica: 240V, 50Hz
    Fuso orario: – 1 ora

  • Un viaggio in Grecia toccando mete classiche come Atene o le Meteore e proseguendeo verso la calcidica, una regione della Grecia che non tutti conoscono ma che merita una vacanza

    di Maurizio Todari

    1 agosto: percorsi km 274
    L’equipaggio di questo viaggio è composto, oltre che dalla mia dolce compagna Marta, anche dalle nostre figlie minori, Clara e Claudia. E proprio per aspettare il ritorno di Claudia da un suo periodo precedente al mare, partiamo la sera alle ore 20.45, con l’intenzione di superare il nodo cruciale autostradale di Bologna, fermandoci a dormire all’autogrill di Sillaro Ovest.

    2 agosto: percorsi km 187
    Riprendiamo il viaggio, e le ragazze non esprimono grande partecipazione, per fortuna che i loro iPod hanno le batterie cariche! Comprendiamo che per loro questa è solo una prima, di molte altre “levatacce”, per questo le lasciamo “riposare”, ma sempre con la cintura di sicurezza. Alle ore 12.00 siamo ad Ancona al porto, dove diligentemente ci allineano in colonne di destinazione: Patrasso a destra, Igoumenitza a sinistra. Per tutti noi è la prima volta che affrontiamo questa esperienza. Alle 15 in punto iniziano le operazioni di imbarco. Il personale è molto rigido, tutti vorremmo stare il più possibile a fianco del finestrone, ma decidono loro chi si fermerà in prima o ultima fila; a chi fa finta di non capire, dopo varie urla, gli girano addirittura il volante e non c’è verso. Senza speranza accetto il mio posto, perfettamente centrale ed equidistante dai finestroni. Una volta sistemati ed agganciati alla corrente, decidiamo di esplorare la nave e di attendere la partenza sul ponte esterno. Arriveremo per le ore 15, ora locale greca (1 ora avanti rispetto al fuso italiano) e sistemo subito gli orologi. Tornati al camper mi accorgo che il frigorifero non lavora a dovere; apro la copertura esterna e trovo le ventoline completamente ferme. Do una mossa ad entrambe, ma solo quella di sinistra si muove, l’altra non vuole saperne, così la lascio senza copertura per farla lavorare al meglio: al ritorno a casa ci penseremo. Sulla nave ci sono a disposizione dei bagni, ben tenuti, con carta igienica e sapone, doccia calda, come in una crociera.

    3 agosto: percorsi Km 235
    Verso le ore 7.30 ci accorgiamo che stiamo arrivando ad Igoumenitza; sentiamo i rumori per la preparazione dello sbarco dei veicoli arrivati a destinazione, ma noi proseguiamo volentieri il nostro riposo. Quando ripartiamo dal porto sono circa le 8.30. Prossima fermata Patrasso! Lasciamo Patrasso, sono le ore 16.16 locali e c’è un bel caldino. Impostiamo il navigatore verso Korinthos (Corinto), che sarà la nostra prima meta; viaggiamo con a fianco il mare e la strada è bella ampia. ln Grecia il camper è un “animale” strano e particolare: il limite di velocità è di 80 Km/h in autostrada e strade statali, pertanto è bene tenerlo a mente. Viaggiamo sapendo che in Grecia, senza tanto bisogni di cartelli, su tutto il territorio nazionale è vietato dormire in strada nella notte: lo considerano “campeggiare“, anche se con le sole ruote a terra; di notte bisognerebbe quindi andare sempre in campeggio, ma so anche che in alcune zone è tollerato… vedremo! Imbocchiamo l’autostrada in direzione di Atene. Percorrendo l’autostrada si passa sopra il canale senza potersi fermare così, dopo aver pagato il secondo casello, usciamo e torniamo indietro di 16 km per vedere il canale come si deve. Parcheggiamo su un piazzale proprio lì vicino; siamo ammirati da quell’opera umana e Marta ci legge un pò di storia: è incredibile, a guardarlo, quel canale non sembra che abbia potuto avere una storia così lunga e travagliata. Riprendiamo la strada verso Atene. Poco dopo, sulla strada, chiedo ad un distributore di benzina di rifornirmi di acqua, è il primo impatto con la realtà camperistica in suolo greco. Trovo un anziano signore, un po’ allibito per il mio parlare “strano”, “Nerò?” (vuol dire “acqua”), ma vedo che mi indica il negozio di fronte, dall’altro lato della strada. La gestualità tipica italiana mi permette di fargli comprendere che mi serve sì “Nerò”, ma per il camper; “Nerò sas camperò?”, ha capito, e deciso mi indica una pompa in mezzo al cortile a fianco della pompa di benzina. Mi sono fermato in quel posto perché avevo visto quella pompa. Riempiti i due serbatoi chiedo all’anziano signore il giusto compenso. Mi fa un cenno simpatico che indica che non vuole nulla; me ne vado ringraziandolo con una stretta di mano. Arriviamo a Kineta: è una piccola cittadina, sembrerebbe anche carino fermarsi in questo posto, ma gli accessi al mare sono pressoché proibiti per la nostra stazza; sono quasi tutti in discesa e con pini troppo bassi per i nostri 3 mt. A questo punto decidiamo di proseguire verso Atene. Ho l’indirizzo di un camping in città, il Konum. L’indirizzo corretto è ”Atene / Peristeri, 198 Leofor, Athinon”, ma sul navigatore via Leofor non si trova ad Atene, bensì a Peristeri. Il campeggio si mostra ben ordinato e non troppo grande, con tanti alberi, tutti i servizi compresa la fermata del bus che porta ad Atene e i cui biglietti si acquistano in reception.

    4 agosto
    Di buon mattino siamo diretti all’Acropoli, prima con il bus fino al capolinea e poi con la metropolitana. Nonostante arriviamo alle ore 9 alla biglietteria dell’Acropoli troviamo un pò di coda, ma in compenso scopriamo che le ragazze, in quanto studenti (fino all’università!), entrano gratis. Iniziamo subito dall’anfiteatro del Teatro di Dioniso, o meglio da quel poco che ne è rimasto, ma è davvero suggestivo pensare che lì hanno calcato le scene nell’antichità, e che noi, ancora adesso, utilizziamo lo stesso criterio preferenziale nell’attribuzione dei posti, a seconda dell’importanza dello spettatore. L’Eretteo è sempre lì a far da guardia al Partenone, con le sue Cariatidi in bella mostra; due di queste sono Kassandra e Sithonia, da cui dovrebbe essere stato preso il nome per le due dita della penisola Calcidica. Causa i lavori di ristrutturazione, non si può accedere all’interno del Partenone, ma il suo insieme è proprio imponente. Ci fermiamo per una sosta di lettura della guida e per rinfrescarci un attimo sotto uno sparuto alberello, c’è un sole forte e la calca inizia ad essere soffocante; così poco dopo ci spostiamo per scendere. Quando finalmente riusciamo ad uscire, riempiamo le bottigliette che ci eravamo portati appresso con l’acqua del distributore gratuito a disposizione dei visitatori e proseguiamo per la città. Ogni ora c’è il cambio della guardia al Palazzo Presidenziale, mancano 20 minuti e quindi ci dirigiamo verso questa meta. Arriviamo davanti al Palazzo giusto in tempo per assistere alla cerimonia. Le due guardie Euzoni sono ancora posizionate ai loro posti e perfettamente immobili da un’ora nella classica divisa storica, con il caratteristico pon pon sulle scarpe. Dietro di noi compaiono le tre guardie per il cambio. Finita la manovra del cambio guardia, inizia una puntigliosa cura del vestiario e degli accessori da parte del militare che non è di guardia; sistema loro tutto, compreso il ciuffo del berretto, pettinandoglielo e asciugando il sudore dalla fronte del soldato di guardia: per un’altra ora dovrà restare immobile in quella posizione! Proseguiamo seguendo il percorso che Marta ha individuato sulla guida e che ci accompagna a vedere un buon concentrato di siti simbolici della città di Atene, come la statua che rappresenta Lord Byron nelle braccia di Ellas, il Tempio di Zeus e l’arco di Adriano. Lasciamo i siti archeologici e ci inoltriamo nelle viuzze del quartiere di Anafiotika, un pittoresco labirinto di piccole case imbiancate a calce, proprio sotto l’Acropoli. Leggiamo che queste casette sono ciò che rimane delle abitazioni degli immigrati che furono impiegati come forza lavoro per costruire il Palazzo Reale. Il posto è molto tranquillo e pittoresco, con bidoni blu stracolmi di fiori disseminati nei vicoli. Le stradine sono piccole, così come le casine, tutto è dipinto di bianco ed in effetti il blu spunta qua e là, del resto il bianco e blu sono il colore ufficiale greco.Non incontriamo nessuno, solo dei gatti che pigramente dormono su una scala a chiocciola. Il percorso non è lungo, gira tutto attorno al colle dell’Acropoli, e in un attimo si arriva dalla parte opposta, senza accorgersene. Siamo un pò stanchi, ma seguiamo con gusto questo percorso indicato. Proseguendo il percorso si arriva alla Torre dei Venti, un edificio ottagonale con 9 meridiane ed una clessidra interna ad acqua: considerata l’epoca di costruzione, è un raro esemplare di ingegno. Ormai l’ora del tramonto si avvicina, regalandoci dei colori caldi che si diffondono per tutta la città. La stanchezza inizia a farsi sentire. Decidiamo di ritornare al campeggio per la cena.

    5 agosto: percorsi Km 658
    Ci sposteremo verso Salonicco per poi dirigerci a Kassandra. Alle ore 10.30 lasciamo il campeggio, abbiamo pagato 44 euro a notte, tutto compreso; un termometro per strada indica 39° di temperatura! Attorno a Laria costeggiamo il mare che si insinua in questo lembo di terra; qui il paesaggio è molto particolare e a tratti sembra di essere in una zona lacustre. Dopo Larissa il paesaggio cambia. Prima ci alziamo sul livello del mare e facciamo un tratto nelle colline con la strada ad una corsia per ogni senso di marcia, poi, più avanti, compaiono gli alberi e una vegetazione fitta. All’altezza di Paralia fa capolino un grande castello sul cucuzzolo di una collina. Man mano che si prosegue verso Salonicco, l’autostrada si circonda di una pianura arida, con poco verde e aumenta un pò il traffico ma nulla di preoccupante. A Salonicco entriamo in città, da qui il navigatore si rifiuta di trovare una qualsiasi meta di Kassandra. Sono circa le 18, il cielo è sereno e il caldo è ancora accettabile; davanti a noi il caos della città inizia a farsi sentire, per fortuna ogni tanto c’è un cartello con l’indicazione “Kalchidiky” che ci rincuora, ma non è facile avvistarli, e dopo un pò ci troviamo a rigirare per la città un po’ a vuoto. Finalmente raggiungiamo un’arteria principale che ci porta in direzione di Kassandra. Nell’ultimo tratto di strada incontriamo l’indicazione per l’Ouzouni Beach. Nel percorso che avevo studiato era mia intenzione fermarmi in quel campeggio una volta percorso tutto il perimetro di Kassandra, prima di passare a Sithonia, ma in questo momento è ancora troppo presto per un campeggio, e quindi lo lasciamo perdere. Alle 21.00 siamo finalmente a Sani, la nostra prima tappa su Kassandra, così come previsto nella pianificazione e seguiamo l’indicazione per il paese. Nel nostro itinerario avevo incluso la pagina di un diario dove si citava una splendida terrazza di terra sul mare sulla quale sarebbe stato possibile parcheggiarsi, ma ormai è buio. Prendiamo una stradina laterale non asfaltata, così com’è scritto, mi fermo e decidiamo di ritornare indietro. Ritorniamo sui nostri passi, è davvero troppo buio per inoltrarci negli sterrati, così decidiamo, sfiniti, di fermarci sotto un gruppo di alberi, su uno spiazzo dove sono di vedetta i Vigili del Fuoco; dietro di noi ci sono delle macerie, non sembrerebbe un posto malvagio per dormire, anche se siamo disperatamente distanti dal mare. Sta crescendo il vento e durante la notte ci sorprende la pioggia, probabilmente per questa notte i pompieri possono stare tranquilli, non dovranno intervenire per il fuoco.

    6 agosto: percorsi Km 32
    Il tempo sembra stia per rimettersi al bello e cartina alla mano ci rimettiamo in marcia seguendo la parte sinistra della penisola di Kassandra. Alle 13.00 arriviamo a Paliouri Beach: tanta fatica per trovarsi davanti ad una schifezza di spiaggia, un pò sporca e caotica, con barche e barchette ovunque, anche a riva. Un po’ in disparte troviamo posto per il camper, mangiamo, ci riposiamo un pò e mentre le ragazze vanno in spiaggia, con Marta riprendiamo l’esplorazione di quel nuovo sito. Conosciamo un equipaggio di camperisti italiani che diventano nostri vicini. Nel frattempo le auto se ne sono andate e si è creato spazio anche per loro, un pò di chiacchiere e di gioco insieme ci fa passare il tempo in tutto relax; loro sono diretti verso l’isola di Thassos, ma vorrebbero dare uno sguardo anche alle due penisole di Kassandra e Sithonia, come noi. La serata è calda, ma non afosa, c’è un grande cielo stellato, una grande luna ancora piena che ci fa compagnia, attorno a noi non ci sono più auto: è diventato uno strano paesaggio quasi lunare. Mentre siamo lì a gustarci la situazione, sbuca dal buio un un signore in motorino e con fare subito concitato, in una lingua mista di inglese e greco, ci fa ben capire che se entro 15 minuti non ce ne andiamo, lui chiamerà la polizia. Cerchiamo di spiegargli che ce ne saremmo andati l’indomani e con i ragazzi non potevamo dormire per strada, allora ci informa che lì vicino c’è il campeggio e che in Grecia è vietato dormire all’aperto. Inutile discutere, ritorniamo sulla strada principale e poco dopo ci fermiamo su un grande spiazzo a lato strada; siamo di fronte alla Trattoria della Zia Adelfia; scendiamo a chiedere alla taverna se possiamo rimanere lì per la notte e il proprietario ci risponde sorridendo che lui ha il suo letto di sopra, noi siamo parcheggiati dall’altra parte della strada e non è la sua terra, ma se vogliamo, possiamo anche stare. Sapevamo che il lato strada non poteva essere suo, ma volevamo accertarci di non avere dei “nemici” che chiamassero la polizia, magari nel cuore della notte, e così per alimentare la complicità ci fermiamo anche a bere una birra (Mythos) e una feta alla griglia, tutti e quattro noi adulti, mentre le ragazze giocano insieme sul camper; un pò di chiacchiere e poi andiamo a dormire, sono le ore 24 abbondanti.

    7 agosto: percorsi km 86
    Approfittiamo di essere sulla strada principale per fare un po’ di spesa ad un supermercatino vicino e magari anche rifornimento d’acqua. Scopriamo così che non è facile trovare l’acqua per rifornirsi, spesso i distributori usano dell’acqua non potabile, ma noi non vogliamo rischiare e anche se la useremmo solo per cucinare e non per bere non la prendiamo, tanto per ora ne abbiamo a sufficienza. Proprio vicino a dove abbiamo dormito c’è una stradina che si dirige al mare e la percorriamo a piedi con Lino; arriviamo in una radura coperta da alberi, con molta sabbia, proprio in riva al mare. Anche qui troviamo gli immancabili camper italiani, sistemati nei posti migliori. Parliamo con uno di loro che sta sorseggiando il caffè appoggiato al suo camper vista mare, ci informa che non ci sono problemi e da quando loro sono lì nessuno s’è fatto vedere per mandarli via. Torniamo a prendere i nostri equipaggi e ci sistemiamo a dovere. La giornata purtroppo si sta guastando ancora e già si vedono dei lampi sulle colline; ne approfittiamo per pranzare, ma ben presto inizia a piovere forte, tanto da costringerci a stare in camper fino alle 16 circa, con grande disperazione delle fanciulle, mentre noi riposiamo e leggiamo, traendo il meglio da questa sosta. Appena finisce di piovere ci guardiamo attorno, molti ne approfittano per spostarsi, ed anche noi con l’equipaggio di Lino prendiamo questa decisione. Riprendiamo la marcia verso nord e pian piano ritorna il sole; il traffico su queste strade è sempre presente, nulla di impossibile, ma non è proprio libero. Mi fermo a fare gasolio e acqua ad un distributore, ma al momento di ripartire il camper non si accende più! È la batteria che è completamente andata. Per fortuna il distributore ne ha una adatta. Verso le 18 si riprende la marcia. Il traffico sul punto di collegamento tra Kassandra e Sithonia è molto intenso e noi proseguiamo con destinazione Metamorfossi, anche lì ho preso nota di una sistemazione rilevata da un diario, ma non ci piace così proseguiamo inoltrandoci nei paesini, fino ad arrivare ad una strada sul mare, ma strettissima. Chiediamo informazioni per trovare una spiaggetta dove fermarci e una signora ci suggerisce Kastri Beach, che è qualche chilometro avanti. Proseguiamo con Lino, con il quale ci teniamo in contatto con un walky tolkie; facciamo qualche avanti – indietro finché non la troviamo: è un bel promontorio e sono le ore 20.30, c’è parecchio spazio e ci sono in sosta alcuni camper. Decidiamo con Lino di fermarci un paio di giorni, siamo carichi di tutto e scarichi di quello che non serve, cosa vogliamo di più per rilassarci un po’? Il posto è tranquillo e la vista sul mare calmo è rilassante: il nostro balcone sulla baia.

    8 agosto: stiamo fermi
    Davanti a noi c’è un isolotto, sembra sia possibile raggiungerlo anche a piedi oltre che a nuoto, e questo ci spinge a compiere l’esplorazione del periplo. Sotto di noi c’è un piccolo spiazzo che viene usato per entrare più agevolmente in mare; c’è fermento, sembra che “qualcuno” abbia pescato un polpo e quindi la caccia è aperta, per fortuna i polpi sono più veloci! Mentre le ragazze esplorano i fondali con pinne e maschera, Marta ed io vaghiamo per la spiaggia; i due stabilimenti balneari si sfidano a suon di musica, per fortuna dal nostro camper si sente appena, mentre in spiaggia è assordante e non riusciamo a comprendere come quei poveri bagnanti possano resistere a quel frastuono in riva al mare. La sera ci ritroviamo ad ammirare il buio, commentando la giornata e il programma dei prossimi giorni; Lino e famiglia hanno deciso di rimettersi in moto, loro hanno davanti ancora un bel pezzo di strada per arrivare alla loro meta ed anche se hanno più giorni di ferie, le cose da vedere sono molte.

    9 agosto: percorsi km 38
    Alle 7 Lino e family partono per altre mete. Noi abbiamo deciso di regalarci ancora mezza giornata di relax, il posto è bello ed è un peccato muoversi, anche se la curiosità di proseguire inizia a farsi sentire. Pranziamo ed oziamo ancora un pò, ma alla fine, allungando i preparativi per la partenza, alle ore 16,30 riprendiamo la marcia verso il sud della penisola di Sithonia. La costa è molto frastagliata e dalla strada non si scorge molto, anche se ovviamente proseguiamo lentamente e con attenzione, un po’ come cercando l’ago in un pagliaio. D’un tratto, mentre la strada tende a salire, scorgiamo in basso un ampio pianoro dove scorgiamo dei camper, ma non vediamo come arrivarci. Ci arriveremo attraverso un lungo e scosceso stradello. Scopriamo che anche qui, come a Kastri Beach, c’è una struttura fatiscente e distrutta, rimanenza dei servizi di un camping che fu; questo posto ha un’aria selvaggia. La sabbia è a grana grossa e costellata dalle cacchette delle capre che pascolano nei dintorni; nella parte di spiaggia più lontana dal mare crescono delle sterpaglie spontanee. Sono le ore 18.30 e siamo davvero in un angolo sperduto di Paradiso, c’è un pò di vento, ma la temperatura è gradevole. La spiaggia è molto ampia e il mare è bello: vedere poi il bosco dietro di noi che ci separa e protegge dal resto del mondo, da tranquillità e sicurezza.

    10 agosto: percorsi km 22
    La sveglia ce la dà alle ore 8.30 un furgoncino che scende dall’altura alle nostre spalle suonando il clakson a manetta. Da un altoparlante grida: pane!…Bread! Purtroppo il tempo è brutto e sta anche piovviginando; mentre facciamo colazione consultiamo un po’ la cartina e decidiamo di muoverci verso nuovi lidi: peccato che non siamo riusciti a gustarci questo angolo sperduto, ma non vale la pena stare qui ad aspettare, tanto più che abbiamo bisogno di una lavatrice. Così alle 10.30 ci allontaniamo da Azapico percorrendo una stradina più corta e comoda rispetto all’andata, che scopriamo seguendo altri camper in movimento. Raggiungiamo l’asfalto e proseguiamo in direzione sud. Passiamo anche dalla cittadina di Toroni, avevo delle buone indicazioni anche per questo posto, ma il maltempo e il bisogno di vuotare i serbatoi ci spinge a continuare. Tra i campeggi segnalati nella lista che abbiamo, scegliamo il Camping Kalamitsi che troviamo ben segnalato anche sulla strada. L’accesso a questo campeggio non è molto comodo, soprattutto per un mezzo ingombrante come il nostro, ma ce ne accorgiamo davanti alla reception, quando siamo costretti a fermarci in doppia fila. Non c’è posto! Proseguiamo per il campeggio successivo affidandoci però alle segnalazioni sulla strada: è il Camping Porto Kalamitsi, con tanto di lavatrice segnata sul cartellone; parcheggio il camper in uno spiazzo per evitare d’infilarmi inutilmente nel minuscolo paesino. La reception ci conferma la possibilità di restare per una notte; chiedo esplicitamente il costo della notte, la risposta è 36,20 euro compreso “l’elettrikò” (la 220); la signora parla solo greco e tedesco. Andiamo in spiaggia nel pomeriggio. Di fronte a noi c’è un bell’isolotto, meta continua per molti bagnanti; per fortuna nelle ultime ore è ricomparso il sole, giusto per scaldarci un po’, anche se c’è sempre un filo di vento. Purtroppo però Clara ha un orecchio che inizia a farle male e noi scarseggiamo dell’occorrente, dovremo rimediare al più presto. Ceniamo sulla spiaggia, nel verde del ristorantino attiguo al campeggio, molto carino, con tavolini sull’erbetta e candele sul tavolo; il cibo però non è speciale.

    11 agosto: percorsi km 66
    Sveglia alle 9, solita colazione: da un po’ di giorni abbiamo scoperto lo yogurt greco da bere, o meglio sulla confezione c’è scritto “latte fermentato” che è una via di mezzo tra il nostro yogurt ed il nostro latte. Alla fine, alle 11.30 siamo pronti: le ragazze si sono fatte l’ultima vera doccia e ci apprestiamo a lasciare il campeggio, ma… Non abbiamo fatto i conti con la cattiveria della titolare. È tutta la mattina che vedo che ci osserva da lontano, eppure non ritengo di aver fatto nulla per il quale mi possa riprendere; come le chiediamo il conto lei guarda l’orologio e borbotta qualcosa in greco, mentre va alla sua guardiola. Inizia subito parlando in tedesco e greco, ma facendoci capire che lei non parla inglese e che se non capiamo sono fatti nostri; poi prosegue con una serie di sproloqui indecifrabili, ma nell’insieme capiamo che vuole farci pagare due notti anche se noi ci siamo fermati solo per una: farfuglia che abbiamo caricato l’acqua, scaricato le nostre, usato la corrente e insiste che dovremmo pagare due notti. Noi cerchiamo di spiegarle che siamo anche disposti a pagarle un supplemento per l’acqua, ma lei non vuole sentire ragioni: aggiunge che lei ha già mandato via molti camper perché non c’era spazio, per colpa nostra, ed altre cose che non capiamo bene. Insomma per principio lei agli italiani fa pagare due notti perché non sopporta che si faccia campeggio libero e si vada li solo per scaricare. Abbiamo chiamato il consolato e la polizia per spuntarla con la megera. Proseguiamo risalendo la penisola verso Sarti, altra probabile meta per la sosta in spiaggia, in effetti ci sono delle belle coste preziosamente nascoste dalla fitta vegetazione. Cerchiamo di arrivare nei paraggi di Vourvourou, che dovrebbe essere il posto migliore delle due penisole. La strada è un continuo sali e scendi ma si percorre bene, non c’è traffico. Sithonia è molto differente da Kassandra, qui non ci sono grandi locali e divertimenti, ma tante più spiagge e di conseguenza anche il traffico è più calmo. Arriviamo nei pressi di Vourvouroù, ho indicazioni di una bella spiaggia. Entriamo con il camper in una strada che sfocia in una spiaggia, è molto larga e molto frequentata, ma non è poi granché. Qui incontriamo un altro camper, una famiglia italiana (Marco, Natascia ed il piccolo Nicola), che come noi si sono fermati per chiedere informazioni, così decidiamo di perlustrare la zona assieme. Entriamo in un’altra stradina stretta, tra la vegetazione di alcune villette, e sbuchiamo in una lingua di terra sul mare. Dalla strada principale avevamo visto questa posizione interessante e finalmente l’abbiamo trovata: ci troviamo davanti ad una laguna e siamo sulla striscia di terra che la separa dal mare. Ben presto arriviamo dove, guarda caso, sono posizionati dei camper italiani. Ma, sorpresa, è quello di… Lino!
    Conosciamo anche gli altri camperisti e si forma una bella compagnia. Troviamo anche nei pressi una fontanella con l’acqua potabile. L’occasione di trovarci così in tanti ci da lo spunto per organizzare una cena al porto, in un ristorante suggerito da Lino, dove si spende poco e si mangia molto, anche pesce. Il porto è carino, le luci della sera gli danno un fascino particolare; il ristorante poi ha dei tavoli in spiaggia, sotto a degli ombrelloni di bambù che danno un’aria di festa e vacanza, abbiamo i piedi praticamente sulla sabbia, che bello! Purtroppo comincia a lampeggiare e pian piano si alza il vento finché arriva un diluvio; i camerieri sono bravi e mentre scappiamo dalla spiaggia apparecchiano un posto al coperto.

    12 agosto: percorsi km 7
    Questa notte ha piovuto molto e forte e da ieri, qui intorno, gira un cane lupo randagio mesto e triste, non sembra pericoloso; questa notte ha dormito sotto il camper, l’abbiamo sentito perché sbatteva la coda da qualche parte  e poi il mattino abbaiava all’arrivo di un’auto, come se fosse il nostro cane da guardia. Dopo la colazione scopriamo che Lino & company si stanno rimettendo in marcia per proseguire il loro percorso, approfittando del tempo brutto. Dopo pranzo ci rimettiamo in marcia. Ci dirigiamo verso sud e seguiamo poco lontano da lì, l’indicazione per Karydi Beach, l’abbiamo letta sulla guida lonly planet e sembra essere un bel posto. È un paesino piccolissimo fatto in apparenza di sole case per le vacanze, con una vasta pineta in riva al mare; avanziamo passando tra le case e costeggiando un campeggio fino al termine della strada, ed è proprio lì che raggiungiamo il mare, preceduto da un vasto parcheggio sotto la pineta.Il tempo si sta finalmente aprendo. Il posto sembra molto bello e ci addentriamo alla ricerca di un posto per noi; lungo il percorso siamo costretti a fermarci, c’è un grande buco, proprio in mezzo alla strada, ed il camper potrebbe imbucarsi. Quando scendo per vedere meglio il da farsi sento che in italiano “qualcuno” mi consiglia di non passare la buca, guardo meglio ed è Paolo, il camperista conosciuto nella tappa precedente, parcheggiato perpendicolare, verso il mare, che si gode la scena di tutti quelli che arrivano e si imbucano, oltre a chi rimane insabbiato. Questa è davvero una bella pineta, sufficientemente alta per i nostri mezzi. Qui sotto c’è un bellissimo mare dalle sfumature turchesi, poca sabbia, ma con scogli accessibili e comodi; nei giorni che passiamo lì non c’è mai troppa gente, al contrario che dall’altra parte, e c’è una sabbia molto soffice. Nel pomeriggio decidiamo di arrivare fino in paese con la bici, vogliamo comprare qualcosa per fare una grigliata in spiaggia questa sera. Arriviamo ad un supermarket, in centro al paesino; chiediamo del pesce, ma ci dice che è impossibile trovarlo a quell’ora; se vogliamo mangiare pesce dobbiamo chiederglielo la mattina, prima delle 8, perché lui va a comprarlo su ordinazione. Rimediamo con la carne. Tornando al nostro accampamento passiamo a fianco del campeggio: anche in questo sarebbe impossibile entrarci, gli alberi sono troppo bassi e ci sono roulottes ovunque; da quanto ci hanno riferito i molti camperisti italiani presenti, nessuno si è mai lamentato del nostro “libero campeggiare”. Rientriamo con il tramonto, uno spettacolo bello e particolare, come ormai siamo abituati a vedere in Grecia; all’orizzonte si scorge anche il Monte Athos. In un bel fuoco con i nostri amici, abbrustoliamo oltre alla carne anche del pane: non avanziamo nulla. Chiudiamo la serata con una fetta d’anguria offerta da Marco e Natascia; è bello stare lì a mangiare, illuminati solo dalla luce rossa del fuoco!

    13 – 15 agosto: stiamo fermi
    Questa notte c’è stato movimento tra la spiaggia e la pineta; dei ragazzi hanno pernottato facendo un pò di casino; un’auto poi è sfrecciata, suonando il clacson, con l’intento palese di rompere le balle a noi camperisti. Marta ed io ci svegliamo presto, verso le 8, del resto qui durante il giorno ci si riposa e quindi non si fa fatica ad alzarsi; il mattino poi, è uno spettacolo poter andare in giro quando tutti dormono. Così, dopo la colazione, decidiamo di andare a farci un giro a piedi verso sud: l’esplorazione per noi è un bel passatempo, siamo sempre curiosi di ciò che ci circonda. Allunghiamo il tratto di strada per arrivare fino al supermarket, così da fare un po’ di spesa. La sera, con Marco, decidiamo di ritornare al ristorante di qualche sera prima, al porto; la scusa è quella di chiedere di poter scaricare la cassetta e poi cenare; purtroppo Marta non si sente bene e decide di restare in camper, noi tre e la mia cassetta siamo ospitati ancora sul camper di Marco e proseguiamo la serata. Nel pomeriggio, parlando anche con Paolo e Grazia che spesso incrociamo, ci informano che ad Atene, in centro e sotto il Partenone, c’è un ottimo parcheggio per i bus, dove in un angolo è possibile sostare con i camper, avendo anche il rubinetto dell’acqua a portata di mano, ovviamente senza campeggiare, ma è totalmente gratuito ed in sicurezza. La seconda sera passeggiando nella pineta incrociamo una famiglia di camperisti, vicini di Paolo; i loro figli hanno adottato una tartaruga per i due giorni di permanenza, la figlia gli sta dando il massimo delle cure e dell’assistenza alimentare possibile, è un esemplare in libertà e ritornerà presto ad esserlo ancora. Nel dopocena, con Marco e famiglia, andiamo a fare una passeggiata a piedi fino al supermercatino, un gelato, qualche parola, loro partiranno l’indomani, hanno ancora molto da vedere per noi invece l’indomani sarà l’ultimo giorno di mare. Parlando con Paolo ed altri camperisti, si è nominata la spiaggia di Stratoni che sembra sia un altro campeggio abbandonato, nel quale l’amministrazione comunale ha deciso di lasciare libero accesso ai camper mettendo addirittura un wc chimico a disposizione, acqua e docce, tutto per incrementare l’afflusso turistico. Cerco di spiegare all’equipaggio il mio desiderio di muoverci verso quella nuova meta, del resto il tempo è quello che è, e poi dista solo una settantina di chilometri, ma di fronte al rifiuto delle tre componenti femminili, non posso fare altro che andare a farmi un giro per gli scogli. Anche Marta viene con me ne approfittiamo per fare ancora un po’ di spesa. Al terzo giorno, prima di cena, notiamo degli strani preparativi nel baracchino delle bibite sulla spiaggia: vendono delle torce da giardino ed hanno fatto il pieno di merce, oggi è ferragosto e forse si festeggerà in spiaggia. Decidiamo allora di portarci con il camper verso l’ingresso della pineta e metterci in posizione per poter uscire facilmente e non trovarci imbottigliati dalle macchine, che immaginiamo si appresteranno ad arrivare per il festeggiamento. Sentiamo che dal baracchino del ristoro arriva una musica a tutta manetta. Ceniamo in paese e poi torniamo a piedi in pineta per dare uno sguardo al movimento, ormai sono le 22.30, ma non c’è nessuno! Anche la musica ha cessato di urlare, solo qualche persona qua e là, qualche gruppo di ragazzi e ragazze, in un perimetro di 4 torce accese, dei pescatori con la lenza con delle torce a pila e noi, seduti sulla sabbia a cercare gli ultimi residui delle stelle cadenti.

    16 agosto: percorsi km 391
    Facciamo colazione e ci portiamo alla vicina fontana per il riempimento d’acqua dei serbatoi e delle bottiglie, così da essere belli pronti per la prossima meta, le Meteore; sulla strada però l’itinerario prevede una sosta a Virginia, dove c’è la tomba di Filippo II. Percorriamo a ritroso la strada verso Salonicco. La pianura che porta a Salonicco è un susseguirsi disordinato di campi e casette che sembrano troppo piccole per essere delle villette e troppo grandi e belle per essere dei casotti per gli attrezzi.A Salonicco entriamo in autostrada. Qui la pianura è diversa, più ordinata e coltivata, ci sono vari complessi industriali distribuiti attorno all’autostrada. Poco dopo l’uscita dall’autostrada, percorriamo un ponte su un bacino artificiale. Alle 14 arriviamo a Veira (Verghina), dove incontriamo senza difficoltà un parcheggio comodo per il camper: è a pagamento, ma costa solo 1,50 euro ed è comodo per poter visitare lo scavo archeologico; prima di scendere dal camper pranziamo comodamente con le finestre aperte. Poco più avanti del parcheggio c’è l’ingresso alle tombe reali. L’atmosfera è strana, l’arredamento del museo è moderno, con luci soffuse e zone di buio; le vetrine sono fortemente illuminate e mettono in forte risalto quanto vi è contenuto. Purtroppo le didascalie sono in Inglese e greco, non c’è nulla a supporto di visitatori di altre lingue. È severamente vietato fotografare, anche senza flash, ma qualche scatto lo faccio ugualmente, sono immagini che si trovano ovunque in internet; e così mi rimangono a ricordo della suggestione che ho provato nel vedere quegli oggetti antichi e rari, come l’Urna di Filippo II. In una teca sono esposti, tutti perfettamente allineati, dal più piccolo al più grande, degli utensili da tavola e cucina: sono tutti in argento pieno, è incredibile quanto la loro foggia risulti essere perfettamente contemporanea ed elegante.Alle ore 17.15 riprendiamo la marcia verso le Meteore. Vista l’ora e visto che usciremo dall’autostrada, decido di fare rifornimento di gasolio, è curioso però, in queste autostrade greche sono rari i distributori, viene invece solitamente indicato il distributore più vicino fuori dall’autostrada e per fortuna che in questo lungo nuovo tratto non si deve pagare, altrimenti sarebbe un continuo pagare per uscire e rifornirsi. A Grevena usciamo e prendiamo una strada statale, più stretta rispetto alla precedente ma agevole; siamo in alta collina ed il panorama è bello. È tutto così diverso da prima, il verde è ovunque e si scorge la pianura, davanti ai colli lontani. Seguiamo le poche indicazioni per Meteore. Per strada ci fermiamo in una delle tante bancarelle che vendono un po’ di tutto ciò che si mangia, dalla frutta alla verdura, dal formaggio ai barattoli di ogni cosa. In poco tempo arriviamo nella zona delle Meteore; passiamo davanti al primo campeggio sulla strada, ma voglio tentare di seguire le indicazioni preziose di Marco e Natascia e quindi proseguo per Kalabaka. La cittadina sembra stia vivendo il periodo pre-cena, c’è movimento pedonale; attorno si vedono perfettamente le montagne che formano le Meteore. In primo piano ci sono le caverne primitive che hanno dato il via a questa tradizione dei monasteri, dove si rifugiavano i primi sacerdoti. Arriviamo alle 20.30 alla Major Meteora, la prima che visiteremo domattina. Mi avvio verso il posto che Marco mi ha indicato sulla cartina e quando lo troviamo ci accorgiamo che è un pò riparato e da lì non si vede la bellissima vista sui monasteri.

    17 agosto: Km 81
    Ci svegliamo presto. Quando scendo dal camper trovo un cucciolotto di cane simpatico ed affamato: s’è portato appresso un teschio di capra ed ogni tanto se lo sgranocchia rumorosamente. Ci spostiamo appena possibile per andare a fare colazione al parcheggio della Grande Meteora, il monastero più grande di tutti, così da trovare posto e visitarla prima dell’arrivo della fiumana di persone che saliranno con i bus. Finiamo la colazione proprio quando stanno aprendo il monastero ai turisti: sono le 9 ma sono già arrivati dei bus, scaricando ognuno una cinquantina di visitatori; in un attimo il piccolo spazio è completo di auto, qualche altro camper è riuscito a parcheggiare, ma ormai non c’è posto neanche per una bici. Entriamo con grande curiosità e, guida alla mano, Marta ci informa che questo è il monastero più antico e più vissuto, oltre che essere il più alto (623 mt/slm). Colpisce dall’esterno la grande torre, utilizzata per far salire le provviste senza fare la lunga scalinata che ci apprestiamo a percorrere. Impossibile non lanciare uno sguardo all’esterno: si notano subito gli altri piccoli monasteri abbarbicati in cima a piccoli cucuzzoli, tanto che sembra che cadano da un momento all’altro. Ci sono locali vietati al pubblico, ma sono molte le stanze dove si può osservare il passato e la storia che hanno coinvolto questo monastero e tutta la Grecia intera. La stanza degli attrezzi da lavoro è la prima che visitiamo: è curioso vedere gli aratri e quanto servì per le coltivazioni, siamo molto lontani dalla pianura e questo vuol dire che c’è chi si faceva parecchia strada per lavorare i campi. Davanti a noi troviamo una stanza che è piccola e chiusa, ma uno sportellino ci permette di vedere il contenuto: uno scaffale con molti teschi, perfettamente allineati; dovrebbero essere i resti di tutti i monaci che hanno vissuto qui, una vista macabra, ma significativa sulla devozione anche tra loro. C’è una chiesetta, anche questa come altri monasteri, molto adornata ed affrescata con le effige di molti vari personaggi, anche storici, che sono stati riconosciuti importanti per la loro religione. Attraversato il monastero c’è un vasto cortile con una vista stupenda su tutta la zona. Proseguiamo con la visita alla vecchia sala da pranzo e constatiamo che è stata tutta ristrutturata, tranne un tavolo antico, su cui poggiano le stoviglie del tempo che fu. A fianco c’è la vecchia cucina, con ancora tutto così com’era, compreso il forno. Ci apprestiamo a lasciare il monastero: è quasi un’ora che lo stiamo visitando ed è volata in un attimo. Da qui si vede il parcheggio dove siamo sostati, è un delirio di bus ed auto. Arriviamo al camper e, mentre Marta ed io cerchiamo di districarci tra i bus che arrivano, girano e ritornano indietro, le ragazze vanno avanti verso il prossimo monastero che andremo a visitare. Mi accodo ad un bus, così è più facile muoversi e mi parcheggio nel bivio sottostante, così da vedere un altro punto panoramico; non torneremo indietro, pertanto lo dobbiamo vedere ora. Decidiamo di proseguire verso il monastero della Santa Trinità, quello con la seggiovia. Siamo costretti a parcheggiare poco dopo un bivio dove c’è una piccola cappelletta ed il camper ci sta giusto giusto; a piedi ci dirigiamo verso il lungo percorso che si erige per mezzo di una scala verso quel cucuzzolo con in cima la seggiovia; fa molto caldo e c’è davvero tanta gente, nonostante la salita da fare. Visitiamo il monastero e arriviamo ad una piccola cella; gli ambienti sembrano appena ristrutturati, così come nel monastero precedente: è un peccato perché in questo modo sembra che sia stato cancellato anche il tempo passato. Le misure della cella però sono sempre le stesse di allora, impossibili per noi, con le altezze che abbiamo raggiunto e per quel monaco che abbiamo visto; le ragazze provano a misurarsi con questi spazi, sentendosi orgogliosamente più grandi. Questo monastero è molto piccolo; c’è all’interno una comitiva con tanto di guida che ci impedisce di entrare nella chiesetta, così ci dirigiamo nel cortile esterno, dove rimaniamo piacevolmente stupiti: c’è un panorama con un altro punto di vista, siamo nel mezzo della vallata e sembra di stare sospesi nell’aria. Su un cucuzzolo lì vicino ci sono delle campane con sotto una schiera di battacchi di ferro di misure diverse,che penzolano nel vento: sarebbe stato proprio bello sentirle suonare, di sicuro si sentiranno benissimo in tutta la vallata, siamo proprio in mezzo.Spostandosi di poco si riesce a salire su un altro grosso sasso che domina la città sottostante e da qui la vista è stupenda! Guardando in avanti, sembra di cadere di sotto, ma senza precipitare, sembra quasi di poter spiccare il volo… Salendo abbiamo trovato l’indicazione che era citata anche dalla guida: c’è un sentiero che parte da quassù e attraverso cespugli e alberi arriva fino giù a Kalambaka, è lungo circa un chilometro, sembra essere una bella passeggiata per chi ama camminare, ma il nostro equipaggio non è di quell’avviso oggi. Visitiamo la chiesetta, piccolina e molto bella; quando usciamo dal monastero, chiedo al monaco quanti monaci sono presenti lì, la risposta mi ha lasciato basito: 3 monaci soltanto!
    Quando torniamo al camper è ora di pranzo, ma per stare più tranquilli ci spostiamo nello spiazzo vicino, dove abbiamo dormito la notte; pranziamo e ci concediamo un pò di riposo, cosa che nessuno rifiuta. Dopo la pennichella, verso le 16, andiamo a visitare l’ultimo monastero dei tre che volevamo vedere; si trova sulla strada del ritorno, è il monastero di Santa Barbara, abitato da 16 monache: devo dire che si nota subito il tocco femminile nella cura del giardino. Passiamo da un ponticello che sovrasta un piccolo giardino perfettamente curato con fiori e aiuole ben tenute ed arriviamo nell’atrio del monastero; le monache controllano il negozietto di souvenir, una di loro con pazienza e pennarelli sta dipingendo dei sassi che poi vende ai turisti. Visitiamo la chiesetta e anche qui gli ambienti sono piccoli e graziosi. A questo punto abbiamo finito con la visita alle Meteore: è stato davvero uno dei punti più affascinanti e suggestivi del nostro tour greco, lo immaginavo, ma non con questa intensità e visione. Sono le 17 e ci incamminiamo verso Metsovo, un paesino montano che ci hanno consigliato Lino e Gabriella. È sulla strada che ci porta verso il ritorno a Patrasso e cediamo volentieri alla curiosità. Uscendo da Kalambaka vediamo sulla parete di una meteora una grande caverna addobbata da stoffe colorate; non riusciamo a dare un significato a questo allestimento, se non forse che sia stato un luogo di culto, per qualche fatto passato, a noi sconosciuto. Arriviamo a Metsovo giusto in tempo per andare a cenare in paese; nell’entrare in paese abbiamo cercato l’area di sosta che Lino ci aveva indicato, ma non l’abbiamo trovata; a quell’ora c’era un gran caos di macchine e persone e si faceva fatica a muoversi con il camper, così ci siamo fermati in una strada secondaria un pò decentrata. Siamo entrati con il camper in centro, giusto per dare uno sguardo, la strada è stretta e a doppio senso, con le auto parcheggiate sui lati; arrivati nella piazza centrale, un omino con la pettorina gialla ci ha fermato e suggerito di uscire perché la strada sarebbe stata ancora più stretta e sulla piazza non sarebbe stato possibile parcheggiare, stava mettendo i coni arancio per impedire la sosta. Entriamo in città a piedi; dalla guida risulta che la cittadina è una meta sciistica invernale, in effetti siamo a oltre 1.400 metri di altitudine. La guida racconta che la popolazione di questo paesino è costituita prevalentemente da valacchi, che parla un dialetto simile al rumeno; si dice che discendessero dai soldati romani e che fossero stati mandati qui a sorvegliare i valichi montani e per questo servizio di vigilanza riuscirono ad ottenere grandi privilegi durante l’era ottomana, e mantennero una lingua locale e delle tradizioni diverse dal resto della Grecia. Arriviamo in un grande giardino con tre alberi plurisecolari dal tronco enorme che lo contornano; ci sono bambini ovunque che giocano, è bello e insolito vedere così tanti bambini giocare in strada a palla. Il paese è tutto qui, in questo fulcro di attività, dalle commerciali a quelle ludiche, con gli anziani sulle panchine a parlare tra loro; noi giriamo su e giù un po’ per curiosare e un pò per vedere come funziona la vita locale. I negozi attorno pullulano di un sacco di cianfrusaglie per turisti; quasi nulla sull’artigianato locale o sui costumi del posto, ci aspettiamo di trovare da un momento all’altro una gondola con i brillantini… ma per fortuna questo non accade! Sulla piazza troviamo un ristorante che ci ispira perché è pieno di gente e all’ingresso c’è un grande spiedo con agnello e maiale che stanno cuocendo: il profumo promette bene. Ormai siamo diventati esperti, non tanto sui vari piatti greci, ma su ciò che ci piace di più, cercando di evitare quello che potrebbe non piacerci. Nel ritornare al camper ci attardiamo ad osservare la vita serale sulla piazza, evidentemente è un buon posto di ritrovo delle varie famiglie, ragazzi compresi; troviamo un folto gruppo di ragazzini che gioca a “palla prigioniera“, un gioco quasi dimenticato a casa nostra che loro praticano con grande coinvolgimento. Alle 22.30 siamo di nuovo al camper, siamo stanchi ma soddisfatti di quello che anche oggi abbiamo potuto vedere in Grecia.

    18 agosto: percorsi Km 224
    Proseguiamo con la prua al mare, vogliamo passare gli ultimi 2 giorni su una spiaggia, possibilmente nei pressi di Patrasso, ma non sappiamo trovare la meta giusta; per fortuna Marta riesce a trovarne una e la seguiamo. Siamo diretti a Mytikas che dalla guida sembra essere un bel posto. La strada costeggia il mare sempre più da vicino. Dal litorale si notano anche degli allevamenti ittici. Arrivati al paesino di Mytikas, sulla piazza della chiesa, ci troviamo davanti alla sbarra che ci impedisce di entrare nella via che porta in centro; accanto a noi c’è anche una fontana, e mentre siamo lì a chiederci sul da farsi, ci passa vicino un anziano signore con un fare giovanile che incrocia il nostro sguardo ed in perfetto toscano, sorridendo, ci chiede se abbiamo bisogno di informazioni: come rifiutare una simile occasione fortunata? In un attimo ci spiega dove trovare una bella spiaggetta, ma trattandosi di una spiegazione un po’ articolata, con uno slancio di gentilezza, sale sulla sua auto e ci porta a destinazione, senza pensarci due volte; arriviamo in un attimo, in effetti non è lontano. La strada di accesso alla spiaggia è veramente difficile da trovare, direi impossibile se non la si conosce e un po’ stretta. Arriviamo sulla spiaggia e vediamo che è bella e ampia, inoltre parallela alla spiaggia passa una strada bianca di acciottolato e ancora all’interno c’è un bello spazio per parcheggiare sulla terra battuta. Il signore toscano ci spiega come possiamo fare per usufruire del parcheggio senza aver noie; ci consiglia di rivolgerci a Vassiliki, il gestore del bar ristorante (che si chiama come la maggior parte dei pochi greci che abbiamo conosciuto) e di consumare qualcosa da bere da lui; così, ci dice, abbiamo la sosta notturna assicurata nel suo parcheggio privato senza altri pedaggi, dopo essersi prodigato in gentili consigli il toscano ci saluta e ritorna in paese. Non è nostra intenzione sostare direttamente nel suo parcheggio erboso, ma ci mettiamo un pò più in là, a fianco di una recinzione di una casetta sul mare, in un posto dove di sicuro non diamo fastidio. Scendiamo tutti per farci un giro esplorativo a piedi, anche per sgranchirci un po’ le gambe dopo il viaggio: considerando che fin qui abbiamo visto degli appostamenti pietosi, sulle alghe o sulla strada, questo è davvero un bel posto, in ogni caso però è necessario non confrontarlo con la Calcidica, quello è tutto un altro pianeta. Ci facciamo anche un bel bagnetto ristoratore, poi con Marta andiamo a farci una bibita per conoscere il gestore e così scopriamo che possiamo tranquillamente utilizzare la loro doccia che è posta sulla spiaggia, non è calda e chiusa, ma pur sempre una doccia dove ci si può anche lavare con il sapone, magari quando c’è meno gente. Ceniamo e poi ci vediamo dei fuochi artificiali dalla spiaggia: hanno sempre il loro fascino e noi, con le nostre belle sedie, abbiamo una postazione privilegiata. Alle 23 ce ne andiamo a dormire, il posto è tranquillo; quasi subito parte anche qui un innaffiatore meccanico, ma si ferma dopo poco e lascia alle onde del mare il compito di cullarci nel sonno. Alle 9 ci svegliamo e con Marta vogliamo farci un giro in bici fino in paese: primo perché almeno così le usiamo almeno una volta, poi perché il paesino di Mytikas ci incuriosisce non poco. Le ragazze restano in spiaggia, tra sole, bagni e letture varie, noi affrontiamo la strada acciottolata e sconnessa con determinazione. Questo è anche il motivo per cui non mi sono fermato sfacciatamente fronte mare, c’è il rischio reale di rimanere insassato o insabbiato sui sassi che dir si voglia. Arriviamo al porticciolo, è di recente costruzione e ben protetto dal mare aperto; di fronte a noi c’è un isolotto grandino che ripara dal mare aperto. Proseguiamo la strada verso il centro, il paese è piccolo e ben presto entriamo nella zona vietata all’accesso delle auto che avevamo già incontrato ieri pomeriggio; iniziano una serie di casette pittoresche colorate con il tipico blu greco e in qualcuna hanno colorato di blu anche il contatore della luce, il che non stona per nulla. Poi iniziamo a percorrere l’unica strada centrale al paese e decidiamo di fare la spesa; entriamo in una panetteria che curiosamente ha sul retro una porta vetri che da direttamente sul mare. Attorno ci sono negozi soliti di una cittadina di mare, ma quello che mi colpisce è il macellaio; apparentemente è una macelleria normale, ma osservando meglio scopro che il macellaio non serve dal banco che si vede, ma taglia la carne dal ceppo posto in mezzo al negozio, al di qua del banco, mentre i clienti lo guardano e gli stanno attorno. Sul retro di una casa, sempre a ridosso del mare di Mytikas, troviamo appoggiate al muro ad asciugare le valve enormi di chissà quali molluschi che assomigliano a delle cozze gigantesche. Ritorniamo al camper per il pranzo: è stato un bel giro in bici, tanto che proponiamo alle ragazze di ritornarci insieme nel pomeriggio. Nel bar del nostro parcheggio mi apposto vicino al barista per vedere come fanno il caffé: non so se usano una miscela apposita, ma si mette un cucchiaino di questa miscela in un pentolino d’acqua bollente, si aggiunge lo zucchero necessario, lo si fa bollire per un minuto circa e poi lo si versa nelle tazzine. Questo caffè non può essere paragonato al nostro cosiddetto “espresso”; il sapore è buono, ma la polvere di caffè deve sedimentarsi sul fondo prima di berlo. Non parliamo della fine di questo bel periodo in Grecia, ma è un sentire comune; avevamo lasciato il mare prima di andare alle Meteore e non pensavamo di ritrovarci in spiaggia, ciascuno di noi dentro di se, si gode questo prolungamento voluto e cercato con il mare greco. Alle 18 inforchiamo le bici e arriviamo in paese. Le ragazze si prendono le loro cartoline, ma scopriamo con un pò di dispiacere che il bancomat è fuori servizio e così va in fumo anche la cena da Vassiliki di questa sera. Ritornati al camper ci rinfreschiamo con l’anguria, calda, ma dolce e buonissima; per questioni di praticità la taglio a fette circolari e questo è un buon sistema per cercare di finirla prima, mentre quella che avanza andrà consumata alla svelta. Ci attardiamo per la cena, davanti a noi compare il tramonto, l’ultimo sulla terra ferma, e per me è quello che trasmette più sensazioni, non nostalgiche o di dispiacere, ma di una consapevolezza del termine di un periodo bello e piacevole da ricordare. Dopo cena, Marta ed io, ci facciamo ancora una passeggiata, immersi in quel buio e nelle piacevoli sensazioni tra il rumore del mare nella notte ed il silenzio tutto attorno, interrotto solo da alcune musiche lontane e da alcuni animali notturni. Alle 23 andiamo a dormire, proprio quando un pescatore ha deciso di pescare in notturna e si piazza davanti al nostro camper con la sua canna e tanta voglia di relax. Noi pensiamo alla voglia che avremmo di ricominciare proprio adesso le ferie.

    maggio 2011

  • Da Reggio calabria fino al sud della Francia, un itinerario svolto in una dozzina di giorni che tocca le località più celebri con interessanti tappe anche in Italia

    di Lillo, Lucia e Zoe

    Questo itinerario nasce dalla voglia di viaggiare comunque, nonostante il tempo disponibile molto limitato (12 giorni) ed il periodo di agosto non proprio ottimale; la meta della Francia meridionale e la Camargue è appena compatibile con questi limiti. Il territorio visitato è molto ricco di monumenti ed ambienti naturali da visitare; le regioni attraversate sono Provence-Alpes-Côte-d’Azur, Languedoc-Roussillon e Midì-Pyrénées. Il camper utilizzato è un Megavan Burstner motorizzato Renault del 2007.

    Domenica 2 agosto
    Si parte da Reggio Calabria alle 18.30 in compagnia della nostra Zoe, una dalmata di due anni. Noi siamo alla prima esperienza di viaggio con un cane … ed anche lei. Arrivo alle 23.00 a Sala Consilina per la prima sosta notturna (area custodita 5 euro carico, scarico e corrente elettrica)

    Lunedì 3 agosto
    Partenza alle ore 9.45 per un’altra tappa in Italia. Dopo una breve sosta per il pranzo arriviamo a Lucca alle 19.00 e sostiamo presso l’area di sosta comunale. Dopo una meritata doccia, ci sgranchiamo le gambe anchilosate dal lungo viaggio visitando il centro storico, cinto da mura risalenti al ‘500, fino a piazza Duomo, con visione notturna della bella facciata romanica del Duomo. La città merita una visita dedicata di almeno due giorni per gli innumerevoli monumenti da visitare.

    Martedì 4 agosto
    Alle 10.30 partiamo da Lucca ed imbocchiamo l’autostrada A12 e poi A10 verso Genova e Ventimiglia. Un percorso autostradale sempre pericoloso perché molto trafficato sopratutto dai camion. Attraversato il confine è molto evidente la differenza con la qualità dell’autostrada francese. Nel tardo pomeriggio arriviamo ad Aix-en-Provence e ci fermiamo al camping Chantecler, ben alberato e confortevole.

    Mercoledì 5 agosto
    Alle 10.30 ci avviamo a piedi per raggiungere il centro città con Zoe al seguito. Il campeggio dista circa 3 km, ma l’entusiasmo di essere in Francia ci aiuta a non sentire il gran caldo. Il centro è molto carino con tante viuzze e belle piazze. Le chiese sono tutte chiuse tranne la cattedrale de Saint-Sauveur. Nel Musée Granet è in corso un’esposizione di opere di Picasso e Cezanne. Il caldo ci accompagna per tutta la giornata e ci ristora la sosta in un ristorantino in piazza, con degustazione di ottimi gnocchi al pesto e una favolosa Tarte Taten.

    Giovedì 6 agosto
    Si parte alla volta di Carcassonne e lungo il tragitto attraversiamo il Parco Regionale della Camargue alla foce del Rodano. Attraversiamo un’immensa distesa di prati, boschi ed acquitrini. Ci fermiamo presso un grande chiosco attrezzato a bordo strada e acquistiamo diversi prodotti tipici della regione. Oggi è stata la giornata peggiore per il caldo umido che ci perseguita fino a Carcassonne. Sostiamo in un’area di parcheggio molto ampia con vista verso la Cité; dopo una doccia raggiungiamo a piedi la Cité che è invasa da negozietti di cianfrusaglie e molta confusione, tanto da sminuire il valore dell’atmosfera che si respira tra la cinta muraria che rappresenta il più importante esempio europeo di città fortificata medievale.

    Venerdì 7 agosto
    Dopo una ricca colazione, visita rilassante al Centre Ville moderna, con una estesa area pedonale e la chiesa di Saint Vincent di stile gotico con notevoli vetrate. Sosta pranzo sul lungo fiume Aude con passeggiata rinfrescante nel parco. Alle 16.30 partiamo alla volta di Lourdes con un viaggio avventuroso: per un errore di digitazione sul navigatore finiamo in una strada di montagna dei Midi Pyrénées larga quanto il camper; dopo l’inversione di marcia e ritorno sulla strada principale, in tarda serata arriviamo a Lourdes e sostiamo nell’area di sosta cittadina, più un parcheggio che un’AA anche se con carico e scarico; il vantaggio è la posizione centrale lungo il fiume Gave e la vicinanza al Santuario.

    Sabato 8 agosto
    Il clima è abbastanza freddo ed umido con pioggerellina intermittente. La strada verso la Grotta ed il Santuario è stracolma di gente e non si vedono altro che negozi di gadget e souvenir più o meno a sfondo religioso. Arrivati alla Esplanade c’è la fila per la visita alla Grotta, la sensazione di pace e di serenità accompagna il percorso di avvicinamento alla Grotta dove è collocata una statuetta della Madonna. La Basilica è un’imponente complesso che si sviluppa su tre livelli, colpisce anche la dimensione enorme della Esplanade dove transitano un numero enorme di persone e soprattutto gruppi di pellegrini in visita. Ancora sosta notturna nell’area di sosta.

    Domenica 9 agosto
    Fa ancora freddo e pioviggina. Ripartiamo alla volta di Carcassonne percorrendo una strada di montagna attraverso i Pirenei. Si incontrano paesini e paesaggi bellissimi ed un verde abbagliante. Le case che s’incontrano sono tutte con i tetti di ardesia e con i famosi cappelli delle streghe. La zona è piena di campeggi tuffati nel verde e si incontra solo qualche passante; fa sempre freddo ed indossiamo ancora indumenti pesanti. Nel tardo pomeriggio arriviamo a Carcassonne e sostiamo nella stessa area già visitata e che ci ha soddisfatto per i grandi spazi in piano, la vicinanza al centro e … non guasta è a costo zero. L’area di sosta segnalata è vicino all’ingresso della Cité ma risulta affollatissima ed in pendenza. Concludiamo la giornata con una passeggiata serale fino al Canal du Midi (lungo 240 km), progettato da Pierre-Paul-Riquet costruito in quindici anni dal 1666, collega l’Atlantico al Mediterraneo mediante 16 chiuse per colmare il notevole dislivello tra i due mari.

    Lunedì 10 agosto
    Siamo ancora a Carcassonne ed approfittiamo per ripercorrere le vie del centro anche se i negozi sono chiusi il lunedì mattina. Ripartiamo quindi in direzione Bèzier, una bella cittadina che si trova tra Narbonne, Montpellier ed il fiume Orb. La scelta si rivela infelice perché non si trovano parcheggi e l’atmosfera non sembra granché. Parcheggiamo a circa 2 km e ci avventuriamo verso il centro oppressi da un caldo notevole. Dopo una breve visita al centro città, delusi dal traffico caotico, ripartiamo alla ricerca di un camping a la Ferme che non troviamo per mancanza d’indicazioni. La ricerca ci porta verso un piccolo campeggio isolato ma completo: in effetti la settimana di ferragosto è completo dappertutto. Pertanto ci fermiamo nel paesino di Colombier che si sviluppa lungo il Canal du Midi e ci fermiamo a dormire “au bord du canal”, vicino al porticciolo fluviale dove sostano i battelli turistici in transito. È stata un’ottima scelta: dopo una cena a base di pesce in un grazioso ristorantino nel porto, trascorriamo una notte tranquilla. Anche Zoe ha gradito l’ambiente fresco e tranquillo dopo il caldo asfissiante della giornata.

    Martedì 11 agosto
    Svegliarsi au bord du Canal du Midi è stato affascinante e rilassante: si sentivano solo il canto delle tortore e lo sciabordio del fiume, con la visione di tanti battelli di varie forme tradizionali e moderne con equipaggi di turisti tranquilli e sereni. La colazione al bar del porto non è soddisfacente come la cena precedente, ma l’atmosfera tranquilla del fiume compensa un caffè molto lungo… Si riparte in direzione di Montpellier e durante la ricerca di un camper service scopriamo piccoli paesini tra cui Fleury d’Aude, molto carino e letteralmente pieno di fiori dove è piacevole sostare per pranzo. Ripresa la route pour Montpellier arriviamo alle 13.30 in pieno caldo. Percorriamo la parte moderna della città alla ricerca di un parcheggio anche se non specifico per camper. Lasciato il mezzo ci avviamo a piedi verso il centro, ma vista la distanza decidiamo di prendere un tram azzurro con rondini bianche (caratterizza la linea che percorre), dove anche Zoe è ben accolta e prova questa nuova esperienza. Il centro, come tutto il resto, è molto bello, affollato da turisti ed anche da residenti. La cittadina è molto vivace con una zona pedonale piacevole e ben curata. Dopo una piccola sosta rifocillante in un piccolo bar, facciamo una visita au Galéries la Faiette sempre con Zoe al seguito. L’eccessivo affollamento ci convince a rientrare al camper per cercare un posto per la sosta notturna.  Usciamo dalla cittadina e ci dirigiamo verso Sète, che è il porto peschereccio più grande del Mediterraneo. Una serie di canali navigabili pieni di pescherecci, dimostra veritiero quanto letto sulla guida Lonely Planet. Il posto e accogliente e pieno di localini dove mangiare naturalmente a base di pesce. Gustiamo “les mules mariniedes” e dopo una ricerca lungo il canale ci fermiamo a dormire in un parcheggio di un centro commerciale.

    Mercoledì 12 agosto
    Montpellier è il capoluogo del Linguedoc Roussillon ed è l’ottava città di Francia per dimensioni. È una città molto giovane, sede di una prestigiosa università: infatti ben 60.000 abitanti sono studenti. Dopo quest’ultima sosta abbiamo ripreso la via del ritorno verso Arles e poi Nizza, tutto via autostrada. Fa molto caldo e dopo una breve sosta per il pranzo ripercorriamo la stessa strada dell’andata verso Lucca. Arrivati in città, dopo una giornata di caldo infernale, l’aria condizionata stentava a neutralizzare il calore durante il viaggio: ci fermiamo in un’area di sosta privata “il Serchio” che è veramente ben attrezzata e molto confortevole, anche rispetto a tanti campeggi italiani.

    Giovedì 13 agosto
    Ultimo giorno di viaggio: nonostante il caldo prevediamo di rientrare a Reggio in serata. Siamo fortunati con il traffico autostradale e seppure in tarda serata siamo a casa. Così finisce il breve viaggio di quest’anno (solo 12 giorni).

     

     
  • Tra Baviera e Baden-Würtenberg girovagando per paesi e città famose. L’incontro con il passato di queste terre e l’aspetto ludico della vacanza. Relax e divertimento assicurato per la famiglia

    di Ilaria Lucente

    Quest’anno la Germania ci invita a scoprire storia, tecnica e gioco, tra Baviera e Baden-Würtenberg, sull’onda della scoperta di un museo dedicato alla tecnica e del parco dedicato alla Playmobil, il famoso gioco tedesco che ha fatto innamorare il piccolo dell’equipaggio. Facciamo come sempre sosta all’Autocamp di Vipiteno e poi attraversiamo l’Austria verso la Germania. Arriviamo tranquilli a Norimberga, dove ci sistemiamo al Knaus Camping Platz vicino alla Fiera (Messe). Da qui si raggiunge la metropolitana (U-Bahn) e con la linea 1 si arriva in centro in un attimo, ottima cosa per una visita senza pensieri. Inoltre, il biglietto giornaliero da 6,80 euro anche se nominativo, permette di viaggiare fino a 6 adulti insieme per tutto il giorno in cui viene timbrato o per tutto il fine settimana, su tutti i mezzi pubblici della VAG (metro, bus e tram).

    Norimberga
    È sicuramente una città che vale la sosta di più giorni, specialmente se si vogliono visitare con calma tutti i musei e tutte le attrazioni che offre. Ma è anche, secondo noi, la città del contrasto tra antico e moderno. La storia recente della città ha segnato profondamente il suo aspetto attuale, come città simbolo del Terzo Reich, con i conseguenti bombardamenti e il successivo processo. La ricostruzione è stata sicuramente fedele per quel che riguarda i monumenti principali, ma il resto presenta forti contrasti tra quanto rimasto di antico e quanto ricostruito di moderno, il tutto accentuato dalla presenza di una quantità enorme di negozi modernissimi di moda, souvenir e quant’altro si possa immaginare, molto ad uso e consumo dei turisti. La visita può seguire quindi molti percorsi, da quello legato alla storia del Novecento a quello legato a Dürer, che qui è nato, oppure semplicemente farsi portare dalle piacevoli strade del centro e scegliere tutto quello che interessa tra quanto la città offre. Prima tappa nella storia e nella tecnica è lo sviluppo delle ferrovie tedesche attraverso il DB Museum, vicino alla Stadt Oper subito fuori le mura, che presenta molte cose interessanti, come le prime locomotive a vapore tedesche di Adler e Rocket, le carrozze di Ludwig di Baviera e di Bismark, moltissime locomotive di tutte le epoche, fino ad arrivare al prototipo di ICE3. Logica la scelta della localizzazione: di qui è partita la prima linea ferroviaria tedesca. È disponibile una zona dedicata ai bambini, che noi apprezziamo, in cui possono prendere confidenza con il funzionamento del treno, oltre che un plastico ferroviario che ogni ora viene messo in funzione. Lo Spielzeugmuseum è anch’esso molto interessante, sia per la bellissima collezione di bambole di porcellana, pezza, legno e per le case di bambola d’epoca con tutti gli arredamenti in miniatura, sia per tutto il resto della collezione che arriva fino ai giochi degli anni ’90, che forse ricorderanno a molti la propria infanzia. Anche in questo caso è un salto nella storia cittadina: nell’Ottocento l’industria del giocattolo ha preso campo nell’economia di Norimberga, diventandone il traino. Lungo le vie del centro non vanno dimenticate le chiese gotiche, tutte ricostruite dopo l’ultima guerra, e ne ricordiamo alcune: St. Sebald, con le sue statue e l’arca conservata al suo interno; sulla Hauptmarkt si affaccia la Frauenkirche, la più antica chiesa gotica della Franconia, con il suo orologio che suona a mezzogiorno facendo muovere le statue dei principi elettori intorno all’imperatore; sulla piazza si trova anche la Schöner Brunner (fontana bella), alta 19 metri e costruita come un pinnacolo gotico. Raggiungiamo anche St. Lorenz, forse la più bella delle tre chiese principali, nonostante l’abside stia cedendo e quindi sia inavvicinabile per motivi di sicurezza. Splendidi gli altari in legno policromo, molto diffusi nelle chiese tedesche. Colpisce molto anche l’Annunciazione in legno policromo appesa sopra l’altare maggiore (l’Engelgruss letteralmente Il saluto dell’Angelo). Da segnalare che si può fare anche un giro diverso della città, quella sotterranea. Per gli appassionati di birra, si può raggiungere l’Altstadt Hofbrauerei, dove si producono delle birre molto particolari come la bianca, la bionda, la rossa e la nera, e anche visitare un paio di volte al giorno con un giro di 2 ore le cantine dove si trova l’attrezzatura storica di produzione della birra. Insomma, una prospettiva diversa sotto la città, che si affianca alla possibilità di vederla dall’alto, facendo il giro delle mura medioevali che circondano la Altstadt (non la domenica, perché a differenza dei musei le mura sono chiuse). Non dimentichiamo poi la Kaiser Burg, dove si trova una sezione del Germanisches Museum, ma che si può anche solo ammirare come architettura di fortezza e per il suo panorama cittadino. Ovviamente, sono da segnalare anche il Germanisches National Museum, il Fembohaus Museum con uno spaccato di famiglia borghese dell’Ottocento, il Museo della Tortura all’interno della Rathaus (municipio) e la Dürer Haus. Per gli appassionati di artigianato, entrando nella Altstadt dalla Hauptbahnhof, troverete un mercatino dell’artigianato locale, chiuso però la domenica (controllarne gli orari di apertura nel cartello appeso alla porta di accesso, che si trova tra la porta e le mura medioevali). Un’altra tappa interessante di Norimberga è il Tiergarten (Zoo), considerato uno dei più belli d’Europa. Si può raggiungere con i mezzi pubblici prendendo il Tram n.5 dalla Hauptbahnhof, oppure con il bus n. 65 dallo stadio vicino al campeggio. L’area dello zoo comprende tutta una collina, dove la maggioranza degli animali si vede non in gabbia, ma in spazi aperti. Si segnalano sicuramente i 4 gorilla, i macachi, i rinoceronti, i lamantini con il piccolo Herbert nato nel 2009, l’orso bruno, gli orsi bianchi, le tigri, i leoni, il laghetto con fenicotteri rosa, cormorani, pellicani, anatre, gru di varie specie. Poi ancora i canguri, gli emù, i cammelli, i bisonti, i pinguini, i rapaci, le giraffe, il leopardo delle nevi… Al centro domina il delfinario, che presenta uno spettacolo con 3 foche di varia specie e 4 delfini. Lo spazio è piccolo, ma lo spettacolo affascinante, e vale il biglietto a parte richiesto. Inoltre stanno lavorando ad una nuova area all’aperto per i delfini, una laguna dove si potranno ammirare all’aperto, mentre le vasche coperte diventeranno uno spazio dedicato alle terapie per ragazzi disabili con i delfini, come succede già in Florida e in altre parti degli Stati Uniti. Non manca l’area dedicata ai bambini con giochi e possibilità di vedere anche gli animali della fattoria e dar loro da mangiare.

    Zirndorf
    A questo punto lasciamo Norimberga e facciamo tappa poco distante, a Zirndorf, dove si trova il Playmobil Fun Park: parco giochi nel vero senso della parola dedicato interamente al gioco tedesco e adattissimo ai bambini anche più piccoli (il costo è contenuto,10 euro a testa). Il parco è diviso in tante aree, molte all’aperto, dove sono ricostruiti in grandezza naturali i temi dei giochi Playmobil: la cava, l’arca di Noè con i canali d’acqua dove far navigare le barche, la fattoria con i trattori a pedali, il West con la miniera, il Castello dei cavalieri con il torneo, i Dinosauri con il vulcano, il lago dei pirati con le zattere e il veliero, le case sull’albero con i percorsi avventura, i giochi d’acqua, la sabbia dove fare castelli, lo spazio con i trenini radiocomandati e poi la grande area coperta con un altro percorso avventura e la possibilità di giocare con tutte le serie Playmobil complete, comprese le auto radiocomandate (per i radiocomandi basta chiedere agli inservienti e firmare un modulo al ritiro e alla restituzione). Per il camper non c’è problema, appena si arriva si trova il parcheggio dedicato (2 euro al giorno), e se si arriva di sera si può accedere al Biergarten interno (in funzione dalle 18 alle 22) senza pagare il biglietto d’ingresso. Il parco è attiguo alla fabbrica, quindi troverete il negozio all’uscita (ma si può ovviamente accedere anche senza entrare nel parco) sempre rifornito di tutto, sia per quel che riguarda le serie normalmente in commercio sia per gli introvabili e i serie limitata.

    Sinsheim
    Terminata la parentesi ludica dedicata ai più piccoli, con un nuovo salto nel tempo raggiungiamo il Baden-Würtemberg, per arrivare a Sinsheim e visitare il locale Auto- und Technik- Museum. Come già è capitato e ancora si noterà, l’area attrezzata cittadina si trova vicino alle piscine (la chiave per i servizi va richiesta lì, ma mancano corrente e scarico). Proseguendo lungo la strada e dopo essere passati sotto la ferrovia, si arriva davanti all’albergo del Museo. Svoltando a sinistra si raggiunge l’ingresso principale, non senza aver ammirato le due primedonne del museo: un Tupolev TU144 e un Concorde dell’Air France. I due aerei, quasi gemelli, svettano sul tetto del museo e scoprirete subito che potete salirci sopra utilizzando una scala a chiocciola (in giornate di particolare afflusso fate attenzione perché non possono salire più di un certo numero di persone alla volta, per cui può crearsi coda). Oltre a questi due capolavori della tecnica, il museo offre numerose attrattive: potrete ammirare l’evoluzione dell’automobile dai primi “tricicli a vapore” fino alle auto da Formula 1, con marchi prestigiosi quali Mercedes, BMW, Ferrari, Bugatti, ecc. e fino alla Blue Flame, l’auto più veloce al mondo fino al 2003. E ancora: motociclette, biciclette, aerei civili e da guerra fino alla Seconda Guerra Mondiale, una collezione di carri armati fino agli anni ’50 tra cui spiccano almeno 4 mitici T russi della II Guerra Mondiale, i Leopard (vi faranno notare anche un carro armato come quelli di cui è stato comandante Elvis Presley quando ha fatto il militare a Berlino), autoblindo, trattori, molti dei quali sono ancora funzionanti (se ne vedono i filmati)…  Se ci andate tra settembre e ottobre potreste anche trovare la giornata degli aerei, dove vengono fatti volare anche questi. Inoltre, nella seconda parte del museo c’è una parte dedicata alla robotica dove anche i bambini possono prendervi confidenza. Si può salire su un Canadair, scendere dagli Ilyuschin con un lungo scivolo, entrare nella cabina di pilotaggio di un Boeing 747-200 (l’aereo completo si può visitare nel museo gemello presente a Speyer). Insomma, un gran divertimento per grandi e piccini. La giornata è piena, ma ci lascia anche il tempo di fare una visita alle Freibad vicino alle quali siamo parcheggiati, e di giocare con gli scivoli e l’acqua per rilassarci un po’ prima di riprendere il viaggio tornando in Baviera. Per dormire preferiamo però utilizzare l’area attrezzata di Heilbronn, dotata di corrente e colonna per carico e scarico, anche questa vicino alle Freibad cittadine (attenzione questa è l’unica città del viaggio dove abbiamo trovato l’obbligo di Umwelt Plakette).

    Strada Romantica
    A questo punto, torniamo indietro nel tempo, verso l’antichità e il Medioevo, tornando verso la Strada Romantica e la Baviera. Per fare questo scegliamo di utilizzare le strade statali e secondarie. Il percorso è molto bello, rilassante e interessante perché permette di gustare in tutta tranquillità con una guida calma e senza strappi la campagna tra il Baden Würtenberg e la Baviera. Quindi scegliamo alcuni paesi in cui fare tappa, che citiamo in ordine sparso. Arrivando sulla Strada romantica incontriamo Dinkelsbühl. Secondo noi questo è uno dei paesini più belli di questo percorso, veramente caratteristico nelle sue strade, con le case a graticcio e non dalle forme più svariate, ma tutte molto tipiche. Il paese è ancora racchiuso dalle mura e sono presenti numerose porte. In paese è presente una piccola curiosità: il Museo della Terza Dimensione. Si tratta di una struttura privata, vicino alla Nordlingen Tor (porta di Nordlingen), dove si possono provare e ammirare molte illusioni ottiche di vario tipo, immagini da guardare con gli occhiali da tre dimensioni, stereogrammi, e altre forme di ‘terza dimensione’. Torniamo però all’Altstadt: proprio in centro città si trova la chiesa gotica di St. Georg, che presenta anche questa una numerosa serie di altari in legno policromo, molto belli. Di fronte c’è anche il Karmelitanerkloster, che però dentro risulta estremamente moderno. Ci perdiamo per le vie cittadine, le sue case, come per esempio il vecchio granaio, ora non più utilizzato a tale scopo, o le case dei vinai. Dalla Rothemburger Tor invece si trova il giardino cittadino con la vecchio fattoria (Bauernhof) e un bel laghetto dove spesso si vedono anatre e cigni. E se volete anche gustare la cucina di Dinkelsbühl, potete fare una sosta in uno dei locali del centro che indicano i piatti cittadini (Dinkelsbühler Vorspeise) che stanno riscoprendo e valorizzando (noi abbiamo scelto il Goldene Kanne, ottimo rapporto qualità-prezzo). Decidiamo quindi di fare un’altra tappa restando nel Medioevo e poi nel Barocco, spostandoci a Schillingfürst. Nel Castello del paese (per il parcheggio viene consigliato il parcheggio 2 dietro al ristorante del castello, dove è possibile anche richiedere il permesso per pernottare) troviamo una delle sedi della scuola di falconeria bavarese: ne ammiriamo la bella collezione di falchi, aquile, gufi, civette e avvoltoi e assistiamo allo spettacolo (due volte al giorno alle 11 e alle 15), con Nemo, l’aquila dalla testa bianca, che a fine esibizione se ne vola via libera, per tornare dopo una mezz’ora. L’addestratrice ha affermato che spesso i rapaci volano via, a volte restano via per poco tempo, come in questo caso, a volte per giorni o settimane, a volte non tornano più. Lo spettacolo è affascinante e cattura l’attenzione di grandi e piccini. Nel castello si possono ammirare anche una piccola collezione dedicata allo sviluppo della falconeria nel corso dei secoli e si possono visitare alcune sale con arredamento barocco (l’edificio attuale risale a quest’epoca ed è tutt’ora abitato dalla famiglia dei principi Hohenlohe). Heilsbronn (per la sosta è consigliabile utilizzare il parcheggio delle Freibad, cioè delle piscine) è un piccolo paesino che nasce come abbazia cistercense, finanziata dalla famiglia dei margravi Hohenzollern Nürnberg che ne utilizzavano la chiesa come tomba di famiglia. Nelle navate della chiesa si possono ancora oggi ammirare le tombe dei margravi, alcune solo come lapidi, altre sono veri e propri monumenti funebri artisticamente molto belli. All’interno del complesso se ne possono ammirare 500. Attualmente (agosto 2010) la piazza e molti degli antichi edifici del complesso monastico sono in restauro per essere resi accessibili e utilizzati a fini turistici, come la cappella, il refettorio e le celle. Comunque girando per il centro storico del paese (Altstadt) si notano molti edifici a graticcio, tipici della Germania, e molto del centro ricorda proprio l’antica struttura monastica. Riprendiamo quindi la strada e raggiungiamo un’altra cittadina, stavolta con un salto nel tempo verso il Barocco.

    Ansbach
    La città in questione è Ansbach, dove parcheggiamo nell’area attrezzata delle Aquella (le piscine del paese, come sempre), gratuita con le colonnine dell’elettricità e la colonnina per il carico e scarico dell’acqua. Dall’area, con la pista ciclabile e pedonale, si raggiunge in breve tempo l’Altstadt. Come anticipato, si tratta di un centro prevalentemente barocco, non solo per gli edifici storici, ma anche per le case e le piazze. Girovagando per le vie del centro visitiamo le due chiese cittadine principali, la chiesa gotica di St. Johannis (ora evangelico-luterana) e St. Gumbertus, dove si trova l’organo più grande della Franconia, che viene utilizzato tutt’ora per molti concerti. Si raggiunge quindi la Residenz, anche questa barocca, dove si possono visitare gli appartamenti, mentre di fronte si trova l’Hofgarten con l’Orangerie, ora utilizzata come Gasthof. I giardini sono molto belli, con fontane, prati, aiuole fiorite e un padiglione di legno vicino a un laghetto.

    Feuchtwangen
    Quindi visitiamo Feuchtwangen. Anche in questo caso si tratta di una piccola cittadina dalle classiche costruzioni a graticcio, con una bella Marktplatz fiorita al cui centro si trova un pozzo artesiano di epoca barocca. La chiesa gotica, originariamente edificata per il monastero benedettino da cui il paese ha tratto origine, è ora evangelico-luterana e risulta quindi abbastanza spoglia al suo interno. Purtroppo la parte più interessante della stessa, ossia il chiostro dell’antico monastero, è chiuso: ormai viene utilizzato durante l’estate per varie rappresentazioni teatrali ed è accessibile solo in queste occasioni, quando si possono visitare anche le 6 fabbriche medioevali originali con gli attrezzi dei vari mestieri. Di fronte si può ammirare anche la chiesa di St. Johannis, risalente al 1400. La visita si può completare al Museo Francone (Fränkische Museum).

    Verso l’Altmühltal
    Per completare il nostro viaggio nel tempo, cominciamo ora a spostarci verso l’Altmühltal, verso una parte che non abbiamo ancora visitato al confine con la Strada Romantica. Ci avviciniamo visitando il paese di Oettingen in Bayern, luogo d’origine dell’omonima birra. Anche in questo caso si ammira la via principale con le sue case a graticcio di stile medioevale, la Residenza barocca, dove si possono visitare sia gli appartamenti che la parte ora dedicata a museo, la cattedrale gotica di St. Sebastian, il museo cittadino e la Torre di St. Jakobs, in stile tardo-rinascimentale. Lungo il fiume, appena si accede alla città, dietro la caserma dei vigili del fuoco, si trova l’area attrezzata con scarico e corrente elettrica, a meno di cento metri prima della zona balneare più particolare di tutto il nostro percorso: si tratta di uno dei pochi bagni fluviali attivi nella zona, anche questo ricco di verde e giochi, dove volendo ci si può rilassare e divertire prima di ripartire. La nostra prossima meta vuole riportarci ancora più indietro nel tempo, verso l’epoca romana, ma lungo la strada ci attira il paese di Gunzenhausen, piccolo centro medioevale. Lasciato il camper nel parcheggio prima dell’ingresso in paese, girovaghiamo per le strade del centro e saliamo sulla torre del paese da cui si ammira un bel paesaggio fino alla zona dei laghi della Franconia, che è qui vicino e offre molte possibilità di sosta e relax con attività balneari per tutta la famiglia.

    Weißenburg in Bayern
    Da qui, raggiungiamo in breve Weißenburg in Bayern. Siamo rientrati nel parco dell’Altmühltal e nello stesso tempo siamo sulla Strada del Limes, quindi epoca romana. Ancora una volta ci parcheggiamo vicino alle terme e già possiamo ammirare la cinta muraria del paese, che qui conserva ancora il fossato con l’acqua. All’interno il paese si mostra con le classiche case a graticcio; ci accoglie la bella Spital Tor (porta dell’ospizio), mentre la relativa chiesa è purtroppo chiusa, così come il monastero carmelitano, oggi centro culturale. Sulla piazza principale si possono ammirare il vecchio municipio medioevale (altes Rathaus) e il nuovo municipio (neues Rathaus) che si fronteggiano dagli estremi opposti della piazza stessa. Troviamo poi la chiesa gotica di St. Andreas, vicino al Museo del Limes, dove si trovano testimonianze romane e la storia del confine germanico dell’impero. Fuori paese si può poi visitare il Castro Biriciana, dal nome latino della città, ricostruito sulla base delle testimonianze storiche esistenti, per la gioia dei turisti. In paese troverete anche due birrifici, di cui uno, Schneider Bier, all’interno della sua Gasthof offre la possibilità di visitare il Museo della Birra, da cui vedere come è stata prodotta questa bevanda nel corso del tempo, oltre che ovviamente assaggiarla! (giorno di chiusura lunedì).

    Eichstätt
    Abbiamo ancora un po’ di tempo, così decidiamo di chiudere il nostro viaggio tornando verso Eichstätt, in primo luogo per tornare a caccia di fossili nella cava di Blumenberg. Anche quest’anno la visita è proficua, anche se di piccole cose, come alcune ammoniti e un gamberetto, ma alcuni altri cercatori, un po’ più esperti di noi, trovano una ammonite su una lastra di circa 80cm, ed è una bella scoperta da poter ammirare dal vivo, anche se con un po’ di invidia! Ci consola il pensiero che ritrovamenti così grandi vanno lasciati qui e non si possono portare a casa. Quindi decidiamo di dedicarci alla parte barocca della città che nella scorsa occasione avevamo saltato, e scopriamo che nel 2010 cade il 1300° anniversario della nascita della santa del luogo, Sankta Walburg, i 975 anni dalla fondazione del monastero benedettino femminile e il 25° dell’attuale madre badessa. Insomma, un’ottima occasione per visitare la Pfarrkirche del monastero, il cui aspetto attuale non è quello delle origini ma risale alla prima metà del 1600, per cui è pienamente barocco. E ce se ne accorge subito appena entrati dal trionfo di marmi bianchi, neri e rosa che dominano tutti gli altari e dagli stucchi bianchi e dorati che ornano tutta la chiesa. Per gli amanti di questo stile è un bellissimo esempio da visitare. Poco più oltre si trova anche il piccolo scrigno della cappella barocca di Mariahilfe. Sempre in tema di viaggio nel tempo, ritorniamo ad ammirare il Duomo, bell’esempio di gotico con le sue due torri e gli altari in legno e pietra. Ma vale la pena visitare anche il Museo Diocesano, passando dal bel chiostro gotico e dal mortuario con le tombe dei sacerdoti che hanno servito qui. Passeggiando per rilassarci prima di riprendere la strada di casa scopriamo le nuove piscine costruite lungo il fiume, con le loro tre vasche e una bella area giochi con la sabbia per i bimbi dotata anche di un veliero. Insomma, un po’ di relax prima di riprendere la via di casa, ancora una volta già pronti a ripartire per un nuovo viaggio alla scoperta di un nuovo angolo della nostra Germania.

    Baviera da gustare
    Il viaggio proposto riserva qualche sorpresa anche dal punto di vista culinario. Norimberga, per esempio, propone alcune specialità tipiche che possono essere utili anche per uno spuntino veloce durante la visita alla città. Ad esempio i 3 im Weggla: il nome suonerà sicuramente ostico, ma in realtà si tratta di würstel alla griglia, serviti in una Semmeln con la senape. Se invece si preferisce qualcosa di più sostanzioso, la cucina francone propone Schäufele mit Kloss: carne di maiale al forno servita con dei grossi gnocchi di patate e salsa. Per terminare poi vengono proposti i dolci, e per la prima volta ne abbiamo trovato uno che ci è piaciuto molto: la Käsekuche. Si tratta semplicemente di una torta alla ricotta con il ripieno un po’ più spesso di quello utilizzato nelle versioni nostrane, ma che ci ha conquistato. Buona anche la più semplice Apfelkuche: una torta di mele con un ripieno tipo strudel ma molto meno speziato. Anche piccoli paesi come Dinkelsbühl stanno cercando di valorizzare la loro cucina tradizionale. Noi abbiamo sperimentato i Currywürst mit Sauerkraut und Bauernbrot, würstel al curry cotti alla griglia serviti con i crauti e pane di fattoria, e il Leberkäse mit Spiegelei und Bratenkartoffeln, cioè il Leberkäse (impasto di fegato e formaggio) cotto alla griglia e servito con sopra un uovo al tegamino e con contorno di patate saltate in padella con cipolla e bacon. Troverete un po’ in tutta la regione come pane tipico il Bauernbrot, che si aggiunge ai tradizionali panini e pani integrali e di segale. Si tratta di pane cotto a legna con impasto di tipo integrale, ma senza semi. Sempre a Dinkelsbühl troverete anche un altro dolce tipico di questo romantico paesino, cioè le Schneeballen, le palle di neve. Si tratta di una grossa palla di strati di pasta frolla con ripieno a base di marmellata e frutta secca, spolverato in genere di zucchero a velo (da cui il nome) oppure di cioccolato. In tutto il nostro percorso abbiamo trovato una grande presenza di Imbiss che offrono il Kebab: questo è dovuto al fatto che c’è una comunità turca molto diffusa in questa parte di Germania. Anche questa può essere un’alternativa per un pasto veloce durante una visita. Ovviamente non dimentichiamo la birra, di cui la Baviera è patria. La birra tipica è la tipo Weizen, birra torbida, mentre le Pils o le Export sono le più vicine al gusto italiano. Noi consigliamo di provare le Weizen, magari sfruttando i tanti birrifici locali che troverete lungo il percorso. Se passate da Eichstätt a fine agosto o ai primi di settembre, potete provare la Volksfestbier del locale birrificio Hofmühl: si tratta di una birra particolare, scura a doppio malto, piuttosto forte (sfiora i 6°) prodotta solo 4 settimane all’anno in occasione della locale Volksfest. Quindi una vera rarità! Sempre attuali le Radler se si deve guidare, miscela di birra bionda tipo Pils e bevanda al limone, pochissimo alcolica e dissetante in estate. Ricordiamo ancora i vini della Franconia, soprattutto bianchi: li troverete ai Getränkemarkt o nei supermercati. Noi quest’anno abbiamo provato il Bacchus, oltre al Silvaner. Anche questo è un vino abbastanza aromatico, anche se non fruttato come l’altro, ma un po’ più secco, per chi lo preferisce.

    maggio 2011

  • Pochi giorni a disposizione permettono comunque di scoprire posti nuovi. Questa è la nostra esperienza in Svizzera sul Lago di Costanza, durante le vacanze pasquali di un paio d’anni fa

    di Claudia

    10 aprile: Km 220
    Verso le 16.30 Olly e Matteo passano a prendermi in ufficio con il camper…partenza in direzione Lucerna. Dopo un po’ di indecisione e incoraggiati dalle previsioni del tempo, abbiamo deciso di trascorrere Pasqua sul Lago di Costanza. In verità partiamo con un tempo incerto e al traforo del Gottardo piove anche un po’, per fortuna all’uscita dal tunnel ci accolgono un bel cielo azzurro e un sole splendente. Quando arriviamo al Campeggio Internazionale di Lucerna sono circa le 20 e c’è ancora il sole.

    11 aprile: Km 120
    Al risveglio la splendida giornata ci invoglia a raggiungere Lucerna in bicicletta e percorrendo una superciclabile, in 10 minuti raggiungiamo il centro città. L’antico ponte di legno e la torre annessa ci danno il benvenuto e a colpo d’occhio la città ci sembra molto bella. Man mano che ci addentriamo l’impressione diventa certezza: edifici molto belli, negozi di ottima qualità, pulizia, ordine, un lungolago di ottimo livello e il clima caldo rendono l’insieme molto più che gradevole. Pranzo dall’immancabile McDonald’s e rientro al camper con le nostre bici. Mentre Olly ricarica le bici, io e Matteo andiamo al parco giochi del Lido, anche questo bellissimo, e trascorriamo un’oretta per poi rimetterci in viaggio in direzione Schaffausen. Arriviamo al posteggio per i camper verso le 17, e attraverso una passeggiata a piedi lungo il Reno arriviamo sulla sponda del fiume dove dei piccoli battelli fanno spola tra la costa e uno sperone di roccia proprio in mezzo alla cascata. Decidiamo di non farci mancare questa esperienza e in pochi minuti siamo nel bel mezzo di abbondanti cascate d’acqua. Olly e Matteo raggiungono la cima dello sperone di roccia, mentro io mi fermo un po’ prima per una strana sensazione di vertigini. Le cascate Schaffausen sono famose per la loro ampiezza (circa 150 metri) più che per la loro altezza (solo 20 metri). L’insieme è piuttosto spettacolare e al rientro sulla costa passeggiamo lungo il fiume godendoci il paesaggio. Scopriamo che con 7 euro è possibile pernottare al parcheggio delle cascate e decidiamo di fermarci per la notte, così come un’altra cinquantina di camper (pochissimi italiani) che la pensano come noi.

    12 aprile (Pasqua): Km 40
    Alle 7.30 Matteo è già sveglio e, pur facendo le cose con comodo, alle 9.30 siamo tra i primi visitatori di Stein Am Rhein: splendido paese a 23km da Schaffausen, posto sulle rive del Reno e famoso per le sue case decorate. Il tempo non è bello come ieri e fa freschino, ma di tanto in tanto il sole fa capolino e fa presagire che la giornata migliorerà con il passare delle ore. È presto, in giro c’è pochissima gente. Il paese è bellissimo, compriamo pane fresco, coniglietto di cioccolato e due fettone di Sacher da mangiare dopo pranzo e gironzoliamo un po’. Non ci facciamo mancare neppure un giretto su un simpatico trenino a vapore e un’altra tappa nel parco giochi locale che è completamente di legno e ricorda un campo di indiani e cow boy. Ripartiamo poco dopo le 11 in direzione Isola di Mainau (D) e intorno alle 12 siamo nell’ampio parcheggio dell’Isola. Pranzo pasquale in camper con le abbondanti leccornie offerte dalla nonna Graziola e dopo un piccolo riposino ci apprestiamo ad acquistare i biglietti per entrare a Mainau. L’Isola di Mainau, che è stata trasformata in un gigante parco botanico, è sul Lago di Costanza, collegata alla terra da un lungo ponte. All’interno, un padiglione dedicato alle farfalle che svolazzano libere sopra le nostre teste: alcune sono così variopinte da mimetizzarsi con i meravigliosi fiori tropicali presenti nella serra. Poco più in là un’altra enorme serra ospita numerose specie di orchideee, una più bella e stupefacente dell’altra. E poi fiori, piante, fontanelle e per finire un minizoo e un sorprendente parco giochi con tanto di zattere vere su un laghetto, labirinti, ponti sospesi e tutto di più: tempo di sosta, un’ora! Quando usciamo siamo stanchissimi, tutti tranne Matteo, che è ancora più vispo del solito. Usciti da Mainau vogliamo raggiungere Meersburg (D) e lo facciamo prendendo il traghetto a Costanza : circa 15 minuti di viaggio ed eccoci dalla parte opposta del Lago di Costanza. Senza fatica troviamo l’area di sosta per camper e ci accomodiamo scoprendo di dover pagare solo 3 euro per la notte intera.

    13 aprile: Km 338
    Visita della bella cità di Meersburg. Case a graticcio e un ben conservato castello medioevale ci danno il benvenuto, al resto ci pensa il bel sole e una piacevole passeggiata sul corso e lungo il lago. In un attimo sono le 13, rientriamo al camper per il pranzo e verso le 14,30 partiamo in direzione casa. Sono le 19,30 quando arriviamo nel nostro cortile, ancora una volta molto soddisfatti dei bei giorni trascorsi.

    maggio 2011


  • Chi ha detto che la Spagna in estate è sole e caldo torrido? Il nord del Paese rivela la sua grande anima atlantica e regala molte sorprese, compreso un notevole affollamento turistico

    Abbiamo deciso di intraprendere questo viaggio su indicazione di amici messicani, essenzialmente per soddisfare la sete di cultura paleontologica della piccola Sofia; ci siamo ritrovati a condividere paesaggi magnifici e momenti indimenticabili con quelli che sarebbero poi diventati inseparabili compagni di viaggio, nonché cari amici. Vorremmo che questo report servisse a tutti i camperisti che decideranno di intraprendere questo viaggio, così come noi abbiamo “biecamente” sfruttato gli utilissimi report di chi c’era stato prima di noi.

    Considerazioni generali
    A parte nelle città, non abbiamo mai sostato nei campeggi; in realtà, in Spagna sarebbe proibito dormire al di fuori delle aree preposte, che per inciso, non esistono: o campeggio, o niente. Sempre in teoria. Perché in pratica gli spagnoli praticano ancora molto la vacanza in tenda, perciò in agosto è molto facile trovare i campeggi al completo: quand’è così, nessuno si lamenta se i camperisti sostano anche nel parcheggio appena fuori il camping. Se i campeggi sono mezzi vuoti, allora possono sorgere dei problemini. In virtù della scarsità di camper immatricolati in Spagna, le questioni “tecniche” (quali lo scarico di grigie o nere) possono diventare problematiche, scegliendo di evitare i campeggi; in ogni caso, noi ci siamo sempre arrangiati, anche perché in prossimità di ogni spiaggia c’erano WC chimici, perfetti, ma non per chi ha il serbatoio nautico delle nere (come nei camper un po’ più datati). Per il carico di acqua, direi in generale nessun problema: praticamente ovunque c’è una fontanella e nessuno ci ha mai creato problemi mentre caricavamo (benché fossimo tre camper). Diciamo che in generale ci si deve saper un po’ adattare: la Spagna non è certamente attrezzatissima per un’accoglienza “ufficiale” dei camperisti, ma non è nemmeno una nazione “ostile”. Le persone del nord sono molto simpatiche parlando in generale e a volte guardavano i nostri mezzi come fossero astronavi atterrate da Marte (soprattutto quando, sbagliando strada, passavamo in mezzo alla campagna). Il cibo è molto “robusto” ma a dei prezzi contenuti. Vale certamente la pena intraprendere un viaggio in questa zona, non foss’altro che per conoscere una Spagna decisamente diversa dall’immagine classica che tutti abbiamo. Piccola pecca (se di pecca si vuol parlare) è stato il tempo atmosferico, raramente estivo nel vero senso del termine; in ogni caso, anche la pioggia non ci ha rovinato la festa, dato che questo resta comunque uno dei più bei viaggi che abbiamo fatto!

    Salutiamo il Lago di Garda
    Siamo partiti tutti e 14 dal lago di Garda a bordo dei nostri tre camper, una mattina di agosto, pronti per l’avventura! La prima tappa è stata in Francia, a Saint Marie de la Mère, nell’area di sosta appena dentro il paese, molto ben segnalato. Siamo stati lì, perché volevo mostrare alle mie figlie santa Sara (in attesa di far santa me!), la patrona degli zingari: la sera abbiamo fatto una passeggiata al mare; la mattina dopo, presto, foto ai fenicotteri che passeggiavano tranquillamente nella palude e, più tardi, visita alla chiesa. L’area di sosta non era male (a parte i bagni, ma tant’è), il paesino si è fatto un tantino troppo turistico per i miei gusti, ma la zona è comunque sempre “magica”.

    Carcassonne
    La tappa successiva è Carcassonne: bellissimo il castello, da fuori; dentro sembra Gardaland, ci sono solo negozi e bar. A parte questo, di quel giorno ricordo un caldo equatoriale. In ogni caso, vale la pena una sosta (abbiamo parcheggiato proprio sotto le mura, senza grandi problemi). La notte l’abbiamo passata appena fuori un casello autostradale, con lepri che entravano ed uscivano tranquillamente dai bagni, dato che non siamo stati capaci di trovare un campeggio. Tutto ciò senza grandi preoccupazioni, primo perché eravamo in tre camper e non da soli; e secondo perché sappiamo per esperienza che la Francia è il paradiso dei camperisti, perciò anche una sosta un po’ “selvaggia” come questa viene tollerata senza problemi. Dopo aver costeggiato i Pirenei sul versante francese, la mattina dopo, siamo arrivati finalmente in Spagna, a San Sebastian: qui ci avevano detto che c’è un acquario molto bello, ma non siamo riusciti a trovare un parcheggio per i nostri tre bestioni (ecco, invece, lo svantaggio di essere in tanti!), perciò siamo dovuti ripartire, con la speranza che il viaggio in Spagna non sarebbe stato tutto così!

    Bilbao
    Bilbao l’abbiamo guardata dall’alto: vista l’esperienza precedente, non abbiamo nemmeno tentato l’avvicinamento, proseguendo verso Laredo, dove siamo arrivati in serata. Durante il viaggio siamo passati in mezzo al paese di Guernica (anche qui problemi di parcheggio non ci hanno permesso la sosta) e ci siamo fermati per un camper-service a Bermeo: nel parcheggio del cimitero, alla fine di una salita un po’ ripida, si trova una fontanella per il carico. Già che c’eravamo, siamo andati a cercare una spiaggia, per goderci il primo bagno spagnolo: subito dopo il camposanto una stradina ripida porta a degli scogli dove i più audaci possono tuffarsi. Devo dire che in quel momento ho pensato di aver fatto la scelta sbagliata, visto che questo non era certo il mare più adatto per le mie figlie, soprattutto per Sofia, che allora aveva otto anni: fortunatamente avrei avuto modo di rimangiarmi questo pensiero, già vedendo l’immensa spiaggia di Laredo. Il fiuto infallibile del capitano della carovana ci ha guidati fino al parcheggio in fondo al paese, nel parcheggio di fronte ad un ristorante (detto il rifritto per via della puzza di olio che aleggiava a qualunque ora del giorno e della notte!). La spiaggia qui era veramente, come dire, oceanica: lunga, ma nemmeno tanto larga alla sera ma…sorpresa!! Il mattino dopo la spiaggia era raddoppiata e costellata di magnifiche conchiglie: c’era la bassa marea!!!
    Al mattino abbiamo preso una barca appena dietro il ristorante che ci ha portato di fronte al golfo in cinque minuti: eravamo a Santoña, un paesino, abbastanza caratteristico, dove si possono comprare le alici sotto sale o sott’olio, produzione tipica, anche nel passato. Attenzione: non so se sia stato un caso, ma noi abbiamo speso più per un gelato a testa che per carne e vino sufficienti a sfamare l’intera tribù durante una fantastica grigliata in riva al mare – pratica assolutamente tollerata dagli spagnoli, i quali si fanno generalmente i fatti loro, senza stressare né stressarsi con troppe regole o leggi (ad esempio, teoricamente il campeggio libero sarebbe vietato, ma raramente abbiamo avuto problemi in questo senso). C’è da dire che il tempo atmosferico non è mai stato dei migliori: la mattina dopo la grigliata abbiamo deciso di ripartire, per via della pioggerella che scendeva. Le mie informazioni mi davano il paese di Santillana come imperdibile; ma anche questa volta la scarsità di parcheggio ha deciso per noi. Poco male: sulla via del ritorno, ci siamo imbattuti in un cartello che recitava “Cueva de Altamira”: il museo, con relativo filmato esplicativo, è molto interessante, anche se il nostro maledetto cervello (o almeno, il mio), sapendo che stavamo visitando una ricostruzione della grotta e non l’originale, non si è lasciato coinvolgere fino in fondo. Trovandosi a passare da quelle parti, però, la visita vale comunque la pena. Una delle cose che più mi sono piaciute di questo viaggio (e anche dei successivi) è che ognuno di noi 14 aveva delle informazioni su zone, spiagge e cittadine diverse, magari prese proprio da report come questo! E così, grazie appunto ad una indicazione del capitano abbiamo deciso di fare tappa a Llanes; il paesino è molto caratteristico, con case colorate una attaccata all’altra. Il problema, però, in questo caso, è stato trovare il parcheggio indicato, dato che per arrivarci siamo passati (e più di una volta!) in mezzo al centro, dove le strade sono veramente strette ed in forte pendenza (per non parlare dei parcheggi selvaggi delle auto che hanno costretto i tre piloti a manovre quantomeno impegnative). In realtà, il luogo dove era possibile parcheggiare, è alla prima uscita a destra della rotonda, prima del centro del paese. Diciamo che la spiaggia appena sottostante le nostre finestre ci ha ripagati dei sudori freddi precedenti! Il parcheggio non è comunque molto grande, ma arrivando la sera è facile trovare un posto dove sostare. Temo non si possa dire altrettanto arrivando al mattino, dato che la spiaggetta è molto frequentata, grazie anche all’immancabile ristorantino vista mare. Alla sera i più temerari si sono recati al paese di Llanes per assaggiare il tipico sidro, servito in maniera davvero, come dire, pittoresca! Anche qui, comunque, abbiamo fatto un bagnetto velocissimo al mattino, viste la temperatura e i nuvoloni. Diciamo che la sosta è stato un tantino movimentata (arrivo di ambulanze, polizia e vigili del fuoco a causa di un falso allarme), così abbiamo deciso di ripartire.

    In viaggio per Colunga
    Eccoci finalmente sulla strada per Colunga, paese in cui è situato il MUJA (Museo Giurassico delle Asturie (www.museojurasico.com). La strada che porta fin lì è in salita, in mezzo al bosco, ma è molto ben indicata. Il museo è in un punto veramente spettacolare, con una terrazza panoramica sullo sterminato oceano blu, davvero notevole. Il museo mostra tutti i ritrovamenti della zona: certamente da queste parti, una settantina di anni fa, c’era un bel via vai!! In realtà, la mèta principale di questa parte “culturale” del viaggio, più che il museo, erano le impronte di dinosauro che, da quanto avevamo letto, dovevano essere ben visibili sulla costa sottostante. E così, terminata la visita al MUJA, siamo tornati sui nostri passi, con l’intenzione di proseguire sul litorale per qualche chilometro, in cerca di un campeggio, dato che avevamo bisogno di carichi e scarichi vari. Scendendo la strada da dove eravamo arrivati, dall’alto, abbiamo intravisto un campeggio (alla spiaggia La Griega): il simpatico (e molto pratico) gestore ci ha detto di essere al completo, ma per pochi euro ci ha permesso di scaricare le acque grigie e di caricare acqua (le nere le avremmo scaricate nei WC chimici appena fuori il campeggio). Antistante il campeggio della Griega c’è un enorme piazzale, dove altri camper erano parcheggiati: il gestore ci ha confermato che lui non avrebbe certamente chiamato la polizia se avessimo parcheggiato là fuori dato, appunto, che lui era già al completo. E così, ci siamo piazzati a pochi metri dalla spiaggia, pronti a passare due magnifiche giornate! Già la posizione in sé era impagabile. Ma avremmo presto scoperto che eravamo proprio in una delle zone dove era possibile vedere le “famigerate” impronte! Così, il mattino dopo, dopo una lauta colazione in riva al mare, ci siamo incamminati tutti insieme su un sentiero molto ben segnalato ed accessibile a chiunque. Dopo una breve passeggiata, abbiamo incontrato cartelli esplicativi molto ben fatti, ben tenuti e per niente rovinati (né dalle intemperie né da eventuali cretini) che ci hanno guidati fino ad una piattaforma da cui era possibile vedere le impronte dei cosiddetti “collo lungo”. E l’emozione è stata ancora più forte quando abbiamo realizzato che potevamo scendere proprio sulla riva e addirittura sederci nelle impronte stesse. Insomma, al di là del ritrovamento di per sé eccezionale, quello che ci ha lasciato di stucco è stato proprio il fatto che qui tutto è libero, aperto e gratuito, nessuno ci specula e ci guadagna, e a nessuno viene in mente di rovinare quello che è patrimonio di tutti. Anche qui, nelle Asturie, remota regione della Spagna del nord, noi tutti non abbiamo che da imparare… Dopo questo tuffo incredibile nella storia del mondo, abbiamo deciso di concederci un altro tuffo, questa volta nell’oceano, visto che, finalmente, il sole ci baciava. La giornata era un po’ ventosa, così, più che nuotare, abbiamo giocato tutto il giorno con delle onde che noi, poveri lacustri, non avevamo nemmeno mai sognato! Anche in questo caso gli spagnoli ci hanno stupito: a La Griega, come in qualunque altra spiaggia visitata, anche la più piccola e remota, sono presenti servizi igienici pubblici ed un presidio con bagnini e medici, nonostante l’accesso sia libero. E non sono certamente bagnini dormienti, dato che uno di loro, in modo davvero gentile, è venuto ad informarci che non era possibile usare il materassino gonfiabile, considerato rischioso a causa appunto del vento e delle onde. Visto che i camper erano parcheggiati praticamente sulla spiaggia, abbiamo trasferito il pranzo proprio in riva al mare, mentre la cena ce la siamo goduta in un’unica tavolata con una vista mare impagabile.

    Luarca e As Catedrais
    Il mattino dopo, inaspettatamente, il tempo ricordava l’otto Novembre: poco male, la strada da fare era ancora lunga e le cose da vedere erano molte; perciò siamo ripartiti, dopo aver caricato acqua da una fontanella (lo scarico delle grigie, come già detto, si è sempre rivelato un po’ problematico, ma abbiamo sempre cercato di effettuarlo creando meno danni possibili, cercando grate e tombini vari). Abbiamo deciso di fermarci a Luarca, delizioso paesino di pescatori con un bel mercato del pesce coperto e dei ristorantini ottimi (qui abbiamo mangiato una sorta di zuppa con fagioli, salsiccia e chissà cos’altro, mentre i piccoli pasteggiavano a spaghetti, appositamente preparati dal gentile cuoco!). Dopo pranzo siamo saliti a piedi dalla strada principale fino al cimitero, che domina tutto l’oceano con una vista spettacolare; siamo poi scesi dalle scalette interne al paese che, arroccato così, ricorda alcuni borghi delle isole greche. Tornati al camper (avevamo lasciato i mezzi appena fuori dal centro, sotto il cavalcavia della ferrovia, in un grande parcheggio libero non asfaltato) siamo ripartiti in direzione As Catedrais: non ci sono parole per descrivere il paesaggio incredibile che si può ammirare dall’immenso parcheggio al di sopra dei faraglioni e per fortuna che il parcheggio è grande, perché il numero di camper presenti era veramente elevato, così come il numero delle persone su e giù per le scalette che portano al mare. In effetti era un giorno festivo, probabilmente in un altro giorno ci sarebbe stata meno gente, anche se questo posto è comunque un’attrazione turistica. Anche questa volta il tempo non era dei migliori, anche se il cielo, ad un certo punto, ci ha regalato un fantastico arcobaleno! La temperatura non era prettamente estiva, ma i bambini non hanno resistito almeno a fare una passeggiata tra le altissime gole scavate dal mare, mentre la marea saliva velocissima! La fortuna ha voluto che i nostri mezzi potessero arrivare proprio al limitare del parcheggio che sovrasta le falesie di As Catedrais: luogo magnifico, vista insuperabile, natura superba e grandiosa, che fa sentire noi esseri umani come delle formichine che si affannano per nulla. Come già detto, la sosta libera viene tollerata, a patto che i campeggi vicini siano al completo; così non era ad As Catedrais… Per questo alla sera una gentile (e quasi dispiaciuta) poliziotta si è presa la briga di scacciare tutti i camper, confessandoci appunto di essere stata chiamata dal padrone del campeggio vicino. Poco male: ci siamo trasferiti nel paesino poco distante; ma la mattina dopo, di buon’ora, siamo tornati sul “luogo del misfatto” per godere di un’altra giornata in questo luogo magico.

    Verso Finisterre
    Dopo pranzo siamo partiti per una nuova destinazione: Finisterre, il luogo più occidentale dell’Europa continentale, nonché (avremmo scoperto una volta arrivati) tappa finale del cammino di Santiago. Infatti, al faro sulla punta estrema (non raggiungibile in camper se non in orari improbabili, tipo in piena notte!) ci sono dei bracieri dove i pellegrini bruciano i propri vestiti, alla fine del cammino stesso; il tutto con una vista sull’immensità dell’oceano che lascia veramente senza parole. Noi abbiamo parcheggiato i mezzi su un piazzale poco prima di arrivare al faro; qui abbiamo potuto anche rifornirci di acqua ad una fontanella, ma poi abbiamo deciso di scendere al paese per la notte: sulla strada parallela al mare, appena fuori dal centro, arrivando dal faro sulla destra, abbiamo trovato un parcheggio. Anche qui possiamo dire di aver passato una notte tranquilla; al mattino dopo, nonostante la temperatura glaciale del mare, ci siamo tuffati, dato che quello sarebbe stato l’ultimo bagno della vacanza. E per fortuna! Già, perché proprio un attimo prima di andarcene abbiamo assistito ad uno spettacolo indimenticabile: un magnifico branco di delfini, proprio davanti a noi, saltando e giocando tra le onde dell’oceano. È stata un’emozione davvero unica!

    Santiago de Compostela
    Siamo ripartiti alla volta di Santiago de Compostela. Devo confessare che io non ero molto entusiasta all’idea di visitare una città che reputavo un tantino troppo “mistica” per i miei gusti. Ma mi sarei dovuta ricredere! Santiago è un luogo che sprigiona essenzialmente gioia: chi è lì (prete, suora, scout o semplice curioso, come noi) semplicemente sorride. Tra l’altro le strade sono un enorme palcoscenico e ad ogni angolo si possono ascoltare musicisti, vedere attori, sentire cantanti, guardare ballerini. Insomma, un luogo pieno di vita, di gente felice ad ogni età. Avevamo parcheggiato il camper davanti ad una scuola, appena prima della zona vecchia (anche qui senza problemi), ma abbiamo poi deciso di cenare in un localino tipico (la città in realtà ne è piena, e noi abbiamo scelto in base all’ispirazione del momento): anche qui una fagiolata leggera leggera e, a seguire, baccalà. In generale in Spagna non si spende molto per mangiare e cibo e vino sono buoni: ovviamente è sempre il caso di dare un’occhiata ai menù, sempre esposti fuori dal locale. La città, tra l’altro è notevole anche dal punto di vista architettonico: sarebbe difficile dire cosa sia più bello, tra la cattedrale, la piazza, i vicoli del centro…

    Salamanca
    La tappa successiva è Salamanca: una città che sembra fatta di merletti, tanto sono elaborate le decorazioni dei palazzi, in particolare la porta d’ingresso dell’università, ma anche il chiostro, la basilica, la casa delle conchiglie (conchas); insomma, una città davvero piena di storia (pare che sia qui che Isabella decise di finanziare il viaggio di Colombo, durante una visita alla figlia universitaria) e di architettura. Noi abbiamo preso un trenino turistico (fermata davanti alla cattedrale) con relativa audio guida. La città vale davvero una sosta, anche se non ci è stato possibile dormire nel parcheggio che avevamo trovato vicino all’ospedale: di giorno tutto bene, ma di sera è arrivata una pattuglia che non ha voluto sentire ragioni sul fatto che noi fossimo lì semplicemente posteggiati. Il poliziotto di turno ci ha mandati via senza tanti complimenti! E così abbiamo iniziato il viaggio verso Madrid, fermandoci a dormire in un piazzale sulla tangenziale. La strada che porta alla capitale è veramente suggestiva: sembra di essere nel Grand Canyon, con grandi gole scavate nella roccia rossa, in un paesaggio quasi desertico. Ci si rende conto di essere molto in alto solo quando si arriva nei pressi della città, perché la si vede dall’alto, in fondo ad una discesa ripidissima!

    Madrid
    A Madrid al campeggio vicino all’aeroporto: essenziale ma comodo per i mezzi pubblici, dato che la fermata della metro è davvero a pochi passi. Abbiamo scelto di visitare la città utilizzando il bus turistico aperto, ormai presente in ogni capitale: diciamo che non è un mezzo economicamente conveniente, ma è effettivamente utile per chi non è mai stato nel posto da visitare, soprattutto perché è possibile effettuare delle fermate intermedie. Noi ad esempio siamo scesi al Palazzo Reale: anche questa volta la Spagna ci ha piacevolmente stupiti dato che le famiglie con almeno tre figli non pagano nulla nei musei nazionali! Comunque sia, il palazzo merita una visita, ma ancora di più la merita l’annesso museo delle armi, che mostra, tra il resto, le armature di bambini e cavalli. Non abbiamo mancato, ovviamente, di visitare il Museo della Reina Sofia dove si può ammirare il Guernica: grande emozione, almeno proporzionale alla misura della tela! Qualcuno di noi, poi, ha scelto di fare una capatina anche al Museo del Prado; altri hanno visitato il Santiago Bernabeu (bello ma caro!); io sono rimasta con le ragazze nel parco del Retiro, nel centro della città, dove abbiamo affittato una barca a remi ed abbiamo navigato sul laghetto insieme alle papere, proprio come nei film romantici. Unico errore da non fare in Spagna, soprattutto nel centro-sud, è arrivare sprovvisti di cibo e/o acqua nell’ora della siesta: non troverete un negozio aperto nemmeno a pagarlo oro! Sempre a proposito di cibo, mai avere fretta nei locali pubblici: se volete davvero entrare in sintonia con la gente del luogo (anche nella cosmopolita Madrid) rilassatevi, ma non arrivate nel ristorante scelto al limite della vostra sopportazione, o morirete certamente di fame!

    Verso Barcellona
    Dopo tre giorni (che non sono certamente sufficienti per visitare questa metropoli, ma tant’è) siamo partiti alla volta di Barcellona, città che io personalmente conosco abbastanza bene, ma non come camperista: noi ci siamo dovuti accampare in un campeggio sulle colline della città (eravamo praticamente nel bosco), abbastanza lontano, anche se collegato al centro da un bus navetta; qualcuno ci ha però riportato di aver sostato nel parcheggio ai piedi del Montjuic, dove parcheggiano i bus turistici. La nostra sistemazione, comunque, non era delle migliori, soprattutto per la distanza eccessiva dal centro: è vero che nelle grandi città difficilmente ci si può piazzare sotto monumenti principali, ma qui eravamo veramente molto distanti. Dato che, appunto, noi conosciamo abbastanza bene la capitale catalana, questa volta ci siamo spostati essenzialmente a piedi; le prime tappe “obbligate” sono state la Rambla, con i mille mimi ed artisti di strada; il mercato coperto, con le sue bancarelle dai mille colori; l’acquario, con il suo tunnel trasparente attraversato dagli squali; il Barrio gotico, con la sua cattedrale ed i suoi vicoli. La nostra avventura spagnola si è conclusa qui, perché nella notte alla piccola di casa si è alzata la febbre, perciò noi siamo ripartiti la mattina dopo; gli altri però sono rimasti per visitare essenzialmente le strutture di Gaudì (Parc Guell e Sagrada Familia). Barcelona, rispetto all’intero viaggio, si è rivelata una delusione: troppo piena di turisti, e conseguentemente non solo caotica ma anche carissima. Che peccato! E pensare che era una delle città dove, in gioventù, ci sarebbe piaciuto trasferirci…

    Considerazioni finali
    Questo viaggio è stato davvero entusiasmante e i cinquemila chilometri percorsi non ci sono per niente pesati, anzi!!! Credo che uno dei segreti dell’ottima riuscita sia stato quello di alternare relax e natura a cultura e musei. Inoltre, ogni paesino, spiaggia o via del nord spagnolo si è rivelato una sorpresa, essendo completamente differente rispetto all’idea generale che abbiamo tutti di una Spagna mediterranea. Come già detto, solo Barcellona ci ha un po’ delusi, forse perché speravamo ormai di aver “schivato” il turismo di massa; o forse proprio per il ricordo “romantico” che ci era rimasto dal viaggio precedente. A parte ciò, rimane comunque uno dei migliori viaggi che abbiamo mai fatto, ovviamente anche grazie all’ottima compagnia!

    maggio 2011


  • Siamo un bel gruppo affiatato: la nostra passione sono i viaggi, meglio se verso mete remote. Dopo la Russia ci siamo ritrovati per conoscere la Turchia. Una esperienza fantastica

    di Ivano e Alessandra Bernini

    L’idea di questo viaggio è stata lanciata per la prima volta da Eva, mentre eravamo sulla via del ritorno dalla Russia, la scorsa estate. All’inizio non c’era molta convinzione ma pian piano, leggendo i diari degli altri camperisti, abbiamo deciso di partire all’avventura. Dopo l’impegnativo viaggio in Russia della scorsa estate, il nostro gruppo, formatosi per puro caso, ha dimostrato di essere compatto e coeso, confermando pienamente l’affermazione che aveva chiuso il diario dello scorso anno e cioè che la cosa più bella di quell’esperienza era l’amicizia nata fra di noi. Partecipanti all’avventura saremo quindi: Aurelio ed Eva di Carmignano col loro Giottiline, Arnaldo e Gabriella di Milano col loro Elanagh, Gianni e Dona di Roma col loro Hymer ed infine Ivano e Ale (la scrivente) con Davide e la fida Zara (pastore tedesco ) di Genova su Moncayo 773. Quando saremo ad Antalya verremo raggiunti da Francesco e Alessandra, anche loro di Genova, che si uniranno al gruppo per il giro in Cappadocia e Istanbul da dove ripartiranno in aereo; per quest’anno purtroppo non avevano abbastanza tempo per venire col loro Hymer.

    14 agosto: Gorizia
    Il punto din ritrovo è Gorizia, in serata, dove arriveremo in ordine sparso; come lo scorso anno, quella mattina lavorerò, quindi immagino che saremo gli ultimi a giungere all’area di sosta. L’itinerario di massima è il seguente: Gorizia, Belgrado, Sofia, Edirne , giro della Turchia mediterranea, giro della Cappadocia, Hattusa, Istanbul e rientro sempre attraverso i Balcani. Tempo previsto quattro settimane, dal 14 agosto al 12 settembre. Affronteremo il viaggio, quindi, in senso antiorario lasciando Istanbul per ultima. Ci siamo affidati alla guida Vivicamper, che descrive esattamente l’itinerario che ci interessa, anche se in senso inverso; al sito Eurocamping per individuare i campeggi presso i quali pernottare. Sappiamo che ci saranno problemi ad Istanbul a causa della chiusura delle strutture ivi presenti, ma siamo a conoscenza di un’area presso la quale sostare senza servizi e ci auguriamo che presso Belgrado e Sofia i campeggi citati siano attivi. Dal 25 al 27 giugno, l’intero gruppo si è ritrovato a Genova per mettere a punto l’organizzazione del viaggio. Ringraziando la sig.ra Anna della guida Vivicamper che ci ha dato le dritte giuste, abbiamo contattato tramite e mail il Sig. Cingil in Cappadocia il quale ci organizzerà il soggiorno in loco permettendoci di non dover spostare i camper nelle visite ai vari siti. Abbiamo stilato la lista della spesa di cui si farà carico ogni camper, visto che abbiamo la tradizione di cenare facendo una grande tavolata comune, mentre a pranzo si consuma qualcosa di veloce se si viaggia, o in giro quando siamo a visitare i vari luoghi. Il fresco lo acquisteremo in loco e ci toglieremo spesso la soddisfazione di assaggiare le specialità locali, delle quali abbiamo sentito parlare molto bene.

    14 agosto
    Purtroppo il diavolo ci ha messo il suo zampino: Eva e Aurelio, che sono stati gli ispiratori di questo viaggio, non ci saranno. Gravissimi motivi famigliari li hanno obbligati a rinunciare. Sono le 13 e partiamo da Genova ovest in direzione di Gorizia, il tempo non ci aiuta. Da questa mattina diluvia pesantemente e tale situazione ci accompagnerà per tutto il viaggio, rallentando il percorso. Il traffico è a tratti sostenuto, ma non abbiamo fatto code. Arriviamo all’area di sosta di Gorizia, situata fra via Oriani e viale Virgilio, che sono quasi le 20; i nostri compagni di viaggio erano già ad aspettarci, è un vero piacere rivederli!!!  Questa area è molto ben tenuta e gratuita, oltretutto vicinissima al centro.

    15 agosto
    Oggi abbiamo tanta strada che ci aspetta e due frontiere da passare: la meta è Belgrado, presso il Camping Dunav a Zemun (periferia di Belgrado). L’area di sosta di Gorizia è praticamente ad un chilometro dal confine, che si attraversa con una soluzione di continuità nella città; te ne rendi conto solo perché vedi il cartello e al di là di questo le scritte cambiano lingua. Ci immettiamo nella E70, autostrada che ci accompagnerà fino in Bulgaria. In Slovenia si deve acquistare una Vignette, c’è settimanale o mensile. Noi abbiamo preso quest’ultima, ci servirà anche per il viaggio di ritorno. L’autostrada, molto ben curata, si snoda fra paesaggi montani e prati; bei paesi dalle case ben curate fanno capire che le persone devono avere un discreto tenore di vita. Il passaggio dalla Slovenia alla Croazia avviene attraverso la frontiera, in quanto la Croazia non fa parte dell’unione europea; qui, man mano che ci si allontana dalla Slovenia, si nota che la situazione è più deteriorata. Si incontrano nomi tristemente noti come Banja Luka e Sarajevo. Arriviamo alla frontiera Serba che è ora di pranzo, siamo fortunati la coda è minima. Passiamo dopo un rapido controllo dei documenti, non ci fanno alcun controllo dei mezzi e non chiedono neppure il documenti di Zara. Sarà così per tutti noi, solo a Dona chiedono se siamo in gruppo e dove andiamo: quando sentono che siamo diretti in Turchia ci fanno gli auguri!  Arriviamo a Belgrado, anzi a Zemun, verso le 15: trovare il camping Dunav è un’impresa. L’indirizzo che si trova su alcuni siti è totalmente inaffidabile, non andate in Cara Dusana 49 perché non c’è alcun camping. Quando si arriva in Cara Dusana si deve girare a sinistra dove c’è un Garden centre; proseguire per alcuni km, poi si incontra uno sparuto cartello “Autocamp Dunav”, di li si gira a destra su una stradina asfaltata e dopo circa 1 km si arriva. Il camping è molto spartano, ma è l’unico in zona. In tre per una notte abbiamo speso 20 euro con l’elettricità, che ci è servita molto per il climatizzatore: fa molto caldo! Domani ci aspetta Sofia, un’altra frontiera e parte della strada che sappiamo non essere delle migliori.

    16 agosto
    Partiamo presto in direzione di Sofia. Si viaggia bene, la periferia di Belgrado è triste e con grandi palazzoni; strada facendo si alternano campi e boschi senza nulla particolarmente degno di nota. Arriviamo alla frontiera con la Bulgaria che è quasi ora di pranzo, abbiamo una decina di auto davanti a noi; un doganiere vede i camper e ci fa segno di spostarci e avanzare, controllano velocemente i documenti e procediamo verso la barriera Bulgara. Avevamo letto di accurati controlli ed una sorta di bagno disinfettante a cui sottoponevano i mezzi: attualmente non è più in vigore; hanno controllato solo i documenti e il possesso della carta verde e in cinque minuti eravamo fuori tutti e tre. Giunti a Sofia, dove avevamo previsto di sostare, decidiamo di proseguire con una tirata unica verso Edirne. La strada più breve ci porta attraverso la frontiera con la Grecia, che passiamo nei soliti cinque minuti senza code di sorta, e poi con la Turchia, dove impieghiamo qualche minuto in più per la registrazione dei camper sui passaporti dei conducenti. Entriamo ad Edirne che sta facendo buio: il Muezzin sta richiamando a preghiera e noi ammiriamo la prima moschea!!  La città è molto carina, ci sono delle rotonde molto scenografiche; ho sempre invidiato quelle francesi ora invidierò anche quelle turche. Finalmente troviamo il Camping Grande Omur ( gps N 41.62018° E 26.6394° ). La signora che lo gestisce è molto gentile e disponibile anche se parla solo tedesco, spendiamo 17 euro per equipaggio di due persone, noi, in tre con Zara, ne spendiamo 25.

    17 agosto
    Partiamo verso le 9 da Edirne verso Gelibolu, dove ci imbarcheremo per attraversare lo stretto dei Dardanelli. Quando arriviamo al porto i marinai si sbracciano per farci salire velocemente sul traghetto che abbiamo la fortuna di aver beccato al momento giusto. Spendiamo 37 lit (lire turche) a camper, cioè circa 50 euro in totale. L’attraversata dura una ventina di minuti. Arriviamo a Troia (Truva) all’ora di pranzo e troviamo subito il camping che avevamo scelto, il “Troia Pension e Camping” (gps N 39°57’22’’ E26°15’1’’). Il posto è molto carino e i gestori molto disponibili e gentili; il sito archeologico si trova a circa 500 mt dal campeggio. Poiché fa molto caldo, 41 gradi, concordiamo un passaggio con un pulmino che ci costa 7 lit in tutto. L’entrata al sito costa 15 lit. Quello che si vede non è nulla di eclatante ma siamo contenti di essere stati nella città dell’Illiade di Omero. Serata in campeggio con cena al ristorante del camping, veramente ottima. Dopo una notte rumorosa siamo partiti prestissimo alla volta di Pergamo.

    18 agosto
    Siamo arrivati a Pergamo in mattinata e visitiamo le rovine della città che si trovava sulla collina che sovrasta la Bergama moderna. Abbiamo deciso di evitare la visita all’Asklepeion perché esausti dal caldo. Ci facciamo un paio di panini e ripartiamo verso Efeso. Abbiamo notato che da Edirne la strada che percorriamo è tutta in via di raddoppio, con grandi lavori che la renderanno meglio di un’autostrada. L’autostrada la prenderemo comunque per un lungo tratto fino a Selkuc; al casello inaspettatamente paghiamo 3 lire turche (cioè 1,5 euro), incredibile! Ad Efeso cerchiamo subito il camping: abbiamo deciso di prenderci mezza giornata di riposo al mare; agli scavi andremo domattina, sperando di visitarli con una temperatura più umana di quella di ieri a Pergamo. Il camping dove abbiamo fatto tappa è il Dereli, carino e direttamente sul mare. La spiaggia è sabbiosa e il mare molto mosso rende l’acqua non limpida. Facciamo comunque un bagno ristoratore, l’acqua è caldissima. Ceniamo sotto gli eucalipti, ma le zanzare ci tormentano. Notte tranquilla e caldissima, ringraziamo il momento in cui abbiamo deciso di montare il climatizzatore.

    19 agosto
    Il sito di Efeso è grandioso. Ci facciamo portare con carrozza e cavalli all’entrata alta per poter affrontare la visita in discesa; abbiamo speso 30 lit a carrozza. Il postiglione ci porta anche a vedere la grotta dei Sette Dormienti, un sito dove la leggenda racconta che sette cristiani vi furono murati vivi e tali ne uscirono due secoli dopo. Lì fu costruito un luogo di culto e sepoltura. Il biglietto d’ingresso al sito di Efeso costa 20 lit e decidiamo di avvalerci dell’aiuto di una guida, visto che le cose da vedere sono tante e da soli si rischia di essere dispersivi.La guida ci costa 40 euro che paghiamo direttamente a lui. È un signore simpatico e anzianotto che parla un discreto e comprensibilissimo italiano. Con lui riusciamo a seguire un percorso che ci permette di vedere tutte le cose più interessanti. La città si divide in tre parti principali: quella alta, luogo dove erano tutti i complessi amministrativi e di governo con il bellissimo teatro Odeon; poi, attraverso una bellissima via colonnata, arriviamo nella città di mezzo, sede della vita sociale di Efeso, con i negozi e la grande biblioteca di Celso,la terza del mondo antico dopo Alessandria d’Egitto e Pergamo; infine la parte inferiore della città, quella adiacente al porto, con il grande teatro pubblico (l’Odeon era riservato ai notabili e nobili). La visita finisce e torniamo al camper non senza aver acquistato delle splendide pesche e dei fichi dolcissimi che divoriamo per pranzo. Lasciamo perdere la visita alle rovine del tempio di Artemide perché la calura sta diventando insopportabile, si superano abbondantemente i 40°. Ripartiamo in direzione di Bodrum, dove ci fermeremo al camping Zetas, in località Gumbet: il posto è molto carino e ha una bella ma molto affollata spiaggia. Il camping è discreto; l’uso degli ombrelloni in vimini e dei lettini tutti rigorosamente col loro materassino è gratuito. Gianni ha un problema al camper e deve cercare un meccanico quindi ci fermeremo per tutta la giornata di domani. Dopo cena facciamo un giro per la cittadina di Gumbet, dove si trova il camping, e curiosiamo i suoi negozi con i commessi che si fiondano fuori per invitarci ad entrare. Anche strada facendo, quando vedevano arrivare la nostra colonna di camper dai banchi, le persone si sbracciavano per farci fermare ad acquistare i loro prodotti. In due occasioni lo abbiamo fatto comprando meloni, angurie e fichi, tutti ottimi e a buonissimo prezzo.

    20 agosto
    Gianni e Dona sono andati dal meccanico col camper. Una volta tornati siamo andati al mare e fatto di nuovo una bella nuotata. In serata andiamo a visitare Bodrum e il suo castello. Abbiamo preso uno di quei pulmini detti Dolmus pagando 2,50 euro a persona. Dentro fa un caldo infernale, il termometro segna 43°, non vediamo l’ora di poter scendere. Abbiamo necessità di cambiare gli euro così ci infiliamo in una banca: l’attesa è lunghissima ma per fortuna c’è l’aria condizionata e questo ci permette di sbollire un po’ il calore. La cittadina è molto carina e animata, piena di negozi; si nota che è il classico posto di mare alla moda. Percorriamo la banchina per recarci al Castello che vogliamo visitare e che è sede del museo di archeologia subacquea. L’entrata costa le solite 10 lit per persona (direi che è una tariffa unificata salvo qualche eccezione), vale comunque la pena di spenderle. Tutto è molto curato e bello da vedere. Dal castello inoltre si ha una splendida vista di tutta la baia. Tornando al campeggio ci fermiamo al mercato della frutta, compriamo frutta e i peperoni, che stasera faremo con i fusilli. Al camping invitiamo il gestore a cena, il quale accetta volentieri e mangiando ci racconta molte cose sulle abitudini e la vita del posto; ci presenta anche un campeggiatore di Istanbul che ci dà qualche dritta sulle cose da visitare e che chiama il nipote per chiedergli la sua disponibilità a darci una mano. Ci stupisce molto la cordialità e la gentilezza dei turchi, che si sono sempre prodigati al massimo quando abbiamo avuto dei problemi o delle semplici richieste.

    21 agosto
    Partiamo presto per Pammukale. Quando siamo ad una ventina di chilometri dalla meta il satellitare ci spedisce su una strada sterrata. Scopriremo in seguito di non essere stati i soli a farla! Raggiungiamo il camping Sehyr. Anche qui fa molto caldo; le guide, comunque, consigliano di farsi portare all’entrata in alto e visitare il sito scendendo, al camping troviamo un taxi che ci porta per 10 lit. Il biglietto d’ingresso costa le solite 10 lit per le vasche e altre 10 per il sito archeologico di Hierapolis. Quest’ultimo si rivela estremamente deludente, solo una minima parte di esso è scavata, mentre il museo dei sarcofagi si può visitare solo dietro il pagamento di un ulteriore biglietto e riteniamo non valga la pena. Ci permettono di vedere le antiche vasche, sono bellissime, ma per potervi accedere a fare il bagno si devono pagare altre 25 lit a testa (per due ore). Quindi decidiamo di scendere il famoso castello di cotone, la scelta è decisamente azzeccata!! Si può percorrere solo a piedi nudi per non rovinare le concrezioni di calcare: fare il bagno in queste vasche è una cosa piacevolissima. Ci crogioliamo per ore in questa acqua-spa naturale fino al tramonto, quando il bianco abbacinante del calcare diventa arancione e l’acqua che scende assume le sembianze di una colata d’oro. È uno spettacolo imperdibile. Al camping incontriamo un gruppo di 16 camper italiani che viaggiano organizzati da un tour operator, a Istanbul hanno pernottato al London Camping: allora esiste!

    22 agosto
    La nostra destinazione di oggi è Kas, al camping Olympos. Vi giungiamo nel primo pomeriggio dopo aver attraversato un grande altipiano a 1450 mt di quota. Acquistiamo, presso i soliti banchetti che si trovano lungo la strada, cetrioli, pomodori e meloni. Ci fermiamo ad una delle tante fontane a far scorta di acqua freschissima e lì vicino troviamo un venditore di polli arrosto. Dona è un po’ scettica sul grado di cottura degli stessi, ma dovrà ricredersi. Arriviamo al camping Olympos di Kas nel primo pomeriggio: è un piccolo camping con una piccola ma ben tenuta spiaggia. Abbiamo difficoltà nell’entrare a causa del Roller Team di un italiano (guarda caso!) che si è messo in mezzo ai piedi pur di alzare la parabola. Il mare è pulito e le persone gentili, ci domandano se vogliamo cenare con pesce e noi prenotiamo la cena. La sera ci fanno trovare la tavola apparecchiata proprio sul mare, ci portano un delizioso pesce alla griglia con contorno di verdure e patate, melone scavato col gelato all’interno e birra locale (Efes), il tutto a circa 15 euro a testa: cena deliziosa, cornice impagabile!

    23 agosto
    Gianni purtroppo ha una rogna col frigo, non funzionando bene il gas non parte se non allacciato alla 220 o in marcia. Per questo decidiamo di non fermarci a vedere il paese di Kas ma di proseguire direttamente per Demre, con questo caldo non ci si può permettere di avere il frigo fuori uso. Fatichiamo un po’ a trovare il campeggio “Demre e Lecco”(gps N36°13,479’ E29° 59,408’), contraddistinto da un cartello con l’immagine di Babbo Natale. Ci sbagliamo e arriviamo ad un camping (si fa per dire) su una spiaggia sabbiosa; ci sono gli allacci ma è molto isolato e non è quello che cercavamo. Dopo aver girato un po’, finalmente riusciamo ad imboccare la traversa giusta. Il posto è veramente carino e curato, contraddistinto da un bel prato verde e su una grande spiaggia di ciottoli. Mentre Gianni, Arna e Ivano smanettano col gas, noi andiamo a farci un bel bagno. La spiaggia è immensa e ci saranno non più di una decina di persone! Il mare è pulito e l’uso delle attrezzature da spiaggia assolutamente libero (in Italia dovrebbero imparare); solo dopo ore, nel pomeriggio, ci vengono a chiedere se desideriamo bere qualcosa di fresco. Ovviamente accettiamo e ne approfittiamo per chiedere se è possibile avere un mezzo per visitare Myra e una barca per andare a Kekova. Ci assicurano entrambe le cose e noi trascorriamo la giornata in pieno relax.

    24 agosto
    Oggi è il compleanno di Gabri. Alla mattina due taxi, contattati dal gestore, ci sono venuti a prendere al camping per andare a visitare il sito di Myra e la chiesa di San Nicola. Saranno praticamente a nostra disposizione per l’intera mattinata, abbiamo concordato un prezzo di 50 lit (25 euro) a taxi. Ci rechiamo quindi al sito delle tombe rupestri della civiltà Lycia: sono uno spettacolo veramente particolare. Peccato che nessuna sia agibile e ci si debba accontentare di ammirarle da sotto. Anche il teatro è grandioso, tutto il sito ha però l’aria un po’ trasandata e non lo meriterebbe. La chiesa di San Nicola è molto interessante, anche se avvicinarsi al sarcofago è quasi impossibile a causa della fila immensa di turisti russi, osannanti in preghiera, che pedissequamente lo vogliono toccare e, ovviamente, ognuno dire la propria orazione.

    25 agosto
    Questa mattina ci sono venuti a prendere per portarci ad Andriake, dove ci aspetta la barca per fare il giro che avevamo prenotato. La “ barca” è un grande cabinato a motore e il capitano è coadiuvato da suo figlio. Come prima tappa visitiamo una grande grotta nella quale penetriamo a malapena con un mare cristallino e dai colori da sogno; poi ci porta in una bella insenatura dove si fa un bagno meraviglioso; quando si riparte ci porta a visitare le rovine di Simena, una città che si trovava sull’isola di Kekova – questa una volta era unita alla terraferma, ma un grande terremoto l’ha fatta sprofondare in mare. Dal fondo trasparente della barca si possono ancora vedere le vestigia della stessa, anfore e molti altri oggetti. Siamo poi andati al paese di Kekova a visitare il suo castello; vi si arriva solo via mare o attraverso una mulattiera. Il posto è veramente bello e ci sono molti negozietti artigiani dove abbiamo comprato oggetti molto carini a buon prezzo. Dopo aver visto, sempre dal fondo della barca, il relitto di una nave, siamo entrati in una baia molto riparata dove, mentre noi facevamo una nuotata rinfrescante, il capitano e suo figlio allestivano un pranzetto coi fiocchi a base di pesce alla griglia, insalata di pomodori e cetrioli e patatine fritte. Come finale melone e anguria. Dopo il fatidico caffè turco siamo ripartiti per entrare in un’insenatura profonda come un fiordo dove l’acqua, a differenza di tutti i posti in cui abbiamo fatto il bagno, era freddissima. Questo perché fuoriescono numerose sorgenti dalle rocce ai lati. Per questa splendida giornata abbiamo speso 450 lit tutto compreso (pranzo e servizio taxi andata e ritorno al camping). Il capitano, sig. Cimen, al ritorno ha assolutamente voluto offrirci il caffè nella sua casa presentandoci la famiglia e offrendoci gli squisiti fichi dei suoi alberi. Abbiamo concluso la serata al camping, dove il proprietario si è prodigato per farci avere l’indirizzo del camping di Antalya (visto che non siamo riusciti a trovare le coordinate gps) dove dovremo aspettare l’arrivo di Ale e Fra. Al camping “Demre e Lecco” ci siamo trovati molto bene, unico neo le docce solo fredde ma col caldo torrido che abbiamo trovato va bene anche così, abbiamo speso 75 lit a camper per tre notti. Abbiamo trovato persone gentili e disponibili. Per andarci, il satellitare (almeno il nostro Becker Z 99) porta alla strada principale, poi si deve girare in corrispondenza dell’indicazione del ristorante “Limoneda”; una volta trovato questo basta proseguire per un 200 mt e si nota subito il cartello con Babbo Natale vestito da bagnino. È un posto che consigliamo assolutamente, sicuramente meglio di quello di Kas, sia per le dimensioni della spiaggia sia per la struttura stessa.

    26 agosto
    Partiamo con tutto comodo a ci dirigiamo verso Kemer alla ricerca di Cirali, dove secondo la guida Rutard si dovrebbe trovare il camping Green Point. Troviamo il posto, ma del camping neppure l’ombra. Tutti quelli che incontriamo non sono adatti all’altezza dei nostri mezzi (noi siamo 3,10 mt), ci sono alberi troppo bassi. Troviamo un posto dove far manovra per girare indietro e cercare altrove. Dei campeggi segnalati sulle guide o sulla cartina che ci ha fornito prima della partenza l’ambasciata Turca (che quindi avrebbe dovuto essere aggiornata), neppure l’ombra. Ci fermiamo a pranzare con un panino cercando, senza trovarlo, un posto con un po’ di ombra: ci sono 44 gradi e si soffoca. Finalmente, vediamo i cartelli del Mandalina Camping. Ci sistemano all’esterno sempre a causa dell’altezza, ma ci danno l’allaccio alla 220, sui servizi (bagni e docce ) meglio soprassedere, il costo è di 35 lit a camper (esagerato rispetto a ciò che viene offerto e in paragone a Demre). Non ci chiedono neppure i documenti e non ci fanno ricevute, ma per stasera va bene così. Siamo sulla spiaggia e possiamo rilassarci con un bel bagno rinfrescante, e se la doccia dopo è arrugginita e l’acqua gelata, non ci facciamo caso.

    27 agosto
    Oggi andiamo ad Antalya ed è il compleanno di Gianni. Il caldo soffocante di ieri ci porta a scegliere di visitare le cascate Superiori di Duden, il sito è veramente bellissimo. Una grotta molto suggestiva passa dietro la cascata e consente di vedere uno spettacolo incredibile. Tutto è molto verde e da un senso di refrigerio che apprezziamo molto, visto le temperature torride di questi giorni. Sempre in cerca di refrigerio decidiamo di andare a visitare la stazione sciistica di Saklikent a 1750 mt. Segnalata anche sui cartelli stradali, sono circa una quarantina di chilometri da Antalya, la strada non è certo delle migliori. Al nostro passaggio come spesso avviene suscitiamo curiosità. Arrivati in cima non fa il fresco che ci si aspetterebbe a tale quota, ma almeno non è umido e stando all’ombra godiamo di una discreta frescura. Pranziamo e, dopo esserci un po’ rigenerati, scendiamo alla ricerca del Denizer camping (che pare essere l’unica struttura in grado di ospitarci). Lo troviamo all’inizio di Antalya (cioè entrando in Antalya provenendo da Kemer, si gira a destra subito prima del distributore BP). Il camping sarebbe anche bello se fosse tenuto bene; ha due piscine, ma tutto ha l’aria molto fatiscente e l’incuria si nota particolarmente nei bagni, strutture decadenti e arrugginite. Nei campeggi non abbiamo mai trovato il pozzetto per le acque grigie che abbiamo sempre dovuto scaricare a terra.

    28 agosto
    Oggi dedichiamo la giornata a visitare la città vecchia. Con l’autobus ci portiamo in centro e da qui a piedi scendiamo verso il porto. Tutto è veramente carino, le viuzze, i negozi, le persone! In un negozio chiediamo consiglio su dove mangiare. Il gestore, gentilissimo, chiude il negozio per accompagnarci al ristorante “La terrasse”. Inizialmente siamo interdetti, il posto sembra proprio uno di quelli dove spennano i turisti ma lui sostiene di non badare alle apparenze e ha ragione.La terrazza sulla quale pranziamo ha un colpo d’occhio splendido sulla baia, dove si vede anche la Cascata Inferiore di Duden (quella che si getta direttamente in mare) e miriadi di barconi che portano i turisti ad ammirarle. Pranziamo a base di calamari fritti che ci servono con una salsina paradisiaca – non mancano focaccine, insalate varie e frutta. Il conto è di circa 90 euro e siamo in sette! In serata siamo veramente stanchi e con l’autobus torniamo al camping, questa sera aspettiamo l’arrivo dei nostri amici Ale e Fra che si fanno portare in camping con il taxi.

    29 agosto
    Oggi cominciamo l’avvicinamento in Cappadocia, la tappa che faremo ci porterà a Beysehir. La strada sale oltre i 1200 metri ma fa  caldo e attraversiamo chilometri e chilometri di territori coltivati a grano, ormai tagliato, che hanno l’aria di una steppa dorata con rari e sparuti alberi. Andiamo a visitare quella meraviglia della Moschea di Cedro, e visto che è presto anche il sito delle vasche degli ittiti, una fonte naturale con le vestigia di vasche e piscine molto interessanti. Torniamo a Beysehir a cercare il punto di sosta di cui avevamo letto sulla guida Vivicamper. Tale posto purtroppo non esiste più, c’è ancora l’insegna ma ci stanno costruendo un palazzo! Proseguendo sulla stessa strada per un paio di km si trova, sulla destra, l’ADA camping. È un ristorante (chiuso per Ramadan) che ha un prato che permette la sosta e fornisce l’attacco alla 220. Al momento attuale non altro, anche se sta costruendo i servizi (bagni e docce) quindi nel prossimo futuro sicuramente migliorerà.

    30 agosto
    Ci avviamo verso la Cappadocia facendo sosta al Caravanserraglio di Sultahani. L’edificio è maestoso: una grande corte circondata da mura sulle quali si aprono magazzini e quelli che erano luoghi d’incontro comune e una grande stalla nella quale potevano essere ricoverati fino a 300 dromedari. Al centro una piccola moschea. Peccato che i vani dell’edificio, spesso ricchi di ornamenti pregevoli, non siano adeguatamente illuminati e che la guida, pur dotata di grandissima buona volontà, parli solo uno stentatissimo inglese. Arriviamo al Kaya Camping nel pomeriggio. Entrare a Goreme è come entrare in un sogno: sono appena arrivata e già mi rendo conto che questo è uno dei posti più incantevoli della terra, una meraviglia. Dal camping si gode di una splendida vista sulla valle sottostante, la struttura finalmente è adeguata: docce e bagni puliti e curati, una lavanderia che utilizziamo immediatamente e una bellissima piscina nella quale ci tuffiamo per un bagno refrigerante e rilassante. Verso le 18 arriva arriva il Sig. Mehemet Cingil, al quale avevamo telefonato preannunciando il nostro arrivo. È una persona molto gentile e disponibile, che subito ci spiega bene il programma che ci ha preparato; saranno tre giorni molto intensi, col vantaggio che potremo lasciare fermi i nostri mezzi a riposare.

    31 agosto
    Ci siamo svegliati presto, udendo strani rumori simili a soffi: mentre stava sorgendo il sole, abbiamo assistito all’incredibile spettacolo offerto da una quarantina di mongolfiere multicolori che veleggiavano sulla valle…  La colazione più straordinaria della mia vita! Con Mehemet che ci farà da guida oggi visiteremo varie cose iniziando dal Museo all’aperto di Goreme. È uno spettacolo di incredibile bellezza. Il museo all’aperto consiste in un grande complesso monastico scavato nella roccia dei pinnacoli, conosciuto come camini delle fate. È costituito da varie chiese scavate direttamente nella roccia e dipinte con affreschi di notevole bellezza; accanto c’erano alloggi, cucine e refettori. La più grande di queste chiese è quella conosciuta come chiesa della Fibbia. Tutta la valle è il risultato di un rimaneggiamento del vento e della pioggia su strati di roccia (di origine vulcanica) con densità e durezze diverse; risultato di una spettacolarità unica! Facciamo una passeggiata nella Valle dell’Amore e poi ci rechiamo a visitare una scuola statale, dove viene insegnata l’arte di annodare i tappeti e fabbricata la seta (si vede l’intero ciclo dal bozzolo alla colorazione). Dopo pranzo andiamo a visitare un laboratorio di ceramiche dove si può vedere l’intero ciclo produttivo. Torniamo al camping dopo essere passati a prenotare il giro in mongolfiera che faranno domattina Gianni, Gabri, Arna, Davide Ale e Fra. Iva, Dona ed io resteremo ad ammirare lo spettacolo da terra. Il prezzo del volo tra le altre cose non è proprio economico, va dai 110 ai 150 euro per persona.

    1 settembre
    Gli organizzatori del volo in mongolfiera verranno a prendere i nostri amici alle 5.15, per rientrare verso le 8.00 dopo aver visto sorgere il sole sulla valle. Verso le 10 verrà a prenderci il pulmino guidato dal simpatico collaboratore di Mehemet, il cui nome turco significa “Nero”. La mete principali di oggi sono la città sotterranea di Kaimakly e la valle di Hilara, molto nota per le sue bellezze naturali e per essere stata sede del set di uno dei film della prima serie di Guerre Stellari. La città sotterranea è una cosa particolare e molto suggestiva; degli otto piani di cui è composta solo i primi tre sono visitabili ma danno comunque il senso di cosa doveva essere. Grandi ruote di pietra fungevano da porta. All’interno ci sono circa 5000 camere, cucine, magazzini e grandi camini che assicurano la circolazione dell’aria e una temperatura quasi costante. Un’opera di ingegneria immensa se si pensa che è stata tutta scavata a mano. Nel pomeriggio abbiamo visitato la Valle di Hilara, un grande canyon che il fiume ha scavato nella roccia vulcanica; c’è il contrasto fra queste pareti verticali di un particolare colore rossastro e il verde intenso della vegetazione che cresce sul fondo della valle, lungo il corso d’acqua. Anche qui si possono ammirare varie chiese rupestri, alcune sarebbero mirabilmente affrescate, ma il loro stato di conservazione non è dei migliori. La passeggiata dura un paio d’ore. Troviamo refrigerio in un punto di ristoro carinissimo, con i tavolini e le panche in mezzo al fiume, e ci facciamo un paio di “Efes” e qualche caffè turco sguazzando con i piedi nell’acqua fresca insieme alle anatre. Sulla via del ritorno vediamo la Pigeon Valley con le sue piccionaie che, come ci aveva spiegato Mehemet ieri, servono a raccogliere il guano che viene usato per concimare le vigne. Godiamo dello splendido panorama e infine visitiamo il “castello”, una grande formazione completamente scavata e utilizzata come abitazione.

    2 settembre
    Anche oggi il programma è ricco. In mattinata andremo alla valle di Songali, famosa per la fabbricazione artigianale delle bambole. La valle è alquanto lontana dal posto dove campeggiamo, ma abbiamo sempre il pulmino col fido “Nero” che parla un po’ d’inglese e che comunque ha una comunicativa simpaticissima e comprensibilissima. Il posto è veramente incantevole. Appena giungiamo notiamo una famiglia intenta a cucire e ornare queste bambole: sono persone di una gentilezza estrema, ci fanno accomodare nella loro casa. Fanno dei lavori talmente fini che tutti acquistiamo più di un oggetto, bamboline, guanti e pantofoline. Continuiamo la visita alla valle lungo un percorso che ci porta a vedere alcune chiese rupestri e il vecchio villaggio. Nel pomeriggio torniamo verso Goreme facendo un giro diverso e vedendo la formazione di camini delle fate chiamata “la famiglia”. Torniamo al camping. Stasera concludiamo la permanenza in Cappadocia andando a vedere la cerimonia dei Dervisci Rotanti che si svolge all’interno di un suggestivo caravanserraglio. Il Sig. Mehemet Cingil (tel. +90 5323530849) ci ha organizzato le escursioni nella maniera migliore e credo di fargli cosa gradita divulgando il suo numero di telefono; parla ottimamente italiano e ha una cultura notevole, ci ha permesso di passare giornate fantastiche senza muovere i nostri mezzi e il Kaya camping è stato il migliore in assoluto di quelli utilizzati fino ad ora.

    3 settembre
    Direzione Istambul: percorriamo la statale che fiancheggia il grande lago salato di Tuz, il quale compare come un miraggio dai colori indescrivibili. L’impatto col traffico di Istanbul è stato sconvolgente. Avevamo impostato le coordinate del parcheggio di Kennedy Caddesi (dopo il mercato del pesce): siamo arrivati al parcheggio isterici!Tale parcheggio sarebbe molto comodo in quanto è praticamente in centro, a due passi dai principali monumenti, ma non è certo adatto a chi vuole un minimo di tranquillità o di servizi. C’è gente che va e viene per buona parte della notte, si sente il traffico del Kennedy Caddesi e non ha alcun tipo di servizio. Costa 25 lit a camper a prescindere dagli occupanti. Domattina chiederemo all’ufficio turistico notizie del London Camping o vedremo di spostarci fuori Istanbul.

    4 settembre
    Abbiamo visitato per prima Haya Sofia, la grande chiesa prima cristiana, poi trasformata in moschea ed ora museo. Dopo siamo andati a visitare la cisterna basilica: che posto splendido! Il colonnato sovrastato da capitelli dorici si specchia nell’acqua e giochi di luce rendono l’ambiente molto particolare e ricco di fascino. Bellissime le teste di medusa che fungono da base a due colonne nella parte più interna della struttura. Pranziamo con i caratteristici pani venduti alle bancarelle davanti Haya Sofia e poi ci rechiamo alla Moschea Blu. Usciamo da Istanbul con molta meno fatica di quando ci siamo entrati e ci portiamo a Kilios. Il Mistik camping è un piccolo camping tranquillo e discreto, almeno abbiamo un minimo di servizi e l’attacco alla 220 volt.

    5 settembre
    Torniamo in città tutti su un camper, parcheggiando in Kennedy Caddesi. Per la prima volta piove. Parcheggiamo vicino al mercato del pesce; il pescato esposto è straordinario e visto che è quasi ora di pranzo assaggiamo degli ottimi panini col pesce, specialità locale. Visitare il Dolmabache, il palazzo sede del sultanato e usato come residenza anche da Ataturk. Ha funzionato come sede del governo fino a che la capitale è stata spostata ad Ankara. All’uscita non piove più, così facciamo un giro sul ponte di Galata e nel mercato delle spezie vicino: vivo, reale e simpatico, peccato che fosse quasi ora di chiusura. A fine giornata abbiamo accompagnato Ale e Fra all’aeroporto. Dall’autostrada, in vicinanza di questo, vediamo l’insegna luminosa del London Camping del quale non eravamo riusciti ad avere notizia all’ufficio del turismo della città.

    6 settembre
    Torniamo ad Istanbul. Oggi dedicheremo la giornata al Topkapi. Fatti i biglietti per l’ingresso al palazzo, contattiamo una guida parlante italiano come avevamo fatto ad Efeso. Questo ci ha permesso di evitare di essere dispersivi. Siamo andati a vedere il Tesoro – sulle guide c’è scritto che anche per questo si paga un biglietto supplementare ma attualmente non è così – l’ingresso è libero. Dopo aver ammirato le magnificenze esposte, siamo usciti stanchi e affamati. Il punto di ristoro all’interno del Topkapi è carissimo, anzi esageratamente caro, quindi abbiamo preso i soliti panini alle bancarelle all’esterno. Abbiamo camminato fino a raggiungere il gran Bazar, molto bello ma, secondo me, molto turistico e poco reale, e mi ha dato l’impressione che sia poco frequentato dai locali, a differenza di quello in cui eravamo stati ieri.

    7 settembre
    Lasciamo Istanbul e torniamo a Edirne sostando al Camping “ Grande Omur“, uno dei migliori fra quelli incontrati in questo tour. Prendiamo l’autobus che porta in centro e andiamo a visitare la moschea. Ha un bellissimo minareto a tortiglione molto particolare e mai visto. Nella sua semplicità questa moschea ci è piaciuta quasi più che la tanto decantata Moschea Blu. Facciamo un giro nel centro pedonale. Questa cittadina a dire il vero ci piace molto, ci sono fontane ovunque con ambientazioni raffinate e scenografiche.

    8 settembre
    Usciamo dalla Turchia e entriamo in Bulgaria: inizia il viaggio di ritorno. Ci fermeremo a vedere il monastero di Bakovo. Facciamo a ritroso la stessa strada dell’andata. Nei pressi di Plovdiv deviamo per il monastero, dove sappiamo dalla guida Vivicamper esserci un parcheggio custodito dove si può pernottare. La vallata di Bakovo è molto bella e la visita al monastero interessante. Nei giorni seguenti facciamo lunghi e veloci trasferimenti fermandoci nuovamente al Camping Dunav di Zemun, alla periferia di Belgrado, e più a nord, con una deviazione in Slovenia, alle grotte di Postumia. Il camping al quale ci appoggiamo, nei pressi di Postumia, è assolutamente all’altezza della situazione, ha una bella collocazione e servizi ineccepibili. Ultima tavolata tutti insieme prima del rientro.

    Conclusioni
    In questo viaggio ho imparato ad apprezzare la gentilezza e la disponibilità dei turchi. Abbiamo imparato ad apprezzare la loro cucina che nulla ha da invidiare alla nostra, ottimo il pesce, le pide e le gozleme, il pollo e l’agnello. Vi consiglio di non riempirvi di provviste; frutta e verdura si comprano anche nelle bancarelle lungo le strade ed è buonissima con prezzi molto convenienti; i supermercati sono fornitissimi, si trova persino la pasta, l’unica cosa che non si trova è l’acqua minerale frizzante. La carne si compra nei supermercati, non aspettatevi le fettine o i tagli come da noi. Il costo della vita è decisamente più abbordabile, fatta eccezione per il costo del gasolio o dei carburanti in genere che è più alto che in Italia: da questo punto di vista è un viaggio che costa moltissimo. Fra l’altro è veramente in contrasto con i prezzi delle merci in generale. L’impressione generale che mi ha dato la Turchia è quella di un paese moderno, laico e con grandi potenzialità. L’unico neo di questo viaggio è stato il grande caldo, talvolta insopportabile, specie sulla costa dell’Egeo e del Mediterraneo (con temperature anche molto oltre i 40°). In Cappadocia, pur essendo caldo, l’altitudine lo rende più asciutto e sopportabile. Chi soffre il caldo farebbe meglio a programmare il proprio viaggio in quste terre in un periodo diverso da quello in cui ci siamo stati noi.

    maggio 2011